lunedì 13 luglio 2026

13.07.2026 - Is 1,10-17 - Mt 10,34-11,1 Sono venuto a portare non pace, ma spada.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 1,10-17

Ascoltate la parola del Signore,
capi di Sòdoma;
prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio,
popolo di Gomorra!
«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero?
– dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me,
chi richiede a voi questo:
che veniate a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili;
l’incenso per me è un abominio,
i noviluni, i sabati e le assemblee sacre:
non posso sopportare delitto e solennità.
Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste;
per me sono un peso,
sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani,
io distolgo gli occhi da voi.
Anche se moltiplicaste le preghiere,
io non ascolterei:
le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».

1. Il Signore si rivolge ai capi del suo popolo e al suo popolo. PERCHÉ MI OFFRITE I VOSTRI SACRIFICI SENZA NUMERO? L’offerta è sempre inutile quando non è il frutto di un cuore purificato o di un cuore che la offre per essere purificato, santificato, rigenerato. Il grido del Signore va ascoltato. IL SUO POPOLO DEVE SMETTERE DI PRESENTARE OFFERTE INUTILI, FRUTTO DI UN CUORE IMMERSO NELL’IDOLATRIA E NELL’IMMORALITÀ.

2. Anche noviluni e feste il Signore detesta, Sono per lui un peso, LUI È STANCO DI SOPPORTARE QUESTE COSE FATTE DALL’UOMO IN SUO ONORE. Perché? Il Signore è stanco perché non è a Lui che queste cose vengono offerte, ma ad un’idea che l’uomo si è fatta di Lui, ad una verità che lui si è costruita di Dio.

3. Ecco che IL SIGNORE INDICA COSA DEVE FARE IL SUO POPOLO: deve lavare, purificare ogni iniquità, deve allontanare dagli occhi del Signore il male delle sue azioni. Deve cercare la giustizia, soccorrere l’oppresso e rendere giustizia all’orfano, difendere la causa della vedova. AL SUO POPOLO IL SIGNORE CHIEDE SOMMO RISPETTO E SOMMO AMORE PER LE CATEGORIE PIÙ DEBOLI: OPPRESSI, ORFANI E VEDOVE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,34-11.1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

La separazione, la spada, la divisione non sono operate direttamente da Cristo Gesù. Gesù non divide, unisce. Gesù non porta guerra, ma pace. Gesù non mette odio nei cuori, ma carità, amore. 
È la verità, la fede, la Parola, il Vangelo che separa, perché accogliendo la Buona Novella si entra e si percorre anche la strada che la Buona Novella traccia per coloro che l’accolgono.  La via della verità è separata da quella della falsità e quella del bene da quella del male; quella della giustizia da quella dell’ingiustizia e quella della Parola di Dio da quella della parola degli uomini. 
Gesù, la sua Parola, il suo Vangelo devono essere scelti come il bene supremo che dà valore di bene ad ogni altro bene. Ogni altro bene riceve valore di bene se portato nella sua verità, nel suo Vangelo, nella sua Parola.  Questo vale per il padre, la madre, il figlio, la figlia, la moglie, il marito, ogni altra persona più cara. Gesù al centro del cuore trasforma ogni rapporto, lo porta a verità, lo conduce a compimento. 

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«Non crediate...» ci dice Gesù. Non vaghe congetture ma radicalità, senza accomodamenti. Credere ad ogni costo. Anche della pace domestica. Qual è dunque la nostra idea di Gesù e della fede che ci chiede?

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13.07 - SANTA CLELIA BARBIERI

SANTA CLELIA BARBIERI
La beata Clelia Barbieri nacque il 13 febbraio 1847 alle Budrie, presso Bologna, in una famiglia semplice ma profondamente cristiana. Fin dall’infanzia ricevette dalla madre una solida educazione alla fede, imparando ad amare Dio e desiderando la santità. Rimasta orfana di padre a soli otto anni, trovò nella preghiera e nella vicinanza alla chiesa la forza per affrontare le difficoltà della vita. Ammessa eccezionalmente alla Prima Comunione a undici anni, visse una profonda esperienza spirituale che segnò per sempre il suo cammino. Da quel momento il Crocifisso, l’Eucaristia e la Madonna Addolorata divennero il centro della sua esistenza. Pur dedicandosi ai lavori umili della campagna, trasformava ogni attività in un atto d’amore verso Dio, insegnando alle compagne a lavorare con gioia, pregando e parlando del Signore. In lei si unirono mirabilmente la dimensione contemplativa e quella apostolica: amava il silenzio e l’adorazione, ma sentiva anche il bisogno di andare incontro ai poveri, ai malati e ai giovani da educare nella fede. Entrò tra gli Operai della Dottrina Cristiana distinguendosi per zelo e capacità catechistiche, fino a diventare punto di riferimento per molti. Rifiutò diverse proposte di matrimonio per consacrarsi totalmente a Cristo e, insieme ad alcune compagne, fondò nel 1868 la Congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata. La nuova comunità nacque nella povertà ma animata da una straordinaria fiducia nella Provvidenza. Clelia guidò le sue sorelle con l’esempio, la carità e una fede incrollabile, tanto che tutti iniziarono a chiamarla affettuosamente “Madre”. Colpita dalla tubercolosi, affrontò la malattia con serenità e spirito di offerta, lasciando parole profetiche sul futuro della sua famiglia religiosa. Morì il 13 luglio 1870, a soli ventitré anni, diventando la più giovane fondatrice nella storia della Chiesa. Ancora oggi il suo esempio testimonia che la santità non dipende dalla durata della vita, ma dall’intensità dell’amore con cui viene vissuta. Per noi oggi 1. Clelia aveva solo 23 anni quando morì eppure lasciò un’opera che continua ancora oggi. Noi, con tanti mezzi e opportunità, quale traccia di bene stiamo lasciando? 2. In una società che cerca la felicità nel possesso e nell’apparenza, Clelia insegna che la vera gioia nasce dall’Eucaristia, dal servizio e dal dono di sé. 3. Molti pensano che la preghiera allontani dal mondo; Clelia dimostra il contrario: chi incontra davvero Cristo diventa più vicino ai poveri, ai giovani e a chi soffre.
San Giovanni in Persiceto, Bologna, 13 febbraio 1847 - 13 luglio 1870
   A Budrie in Romagna, santa Clelia Barbieri, vergine, che si adoperò per il bene spirituale della gioventù femminile e fondò la Congregazione delle Minime della Vergine Addolorata per la formazione umana e cristiana specialmente delle ragazze povere e bisognose. 
 
NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ENRICO II Imperatore
973 - Bamberga, Germania, 13 luglio 1024

Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.

 

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domenica 12 luglio 2026

Is 55,10-11 - Rm 8,18-23 - Mt 13,1-23 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 12 Luglio 2026
Dal libro del profeta Isaìa Zc 9,9-10
 
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

1. Isaia paragona la capacità della pioggia e della neve a quella della Parola di Dio. PIOGGIA E NEVE SONO UN BENE IRRINUNCIABILE PER LA TERRA che da loro viene irrigata e fecondata.

2. Così è della Parola di Dio. Tu non ne puoi fare a meno. Il progetto che Dio ha su di te si realizzerà NELLA MISURA DEL TUO ASCOLTARE ACCOGLIERE E TRADURRE IN VITA QUOTIDIANA la Parola di Dio.

3. Forse molti cristiani inacidiscono e appassiscono dentro il susseguirsi di giorni non irrorati né fecondati dalla PAROLA che VEICOLA A NOI GIORNALMENTE CIÒ CHE È ASSOLUTAMENTE NECESSARIO AL NOSTRO GERMOGLIARE E FIORIRE FRUTTIFICANDO IL BENE.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,18-23
 
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

1. Paolo presenta la realtà del momento attuale in contrapposizione con la prospettiva eterna e futura. Adesso siamo in una situazione di sofferenza ma QUESTO NON È UN ARGOMENTO CONTRARIO ALLA GLORIA FUTURA che sarà rivelata in noi; ci è promessa una pienezza di vita. GIÀ e NON ANCORA della salvezza: già salvi ma non ancora pienamente.

2. La creazione stessa dice l'apostolo geme e soffre. Come una donna partoriente è segnata dal dolore nel momento grandioso del parto, la vita nasce dal dolore ma NEL MOMENTO IN CUI IL FIGLIO È NATO IL DOLORE È SUPERATO E C'È UNA GIOIA GRANDE PERCHÉ È NATA LA VITA. Apri il tuo orizzonte non fermarti solo al momento presente!

3. NOI che abbiamo le primizie dello Spirito dice l'apostolo GEMIAMO INTERIORMENTE ASPETTANDO L'ADOZIONE A FIGLI, cioè aspettando che si realizzi in pienezza quello che ci è già stato concesso: SIAMO GIÀ DIVENTATI FIGLI MA NON LO SIAMO ANCORA PIENAMENTE e nonostante le difficoltà del tempo presente tendiamo verso la pienezza futura verso il compimento. Buon cammino...

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
1. Gesù è uscito dal Padre, È VENUTO NEL MONDO PER PORTARE IL SEME DELLA PAROLA E PER FAR GERMOGLIARE IL REGNO DI DIO. La gente fa fatica a seguirlo e molti lo lasciano DA COSA DIPENDE QUESTO FALLIMENTO? Dal seminatore, dal seme oppure dal terreno dove il seme va a cadere? È SUL TERRENO CHE DOBBIAMO LAVORARE... Buon lavoro…
2. QUATTRO TERRENI PRESENTI IN NOI: 1. LA STRADA, un terreno duro: in un cuore duro e rigido il seme non entra. 2.  IL TERRENO ROCCIOSO CON POCA TERRA: un cuore che accoglie il seme ma non ha terra per le radici, muore. (è l’entusiasmo senza la fatica del quotidiano) 3.IL TERRENO SPINOSO: un cuore soffocato dalle preoccupazioni della vita, il seme muore (le spine non fanno entrare la luce per il seme) 4. IL TERRENO BUONO: il cuore bello che accoglie il seme e lo fa crescere (è la bella persona). TUTTO CIÒ È PRESENTE IN NOI!
3. Prendiamo COSCIENZA della nostra realtà NON SCORAGGIAMOCI LAVORIAMO i vari terreni che ci sono in noi RINNOVIAMO LA FIDUCIA nella forza del seme, e accadrà che quel seme produrrà in noi il 100, 60 e il 30. CORAGGIO…
BUONA DOMENICA...

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«Al cammello basta poco cibo. Egli lo conserva dentro di sé, finché non ritorna alla stalla, lo fa risalire in bocca, lo rumina fino a che non entra nelle sue ossa e nella sua carne. Il cavallo, invece, ha bisogno di una grande quantità di cibo; mangia ogni momento ed espelle subito quello che ha mangiato. Non imitiamo il cavallo, imitiamo invece il cammello: custodiamo il seme della Parola di Dio in noi perché porti frutto». 

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LECTIO DIVINA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)



Lc 13,22-30 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE
Domenica 12 luglio 2026

 + Lettura del Vangelo secondo Luca 13,22-30

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
1. SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA. Per la PORTA STRETTA entra «chi ha addosso l'odore delle pecore», l'operaio di Dio con le mani segnate dal lavoro, dal cuore buono. È LA PORTA DEL SERVIZIO…

2. MOLTI CERCHERANNO DI ENTRARE, MA NON CI RIUSCIRANNO. I MOLTI sono coloro che credono di avere addosso l'odore di Dio, presi tra incensi, riti e preghiere, e di questo si vantano. SONO DEGLI ILLUSI…

3. E quelli che bussano alla PORTA ORMAI CHIUSA sono coloro che hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessuna azione per i fratelli. NON BASTA MANGIARE GESÙ CHE È IL PANE, OCCORRE FARSI PANE. OGGI…

BUONA DOMENICA…

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12.07 - SAN GIOVANNI GUALBERTO

SAN GIOVANNI GUALBERTO
San Giovanni Gualberto (995-1073), nato nei dintorni di Firenze da famiglia nobile, è ricordato come uno dei grandi riformatori della Chiesa medievale. La tradizione racconta che, incontrato l’assassino di suo fratello, invece di vendicarsi scelse di perdonarlo, compiendo un gesto che cambiò la sua vita. Entrò nel monastero di San Miniato al Monte, ma ben presto ne uscì quando scoprì che l’abate aveva ottenuto la carica attraverso la simonia, cioè comprandola con il denaro. Assetato di autenticità evangelica, trascorse un periodo con gli eremiti di Camaldoli e successivamente si stabilì tra i boschi di Vallombrosa, dove fondò verso il 1038 la Congregazione benedettina vallombrosana. La nuova comunità si distingueva per la rigorosa vita comune, la povertà, la fedeltà alla Regola e il rifiuto di privilegi e protezioni umane. In un tempo in cui molti ecclesiastici erano coinvolti in interessi mondani, Giovanni Gualberto si fece promotore di una profonda riforma della Chiesa, combattendo la corruzione e richiamando tutti alla santità. I suoi monaci non rimasero chiusi nei monasteri, ma predicarono con coraggio per difendere la purezza della fede e la dignità del ministero sacerdotale. Collaborò con il movimento che preparò la grande riforma gregoriana e contribuì al rinnovamento del clero. La sua autorevolezza morale era così grande che i cittadini di Firenze affidavano ai suoi monaci compiti di grande responsabilità. Prima di morire nel monastero di Passignano, lasciò ai suoi figli spirituali un insegnamento centrato sul vincolo della carità, fondamento della vita cristiana. Canonizzato nel 1193, continua a essere esempio luminoso di amore alla verità, fedeltà alla Chiesa e coraggio evangelico. Nel 1951 fu proclamato patrono del Corpo Forestale Italiano, quasi a ricordare il profondo legame tra la sua esperienza spirituale e le foreste di Vallombrosa che custodirono la sua vocazione. Per noi oggi 1. San Giovanni Gualberto non si limitò a denunciare il male: ebbe il coraggio di cambiare vita. Noi siamo pronti a convertirci o preferiamo lamentarci senza agire? 2. In un mondo dove il compromesso è spesso considerato necessario, il santo ci ricorda che la verità non è negoziabile e che la coerenza ha sempre un prezzo. 3. Parlare di riforma della Chiesa è facile; vivere nella carità, nella povertà e nell’esempio personale è molto più difficile. Da dove stiamo iniziando noi?
Firenze, 985/995 - Passignano Val di Pesa (FI) 12 luglio 1073
   A Passignano in Toscana, san Giovanni Gualberto, abate, che, soldato fiorentino, perdonò per amore di Cristo l’uccisore di suo fratello e, vestito poi l’abito monastico, desideroso di condurre una vita di maggior rigore, gettò a Vallombrosa le fondamenta di una nuova famiglia monastica. 

 

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI NABORE E FELICE MARTIRI

IV sec.

A Milano, santi Nábore e Felice, martiri, che, soldati provenienti dalla Mauritania, nell’odierna Algeria, si narra che abbiano patito a Lodi il martirio durante le persecuzioni e siano stati poi sepolti a Milano.

 

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sabato 11 luglio 2026

11.07.2026 - Pr 2,1-9 - Mt 19,27-29 - Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto.

Dal libro dei Proverbi - Pr 2,1-9

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l'intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l'argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l'equità e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene.
1. Il padre e la madre indicano al figlio il PRINCIPIO PRIMO DELLA SAPIENZA: STARE LONTANO DAI MALVAGI. Non percorrere le sue vie. Il figlio dovrà ACCOGLIERE le parole della sapienza che il padre e la madre gli rivolgono e CUSTODIRLE nel suo cuore e nella sua mente per tutta la vita.

Al figlio viene insegnato che L’INTELLIGENZA VA INVOCATA, VA CHIESTA. ANCHE LA PRUDENZA deve essere chiesta e invocata. Allora il figlio dovrà imparare ad ASCOLTARE, CUSTODIRE E PREGARE, ma non è sufficiente: LA SAPIENZA RICHIEDE UNA RICERCA CONTINUA, COSTANTE, ININTERROTTA.

Se il figlio sarà fedele a questo insegnamento che il padre gli sta porgendo, LUI COMPRENDERÀ IL TIMORE DEL SIGNORE E TROVERÀ LA CONOSCENZA DI DIO. Godrà dei frutti della Sapienza e comprenderà l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 19,27-29

In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Cosa ci guadagniamo a seguire Gesù? Nessuno fa nulla per nulla. Solo Dio dona gratuitamente, da cui la parola Grazia, cioè gratis. Gesù conosce bene il cuore dell'uomo e, sapendo questo nostro volere il contraccambio per quello che facciamo, promette di avere il centuplo quaggiù e la vita eterna nell'aldilà.
Ma cosa vuol dire “lasciare tutto”? Esattamente il contrario di tutto, ovvero, il superfluo; Gesù ci offre la libertà chiedendoci di staccarci da ciò che ci rende dipendenti, frustrati, affannati, felici a metà o addirittura infelici. Distingue i bisogni veri da quelli apparenti. Le rinunce di cui ci parla non sono misurabili, il guadagno ha un peso inestimabile nel cuore. Chiamasi vita eterna, cioè dare senso al mio vivere quotidiano.
Siate in pace, perché Gesù lo sa bene qual è il nostro vero bisogno. Non denaro, stima e conoscenze, ma, semplicemente, l’amore.

 

11.07 - SAN BENEDETTO DA NORCIA - PATRONO D'EUROPA

SAN BENEDETTO DA NORCIA - PATRONO D'EUROPA
San Benedetto da Norcia (480-547), proclamato Patrono d’Europa da Paolo VI, è una delle figure più luminose della storia cristiana. Nato in un’epoca segnata dalla caduta dell’Impero Romano e dalle invasioni barbariche, comprese fin da giovane che il senso della vita si trova nella ricerca di Dio. Lasciò Roma e i suoi studi per ritirarsi nella solitudine di Subiaco, dove maturò spiritualmente attraverso la preghiera, la penitenza e la lotta contro le tentazioni. Dopo anni di vita eremitica fondò numerosi monasteri, fino a stabilirsi a Montecassino, centro spirituale destinato a segnare la storia dell’Occidente. Qui scrisse la celebre Regola, fondata sull’equilibrio tra Ora et Labora, preghiera e lavoro, indicando una via concreta di santità. Per Benedetto ogni attività umana doveva essere orientata alla gloria di Dio, attraverso l’obbedienza, l’umiltà e la carità fraterna. I monasteri benedettini divennero luoghi di fede, cultura, accoglienza e promozione umana, contribuendo alla nascita della civiltà europea. In essi vennero custoditi manoscritti antichi, tramandate conoscenze e valorizzato il lavoro come partecipazione all’opera creatrice di Dio. Benedetto insegnò ai suoi monaci a vivere come una famiglia spirituale, fondata sul rispetto reciproco e sulla condivisione dei beni. La sua spiritualità mostrò che non esiste opposizione tra contemplazione e azione, ma che entrambe si illuminano reciprocamente quando sono vissute per amore del Signore. Attraverso la stabilità, la disciplina e la fedeltà quotidiana, il santo educò generazioni di uomini alla perseveranza nel bene. La sua Regola, ancora oggi seguita da migliaia di monaci e monache nel mondo, conserva una sorprendente attualità. Essa propone uno stile di vita equilibrato, capace di armonizzare interiorità, relazioni e responsabilità. La sua vita fu interamente guidata dalla sete di salvezza e dal desiderio di condurre le anime a Cristo. Ancora oggi il suo esempio richiama l’Europa alle sue radici cristiane e invita ogni credente a riscoprire il primato di Dio nella propria esistenza. Per noi oggi 1. Viviamo immersi nel rumore e nella fretta, ma San Benedetto ci ricorda che senza il silenzio non ascolteremo mai Dio né comprenderemo davvero noi stessi. 2. Oggi si esalta il successo personale; Benedetto insegna invece che la vera grandezza nasce dall’umiltà, dall’obbedienza e dal servizio agli altri. 3. L’Europa cerca spesso il proprio futuro dimenticando le sue radici cristiane: senza radici solide, però, nessun albero può continuare a dare frutti.
Norcia (Perugia), ca. 480 - Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560
   Memoria di san Benedetto, abate, che, nato a Norcia in Umbria ed educato a Roma, iniziò a condurre vita eremitica nella regione di Subiaco, raccogliendo intorno a sé molti discepoli; spostatosi poi a Cassino, fondò qui il celebre monastero e scrisse la regola, che tanto si diffuse in ogni luogo da meritargli il titolo di patriarca dei monaci in Occidente.

 

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