giovedì 12 febbraio 2026

12.02.2026 - 1Re 11,4-13 - Mc 7,24-30 - I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli.

Dal primo libro dei Re - 1Re 11,4-13

Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidòne, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre.
Salomone costruì un’altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti. Allo stesso modo fece per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.
Il Signore, perciò, si sdegnò con Salomone, perché aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d’Israele, che gli era apparso due volte e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. Allora disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né le leggi che ti avevo dato, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo servo. Tuttavia non lo farò durante la tua vita, per amore di Davide, tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio. Ma non gli strapperò tutto il regno; una tribù la darò a tuo figlio, per amore di Davide, mio servo, e per amore di Gerusalemme, che ho scelto».
1. LA PRESUNZIONE PORTA SALOMONE A SOTTOVALUTARE che i matrimoni politici con cui si lega, lo portano a deviare dalla vera fede e ad aderire al culto degli Dei Fenici e degli Ammoniti. Come mai un uomo con una così grande sapienza non persevera in essa e SI TRASFORMA IN UNO STOLTO ED INSIPIENTE?

2. IL SIGNORE NON PUÒ TOLLERARE IL PECCATO DI IDOLATRIA, anche perché il peccato del re all’istante diviene peccato del popolo. EPPURE DIO GLI ERA APPARSO e gli aveva chiesto di non seguire dèi stranieri, di rimanere ancorato alla più grande fedeltà verso il suo Dio e Signore. È LA POLITICA CHE SACRIFICA E UCCIDE DIO NEL CUORE DI SALOMONE. Sono gli interessi… Fai attenzione…

3. Allora il Signore disse a Salomone: TI STRAPPERÒ VIA IL REGNO e lo consegnerò a un tuo servo. UNA TRIBÙ LA DARÒ A TUO FIGLIO, PER AMORE DI DAVIDE. Dio mantiene la promessa fatta a Davide e la manterrà sempre, nonostante i molteplici peccati dei suoi figli. LA STORIA VIVE DI QUESTA FEDELTÀ DI DIO E DELL’UOMO.

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+ Dal vangelo secondo Marco - Mc 7,24-30
In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

 

Cosa ha di speciale questa donna pagana? La fede in Gesù "Dio". Quante volte la nostra fede è messa alla prova? A volte da persone di Chiesa. Qui è Gesù che mette alla prova la donna straniera e questa si vede sospinta a non desistere e a perseverare nella domanda. Le difficoltà vanno vissute non come ostacolo, ma come occasione per fare un salto nella fede.
La donna non vuole togliere nulla a nessuno: nella sua semplicità e umiltà le basta poco, le bastano le briciole, le basta solo uno sguardo, una buona parola del figlio di Dio. E Gesù rimane ammirato per una risposta di fede così grande. Anche noi siamo chiamati a crescere nella fede, ad aprirci e ad accogliere con libertà il dono di Dio, ad avere fiducia e gridare anche a Gesù, donaci la fede, aiutaci a trovare la via.

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La tenacia di questa donna geniale e disperata fa cambiare idea a Gesù. Tenacia, prontezza e creatività: questo è richiesto a seguaci di Gesù, siamo pronti a rispondere alle sue pro-vocazioni?

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12.02 SAN BENEDETTO D' ANIANE

SAN BENEDETTO D’ANIANE

San Benedetto d’Aniane (circa 750–821) fu una delle figure chiave della Rinascita carolingia, periodo in cui la Chiesa e il monachesimo contribuirono in modo decisivo alla rinascita culturale e spirituale dell’Europa. Nato nel sud della Francia da una nobile famiglia visigota, ricevette il nome di Witiza e fu educato alla corte di Pipino il Breve, insieme ai giovani dell’aristocrazia franca. Il suo futuro sembrava orientato verso la carriera militare e infatti partecipò, nel 773, alla spedizione di Carlo Magno contro i Longobardi in Italia.

Un episodio drammatico segnò però la svolta della sua vita: nei pressi di Pavia rischiò di annegare tentando di salvare il fratello. Sopravvissuto, interpretò quell’evento come una chiamata di Dio, abbandonò il mondo e si fece monaco nell’abbazia di Saint-Seine, assumendo il nome di Benedetto. Qui iniziò un intenso studio delle principali regole monastiche dell’antichità cristiana, confrontando le tradizioni di san Basilio, san Colombano, san Pacomio e soprattutto san Benedetto da Norcia.

Il frutto di questo lavoro furono due opere fondamentali: il Codex regularum, che raccoglieva 27 regole monastiche, e la Concordia regularum, in cui Benedetto dimostrava come la Regola benedettina fosse la sintesi più equilibrata e completa delle tradizioni precedenti. Nel frattempo fondò l’abbazia di Aniane, in Linguadoca, dove applicò la Regola di san Benedetto con alcuni adattamenti ispirati a san Colombano. Il monastero divenne rapidamente un centro spirituale e culturale di primo piano, arrivando a ospitare oltre 300 monaci.

La sua riforma del monachesimo trovò un potente sostegno nella corte carolingia. Carlo Magno prima e, soprattutto, Ludovico il Pio gli accordarono grande fiducia. Nell’816-817, su iniziativa dell’imperatore, Benedetto preparò il capitolare monastico promulgato ad Aquisgrana, che stabilì l’osservanza della Regola benedettina in tutte le abbazie dell’Impero, con limitate possibilità di adattamento. Fu una svolta decisiva per la storia del monachesimo occidentale.

San Benedetto d’Aniane si distinse anche come difensore dell’ortodossia, combattendo l’eresia adozionista, che negava la piena divinità eterna di Cristo. Con scritti teologici, lettere e missioni nella Marca di Spagna, contribuì in modo determinante al ritorno all’unità della fede, confermata dai concili dell’epoca. Morì nel 821, lasciando un’impronta duratura nella Chiesa e nella civiltà europea.

 

Per noi oggi

1.     L’unità nasce dalla disciplina, non dal compromesso: senza una regola condivisa, anche la fede si frammenta.

2.     Le crisi possono diventare vocazioni: ciò che ci fa “quasi annegare” può essere l’inizio di una vita nuova.

3.     La cultura si salva dal silenzio e dalla preghiera: quando il mondo corre, sono i monasteri interiori a custodire il futuro.

San Benedetto d’Aniane fu tra gli attori principali della Rinascita carolingia, durante la quale difese l’ortodossia e riuscì a diffondere in tutto il Sacro Romano Impero la regola di san Benedetto da Norcia, integrata con qualche modesto apporto da altre regole monastiche. Grazie alla sua austera santità e alla fiducia accordatagli prima da Carlo Magno e ancor di più dal suo successore Ludovico il Pio, quest’uomo di Dio ha avuto una notevole influenza sulla storia della Chiesa.

SORELLA MORTE

SORELLA MORTE

Papa Leone XIV, proseguendo il ciclo di catechesi giubilari sul tema «Cristo nostra speranza», riflette sul mistero della morte come passaggio verso l’eternità felice. La morte, pur naturale, è spesso vissuta come tabù o condanna, e l’uomo ne teme l’inevitabilità più di ogni altra creatura.

 La riflessione cristiana invita a meditare sulla morte, imparando a pregare e a lasciare andare ciò che è effimero, concentrandosi sulla vita eterna. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori sottolinea il valore pedagogico della morte: essa insegna a vivere autenticamente e a scegliere ciò che giova alla nostra anima.

 La tentazione contemporanea di cercare immortalità terrena tramite scienza o tecnologia non può offrire la vera felicità. Solo la Risurrezione di Cristo illumina il mistero della morte, preannunciando la luce piena della vita eterna. Gesù Risorto ci ha preceduto nella morte, vincendola con l’amore divino e preparandoci alla gioia senza fine. In Lui, la morte non è più nemica, ma sorella da accogliere con speranza e fiducia.

 Meditare sulla morte ci invita a riconsiderare le priorità della vita, riconoscendo che ciò che è terreno e temporaneo non può soddisfare pienamente il cuore umano.

 La preghiera diventa il mezzo attraverso cui aprire l’anima alla grazia divina e trovare conforto nella promessa della vita eterna. La virtù della speranza cristiana ci sostiene di fronte al dolore e alla perdita, rendendo ogni prova occasione di crescita spirituale. La comunione con i santi e la memoria dei defunti rafforzano la consapevolezza della nostra vocazione alla santità. Abbracciare la croce quotidiana, nella fiducia in Cristo, trasforma anche la sofferenza in dono redentivo. La morte, così intesa, non è fuga dalla vita ma completamento della nostra esistenza in Dio. La liturgia, i sacramenti e la meditazione ci aiutano a preparare il cuore a questo passaggio, insegnandoci a vivere con gratitudine e serenità.

 

Per noi oggi

 1.     La morte non è un nemico da temere, ma un passaggio che può trasformare la nostra vita presente se vissuta nella luce di Cristo.

 2.     Cercare l’immortalità o la felicità solo nel mondo materiale è vano: la vera vita eterna si conquista con fede e preghiera.

 3.     Meditare sulla morte quotidianamente ci insegna a liberare il cuore dal superfluo e a vivere ogni momento con autenticità e responsabilità.

 

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mercoledì 11 febbraio 2026

11.02.2026 - 1Re 10,1-10 - Mc 7,14-23 - Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo.

 

Dal primo libro dei Re - 1Re 10,1-10

In quei giorni, la regina di Saba, sentita la fama di Salomone, dovuta al nome del Signore, venne per metterlo alla prova con enigmi. Arrivò a Gerusalemme con un corteo molto numeroso, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle.
La regina di Saba, quando vide tutta la sapienza di Salomone, la reggia che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, il modo ordinato di sedere dei suoi servi, il servizio dei suoi domestici e le loro vesti, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza respiro. Quindi disse al re: «Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua sapienza! Io non credevo a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla sapienza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita. Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza! Sia benedetto il Signore, tuo Dio, che si è compiaciuto di te così da collocarti sul trono d’Israele, perché il Signore ama Israele in eterno e ti ha stabilito re per esercitare il diritto e la giustizia».
Ella diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono più tanti aromi quanti ne aveva dati la regina di Saba al re Salomone.
1. La regina di Saba intraprende un lungo viaggio per conoscere Salomone. La FAMA DELLA SAPIENZA di Salomone si diffonde naturalmente e chi ne sente parlare rimane INCURIOSITO – prima – poi AFFASCINATO… e SI METTE IN CAMMINO per toccare con mano quello di cui ha sentito parlare. L’EVIDENZA DEL BELLO…

2. La regina di Saba parte portandosi dietro le sue ricchezze, è pronta a mettere in difficoltà il re con i suoi enigmi, cioè PARTE CON L’IDEA CHE NON SIA VERO CIÒ CHE LE È STATO RIFERITO. Ben presto la regina si accorgerà che LA REALTÀ VA BEN OLTRE ciò che le era stato raccontato. IMPARIAMO LA LEZIONE!

3. La regina vede e interroga Salomone, HA UN ATTEGGIAMENTO APERTO E PRONTO A RICONOSCERE CIÒ CHE LUI DICE.  Facendo così, la Regina fu in grado di RICONOSCERE LA SAPIENZA DI DIO e fu CONTENTA di donare a Salomone i doni più preziosi: oro, aromi e pietre, e BENEDISSE IL SIGNORE CHE DONA TANTA BELLEZZA.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
 E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

 

Gesù ci insegna che la fonte dell’impurità, cioè di ciò che tiene lontano da Dio, sta “nel cuore”, cioè nella volontà/decisione dell’uomo. E' “dal cuore degli uomini che escono i propositi di male che poi vengono realizzati. 
Come i farisei anche noi siamo bravi ad individuare l’origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto. Questo modo di pensare – ammonisce Gesù – è ingenuo e miope. L’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origini nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male. E’ dunque attorno al cuore e dentro al cuore che bisogna vigilare!
Come vigilare il cuore? Rilanciando ogni giorno "un amore grande, puro e disinteressato" frutto di una spiritualità viva.

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Il male non è materiale ma spirituale. Eppure cerchiamo sempre qualcosa che sia oggettivamente “malvagio”, qualcosa o qualcuno. Non sappiamo che lo spirito, anche quello maligno, soffia dove vuole?

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11.02 BEATA MARIA VERGINE DI LOURDES - Giornata Mondiale del Malato

BEATA MARIA VERGINE DI LOURDES

L’11 febbraio 1858, presso la grotta di Massabielle a Lourdes, la Beata Vergine Maria apparve a Bernadette Soubirous, una ragazza di quattordici anni, poverissima, analfabeta e di salute fragile. Quel giorno Bernadette si trovava lungo il fiume Gave di Pau per raccogliere legna quando vide una “signora vestita di bianco”, con velo candido, cintura azzurra e due rose gialle ai piedi. La visione fece il segno della croce e invitò la fanciulla a pregare il Rosario. Così ebbe inizio un ciclo di 18 apparizioni che si concluse il 16 luglio dello stesso anno.

Nei primi incontri la Vergine non rivelò la propria identità, ma invitò Bernadette alla fedeltà, alla preghiera e alla perseveranza. Alla terza apparizione le disse parole decisive: «Non ti prometto di renderti felice in questo mondo, ma nell’altro», chiedendole di tornare alla grotta per quindici giorni. Il messaggio si fece presto più esigente: «Penitenza! Penitenza! Penitenza! Pregate Dio per i peccatori», accompagnato da gesti umilianti come baciare la terra e mangiare erba in segno di conversione.

Durante l’apparizione del 25 febbraio, Bernadette scavò nel fango su indicazione della Vergine e fece sgorgare una sorgente d’acqua destinata a diventare segno di guarigione e di vita nuova. «Andate a bere alla fonte e a lavarvi», disse Maria, unendo l’acqua alla chiamata alla purificazione del cuore. La giovane veggente fu derisa, minacciata dalle autorità civili e sottoposta a interrogatori, mentre il parroco di Lourdes, Dominique Peyramale, rimase scettico, chiedendo un segno chiaro e il nome della Signora.

Il 25 marzo 1858, solennità dell’Annunciazione, la Vergine rispose alla richiesta del sacerdote: «Io sono l’Immacolata Concezione», pronunciando in dialetto locale un titolo teologico definito dogmaticamente solo quattro anni prima e del tutto sconosciuto a Bernadette. Questa rivelazione colpì profondamente il parroco e segnò una svolta nel discernimento ecclesiale. Dopo un’attenta indagine, le apparizioni furono ufficialmente riconosciute nel 1862.

Fin dai primi anni si verificarono guarigioni inspiegabili e conversioni profonde, come quella del medico Alexis Carrel, futuro premio Nobel. A Lourdes la Chiesa ha sempre esercitato grande prudenza: su migliaia di guarigioni segnalate, solo 70 sono state riconosciute come miracoli. Ma la grazia più grande resta la conversione dell’anima. Bernadette, ritiratasi nel convento di Nevers, visse nascosta e umile fino alla morte, testimoniando che Lourdes non è fine a se stessa: il suo vero orizzonte è il Cielo.

 

Per noi oggi

1.     Cerchiamo miracoli per il corpo, ma siamo disposti a cambiare il cuore? Lourdes ci smaschera quando vogliamo la grazia senza conversione.

2.     Dio parla attraverso gli ultimi: siamo ancora capaci di ascoltare chi non ha titoli, potere o cultura?

3.     In un mondo che idolatra la scienza e il controllo, Lourdes ci provoca a riconoscere che non tutto è misurabile, ma tutto può essere redento.

Beata Maria Vergine di Lourdes, che, a quattro anni dalla proclamazione dell’Immacolata Concezione della beata Vergine, l’umile fanciulla santa Maria Bernardetta Soubirous più volte aveva visto nella grotta di Massabielle tra i monti Pirenei sulla riva del Gave presso la cittadina di Lourdes, dove innumerevoli folle di fedeli accorrono con devozione.

martedì 10 febbraio 2026

10.02.2026 - 1Re 8,22-23.27-30 - Mc 7,1-13 - Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal primo libro dei Re - 1Re 8,22-23.27-30

In quei giorni, Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea d’Israele e, stese le mani verso il cielo, disse:
«Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore.
Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito!
Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!».
1. DIO È PIÙ GRANDE DI TUTTO: nulla lo può contenere tanto meno un tempio. Solamente se l’uomo CUSTODISCE QUESTA CONSAPEVOLEZZA non cade nella tentazione di pensare di poter ridurre Dio alla propria misura e di imporre a Dio il nostro pensiero.

2. Il tempio che Salomone ha costruito è un segno ed un punto di riferimento perché il popolo possa rivolgersi a Dio che NON ABITA IL TEMPIO, MA CHE LÌ INCONTRA IL SUO POPOLO. Dio ha scelto questa dimora di cui dice: «Là è il mio nome». LÌ DIO È VICINO AL SUO POPOLO.   

3. Salomone alza le mani e innalza una preghiera al Signore per lodarlo e per chiedere. METTERSI IN PREGHIERA SIGNIFICA METTERSI IN RAPPORTO CON DIO. Qui è ripetuto con insistenza il verbo “ascolta”, cioè la richiesta che il Signore entri in relazione. COMINCIO A PREGARE CON LA SICUREZZA CHE IL SIGNORE NON È LONTANO, MA È VICINO E MI ASCOLTA. 

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,1-13

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti ,quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Anche noi potremmo chiederci: ma perché Gesù e i suoi discepoli trascurano queste tradizioni? In fondo non sono cose cattive, ma sono buone abitudini rituali, semplici lavaggi prima di prendere cibo. Ma perché Gesù non ci bada? Perché per Lui è importante riportare la fede al suo centro (…) Ed evitare un rischio, che vale per quegli scribi come per noi: osservare formalità esterne mettendo in secondo piano il cuore della fede’.
Il rischio del popolo è sempre attuale: riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre divinità che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura. Ne sei cosciente?

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Gesù e i suoi discepoli sono criticati perchè rompono il "si è sempre fatto così". Il tradizionalismo è comodo, rende passivi esecutori del passato. Perchè non ci piace essere, veramente, protagonisti?

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10.02 SANTA SCOLASTICA

SANTA SCOLASTICA

Santa Scolastica da Norcia (480-547), sorella di san Benedetto, è conosciuta principalmente grazie ai Dialoghi di san Gregorio Magno, che ne tramandano la figura spirituale e l’episodio più celebre della sua vita. Secondo una tradizione successiva, risalente al IX secolo, Scolastica e Benedetto erano gemelli, nati da una nobile famiglia romana; la madre sarebbe morta subito dopo il parto. Fin dall’infanzia Scolastica si consacrò a Dio, in profonda sintonia spirituale con il fratello, che abbandonò presto gli studi a Roma per fuggire la corruzione del mondo e dedicarsi totalmente alla vita monastica.

Quando Benedetto si stabilì definitivamente a Montecassino, Scolastica fondò un monastero femminile a Piumarola, poco distante, vivendo con le sue consorelle secondo la regola benedettina. Era una donna di grande profondità interiore e di forte ascesi: una delle sue principali raccomandazioni era l’amore per il silenzio, vissuto come spazio privilegiato per ascoltare Dio. “Tacete, o parlate di Dio”, diceva, rivelando una spiritualità essenziale e radicale.

Una volta all’anno, i due santi fratelli si incontravano in un luogo neutro, a metà strada tra i rispettivi monasteri, per condividere esperienze spirituali e lodare Dio. Durante l’ultimo di questi incontri, il dialogo si protrasse fino a sera. Scolastica chiese a Benedetto di rimanere ancora, per continuare a parlare delle gioie del cielo, ma il fratello rifiutò per fedeltà alla regola monastica, che non gli permetteva di passare la notte fuori dal monastero.

A quel punto Scolastica si mise in preghiera intensa. Immediatamente il cielo, fino ad allora sereno, si oscurò e scoppiò una violenta tempesta, con pioggia torrenziale, tuoni e fulmini, che rese impossibile il ritorno di Benedetto. Al rimprovero del fratello, Scolastica rispose con semplicità disarmante: aveva pregato lui senza essere ascoltata, ma Dio aveva accolto la sua preghiera. I due trascorsero così tutta la notte insieme, immersi in una comunione spirituale profonda. San Gregorio commenta l’episodio con una frase diventata celebre: “Poté di più, colei che più amò”.

Quattro giorni dopo, Benedetto ebbe la visione dell’anima di Scolastica salire al cielo come una colomba. Ne fece trasportare il corpo e lo fece seppellire nella tomba che aveva preparato per sé. Morì quaranta giorni dopo, suggellando una comunione che neppure la morte poté spezzare. Per questo Scolastica è venerata come patrona delle monache benedettine ed è invocata contro tempeste e fulmini, segni di una preghiera capace di “muovere il cielo”.

 

Per noi oggi

1.     A volte ci rifugiamo nella regola per non amare davvero: Scolastica ci chiede se obbediamo per amore o per paura di uscire dagli schemi.

2.     Crediamo che Dio ascolti solo la disciplina, ma la sua storia ci provoca a riconoscere che Dio ascolta soprattutto il cuore che ama.

3.     In un mondo che confonde efficienza e fedeltà, Scolastica ci ricorda che davanti a Dio non vince chi è più corretto, ma chi ama di più.

Memoria della deposizione di santa Scolastica, vergine, che, sorella di san Benedetto, consacrata a Dio fin dall’infanzia, ebbe insieme con il fratello una tale comunione in Dio, da trascorrere una volta all’anno a Montecassino nel Lazio un giorno intero nelle lodi di Dio e in sacra conversazione.