martedì 26 marzo 2024

CRISTO È RISORTO! È VERAMENTE RISORTO!

CRISTO È RISORTO! È VERAMENTE RISORTO!

La Settimana Santa, la “principale” di tutto l’anno liturgico, si apre con la Domenica delle Palme — il ricordo dell’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme e raggiunge il suo vertice nel Sacro Triduo. È una settimana di memoria — attinta dalla Scrittura e sostanziata di preghiera — dei grandi momenti e gesti della nostra salvezza: la passione, la morte, la sepoltura, la risurrezione di Gesù. La frequenza delle assemblee liturgiche, la solennità dei riti, l’intenso spirito che li anima e soprattutto la grazia in essi significata ed elargita esigono attenzione, comprensione e una speciale disponibilità del cuore. Non si rievoca soltanto un evento ormai passato: il mistero della Pasqua continua a redimerci e a santificarci.

GIOVEDÌ SANTO

Il giovedì, al mattino, il Vescovo, celebra l’Eucaristia col suo Presbiterio. Questa messa manifesta nella Chiesa diocesana l’unità sacerdotale, presieduta dal Vescovo e formata da tutti i presbiteri in comunione con Lui. Questi rinnovano in tale celebrazione il loro impegno di dedizione a Gesù Cristo, «pontefice della nuova ed eterna alleanza», il cui unico sacerdozio si perpetua a servizio della comunità cristiana.

Anche verso i fratelli, i presbiteri rinnovano la volontà di essere «servi premurosi»: nello spezzare «il pane della parola»; nell’offrire «la grazia dei sacramenti» — specialmente preparando con l’eucaristia la cena pasquale —; nel dare loro con l’esempio la «testimonianza di fede e di amore». Durante il rito, sono benedetti gli oli sacri dei catecumeni e degli infermi e viene consacrato il crisma. Portati nelle varie chiese della diocesi e «usati con viva fede» nel battesimo, nella confermazione, nelle ordinazioni, nell’unzione dei malati, essi significheranno la partecipazione di tutti alla «misteriosa unzione dello Spirito Santo», che ha consacrato il Figlio di Dio Messia e Signore; renderanno possibile la vita cristiana, come «buon profumo di Cristo»; e richiameranno il Vescovo come «il grande sacerdote del suo gregge, dal quale deriva e dipende in certo modo la vita dei suoi fedeli in Cristo». 

Con la Messa vespertina “nella Cena del Signore” incomincia il Sacro Triduo. Il Triduo della passione e della risurrezione del Signore rappresenta il vertice o il cuore di tutto l’anno liturgico. Durante l’ultima Cena, Gesù ha mostrato - con le sue parole - l’amore infinito che aveva per i suoi discepoli e gli ha dato validità eterna istituendo l’Eucaristia, facendo dono di sé: egli ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima. Egli ha espresso il suo amore nel dolore che provava quando ha annunciato a Giuda Iscariota il suo tradimento ormai prossimo e agli apostoli la loro debolezza. Egli ha fatto percepire il suo amore lavando i piedi agli apostoli e permettendo al suo discepolo prediletto, Giovanni, di appoggiarsi al suo petto. Gesù nella lavanda dei piedi si abbassò al livello degli schiavi, lasciando sbalorditi i discepoli. «Ma egli lo fa per far capire che sarebbe morto come uno schiavo, per pagare il debito di tutti noi». Perché Lui sa di cosa sono capaci gli uomini, ma «ci ama così come siamo, e lava i piedi a tutti noi. Non si spaventa delle nostre debolezze, soltanto vuole accompagnarci, perché la vita non sia tanto dura per noi». Del resto, «ognuno di noi può scivolare» nel peccato e la coscienza di ciò «ci dà la dignità». 

VENERDÌ SANTO

Il Venerdì Santo è il giorno in cui si celebra la crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno non si celebra l'Eucaristia. La Chiesa celebra solamente l'Azione liturgica della Passione del Signore, composta dalla Liturgia della Parola, dall'Adorazione della croce e dai Riti di Comunione. È giorno di digiuno e astinenza dalle carni.

Nella mattinata del Venerdì Santo viene continuata, pur se senza solennità, l'adorazione eucaristica all'Altare della Reposizione, allestito dopo la Messa vespertina in Coena Domini del Giovedì. Nel pomeriggio del Venerdì Santo si svolge l'Azione liturgica della Passione del Signore, detta “In Passione Domini”.

La più grande lezione che Gesù ci dà nella passione, consiste nell’insegnarci che ci possono essere sofferenze, vissute nell’amore, che glorificano il Padre. Nel cuore di Gesù c’è un’unione perfetta fra amore e sofferenza: l’hanno capito i santi che hanno provato gioia nella sofferenza che li avvicinava a Gesù. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. Solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi.

SABATO SANTO

E arriviamo al Sabato santo. Il giorno prima della Pasqua è aliturgico, cioè privo di celebrazioni in tutte le chiese. Tutto è silenzio nell’attesa dell’evento della Resurrezione.

C’è una scena nel Vangelo che anticipa in maniera straordinaria il silenzio del Sabato santo e appare quindi ancora una volta come il ritratto del nostro momento storico. Cristo dorme in una barca che, sbattuta dalla tempesta, sta per affondare. Ma Dio dorme realmente mentre la barca che sta per affondare? Non è questa l’esperienza della nostra vita? La Chiesa, la fede, non assomigliano a una piccola barca che sta per affondare, che lotta inutilmente contro le onde e il vento, mentre Dio è assente? I discepoli gridano nella disperazione estrema e scuotono il Signore per svegliarlo, ma egli si mostra meravigliato e rimprovera la loro poca fede. Ma è diversamente per noi? Quando la tempesta sarà passata, ci accorgeremo di quanto la nostra poca fede fosse carica di stoltezza. E tuttavia, o Signore, non possiamo fare a meno di scuotere te, Dio che stai in silenzio e dormi, e gridarti: svegliati, non vedi che affondiamo? Destati, non lasciar durare in eterno l’oscurità del Sabato santo, lascia cadere un raggio di Pasqua anche sui nostri giorni. Tu che hai guidato in maniera nascosta le vie di Israele per essere finalmente uomo con gli uomini, non ci lasciare nel buio, non permettere che la tua parola si perda nel gran sciupio di parole di questi tempi. Signore, dacci il tuo aiuto, perché senza di te affonderemo.

VEGLIA PASQUALE

Grazie alla Veglia Pasquale, noi tutti possiamo guardare avanti come le donne che «non restano paralizzate davanti a una tomba ma, dice il Vangelo, “abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli”. Portano la notizia che cambierà per sempre la vita e la storia: Cristo è risorto!». «Se prima l’umanità tutta, insieme alle donne, era in cammino verso la morte, ora è il contrario: da lì, dalla morte sconfitta, l’umanità riparte, in cammino verso la vita»

Per chi lascia il sepolcro, crede alla vittoria sulla morte e si mette in cammino, seppur con timore, senza aver ancora capito tutto, con un briciolo di fede, avviene l’incontro con il Signore e si innesca un dinamismo di annunci, di sguardi nuovi. Un annuncio capace di far aprire gli occhi per vedere di nuovo la presenza viva di Cristo dentro la vita di ogni giorno, accanto a noi.

La liturgia della Veglia è suddivisa in quattro parti: dopo il lucernario e il preconio pasquale, la santa Chiesa medita le meraviglie che il Signore Dio fece fin dall'inizio per il suo popolo, confidando nella sua parola e nella sua promessa, fino al momento in cui, avvicinandosi il giorno della risurrezione, con i nuovi membri rigenerati nel Battesimo, viene invitata alla mensa che il Signore ha preparato per il suo popolo, memoriale della sua morte e risurrezione, finché egli venga.

DOMENICA DI PASQUA

Nella domenica di Pasqua troviamo Maria di Magdala che si reca al sepolcro “quando era ancora buio” e il discepolo amato che “vide e credette”, cioè non si ferma a vedere il vuoto del sepolcro e l’odore della morte, ma vede oltre. Con gli occhi della fede, il suo sguardo si spinge al di là dell’apparenza e intercetta il mistero della vita che ha attraversato anche la morte più nera.

Questa è la Pasqua: è Cristo che passa “quando ancora è buio” per farci vedere e credere la potenza della vita.

A noi la scelta: rimanere ancora nel buio, restare a ungere e accarezzare la morte, trascinare la vita con rassegnazione e stanchezza, rintanarci nel sepolcro delle nostre paure e del nostro egoismo; oppure credere nel Cristo Risorto e lasciare che ci apra gli occhi, per diventare capaci di vedere oltre. Oltre le speranze perdute, oltre le occasioni mancate, oltre gli abbracci non dati, oltre la stanchezza della speranza. Oltre l’oscura notte che viviamo in questo tempo.

Buona Pasqua di risurrezione, fratello e sorella che soffri. La pietra del sepolcro è stata rotolata anche per te!

 

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domenica 24 marzo 2024

Is 50,4-7 - Fil 2,6-11 - Mc 14,1-15,47 - DOMENICA DELLE PALME

DOMENICA DELLE PALME

Domenica 13 Aprile 2025
Dal libro del profeta Isaìa - Is 50,4-7
 
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

1. Il secondo Isaia ci presenta una misteriosa figura di un personaggio chiamato IL SERVO DEL SIGNORE. Possiamo ritenere che fosse il profeta stesso, quell’anonimo profeta che CONSOLÒ ISRAELE VERSO LA FINE DELL'ESILIO, poco prima che l'imperatore persiano Ciro liberasse gli esuli. QUESTO PROFETA SI CONSIDERÒ SERVO DEL SIGNORE CIOÈ SUO MINISTRO INCARICATO DI COMPIERE UN'OPERA DI LIBERAZIONE.

2. Il profeta però venne RIFIUTATO, CONTESTATO, UMILIATO, ADDIRITTURA SOPPRESSO. Perché? Probabilmente perché PARLAVA DI UN INTERVENTO LIBERATORE DI DIO. Ma per FEDELTÀ A DIO, il profeta NON SI TIRÒ INDIETRO, le prese ma NON SMISE DI PARLARE IN NOME DI DIO.

3. Quando ascoltiamo questo profeta, abbiamo l'impressione di sentire Gesù che parla. Eppure il profeta è un uomo vissuto 500 anni prima. È UN UOMO PROFETICO che annuncia LO STILE DEL FUTURO MESSIA. GESÙ HA REALIZZATO PIENAMENTE QUELLO STILE nella sua vita, nella sua missione, nella sofferenza con la sua morte di vittima perseguitata torturata, TUTTO PER AMORE DI DIO E PER LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 2,6-11
 
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

1. La lettera ai Filippesi ci propone il grande inno cristologico. Cristo Gesù, che è Dio, SI È ABBASSATO FINO IN FONDO, fino alla morte di croce, PER QUESTO DIO LO HA ESALTATO FINO AL VERTICE DELLA GLORIA. Gesù Cristo viene esaltato e CONDUCE NOI alla gloria.

2. Gesù, che DICE DI SÌ AL PROGETTO DEL PADRE e FA ESPERIENZA DELLA FATICA che questo comporta nel quotidiano per mettesi al servizio dell'uomo, è il modello del nostro cristianesimo, il MODELLO DEL SÌ AUTENTICO, senza riserve, che noi dobbiamo dire a Dio nel quotidiano.

3. Questo è lo stile del Messia: NOI PREDICHIAMO CRISTO CROCIFISSO, SAPIENZA DI DIO E POTENZA DI DIO. Seguiamo il Cristo fino alla Croce, FIDANDOCI DI LUI, sapendo che grazie a Lui non resteremo delusi.

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 ✠ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco - Mc 14,1-15,47

C - Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti:

A - «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

 C - Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono:

 A - «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!».

 C - Ed erano infuriati contro di lei.

Allora Gesù disse:

 ✠ - «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

 C - Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero:

 A - «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

 C - Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro:

 ✠ - «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.  Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

 C - I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse:

 ✠ - «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».

 C - Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro:

 A - «Sono forse io?».

 C - Egli disse loro:

 ✠ - «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».


C - E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo:

 ✠ - «Prendete, questo è il mio corpo».

 C - Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro:

 ✠ - «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

C - Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro:

 ✠ - «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:

“Percuoterò il pastore

e le pecore saranno disperse”.

Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

 C - Pietro gli disse:

 A - «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!».

 C - Gesù gli disse:

 ✠ - «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai».

 C -Ma egli, con grande insistenza, diceva:

 A - «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò».

 C -Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:

 ✠ - «Sedetevi qui, mentre io prego».

 C - Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro:

 ✠ - «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».

 C - Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva:

 ✠ - «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».

 C - Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro:

 ✠ - «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

 C - Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro:

 ✠ - «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

C - E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo:

 A - «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».

 C - Appena giunto, gli si avvicinò e disse:

 A - «Rabbì»

 C - e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro:

 ✠ - «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!».

 C - Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo:

 A - «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”».

 C - Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo:

 A - «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

 C - Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli:

 A - «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?».

 C - Gesù rispose:

 ✠ - «Io lo sono!

E vedrete il Figlio dell’uomo

seduto alla destra della Potenza

e venire con le nubi del cielo».

C - Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse:

 A - «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».

 C - Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli:

 A - «Fa’ il profeta!».

 C - E i servi lo schiaffeggiavano.

Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse:

 A - «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».

 C - Ma egli negò, dicendo:

 A - «Non so e non capisco che cosa dici».

 C - Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti:

 A - «Costui è uno di loro».

 C - Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro:

 A - «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo».

 C - Ma egli cominciò a imprecare e a giurare:

 A - «Non conosco quest’uomo di cui parlate».

 C - E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò:

 A - «Tu sei il re dei Giudei?».

 C - Ed egli rispose:

 ✠ - «Tu lo dici».

 C - I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo:

 A - «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!».

 C - Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.

A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro:

 A - «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

 C - Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo:

 A - «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».

 C - Ed essi di nuovo gridarono:

 A - «Crocifiggilo!».

 C - Pilato diceva loro:

 A - «Che male ha fatto?».

 C - Ma essi gridarono più forte:

 A - «Crocifiggilo!».

 C - Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo:

 A - «Salve, re dei Giudei!».

 C - E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.

Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:

  A - «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».

 C - Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano:

 A - «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!».

 C - E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce:

 ✠ - «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?»,

 C - che significa:

 ✠ - «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

 C - Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:

 A - «Ecco, chiama Elia!».

 C - Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo:

 A - «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».

 C - Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.


(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)


C - Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse:

 A - «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

C - Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

 Parola del Signore.


1. L'ingresso di Gesù a Gerusalemme fu salutato dalla folla festante; ma, a quell'ingresso trionfale, seguì ben presto la condanna e la morte di Gesù. DALL'"OSANNA" AL "CRUCIFIGE". La facilità di passare, da atti di fede e di culto, al peccato, deve costituire per noi un MOTIVO DI SERIA RIFLESSIONE...

2. Che male ha fatto? Gesù non reagisce, non parla, non dice nulla. NON È UN GESÙ RASSEGNATO MA CONSEGNATO. UMANO, UMANISSIMO. Non muore per finta, il Signore, non ha vantaggi, non scherza. Va fino in fondo, osa, si consegna, è osteso, appeso. ECCO, DIO HA DATO TUTTO. CONTEMPLIAMOLO..

3. Chi è Gesù? La domanda accompagna tutto il vangelo. Qui, alla fine, troviamo la risposta. "VERAMENTE COSTUI È IL FIGLIO DI DIO", AFFERMA IL CENTURIONE VEDENDOLO MORIRE IN QUEL MODO. SENZA maledire, SENZA disperazione, SENZA fuggire. Anche noi, MEDITANDO la passione, GUARDANDO verso l’appeso, possiamo arrivare alla stessa, sconcertante conclusione… 

BUONA DOMENICA DELLE PALME...

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PASSIONE

Quello che colpisce, nel racconto della Passione di Gesù, è la solitudine di Gesù. Tutti lo abbandonano. È duro rimanere soli; soli di fronte alla morte. Anche Dio può rimanere solo. Nella Settimana Santa siamo invitati a stare vicino a Dio, nella sua solitudine e nella sua sofferenza. Non esiste vera amicizia senza uno scambio. È triste dimenticare un amico! Non dimentichiamo che abbiamo un Dio che ci ama da morire!

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OMELIA - DOMENICA DELLE PALME


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giovedì 21 marzo 2024

INNAMORATO DI GESÙ … PASSIONE: FORZA DIVINA E CONDIVISIONE UMANA

INNAMORATO DI GESÙ … PASSIONE: FORZA DIVINA E CONDIVISIONE UMANA

La settimana santa inizia con la lettura della «Passione di nostro Signore Gesù Cristo» (Marco 14, 1 - 15, 47). Origene, antico autore cristiano, meditando sulla via di Gesù verso il Calvario — come arcano disegno d’amore — scriveva: «Egli è disceso sulla terra mosso a pietà del genere umano, ha sofferto i nostri dolori prima ancora di patire la croce […]. Prima ha patito, poi è disceso e si è mostrato. Qual è questa passione che per noi ha sofferto? È la passione dell’amore». Passione e amore, dunque, appartengono intimamente al divino.
Le passioni sono il sale della vita, senza il quale perde il sapore o, peggio ancora, rischia di marcire. Saggio è il consiglio di Antoine de Saint-Exupéry: «Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito».
Il racconto della passione è lungo e articolato, focalizza lo sguardo su tutti coloro che hanno incontrato Gesù e sul modo con cui lo hanno accolto o rifiutato. La donna di Betania, i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi, Giuda Iscariota, Pietro, i dodici, il giovinetto, i presenti, i falsi testimoni, il sommo sacerdote e i suoi servi, i soldati e Pilato, Simone di Cirene e il centurione, i passanti e i crocifissi con lui, le donne, Maria di Magdala, la madre di Ioses e Salome, Giuseppe di Arimatea. Se dovessimo creare una sceneggiatura cinematografica potremmo avere un cast di eccezione per l'interpretazione delle parti. Non abbiamo bisogno di attribuire i ruoli, poiché già noi siamo alcuni di quei personaggi, nella nostra vita interpretiamo quei ruoli, somigliamo a quelle figure. Ognuno conosce sé stesso (si spera!) e sa trovare il ruolo più adatto.
Ma non basta fermarsi a questa immedesimazione, occorre andare oltre superando la stasi per avvicinare le donne e Giuseppe d'Arimatea. Avere il coraggio di guardare Gesù, di osservarlo, di essere identificati come coloro che lo hanno seguito dalla Galilea e che hanno il coraggio di chiedere il suo corpo. Non è ancora una vera e propria proclamazione della salvezza, ma è già tanto, è già un buon esito per una sequela zoppicante e complessa. I più vicini fuggono e lo abbandonano; tra essi uno lo consegna e un altro nega di conoscerlo; i capi di Israele lo condannano senza appello; il governatore romano obbedisce a un'orchestrata folla brutale; un delinquente viene inaspettatamente graziato; i soldati sfogano la loro rabbiosa noia contro di lui; i condannati gli attribuiscono le loro bassezze attraverso l'ingiuria e la derisione; i passanti sporcano il quadro con i loro oltraggiosi insulti. 
Meno male che c'è spazio ossigenante per la fuga inerme di un giovane che ha osato seguirlo nel buio della sera, chiarore in un centurione che riconosce oltre le scontate apparenze, forza in un'autorità del Sinedrio che ha avuto il coraggio di mettersi dalla parte di un reo ormai deceduto, audacia di alcune donne che non si staccano dal loro maestro.
E Gesù è sempre lì che si dona. Ecco, è così che il Signore vuole conquistare i nostri cuori: come un innamorato, e chi ama è disposto a dare la vita, come ha fatto Gesù... Anche a noi è chiesto di dare la vita per amore come Gesù. Ogni giorno, in ogni circostanza che ci troviamo a vivere possiamo "dare la vita"... o rinunciando a qualcosa che ci costa, o aiutando anche se non ne abbiamo voglia, o facendo un gesto di tenerezza anche se vorremmo invece dare un pugno, o ... vedi Tu... 
A Te il modo di trovare, in questa settimana, come puoi "dare la vita" per testimoniare a tutti che sei innamorato di Gesù.

 

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martedì 19 marzo 2024

DESIDERIO DI INFINITO…

DESIDERIO DI INFINITO…

Quasi un decennio prima di morire, Martin Luther King ha voluto condividere la sua "storia della vocazione". La sua risposta alla chiamata di Dio mostra cosa può significare entrare in una vocazione.
Martin Luther King può essere compreso soltanto tenendo conto dalla sua fede cristiana. Come ministro religioso cresciuto in una famiglia di ministri religiosi, King è stato profondamente plasmato dalle parole della Bibbia e dalle tradizioni della Chiesa nera negli Stati Uniti. Come ha detto un professore: “Era un uomo di Chiesa dall’inizio alla fine”.
Non molte persone sanno che King prese in considerazione l'idea di diventare medico e poi avvocato prima di rispondere finalmente alla chiamata che sentiva da parte di Dio, di diventare suo ministro. Il modo in cui ha risposto a quella chiamata offre uno sguardo affascinante su cosa possa significare rispondere alla chiamata di Dio.
E come avvenne? La chiamata al ministero fu qualcosa di lento ma allo stesso tempo insistente. Non è venuto né da una visione miracolosa né da qualche esperienza di luce accecante sulla strada della vita. Inoltre, non è stata una realizzazione improvvisa. Piuttosto, è stata una risposta a un bisogno interiore che gradualmente si è impadronito di me. Questo impulso si esprimeva nel desiderio di servire Dio e l'umanità e nella sensazione che il mio talento e il mio impegno potessero esprimersi al meglio attraverso il ministero. 
E pian piano è nata in me una consapevolezza potente e sorprendente: se non avessi risposto alla chiamata che Dio mi rivolse, mi sarei ritrovato sempre più frustrato. Così accettai “la sfida” che Dio mi proponeva. Capii che Dio aveva posto una responsabilità sulle mie spalle e più cercavo di sfuggirle più diventavo frustrato. 
Come feci a capire? Una voce nel profondo del mio cuore mi parlava di qualcosa al di fuori della mia esperienza attuale. Nella preghiera la ascoltai e volli rispondere a questa chiamata con coraggio. Questa chiamata mi riempiva di gioia, e fu così che iniziai a vivere liberamente e profondamente la vita che Dio desiderava per me.
Ancora oggi “Dio chiama a scelte definitive, ha un progetto su ciascuno: scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di sé stessi. Dio ci chiama tutti alla santità, a vivere la sua vita, ma ha una strada per ognuno. Alcuni sono chiamati a santificarsi costituendo una famiglia mediante il Sacramento del matrimonio.”
E oggi mentre onoriamo la vita e l'eredità di King, vogliamo ricordare che prima di ogni altra cosa egli fu un predicatore della Buona Novella di Gesù Cristo. La sua testimonianza ci aiuti a trovare l'ispirazione per rispondere alla chiamata che Dio ha posto nei nostri cuori.

 

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lunedì 18 marzo 2024

18.03.2024 - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62 - Gv 8,1-11 - Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Dal libro del profeta Daniele - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62

In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.
Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno».
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte.
Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò».
Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.

1. Due vecchi depravati, ELETTI GIUDICI DAL POPOLO si invaghiscono di Susanna. Poiché resiste e si rifiuta, tentano il solito vile ricatto: O ACCETTI un rapporto sessuale O GRIDIAMO che qui c’era un giovane e così ti disonoriamo davanti a tutti. Giudici CORROTTI…

2. Susanna PREFERISCE RISCHIARE DI MORIRE. “Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, TU LO SAI che hanno deposto il falso contro di me! IO MUOIO INNOCENTE di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E IL SIGNORE ASCOLTÒ LA SUA VOCE.
Suscita le urla di un giovinetto… LA PROVVIDENZA…

3. “Allora TUTTA l'assemblea diede in grida di gioia e BENEDISSE DIO CHE SALVA COLORO CHE SPERANO IN LUI. In quel giorno FU SALVATO IL SANGUE INNOCENTE. E da quel giorno in poi Daniele DIVENNE GRANDE di fronte al popolo.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Una donna tanto odiata da essere trascinata seminuda e lacera e piena di vergogna di fronte a Gesù. Su tutte queste storie si posa uno sguardo d’amore. Lo sguardo di Gesù. Che oltrepassa la legge, per applicare la legge dell’amore e del perdono.
Gesù si siede ad insegnare. Si siede per scrivere per terra davanti all’adultera che sta per essere condannata. Si siede davanti al bisogno e alla fragilità umana. Si alza solo per caricarsi di tutti i peccati. Le pietre lasciate a terra si uniscono, e Lui diventa l’unica pietra scartata e diventata testata d’angolo, affinché a ognuno di noi si possa dire: “Va’, e non peccare più”.

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Il nostro cuore è voglioso di condannare e di mettere alla prova Dio e la sua bontà, ma Gesù non condanna, non emette sentenze ma pone domande, non sarebbe il caso di imitarlo?

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domenica 17 marzo 2024

Ger 31,31-34 - Eb 5,7-9 - Gv 12,20-33 - V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Domenica 17 Marzo 2024
Dal libro del profeta Geremìa - Ger 31,31-34
 
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore.
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

1. Ecco verranno giorni oracolo del Signore nei quali con la casa d'Israele con la casa di Giuda IO CONCLUDERÒ UN'ALLEANZA NUOVA. È un oracolo, è una parola, una promessa che il Signore ha fatto. L'ALLEANZA NUOVA È GESÙ. GESÙ È IL MEDIATORE DELLA NUOVA ALLEANZA.
2. La nuova Alleanza non sarà come l'alleanza Antica cioè esterna (la Legge). Il Profeta annuncia con forza che DIO PORRÀ LA SUA LEGGE DENTRO DI LORO LA SCRIVERÀ NEL LORO CUORE. Detto in parole povere; “Dio ci apre la testa e ci mette dentro la legge” È DENTRO DI NOI, È UNO CON NOI…
3. Dio fa un’operazione di interiorizzazione dal di dentro CAMBIA LA NOSTRA TESTA, la apre, gli METTE DENTRO LA CAPACITÀ DI CAPIRE, DI VOLERE, DI PARLARE, DI AGIRE secondo il suo stile. Questo è l'obiettivo grandioso promesso da Geremia, e IL CRISTO LO HA REALIZZATO. Possiamo vivere come Gesù...

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 5,7-9
 
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

1. CRISTO È IL MEDIATORE DELLA NUOVA ALLEANZA, Egli HA OFFERTO SÉ STESSO. Partecipe della nostra sofferenza, HA OFFERTO PREGHIERE, SUPPLICHE, fino al forte grido sulla croce, E FU ESAUDITO. Le sue preghiere (ricordiamo l'agonia del Getsemani) vennero esaudite per il suo pieno abbandono, cioè per la sua obbedienza totale alla volontà del Padre... 
2. È stato esaudito NON nell'essere sottratto alla morte fisica, MA per essere STATO SOTTRATTO AL SUO POTERE (=fu liberato dalla morte) proprio in forza del suo pieno abbandono a Dio. Dio ha TRASFORMATO quella morte in un'esaltazione di gloria. 
3. Lui, che è il Figlio, IMPARÒ L'OBBEDIENZA CONCRETAMENTE DA QUELLO CHE PATÌ, e divenuto perfetto, cioè ordinato sacerdote, È CAPACE DI PORTARE L'UMANITÀ A DIO. Lui è entrato nel santuario Celeste e DIVENTA CAUSA DI SALVEZZA ETERNA PER TUTTI… 

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✠ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
1. L’Invito di questo Vangelo è di ESSERE MISSIONARI, di portare gli altri a CONOSCERE GESÙ. Ci sono dei Greci che provocano Filippo: lo costringono ad essere missionario. Filippo va da Andrea perché NON SI È MISSIONARI DA SOLI. NOI SIAMO MISSIONARI?

2. "Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto". IL FRUTTO E' LEGATO AL PROPRIO MORIRE, SOLO SE MUOIO PORTO FRUTTO. GESÙ NON CI ATTIRA COL SUCCESSO MA COL DONO TOTALE DELLA VITA. Allora non contano i nostri successi personali, ma quanto SAPPIAMO AMARE DONANDO LA VITA portando la croce. CONCRETAMENTE...

3. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? “PADRE, SALVAMI DA QUEST’ORA” Anche Gesù ha avuto paura della morte ma si è AFFIDATO al Padre. Nel momento delle nostre fatiche, delle nostre paure e delle nostre debolezze possiamo ritrovare la FORZA VERA, quella che ci spinge a donare la vita, in Gesù, questa forza VIENE DA DIO E FA VINCERE LA VITA. ED E' VITA VERA...

BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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 GESÙ

«Vogliamo vedere Gesù». Dio ha messo nel nostro cuore la nostalgia di Lui; il desiderio di cercarlo, e di continuare a cercarlo anche dopo averlo trovato. Dio si nasconde perché l’uomo lo cerchi. «Noi siamo eterni cercatori di Dio» (sant’Agostino). Abbiamo bisogno di Dio, poiché solo Lui può rigenerarci e appagare le nostre aspirazioni più profonde. Oggi e sempre, Lui solo può continuare a dire e a dare parole di vita.

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OMELIA - V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

 LECTIO DIVINA - V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) 


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