venerdì 28 agosto 2026

28.08.2026 - 1Cor 1,17-25 - Mt 25,1-13 - Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1,17-25

Fratelli, Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:
«Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l’intelligenza degli intelligenti».
Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.
Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
1. La sapienza di Dio appare agli uomini come una stoltezza: la sapienza di Dio si rivela nella Croce, segno che appare agli uomini come una sconfitta e un obbrobrio. LA SAPIENZA DI DIO È L’AMORE, È CIÒ CHE SANA, CHE DONA LA VITA.
2. LA SAPIENZA SECONDO GLI UOMINI È QUELLA CHE TI CONSENTE DI ESSERE RICONOSCIUTO COME UN VINCENTE. Ma Dio ha dimostrato che la sapienza del mondo è stolta se non è espressione dell’amore.
3. IL SALVATORE CROCIFISSO SFIDA LA NOSTRA LOGICA E CI INVITA A GUARDARE IL MONDO DA UNA PROSPETTIVA DEL TUTTO NUOVA. Ci invita a riconoscere la vera sapienza e a vincere quelle forze interiori che rifiutano la croce per diventare testimoni credibili agli occhi del mondo.

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+ Dal vangelo secondo Matteo. - Mt 25,1-13
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

 

La parabola delle dieci vergini risponde alla domanda sul ritardo della venuta del Signore, esortando a non vivere una vita insensata e a mantenere la pazienza nell'attesa. Non è importante quando il Signore tornerà, ma come vivere il tempo presente, ricco di opportunità di salvezza. Le vergini sagge hanno previsto il possibile ritardo dello sposo, dimostrando saggezza e preparazione. L'invito è a vegliare, poiché non conosciamo né il giorno né l'ora del suo ritorno. Dobbiamo procurarci l'olio per sostenere il cammino nei giorni più bui, così da incontrare lo Sposo e condividere la sua gioia. Buon cammino!

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 Il Cielo come un matrimonio, come festa nuziale. Niente di più gioioso e giocoso, niente di più serio. Tutto sta a prepararsi: siamo pronti a giocare (senza scherzare)?

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28.08 - SANT' AGOSTINO

SANT' AGOSTINO
Sant'Agostino ( 354 - 430 ) è uno dei più grandi pensatori della storia della Chiesa, Dottore della Chiesa e autore delle celebri Confessioni. La sua vita dimostra che nessuna intelligenza basta senza la Grazia di Dio.
Nato a Tagaste, ricevette dalla madre santa Monica una profonda educazione cristiana, mentre il padre Patrizio, pagano, si convertì solo poco prima di morire. Da giovane si lasciò sedurre dal successo, dai piaceri e dagli errori del manicheismo, vivendo per molti anni lontano da Cristo. Pur cercando sinceramente la verità, non trovava pace e il suo cuore rimaneva inquieto.
Trasferitosi a Milano, rimase affascinato dalla predicazione di sant'Ambrogio, che gli fece scoprire la profondità delle Sacre Scritture. Determinanti furono anche le incessanti lacrime e preghiere di Monica, che non cessò mai di sperare nella conversione del figlio. Nel momento decisivo udì una voce che ripeteva: "Prendi e leggi"; aprì le lettere di san Paolo e comprese che Dio lo chiamava a cambiare vita.
Nella Veglia pasquale del 387 ricevette il Battesimo dalle mani di sant'Ambrogio. Tornato in Africa, divenne sacerdote e poi vescovo di Ippona, dedicando tutta la sua vita alla difesa della fede e alla lotta contro le eresie. Nelle sue opere spiegò il rapporto tra fede e ragione, insegnando che entrambe conducono alla verità quando sono illuminate da Dio. Confutò con grande sapienza il manicheismo, il donatismo, il pelagianesimo e l'arianesimo, offrendo alla Chiesa un patrimonio teologico che ancora oggi illumina credenti e studiosi.
Scrisse opere fondamentali come le Confessioni e La Città di Dio, nelle quali mostrò che la storia dell'uomo trova il suo significato soltanto in Cristo. Per Agostino il male non è una realtà creata da Dio, ma la privazione del bene causata dal peccato e dall'allontanamento dal Signore. Insegnò che il cuore umano è fatto per l'infinito e che nessun bene terreno può colmare il desiderio di felicità che abita ogni persona.
Tra le sue espressioni più celebri restano "Credi per comprendere e comprendi per credere" e la preghiera: "Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova." La sua testimonianza continua ancora oggi a guidare milioni di persone nella ricerca della verità e nell'incontro con Cristo, ricordandoci che il cuore dell'uomo trova pace solo quando riposa in Dio.
La sua vita dimostra che nessun peccato è più grande della misericordia divina e che chi si lascia trasformare dalla Grazia può diventare strumento di luce per il mondo intero. per noi oggi 1. Cerchiamo risposte ovunque, ma forse il vuoto che sentiamo è semplicemente un cuore che aspetta Dio. 2. La conversione di Agostino ci ricorda che nessuno è troppo lontano per essere raggiunto dalla misericordia di Cristo. 3. Le lacrime e la preghiera di una madre possono cambiare la storia di una famiglia e aprire la strada alla santità.
Tagaste (Numidia), 13 novembre 354 – Ippona (Africa), 28 agosto 430
   Memoria di sant’Agostino, vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant’Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell’odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede. 


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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 16,21-27

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA Mt 16,21-27


Dopo aver riconosciuto Gesù come il Cristo, Pietro si sente finalmente rassicurato. Ma Gesù comincia a parlare di sofferenza, rifiuto, croce e morte. Pietro non accetta questo discorso. Ancora oggi noi viviamo in una cultura che insegna a evitare ogni fatica, a cercare sempre la strada più facile, a fuggire ciò che costa. Eppure le cose più belle nascono quasi sempre da una rinuncia, da una perseveranza, da un sacrificio. Lo dimostra la storia vera di Ernest Shackleton. Nel 1914 partì per una spedizione in Antartide. La sua nave, l'Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci e fu distrutta. Lui e i suoi uomini si ritrovarono bloccati in uno degli ambienti più ostili del pianeta. Per mesi affrontarono fame, freddo, paura e incertezze. Shackleton avrebbe potuto pensare soltanto a salvare sé stesso. Invece si caricò sulle spalle la responsabilità dei suoi compagni. Rinunciò al proprio comfort, condivise ogni rischio e combatté fino all'ultimo per riportarli a casa. Alla fine riuscì a salvare tutti i membri della spedizione. La sua grandezza non nacque dal successo facile, ma dalla capacità di portare il peso della situazione per amore degli altri. Gesù porta questa logica all'estremo. Non ci chiede di cercare la sofferenza. Ci chiede di non fuggire l'amore quando l'amore costa. La croce non è il dolore in sé; la croce è il prezzo dell'amore fedele. Una madre che veglia un figlio malato porta una croce. Un coniuge che resta fedele nelle difficoltà porta una croce. Un giovane che sceglie l'onestà invece del compromesso porta una croce. Un cristiano che difende il Vangelo quando è impopolare porta una croce. E Gesù ci assicura che proprio lì si trova la vita vera: «Chi perderà la propria vita per causa mia la troverà». Alla fine non saremo giudicati da quanto abbiamo accumulato, ma da quanto abbiamo amato. Non da quanto abbiamo posseduto, ma da quanto abbiamo donato. PER NOI OGGI 1. Passiamo gran parte della vita a evitare sacrifici. E se invece fosse proprio il sacrificio per amore a renderci veramente felici? 2. Gesù dice di prendere la croce. Noi invece passiamo molto tempo a lamentarci delle nostre croci. Le stiamo portando o le stiamo soltanto trascinando?
3. Se oggi dovessimo perdere tutto ciò che possediamo, resterebbe qualcosa per cui vale ancora la pena vivere e morire?

 

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giovedì 27 agosto 2026

27.08.2026 - 1Cor 1,1-9 - Mt 24,42-51 - Tenetevi pronti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1,1-9

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!
1. Questo testo rappresenta il saluto e il ringraziamento che Paolo fa alla comunità di Corinto, che ha fondato ed è risorta dopo la distruzione del 146 a.C. operata dai Romani. Alla Chiesa di Dio che è in Corinto Paolo AUGURA GRAZIA E PACE. La grazia è risanamento della nostra natura immersa nel peccato e la pace è il frutto della grazia. LA GRAZIA E LA PACE HA LA SUA ORIGINE IN DIO PADRE E NEL SIGNORE GESÙ CRISTO.
2. Paolo ribadisce che i Corinzi hanno tutto, non manca loro nessun dono di grazia. Dio tutto ha donato per loro in Cristo Gesù e nello Spirito Santo. Ora si tratta, attraverso l’uso saggio e sapiente di ogni dono di grazia, di FAR SÌ CHE IL CRISTIANO SALGA LUI NEL CIELO, PER DIMORARE CON CRISTO per tutta l’eternità.
3. FEDELE È DIO, fedele al suo amore eterno verso l’uomo, fedele al suo disegno eterno di salvezza in Cristo Gesù.  LA SUA FEDELTÀ VI RENDERÀ SALDI SINO ALLA FINE, irreprensibili. Chiamati alla comunione con Gesù VIVIAMO NELLA VIGILANZA E NELLA RESPONSABILITÀ, che significa vivere ciò che facciamo ALLA PRESENZA DI CHI ha avuto fiducia di noi affidandoci ciò che non è nostro.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 24,42-51

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Il Signore può apparire da un momento all’altro, senza preavviso. Per questo dobbiamo essere come servi che lavorano con coscienza e impegno in attesa del padrone. Da questa attesa il premio che il padrone darà. Agire diversamente è da imprudenti e fa correre il rischio di buttar via la vita. 
Vegliare significa questo: non permettere che il cuore si impigrisca e che la vita spirituale si ammorbidisca nella mediocrità. È la preghiera che tiene accesa la lampada del cuore. Specialmente quando sentiamo che l’entusiasmo si raffredda, la preghiera lo riaccende, perché ci riporta a Dio, al centro delle cose. La preghiera risveglia l’anima dal sonno e la focalizza su quello che conta, sul fine dell’esistenza.
"Il Figlio del­l’uomo verrà". Egli è già accanto a noi. Ricerchiamo la stella che guida e orienta il nostro cammino verso di Lui.
E Tu, stai vivendo nell'attesa della Sua venuta oppure vivi alla giornata arrangiandoti come capita?

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Un ladro nella notte. Niente di più inquietante, eppure forse è l’unico che ci può svegliare. La veglia, la vigilanza infatti ci potrà salvare, nient’altro. Siamo pronti ad essere sorpresi?

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27.08 - SANTA MONICA

SANTA MONICA
Santa Monica (331-387) è uno dei più luminosi esempi di sposa e madre cristiana, ricordata soprattutto per il ruolo decisivo nella conversione del marito Patrizio e del figlio sant'Agostino.
Nata in una famiglia cristiana, affrontò con fede e pazienza le difficoltà della vita matrimoniale, sopportando il carattere difficile e le infedeltà del marito senza perdere la fiducia in Dio. Con la preghiera, la dolcezza e la perseveranza ottenne la sua conversione e il suo Battesimo poco prima della morte.
Rimasta vedova, dedicò tutte le sue energie spirituali alla salvezza dei figli, soffrendo profondamente per la vita lontana da Cristo di Agostino. Per anni pregò, pianse e sperò contro ogni speranza, senza mai arrendersi. Un santo vescovo le disse parole rimaste celebri: "È impossibile che il figlio di tante lacrime vada perduto." Questa certezza alimentò la sua fiducia anche nei momenti più difficili. Raggiunse il figlio a Milano, dove egli, grazie anche alla predicazione di sant'Ambrogio, iniziò il cammino che lo avrebbe portato alla conversione.
Nella Veglia pasquale del 387, Agostino ricevette il Battesimo, realizzando il desiderio più grande della madre. Poco dopo, mentre si trovavano a Ostia, Monica confidò al figlio che ormai non desiderava più nulla su questa terra, perché aveva visto compiersi il progetto di Dio sulla sua vita. Le sue ultime parole rivelano un cuore completamente abbandonato alla volontà del Signore, senza più alcun attaccamento ai beni terreni.
Morì il 27 agosto 387, dopo aver consumato la sua esistenza nell'amore, nella preghiera e nel servizio alla famiglia. La sua testimonianza continua a essere una fonte di speranza per tutti i genitori che pregano per i propri figli e per chi attende con pazienza la conversione di una persona cara.
Ancora oggi Santa Monica è patrona delle madri, delle spose e delle vedove, modello di fiducia incrollabile nella misericordia di Dio. Santa Monica ci ricorda che la fede autentica non si stanca di amare, di attendere e di affidare tutto nelle mani di Dio. per noi oggi 1. Monica non ha smesso di pregare nemmeno quando tutto sembrava perduto. Noi ci arrendiamo troppo facilmente davanti alle difficoltà? 2. Ha cambiato la sua famiglia non con i rimproveri, ma con la santità della sua vita. Le nostre parole sono accompagnate dalla testimonianza? 3. Santa Monica ha creduto che Dio potesse cambiare il cuore di Agostino. Noi crediamo davvero che il Signore possa ancora trasformare le persone che amiamo?
Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, 331 - Ostia, Roma, 27 agosto 387
   Memoria di santa Monica, che, data ancora giovinetta in matrimonio a Patrizio, generò dei figli, tra i quali Agostino, per la cui conversione molte lacrime versò e molte preghiere rivolse a Dio, e, anelando profondamente al cielo, lasciò questa vita a Ostia nel Lazio, mentre era sulla via del ritorno in Africa. 


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MATHIAS DANTIN: "Chi non ha mai sofferto non conosce la felicità"

MATHIAS DANTIN: "Chi non ha mai sofferto non conosce la felicità"

Mathias Dantin viveva per il rugby e sognava di entrare nelle forze speciali francesi. Nato in Colombia e adottato da una famiglia cattolica dei Pirenei, aveva trovato nello sport la sua passione e il suo progetto di vita. Il 14 dicembre 2022, durante una partita scolastica, un placcaggio irregolare lo sollevò e lo scaraventò a terra provocandogli una gravissima lesione cervicale. Da quel momento diventò tetraplegico.
Dopo lunghi interventi chirurgici e un doloroso percorso di riabilitazione, Mathias dovette affrontare una realtà completamente nuova. Accanto a lui rimasero la famiglia, gli amici più veri e il mondo del rugby, che non lo abbandonò. Ma la sfida più grande fu quella interiore. Di fronte alla sofferenza si domandò: “Perché proprio a me?”.
La tentazione di ribellarsi a Dio e di perdere la fede fu forte. Eppure scelse un'altra strada. Comprese che lo scoraggiamento e la disperazione non potevano avere l'ultima parola. Ringraziò Dio non per la malattia, ma per il dono della vita che gli era stata conservata. Oggi frequenta spesso Lourdes, dove svolge servizio come volontario e testimonia la sua esperienza ai giovani. Attraverso l'associazione Courage Mathias promuove il rispetto delle regole sportive e una maggiore attenzione verso la disabilità.
Non nasconde i momenti di rabbia e di fatica, ma rifiuta di vivere nel rancore. Anche verso chi ha causato il suo incidente cerca una strada di libertà interiore. La sua testimonianza culmina in una frase sorprendente: “Chi non ha mai sofferto non conosce la felicità.” Non perché il dolore sia un bene, ma perché attraversandolo ha scoperto il valore autentico delle persone, della fede, della speranza e della vita stessa.
La sua storia mostra che una ferita può diventare una sorgente di luce per molti altri.
per noi oggi: 1. La provocazione della sofferenza Viviamo cercando di eliminare ogni dolore, ma spesso è proprio nelle ferite che emergono le domande più vere e le risposte più profonde della vita. 2. La provocazione del perdono Molti custodiscono rancori per molto meno. Mathias, pur segnato per sempre, cerca di non vivere da vittima e di non lasciare che l'amarezza governi il suo futuro. 3. La provocazione della fede
Quando tutto crolla, spesso ci allontaniamo da Dio. Mathias invece ha scelto di restare, scoprendo che la fede non elimina la sofferenza, ma può darle un significato.

 

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mercoledì 26 agosto 2026

26.08.2026 - 2Ts 3,6-10.16-18 - Mt 23,27-32 - Siete figli di chi uccise profeti.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési - 2Ts 3,6-10.16-18

Fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, vi raccomandiamo di tenervi lontani da ogni fratello che conduce una vita disordinata, non secondo l’insegnamento che vi è stato trasmesso da noi.
Sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi.
Il saluto è di mia mano, di Paolo. Questo è il segno autografo di ogni mia lettera; io scrivo così. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

 

1. Paolo raccomanda di evitare chi conduce una vita disordinata, enfatizzando l'importanza di seguire l'insegnamento ricevuto. Egli sottolinea la NECESSITÀ DI MANTENERE UNA DISCIPLINA PERSONALE E COLLETTIVA, evitando comportamenti oziosi e disordinati che potrebbero influenzare negativamente la comunità.
2. Paolo ricorda come lui e i suoi compagni hanno lavorato duramente per non essere di peso a nessuno, nonostante ne abbiano il diritto. QUESTO ESEMPIO È DATO AFFINCHÉ LA COMUNITÀ LO IMITI, comprendendo il valore del lavoro e della responsabilità personale, evitando l'oziosità.
3. Paolo conclude la lettera impartendo una benedizione di pace, augurando che il Signore sia sempre con tutti. LA GRAZIA DEL SIGNORE GESÙ CRISTO È INVOCATA SU TUTTI I DESTINATARI, rafforzando il legame spirituale e l'autorità apostolica. E’ invocata anche su di Te!

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 23,27-32
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

 

"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!" Sebbene istruiti e potenti, Gesù li vede come corrotti, belli fuori ma marci dentro. Si ritengono migliori degli altri, rifiutando di riconoscere il proprio male. L'ipocrisia, marchio del diavolo, è intollerabile, e Gesù la smaschera, consapevole che questa lo porterà alla morte. Egli afferma che sono peggio dei loro padri, predicendo che lo uccideranno. Invitiamo Gesù a scavare dentro di noi, a smascherare la nostra ipocrisia e a donare la forza per una sincera conversione del cuore. Ancora oggi come è possibile che ogni volta che ci indigniamo e scandalizziamo per un comportamento, poi basta molto poco per compiere proprio quei gesti che ora stigmatizziamo? Dov’è l’errore?

 

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