mercoledì 2 settembre 2026

02.09.2026 - 1Cor 3,1-9 - Lc 4,38-44 - È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 3,1-9

Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
1. I Corinzi sono esseri carnali, sono ancora come neonati in Cristo Gesù EPPURE SONO RINATI IN CRISTO NEL BATTESIMO. Nati da acqua e da Spirito Santo, l’uomo carnale dovrebbe essere già morto e l’uomo spirituale dovrebbe crescere di giorno in giorno fino al raggiungimento della piena maturità in Cristo Gesù. Facciamolo crescere!
2. Sono ancora carnali perché SI FANNO STRADA DENTRO LA COMUNITÀ GELOSIE, CONTESE E FAZIONI. Essi non riconoscono in coloro che hanno annunciato il vangelo dei servitori, ma dei leaders in trono ai quali fare gruppo, contrapponendosi gli uni agli altri. SONO ANCORA INFANTILI E LONTANI A COMPRENDERE COME LA VERA LIBERTÀ SIA NEL SERVIRE.
3. SIAMO INFATTI COLLABORATORI DI DIO. Collaborare significa dipendenza, sottomissione, obbedienza, lasciarsi dirigere e muovere dalla volontà di Dio. Per collaborare occorre l’umiltà del cuore. CON L’UMILTÀ L’UOMO SI DICHIARA SERVO DEL SIGNORE PER COMPIERE SOLO LA SUA VOLONTÀ, per andare dove Dio lo manda, per compiere ciò che il Signore gli ha ordinato di fare.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,38-44
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Oggi il Vangelo ci mostra la vita donata di Gesù, che partecipa alle sofferenze e speranze umane. Incontra un'umanità afflitta e risponde con azioni potenti e liberatrici. Dopo, si ritira a pregare, evitando una visione trionfalistica della sua missione. La sua vita e azione nascono dal rapporto con il Padre, rinnovato nella preghiera. Anche noi, per non perderci nelle azioni e non disperare nei drammi, dobbiamo ricordare di non essere soli: siamo figli di un Padre buono che ci dona forza e certezza per vivere ogni giorno la partita della vita. .

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La fama di Gesù si diffonde ma lui non si “siede sugli allori”, sposta sempre il baricentro, il suo, il nostro. Va a pregare, va altrove. Noi amiamo stare dove siamo forti: forse l’altrove ci fa paura?

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02.09 - BEATO APOLLINARE DA POSAT

BEATO APOLLINARE DA POSAT
Il beato Apollinare da Posat, al secolo Jean-Jacques Morel, nacque il 12 giugno 1739 nel villaggio di Préz-vers-Noréaz, presso Friburgo, in Svizzera. Fin da giovane ricevette una solida formazione cristiana e culturale, maturando la vocazione religiosa. Entrò tra i Cappuccini nel 1762, assumendo il nome di Apollinare da Posat, ed emise la professione religiosa l'anno successivo.
Ordinato sacerdote nel 1764, svolse con generosità il ministero pastorale in diverse parrocchie svizzere, distinguendosi come predicatore, formatore dei giovani religiosi, insegnante e confessore. Nel 1788 fu inviato in Francia, dove esercitò il ministero nel convento di Marais. Lo scoppio della Rivoluzione Francese, ostile alla Chiesa e agli ordini religiosi, cambiò radicalmente la sua vita. Dopo la soppressione delle comunità religiose continuò con coraggio il suo ministero in modo clandestino, rimanendo accanto ai fedeli nonostante i gravissimi rischi.
Il 14 agosto 1792, terminata la celebrazione della Messa, si consegnò volontariamente alle autorità. Pochi giorni dopo, il 2 settembre 1792, fu ucciso nel tragico massacro del convento carmelitano di Parigi, offrendo la propria vita in odio alla fede. Prima della morte lasciò parole di straordinaria serenità cristiana, invitando a non piangere per lui, ma a guardare a Cristo, che attraverso la sofferenza è entrato nella gloria.
Per Apollinare il martirio non era una sconfitta, ma il compimento della sua fedeltà al Vangelo e al proprio ministero sacerdotale. Il suo esempio testimonia che la forza della fede supera la violenza, l'odio e la persecuzione. Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, lo proclamò beato insieme ad altre 190 vittime della persecuzione rivoluzionaria, riconoscendo nella loro morte il luminoso esempio di una Chiesa che rimane fedele a Cristo anche nel tempo della prova. per noi oggi 1. Noi difendiamo la nostra fede anche quando costa qualcosa, oppure la mettiamo da parte per evitare problemi? Il Vangelo si testimonia soprattutto quando richiede coraggio. 2. Apollinare celebrava l'Eucaristia rischiando la vita; noi con quale amore partecipiamo alla Messa? Ciò che per lui era un dono da custodire, per noi rischia di diventare un'abitudine. 3. Il martirio non appartiene solo al passato: oggi siamo pronti a rimanere fedeli a Cristo nelle piccole prove quotidiane? La santità nasce dalla fedeltà di ogni giorno, prima ancora che dai grandi gesti.
Préz-vers-Noreaz, Svizzera, 12 giugno 1739 - Parigi, Francia, 2 settembre 1792
Gian Giacomo Morel compì la sua formazione religiosa e scolastica alle dipendenze del vicario parrocchiale Francesco Giuseppe Morel, suo zio, tre anni dopo perfezionò la sua formazione nel collegio dei gesuiti S. Michele a Friburgo. A 23 anni vestì l'abito cappuccino nel convento di Zug con il nome di fra Apollinare da Posat (paese d'origine del padre). Ordinato sacerdote nel 1764, esercitò il ministero di aiuto al clero nelle parrocchie e della predicazione delle missioni al popolo. Fu martirizzato a Parigi durante la rivoluzione francese. Il 17 ottobre 1926 papa Pio XI lo annoverò tra i beati insieme ad altri 190 martiri.

 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ALBERTO DI PONTIDA ABATE
m. 1096 circa

A Pontida in provincia di Bergamo, santi Alberto e Vito, monaci, dei quali il primo antepose alle armi e agli onori del mondo il servizio a Cristo e fondò nella sua città un monastero improntato alle consuetudini cluniacensi, che il secondo governò.

 

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martedì 1 settembre 2026

01.09.2026 - 1Cor 2,10-16 - Lc 4,31-37 - Io so chi tu sei: il santo di Dio!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,10-16

Fratelli, lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato.
Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.
1. LO SPIRITO CONOSCE BENE OGNI COSA, ANCHE LE PROFONDITÀ DI DIO. Paolo conosce il mistero di Cristo non per studio, non per umana intelligenza, non perché altri uomini glielo hanno rivelato. EGLI CONOSCE IL MISTERO PERCHÉ LO SPIRITO GLIELO HA MANIFESTATO. La comprensione del mistero di Gesù è vera, autentica, reale RIVELAZIONE. Lo è stato eri, lo è oggi, lo sarà sempre.
2. CHI NON È NELLO SPIRITO DEL SIGNORE, chi non lo possiede, chi non vuole possederlo, chi lo rifiuta RIMANE ESCLUSO DALLA CONOSCENZA DELLE COSE DELLO SPIRITO DI DIO. Perché? È COME SE FOSSE SENZA LA LUCE. Non solo non può vedere Cristo e il suo mistero, ma neanche può apprezzarlo nella sua verità ED È GOVERNATO E GUIDATO DALLO SPIRITO DEL MONDO, che si oppone al mistero di Cristo Gesù, lo rifiuta, lo combatte e lo nega.
3. Paolo proclama la superiorità dell’uomo spirituale. IL SUO SPIRITO GIUDICA OGNI COSA, SENZA POTER ESSERE GIUDICATO DA NESSUNO. Cosa è il giudizio di cui si parla? Il giudizio di cui qui si parla è il sano discernimento sul bene e sul male, sul vero e sul falso, su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, su quanto è volontà di Dio e su quanto invece non lo è. PER POTER CAMMINARE CON DIO BISOGNA FARSI SUOI ASCOLTATORI.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,31-37
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. 

 

Questa è la verità; questa è la realtà che ognuno di noi sente quando si avvicina Gesù. Gli spiriti impuri cercano di impedirlo, ci fanno la guerra. Una vita cristiana senza tentazioni non è cristiana: è ideologica, è gnostica, ma non è cristiana. Quando il Padre attira la gente a Gesù, c’è un altro che attira in modo contrario e ti fa la guerra dentro! Pensiamo com’è il nostro cuore: io sento questa lotta nel mio cuore?
Quell'altro che attira è il demonio. Egli si lamenta che Gesù sia venuto a rovinarlo ed è esattamente quello che il Figlio di Dio è venuto a fare su questa terra. La Sua presenza è la vittoria sul male a cominciare da chi lo personifica più concretamente, cioè il Diavolo. La vittoria definitiva sarà sulla croce. Cristo ha vinto il male e noi partecipiamo della sua vittoria. Oggi possiamo non cedere alle tentazioni del demonio e far risplendere la vita in Cristo.

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 L’indemoniato coglie il punto fondamentale, l’identità di Gesù, e lo vede come un nemico, uno che è «venuto a rovinarci». Chi è allora Gesù per me? Rovina o salvezza, «che vuole da noi»?

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01.09 - SANT' EGIDIO ABATE

SANT' EGIDIO ABATE
Sant'Egidio, nato ad Atene intorno al 640, lasciò ogni sicurezza per cercare soltanto Dio. Si trasferì in Francia, vivendo da eremita tra la preghiera, la contemplazione e una vita di grande essenzialità. La tradizione racconta che una cerva lo nutriva con il suo latte, segno della Provvidenza che non abbandona chi si affida completamente al Signore.
Durante una battuta di caccia, il re Wamba ferì accidentalmente il santo con una freccia destinata all'animale. Da quell'incontro nacque un rapporto di stima che portò alla costruzione di un monastero, del quale Egidio divenne il primo abate. Attorno a quel luogo sorse una comunità destinata a diventare un importante centro di pellegrinaggio.
La fama della sua santità si diffuse rapidamente, attirando persone in cerca di consiglio, consolazione e preghiera. Pur desiderando una vita nascosta, Dio lo rese un punto di riferimento per il popolo. La sua esistenza dimostra che la santità non nasce dal desiderio di essere ammirati, ma dalla fedeltà quotidiana al Vangelo.
Il monastero di Saint-Gilles divenne un luogo di accoglienza per pellegrini, poveri e penitenti. Ancora oggi la sua figura richiama il valore del silenzio interiore, dell'ascolto di Dio e della compassione verso chi soffre. La sua storia insegna che anche una vita apparentemente nascosta può lasciare un'impronta profonda nella Chiesa e nella società.
Chi vive unito al Signore diventa luce per molti, anche senza cercare riconoscimenti. Un'antica tradizione narra che Carlo Martello, tormentato da un peccato mai confessato, gli chiese di pregare per ottenere il perdono. Durante la Messa, un angelo depose sull'altare una pergamena con il peccato scritto, che scomparve mentre si celebrava l'Eucaristia, a indicare la forza della misericordia di Dio.
Per questo sant'Egidio è invocato come patrono della buona confessione, dei disabili, dei malati, delle madri, degli eremiti e di quanti vivono situazioni di sofferenza. La sua vita continua a ricordare che la vicinanza a Dio rende capaci di accogliere ogni persona con compassione e speranza. Per noi oggi 1. Cerchiamo davvero Dio nel silenzio o abbiamo paura di restare soli con noi stessi? Senza tempi di preghiera, il cuore si riempie di rumore e si svuota di senso. 2. Crediamo ancora nella forza della Confessione o preferiamo convivere con i nostri pesi? Solo chi si lascia perdonare può ritrovare la vera libertà. 3. Sant'Egidio accoglieva chi soffriva: noi sappiamo fermarci davanti al dolore degli altri? La santità non passa dall'apparire, ma dal farsi prossimo a chi ha più bisogno.
sec. VI-VII
 Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale. È una figura di santo divenuta molto popolare nel Medioevo in seguito a numerose leggende, ma del quale non si hanno notizie sicure.


lunedì 31 agosto 2026

31.08.2026 - 1Cor 2,1-5 - Lc 4,16-30 - Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
    1. San Paolo ricorda alla comunità di Corinto come si è comportato fra di loro quando è arrivato: VI HO ANNUNCIATO IL MISTERO DI DIO nella semplicità, mi sono presentato nella mia debolezza, nella mia umanità della mia persona guidata dallo Spirito. UN ESEMPIO PER TUTTI!
    2. HO DETTO DI SAPERE UNA COSA SOLA: GESÙ CRISTO CROCIFISSO. Paolo si è presentato come un uomo pieno di Cristo avvolto dallo spirito di Gesù, una persona luminosa sebbene debole, povero, senza mezzi e senza abilità di parola. CRISTO TUTTO!
    3. Parlava di un uomo morto sulla croce, più debole di così! Eppure Paolo attirò, molte persone rimasero colpite dalla sua luce, GUSTARONO LA BELLEZZA DELLA VITA ATTRAVERSO LA SAPIENZA DI PAOLO. Paolo illuminato da Cristo è diventato luce per gli altri. IL GIUSTO RISPLENDE COME LUCE.

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    + Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,16-30
    In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
    «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
    per questo mi ha consacrato con l’unzione
    e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
    a proclamare ai prigionieri la liberazione
    e ai ciechi la vista;
    a rimettere in libertà gli oppressi
    e proclamare l’anno di grazia del Signore
    ».
    Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
    Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. 

     

    Dio ha voluto che la missione di Gesù iniziasse con l'annuncio della liberazione, dalle schiavitù del peccato e della morte e dalla nostra tendenza a vivere senza Dio. Ogni istante della nostra vita dovrebbe essere un tempo di Grazia, di liberazione e di accoglienza della Parola. Evangelizzare i poveri è la missione di Gesù e la nostra: essere cristiano è essere missionario. Annunciare il Vangelo con la vita e la parola è il compito principale della comunità cristiana. Non è solo assistenza sociale o attività politica, ma offrire la forza del Vangelo che converte i cuori, risana le ferite e trasforma i rapporti secondo l’amore. I poveri sono al centro del Vangelo. Ci stai?

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    In casa nessuno è profeta. Se il Vangelo suona troppo familiare non funziona, è “spuntato”, smette di essere profezia. Come si trova l’equilibrio tra il familiare e l’inquietante?

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    31.08 - SAN GIUSEPPE D'ARIMATEA

    SAN GIUSEPPE D'ARIMATEA
    San Giuseppe d’Arimatea, ricordato dai quattro Evangelisti, fu un uomo ricco e membro del Sinedrio, ma anche un vero discepolo di Gesù, sebbene inizialmente avesse vissuto la fede con prudenza per timore dei Giudei. Durante il processo a Gesù ebbe il coraggio di opporsi alle decisioni ingiuste dell’assemblea, mostrando il suo senso della giustizia e la sua attesa del Regno di Dio.
    Dopo la morte del Maestro compì il gesto più audace: si presentò davanti a Ponzio Pilato per chiedere il corpo di Cristo e impedirne la sepoltura anonima. Con l’aiuto di Nicodemo e delle donne pie, avvolse il corpo di Gesù in una sindone profumata e lo depose nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, preparato vicino al Calvario. Da quel momento la sua storia entrò anche nella tradizione cristiana attraverso diversi scritti apocrifi.
    Alcuni racconti narrano della sua prigionia miracolosa e della sua liberazione, altri lo collegano alla diffusione del Vangelo in diverse terre. Nel Medioevo la figura di Giuseppe d’Arimatea si intrecciò con il mito del Santo Graal, il prezioso vaso che avrebbe custodito il sangue di Cristo. Secondo queste tradizioni leggendarie egli avrebbe viaggiato per evangelizzare la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Inghilterra. La Chiesa però conserva soprattutto il ricordo evangelico di un uomo che trasformò la paura in coraggio. Giuseppe d’Arimatea rappresenta il discepolo che non rimane nascosto quando arriva l’ora della prova.
    La sua scelta dimostra che la fede autentica si rivela nelle opere concrete di amore, compassione e fedeltà. Il suo culto antico fu presente soprattutto in Oriente e successivamente si diffuse anche in Occidente. Il Martirologio Romano lo ricorda il 17 marzo. La sua testimonianza invita ogni cristiano a non vergognarsi di Cristo nei momenti difficili. Come Giuseppe, anche noi siamo chiamati a custodire e servire il Signore con gesti semplici ma coraggiosi.
    La sua figura rimane un esempio di conversione, perché colui che prima taceva divenne colui che difese pubblicamente Gesù. La memoria di Giuseppe d’Arimatea richiama il valore della fedeltà silenziosa che, nel momento decisivo, diventa testimonianza luminosa. per noi oggi 1. Quante volte diciamo di credere in Cristo, ma restiamo nascosti per paura del giudizio degli altri? La fede vera emerge quando siamo chiamati a scegliere, anche se costa sacrificio e solitudine. 2. Giuseppe d’Arimatea non fece grandi discorsi: fece un gesto concreto nel momento più buio. Anche oggi il mondo ha bisogno meno di parole e più di persone capaci di prendersi cura. 3. Il sepolcro vuoto iniziò con il coraggio di un uomo che offrì ciò che aveva a Gesù. Cosa siamo disposti a mettere nelle mani di Dio perché possa trasformarlo in vita nuova?
    sec. I
       A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che raccolsero il corpo di Gesù sotto la croce, lo avvolsero nella sindone e lo deposero nel sepolcro. Giuseppe, nobile decurione e discepolo del Signore, aspettava il regno di Dio; Nicodemo, fariseo e principe dei Giudei, era andato di notte da Gesù per interrogarlo sulla sua missione e, davanti ai sommi sacerdoti e ai Farisei che volevano arrestare il Signore, difese la sua causa. 

    NELLO STESSO GIORNO:

    SANT'ABBONDIO di Como 

    Tessalonica, ... – + Como, 468

    Secondo la tradizione, Abbondio era inizialmente coadiutore di Amanzio, terzo vescovo della diocesi di Como, che aveva consolidato la presenza cristiana in città e nella vastissima diocesi. Amanzio aveva ordinato Abbondio sacerdote e già prima della morte lo aveva designato alla propria successione, consacrandolo vescovo il 17 novembre 440. Alla morte di Amanzio, nel 450 circa, Abbondio divenne così il quarto vescovo di Como, dopo Felice, Probino e, appunto, Amanzio.

    SAN FELICE di Como

    metà IV secolo – Como, 8 ottobre 391

    San Felice (†391) fu il primo vescovo di Como, consacrato da sant’Ambrogio che lo inviò a evangelizzare il municipium lariano, a testimonianza della grande spinta missionaria della Chiesa di Milano in quella particolare fase storica. Dopo le persecuzioni dei primi tre secoli e la libertà di culto ottenuta con gli editti del 311 e 313, il cristianesimo era stato dichiarato religione ufficiale dell’Impero dall’editto di Tessalonica del 380. È possibile che quando Felice iniziò la sua missione fosse già presente una comunità di cristiani, visto che san Fedele era stato inviato a Como alla fine del secolo precedente, subendo il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano.

     

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    domenica 30 agosto 2026

    Ger 20,7-9 - Rm 12,1-2 - Mt 16,21-27 - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    Domenica 30 Agosto 2026

     

    Dal libro del profeta Geremìa - Ger 20,7-9

    Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
    mi hai fatto violenza e hai prevalso.
    Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
    ognuno si beffa di me.
    Quando parlo, devo gridare,
    devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
    Così la parola del Signore è diventata per me
    causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
    Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
    non parlerò più nel suo nome!».
    Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
    trattenuto nelle mie ossa;
    mi sforzavo di contenerlo,
    ma non potevo.
    1. Geremia si rivolge al Signore quasi accusandolo: “MI HAI SEDOTTO” è come dire mi ha ingannato, mi hai fatto violenza, IO MI SONO LASCIATO SEDURRE E TU HAI PREVALSO. Mi sono innamorato ma adesso la situazione si è deteriorata: SONO STANCO di dover ripetere violenza, oppressione, di essere deriso ogni giorno ognuno si fa beffe di me. È UN DIO D’AMORE CHE SEDUCE, LASCIATI SEDURRE…

    2. Il profeta e non ne può più! Dice: “mi sono riproposto, non penserò più a lui non parlerò più nel suo nome” come dire do le dimissioni, basta, me ne vado. Il profeta CONFESSA A SÉ STESSO il proprio stato d'animo e RICONOSCE CHE NON PUÒ SMETTERE che non può interrompere la sua missione perché C'È UN FUOCO DENTRO DI LUI. È la presenza di Dio…

    3. QUESTO FUOCO FA INNAMORARE, arde, riscalda illuminata e non si consuma. Che fare?  Geremia DEVE IMPARARE AD ACCETTARE quella missione che gli è stata data anche se non gli piace, anche se non corrisponde al suo stile. Lui è uomo dolce, poeta, avrebbe voluto parlare di cose belle invece deve parlare di violenza e di oppressione PER SEGUIRE QUEL FUOCO DEVE DIRE DI NO A SÉ STESSO... E Tu sei disposto?

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 12,1-2

    Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
    Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
    1. Vi esorto dunque, TENENDO CONTO DI TUTTO QUELLO CHE HO DETTO sulla salvezza operata da Dio, sulla giustizia che viene in base alla Fede, sia per i cristiani sia per gli ebrei, VI ESORTO, per la misericordia di Dio, A OFFRIRE I VOSTRI CORPI come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. FATE DI VOI STESSI IL LUOGO E IL TEMPO DOVE LA GRAZIA DEL SIGNORE VIENE CELEBRATA.

    2. Per l’Antico il sacrificio a Dio è un animale ucciso, ora VOI SIETE QUEL SACRIFICIO che continua a vivere, è un sacrificio Santo e gradito a Dio. Il vostro culto spirituale è il CULTO RAZIONALE cioè degno di un uomo, non fatto da animali ma FATTO DALLA VOSTRA PERSONALITÀ DALLA VOSTRA LOGICA. Il vostro culto è l'offerta di voi stessi.

    3. “Non conformatevi alla mentalità del mondo ma trasformatevi per poter capire qual è la volontà di Dio”. ECCO COSA SIGNIFICA RINNEGARE SÉ STESSI: trasformarsi per discernere ciò che è buono ciò che è gradito a Dio, quindi ciò che è perfetto. IL NOSTRO CAMMINO È PROPRIO IN QUESTO DISCERNIMENTO di ciò che è il volere di Dio.

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    + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,21-27
    In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
    Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
    Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
    Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
    Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

    1. Gesù annuncia ai suoi discepoli che È NECESSARIO andare a Gerusalemme, soffrire, essere ucciso e poi risorgere. La nascita del MONDO NUOVO, deve passare attraverso il dono della vita di Gesù. Noi godiamo di questo dono e vogliamo AMARE COME GESÙ…
    2. Questo discorso risulta troppo duro per i discepoli, in particolare per Pietro. Perché Gesù deve morire così?? Lo tira in disparte e gli dà un suggerimento “non ti accadrà mai”. Gesù lo chiama ‘SATANA’. Pietro ha ancora TANTA strada da fare, e la farà FINO A DONARE TUTTO IL SUO AMORE E TUTTA LA VITA AL MAESTRO, morendo ‘quasi’ come Lui in croce, ma con la testa all’ingiù. BUON CAMMINO…
    3. Gesù fa seguire al rimprovero alcuni insegnamenti per i discepoli, PER NOI. PER SEGUIRLO È NECESSARIO: rinnegare sé stessi - prendere la croce, ossia perdere la propria vita a causa Sua. SEI DISPOSTO? LA TUA VITA SARÀ SALVA…
    BUONA DOMENICA...

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    LA BELLEZZA

    "... rinnega te stesso, prendi la tua croce, seguimi... chi vorrà salvare la propria vita la perderà...". È questa la testimonianza che noi cristiani siamo chiamati a dare. Non adeguiamoci alla mentalità del mondo, non tradiamo i nostri ideali e non scendiamo a patti con tutti. Dobbiamo essere una spina nel fianco della società testimoniando la bellezza della vita secondo Dio.

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    LECTIO DIVINA – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    OMELIA – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

     

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