mercoledì 18 febbraio 2026

Gl 2,12-18 - 2Cor 5,20-6,2 - Mt 6,1-6.16-18 -

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Mercoledì 18 Febbraio 2026
Dal libro del profeta Gioèle - Gl 2,12-18
 
Così dice il Signore:
«Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore, vostro Dio,
perché egli è misericordioso e pietoso,
lento all’ira, di grande amore,
pronto a ravvedersi riguardo al male».
Chi sa che non cambi e si ravveda
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion,
proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra.
Radunate il popolo,
indite un’assemblea solenne,
chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
«Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al ludibrio
e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
«Dov’è il loro Dio?».
Il Signore si mostra geloso per la sua terra
e si muove a compassione del suo popolo.

1. RITORNARE. È LA VOCE DI DIO, che attraverso il profeta supplica gli uomini di CONVERTIRSI, DI SMETTERLA DI GIRARE LE SPALLE A SUO CREATORE E RICONSEGNARSI A LUI. Un appuntamento che ogni anno si rinnova, un tempo particolare, UN'OPPORTUNITÀ PER FARE ORDINE, rinnovarsi, far pace col passato e liberarsi da abitudini scorrette e mortifere. INSIEME....

2. Dio è un Dio "geloso per la sua terra": siamo NOI LA SUA "TERRA", dove vuol far piovere la sua compassione. SIAMO LA TERRA, LO "SPAZIO" DOVE SI INCONTRANO IL PECCATO E LA MISERICORDIA, che vuole fecondare perché dia germogli di conversione. 
3. Il nostro è UN CONTINUO "RITORNARE" perché a ondate ci allontaniamo, perdiamo la fiducia, fatichiamo a credere che il Signore ci ami, siamo schiacciati dalle evidenze negative. MA SE POSSIAMO RITORNARE È PERCHÉ QUALCUNO CONTINUA A CHIAMARCI.

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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 5,20-6,2
 
Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:
«Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso».
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

1. Paolo ci ricorda che l'opera della riconciliazione è stata realizzata attraverso la morte in croce di Gesù. EGLI PUR NON AVENDO PECCATO È STATO TRATTATO DA PECCATO, ha subito la morte del malfattore, PERCHÉ NOI, I VERI PECCATORI POTESSIMO DIVENTARE GIUSTI DAVANTI A DIO.

2. Questa GRAZIA DELLA RICONCILIAZIONE RICHIEDE UNA PRONTA RISPOSTA. Non si può dilazionare l'adesione a Dio perché si tratta di una realtà davvero importante. Impegniamoci a essere ambasciatori di Cristo… suoi collaboratori! 

3. OGGI È IL MOMENTO FAVOREVOLE, oggi ti è offerta la riconciliazione. Dio ha deciso di accogliere nella sua amicizia coloro che gli erano diventati nemici. È IL GIORNO DELLA PACE CON IL PADRE E TRA GLI UOMINI. Iniziamo il cammino della quaresima…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

 



1. CERCA SOLO LO SGUARDO DEL PADRE. L’approvazione e le lusinghe che ti potrebbero venire dagli altri, NON ti donano la vera pace e la gioia. E TU A CHI VUOI PIACERE?

2. LO SGUARDO DEL PADRE TI BASTA: il digiuno, la preghiera, la carità sono strumenti per tornare a Dio «con tutto il cuore», per NON ACCONTENTARSI di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. VIVI PER LUI...  METTI LUI AL CENTRO…

3. IL PADRE TI RICOMPENSERÀ: Il premio è la gioia di somigliare sempre più al Padre celeste. Diventiamo noi stessi, diventiamo grandi, diventiamo veri, persone luminose, splendide e da noi uscirà la luce che è l'amore del signore. VIVI LA GIOIA DEL SIGNORE...

BUON INIZIO DI QUARESIMA...

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INCOMINCIAMO

Comincia la Quaresima. Che cosa desidero fare in questo tempo forte? Desidero solo guardare e imitare Gesù perché Lui è l'unico vero bene. Desidero vivere la beatitudine della povertà di spirito, della misericordia, della fiducia nella Provvidenza. II Vangelo di oggi mi propone alcun 'esercizi di allenamento': il digiuno, la preghiera e la carità verso il prossimo. Voglio viverli ogni giorno non per sentirmi bravo, ma per addestrarmi a riconoscere il Signore Gesù Cristo come mio vero bene... Buon cammino...

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La gioia, non la malinconia, questa è la proposta di Gesù. Che si scontra con il nostro vittimismo e narcisismo. La Quaresima è l'occasione per de-centrarci. Ma cosa o chi dobbiamo mettere al centro?

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LECTIO DIVINA - MERCOLEDÌ DELLE CENERI

OMELIA - MERCOLEDÌ DELLE CENERI


18.02 SANTA GELTRUDE COMENSOLI

SANTA GELTRUDE COMENSOLI

Santa Geltrude Comensoli (1847-1903) è una figura luminosa della spiritualità cristiana moderna. Nata a Bienno con il nome di Caterina, crebbe in una famiglia numerosa segnata dal dolore per la morte di molti figli. Fin da bambina mostrò una profonda sensibilità religiosa: a soli cinque anni sentì nascere nel cuore un grande desiderio di amare Gesù e di appartenergli totalmente.

L’Eucaristia divenne presto il centro della sua esistenza. Ancora fanciulla, si accostava frequentemente alla confessione e, mossa da un ardente desiderio, ricevette di nascosto la prima Comunione, vivendo un’esperienza spirituale che la segnò per sempre. In quello stesso giorno fece voto di verginità. Da allora maturò in lei un’intensa compassione per Gesù “lasciato solo” nel tabernacolo e il desiderio di farlo conoscere e amare: “Gesù, amarti e farti amare” fu il programma di tutta la sua vita.

A vent’anni entrò tra le Orsoline secolari, dedicandosi all’educazione delle giovani. Dopo varie esperienze di lavoro e servizio, incontrò a Bergamo il beato don Francesco Spinelli, che la incoraggiò a fondare una nuova congregazione. Nacquero così, nel 1882, le Suore Sacramentine, consacrate all’adorazione perpetua e all’educazione delle ragazze operaie, secondo l’indicazione di papa Leone XIII.

Gli inizi furono difficili: problemi economici e incomprensioni misero a rischio l’opera, ma Geltrude – nome religioso assunto nel frattempo – si affidò completamente alla volontà di Dio. Con fede e perseveranza l’istituto si risollevò, ricevendo nel 1900 il decreto di lode e, dopo la sua morte, l’approvazione definitiva.

Nei suoi scritti emerge una spiritualità profonda: amore all’Eucaristia, unione al Crocifisso, valore redentivo della sofferenza e fiducia totale in Dio. Tutta la sua vita fu un cammino verso la santità, vissuto con umiltà e carità concreta.

 

PER NOI OGGI

1.     Abbiamo ancora tempo per l’adorazione?
In un mondo sempre connesso ma poco capace di silenzio, Geltrude ci provoca: senza fermarci davanti a Dio, rischiamo di perdere il centro della vita.

2.     Fede o solo tradizione?
La sua passione eucaristica era concreta e quotidiana. La nostra fede è un’abitudine sociale o un incontro reale che cambia le scelte?

3.     Amare Dio significa servire gli altri.
Geltrude unì preghiera e impegno educativo. Oggi siamo tentati di separare spiritualità e vita: lei ci ricorda che una fede che non diventa carità è incompleta.

A Bergamo, beata Geltrude (Caterina) Comensoli, vergine, che fondò una Congregazione di religiose per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la formazione della gioventù.

MERCOLEDÌ DELLE CENERI – 18 febbraio 2026 - Storia di Chiara, 17 anni: "Il segno sulla fronte"

MERCOLEDÌ DELLE CENERI – 18 febbraio 2026

Storia di Chiara, 17 anni: "Il segno sulla fronte"

Chiara ha sempre considerato il Mercoledì delle Ceneri come una cosa un po' strana. "Perché devi andarti a far mettere la polvere in testa?" le chiedono i compagni di scuola. Quest'anno però qualcosa cambia.

 La sera prima, scorrendo i social, si imbatte in un video di un'influencer che parla della paura di invecchiare, di non essere più rilevante, di scomparire. I commenti sono pieni di ragazzi che confessano la stessa ansia.

Il giorno dopo, quando il sacerdote traccia la cenere sulla sua fronte dicendo "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai", Chiara non sente più quelle parole come una condanna, ma come una liberazione. "Se sono polvere, allora non devo essere perfetta. Se devo morire, allora è meglio che inizi a vivere davvero, non per gli altri, ma per ciò che conta".

 Uscendo dalla chiesa, decide di non coprire il segno della cenere. Lo porta a scuola come un tatuaggio temporaneo, un simbolo visibile della sua scelta: quest'anno la Quaresima sarà diversa. Quest'anno vuole togliere le maschere.

 

Per noi oggi:

 1.     Forse abbiamo paura della cenere perché ci siamo abituati al trucco.

      Viviamo in un mondo che insegna a coprire, filtrare, apparire sempre migliori. Il segno sulla fronte ci ricorda invece ciò che siamo davvero: fragili, limitati, provvisori. E se la Quaresima fosse proprio questo: smettere di ritoccarci la vita e accettare la verità nuda su di noi?

 2.     Non è la morte che ci spaventa, ma una vita vissuta male.

    Le parole “sei polvere” non umiliano, ma svegliano. Ci obbligano a chiederci se stiamo sprecando i giorni inseguendo like, approvazioni e immagini perfette. Forse il problema non è che finiremo, ma che rischiamo di non cominciare mai davvero a vivere.

 3.     Il segno più rivoluzionario oggi è essere veri.

      In una società che cambia maschere ogni stagione, portare la cenere senza vergogna diventa un atto di ribellione. La vera provocazione cristiana non è fare cose straordinarie, ma smettere di fingere. E se la santità, nel 2025, iniziasse semplicemente dal coraggio di mostrarsi per quello che si è?

 

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martedì 17 febbraio 2026

17.02.2026 - Giac 1,12-18 - Mc 8,14-21 Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

 

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Giac 1,12-18

Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo seducono; poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte.
Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.
1. LA TENTAZIONE NON VIENE DA DIO, perché Dio non ha nulla a che fare con il male, ma essa NASCE DALLE NOSTRE PASSIONI che concepiscono e generano il peccato, la RICERCA DEL BENE LONTANO DA DIO, l’affetto per ciò che ci separa da Dio e che noi riconosciamo come un bene per noi.

2. Allo stesso tempo NON SCORAGGIAMOCI PER LA NOSTRA FALLIBILE UMANITÀ, perché il Padre non pretende che riusciamo da soli a vincere la tentazione, altrimenti non ci avrebbe lasciato il suo Spirito. Il Creatore della luce illumina la nostra battaglia contro la tentazione. SCEGLIAMO QUOTIDIANAMENTE DI AFFIDARCI A LUI: Padre nostro, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

3. Attraverso LA FEDE nella Parola del Vangelo, noi SIAMO STATI GENERATI DALLO SPIRITO SANTO COME NUOVE CREATURE, è nato in noi l’uomo nuovo, tutto ad immagine di Cristo Gesù. SIAMO LE PRIMIZIE DELLE SUE CREATURE. Siamo resi partecipi della divina natura, della sua santità, della sua verità, del suo amore.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,14-21
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

 

Oggi contempliamo Gesù ancora dispiaciuto per l’incidente con quelli che, in malafede e per tentarlo, gli avevano chiesto un segno. Avverte i suoi discepoli per non correre il grave pericolo di lasciarsi prendere il cuore dallo stesso atteggiamento. Parla del "lievito dei farisei e di Erode", cioè il desiderio religioso di possedere Dio e il desiderio umano di avere il potere.
I discepoli invece, sono preoccupati dal fatto che non hanno sufficienti provviste per affrontare la traversata del mare di Galilea. Sono come accecati, al punto di non rendersi conto che Gesù è con loro. 
E Gesù li sollecita a ricordare quello che Dio ha fatto per loro. “Non vi ricordate?”, Li rimprovera per fargli capire che, con Gesù al loro fianco, non hanno nulla da temere. Se Gesù è nella loro vita, non ci sono preoccupazioni che tengano.

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L'organo della vista è il cuore, quel cuore che spesso si indurisce e impedisce di vedere. Gesù vuole sciogliere questo cuore e ci mette in crisi con le sue domande. Chiediamoci: cosa indurisce il cuore?

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17.02 SANTI SETTE FONDATORI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA

I SETTE SANTI FONDATORI

I Sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria vissero a Firenze nel XIII secolo. Erano laici, amici tra loro, uniti dalla fede e impegnati nel commercio. Facevano parte di una confraternita dedicata alla Madonna e conducevano già una vita di preghiera e penitenza nel cuore della città, pur restando immersi nelle attività quotidiane.

Nel 1233 la loro vita cambiò radicalmente. Secondo la tradizione servita, la Vergine Maria apparve loro – in particolare come Madre Addolorata – invitandoli a consacrarsi totalmente a Dio e a vivere in modo speciale la compassione per le sofferenze di Cristo e della Madre. Tocchi interiormente da questa chiamata, i sette lasciarono progressivamente ogni cosa: provvidero alle loro famiglie, distribuirono i beni ai poveri e iniziarono un cammino di distacco, preghiera e vita sobria.

Dapprima vissero separatamente, ma presto si riunirono in una casa fuori dalle mura di Firenze, conducendo vita comune. Il popolo, colpito dalla loro testimonianza, cominciò a chiamarli spontaneamente “Servi della Beata Vergine Maria”, nome che la tradizione considera ispirato dalla Madonna stessa. I loro nomi erano Bonfiglio (ritenuto il capo), Bonagiunta, Manetto, Amadio, Uguccione, Sostegno e Alessio Falconieri, quest’ultimo il più longevo e tra i più noti, zio di santa Giuliana Falconieri, futura fondatrice del ramo femminile.

Desiderosi di maggiore raccoglimento, si ritirarono sul Monte Senario, dove sorse il primo vero nucleo dell’Ordine. Qui maturò lo stile servita: vita fraterna, povertà, penitenza, preghiera e una particolare devozione a Maria Addolorata, vista come modello di unione al Figlio sofferente. In seguito, grazie anche all’aiuto spirituale di san Pietro da Verona (san Pietro Martire), l’Ordine adottò la Regola di sant’Agostino e un abito che richiamava il dolore di Maria nella Passione di Cristo.

Col tempo altri si unirono a loro e nacquero nuovi conventi. Tra i grandi santi serviti ci fu san Filippo Benizi, che diede forte impulso alla diffusione dell’Ordine. I Sette fondatori, pur senza cercare visibilità, lasciarono un segno profondo nella Chiesa: mostrarono che anche uomini adulti, inseriti nel mondo, possono ricominciare da capo e fondare qualcosa di totalmente centrato su Dio.

La loro memoria liturgica unisce in un’unica celebrazione sette vite diverse ma armonizzate da un’unica chiamata: servire Cristo attraverso Maria, vivendo da fratelli.

Per noi oggi

1. Non è mai “troppo tardi” per cambiare vita sul serio.
Non erano ragazzi in cerca di avventura, ma uomini adulti, con lavoro, relazioni e responsabilità. Eppure hanno avuto il coraggio di rimettere tutto in discussione. Anche oggi la santità può iniziare nel mezzo della vita, non solo all’inizio.

2. La fraternità non nasce dalla simpatia, ma da una chiamata condivisa.
Sette personalità diverse diventano un cuore solo perché mettono Dio al centro. Le nostre comunità spesso si dividono per caratteri o idee; loro restano uniti perché condividono uno scopo più grande di loro.

3. Servire Maria significa imparare a stare sotto la croce, non a cercare privilegi.
La loro devozione all’Addolorata non è sentimentalismo, ma scelta di stare accanto alla sofferenza del mondo. Anche per noi amare la Madonna non può ridursi a parole: vuol dire restare vicini a chi soffre, anche quando è scomodo.

Santi sette fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria: Bonfilio, Bartolomeo, Giovanni, Benedetto, Gerardino, Ricovero e Alessio. Prima mercanti a Firenze, di comune accordo, sul monte Senario, si consegnarono nelle mani della beata Maria, istituendo l’Ordine sotto la regola di sant’Agostino. Vengono commemorati insieme nel giorno in cui si tramanda che Alessio, il più longevo, sia morto centenario.

lunedì 16 febbraio 2026

16.02.2026 - Giac 1,1-11 - Mc 8,11-13 Perché questa generazione chiede un segno?

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Giac 1,1-11

Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute.
Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.
Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni.
Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.
1. Il destinatario della lettera di Giacomo è un POPOLO DISPERSO, SPARPAGLIATO: non una comunità forte del vivere insieme, a stretto contatto, in una realtà solidale e a misura della propria fede. Giacomo parla a fedeli che CORRONO IL RISCHIO DI SENTIRSI SOLI, ABBANDONATI.

2. CIÒ CHE LI RENDE FRATELLI, OLTRE CHE VICINI, IN QUESTA DISTANZA È LA PREGHIERA - “domandare a Dio con fede” - che presuppone il SENTIRSI FIGLI DI UNO STESSO PADRE, nonché bisognosi. Eppure non se la passavano bene, la persecuzione era dietro l’angolo, e toccava i poveri come i ricchi.

3. LA FEDE ERA MESSA ALLA PROVA. La prima vera prova di fede sta sempre qui, nel CREDERE FERMAMENTE NELLA RESURREZIONE, che il Dio che preghiamo è qui vivo in mezzo a noi, che il Suo Spirito ci unisce al di là di tutte le distanze e ci dona la sapienza dei salvati. LA PROVA allora non è che un dono funzionale a riconoscerci tali, un TRAMPOLINO DI LANCIO PER LA NOSTRA FEDE.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,11-13
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

Ancora oggi diciamo che abbiamo bisogno di segni per vedere e per credere, e mentre domandiamo segni, non sappiamo riconoscere i segni che ci sono messi sotto gli occhi, come i farisei che non seppero riconoscere Gesù attraverso le sue parole e le sue opere.
Gesù avverte l’incomprensione e la chiusura dei farisei, che vanno da lui per metterlo alla prova. Egli non risponde alla loro provocazione, ma sta loro davanti nella verità e immediatezza della sua persona, in parole e azioni. Poi sguscia via e li lascia soli. Non potremo vedere e capire nulla del mistero di Dio se il cuore non si apre a lasciare spazio alla novità di una presenza che sorprende e convince anche solo con un sospiro.

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Le domande che fanno a Gesù sono trappole "per metterlo alla prova". Gesù risponde con altre domande, vere, in profondità, che "svelano i pensieri dei cuori": noi che tipo di domande facciamo?

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16.02 SANTA GIULIANA DI NICOMEDIA

SANTA GIULIANA DI NICOMEDIA

Santa Giuliana di Nicomedia visse tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, nel tempo della grande persecuzione contro i cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano. Nicomedia, sua città natale, era allora una delle capitali dell’Impero romano d’Oriente, centro politico e militare di grande importanza.

Le notizie storiche su di lei sono essenziali, ma il suo culto è molto antico: il suo nome compare già nel Martirologio geronimiano (V secolo), segno di una venerazione diffusa fin dai primi secoli. I particolari della sua vita derivano soprattutto da una Passio, un racconto agiografico che, pur arricchito da elementi simbolici, conserva un nucleo di verità sulla sua testimonianza.

Giuliana era figlia di un funzionario pagano, Africano, che l’aveva promessa in sposa fin da piccola a Eleusio, uomo vicino al potere imperiale. Crescendo, però, la giovane maturò un cammino interiore che la portò a riconoscere la fede cristiana come verità e a ricevere il battesimo in segreto. Quando giunse il momento delle nozze, rifiutò il matrimonio. Secondo una tradizione, pose una condizione chiara: avrebbe sposato Eleusio solo se si fosse convertito a Cristo.

Il rifiuto non fu solo familiare ma politico e religioso: una giovane donna che respingeva un’unione vantaggiosa per rimanere fedele a una fede proibita rappresentava una sfida all’ordine sociale. Denunciata come cristiana, Giuliana fu sottoposta a torture perché abiurasse, ma rimase salda. La sua fermezza nella fede la condusse infine al martirio, probabilmente per decapitazione, attorno agli anni 303–305.

La tradizione racconta che il suo corpo fu portato in Italia e sepolto a Cuma. Nel corso dei secoli le sue reliquie furono venerate in vari luoghi e il suo culto si diffuse ampiamente nel Medioevo, in particolare in Campania e nei Paesi Bassi. È invocata come patrona delle partorienti e degli ammalati, segno di una devozione legata alla protezione nella fragilità e nel dolore.

La figura di Giuliana unisce due aspetti forti: la purezza di una scelta personale libera e la forza di una fede che resiste alle pressioni del potere, della famiglia e della società.

Per noi oggi

1. Dire “no” può essere un atto di fede.
Giuliana non compie gesti eclatanti: semplicemente rifiuta ciò che contraddice la sua coscienza. Anche oggi la fedeltà al Vangelo passa spesso da “no” silenziosi ma decisivi: a compromessi, relazioni sbagliate, scelte comode ma ingiuste.

2. La libertà interiore vale più dell’approvazione esterna.
Aveva davanti sicurezza, prestigio, protezione. Ha scelto Cristo, sapendo di perdere tutto. In un’epoca in cui cerchiamo consenso e paura dell’esclusione, la sua vita domanda: quanto siamo davvero liberi dentro?

3. La fede non è un sentimento privato, ma una scelta che si vede.
La sua decisione ha avuto conseguenze pubbliche, sociali e persino politiche. Anche oggi la fede autentica non resta chiusa nel cuore: prima o poi si traduce in scelte concrete che qualcuno noterà — e non sempre applaudirà.

Giovane cristiana, il padre, pagano, la promette in sposa al prefetto Eleusio, anch’egli pagano. Lei accetta a patto che l’uomo si converta. Denunciata come cristiana, viene arrestata e torturata, ma non rinnega la fede. Viene decapitata verso il 305, al tempo dell’imperatore romano Massimiano. 


NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GIOVANNI BODEO Religioso e martire - BRESCIA
† Praga, Repubblica Ceca, 15 febbraio 1611

Il 15 febbraio 1601 quattordici frati minori venivano barbaramente martirizzati da una folla inferocita, aizzata dai luterani al servizio del vescovo di Passau Leopoldo, che assalì la chiesa ed il convento di Santa Maria della neve di Praga. Per il fatto di essere cattolici e in odio alla fede, i religiosi vennero denudati e martirizzati in diversi modi. Federico Bachstein, il capogruppo, fu trafitto con una lancia al cuore. Il maggio 2012 Papa Benedetto  XVI ha riconosciuto il martirio di questi intrepidi testimoni della fede, tra i quali anche l’italiano Fra Giovanni Bodeo o Rode, nato a Monpiano (Brescia), fratello laico, ortolano e aiutante del sacrestano.