domenica 28 giugno 2026

2Re 4,8-11.14-16 - Rm 6,3-4.8-11 - Mt 10,37-42 - XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 28 Giugno 2026
Dal secondo libro dei Re 2Re 4,8-11.14-16
 
Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. Eliseo [disse a Giezi, suo servo]: «Che cosa si può fare per lei?». Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia».

1. ELISEO VENNE ACCOLTO DA UNA ILLUSTRE DONNA DI SUNEM la quale, non solo lo accoglie in casa propria, ma progetta di costruirgli una stanza: fa un ampliamento della propria casa in modo tale da accogliere abitualmente il profeta quando passa. Questo è l’amore della donna verso Eliseo. È UN AMORE DI SOMMO RISPETTO.

2. QUESTA ACCOGLIENZA GENEROSA E OSPITALE PRODUCE UN EFFETTO DI VITA. Il profeta con la sua capacità di intercessore, ottiene la grazia della maternità per la donna. “Ripasserò L'ANNO PROSSIMO e tu, dice alla donna, STRINGERAI UN FIGLIO TRA LE TUE BRACCIA”.

3. La donna di Sunem avendo accolto generosamente un profeta, ottiene come ricompensa di generare la vita. LA DISPONIBILITÀ A DARE FA FIORIRE LA VITA. SEMPRE!

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 6,3-4.8-11
 
Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

1. Il superamento della colpa originale avviene attraverso il battesimo. Il battesimo è l'unione al mistero pasquale di Cristo. MORTI E SEPOLTI CON CRISTO CON LUI RISORGIAMO A VITA NUOVA perché possiamo camminare in una vita nuova… 

2. Il VERBO CAMMINARE nel linguaggio biblico indica la morale, il comportamento. Col battesimo siamo diventati Figli, siamo risorti con Cristo a vita nuova, (=cancellato il peccato originale) di conseguenza POSSIAMO CAMMINARE IN UNA VITA NUOVA cioè COMPORTARCI IN MODO DEGNO DI GESÙ. Possiamo comportarci come Gesù, amandolo sopra ogni cosa. 

3. Gesù morì per il peccato una volta per tutti, ora vive e vive per Dio. Così anche voi consideratevi già morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù. Significa che SIAMO DEGNI DI GESÙ SE VIVIAMO PER LUI lo accogliamo veramente e lo imitiamo con una vita generosa.

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,37-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

 

1. Gesù domanda di essere amato più delle persone care. LUI IN QUESTA RELAZIONE CI METTE TUTTO SÉ STESSO, e così da questo amore esclusivo NASCONO NUOVE RELAZIONI col padre, la madre, col figlio e la figlia. RELAZIONI STABILI FONDATE IN DIO CHE DANNO FELICITÀ.
2. Gesù ci esorta a “PRENDERE” la nostra vita PER SEGUIRLO sulla via della croce. CI INVITA A FARE LA SCELTA DELLO SCHIAVO CHE SERVE TUTTI INDISTINTAMENTE. Servire tutti è una bella croce, FIDATI, è essere come Gesù servo degli uomini...
3. Chi accoglie un profeta, un giusto, e ogni semplice gesto, come il dar da bere un bicchiere d’acqua, NON RESTERÀ SENZA RICOMPENSA su questa terra come in cielo. TU SARAI UN COLLABORATORE DEL REGNO E TU FARAI PARTE DEL MONDO NUOVO. Non dimentichiamo l'accoglienza!
BUONA DOMENICA...

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LA CROCE

«Nella croce è salvezza, nella croce è la vita, nella croce è perfezione di santità. Non v'è salvezza per l'anima se non nella croce. Dunque, prendi la tua croce e segui Gesù, e così arriverai alla vita eterna». A Cristo non interessano le mezze misure, preferisce sentimenti pieni e smisurati. Come lui ci ha amati fino alla croce; così noi non possiamo ricambiare a metà, amare a metà, vivere a metà... 

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LECTIO DIVINA - XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

 

Lc 9,57-62 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA V DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA V DOPO PENTECOSTE
Domenica 28 giugno 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Luca 9,57-62

In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: »Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: »Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
1. Gesù ha una META e uno SCOPO preciso, e vi DIRIGE LA PROPRIA VITA. Non solo. La sua determinazione SI TIRA DIETRO coloro che si mettono a seguirlo. Facciamo anche noi una scelta DECISA e RADICALE DI SEGUIRLO... NON TROVIAMO GIUSTIFICAZIONI...
2. La tentazione che abbiamo è quella di riportarci sulla strada sbagliata con la NOSTALGIA DEI PIACERI E DELLE ABITUDINI PASSATE. Ma come dice Gesù se ci si volge indietro, non si è adatti per il Regno di Dio. In altre parole, BISOGNA OPERARE UN TAGLIO NETTO CON IL PASSATO PER SEGUIRE LIBERAMENTE GESÙ. TAGLIA….
3. Nella vita avremo sempre un’ultima obiezione, un ultimo adempimento, un ultimo problema da risolvere prima di fare il passo decisivo. SOLO L’AMORE TOTALE E LA DECISIONE INTERA CI METTE SULLA STRADA DI GESÙ. Questa totalità corrisponde al desiderio del cuore, LE MEZZE MISURE SFIANCANO…
BUONA DOMENICA...
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28.06 - SANT' IRENEO DI LIONE

SANT' IRENEO DI LIONE
Sant’Ireneo di Lione nacque intorno al 130 a Smirne, in Asia Minore, e fu discepolo di San Policarpo di Smirne, che a sua volta era stato discepolo di San Giovanni Evangelista. Grazie a questa vicinanza diretta agli Apostoli, Ireneo custodì con grande fedeltà la Tradizione cristiana. Trasferitosi a Lione, in Gallia, divenne sacerdote e poi vescovo della città dopo il martirio di San Potino di Lione. Visse in un tempo segnato da persecuzioni e dalla diffusione delle eresie gnostiche, che sostenevano una salvezza riservata a pochi iniziati attraverso conoscenze segrete. Ireneo reagì con forza, insegnando che la verità di Cristo è unica, accessibile a tutti e trasmessa pubblicamente dalla Chiesa attraverso la successione apostolica. Nei suoi celebri scritti, specialmente nell’opera “Contro le eresie”, spiegò che i vescovi sono i successori degli Apostoli e garanti della vera fede. Indicò inoltre la Chiesa di Roma, fondata dagli apostoli Pietro e Paolo, come punto di riferimento per tutta la cristianità. Per lui la Tradizione non era un’invenzione umana, ma il tesoro vivente ricevuto dagli Apostoli e custodito dallo Spirito Santo. Sant’Ireneo fu anche uno dei primi grandi teologi a sviluppare una profonda riflessione su Maria. Seguendo il parallelo tra Cristo nuovo Adamo e Maria nuova Eva, insegnava che l’obbedienza della Vergine aveva sciolto il nodo della disobbedienza di Eva. Chiamò Maria “avvocata”, riconoscendo il suo ruolo speciale nella storia della salvezza. Ireneo lasciò inoltre una preziosa sintesi della fede cristiana nell’“Esposizione della dottrina apostolica”, considerata uno dei più antichi catechismi della Chiesa. Morì martire intorno al 202, lasciando un’eredità teologica immensa che ancora oggi illumina il pensiero cristiano. La sua vita dimostra che la fede non nasce da idee personali, ma dall’incontro vivo con Cristo trasmesso nella Chiesa. Per noi oggi: 1. Oggi molti costruiscono una fede personale scegliendo solo ciò che piace o convince. Sant’Ireneo ricordava invece che la verità non si inventa, ma si riceve e si custodisce. 2. Viviamo in un tempo pieno di opinioni spirituali contrastanti e confuse. Ireneo insegnava che Cristo non ha lasciato il caos, ma una Chiesa guida nella verità. 3. Molti cercano conoscenze esclusive o esperienze religiose riservate a pochi “illuminati”. Sant’Ireneo affermava che il Vangelo è dono universale offerto a ogni uomo senza privilegi.
Smirne, 135-140 - Lione, 202-203

sabato 27 giugno 2026

27.06.2026 - Lam 2,2.10-14.18-19 - Mt 8,5-17 - Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.

Dal libro delle Lamentazioni - Lam 2,2.10-14.18-19

Il Signore ha distrutto senza pietà
tutti i pascoli di Giacobbe;
ha abbattuto nella sua ira
le fortezze della figlia di Giuda,
ha prostrato a terra, ha profanato
il suo regno e i suoi capi.
Siedono a terra in silenzio
gli anziani della figlia di Sion,
hanno cosparso di cenere il capo,
si sono cinti di sacco;
curvano a terra il capo
le vergini di Gerusalemme.
Si sono consunti per le lacrime i miei occhi,
le mie viscere sono sconvolte;
si riversa per terra la mia bile
per la rovina della figlia del mio popolo,
mentre viene meno il bambino e il lattante
nelle piazze della città.
Alle loro madri dicevano:
«Dove sono il grano e il vino?».
Intanto venivano meno come feriti
nelle piazze della città;
esalavano il loro respiro
in grembo alle loro madri.
A che cosa ti assimilerò?
A che cosa ti paragonerò, figlia di Gerusalemme?
A che cosa ti eguaglierò per consolarti,
vergine figlia di Sion?
Poiché è grande come il mare la tua rovina:
chi potrà guarirti?
I tuoi profeti hanno avuto per te visioni
di cose vane e insulse,
non hanno svelato la tua colpa
per cambiare la tua sorte;
ma ti hanno vaticinato lusinghe,
vanità e illusioni.
Grida dal tuo cuore al Signore,
gemi, figlia di Sion;
fa' scorrere come torrente le tue lacrime,
giorno e notte!
Non darti pace,
non abbia tregua la pupilla del tuo occhio!
Àlzati, grida nella notte,
quando cominciano i turni di sentinella,
effondi come acqua il tuo cuore,
davanti al volto del Signore;
alza verso di lui le mani
per la vita dei tuoi bambini,
che muoiono di fame
all'angolo di ogni strada.

 

1. Quando Dio sembra il nemico: Il testo non cerca scuse: è Dio stesso che “HA DISTRUTTO SENZA PIETÀ”. È scandaloso, ma vero: la fede biblica non addolcisce la sofferenza, la affronta. A volte la preghiera non consola, accusa. E forse è proprio lì che nasce la verità: NEL CORAGGIO DI GRIDARE ANCHE CONTRO DIO, SENZA SMETTERE DI PARLARGLI.

2. La rovina di Gerusalemme non è solo colpa del nemico, MA ANCHE DEI FALSI PROFETI che hanno preferito la menzogna rassicurante alla parola scomoda. È la stessa malattia di oggi: religioni che accarezzano le orecchie invece di ferire i cuori per guarirli. LA VERA PROFEZIA NON LUSINGA, LACERA.

3. “GRIDA NELLA NOTTE” — non per fuggire il dolore, ma per attraversarlo. Lamentarsi non è mancanza di fede, è la sua forma più nuda. QUANDO NON RESTA NULLA, RESTA LA VOCE: un cuore che si versa come acqua davanti a Dio. FORSE LA PREGHIERA AUTENTICA NASCE SOLO QUANDO NON SERVE PIÙ A OTTENERE, MA A SOPRAVVIVERE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,5-17
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

 

Il centurione romano un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato. Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica. Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi “zoppichiamo” con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è la porta che ci apre a questo dialogo con Dio”.
Un dialogo che salva, ha salvato il servo del centurione, ha guarito la suocera di Pietro, ha scacciato molti demoni e guarito tutti. Nessuno è escluso dall'amore di Dio! . Gesù prende le nostre infermità e si carica delle nostre malattie. Ti preghiamo Signore abbi pietà di noi, confidiamo in te.

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Il centurione riconosce che anche lui è «un subalterno».
Tutti lo siamo. E Gesù lo ascolta.
Non tutti lo fanno.
E, “ascoltandolo, Gesù si meravigliò”, per la sua grande fede. Se ascolti, veramente, un uomo umile, ti meraviglierai.
Umiltà, ascolto, stupore: ne siamo capaci?

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27.06 - SAN CIRILLO D'ALESSANDRIA

SAN CIRILLO D'ALESSANDRIA
San Cirillo di Alessandria nacque intorno al 370 e divenne patriarca di Alessandria d’Egitto nel 412, succedendo allo zio Teofilo. Fu uomo di profonda cultura teologica e straordinario difensore dell’ortodossia cristiana. In Oriente venne chiamato “sigillo dei Padri” per la fedeltà con cui custodì e spiegò la dottrina della Chiesa. Il suo nome è legato soprattutto alla grande disputa cristologica contro Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che negava l’unione perfetta tra natura divina e natura umana in Cristo. Nestorio sosteneva infatti che in Gesù esistessero quasi due persone separate e rifiutava il titolo di Theotókos, cioè “Madre di Dio”, attribuito a Maria. Per lui Maria poteva essere chiamata soltanto “Madre di Cristo”, separando però l’umanità del Signore dalla sua divinità. Cirillo reagì con fermezza e grande sapienza teologica, scrivendo lettere e trattati per difendere la vera fede trasmessa dagli Apostoli. Insegnava che in Cristo la natura divina e quella umana sono unite in una sola Persona, quella del Figlio di Dio fatto uomo. Per questo Maria può essere chiamata realmente Madre di Dio, perché il Figlio nato da lei è il Verbo eterno incarnato. Cirillo informò Papa Celestino I degli errori di Nestorio e partecipò poi al Concilio di Efeso del 431 come rappresentante del Papa. In quel concilio la Chiesa condannò il nestorianesimo e proclamò solennemente il dogma della Maternità Divina di Maria. Fu un momento decisivo nella storia della fede cristiana. San Cirillo lasciò inoltre numerosi commenti biblici, trattati teologici e opere dedicate alla Trinità e all’Incarnazione. Nei suoi scritti emerge la convinzione che la verità su Cristo non sia una teoria astratta, ma il fondamento stesso della salvezza dell’uomo. Proclamato dottore della Chiesa da Papa Leone XIII nel 1882, rimane ancora oggi uno dei più grandi maestri della fede cristiana. Per noi oggi 1. Oggi molti parlano di Gesù come semplice maestro morale o figura storica. San Cirillo ricordava invece che negare la divinità di Cristo significa svuotare il cristianesimo. 2. Viviamo in un tempo dove spesso si evita il confronto per paura di creare divisioni. Cirillo insegnò che difendere la verità della fede può richiedere coraggio e fermezza. 3. Molti cercano una fede comoda, senza dottrina e senza profondità. San Cirillo dimostra che conoscere veramente chi è Cristo cambia radicalmente la vita dell’uomo.
370-444

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ARIALDO di Milano Diacono e martire

Cucciago (Como), inizio XI secolo – Castello di Angera (Lago Maggiore), 1066

A Milano, sant’Arialdo, diacono e martire, che combatté con forza gli insani costumi del clero simoniaco e depravato e per la premura verso la casa di Dio fu ucciso da due chierici tra atroci sofferenze.

 

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venerdì 26 giugno 2026

26.06.2026 - 2Re 25,1-12 - Mt 8,1-4 - Se vuoi, puoi purificarmi.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 25,1-12

Nell’anno nono del regno di Sedecìa, nel decimo mese, il dieci del mese, Nabucodònosor, re di Babilonia, con tutto il suo esercito arrivò a Gerusalemme, si accampò contro di essa e vi costruirono intorno opere d'assedio. La città rimase assediata fino all’undicesimo anno del re Sedecìa.
Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava la città e non c’era più pane per il popolo della terra, fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono di notte per la via della porta tra le due mura, presso il giardino del re, e, mentre i Caldèi erano intorno alla città, presero la via dell'Aràba.
I soldati dei Caldèi inseguirono il re e lo raggiunsero nelle steppe di Gerico, mentre tutto il suo esercito si disperse, allontanandosi da lui. Presero il re e lo condussero dal re di Babilonia a Ribla; si pronunciò la sentenza su di lui. I figli di Sedecìa furono ammazzati davanti ai suoi occhi; Nabucodònosor fece cavare gli occhi a Sedecìa, lo fece mettere in catene e lo condusse a Babilonia.
Il settimo giorno del quinto mese – era l’anno diciannovesimo del re Nabucodònosor, re di Babilonia – Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme. Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili. Tutto l’esercito dei Caldèi, che era con il capo delle guardie, demolì le mura intorno a Gerusalemme.
Nabuzaradàn, capo delle guardie, deportò il resto del popolo che era rimasto in città, i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della moltitudine. Il capo delle guardie lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori.

 

1. Sedecia si ribella al re di Babilonia, abbandona la città che viene assediata. Viene preso, fatto prigioniero e condotto dal Re di Babilonia a Ribla. LA SENTENZA SU DI LUI È UNA SENTENZA TRISTE E AMARA: i suoi figli furono ammazzati e a Lui vengono cavati gli occhi e ricondotto a Babilonia.

2. È una triste sorte quella toccata a Sedecìa. Essa è però il frutto della sua stoltezza e insipienza, generata a sua volta dall’idolatria e dal peccato. L’IDOLATRIA LO HA RESO CIECO. LA CECITÀ LO HA SPINTO ALLA RIBELLIONE. La ribellione ha scatenato l’ira del re di Babilonia, che reagisce con la conquista di Gerusalemme e con una deportazione di massa.

3. Gerusalemme non si arrende, ma viene conquistata e ridotta in polvere e cenere. LA SUA STUPENDA BELLEZZA PERISCE IN UN SOLO ISTANTE.  Tutta Gerusalemme è un rudere, il resto del popolo viene deportato. Sedecìa si rivela uomo stolto: decide senza pensare alle conseguenze delle sue decisioni. LO STOLTO VEDE L’ATTIMO, MA NON VEDE I FRUTTI DELL’ATTIMO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,1-4
Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

 

Concluse le parole del discorso della montagna, Gesù passa subito ai fatti. E’ la vita stessa che gli viene incontro, sono gli uomini bisognosi che gli si parano davanti, soprattutto quelli emarginati e rifiutati, gli scartati dalla società. Gesù è il punto di attrattiva e di accoglienza. Il lebbroso non solo desidera essere guarito, ma “sa che Gesù può guarirlo”. Ma qual è la nostra vera lebbra?… Ne vogliamo davvero guarire?
Forse la lebbra non è così diffusa come un tempo, ma il peccato sì. Il peccato è la lebbra dello spirito. Il peccato è un male voluto. Serve solo il nostro volere, perché dall’altra parte possiamo stare sicuri che c’è Gesù con la mano tesa e la risposta pronta quanto l’Amore eterno: «Lo voglio, sii purificato».

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Uno, un lebbroso, in mezzo alla “molta folla”, sa chiedere, gentilmente ma con coraggio, e chiede la purificazione. Noi stiamo nella folla, al sicuro, o ci riconosciamo malati e ci avviciniamo a Gesù?

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26.06 - SAN JOSEMARIA ESCRIVÁ

SAN JOSEMARIA ESCRIVÁ
San Josemaría Escrivá nacque nel 1902 a Barbastro, in Spagna, in una famiglia cristiana profondamente credente. Fin da giovane sperimentò il dolore della sofferenza, vedendo morire tre sorelle e affrontando le difficoltà economiche della famiglia. Durante l’adolescenza intuì la chiamata di Dio osservando le impronte sulla neve lasciate da un carmelitano scalzo. Quel segno lo spinse verso il sacerdozio. Fu ordinato sacerdote a ventitré anni e il 2 ottobre 1928 comprese la missione affidatagli da Dio: fondare l’Opus Dei. San Josemaría insegnava che tutti gli uomini sono chiamati alla santità attraverso il lavoro quotidiano, la famiglia e le occupazioni ordinarie. Non occorre fuggire dal mondo per essere santi, perché è proprio nel mondo che il cristiano deve testimoniare Cristo. Riunì attorno a sé uomini e donne desiderosi di vivere il Vangelo nella vita comune, santificando ogni attività attraverso l’amore di Dio. Durante la guerra civile spagnola fu costretto a vivere clandestinamente a causa delle persecuzioni contro la Chiesa. Terminato il conflitto riprese la diffusione dell’Opera, convinto che la Croce di Cristo dovesse essere presente nelle fabbriche, nelle famiglie, nelle strade e nei luoghi di lavoro. Nel 1946 si trasferì a Roma, da dove guidò l’espansione mondiale dell’Opus Dei con semplicità e spirito di servizio. Fu autore del celebre libro “Cammino”, testo spirituale diffuso in milioni di copie. Nei suoi scritti invitava ogni persona a trasformare la vita ordinaria in dialogo continuo con Dio. Morì nel 1975 lasciando alla Chiesa un messaggio semplice ma profondo: Dio non si incontra lontano dalla vita, ma dentro la vita stessa. Per noi oggi: 1. Molti pensano che la santità appartenga solo ai monasteri o a vite eccezionali. San Josemaría ricordava invece che si può diventare santi davanti a una scrivania, in cucina o in fabbrica. 2. Viviamo giornate frenetiche che spesso consideriamo inutili o prive di significato spirituale. Lui insegnava che proprio il lavoro ordinario può diventare il luogo più concreto dell’incontro con Dio. 3. Oggi tanti separano fede e vita, pregando da una parte e vivendo dall’altra. San Josemaría sfidava i cristiani a portare Cristo nelle strade, nelle professioni e nelle decisioni quotidiane.
Barbastro, Spagna, 9 gennaio 1902 - Roma, 26 giugno 1975