giovedì 9 luglio 2026

09.07.2026 - Os 11,1-4.8c-9 - Mt 10,7-15 - Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dal libro del profeta Osèa - Os 11,1-4.8c-9

Così dice il Signore:
«Quando Israele era fanciullo,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
A Èfraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore,
ero per loro come chi solleva
un bimbo alla sua guancia,
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all'ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Èfraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò da te nella mia ira».
1. Osea ci rivela il VOLTO DI UN DIO CHE È PADRE ED EDUCATORE, che insegna a camminare tenendo per mano il suo popolo. Che attrae verso di sé Israele con legami di bontà, ma DEVE FARE I CONTI CON LA RIBELLIONE E IL RIFIUTO.
2. Di fronte a questo rifiuto la reazione del Signore è una PROFONDA COMMOZIONE che porta Dio a rinunciare alla punizione e alla vendetta e a MANIFESTARE IL SUO ESSERE DIO ATTRAVERSO LA CORREZIONE E L’AMORE.
3. «PERCHÉ SONO DIO E NON UOMO». L’uomo è una figura debole ed incostante, che si fa trascinare dall’ira, Dio è una madre che non abbandona mai i suoi figli, amorevole, pronta a sorregge, aiutare, accogliere, perdonare, salvare, CON UNA FEDELTÀ CHE SORPASSA IMMENSAMENTE QUELLA DEGLI UOMINI, PER APRIRSI A DIMENSIONI DI ETERNITÀ.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Il Signore, per evidenziare che tutto è Grazia di Dio, consiglia agli apostoli di non confidare solo sulle sicurezze materiali. Inoltre non vanno valutati con parametri umani i risultati della missione.  Tutto è grazia (gratis).
Questo episodio evangelico riguarda anche noi, e non solo gli apostoli.
Un cristiano che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano. Il suo compito è di annunciare il Vangelo, poi per la conversione sarà Dio a toccare il cuore degli uomini con la sua Grazia.
E lo stile del cristiano è lo stile del missionario: uno stile povero di mezzi. Il Maestro ci vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che ci invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare. 

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Gesù spiega la missione dei Dodici, che siamo noi. E innanzitutto chiede che «Entrando nella casa, rivolgetele il saluto». Tutta la spiegazione è così, leggera e libera, invita alla dimenticanza di sé. Perché «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Chi può portare un giogo così leggero?

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09.07 - SANTA VERONICA GIULIANI

SANTA VERONICA GIULIANI
Santa Veronica Giuliani nacque a Mercatello sul Metauro nel 1660 con il nome di Orsola. Fin da piccolissima manifestò una straordinaria familiarità con Gesù e con la Madonna, vivendo esperienze spirituali che stupivano chiunque la incontrasse. Rimasta presto orfana della madre, ricevette come speciale eredità spirituale la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Crescendo sviluppò un amore ardente per la preghiera, l'Eucaristia e la Passione di Cristo. Fin da bambina desiderava condividere le sofferenze del Signore e offriva piccoli sacrifici per amore suo. A diciassette anni entrò tra le Cappuccine di Città di Castello assumendo il nome di Veronica. Da quel momento la sua vita fu segnata da straordinarie grazie mistiche, visioni, estasi e profonde esperienze di unione con Dio. Per obbedienza scrisse un immenso Diario di oltre ventimila pagine, una delle più importanti testimonianze della mistica cristiana. Veronica desiderava soltanto amare Cristo e partecipare alla sua opera di redenzione. Nel 1697 ricevette le stimmate, portando nel proprio corpo i segni della Passione. Le sue sofferenze furono accompagnate da grandi prove interiori e da dure incomprensioni. Le autorità ecclesiastiche la sottoposero a verifiche severe, privandola di incarichi, della comunione e della vita comunitaria. Veronica accettò tutto con straordinaria obbedienza, senza ribellione e senza lamentele. Il suo amore per Cristo si traduceva in continua intercessione per i peccatori, per le anime del Purgatorio, per i sacerdoti e per tutta la Chiesa. Si considerava una mediatrice chiamata a offrire la propria vita per la salvezza degli altri. Divenuta badessa, guidò la comunità con sapienza e carità. Morì il 9 luglio 1727, lasciando una luminosa testimonianza di fede, umiltà, sacrificio e amore crocifisso. Ancora oggi è una delle figure più alte della spiritualità cattolica e una maestra del cammino verso la santità. Per noi oggi 1. Viviamo in una società che fugge ogni sofferenza. Veronica ci provoca: sappiamo ancora offrire qualcosa per amore di Dio e per il bene degli altri? 2. Cerchiamo continuamente approvazione e riconoscimento. Lei accettò umiliazioni, sospetti e incomprensioni pur di restare fedele a Cristo. 3. Molti pregano per ottenere grazie; Veronica pregava per salvare anime. La nostra fede è centrata sui nostri bisogni o sul Regno di Dio?
Mercatello, Urbino, 27 dicembre 1660 - Città di Castello, 9 luglio 1727
   A Città di Castello in Umbria, santa Veronica Giuliani, badessa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, che, ricca di carismi spirituali, corrispose nel corpo e nell’anima alla passione di Cristo e fu per questo posta sotto custodia per cinquanta giorni, offrendo un mirabile modello di pazienza e di obbedienza

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI MARTIRI CINESI (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)

† dal 1648 al 1930

Santi Agostino Zhao Rong, sacerdote, Pietro Sans i Jordá, vescovo, e compagni, martiri, che in varie epoche e luoghi della Cina testimoniarono coraggiosamente il Vangelo di Cristo con la parola e con la vita e, caduti vittime di persecuzioni per aver predicato o professato la fede, furono ristorati al glorioso banchetto del cielo.

BEATO MOSÈ TOVINI Sacerdote - BRESCIA

Cividate Camuno, Brescia, 27 dicembre 1877 – Brescia, 28 gennaio 1930

Professore in Seminario, nel 1905 Mosè Tovini entra nella Congregazione dei sacerdoti oblati. Il suo stile era fatto di puntualità, preparazione seria, chiarezza, discrezione,
obbedienza assoluta alle direttive della Chiesa, del Papa, del Vescovo. La sua vita fu caratterizzata dall’umiltà e dalla mitezza. Nel 1926 Mosè Tovini fu chiamato all’incarico di Rettore del Seminario; si presentò ai chierici parlando dei tre candori che devono riempire il cuore del candidato al sacerdozio: l’Eucaristia, la Vergine Immacolata e il Papa.

BEATO GIOVANNI CACCIAFRONTE de Sordi Vescovo e martire - MANTOVA

Cremona, 1125 ca. – Vicenza, 16 marzo 1181

A Vicenza, beato Giovanni Sordi o Cacciafronte, vescovo e martire, che, dapprima abate, fu condannato all’esilio per la sua fedeltà al papa; eletto poi vescovo di Mantova e trasferito infine alla sede di Vicenza, morì per la libertà della Chiesa trafitto con la spada da un sicario.

 

DIETRO OGNI SCHERMO C’È UNA PERSONA, NON UN BERSAGLIO.

DIETRO OGNI SCHERMO C’È UNA PERSONA, NON UN BERSAGLIO.


Un giovane sacerdote, proprio nel giorno delle sue ordinazioni, si ritrova a leggere sui social un commento carico di odio e accuse ingiuste, che lo etichettano come parte di una presunta “corruzione” della Chiesa. Il messaggio lo colpisce profondamente perché arriva nel momento che dovrebbe essere il più felice della sua vita vocazionale. Nella sua risposta pubblica, il prete racconta lo shock di essere giudicato senza essere conosciuto, solo per il fatto di essere un sacerdote. Sottolinea come l’hejt online trasformi persone reali in bersagli anonimi e disumanizzati. Il suo testo mette a confronto la sua esperienza personale con gli stereotipi sociali sulla Chiesa. Ricorda che dietro ogni vocazione ci sono storie di vita, famiglia, fragilità e scelta personale. Denuncia la generalizzazione che associa ogni sacerdote ai crimini di alcuni individui. La sua risposta non è solo difensiva, ma anche profondamente emotiva e riflessiva. Egli invita a pensare prima di scrivere un commento distruttivo sui social. Sottolinea che la parola digitale può diventare una forma di violenza reale. Racconta il senso di isolamento che si prova quando l’odio arriva proprio nel momento della gioia. Richiama il valore della dignità umana al di là delle opinioni religiose. Il sacerdote afferma di non essere un simbolo astratto, ma una persona in carne e ossa. Critica la cultura del giudizio immediato e dell’etichetta facile. Il suo messaggio diventa una denuncia della polarizzazione sociale contemporanea. Invita implicitamente a distinguere tra critica legittima e odio gratuito. Ribadisce che il male non si combatte con altro male, ma con la consapevolezza. I commenti online generano sofferenza psicologica. Mostra come i social possano amplificare la distanza tra persone e realtà. Alla fine emerge una domanda morale: cosa stiamo diventando nel nostro modo di comunicare?
Il sacerdote non risponde con vendetta, ma con una forma di testimonianza personale. Il suo gesto diventa un appello a recuperare il rispetto reciproco. E lascia aperta la riflessione sul confine tra libertà di espressione e responsabilità.
PER NOI OGGI: 1. L’odio online non nasce solo da “cattiveria”, ma da una normalizzazione del giudizio disumano: se diventa routine, smettiamo di riconoscerlo come violenza. 2. Forse il problema non è solo chi scrive commenti d’odio, ma una società che premia la reazione immediata e punisce la riflessione lenta.
3. Se bastano pochi secondi per distruggere la dignità di una persona, allora la vera domanda è: quanto vale davvero la nostra libertà digitale?

 

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mercoledì 8 luglio 2026

08.07.2026 - Os 10,1-3.7-8.12 - Mt 10,1-7 - Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele.

Dal libro del profeta Osèa - Os 10,1-3.7-8.12

Vite rigogliosa era Israele, che dava sempre il suo frutto; ma più abbondante era il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricca era la terra, più belle faceva le sue stele. Il loro cuore è falso; orbene, sconteranno la pena! Egli stesso demolirà i loro altari, distruggerà le loro stele. Allora diranno: «Non abbiamo più re, perché non rispettiamo il Signore. Ma anche il re, che cosa potrebbe fare per noi?». Perirà Samarìa con il suo re, come un fuscello sull'acqua. Le alture dell'iniquità, peccato d'Israele, saranno distrutte, spine e cardi cresceranno sui loro altari; diranno ai monti: «Copriteci» e ai colli: «Cadete su di noi». Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia.
1. GLI EBREI DEL TEMPO DI OSÈA AVEVANO TRADITO IL DIO d’Israele iniziando ad adorare le divinità dei popoli pagani da cui erano circondati. E Osèa profetizzava una distruzione imminente, spine e rovi che avrebbero avvolto gli altari, monti che crollano su un POPOLO DISPERATO E SOLO. 
2. OSÈA ESORTA I FIGLI D’ISRAELE A “SEMINARE SECONDO GIUSTIZIA”, cioè a comportarsi secondo la volontà divina espressa nella legge, PROMETTE UN NUOVO RACCOLTO invitando a dissodare un campo nuovo. È CHIARA LA VOLONTÀ DEL SIGNORE DI RECUPERARE IL RAPPORTO CON IL PROPRIO POPOLO E CON NOI. 
3. Nonostante il nostro tradimento il Signore ci viene a cercare per darci una nuova pienezza in Lui. OCCORRE CREARE LE CONDIZIONI NECESSARIE PERCHÉ LO POSSIAMO RE-INCONTRARE, occorre preparare un cuore nuovo, pronto per la semina, aperto; occorre solo prepararsi ad accoglierlo E LUI TORNERÀ, IN ETERNO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

 

Gesù chiamò a sé dodici discepoli a cui dette il potere sui demoni per scacciarli e li inviò in primo luogo agli israeliti per annunciare loro che il regno dei cieli è vicino. 
I dodici Apostoli  hanno avuto la grazia di incontrare Gesù, hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi. L’incontro personale con il Signore, tempo di grazia e di salvezza, comporta la missione: «Strada facendo – li esorta Gesù – predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino». Incontro e missione non vanno separati.
Questo incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, che siamo suoi discepoli. Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli esclusi che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli Apostoli: annunciare il Regno di Dio, un Dio vicino...

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Ecco i magnifici dodici, con la missione di predicare «che il regno dei cieli è vicino». È il Vangelo, la bella notizia, affidata a chi lo tradirà (già viene detto), e gli altri lo hanno abbandonato e rinnegato. A chi assomigliano tanto tanto questi dodici?

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08.07 - SANTI AQUILA E PRISCILLA

SANTI AQUILA E PRISCILLA
I santi Aquila e Priscilla sono una delle più belle coppie della Chiesa nascente. Sposi uniti nell'amore, nella fede e nella missione, collaborarono strettamente con san Paolo nell'annuncio del Vangelo. Costretti a lasciare Roma a causa dell'editto dell'imperatore Claudio, si trasferirono a Corinto dove accolsero Paolo nella loro casa. Condividevano lo stesso lavoro di fabbricanti di tende e la stessa passione per Cristo. La loro abitazione divenne un luogo di incontro, di preghiera, di ascolto della Parola e di celebrazione dell'Eucaristia. Furono tra i protagonisti delle prime comunità cristiane, mettendo a disposizione tempo, energie e beni per il Regno di Dio. Successivamente si trasferirono a Efeso, dove continuarono il loro prezioso servizio apostolico. Qui aiutarono sant'Apollo, uomo colto e fervente, a comprendere più profondamente il messaggio cristiano. Con discrezione e sapienza contribuirono alla crescita della Chiesa. San Paolo li definisce suoi "collaboratori in Cristo Gesù" e ricorda che rischiarono la vita per salvarlo. Ovunque andarono portarono con sé il Vangelo, trasformando la loro casa in una vera chiesa domestica. Il loro matrimonio fu una strada concreta di santificazione, vissuta nel lavoro quotidiano, nell'ospitalità e nella testimonianza. Non furono apostoli nel senso stretto del termine, ma la loro fedeltà rese possibile la diffusione della fede in molte città. La loro storia mostra il ruolo fondamentale dei laici nella missione della Chiesa. Aquila e Priscilla insegnano che la santità non è riservata a pochi, ma può fiorire nella vita familiare quando Cristo è posto al centro. La loro eredità continua ancora oggi a illuminare il cammino delle famiglie cristiane. Per noi oggi Molte famiglie condividono la stessa casa, ma non la stessa fede. La nostra abitazione è solo un luogo dove si vive o anche un luogo dove si incontra Dio? 2. Aquila e Priscilla evangelizzavano lavorando. Noi separiamo spesso fede e vita quotidiana: il Vangelo entra davvero nel nostro lavoro e nelle nostre relazioni? 3. Aspettiamo sempre che siano altri a fare qualcosa per la Chiesa. Questi due sposi ricordano che ogni battezzato è chiamato a essere missionario, qui e ora.
I secolo
   Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita. 


martedì 7 luglio 2026

07.07.2026 - Os 8,4-7.11-13 - Mt 9,32-38 - La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dal libro del profeta Osèa - Os 8,4-7.11-13

Così dice il Signore:
«Hanno creato dei re
che io non ho designati;
hanno scelto capi
a mia insaputa.
Con il loro argento e il loro oro
si sono fatti idoli,
ma per loro rovina.
Ripudio il tuo vitello, o Samaria!
La mia ira divampa contro di loro;
fino a quando non si potranno purificare?
Viene da Israele il vitello di Samaria,
è opera di artigiano, non è un dio:
sarà ridotto in frantumi.
E poiché hanno seminato vento,
raccoglieranno tempesta.
Il loro grano sarà senza spiga,
se germoglia non darà farina
e, se ne produce, la divoreranno gli stranieri.
Èfraim ha moltiplicato gli altari,
ma gli altari sono diventati per lui
un’occasione di peccato.
Ho scritto numerose leggi per lui,
ma esse sono considerate come qualcosa di estraneo.
Offrono sacrifici
e ne mangiano le carni,
ma il Signore non li gradisce;
ora ricorda la loro iniquità,
chiede conto dei loro peccati:
dovranno tornare in Egitto».
1. IL POPOLO HA RINNEGATO DIO IN OGNI MODO: ha eletto capi senza la sua benedizione, ha costruito altari e idoli, ha fatto sacrifici e ne ha mangiato le carni. Ha cercato conforto, aiuto, rifugio in oggetti morti, senza vita. HA AGITO DA IDOLATRA COSTRUENDO IMMAGINI che altro non sono che delle proiezioni che l’uomo fa di sé stesso.
2. Ecco i frutti dell’idolatria. Hanno seminato vento e si raccoglie tempesta. DIO NON PUÒ ESSERE PIÙ VITA DELLA TERRA e la terra non dona più i suoi frutti. Se l’uomo esce dalla vita, perché esce dalla Legge, la sua anima, il suo spirito, il suo corpo rimangono senza alcuna vita. PRECIPITANO NELLA MORTE.
3. Così OSÈA ANNUNCIA LA NECESSITÀ DI UN RITORNO IN EGITTO PER RIFARE L’ESPERIENZA DELLA LIBERAZIONE DALLA SCHIAVITÙ. Questa volta però la schiavitù è interiore. I figli d’Israele soffriranno la fame; conosceranno nuovamente l’abbandono, la schiavitù, perché dovranno tornare in Egitto.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,32-38
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

 

Gesù guarisce, ma non guarisce semplicemente la paralisi, guarisce tutto, perdona i peccati. Fa nascere di nuovo, diciamo così. Una guarigione fisica e spirituale, tutto insieme, frutto di un incontro personale e sociale.
E allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi? Come discepoli del Signore Gesù, che è medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati a continuare «la sua opera di guarigione e di salvezza» in senso fisico, sociale e spirituale.

 

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07.07 - SAN GIUSEPPE MARIA GAMBARO

SAN GIUSEPPE MARIA GAMBARO, MARTIRE IN CINA
Giuseppe Maria Gambaro nacque a Galliate, nel Novarese, il 7 agosto 1869, in una famiglia profondamente cristiana. Fin da ragazzo si distinse per bontà, purezza e spirito di preghiera. Dopo gli Esercizi Spirituali predicati dai Passionisti maturò il desiderio di consacrarsi totalmente a Dio. Entrò tra i Francescani, distinguendosi per obbedienza, docilità e impegno nello studio. Ordinato sacerdote nel 1892, fu educatore e formatore di giovani, conquistando tutti con la sua dolcezza e il suo amore paterno. Ma nel suo cuore ardeva il desiderio della missione. Ottenuto il permesso dei superiori, nel 1895 partì per la Cina, lasciando la famiglia e la patria per annunciare il Vangelo. Si adattò completamente alla cultura locale, indossando gli abiti cinesi e condividendo la vita della popolazione. Evangelizzò contadini e artigiani, formando anche giovani seminaristi destinati al sacerdozio. La sua vita era caratterizzata da zelo apostolico, umiltà e dedizione totale a Cristo. Nel 1900 esplose la violenta persecuzione dei Boxers, che colpì migliaia di cristiani e missionari. Nonostante il pericolo, padre Gambaro rimase fedele al proprio mandato. Quando seppe della distruzione delle missioni e dell'uccisione di alcuni confratelli, decise di tornare insieme al vescovo Antonino Fantosati per sostenere i fedeli perseguitati. Il 7 luglio 1900 i due missionari furono assaliti da una folla inferocita. Colpiti con pietre e bastoni, subirono un terribile martirio. Padre Gambaro, ormai morente, trovò la forza di trascinarsi accanto al suo vescovo per riceverne l'ultima benedizione. Morirono uniti nell'amore a Cristo, sigillando con il sangue la loro testimonianza. Aveva solo 31 anni. La Chiesa lo ha riconosciuto come autentico martire della fede, canonizzato da san Giovanni Paolo II insieme ai martiri della Cina. La sua vita resta una luminosa testimonianza di coraggio, fedeltà, missione e amore senza riserve al Vangelo. Per noi oggi: 1. Molti oggi hanno paura di manifestare la propria fede per non essere criticati. Padre Gambaro ha dato la vita per Cristo: noi siamo disposti almeno a testimoniarlo? 2. Viviamo cercando comodità e sicurezza. Il martire ci ricorda che il Vangelo non è una zona di comfort, ma una chiamata a rischiare per amore. 3. In una società che ammira il successo, Gambaro insegna che la vera vittoria non è salvarsi la vita, ma spenderla totalmente per Dio e per gli altri.
Galliate (Novara), 7 agosto 1869 - Hoang-scia-wan (Cina), 7 luglio 1900
   Vicino alla città di Hengyang nella provincia dello Hunan in Cina, sant’Antonino Fantosati, vescovo, e Giuseppe Maria Gambaro, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che, durante la persecuzione dei Boxer, approdati per portare aiuto ai fedeli, morirono lapidati. 

 

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