giovedì 22 ottobre 2026

22.10.2026 - Ef 3,14-21 - Lc 12,49-53 - Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 3,14-21

Fratelli, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito.
Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che opera in noi,
a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

1. Perché nessuno si lasci scoraggiare dalla tribolazione, PAOLO PREGA IN GINOCCHIO IL PADRE AFFINCHÉ GLI EFESINI siano rafforzati con potenza nell’uomo interiore in virtù dello Spirito Santo.

2. Che CRISTO ABITI PER LA FEDE NEI CUORI DEI CREDENTI, non come colui che va e viene, ma come colui che HA PRESO STABILE DIMORA. Se Cristo è entrato in noi, non lasciamolo andare ma a Lui stiamo attaccati, radicati e fondati nel suo amore. 

3. Il nostro cuore è fatto per spaziare in Cristo in lungo ed in largo, in ogni direzione, con ogni ricchezza e sovrabbondanza. Il mistero di Cristo è essenzialmente mistero d’amore. È un mistero che non conosce limiti. IL SIGNORE PUÒ FARE MOLTO DI PIÙ DI QUELLO CHE NOI CHIEDIAMO O COMPRENDIAMO. Non si chiede e non si comprende se non secondo la misura della fede che opera in noi.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 

Gesù non teme di perdere seguaci proponendo un cristianesimo esigente, impegnato, coerente, che porta divisione: <<Non sono venuto a portare pace...». E, allora, noi cerchiamo di renderlo innocuo, meno disturbante. Molte volte cerchiamo di rendere Cristo e il suo Vangelo un tranquillante spirituale. Ma, così, Cristo è un prodotto della nostra fantasia, non quello vero del Vangelo! Il Vangelo è tutt'altro che comodo quando lo si prende sul serio! Fai attenzione...

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Gesù è, come si dice oggi, divisivo. La sua parola «penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito» (Eb 4), la ferita genera vita e accende il fuoco, ma viene il dubbio: si può evitare?

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22.10 SAN GIOVANNI PAOLO II

SAN GIOVANNI PAOLO II
San Giovanni Paolo II, Karol Wojtyła, nacque in Polonia nel 1920 e morì nel 2005. Fu papa per oltre ventisei anni, segnando profondamente la vita della Chiesa. Il suo pontificato fu caratterizzato da un intenso amore per Cristo e per Maria. Il suo motto «Totus tuus» esprimeva il desiderio di appartenere totalmente a Gesù. Affidò a Maria il suo ministero e riconobbe la sua protezione in momenti decisivi. Il 13 maggio 1981 sopravvisse all’attentato in piazza San Pietro. Con grande energia annunciò il Vangelo in ogni parte del mondo. Fu un instancabile viaggiatore e incontrò milioni di persone, soprattutto giovani. Alle nuove generazioni rivolse un messaggio forte: «Non abbiate paura!». Invitava tutti ad aprire le porte del cuore e della società a Cristo. Il suo magistero affrontò le grandi questioni della fede, della morale e della cultura. Difese con forza la dignità e l’inviolabilità della vita umana. Condannò aborto ed eutanasia e richiamò il valore della famiglia e del matrimonio. Attraverso la «Teologia del corpo» propose una visione cristiana della persona e della sessualità. Promosse la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nell’enciclica Veritatis Splendor approfondì il rapporto tra verità, libertà e coscienza. Fu un grande protagonista del dialogo con le altre religioni e con il mondo contemporaneo. Visitò sinagoghe e luoghi di culto, favorendo il dialogo e la conoscenza reciproca. Allo stesso tempo ricordò che Cristo è il centro e il Salvatore dell’umanità. Giovanni Paolo II ebbe una particolare attenzione per le famiglie e per i giovani. La sua testimonianza fu segnata dalla sofferenza, soprattutto negli ultimi anni. Anche nella fragilità continuò ad annunciare che la vita è un dono affidato a Dio. La sua eredità ci invita ancora oggi ad aprire senza paura il cuore a Cristo. per noi oggi 1. Abbiamo ancora paura di Cristo? «Non abbiate paura!». Quante volte lasciamo che paure, comodità e compromessi occupino lo spazio che dovrebbe appartenere a Dio? 2. Siamo cristiani convinti o cristiani nascosti? Giovanni Paolo II non ebbe paura di proporre il Vangelo nella società e nella cultura. Abbiamo il coraggio di testimoniare ciò in cui crediamo, anche quando non è popolare? 3. La sofferenza ci allontana o ci avvicina a Cristo? Negli ultimi anni, segnato dalla malattia e dalla fragilità, continuò a testimoniare la fede. Quando la vita ci mette alla prova, continuiamo ad affidarci a Dio oppure ci lasciamo rubare la speranza?
Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro.
 Nato a Wadovice, in Polonia, è il primo papa slavo e il primo Papa non italiano dai tempi di Adriano VI. Il 13 maggio 1981, in Piazza San Pietro, anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima, fu ferito gravemente con un colpo di pistola dal turco Alì Agca. Al centro del suo annuncio il Vangelo, senza sconti. Molto importanti sono le sue encicliche, tra le quali sono da ricordare la "Redemptor hominis", la "Dives in misericordia", la "Laborem exercens", la "Veritatis splendor" e l'"Evangelium vitae". Dialogo interreligioso ed ecumenico, difesa della pace, e della dignità dell'uomo sono impegni quotidiani del suo ministero apostolico e pastorale. Dai suoi numerosi viaggi nei cinque continenti emerge la sua passione per il Vangelo e per la libertà dei popoli. 

NELLO STESSO GIORNO:
SAN MARCO, VESCOVO DI GERUSALEMME
sec. II
Nel II secolo, dopo l’ultimo assedio, Marco, primo tra i gentili, diventa vescovo di Gerusalemme. Messosi con grande fede e lavoro alla guida della Chiesa della città disgregata dalle persecuzioni, riesce a ricostruirla, finché subirà il martirio durante il regno dell’imperatore Antonio Pio.  

 

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mercoledì 21 ottobre 2026

21.10.2026 - Ef 3,2-12 - Lc 12,39-48 - A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 3,2-12

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza.
A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

1. Paolo ha una missione particolare da svolgere. Questa missione gli è stata affidata direttamente da Dio. È far comprendere il mistero nascosto alle precedenti generazioni: IL DISEGNO DI SALVEZZA DI DIO CHE È ORIENTATO A INGLOBARE TUTTI GLI UOMINI.

2. Paolo si definisce ministro, servo del Vangelo. UN GRANDE ANNUNCIO È POSTO SULLA BOCCA DEL PIÙ PICCOLO DEI SANTI. Paolo rivela il mistero, fatto conoscere nel tempo secondo modalità e criteri stabiliti da Dio, MISTERO RIGUARDO AL QUALE È DATA UNA LUCE AGLI UOMINI in virtù dell’annuncio degli Apostoli.

3. Il mistero di Cristo non si manifesta fuori di Cristo, SI MANIFESTA DAL DI DENTRO DI CRISTO, DAL SUO CORPO, LA CHIESA. Nella chiesa e per la Chiesa la sapienza di Dio è fatta conoscere in maniera multiforme, per le creature del cielo e della terra. NON SOLO GLI UOMINI, MA ANCHE GLI ANGELI SONO CHIAMATI A DAR LODE ALL’AMORE DI DIO SALVATORE.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,39-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».  

Questo vangelo ci insegna la vigilanza, che non è un atteggiamento di timore o attesa di eventi apocalittici ma desiderio ardente di vedere la gloria del Signore, preparandola e vivendola nella nostra quotidianità. Sei amministratore dei beni di Dio e non padrone, non ritenerti un privilegiato, ma vivi con responsabilità senza giudicare e senza approfittartene. Perderesti tutto!
Vigilare significa capire cosa passa nel mio cuore, significa fermarmi un po’ ed esaminare la mia vita. Sono cristiano? Educo più o meno bene i miei figli? La mia vita è cristiana o è mondana? E come posso capire questo? La stessa ricetta di Paolo: guardare Cristo crocifisso. Facciamo attenzione a non cedere alla pigrizia interiore, alla superbia, all'egoismo, perché, anche nelle situazioni in cui non ce l’aspettiamo, il Signore viene. Stai sveglio!

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Ieri si parlava del padrone che torna nella notte, oggi del ladro (anche lui notturno). Dio arriva di notte. Di quale notte stiamo parlando? Forse del nostro torpore in cui restiamo a crogiolarci?

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21.10 BEATO GIUSEPPE PUGLISI

BEATO GIUSEPPE PUGLISI
Il Beato don Pino Puglisi nacque a Palermo nel 1937, nel quartiere di Brancaccio. Figlio di un calzolaio e di una sarta, conobbe fin da giovane la realtà della povertà. Sacerdote, educatore e formatore, dedicò la sua vita soprattutto ai giovani. A Godrano riuscì a spezzare una violenta faida attraverso il Vangelo e il perdono. Nel 1990 tornò a Brancaccio come parroco, trovandosi a confronto con la mafia. Don Puglisi non fu semplicemente un prete “anti-mafia”, ma un sacerdote “per” il Vangelo: il suo obiettivo era liberare le persone dalla paura e dalla cultura della violenza. Creò un centro per accogliere i bambini e offrire loro educazione e nuove opportunità, sapendo che togliere i giovani alla strada significava togliere futuro alla mafia. Promosse la scuola, il lavoro, la dignità delle persone e il risanamento del quartiere. Con coraggio denunciava ciò che feriva la vita della sua gente e ripeteva: «Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti». Per questo divenne una presenza sempre più scomoda per la criminalità organizzata. La mafia decise di eliminarlo e don Pino sapeva di correre questo rischio. Il 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, fu assassinato. Prima di morire rivolse ai suoi assassini un sorriso e disse: «Me l’aspettavo». La sua morte fu riconosciuta dalla Chiesa come martirio in odio alla fede. La sua testimonianza mostra che il Vangelo può trasformare persone e comunità; anche alcuni dei suoi assassini iniziarono successivamente un cammino di conversione. Don Puglisi ci insegna che il male cresce quando gli onesti scelgono il silenzio. La sua santità consiste nella fedeltà quotidiana al Vangelo: scegliere la verità, la giustizia, il perdono e la dignità di ogni persona. La sua vita continua a chiederci: noi, oggi, da che parte scegliamo di stare? per noi oggi 1. Il silenzio degli onesti ci rende complici? «Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti». Dove vediamo il male, abbiamo il coraggio di parlare oppure preferiamo non avere problemi? 2. Siamo “contro” qualcuno o “per” qualcuno? Don Puglisi non fu semplicemente un prete “anti-mafia”: fu un uomo per il Vangelo, per i giovani, per la dignità e la libertà. La nostra fede per chi e per che cosa si spende concretamente? 3. Crediamo davvero nella forza educativa del Vangelo? Puglisi sapeva che cambiare una comunità significava partire dai giovani. Quanto investiamo oggi nell’educazione, nell’ascolto e nelle nuove generazioni, invece di limitarci a lamentarci della società?
Ognuno di noi sente dentro di sé una inclinazione, un carisma. Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile.
 Giuseppe Puglisi nasce a Palermo, nel quartiere Brancaccio, il 15 settembre 1937, figlio di Carmelo Puglisi, calzolaio, e di Giuseppa Fana, sarta. Entrato nel seminario diocesano di Palermo nel 1953, viene ordinato sacerdote il 2 luglio 1960. Riceve quindi i primi incarichi come vicario parrocchiale e vicerettore del seminario minore. Si occupa anche dell’insegnamento della Religione nelle scuole. Il 29 settembre 1990 ritorna a Brancaccio come parroco di San Gaetano. Per indirizzare i giovani sulla strada del bene, fonda il Centro “Padre Nostro”, inaugurato il 29 gennaio 1993. Il suo impegno, tuttavia, gli procura minacce di morte da parte dei mafiosi. La sera del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre 1993, mentre sta per rientrare a casa, viene ucciso da Salvatore Grigoli, dopo avergli rivolto il suo ultimo sorriso. La sua memoria liturgica cade il 21 ottobre, giorno del suo Battesimo.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN GASPARE DEL BUFALO, SACERDOTE, FONDATORE DEI MISSIONARI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Roma, 6 gennaio 1786 - 28 dicembre 1837
Nato a Roma nel 1786, Gaspare sente la chiamata del Signore fin da piccolo. Da sacerdote evangelizza i poveri, rifiuta di obbedire a Napoleone, converte i massoni e i briganti che infestano lo Stato Pontificio. Nel 1815 fonda i due rami, maschile e femminile, dei Missionari del Preziosissimo Sangue.  
SANT'ILARIONE, ABATE
Tabata, Palestina, 291 circa - Pafo, Cipro, 372
Palestinese, di origini pagane, Ilarione studia ad Alessandria d’Egitto e si converte al cristianesimo. Sotto la guida di Sant’Antonio abate impara ad amare la solitudine, la preghiera, la penitenza. Si ritira eremita a Maiumma dove fonda diversi monasteri e opera conversioni; muore a Pafo nel 372.  
SANT'ORSOLA, MARTIRE
Nascita: IV secolo, Gran Bretagna Morte: 21 ottobre 383, Colonia, Germania
Splendida figlia di un re bretone del IV secolo, Orsola accetta di sposare un re pagano a patto che questi si converta al cristianesimo. Parte alla volta di Colonia con 11 vergini – diventate 11mila per un errore di trascrizione – ma l’incontro con gli Unni di Attila sarà causa del loro martirio.

 

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martedì 20 ottobre 2026

20.10.2026 - Ef 2,12-22 - Lc 12,35-38 - Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,12-22

Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

1. I Gentili (i non Ebrei), inizialmente senza Dio, ora GRAZIE AL SACRIFICIO DI CRISTO COLORO CHE ERANO LONTANI SONO STATI AVVICINATI. CRISTO HA UNITO EBREI E GENTILI abbattendo il muro di separazione e promuovendo la pace. Questa unione elimina le divisioni, formando una nuova comunità in Cristo. Fratelli TUTTI!

2. Cristo ha abolito le barriere cerimoniali e legali che dividevano Ebrei e Gentili, non la legge morale. HA CREATO UNA NUOVA UMANITÀ, riconciliando entrambi i gruppi con Dio attraverso la croce, eliminando l'inimicizia e PERMETTENDO UNA NUOVA RELAZIONE CON DIO E TRA DI LORO.

3. I credenti non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti CON CRISTO COME PIETRA ANGOLARE. La comunità cristiana è un TEMPIO SANTO, UNITA E COESA IN CRISTO, ABITAZIONE DI DIO PER MEZZO DELLO SPIRITO.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,35-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!». 

 

Assonnati o svegli? Assuefatti o attenti? La vita ci consuma, ma l’attesa ci rinnova. Quando aspettiamo qualcuno che deve venire, ci prepariamo per accoglierlo, tanto più dobbiamo farci trovare pronti dal Nostro Signore che viene. Come mi preparo? Vigilando su me stesso, sul mio cuore, sui miei sentimenti, sui miei pensieri. Custodendo il tesoro della grazia, la presenza dello Spirito Santo in me. Non mi lascio andare alla mentalità mondana anche perché se non mi custodisco, viene quello che è più forte di me.
Siamo chiamati a vivere un’attesa trepidante e innamorata, pronta a spalancare le porte quando il Signore bussa al nostro cuore. E sarà una gioia grande: Dio verrà e si porrà a servizio della nostra felicità, della nostra pienezza di vita! Non possiamo chiedere di più!

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Strano questo padrone che arriva nel cuore della notte e, invece di farsi servire dai servi, li fa accomodare e lui li serve! A questa pacchia noi non siamo pronti. Chi è più strano, Dio o l’uomo?

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20.10 SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN

SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN
Santa Maria Bertilla Boscardin nacque nel 1888 in una famiglia semplice di contadini. Fin da bambina amò profondamente il catechismo e la conoscenza della fede. A sedici anni entrò tra le Suore Dorotee, seguendo la sua vocazione religiosa. Fu mandata nell’ospedale di Treviso, dove divenne infermiera. Si dedicò soprattutto ai malati e ai bambini, offrendo loro cura e consolazione. Per aiutare le consorelle, sceglieva spesso i turni più faticosi e notturni. La sua vita era racchiusa in una semplice frase: «A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio». Non cercava riconoscimenti e desiderava compiere ogni cosa nel nascondimento. Diceva infatti: «Gesù mio, fatemi prima morire mille volte piuttosto che io abbia a fare una sola azione per essere veduta». Durante la guerra dovette lasciare l’ospedale e trasferirsi in Lombardia. Portò con sé soltanto poche cose, tra cui il suo piccolo catechismo. Quel libro, ricevuto da bambina, era ormai consumato dall’uso quotidiano. Maria Bertilla desiderava vivere come Maria, nella fede semplice e totale. Non chiedeva visioni o consolazioni, ma soltanto di credere e affidarsi a Dio. Anche nella malattia, segnata fin da giovane dalla sofferenza, continuò a vivere con serenità, umiltà e grande fiducia nel Signore. La sua santità non fu fatta di gesti straordinari, ma di fedeltà quotidiana. Servire, obbedire, amare e soffrire con Gesù divennero la sua strada. Prima di morire lasciò alle consorelle un’ultima raccomandazione: «Lavorino solo per Gesù, per Gesù… tutto è niente». La sua vita ci insegna che la santità può nascere dai piccoli gesti compiuti con grande amore. per noi oggi 1. Facciamo il bene per Dio o per essere visti? Maria Bertilla cercava il nascondimento e non il riconoscimento. Quanto delle nostre azioni è davvero gratuito e quanto cerca approvazione, gratitudine o visibilità? 2. Sappiamo servire quando costa? Sceglieva i turni più faticosi e diceva: «A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio». Il nostro amore arriva fino a quando dobbiamo rinunciare a qualcosa? 3. Cristo ci basta davvero? «Lavorino solo per Gesù». Queste parole ci provocano a chiederci: se venissero meno successo, gratificazioni e riconoscimenti, continueremmo a fare tutto con lo stesso amore?
A Dio tutta la gloria, alle mie sorelle tutta la gioia, e a me tutto il sacrificio.
 Nata nel 1888 in provincia di Vicenza, in una famiglia contadina, con l'aiuto del parroco, entrò nel 1905 nelle suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Santissimi Cuori a Vicenza. Divenuta infermiera, lavorò nell'ospedale di Treviso, dove si dedicò a servire i malati nel corpo e nello spirito, infaticabile nell'aiutare le consorelle. Nonostante fosse stata colpita da un tumore a soli 22 anni, continuò con impegno il proprio lavoro, reso più faticoso dalle difficoltà e dalle tensioni della prima guerra mondiale. Mandata a Como, soffrì molto per l'incomprensione di qualche medico e della propria superiora senza mai lamentarsi o protestare. Tornata a Treviso, riprese il suo lavoro in ospedale nonostante l'aggravarsi della malattia. Morì a 34 anni, nel 1922.


CHI È FERITO PUÒ SCEGLIERE DI NON FERIRE.

 

 CHI È FERITO PUÒ SCEGLIERE DI NON FERIRE.

Kirk Bloodsworth fu condannato a morte per un delitto terribile che non aveva commesso.
In carcere conobbe l’odio, la solitudine e la disperazione. Eppure proprio lì la fede divenne per lui una presenza concreta. Lesse due volte tutta la Bibbia e iniziò un cammino di conversione.
Nel 1989 ricevette la Cresima attraverso le sbarre, sotto la camera a gas. «Mi sentii pulito, accolto»: parole semplici, ma piene di speranza.
Un cappellano cattolico credette alla sua innocenza quando quasi nessuno lo faceva. Bloodsworth scoprì poi in biblioteca la possibilità del test del Dna. Grazie a quella intuizione, nel 1993 venne finalmente liberato e scagionato. Ma la libertà non cancellò le ferite né i pregiudizi. Invece di vivere nel rancore, trasformò la propria sofferenza in una missione. Si impegnò contro la pena di morte e a favore degli innocenti condannati.
Poi comprese che anche chi esegue le condanne porta dentro ferite profonde. Nacque così un gruppo per sostenere il personale coinvolto nelle esecuzioni. Uomini e donne che avevano dato la morte trovarono finalmente qualcuno disposto ad ascoltarli.
Alcuni soffrivano di insonnia, disturbi post-traumatici, dipendenze e sensi di colpa. Nessuno di loro, racconta Bloodsworth, era favorevole alla pena capitale. «Le vittime di una morte di Stato sono più d’una». La misericordia di Kirk raggiunge così anche chi era dall’altra parte delle sbarre.
La sua storia mostra che il dolore può diventare luogo di una nuova chiamata. La fede non cancella l’orrore, ma può trasformarlo in compassione. Chi è stato ferito può scegliere di non ferire a sua volta. E tendere la mano al proprio “nemico” può diventare una delle forme più radicali del Vangelo.

Per noi oggi 1. Crediamo davvero nella possibilità di rinascere? O continuiamo a definire una persona attraverso il suo errore, il suo passato o la sua colpa? 2. Sappiamo riconoscere le vittime che non vediamo? Anche chi sbaglia, chi è responsabile del male o chi vive una situazione difficile può portare ferite che chiedono ascolto. 3. Che cosa facciamo del male che abbiamo ricevuto?
Possiamo trasformarlo in rancore e vendetta, oppure, come Bloodsworth, lasciarci convertire dalla misericordia fino a tendere la mano a chi ci ha ferito.

 

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