venerdì 18 settembre 2026

18.09.2026 - 1Cor 15,12-20 - Lc 8,1-3 - C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,12-20

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
1. Cristo è risorto: come possono dire alcuni di voi che non c'è risurrezione dai morti? Guardate che se non c'è risurrezione dei morti neanche Cristo è risorto, ma SE CRISTO NON È RISORTO È TUTTO INUTILE, tutta la nostra predicazione Cristiana è vuota, insignificante, inconsistente, E VOI SIETE ANCORA NEI VOSTRI PECCATI.
2. Paolo dopo avere fatto un ragionamento per assurdo termina affermando con forza che CRISTO È RISORTO DAI MORTI ED È LA PRIMIZIA DI COLORO CHE SONO MORTI, è su di Lui che si fonda la nostra vita. Cristo ha vinto il peccato e la morte, Cristo è la nostra speranza e questa speranza è fondata sulla sua risurrezione.
3.Dentro il Santo sepolcro a Gerusalemme, sulla lastra dove fu posto il corpo di Gesù c'è una scritta in greco che dice: LA SORGENTE DELLA NOSTRA RISURREZIONE. La tomba vuota è la sorgente della nostra risurrezione. LA RISURREZIONE DI CRISTO È LA FORZA CHE DÀ VITA ALLA NOSTRA ESISTENZA. Beati voi poveri che confidate nella risurrezione di Cristo.

------------------------------------------------

Dal vangelo secondo Luca - Lc 8,1-3
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. 
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. 

 

Non solo i Dodici seguono Gesù, ma anche delle donne; alcune facoltose, altre piene di gratitudine per essere state liberate dal male. Questi uomini e queste donne sono la prima semente della Chiesa: una compagnia di persone che amano e seguono il Signore. 
C'erano alcune donne, alcune delle quali con un passato peccaminoso. Questo serviva a rendere evidente che questa piccola iniziale comunità era fondata e guidata da Dio, altrimenti non avrebbe retto con questi membri così poco "adatti". Anche noi non facciamoci abbagliare dalle categorie del mondo e concentriamoci piuttosto su quello che Dio giudica importante. Anche noi impariamo ad amare e seguire il Signore, è Lui la nostra via...

---------------------------------------------------------------

Gesù nella sua “compagnia” accoglie tutti: uomini, donne, poveri, ricchi, indemoniati...Proprio difficile accogliere tutti, senza selezione all’ingresso; l’avverbio “insieme” non è il più ostico di tutti?

--------------------------------------------------------------- 

 

📲 I MIEI SOCIAL:

18.09 SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

San Giuseppe da Copertino, patrono degli studenti, è una testimonianza sorprendente della potenza di Dio nella fragilità umana. Da bambino fu costretto a lasciare presto la scuola a causa di una lunga malattia. Quando guarì, maturò il desiderio della vita religiosa, ma fu respinto da alcuni conventi perché considerato incapace e inadatto.
Alla fine fu accolto dai francescani conventuali, dove continuò il suo cammino con grande buona volontà. Studiava con fatica e si definiva umilmente «fratel Asino», riconoscendo i propri limiti. Durante l’esame per il diaconato, la Provvidenza lo aiutò attraverso un passo del Vangelo che era l’unico che conosceva bene. Anche nell’esame per il sacerdozio sperimentò quanto poteva fare affidandosi totalmente a Dio.
La sua umiltà e la preghiera costante attirarono grandi doni spirituali. Divenne famoso soprattutto per le levitazioni, che egli stesso avrebbe voluto nascondere. Bastava talvolta un salmo, un’immagine sacra o il momento della Messa perché fosse rapito in estasi. La sua fama crebbe tanto che persino l’Inquisizione volle verificare con attenzione questi fenomeni. Dopo aver assistito personalmente a una sua estasi, i giudici esclusero che vi fosse inganno.
Giuseppe fu trasferito in diversi conventi, cercando inutilmente di vivere nel nascondimento. La sua vita era completamente centrata sull’Eucaristia, vero cuore delle sue giornate. La sua storia ci ricorda che i nostri limiti non sono necessariamente ostacoli all’opera di Dio. Dio non sceglie sempre i più capaci secondo i criteri del mondo, ma spesso manifesta la sua grandezza attraverso i piccoli e gli umili. San Giuseppe insegna agli studenti e a ciascuno di noi a non scoraggiarsi davanti alle proprie difficoltà.
Quando ci affidiamo a Dio con umiltà e perseveranza, ciò che sembra debole può diventare uno strumento della sua grazia. La vera sapienza non consiste nel sentirsi capaci di tutto, ma nel riconoscere che abbiamo bisogno di Dio.

per noi oggi

1. Quante volte ci arrendiamo perché ci sentiamo incapaci, pensando che Dio non possa fare nulla attraverso di noi?
San Giuseppe ci provoca a credere che proprio la nostra fragilità, consegnata a Dio, può diventare una forza.

2. Cerchiamo continuamente di dimostrare quanto valiamo, oppure sappiamo riconoscere con umiltà i nostri limiti?
Dio non ha bisogno della nostra perfezione, ma di un cuore disponibile e fiducioso.

3. Davanti alle difficoltà nello studio, nel lavoro o nella vita, scegliamo lo scoraggiamento o la perseveranza?
San Giuseppe ci ricorda che chi si affida a Dio può andare oltre ciò che umanamente sembra impossibile.
Copertino (Lecce), 17 giugno 1603 – Osimo (Ancona), 18 settembre 1663
A Osimo nelle Marche, san Giuseppe da Copertino, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, che, nonostante le difficoltà affrontate durante la sua vita, rifulse per povertà, umiltà e carità verso i bisognosi di Dio. 
 
NELLO STESSO GIORNO:

SANT' EUSTORGIO I di Milano Vescovo
+ IV secolo

A Milano, sant’Eustorgio, vescovo, di cui sant’Atanasio loda la professione della vera fede contro l’eresia ariana.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 20,1-16

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 20,1-16

La parabola di oggi è una delle più provocatorie del Vangelo. I lavoratori della prima ora hanno faticato tutto il giorno sotto il sole. Quelli dell'ultima ora hanno lavorato appena un'ora. Eppure ricevono la stessa paga.
A noi sembra ingiusto. Il cuore di Dio non è un cuore che misura, ma un cuore che ama. Questa pagina richiama una storia vera molto significativa. John Newton da giovane era lontanissimo da Dio. Partecipò persino al commercio degli schiavi, una delle pagine più oscure della storia umana. Nessuno avrebbe immaginato che potesse cambiare. Eppure, dopo una profonda conversione, la sua vita prese una direzione completamente diversa. Divenne pastore, combatté contro la schiavitù e scrisse il celebre inno Amazing Grace, che parla proprio della misericordia ricevuta da chi non la meritava. Molti avrebbero detto: "È arrivato tardi". E invece Dio lo ha chiamato nella sua vigna e ha trasformato la sua vita. Quante volte anche noi ragioniamo come gli operai della prima ora! Pensiamo: "Io ho sempre fatto il mio dovere", "Io sono sempre stato fedele", "Io mi sono sacrificato". E quando vediamo qualcuno che arriva all'ultimo momento e riceve l'amore di Dio, ci sentiamo quasi defraudati. Ma il Vangelo ci ricorda che la salvezza non è uno stipendio guadagnato. È un dono ricevuto. La buona notizia è che nessuno è escluso. Nessuno è arrivato troppo tardi. Nessuno ha sprecato così tanto da non poter ricominciare. C'è sempre una "ultima ora" in cui Dio passa e chiama. E c'è sempre posto nella sua vigna. Forse il miracolo più grande non è che Dio accolga i peccatori all'ultimo momento. Il miracolo è che continui a chiamare ciascuno di noi, ogni giorno, nonostante le nostre incoerenze. PER NOI OGGI 1. Ci scandalizza di più il peccato degli altri o la misericordia che Dio mostra verso di loro? 2. Siamo contenti quando qualcuno si converte e ricomincia, oppure pensiamo che non se lo meriti?
3. Se Dio ci trattasse soltanto secondo i nostri meriti, e non secondo il suo amore, che cosa riceveremmo davvero?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

giovedì 17 settembre 2026

17.09.2026 - 1Cor 15,1-11 - Lc 7,36-50 Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,1-11

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
1. PAOLO PROCLAMA IL KERIGMA (= annuncio) FONDAMENTALE, cioè il contenuto della predicazione apostolica primitiva che riguarda GESÙ CRISTO MORTO PER I NOSTRI PECCATI secondo le scritture, Sepolto, RISUSCITATO il terzo giorno secondo le scritture, APPARSO a molti (=vivo). Paolo sottolinea la verità della risurrezione di Gesù. 

2. Paolo poi si dilunga sulle apparizioni Pasquali facendo un elenco di persone che hanno visto il risorto. E conclude dicendo che ultimo fra tutti APPARVE ANCHE A ME COME AD UN ABORTO (=il termine Greco indica un bambino che ha difficoltà a nascere e viene estratto chirurgicamente sopravvivendo). Così è stato per Paolo: L’INCONTRO CON CRISTO RISORTO L’HA FATTO RINASCERE, e ora, per grazia di Dio può dire: "Sono quello che sono". 

3. Paolo riconosce che Grazia di Dio in lui non è stata vana. Gesù gli ha dato un amore grande e lui l'ha usato bene. Ha fatto tantissimo: “non io però ma la grazia di Dio che è con me” SE IO SONO CON LA GRAZIA DI DIO POSSO FARE TANTO, NON sprechiamo quella Grazia che ci è stata donata, quell'amicizia che ci è offerta per fare molto.

---------------------------------------------------

+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 7,36-50
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Una donna, colpita dalle parole e dai gesti di Gesù, lava con le lacrime i suoi piedi e li asciuga con i capelli, riconoscendo i suoi errori e provando grande dolore. Il fariseo Simone, invece, giudica Gesù per aver permesso questo gesto, dimostrando di non comprendere il progetto di Dio. La donna, umiliandosi profondamente, riconosce in Gesù colui che può liberarla dal peccato e, per il suo grande amore e pentimento, le vengono perdonati i grandi peccati. In che modo il gesto di umiliazione e pentimento della donna ti ispira la tua vita?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

17.09 SAN ROBERTO BELLARMINO

SAN ROBERTO BELLARMINO

San Roberto Bellarmino, dottore della Chiesa, fu uno degli uomini più eruditi del suo tempo. Gesuita, teologo e pastore, mise la sua grande intelligenza al servizio della fede e della Chiesa. Visse in un periodo segnato dalle divisioni della Riforma protestante e dalle grandi controversie religiose.
Gli fu affidata la cattedra di Controversie, dove formò numerosi giovani, tra cui san Luigi Gonzaga. Le sue lezioni confluirono nell’opera Le controversie, diventata un importante punto di riferimento teologico in tutta Europa. Bellarmino difese la dottrina cattolica con fermezza, ma cercò di unire la verità alla carità. Anche nelle discussioni più difficili non dimenticò mai la dignità della persona che aveva davanti.
Fu coinvolto nel processo a Giordano Bruno, cercando di convincerlo a rinunciare alle sue tesi. Ebbe un ruolo anche nella vicenda di Galileo, in un momento storico complesso per il rapporto tra fede e scienza. La sua opera non rimase però confinata alla teologia e alle controversie dottrinali. Scrisse il Piccolo e il Grande Catechismo, strumenti semplici e profondi per trasmettere la fede al popolo cristiano. Attraverso queste opere intere generazioni impararono le verità fondamentali del Vangelo e della dottrina cristiana.
Bellarmino fu anche un uomo attento ai poveri, ai quali arrivò a donare tutto ciò che possedeva. La sua grande cultura non lo rese distante dalla gente, ma lo spinse a vivere una carità concreta. Profondamente umile, seppe riconoscere che ogni dono ricevuto da Dio doveva essere messo a servizio degli altri. Per questo la Chiesa lo riconosce non soltanto come grande teologo, ma come autentico pastore. La sua vita mostra che conoscere la verità non basta se essa non diventa amore vissuto. La fede cristiana chiede infatti mente aperta, cuore generoso e disponibilità al servizio.
San Roberto Bellarmino ci insegna che studio, verità, carità e umiltà possono camminare insieme. Il vero sapiente non è colui che sa soltanto molte cose, ma colui che sa trasformare ciò che conosce in bene per gli altri.

per noi oggi

1. Quanto tempo dedichiamo a conoscere davvero la nostra fede, invece di accontentarci di ciò che abbiamo sempre sentito dire? La fede che non cresce nella conoscenza rischia di diventare fragile davanti alle domande del mondo.

2. Usiamo ciò che sappiamo per avere ragione sugli altri o per servire e illuminare? Bellarmino ci ricorda che la verità senza carità può diventare arroganza.

3. La nostra cultura, esperienza e intelligenza sono diventate davvero un dono per gli altri? Non conta soltanto quanto sappiamo, ma quanto di ciò che sappiamo siamo capaci di donare.
Montepulciano, Siena, 1542 - Roma, 17 settembre 1621
San Roberto Bellarmino, vescovo e dottore della Chiesa, della Compagnia di Gesù, che seppe brillantemente disputare nelle controversie teologiche del suo tempo con perizia e acume. Nominato cardinale, si dedicò con premura al ministero pastorale nella Chiesa di Capua e, infine, a Roma si adoperò molto in difesa della Sede Apostolica e della dottrina della fede. 

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ILDEGARDA DI BINGEN VERGINE, DOTTORE DELLA CHIESA
Kreuznach, castello di Böckenheim, Germania, 1098 - Bingen, Germania, 17 settembre 1179

Nasce a Bermesheim nel 1098, ultima di dieci figli. Il suo nome di battesimo, tradotto letteralmente, significa «colei che è audace in battaglia». Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l'età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini. Figura, intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte, le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, la rendono celebre. È interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprende numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia. Muore il 17 settembre 1179. 


SAN SATIRO Fratello dei Ss. Ambrogio e Marcellina
Treveri, 334 - Milano, 378

A Milano, deposizione di san Satiro, i cui meriti sono ricordati da sant’Ambrogio, suo fratello: non ancora iniziato ai misteri di Cristo, avendo fatto naufragio, non temette la morte, ma, per non lasciare la vita senza aver ricevuto i sacramenti, salvato dalle onde aderì alla Chiesa di Dio; un’intimo e reciproco affetto lo unì al fratello Ambrogio, che lo seppellì accanto al santo martire Vittore.

 

📲 I MIEI SOCIAL:



APPARTENERE A CRISTO, RESTANDO NEL MONDO.

APPARTENERE A CRISTO, RESTANDO NEL MONDO.

Sabato 5 settembre, nella basilica di San Simpliciano a Milano, quattro donne – Vienna, Francesca, Nunzia e Marlena – hanno ricevuto dall’arcivescovo Mario Delpini la consacrazione solenne nell’Ordo Virginum.
Provengono da esperienze personali, professionali e spirituali molto diverse, ma sono accomunate da un lungo cammino di discernimento e da una scelta di donazione totale a Cristo. Vivono normalmente nel mondo, lavorando e partecipando alla vita sociale e pastorale, senza separarsi dalla quotidianità delle persone. Per loro Gesù è il criterio fondamentale delle scelte e la Parola di Dio la luce che orienta il cammino, soprattutto nei momenti di fatica e di prova.
Francesca vede la sua consacrazione come una chiamata a vivere l’amore per Cristo nei luoghi ordinari della vita, «ai crocicchi delle strade», accanto alle persone. Nunzia ha scoperto nella sofferenza familiare un tempo di grazia, nel quale la Parola è diventata lampada verso il Signore. Marlena sente invece la chiamata a essere come il chicco di grano e il lievito del Vangelo: una presenza semplice, discreta e capace di portare frutto.
L’Ordo Virginum appare così come una vocazione profondamente inserita nel mondo: donarsi interamente a Cristo senza uscire dalla vita quotidiana, diventando presenza evangelica là dove si vive e si lavora.
La loro testimonianza ci ricorda che la santità può fiorire anche nelle realtà più semplici e quotidiane. La consacrazione diventa così un dono silenzioso, capace di illuminare le persone e gli ambienti incontrati ogni giorno. Non si tratta di allontanarsi dal mondo, ma di abitarlo con il cuore rivolto a Cristo e con attenzione ai fratelli. Una vita totalmente donata a Gesù può diventare, anche nel silenzio, un segno concreto della presenza e dell’amore di Dio.
 
Per noi oggi
 
1. Si può appartenere totalmente a Cristo senza uscire dal mondo? Queste quattro donne mostrano che la consacrazione non significa fuggire dalla quotidianità, ma viverla con uno sguardo nuovo.
 
2. Dove siamo chiamati a essere lievito? Il Vangelo non chiede necessariamente grandi opere: può trasformare il lavoro, la famiglia, le relazioni e gli ambienti ordinari attraverso una presenza semplice e discreta.
 
3. Che cosa occupa davvero il centro della nostra vita? La loro scelta pone una domanda a tutti: nelle nostre decisioni quotidiane, Gesù è davvero il criterio, oppure lo è qualcos’altro?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

 

mercoledì 16 settembre 2026

16.09.2026 - 1Cor 12,31-13,13 - Lc 7,31-35 - Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 12,31-13,13

Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
1. Splendido elogio di Agape. L'AMORE, LA CARITÀ È IL CARISMA PIÙ IMPORTANTE CHE CI SIA. Aspirate ai Carismi più grandi!

2. L'agape NON È SEMPLICEMENTE UNA SERIE DI AZIONI da compiere, anzi, dice l’Apostolo io potrei fare delle azioni addirittura generose, dal dare tutto ai poveri senza avere la carità, perché QUESTO AMORE DIVINO È UN MODO DI ESSERE DI RAPPORTARSI ALL'ALTRO con un atteggiamento profondo di misericordia, di magnanimità, di umiltà, di rispetto, di mitezza, di gioia…

3. LA CARITÀ TUTTO COPRE, PROPRIO COME UN’ASSICURAZIONE. L’amore copre tutto con una potenza di Grazia e garantisce tutto, PERMETTE DI CREDERE, DI SPERARE, DI SOPPORTARE. La carità non avrà mai fine. Quando vedremo Dio, la fede non ci sarà più, non lo spereremo più ma ci sarà solo l'agape a riempire l'eternità. Dunque: “ASPIRATE AL CARISMA GRANDE, MASSIMO E OTTIMO CHE È L'AGAPE, L'AMORE DI DIO RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI, ASPIRATE AD AVERLO E VIVETELO”.

------------------------------------------------------

+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

 

Anche alla nostra generazione sembra che niente vada bene. E Gesù ci direbbe ‘Ma, io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?’; ‘Vogliamo la nostra: vogliamo fare la salvezza a modo nostro!’. E’ sempre questa chiusura al modo di Dio”.
Quando badiamo solo alla nostra misura, non ci può entrare nel cuore niente di nuovo e di grande. Dio invece si muove continuamente per venirci incontro attraverso fatti e persone. Al pensare che ‘quella generazione’ aveva lì Gesù e non ha colto la grande occasione della storia, vengono i brividi. Qualcosa di analogo può accadere anche oggi, quando blocchiamo la strada al Signore che viene, perché la durezza del cuore e la caparbietà del nostro progetto sulla vita ci impediscono di riconoscerlo e accoglierlo. In quante occasioni della giornata il Signore ci suonerà oggi la sua musica?

-----------------------------------------------------------

La domanda questa volta Gesù la pone a se stesso, non trovando le parole per rispondere. Aiutiamolo: come possiamo definirci? Incontentabili? Ipocriti? Refrattari alla grazia?

----------------------------------------------------------- 

 

📲 I MIEI SOCIAL: