domenica 3 maggio 2026

At 6,1-7 - 1Pt 2,4-9 - Gv 14,1-12 - V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Domenica 3 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 6,1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
1. Gli Apostoli decidono di istituire il GRUPPO DEI SETTE DA AFFIANCARE AL GRUPPO DEI DODICI. Saranno i responsabili della comunità Cristiana di lingua greca e avranno il compito di curare la distribuzione degli aiuti ai Cristiani di lingua greca. OGNI PROBLEMA HA UNA SOLUZIONE!

2. IL NUMERO 7 SIMBOLEGGIA L'UNIVERSALISMO, L'APERTURA UNIVERSALE, TOTALE. I sette di Gerusalemme saranno i responsabili della comunità Cristiana CHE SI APRE ALLE GENTI, che si apre al mondo intero. e non rimane chiusa nella mentalità giudaica di Gerusalemme.

3. LA CHIESA INVENTA QUALCOSA DI NUOVO e trova una soluzione adatta alla situazione. È UNA SOLUZIONE ISTITUZIONALE importante. Verrà tramandata in futuro. Questi uomini devono essere PIENI DI SPIRITO SANTO e di saggezza, battezzati, animati da grande entusiasmo, e devono essere saggi.

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Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 2,4-9

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.
Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

1. CRISTO È LA PIETRA VIVA, è la pietra vivente, è il risorto, E IL DISCEPOLO È UNA PIETRA APPOGGIATA sulla pietra di fondamento. Cristo è la pietra viva scartata dagli uomini, perché gli uomini si sono appoggiati su un’altra pietra, sulle loro idee, ma Cristo pietra viva è la scelta preziosa davanti a Dio. DIO NON LA PENSA COME GLI UOMINI.
 
2. Anche voi dice Pietro siete pietre vive per diventare LINFA VIVA DELLA LINFA DI CRISTO, e tutti insieme venite costituiti per la costruzione dell'edificio spirituale, PER LA COSTRUZIONE DEL REGNO DI DIO SULLA NOSTRA TERRA. La costruzione dell’edificio spirituale si specifica come esercizio di un sacerdozio santo,  PER OFFRIRE SACRIFICI SPIRITUALI GRADITI A DIO. Il sacrificio spirituale gradito a Dio è l’offerta di noi stessi, della nostra vita.  Come Gesù!

3. Se non costruiamo sulla pietra d'angolo, quella pietra diventa una PIETRA D’INCIAMPO. CHI RIFIUTA CRISTO INCIAMPA IN QUELLA PIETRA, ma voi che l'avete accolta dice l'apostolo siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione Santa, il popolo che Dio si è acquistato col COMPITO DI ANNUNCIARE LE GRANDI OPERE DI DIO PERCHÉ IL MONDO CREDA E SI SALVI.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

 

1. Oggi, il Vangelo, ci incoraggia alla fiducia: "Non sia turbato il vostro cuore. Eppure i tempi in cui viviamo ci inducono spesso al turbamento. ABBIATE FEDE IN DIO E ABBIATE FEDE IN ME".  Dobbiamo “aggrapparci alle sue ali”, affidarci al suo amore, con la stessa fiducia assoluta che ha il bambino verso i suoi genitori. FIDATI!

2. “VADO A PREPARARE UN POSTO PER OGNUNO E QUANDO È PRONTO TORNERÒ PER PRENDERVI CON ME. Ormai anche TU conosci la STRADA: GESÙ. - GESÙ È LA VIA DELLA PACE, LA VERITÀ SU DIO E SULL'UOMO, LA VITA CHE È L’AMORE, la vita creata da Lui NON può che essere espressione di questo amore. CHE GESÙ SIA LA TUA VIA, LA TUA VERITÀ, LA TUA VITA…

3. “CHI CREDE IN ME COMPIRÀ OPERE ANCORA PIÙ GRANDI”. È vero NOI SIAMO CHIAMATI A CONTINUARE L’OPERA DI DIO. È un compito che Gesù ci ha espressamente affidato: COLLABORARE CON LUI ALLA COSTRUZIONE DEL REGNO DI DIO, di un mondo nuovo fondato sulla condivisione e sulla fratellanza. FAI LA TUA PARTE...
BUONA DOMENICA...

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NESSUNO O NECESSARIO?
"Signore, mostraci il Padre, e ci basta". Nel profondo del cuore cerco Dio. Vedo che più prego, più desidero pregare. Più amo Dio, più lo voglio amare. Più mi comunico con Lui, più desidero comunicare.
Meno prego e più Dio non ha senso; meno senso ha Dio e meno ricorro a Lui. Così, Dio finisce per diventare "nessuno"!
Eppure vedere il volto di Dio nella mia vita è sempre necessario! Buon cammino...

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LECTIO DIVINA - V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

OMELIA -  V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)


Gv 14,21-24 - RITO AMBROSIANO - V DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
V DOMENICA DI PASQUA
Domenica 3 Maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,21-24
  ✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 14,21-24
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». 
1. “Chi ACCOGLIE i miei comandamenti e li OSSERVA, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Questo è il nostro desiderio ACCOGLIERE la sua Parola e OSSERVARLA oggi…

2. “Noi VERREMO a lui e PRENDEREMO DIMORA presso di lui”. La presenza di Dio nel cuore ci aiuterà a SCOPRIRE E REALIZZARE in questo mondo i piani che la Provvidenza ci abbia assegnato… Lo Spirito del Signore ci darà la forza… CORAGGIO!

3. Tutta la LUCE e il FUOCO della vita divina si riverseranno sopra di noi che SIANO DISPOSTI A RICEVERE IL DONO DELLA DIMORA.  Ma siamo LIBERI “Chi NON mi ama, non osserva le mie parole” … PENSACI!

BUONA DOMENICA…
 

 

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03.05 SANTI FILIPPO E GIACOMO IL MINORE APOSTOLI


FILIPPO E GIACOMO IL MINORE

Filippo e Giacomo il Minore sono ricordati insieme perché le loro reliquie furono deposte nella Basilica dei Santi XII Apostoli a Roma. Filippo, di Betsaida, fu tra i primi a incontrare Gesù, che gli disse: “Seguimi”. Subito dopo riferì all’amico Natanaele: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè e i Profeti”.

Nel dialogo con Gesù alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, e durante l’Ultima Cena, dimostrò curiosità e desiderio di conoscere il Padre. Dopo la Pentecoste, evangelizzò l’Asia Minore e la Scizia, morendo martire a Ierapoli, inchiodato a una croce a forma di X.

Le sue figlie rimasero vergini per tutta la vita, secondo la tradizione. Giacomo il Minore, cugino di Gesù, fu indicato da Paolo come una delle “colonne” della Chiesa.

Al Concilio di Gerusalemme propose soluzioni equilibrate per i pagani convertiti e sostenne il discorso di Pietro. A lui si attribuisce la Lettera di Giacomo, che invita a coniugare fede e opere. Subì il martirio nel 62: fu gettato dal pinnacolo del Tempio, lapidato e colpito con un bastone, pregando per i suoi carnefici.

La sua morte lasciò un segno profondo anche nei contemporanei, come riferisce Flavio Giuseppe. Entrambi vissero con coraggio, fede e dedizione, testimoniando che seguire Cristo comporta impegno concreto e rischio personale. Il loro culto si consolida con la riforma liturgica del 1969.
Filippo e Giacomo ci insegnano che la fede va vissuta, annunciata e difesa con coraggio.

Il loro esempio mostra come l’incontro con Cristo cambi la vita, orientandola al servizio degli altri. La loro testimonianza unisce evangelizzazione, preghiera e martirio. Essi incarnano l’ideale apostolico di fedeltà fino alla morte.

La vita di Filippo evidenzia l’importanza della curiosità e dell’entusiasmo nell’incontrare Gesù. Giacomo insegna come la saggezza e la giustizia siano necessarie per guidare la Chiesa. Entrambi dimostrano che la santità richiede coraggio, perseveranza e amore per Dio.

La loro memoria ci invita a non temere di prendere posizione per la verità. Essi sono patroni di agonizzanti, cappellai, cardatori e farmacisti. Il loro esempio continua a ispirare chi desidera vivere una fede autentica e coraggiosa.

 

Per noi oggi

1.     Siamo pronti a testimoniare la fede anche quando costa sacrificio o ci espone al giudizio degli altri?

2.     Lasciamo che l’incontro con Cristo trasformi le nostre azioni quotidiane o rimaniamo superficiali nella fede?

3.     La nostra fede si manifesta solo a parole o anche con opere concrete e coraggiose?


L'apostolo Filippo e Giacomo il minore vengono ricordati lo stesso giorno poichè le loro reliquie furono deposte insieme nella chiesa dei Dodici Apostoli a Roma.
Filippo (primo secolo) era originario della città di Betsaida, la stessa degli apostoli Pietro e Andrea. Discepolo di Giovanni Battista, fu tra i primi a seguire Gesù e, secondo la tradizione, evangelizzò gli Sciti e i Parti.
Giacomo (primo secolo) era figlio di Alfeo e cugino di Gesù. Ebbe un ruolo importante nel concilio di Gerusalemme (50 circa) divenendo capo della Chiesa della città alla morte di Giacomo il Maggiore. Scrisse la prima delle Lettere Cattoliche del Nuovo Testamento. Secondo Giuseppe Flavio (37 circa - 103) fu lapidato tra il 62 e il 66. Tuttavia l'attendibilità del racconto è dubbia.

Dio ha scelto questi uomini santi nella generosità del suo amore e ha dato loro una gloria eterna. 





sabato 2 maggio 2026

02.05.2026 - At 13,44-52 - Gv 14,7-14 - Chi ha visto me, ha visto il Padre.

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,44-52

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: "Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra"».
Nell'udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio.
I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
1. Paolo e Barnaba, di fronte all’ostilità dei Giudei, scelgono di rivolgere il loro annuncio ai pagani. LA SALVEZZA SI ANNUNZIA, NON SI IMPONE. Alla salvezza si accede accogliendo la Parola.

2. Così infatti ci ha ordinato il Signore: IO TI HO POSTO PER essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra». LA VOCAZIONE E MISSIONE DI GESÙ DIVIENE VOCAZIONE E MISSIONE DI PAOLO. La missione di Paolo è la stessa di Gesù: illumina Dio con la luce di Cristo Signore.

3. I pagani hanno accolto con gioia l’annuncio di Paolo e glorificavano la Parola del Signore. QUANDO LA PAROLA DEL SIGNORE È GLORIFICATA? Quando essa è accolta come Parola di vita eterna. Quando è trasformata in nostra vita. SI ACCOGLIE LA PAROLA, LA SI METTE NEL CUORE, SI VIVE SECONDO LA PIENEZZA DELLA VERITÀ IN ESSA CONTENUTA.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,7-14
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 

Gesù è il Velo che manifesta il volto umano di Dio che altrimenti non potremmo vedere. E senza questo velo, la nostra vita sarebbe vuota e diverremmo ciechi. E ci assicura che “qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio“. 
Tutti noi abbiamo esperienza di questo: abbiamo pregato, pregato, per la malattia di questo amico, di questo papà, di questa mamma e poi se n’è andato. Ma Dio non ci ha esauditi! In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi. La fede ci ricorda che non c’è nessun limite a quello che si può chiedere al Signore, ma nel suo nome e per la gloria di Dio. Sia fatta la sua, non la mia volontà!

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La duplice coincidenza: il Padre nel Figlio, il Figlio con il Padre e noi uomini con il Figlio. E la promessa di fare opere anche più grandi di Gesù. Perché allora vogliamo sempre qualcosa di più grande?

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02.05 SANT' ATANASIO VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA

SANT’ATANASIO

Sant’Atanasio è stato uno dei più grandi difensori della fede cristiana nei momenti più difficili della storia della Chiesa. Visse in un tempo in cui molti negavano la divinità di Cristo. L’eresia ariana si era diffusa ovunque, anche tra vescovi e imperatori.

Atanasio rimase quasi solo a difendere la verità. Per questo fu esiliato cinque volte. Fu perseguitato, calunniato, cacciato, ma non smise mai di difendere Cristo. Sapeva che se Cristo non è Dio, tutta la fede cristiana crolla. Non difendeva un’idea, ma una verità. Non difendeva se stesso, ma Cristo.

Passò molti anni in esilio, nascosto nel deserto, aiutato dai monaci. Eppure continuò a scrivere, insegnare e incoraggiare i cristiani. Non scelse la strada più facile, ma quella giusta. In quel tempo molti, per paura, firmarono compromessi sulla fede. Atanasio invece non firmò mai.

Preferì perdere tutto piuttosto che tradire la verità. Per questo è chiamato “colonna della Chiesa”. La sua vita ci insegna che la verità non cambia anche se tutti dicono il contrario. Ci insegna che la fede va difesa anche quando costa. Ci insegna che essere cristiani non significa essere applauditi. Significa essere fedeli.

Atanasio vinse senza eserciti, senza potere, senza ricchezze. Vinse perché stava dalla parte della verità.E alla fine la verità ha vinto.

 

Per noi oggi

1.     Resteremmo fedeli alla verità cristiana anche se diventasse impopolare, oppure ci piegheremmo alle mode e alle opinioni degli altri?

2.     Cerchiamo di avere ragione davanti al mondo o di vivere nella fedeltà a Dio, anche quando il mondo non comprende?

3.     Siamo cristiani solo nei momenti facili, o lo siamo davvero anche quando la fede richiede sacrificio e coraggio?


295 - 2 maggio 373

Vescovo di Alessandria d'Egitto, fu l'indomito assertore della fede nella divinità di Cristo, negata dagli Ariani e proclamata dal Concilio di Nicea (325). Per questo soffrì persecuzioni ed esili. Narrò la vita di Sant'Antonio abate e divulgò anche in Occidente l'ideale monastico.

"Dio si è fatto uomo perché noi uomini diventassimo dei, cioè partecipi della vita divina". 

venerdì 1 maggio 2026

01.05.2026 - At 13,26-33 - Mt 13,54-58 - Io sono la via, la verità e la vita.

 

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,26-33

In quei giorni, [Paolo, giunto ad Antiòchia di Pisìdia, diceva nella sinagoga:]
«Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza.
Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto Gesù e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso.
Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo.
E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato”».

1. Luca sottolinea che L'EVENTO DELLA MORTE DI GESÙ NON È STATO CAUSALE, MA IL COMPIMENTO DEL PROGETTO DI DIO. Loro sono colpevoli, ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed è apparso. NOI SIAMO I SUOI TESTIMONI DAVANTI AL POPOLO…

2. In queste poche righe abbiamo il riassunto del Vangelo, IL CREDO FONDAMENTALE: Fu crocefisso, morì e fu sepolto, è resuscitato ed è apparso. IO CREDO...

3. Paolo aggiunge delle prove scritturistiche: “Mio figlio sei tu, OGGI TI HO GENERATO”. LA GENERAZIONE DI GESÙ COINCIDE CON LA RISURREZIONE: il padre ha generato Gesù nel momento in cui l'ha fatto risorgere, è il momento della intronizzazione…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

Nella sinagoga di paese, Gesù sorprende la gente, rivelando una sapienza che ha un'altra origine. A quelli che conoscevano Gesù sembrava strano che fosse un profeta, anche perché lo avevano visto crescere. Lo stupore che provarono non diventò occasione di accoglienza, ma di scandalo e di rifiuto. Perché?
Perché bisogna aprire il cuore e la mente alla novità di Dio. Senza apertura alla novità, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale. 
Bisogna lasciarsi stupire! Ma cos'è lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l’incontro con Dio: “Ho incontrato il Signore”.
Lo stupore è come il certificato di garanzia che quell’incontro è vero, non è abitudinario”.
Gesù è un avvenimento cosi grande che, o uno se ne lascia attrarre, o lo rifiuta come nemico. Cedendo all’attrattiva, se ne scopre la bellezza...

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I miracoli non sono la causa della fede ma l’effetto. L’onnipotenza di Gesù arretra di fronte alla nostra incredulità: è il vero scandalo, l’inciampo. Siamo aperti al nuovo o pensiamo di sapere già tutto?

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01.05 SAN GIUSEPPE LAVORATORE

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

San Giuseppe lavoratore ci ricorda una verità che oggi rischiamo di dimenticare: il lavoro non è solo fatica, guadagno o carriera, ma è vocazione. Quando Pio XII istituì questa festa nel 1955, non lo fece per caso, ma per restituire al lavoro il suo significato più profondo: partecipare all’opera di Dio.

 Giuseppe, con il suo banco da falegname, non ha solo mantenuto la sua famiglia, ma ha collaborato al mistero della Redenzione, crescendo e proteggendo Gesù. Questo significa che anche il lavoro più semplice, più nascosto, più umile, può diventare grande davanti a Dio.

 Il Vangelo ci mostra che Gesù non è venuto come re o come potente, ma come “figlio del falegname”. Per trent’anni ha lavorato con le mani, in silenzio, nella vita quotidiana. Così ha dato dignità a ogni lavoro umano, manuale e intellettuale, insegnandoci che non è il tipo di lavoro a renderci grandi, ma l’amore e l’obbedienza a Dio con cui lo facciamo. Il lavoro diventa santo quando è vissuto con onestà, responsabilità e offerto a Dio.

 San Giuseppe insegna anche un’altra cosa importante: lavorare senza cercare applausi. Non ha mai detto una parola nei Vangeli, eppure ha cambiato la storia perché ha fatto la volontà di Dio fino in fondo. È il modello degli umili, di quelli che non finiscono sui giornali, ma tengono in piedi il mondo: padri, madri, operai, artigiani, impiegati, insegnanti.

 Oggi spesso il lavoro è vissuto come stress, competizione, successo o frustrazione. La visione cristiana invece dice che il lavoro deve servire a salvare l’anima, non a perderla. Non deve allontanarci da Dio e dalla famiglia, ma avvicinarci. San Giuseppe lavorava, pregava, stava con Gesù e Maria: questo è l’equilibrio vero della vita.

 Oggi lavoriamo solo per guadagnare e fare carriera, o lavoriamo anche per diventare santi?

 

Per noi oggi

1.     Se San Giuseppe tornasse oggi, troverebbe persone che lavorano per vivere o persone che vivono per lavorare?

2.     Il nostro lavoro ci avvicina a Dio o ce lo fa dimenticare?

3.     Cerchiamo il successo nel lavoro o la santità attraverso il lavoro?


Sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.

Gesù non ha disdegnato di essere chiamato il figlio del falegname: con la sua opera ha elevato a nuova dignità il lavoro dell'uomo.

PATRONO: PADRI, CARPENTIERI, LAVORATORI, MORIBONDI, ECONOMI, PROCURATORI LEGALI


NELLO STESSO GIORNO:
SAN RICCARDO PAMPURI Religioso fatebenefratelli - MILANO
Trivolzio, Pavia, 2 agosto 1897 - Milano, 1 maggio 1930
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri esercitò con generosità la professione di medico e, nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli dove emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell'Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio.

 

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