lunedì 19 ottobre 2026

19.10.2026 - Ef 2,1-10 - Lc 12,13-21 - Quello che hai preparato, di chi sarà?

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,1-10

Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.
Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

1. Prima della conoscenza di Cristo gli Efesini vivevano nei peccati e vivevano alla maniera di questo mondo, meritevoli d’ira, cioè di condanna. MA DIO, che nella sua natura è carità, amore, misericordia eterna ed infinita, CI HA FATTI VIVI IN VIRTÙ DEL SUO CRISTO. Per grazia siete salvati, nessun merito da parte nostra.

2. Gesù Cristo è morto e risuscitato PERCHÉ NOI TUTTI, morti al peccato, risuscitassimo con Lui a vita nuova e sedessimo con Lui nelle regioni celesti. LA VITA ETERNA GIÀ ATTUALE ED OPERANTE IN NOI è segno e testimonianza per le generazioni future di una grazia ricca e sovrabbondante data senza misura per amore in Cristo Gesù.

3. SIAMO INFATTI OPERA SUA, CREATI IN CRISTO GESÙ PER LE OPERE BUONE. La nostra vera natura, quella libera dal peccato e quella redenta dalla Pasqua di Gesù, è di CAMMINARE NELLE OPERE BUONE che Dio ha preparato per coloro che ha creato: sono le opere dello Spirito ben note. Per questo noi siamo creati e qui sta la vera natura.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».  

 

Che cosa ci vuole dire la parabola dell'uomo ricco? Che la vera ricchezza è dentro. "L'esterno non aumenta neanche di un grammo la tua felicità". Gesù dice: "Tu, tuo fratello e tutti quelli che confidano solo nelle ricchezze perderanno la vita... l'anima... la parte feconda, creativa, vera della vita". Ma Tu ti stai prendendo cura della tua anima? Del tuo mondo interiore o lo stai lasciando morire? Pensaci prima che sia tardi....

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«Il povero vuole diventare ricco / il ricco vuole diventare re / e il re non è soddisfatto finché non ha il potere su ogni cosa» (B. Springsteen). Così va il mondo. E Gesù chiede: la vita da cosa dipende?

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19.10 SAN PAOLO DELLA CROCE

SAN PAOLO DELLA CROCE

San Paolo della Croce nacque nel 1694 e morì nel 1775. Fin da giovane maturò un profondo amore per Gesù Crocifisso. Per lui meditare la Passione di Cristo era una via privilegiata verso Dio. La Croce gli ricordava l’amore con cui Gesù ha donato la vita per tutti. Da una particolare esperienza mistica ricevette l’ispirazione di fondare una Congregazione dedicata alla Passione di Cristo. Nacquero così i Passionisti, chiamati a mantenere viva nel mondo la memoria della Passione, dalla quale «deriva ogni bene». Paolo della Croce fu un grande predicatore e direttore spirituale. Insieme alla predicazione diede grande importanza alla carità fraterna. Insisteva soprattutto sulla fedeltà alla preghiera quotidiana. Insegnava a non scoraggiarsi davanti alle distrazioni e alle aridità interiori. Anche nei momenti di fatica, diceva: «Soprattutto non lasciate mai l’orazione». Invitava a contemplare interiormente Gesù sul Calvario, lasciandosi raggiungere dal suo amore e dalla sua misericordia. Considerava anche le tentazioni come occasioni di crescita nella fede. Esse, se vissute con umiltà, possono purificare il cuore e renderlo più forte. Paolo della Croce nutrì una particolare devozione verso la Vergine Maria, che amava invocare come «Regina dei martiri», unita al dolore del Figlio. La sua spiritualità ci ricorda che la Croce non è la fine, ma conduce alla vita. Contemplare Cristo Crocifisso significa scoprire quanto siamo amati da Dio. Oggi san Paolo della Croce ci invita a vivere con fede, umiltà e perseveranza, trasformando le nostre sofferenze in un’offerta d’amore unita a quella di Cristo. per noi oggi 1. Fuggiamo la Croce o la contempliamo? Davanti alle difficoltà cerchiamo subito una via di fuga. Sappiamo invece fermarci davanti a Gesù Crocifisso e riconoscere anche lì il suo amore? 2. Preghiamo solo quando “sentiamo” Dio? Paolo della Croce invita a non abbandonare l’orazione nelle aridità e nelle distrazioni. La nostra preghiera è fedele anche quando non ci dà emozioni? 3. Le ferite ci chiudono o ci trasformano? Le prove possono renderci amareggiati oppure più umili e capaci di affidarci a Dio. Che cosa stanno producendo in noi le nostre croci?
Fate risplendere in voi le virtù di Gesù Cristo.
 San Paolo della Croce, sacerdote, che fin dalla giovinezza rifulse per spirito di penitenza e zelo e, mosso da singolare carità verso Cristo crocifisso contemplato nel volto dei poveri e dei malati, istituì la Congregazione dei Chierici regolari della Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo anniversario di morte, avvenuta a Roma, ricorre il giorno precedente a questo.

NELLO STESSO GIORNO:
SANTI MARTIRI CANADESI (GIOVANNI DE BRÉBEUF, ISACCO JOGUES E COMPAGNI)
19 ottobre - Memoria Facoltativa
sec. XVII
Il 19 ottobre la Chiesa ricorda san Giovanni de Brebeuf, San Isacco Jogues e altri sei missionari gesuiti francesi, uccisi fra il 1642 e il 1649, mentre evangelizzavano le tribù pellerossa del Canada, costituendo il primo nucleo della Chiesa Cattolica nord americana.
SAN GIOVANNI DE BRÉBEUF sacerdote - Nato da una famiglia normanna nel 1593, Giovanni de Brebeuf fu sacerdote e missionari gesuita in Canada presso i pellerossa Uroni e Irochesi. Giovanni fu prima mutilato e poi ucciso il 16 marzo 1649 per mano degli Irochesi.
SAN ISACCO JOGUES sacerdote - Nato in Francia nel 1607, Isacco Jogues, divenne sacerdote e missionario gesuita presso le tribù pellerosse degli Uroni e degli Irochesi in Canada. Nel 1642 fu imprigionato e torturato dagli Irochesi, ciò nonostante continuò la sua opera di evangelizzazione fino alla morte violenta nel 1646 per mano degli stessi Irochesi. Con lui morì il missionario laico Giovanni de La Lande.

 

SANT’EUSEBIO, SACERDOTE - CREMONA

Nato dopo la metà del secolo IV, morì nei primi decenni del V.

Eusebio è il primo cristiano cremonese di cui la storia ci abbia conservato il nome. Le poche notizie che abbiamo della sua vita le troviamo negli scritti del suo maestro san Girolamo. Egli ci attesta che, abbandonata la carriera di avvocato, si fece monaco e fu anche ordinato sacerdote. Nel 395 Eusebio era a Betlemme e partecipò con il suo maestro alle grandi dispute teologiche dell’epoca. Rufino, avversario di Girolamo, lo descrive come un uomo molto impulsivo, ma di vita integra e austera. Fu legato da amicizia con il santo vescovo e poeta Paolino di Nola. Girolamo gli dedicò i commentari al libro di Geremia e al vangelo di Matteo. Nulla sappiamo degli ultimi avvenimenti della sua vita.

 

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV PER LA 100ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2026

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV PER LA 100ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 

Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2026, invita tutta la Chiesa a rinnovare lo slancio missionario con gioia, fiducia e generosità. Il tema è «Uno in Cristo, uniti nella missione», che richiama il centenario della Giornata Missionaria Mondiale, istituita nel 1926. Al centro della missione cristiana c’è l’unione con Gesù: come i tralci sono uniti alla vite, così i cristiani sono chiamati a rimanere in Lui per portare frutti di amore. Da questa comunione nasce la fraternità, capace di superare divisioni e incomprensioni. La preghiera, la Parola di Dio e i sacramenti alimentano la vita spirituale e sostengono la missione.
La Chiesa non annuncia sé stessa, ma Gesù Cristo, Signore e Salvatore del mondo. Una comunità accogliente e solidale rende visibile l’amore di Dio e favorisce l’incontro con Cristo. Ogni battezzato è chiamato a partecipare alla missione, mettendo a disposizione i propri doni. Le differenze di culture, sensibilità e carismi devono diventare una ricchezza. Siamo chiamati a portare la luce del Vangelo soprattutto a chi vive situazioni di povertà, sofferenza, solitudine e marginalità.
Il Papa ringrazia i missionari e le missionarie che testimoniano l’amore di Dio anche nei luoghi più difficili. La loro dedizione ricorda che evangelizzare significa amare e servire. Tutti possono contribuire attraverso la preghiera, la testimonianza cristiana e il sostegno concreto alle missioni. Papa Leone XIV ci invita a camminare insieme, rimanendo uniti a Cristo. Affidando la missione a Maria, Regina delle missioni, ci incoraggia a essere strumenti di pace, costruttori di fraternità e testimoni della luce di Cristo nel mondo.

Per noi oggi

1. Siamo davvero uniti a Cristo o ci limitiamo a parlare di Lui? La missione nasce dalla nostra relazione personale con Gesù. Senza preghiera, ascolto della Parola e conversione del cuore, rischiamo di annunciare un Vangelo che non viviamo. 2. Le nostre comunità sono segni di fraternità o luoghi di divisione? Non basta lavorare insieme: occorre accoglierci, ascoltarci, perdonarci e valorizzare le differenze. Come possiamo annunciare la pace di Cristo se non sappiamo viverla tra noi?
3. Siamo una Chiesa che esce incontro alle persone o aspettiamo che siano gli altri a venire da noi? La missione ci chiede di superare comodità, abitudini e paure, per raggiungere chi è lontano, chi soffre e chi non si sente più parte della comunità. Chi incontra noi, incontra davvero Gesù?

 

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domenica 18 ottobre 2026

Is 45,1.4-6 - 1Ts 1,1-5 - Mt 22,15-21 - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 18 Ottobre 2026 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 45,1.4-6

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.
Per amore di Giacobbe, mio servo,
e d’Israele, mio eletto,
io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non c’è alcun altro,
fuori di me non c’è dio;
ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,
perché sappiano dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono il Signore, non ce n’è altri».
    1. L'imperatore Ciro è persiano, gli ebrei sono sottomessi ai Babilonesi. Il profeta Isaia riesce a intuire che C'È UN PIANO NELLA STORIA DEI POPOLI, e prevede che quel generale persiano SARÀ UNO STRUMENTO NELLE MANI DI DIO per liberare Israele. 
    2. Il Signore HA ELETTO Ciro, per amore di Giacobbe, suo servo, e d’Israele, suo eletto. LO HA SCELTO, LO HA CHIAMATO per liberare Israele suo popolo perché possa ritornare in patria. In questa opera di liberazione non chiama un altro Mosè. CHIAMA UN PAGANO, UNO CHE NON CONOSCE IL SIGNORE E LO FA STRUMENTO DEL SUO VOLERE.
    3. Il Signore, Dio unico, il solo Dio vivo e vero renderà Ciro pronto all’azione, anche se lui non lo conosce. È IL SIGNORE CHE MUOVE LA STORIA COME A LUI CONVIENE. E perché il Signore si serve di Ciro? “Perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri”. L’OPERA DEL SIGNORE È SEMPRE NUOVA E MISTERIOSA. Lui è sapienza eterna. Sa come agire in ogni istante. Sa quale via percorrere. 

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    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési - 1Ts 1,1-5

    Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.
    Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.
    Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.
    1. Paolo dice tutto il suo affetto e la riconoscenza a Dio per l'opera dell'evangelizzazione. SIETE STATI SCELTI DA LUI dice l'apostolo, io vi ho annunciato il Vangelo MA VOI LO AVETE ACCOLTO perché la potenza dello Spirito ha agito nei vostri cuori, e VOI SIETE STATI DISPONIBILI VI SIETE LASCIATI CONVINCERE.

    2. Il Vangelo ha messo radice in voi: LA FEDE È CRESCIUTA E VIENE DONATA, la PAROLA DEL VANGELO DIVENTA CARITÀ, strumento per amare Dio e i fratelli e LA SPERANZA è diventata la FECONDA ATTESA DEL SIGNORE CHE VIENE. 

    3. IL VANGELO È STATO PREDICATO FRA VOI per mezzo della Parola, con potenza e con Spirito Santo e CON PROFONDA CONVINZIONE, per il vostro bene. Ai predicatori viene richiesta UNA FEDE MATURA IN MODO CHE LA LORO PREDICAZIONE SIA SECONDO LA VERITÀ, LA CARITÀ E LA SPERANZA. E tutti si possano nutrire della “BUONA NOVELLA”

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    + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 22,15-21

    In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
    Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
    Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
    Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

     

    1. «I farisei tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù». GESU' DA FASTIDIO, spesso anche noi facciamo come i farisei: giudichiamo Gesù perché NON FA quello che noi vorremmo e non abbiamo la pazienza di ASCOLTARE ciò che lui vorrebbe da noi.

    2. I suoi ascoltatori dovevano capire che il Messia (che attendevano) non era Cesare, e che Cesare non è Dio. Il regno che Gesù veniva ad instaurare non segue le leggi di questo mondo (= le leggi di Cesare, del Dio denaro).... CAPITO? CHI SEGUO IO GESÙ' O CESARE?

    3. Allora: «Date a Cesare quello che già appartiene a Cesare» è l’invito a RIPRENDERE la nostra immagine di Dio (= restituire a Dio) che Lui stesso ha impresso nei nostri cuori perché fossimo nel mondo la testimonianza della sua presenza, rendendolo credibile attraverso la credibilità delle nostre scelte e delle nostre azioni. DIMOSTRIAMO NEI FATTI DI ESSERE IMMAGINE DI DIO..
    BUONA DOMENICA...

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    LA COSCIENZA
    È stato detto che «un uomo onesto è l’opera più nobile di Dio». È quello che vuole insegnare Gesù, con la frase diventata storica: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». Allora sì che un cristiano diventa lievito e sale che dà vita. Questa è la retta coscienza che dobbiamo formare in noi. E ricordiamo sempre che «la coscienza ha dei diritti perché ha dei doveri». Sii onesto!

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    LECTIO DIVINA - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    OMELIA - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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    Mt 21,10-17 - RITO AMBROSIANO - DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO, CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI

    RITO AMBROSIANO

    DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO, CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI
    Domenica 18 Ottobre 2026

     ✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 21,10-17

    In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: / “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. / Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: / “Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode”?». / Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
    1. La cacciata dei venditori del tempio: Il gesto fortissimo e clamoroso di Gesù, riguarda il significato profondo e la vera ragione dell’esistenza del tempio di Gerusalemme. IL TEMPIO DOVEVA ESSERE IL LUOGO DI CELEBRAZIONE DEL GRANDE INCONTRO D’AMORE TRA DIO E IL SUO POPOLO. Il luogo della supplica e della lode, del pentimento e del perdono. Ma, dice il Signore, è diventato una spelonca di ladri… E LE NOSTRE CHIESE??
    2. La cacciata dei venditori è seguita dall'ingresso nel tempio di CIECHI E STORPI che Gesù guarisce. Ecco il senso di questo luogo d’incontro con Dio: CERCARE E RICEVERE IL BENE CHE EGLI VUOLE DONARE A TUTTI, a partire da chi è in condizione più ferita. LA RICERCA PARTE DALL'ASCOLTO!...
    3. Importanti le gioiose acclamazioni dei BAMBINI, sicuramente LIBERI DA PREOCCUPAZIONI “COMMERCIALI”, e quindi RICCHI DI SEMPLICITÀ E DI IMMEDIATEZZA nella loro lode al Signore. DOBBIAMO FARCI BAMBINI…
    BUONA DOMENICA...
     
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    18.10 SAN LUCA EVANGELISTA

    SAN LUCA EVANGELISTA
    San Luca Evangelista, medico originario di Antiochia, fu discepolo e fedele collaboratore di san Paolo, che in alcune delle sue lettere lo ricorda con affetto e gratitudine. A Luca la tradizione attribuisce il terzo Vangelo e gli Atti degli Apostoli. Nel prologo del suo Vangelo racconta di aver compiuto ricerche accurate, raccogliendo le testimonianze di coloro che avevano visto Gesù. Il suo desiderio è offrire un racconto ordinato e affidabile della fede. Luca mostra così che la fede cristiana non nasce da fantasie, ma da un evento realmente accaduto nella storia degli uomini. Il suo Vangelo è particolarmente attento ai poveri, ai piccoli e ai peccatori, e presenta Gesù come il Salvatore misericordioso venuto per tutti. Grande spazio è riservato anche alla preghiera e all’azione dello Spirito Santo. Luca accompagnò Paolo in diversi viaggi missionari, condividendo con lui fatiche, pericoli e gioie dell’annuncio del Vangelo. Conobbe probabilmente alcuni degli apostoli e le prime comunità cristiane. La tradizione ritiene inoltre che abbia conosciuto personalmente la Vergine Maria. Dal suo Vangelo riceviamo infatti i racconti dell’Annunciazione e della Visitazione, della nascita di Gesù e della sua presentazione al tempio. È plausibile che abbia raccolto dalla stessa Maria molti di questi ricordi. Luca ci consegna così anche il Magnificat, il grande canto di lode della Vergine. La sua opera ci invita a conoscere Cristo, ascoltare la Parola e testimoniarla. Come medico, è patrono di coloro che si prendono cura della vita e della sofferenza. È inoltre venerato come patrono degli artisti e, in particolare, dei pittori. Luca ci insegna che la misericordia di Dio non esclude nessuno e che ogni persona può diventare destinataria della salvezza. Anche noi siamo chiamati a raccontare, con la nostra vita, ciò che abbiamo incontrato in Cristo, perché il Vangelo diventi una buona notizia concreta per chi ci sta accanto. per noi oggi 1. Cerchiamo davvero la verità? Luca fa «ricerche accurate» prima di scrivere. La nostra fede è fondata sulla Parola e sulla conoscenza di Cristo, oppure su abitudini e sentito dire? 2. Sappiamo custodire ciò che viviamo? Maria «serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Sappiamo fermarci, ascoltare e rileggere alla luce di Dio ciò che accade nella nostra vita? 3. La fede diventa annuncio? Luca non tiene per sé ciò che ha scoperto: scrive perché altri possano riconoscere la solidità della fede. La nostra vita fa venire voglia agli altri di conoscere Gesù?
    Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.
     Festa di san Luca, Evangelista, che, secondo la tradizione, nato ad Antiochia da famiglia pagana e medico di professione, si convertì alla fede in Cristo. Divenuto compagno carissimo di san Paolo Apostolo, sistemò con cura nel Vangelo tutte le opere e gli insegnamenti di Gesù, divenendo scriba della mansuetudine di Cristo, e narrò negli Atti degli Apostoli gli inizi della vita della Chiesa fino al primo soggiorno di Paolo a Roma.




    sabato 17 ottobre 2026

    17.10.2026 - Ef 1,15-23 - Lc 12,8-12 - Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire.

    Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,15-23

    Fratelli, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
    Egli la manifestò in Cristo,
    quando lo risuscitò dai morti
    e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
    al di sopra di ogni Principato e Potenza,
    al di sopra di ogni Forza e Dominazione
    e di ogni nome che viene nominato
    non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
    Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
    e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
    essa è il corpo di lui,
    la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

    1. Paolo invoca per gli Efesini uno SPIRITO DI RIVELAZIONE PERCHÉ ABBIAMO UNA CONOSCENZA PROFONDA della speranza e del tesoro di grazia che Dio ha preparato per loro. È UNA CONOSCENZA CHE INVESTE IL VISSUTO DELLA PERSONA che consente di scoprire il senso autentico delle cose così come sono state stabilite da Dio in Cristo.

    2. In ciò che Cristo ha sperimentato NELLA SUA PASQUA, noi possiamo CONTEMPLARE QUALE SIA IL DESTINO A CUI NOI SIAMO CHIAMATI vivendo nella sequela di Gesù. CIÒ CHE DIO HA OPERATO IN LUI, in virtù del suo completo abbandono alla volontà del Padre, LO REALIZZA ANCHE IN NOI.

    3. Avere una profonda conoscenza del mistero della risurrezione TRASFORMA TOTALMENTE LA NOSTRA VITA perché ci libera dal dominio della morte che corrompe ogni cosa. QUESTA CONOSCENZA PROFONDA, CHE SI FONDA SULL’ESPERIENZA DELLA COMUNIONE CON IL SIGNORE, ci consente di dare la nostra testimonianza senza rinnegare il Signore.

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    + Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,8-12
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
    Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
    Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». 

     

    Gesù ci conosce e noi e noi Lo riconosciamo, cioè lo accogliamo e lo manifestiamo come Dio e Salvatore. Questo rende liete e forti le nostre giornate e tutta la vita, anche davanti a difficoltà e persecuzioni. 
    Dio ci ha donato un un potere enorme che posso esercitare in ogni istante: il potere dell’amore. Ci ha donato il suo stesso Spirito. Chi bestemmia lo Spirito bestemmia l’Amore che ama.
    Lo Spirito di Dio passa attraverso di me, umanizza me. Nel lasciarmi attraversare, divento capace di amare, capace di trascendere le mie ferite, i miei traumi, le vicende dolorose che ho vissuto e mi insegna in qualsiasi momento ciò che è conforme all'amore, ciò che devo dire e fare. Invece ogni volta che mi chiudo al bene che posso fare all’altro, impedisco allo Spirito di scegliere proprio me per vivificare l’universo e perdo l’occasione di essere sanato. E Gesù esclama: che peccato!

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    Spesso ci preoccupiamo per cosa dobbiamo dire e come discolparci, ma è fatica inutile. Gesù ci dice di affidarci allo Spirito. Prima va però svuotato il nostro ego ... io non ce la posso fare, io. Giusto?

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