domenica 11 ottobre 2026

Is 25,6-10a - Fil 4,12-14.19-20 - Mt 22,1-14- XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 11 Ottobre 2026

 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 25,6-10a

In quel giorno,
preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».
    1. Testo apocalittico tratto dal libro del profeta Isaia in cui si parla di un BANCHETTO che il Signore preparerà su questo monte, sul monte Sion a Gerusalemme PER TUTTI I POPOLI quando avrà definitivamente vinto la morte e inaugurato il suo regno di pace e di giustizia. DIO METTE MANO A QUESTO MONDO DRAMMATICO E DISPERANTE…
    2. Dio viene e si incarica di imbandire, lui stesso, un banchetto per tutti i popoli, segnati dalla tristezza e dalla rassegnazione. DIO OFFRE DUE DONI: VIENE TOLTO IL VELO CHE RENDE CIECHI E AVREMO L'IMMORTALITÀ…
    3 In Dio abbiamo sperato perché ci salvasse, e VERAMENTE CI HA SALVATO. Quella attesa dell'Antico apocalittico NELLA VICENDA DI GESÙ SI REALIZZA. Il banchetto è pronto con la vita di Gesù, È NELL'EUCARISTIA, nel convito eucaristico in cui la Chiesa si riunisce ogni domenica, si realizza questo banchetto escatologico. RINGRAZIAMO IL SIGNORE…

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 4,12-14.19-20

    Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
    Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
    Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
    1. Paolo parla del proprio atteggiamento di uomo forte, coraggioso, capace di affrontare le difficoltà. LA SUA FORZA È LA FEDE IN GESÙ! TUTTO POSSO IN COLUI CHE MI DÀ LA FORZA. Questa espressione centrale ci ricorda che la forza del cristiano viene da Cristo… Questa è davvero FEDE CHE INVESTE E TRASFIGURA LA VITA!

    2. SE CRISTO MI DA FORZA IO SONO IN GRADO DI FARE TUTTO, posso affrontare tutte le difficoltà: posso vivere nella povertà e nell’abbondanza, nella sazietà e nella fame. Se c’è da mangiare, mangio; se non ce n’è ho la forza di farne a meno… NO E POI NO AL PIAGNUCOLARE VITTIMISTICO…

    3. IN TUTTE LE SITUAZIONI DELLA VITA: POSSIAMO GIOIRE NEL SIGNORE, possiamo rallegrarci perché Dio colmerà ogni bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Dunque non ci resta che lodare Dio nostro Padre nei secoli dei secoli. Amen VIVVIAMO NELLA GIOIA COL CORAGGIO DI S. PAOLO…

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    + Dal vangelo secondo Matteo - Mt 22,1-14
    In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
    «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
    Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
    Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
    Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
    Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 

     

    1. Dio è generoso verso di noi, ci OFFRE la sua amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi NON accogliamo le sue parole, mostriamo più interesse per altre cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi. L’invito del re incontra addirittura reazioni ostili, aggressive. MA CIÒ NON FRENA LA SUA GENEROSITÀ. FAI LO STESSO…

    2. Il rifiuto dei primi invitati ha come effetto l’estensione dell’invito a tutti, anche ai più poveri, abbandonati e diseredati e la sala si riempie: la bontà del re non ha confini e a TUTTI è data la possibilità di rispondere alla sua chiamata. TUTTI SIAMO CHIAMATI. ANDIAMO...

    3. Ma c’è una CONDIZIONE per restare a questo banchetto di nozze: indossare l’abito nuziale... San Gregorio Magno...spiega che quel commensale ha risposto all’invito di Dio a partecipare al suo banchetto, ha, in un certo modo, la fede che gli ha aperto la porta della sala, ma gli MANCA qualcosa di essenziale: la veste nuziale, che è la CARITA', l’AMORE... "È L'ANIMO CHE DEVI CAMBIARE, NON IL CIELO SOTTO CUI VIVI" (LUCIO ANNEO SENECA)

    BUONA DOMENICA...

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    LO SCHIAFFO

    Quando non si vuole fare qualcosa, tutte le scuse sono buone: impegni di famiglia, appuntamenti di lavoro già presi, affari improcrastinabili… Uno schiaffo in faccia a Dio; un’offesa ai suoi doni! E amara è la conclusione di Gesù: «Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». Dobbiamo convertirci, migliorare, cambiare l’abito delle nostre abitudini, rivestirci di Cristo. «Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero».

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    LECTIO DIVINA - XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    OMELIA – XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)


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    Mt 13,3b-23 - RITO AMBROSIANO - VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

    RITO AMBROSIANO
    VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
    Domenica 11 Ottobre 2026

     ✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 13,3b-23

    In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
    Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
    Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
    “Udrete, sì, ma non comprenderete,
    guarderete, sì, ma non vedrete.
    Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
    sono diventati duri di orecchi
    e hanno chiuso gli occhi,
    perché non vedano con gli occhi,
    non ascoltino con gli orecchi
    e non comprendano con il cuore
    e non si convertano e io li guarisca!”.
    Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
    Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

    1. Gesù è uscito dal Padre, È VENUTO NEL MONDO PER PORTARE IL SEME DELLA PAROLA E PER FAR GERMOGLIARE IL REGNO DI DIO. La gente fa fatica a seguirlo e molti lo lasciano DA COSA DIPENDE QUESTO FALLIMENTO? Dal seminatore, dal seme oppure dal terreno dove il seme va a cadere? È SUL TERRENO CHE DOBBIAMO LAVORARE... Buon lavoro…
    2. QUATTRO TERRENI PRESENTI IN NOI: 1. LA STRADA, un terreno duro: in un cuore duro e rigido il seme non entra. 2.  IL TERRENO ROCCIOSO CON POCA TERRA: un cuore che accoglie il seme ma non ha terra per le radici, muore. (è l’entusiasmo senza la fatica del quotidiano) 3.IL TERRENO SPINOSO: un cuore soffocato dalle preoccupazioni della vita, il seme muore (le spine non fanno entrare la luce per il seme) 4. IL TERRENO BUONO: il cuore bello che accoglie il seme e lo fa crescere (è la bella persona). TUTTO CIÒ È PRESENTE IN NOI!
    3. Prendiamo COSCIENZA della nostra realtà, NON SCORAGGIAMOCI, LAVORIAMO i vari terreni che ci sono in noi, RINNOVIAMO LA FIDUCIA nella forza del seme, e accadrà che quel seme produrrà in noi il 100, il 60 e il 30. CORAGGIO…
    BUONA DOMENICA...

     

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    11.10 SAN GIOVANNI XXIII, PAPA

    SAN GIOVANNI XXIII, PAPA
    San Giovanni XXIII, al secolo Giuseppe Angelo Roncalli, nacque nel 1881 a Sotto il Monte, in una famiglia contadina e profondamente cristiana. Fin da giovane maturò una grande devozione alla Madonna e la vocazione al sacerdozio. Durante la Prima Guerra Mondiale fu cappellano militare e in seguito svolse importanti missioni diplomatiche in Bulgaria, Turchia e Francia. In quegli anni si adoperò per aiutare e salvare numerosi ebrei dalle deportazioni. Come patriarca di Venezia si distinse per la semplicità dei rapporti con la gente e per l’attenzione al sacramento della Confessione. Nel 1958, con sorpresa generale, fu eletto papa e divenne il popolare «Papa buono». Il suo pontificato fu ricco di gesti di vicinanza ai malati, ai carcerati e alle persone più semplici. Seppe incontrare persone di diverse confessioni e religioni e durante la crisi dei missili di Cuba contribuì alla ricerca della pace. La sua grande intuizione fu la convocazione del Concilio Vaticano II, annunciata pochi mesi dopo la sua elezione. Giovanni XXIII desiderava una Chiesa capace di custodire fedelmente la verità cristiana e di annunciarla con un linguaggio comprensibile all’uomo contemporaneo. Il Concilio doveva favorire un rinnovamento autentico, senza perdere il patrimonio della fede ricevuto dalla tradizione. La sua spiritualità rimase sempre profondamente centrata su Cristo e sul Crocifisso. Pochi giorni prima di morire rivelò il segreto del suo sacerdozio: «Egli mi guarda e io gli parlo». In queste parole emerge una fede semplice, personale e radicata nella preghiera. Morì il 3 giugno 1963, mentre il Concilio Vaticano II era ancora in corso. Lasciò alla Chiesa la testimonianza di un pastore capace di unire fede, umanità e attenzione verso ogni persona. La sua vita mostra che la bontà cristiana non è debolezza, ma capacità di incontrare l’altro senza paura. San Giovanni XXIII ci ricorda che il rinnovamento della Chiesa nasce da un cuore fedele a Cristo. La sua santità ci provoca oggi a essere uomini di preghiera e misericordia. Per noi oggi 1. Abbiamo ancora il Crocifisso davanti agli occhi? «Egli mi guarda e io gli parlo»: la nostra preghiera è davvero un incontro vivo con Cristo? 2. Sappiamo custodire la verità senza chiuderci al mondo? Giovanni XXIII ci provoca a rinnovare il linguaggio senza perdere il cuore del Vangelo. 3. La nostra fede sa uscire dalle mura della Chiesa? Come Roncalli, siamo chiamati a incontrare tutti, soprattutto chi soffre, senza paura e senza pregiudizi.
    Star allegri sempre con tutti, é già  un bell'apostolato su questo mondo così triste e disgraziato.
     A Roma, beato Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l’abbondanza della carità cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all’efficacia della missione della Chiesa di Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II. 


    NELLO STESSO GIORNO:

    SANT' ALESSANDRO SAULI VESCOVO

    Milano, 15 febbraio 1534 - Calosso d’Asti, 11 ottobre 1592

    A Calosso d’Asti in Piemonte, transito di sant’Alessandro Sauli, vescovo dapprima di Aleria in Corsica e poi di Pavia, che, membro della Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo, diede sollievo ai poveri con mirabile carità.

     

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    sabato 10 ottobre 2026

    10.10.2026 - Gal 3,22-29 - Lc 11,27-28 - Beato il grembo che ti ha portato! Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio.

    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3,22-29

    Fratelli, la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.
    Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo.
    Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

    1. “LA SCRITTURA HA RINCHIUSO OGNI COSA SOTTO IL PECCATO”.  Per la Scrittura, Saulo, non aveva esitato a perseguitare i cristiani fino ad assistere alla lapidazione di Stefano, come un osservatore distaccato e consenziente. Ma L’INCONTRO CON GESÙ GLI HA CAMBIATO COMPLETAMENTE PROSPETTIVA.
    2. Il ruolo della Scrittura è definito simile a quello di un PEDAGOGO che doveva CONDURRE il credente alla relazione con un Dio che è Padre, in modo che LA VIA DELLA CONOSCENZA DI DIO SI COMPISSE NELLA PERSONA IN GESÙ, manifestazione incarnata dell’amore di Dio.
    3. Sopraggiunta la fede, i credenti non sono più sotto un pedagogo. «TUTTI VOI INFATTI SIETE FIGLI DI DIO mediante la fede in Cristo Gesù». Figli nati nel battesimo. Da ora non ci sono più differenze di razza o condizione “TUTTI SIAMO UNO IN CRISTO GESÙ”. Ma quanto siamo consapevoli di questo? Quanto ci sentiamo figli?

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    + Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,27-28
    In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
    Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».  

     

    Una donna proclama beata la Madre di Gesù, e Gesù dichiara beati i discepoli che vivono come figli di Dio. Maria è stata beata sulla terra e lo è ora in cielo, accanto a Gesù. Chi ascolta e segue la parola di Dio segue lo stesso cammino. Questo implica "ascoltare" e "obbedire", custodendo la Parola di Dio come un dono prezioso che guida la vita. Maria è beata non solo per aver portato e nutrito Gesù, ma per aver ascoltato e custodito la sua Parola.

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    Bello il coraggio della donna che alza la voce ed elogia Maria: dà l’occasione a Gesù per un’altra beatitudine. A noi capita di alzare la voce (non per lamentarci o criticare ma) per un elogio?

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    10.10 SAN DANIELE COMBONI

    SAN DANIELE COMBONI
    San Daniele Comboni nacque nel 1831 da una famiglia contadina e fu educato alla fede e alla vocazione missionaria. Alla scuola di don Nicola Mazza scoprì l’amore per l’Africa e maturò il sogno di evangelizzarla valorizzando le capacità dei suoi popoli. Nel 1857 partì per la sua prima missione in Africa, affrontando malattie e grandi difficoltà. La malaria lo costrinse a rientrare in Italia, ma non spense la sua passione missionaria. «O Nigrizia o morte» divenne il motto della sua radicale vocazione. Comboni era convinto che il Vangelo dovesse entrare nella vita dei popoli africani attraverso la loro partecipazione. Da qui nacque il suo progetto: «Salvare l’Africa con l’Africa». Per questo promosse scuole per formare sacerdoti, religiose, medici e insegnanti africani. Nel 1867 fondò il suo primo istituto missionario e nel 1872 quello femminile. Fu anche un grande animatore missionario in Europa, cercando aiuti e suscitando nuove vocazioni. Al Concilio Vaticano I coinvolse numerosi vescovi nel progetto di evangelizzazione dell’Africa Centrale. La conversione della «Nigrizia» divenne la passione che orientò tutta la sua esistenza. Si impegnò concretamente contro la tratta degli schiavi e per la dignità delle popolazioni africane. La sua missione univa evangelizzazione, promozione umana e liberazione. Comboni affrontò incomprensioni, malattie, povertà e ostacoli senza abbandonare il suo progetto. Era sostenuto dalla certezza che la missione fosse opera di Dio. La sua fiducia nelle capacità degli africani fondò una visione missionaria basata sulla corresponsabilità. Morì nel 1881, consumato dalle fatiche e dalle prove della sua vocazione. La sua eredità continua nei Missionari Comboniani e nelle Suore Missionarie Comboniane. La sua vita ci ricorda che la missione nasce da una passione capace di attraversare ogni sacrificio. San Daniele Comboni ci provoca oggi a chiederci per quale Vangelo siamo disposti davvero a spendere la nostra vita. Per noi oggi 1. Abbiamo ancora una passione che ci brucia dentro? Comboni non viveva la missione come un compito, ma come la ragione della sua vita: e noi, per che cosa arde il nostro cuore? 2. Crediamo davvero nelle persone? «Salvare l’Africa con l’Africa» significa non sostituirsi all’altro, ma riconoscerne i talenti: quanto spazio lasciamo agli altri per diventare protagonisti? 3. Quanto siamo disposti a pagare per il Vangelo? Fatica, malattia e fallimenti non fermarono Comboni: la nostra fede resiste quando seguirla diventa scomodo e costoso?
    Le opere di Dio nascono e crescono ai piedi della Croce.
     Nella città di Khartum in Sudan, san Daniele Comboni, vescovo, che fondò l’Istituto per le Missioni Africane e, nominato vescovo in Africa, si prodigò senza mai lesinare energie nel predicare il Vangelo in quelle regioni e nel prendersi in tutti i modi cura della dignità degli esseri umani.

    NELLO STESSO GIORNO:
    SAN CASIMIRO PRINCIPE POLACCO
    Cracovia, Polonia, 3 ottobre 1458 – Grodno, Lituania, 4 marzo 1484
    San Casimiro, figlio del re di Polonia, che, principe, rifulse per lo zelo nella fede, la castità, la penitenza, la generosità verso i poveri e la devozione verso l’Eucaristia e la beata Vergine Maria e ancora giovane, consunto dalla tisi, nella città di Grodno presso Vilnius in Lituania si addormentò nella grazia del Signore. Nel Rito Ambrosiano si celebra il 10 ottobre.

    MADONNA DELLA MISERICORDIA, GALLIVAGGIO, SONDRIO
    mercoledì 10 ottobre 1492
    Due ragazze di Lirone e Vhò, mentre raccoglievano castagne, apparve la Madonna, il mercoledì 10 ottobre 1492. La Vergine si mostrò in una luce straordinaria e affidò alle due ragazze il suo messaggio di avvertimento, di speranza e di richiamo a una vita cristiana rinnovata e autentica, invitando alla preghiera e alla penitenza per ottenere da Dio misericordia. 

     

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    venerdì 9 ottobre 2026

    09.10.2026 - Gal 3,7-14 - Lc 11,15-26 - Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3,7-14

    Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette.
    Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse».
    Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

    1. “In te saranno benedette tutte le nazioni”: è la promessa di Dio ad Abramo. ABRAMO HA CREDUTO, diventando vero padre nella fede per molti, per tutti, per noi. Infatti quelli che “vengono DALLA fede” SONO BENEDETTI INSIEME AD ABRAMO, che credette. Paolo vuole ricondurre i Gàlati a riscoprire LA FEDE COME FONTE ORIGINARIA DI VITA PIENA E FECONDA DI BENE, UNICA VIA DI SALVEZZA perché espressione della relazione con e in Dio.
    2. LA PRATICA DELLE OPERE DELLA LEGGE PORTA GLI UOMINI AD UNA CONDIZIONE DI MALEDETTI, di separati da Dio. La legge serve soprattutto per aiutare l’uomo a riconoscere il male per evitarlo, ma NON GLI INDICA LA VIA DEL BENE. L’evitare il male, di per sé, non è sufficiente; per scegliere il bene che Dio propone.
    3. OCCORRE PERCORRERE LA VIA DELLA FEDE, quella che ci fa sperimentare la VITA CHE DIO È CAPACE DI REALIZZARE IN CHI SI AFFIDA ALLA SUA PAROLA. La vita che Gesù ci ha donato facendosi “MALEDIZIONE PER NOI”, quando sulla croce ha preso su di sé tutto il nostro peccato, RESTITUENDOCI L’IDENTITÀ DI FIGLI AMATI. Accogliere o meno questo Amore dipende solo da noi.

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    + Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,15-26
    In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
    Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
    Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
    Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
    Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». 

     

    Se Gesù agisce contro Satana, non può essere suo complice; quindi, chi avversa Gesù si schiera automaticamente con il maligno. Solo la fede e il riconoscimento di Gesù come Signore permettono la sottomissione dei demoni. Senza questa comunione, il diavolo ritorna più forte. Gesù usa parole forti contro chi distorce la verità, poiché negare l'Amore di Dio in Gesù è il peccato contro lo Spirito Santo, l'unico imperdonabile. Gli scribi, vedendo le opere di Gesù, dovrebbero riconoscere la sua lotta contro Satana, e negarlo è un grave male.

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    Nel Vangelo Gesù pone molte domande, per aiutarci. Le domande che invece fanno a Gesù sono per metterlo alla prova. Gli chiedono anche un segno dal cielo. Forse perché a noi interessa solo il potere?

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    09.10 BEATA VERGINE DEL MIRACOLO - MADONNA DELLA GAMBA

    BEATA VERGINE DEL MIRACOLO - MADONNA DELLA GAMBA
    La storia Venturina Bonelli, una piccola contadina di 12 anni, soffriva da tempo alla gamba sinistra a causa di una cancrena. L'unico rimedio, ormai, era l'amputazione dell'arto, ma la madre si rifiutò e portò la giovane davanti all'Altare della Madonna, nella Chiesa della Ripa, dove pregarono e piansero. Dopo alcune ore, Venturina ebbe l'apparizione della Madre di Dio, che le curò miracolosamente la gamba inferma, guarendola completamente. Era il 9 ottobre 1440. Per ringraziare la Vergine, la famiglia Bonelli e la popolazione del piccolo paese ingrandirono e decorarono la Chiesa della Ripa, invocando al Miracolo della Madonna. Nel 1579 la casa dove avvenne l'apparizione fu trasformata in chiesetta, divenendo in seguito il futuro Santuario.Il Santuario Nel 1468 venne costruito il Santuario della Ripa, mentre il secondo Santuario fu realizzato in 7 anni (dal 1592 al 1599). L'attuale Santuario, rifatto dalle fondamenta, vide la luce solo intorno al 1740. La parte esterna dell'edificio sacro è arricchita da nicchie, statue e bassorilievi. Da ammirare soprattutto il bassorilievo del portale, che raffigura la Vergine mentre opera il miracolo sulla ragazza. L'interno, in stile tardo barocco, è decorato da cornicioni, lesene, sculture e tele. L'altare maggiore è in marmo, e dietro di esso si possono osservare tre preziose tele che illustrano l'Annunciazione, la Fuga in Egitto e Guarigione di Venturina. Sotto l'altare maggiore, invece, troviamo la cripta, ossia la stanza della piccola Venturina dove avvenne l'Apparizione. Vicino all'altare della cripta notiamo il gruppo di sculture della Madonna e della Veggente del 1702 e altre importanti tele del Seicento e Settecento come la Natività, un Compianto sul Cristo Morto, il Transito di Giuseppe e la Madonna Addolorata. Il campanile, sempre in stile barocco, è del 1797. Per noi oggi 1. Davanti all’impossibile, ci arrendiamo troppo presto? Venturina e sua madre ci provocano a non considerare chiusa una storia quando tutto sembra ormai perduto. 2. La nostra fede è ancora capace di sperare? Preghiamo soltanto quando non abbiamo più soluzioni, o crediamo davvero che Dio possa entrare nelle nostre ferite? 3. Sappiamo riconoscere i “miracoli” di oggi? Forse Dio continua ad agire, ma ci manca lo sguardo per riconoscere la speranza che rinasce nelle nostre comunità e nelle nostre vite.
    La storia Venturina Bonelli, una piccola contadina di 12 anni, soffriva da tempo alla gamba sinistra a causa di una cancrena. L'unico rimedio, ormai, era l'amputazione dell'arto, ma la madre si rifiutò e portò la giovane davanti all'Altare della Madonna, nella Chiesa della Ripa, dove pregarono e piansero. Dopo alcune ore, Venturina ebbe l'apparizione della Madre di Dio, che le curò miracolosamente la gamba inferma, guarendola completamente. Era il 9 ottobre 1440. Per ringraziare la Vergine, la famiglia Bonelli e la popolazione del piccolo paese ingrandirono e decorarono la Chiesa della Ripa, invocando al Miracolo della Madonna. Nel 1579 la casa dove avvenne l'apparizione fu trasformata in chiesetta, divenendo in seguito il futuro Santuario.

     NELLO STESSO GIORNO:

    SAN DIONIGI E COMPAGNI VESCOVO E MARTIRI

    sec. III

    Secondo la tradizione, fu il primo vescovo di Parigi, inviato in Gallia dal Papa Fabiano nel 250. Subì il martirio insieme a Rustico ed Eleuterio. Le sue reliquie sono custodite nella Basilica che Santa Genoveffa fece erigere nel 495. Accanto ad essa nel secolo VII sorse la celebre abbazia che da lui prese il nome.


    SAN GIOVANNI LEONARDI SACERDOTE

    Diecimo, Lucca, 1541 - Roma, 9 ottobre 1609

    San Giovanni Leonardi, sacerdote, che a Lucca abbandonò la professione di farmacista da lui esercitata, per diventare sacerdote. Fondò, quindi, l’Ordine dei Chierici regolari, poi detto della Madre di Dio, per l’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli, il rinnovamento della vita apostolica del clero e la diffusione della fede cristiana in tutto il mondo, e per esso dovette affrontare molte tribolazioni. Pose a Roma le fondamenta del Collegio di Propaganda Fide e morì in pace in questa città, sfinito dal peso delle sue fatiche.

     

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