venerdì 4 settembre 2026

04.09.2026 - 1Cor 4,1-5 - Lc 5,33-39 - Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 4,1-5

Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
1. Chi è Paolo, chi sono gli evangelizzatori? Sono MINISTRI DI CRISTO, SONO AMMINISTRATORI DEI MISTERI DI DIO. Sono inviati da Cristo, agiscono per suo conto e in suo nome, con la sua autorità, ma PERCHÉ SOLO LA VOLONTÀ DI CRISTO SI COMPIA, solo il suo volere venga attuato. 
2. Paolo sa che in ogni comunità sorgeranno sempre divisioni, fazioni, discordie, gelosie, invidie. PER QUESTO RICHIEDE AGLI AMMINISTRATORI FEDELTÀ.  Per Paolo c’è solo UN ESEMPIO DI FEDELTÀ ed una sola persona che è stata fedele a Dio. Questa persona è CRISTO GESÙ. L’amministratore è fedele se è mette nel suo cuore solo Cristo, e si svuota di sé.
3. Paolo si sente libero dal giudizio degli uomini ed INSISTE NELL’AFFERMARE DI POTER ESSERE GIUDICATO SOLO DA DIO, l’unico in grado di valutare e criticare la sua condotta e i suoi eventuali sbagli. Alla fine, QUANDO DIO VERRÀ E RICAPITOLERÀ OGNI COSA, allora potremo formulare un giusto giudizio sulla realtà perché conosceremo le intenzioni dei cuori, un aspetto che ora non ci è dato di conoscere.

-------------------------------------------

+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 5,33-39
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». 

 

Gesù risponde ai farisei sottolineando che il tempo della sua presenza è un momento di gioia, paragonabile a una festa di nozze, durante il quale il digiuno non è appropriato. Tuttavia, preannuncia che arriveranno giorni di assenza in cui il digiuno sarà necessario. Attraverso la parabola dei vestiti e degli otri, Gesù insegna che il suo messaggio e la sua missione rappresentano qualcosa di completamente nuovo, che non può essere contenuto o limitato dalle vecchie tradizioni. Per accogliere il "vino nuovo" del Vangelo, è necessario avere "otri nuovi", ovvero un cuore e una mentalità aperti al rinnovamento spirituale.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

04.09 - SANTA ROSALIA

SANTA ROSALIA
Santa Rosalia, chiamata dai palermitani "la Santuzza", nacque nel XII secolo in una nobile famiglia normanna e crebbe in un ambiente ricco di privilegi, ma soprattutto educata alla fede cristiana. Ancora giovanissima fu promessa in sposa a un nobile, ma alla vigilia delle nozze, mentre si specchiava, vide riflessa l'immagine di Gesù sofferente.
Quell'incontro cambiò radicalmente la sua vita: comprese che il Signore la chiamava a seguirlo con cuore indiviso. Rinunciò al matrimonio, alle ricchezze e agli onori della corte, scegliendo la via della consacrazione. Entrò in monastero e, desiderando una comunione ancora più profonda con Dio, si ritirò come eremita nelle grotte di Santo Stefano Quisquina, poi sul Monte delle Rose e infine sul Monte Pellegrino, vicino a Palermo.
Qui trascorse gli ultimi anni nella preghiera, nel silenzio, nella penitenza e nella contemplazione, facendo della sua vita un'offerta totale al Signore. Rosalia non cercò notorietà né privilegi, ma volle appartenere unicamente a Cristo, dimostrando che la vera santità nasce dalla fedeltà quotidiana e dall'amore vissuto nel nascondimento. La sua grotta divenne una scuola di fiducia, dove imparò ad affidarsi completamente alla Provvidenza.
Dopo la sua morte il suo culto rimase vivo, ma si affievolì con il passare dei secoli. Nel 1624, mentre Palermo era devastata dalla peste, la santa apparve indicando il luogo delle sue reliquie, che furono ritrovate e portate in processione per la città. Il popolo pregò con fede e l'epidemia iniziò rapidamente a regredire, fino a scomparire. Da allora Santa Rosalia fu proclamata patrona di Palermo e continua ancora oggi a essere invocata come segno di speranza.
La sua testimonianza ricorda che Dio compie le opere più grandi attraverso persone umili, capaci di mettere il Vangelo al centro della propria esistenza. In un mondo che cerca visibilità, successo e potere, Rosalia insegna che la vera grandezza nasce dall'umiltà, dalla preghiera e dalla scelta coraggiosa di vivere ogni giorno nella volontà di Dio. per noi oggi 1. Viviamo in una società che cerca visibilità e consenso: saremmo capaci di scegliere Cristo anche se questo significasse restare nell'ombra e rinunciare agli applausi? 2. Rosalia lasciò ricchezza e sicurezza per seguire la sua vocazione: quali attaccamenti ci impediscono oggi di rispondere con libertà alla chiamata di Dio? 3. Palermo trovò speranza nella fede e nella conversione: davanti alle crisi di oggi confidiamo davvero nel Signore oppure pensiamo che bastino soltanto le nostre strategie?
Palermo XII secolo - † 4 settembre 1160
S. Rosalia visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170 durante il Regno di Sicilia di Guglielmo I il Malo e, secondo la tradizione, fu damigella della moglie del re, la regina Margherita. Periodo di intensa spiritualità cristiana caratterizzato, dopo l’interruzione della dominazione araba, dal risveglio del monachesimo bizantino e occidentale accolto con entusiasmo dai re normanni. In questo contesto Rosalia visse l’eremitaggio poiché la scelta di una vita solitaria in preghiera e contemplazione era l’espressione più alta della sensibilità religiosa di quel tempo.

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GUALA DI BRESCIA Vescovo
Bergamo, 1180 - 1244

Nel territorio di Astino nella Val Camonica in Lombardia, beato Guala, vescovo di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, che, al tempo dell’imperatore Federico II, si adoperò con saggezza per la pace della Chiesa e della società civile e fu condannato all’esilio.

BEATO NICOLA RUSCA Sacerdote e martire
Bedano, Svizzera, 20 aprile 1563 - Thusis, Svizzera, 4 settembre 1618

Rusca, formatosi al Collegio Elvetico di Milano, sotto l'ala del grande Carlo Borromeo, fu prete di profonda cultura e di generosa dedizione pastorale: guidò con grande equilibrio e moderazione la comunità cattolica di Sondrio e della Valtellina intera. Arrestato nell'estate del 1618 e condotto prigioniero a Thusis, venne processato da un tribunale fazioso, espressione di un particolare gruppo politico-religioso di carattere radicale. Avendo respinto tutte le infondate accuse a suo carico, fu sottoposto a tortura e ne morì il 4 settembre dello stesso anno.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 18,15-20

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 18,15-20

Nel Vangelo di oggi Gesù ci consegna una delle regole più difficili della vita cristiana: la correzione fraterna.
Questa pagina del Vangelo trova una testimonianza straordinaria nella vita di Corrie ten Boom. Durante la Seconda guerra mondiale, Corrie e la sua famiglia nascosero numerosi ebrei perseguitati dai nazisti. Furono scoperti e arrestati. Corrie venne deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove vide sofferenze indicibili e perse la sorella Betsie. Anni dopo la guerra, mentre teneva una conferenza sul perdono cristiano, le si avvicinò un uomo. Corrie lo riconobbe immediatamente: era una delle guardie del campo di concentramento. Quell'uomo le disse di essersi convertito e le chiese perdono tendendole la mano. Corrie raccontò che in quel momento si sentì incapace di fare qualsiasi gesto. Tutto il dolore, l'umiliazione e i ricordi tornarono alla mente. Umanamente non riusciva a perdonare. Allora pregò in silenzio: «Signore, io non posso perdonarlo, dammi Tu il tuo perdono». E trovò la forza di stringergli la mano. Più tardi scrisse che il perdono non è anzitutto un'emozione, ma una decisione sostenuta dalla grazia di Dio. È esattamente ciò che insegna Gesù. Trattare il fratello che sbaglia come un pagano o un pubblicano non significa disprezzarlo. Gesù cercava proprio i pagani e i pubblicani. Li incontrava, li ascoltava, offriva loro una possibilità nuova. Il cristiano non può rinunciare a nessuna persona. Può denunciare il male, ma non smette di sperare nella conversione di chi lo compie. Infine Gesù ci ricorda la forza della preghiera comune: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Quando la comunità prega, perdona e cerca la riconciliazione, Cristo è presente e opera miracoli nel cuore delle persone. La storia di Corrie ten Boom ci insegna che il Vangelo non è una teoria bella ma irrealizzabile. È una forza capace di trasformare persino le ferite più profonde in occasioni di grazia. PER NOI OGGI 1. C'è qualcuno che continuiamo a condannare nel nostro cuore mentre Dio continua a offrirgli una possibilità? 2. Parliamo degli errori degli altri più di quanto preghiamo per loro?
3. Se Corrie ten Boom è riuscita a perdonare una guardia del campo di concentramento, quale piccolo rancore stiamo ancora custodendo e giustificando dentro di noi?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

giovedì 3 settembre 2026

03.09.2026 - 1Cor 3,18-23 - Lc 5,1-11 - Lasciarono tutto e lo seguirono.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 3,18-23

Fratelli, nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
1. L’illusione dei sapienti è il grande peccato dell’uomo. ILLUSIONE È CREDERE DI ESSERE SAPIENTI SENZA LA CROCE DI CRISTO GESÙ, o che senza la croce si possa piacere a Dio e lavorare con frutto tra gli uomini. Illuso!
2. Paolo ci mette in guardia e ci invita a vedere IN CRISTO L’UNICO PUNTO DI RIFERIMENTO per i cristiani; TUTTI GLI “ALTRI LEADER” SONO SOLTANTO «STRUMENTI NELLE MANI DI DIO, per mezzo dei quali avete creduto».
3. MA VOI SIETE DI CRISTO E CRISTO È DI DIO. È questa la verità delle verità; è la verità assoluta sulla quale dobbiamo edificare la nostra esistenza spirituale. SIAMO DI CRISTO, APPARTENIAMO A LUI.

---------------------------------------------------------

Dal vangelo secondo Luca - Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

Prendere il largo è un atto di fede, anche quando sembra illogico dopo una notte infruttuosa. La voce che ci ridesta, tramite una parola del Vangelo o un invito, ci esorta a ripartire con gioia e speranza. Grazie al loro sì, oggi possiamo proclamare la nostra fede, seguendo l'esempio degli umili e coraggiosi discepoli di Gesù. La prima comunità dei "pescatori di uomini" nacque in un luogo impensabile. Questa consapevolezza ci ispira a portare la Parola e l'amore di Gesù ovunque, anche nei contesti più difficili, iniziando dai luoghi che frequentiamo quotidianamente.

--------------------------------------------------------

I primi apostoli sono “invasi dallo stupore”. In effetti lo stupore tende a invadere, se lo si lascia invadere. Forse pesche miracolose avvengono tutti i giorni. Siamo pronti ad essere sorpresi?

-------------------------------------------------------- 


📲 I MIEI SOCIAL:

03.09 - SAN GREGORIO I, DETTO MAGNO

 

SAN GREGORIO I, DETTO MAGNO
San Gregorio Magno nacque a Roma intorno al 540 in una nobile famiglia cristiana. Dopo una brillante carriera civile, divenne prefetto dell'Urbe, ma comprese che il Signore lo chiamava a qualcosa di più grande. Rinunciò agli onori e trasformò la sua casa sul Celio in un monastero benedettino, scegliendo una vita di preghiera, silenzio e studio della Sacra Scrittura.
Richiamato al servizio della Chiesa, fu inviato a Costantinopoli come rappresentante del Papa e, nel 590, venne eletto Successore di Pietro. Erano anni drammatici, segnati da carestie, epidemie e dall'invasione dei Longobardi, ma Gregorio affrontò ogni difficoltà con una fede incrollabile nella Provvidenza. Lavorò instancabilmente per la pace, soccorse i poveri, distribuì viveri ai bisognosi, riscattò prigionieri e favorì la conversione di molti popoli. Inviò sant'Agostino di Canterbury con un gruppo di monaci per evangelizzare l'Inghilterra, promosse la riforma della Curia e valorizzò il monachesimo benedettino come forza spirituale per la Chiesa.
A lui è legata anche la diffusione del canto gregoriano, che ancora oggi accompagna la liturgia. Amava definirsi «servo dei servi di Dio», ricordando che ogni autorità cristiana è anzitutto servizio. Scrisse opere fondamentali, tra cui la Regola pastorale, i Dialoghi, le Omelie sui Vangeli, i Moralia in Iob e un vasto epistolario che resta una preziosa guida spirituale.
Pur provato dalla malattia e da un intenso lavoro pastorale, non smise mai di sostenere il popolo di Dio con coraggio e sapienza. Insegnò che ogni autentica missione nasce dalla contemplazione e dall'ascolto della Parola di Dio, perché solo chi vive unito a Cristo può guidare gli altri con verità. Per questo la Chiesa lo venera come uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa e come un modello sempre attuale di fede, governo e carità. per noi oggi 1. Viviamo tempi difficili, ma siamo costruttori di pace o alimentiamo divisioni? Gregorio ci ricorda che il cristiano non si lamenta della storia: la trasforma con il Vangelo. 2. Cerchiamo incarichi e riconoscimenti o accettiamo di essere servi dei servi di Dio? L'autorità cristiana non domina, ma si piega per servire. 3. Quanto tempo dedichiamo ogni giorno alla Sacra Scrittura? Senza ascoltare la Parola di Dio, rischiamo di avere molte opinioni e poca sapienza.
Roma, 540 - 12 marzo 604
Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

LORENZO MONFARDINI

LORENZO MONFARDINI

Lorenzo Monfardini aveva 22 anni quando si presentò alla consegna del diploma con una bombola di gas sulle spalle.
Non era una provocazione, ma un gesto carico di gratitudine verso suo padre Jefferson. Per 26 anni suo padre aveva lavorato nell’industria del gas per garantire alla famiglia una vita migliore. Quel diploma, dunque, non rappresentava soltanto il risultato del lavoro di un figlio. Raccontava anche anni di sacrifici, rinunce e fatiche compiuti silenziosamente da un padre. Lorenzo volle rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto dietro ogni successo personale. Con quella bombola sembrava dire: “Papà, questo traguardo porta anche il peso del tuo sacrificio.” Le sue parole furono semplici: “Questa bombola è il simbolo del tuo sacrificio.” In un mondo che esalta continuamente l’individuo, Lorenzo ha scelto di ricordare chi lo ha aiutato a diventare ciò che è. Ci ha ricordato che nessuno arriva veramente lontano da solo. Dietro molti dei nostri traguardi ci sono persone che hanno lavorato, aspettato, rinunciato e pregato per noi. Spesso ci accorgiamo dei loro sacrifici soltanto quando è troppo tardi per ringraziarli. La sua storia richiama anche una parola del Vangelo: “Onora tuo padre e tua madre.” Onorare non significa soltanto rispettare, ma riconoscere il bene ricevuto e custodirne la memoria. La gratitudine è una virtù che ci libera dall’illusione di essere autosufficienti. Ci insegna a guardare indietro e riconoscere le mani che ci hanno sostenuto lungo il cammino. Un diploma, una professione, una casa, una famiglia possono essere anche il frutto di sacrifici altrui. Per questo dovremmo imparare a dire più spesso grazie, soprattutto alle persone che amiamo. Non servono gesti straordinari: talvolta basta una parola sincera, una visita, una carezza, una preghiera. Lorenzo ha trasformato un momento personale di successo in una testimonianza pubblica di riconoscenza. E ci ricorda che il vero valore di una persona non si misura soltanto da ciò che riesce a conquistare. Si misura anche dalla capacità di riconoscere, onorare e restituire il bene ricevuto. Forse, prima di vantare ciò che abbiamo raggiunto, dovremmo domandarci chi ha portato il peso per permetterci di arrivare fin qui. per noi oggi 1. Quanti dei nostri successi consideriamo merito esclusivamente nostro? Forse dovremmo fermarci e riconoscere chi ha portato il peso dei nostri sogni. 2. Sappiamo ancora dire grazie ai nostri genitori prima che sia troppo tardi? La gratitudine non si dimostra con i post sui social, ma con gesti concreti d’amore. 3. E se il vero successo non fosse arrivare in alto, ma ricordare chi ci ha sostenuto?
Chi dimentica le proprie radici può avere un grande traguardo, ma rischia di perdere il senso della propria vita.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

mercoledì 2 settembre 2026

02.09.2026 - 1Cor 3,1-9 - Lc 4,38-44 - È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 3,1-9

Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
1. I Corinzi sono esseri carnali, sono ancora come neonati in Cristo Gesù EPPURE SONO RINATI IN CRISTO NEL BATTESIMO. Nati da acqua e da Spirito Santo, l’uomo carnale dovrebbe essere già morto e l’uomo spirituale dovrebbe crescere di giorno in giorno fino al raggiungimento della piena maturità in Cristo Gesù. Facciamolo crescere!
2. Sono ancora carnali perché SI FANNO STRADA DENTRO LA COMUNITÀ GELOSIE, CONTESE E FAZIONI. Essi non riconoscono in coloro che hanno annunciato il vangelo dei servitori, ma dei leaders in trono ai quali fare gruppo, contrapponendosi gli uni agli altri. SONO ANCORA INFANTILI E LONTANI A COMPRENDERE COME LA VERA LIBERTÀ SIA NEL SERVIRE.
3. SIAMO INFATTI COLLABORATORI DI DIO. Collaborare significa dipendenza, sottomissione, obbedienza, lasciarsi dirigere e muovere dalla volontà di Dio. Per collaborare occorre l’umiltà del cuore. CON L’UMILTÀ L’UOMO SI DICHIARA SERVO DEL SIGNORE PER COMPIERE SOLO LA SUA VOLONTÀ, per andare dove Dio lo manda, per compiere ciò che il Signore gli ha ordinato di fare.

------------------------------------------------

Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,38-44
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Oggi il Vangelo ci mostra la vita donata di Gesù, che partecipa alle sofferenze e speranze umane. Incontra un'umanità afflitta e risponde con azioni potenti e liberatrici. Dopo, si ritira a pregare, evitando una visione trionfalistica della sua missione. La sua vita e azione nascono dal rapporto con il Padre, rinnovato nella preghiera. Anche noi, per non perderci nelle azioni e non disperare nei drammi, dobbiamo ricordare di non essere soli: siamo figli di un Padre buono che ci dona forza e certezza per vivere ogni giorno la partita della vita. .

-------------------------------------------------------- 

La fama di Gesù si diffonde ma lui non si “siede sugli allori”, sposta sempre il baricentro, il suo, il nostro. Va a pregare, va altrove. Noi amiamo stare dove siamo forti: forse l’altrove ci fa paura?

--------------------------------------------------------  

 

📲 I MIEI SOCIAL: