martedì 17 febbraio 2026

17.02.2026 - Giac 1,12-18 - Mc 8,14-21 Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

 

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Giac 1,12-18

Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno. Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo seducono; poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato, una volta commesso, produce la morte.
Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature.
1. LA TENTAZIONE NON VIENE DA DIO, perché Dio non ha nulla a che fare con il male, ma essa NASCE DALLE NOSTRE PASSIONI che concepiscono e generano il peccato, la RICERCA DEL BENE LONTANO DA DIO, l’affetto per ciò che ci separa da Dio e che noi riconosciamo come un bene per noi.

2. Allo stesso tempo NON SCORAGGIAMOCI PER LA NOSTRA FALLIBILE UMANITÀ, perché il Padre non pretende che riusciamo da soli a vincere la tentazione, altrimenti non ci avrebbe lasciato il suo Spirito. Il Creatore della luce illumina la nostra battaglia contro la tentazione. SCEGLIAMO QUOTIDIANAMENTE DI AFFIDARCI A LUI: Padre nostro, non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.

3. Attraverso LA FEDE nella Parola del Vangelo, noi SIAMO STATI GENERATI DALLO SPIRITO SANTO COME NUOVE CREATURE, è nato in noi l’uomo nuovo, tutto ad immagine di Cristo Gesù. SIAMO LE PRIMIZIE DELLE SUE CREATURE. Siamo resi partecipi della divina natura, della sua santità, della sua verità, del suo amore.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,14-21
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

 

Oggi contempliamo Gesù ancora dispiaciuto per l’incidente con quelli che, in malafede e per tentarlo, gli avevano chiesto un segno. Avverte i suoi discepoli per non correre il grave pericolo di lasciarsi prendere il cuore dallo stesso atteggiamento. Parla del "lievito dei farisei e di Erode", cioè il desiderio religioso di possedere Dio e il desiderio umano di avere il potere.
I discepoli invece, sono preoccupati dal fatto che non hanno sufficienti provviste per affrontare la traversata del mare di Galilea. Sono come accecati, al punto di non rendersi conto che Gesù è con loro. 
E Gesù li sollecita a ricordare quello che Dio ha fatto per loro. “Non vi ricordate?”, Li rimprovera per fargli capire che, con Gesù al loro fianco, non hanno nulla da temere. Se Gesù è nella loro vita, non ci sono preoccupazioni che tengano.

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L'organo della vista è il cuore, quel cuore che spesso si indurisce e impedisce di vedere. Gesù vuole sciogliere questo cuore e ci mette in crisi con le sue domande. Chiediamoci: cosa indurisce il cuore?

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17.02 SANTI SETTE FONDATORI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA

I SETTE SANTI FONDATORI

I Sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria vissero a Firenze nel XIII secolo. Erano laici, amici tra loro, uniti dalla fede e impegnati nel commercio. Facevano parte di una confraternita dedicata alla Madonna e conducevano già una vita di preghiera e penitenza nel cuore della città, pur restando immersi nelle attività quotidiane.

Nel 1233 la loro vita cambiò radicalmente. Secondo la tradizione servita, la Vergine Maria apparve loro – in particolare come Madre Addolorata – invitandoli a consacrarsi totalmente a Dio e a vivere in modo speciale la compassione per le sofferenze di Cristo e della Madre. Tocchi interiormente da questa chiamata, i sette lasciarono progressivamente ogni cosa: provvidero alle loro famiglie, distribuirono i beni ai poveri e iniziarono un cammino di distacco, preghiera e vita sobria.

Dapprima vissero separatamente, ma presto si riunirono in una casa fuori dalle mura di Firenze, conducendo vita comune. Il popolo, colpito dalla loro testimonianza, cominciò a chiamarli spontaneamente “Servi della Beata Vergine Maria”, nome che la tradizione considera ispirato dalla Madonna stessa. I loro nomi erano Bonfiglio (ritenuto il capo), Bonagiunta, Manetto, Amadio, Uguccione, Sostegno e Alessio Falconieri, quest’ultimo il più longevo e tra i più noti, zio di santa Giuliana Falconieri, futura fondatrice del ramo femminile.

Desiderosi di maggiore raccoglimento, si ritirarono sul Monte Senario, dove sorse il primo vero nucleo dell’Ordine. Qui maturò lo stile servita: vita fraterna, povertà, penitenza, preghiera e una particolare devozione a Maria Addolorata, vista come modello di unione al Figlio sofferente. In seguito, grazie anche all’aiuto spirituale di san Pietro da Verona (san Pietro Martire), l’Ordine adottò la Regola di sant’Agostino e un abito che richiamava il dolore di Maria nella Passione di Cristo.

Col tempo altri si unirono a loro e nacquero nuovi conventi. Tra i grandi santi serviti ci fu san Filippo Benizi, che diede forte impulso alla diffusione dell’Ordine. I Sette fondatori, pur senza cercare visibilità, lasciarono un segno profondo nella Chiesa: mostrarono che anche uomini adulti, inseriti nel mondo, possono ricominciare da capo e fondare qualcosa di totalmente centrato su Dio.

La loro memoria liturgica unisce in un’unica celebrazione sette vite diverse ma armonizzate da un’unica chiamata: servire Cristo attraverso Maria, vivendo da fratelli.

Per noi oggi

1. Non è mai “troppo tardi” per cambiare vita sul serio.
Non erano ragazzi in cerca di avventura, ma uomini adulti, con lavoro, relazioni e responsabilità. Eppure hanno avuto il coraggio di rimettere tutto in discussione. Anche oggi la santità può iniziare nel mezzo della vita, non solo all’inizio.

2. La fraternità non nasce dalla simpatia, ma da una chiamata condivisa.
Sette personalità diverse diventano un cuore solo perché mettono Dio al centro. Le nostre comunità spesso si dividono per caratteri o idee; loro restano uniti perché condividono uno scopo più grande di loro.

3. Servire Maria significa imparare a stare sotto la croce, non a cercare privilegi.
La loro devozione all’Addolorata non è sentimentalismo, ma scelta di stare accanto alla sofferenza del mondo. Anche per noi amare la Madonna non può ridursi a parole: vuol dire restare vicini a chi soffre, anche quando è scomodo.

Santi sette fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria: Bonfilio, Bartolomeo, Giovanni, Benedetto, Gerardino, Ricovero e Alessio. Prima mercanti a Firenze, di comune accordo, sul monte Senario, si consegnarono nelle mani della beata Maria, istituendo l’Ordine sotto la regola di sant’Agostino. Vengono commemorati insieme nel giorno in cui si tramanda che Alessio, il più longevo, sia morto centenario.

lunedì 16 febbraio 2026

16.02.2026 - Giac 1,1-11 - Mc 8,11-13 Perché questa generazione chiede un segno?

Dalla lettera di san Giacomo apostolo - Giac 1,1-11

Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute.
Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.
Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni.
Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.
1. Il destinatario della lettera di Giacomo è un POPOLO DISPERSO, SPARPAGLIATO: non una comunità forte del vivere insieme, a stretto contatto, in una realtà solidale e a misura della propria fede. Giacomo parla a fedeli che CORRONO IL RISCHIO DI SENTIRSI SOLI, ABBANDONATI.

2. CIÒ CHE LI RENDE FRATELLI, OLTRE CHE VICINI, IN QUESTA DISTANZA È LA PREGHIERA - “domandare a Dio con fede” - che presuppone il SENTIRSI FIGLI DI UNO STESSO PADRE, nonché bisognosi. Eppure non se la passavano bene, la persecuzione era dietro l’angolo, e toccava i poveri come i ricchi.

3. LA FEDE ERA MESSA ALLA PROVA. La prima vera prova di fede sta sempre qui, nel CREDERE FERMAMENTE NELLA RESURREZIONE, che il Dio che preghiamo è qui vivo in mezzo a noi, che il Suo Spirito ci unisce al di là di tutte le distanze e ci dona la sapienza dei salvati. LA PROVA allora non è che un dono funzionale a riconoscerci tali, un TRAMPOLINO DI LANCIO PER LA NOSTRA FEDE.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,11-13
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

Ancora oggi diciamo che abbiamo bisogno di segni per vedere e per credere, e mentre domandiamo segni, non sappiamo riconoscere i segni che ci sono messi sotto gli occhi, come i farisei che non seppero riconoscere Gesù attraverso le sue parole e le sue opere.
Gesù avverte l’incomprensione e la chiusura dei farisei, che vanno da lui per metterlo alla prova. Egli non risponde alla loro provocazione, ma sta loro davanti nella verità e immediatezza della sua persona, in parole e azioni. Poi sguscia via e li lascia soli. Non potremo vedere e capire nulla del mistero di Dio se il cuore non si apre a lasciare spazio alla novità di una presenza che sorprende e convince anche solo con un sospiro.

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Le domande che fanno a Gesù sono trappole "per metterlo alla prova". Gesù risponde con altre domande, vere, in profondità, che "svelano i pensieri dei cuori": noi che tipo di domande facciamo?

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16.02 SANTA GIULIANA DI NICOMEDIA

SANTA GIULIANA DI NICOMEDIA

Santa Giuliana di Nicomedia visse tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, nel tempo della grande persecuzione contro i cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano. Nicomedia, sua città natale, era allora una delle capitali dell’Impero romano d’Oriente, centro politico e militare di grande importanza.

Le notizie storiche su di lei sono essenziali, ma il suo culto è molto antico: il suo nome compare già nel Martirologio geronimiano (V secolo), segno di una venerazione diffusa fin dai primi secoli. I particolari della sua vita derivano soprattutto da una Passio, un racconto agiografico che, pur arricchito da elementi simbolici, conserva un nucleo di verità sulla sua testimonianza.

Giuliana era figlia di un funzionario pagano, Africano, che l’aveva promessa in sposa fin da piccola a Eleusio, uomo vicino al potere imperiale. Crescendo, però, la giovane maturò un cammino interiore che la portò a riconoscere la fede cristiana come verità e a ricevere il battesimo in segreto. Quando giunse il momento delle nozze, rifiutò il matrimonio. Secondo una tradizione, pose una condizione chiara: avrebbe sposato Eleusio solo se si fosse convertito a Cristo.

Il rifiuto non fu solo familiare ma politico e religioso: una giovane donna che respingeva un’unione vantaggiosa per rimanere fedele a una fede proibita rappresentava una sfida all’ordine sociale. Denunciata come cristiana, Giuliana fu sottoposta a torture perché abiurasse, ma rimase salda. La sua fermezza nella fede la condusse infine al martirio, probabilmente per decapitazione, attorno agli anni 303–305.

La tradizione racconta che il suo corpo fu portato in Italia e sepolto a Cuma. Nel corso dei secoli le sue reliquie furono venerate in vari luoghi e il suo culto si diffuse ampiamente nel Medioevo, in particolare in Campania e nei Paesi Bassi. È invocata come patrona delle partorienti e degli ammalati, segno di una devozione legata alla protezione nella fragilità e nel dolore.

La figura di Giuliana unisce due aspetti forti: la purezza di una scelta personale libera e la forza di una fede che resiste alle pressioni del potere, della famiglia e della società.

Per noi oggi

1. Dire “no” può essere un atto di fede.
Giuliana non compie gesti eclatanti: semplicemente rifiuta ciò che contraddice la sua coscienza. Anche oggi la fedeltà al Vangelo passa spesso da “no” silenziosi ma decisivi: a compromessi, relazioni sbagliate, scelte comode ma ingiuste.

2. La libertà interiore vale più dell’approvazione esterna.
Aveva davanti sicurezza, prestigio, protezione. Ha scelto Cristo, sapendo di perdere tutto. In un’epoca in cui cerchiamo consenso e paura dell’esclusione, la sua vita domanda: quanto siamo davvero liberi dentro?

3. La fede non è un sentimento privato, ma una scelta che si vede.
La sua decisione ha avuto conseguenze pubbliche, sociali e persino politiche. Anche oggi la fede autentica non resta chiusa nel cuore: prima o poi si traduce in scelte concrete che qualcuno noterà — e non sempre applaudirà.

Giovane cristiana, il padre, pagano, la promette in sposa al prefetto Eleusio, anch’egli pagano. Lei accetta a patto che l’uomo si converta. Denunciata come cristiana, viene arrestata e torturata, ma non rinnega la fede. Viene decapitata verso il 305, al tempo dell’imperatore romano Massimiano. 


NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GIOVANNI BODEO Religioso e martire - BRESCIA
† Praga, Repubblica Ceca, 15 febbraio 1611

Il 15 febbraio 1601 quattordici frati minori venivano barbaramente martirizzati da una folla inferocita, aizzata dai luterani al servizio del vescovo di Passau Leopoldo, che assalì la chiesa ed il convento di Santa Maria della neve di Praga. Per il fatto di essere cattolici e in odio alla fede, i religiosi vennero denudati e martirizzati in diversi modi. Federico Bachstein, il capogruppo, fu trafitto con una lancia al cuore. Il maggio 2012 Papa Benedetto  XVI ha riconosciuto il martirio di questi intrepidi testimoni della fede, tra i quali anche l’italiano Fra Giovanni Bodeo o Rode, nato a Monpiano (Brescia), fratello laico, ortolano e aiutante del sacrestano.

 

domenica 15 febbraio 2026

Sir 15,16-21 - 1Cor 2,6-10 - Mt 5,17-37 - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 15 Febbraio 2026

Dal libro del Siràcide - Sir 15,16-21

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
    1. Il Signore ha messo davanti a noi il fuoco e l'acqua, la vita e la morte, lasciandoci la POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE DOVE STENDERE LA MANO. Se metti la mano nel fuoco ti bruci; il Signore non ti ha comandato di bruciarti, non ti ha comandato di fare il male, non vuole la morte ma ti dice che DAVANTI A TE C'È ANCHE LA POSSIBILITÀ DI ROVINARTI SE METTI LA MANO NEL FUOCO.
    2. Il Signore TI HA INDICATO LA VIA DEL BENE E TI CHIEDE DI PERCORRERLA. Nessuno è peccatore per comando di Dio. A nessuno Dio ha dato il permesso di peccare. CHI PECCA, PECCA SOLO PER SUA SCELTA, PER SUA VOLONTÀ, PERCHÉ SI È LASCIATO TRASCINARE NEL MALE, perché ha voluto peccare.
    3. LA SAPIENZA DEL SIGNORE È GRANDE. Il Signore, forte e potente, vede ogni cosa. I SUOI OCCHI SONO SU COLORO CHE LO TEMONO. Sono occhi di misericordia, di aiuto, pietà, compassione, sostegno. Quanti temono il Signore potranno sempre chiedere a Lui ogni sostegno e ogni aiuto per vivere la sua Legge.

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    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,6-10

    Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
    Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
    Ma, come sta scritto:
    «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
    né mai entrarono in cuore di uomo,
    Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
    Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
      1. Paolo ci parla di una Sapienza rivolta ai perfetti, rivolta ai cristiani maturi. Quei CRISTIANI CAPACI DI AFFRONTARE LA VITA CON PIENEZZA DI COMPRENSIONE avendo pienamente accolto la grazia di Cristo. ESSI COMPRENDONO LA SAPIENZA che non è di questo mondo, la Sapienza di Dio che è stata rivelata in Gesù Cristo. 
      2. LA SAPIENZA DI DIO È DIVINA, MISTERIOSA, rimasta finora nascosta, ma fin da sempre, dall’eternità, il Signore l’ha preordinata per la gloria dei credenti. Qual è questa sapienza? Non ci possono essere dubbi. ESSA È IL DISEGNO ETERNO DI DIO DI SALVARE L’UOMO IN CRISTO E IN CRISTO CROCIFISSO.  
      3. Nessuno dei potenti, dei sapienti del mondo antico, né i grandi re, né i famosi filosofi hanno capito questa Sapienza. Ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano mai e poi mai potrebbe essere una creazione della mente dell’uomo. A NOI DIO LE HA RIVELATE PER MEZZO DELLO SPIRITO; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.  NOI ABBIAMO LO SPIRITO DI CRISTO, NOI SAPPIAMO QUELLO CHE PIACE A DIO.

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      ✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,17-37

      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
      «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
      Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
      Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
      Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
      Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
      Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
      Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
      Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
      Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». 

       

      1. Continua il discorso di Gesù su come diventare suoi discepoli. Se le beatitudini vissute con amore rendono i discepoli sale della terra e luce del mondo, questo è possibile se SI VIVE CON UNA GIUSTIZIA SOVRABBONDANTE rispetto a quella degli scribi e dei farisei. FAI UN BALZO IN AVANTI…

      2. O GESÙ, COME SONO ESIGENTI LE TUE PAROLE! Tante volte vorremmo non averle ascoltate per dare libero sfogo ai nostri impulsi di una giustizia terra terra, di un amore che tradisce, di una fraternità molto interessata. LA TUA PAROLA È VITA…

      3. «MA IO VI DICO», e la tua parola risuona in noi, scuote la coscienza e obbliga a guardarci dentro, nel profondo. VIENI IN NOI E AIUTACI A NON AVERE PAURA DI TE, DELLE TUE ESIGENZE D’AMORE, PER ESSERE COME TE LIBERI DI AMARE COME AMI TU…. E LO SAREMO DAVVERO….

      BUONA DOMENICA...

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      OLTRE

      Se la tua giustizia non supera quella dei farisei, stai solo lucidando il tuo ego. Oggi non difendere te stesso: ama. “Ma io vi dico” non consola: smaschera, ti toglie ogni alibi. Il Vangelo non addolcisce la vita, la rifonda. O lasci entrare Cristo nelle tue paure, o resti prigioniero della tua mediocrità.

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      LECTIO DIVINA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

      OMELIA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

       

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      Lc 15,11-32 - RITO AMBROSIANO - Ultima Domenica dopo l'Epifania

      RITO AMBROSIANO
      Ultima Domenica dopo l'Epifania
      DOMENICA 15 FEBBRAIO 2026
      ✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 15,11-32
      In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
      Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
      1. Il figlio prodigo che se ne va di casa (il Padre gli è di intralcio) e, con i beni ricevuti, CERCA UNA PROPRIA VIA DI FELICITÀ. VA A FINIRE MALE. Rientra in se stesso. Pentito? NO PER LUI IL PADRE È UN PADRONE. Anche Tu vuoi andare?

      2. Il fratello maggiore è ‘fedele’ ma senza slancio e forse anche senza felicità. Si domanda: come mai L'ALTRO che ha sperperato gli averi È AMATO COME ME? PER LUI IL PADRE "PADRONE" non è giusto. ANCHE TU RAGIONI COSÌ?

      3. IL PADRE È SOLO AMORE E MISERICORDIA che attende e apre le braccia ad accogliere. NON È CAPITO DA NESSUN DEI SUOI FIGLI. Ecco il modello da seguire nella tua vita.  CI STAI?

      BUONA DOMENICA...

       

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      15.02 SANTI FAUSTINO E GIOVITA

      SAN FAUSTINO E GIOVITA

      Faustino e Giovita, giovani nobili bresciani del II secolo, intraprendono inizialmente la carriera militare entrando nell’ordine equestre. L’incontro con il vescovo sant’Apollonio cambia però radicalmente la loro vita: dopo un cammino di ascolto e discernimento ricevono il battesimo e si dedicano con entusiasmo all’annuncio del Vangelo. Il loro zelo missionario è tale che Faustino viene ordinato presbitero e Giovita diacono.

      La loro predicazione ha grande successo, ma suscita anche ostilità tra le autorità pagane locali. Approfittando del clima di persecuzione contro i cristiani, i potenti di Brescia li denunciano come sovversivi. Inizia così una lunga serie di arresti, torture e trasferimenti che li porterà da Brescia a Milano, da Roma a Napoli, fino al ritorno definitivo nella loro città.

      Secondo la tradizione agiografica (la Leggenda maior, redatta secoli dopo), durante le persecuzioni avvengono numerosi eventi prodigiosi: le belve del circo si ammansiscono ai loro piedi, il fuoco non li brucia, le tempeste si placano, e perfino carcerieri e funzionari imperiali si convertono. La loro fermezza nella fede diventa così una potente forma di evangelizzazione. Tra le figure colpite dalla loro testimonianza c’è anche sant’Afra, moglie del governatore, che andrà incontro a sua volta al martirio.

      Storicamente è ritenuta credibile l’esistenza di due giovani cristiani bresciani, attivi tra i primi evangelizzatori della zona e martirizzati sotto l’impero di Adriano (tra il 120 e il 134). Molti particolari miracolosi appartengono al linguaggio simbolico tipico delle passioni dei martiri, nate per edificare la fede dei credenti più che per fornire una cronaca precisa.

      Il loro culto si diffonde dall’VIII secolo, prima a Brescia e poi in altre zone d’Italia. Diventano patroni della città e della diocesi di Brescia. La devozione popolare li vede anche come protettori civili: una tradizione racconta che apparvero in difesa della città durante l’assedio milanese del 1438. Iconograficamente sono raffigurati come giovani soldati romani con la palma del martirio, segno della vittoria della fede sulla violenza.

      La loro storia unisce due dimensioni forti: il coraggio pubblico della testimonianza cristiana e la convinzione che la vera forza non sia nelle armi, ma nella fedeltà a Cristo.

      Per noi oggi

      1. Forse non siamo perseguitati… ma siamo troppo silenziosi.
      Faustino e Giovita rischiano tutto per annunciare ciò in cui credono. Noi spesso abbiamo libertà di parola, ma evitiamo di esporci per non essere giudicati, esclusi o presi in giro. La loro vita ci chiede: il Vangelo è ancora una verità da testimoniare o solo un fatto privato?

      2. La coerenza converte più delle discussioni.
      Non sono le argomentazioni a cambiare i cuori nei racconti su di loro, ma la loro fermezza davanti alla sofferenza. Anche oggi, in un mondo scettico, ciò che colpisce davvero è una fede vissuta con mitezza, coraggio e costanza, soprattutto quando costa.

      3. Le “armi spirituali” sembrano deboli… finché non servono davvero.
      Preghiera, perdono, fedeltà, verità: sembrano strumenti inutili rispetto al potere, all’immagine o alla forza. Eppure è con queste “armi” che i martiri hanno attraversato la storia. La domanda scomoda è: su cosa contiamo noi quando arriva la prova?

      Rampolli di una famiglia pagana di Brescia, cavalieri, si convertirono al cristianesimo grazie al vescovo Apollonio, che nominò Faustino presbitero e Giovita diacono. Decapitati durante la persecuzione di Adriano tra il 120 e il 134, spesso sono raffigurati con la spada e la palma del martirio.