giovedì 14 maggio 2026

14.05.2026 - At 1,15-17.20-26 - Gv 15,9-17 Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici.

Dagli Atti degli Apostoli - At 1,15-17.20-26

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

1. Pietro tiene un discorso in mezzo ai fratelli. L'AUTORITA' ORMAI È PIETRO, è Lui che prende l'iniziativa e propone scelte. Ciò che si è verificato, il tradimento di Giuda, era stato previsto NON È UN CASO MA IL COMPLIMENTO DI UNA STORIA PREORDINATA DA DIO…

2. PIETRO SI FA INTERPRETE DEL PROGETTO DI DIO. Bisogna che uno si aggiunga. Il numero dei 12 DEVE ESSERE RIPRISTINATO, PERCHÉ È UN NUMERO SIGNIFICATIVO NON CASUALE. Gesù ne ha scelti dodici, dodici devono essere. Se uno è venuto meno, bisogna sostituirlo…

3. LE CONDIZIONI CHE PIETRO PROPONE SONO DUE: 1. essere stato con Gesù tutto il tempo 2. dal battesimo fino all'assunzione. Due sono i candidati. LA COMUNITÀ LASCIA CHE SCELGA DIO ATTRAVERSO IL SORTEGGIO…

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 + Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

"Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore". Un amore grande che ci precede, ci raggiunge e rimane con noi. Un amore che ci fa essere, muovere, amare a nostra volta. Lui ci ha scelti e ci ha stretti nel suo amore perché la sua opera e la sua stessa persona possano continuare a fiorire nel mondo, attraverso un segno che ci coinvolge personalmente: il suo amore accolto e diffuso. Convocati nell’amicizia del Signore Gesù, possiamo trasmetterla attraverso la nostra stessa vita, come il tredicesimo apostolo.
Non si tratta di un amore solo sentimentale, ma un amore fedele e fattivo disposto a donare la sua vita. Accogliere, custodire, fruttificare questo amore è il dono e il compito che Gesù ci mette in cuore attraverso il fuoco, il calore, l’energia del suo Santo Spirito.

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L'essenza del Vangelo, l'amore. Il suo amore, smisurato, che diventa misura del nostro amore. Un amore in cui “rimanere”. C'è poco da commentare, solo da chiederci: è questo ciò che desideriamo?

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14.05 SAN MATTIA APOSTOLO

SAN MATTIA 

Dopo l’Ascensione di Gesù Cristo, la giovane comunità cristiana si trovò ferita dal tradimento e dalla morte di Giuda Iscariota. Fu allora che San Pietro, esercitando il ministero ricevuto dal Signore, prese l’iniziativa di scegliere un nuovo apostolo per ricostituire il collegio dei Dodici. Tra i discepoli che avevano seguito Gesù fin dall’inizio vennero proposti due uomini: Mattia e Giuseppe Barsabba detto il Giusto. Pietro spiegò che il nuovo apostolo doveva essere testimone della Risurrezione, avendo condiviso tutta la vita pubblica del Maestro, dal battesimo nel Giordano fino all’Ascensione.

Dopo la preghiera, gli apostoli affidarono la scelta alla volontà divina attraverso il sorteggio, pratica già presente nell’Antico Testamento. La sorte cadde su San Mattia, che fu così aggregato agli Undici, ricostituendo il numero simbolico dei Dodici apostoli, immagine del nuovo Israele. Mattia aveva probabilmente fatto parte dei settantadue discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Regno di Dio.

Egli partecipò insieme agli apostoli e a Maria Santissima all’evento della Pentecoste, ricevendo lo Spirito Santo promesso da Cristo. Da quel momento dedicò la sua vita alla predicazione del Vangelo e alla testimonianza della fede. Le notizie storiche sulla sua missione successiva sono poche e frammentarie, ma diverse tradizioni riferiscono che evangelizzò con grande coraggio fino al martirio. Secondo una delle tradizioni più diffuse fu lapidato e poi decapitato con un’alabarda, divenuta infatti il suo simbolo iconografico.

La sua figura ricorda che l’apostolo non è scelto per prestigio umano ma per fedeltà a Cristo. Mattia non cercò potere né visibilità, ma accolse una missione difficile in un momento drammatico per la Chiesa nascente. Il suo nome, spesso poco conosciuto, è però scritto tra i dodici apostoli dell’Agnello nella visione della Gerusalemme Celeste descritta nell’Apocalisse. Alcune sue reliquie sono custodite nella Basilica di Santa Giustina a Padova.

La sua vita testimonia che Dio può chiamare anche chi rimane nascosto agli occhi del mondo. In San Mattia la Chiesa riconosce il valore della fedeltà silenziosa e della perseveranza nella missione. Il suo esempio ricorda ancora oggi che la vera grandezza non consiste nell’apparire, ma nel servire Cristo fino alla fine.

Per noi oggi:

1. Oggi conta chi appare, chi domina i social e chi ottiene consenso immediato.
San Mattia insegna invece che Dio sceglie spesso chi il mondo non considera importante.

2. Molti vogliono una Chiesa adattata allo spirito del tempo e alle logiche umane.
La scelta di Mattia ricorda che la Chiesa nasce dalla volontà di Dio, non dal consenso.

3. Viviamo in un’epoca che teme l’impegno definitivo e la fedeltà duratura.
Mattia accettò una missione rischiosa senza cercare garanzie, privilegi o sicurezza personale.

sec. I

Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito, 
perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga». Alleluia. (Gv 15,16)

 

ASCENSIONE DEL SIGNORE

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Con gioia e speranza la liturgia dell’Ascensione ci invita a contemplare Gesù Cristo che, dopo aver dato ai discepoli le ultime istruzioni, sale al cielo e prende il suo posto accanto al Padre. Gli apostoli ricevono una missione precisa: attendere il dono dello Spirito Santo, vera forza della Chiesa e sorgente di ogni evangelizzazione. Non saranno la sapienza o i mezzi umani a sostenere l’annuncio del Vangelo, ma la potenza stessa di Dio.

I discepoli sono inviati ad annunciare la buona novella a tutti i popoli, a battezzare e a testimoniare Cristo fino ai confini della terra. La Chiesa comprende subito che la sua identità è missionaria e che dovrà custodire fedelmente il deposito della fede attraverso le generazioni. Le parole di Gesù diventano il tesoro vivo della comunità cristiana: “Io sono con voi sempre”. Lo Spirito custodisce integra la rivelazione e rende la Chiesa fedele alla verità.

Anche oggi il compito più grande resta quello di vivere e trasmettere autenticamente la Parola di Dio. L’Ascensione rivela inoltre la gloria di Cristo che, dopo la passione e la croce, siede alla destra del Padre come capo dell’umanità redenta. In Lui anche la nostra natura umana entra nella gloria di Dio. Gesù continua a intercedere per noi e dona speranza alla Chiesa nelle prove della storia. Nessuna difficoltà potrà sconfiggere definitivamente chi appartiene a Cristo, perché la sua vittoria sul peccato e sulla morte è già compiuta. La forza del Risorto sostiene la fedeltà, il servizio, la missione e la santità quotidiana.

Maria stessa vive la gioia piena nel sapere il Figlio glorificato accanto al Padre. L’Ascensione allora non è un addio, ma una promessa: Cristo prepara un posto anche per noi e tornerà nella gloria. Per questo la Chiesa vive nell’attesa fiduciosa del Signore, alimentata dalla speranza e sostenuta dalla presenza viva di Gesù nel cammino di ogni giorno.

Per noi oggi:

  1. Se davvero crediamo che Cristo è vivo e presente, perché tante volte viviamo come se Dio fosse assente nelle nostre scelte quotidiane?
    La fede non può essere una tradizione comoda: o trasforma la vita oppure resta solo abitudine religiosa.

  2. Gli apostoli hanno evangelizzato il mondo con la forza dello Spirito; noi spesso confidiamo solo nei mezzi, nell’immagine e nelle parole vuote.
    Quanto spazio lasciamo davvero allo Spirito Santo nelle nostre comunità e nelle nostre decisioni?

  3. Gesù affida alla Chiesa il Vangelo intero, non una versione ridotta o più facile da accettare.
    Siamo testimoni coraggiosi della verità oppure cristiani silenziosi che hanno paura del giudizio degli altri?

 

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mercoledì 13 maggio 2026

13.05.2026 - At 17,15.22-18,1 - Gv 16,12-15 - Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità.

Dagli Atti degli Apostoli - At 17,15.22-18,1

In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene e ripartirono con l’ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.
Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un Dio ignoto”.
Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”.
Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano, altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un’altra volta». Così Paolo si allontanò da loro. Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi, membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.
Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.

1. Paolo, nel suo discorso ad Atene, parte dal culto del dio sconosciuto, parte dalla realtà locale e ANNUNCIA IL DIO DI GESÙ CRISTO. Paolo porta gli uditori A PIENA CONOSCENZA DI QUELLO CHE GIÀ ESISTE COME RELIGIOSITÀ NATURALE. Il principio è buono…

2. Invita gli ascoltatori alla conversione, a CAMBIARE MENTALITÀ. Dio ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare tutta la terra con giustizia PER MEZZO DI UN UOMO, e quest'uomo lo ha designato perché LO HA RISUSCITATO DAI MORTI…

3. Il filosofo greco non vuole sentire parlare di risurrezione. Se Paolo avesse parlato d'immortalità dell’anima, lo avrebbero ascoltato. LA RISURREZIONE IMPLICA LA VALORIZZAZIONE DEL CORPO che per i greci è il carcere dell'anima. PAOLO FALLISCE NEL SUO DISCORSO, lo deridono, ma un esile gruppetto riesce ad uscire dallo schema della cultura. IL RESTO…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,12-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 

Lo Spirito Santo, come promette Gesù, ci guida «a tutta la verità»; ci guida non solo all’incontro con Gesù, pienezza della Verità, ma ci guida anche “dentro” la Verità, ci fa entrare cioè in una comunione sempre più profonda con Gesù, donandoci l’intelligenza delle cose di Dio.
Lo Spirito Santo imprime nei cuori dei credenti le parole che Gesù ha detto, e, proprio attraverso tali parole, la legge di Dio viene inscritta nel nostro cuore e diventa in noi principio di valutazione nelle scelte e di guida nelle azioni quotidiane, diventa principio di vita. Infatti, è dall’intimo di noi stessi che nascono le nostre azioni: è proprio il cuore che deve convertirsi a Dio, e lo Spirito Santo lo trasforma se noi ci apriamo a Lui. Per questo non dimenticarti di invocare ogni giorno l'aiuto dello Spirito Santo.

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L’uomo non può sostenere troppa realtà, diceva Eliot. - La vita, la verità, hanno un “peso” che per noi è insostenibile. Forse per questo spesso preferiamo mentire a noi stessi?

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13.05 BEATA VERGINE MARIA DI FATIMA

 

BEATA VERGINE MARIA DI FATIMA

Il 13 maggio 1917, alla Cova d’Iria vicino a Fatima, in Portogallo, i tre pastorelli Lucia dos Santos, Francesco Marto e Giacinta Marto videro apparire una splendida Signora vestita di bianco. La Vergine disse subito: «Non abbiate paura». Ai bambini rivelò di venire dal Cielo e chiese loro di tornare lì per sei mesi consecutivi, ogni giorno 13.

Durante la prima apparizione pose una domanda decisiva: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze per la conversione dei peccatori?». I piccoli risposero con coraggio: «Sì, lo vogliamo». La Madonna promise che la grazia di Dio li avrebbe sostenuti nelle prove e li invitò a recitare ogni giorno il Rosario per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra. Le apparizioni erano state preparate nel 1916 dalle visite dell’Angelo del Portogallo, che insegnò ai bambini l’adorazione eucaristica e la riparazione per i peccati.

Il cuore del messaggio di Fatima è la chiamata alla conversione, alla preghiera, alla penitenza e alla fiducia nel Cuore Immacolato di Maria. Nella celebre apparizione del 13 luglio, i pastorelli ebbero la visione dell’Inferno, comprendendo la gravità del peccato e la necessità della misericordia divina. La Madonna annunciò anche future guerre e persecuzioni se l’umanità non avesse smesso di offendere Dio. Parlò della Russia, dei suoi errori ideologici e della necessità della sua consacrazione al Cuore Immacolato. Affidò inoltre ai bambini il cosiddetto “Terzo Segreto”, legato alle sofferenze della Chiesa e al martirio dei cristiani.

Nonostante minacce, interrogatori e carcere, i tre piccoli veggenti non rinnegarono mai quanto avevano visto. Il 13 ottobre 1917 avvenne il famoso miracolo del sole, osservato da circa settantamila persone tra credenti, scettici e giornalisti. Il sole sembrò danzare nel cielo con movimenti inspiegabili e i vestiti bagnati della folla si asciugarono improvvisamente. In quell’ultima apparizione Maria si rivelò come Madonna del Rosario.

Il messaggio di Fatima attraversò il Novecento segnato da guerre, persecuzioni e crisi spirituali. Ancora oggi richiama il mondo a tornare a Dio attraverso la preghiera, i sacramenti e la conversione del cuore. Fatima non è soltanto memoria di un miracolo, ma un forte appello spirituale rivolto a ogni generazione.

Per noi oggi:

1. Viviamo in un mondo che parla continuamente di pace ma rifiuta la conversione del cuore. A Fatima la Madonna insegna che senza Dio non esisterà mai una pace vera e duratura.

2. Molti considerano il peccato una parola superata o irrilevante.
La visione dell’Inferno ricorda invece che le scelte umane hanno conseguenze eterne.

3. Oggi si cerca una fede senza sacrificio, senza Rosario e senza penitenza.
Fatima scuote le coscienze: il cristianesimo autentico passa ancora dalla preghiera e dalla croce.

13 maggio 1917

Beata Maria Vergine di Fatima in Portogallo, la cui contemplazione nella località di Aljustrel come Madre clementissima secondo la grazia, sempre sollecita per le difficoltà degli uomini, richiama folle di fedeli alla preghiera per i peccatori e all’intima conversione dei cuori. 


Vergine Santissima 
che a Fatima hai rivelato al mondo i tesori di grazie nascosti nella pratica del Santo Rosario, infondi nei nostri cuori un grande amore a questa santa devozione, affinché, meditando i misteri in esso contenuti, ne raccogliamo i frutti e otteniamo la grazia che con questa preghiera ti chiediamo, a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime nostre. Così sia.

7 Ave Maria - Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.

FRA MICHELE: IL MALE SEDUCE, POI PRESENTA IL CONTO.

FRA MICHELE: IL MALE SEDUCE
POI PRESENTA IL CONTO.

La mia storia è iniziata in una famiglia dove la fede era parte della vita quotidiana, tra la preghiera e l’esempio dei miei genitori. Eppure, crescendo, ho scelto di allontanarmi da quella Luce che avevo conosciuto.

Dopo la Cresima ho iniziato a cercare una falsa libertà, convinto di poter fare tutto da solo. Rifiutavo la Messa, lo studio, ogni responsabilità. Pensavo che la vita fosse mia e che nessuno potesse dirmi cosa fare. Ma quella libertà si è trasformata lentamente in una vera schiavitù.

Ho incontrato la droga e sono entrato nel mondo della dipendenza. L’eroina è diventata il mio unico interesse, cancellando tutto il resto. Il male si presentava come qualcosa di innocuo, quasi normale. In realtà mi stava distruggendo giorno dopo giorno. La mia famiglia soffriva, soprattutto mia madre, che non smetteva mai di pregare. Per anni ha lottato per me, tra lacrime, sacrifici e decisioni difficili.

Quando mi ha chiuso la porta di casa, ho toccato il fondo della mia vita. Mi sono ritrovato solo, senza dignità, senza speranza. Ma proprio lì, nel buio più profondo, qualcosa è cambiato. Un messaggio trovato per caso ha riacceso una scintilla nel cuore. Quel richiamo mi ha portato fino a Medjugorje. Non capivo nulla, ma sentivo una strana pace.

Il momento decisivo è stato l’incontro con la confessione, dove ho detto la verità su di me. Lì ho scoperto un Dio che non condanna, ma perdona e rialza. Ho incontrato Gesù Cristo come medico della mia vita ferita. La guarigione è iniziata dentro, nel cuore, prima ancora che nel corpo. Oggi so che la vera libertà non è fare ciò che voglio, ma scegliere il bene ogni giorno.

Molti giovani oggi difendono una libertà senza limiti, ma non si accorgono di quanto facilmente si diventa schiavitù. Scappiamo da Dio per sentirci indipendenti, ma finiamo dipendenti da tutto il resto. Rifiutiamo la verità perché scomoda, preferendo illusioni che ci distruggono lentamente.

E se il vero coraggio oggi fosse smettere di fuggire e cambiare vita davvero?


Per noi oggi:

1. Oggi gridiamo “libertà”, ma spesso scegliamo ciò che ci rende schiavi. E se la vera ribellione fosse tornare a Dio?

2. Viviamo in un mondo che normalizza tutto, anche ciò che distrugge. Ma siamo davvero liberi o semplicemente assuefatti al male?

3. Ridiamo della fede, ma crolliamo davanti alle difficoltà. E se proprio ciò che scartiamo fosse la nostra unica salvezza?

 

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martedì 12 maggio 2026

12.05.2026 - At 16,22-34 - Gv 16,5-11 - Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.

Dagli Atti degli Apostoli - At 16,22-34

In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

1. Nelle città dove sono forti i Giudei, Paolo era PERSEGUITATO dai Giudei. Nelle città dove i Giudei non ci sono, Paolo viene ACCUSATO di essere Giudeo e di turbare la quiete dei romani. Dunque viene LINCIATO…

2. Verso mezzanotte Paolo e Sila erano in preghiera. È la notte della Liberazione. È la Pasqua dell'apostolo. IL LIBERATORE SI LASCIA INCATENARE PER LA FEDELTÀ AL VANGELO E VIENE LIBERATO DA DIO…

3. Il carceriere temendo ritorsioni contro di lui, si estrae la spada ed è pronto al suicidio. Paolo lo ferma. LUI RICONOSCE UNA POTENZA DIVINA IN LORO, potevano scappare ma non lo hanno fatto. Il carceriere viene INVITATO A FARE L'ATTO DI FEDE NEL SIGNORE, viene Battezzato. NEL MOMENTO IN CUI CI SI AFFIDA, IL SIGNORE CI SALVA...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,5-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

 

I discepoli esprimono più la tristezza per la partenza del Maestro, che non la gioia per la sua glorificazione. Ma Gesù insiste. “E’ bene per voi che me ne vada”. Perché? La partenza di Gesù non toglie la sua presenza dal mondo, ma permette allo Spirito Santo di diffonderla attraverso suo Corpo che è la Chiesa.
Lo Spirito di Verità renderà piena la rivelazione in chi lo voglia accogliere, compirà sul mondo il giudizio che condanna il male. Il mondo che credeva di aver giudicato Gesù condannandolo, viene condannato dal «principe di questo mondo», perché è il responsabile della sua crocifissione. Gesù, morendo in croce, è stato innalzato ed ha trionfato su Satana. Ora lo Spirito testimonierà a tutti il significato della morte di Gesù che coincide con la sua glorificazione. Invocare lo Spirito Santo ci rende giovani di cuore, di anima!

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«Il principe di questo mondo è già condannato», ma il nostro cuore è pieno di tristezza e pensiamo che sia “troppo bello per essere vero”. Invece “il bello deve ancora venire”, ci crediamo o no?

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