mercoledì 25 marzo 2026

25.03.2026 - Is 7,10-14; 8,10 - Eb 10,4-10 - Lc 1,26-38 - Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,10-14; 8,10

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi».

1. Acaz rifiuta di chiedere al Signore perché NON SI RITIENE DEGNO DI AVANZARE RICHIESTE. Acaz è un ORGOGLIOSO, mascherato da umile, che dice: NON LO MERITO E QUINDI LO RIFIUTO. Il vero umile avrebbe detto: lo ricevo in dono quindi grazie!

2. Tuttavia il SIGNORE È BUONO E NON SI ARRENDE, continua a persuadere il re, tramite Isaia, affinché accetti il dono. Isaia gli preannunzia profeticamente la nascita dell’Emmanuele, del Dio-con-noi, attraverso il SEGNO, DATO GRATUITAMENTE DAL SIGNORE, DEL PARTO DI UNA VERGINE.

3. IL PIANO DI DIO SI REALIZZA nonostante l’incredulità di Acaz. Per dimostrare che è Lui a condurre avanti tutto, il Signore dà un segno.

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 10,4-10

Fratelli, è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
«Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: “Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà”».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

1. La Lettera agli Ebrei mostra la novità dell’offerta che Cristo fa di sé stesso, perché IL SUO SÌ AL PADRE CONSISTE NELL’ADESIONE PIENA ALLA SUA VOLONTÀ D’AMORE per liberare l’uomo dal peccato, per sempre!

2. “Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte”. Dio vuole altro! che cosa vuole? Un corpo mi hai preparato. UN CORPO non da sacrificare a Dio, ma da assumere COME LUOGO IN CUI COMPIERE LA SUA VOLONTÀ.

3. Fare la volontà di Dio in un corpo significa: CERCARE DI VIVERE secondo il suo desiderio, CERCARE LA VOLONTÀ di Dio nel nostro impegno, nella storia, nelle relazioni con gli altri, nel rapporto con i beni della terra. QUESTO È CIÒ CHE DIO VUOLE DA NOI non che sacrifichiamo il nostro corpo per lui. Come MARIA.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
Maria Santissima nella sua umiltà non mette in dubbio le parole dell’Angelo che le rivelano la volontà del Signore, ma si interroga su cosa debba fare per corrispondervi meglio. L’angelo le dice che non deve cambiare assolutamente niente nella sua condotta di vita, perché farà tutto il Signore nella sua onnipotenza, come ha fatto per sua cugina Elisabetta. Ti fidi della Provvidenza con cui Dio ti aiuta concretamente nella tua vita?
Maria si fida, e con coraggio dice “sì” a Dio. Sceglie di essere la "serva del Signore", sceglie di ascoltare/accogliere, cioè, fidarsi della parola tanto da obbedire ad essa. 
Solo la libertà che si allea con la Grazia di Dio diventa onnipotente, cioè può tutto. Oggi è la festa di Colei che è onnipotente per Grazia.

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Maria risponde di sì, che sia fatta non la sua ma la volontà di Dio. È la stessa “risposta” che darà Gesù nell'ora della prova. Siamo disposti a non seguire la nostra volontà ma quella di un altro?

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LECTIO DIVINA - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

OMELIA - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

 

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25.03 ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

L’Annunciazione a Maria di Nazareth (Lc 1,26-37) è un momento unico nella storia della salvezza, in cui Dio si manifesta a una creatura ordinaria e suscita eventi straordinari. Nazareth e Maria, apparentemente insignificanti, diventano protagoniste della misericordia divina: il saluto dell’Angelo – «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» – non solo conferma la grazia ricevuta, ma trasforma Maria e le apre nuovi orizzonti. Maria, turbata dall’incontro, non risponde subito, ma si prende tempo per meditare e dialogare interiormente con Dio, mostrando come ogni vera risposta divina richieda riflessione e ascolto profondo.

L’Angelo annuncia la nascita di Gesù, il Figlio dell’Altissimo, collegandolo alle profezie di Isaia e Natan, e Maria chiede spiegazioni: non per dubbio, ma per comprendere come donarsi pienamente al progetto divino. Questo sconcerto sottolinea che accogliere Dio implica spogliarsi di sé e collaborare con Lui, anche di fronte a misteri che superano la comprensione umana. Lo Spirito Santo compirà l’opera creatrice, rendendo Maria immacolata e madre del Cristo senza perdere la sua verginità.

Il frutto dell’incontro è unico: Maria, piena di grazia, si dichiara «serva del Signore» e accoglie la Parola divina: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il suo sì genera Gesù, Frutto Benedetto, e dimostra che l’ascolto attento, la disponibilità e il dialogo con Dio conducono a risultati che trascendono la capacità umana di previsione o controllo. L’Annunciazione mostra che l’incontro con Dio, se accolto con fede, produce santità e vita nuova, cambiando la storia attraverso il piccolo e l’umile.

 

Per noi oggi

1. Dio sceglie ciò che il mondo considera piccolo.
Come Maria, possiamo essere strumenti straordinari quando ci apriamo alla volontà di Dio, indipendentemente dalla nostra apparente insignificanza.

2. Il tempo di riflessione è parte della fede.
Non sempre si risponde subito alla chiamata divina: meditare e dialogare con Dio prepara a un sì maturo e fecondo.

3. La disponibilità genera frutti ineguagliabili.
Accogliere la Parola con cuore aperto trasforma la vita e permette che il divino operi in modo straordinario, spesso oltre ogni logica umana.


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DIO NON È LONTANO: PARLA E CHIAMA ALL’AMICIZIA.

DIO NON È LONTANO: PARLA E CHIAMA ALL’AMICIZIA.

Durante l’udienza generale del 14 gennaio 2026, Papa Leone XIV ha invitato i fedeli a riscoprire la Costituzione dogmatica Dei Verbum, uno dei testi fondamentali del Concilio Vaticano II, definendola tra i documenti “più belli e importanti” del Concilio. Al centro della sua catechesi, il tema della relazione di amicizia tra Dio e l’umanità, resa possibile attraverso Gesù Cristo.

Il Papa ha ricordato che Dio non resta distante o silenzioso, ma parla all’uomo e instaura con lui un dialogo vero, profondo, personale. In Gesù, Dio si è fatto uomo per ristabilire il dialogo spezzato dal peccato e fondare una nuova ed eterna alleanza, il cui unico fondamento è l’amore. Questa alleanza rende l’uomo capace di somigliare a Dio e di entrare in una relazione autentica con Lui.

Secondo Dei Verbum, la rivelazione divina ha il carattere dell’amicizia: Dio si rivela parlando, condividendo la sua identità, non per trasmettere semplici informazioni ma per creare comunione. La Parola di Dio non è paragonabile alle parole superficiali o vuote, ma è una parola che costruisce alleanza, genera intimità e invita l’uomo a rispondere.

Il Papa ha indicato due pilastri fondamentali per vivere questa amicizia: l’ascolto della Parola e la preghiera. L’ascolto permette alla Parola di penetrare nel cuore e nella mente, mentre la preghiera è il luogo in cui l’uomo risponde, si rivela a Dio e scopre se stesso. Leone XIV ha sottolineato l’importanza sia della preghiera liturgica e comunitaria, in cui Dio parla attraverso la Chiesa, sia della preghiera personale, indispensabile per la vita cristiana e per l’evangelizzazione.

Concludendo, il Papa ha lanciato un invito diretto e semplice: se Gesù ci chiama suoi amici, non possiamo lasciare questa chiamata senza risposta.

 

PER NOI OGGI

1.     Viviamo la fede come relazione o come abitudine? L’amicizia con Dio chiede dialogo, tempo e ascolto, non solo gesti automatici.

2.     Sappiamo ancora ascoltare davvero? In un mondo rumoroso, l’ascolto della Parola diventa un atto controcorrente.

3.     Che spazio ha la preghiera nella nostra agenda? Senza un tempo reale per Dio, anche l’annuncio cristiano si svuota.

martedì 24 marzo 2026

24.03.2026 - Nm 21,4-9 - Gv 8,21-30 - Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono.

Dal libro dei Numeri - Nm 21,4-9

In quei giorni, gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
1. Il popolo è scoraggiato della fatica e delle difficoltà che deve affrontare, addirittura per mancanza di acqua e di cibo che invece in Egitto avevano a sufficienza. Ma allora l'aver seguito questo Dio è una disgrazia? LA FATICA PRODUCE INCAPACITÀ A FIDARSI ED A REGGERE IL CAMMINO VERSO LA LIBERTÀ.

2. Quando ci sentiamo "MORSI" dai serpenti allora è più che mai necessario ALZARE GLI OCCHI verso Colui che è stato innalzato e staccarli un po' da noi. SENZA DI LUI "moriamo nei nostri peccati", CON LUI il veleno di questi sentimenti non riesce ad andare in profondità e non ci uccide.

3. MOSÈ INTERCEDE E COSTRUISCE UN SEGNO: un serpente di bronzo. A CHI GUARDERÀ, ELEVANDO IN ALTRO LO SGUARDO, SARÀ OFFERTA LA SALVEZZA. Non era il serpente che guariva il malato, ma il Signore a cui rivolgi lo sguardo. Abbi fede!

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,21-30
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

 

Gesù rivela la sua origine divina, distinguendosi dal mondo e annunciando che solo chi crede in Lui sarà salvato. I farisei non comprendono che Egli è il Figlio di Dio, mandato dal Padre. La croce sarà la rivelazione suprema della sua identità e missione. Le sue parole toccano molti cuori, portandoli alla fede.
Il segreto di Gesù è nella sua relazione con il Padre. È proprio in questa compagnia che Egli può affrontare ogni cosa, anche il buio della Croce. Egli potrà anche sentirsi solo ma saprà sempre di non esserlo veramente.
Prova a domandarti: come porto io la croce? Soltanto come un simbolo di appartenenza a un gruppo religioso? Ho imparato a portarla sulle spalle, dove fa male? Ognuno di noi oggi guardi il Crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati.

 

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24.03 SANTA CATERINA DI SVEZIA, VERGINE, FIGLIA DI SANTA BRIGIDA

SANTA CATERINA DI SVEZIA

Santa Caterina di Svezia (1331–1381), quarta figlia di santa Brigida, condivise sin da piccola la tensione alla virtù e ricevette rivelazioni celesti. Affidata a un monastero a sette anni, maturò presto il desiderio di dedicarsi a Dio. In giovanissima età sposò il nobile Edgard van Kyren, ma convinse il marito a vivere nel voto di verginità; insieme cercarono la perfezione cristiana e si dedicarono ad opere di carità. La morte del marito nel 1350 segnò l’inizio di una vita di totale consacrazione a Dio.

Dopo la perdita del coniuge, Caterina declinò altre proposte matrimoniali e visse con la madre Brigida, intraprendendo numerosi pellegrinaggi, affrontando pericoli sempre superati grazie a interventi soprannaturali. Dedicò fino a quattro ore al giorno alla preghiera e alla contemplazione, meditando sulle sofferenze di Cristo, e assistette la madre sul letto di morte nel 1373, provvedendo al suo sepolcro a Vadstena.

Caterina favorì il consolidamento dell’Ordine del Santissimo Salvatore (brigidine), ottenendo da papa Urbano VI nel 1378 l’approvazione della Regola. A Roma strinse un legame con santa Caterina da Siena e sostenne la legittimità di Urbano VI durante lo Scisma d’Occidente, continuando l’opera diplomatica iniziata dalla madre. Tornata in Svezia, divenne badessa a Vadstena e dedicò la vita all’insegnamento spirituale e alla scrittura, componendo opere come Consolazione dell’Anima. La tradizione la ricorda anche per miracoli, tra cui la protezione di un cervo e il salvataggio di Roma da una piena del Tevere.

Santa Caterina di Svezia visse una vita di obbedienza, preghiera e carità concreta, consolidando la spiritualità brigidina e sostenendo la Chiesa in tempi difficili. La sua testimonianza sottolinea l’importanza della dedizione totale, della fedeltà a Dio e della protezione dei valori eterni.

 

Per noi oggi

1. La santità richiede coerenza tra azione e convinzione.
Caterina dimostra che vivere valori cristiani significa praticarli concretamente, anche quando comportano sacrifici personali.

2. La fede non è isolamento, ma impegno nel mondo.
Attraverso pellegrinaggi, mediazioni e sostegno alla Chiesa, Caterina mostra che la santità include l’azione sociale e politica.

3. La devozione è protezione e servizio.
Come il cervo che la salvò, la vera santità agisce come scudo per gli altri, intervenendo concretamente per preservare vite e comunità.

1331 - 24 marzo 1381

 

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lunedì 23 marzo 2026

23.03.2026 - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62 - Gv 8,1-11 - Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.

Dal libro del profeta Daniele - Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62

In quei giorni, abitava a Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkìa, di rara bellezza e timorata di Dio. I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
In quell’anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: «L’iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo». Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi.
Mentre aspettavano l’occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. Non c’era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. Susanna disse alle ancelle: «Portatemi l’unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno».
Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
I servi di casa, all’udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa le stava accadendo. Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. Rivolti al popolo dissero: «Si faccia venire Susanna, figlia di Chelkìa, moglie di Ioakìm». Mandarono a chiamarla ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore. Gli anziani dissero: «Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle. Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l’ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni». La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte.
Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d’Israele? Avete condannato a morte una figlia d’Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell’anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l’uno dall’altro e io li giudicherò».
Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l’angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d’Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l’angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
Allora tutta l’assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.

1. Due vecchi depravati, ELETTI GIUDICI DAL POPOLO si invaghiscono di Susanna. Poiché resiste e si rifiuta, tentano il solito vile ricatto: O ACCETTI un rapporto sessuale O GRIDIAMO che qui c’era un giovane e così ti disonoriamo davanti a tutti. Giudici CORROTTI…

2. Susanna PREFERISCE RISCHIARE DI MORIRE. “Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, TU LO SAI che hanno deposto il falso contro di me! IO MUOIO INNOCENTE di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E IL SIGNORE ASCOLTÒ LA SUA VOCE.
Suscita le urla di un giovinetto… LA PROVVIDENZA…

3. “Allora TUTTA l'assemblea diede in grida di gioia e BENEDISSE DIO CHE SALVA COLORO CHE SPERANO IN LUI. In quel giorno FU SALVATO IL SANGUE INNOCENTE. E da quel giorno in poi Daniele DIVENNE GRANDE di fronte al popolo.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,1-11
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Una donna tanto odiata da essere trascinata seminuda e lacera e piena di vergogna di fronte a Gesù. Su tutte queste storie si posa uno sguardo d’amore. Lo sguardo di Gesù. Che oltrepassa la legge, per applicare la legge dell’amore e del perdono.
Gesù si siede ad insegnare. Si siede per scrivere per terra davanti all’adultera che sta per essere condannata. Si siede davanti al bisogno e alla fragilità umana. Si alza solo per caricarsi di tutti i peccati. Le pietre lasciate a terra si uniscono, e Lui diventa l’unica pietra scartata e diventata testata d’angolo, affinché a ognuno di noi si possa dire: “Va’, e non peccare più”.

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Il nostro cuore è voglioso di condannare e di mettere alla prova Dio e la sua bontà, ma Gesù non condanna, non emette sentenze ma pone domande, non sarebbe il caso di imitarlo?

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23.03 SAN TURIBIO DE MOGROVEJO, VESCOVO DI LIMA

SAN TURIBIO DI MOGROVEJO

San Turibio di Mogrovejo (1538–1606) fu arcivescovo di Lima e missionario instancabile nel Nuovo Mondo. Nato in Spagna da famiglia nobile, studiò diritto e divenne docente e giudice. Nonostante fosse laico e con poca esperienza ecclesiastica, fu scelto da papa Gregorio XIII come arcivescovo di Lima su segnalazione di re Filippo II. Accettò con umiltà, ricevette l’ordinazione sacerdotale e la consacrazione episcopale, e partì per l’America consapevole della sua missione: rendere felice solo Nostro Signore.

Arrivato a Lima nel 1581, trovò una Chiesa debole e moralmente decadente, con interferenze dei viceré e pochi religiosi disponibili. Turibio riformò il clero, promosse il III Concilio Limense (1582–1583), istituì il primo seminario americano e curò l’evangelizzazione degli indigeni nelle loro lingue: spagnolo, quechua e aymara. Sostenne la catechesi per bambini, adulti e analfabeti, e aumentò il numero delle parrocchie da 150 a 250, collaborando con missionari francescani e domenicani.

Instancabile, percorreva chilometri a piedi, visitando villaggi e capanne degli indigeni, guidando spiritualmente e materialmente i bisognosi. Fondò scuole, ospedali, conventi e chiese e creò un contatto personale con i fedeli, dimostrando che l’amore concreto e l’impegno quotidiano sono la vera testimonianza cristiana. Cresimò decine di migliaia di persone e fu padre spirituale di futuri santi come Martino de Porres, Francesco Solano e Rosa da Lima, della quale scelse il nome.

Turibio visse con uno sguardo costante al cielo: considerava il presente come occasione per guadagnarsi la vita eterna e metteva Dio al centro di ogni azione. La sua santità nasce dalla dedizione totale, dalla cura pratica dei fedeli e dalla passione per la verità e la giustizia evangelica.

 

Per noi oggi

1. La santità si costruisce con azioni concrete, non solo con devozione privata.
Turibio camminava, parlava, insegnava e visitava ogni villaggio: la fede senza azione resta sterile.

2. La missione richiede sacrificio e fatica reale.
Migliaia di chilometri a piedi e una vita instancabile dimostrano che la santità costa impegno quotidiano.

3. Il tempo è il nostro tesoro più prezioso.
Ogni istante è opportunità per fare del bene; ignorare il presente significa perdere eternità, come ricordava Turibio.

Mayorga de Campos - León (Spagna), 16 novembre 1538 (1536?) - Saña (Perú), 23 marzo 1606

NELLO STESSO GIORNO: 
BEATA SIBILLINA BISCOSSI DOMENICANA
Pavia 1287 - 1367
A Pavia, beata Sibillina Biscossi, vergine, che, rimasta cieca dall’età di dodici anni, visse per sessantacinque anni in clausura presso la chiesa dell’Ordine dei Predicatori, illuminando con la sua luce interiore i molti che ricorrevano a lei.

 

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