martedì 12 maggio 2026

12.05.2026 - At 16,22-34 - Gv 16,5-11 - Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.

Dagli Atti degli Apostoli - At 16,22-34

In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

1. Nelle città dove sono forti i Giudei, Paolo era PERSEGUITATO dai Giudei. Nelle città dove i Giudei non ci sono, Paolo viene ACCUSATO di essere Giudeo e di turbare la quiete dei romani. Dunque viene LINCIATO…

2. Verso mezzanotte Paolo e Sila erano in preghiera. È la notte della Liberazione. È la Pasqua dell'apostolo. IL LIBERATORE SI LASCIA INCATENARE PER LA FEDELTÀ AL VANGELO E VIENE LIBERATO DA DIO…

3. Il carceriere temendo ritorsioni contro di lui, si estrae la spada ed è pronto al suicidio. Paolo lo ferma. LUI RICONOSCE UNA POTENZA DIVINA IN LORO, potevano scappare ma non lo hanno fatto. Il carceriere viene INVITATO A FARE L'ATTO DI FEDE NEL SIGNORE, viene Battezzato. NEL MOMENTO IN CUI CI SI AFFIDA, IL SIGNORE CI SALVA...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

 

I discepoli esprimono più la tristezza per la partenza del Maestro, che non la gioia per la sua glorificazione. Ma Gesù insiste. “E’ bene per voi che me ne vada”. Perché? La partenza di Gesù non toglie la sua presenza dal mondo, ma permette allo Spirito Santo di diffonderla attraverso suo Corpo che è la Chiesa.
Lo Spirito di Verità renderà piena la rivelazione in chi lo voglia accogliere, compirà sul mondo il giudizio che condanna il male. Il mondo che credeva di aver giudicato Gesù condannandolo, viene condannato dal «principe di questo mondo», perché è il responsabile della sua crocifissione. Gesù, morendo in croce, è stato innalzato ed ha trionfato su Satana. Ora lo Spirito testimonierà a tutti il significato della morte di Gesù che coincide con la sua glorificazione. Invocare lo Spirito Santo ci rende giovani di cuore, di anima!

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«Il principe di questo mondo è già condannato», ma il nostro cuore è pieno di tristezza e pensiamo che sia “troppo bello per essere vero”. Invece “il bello deve ancora venire”, ci crediamo o no?

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12.05 SAN PANCRAZIO MARTIRE - SANTA GRATA

SAN PANCRAZIO 

Nato in Frigia verso il 289 d.C., San Pancrazio apparteneva a una ricca famiglia di origine romana. Rimasto presto orfano, fu affidato allo zio Dionisio, che lo portò a vivere a Roma sul Monte Celio. Qui i due entrarono in contatto con la comunità cristiana e rimasero profondamente colpiti dall’annuncio del Vangelo. Chiesero così il Battesimo e ricevettero l’Eucaristia, scegliendo di seguire Cristo con tutto il cuore. In quegli anni però imperversava la terribile persecuzione dell’imperatore Diocleziano, che obbligava i cristiani ad adorare gli dèi pagani e a riconoscere la divinità dell’imperatore.

Anche Pancrazio, ancora giovanissimo, venne arrestato e costretto a sacrificare agli idoli. Portato davanti a Diocleziano, rifiutò con fermezza di rinnegare Gesù Cristo. L’imperatore, stupito dalla bellezza e dal coraggio del ragazzo, cercò prima di convincerlo con promesse e minacce. Ma la fede del giovane martire rimase incrollabile. Per questo venne condannato alla decapitazione. Il 12 maggio del 304, lungo la Via Aurelia, Pancrazio offrì la sua vita a Dio con serenità e coraggio.

Una nobile donna romana, Ottavilla, raccolse il suo corpo e gli diede sepoltura nelle catacombe. Sul luogo del martirio sorse poi la celebre Basilica di San Pancrazio, voluta da papa Simmaco. Fin dai primi secoli il popolo cristiano lo venerò come esempio di fedeltà assoluta a Cristo. Il suo nome, che in greco significa “lottatore”, richiama la battaglia spirituale combattuta per la fede.

Per questo l’iconografia lo rappresenta spesso come un giovane soldato. San Pancrazio divenne patrono dei giovani di Azione Cattolica e simbolo di purezza, forza e testimonianza cristiana. La sua vicenda ricorda che la santità non dipende dall’età ma dal coraggio di scegliere Dio.

Ancora oggi il suo esempio provoca una società che teme il sacrificio e preferisce il compromesso alla verità. Davanti alla paura e alla pressione del mondo, il giovane martire continua a ripetere che Cristo vale più della vita stessa.

Per noi oggi:

1. Oggi molti giovani seguono mode e influencer pur di sentirsi accettati. San Pancrazio insegna che la vera libertà nasce dal coraggio di andare controcorrente.

2. Viviamo in un tempo che evita ogni sacrificio e ogni scelta radicale.
Un ragazzo di quattordici anni fu invece pronto a morire pur di non tradire Cristo.

3. Molti cristiani tacciono la propria fede per paura del giudizio degli altri.
San Pancrazio ci domanda se crediamo davvero al Vangelo oppure solo quando conviene.

Sinnada, Frigia, Asia Minore, 289 circa – Roma, 12 maggio 304

San Pancrazio, martire, che, si dice sia morto ancora adolescente per la fede in Cristo a Roma al secondo miglio della via Aurelia; presso il suo sepolcro il papa san Simmaco innalzò una celebre basilica e il papa Gregorio Magno vi convocò frequentemente il popolo, perché da quel luogo ricevesse testimonianza del vero amore cristiano. In questo giorno si celebra la sua deposizione.

"Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. 
Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo". 

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sec. III

Secondo una prima tradizione, Grata sarebbe vissuta tra il IV e il VI secolo, figlia di Lupo, duca di Bergamo, e di Adelina. La santa, alcuni giorni dopo l'esecuzione di sant'Alessandro, ne avrebbe trovato le spoglie, intorno alle quali, in corrispondenza di alcune gocce di sangue, sarebbero spuntati dei gigli, lo avrebbe raccolto e fatto seppellire in un orto fuori della città; successivamente la santa ne avrebbe continuato l'apostolato.
Nella diocesi di Bergamo la sua memoria si celebra il 12 maggio.

"Impariamo da Santa Grata che utilizzò il suo patrimonio personale per opere di assistenza e carità".

NELLO STESSO GIORNO:
SANTI NEREO E ACHILLEO Martiri
sec. III
Santi Néreo e Achílleo, martiri, che, come riferisce il papa san Damaso, si erano arruolati come soldati e, spinti da timore, erano pronti ad obbedire agli empi comandi del magistrato, ma, convertitisi al vero Dio, gettati via scudi, armature e lance, lasciarono l’accampamento e, confessando la fede in Cristo, godettero del suo trionfo. In questo giorno a Roma i loro corpi furono deposti nel cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina.


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SIMONE BILES

 

SIMONE BILES

La vicenda di Simone Biles è una delle testimonianze più forti del nostro tempo, perché unisce il trionfo sportivo alla verità della sofferenza umana. Considerata la più grande ginnasta di sempre, Simone ha conquistato record straordinari, medaglie olimpiche e mondiali, diventando simbolo di eccellenza e talento. Eppure la sua grandezza non si misura soltanto nei risultati, ma nella capacità di affrontare il dolore e trasformarlo in riscatto. Nata in una famiglia segnata da droga e alcolismo, da bambina ha vissuto l’abbandono e l’incertezza. La sua vita cambia grazie ai nonni che la accolgono e la adottano, offrendole una casa, stabilità e amore. Questo gesto dimostra che una famiglia non è solo legame di sangue, ma scelta concreta di cura e responsabilità. Dentro quella nuova casa Simone ritrova fiducia e scopre la ginnastica, che diventa disciplina, libertà e futuro. Il talento, però, non cancella le ferite interiori. Anche chi appare invincibile può crollare. Ai Giochi di Tokyo, nel momento più atteso della sua carriera, Simone si ferma e sceglie di proteggere la propria salute mentale. In un mondo che pretende sempre perfezione, la sua decisione rompe un tabù: chiedere aiuto non è debolezza, ma coraggio. Attraverso la terapia, il sostegno familiare e la fede, Simone ritrova equilibrio e serenità. Lei stessa racconta l’importanza della preghiera e del rosario come forza nei momenti bui. La sua storia insegna che si può vincere anche quando ci si ferma, perché la vittoria più grande è tornare a vivere. In una società che idolatra il successo immediato, Simone ricorda che il valore di una persona non coincide con le prestazioni. Conta la dignità, conta la verità, conta la capacità di rialzarsi. Per questo il suo esempio parla a giovani e adulti: dalle ferite può nascere una nuova forza, dalla fragilità una nuova libertà.

Conclusioni provocatorie

  1. Oggi sappiamo applaudire chi vince, ma sappiamo accogliere chi crolla?
    Forse celebriamo i campioni e lasciamo soli gli esseri umani.

  2. Difendiamo davvero la salute mentale o la consideriamo importante solo quando riguarda i famosi?
    Molti soffrono in silenzio accanto a noi ogni giorno.

  3. Diciamo che la famiglia è fondamentale, ma siamo disposti ad aprire casa e cuore a chi è ferito?
    L’adozione ci chiede amore concreto, non parole.

 

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lunedì 11 maggio 2026

11.05.2026 - At 16,11-15 - Gv 15,26-16,4 - Lo Spirito della verità darà testimonianza di me.

Dagli Atti degli Apostoli - At 16,11-15

Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedònia.
Restammo in questa città alcuni giorni. Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite.
Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo.
Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.
1. A Filippi non c'è la sinagoga. LA PREGHIERA VIENE FATTA PRESSO IL FIUME in ricordo del periodo dell'esilio a Babilonia, quando erano sui fiumi di Babilonia. LÀ SI INCONTRANO SOLTANTO DELLE DONNE, gli uomini non sono interessati alla preghiera...

2. C'era ad ascoltare una donna di nome Lidia. Il Signore aprì il cuore di questa donna perché aderisse alle parole di Paolo. È IL SIGNORE CHE INTERVIENE DENTRO LA PERSONA PERCHÉ POSSA APRIRSI ALL'ACCOGLIENZA, ALLA COMPRESSIONE. La prima persona in Europa che accoglie il Vangelo è una donna…

3. Lidia SI FA BATTEZZARE insieme alla sua famiglia, alla sua casa, e METTE A DISPOSIZIONE LA SUA CASA per la loro azione. QUANDO QUALCUNO SI APRE AL SIGNORE, LA STORIA DELLA CHIESA VA AVANTI, la via del vangelo si apre sempre di più…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,26-16,4
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l'ho detto».

 

Gesù promette ai discepoli lo Spirito Santo, il dono definitivo, il dono dei doni. Ne parla usando un’espressione particolare, misteriosa: Paraclito. Paraclito vuol dire due cose: Consolatore e Avvocato“.
Lo Spirito Santo è il testimone di Gesù; alla sua testimonianza si associa quella degli apostoli e di tutti noi. “E anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio”. E’ quel essere con Gesù dal principio che dà la possibilità e la forza di testimoniare Gesù. Ogni discepolo è testimone … da principio, cioè da quando Gesù lo ha chiamato. Invochiamo ogni giorno incessantemente lo Spirito Santo affinché ci conceda il dono della Fortezza per testimoniare la Fede in Gesù anche a costo della nostra vita.

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Gesù ci ha detto tutto quello che poi sarebbe accaduto per non farci cadere, crollare, “scandalizzare”. Perchè siamo così smemorati?

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11.05 SAN FRANCESCO DE GERONIMO

SAN FRANCESCO DE GERONIMO 

Nato in Puglia nel 1642 da una famiglia benestante, San Francesco De Geronimo mostrò fin da bambino una straordinaria sensibilità verso i poveri. Celebre è il “miracolo del pane”: dopo aver donato ai bisognosi il denaro ricevuto dalla madre, trovò miracolosamente la dispensa piena di pane fresco. Entrato giovanissimo tra i Padri teatini, venne soprannominato “angelo” per la sua purezza e bontà. Trasferitosi a Napoli, studiò diritto, teologia e fu ordinato sacerdote, entrando poi nella Compagnia di Gesù.

Desiderava partire missionario nelle Indie, ma i superiori gli dissero: “Le tue Indie saranno Napoli”. Da quel momento fece delle strade napoletane il centro del suo apostolato. Predicava nelle piazze, nei vicoli e nei quartieri più degradati, invitando tutti alla conversione e all’amore per Gesù e Maria. Si dedicò ai carcerati, alle prostitute, agli ammalati e ai più dimenticati della società. Diffuse la devozione a San Ciro, portando con sé reliquie del martire egiziano e benedicendo gli infermi. Numerose guarigioni furono attribuite alla sua intercessione e molti lo consideravano già santo in vita.

Era profondamente legato ai Sacramenti, soprattutto alla Confessione e all’Eucaristia. Organizzava grandi momenti di Comunione generale, preparando spiritualmente il popolo con sermoni all’aperto. Possedeva anche il dono della profezia, che si manifestò in modo sorprendente con il piccolo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Prendendo il bambino tra le braccia predisse che sarebbe diventato vescovo, santo e grande servitore di Cristo. La profezia si realizzò pienamente. Francesco De Geronimo consumò tutta la sua vita per salvare anime e riaccendere la fede del popolo.

Non cercò fama né potere, ma solo la gloria di Dio e la conversione dei peccatori. Ancora oggi rimane esempio luminoso di sacerdote vicino agli ultimi e instancabile annunciatore del Vangelo. La sua voce continua a provocare una società spesso distratta, ricordando che senza Dio il cuore umano resta vuoto.

Per noi oggi:

1. Oggi molti parlano di inclusione, ma ignorano spiritualmente poveri e feriti.
San Francesco De Geronimo ci ricorda che la vera carità salva il corpo e anche l’anima.

2. Viviamo immersi nei social, ma incapaci di parlare davvero di Cristo.
Il santo evangelizzava per strada senza paura del giudizio e senza cercare consenso.

3. Molti cristiani hanno ridotto la fede a tradizione o abitudine culturale.
Francesco De Geronimo scuote ancora oggi le coscienze: convertirsi significa cambiare vita davvero.

Grottaglie (Taranto), 17 dicembre 1642 - Napoli, 11 maggio 1716

A Napoli, san Francesco De Geronimo, sacerdote della Compagnia di Gesù, che a lungo si dedicò alle missioni popolari e alla cura pastorale degli abbandonati. 

Dobbiamo spesso meditare la passione di Gesù Cristo. La meditazione della Passione muove le anime all'amore delle sante virtù e all'odio dei vizi, perché nella passione tutte le virtù furono praticate da Cristo come Maestro.
 
NELLO STESSO GIORNO:
BEATA ANNUNCIATA COCCHETTI Vergine e fondatrice - BRESCIA
Rovato, Brescia, 9 maggio 1800 – Cemmo di Capo di Ponte, Brescia, 23 marzo 1882
Nel villaggio di Cemmo in Lombardia, beata Annunziata Cocchetti, vergine, che resse con saggezza, fortezza e umiltà l’Istituto delle Suore di Santa Dorotea da poco fondato.

domenica 10 maggio 2026

At 8,5-8.14-17 - 1Pt 3,15-18 - Gv 14,15-21 - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Domenica 10 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 8,5-8.14-17

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti. E vi fu grande gioia in quella città.
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.
1. Il Diacono Filippo scende in una città della Samaria. QUI INIZIA A PREDICARE AI SAMARITANI IL CRISTO GUARENDO E LIBERANDO gli indemoniati dagli spiriti impuri. Le folle sono attratte da Lui. Prestano attenzione alle sue parole. Vedendolo operare, sentendolo parlare È COME SE SI STESSE ALLA PRESENZA DI CRISTO SIGNORE. E vi fu grande gioia…

2. Gli apostoli da Gerusalemme sentendo che in Samaria si è formata una comunità Cristiana mandano due delegati Pietro e Giovanni. ESSI DOVRANNO CONFERMARE L'OPERA DI UNO DEI SETTE. La Chiesa delle origini vive di comunione. LA COMUNIONE VERA VIVE NELLA GERARCHIA.

3. PIETRO E GIOVANNI IMPONGONO LE MANI e quelle persone battezzate RICEVONO LO SPIRITO SANTO. Chi dona lo Spirito Santo non sono i discepoli. SONO GLI APOSTOLI. Come si può constatare manca l’unzione con il sacro Crisma. L’unzione viene introdotta in un secondo tempo. La Chiesa delle origini È UNA COMUNITÀ COSCIENTE DELLE RESPONSABILITÀ E DEI MINISTERI DI CIASCUNO E RISPETTA OGNI COSA.

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Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 3,15-18

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

1. “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori”. ADORARE CRISTO È RICONOSCERE CRISTO COME IL SOLO CHE HA PAROLE DI VITA ETERNA ED ESSERE FEDELI alla sua Parola sempre, anche sulla croce, nelle carceri, nelle prigioni, nelle arene, nei circhi, in ogni altra persecuzione e martirio…

2. Dunque SIATE SEMPRE PRONTI A RISPONDERE a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. E FATELO CON DOLCEZZA, CON RISPETTO E CON RETTA COSCIENZA. Tutto ciò che il cristiano fa, LO DEVE FARE NELLA FORMA EVANGELICA. Il modello da imitare è Cristo Gesù.

3. SE PARLANO MALE DI VOI PAZIENZA: l'importante è che non abbiano ragione. SE DOVETE SOFFRIRE È MEGLIO CHE SOFFRIATE DA INNOCENTI COME GESÙ. Quindi ONESTI E INNOCENTI MA CORAGGIOSI capaci di testimoniare la propria fede. Solo se ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo POSSIAMO DARE BUONA TESTIMONIANZA al Cristo nella nostra concreta situazione, QUI E ADESSO…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

 

1. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. L'AMORE per una persona, e anche per il Signore, si dimostra NON CON LE PAROLE, MA CON I FATTI. Ne consegue il DESIDERIO DI LEGARE LA NOSTRA VITA A GESÙ e, attraverso di Lui, al Padre. VOGLIAMO ESSERE SUOI AMICI NON A PAROLE, MA "NEI FATTI E NELLA VERITÀ"!
2. Per realizzare questo desiderio Gesù promette l'effusione dello Spirito Santo ai suoi discepoli. PROPRIO GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO, TUTTI POSSIAMO VIVERE LA STESSA VITA DI GESÙ. Lo Spirito CI INSEGNA OGNI COSA, ANZI L'UNICA COSA INDISPENSABILE: amare come ama Dio. PREGHIAMOLO OGNI GIORNO: VIENI SANTO SPIRITO...
3. "Non vi lascerò orfani". LA PRESENZA DI CRISTO IN ME È GIÀ DATA, È DENTRO, È INDISSOLUBILE, fontana che non verrà mai meno. "Io vivo e voi vivrete" la missione di Gesù è dare vita ed è anche la nostra missione: ESSERE TUTTI NELLA VITA DATORI DI VITA. PORTIAMO VITA...
BUONA DOMENICA...

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DIO È AMORE
"Se mi amate, osserverete i miei comandamenti...". In quel "se mi amate" c'è la sintesi del cristianesimo. Chi ama, fa tutto per amore. Anche le cose impossibili. Senza che gli pesino! Ma per arrivare a questo, bisogna vivere in intimità con Dio. Questa intimità va cercata e trovata. Gesù cerca spazio nel nostro cuore. Facciamogli posto: lui non tradisce e non delude! Solo così avremo la vita!

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LECTIO DIVINA - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

OMELIA - VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)


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Gv 14,25-29 - RITO AMBROSIANO - VI DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
VI DOMENICA DI PASQUA
Domenica 10 Maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,25-29
 ✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 14,25-29
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
1. Nel nome di Gesù, Dio Padre ci dona lo Spirito Santo, chiamato ‘PARÀCLITO’ (colui che ci sta vicino), che VIENE A MUOVERCI dalla profondità stessa della nostra persona e Ci Conduce progressivamente alla pienezza della verità e della pace. CI DONA LA PACE DI DIO. NE ABBIAMO BISOGNO!
2. “VI LASCIO LA PACE, VI DO LA MIA PACE”. È la pace, che sgorga in continuazione dal costato aperto di Gesù crocifisso e risorto, È LA POSSIBILITÀ DI VIVERE, per grazia, in modo pieno e giusto con Dio, con sé stessi, con gli altri e con il mondo. VIVI IN PACE!
3. “Vado e tornerò da voi”. GESÙ TORNA CON UN'ESISTENZA DIVERSA, DILATATA (cadono i limiti dell'incarnazione - spazio temporali) GESÙ È PRESENTE E VIVO in ogni momento e in ogni contesto. Viene da risorto, RALLEGRIAMOCI E RINGRAZIAMO, non siamo soli!

BUONA DOMENICA…
 

 

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