mercoledì 30 settembre 2026

30.09.2026 - Gb 9,1-12.14-16 - Lc 9,57-62 - Ti seguirò dovunque tu vada.

Dal libro di Giobbe - Gb 9,1-12.14-16

Giobbe rispose ai suoi amici e prese a dire:
«In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui,
non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille.
Egli è saggio di mente, potente di forza:
chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Egli sposta le montagne ed esse non lo sanno,
nella sua ira egli le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto
e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge
e mette sotto sigillo le stelle.
Lui solo dispiega i cieli
e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione,
le Plèiadi e le costellazioni del cielo australe.
Fa cose tanto grandi che non si possono indagare,
meraviglie che non si possono contare.
Se mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non mi accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: “Cosa fai?”.
Tanto meno potrei rispondergli io,
scegliendo le parole da dirgli;
io, anche se avessi ragione, non potrei rispondergli,
al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se lo chiamassi e mi rispondesse,
non credo che darebbe ascolto alla mia voce».

1. Giobbe vede Dio talmente in alto che non si cura delle sue obiezioni o delle sue questioni. IL “DIO DI GIOBBE” È UN DIO CHE RIMANE STACCATO DALL’UOMO, che non condivide la sua sofferenza e la sua gioia; È UN DIO QUASI INDIFFERENTE ALLA PASSIONE DELL’UOMO: per questo, secondo Giobbe, è inutile discutere con lui.
2. Il rapporto con Dio è impari, del tutto squilibrato; non pare in realtà esserci neanche un vero rapporto, ma solo una sudditanza dell’uomo, che NON PUÒ FARE ALTRO CHE SUBIRE IL VOLERE DIVINO IMPOSTOGLI. In fondo IL RAPPORTO È SÌ IMPARI, MA LO È NELL’AMORE, un amore che non siamo in grado di capire fino in fondo e che ci richiede fiducia, pazienza e umiltà.
3. Giobbe desidera instaurare un rapporto con il suo Dio; LO VORREBBE PIÙ VICINO E PRESENTE. In qualche modo lo prega, gli chiede ascolto, aspetta la sua risposta. IN GESÙ AVREMO UN DIO TALMENTE APPASSIONATO DELL’UOMO CHE SI DONA TUTTO A LUI.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,57-62
 
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

 

Gesù ha una meta chiara e orienta tutta la sua vita verso di essa. La sua determinazione trascina chi decide di seguirlo. Anche noi siamo chiamati a una scelta radicale, senza giustificazioni. La nostalgia del passato ci tenta, ma seguire Gesù richiede un taglio netto con ciò che ci trattiene. Non possiamo voltare lo sguardo indietro. Ogni scusa ritarda il passo decisivo. Solo un amore totale e una decisione piena ci mettono sulla sua strada. Le mezze misure ci sfiancano e ci lasciano a metà. Solo nella totalità troviamo la libertà del cuore.

 

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30.09 SAN GIROLAMO

SAN GIROLAMO
San Girolamo (347 - 420) fu uno degli uomini più eruditi del suo tempo e autore della Vulgata, la traduzione latina della Bibbia utilizzata dalla Chiesa per molti secoli. La sua frase più famosa rimane: «Ignorare le Scritture è ignorare Cristo». Di carattere impetuoso, difese con forza la fede contro le eresie, anche se talvolta usò parole dure persino con alcuni santi.
Papa Damaso gli affidò la revisione delle antiche traduzioni latine della Bibbia e Girolamo affrontò il compito con grande rigore, studiando i testi originali. Approfondì il greco a Costantinopoli e imparò ebraico e aramaico a Betlemme, dove si dedicò per anni allo studio della Sacra Scrittura. Dopo 23 anni di lavoro completò la Vulgata, una grande opera destinata a segnare la storia della Chiesa e della cultura europea. Eppure, inizialmente Girolamo era più attratto dai grandi autori classici che dalla Bibbia.
In una celebre esperienza spirituale comprese la necessità di scegliere con decisione Cristo e abbandonare ciò che lo allontanava dalla sua vocazione. Da allora si dedicò con ardore alla Parola di Dio, trasformando la sua cultura in un servizio alla Chiesa. Per vincere il proprio carattere impetuoso praticava anche severe penitenze. A Roma fu guida spirituale di un gruppo di donne consacrate, tra cui Marcella, Paola, Eustochio e Blesilla, oggi venerate come sante. Scrisse numerose opere contro le eresie, lettere e il De Viris Illustribus, raccolta di biografie dei primi cristiani, mostrando il grande contributo della fede alla cultura.
Dei santi diceva: «Noi onoriamo i santi per adorare Colui di cui sono testimoni». Nel 1298 fu proclamato Dottore della Chiesa, insieme ad Agostino, Ambrogio e Gregorio Magno. Patrono di studiosi, bibliotecari, traduttori e archeologi, san Girolamo ci provoca ancora oggi: quanto tempo dedichiamo alla Parola di Dio e quanto invece alle parole che riempiono inutilmente le nostre giornate? per noi oggi 1. San Girolamo diceva: «Ignorare le Scritture è ignorare Cristo». Quanta conoscenza abbiamo di tutto, e quanto poco conosciamo invece il Vangelo che dovrebbe orientare la nostra vita? 2. Girolamo dovette abbandonare ciò che lo distraeva per dedicarsi con ardore alla Parola di Dio. Anche noi sappiamo spegnere ciò che ci distrae, oppure non troviamo mai tempo per ascoltare davvero Dio? 3. Girolamo trasformò la sua grande cultura in un servizio alla Chiesa e alla salvezza delle persone. Le nostre capacità e conoscenze servono davvero gli altri, oppure le usiamo soprattutto per affermare noi stessi?
Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa: nato in Dalmazia, nell'odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato; rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote. Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e fu partecipe in modo mirabile delle varie necessità della Chiesa. Giunto infine a un’età avanzata, riposò in pace. 


«QUANDO DIO È AL CENTRO, TUTTO RISPLENDE»

«QUANDO DIO È AL CENTRO, TUTTO RISPLENDE»

La storia di Mélissa Kellaou, modella a Parigi, mostra che si può vivere la fede anche dentro un ambiente dominato dall’immagine e dall’apparenza. La sua professione la mette continuamente davanti allo specchio, ma proprio questo l’ha aiutata a comprendere che il valore di una persona non dipende dal suo aspetto. Mélissa racconta di aver attraversato momenti di scarsa autostima e di aver trovato nel rapporto con Cristo una nuova prospettiva su se stessa. Il suo cammino non è stato immediato: alcune persone incontrate lungo la strada l’hanno ascoltata, accompagnata e aiutata a riscoprire la sua sete di verità. È una cosa importante anche per noi: spesso Dio entra nella nostra vita attraverso le persone che sanno fermarsi, ascoltarci e volerci bene. Oggi Mélissa cerca di mettere Cristo al centro delle sue scelte, anche nel lavoro, chiedendosi quali valori sta realmente comunicando attraverso ciò che fa. In un mondo nel quale spesso conta più apparire che essere, lei cerca di usare anche i social non per alimentare la corsa ai “like”, ma per seminare luce, gioia e speranza. Mi colpisce soprattutto la frase di San Tommaso d’Aquino che ama condividere: «È più bello illuminare che semplicemente risplendere». È una frase che capovolge la logica del nostro tempo: non dobbiamo preoccuparci soltanto di brillare, di essere notati e apprezzati, ma di illuminare la vita degli altri. Una persona può essere bellissima, famosa e avere migliaia di seguaci, ma se non porta amore nel cuore rischia di rimanere vuota. Al contrario, una persona semplice, che nessuno applaude, può diventare una grande luce attraverso un gesto di bontà, una parola di conforto o un servizio nascosto. Quando Dio è davvero al centro, cambia il nostro modo di guardare noi stessi e gli altri: non cerchiamo più soltanto di essere ammirati, ma desideriamo diventare dono. La vera domanda, allora, non è “quanto riesco a risplendere?”, ma “quanto riesco a illuminare?”.
  per noi oggi 1. COSA METTO AL CENTRO DELLA MIA VITA? Dio, oppure l’immagine che voglio dare di me, il successo, il denaro e il giudizio degli altri? 2. CERCO DI RISPLENDERE O DI ILLUMINARE? Quanto delle mie parole, delle mie azioni e della mia presenza serve davvero a portare luce e speranza agli altri? 3. QUALE VALORE DO A ME STESSO?
Mi giudico per ciò che possiedo e per ciò che gli altri pensano di me, oppure riesco a riconoscermi come persona amata da Dio?

 

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martedì 29 settembre 2026

29.09.2026 - Dn 7,9-10.13-14 - Gv 1,47-51 - Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere...

 

Dal libro del profeta Daniele - Dn 7,9-10.13-14

Io continuavo a guardare,
quand’ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

1. Nel libro di Daniele c'è la volontà di voler INTRAVEDERE IL SENSO DELLA STORIA come si presenta, ai credenti nel Dio d'Israele, nel secolo secondo avanti Cristo. Israele combatte l’oppressione culturale e religiosa di Antioco IV Epifane. La storia diventa il luogo dell'operosità dell'uomo e della giustizia di Dio, Daniele intravede il GIUDIZIO FINALE COME UN GRANDE PROCESSO DA PARTE DI DIO.
2. Al centro della visione vi è un "VEGLIARDO": rappresentato attraverso i classici simboli che esprimono L'ETERNITÀ (i capelli candidi), la TRASCENDENZA (la veste simile a neve), il CONTROLLO sull'universo (il fiume di fuoco) e la suprema MAESTÀ (il numero iperbolico dei suoi servitori). In vegliardo pronuncia la SENTENZA CONTRO LE BESTIE che opprimono il mondo con la violenza.
3. Poi, all'orizzonte, appare uno, simile a un "FIGLIO D'UOMO". È IL MESSIA, che viene sulle nubi del cielo PER REALIZZARE NEL MONDO UN REGNO UNIVERSALE ED ETERNO. A lui furono dati potere, gloria e regno e tutte le nazioni lo serviranno ed il suo regno non finirà mai. DAL CIELO NON PUÒ VENIRE CHE QUALCOSA DI BELLO E DI GRANDE.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,47-51
 
In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

 

“Gli angeli di Dio salgono e scendono sopra il Figlio dell’Uomo". Vanno e vengono dal cielo alla terra, come solerti collaboratori nel disegno di Dio. 
Dio manda l’arcangelo Michele a combattere Satana, Raffaele ad accompagnare Tobia, Gabriele a portare a Maria il grande annuncio della venuta del Figlio Suo tra gli uomini. Di fronte a tutte le potenze di male – visibili e invisibili - che invadono il mondo, le vite intrecciate di angeli e uomini collaborano per un comune destino di grazia.
Gli angeli ci difendono. Difendono l’uomo e difendono Gesù Cristo. Nella vita se non si lotta, saremo sconfitti dal demonio. Satana sempre cerca di distruggere l’uomo. E’ astuto e presenta le cose come se fossero buone. Ma il Signore ha dato questo mestiere principalmente agli angeli: di lottare e vincere. E il canto finale dell’Apocalisse, dopo questa lotta, è tanto bello: Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte.

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Uno dei più bei complimenti Gesù lo dona a uno che un minuto prima lo aveva deriso chiedendosi cosa mai di buono potesse uscire da Nazaret. Lo elogia perché è stato vero; c’è qualcosa di più raro?

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29.09 SANTI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE

SANTI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE
La Chiesa celebra insieme i tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele il 29 settembre, dopo la riforma del calendario liturgico del 1969. Michele, il cui nome significa «Chi è come Dio?», manifesta la forza di Dio e l’umiltà di chi riconosce che nessuno è come il Creatore. Nel libro di Daniele è il grande principe che protegge il popolo di Dio, mentre nell’Apocalisse combatte contro il drago e gli angeli ribelli, diventando simbolo della lotta contro il male. Gabriele, «Fortezza di Dio», è il messaggero scelto per annunciare a Maria la nascita di Gesù: «Piena di grazia». Aveva già annunciato a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista, mostrando il legame tra Antico e Nuovo Testamento. Attraverso Gabriele Dio comunica all’umanità il messaggio decisivo della salvezza. Raffaele, «Medicina di Dio», compare nel libro di Tobia, dove accompagna Tobia nel viaggio, lo protegge, lo guida al matrimonio con Sara e intercede per la guarigione del padre Tobia. Prima di rivelare la propria identità, insegna alla famiglia a vivere nella preghiera e nella fiducia in Dio. Michele, Gabriele e Raffaele mostrano così tre forme della missione celeste: proteggere, annunciare e guarire. La loro presenza nella Scrittura ricorda che Dio non abbandona l’uomo, ma lo accompagna attraverso i suoi messaggeri. Michele ci invita a scegliere Dio nella lotta contro il male; Gabriele a diventare messaggeri della Buona Notizia; Raffaele a farci compagni di viaggio di chi è fragile e ferito. Gli arcangeli non attirano l’attenzione su se stessi, ma orientano sempre verso Dio. La loro festa diventa quindi un invito a riconoscere che anche noi siamo chiamati a essere, nel nostro piccolo, custodi, annunciatori e compagni di viaggio per gli altri. per noi oggi 1. San Michele ci ricorda che esiste una lotta contro il male e che non tutto può essere accettato in nome del compromesso. Noi da che parte stiamo quando il bene ci chiede di prendere posizione e rischiare qualcosa? 2. Gabriele porta a Maria l’annuncio che cambia la storia: Dio si affida a un messaggero per comunicare la sua volontà. Se Dio volesse parlare oggi attraverso di noi, troverebbe persone capaci di portare una parola di speranza? 3. Raffaele accompagna Tobia nel viaggio senza sostituirsi a lui, ma aiutandolo a camminare e crescere. Sappiamo davvero accompagnare chi ci è affidato, oppure vogliamo controllare tutto e decidere noi la strada degli altri?
Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente. 


lunedì 28 settembre 2026

28.09.2026 - Gb 1,6-22 - Lc 9,46-50 - Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande.

Dal libro di Giobbe - Gb 1,6-22

Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore.
Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand'ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

1. Giobbe: un uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male. Possedeva grandi ricchezze e conduceva vita onesta. Tutto, a casa sua, procedeva a gonfie vele; quando SATANA RISPONDENDO AL SIGNORE INIETTA IL SUO VELENO: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla?” “Stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!”
2. Il Signore accoglie la sfida di Satana. METTE PERÒ UN LIMITE NELLA PROVA. «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, MA NON STENDERE LA MANO SU DI LUI». IL POTERE ULTIMO È E RIMANE QUELLO DI DIO e Satana non potrà provarlo nel suo corpo, nella sua vita. Questa dovrà rimanere intatta. E così accade!
3. Grande è il dolore di Giobbe. Si alza, si straccia il mantello, si rade il capo, cade a terra, si prostra. Giobbe ha scoperto nella sua storia che tutto è dono: le cose, i figli sono solo dono di Dio e non più una propria conquista. L’UNICO OCCHIO CHE SCHIUDE A QUESTA NUOVA VISIONE DEL TUTTO È QUELLO DELLA FEDE: «IL SIGNORE HA DATO, IL SIGNORE HA TOLTO SIA BENEDETTO IL NOME DEL SIGNORE!».

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,46-50
In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Quando i discepoli discutono su chi sia il più grande, Gesù risponde con un gesto simbolico, mettendo un bambino accanto a sé, insegnando che la vera grandezza nel Regno di Dio si trova nell'umiltà e nella semplicità. Accogliere i piccoli nel nome di Gesù è accogliere Lui stesso e Dio. Quando Giovanni impedisce a un uomo di scacciare demoni nel nome di Gesù, perché non fa parte del gruppo, Gesù risponde che chi non è contro di loro è per loro. Questo insegna l'inclusività e l'apertura: ogni azione fatta in nome di Gesù è valida. La vera essenza del discepolato è servire con umiltà e accogliere chiunque agisca nel nome di Gesù.

 

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28.09 SANTI LORENZO RUIZ DI MANILA E 15 COMPAGNI

SANTI LORENZO RUIZ DI MANILA E 15 COMPAGNI
I 16 martiri di Nagasaki furono uccisi in Giappone tra il 1633 e il 1637, durante una violenta persecuzione contro i cristiani. La persecuzione fu scatenata dallo shogun Tokugawa Iemitsu, che ordinò l’arresto di quanti diffondevano la fede cristiana. Il gruppo comprendeva nove Domenicani, tre fratelli religiosi, due Terziarie Domenicane e due laici, provenienti da diverse nazioni. Avevano svolto il loro apostolato nelle Filippine, a Formosa e in Giappone, annunciando il Vangelo alle comunità perseguitate.
Furono catturati e rinchiusi nelle carceri di Nagasaki, dove subirono terribili torture. Molti furono sottoposti all’ana-tsurushi, una forma di supplizio che conduceva lentamente alla morte. Tra loro vi erano giapponesi, filippini, spagnoli, un francese e un italiano, uniti dalla stessa fede. Tra i martiri spicca Lorenzo Rúiz, padre di famiglia e primo martire delle Filippine. Gli Atti dei processi del 1637 e 1638, ritrovati nel XX secolo, permisero di riprendere la causa presso la Santa Sede.
Furono beatificati da Giovanni Paolo II nel 1981 a Manila e canonizzati a Roma nel 1987. La loro storia mostra che la fede non conosce confini di nazionalità, cultura o condizione sociale: davanti a Cristo tutti possono diventare testimoni. Il loro sangue divenne seme di fede, custodito dalla Chiesa anche attraverso le generazioni.
La loro testimonianza ci invita a non vivere la fede per abitudine, ma con coraggio, coerenza e fedeltà. I sedici martiri ci ricordano che la vera libertà cristiana consiste nel rimanere fedeli a Cristo, anche quando questa fedeltà costa tutto. per noi oggi 1. I 16 martiri di Nagasaki preferirono affrontare la morte piuttosto che rinnegare Cristo. Noi, davanti alle piccole pressioni quotidiane, abbiamo ancora il coraggio di dichiararci cristiani senza vergogna? 2. Tra quei martiri c’erano sacerdoti, religiosi, donne e un padre di famiglia: tutti testimoni della stessa fede. La santità non dipende dal ruolo che ricopriamo, ma dalla fedeltà con cui viviamo ciò che Dio ci ha affidato. 3. I persecutori volevano cancellare il cristianesimo dal Giappone, ma il sangue dei martiri divenne seme di fede. Forse oggi non ci viene chiesto di morire per Cristo, ma siamo disposti almeno a vivere per Lui, anche quando costa sacrificio e consenso?
Santi Lorenzo da Manila Ruiz e quindici compagni, martiri, che, preti, religiosi e laici, dopo aver seminato la fede cristiana nelle isole Filippine, a Taiwan e nel Giappone, per ordine del comandante supremo Tokugawa Yemitsu subirono in giorni diversi a Nagasaki in Giappone il martirio per amore di Cristo, ma vengono oggi celebrati tutti in un’unica commemorazione. 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN VENCESLAO Duca di Boemia, martire
Stochow, Praga, Repubblica Ceca, ca. 907 - Stará Boleslav, Repubblica Ceca, 929/935

Venceslao visse nel periodo in cui, in Boemia, il Cristianesimo era agli albori e l'attività apostolica e missionaria erano molto difficili e pericolose. Egli, profondamente religioso, contribuì alla diffusione del messaggio evangelico, promuovendo religiosamente e culturalmente il proprio popolo e, per la sua bontà e per la sua rettitudine, divenne il santo più popolare della Boemia.

BEATO LUIGI MONZA Sacerdote e fondatore
Cislago, Varese, 22 giugno 1898 - Lecco, 29 settembre 1954

Entrò in seminario a 18 anni dopo aver conosciuto la fatica del lavoro dei campi, le veglie nella notte per proseguire gli studi e la lotta per la sopravvivenza quotidiana della povera gente. Venne ordinato sacerdote il 19 settembre 1925. Dal suo cuore di padre nacque l'Istituto Secolare delle "Piccole Apostole della Carità".

BEATO INNOCENZO DA BERZO (Giovanni Scalvinoni) Sacerdote cappuccino
Niardo, Brescia, 19 marzo 1844 – Bergamo, 3 marzo 1890

A Bergamo, beato Innocenzo da Berzo (Giovanni) Scalvinoni, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che rifulse per lo straordinario amore nel diffondere la parola di Dio e nell’ascolto delle confessioni.
Data della traslazione il 28 settembre.

BEATO BERNARDINO DA FELTRE Religioso
Feltre, 1439 - Pavia, 28 settembre 1494

A Pavia, beato Bernardino da Feltre (Martino) Tomitano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che riportò ovunque buona messe dalla sua predicazione, istituì contro l’usura i cosiddetti Monti di Pietà e, uomo di pace, fu chiamato dal papa Sisto IV a ricomporre le discordie civili.

 

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