lunedì 25 maggio 2026

25.05.2026 - Gen 3,9-15.20 - Gv 19,25-34 - Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal libro della Gènesi - Gen 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
1. La storia dell'umanità inizia con un UOMO DISOBBEDIENTE. Proprio perché ha disobbedito L’UOMO HA PAURA DI DIO, teme la punizione, SCAPPA, SI NASCONDE, SI SCOPRE FRAGILE, DEBOLE E NUDO. E Dio lo va a cercare: “DOVE SEI?” È la domanda che Dio rivolge anche a NOI oggi...

2. DIO ENTRA NON PER PUNIRE MA PER LIBERARE L’UOMO DAL PECCATO. Qui abbiamo il primo annuncio della salvezza. DIO PROMETTE DI METTERE INIMICIZIA TRA IL SERPENTE E LA DONNA. Il serpente è il male, la ribellione è l'immagine dell'autonomia etica, dell'Indipendenza dell'uomo da Dio. E la donna è la MADRE dell'umanità è l'umanità stessa. Dio promette di METTERE INIMICIZIA FRA IL MALE E L'UMANITÀ mette dentro Ciascuna persona umana il senso di rifiuto del male. POSSIAMO RIFIUTIAMO IL MALE…

3. LA STIRPE DELLA DONNA (=il seme della donna) SCHIACCERÀ LA TESTA AL SERPENTE. IL SEME DELLA DONNA È IL MESSIA è colui che nascerà senza concorso d’uomo. Il Messia, il Cristo vince definitivamente il male. L’OBBEDIENTE HA VINTO LA DISOBBEDIENZA DI ADAMO. ADERIAMO AL SIGNORE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,25-34
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

 

Oggi, lunedì dopo Pentecoste, facciamo memoria di Maria Madre della Chiesa. La Chiesa, nata dall’effusione dello Spirito, può specchiarsi in Maria e riconoscere che la maternità che è chiamata a vivere debba sempre essere modellata su di lei.  
Dio non ha fatto a meno della Madre: a maggior ragione ne abbiamo bisogno noi. Gesù stesso ce l’ha data, non in un momento qualsiasi, ma dalla croce: «Ecco tua madre!» ha detto al discepolo, ad ogni discepolo. La Madonna non è un optional: va accolta nella vita. È la Regina della pace, che vince il male e conduce sulle vie del bene, che riporta l’unità tra i figli, che educa alla compassione. Abbiamo una madre, una madre che è con noi, ci protegge, che ci accompagna, che ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti della vita.

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Gesù ha sete. Quando incontra la Samaritana le chiede da bere. E anche ora, sulla croce, fa lo stesso. Svela all'uomo il mistero dell'uomo. Gli uomini hanno sete. Ma quale acqua stanno cercando?

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25.05 SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI VERGINE

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI 

Santa Maria Maddalena de' Pazzi, nata a Firenze nel 1566 con il nome di Caterina de’ Pazzi, apparteneva a una delle famiglie più nobili della città dominata dai Medici. Cresciuta in un ambiente ricco e prestigioso, comprese però molto presto che il vero tesoro non era il potere umano ma l’incontro profondo con Dio. Fin da bambina mostrò un’intensa vita spirituale e un forte amore per la preghiera. A soli sedici anni entrò nel Monastero di Santa Maria degli Angeli prendendo il nome di Maria Maddalena. La sua vita religiosa fu subito segnata dalla sofferenza fisica: una grave malattia le impediva perfino di stare sdraiata e pronunciò i voti seduta davanti all’altare della Vergine. In quel periodo iniziò a vivere profonde esperienze mistiche che le consorelle trascrissero in diversi manoscritti. Nei suoi colloqui spirituali emerge soprattutto l’invito ad amare Cristo crocifisso e a ricambiare il suo amore infinito per l’umanità. Tuttavia la santa non visse soltanto momenti di consolazione. Dal 1586 attraversò anni di intensa aridità spirituale, sentendosi abbandonata da Dio e combattuta da prove interiori durissime. Proprio dentro quella sofferenza maturò però un forte desiderio di rinnovamento della Chiesa. Scrisse lettere al Papa, ai cardinali e ai vescovi chiedendo una vera conversione spirituale e denunciando la tiepidità di tanti cristiani. Con coraggio affermava di parlare “per essere sposa e non serva” di Dio, vivendo con Lui un rapporto d’amore autentico e totale. Terminato il tempo della prova, si dedicò alla formazione delle novizie e ripeteva continuamente: “Venite ad amare l’Amore!”. Per lei il cristianesimo non era un insieme di regole fredde, ma una relazione viva e appassionata con Dio. Gli ultimi anni furono segnati dalla tubercolosi e da sofferenze molto pesanti, vissute però con abbandono e fiducia totale nel Signore. Morì a soli quarantuno anni nel 1607, ma la sua fama di santità si diffuse rapidamente. Fu beatificata da Papa Urbano VIII e canonizzata da Papa Clemente IX nel 1669. Ancora oggi il suo corpo incorrotto riposa nel monastero di Careggi a Firenze. La sua testimonianza ricorda che la vera santità nasce dall’amore e che anche le prove più dure possono diventare luogo di incontro con Dio. In un mondo spesso distratto e superficiale, Maria Maddalena de’ Pazzi continua a insegnare che il cuore umano trova pace solo quando si lascia consumare dall’amore di Dio.

Per noi oggi:

  1. Maria Maddalena de’ Pazzi cercava Dio nel silenzio e nella preghiera profonda.
    Noi oggi sappiamo ancora fermarci davanti a Dio oppure viviamo continuamente distratti e pieni di rumore?

  2. La santa denunciava la tiepidità dei cristiani del suo tempo con grande coraggio.
    Anche la nostra fede rischia forse di essere abitudine, senza passione e senza vero amore per Cristo?

  3. Lei ha vissuto malattia, aridità e sofferenza senza smettere di fidarsi di Dio.
    Noi invece, davanti alle prime difficoltà, quanto facilmente perdiamo speranza e fede?

Firenze, 2 aprile 1566 - 25 maggio 1607

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine dell’Ordine delle Carmelitane, che a Firenze in Cristo condusse una vita nascosta di preghiera e di abnegazione, pregò ardentemente per la riforma della Chiesa e, arricchita da Dio di doni straordinari, fu per le consorelle insigne guida verso la perfezione.

“Dio solo vi basti, non vi preoccupate più dei parenti ne di qualunque altra cosa terrena; vi assicuro che troverete in Dio ogni vero bene e sarete appagata in ogni vostro desiderio”.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN BEDA DETTO IL VENERABILE Sacerdote e dottore della Chiesa
Monkton in Jarrow (Inghilterra) 672-673 - Jarrow, 25 maggio 735
San Beda il Venerabile, sacerdote e dottore della Chiesa, che, servo di Cristo dall’età di otto anni, trascorse tutta la sua vita nel monastero di Jarrow nella Northumbria in Inghilterra, dedito alla meditazione e alla spiegazione delle Scritture; tra l’osservanza della disciplina monastica e l’esercizio quotidiano del canto in chiesa, sempre gli fu dolce imparare, insegnare e scrivere.

SAN GREGORIO VII Papa
Soana, Grosseto, ca. 1020 - Salerno, 25 maggio 1085
San Gregorio VII, papa, che, portando il nome di Ildebrando, condusse dapprima la vita monastica e con la sua attività diplomatica aiutò molto i pontefici del suo tempo nella riforma della Chiesa; salito alla cattedra di Pietro, rivendicò con grande autorità e forza d’animo la libertà della Chiesa dal potere secolare e difese strenuamente la santità del sacerdozio; per tutto questo, costretto ad abbandonare Roma, morì in esilio a Salerno.

SAN DIONIGI, vescovo - MILANO
n. Alessandria d’Egitto fine del II sec. - + Cappadocia 264
A Milano, commemorazione di san Dionigi, vescovo, che per la sua retta fede fu relegato dall’imperatore ariano Costanzo in Armenia, dove concluse la sua vita insignito del giusto titolo di martire.


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domenica 24 maggio 2026

At 2,1-11 - 1Cor 12,3-7.12-13 - Gv 20,19-23 - DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO A)

Domenica 24 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 2,1-11
 
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

1. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo ed è la Persona divina che diffonde nel mondo LA POSSIBILITÀ DI IMITARE CRISTO, DANDO CRISTO AL MONDO E FACENDOLO VIVERE IN NOI.

2. I discepoli erano tutti insieme nello stesso luogo, giunto il giorno di Pentecoste, avvennero dei fenomeni teofanici (vento, fuoco, come al Sinai) cioè manifestatori di Dio. TUTTI FURONO COLMATI DI SPIRITO SANTO. Adesso LO SPIRITO COMPIE LA LEGGE che era stata data, li rende CAPACI DI VIVERLA NELLA REALTÀ.

3. GLI APOSTOLI DIVENTANO CORAGGIOSI, CAPACI DI TESTIMONIARE quello che è successo a Gesù. Sono capiti in tutte le lingue, è l'inizio di una apertura universale. Gli ascoltatori sentono e capiscono quello che Pietro intende dire ED È LO SPIRITO, L'AMORE DI DIO CHE RENDE POSSIBILE LA COMUNICAZIONE, è iniziata l'evangelizzazione…

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 12,3-7.12-13
 
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

1. L’Apostolo Paolo dice che solo sotto l'azione dello Spirito Santo noi possiamo fare la professione di fede e dire: “Gesù è il Signore”. ARRIVIAMO A CREDERE PERCHÉ LO SPIRITO CI HA APERTO IL CUORE, ci ha dato la capacità di riconoscere in Gesù il Signore. Invochiamolo ogni giorno.

2. Con un’abile formula trinitaria l'apostolo presenta DIVERSITÀ E UNITÀ: diversi Carismi, uno solo è lo Spirito - diversi ministeri, uno solo è il Signore Gesù - diverse attività, uno solo è Dio il Padre. TRE PERSONE DIVINE SONO UN'UNICA REALTÀ, ORIGINE DI TUTTA LA MOLTEPLICITÀ DEI CARISMI DEI MINISTERI E DELLE ATTIVITÀ: è Dio che opera tutto in tutti E A CIASCUNO È DATA UNA MANIFESTAZIONE PARTICOLARE dello Spirito per l'utilità.

3. Lo Spirito da a ciascuno dei doni per l'utilità. QUELLO CHE LO SPIRITO DONA CI SERVE PER VIVERE E PER VIVERE BENE. Come in un corpo ogni elemento collabora con gli altri, tutti siamo stati battezzati in un unico spirito, tutti ci siamo dissetati da un solo spirito, e LO SPIRITO COMPIE LA PASQUA DI CRISTO e nella nostra vita L'EFFICACIA DELLA PASQUA È REALIZZATA DAL DONO DELLO SPIRITO SANTO.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

1. “PACE A VOI” GESÙ RISORTO È LA NOSTRA PACE: PACE con Dio, PACE con gli uomini, PACE con il creato, PACE con se stessi. Infatti Gesù risorto ha vinto ciò che è causa della disarmonia di tutto: il male, il peccato. ACCOGLIAMO GESÙ NELLA NOSTRA VITA...
2. “SOFFIÒ E DISSE LORO: RICEVETE LO SPIRITO SANTO”. Gesù ripete lo stesso gesto del Creatore quando creò la persona. E’ LO SPIRITO SANTO IL LIEVITO NECESSARIO PERCHÉ L’UOMO SIA UNA NUOVA CREATURA e nello stesso tempo costruttore di vita. INVOCHIAMOLO OGNI GIORNO!!
3. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati” A tutti noi dà il potere di perdonare. RIUSCIREMO TUTTI A DONARE IL PERDONO A COLORO CHE CI HANNO OFFESO, grazie alla Luce dello Spirito Santo, Spirito di Dio, che è Amore. CHI POSSO PERDONARE OGGI?
BUONA DOMENICA DI PENTECOSTE...

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SPIRITO SANTO

"Lo Spirito Santo è il principio divino animatore della Chiesa. È vivificante. È unificante. È illuminante. È operante. È consolante. È santificante, in una parola: conferisce alla Chiesa questa prerogativa, d'essere santa". Per questo è vitale, per una autentica vita cristiana, invocare lo Spirito Santo. Invochiamolo spesso, perché scenda in noi ad istruirci sulle verità divine; infonda in noi le sue virtù; ci doni la gioia della sua vivificante presenza...

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LECTIO DIVINA - DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)

OMELIA -  DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO A)


Gv 14,15-20 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DI PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA DI PENTECOSTE
Domenica 24 maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-20

 + Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

1. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. L'AMORE per una persona, e anche per il Signore, si dimostra NON CON LE PAROLE, MA CON I FATTI. Ne consegue il DESIDERIO DI LEGARE LA NOSTRA VITA A GESÙ e, attraverso di Lui, al Padre. VOGLIAMO ESSERE SUOI AMICI NON A PAROLE, MA "NEI FATTI E NELLA VERITÀ"!
2. Per realizzare questo desiderio Gesù promette l'effusione dello Spirito Santo ai suoi discepoli. PROPRIO GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO, TUTTI POSSIAMO VIVERE LA STESSA VITA DI GESÙ. Lo Spirito CI INSEGNA OGNI COSA, ANZI L'UNICA COSA INDISPENSABILE: amare come ama Dio. PREGHIAMOLO OGNI GIORNO: VIENI SANTO SPIRITO...
3. "Non vi lascerò orfani". LA PRESENZA DI CRISTO IN ME È GIÀ DATA, È DENTRO, È INDISSOLUBILE, fontana che non verrà mai meno. "Io vivo e voi vivrete" la missione di Gesù è dare vita ed è anche la nostra missione: ESSERE TUTTI NELLA VITA DATORI DI VITA. PORTIAMO VITA...
BUONA DOMENICA...

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24.05 BEATA VERGINE MARIA AUSILIATRICE

MARIA AUSILIATRICE 

La devozione a Maria Ausiliatrice ha origini antichissime e accompagna la storia della Chiesa fin dai primi secoli del cristianesimo. Già i cristiani di lingua greca invocavano la Vergine Maria con il titolo di Boetheia, cioè “aiuto”, riconoscendola come madre premurosa e sostegno dei credenti nelle prove della vita. San Giovanni Crisostomo e molti santi dell’antichità la chiamavano così, affidandosi alla sua protezione e alla sua intercessione. Dopo la storica battaglia di Battaglia di Lepanto, Papa Pio V inserì nelle Litanie Lauretane l’invocazione “Auxilium Christianorum”, cioè “Aiuto dei cristiani”. Successivamente Papa Pio VII istituì la festa liturgica di Maria Ausiliatrice il 24 maggio, come segno di gratitudine per il suo ritorno a Roma dopo la prigionia napoleonica. Tuttavia fu soprattutto San Giovanni Bosco a diffondere nel mondo questa devozione. A Valdocco, quartiere di Torino segnato dalla povertà e dall’abbandono dei giovani, Don Bosco sentì la presenza concreta della Madonna che gli chiese di costruire una chiesa a lei dedicata nel luogo del martirio dei santi Avventore e Ottavio. Da quella richiesta nacque il grande Santuario di Maria Ausiliatrice, consacrato nel 1868, divenuto centro spirituale per migliaia di giovani e famiglie. Don Bosco vedeva in Maria una madre vicina, concreta, capace di guidare e sostenere soprattutto i più fragili. Anche il Concilio Vaticano II, nella costituzione Lumen Gentium, ricorda che Maria continua la sua maternità spirituale verso tutti i credenti ed è invocata come Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice. Maria Ausiliatrice non è quindi una devozione sentimentale, ma la certezza che Dio non lascia soli i suoi figli. Nelle difficoltà personali, nelle crisi familiari, nelle paure e nelle fatiche quotidiane, Maria continua a indicare Cristo e ad accompagnare il cammino della Chiesa. Guardando a lei impariamo la fiducia, la perseveranza e la capacità di restare accanto agli altri con amore materno. In un tempo in cui molti si sentono smarriti e senza punti di riferimento, Maria Ausiliatrice ricorda che nessuno è abbandonato e che la fede può ancora illuminare la vita concreta di ogni giorno.

Per noi oggi:

  1. In tanti momenti difficili cerchiamo aiuto ovunque, ma spesso dimentichiamo la forza della preghiera e dell’affidamento a Dio.
    Maria Ausiliatrice è davvero una presenza nella nostra vita oppure solo un titolo che ricordiamo nelle feste?

  2. Don Bosco ha costruito opere immense partendo dalla fiducia nella Madonna e dall’amore per i giovani.
    Noi oggi sappiamo ancora prenderci cura dei più fragili oppure pensiamo soltanto ai nostri problemi?

  3. Maria accompagna chi è smarrito e indica sempre Cristo come strada di salvezza.
    Ma noi vogliamo davvero lasciarci guidare da Dio o preferiamo vivere facendo tutto da soli?


Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo cristiano nella sua continua lotta per la diffusione del Regno di Dio. “Auxilium Christianorum”, ‘Aiuto dei Cristiani’, è il bel titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche nelle litanie a lei dedicate dette anche Lauretane perché recitate inizialmente a Loreto.

«La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice: i tempi corrono così tristi che abbiamo bisogno che la Vergine Santa ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana». Don Bosco.

sabato 23 maggio 2026

23.05.2026 - At 28,16-20.30-31 - Gv 21,20-25 - Questo è il discepolo che testimonia queste cose...

Dagli Atti degli Apostoli - At 28,16-20.30-31

Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia.
Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena».
Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento.

1. Paolo a Roma vuole chiarire la sua posizione. È in attesa del processo, ma ancora una volta DICHIARA SOLENNEMENTE LA SUA FEDELTÀ AL GIUDAISMO: “Non ho fatto nulla contro il mio popolo e contro le usanze dei padri”.

2. Non abbiamo il racconto del processo ma ABBIAMO LA CORSA DELLA PAROLA dall'inizio fino all'anno 63. PAOLO VIVE in domicilio coatto, riceve, comunica, scrive varie lettere. NON È FERMO, NON SI LAMENTA…

3. Paolo compie un'opera di evangelizzazione. Collabora con la comunità Cristiana di Roma, ANNUNZIA IL REGNO DI DIO, INSEGNA LE COSE RIGUARDANTI IL SIGNORE GESÙ CRISTO con tutta franchezza e senza impedimento. LA FRANCHEZZA DELL'APOSTOLO HA PERMESSO ALLA PAROLA DI DIO DI RAGGIUNGERE ANCHE NOI QUI E ADESSO.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,20-25
In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Pietro disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di Giovanni?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Sembra che Gesù voglia dire a Pietro: “hai già il tuo compito, la tua missione, ricevuta dalle mie mani e dal mio cuore, perché vai cercando altro rispetto a questo? Perché sogni altro rispetto ai doni che io ti ho fatto e che continuo a farti?”. A volte ci sono persone che vivono di questo: vorrebbero fare altro, essere altro, e così vivono di invidia e gelosia. Si può vivere pieni di doni del Signore e non essere mai contenti. Potrebbe capitare così anche a te, se non tieni presente l’invito alla sequela: «Tu Seguimi». 
"Tu seguimi" sono le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni. Sono rivolte non solo al discepolo amato, ma a tutti i discepoli che verranno. In questa vigilia di Pentecoste, ci domandiamo: come sto seguendo il Signore?

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Il Vangelo si conclude ricordando che è solo una selezione fra i tanti racconti possibili sulla vita di Gesù. Il resto dei racconti sta a noi scriverlo, con la nostra vita. Siamo tutti evangelisti, lo sapevamo?

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23.05 SAN GIOVANNI BATTISTA DE' ROSSI SACERDOTE

SAN GIOVANNI BATTISTA DE’ ROSSI 

Nato nel 1698 a Voltaggio, in Piemonte, San Giovanni Battista de’ Rossi rimase presto orfano e si trasferì a Roma in giovane età per studiare presso i gesuiti e successivamente alla Sapienza e allo studio domenicano di Santa Maria sopra Minerva.

Fin da giovane mostrò una grande intelligenza e una forte sensibilità spirituale, ma fu colpito da crisi epilettiche che sembravano impedirgli il sacerdozio. Nonostante ciò, grazie a una dispensa ecclesiastica, riuscì a essere ordinato sacerdote nel 1721. La sua vita fu segnata da una profonda dedizione ai poveri, ai malati e alle persone emarginate: visitava gli ammalati nelle case, aiutava i senza tetto e insegnava la dottrina cristiana ai giovani.

Divenne presto conosciuto a Roma come una figura simile a San Filippo Neri, per la sua bontà e la sua capacità di avvicinare le persone a Dio con dolcezza. Fondò anche una pia unione di sacerdoti dedicati alla carità e al servizio pastorale. Un tratto particolare della sua vita fu la grande sofferenza personale, non solo per la malattia, ma anche per incomprensioni e accuse ingiuste, alle quali rispose sempre con pazienza e perdono.

Emblematico è il rapporto difficile con un parente canonico che lo maltrattò fisicamente e moralmente, ma che egli continuò ad assistere fino alla morte. Dopo aver ottenuto la facoltà di confessare, il suo ministero divenne intensissimo: i fedeli accorrevano da tutta Roma per ricevere il perdono di Dio attraverso di lui, attratti dalla sua misericordia e dal suo equilibrio spirituale.

Continuò a esercitare il suo servizio fino a quando la salute, già fragile, non peggiorò definitivamente. Morì nel 1764, lasciando una testimonianza forte di umiltà, pazienza e dedizione totale al sacramento della riconciliazione. Fu canonizzato nel 1881.

Per noi oggi:

1. Oggi molti evitano il confronto con la propria coscienza e con il proprio limite.
San Giovanni Battista de’ Rossi visse invece mettendo proprio la fragilità al centro del servizio agli altri.

2. Il perdono è spesso visto come qualcosa di teorico o distante dalla vita reale.
Lui lo praticò quotidianamente, anche verso chi lo feriva personalmente.

3. Viviamo in un tempo in cui si parla molto di benessere psicologico ma poco di guarigione interiore profonda.
Il suo ministero ricorda che, per la tradizione cristiana, la vera liberazione passa anche attraverso il perdono ricevuto e donato.


Voltaggio, Genova, 22 febbraio 1698 - 23 maggio 1764

A Roma, san Giovanni Battista de Rossi, sacerdote, che accolse i poveri e i più emarginati, insegnando loro la sacra dottrina. 

Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori.