sabato 27 giugno 2026

27.06.2026 - Lam 2,2.10-14.18-19 - Mt 8,5-17 - Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.

Dal libro delle Lamentazioni - Lam 2,2.10-14.18-19

Il Signore ha distrutto senza pietà
tutti i pascoli di Giacobbe;
ha abbattuto nella sua ira
le fortezze della figlia di Giuda,
ha prostrato a terra, ha profanato
il suo regno e i suoi capi.
Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion,
hanno cosparso di cenere il capo,
si sono cinti di sacco;
curvano a terra il capo
le vergini di Gerusalemme.
Si sono consunti per le lacrime i miei occhi,
le mie viscere sono sconvolte;
si riversa per terra la mia bile
per la rovina della figlia del mio popolo,
mentre viene meno il bambino e il lattante
nelle piazze della città.
Alle loro madri dicevano:
«Dove sono il grano e il vino?».
Intanto venivano meno come feriti
nelle piazze della città;
esalavano il loro respiro
in grembo alle loro madri.
A che cosa ti assimilerò?
A che cosa ti paragonerò, figlia di Gerusalemme?
A che cosa ti eguaglierò per consolarti,
vergine figlia di Sion?
Poiché è grande come il mare la tua rovina:
chi potrà guarirti?
I tuoi profeti hanno avuto per te visioni
di cose vane e insulse,
non hanno svelato la tua colpa
per cambiare la tua sorte;
ma ti hanno vaticinato lusinghe,
vanità e illusioni.
Grida dal tuo cuore al Signore,
gemi, figlia di Sion;
fa' scorrere come torrente le tue lacrime,
giorno e notte!
Non darti pace,
non abbia tregua la pupilla del tuo occhio!
Àlzati, grida nella notte,
quando cominciano i turni di sentinella,
effondi come acqua il tuo cuore,
davanti al volto del Signore;
alza verso di lui le mani
per la vita dei tuoi bambini,
che muoiono di fame
all'angolo di ogni strada.

 

1. Quando Dio sembra il nemico: Il testo non cerca scuse: è Dio stesso che “HA DISTRUTTO SENZA PIETÀ”. È scandaloso, ma vero: la fede biblica non addolcisce la sofferenza, la affronta. A volte la preghiera non consola, accusa. E forse è proprio lì che nasce la verità: NEL CORAGGIO DI GRIDARE ANCHE CONTRO DIO, SENZA SMETTERE DI PARLARGLI.

2. La rovina di Gerusalemme non è solo colpa del nemico, MA ANCHE DEI FALSI PROFETI che hanno preferito la menzogna rassicurante alla parola scomoda. È la stessa malattia di oggi: religioni che accarezzano le orecchie invece di ferire i cuori per guarirli. LA VERA PROFEZIA NON LUSINGA, LACERA.

3. “GRIDA NELLA NOTTE” — non per fuggire il dolore, ma per attraversarlo. Lamentarsi non è mancanza di fede, è la sua forma più nuda. QUANDO NON RESTA NULLA, RESTA LA VOCE: un cuore che si versa come acqua davanti a Dio. FORSE LA PREGHIERA AUTENTICA NASCE SOLO QUANDO NON SERVE PIÙ A OTTENERE, MA A SOPRAVVIVERE.

---------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,5-17
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

 

Il centurione romano un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato. Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica. Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi “zoppichiamo” con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è la porta che ci apre a questo dialogo con Dio”.
Un dialogo che salva, ha salvato il servo del centurione, ha guarito la suocera di Pietro, ha scacciato molti demoni e guarito tutti. Nessuno è escluso dall'amore di Dio! . Gesù prende le nostre infermità e si carica delle nostre malattie. Ti preghiamo Signore abbi pietà di noi, confidiamo in te.

----------------------------------------

Il centurione riconosce che anche lui è «un subalterno».
Tutti lo siamo. E Gesù lo ascolta.
Non tutti lo fanno.
E, “ascoltandolo, Gesù si meravigliò”, per la sua grande fede. Se ascolti, veramente, un uomo umile, ti meraviglierai.
Umiltà, ascolto, stupore: ne siamo capaci?

---------------------------------------- 


📲 I MIEI SOCIAL:

27.06 - SAN CIRILLO D'ALESSANDRIA

SAN CIRILLO D'ALESSANDRIA
San Cirillo di Alessandria nacque intorno al 370 e divenne patriarca di Alessandria d’Egitto nel 412, succedendo allo zio Teofilo. Fu uomo di profonda cultura teologica e straordinario difensore dell’ortodossia cristiana. In Oriente venne chiamato “sigillo dei Padri” per la fedeltà con cui custodì e spiegò la dottrina della Chiesa. Il suo nome è legato soprattutto alla grande disputa cristologica contro Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che negava l’unione perfetta tra natura divina e natura umana in Cristo. Nestorio sosteneva infatti che in Gesù esistessero quasi due persone separate e rifiutava il titolo di Theotókos, cioè “Madre di Dio”, attribuito a Maria. Per lui Maria poteva essere chiamata soltanto “Madre di Cristo”, separando però l’umanità del Signore dalla sua divinità. Cirillo reagì con fermezza e grande sapienza teologica, scrivendo lettere e trattati per difendere la vera fede trasmessa dagli Apostoli. Insegnava che in Cristo la natura divina e quella umana sono unite in una sola Persona, quella del Figlio di Dio fatto uomo. Per questo Maria può essere chiamata realmente Madre di Dio, perché il Figlio nato da lei è il Verbo eterno incarnato. Cirillo informò Papa Celestino I degli errori di Nestorio e partecipò poi al Concilio di Efeso del 431 come rappresentante del Papa. In quel concilio la Chiesa condannò il nestorianesimo e proclamò solennemente il dogma della Maternità Divina di Maria. Fu un momento decisivo nella storia della fede cristiana. San Cirillo lasciò inoltre numerosi commenti biblici, trattati teologici e opere dedicate alla Trinità e all’Incarnazione. Nei suoi scritti emerge la convinzione che la verità su Cristo non sia una teoria astratta, ma il fondamento stesso della salvezza dell’uomo. Proclamato dottore della Chiesa da Papa Leone XIII nel 1882, rimane ancora oggi uno dei più grandi maestri della fede cristiana. Per noi oggi 1. Oggi molti parlano di Gesù come semplice maestro morale o figura storica. San Cirillo ricordava invece che negare la divinità di Cristo significa svuotare il cristianesimo. 2. Viviamo in un tempo dove spesso si evita il confronto per paura di creare divisioni. Cirillo insegnò che difendere la verità della fede può richiedere coraggio e fermezza. 3. Molti cercano una fede comoda, senza dottrina e senza profondità. San Cirillo dimostra che conoscere veramente chi è Cristo cambia radicalmente la vita dell’uomo.
370-444

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ARIALDO di Milano Diacono e martire

Cucciago (Como), inizio XI secolo – Castello di Angera (Lago Maggiore), 1066

A Milano, sant’Arialdo, diacono e martire, che combatté con forza gli insani costumi del clero simoniaco e depravato e per la premura verso la casa di Dio fu ucciso da due chierici tra atroci sofferenze.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

venerdì 26 giugno 2026

26.06.2026 - 2Re 25,1-12 - Mt 8,1-4 - Se vuoi, puoi purificarmi.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 25,1-12

Nell’anno nono del regno di Sedecìa, nel decimo mese, il dieci del mese, Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme, si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio. La città rimase assediata fino all’undicesimo anno del re Sedecìa.
Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non c’era più pane per il popolo della terra, fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura, presso il giardino del re, e, mentre i Caldèi erano intorno alla città, presero la via dell'Aràba.
I soldati dei Caldèi inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui. Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza su di lui. I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia.
Il settimo giorno del quinto mese – era l’anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia – Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l’esercito dei Caldèi, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme.
Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine. Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori.

 

1. Sedecia si ribella al re di Babilonia, abbandona la città che viene assediata. Viene preso, fatto prigioniero e condotto dal Re di Babilonia a Ribla. LA SENTENZA SU DI LUI È UNA SENTENZA TRISTE E AMARA: i suoi figli furono ammazzati e a Lui vengono cavati gli occhi e ricondotto a Babilonia.

2. È una triste sorte quella toccata a Sedecìa. Essa è però il frutto della sua stoltezza e insipienza, generata a sua volta dall’idolatria e dal peccato. L’IDOLATRIA LO HA RESO CIECO. LA CECITÀ LO HA SPINTO ALLA RIBELLIONE. La ribellione ha scatenato l’ira del re di Babilonia, che reagisce con la conquista di Gerusalemme e con una deportazione di massa.

3. Gerusalemme non si arrende, ma viene conquistata e ridotta in polvere e cenere. LA SUA STUPENDA BELLEZZA PERISCE IN UN SOLO ISTANTE.  Tutta Gerusalemme è un rudere, il resto del popolo viene deportato. Sedecìa si rivela uomo stolto: decide senza pensare alle conseguenze delle sue decisioni. LO STOLTO VEDE L’ATTIMO, MA NON VEDE I FRUTTI DELL’ATTIMO.

---------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,1-4
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

 

Concluse le parole del discorso della montagna, Gesù passa subito ai fatti. E’ la vita stessa che gli viene incontro, sono gli uomini bisognosi che gli si parano davanti, soprattutto quelli emarginati e rifiutati, gli scartati dalla società. Gesù è il punto di attrattiva e di accoglienza. Il lebbroso non solo desidera essere guarito, ma “sa che Gesù può guarirlo”. Ma qual è la nostra vera lebbra?… Ne vogliamo davvero guarire?
Forse la lebbra non è così diffusa come un tempo, ma il peccato sì. Il peccato è la lebbra dello spirito. Il peccato è un male voluto. Serve solo il nostro volere, perché dall’altra parte possiamo stare sicuri che c’è Gesù con la mano tesa e la risposta pronta quanto l’Amore eterno: «Lo voglio, sii purificato».

--------------------------------------

Uno, un lebbroso, in mezzo alla “molta folla”, sa chiedere, gentilmente ma con coraggio, e chiede la purificazione. Noi stiamo nella folla, al sicuro, o ci riconosciamo malati e ci avviciniamo a Gesù?

--------------------------------------


📲 I MIEI SOCIAL:


26.06 - SAN JOSEMARIA ESCRIVÁ

SAN JOSEMARIA ESCRIVÁ
San Josemaría Escrivá nacque nel 1902 a Barbastro, in Spagna, in una famiglia cristiana profondamente credente. Fin da giovane sperimentò il dolore della sofferenza, vedendo morire tre sorelle e affrontando le difficoltà economiche della famiglia. Durante l’adolescenza intuì la chiamata di Dio osservando le impronte sulla neve lasciate da un carmelitano scalzo. Quel segno lo spinse verso il sacerdozio. Fu ordinato sacerdote a ventitré anni e il 2 ottobre 1928 comprese la missione affidatagli da Dio: fondare l’Opus Dei. San Josemaría insegnava che tutti gli uomini sono chiamati alla santità attraverso il lavoro quotidiano, la famiglia e le occupazioni ordinarie. Non occorre fuggire dal mondo per essere santi, perché è proprio nel mondo che il cristiano deve testimoniare Cristo. Riunì attorno a sé uomini e donne desiderosi di vivere il Vangelo nella vita comune, santificando ogni attività attraverso l’amore di Dio. Durante la guerra civile spagnola fu costretto a vivere clandestinamente a causa delle persecuzioni contro la Chiesa. Terminato il conflitto riprese la diffusione dell’Opera, convinto che la Croce di Cristo dovesse essere presente nelle fabbriche, nelle famiglie, nelle strade e nei luoghi di lavoro. Nel 1946 si trasferì a Roma, da dove guidò l’espansione mondiale dell’Opus Dei con semplicità e spirito di servizio. Fu autore del celebre libro “Cammino”, testo spirituale diffuso in milioni di copie. Nei suoi scritti invitava ogni persona a trasformare la vita ordinaria in dialogo continuo con Dio. Morì nel 1975 lasciando alla Chiesa un messaggio semplice ma profondo: Dio non si incontra lontano dalla vita, ma dentro la vita stessa. Per noi oggi: 1. Molti pensano che la santità appartenga solo ai monasteri o a vite eccezionali. San Josemaría ricordava invece che si può diventare santi davanti a una scrivania, in cucina o in fabbrica. 2. Viviamo giornate frenetiche che spesso consideriamo inutili o prive di significato spirituale. Lui insegnava che proprio il lavoro ordinario può diventare il luogo più concreto dell’incontro con Dio. 3. Oggi tanti separano fede e vita, pregando da una parte e vivendo dall’altra. San Josemaría sfidava i cristiani a portare Cristo nelle strade, nelle professioni e nelle decisioni quotidiane.
Barbastro, Spagna, 9 gennaio 1902 - Roma, 26 giugno 1975

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 10,37-42

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 10,37-42

Il Vangelo di oggi è uno dei più esigenti di Gesù. Gesù ci chiede di metterlo al primo posto non per togliere valore agli affetti, ma per renderli più veri, liberi e profondi. Seguirlo significa prendere la propria croce ogni giorno: amare, servire, perdonare e restare fedeli anche quando costa fatica e sacrificio.

C’è una storia vera che illumina il Vangelo di questa domenica. È quella di madre Teresa di Calcutta. Un giorno raccolse dalla strada un uomo consumato dai vermi, abbandonato da tutti. Lo prese tra le braccia, lo lavò, lo curò con infinita dolcezza. Un giornalista che osservava la scena le disse: “Io non lo farei nemmeno per un milione di dollari”. E lei rispose: “Nemmeno io. Lo faccio per amore di Cristo”.

Ecco la croce cristiana: amare quando non conviene. Servire senza calcolare. Dare senza aspettarsi nulla. Madre Teresa non vedeva solo un malato: vedeva Gesù.

Il Vangelo continua con parole bellissime: anche un semplice bicchiere d’acqua dato con amore non andrà perduto. Questo significa che agli occhi di Dio nulla è piccolo quando nasce dall’amore. Noi spesso pensiamo che contino solo i grandi gesti. Invece il Regno di Dio cresce nelle cose semplici: una visita, una telefonata, un ascolto sincero, una mano tesa, un perdono dato quando sarebbe più facile chiudere il cuore.

Gesù non cerca cristiani a metà. Non cerca persone che lo seguano finché tutto va bene. Cerca uomini e donne capaci di fidarsi fino in fondo.

Perdere la vita per Cristo non significa rovinarla. Significa smettere di trattenerla egoisticamente. Perché chi vive solo per sé stesso, alla fine si svuota. Chi invece dona la vita, la ritrova piena, vera, luminosa.

La croce fa paura solo da lontano. Quando la si abbraccia con amore, diventa la strada che conduce alla gioia vera.

Buona domenica.

 

Per noi oggi

1.     Molti vogliono un Gesù che consoli, ma non un Gesù che chieda tutto. Però Cristo non salva a metà: o entra davvero nella vita, oppure resta un’aggiunta superficiale.

2.     Abbiamo trasformato l’amore in possesso. Quando una persona diventa “mia”, smetto di amarla davvero e inizio a trattenerla per paura.

3.     La croce più difficile oggi non è soffrire, ma servire senza essere applauditi. Eppure è proprio lì che il Vangelo diventa credibile.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

giovedì 25 giugno 2026

25.06.2026 - 2Re 24,8-17 - Mt 7,21-29 - La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 24,8-17

Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre.
In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata. Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l’assediavano. Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno.
Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra.
Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia.
Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattanìa suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.

 

1. Il re Ioiachìn fa ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre. Vi è una grande ostinazione nell’idolatria e nell’empietà. L’ostinazione è sempre il frutto del peccato. PIÙ SI PECCA E PIÙ IL CUORE DIVIENE OSTINATO, RIBELLE, OSTILE A DIO E ALLA SUA LEGGE.  

2. Gerusalemme viene assediata.  Ioiachìn decide di arrendersi al re di Babilonia. Il re di Babilonia asporta tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia.  LA PAROLA DI DIO PUNTUALMENTE SI COMPIE. Passano i giorni, i mesi, gli anni, ma la Parola del Signore rimane stabile come i cieli.

3. DEPORTA TUTTA GERUSALEMME, rimangono solo i poveri della terra. Il re di Babilonia nomina re, al posto di Ioiachìn, Mattania suo zio, cambiandogli il nome in Sedecia. Con quest’ultima nomina FINISCE LA MONARCHIA IN GIUDA. La discendenza di Davide vive nel più grande nascondimento. Il disegno di Dio continua…

---------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,21-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

L’impressione che il brano del Vangelo suscita oggi è che il Signore voglia gente con i piedi per terra. Se la Parola è la roccia, sembra ci sia bisogno poi di pensieri, azioni, scelte, comportamenti quotidiani che si fondano e si sviluppano da lì e lì vogliono tornare.
Vedo da una parte la stabilità della roccia sicura a cui aggrapparsi e a cui poter dedicare l’esistenza e dall’altra la responsabilità di una certa coerenza con il Dono ricevuto. Ma confidiamo sempre sul fatto che sia soprattutto il Signore a costruire la casa. «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori» (salmo 127).

 ----------------------------- 

A volte ci rendiamo conto dei falsi profeti, come quella gente che ascolta Gesù e lo segue perchè capisce che è «uno che ha autorità, e non come i loro scribi». Come fare? Seguendo il proprio cuore?

 -----------------------------  

 

📲 I MIEI SOCIAL:


25.06 - SAN MASSIMO DI TORINO

SAN MASSIMO DI TORINO
San Massimo di Torino è considerato il primo vescovo storicamente certo della Chiesa torinese. Nato nell’Italia settentrionale nella seconda metà del IV secolo, fu scelto da Sant'Eusebio di Vercelli per guidare la nuova diocesi di Julia Augusta Taurinorum, l’antica Torino romana. Fu uomo di vasta cultura, profondo conoscitore delle Sacre Scritture e straordinario predicatore. Lo storico cristiano Gennaio lo descrisse come autore di numerose opere teologiche che gli valsero il titolo di padre minore della Chiesa. Visse negli anni difficili delle invasioni gotiche e della crisi dell’Impero Romano d’Occidente, accompagnando il popolo con fede e coraggio. Partecipò al Sinodo di Milano del 451 e al Concilio di Roma del 465, accanto ai grandi vescovi del suo tempo. La sua produzione letteraria fu immensa: sermoni, omelie e trattati che ancora oggi aiutano a comprendere la vita spirituale e sociale dell’antichità cristiana. Nei suoi scritti emerge il volto di un pastore vicino alla gente, attento ai poveri e fermo nella difesa della verità evangelica. Fu testimone del martirio dei santi missionari Alessandro, Sisinnio e Martirio e tramandò la memoria dei primi martiri torinesi Ottavio, Avventore e Solutore. Insegnava ai fedeli a lodare Dio ogni giorno attraverso i Salmi, nella preghiera del mattino e della sera. Raccomandava inoltre di fare il segno della croce prima di ogni azione, per vivere sempre sotto la benedizione di Dio. Condannò con forza chi vendeva il perdono dei peccati in cambio di denaro, richiamando tutti alla sincerità della conversione. La sua predicazione univa profondità teologica e attenzione concreta alla vita quotidiana dei cristiani. Anche senza possedere con certezza le sue reliquie, il popolo continuò nei secoli a venerarlo come santo pastore della Chiesa torinese. A lui furono dedicate chiese, strade e recentemente anche una comunità ortodossa russa di Torino. Dal 2004 la sua immagine compare sulla nuova cattedra episcopale del Duomo di Torino, quasi a ricordare che il suo insegnamento continua ancora oggi. San Massimo rimane esempio di vescovo che guida il popolo non con il potere, ma con la santità, la parola e la testimonianza. Per noi oggi: 1. Oggi molti parlano continuamente, ma pochi annunciano parole che aiutano davvero a vivere. San Massimo insegnava che la predicazione vale solo quando nasce dalla verità e dalla santità. 2. Viviamo in un tempo che cerca scorciatoie spirituali senza conversione autentica del cuore. Massimo condannava chi vendeva il perdono perché la fede non può diventare commercio religioso. 3. Molti cristiani ricordano Dio solo nei momenti difficili o nelle grandi feste. San Massimo invitava invece a pregare ogni giorno, trasformando la vita ordinaria in incontro con Dio.
Metà IV secolo - 423 circa