martedì 23 giugno 2026

23.06.2026 - 2Re 19,9-11.14-21.31-35.36 - Mt 7,6.12-14 - Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 19,9-11.14-21.31-35.36

In quei giorni, Sennàcherib, re d’Assiria, inviò di nuovo messaggeri a Ezechìa dicendo: «Così direte a Ezechìa, re di Giuda: “Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d’Assiria. Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re d’Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti?”».
Ezechìa prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l’aprì davanti al Signore e pregò davanti al Signore: «Signore, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d’uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio».
Allora Isaìa, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechìa: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d’Assiria. Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui:
Ti disprezza, ti deride
la vergine figlia di Sion.
Dietro a te scuote il capo
la figlia di Gerusalemme”.
Poiché da Gerusalemme uscirà un resto,
dal monte Sion un residuo.
Lo zelo del Signore farà questo.
Perciò così dice il Signore riguardo al re d’Assiria:
“Non entrerà in questa città
né vi lancerà una freccia,
non l’affronterà con scudi
e contro essa non costruirà terrapieno.
Ritornerà per la strada per cui è venuto;
non entrerà in questa città.
Oracolo del Signore.
Proteggerò questa città per salvarla,
per amore di me e di Davide mio servo”».
Ora in quella notte l’angelo del Signore uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri centoottantacinquemila uomini. Sennàcherib, re d’Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Nìnive, dove rimase.

 

1. Lo stato maggiore dell'esercito Assiro inviò un messaggio al re di Giuda, Ezechìa, allo scopo di spaventarlo psicologicamente: NON C'È SCAMPO, NÉ VIA DI SALVEZZA. 

2. Ezechìa salì al tempio del Signore COMPIENDO UN PELLEGRINAGGIO; aprì la lettera, lesse al Signore probabilmente davanti all’Arca, mostrando GRANDE CONFIDENZA CON IL SIGNORE; poi pregò e chiese la grazia con un accorato appello PIENO DI FEDE E DI ADESIONE AL SIGNORE. Chi crede, ieri come oggi, condivide gioie e problemi nella preghiera con il Signore. 

3. E DIO RISPONDE: a Ezechìa arrivò un messaggio dal profeta Isaia. Il messaggio di Isaia è molto lungo: è un poema sarcastico, di scherno nei confronti dell’invasore: sono infondate le minacce assire. Negli annali di Sennàcherib viene narrato di un INFRUTTUOSO ASSEDIO DI GERUSALEMME precisamente, nel 701 a.C. È Dio che conduce la storia attraverso coloro che CONFIDANO il Lui e COMPIONO la sua volontà.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,6.12-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

 

"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro". Questa è la regola d'oro che dobbiamo ricordare ogni giorno e che ci indica come comportarci anche nelle piccole cose di ogni giorno.
Gesù ci ricorda che la salvezza è difficile ed esige rinunce. Vi si arriva non da una porta ampia e comoda, ma da un passaggio stretto e faticoso. Con la comodità non si salva l’anima, Gesù ci ha salvato sulla croce. «Il Signore ci offre tante occasioni per salvarci ed entrare attraverso la porta della salvezza.(...) Dobbiamo cogliere le occasioni di salvezza. Perché a un certo momento «il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta»; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna».

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La via per seguire Gesù passa per una porta stretta. Il Vangelo non è comodo, rassicurante. Lo leggiamo o lo addomestichiamo? Perché vogliamo allargare questa porta stretta a tutti i costi?

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23.06 - SAN GIUSEPPE CAFASSO

SAN GIUSEPPE CAFASSO
Nel cuore della Torino ottocentesca, segnata da povertà, tensioni sociali e anticlericalismo, visse San Giuseppe Cafasso, sacerdote umile e straordinario. Nato nel 1811 a Castelnuovo d’Asti, dedicò tutta la sua vita alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Fragile nel corpo ma fortissimo nello spirito, fu educatore di sacerdoti, guida spirituale e padre dei poveri. Tra i suoi figli spirituali brillò San Giovanni Bosco, che lo considerò modello perfetto di vita sacerdotale. Don Cafasso insegnava che un sacerdote deve essere santo per condurre altri alla santità. Al Convitto Ecclesiastico di Torino formò generazioni di preti alla misericordia, alla confessione e alla direzione spirituale. Passava ore nel confessionale accogliendo peccatori e disperati con dolcezza e fermezza evangelica. La sua carità nasceva dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’amore immenso verso la Madonna, chiamata da lui “nostra cara Madre”. Visitava instancabilmente i carcerati nelle prigioni torinesi, fermandosi spesso tutta la notte accanto ai detenuti. Per questo fu chiamato “il prete della forca”. Accompagnò al patibolo decine di condannati a morte, aiutandoli a riconciliarsi con Dio prima dell’ultimo respiro. Molti si convertirono vedendo in lui un amore paterno mai sperimentato prima. Non giudicava nessuno, ma conduceva ogni uomo alla verità attraverso la misericordia. In un’epoca di odio e durezza sociale, mostrò il volto compassionevole di Cristo verso gli ultimi. Morì a soli 49 anni nel 1860, chiedendo addirittura di essere dimenticato dopo la morte. Ma la Chiesa lo riconobbe come uno dei grandi santi del suo tempo. Papa Pio XI lo definì un nuovo astro della Chiesa, mentre Papa Pio XII indicò il suo esempio a tutti i sacerdoti. Ancora oggi rimane patrono dei carcerati e dei condannati a morte. La sua vita insegna che nessun uomo è perduto quando incontra qualcuno capace di amare come Cristo.
Per noi oggi: 1. Oggi costruiamo muri contro chi sbaglia, mentre Cafasso entrava nelle carceri per salvare anime. Forse il vero scandalo non è il peccato degli uomini, ma la nostra incapacità di misericordia. 2. Viviamo in una società piena di parole sulla dignità umana, ma povera di presenza accanto ai sofferenti. Cafasso non parlava soltanto di amore cristiano: rischiava il tempo, la notte e la vita per viverlo. 3. Molti cercano successo, visibilità e approvazione; lui desiderava essere dimenticato dopo la morte. Eppure proprio chi fugge la gloria umana diventa spesso luce che attraversa i secoli.
Castelnuovo d’Asti, 15 gennaio 1811 - Torino, 23 giugno 1860

NELLO STESSO GIORNO:

SAN LANFRANCO BECCARI Vescovo di Pavia

Gropello, 1134? – Pavia, 23 giugno 1198

A Pavia, san Lanfranco, vescovo, che, uomo di pace, patì molto per favorire la riconciliazione e la concordia nella città.

 

NON LASCIARE AL MALE L'ULTIMA PAROLA.

NON LASCIARE AL MALE L'ULTIMA PAROLA.

Ci sono vicende che sembrano impossibili da comprendere con la sola logica umana. È il caso dell’amicizia nata tra Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, e Nassera Kermiche, madre di Adel Kermiche, uno dei terroristi che il 26 luglio 2016 assassinò il sacerdote durante la celebrazione della Messa nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Francia.

Due donne unite da una tragedia immensa e apparentemente destinate a restare separate per sempre dal dolore. Da una parte la famiglia della vittima, dall’altra quella dell’attentatore. Eppure la sofferenza condivisa ha aperto uno spazio inatteso di incontro. Invece di lasciarsi imprigionare dall’odio, Roseline e Nassera hanno scelto di ascoltarsi, di conoscersi e di riconoscere reciprocamente la propria umanità ferita. Da questo percorso è nato il libro “Sorelle di dolore”, una testimonianza che racconta come sia possibile non lasciare al male l’ultima parola. Le due donne non cancellano il passato né minimizzano la gravità dell’attentato, ma mostrano che la riconciliazione può nascere anche laddove tutto sembra perduto. La loro amicizia diventa un segno potente in una società spesso segnata da divisioni, rancori e contrapposizioni. È la dimostrazione che il dolore può trasformarsi in occasione di dialogo e che la dignità della persona va oltre gli errori commessi o subiti. La loro storia parla di coraggio, di perdono e della capacità di scegliere la pace quando sarebbe più facile coltivare il risentimento. Un messaggio che interpella profondamente il nostro tempo e ricorda che nessuna ferita è così profonda da impedire l’incontro tra due cuori disposti ad accogliersi. Per noi oggi: 1. Se la sorella della vittima e la madre dell’attentatore possono diventare amiche, quali rancori continuiamo a giustificare nella nostra vita? Forse alcune divisioni esistono perché non vogliamo fare il primo passo. 2. Il mondo insegna che il dolore genera vendetta. Questa storia dimostra che può generare fraternità. Quale delle due strade stiamo scegliendo ogni giorno? 3. Perdonare non significa dimenticare il male, ma impedirgli di governare il futuro.
Siamo davvero liberi finché restiamo prigionieri del risentimento?

 

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lunedì 22 giugno 2026

22.06.2026 - 2Re 17,5-8.13-15.18 - Mt 7,1-5 - Togli prima la trave dal tuo occhio.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 17,5-8.13-15.18

In quei giorni, Salmanàssar, re d’Assiria, invase tutta la terra, salì a Samarìa e l’assediò per tre anni. Nell’anno nono di Osèa il re d’Assiria occupò Samarìa, deportò gli Israeliti in Assiria, e li stabilì a Calach e presso il Cabor, fiume di Gozan, e nelle città della Media.
Ciò avvenne perché gli Israeliti avevano peccato contro il Signore, loro Dio, che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto, dalle mani del faraone, re d’Egitto. Essi venerarono altri dèi, seguirono le leggi delle nazioni che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti, e quelle introdotte dai re d’Israele.
Eppure il Signore, per mezzo di tutti i suoi profeti e dei veggenti, aveva ordinato a Israele e a Giuda: «Convertitevi dalle vostre vie malvagie e osservate i miei comandi e i miei decreti secondo tutta la legge che io ho prescritto ai vostri padri e che ho trasmesso a voi per mezzo dei miei servi, i profeti».
Ma essi non ascoltarono, anzi resero dura la loro cervìce, come quella dei loro padri, i quali non avevano creduto al Signore, loro Dio. Rigettarono le sue leggi e la sua alleanza, che aveva concluso con i loro padri, e le istruzioni che aveva dato loro.
Il Signore si adirò molto contro Israele e lo allontanò dal suo volto e non rimase che la sola tribù di Giuda.

 

1. Nel 722 a.C. abbiamo l’occupazione Assira in Samarìa e della deportazione degli Israeliti. Il motivo? NON HANNO SEGUITO I PRECETTI DEL SIGNORE e hanno, con le buone o con le cattive, traviato il popolo verso il culto di pseudo divinità cananee. HANNO CONTINUATO A RIGETTARE LA SUA ALLEANZA. 

2. EPPURE DIO ERA INTERVENUTO MOLTE VOLTE PER RICHIAMARE ALLA CONVERSIONE, inviando i suoi profeti, ma le orecchie del popolo rimasero chiuse e la loro cervice indurita. Caspiterina!

3. Israele deportata fa l’esperienza della sua fragilità, deve abbandonare la sua presunzione, deve riconoscere che, LONTANO DA DIO E DALL’OSSERVANZA DELL’ALLEANZA LA REALTÀ CHE VIVE È PICCOLA ED IN BALIA DI CHIUNQUE. Attraverso l’esperienza purificatrice dell’esilio (per 70 anni), Israele, aiutato da nuovi profeti, ritornerà ad invocare il Signore e a chiedere che lui operi la salvezza.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,1-5
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Chi giudica si mette al posto di Dio e così facendo va incontro a una sconfitta certa nella vita perché verrà ripagato con la stessa moneta. E vivrà nella confusione, scambiando la “pagliuzza” nell’occhio del fratello con la “trave” che gli impedisce la vista. Chi giudica agisce all’opposto di quello che «Gesù fa davanti al Padre». Infatti Gesù «mai accusa» ma, al contrario, difende. 
Noi poi, quando giudichiamo il prossimo, specialmente se siamo coinvolti siamo implacabili, salvo poi lasciare passare tutto sotto il ponte quando si tratta di noi. L'insegnamento di Gesù rovescia il nostro modo di pensare. Prima occorre correggere noi stessi. Prova a pensare: quante volte nell'ultima settimana hai criticato gli altri e quante energie invece hai speso per correggere i tuoi vizi?

 

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22.06 - SAN TOMMASO MORO

SAN TOMMASO MORO
San Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, fu uno dei più grandi esempi di fedeltà alla coscienza e alla verità. Nato a Londra nel 1478, crebbe coltivando gli studi, la cultura e una profonda fede cristiana. Uomo brillante, avvocato stimato e autore dell’opera Utopia, raggiunse i più alti incarichi politici sotto il re Enrico VIII, diventando lord cancelliere d’Inghilterra. Pur vivendo nel mondo della politica e del potere, conduceva una vita semplice e spirituale: pregava ogni giorno, partecipava alla Messa, leggeva la Bibbia con la famiglia e praticava penitenza e carità verso i poveri. La sua fede non era separata dalla vita pubblica, ma guidava ogni sua scelta. Quando Enrico VIII pretese di diventare capo della Chiesa d’Inghilterra e di imporre il suo volere anche contro il Papa e la coscienza cristiana, Tommaso Moro si oppose con fermezza. Pur sapendo di rischiare tutto, preferì perdere onori, ricchezze e libertà piuttosto che tradire la verità. Rinunciò alla carica di cancelliere e si rifiutò di firmare l’Atto di Supremazia, che dichiarava il re capo della Chiesa. Per questo venne imprigionato nella Torre di Londra e condannato a morte come traditore. Dopo mesi di sofferenza affrontò il martirio con pace e persino con ironia, dichiarando di morire “buon servitore del re, ma prima di Dio”. Fu decapitato il 6 luglio 1535, lasciando una testimonianza straordinaria di libertà interiore e fedeltà alla coscienza. Ancora oggi san Tommaso Moro ricorda al mondo che la politica senza morale diventa abuso di potere e che nessuna legge umana può sostituirsi alla verità di Dio. Parole chiave: coscienza, verità, fede, politica, martirio, libertà, Chiesa, preghiera, giustizia, coraggio, fedeltà, Dio. Per noi oggi: 1. Oggi molti cambiano idea per convenienza o paura di perdere consenso. Tommaso Moro preferì perdere tutto pur di non tradire la verità. 2. Viviamo in un tempo dove politica e morale vengono spesso separate. Il santo ricorda che senza coscienza il potere diventa distruzione. 3. Moro morì libero anche in prigione, mentre oggi tanti sono schiavi dell’opinione pubblica. La vera libertà nasce solo dalla verità.
Londra, Inghilterra, 7 febbraio 1478 - 6 luglio 1535

NELLO STESSO GIORNO:

SAN PAOLINO DI NOLA Vescovo

Burdigala (Bordeaux), Francia, 355 - Nola, Napoli, 431

San Paolino, vescovo, che, ricevuto il battesimo a Bordeaux e lasciato l’incarico di console, da nobilissimo e ricchissimo che era si fece povero e umile per Cristo e, trasferitosi a Nola in Campania presso il sepolcro di san Felice sacerdote per seguire da vicino il suo esempio di vita, condusse vita ascetica con la moglie e i compagni; divenuto vescovo, insigne per cultura e santità, aiutò i pellegrini e soccorse con amore i poveri.

SAN GIOVANNI FISHER VESCOVO E MARTIRE

Beverley, Inghilterra, ca. 1469 - Londra, Inghilterra, 22 giugno 1535

Santi Giovanni Fisher, vescovo, e Tommaso Moro, martiri, che, essendosi opposti al re Enrico VIII nella controversia sul suo divorzio e sul primato del Romano Pontefice, furono rinchiusi nella Torre di Londra in Inghilterra. Giovanni Fisher, vescovo di Rochester, uomo insigne per cultura e dignità di vita, in questo giorno fu decapitato per ordine del re stesso davanti al carcere; Tommaso More, padre di famiglia di vita integerrima e gran cancelliere, per la sua fedeltà alla Chiesa cattolica il 6 luglio si unì nel martirio al venerabile presule.

 

LITANIE DEL SACRO CUORE DI GESÙ

LITANIE DEL SACRO CUORE DI GESÙ


Le Litanie del Sacro Cuore di Gesù sono unapreghiera di lode, riparazione e affidamento. Riconosciute ufficialmente nel 1899, riassumono i misteri della fede cattolica contemplando il Cuore di Cristo come sintesi dell'amore divino e umano, capace di trasformare il cuore di chi prega. Il commento dei passaggi chiave si articola nelle seguenti sezioni: Origine e Identità di Cristo Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre: Esprime l'identità divina di Gesù e la sua relazione eterna con Dio Padre. Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria: Celebra il mistero dell'Incarnazione; il cuore di Cristo è pienamente umano e divino. Cuore di Gesù, tempio santo di Dio tabernacolo dell'Altissimo: Il Suo Cuore è il luogo reale dell'incontro tra Dio e l'umanità. Gli Attributi dell'Amore Divino Cuore di Gesù, fornace ardente di amore: Il Suo amore non è tiepido, ma è un fuoco che purifica e riscalda. Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù: Rappresenta la perfezione morale e spirituale, inesplorabile e infinita. Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori: Il Cuore di Cristo è il punto focale verso cui convergono i desideri, le speranze e l'amore di tutta l'umanità. La Condizione Umana e la Misericordia Cuore di Gesù, paziente e misericordioso: Dio non si stanca mai di attendere il ritorno dei peccatori e offre continuamente il Suo perdono. Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi, schiacciato dalle nostre colpe: È il Cuore che soffre a causa del rifiuto, del peccato e dell'indifferenza del mondo. Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte: Esprime la totale sottomissione e l'amore obbediente di Gesù per salvare l'umanità. Il Dono della Salvezza Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia: Dalla ferita sul costato scaturiscono i Sacramenti (l'acqua e il sangue), simbolo di vita nuova. Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra: Rappresenta il superamento di ogni divisione e il ristabilimento dell'amicizia con Dio. Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te: Il Suo Cuore è l'ancora di salvezza per chi ripone in Lui la propria fiducia. PER NOI OGGI 1. Se il Cuore di Gesù è davvero il centro della nostra vita, perché tante volte mettiamo al primo posto successo, denaro e approvazione degli altri? 2. Parliamo di misericordia, ma sappiamo ancora perdonare chi ci ha ferito o preferiamo custodire rancori e divisioni? 3. Contempliamo un Cuore trafitto per amore, ma quanto siamo disposti ad amare quando costa sacrificio, tempo e fatica?
Forse il problema non è che Dio abbia smesso di parlare al cuore dell'uomo; è l'uomo che ha riempito il proprio cuore di troppe altre voci.

 

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domenica 21 giugno 2026

Ger 20,10-13 - Rm 5,12-15 - Mt 10,26-33 - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 21 Giugno 2026
Dal libro del profeta Geremìa Ger 20,10-13
 
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

1. Il profeta descrive la congiura scatenata contro di lui. PERFINO GLI AMICI LO HANNO ABBANDONATO E ATTENDONO DI VEDERLO CADERE IN DISGRAZIA per approfittare della sua debolezza e vendicarsi. GEREMIA È PERSEGUITATO PER LA SUA FEDE. Sa che può contare sul Signore ed è sicuro che saranno i suoi avversari a vacillare e cadere!

2. Geremia non rinnega i suoi sentimenti di vendetta nei confronti di chi lo perseguita, la sua sofferenza è troppo grande, ma PONE NELLE MANI DI DIO QUESTA VENDETTA. Lui saprà cosa fare e come rendergli giustizia. VENDETTA SÌ, DUNQUE, MA DAL SIGNORE. Vendetta si può tradurre con “RIVENDICAZIONE DEI DIRITTI”

3. Dobbiamo imparare a METTERE TUTTO NELLE MANI DI DIO. Lui sa di cosa abbiamo veramente bisogno, cosa ci manca e conosce allo stesso modo la persona che ci ferisce. Non è semplice fidarci, ma se lo faremo, SARÀ LUI AD ILLUMINARCI SUI PASSI DA COMPIERE e sulla migliore difesa da attuare.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5,12-15
 
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

1. L'apostolo dice che il peccato è entrato nel mondo a causa di un solo uomo, e di conseguenza il peccato ha rovinato l'umanità. LA LEGGE È INTERVENUTA ma non ha riparato al peccato, ha semplicemente rivelato il peccato, e quindi, ha reso colpevole il peccatore perché sa di violare la legge. LA LEGGE NON DÀ LA SOLUZIONE.

2. Gesù, nuovo Adamo, con la sua obbedienza CAPOVOLGE la situazione: IL DONO DI GRAZIA PORTATO DA GESÙ È COSÌ POTENTE, ONNIPOTENTE DA CONDURRE NELLA VITA L’INTERA UMANITÀ. Il nostro destino è la vita non la morte!

3. L'apostolo ci tiene a sottolineare che il passaggio non è da uno a uno, IL DONO DI GRAZIA CHE VINCE IL PECCATO ORIGINALE È ENORMEMENTE PIÙ GRANDE DELLA COLPA. Questo mondo non è condannato al peccato e alla morte. IN CRISTO, QUESTO MONDO PUÒ RISORGERE A VITA NUOVA ED ETERNA.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Gesù oggi ci dice: NON ABBIATE PAURA (x3 volte) e sii attento a NON FARTI PARALIZZARE DALLA PAURA. 
1. NON ABBIATE PAURA DEGLI UOMINI, Paura di avere scelto la strada sbagliata, di essere perdente nella storia (far parte di un piccolo gruppo). NON ABBIATE PAURA DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO. Non possono andare oltre. NON ABBIATE PAURA CHE LA PERSECUZIONE COINVOLGA CHI TI STA VICINO creando a volte divisione. Gesù ci dice: FIDATI DEL PADRE. DIO REALIZZERÀ IL TUO VERO BENE. Dio si prende cura persino dei passeri e conosce il numero dei tuoi capelli… NON AVERE PAURA…
2. ABBI PAURA DI QUELLA FORZA DENTRO DI TE CHE TI PORTA LONTANO DAL BENE E DALLA VITA, e ti impedisce di raggiungere l'obiettivo che è la realizzazione della vita nella gioia. TIENILA SOTTO CONTROLLO ALTRIMENTI CONDUCE LA TUA VITA NELLA GEENNA (IMMONDIZIA). FAI ATTENZIONE
3. Coloro che hanno fatto la scelta che Lui ha proposto, Lui si riconosce in quei discepoli, in altri no. SI RICONOSCE IN COLORO CHE NON HANNO PAURA DI FARE LA SCELTA CHE LUI HA PROPOSTO, LA SCELTA DELLA FELICITÀ. CORAGGIO….
BUONA DOMENICA...

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NO PAURA

"Non abbiate paura... agite nella luce, predicate dai tetti...": siate testimoni convinti e convincenti! Ricordiamoci che in ogni istante della vita costituiamo un argomento pro o contro Cristo». E Cristo ci vuole con gli occhi e il cuore aperti sulla realtà, sulla vita! Non è più tempo di cristiani pigri, paurosi, assenti. È l'ora di cristiani forti, generosi pronti a pagare di persona per la diffusione del Vangelo... 

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LECTIO DIVINA - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

  

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