lunedì 23 marzo 2026

23.03.2026 - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62 - Gv 8,1-11 - Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Dal libro del profeta Daniele - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62

In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.
Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno».
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte.
Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò».
Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.

1. Due vecchi depravati, ELETTI GIUDICI DAL POPOLO si invaghiscono di Susanna. Poiché resiste e si rifiuta, tentano il solito vile ricatto: O ACCETTI un rapporto sessuale O GRIDIAMO che qui c’era un giovane e così ti disonoriamo davanti a tutti. Giudici CORROTTI…

2. Susanna PREFERISCE RISCHIARE DI MORIRE. “Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, TU LO SAI che hanno deposto il falso contro di me! IO MUOIO INNOCENTE di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E IL SIGNORE ASCOLTÒ LA SUA VOCE.
Suscita le urla di un giovinetto… LA PROVVIDENZA…

3. “Allora TUTTA l'assemblea diede in grida di gioia e BENEDISSE DIO CHE SALVA COLORO CHE SPERANO IN LUI. In quel giorno FU SALVATO IL SANGUE INNOCENTE. E da quel giorno in poi Daniele DIVENNE GRANDE di fronte al popolo.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Una donna tanto odiata da essere trascinata seminuda e lacera e piena di vergogna di fronte a Gesù. Su tutte queste storie si posa uno sguardo d’amore. Lo sguardo di Gesù. Che oltrepassa la legge, per applicare la legge dell’amore e del perdono.
Gesù si siede ad insegnare. Si siede per scrivere per terra davanti all’adultera che sta per essere condannata. Si siede davanti al bisogno e alla fragilità umana. Si alza solo per caricarsi di tutti i peccati. Le pietre lasciate a terra si uniscono, e Lui diventa l’unica pietra scartata e diventata testata d’angolo, affinché a ognuno di noi si possa dire: “Va’, e non peccare più”.

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Il nostro cuore è voglioso di condannare e di mettere alla prova Dio e la sua bontà, ma Gesù non condanna, non emette sentenze ma pone domande, non sarebbe il caso di imitarlo?

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23.03 SAN TURIBIO DE MOGROVEJO, VESCOVO DI LIMA

SAN TURIBIO DI MOGROVEJO

San Turibio di Mogrovejo (1538–1606) fu arcivescovo di Lima e missionario instancabile nel Nuovo Mondo. Nato in Spagna da famiglia nobile, studiò diritto e divenne docente e giudice. Nonostante fosse laico e con poca esperienza ecclesiastica, fu scelto da papa Gregorio XIII come arcivescovo di Lima su segnalazione di re Filippo II. Accettò con umiltà, ricevette l’ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale, e partì per l’America consapevole della sua missione: rendere felice solo Nostro Signore.

Arrivato a Lima nel 1581, trovò una Chiesa debole e moralmente decadente, con interferenze dei viceré e pochi religiosi disponibili. Turibio riformò il clero, promosse il III Concilio Limense (1582–1583), istituì il primo seminario americano e curò l’evangelizzazione degli indigeni nelle loro lingue: spagnolo, quechua e aymara. Sostenne la catechesi per bambini, adulti e analfabeti, e aumentò il numero delle parrocchie da 150 a 250, collaborando con missionari francescani e domenicani.

Instancabile, percorreva chilometri a piedi, visitando villaggi e capanne degli indigeni, guidando spiritualmente e materialmente i bisognosi. Fondò scuole, ospedali, conventi e chiese e creò un contatto personale con i fedeli, dimostrando che l’amore concreto e l’impegno quotidiano sono la vera testimonianza cristiana. Cresimò decine di migliaia di persone e fu padre spirituale di futuri santi come Martino de Porres, Francesco Solano e Rosa da Lima, della quale scelse il nome.

Turibio visse con uno sguardo costante al cielo: considerava il presente come occasione per guadagnarsi la vita eterna e metteva Dio al centro di ogni azione. La sua santità nasce dalla dedizione totale, dalla cura pratica dei fedeli e dalla passione per la verità e la giustizia evangelica.

 

Per noi oggi

1. La santità si costruisce con azioni concrete, non solo con devozione privata.
Turibio camminava, parlava, insegnava e visitava ogni villaggio: la fede senza azione resta sterile.

2. La missione richiede sacrificio e fatica reale.
Migliaia di chilometri a piedi e una vita instancabile dimostrano che la santità costa impegno quotidiano.

3. Il tempo è il nostro tesoro più prezioso.
Ogni istante è opportunità per fare del bene; ignorare il presente significa perdere eternità, come ricordava Turibio.

Mayorga de Campos - León (Spagna), 16 novembre 1538 (1536?) - Saña (Perú), 23 marzo 1606

NELLO STESSO GIORNO: 
BEATA SIBILLINA BISCOSSI DOMENICANA
Pavia 1287 - 1367
A Pavia, beata Sibillina Biscossi, vergine, che, rimasta cieca dall’età di dodici anni, visse per sessantacinque anni in clausura presso la chiesa dell’Ordine dei Predicatori, illuminando con la sua luce interiore i molti che ricorrevano a lei.

 

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domenica 22 marzo 2026

Ez 37,12-14 - Rm 8,8-11 - Gv 11,1-45 - V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 22 Marzo 2026

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 37,12-14

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
    1. Il Signore vuole che il popolo SMETTA DI PENSARSI SENZA SPERANZA. Ezechiele annuncia TEMPI NUOVI, annuncia L'INTERVENTO FUTURO DI DIO che aprirà i nostri sepolcri, che ci ridarà vita facendo entrare in noi lo Spirito. Ci farà riposare nella terra che ha promesso di dare, L'HA DETTO E LO FARÀ…
    2. Quando queste cose si compiranno, allora il popolo crederà nella parola del Signore. SAPRÀ PER ESPERIENZA VISSUTA CHE OGNI PAROLA DI DIO È VERA. È verità: la Parola del Signore, ogni Parola di Dio, una volta pronunciata, uscita dalla sua bocca, SI COMPIE SEMPRE. In Cristo abbiamo il compimento...
    3. LA SPERANZA NON È UN FRUTTO CHE NASCE DALLA STORIA. Essa è il frutto della Parola del Signore che dice e le cose sono. LO SPIRITO VIENE E LE OSSA RIVIVONO. Non rivivono per un principio interno ad esse. Esse sono e rimangono ossa aride. RIVIVONO PERCHÉ IL SIGNORE MANDA DALL’ALTO IL SUO SPIRITO CHE DÀ LA VITA. 

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,8-11

    Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
    Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
    Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
      1. San Paolo ci parla di una CONTRAPPOSIZIONE NELLA NOSTRA VITA FRA LA CARNE E LO SPIRITO. La carne è il nostro istinto, è l'inclinazione al male, il nostro carattere; mentre lo Spirito è la vita di Dio, è lo Spirito santo che ci è stato dato, è la mentalità, lo stile stesso di Dio. 
      2. SE NOI VIVIAMO IN MODO ISTINTIVO NON POSSIAMO PIACERE A DIO, se ci lasciamo dominare dal nostro carattere noi siamo prigionieri della morte e del peccato, ma NOI NON SIAMO SCHIAVI DEL NOSTRO CARATTERE, NON SIAMO DOMINATI DAL NOSTRO ISTINTO. Per fortuna…
      3. NOI SIAMO SOTTO IL DOMINIO DELLO SPIRITO SANTO, abbiamo ricevuto lo Spirito che ci ha fatto risorgere. Il nostro corpo è morto per il peccato ma lo Spirito è vita per la giustizia. Lo Spirito ci rende giusti, ci rende CAPACI DI VITA NUOVA. Buona vita!

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      + Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 11,1-45

      In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
      All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
      Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
      Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
      Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
      Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
      Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
      Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

       

      1. DIO NON CI ABBANDONA AL NOSTRO “DESTINO” di morte. Mediante il suo Figlio ci porta a conoscere LA VITA CHE DURA PER L’ETERNITÀ, che non finisce mai. GESÙ NON È IMPASSIBILE E INDIFFERENTE DI FRONTE ALLA MORTE: si commuove, si turba e piange… IMPARIAMO da Gesù!

      2. “Io sono la risurrezione e la vita… CREDI QUESTO?”. Insieme a Marta dico e diciamo: Sì, o Signore, IO CREDO che TU sei la risurrezione e la vita. La TUA Parola è RISURREZIONE E VITA già OGGI e ci prepara a superare il confine della morte, per VIVERE SENZA FINE IN LUI. MEDITIAMO ogni giorno la sua PAROLA…

      3. Tre imperativi raccontano la risurrezione: ESCI, LIBERATI E VAI! Quante volte sono morto, quante volte ho perso la voglia di impegnarmi, di vivere e di amare. E poi un grido di un “amico” ha spezzato il silenzio “ESCI”, e “LIBERATI” dall’idea della morte come fine di una persona, e “VAI” che significa Vivi in eterno. DESTINATI ALLA VITA...
      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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      ESCI

      Puoi restare davanti alla tua tomba interiore, abituato al freddo e al silenzio. Cristo grida anche dentro le tue morti quotidiane e spezza ciò che ti tiene legato. La pietra non si toglie da sola: qualcuno deve fidarsi e obbedire alla Sua voce. La vita vera inizia quando esci da ciò che ti spegne e cammini verso la luce.

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      LECTIO DIVINA - V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

      OMELIA -  V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

       

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      Gv 11,1-53 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DI LAZZARO - V di Quaresima

      RITO AMBROSIANO
      DOMENICA DI LAZZARO - V di Quaresima
      DOMENICA 22 MARZO 2026

       

      + Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11, 1-53

      In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
      All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
      Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
      Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
      Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
      Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
      Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
      Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
      Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
      1. Nulla appare più certo e più forte della morte. Cristo vince la morte. E' vero: la morte ci spaventa, ma DIO NON CI ABBANDONA AL NOSTRO “DESTINO”. Mediante il suo Figlio ci porta a CONOSCERE LA VITA CHE DURA PER L’ETERNITÀ, che non finisce mai. SEGUIAMOLO...

      2. “Io sono la risurrezione e la vita… CREDI QUESTO?”. La fede nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro SGUARDO AL SENSO ULTIMO DELLA NOSTRA ESISTENZA: DIO HA CREATO L’UOMO PER LA RISURREZIONE E PER LA VITA ETERNA, e questa verità dona il senso al mio quotidiano. IO CREDO E SEGUO GESÙ...

      3. Senza la luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un SEPOLCRO SENZA FUTURO, SENZA SPERANZA». Perdiamo il senso della vita e ci attacchiamo a cose che non sono vita. CHE DISASTRO!

      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

      22.03 SANTA LEA, VEDOVA ROMANA

      SANTA LEA

      La figura di Santa Lea ci è nota soprattutto attraverso la Lettera ventitreesima di San Girolamo, scritta per consolare Santa Marcella dopo la morte della loro amica. Lea era una vedova romana appartenente a una classe sociale elevata, ma scelse liberamente di rinunciare a privilegi, ricchezze e prestigio per dedicarsi completamente a Cristo. Questa scelta rappresentò una conversione radicale, non solo esteriore ma soprattutto interiore.

       Lea entrò in una comunità religiosa e ne divenne guida, assumendo il ruolo di madre spirituale per molte giovani vergini consacrate. La sua autorità non derivava dal potere o dall’imposizione, ma dall’esempio: viveva con umiltà, indossava abiti semplici, si nutriva con sobrietà e trascorreva lunghe ore nella preghiera e nella vigilanza. Colei che un tempo era servita da molti, scelse di diventare serva di tutti, incarnando il modello evangelico della vera grandezza fondata sull’umiltà.

       Girolamo interpreta la sua morte non come una perdita, ma come una liberazione e una vittoria. Lea, che agli occhi del mondo sembrava insignificante, aveva in realtà conquistato una “corona di tranquillità” eterna. La sua vita dimostra che il valore autentico di una persona non si misura con criteri mondani, ma con la fedeltà a Dio.

       Per rafforzare questo messaggio, Girolamo confronta Lea con Vettio Agorio Pretestato, importante politico romano che cercò di restaurare il paganesimo. Mentre Pretestato godeva di gloria, onori e applausi pubblici, Girolamo suggerisce che la sua grandezza era solo temporanea. Dopo la morte, i ruoli si capovolgono: Lea, povera e dimenticata dal mondo, gode della felicità eterna, mentre la gloria terrena si rivela fragile e illusoria.

       Questo contrasto richiama direttamente il Vangelo e la parabola del ricco e del povero Lazzaro: ciò che appare forte e vincente nel presente può rivelarsi vuoto nell’eternità, mentre ciò che appare debole può essere eterno. La vita di Lea diventa così una testimonianza concreta che la vera sapienza consiste nel scegliere ciò che dura per sempre.

       Girolamo conclude con un insegnamento chiaro e radicale: non è possibile servire contemporaneamente Dio e il mondo. Chi desidera l’eternità deve riconoscere la fragilità della vita umana e orientare le proprie scelte verso ciò che non passa. Santa Lea rappresenta quindi un modello di libertà spirituale, perché ha saputo distaccarsi da tutto per ottenere il bene più grande.

       

      Per noi oggi

       1.     Il successo può essere una sconfitta. La società ci insegna a cercare potere, riconoscimento e successo. Ma la storia di Lea suggerisce che si può vincere agli occhi del mondo e perdere ciò che conta davvero.

       2.     Il valore di una vita non dipende dalla visibilità. Lea non era famosa né potente, ma la sua vita ha avuto un peso eterno. Questo mette in crisi la nostra ossessione per l’apparire, i risultati e l’approvazione degli altri.

       3.     Non si può avere tutto. Bisogna scegliere. Girolamo è radicale: non si può possedere sia Cristo che il mondo. Anche oggi ogni persona, consapevolmente o no, costruisce la propria vita su ciò che ritiene più importante.

      † Roma, 384

       

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      sabato 21 marzo 2026

      21.03.2026 - Ger 11,18-20 - Gv 7,40-53 - Il Cristo viene forse dalla Galilea?

      Dal libro del profeta Geremìa - Ger 11,18-20

      Il Signore me lo ha manifestato e io l’ho saputo; mi ha fatto vedere i loro intrighi. E io, come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che tramavano contro di me, e dicevano: «Abbattiamo l’albero nel suo pieno vigore, strappiamolo dalla terra dei viventi; nessuno ricordi più il suo nome».
      Signore degli eserciti, giusto giudice,
      che provi il cuore e la mente,
      possa io vedere la tua vendetta su di loro,
      poiché a te ho affidato la mia causa.

      1. Geremia viene odiato da molti per le sue parole. OPPRESSO DALLA PROPRIA GENTE, VITTIMA INNOCENTE, il profeta si paragona a un agnello mansueto che viene condotto al macello; un'immagine riferita al Messia che sarà anche lui perseguitato. 

      2. Seppure prostrato dalle sofferenze, Geremia CONTINUA A PRESENTARE CON FIDUCIA LA SUA CAUSA AL SIGNORE. Sa che Dio è un giudice giusto che "prova il cuore e la mente". 

      3. GEREMIA CHIEDE L’AIUTO DI DIO, perché lo difenda e lo custodisca. La sua PREGHIERA DI AFFIDAMENTO E DI CONSEGNA NELLE MANI DI DIO è suggerita anche a noi, quando ci troviamo messi da parte a causa delle nostre fedeltà al Signore.

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      + Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,40-53
      In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: "Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo"?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
      Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
      Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

      Gesù predica con autorità propria, come chi possiede una dottrina che trae da sé, e non come gli scribi che ripetevano tradizioni precedenti e leggi tramandate. Erano così: soltanto parole. Invece in Gesù, la parola ha autorità, Gesù è autorevole. E questo tocca il cuore.  L’insegnamento di Gesù ha la stessa autorità di Dio che parla; infatti, con un solo comando libera facilmente l’ossesso dal maligno e lo guarisce.
      Perché? Perché la sua parola opera quello che dice. Perché Egli è il profeta definitivo. Ma come mai la sua Parola fa nascere tanto dissenso, disagio o incertezza? Possiamo uscirne solo tramite l’esperienza. Il che esige una decisione e una mossa personale: andiamo a vedere che cosa dice e fa Gesù e verifichiamo nella nostra vita se quello che Lui propone è vero.

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      Nicodemo lotta contro il pregiudizio, il giudizio dato prima. Forse questo spiega perchè Gesù ci dice di non giudicare, perchè noi prima condanniamo e poi giudichiamo, confermando la sentenza?

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      21.03 SAN NICOLA DI FLÜE, PATRONO DELLA SVIZZERA

      SAN NICOLA DI FLÜE

      San Nicola di Flüe (1417–1487), patrono della Svizzera, nacque in una famiglia contadina e visse inizialmente una vita normale: fu soldato, marito e padre di dieci figli. Partecipò alla vita pubblica del suo Paese come consigliere, giudice e uomo stimato per la sua integrità. Tuttavia, era profondamente inquieto dentro e desiderava una vita più unita a Dio.

      Fin da giovane aveva avuto esperienze spirituali, ma la sua vocazione maturò lentamente. A circa cinquant’anni, dopo un intenso cammino interiore e con il consenso della moglie e dei figli, comprese che Dio lo chiamava a lasciare tutto per dedicarsi completamente alla preghiera. Si ritirò come eremita nella valle del Ranft, non lontano dalla sua casa, vivendo in solitudine, penitenza e contemplazione.

      Per quasi vent’anni condusse una vita radicale, nutrita — secondo numerose testimonianze — dalla sola Eucaristia. La sua esistenza, apparentemente nascosta e inutile agli occhi del mondo, divenne invece un punto di riferimento per molti. Persone semplici, politici e autorità si recavano da lui per chiedere consiglio, riconoscendo in lui un uomo illuminato da Dio.

      Il momento più decisivo della sua missione avvenne nel 1481, quando la Confederazione svizzera era sull’orlo di una guerra civile. Grazie al suo consiglio, i rappresentanti dei cantoni riuscirono a trovare un accordo e firmarono la Convenzione di Stans, salvando il Paese dalla divisione e dalla violenza. Così, un uomo ritirato dal mondo divenne strumento di pace per un’intera nazione.

      Nicola visse nella preghiera fino alla morte, diventando simbolo di unità, pace e fiducia in Dio. Fu canonizzato nel 1947 e rimane ancora oggi un esempio di come una vita nascosta possa avere un impatto immenso sulla storia.

       

      Per noi oggi

      1. Per salvare il mondo, bisogna prima uscire dal rumore del mondo
      Nicola ha cambiato la storia non con il potere, ma con il silenzio e la preghiera. Il vero cambiamento nasce dentro.

      2. Dio può chiedere scelte radicali, non mezze misure
      Lasciò tutto a cinquant’anni. La fede vera non è comoda, ma totalizzante.

      3. La preghiera non è inutile: è forza che sostiene la storia
      Un eremita salvò una nazione dalla guerra. La preghiera ha un potere reale, anche se invisibile.

      Flueli, Svizzera, 1417 - Sachseln, Svizzera, 21 marzo 1487


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