mercoledì 11 febbraio 2026

11.02.2026 - 1Re 10,1-10 - Mc 7,14-23 - Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.

 

Dal primo libro dei Re - 1Re 10,1-10

In quei giorni, la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle.
La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. Quindi disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d’Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia».
Ella diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone.
1. La regina di Saba intraprende un lungo viaggio per conoscere Salomone. La FAMA DELLA SAPIENZA di Salomone si diffonde naturalmente e chi ne sente parlare rimane INCURIOSITO – prima – poi AFFASCINATO… e SI METTE IN CAMMINO per toccare con mano quello di cui ha sentito parlare. L’EVIDENZA DEL BELLO…

2. La regina di Saba parte portandosi dietro le sue ricchezze, è pronta a mettere in difficoltà il re con i suoi enigmi, cioè PARTE CON L’IDEA CHE NON SIA VERO CIÒ CHE LE È STATO RIFERITO. Ben presto la regina si accorgerà che LA REALTÀ VA BEN OLTRE ciò che le era stato raccontato. IMPARIAMO LA LEZIONE!

3. La regina vede e interroga Salomone, HA UN ATTEGGIAMENTO APERTO E PRONTO A RICONOSCERE CIÒ CHE LUI DICE.  Facendo così, la Regina fu in grado di RICONOSCERE LA SAPIENZA DI DIO e fu CONTENTA di donare a Salomone i doni più preziosi: oro, aromi e pietre, e BENEDISSE IL SIGNORE CHE DONA TANTA BELLEZZA.

-----------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
 E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

 

Gesù ci insegna che la fonte dell’impurità, cioè di ciò che tiene lontano da Dio, sta “nel cuore”, cioè nella volontà/decisione dell’uomo. E' “dal cuore degli uomini che escono i propositi di male che poi vengono realizzati. 
Come i farisei anche noi siamo bravi ad individuare l’origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto. Questo modo di pensare – ammonisce Gesù – è ingenuo e miope. L’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origini nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male. E’ dunque attorno al cuore e dentro al cuore che bisogna vigilare!
Come vigilare il cuore? Rilanciando ogni giorno "un amore grande, puro e disinteressato" frutto di una spiritualità viva.

-------------------------------

Il male non è materiale ma spirituale. Eppure cerchiamo sempre qualcosa che sia oggettivamente “malvagio”, qualcosa o qualcuno. Non sappiamo che lo spirito, anche quello maligno, soffia dove vuole?

-------------------------------


📲 I MIEI SOCIAL:

11.02 BEATA MARIA VERGINE DI LOURDES - Giornata Mondiale del Malato

BEATA MARIA VERGINE DI LOURDES

L’11 febbraio 1858, presso la grotta di Massabielle a Lourdes, la Beata Vergine Maria apparve a Bernadette Soubirous, una ragazza di quattordici anni, poverissima, analfabeta e di salute fragile. Quel giorno Bernadette si trovava lungo il fiume Gave di Pau per raccogliere legna quando vide una “signora vestita di bianco”, con velo candido, cintura azzurra e due rose gialle ai piedi. La visione fece il segno della croce e invitò la fanciulla a pregare il Rosario. Così ebbe inizio un ciclo di 18 apparizioni che si concluse il 16 luglio dello stesso anno.

Nei primi incontri la Vergine non rivelò la propria identità, ma invitò Bernadette alla fedeltà, alla preghiera e alla perseveranza. Alla terza apparizione le disse parole decisive: «Non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell’altro», chiedendole di tornare alla grotta per quindici giorni. Il messaggio si fece presto più esigente: «Penitenza! Penitenza! Penitenza! Pregate Dio per i peccatori», accompagnato da gesti umilianti come baciare la terra e mangiare erba in segno di conversione.

Durante l’apparizione del 25 febbraio, Bernadette scavò nel fango su indicazione della Vergine e fece sgorgare una sorgente d’acqua destinata a diventare segno di guarigione e di vita nuova. «Andate a bere alla fonte e a lavarvi», disse Maria, unendo l’acqua alla chiamata alla purificazione del cuore. La giovane veggente fu derisa, minacciata dalle autorità civili e sottoposta a interrogatori, mentre il parroco di Lourdes, Dominique Peyramale, rimase scettico, chiedendo un segno chiaro e il nome della Signora.

Il 25 marzo 1858, solennità dell’Annunciazione, la Vergine rispose alla richiesta del sacerdote: «Io sono l’Immacolata Concezione», pronunciando in dialetto locale un titolo teologico definito dogmaticamente solo quattro anni prima e del tutto sconosciuto a Bernadette. Questa rivelazione colpì profondamente il parroco e segnò una svolta nel discernimento ecclesiale. Dopo un’attenta indagine, le apparizioni furono ufficialmente riconosciute nel 1862.

Fin dai primi anni si verificarono guarigioni inspiegabili e conversioni profonde, come quella del medico Alexis Carrel, futuro premio Nobel. A Lourdes la Chiesa ha sempre esercitato grande prudenza: su migliaia di guarigioni segnalate, solo 70 sono state riconosciute come miracoli. Ma la grazia più grande resta la conversione dell’anima. Bernadette, ritiratasi nel convento di Nevers, visse nascosta e umile fino alla morte, testimoniando che Lourdes non è fine a se stessa: il suo vero orizzonte è il Cielo.

 

Per noi oggi

1.     Cerchiamo miracoli per il corpo, ma siamo disposti a cambiare il cuore? Lourdes ci smaschera quando vogliamo la grazia senza conversione.

2.     Dio parla attraverso gli ultimi: siamo ancora capaci di ascoltare chi non ha titoli, potere o cultura?

3.     In un mondo che idolatra la scienza e il controllo, Lourdes ci provoca a riconoscere che non tutto è misurabile, ma tutto può essere redento.

Beata Maria Vergine di Lourdes, che, a quattro anni dalla proclamazione dell’Immacolata Concezione della beata Vergine, l’umile fanciulla santa Maria Bernardetta Soubirous più volte aveva visto nella grotta di Massabielle tra i monti Pirenei sulla riva del Gave presso la cittadina di Lourdes, dove innumerevoli folle di fedeli accorrono con devozione.

martedì 10 febbraio 2026

10.02.2026 - 1Re 8,22-23.27-30 - Mc 7,1-13 - Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal primo libro dei Re - 1Re 8,22-23.27-30

In quei giorni, Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea d’Israele e, stese le mani verso il cielo, disse:
«Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore.
Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito!
Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!».
1. DIO È PIÙ GRANDE DI TUTTO: nulla lo può contenere tanto meno un tempio. Solamente se l’uomo CUSTODISCE QUESTA CONSAPEVOLEZZA non cade nella tentazione di pensare di poter ridurre Dio alla propria misura e di imporre a Dio il nostro pensiero.

2. Il tempio che Salomone ha costruito è un segno ed un punto di riferimento perché il popolo possa rivolgersi a Dio che NON ABITA IL TEMPIO, MA CHE LÌ INCONTRA IL SUO POPOLO. Dio ha scelto questa dimora di cui dice: «Là è il mio nome». LÌ DIO È VICINO AL SUO POPOLO.   

3. Salomone alza le mani e innalza una preghiera al Signore per lodarlo e per chiedere. METTERSI IN PREGHIERA SIGNIFICA METTERSI IN RAPPORTO CON DIO. Qui è ripetuto con insistenza il verbo “ascolta”, cioè la richiesta che il Signore entri in relazione. COMINCIO A PREGARE CON LA SICUREZZA CHE IL SIGNORE NON È LONTANO, MA È VICINO E MI ASCOLTA. 

----------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,1-13

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti ,quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Anche noi potremmo chiederci: ma perché Gesù e i suoi discepoli trascurano queste tradizioni? In fondo non sono cose cattive, ma sono buone abitudini rituali, semplici lavaggi prima di prendere cibo. Ma perché Gesù non ci bada? Perché per Lui è importante riportare la fede al suo centro (…) Ed evitare un rischio, che vale per quegli scribi come per noi: osservare formalità esterne mettendo in secondo piano il cuore della fede’.
Il rischio del popolo è sempre attuale: riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre divinità che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura. Ne sei cosciente?

-------------------------------

Gesù e i suoi discepoli sono criticati perchè rompono il "si è sempre fatto così". Il tradizionalismo è comodo, rende passivi esecutori del passato. Perchè non ci piace essere, veramente, protagonisti?

-------------------------------

 

📲 I MIEI SOCIAL:

10.02 SANTA SCOLASTICA

SANTA SCOLASTICA

Santa Scolastica da Norcia (480-547), sorella di san Benedetto, è conosciuta principalmente grazie ai Dialoghi di san Gregorio Magno, che ne tramandano la figura spirituale e l’episodio più celebre della sua vita. Secondo una tradizione successiva, risalente al IX secolo, Scolastica e Benedetto erano gemelli, nati da una nobile famiglia romana; la madre sarebbe morta subito dopo il parto. Fin dall’infanzia Scolastica si consacrò a Dio, in profonda sintonia spirituale con il fratello, che abbandonò presto gli studi a Roma per fuggire la corruzione del mondo e dedicarsi totalmente alla vita monastica.

Quando Benedetto si stabilì definitivamente a Montecassino, Scolastica fondò un monastero femminile a Piumarola, poco distante, vivendo con le sue consorelle secondo la regola benedettina. Era una donna di grande profondità interiore e di forte ascesi: una delle sue principali raccomandazioni era l’amore per il silenzio, vissuto come spazio privilegiato per ascoltare Dio. “Tacete, o parlate di Dio”, diceva, rivelando una spiritualità essenziale e radicale.

Una volta all’anno, i due santi fratelli si incontravano in un luogo neutro, a metà strada tra i rispettivi monasteri, per condividere esperienze spirituali e lodare Dio. Durante l’ultimo di questi incontri, il dialogo si protrasse fino a sera. Scolastica chiese a Benedetto di rimanere ancora, per continuare a parlare delle gioie del cielo, ma il fratello rifiutò per fedeltà alla regola monastica, che non gli permetteva di passare la notte fuori dal monastero.

A quel punto Scolastica si mise in preghiera intensa. Immediatamente il cielo, fino ad allora sereno, si oscurò e scoppiò una violenta tempesta, con pioggia torrenziale, tuoni e fulmini, che rese impossibile il ritorno di Benedetto. Al rimprovero del fratello, Scolastica rispose con semplicità disarmante: aveva pregato lui senza essere ascoltata, ma Dio aveva accolto la sua preghiera. I due trascorsero così tutta la notte insieme, immersi in una comunione spirituale profonda. San Gregorio commenta l’episodio con una frase diventata celebre: “Poté di più, colei che più amò”.

Quattro giorni dopo, Benedetto ebbe la visione dell’anima di Scolastica salire al cielo come una colomba. Ne fece trasportare il corpo e lo fece seppellire nella tomba che aveva preparato per sé. Morì quaranta giorni dopo, suggellando una comunione che neppure la morte poté spezzare. Per questo Scolastica è venerata come patrona delle monache benedettine ed è invocata contro tempeste e fulmini, segni di una preghiera capace di “muovere il cielo”.

 

Per noi oggi

1.     A volte ci rifugiamo nella regola per non amare davvero: Scolastica ci chiede se obbediamo per amore o per paura di uscire dagli schemi.

2.     Crediamo che Dio ascolti solo la disciplina, ma la sua storia ci provoca a riconoscere che Dio ascolta soprattutto il cuore che ama.

3.     In un mondo che confonde efficienza e fedeltà, Scolastica ci ricorda che davanti a Dio non vince chi è più corretto, ma chi ama di più.

Memoria della deposizione di santa Scolastica, vergine, che, sorella di san Benedetto, consacrata a Dio fin dall’infanzia, ebbe insieme con il fratello una tale comunione in Dio, da trascorrere una volta all’anno a Montecassino nel Lazio un giorno intero nelle lodi di Dio e in sacra conversazione.

LA VERA MEDAGLIA D’ORO.

LA VERA MEDAGLIA D’ORO.

Luca Palla, sciatore paralimpico italiano, ha trasformato un dramma personale in un percorso di successo sportivo. A 18 anni ha subito un grave incidente sul lavoro che gli ha portato via una gamba; inizialmente gli è stata riattaccata sotto il ginocchio, ma i problemi persistenti lo hanno portato, nel 2021, all’amputazione e all’inserimento di una protesi transtibiale. Nonostante le difficoltà, Luca ha trovato nuova motivazione nello sport paralimpico: dopo un esordio nelle gare LV4 tra gli amputati, ha partecipato a Coppa del Mondo e Mondiali, ottenendo il suo miglior piazzamento con un ottavo posto in slalom.

 Ora, a 39 anni, vive una nuova vita sportiva e professionale, entrando nel Gruppo sportivo paralimpico della Difesa, e guarda alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 come a un obiettivo concreto, senza trascurare la passione per il ciclismo.

 La sua storia dimostra come resilienza, determinazione e sostegno familiare possano trasformare il dolore in traguardi straordinari, ispirando chiunque affronti sfide simili. Inoltre ci ricorda che Dio trasforma anche le ferite più profonde in opportunità di crescita.

 Il dolore e le perdite non sono mai fine a se stessi, ma possono diventare strumenti per realizzare la Sua volontà. La resilienza di Luca insegna che la fede non è assenza di difficoltà, ma la capacità di affrontarle con coraggio e speranza. Ogni caduta diventa occasione per rialzarsi, affidandosi alla Provvidenza e al sostegno di chi ci ama.

Il successo paralimpico non è solo personale, ma testimonia la bellezza della vita donata e vissuta pienamente. La famiglia, gli amici e la comunità sono doni di Dio che ci accompagnano nei momenti più difficili.

Dio ci chiama a scoprire la nostra vocazione anche attraverso le prove e le sfide inaspettate. Ogni traguardo raggiunto diventa lode a Lui, perché nulla è più grande del Suo disegno sulla nostra vita. La gioia e la gratitudine nascono dal cuore che riconosce la Sua mano anche nelle avversità.

Che la vicenda di Luca ci ispiri a fidarci sempre di Dio, a perseverare e a trasformare le difficoltà in strumenti di crescita spirituale.

 

Per noi oggi

 1.     Le difficoltà più grandi possono diventare trampolini per riscoprire scopi e passioni nascosti.

2.     Età e circostanze non definiscono i limiti: la vita può essere reinventata in qualsiasi momento.

3.     La resilienza non è solo mentale, ma richiede azione concreta, impegno quotidiano e coraggio di cambiare percorso.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

lunedì 9 febbraio 2026

09.02.2026 - 1Re 8,1-7.9-13 - Mc 6,53-56 - Quanti lo toccavano venivano salvati.

Dal primo libro dei Re - 1Re 8,1-7.9-13

In quei giorni, Salomone convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d’Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l’arca dell’alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa.
Quando furono giunti tutti gli anziani d’Israele, i sacerdoti sollevarono l’arca e fecero salire l’arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i levìti. Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all’arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità.
I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell’arca; i cherubini, cioè, proteggevano l’arca e le sue stanghe dall’alto. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull’Oreb, dove il Signore aveva concluso l’alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d’Egitto.
Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse:
«Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa,
un luogo per la tua dimora in eterno».
1. Il tempio di Gerusalemme è pronto per accogliere l’Arca dell’Alleanza. TUTTI GLI ISRAELITI PARTECIPANO AL MOMENTO in cui avviene il trasferimento dell’Arca, perché è un evento importante. D’ORA IN POI LÌ, IN UN LUOGO PRECISO, È POSSIBILE INCONTRARE IL SIGNORE, che rende speciale quel luogo con la sua presenza nella nube. ANCHE NOI abbiamo bisogno dei luoghi e dei segni concreti nei quali Dio si fa presente. Quali sono?

2. Il segno che Dio sceglie per stare con noi è ben poca cosa: sono due semplici tavole di pietra. IL SEGNO È PICCOLO, SEMPLICE, ORDINARIO, MA È PROPRIO LÌ CHE C’È IL SIGNORE. 

3. C’è anche la nube, elemento visibile di una presenza invisibile, che non aveva mai abbandonato il popolo nel deserto. DAVVERO IL SIGNORE CI ACCOMPAGNA SEMPRE e tutto ciò che ci capita o che facciamo durante le nostre giornate è importante per lui.

---------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,53-56

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
L’evangelista Marco insiste a descrivere le folle di persone che accorrono da Gesù portandogli i malati, che egli salva anche solo attraverso il contatto con il suo mantello. La potenza del Signore incrocia la vastità del bisogno delle persone e si lascia abbracciare dalla loro fiducia. L’evangelista parla di salvezza, e non di semplice guarigione. Non basta venire guariti nel corpo; occorre un incontro che guarisce il cuore e salva l’anima. L’incontro con Gesù è un’esperienza di salvezza piena.
Ma cosa significa essere salvati? Essere salvati vuol dire essere liberati dal male che ci abita. E solo Dio può salvare! E' il peccato che deve essere eliminato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo. 
E noi siamo attratti dal Signore? 

---------------------------------

Chi incontra Gesù, anche “di striscio”, guarisce. Se entra in qualche modo nella vita di un uomo, la trasforma. Siamo pronti a diventare quel lembo del mantello che fa da ponte tra Gesù e gli uomini?

---------------------------------


09.02 SANT'APOLLONIA

SANT’APOLLONIA

Il martirio di sant’Apollonia si colloca nel contesto delle violenze anticristiane scoppiate ad Alessandria d’Egitto a metà del III secolo, prima ancora delle persecuzioni ufficiali ordinate dall’imperatore Decio. La principale fonte storica è la Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, che riporta una lettera di san Dionigi, vescovo di Alessandria, indirizzata al vescovo Fabio di Antiochia. In essa si racconta come un indovino pagano avesse fomentato le folle contro i cristiani, scatenando un’ondata di persecuzioni popolari, violente e caotiche.

Non si trattò inizialmente di un’azione dello Stato, ma di una vera e propria caccia al cristiano condotta dal popolo: case saccheggiate, fedeli picchiati, lapidazioni e omicidi. San Dionigi ricorda tra le prime vittime un anziano di nome Metra e una donna chiamata Quinta, uccisi brutalmente, insieme a molti altri credenti costretti a fuggire o a nascondersi.

In questo clima di odio si consumò il martirio di Apollonia, donna anziana e definita dal vescovo come una “vergine di mirabili qualità”, cresciuta nella fede e dedita al servizio dei fratelli cristiani. Catturata dai persecutori, fu sottoposta a una tortura particolarmente crudele: le furono spezzati tutti i denti colpendole le mascelle. Successivamente venne condotta davanti a un rogo acceso, con la minaccia di essere bruciata viva se non avesse rinnegato Cristo recitando formule idolatriche.

Di fronte all’alternativa tra l’apostasia e la morte, Apollonia scelse senza esitazione la fedeltà a Cristo. Chiese solo un istante di libertà, e approfittandone si gettò spontaneamente tra le fiamme, anticipando i suoi carnefici. Il suo gesto, nato dal rifiuto radicale del peccato e dal desiderio di non separarsi da Dio, lasciò sbalorditi gli stessi persecutori, diventando un estremo annuncio silenzioso della verità del Vangelo.

Secoli dopo, Prosper Guéranger sottolineò come il coraggio di Apollonia smascheri la nostra debolezza spirituale: i santi appaiono “esagerati” solo perché vedono più lontano, misurando ogni cosa alla luce dell’eternità. Per questo la Chiesa la venera come martire e la invoca come patrona dei dentisti e di quanti soffrono per malattie ai denti, segno di come una sofferenza subita nella fede possa diventare sorgente di intercessione e speranza.

 

Per noi oggi

1.     Apollonia ci interroga sul prezzo della nostra fede: fino a che punto siamo disposti a rimanere fedeli a Cristo quando il mondo ci chiede di adeguarci o di tacere?

2.     In una cultura che fugge il dolore a ogni costo, il suo martirio ci provoca a riscoprire il valore salvifico della sofferenza offerta per amore.

3.     Noi temiamo di apparire “esagerati” come cristiani, ma i santi ci ricordano che il vero scandalo non è amare Dio troppo, bensì amarlo troppo poco.

Ad Alessandria d’Egitto, commemorazione di sant’Apollonia, vergine e martire, che dopo molte e crudeli torture ad opera dei suoi persecutori, rifiutandosi di proferire parole sacrileghe, preferì essere mandata al rogo piuttosto che rinnegare la fede.