domenica 24 maggio 2026

At 2,1-11 - 1Cor 12,3-7.12-13 - Gv 20,19-23 - DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

Domenica 24 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 2,1-11
 
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

1. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo ed è la Persona divina che diffonde nel mondo LA POSSIBILITÀ DI IMITARE CRISTO, DANDO CRISTO AL MONDO E FACENDOLO VIVERE IN NOI.

2. I discepoli erano tutti insieme nello stesso luogo, giunto il giorno di Pentecoste, avvennero dei fenomeni teofanici (vento, fuoco, come al Sinai) cioè manifestatori di Dio. TUTTI FURONO COLMATI DI SPIRITO SANTO. Adesso LO SPIRITO COMPIE LA LEGGE che era stata data, li rende CAPACI DI VIVERLA NELLA REALTÀ.

3. GLI APOSTOLI DIVENTANO CORAGGIOSI, CAPACI DI TESTIMONIARE quello che è successo a Gesù. Sono capiti in tutte le lingue, è l'inizio di una apertura universale. Gli ascoltatori sentono e capiscono quello che Pietro intende dire ED È LO SPIRITO, L'AMORE DI DIO CHE RENDE POSSIBILE LA COMUNICAZIONE, è iniziata l'evangelizzazione…

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 12,3-7.12-13
 
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

1. L’Apostolo Paolo dice che solo sotto l'azione dello Spirito Santo noi possiamo fare la professione di fede e dire: “Gesù è il Signore”. ARRIVIAMO A CREDERE PERCHÉ LO SPIRITO CI HA APERTO IL CUORE, ci ha dato la capacità di riconoscere in Gesù il Signore. Invochiamolo ogni giorno.

2. Con un’abile formula trinitaria l'apostolo presenta DIVERSITÀ E UNITÀ: diversi Carismi, uno solo è lo Spirito - diversi ministeri, uno solo è il Signore Gesù - diverse attività, uno solo è Dio il Padre. TRE PERSONE DIVINE SONO UN'UNICA REALTÀ, ORIGINE DI TUTTA LA MOLTEPLICITÀ DEI CARISMI DEI MINISTERI E DELLE ATTIVITÀ: è Dio che opera tutto in tutti E A CIASCUNO È DATA UNA MANIFESTAZIONE PARTICOLARE dello Spirito per l'utilità.

3. Lo Spirito da a ciascuno dei doni per l'utilità. QUELLO CHE LO SPIRITO DONA CI SERVE PER VIVERE E PER VIVERE BENE. Come in un corpo ogni elemento collabora con gli altri, tutti siamo stati battezzati in un unico spirito, tutti ci siamo dissetati da un solo spirito, e LO SPIRITO COMPIE LA PASQUA DI CRISTO e nella nostra vita L'EFFICACIA DELLA PASQUA È REALIZZATA DAL DONO DELLO SPIRITO SANTO.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

1. “PACE A VOI” GESÙ RISORTO È LA NOSTRA PACE: PACE con Dio, PACE con gli uomini, PACE con il creato, PACE con se stessi. Infatti Gesù risorto ha vinto ciò che è causa della disarmonia di tutto: il male, il peccato. ACCOGLIAMO GESÙ NELLA NOSTRA VITA...
2. “SOFFIÒ E DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO”. Gesù ripete lo stesso gesto del Creatore quando creò la persona. E’ LO SPIRITO SANTO IL LIEVITO NECESSARIO PERCHÉ L’UOMO SIA UNA NUOVA CREATURA e nello stesso tempo costruttore di vita. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO!!
3. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” A tutti noi dà il potere di perdonare. RIUSCIREMO TUTTI A DONARE IL PERDONO A COLORO CHE CI HANNO OFFESO, grazie alla Luce dello Spirito Santo, Spirito di Dio, che è Amore. CHI POSSO PERDONARE OGGI?
BUONA DOMENICA DI PENTECOSTE...

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SPIRITO SANTO

"Lo Spirito Santo è il principio divino animatore della Chiesa. È vivificante. È unificante. È illuminante. È operante. È consolante. È santificante, in una parola: conferisce alla Chiesa questa prerogativa, d'essere santa". Per questo è vitale, per una autentica vita cristiana, invocare lo Spirito Santo. Invochiamolo spesso, perché scenda in noi ad istruirci sulle verità divine; infonda in noi le sue virtù; ci doni la gioia della sua vivificante presenza...

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LECTIO DIVINA - DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)

OMELIA -  DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)


Gv 14,15-20 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DI PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA DI PENTECOSTE
Domenica 24 maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-20

 + Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

1. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. L'AMORE per una persona, e anche per il Signore, si dimostra NON CON LE PAROLE, MA CON I FATTI. Ne consegue il DESIDERIO DI LEGARE LA NOSTRA VITA A GESÙ e, attraverso di Lui, al Padre. VOGLIAMO ESSERE SUOI AMICI NON A PAROLE, MA "NEI FATTI E NELLA VERITÀ"!
2. Per realizzare questo desiderio Gesù promette l'effusione dello Spirito Santo ai suoi discepoli. PROPRIO GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO, TUTTI POSSIAMO VIVERE LA STESSA VITA DI GESÙ. Lo Spirito CI INSEGNA OGNI COSA, ANZI L'UNICA COSA INDISPENSABILE: amare come ama Dio. PREGHIAMOLO OGNI GIORNO: VIENI SANTO SPIRITO...
3. "Non vi lascerò orfani". LA PRESENZA DI CRISTO IN ME È GIÀ DATA, È DENTRO, È INDISSOLUBILE, fontana che non verrà mai meno. "Io vivo e voi vivrete" la missione di Gesù è dare vita ed è anche la nostra missione: ESSERE TUTTI NELLA VITA DATORI DI VITA. PORTIAMO VITA...
BUONA DOMENICA...

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24.05 BEATA VERGINE MARIA AUSILIATRICE

MARIA AUSILIATRICE 

La devozione a Maria Ausiliatrice ha origini antichissime e accompagna la storia della Chiesa fin dai primi secoli del cristianesimo. Già i cristiani di lingua greca invocavano la Vergine Maria con il titolo di Boetheia, cioè “aiuto”, riconoscendola come madre premurosa e sostegno dei credenti nelle prove della vita. San Giovanni Crisostomo e molti santi dell’antichità la chiamavano così, affidandosi alla sua protezione e alla sua intercessione. Dopo la storica battaglia di Battaglia di Lepanto, Papa Pio V inserì nelle Litanie Lauretane l’invocazione “Auxilium Christianorum”, cioè “Aiuto dei cristiani”. Successivamente Papa Pio VII istituì la festa liturgica di Maria Ausiliatrice il 24 maggio, come segno di gratitudine per il suo ritorno a Roma dopo la prigionia napoleonica. Tuttavia fu soprattutto San Giovanni Bosco a diffondere nel mondo questa devozione. A Valdocco, quartiere di Torino segnato dalla povertà e dall’abbandono dei giovani, Don Bosco sentì la presenza concreta della Madonna che gli chiese di costruire una chiesa a lei dedicata nel luogo del martirio dei santi Avventore e Ottavio. Da quella richiesta nacque il grande Santuario di Maria Ausiliatrice, consacrato nel 1868, divenuto centro spirituale per migliaia di giovani e famiglie. Don Bosco vedeva in Maria una madre vicina, concreta, capace di guidare e sostenere soprattutto i più fragili. Anche il Concilio Vaticano II, nella costituzione Lumen Gentium, ricorda che Maria continua la sua maternità spirituale verso tutti i credenti ed è invocata come Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice. Maria Ausiliatrice non è quindi una devozione sentimentale, ma la certezza che Dio non lascia soli i suoi figli. Nelle difficoltà personali, nelle crisi familiari, nelle paure e nelle fatiche quotidiane, Maria continua a indicare Cristo e ad accompagnare il cammino della Chiesa. Guardando a lei impariamo la fiducia, la perseveranza e la capacità di restare accanto agli altri con amore materno. In un tempo in cui molti si sentono smarriti e senza punti di riferimento, Maria Ausiliatrice ricorda che nessuno è abbandonato e che la fede può ancora illuminare la vita concreta di ogni giorno.

Per noi oggi:

  1. In tanti momenti difficili cerchiamo aiuto ovunque, ma spesso dimentichiamo la forza della preghiera e dell’affidamento a Dio.
    Maria Ausiliatrice è davvero una presenza nella nostra vita oppure solo un titolo che ricordiamo nelle feste?

  2. Don Bosco ha costruito opere immense partendo dalla fiducia nella Madonna e dall’amore per i giovani.
    Noi oggi sappiamo ancora prenderci cura dei più fragili oppure pensiamo soltanto ai nostri problemi?

  3. Maria accompagna chi è smarrito e indica sempre Cristo come strada di salvezza.
    Ma noi vogliamo davvero lasciarci guidare da Dio o preferiamo vivere facendo tutto da soli?


Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo cristiano nella sua continua lotta per la diffusione del Regno di Dio. “Auxilium Christianorum”, ‘Aiuto dei Cristiani’, è il bel titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche nelle litanie a lei dedicate dette anche Lauretane perché recitate inizialmente a Loreto.

«La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la Vergine Santa ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana». Don Bosco.

sabato 23 maggio 2026

23.05.2026 - At 28,16-20.30-31 - Gv 21,20-25 - Questo è il discepolo che testimonia queste cose...

Dagli Atti degli Apostoli - At 28,16-20.30-31

Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia.
Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena».
Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

1. Paolo a Roma vuole chiarire la sua posizione. È in attesa del processo, ma ancora una volta DICHIARA SOLENNEMENTE LA SUA FEDELTÀ AL GIUDAISMO: “Non ho fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri”.

2. Non abbiamo il racconto del processo ma ABBIAMO LA CORSA DELLA PAROLA dall'inizio fino all'anno 63. PAOLO VIVE in domicilio coatto, riceve, comunica, scrive varie lettere. NON È FERMO, NON SI LAMENTA…

3. Paolo compie un'opera di evangelizzazione. Collabora con la comunità Cristiana di Roma, ANNUNZIA IL REGNO DI DIO, INSEGNA LE COSE RIGUARDANTI IL SIGNORE GESÙ CRISTO con tutta franchezza e senza impedimento. LA FRANCHEZZA DELL'APOSTOLO HA PERMESSO ALLA PAROLA DI DIO DI RAGGIUNGERE ANCHE NOI QUI E ADESSO.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,20-25
In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Pietro disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di Giovanni?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Sembra che Gesù voglia dire a Pietro: “hai già il tuo compito, la tua missione, ricevuta dalle mie mani e dal mio cuore, perché vai cercando altro rispetto a questo? Perché sogni altro rispetto ai doni che io ti ho fatto e che continuo a farti?”. A volte ci sono persone che vivono di questo: vorrebbero fare altro, essere altro, e così vivono di invidia e gelosia. Si può vivere pieni di doni del Signore e non essere mai contenti. Potrebbe capitare così anche a te, se non tieni presente l’invito alla sequela: «Tu Seguimi». 
"Tu seguimi" sono le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni. Sono rivolte non solo al discepolo amato, ma a tutti i discepoli che verranno. In questa vigilia di Pentecoste, ci domandiamo: come sto seguendo il Signore?

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Il Vangelo si conclude ricordando che è solo una selezione fra i tanti racconti possibili sulla vita di Gesù. Il resto dei racconti sta a noi scriverlo, con la nostra vita. Siamo tutti evangelisti, lo sapevamo?

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23.05 SAN GIOVANNI BATTISTA DE' ROSSI SACERDOTE

SAN GIOVANNI BATTISTA DE’ ROSSI 

Nato nel 1698 a Voltaggio, in Piemonte, San Giovanni Battista de’ Rossi rimase presto orfano e si trasferì a Roma in giovane età per studiare presso i gesuiti e successivamente alla Sapienza e allo studio domenicano di Santa Maria sopra Minerva.

Fin da giovane mostrò una grande intelligenza e una forte sensibilità spirituale, ma fu colpito da crisi epilettiche che sembravano impedirgli il sacerdozio. Nonostante ciò, grazie a una dispensa ecclesiastica, riuscì a essere ordinato sacerdote nel 1721. La sua vita fu segnata da una profonda dedizione ai poveri, ai malati e alle persone emarginate: visitava gli ammalati nelle case, aiutava i senza tetto e insegnava la dottrina cristiana ai giovani.

Divenne presto conosciuto a Roma come una figura simile a San Filippo Neri, per la sua bontà e la sua capacità di avvicinare le persone a Dio con dolcezza. Fondò anche una pia unione di sacerdoti dedicati alla carità e al servizio pastorale. Un tratto particolare della sua vita fu la grande sofferenza personale, non solo per la malattia, ma anche per incomprensioni e accuse ingiuste, alle quali rispose sempre con pazienza e perdono.

Emblematico è il rapporto difficile con un parente canonico che lo maltrattò fisicamente e moralmente, ma che egli continuò ad assistere fino alla morte. Dopo aver ottenuto la facoltà di confessare, il suo ministero divenne intensissimo: i fedeli accorrevano da tutta Roma per ricevere il perdono di Dio attraverso di lui, attratti dalla sua misericordia e dal suo equilibrio spirituale.

Continuò a esercitare il suo servizio fino a quando la salute, già fragile, non peggiorò definitivamente. Morì nel 1764, lasciando una testimonianza forte di umiltà, pazienza e dedizione totale al sacramento della riconciliazione. Fu canonizzato nel 1881.

Per noi oggi:

1. Oggi molti evitano il confronto con la propria coscienza e con il proprio limite.
San Giovanni Battista de’ Rossi visse invece mettendo proprio la fragilità al centro del servizio agli altri.

2. Il perdono è spesso visto come qualcosa di teorico o distante dalla vita reale.
Lui lo praticò quotidianamente, anche verso chi lo feriva personalmente.

3. Viviamo in un tempo in cui si parla molto di benessere psicologico ma poco di guarigione interiore profonda.
Il suo ministero ricorda che, per la tradizione cristiana, la vera liberazione passa anche attraverso il perdono ricevuto e donato.


Voltaggio, Genova, 22 febbraio 1698 - 23 maggio 1764

A Roma, san Giovanni Battista de Rossi, sacerdote, che accolse i poveri e i più emarginati, insegnando loro la sacra dottrina. 

Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori.

venerdì 22 maggio 2026

22.05.2026 - At 25,13-21 - Gv 21,15-19 - Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

Dagli Atti degli Apostoli - At 25,13-21

In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo:
«C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa.
Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo.
Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».

1. Il narratore ripresenta la sintesi della vicenda giudiziaria di Paolo e rimarca come L’AUTORITÀ ROMANA RITENGA CHE PAOLO SIA INNOCENTE e non ci siano delle accuse consistenti contro di lui. Eppure…

2. Le responsabilità sono riversate sulle autorità giudaiche che LO ODIANO E SENZA MOTIVO PLAUSIBILE, per l'amministrazione Romana, vogliono eliminarlo. ODIO GENERA MORTE…

3. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma NON PORTARONO ALCUNA ACCUSA di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo GESÙ, MORTO, CHE PAOLO SOSTENEVA ESSERE VIVO. La fede di Paolo…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21, 15-19
In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?", e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

Qual è oggi lo sguardo di Gesù su me? Come mi guarda Gesù? Con una chiamata? Lui ci guarda sempre con amore, ci chiede qualcosa, ci perdona qualcosa e ci dà una missione.
Che cosa ci chiede prima di tutto il Signore Gesù? Qualità, abilità, competenze, prestazioni, bravure? Gesù chiede prima di tutto e soprattutto quello che ha chiesto a ‘Simone, figlio di Giovanni’: “Mi vuoi bene?”. Egli domanda la nostra stessa persona, il nostro cuore, la nostra mente, la nostra piena dedizione a Lui. Questa è la condizione perché Gesù possa operare nella nostra vita e quindi perché possa continuare la sua missione nel mondo. E’ il cristianesimo semplice e intero. “Ma tu mi ami più di costoro?”

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Alla terza domanda di Gesù Pietro risponde “tu conosci tutto”, riconosce che Gesù conosce il suo cuore meglio di lui. E' diventato saggio, o c'è qualcuno che, anche su di sé, può dire di sapere tutto?

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22.05 SANTA RITA DA CASCIA VEDOVA E RELIGIOSA - BEATO LUIGI MARIA PALAZZOLO

SANTA RITA DA CASCIA 

Nata intorno al 1381 a Roccaporena, vicino a Cascia, Santa Rita da Cascia crebbe in una famiglia profondamente cristiana e fin da giovane sentì la vocazione alla vita religiosa. Tuttavia, per obbedienza ai genitori, sposò un uomo dal carattere difficile, che riuscì a trasformare con la pazienza e la preghiera.

Dal matrimonio nacquero due figli, ma la famiglia fu segnata dalla violenza e dalla vendetta: il marito venne ucciso e Rita, invece di alimentare il risentimento, scelse il perdono, arrivando a pregare perché Dio impedisse ai figli di commettere peccato anche a costo della loro vita. Entrambi morirono poco dopo, lasciandola sola. Rimasta vedova, tentò di entrare nel monastero agostiniano di Cascia, dove inizialmente fu rifiutata, ma poi venne accolta dopo aver riconciliato le famiglie coinvolte in antichi odi.

Entrata tra le monache agostiniane, visse per circa quarant’anni una vita di preghiera, penitenza e servizio. La sua spiritualità era profondamente centrata sulla Passione di Cristo, che meditava costantemente. Secondo la tradizione, nel Venerdì Santo del 1432 ricevette una spina della corona di Cristo sulla fronte, segno della sua unione mistica con il dolore di Gesù. Questo segno rimase aperto fino alla morte e fu confermato da ricognizioni del corpo avvenute in epoca moderna.

Un altro episodio simbolico della sua vita è quello della “rosa miracolosa”: in inverno chiese una rosa e due fichi dal suo orto e li ricevette nonostante la stagione impossibile, interpretati come segno di speranza e salvezza. Morì nel 1447, e la sua fama di santità si diffuse immediatamente, accompagnata da numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione. Il suo corpo, mai sepolto in senso tradizionale, divenne oggetto di grande venerazione.

Per noi oggi:

1. Oggi il perdono è spesso visto come debolezza o ingenuità.
Santa Rita mostra invece che perdonare può essere la forma più radicale di forza interiore.

2. Viviamo in una cultura che evita il dolore e lo considera inutile.
Lei lo trasformò in un luogo di incontro con Cristo, senza fuggirlo.

3. Molti cercano soluzioni immediate ai problemi “impossibili”.
La sua vita suggerisce che alcuni impossibili non si risolvono: si attraversano con la fede.

Roccaporena, presso Cascia, Perugia, c. 1381 - Cascia, Perugia, 22 maggio 1457

Santa Rita, religiosa, che, sposata con un uomo violento, sopportò con pazienza i suoi maltrattamenti, riconciliandolo infine con Dio; in seguito, rimasta priva del marito e dei figli, entrò nel monastero dell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria, offrendo a tutti un sublime esempio di pazienza e di compunzione.

“Ogni stagione del mondo, attraversa una notte, e l’uomo sempre si sente, smarrito e bambino, sente bisogno di stelle, segni d’amore nel cielo, e il Signore le accende, nel cielo lassù”. 
(Inno a Santa Rita)

PATRONO: DONNE MARITATE INFELICEMENTE, CASI DISPERATI
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Bergamo, 10 dicembre 1827 – 15 giugno 1886

A Bergamo, beato Luigi Maria Palazzolo, sacerdote, che fondò le Congregazioni delle Suore Poverelle e dei Fratelli della Santa Famiglia.

La Diocesi di Bergamo e le Suore delle Poverelle la sua memoria liturgica è stata stabilita per il 22 maggio, giorno anniversario della fondazione dell’Istituto.

L’Amore più forte della morte”. 

NELLO STESSO GIORNO:
SANTA GIULIA Martire in Corsica - BRESCIA
Nascita: 420 dopo Cristo, Cartagine, Tunisia
Poco si sa di Giulia e le poche informazioni attendibili provengono da una Passio del VII secolo scritta secoli dopo la sua morte e intrecciata di miti e leggende. Giulia apparteneva ad una nobile e aristocratica famiglia romana, la gens Iulia.
SANTI LUSSURIO (LUSSORIO O ROSSORE), CISELLO E CAMERINO Martiri in Sardegna - PAVIA
+ Forolongianus, Sardegna, 21 agosto 304
A Pavia troviamo altre relique dei Santi Lussorio, Ceselo e Camarino.
Il culto del martire sardo a Pavia, risale alla prima metà del secolo VIII, all'epoca del re longobardo Liutprando, quando, secondo una tradizione pavese, vennero traslate le reliquie di San Lussorio con quelle di Cesello e Camerino, compagni di Martirio.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 20,19-23

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 20,19-23

In una parrocchia del nord Italia, qualche anno fa, viveva una donna che per anni non aveva più messo piede in chiesa. Non perché non credesse, ma perché portava dentro una ferita troppo grande: una rottura familiare che non era mai riuscita a perdonare. Diceva: “Non ce la faccio, è più forte di me”. Viveva chiusa, un po’ come i discepoli nel Vangelo: porte serrate, non fuori… ma dentro il cuore.

Un giorno, quasi per caso, partecipò a una Messa di Pentecoste. Non aveva voglia, non si aspettava nulla. Ma quando il sacerdote proclamò: “Pace a voi”, quelle parole la colpirono. Non come un augurio qualsiasi, ma come qualcosa di personale. Come se qualcuno stesse bussando proprio alla sua porta chiusa.

Nei giorni successivi iniziò a fare una cosa semplice: ogni mattina, senza troppe parole, diceva solo: “Spirito Santo, aiutami”. Non successe subito nulla di eclatante. Ma pian piano, dentro di lei, qualcosa si scioglieva. Non il dolore, ma la durezza. Non la memoria, ma il rancore.

Dopo qualche mese trovò il coraggio di fare un passo che per anni aveva rimandato: scrivere un messaggio a quella persona che non riusciva a perdonare. Non era perfetto, non era risolutivo. Ma era vero. Disse poi: “Non sono stata io. È stato come se qualcuno mi avesse dato un respiro nuovo”.

Ed è proprio quello che accade nel Vangelo: Gesù entra a porte chiuse, non le sfonda. Si mette in mezzo, porta la pace, e poi… soffia. Dona il suo Spirito. Non toglie subito le ferite (le mostra!), ma dona una vita nuova capace di attraversarle.

Quella donna oggi dice: “Il miracolo non è che tutto si è sistemato. Il miracolo è che non sono più prigioniera”.

Ecco cosa fa lo Spirito Santo: non cambia sempre le situazioni, ma cambia noi dentro le situazioni. Ci rende liberi, capaci di perdonare, di ricominciare, di vivere.


Per noi oggi

  1. Chiedi pace, ma tieni chiuse le porte del cuore: lo Spirito entra, ma non sfonda… sei tu che devi aprire.

  2. Dici che non riesci a perdonare, ma forse non lo chiedi davvero: il perdono non nasce da te, è un dono da invocare.

  3. Vuoi una vita nuova, ma continui a respirare aria vecchia: senza Spirito Santo, la fede resta solo teoria.

 

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giovedì 21 maggio 2026

21.05.2026 - At 22,30;23,6-11 - Gv 17,20-26 - Siano perfetti nell’unità.

Dagli Atti degli Apostoli - At 22,30;23,6-11

In quei giorni, [il comandante della coorte,] volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.
Paolo, sapendo che una parte era di sadducèi e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducèi e l’assemblea si divise. I sadducèi infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato».
La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza.
La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».

1. Paolo nel suo discorso afferma la sua FEDE NELLA RISURREZIONE. E subito si genera una disputa tra Sadducei e Farisei. L'assemblea si divide. E QUESTI, CHE SEMBRAVANO ESSERE ‘UNO’, SI SONO DIVISI, TUTTI.

2. L'intervento del Sinedrio non è servito a nulla. C'è stata una grande confusione, un rischio di un nuovo linciaggio, NESSUNA FORMULAZIONE CHIARA DI ACCUSA, nessuna decisione presa e Paolo ritorna in carcere.

3. Messo in carcere e condannato rischia seriamente la vita. IL SIGNORE IN UNA VISIONE NOTTURNA, IN UN SOGNO, GLI INFONDE CORAGGIO E GLI ANNUNCIA un futuro di testimonianza a Roma, un futuro di martirio romano. CORAGGIO PAOLO NON SEI SOLO!

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,20-26
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

Dobbiamo essere uno, una sola cosa, come Gesù e il Padre sono una sola cosa. Questa è proprio la sfida di tutti noi cristiani: non lasciare posto alla divisione fra noi, non lasciare che lo spirito di divisione, il padre della menzogna entri in noi. Cercare sempre l’unità. […] Gesù prega perché noi siamo uno, una sola cosa.
La preghiera di Gesù è di grande aiuto e consolazione. I fedeli di Gesù saranno nel mondo segno di fede se si sapranno voler bene e perdonare. Nei discepoli infatti vive lo stesso amore di Dio verso di noi. Come Gesù prega per te, anche tu prega per coloro che ritieni ne abbiano più bisogno.

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Nella sua preghiera per noi Gesù dice che il mondo crederà a Lui se noi saremo uniti tra noi. In questi 20 secoli ci siamo divisi e ancora lo siamo: come possiamo pretendere che il mondo creda?

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21.05 SANTI MARTIRI MESSICANI (CRISTOFORO MAGALLANES JARA E 24 COMPAGNI)

SANTI MARTIRI MESSICANI (CRISTOFORO MAGALLANES JARA E 24 COMPAGNI)

Nel Messico del primo Novecento, dopo la rivoluzione e la Costituzione del 1917, lo Stato avviò una politica fortemente anticlericale che limitava gravemente la libertà religiosa. Chiese chiuse, ordini religiosi sciolti, sacerdoti perseguitati e restrizioni pubbliche al culto crearono un clima di crescente tensione tra governo e popolazione cattolica.

Con l’ascesa del presidente Plutarco Elías Calles, la repressione si fece ancora più dura: molti sacerdoti furono arrestati o uccisi, e i fedeli costretti a vivere la fede nella clandestinità. In risposta, nacque una resistenza popolare composta da contadini, studenti e lavoratori, che presero il nome di Cristeros, perché combattevano al grido di “Viva Cristo Re” e portavano come simbolo la Vergine di Guadalupe.

La rivolta non fu solo militare, ma soprattutto una testimonianza religiosa estrema: molti preferirono perdere il lavoro o la vita piuttosto che rinnegare la fede. In questo contesto si inserisce il sacrificio dei 25 martiri canonizzati dalla Chiesa nel 2000, tra cui spiccano figure come Cristóbal Magallanes Jara, che continuò a formare sacerdoti anche durante la persecuzione, e molti altri sacerdoti e laici che affrontarono il martirio con grande serenità. Arrestati e giustiziati senza processo equo, dichiararono spesso il loro perdono ai carnefici e la loro fedeltà a Cristo fino all’ultimo istante.

La loro memoria ricorda un periodo in cui la libertà religiosa fu gravemente violata, ma anche una straordinaria capacità di resistenza spirituale da parte del popolo credente.

Per noi oggi:

1. Quando la fede diventa scomoda, il potere tende sempre a ridurla al silenzio.
I martiri messicani mostrano che non sempre il silenzio funziona.

2. Oggi la libertà religiosa è spesso data per scontata.
Ma basta poco perché diventi nuovamente un privilegio da difendere a caro prezzo.

3. Molti pensano che la fede sia una questione privata senza conseguenze pubbliche.
La storia dei Cristeros dimostra che, in certi momenti, credere può diventare una scelta radicalmente pubblica e pericolosa.

Totatiche, Messico, 30 luglio 1869 - Catatlán, Messico, 25 maggio 1927

Santi Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri, che in varie regioni del Messico, perseguitati in odio alla fede cristiana e alla Chiesa cattolica, per aver professato Cristo Re ottennero la corona del martirio.

"I martiri messicani non sono solo gloria della Chiesa messicana, ma soprattutto della Chiesa universale, perché hanno seguito le orme di Gesù morto in croce.".

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ARCANGELO TADINI Sacerdote e fondatore - BRESCIA
Verolanuova, Brescia, 12 ottobre 1846 - Botticino Sera, Brescia, 20 maggio 1912
Nel villaggio di Botticino Sera vicino a Brescia, beato Arcangelo Tadini, sacerdote, che si adoperò per i diritti e la dignità dei lavoratori e fondò la Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, dedita in particolar modo alla giustizia sociale.

 

SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

La solennità di Pentecoste celebra il dono dello Spirito Santo e il vero inizio della missione della Chiesa. Questo evento rappresenta il battesimo della comunità cristiana, la sua forma originaria e la forza che ancora oggi la sostiene nel mondo.

Pentecoste è la festa dell’unità, della comunione e della comprensione tra gli uomini, in un tempo in cui, nonostante i mezzi di comunicazione sempre più avanzati, le persone spesso faticano a incontrarsi davvero. Crescono diffidenze, conflitti, individualismi e paure reciproche.

La Sacra Scrittura mette in parallelo due realtà opposte: Babele e Pentecoste. A Babele gli uomini, illudendosi di poter prendere il posto di Dio, finiscono per non comprendersi più e costruire divisione. Quando l’uomo si chiude nel proprio egoismo perde la capacità di dialogare e di vivere relazioni autentiche. Anche oggi il progresso tecnico e scientifico rischia di far credere all’uomo di essere autosufficiente, ma senza Dio cresce la solitudine e diminuisce la vera comunione. La risposta a questa crisi è il dono dello Spirito Santo, che rinnova il cuore e dona una lingua nuova capace di parlare all’altro con amore e verità.

A Pentecoste il vento dello Spirito scende sugli apostoli, trasforma la paura in coraggio e rende possibile un annuncio comprensibile a tutti. Dove prima c’erano divisione ed estraneità nascono unità e fraternità.

Gesù nel Vangelo promette lo Spirito della verità, che guida la Chiesa a vivere nella comunione autentica. Essere cristiani significa uscire dal proprio io e imparare a vivere nel “noi” della Chiesa, lasciandosi guidare dalla verità di Cristo. Solo lo Spirito ci rende capaci di ascolto, di condivisione e di umiltà.

San Paolo ricorda che dentro ogni persona esiste una lotta tra egoismo e Spirito, tra desiderio di dominio e capacità di amare gratuitamente. Le opere della carne portano divisione, gelosia e violenza; il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace. Pentecoste allora non è soltanto un ricordo, ma una realtà viva che continua ogni volta che lasciamo spazio allo Spirito di Dio nelle nostre relazioni, nelle comunità e nella vita quotidiana.

Con Maria nel Cenacolo anche noi invochiamo: “Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”.

Per noi oggi:

  1. Viviamo nell’epoca della connessione continua, ma spesso non sappiamo più ascoltare davvero chi ci sta accanto.
    Abbiamo tanti contatti, ma quanta vera comunione c’è nelle nostre famiglie e comunità?

  2. A Babele l’uomo voleva sostituire Dio e ha finito per distruggere l’unità.
    Anche oggi rischiamo di sentirci autosufficienti, dimenticando che senza Dio cresce il vuoto interiore.

  3. Lo Spirito Santo porta pace, dialogo e verità, ma molte volte scegliamo rabbia, orgoglio e chiusura.
    Siamo strumenti di comunione oppure alimentiamo divisioni con parole, giudizi e indifferenza?

 

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mercoledì 20 maggio 2026

20.05.2026 - At 20,28-38 - Gv 17,11-19 - Siano una cosa sola, come noi.

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,28-38

In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”».
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

1. Paolo ricorda agli anziani di Efeso che DEVONO PRIMA VEGLIARE SU SÉ STESSI POI SUL GREGGE. Devono vivere loro l'adesione al Cristo prima di aiutare gli altri. Il loro compito, donato dallo Spirito, è quello di ESSERE PASTORI E DI PASCERE IL GREGGE.

2. Raccomanda loro DI ESSERE FORTI, DI DIFENDERE IL GREGGE DAI LUPI RAPACI. AFFIDA I SUOI CRISTIANI AL SIGNORE E ALLA PAROLA DELLA SUA GRAZIA, li affida alla Parola, una PAROLA CHE HA IL POTERE DI COSTRUIRE, una PAROLA CHE PERMETTE AI CRISTIANI DI DIVENTARE EREDI insieme a tutti coloro che vengono santificati, che vengono resi Santi.

3. Paolo conclude presentando IL PROPRIO COMPORTAMENTO COME UN MODELLO DA SEGUIRE. NON ha desiderato le cose MA si è DONATO TOTALMENTE A TUTTI GRATUITAMENTE. “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità.
Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».

 

Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi, è una minaccia sempre attuale.
Gesù ‘consacra’ – cioè offre –se stesso, affinché i discepoli non si pervertano. Anche noi, per non rendere inutile il sacrificio di Gesù sulla croce, dobbiamo sforzarci a fare la volontà di Dio quotidianamente Sappiamo che la preghiera di Gesù ci accompagna nel cammino verso la verità dell’incontro con il Padre. Siamo nell'amore di Dio, grazie Gesù, Signore e Amico.

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La preghiera di Gesù per noi, “perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”. Gesù prega per la nostra gioia, noi siamo in grado di riceverla e di pregare per la gioia degli altri?

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