giovedì 10 settembre 2026

10.09.2026 - 1Cor 8,1-7.11-13 - Lc 6,27-38 - Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 8,1-7.11-13

Fratelli, la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica. Se qualcuno crede di conoscere qualcosa, non ha ancora imparato come bisogna conoscere. Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto.
Riguardo dunque al mangiare le carni sacrificate agli idoli, noi sappiamo che non esiste al mondo alcun idolo e che non c’è alcun dio, se non uno solo. In realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo che sulla terra – e difatti ci sono molti dèi e molti signori –,
per noi c’è un solo Dio, il Padre,
dal quale tutto proviene e noi siamo per lui;
e un solo Signore, Gesù Cristo,
in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui.
Ma non tutti hanno la conoscenza; alcuni, fino ad ora abituati agli idoli, mangiano le carni come se fossero sacrificate agli idoli, e così la loro coscienza, debole com’è, resta contaminata.
Ed ecco, per la tua conoscenza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello.

 

1. San Paolo distingue tra CONOSCENZA E AMORE, evidenziando che la conoscenza può gonfiare l'orgoglio mentre l'amore edifica. La vera conoscenza è incompleta senza l'amore, e il vero sapere deriva dall'amore di Dio. L'ACCENTO È SULLA RELAZIONE CON DIO E CON GLI ALTRI, più che sulla comprensione intellettuale.
2. Paolo riafferma il monoteismo cristiano dicendo che, nonostante molti cosiddetti dèi e signori, C'È SOLO UN DIO, IL PADRE, E UN SIGNORE, GESÙ CRISTO. TUTTE LE COSE PROVENGONO DA DIO PADRE E ESISTONO GRAZIE A GESÙ CRISTO. Questo concetto è la base per la discussione successiva sulle carni sacrificate agli idoli.
3. Paolo affronta la questione delle CARNI SACRIFICATE AGLI IDOLI, riconoscendo che mentre alcuni cristiani sanno che gli idoli non sono nulla, altri con una coscienza debole potrebbero sentirsi contaminati. ESORTA I CRISTIANI PIÙ FORTI A ESSERE SENSIBILI VERSO I PIÙ DEBOLI, evitando di mangiare carne se questo può danneggiare la loro fede. L'AMORE PER IL FRATELLO DEVE PREVALERE SULLA LIBERTÀ PERSONALE.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 6,27-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». 

 

Gesù esorta i suoi discepoli a vivere una vita di amore e misericordia radicale, insegnando a amare i nemici, benedire coloro che li maledicono e pregare per chi li tratta male. Sottolinea l'importanza di dare generosamente e di non rispondere al male con il male, ma con il bene. Gesù propone la "regola d'oro" di trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati. Questo amore incondizionato e altruista distingue i seguaci di Cristo dai peccatori, che amano e prestano solo con aspettative di reciprocità. La misericordia, il perdono e la generosità sono qualità divine che i discepoli devono imitare, poiché Dio è benevolo verso tutti, anche verso gli ingrati e i malvagi. La promessa di Gesù è che chi pratica questa misericordia riceverà grande ricompensa e sarà considerato figlio dell'Altissimo. Amen.

 

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10.09 - SAN NICOLA DA TOLENTINO

SAN NICOLA DA TOLENTINO
San Nicola da Tolentino (1245 - 1305) nacque a Sant'Angelo in Pontano, nelle Marche, da una famiglia profondamente cristiana. I suoi genitori, dopo aver pregato San Nicola di Bari per ottenere il dono di un figlio, lo chiamarono Nicola in segno di gratitudine. Fin da giovane fu attratto dalla vita religiosa e, ascoltando la predicazione di un monaco agostiniano, comprese la chiamata a seguire Cristo.
Entrò tra gli Eremiti di Sant'Agostino, professò i voti solenni prima dei vent'anni e fu ordinato sacerdote a ventiquattro anni. Dopo diversi trasferimenti, nel 1275 giunse a Tolentino, dove rimase fino alla morte dedicandosi alla predicazione, alla confessione e al servizio del popolo. Fu chiamato "l'angelo del confessionale" per la sua grande disponibilità verso i penitenti e per il desiderio di accompagnare ogni persona alla riconciliazione con Dio.
La sua vita fu segnata da una profonda preghiera, da digiuni, penitenze e lunghe ore davanti al Signore, unendo le sue sofferenze alla Passione di Cristo. Ebbe una particolare devozione per le anime del Purgatorio, per le quali pregava e offriva sacrifici, diventando uno dei santi più invocati per la loro liberazione. Manifestò una grande attenzione verso i poveri, ai quali portava personalmente aiuto e per i quali chiedeva la generosità dei ricchi. Fu anche conosciuto per il dono di guarigione e per il ministero di liberazione dal male.
Amò profondamente la Vergine Maria e ricevette speciali grazie mistiche, tra cui la visione degli angeli che trasportavano la Santa Casa di Loreto nel territorio marchigiano. Sul letto di morte contemplò il Signore, la Madonna e Sant'Agostino, mostrando la meta verso cui aveva orientato tutta la sua vita.
San Nicola ci ricorda che la santità nasce dall'incontro quotidiano con Dio e si manifesta nella preghiera, nella carità e nella compassione verso gli altri. In un mondo spesso concentrato sull'apparenza e sul successo, la sua testimonianza invita a riscoprire il valore del silenzio, del sacrificio e della fedeltà nascosta.
La sua vita insegna che ogni offerta fatta con amore può diventare una grazia per la Chiesa e per il mondo intero. per noi oggi 1. San Nicola trovava forza nella preghiera: le nostre giornate hanno ancora uno spazio vero per l'incontro con Dio? 2. Il santo portava il peso degli altri nel confessionale: sappiamo essere persone che ascoltano, perdonano e accompagnano chi è in difficoltà? 3. Nicola amava i poveri e le anime del Purgatorio: la nostra fede ci spinge davvero a pregare e a prenderci cura di chi ha bisogno?
Castel Sant’Angelo (ora Sant’Angelo in Pontano, Macerata), 1245 - Tolentino (Macerata), 10 settembre 1305
A Tolentino nelle Marche, san Nicola, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, dedito a una severa astinenza e assiduo nella preghiera, fu severo con se stesso, ma clemente con gli altri, e spesso imponeva a sé le penitenze altrui. 

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GIOVANNI MAZZUCCONI Sacerdote e martire - MILANO
Rancio di Lecco, 1° marzo 1826 - Woodlark (Oceania), settembre 1855

Nell’isola di Woodlark in Oceania, beato Giovanni Battista Mazzucconi, sacerdote dell’Istituto Milanese per le Missioni Estere e martire, che, dopo due anni trascorsi al servizio dell’evangelizzazione, ormai spossato dalle febbri e dalle piaghe, fu ucciso in odio alla fede con un colpo di scure. La memoria liturgica è il 7 settembre (10 settembre nel calendario ambrosiano).

 

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NON TUTTO È RELATIVO: VERITÀ E BENE HANNO ANCORA UN VOLTO.

NON TUTTO È RELATIVO: VERITÀ E BENE HANNO ANCORA UN VOLTO.

La società contemporanea non nega necessariamente Dio, ma spesso accantona la domanda sulla trascendenza, come se fosse irrilevante per la vita concreta.
Eppure voltare le spalle alla trascendenza significa rischiare di soffocare la vita nell’indifferenza. L’indifferenza non combatte Dio: semplicemente fa sparire la domanda e anestetizza il desiderio di cercare un senso. Quando tutto diventa relativo, anche la verità rischia di perdere consistenza. Il relativismo diventa così un’indifferenza alle differenze tra vero e falso, bene e male, giusto e ingiusto. L’Apocalisse denuncia la condizione di Laodicea: non essere né freddi né caldi, ma tiepidi. «Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla»: dietro questa presunta autonomia può nascondersi una profonda povertà interiore. L’uomo che pensa di non aver bisogno di Dio rischia di arrivare a pensare di non aver bisogno neppure degli altri. Quando viene meno il bisogno dell’altro, si indeboliscono relazione, riconoscenza e responsabilità. Non possiamo sostituirci a Dio, diventando noi stessi misura di ogni cosa. L’indifferenza diventa autolesionista, perché spegne la capacità di desiderare qualcosa di più grande. La trascendenza, invece, apre l’uomo all’infinito e gli permette di scoprire una dignità che non dipende soltanto da ciò che possiede. Dentro di noi abita un’apertura che supera ogni limite: è il desiderio di senso, verità, amore e futuro. La tentazione quotidiana è mettere la trascendenza sempre in fondo all’agenda della vita. La fede ci invita invece all’umiltà dell’intelligenza, riconoscendo che non siamo la misura ultima della realtà. L’infinito non è la maledizione del finito, ma la sua benedizione, perché dona al finito significato, dignità e speranza. per noi oggi 1. Se Dio non viene più negato, ma semplicemente ignorato, non rischiamo forse di vivere come se non avesse più nulla da dirci? E una fede che non cambia le nostre scelte quotidiane non è forse già diventata indifferenza religiosa? 2. Quando diciamo «ognuno ha la sua verità», siamo davvero diventati più liberi oppure abbiamo semplicemente smesso di cercare la Verità? Se tutto vale allo stesso modo, chi avrà ancora il coraggio di chiamare male il male e bene il bene? 3. «Non ho bisogno di Dio, non ho bisogno degli altri, basto a me stesso»: è questa la libertà che desideriamo?
O forse la vera libertà nasce proprio quando riconosciamo di essere relazione, dipendenza, responsabilità e apertura all’Infinito?

 

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mercoledì 9 settembre 2026

09.09.2026 - 1Cor 7,25-31 - Lc 6,20-26 - Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 7,25-31

Fratelli, riguardo alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa delle presenti difficoltà, rimanere così com’è.
Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla. Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella loro vita, e io vorrei risparmiarvele.
Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
1. PAOLO È PREOCCUPATO PER UNA COMUNITÀ CHE È DISUNITA. Consiglia, se possibile, di mantenere i legami e i rapporti in atto, evitando rotture brusche ed inversioni di marcia difficilmente comprensibili e giustificabili. Sei tu sposato? Non cercare di rompere questo legame.
2. Paolo ci ricorda che IL TEMPO DI QUESTA VITA È BREVE: se possibile non andiamo in cerca di ulteriori complicazioni che si aggiungono a quella che sono già trovate. CERCHIAMO CIÒ CHE È ESSENZIALE PER LA SALVEZZA e non diamo a tutto il resto l’importanza che non merita. 
3. E poi chi piange viva come se non piangesse; chi si rallegra non dia importanza ad una allegria del tutto effimera e passeggera; chi compra non si lasci prendere dalla brama del possesso dei beni di questo mondo. “PASSA LA FIGURA DI QUESTO MONDO.” Ciò che è figura è destinato a passare e a finire: CERCHIAMO CIÒ CHE VALE E DURA IN ETERNO.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 6,20-26
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Gesù sa che cosa rende felice l’uomo e che cosa lo porta a rovina: non solo rispetto alla sorte futura, ma anche per la vita di ogni giorno. La costruzione della nostra autosufficienza non basta a nulla. Solo la domanda del povero, la fiducia dell’affamato, l’affidamento di chi piange, la fede di chi è disposto a dare la vita per Lui, apre il cuore alla semplicità e verità e ci consegna nelle mani del Padre che ama e guarda i suoi figli.
Ma noi vogliamo davvero la santità? O ci accontentiamo di essere cristiani senza infamia e senza lode, che credono in Dio e stimano il prossimo ma senza esagerare? Insomma, o santità o niente! Ci fa bene lasciarci provocare dai santi, che qua non hanno avuto mezze misure e da là “tifano” per noi, perché scegliamo Dio, l’umiltà, la mitezza, la misericordia, la purezza, perché ci appassioniamo al cielo piuttosto che alla terra.

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Le beatitudini: il ribaltamento totale. La nostra “morale” viene rovesciata, capovolta. Cosa avranno compreso quegli uomini che ascoltarono queste parole per la prima volta? Cosa comprendiamo noi?

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09.09 - SAN PIETRO CLAVER

SAN PIETRO CLAVER
San Pietro Claver (1580 - 1654), gesuita spagnolo, dedicò tutta la sua vita agli schiavi africani deportati nelle Americhe, diventando un autentico testimone della carità cristiana. Nato in Catalogna, entrò nella Compagnia di Gesù e, guidato dal santo fratello Alfonso Rodriguez, comprese che il Signore lo chiamava a portare il Vangelo ai più dimenticati. Nel 1610 partì per il Nuovo Mondo e, dopo l'ordinazione sacerdotale, fu inviato a Cartagena, in Colombia, uno dei più grandi porti della tratta degli schiavi. Ogni volta che una nave attraccava, correva al porto con cibo, medicine, vestiti e tutto ciò che poteva alleviare le sofferenze di quelle persone trattate come merce. Si definiva «servo degli schiavi per sempre», perché vedeva in ciascuno di loro il volto di Gesù Cristo. Imparò diverse lingue per comunicare con gli africani, li preparava ai Sacramenti, li battezzava, li consolava e difendeva la loro dignità davanti ai padroni. Si prese cura anche di lebbrosi, malati, carcerati e condannati a morte, senza lasciarsi fermare dalla paura o dal disgusto. La sua forza nasceva da una profonda vita di preghiera, dall'Eucaristia e dalla contemplazione del Crocifisso. Negli ultimi anni visse la malattia e l'abbandono con grande serenità, continuando a lodare Dio fino alla morte. La sua testimonianza ricorda che ogni essere umano possiede una dignità inviolabile perché è figlio di Dio e che il vero discepolo di Cristo non resta indifferente davanti all'ingiustizia. Anche oggi San Pietro Claver ci invita a riconoscere i tanti "schiavi" del nostro tempo: chi è sfruttato, emarginato, dimenticato o privato della propria dignità. La carità cristiana non si limita ai sentimenti, ma diventa servizio concreto, difesa della persona e annuncio del Vangelo. Solo un cuore unito a Cristo è capace di amare senza fare differenze e di costruire una società più giusta e fraterna. La sua vita ci ricorda che nessuna opera di amore è troppo piccola quando nasce dalla fede e dalla compassione. Ogni cristiano è chiamato a essere, nel proprio ambiente, una presenza di consolazione, speranza e misericordia per chi porta il peso della sofferenza. per noi oggi 1. Davanti alle nuove forme di povertà e di sfruttamento, rimaniamo spettatori oppure ci lasciamo coinvolgere con gesti concreti di carità? 2. Pietro Claver vedeva in ogni persona il volto di Cristo: sappiamo riconoscere questa presenza anche in chi è diverso da noi, fragile o scartato? 3. La sua instancabile missione nasceva dalla preghiera: il nostro servizio agli altri è alimentato dall'incontro con Gesù oppure rischia di diventare solo attivismo?
Verdu (Spagna), 25 giugno 1580 - Cartagena (Colombia), 8 settembre 1654
San Pietro Claver, sacerdote della Compagnia di Gesù, che, a Cartagena in Colombia si adoperò per oltre quarant'anni con mirabile abnegazione e insigne carità per i neri ridotti in schiavitù, rigenerando di sua mano nel battesimo di Cristo circa trecentomila di loro.

 

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martedì 8 settembre 2026

08.09.2026 - Mi 5,1-4 - Mt 1,1-16.18-23 - Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

 

Dal libro del profeta Michèa - Mi 5,1-4

E tu, Betlemme di Èfrata,
così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,
da te uscirà per me
colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall’antichità,
dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui,
fino a quando partorirà colei che deve partorire;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.
Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace!
1. Michèa presenta in controluce la figura della Vergine Maria, simbolicamente rappresentata da «Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda». La nascita di Cristo ci invita a CONSIDERARE LA POSIZIONE DI MARIA NEL DISEGNO DI DIO…
2. Dalla piccola Betlemme USCIRÀ «COLUI CHE DEVE ESSERE IL DOMINATORE». La sua origine umana è apparentemente umile, ma in realtà essa è «dai giorni più remoti», perché Dio l’ha predestinata da sempre. L’uscita del dominatore d’Israele da Betlemme è figura simbolica della nascita di Cristo da Maria, di cui DIO SI COMPIACE PER LA SUA UMILTÀ…
3. Maria È PREDESTINATA, da sempre immacolata, per ESSERE LA MADRE DI COLUI CHE DOMINERÀ su tutte le genti sino agli estremi confini della terra PER SEMPRE. Allora si vivrà in pace, perché Gesù è la vera pace e SOLO LUI PUÒ DONARCELA!

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 1,1-16.18-23
 
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

 

Dio agisce attraverso le generazioni che vengono una dopo l’altra, ma poi vira di colpo e fa germogliare nel grembo della madre Anna una donna nuova, Maria. La Chiesa innesta la festa della Natività di Maria a nove mesi esatti da quella della Immacolata Concezione. Il tempo è a disposizione di Dio ed Egli vi costruisce la sua opera, attraverso la semente umana rinnovata dalla sua grazia. 
È Dio che “scende”, è il Signore che si rivela, è Dio che salva. E l’Emmanuele, il Dio-con-noi, realizza la promessa di mutua appartenenza tra il Signore e l’umanità, nel segno di un amore incarnato e misericordioso che dona la vita in abbondanza. Maria da parte sua ha accolto l'inaudito di Dio, Giuseppe ha creduto all'angelo e l'infinito si fece carne, bambino, e così avvenne. Che bella la fede di Maria e Giuseppe e che grazia l'Emmanuele,  il Dio con noi, per tutta l'umanità!

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Tutta la storia converge verso un punto: una ragazza e il suo fidanzato. Noi, con i nostri amori, sogni, paure, relazioni (sempre fragili e complicate). Dio passa attraverso tutto questo: lo sappiamo riconoscere?

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08.09 - NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA

NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA
La Natività della Beata Vergine Maria, celebrata l'8 settembre, è una delle feste mariane più antiche della Chiesa. La nascita di Maria non è un semplice evento familiare, ma l'inizio visibile del progetto di salvezza preparato da Dio fin dall'eternità. Già dopo il peccato originale, il Signore aveva promesso una Donna che avrebbe schiacciato la testa del serpente, annunciando così il primo Vangelo della speranza. Maria è la nuova Eva, scelta per diventare la Madre di Gesù, il Salvatore del mondo.
Nata da Gioacchino e Anna, cresce nella santità e nella docilità allo Spirito, preparandosi ad accogliere il mistero dell'Incarnazione. Per questo la sua nascita è motivo di gioia per il cielo e per la terra: con lei comincia a brillare l'aurora che precede il sorgere del Sole di giustizia, Cristo Signore. La tradizione della Chiesa vede nella Vergine il ponte tra l'Antica e la Nuova Alleanza, la creatura nella quale le promesse di Dio trovano il loro compimento.
La sua vita è interamente orientata a Cristo e ci insegna che ogni vocazione nasce dall'ascolto e dalla disponibilità alla volontà del Padre. Celebrando la nascita di Maria, contempliamo la fedeltà di Dio che mantiene le sue promesse e prepara con pazienza la salvezza dell'umanità. Maria ci ricorda che Dio opera spesso attraverso ciò che è piccolo e umile agli occhi del mondo. La sua nascita ci invita a guardare ogni vita come un dono prezioso, chiamato a diventare strumento dell'amore e della misericordia di Dio.
Ogni cristiano è chiamato, come Maria, a dire il proprio "sì" perché Cristo possa continuare a nascere nel cuore degli uomini e nella storia del mondo. Guardando a Maria impariamo che la vera grandezza consiste nel fidarsi pienamente di Dio e nel lasciarsi guidare dalla sua grazia.
La Madre del Signore continui ad accompagnare il cammino della Chiesa, perché ogni credente diventi segno di speranza, di pace e di amore per il mondo. per noi oggi 1. Accogliere il progetto di Dio. Maria è entrata nel disegno del Signore con fiducia: sappiamo accogliere anche noi la sua volontà, quando non coincide con i nostri progetti? 2. Custodire il dono della vita. La nascita di Maria ci ricorda che ogni vita è preziosa fin dal suo inizio: riconosciamo davvero questo dono e lo difendiamo con le nostre scelte? 3. Portare Cristo agli altri. Maria è nata per donare Gesù al mondo: la nostra vita conduce gli altri verso Cristo oppure li allontana da Lui?
Questa celebrazione, che ricalca sul Cristo le prerogative della Madre, è stata introdotta dal papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale. La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.

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