mercoledì 6 maggio 2026

06.05.2026 - At 15,1-6 - Gv 15,1-8 - Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

Dagli Atti degli Apostoli - At 15,1-6

In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.
Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè».
Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

1. AD ANTIOCHIA ABBIAMO UNA PRIMA DIVISIONE NELLA COMUNITÀ sul problema della necessità dell'osservanza delle regole mosaiche per poter essere salvi. Paolo e Barnaba si oppongono. La comunità delega Paolo e Barnaba a CONSULTARE LE AUTORITÀ A GERUSALEMME, gli apostoli e gli anziani… INSIEME…

2. Paolo e Barbara riferirono tutto ciò che Dio ha compiuto per mezzo loro. CIÒ CHE È STATO FATTO È OPERA DI DIO PERCHÉ GLI APOSTOLI SONO MEDIATORI. Dio ha operato per mezzo degli Apostoli. DI FRONTE AL RACCONTO DEI FATTI SI OTTIENE DI NUOVO UNA OPPOSIZIONE…

3. Anche a Gerusalemme L'ASSEMBLEA SI DIVIDE. Bisogna arrivare a una soluzione. GLI APOSTOLI E GLI ANZIANI SI RIUNISCONO per esaminare questo problema...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

La parola di Gesù è chiara: se non resto in Lui, la mia esistenza inaridisce e fallisce, come un tralcio staccato dalla vite è destinato alla sterilità e alla distruzione. Cosa significa per me "stare in Lui" oggi? Significa vivere una relazione intima, di amicizia con Lui attraverso la preghiera, i sacramenti, la meditazione delle Scritture e  seguendo i suoi insegnamenti nella vita quotidiana.
Questo "stile cristiano" rende gloria al Padre. Il Padre affida a noi il compito di esprimere la sua cura paterna per gli uomini e ci dona la gioia e la pace di stare con Gesù Cristo sempre. La cura al prossimo richiede gesti concreti di amore, di solidarietà, di ascolto, promuovendo la giustizia e la pace nella comunità. Ci stai?

 

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06.05 BEATA PIERINA MOROSINI

 BEATA PIERINA MOROSINI

Pierina Morosini nasce nel 1931 a Fiobbio, in una famiglia numerosa dove cresce imparando il valore del lavoro, del sacrificio e della fede cristiana. Essendo la primogenita, sviluppa fin da giovane un forte senso di responsabilità verso i fratelli e la famiglia. Entra nell’Azione Cattolica, vivendo con impegno la sua formazione spirituale e maturando una profonda relazione con Dio. A soli quindici anni inizia a lavorare in fabbrica, affrontando con umiltà e dedizione anche i compiti più semplici. Nonostante la fatica, mantiene uno stile di vita fondato sulla preghiera, sulla disciplina e sull’attenzione agli altri. Il desiderio di consacrarsi emerge presto, ma sceglie di restare accanto ai suoi cari, trasformando la quotidianità in una vera vocazione. Nel 1947 emette privatamente i voti di castità, povertà e obbedienza, segno di una scelta interiore profonda e consapevole. Ispirata da Maria Goretti, decide di vivere una vita improntata alla purezza e alla coerenza morale. La sua esistenza, apparentemente semplice, è caratterizzata da una straordinaria intensità spirituale e da una costante ricerca del bene. Nel 1957, mentre torna dal lavoro, viene aggredita da un giovane e cerca di opporsi con fermezza, difendendo la propria dignità. Colpita mortalmente, muore dopo due giorni senza riprendere conoscenza, diventando esempio di fedeltà fino alla fine. La sua morte assume il significato di un vero martirio, perché testimonia la coerenza tra ciò in cui credeva e le sue azioni. Nel 1987 viene beatificata da Giovanni Paolo II, che la propone come modello di santità vissuta nella vita quotidiana. Pierina dimostra che non servono gesti straordinari per essere santi, ma è sufficiente vivere ogni giorno con amore, coerenza e coraggio. La sua vita interpella ancora oggi, invitando a non scendere a compromessi con il male e a difendere ciò che è giusto. In un mondo spesso confuso, la sua testimonianza resta un segno luminoso di autenticità e forza interiore.


Per noi oggi

  1. Viviamo in un tempo di libertà, ma quante volte rinunciamo ai nostri valori per paura del giudizio degli altri? Siamo davvero liberi, o semplicemente conformisti mascherati?

  2. Parliamo spesso di rispetto e dignità, ma siamo pronti a difenderli con la stessa determinazione di Pierina? Oppure scegliamo la via più facile quando costa meno fatica?

  3. Ammiriamo esempi come il suo, ma quanto siamo disposti a cambiare concretamente la nostra vita? La coerenza che celebriamo negli altri è davvero presente anche in noi?

Fiobbio di Albino, Bergamo, 7 gennaio 1931 - Bergamo, 6 aprile 1957 

Nella cittadina di Fiobbio di Albino vicino a Bergamo, beata Pierina Morosini, vergine e martire, che, a ventisei anni, mentre faceva ritorno a casa dalla fabbrica in cui lavorava, morì ferita a morte al capo nel tentativo di difendere dall'aggressione di un giovane la propria verginità consacrata a Dio. 
Nella diocesi di Bergamo la sua memoria si celebra il 6 maggio

"Impariamo la meditazione e la lettura assidua della vita dei Santi; lasciamoci guidare da una saggia direzione spirituale…"
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Giuliano di Roma, Frosinone, 19 gennaio 1813 - Il Cairo, Egitto, 6 maggio 1887

Al Cairo in Egitto, beata Maria Caterina Troiani, vergine del Terz’Ordine di San Francesco, che, mandata dall’Italia in Egitto, vi fondò la nuova famiglia delle Suore Francescane Missionarie.

"Camminare di virtù in virtù sino a giungere... alla beata Sionne celeste."

martedì 5 maggio 2026

05.05.2026 - At 14,19-28 - Gv 14,27-31 - Vi do la mia pace.

Dagli Atti degli Apostoli - At 14,19-28

In quei giorni, giunsero [a Listra] da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei, i quali persuasero la folla. Essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli si alzò ed entrò in città. Il giorno dopo partì con Bàrnaba alla volta di Derbe.
Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.
Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede. E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.
1. PAOLO SUBISCE UN TENTATIVO DI LAPIDAZIONE. Anche se non è morto, DEVE AVER PRESO PARECCHIE PIETRATE, visto che se ne sono andati lasciandolo come morto. Deve aver ricevuto parecchi lividi, E QUESTO È SOLO UN ESEMPIO DELLE GRAVI DIFFICOLTÀ CHE PAOLA HA SUPERATO… NON si ferma…

2. Paolo invita le comunità a RESTARE SALDE NELLA FEDE: è inevitabile che l'ingresso nel regno di Dio comporti questa fatica! non perdetevi d'animo! COSTITUIRONO PER LORO IN OGNI COMUNITÀ ALCUNI ANZIANI, PRETI. Paolo e Barnaba fondano le comunità, e quando le lasciano vi costituiscono DEGLI ANZIANI, DEI RESPONSABILI, DEI CAPOFAMIGLIA, DEI CAPO COMUNITÀ, e li affidarono al Signore nel quale avevano creduto…

3. Arrivati ad Antiochia, dopo tre anni, riunita la comunità, riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo di loro: DIO AVEVA APERTO AI PAGANI LA PORTA DELLA FEDE. È proprio vero, quello che è successo ad Antiochia succede dappertutto: DOVE IL VANGELO E ANNUNZIATO TROVA SEMPRE QUALCUNO CHE LO ACCOGLIE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,27-31a
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi". Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

 

"Vi lascio la pace, vi do la mia pace". Il mondo ci insegna la strada della pace con l’anestesia, col compromesso; anestetizza la realtà per non vedere la vera realtà della vita: la croce. La pace è frutto dell'amore totale di Gesù. Dunque la pace che Gesù ci dona è un regalo: è un dono dello Spirito Santo. E lo Spirito Santo è Dio. Lo Spirito Santo poi agisce in mezzo alle tribolazioni e ci conduce a donare la nostra vita, diffondendo la sua pace.
"Il principe del mondo, lo sappiamo, contro Gesù non può nulla". E allora affidiamoci a Lui! Satana vuole toglierci la pace che Gesù ci dona . La fede è uno scudo invincibile contro Satana, perché è partecipazione alla vittoria di Cristo. Impariamo dunque a conservare la pace di Cristo, quella vera, quella eterna.

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Il “principe del mondo” non può nulla contro Gesù, che è il principe della pace. Una pace diversa da quella del mondo. Che ci fa passare dal turbamento alla gioia. Non è forse il nostro vero desiderio?

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05.05 BEATA CATERINA CITTADINI

 CATERINA CITTADINI 

Caterina Cittadini nasce nel 1801 a Bergamo e vive fin da piccola l’esperienza del dolore e dell’abbandono, diventando orfana e trovando accoglienza in un orfanotrofio. In questo ambiente matura una profonda fede cristiana, una forte responsabilità e una grande capacità di amore verso gli altri. Dopo gli studi diventa maestra, scegliendo di dedicare la sua vita all’educazione delle ragazze, soprattutto le più povere ed emarginate. Trasferitasi a Somasca con la sorella Giuditta, sviluppa un progetto educativo fondato su valori di solidarietà, disciplina e spiritualità. Nonostante le difficoltà economiche e le prove personali, tra cui la morte della sorella, Caterina continua con determinazione la sua missione. Fonda una scuola e un educandato, dando vita a una vera comunità educativa. Il suo impegno non è solo professionale, ma anche profondamente vocazionale, perché vede nell’educazione un modo per servire Dio. La sua opera cresce fino a diventare un istituto religioso, anche se il riconoscimento ufficiale arriverà solo dopo la sua morte. Caterina affronta malattie, rifiuti e incomprensioni senza perdere la fiducia e la speranza, mostrando una straordinaria forza interiore. Muore nel 1857 lasciando un esempio di santità concreta, vissuta nella quotidianità e nel servizio agli altri. La sua eredità continua attraverso le Suore Orsoline, presenti ancora oggi nel mondo. La sua vita dimostra che anche nelle situazioni più difficili si può costruire qualcosa di grande attraverso la dedizione e l’amore.


Per noi oggi

  1. Se Caterina è riuscita a trasformare il dolore in impegno concreto, perché oggi spesso trasformiamo le difficoltà in scuse?

  2. In un mondo pieno di opportunità, perché manca ancora una vera dedizione agli altri come la sua?

  3. Siamo davvero disposti a vivere una fede attiva e coerente, o preferiamo una vita comoda senza responsabilità?

Bergamo, 28 settembre 1801 – Somasca, 5 maggio 1857

A Somasca vicino a Bergamo, beata Caterina Cittadini, vergine, che, rimasta orfana fin da piccola, fu educatrice umile e sapiente; si dedicò con impegno nel curare l’istruzione delle ragazze povere e l’insegnamento della dottrina cristiana, fondando per questo l’Istituto delle Suore Orsoline di Somasca. 

"La Madonna ha a cuore il bene vostro e la felicità eterna di tutti i suoi figli. 
AmateLa, carissime; imitate la sua umiltà, la sua fede, tutte sue virtù".


LA FEDE NON TI PROTEGGE, TI TRASFORMA.

LA FEDE NON TI PROTEGGE, TI TRASFORMA.

Gli esercizi spirituali quaresimali guidati da Mons. Erik Varden sottolineano un punto cruciale: la fede non è un’assicurazione contro le difficoltà. La Bibbia, attraverso figure come Abramo e Giobbe, mostra un Dio che si fa presente nelle sofferenze e non solo nei momenti di successo o sicurezza. Mary Ward invitava a “fare del nostro meglio e Dio ci aiuterà”, ma Varden ricorda che l’aiuto divino non è occasionale né automatico; non è un servizio d’emergenza da chiamare solo quando siamo in pericolo.

Il Salmo 90 descrive l’aiuto di Dio come una dimora, un sostegno permanente che ci permette di vivere e muoverci nella vita con coraggio e speranza. Giobbe rappresenta chi affronta il dolore senza spiegazioni: rifiuta le facili razionalizzazioni e cerca Dio nel mezzo della sofferenza, gridando al cielo per la sua presenza. Questo ci insegna che la religione non dovrebbe diventare una polizza assicurativa, in cui pensiamo di essere al sicuro dal male.

Attraversare le prove, il Lamento e la Minaccia, diventa un percorso necessario per crescere nella fede e scoprire una nuova profondità di Grazia. Dimorare nell’aiuto di Dio significa accogliere il dolore e la fragilità, sperimentando che la fede si manifesta soprattutto quando le nostre barriere vengono abbattute e la vita sembra fragile. Solo così possiamo diventare testimoni autentici e permettere anche agli altri di incontrare Dio.

 

PER NOI OGGI

1.     La fede non protegge dalla sofferenza: ti invita a camminarci dentro. Solo affrontando dolore e incertezza scopri la reale presenza di Dio nella tua vita.

2.     La religione non è una polizza assicurativa: non aspettarti risposte immediate. Il vero rapporto con Dio si costruisce nel Lamento e nella Minaccia, non nella sicurezza.

3.     Dimorare nell’aiuto di Dio richiede coraggio e vulnerabilità. Lascia cadere le tue barriere e scopri che la Grazia trasforma anche la sofferenza più profonda.

 

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lunedì 4 maggio 2026

04.05.2026 - At 14,5-18 - Gv 14,21-26 - Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

Dagli Atti degli Apostoli - At 14,5-18

In quei giorni, a Icònio ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi di aggredire e lapidare Paolo e Bàrnaba; essi lo vennero a sapere e fuggirono nelle città della Licaònia, Listra e Derbe, e nei dintorni, e là andavano evangelizzando.
C’era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato. Egli ascoltava Paolo mentre parlava e questi, fissandolo con lo sguardo e vedendo che aveva fede di essere salvato, disse a gran voce: «Àlzati, ritto in piedi!». Egli balzò in piedi e si mise a camminare. La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, si mise a gridare, dicendo, in dialetto licaònio: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!». E chiamavano Bàrnaba «Zeus» e Paolo «Hermes», perché era lui a parlare.
Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all’ingresso della città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla. Sentendo ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: «Uomini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano. Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che tutte le genti seguissero la loro strada; ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori». E così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall’offrire loro un sacrificio.
1. Un grande fraintendimento nella missione di Paolo e Barnaba a Listra. La gente rimane stupita per il segno compiuto, ma NON AVENDO LE CATEGORIE PER COMPRENDERE BENE in nome di chi i missionari hanno compiuto il miracolo di guarigione, li ritengono dei. E Tu le possiedi?

2. Agli dèi vanno offerti sacrifici. Il sacerdote di Zeus si fa avanti con tori e corone. Al veder ciò Barnaba e Paolo SI STRAPPANO LE VESTI, si precipitano tra la folla e GRIDANO LA VERITÀ DI DIO. L’errore si combatte con la verità, le tenebre con la luce, la menzogna con la testimonianza, con la storia. ALTRE VIE NON ESISTONO.

3. La folla non deve offrire loro alcun sacrificio. Loro SONO ESSERI MORTALI, esseri umani in tutto come loro. ESISTE UN SOLO DIO, IL DIO VIVENTE, IL CREATORE DI TUTTE LE COSE. Se c‘è un solo Dio, tutti gli altri dèi sono inesistenti. LA FOLLA DOVRÀ IMPEGNARSI IN QUESTA CONVERSIONE. La verità annunciata libera la mente dalla falsità, dalla vanità e dall’idolatria.

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+ Dal Vangelo secondo - Gv 14,21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uniti nel dimorare con coloro che seguono Gesù Cristo. Dio Padre ci ha donato il Figlio, che ha dato la sua vita per noi, e continua a mostrarci il suo amore attraverso lo Spirito Santo, che ci guida nella verità.
Di fronte a questo grande amore non possiamo che inchinarci e contemplare. Gesù ci ama e viene ad abitare la nostra vita insieme al Padre e allo Spirito; a noi è richiesto di amarlo con tutto il cuore e con la vita. Nei santi si manifesta la presenza di Dio, che trasfigura il loro volto e le loro opere. O Spirito Santo, orienta la mia volontà verso la tua, perché possa conoscerla, amarla e compierla efficacemente. Amen.

 

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04.05 BEATO TOMMASO (ACERBIS) DA OLERA CAPPUCCINO

FRA TOMMASO DA OLERA

Fra Tommaso da Olera nacque a Olera, in Val Seriana, nel 1563, e visse una giovinezza povera e semplice come pastorello. Rimasto analfabeta fino ai 17 anni, entrò nell’Ordine dei Cappuccini a Verona, dove imparò a leggere e scrivere.

Dimostrò subito grande virtù, dedicandosi con passione alla preghiera e alle opere di carità.
Fu addetto alla questua per decenni, ma il suo apostolato andava oltre il semplice chiedere l’elemosina. Visitava malati, confortava poveri, operava riappacificazioni e conversioni, promuovendo sempre il perdono. A Vicenza e Rovereto sostenne la costruzione di monasteri per suore, favorendo vocazioni religiose.

Nel 1618 era a Padova come portinaio, ma anche guida spirituale di persone illustri e nobili.
Divenne consigliere di arciduchi, imperatori e duchi, intervenendo anche in questioni religiose delicate.

A Monaco convertì al cattolicesimo il duca di Weimar e altre figure influenti. Non era sacerdote, ma parlava di Dio con sapienza, suscitando stupore e meraviglia. La sua vita era guidata da preghiera, digiuni, penitenze e costante attenzione agli altri.

Scrisse il “Concetti morali contra gli heretici”, un’opera difensiva della fede cattolica.
Riconosceva già l’Immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria, anticipando sviluppi futuri della dottrina. Promosse pellegrinaggi e la costruzione della prima chiesa in lingua tedesca dedicata all’Immacolata.

Morì a Innsbruck il 3 maggio 1631, lasciando un’eredità di santità e devozione popolare.
Fu sepolto nella cripta della Cappella della Madonna, dove i fedeli austriaci lo venerarono subito. Papa Giovanni XXIII lo definì “santo autentico e maestro di spirito”, Paolo VI lo ricordò come strumento di rinnovamento spirituale.
Il processo di beatificazione iniziò nel 1967 e culminò con la proclamazione a Beato nel 2013.

La sua vita dimostra che umiltà, obbedienza e fedeltà a Dio rendono straordinaria anche una vita semplice. Il frate bergamasco unì fede, azione e carità verso poveri e potenti del suo tempo. Resta esempio di come l’amore a Dio possa trasformare la società senza potere né ricchezze. Fra Tommaso ci ricorda che la santità si costruisce giorno per giorno, tra preghiera e servizio. Il suo esempio è ancora oggi guida per chi vuole vivere coerentemente la fede nella quotidianità.

3 conclusioni provocatorie per noi oggi

1.     Siamo disposti a servire Dio con umiltà e costanza, anche senza riconoscimenti né applausi?

2.     Usciamo dalla nostra zona di comfort per aiutare gli altri, oppure limitiamo la fede a gesti simbolici?

3.     Siamo capaci di influenzare positivamente chi ci circonda con la sola forza dell’esempio cristiano?

Olera, Val Seriana, Bergamo, 1563 - Innsbruck, Austria, 3 maggio 1631

Tommaso Acerbis nasce nel 1563 a Olera in provincia di Bergamo. Fino a 17 anni fa il pastore. Nel 1580 entra nel convento di Verona. Dopo essere stato in vari luoghi, dal 1619 fino alla sua morte risiede come frate questuante ad Innsbruck. Diventa la guida spirituale dell’arciduca Leopoldo V e della sua sposa, Claudia de' Medici; del principe di Salisburgo e di  Ferdinando II, imperatore d'Austria; di Massimiliano I e della moglie Elisabetta, duchi di Baviera. Nel 1654, duecento anni esatti prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, suggerisce a un facoltoso amico di costruire una chiesa da dedicare all'Immacolata. Fra’ Tommaso muore il 3 maggio 1631. Il 5 maggio viene sepolto con grande solennità nella chiesa dei Cappuccini di Innsbruck. È stato proclamato Beato il 21 settembre 2013.

... tutto darei per vostr'amore: altro amore non posso più capire che voi, o Dio.

 

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