lunedì 28 settembre 2026

28.09.2026 - Gb 1,6-22 - Lc 9,46-50 - Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande.

Dal libro di Giobbe - Gb 1,6-22

Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore.
Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand'ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

1. Giobbe: un uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male. Possedeva grandi ricchezze e conduceva vita onesta. Tutto, a casa sua, procedeva a gonfie vele; quando SATANA RISPONDENDO AL SIGNORE INIETTA IL SUO VELENO: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla?” “Stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!”
2. Il Signore accoglie la sfida di Satana. METTE PERÒ UN LIMITE NELLA PROVA. «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, MA NON STENDERE LA MANO SU DI LUI». IL POTERE ULTIMO È E RIMANE QUELLO DI DIO e Satana non potrà provarlo nel suo corpo, nella sua vita. Questa dovrà rimanere intatta. E così accade!
3. Grande è il dolore di Giobbe. Si alza, si straccia il mantello, si rade il capo, cade a terra, si prostra. Giobbe ha scoperto nella sua storia che tutto è dono: le cose, i figli sono solo dono di Dio e non più una propria conquista. L’UNICO OCCHIO CHE SCHIUDE A QUESTA NUOVA VISIONE DEL TUTTO È QUELLO DELLA FEDE: «IL SIGNORE HA DATO, IL SIGNORE HA TOLTO SIA BENEDETTO IL NOME DEL SIGNORE!».

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,46-50
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Quando i discepoli discutono su chi sia il più grande, Gesù risponde con un gesto simbolico, mettendo un bambino accanto a sé, insegnando che la vera grandezza nel Regno di Dio si trova nell'umiltà e nella semplicità. Accogliere i piccoli nel nome di Gesù è accogliere Lui stesso e Dio. Quando Giovanni impedisce a un uomo di scacciare demoni nel nome di Gesù, perché non fa parte del gruppo, Gesù risponde che chi non è contro di loro è per loro. Questo insegna l'inclusività e l'apertura: ogni azione fatta in nome di Gesù è valida. La vera essenza del discepolato è servire con umiltà e accogliere chiunque agisca nel nome di Gesù.

 

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28.09 SANTI LORENZO RUIZ DI MANILA E 15 COMPAGNI

SANTI LORENZO RUIZ DI MANILA E 15 COMPAGNI
I 16 martiri di Nagasaki furono uccisi in Giappone tra il 1633 e il 1637, durante una violenta persecuzione contro i cristiani. La persecuzione fu scatenata dallo shogun Tokugawa Iemitsu, che ordinò l’arresto di quanti diffondevano la fede cristiana. Il gruppo comprendeva nove Domenicani, tre fratelli religiosi, due Terziarie Domenicane e due laici, provenienti da diverse nazioni. Avevano svolto il loro apostolato nelle Filippine, a Formosa e in Giappone, annunciando il Vangelo alle comunità perseguitate.
Furono catturati e rinchiusi nelle carceri di Nagasaki, dove subirono terribili torture. Molti furono sottoposti all’ana-tsurushi, una forma di supplizio che conduceva lentamente alla morte. Tra loro vi erano giapponesi, filippini, spagnoli, un francese e un italiano, uniti dalla stessa fede. Tra i martiri spicca Lorenzo Rúiz, padre di famiglia e primo martire delle Filippine. Gli Atti dei processi del 1637 e 1638, ritrovati nel XX secolo, permisero di riprendere la causa presso la Santa Sede.
Furono beatificati da Giovanni Paolo II nel 1981 a Manila e canonizzati a Roma nel 1987. La loro storia mostra che la fede non conosce confini di nazionalità, cultura o condizione sociale: davanti a Cristo tutti possono diventare testimoni. Il loro sangue divenne seme di fede, custodito dalla Chiesa anche attraverso le generazioni.
La loro testimonianza ci invita a non vivere la fede per abitudine, ma con coraggio, coerenza e fedeltà. I sedici martiri ci ricordano che la vera libertà cristiana consiste nel rimanere fedeli a Cristo, anche quando questa fedeltà costa tutto. per noi oggi 1. I 16 martiri di Nagasaki preferirono affrontare la morte piuttosto che rinnegare Cristo. Noi, davanti alle piccole pressioni quotidiane, abbiamo ancora il coraggio di dichiararci cristiani senza vergogna? 2. Tra quei martiri c’erano sacerdoti, religiosi, donne e un padre di famiglia: tutti testimoni della stessa fede. La santità non dipende dal ruolo che ricopriamo, ma dalla fedeltà con cui viviamo ciò che Dio ci ha affidato. 3. I persecutori volevano cancellare il cristianesimo dal Giappone, ma il sangue dei martiri divenne seme di fede. Forse oggi non ci viene chiesto di morire per Cristo, ma siamo disposti almeno a vivere per Lui, anche quando costa sacrificio e consenso?
Santi Lorenzo da Manila Ruiz e quindici compagni, martiri, che, preti, religiosi e laici, dopo aver seminato la fede cristiana nelle isole Filippine, a Taiwan e nel Giappone, per ordine del comandante supremo Tokugawa Yemitsu subirono in giorni diversi a Nagasaki in Giappone il martirio per amore di Cristo, ma vengono oggi celebrati tutti in un’unica commemorazione. 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN VENCESLAO Duca di Boemia, martire
Stochow, Praga, Repubblica Ceca, ca. 907 - Stará Boleslav, Repubblica Ceca, 929/935

Venceslao visse nel periodo in cui, in Boemia, il Cristianesimo era agli albori e l'attività apostolica e missionaria erano molto difficili e pericolose. Egli, profondamente religioso, contribuì alla diffusione del messaggio evangelico, promuovendo religiosamente e culturalmente il proprio popolo e, per la sua bontà e per la sua rettitudine, divenne il santo più popolare della Boemia.

BEATO LUIGI MONZA Sacerdote e fondatore
Cislago, Varese, 22 giugno 1898 - Lecco, 29 settembre 1954

Entrò in seminario a 18 anni dopo aver conosciuto la fatica del lavoro dei campi, le veglie nella notte per proseguire gli studi e la lotta per la sopravvivenza quotidiana della povera gente. Venne ordinato sacerdote il 19 settembre 1925. Dal suo cuore di padre nacque l'Istituto Secolare delle "Piccole Apostole della Carità".

BEATO INNOCENZO DA BERZO (Giovanni Scalvinoni) Sacerdote cappuccino
Niardo, Brescia, 19 marzo 1844 – Bergamo, 3 marzo 1890

A Bergamo, beato Innocenzo da Berzo (Giovanni) Scalvinoni, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che rifulse per lo straordinario amore nel diffondere la parola di Dio e nell’ascolto delle confessioni.
Data della traslazione il 28 settembre.

BEATO BERNARDINO DA FELTRE Religioso
Feltre, 1439 - Pavia, 28 settembre 1494

A Pavia, beato Bernardino da Feltre (Martino) Tomitano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che riportò ovunque buona messe dalla sua predicazione, istituì contro l’usura i cosiddetti Monti di Pietà e, uomo di pace, fu chiamato dal papa Sisto IV a ricomporre le discordie civili.

 

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domenica 27 settembre 2026

Ez 18,25-28 - Fil 2,1-11 - Mt 21,28-32 - XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 27 Settembre 2026

 

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 18,25-28

Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

1. Ezechiele ci parla della RESPONSABILITÀ PERSONALE. OGNUNO È RESPONSABILE DELLE PROPRIE SCELTE. Due casi: uno si comporta bene, è un giusto, ma poi cambia, e commette il male. DIVENTA COLPEVOLE anche se ha fatto tanto bene prima, MUORE PER IL MALE CHE HA COMMESSO. Al contrario un peccatore dopo essersi comportato male si converte e comincia a fare il bene, VIVRÀ IN FORZA DEL BENE CHE HA COMPIUTO. Fai attenzione!

2. IL CENTRO DEL DISCORSO PER EZECHIELE È IL PENTIMENTO: ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse. QUESTO CAMBIAMENTO È IL PUNTO DELICATO SU CUI LA PAROLA DI DIO CI INVITA A RIFLETTERE. Se la Parola che ascoltiamo NON determina delle trasformazioni in meglio, ma col tempo peggioriamo, ALLORA siamo nella situazione negativa di quei capi di Israele. Qualcosa in me non funziona…

3. A NULLA SERVE CONTESTARE IL SIGNORE dicendo che non è retto il suo modo di agire, non è vero. È proprio vero il contrario: Non è retto il VOSTRO modo di agire, avete una mentalità distorta, VI ACCONTENTATE DELLE PAROLE, DELL’ESTERIORITÀ DELLA FORMA MA MANCA LA SOSTANZA AUTENTICA. Alla sostanza bisogna dare valore e peso…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 2,1-11

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
1. Paolo invita la comunità Cristiana di Filippi ad allontanare la vanagloria, la rivalità, l'atteggiamento di superiorità nei confronti degli altri. Ci chiede di NON CERCARE IL NOSTRO INTERESSE MA DI ESSERE ATTENTI AGLI ALTRI e poi sintetizza con una formula meravigliosa: ABBIATE IN VOI GLI STESSI SENTIMENTI DI CRISTO GESÙ. 

2. AVERE GLI STESSI SENTIMENTI DI CRISTO GESÙ, questo l'atteggiamento del Cristiano. Essere come Cristo, assimilare la mentalità di Cristo. I SENTIMENTI DI CRISTO SONO IL SUO MODO DI PENSARE, IL SUO ATTEGGIAMENTO PROFONDO DI FIGLIO OBBEDIENTE che dice di sì e fa quello che il Padre vuole.

3. L'Apostolo aggiunge lo splendido inno cristologico in cui si celebra GESÙ CHE PUR ESSENDO IN FORMA DI DIO NON TIENE TUTTO PER SÉ MA SI SVUOTA, si fa povero, si fa uomo, addirittura si annienta, PER QUESTO DIO LO HA ESALTATO e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome. Ecco i sentimenti di Cristo Gesù, SE NOI NON LI ABBIAMO È NECESSARIO PENTIRCI, CAMBIARE E DIVENTARE COME LUI.

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✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21,28-32
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

1. La nostra vita è un impegnarci, un giocarci in una vigna: siamo CHIAMATI A COLLABORARE CON IL CREATORE, curando e proteggendo il creato. CI STAI?

2. Collaborare con Dio PREVEDE ANCHE DEI VERI NO CHE CI AIUTANO AD EMETTERE SÌ PIÙ AUTENTICI: questo significa non escludere i propri desideri e la propria stanchezza. CAMBIARE SI PUÒ, CORAGGIO...

3. Ogni VERA relazione con il Padre è un RENDERCI SEMPRE PIÙ CONSAPEVOLI DELLA BELLEZZA DI QUELLA PROPOSTA ED ENTRARCI DI TUTTO CUORE. Questo è L’INVITO PER TE dal Padre OGGI...

BUONA DOMENICA...

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IL BENE

Nella vita ci sono dei “no” che diventano “sì”, e tutto si aggiusta. Dice il proverbio: a fare il bene non è mai tardi. Il tempo Dio ce lo dà per cambiare, per migliorare, per dare alla vita una energica sterzata, e per dare il meglio di noi. Non è mai lecito, per un cristiano, sospirare “... ormai!”. Possiamo sempre fare oggi quello che non abbiamo fatto ieri. Dio non chiude mai il conto con noi.

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LECTIO DIVINA - XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA – XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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Mt 22,34-40 - RITO AMBROSIANO - V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO

V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Domenica 27 Settembre 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Matteo- Mt 22,34-40

In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». 

1. L'amore da SENSO E SIGNIFICATO alla nostra vita. Una creatura umana si REALIZZA nella misura del suo amore al Creatore e ai fratelli (vedi Santi). Diversamente, se si lascia vincere dall'egoismo, si incammina a rapidi passi verso la sua infelicità. VINCE IN ME DIO O L'IO?
2. L'amore è la misura del cristiano. Saremo riconosciuti come discepoli di Gesù se avremo carità gli uni per gli altri. E la carità deve essere esercitata con la MENTE, con le PAROLE e con le OPERE. Saremo veramente cristiani nella misura di questo amore. IL CRISTIANO AMA E BASTA CON LA MENTE, LE PAROLE E LE OPERE... SENZA SE, MA, FORSE, PERCHE'?
3. L'amore ci spinge a donarci. L'amore richiede sforzo, impegno personale e sacrificio. L'AMORE CI AVVICINA SEMPRE DI PIÙ A DIO. L'amore ci fa uscire da noi stessi, in modo tale che ci prendiamo cura degli interessi del prossimo come se fossero i nostri. SI DICE CHE "CHI AMA NON CALCOLA, MENTRE CHI CALCOLA NON AMA"... E TU?
BUONA DOMENICA…
 
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27.09 SAN VINCENZO DE’ PAOLI

SAN VINCENZO DE’ PAOLI
San Vincenzo de’ Paoli fu uno dei più grandi testimoni della carità cristiana, capace di trasformare la fede in opere concrete a favore degli ultimi. Nato verso il 1576 in Guascogna, aiutò la famiglia nei campi prima di entrare in un collegio francescano e di essere ordinato sacerdote nel 1600. Nel 1605 fu catturato dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Tornò libero due anni dopo, dopo aver convertito il suo ultimo padrone, un frate rinnegato che aveva abbandonato la fede per denaro.
L’esperienza della schiavitù gli fece maturare una particolare attenzione verso i galeotti e gli emarginati, che avrebbe poi servito come cappellano delle galere francesi. Gli incontri con Pierre de Bérulle e san Francesco di Sales contribuirono a formare la sua spiritualità, fondata su semplicità, umiltà, mansuetudine, mortificazione e zelo per la salvezza delle anime.
La sua convinzione era radicale: «Non basta che io ami Dio se il mio prossimo non l’ama». Con il sostegno dei marchesi di Gondi fondò la Congregazione della Missione, i cui sacerdoti, detti Lazzaristi, evangelizzavano soprattutto nelle campagne. Insieme a santa Luisa di Marillac diede vita alle Figlie della Carità, chiamate a servire poveri, malati, orfani e anziani. La loro opera si diffuse rapidamente, portando aiuto a chi viveva nelle situazioni più difficili. Vincenzo era convinto che dietro ogni miseria umana fosse possibile riconoscere il volto stesso di Cristo.
Per lui la carità doveva diventare servizio, sacrificio e responsabilità, come un fuoco che spinge continuamente verso chi soffre. La sua vita ci ricorda che amare Dio significa lasciarsi coinvolgere concretamente dalla sofferenza degli altri. San Vincenzo de’ Paoli continua così a porci una domanda decisiva: vediamo davvero Cristo nei poveri che incontriamo, oppure vediamo soltanto persone che disturbano la nostra tranquillità? per noi oggi 1. Vincenzo de’ Paoli non si limitò a commuoversi davanti alla povertà: si rimboccò le maniche e organizzò la carità. Noi davanti alle necessità degli altri ci fermiamo alla compassione, oppure siamo disposti a sporcarci le mani? 2. Per Vincenzo dietro ogni povero c’era il volto di Cristo. Se davvero credessimo questo, cambierebbe il nostro modo di guardare, parlare e trattare chi vive ai margini? 3. Diceva: «Non basta che io ami Dio se il mio prossimo non l’ama». La nostra fede produce ancora gesti concreti di amore, oppure ci accontentiamo di pregare senza lasciarci coinvolgere?
Memoria di san Vincenzo de’ Paoli, sacerdote, che, pieno di spirito sacerdotale, a Parigi si dedicò alla cura dei poveri, riconoscendo nel volto di ogni sofferente quello del suo Signore e fondò la Congregazione della Missione, nonché, con la collaborazione di santa Luisa de Marillac, la Congregazione delle Figlie della Carità, per provvedere al ripristino dello stile di vita proprio della Chiesa delle origini, per formare santamente il clero e per assistere i poveri. 

sabato 26 settembre 2026

26.09.2026 - Qo 11,9-12,8 - Lc 9,43-45 Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato. Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Dal libro del Qoèlet - Qo 11,9-12,8

Godi, o giovane, nella tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. Sappi però che su tutto questo Dio ti convocherà in giudizio. Caccia la malinconia dal tuo cuore, allontana dal tuo corpo il dolore, perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio. Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi e giungano gli anni di cui dovrai dire: «Non ci provo alcun gusto»; prima che si oscurino il sole, la luce, la luna e le stelle e tornino ancora le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa e si curveranno i gagliardi e cesseranno di lavorare le donne che macinano, perché rimaste poche, e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre e si chiuderanno i battenti sulla strada; quando si abbasserà il rumore della mola e si attenuerà il cinguettio degli uccelli e si affievoliranno tutti i toni del canto; quando si avrà paura delle alture e terrore si proverà nel cammino; quando fiorirà il mandorlo e la locusta si trascinerà a stento e il cappero non avrà più effetto, poiché l'uomo se ne va nella dimora eterna e i piagnoni si aggirano per la strada; prima che si spezzi il filo d'argento e la lucerna d'oro s'infranga e si rompa l'anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo, e ritorni la polvere alla terra, com'era prima, e il soffio vitale torni a Dio, che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice Qoèlet, tutto è vanità.

1. La giovinezza è un tempo DA VIVERE PIENAMENTE PER TUTTE LE POSSIBILITÀ CHE CONCEDE, come un tempo unico nella vita perché limitato. Tuttavia, anche in questo tempo spensierato e ripieno di potenzialità, NON DOBBIAMO DIMENTICARE LA NOSTRA RADICE, perché il rischio è quello di finire sradicati.
2. Pur gioendo, occorre RIMANERE SALDI IN CIÒ CHE GARANTISCE LA NOSTRA ORIGINE E CHE DA SENSO AL TUTTO; alla giovinezza come all’età adulta. Tutto passa E TROVA SENSO SOLO IN UNO SGUARDO che ci permette di guardare in alto, verso l’Eterno.
3. Siamo anche CHIAMATI AD ACCOGLIERE il tempo della vecchiaia e della morte, in cui «L’UOMO SE NE VA ALLA DIMORA ETERNA». Così alla fine della nostra VITA FACCIAMO I CONTI CON LA VERITÀ DI NOI STESSI, con la vanità delle cose che non durano e POSSIAMO ACCOGLIERE CIÒ CHE CONTA DAVVERO E CHE RIMANE, OVVERO L’AMORE DATO E RICEVUTO, perché solo questo è ciò che possediamo.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,43-45
In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Gesù annuncia la sua imminente passione, ma i discepoli, pur comprendendone la gravità, tacciono per timore. La Croce delude le loro aspettative, ma sarà via di salvezza e gloria. Anche noi possiamo chiederci cosa ci riserverà la Croce, ma dobbiamo chiedere la grazia di non fuggire quando arriverà, rimanendo forti nella sequela di Gesù. Se vuoi seguire Gesù, sei pronto a rinnegare te stesso anche se spaventa, a prendere la tua croce ogni giorno? La tua croce, ogni giorno?

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I miracoli di Gesù piacciono, le parole meno. Ciò che ci piace lo capiamo, quello che ci urta non lo capiamo. Resta misterioso, incomprensibile. Ma siamo sicuri che è Gesù che non si sa spiegare?

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26.09 SANTI COSMA E DAMIANO

SANTI COSMA E DAMIANO
Cosma e Damiano, fratelli e forse gemelli, furono medici di origine araba, educati cristianamente e formati in medicina in Siria. Furono chiamati anargiri, cioè «senza denaro», perché curavano gratuitamente i malati, vivendo la professione come una vera vocazione al servizio. Per loro la medicina non consisteva soltanto nel guarire il corpo, ma anche nel far conoscere il Medico celeste, Gesù Cristo. Accanto alle cure annunciavano il Vangelo, accompagnando molti malati alla fede cristiana e, secondo la tradizione, ottenendo anche guarigioni miracolose.
La loro fama di medici e benefattori non li risparmiò dalle persecuzioni durante l’impero di Diocleziano. Il governatore Lisia ordinò loro di rendere omaggio alle divinità romane, ma essi rifiutarono con fermezza di rinnegare il Dio vivo. La loro risposta fu chiara: nessuna legge può costringerli ad adorare idoli, perché il loro unico Signore è Gesù Cristo Salvatore. Per questo furono sottoposti a terribili torture e infine uccisi nel 303, diventando testimoni della fede fino al dono della vita. La tradizione racconta che furono sottoposti più volte al martirio, tanto da essere ricordati come martiri cinque volte.
Il loro culto è molto antico e già nel V secolo le loro reliquie erano venerate in diverse chiese dedicate a loro. La loro testimonianza mostra che la vera carità non separa il corpo dall’anima, ma guarda alla persona nella sua totalità. Curare, consolare, ascoltare e accompagnare diventano così occasioni per manifestare l’amore di Cristo. Cosma e Damiano, patroni di medici, chirurghi, farmacisti e parrucchieri, ci ricordano che ogni professione può diventare una strada di santità quando viene vissuta come servizio.
La loro domanda arriva fino a noi: ci prendiamo cura soltanto delle ferite che si vedono, oppure anche di quelle profonde che hanno bisogno di Dio? per noi oggi 1. Cosma e Damiano curavano gratuitamente perché vedevano nel malato una persona da amare, non un cliente da cui guadagnare. Oggi sappiamo ancora mettere la persona prima dell’interesse, del profitto e della convenienza? 2. Per loro guarire il corpo non bastava: volevano far conoscere anche il Medico celeste, Gesù. Noi ci preoccupiamo soltanto del benessere materiale delle persone, dimenticando la loro fame di senso e di Dio? 3. Davanti alla minaccia di morte, non rinnegarono la propria fede. La nostra fede è davvero una convinzione profonda, oppure rimane in piedi soltanto finché non ci costa nulla?
sec. III, inizio sec. IV
Santi Cosma e Damiano, martiri, che si ritiene abbiano esercitato a Cirro nella provincia di Eufratesia, nell’odierna Turchia, la professione di medici senza chiedere alcun compenso e abbiano sanato molti con le loro gratuite cure.