martedì 10 marzo 2026

10.03.2026 - Dn 3,25.34-43 - Mt 18,21-35 - Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Dal libro del profeta Daniele - Dn 3,25.34-43

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:
«Non ci abbandonare fino in fondo,
per amore del tuo nome,
non infrangere la tua alleanza;
non ritirare da noi la tua misericordia,
per amore di Abramo, tuo amico,
di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo,
ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare
la loro stirpe come le stelle del cielo,
come la sabbia sulla spiaggia del mare.
Ora invece, Signore,
noi siamo diventati più piccoli
di qualunque altra nazione,
oggi siamo umiliati per tutta la terra
a causa dei nostri peccati.
Ora non abbiamo più né principe
né profeta né capo né olocàusto
né sacrificio né oblazione né incenso
né luogo per presentarti le primizie
e trovare misericordia.
Potessimo essere accolti con il cuore contrito
e con lo spirito umiliato,
come olocàusti di montoni e di tori,
come migliaia di grassi agnelli.
Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito,
perché non c’è delusione per coloro che confidano in te.
Ora ti seguiamo con tutto il cuore,
ti temiamo e cerchiamo il tuo volto,
non coprirci di vergogna.
Fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia.
Salvaci con i tuoi prodigi,
da’ gloria al tuo nome, Signore».

1. “Azaria si alzò e fece QUESTA PREGHIERA IN MEZZO AL FUOCO”. Forse qualche volta può essere capitato anche a noi di pregare tra le fiamme del dolore, dell’amore o della paura; RIVOLGERCI A DIO NEL FUOCO del pentimento o del desiderio per qualcosa di grande.

2. La fede di questi tre giovani non viene meno nemmeno tra le fiamme dell’esilio e della persecuzione. LA LORO SUPPLICA UMILE E SOLIDALE, CHE SI FA CARICO DI TUTTO IL POPOLO, SI TRASFORMA IN UN BELLISSIMO ATTO DI FIDUCIA… non c’è delusione per coloro che confidano in te.

3. Questa è una preghiera che FA MEMORIA dei peccati del popolo e della promessa dell’Alleanza di Dio e alla fine chiede: INTERVIENI E SALVACI, LIBERA NOI E DISTRUGGI I NEMICI; NOI PROMETTIAMO DI ESSERTI FEDELI. È l’emblematica preghiera di Azaria nella fornace, DELL’UOMO CHE CONFIDA NELL’AIUTO DI DIO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Settanta volte sette! Un numero esagerato! Simbolo della perfezione, della pienezza. In Gesù non c’è una perfezione misurabile; non c’è un limite massimo alla generosità. Nei nostri confronti Dio cancella debiti favolosi. Così vuole che anche noi rimettiamo agli altri i debiti. Dobbiamo imparare a provare misericordia, come il re della parabola. «Solo chi è forte è capace di perdonare». E chi perdona, imita Dio!
Il perdono viene dalla croce; Egli trasforma il mondo con l’amore che ci dona. Il suo cuore aperto sulla croce è la porta attraverso cui entra nel mondo la grazia del perdono. E soltanto questa grazia può trasformare il mondo ed edificare la pace. Ma chi non perdona certamente pecca, e il peccato è … non realizzare la propria identità di perdonato!

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Chiediamo agli altri comportamenti che noi non riusciamo ad avere. Siamo ipocriti, ingiusti e soprattutto non misericordiosi. Forse per questo Gesù ci chiede di perdonare “di cuore”?

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10.03 SAN SIMPLICIO, PAPA

SAN SIMPLICIO

Nativo di Tivoli, fu papa dal 468 al 483, in uno dei periodi più drammatici della storia occidentale. Durante il suo pontificato crollò ufficialmente l’Impero Romano d’Occidente: nel 476 Odoacre depose Romolo Augustolo e inviò le insegne imperiali all’imperatore d’Oriente Zenone. L’assetto politico mutava radicalmente, ma anche la Chiesa viveva tensioni profonde.

Odoacre e poi Teodorico il Grande, che lo spodestò, erano ariani; in Oriente l’imperatore Zenone dovette affrontare la ribellione di Basilisco, sostenuta dai monofisiti. Il monofisismo – promosso da Dioscoro di Alessandria e dal monaco Eutiche – sosteneva che in Cristo vi fosse una sola natura, quella divina. Dopo il cosiddetto “latrocinio di Efeso”, la dottrina ortodossa fu riaffermata nel Concilio di Calcedonia, che accolse il “Tomo” di San Leone Magno.

Simplicio difese con fermezza quell’eredità dottrinale. Si oppose al canone 28 di Calcedonia, che attribuiva a Costantinopoli una preminenza ritenuta pericolosa per l’equilibrio ecclesiale, e contrastò l’Henoticon con cui Zenone nel 482 tentò un compromesso ambiguo tra ortodossi e monofisiti. In un’epoca di imperatori deboli, invasioni e lotte teologiche, il papa custodì l’unità e la chiarezza della fede.

Accanto alla difesa dottrinale, si dedicò anche alla vita concreta della Chiesa di Roma: restaurò e dedicò chiese come Santo Stefano Rotondo e Santa Bibiana, e mostrò sensibilità culturale ordinando che fossero salvati dalla distruzione mosaici pagani presenti in edifici cristiani, riconoscendo il valore dell’arte anche quando proveniva dal passato precristiano.

Morì nel 483. Le sue reliquie sono venerate a Tivoli. Il suo pontificato dimostra come, nel crollo delle strutture politiche, la solidità della fede possa diventare il vero punto di riferimento per un popolo smarrito.

 

Per noi oggi

1.     Quando tutto crolla, ciò che conta è la verità.
Simplicio non cercò compromessi facili per piacere all’imperatore. Oggi preferiamo l’accordo o la chiarezza?

2.     La Chiesa non dipende dagli equilibri politici.
Cadde un impero, ma non la fede. Dove riponiamo la nostra sicurezza: nelle strutture o nei fondamenti spirituali?

3.     Custodire la tradizione non significa chiudersi alla cultura.
Difese l’ortodossia, ma salvò l’arte pagana. Sappiamo distinguere tra errore dottrinale e valore umano?

sec. V
Papa dal 03/03/468 al 10/03/483



ESSERE VIVI

ESSERE VIVI

Nel gennaio 2025 Kate Middleton, Principessa del Galles, ha condiviso un video profondamente toccante in occasione del suo 44° compleanno, parte della serie Madre Natura, pubblicata sui canali social della coppia reale. Nel video, Kate esprime con parole poetiche e immagini cariche di pace la sua gratitudine per la remissione dal cancro, annunciata dopo un percorso di chemioterapia iniziato nel 2024.

 Il cuore del messaggio non è la malattia in sé, ma la riscoperta della vita: una consapevolezza nuova, intensa, quasi sorprendente, che spesso appartiene a chi ha attraversato la sofferenza profonda. Attraverso paesaggi invernali e momenti di silenzio contemplativo, la Principessa racconta come la natura sia stata per lei un rifugio, una guida silenziosa e un sostegno costante durante il periodo più difficile della sua esistenza.

 Kate descrive l’inverno come un tempo favorevole all’introspezione e alla verità interiore. La natura diventa così maestra di resilienza, guarigione e speranza, non solo personale ma anche collettiva. La serie Madre Natura non è soltanto un diario intimo, ma una testimonianza universale sul potere della bellezza, della creatività e del contatto con il creato nel processo di guarigione.

 Il messaggio finale è semplice e potente: la vita, quando viene sfiorata dalla fragilità, si rivela in tutta la sua preziosità. E la gratitudine diventa il linguaggio più autentico per raccontarla.

 

PER NOI OGGI

1.     Serve una crisi per accorgerci di essere vivi? La testimonianza di Kate ci interroga: quanto diamo per scontata la vita finché non rischiamo di perderla?

2.     Abbiamo perso il contatto con ciò che ci guarisce davvero? In un mondo iperconnesso, la natura torna a essere una medicina silenziosa che non sappiamo più ascoltare.

3.     La vulnerabilità può diventare un atto pubblico di speranza. Esporre la propria fragilità, come fa Kate, non è debolezza ma un gesto che genera forza e comunione.

 

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lunedì 9 marzo 2026

09.03.2026 - 2Re 5,1-15 - Lc 4,24-30 - Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 5,1-15

In quei giorni Naamàn, comandante dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramèi. Ma quest’uomo prode era lebbroso.
Ora bande aramèe avevano condotto via prigioniera dalla terra d’Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla sua lebbra». Naamàn andò a riferire al suo signore: «La ragazza che proviene dalla terra d’Israele ha detto così e così». Il re di Aram gli disse: «Va’ pure, io stesso invierò una lettera al re d’Israele».
Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro e dieci mute di abiti. Portò la lettera al re d’Israele, nella quale si diceva: «Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra». Letta la lettera, il re d’Israele si stracciò le vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me».
Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il re d’Israele si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell’uomo venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele». Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Elisèo. Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va’, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato».
Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. Forse l’Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?». Si voltò e se ne partì adirato.
Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”». Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato.
Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele».

1. Naamàn, il Siro È LEBBROSO, sta cercando un rimedio alla sua malattia e per ottenerlo È DISPOSTO AD ANDARE IN CAPO AL MONDO.

2. Quando il profeta gli manda a dire a Naamàn di bagnarsi sette volte nel Giordano SI SDEGNA. MA COME MAI? Perché pensavano che Dio si manifestasse soltanto nello straordinario, ma DIO AGISCE SEMPRE NELLA SEMPLICITÀ: lo spirito mondano ci porta verso la vanità, verso le apparenze…

3. LA SUA GUARIGIONE È UN SEGNO CHE DIO NON FA PREFERENZE DI PERSONE, MA ANZI, ACCORDA A TUTTI GLI UOMINI LA SUA ALLEANZA, LA SUA SALVEZZA, SE QUESTI LO ACCOLGONO. Naamàn compie i piccoli gesti che il profeta gli propone, Naamàn legge sulla sua pelle, sul suo corpo la benevolenza di Dio. E LO RICONOSCE COME L'UNICO, VERO DIO. 

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 4,24-30
In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Gli abitanti di Nazaret hanno davanti agli occhi il salvatore annunciato e atteso da tanto tempo, ma non ci credono del tutto. Chiedono che il loro concittadino confermi le loro parole facendo qualche miracolo meraviglioso come aveva fatto in altre città vicine, ma Gesù non acconsente alla loro richiesta. Allora sono pieni di rabbia, si alzano, lo buttano fuori e cercano di buttarlo giù dalla rupe.
Il luogo più difficile in cui vivere un cambiamento, una novità, è sempre casa nostra. I nostri ambienti molto spesso sono i luoghi più refrattari ad accettare che tu possa portare la voce di una novità, e così dimostrano di essere luoghi chiusi. 
Dio dona la Verità a chi vive nell’inquietudine.

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Nel proprio ambiente ogni uomo si perde, non può diventare profeta, non può dire qualcosa di nuovo perchè l'ambiente ti inchioda al tuo passato. Siamo disposti a uscire da noi stessi verso l'ignoto?

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09.03 SANTA FRANCESCA ROMANA, FONDATRICE DELLE OBLATE DI TOR DE’ SPECCHI

SANTA FRANCESCA ROMANA

Nata nel 1384 da nobile famiglia romana presso Piazza Navona, visse in una città ferita dallo Scisma d’Occidente e da guerre, carestie e pestilenze. Fin da bambina desiderava farsi monaca, ma il padre la promise in sposa, appena dodicenne, al nobile Lorenzo de’ Ponziani. Quel matrimonio, accolto tra lacrime e obbedienza, divenne invece la sua via di santità.

I primi anni furono durissimi: soffrì profondamente per la rinuncia alla vita religiosa, fino ad ammalarsi gravemente. Una visione di sant’Alessio la risollevò: comprese che la volontà di Dio era la sua pace. Con l’aiuto della cognata Vannozza trasformò il palazzo dei Ponziani in un centro di carità: visitava malati e carcerati, distribuiva cibo ai poveri, apriva le dispense di casa durante le carestie. Celebre il prodigio dei granai miracolosamente riempiti dopo che aveva donato quasi tutto.

Madre di sei figli (tre morti in tenera età), visse dolori profondi, aggravati dalla peste che le portò via altri due figli. Durante quell’epidemia aprì il palazzo agli ammalati, servendoli personalmente. Il marito, ferito in guerra e rimasto invalido, fu assistito da lei con dedizione fino alla morte. Rimasta vedova, poté finalmente consacrarsi più direttamente alla vita comunitaria che aveva già iniziato nel 1425 fondando le Oblate olivetane di Maria, poi riconosciute da Eugenio IV.

Mistici furono anche i doni straordinari che l’accompagnarono: visioni del Purgatorio e dell’Inferno, lotte spirituali, estasi e la presenza costante del suo angelo custode. Invocata contro le pestilenze e per la liberazione delle anime del Purgatorio, fu amatissima dal popolo romano. Morì il 9 marzo 1440; Roma intera la pianse. È compatrona della città insieme a San Pietro e San Paolo.

Il suo insegnamento resta limpido: «Abbiate sempre come intento della vostra attività unicamente la gloria di Dio». Moglie, madre, mistica e fondatrice, dimostrò che la santità può fiorire nel cuore della vita familiare.

 

Per noi oggi

1.     La vocazione non sempre coincide con i nostri progetti.
Voleva il convento, ricevette il matrimonio. E proprio lì diventò santa. Siamo pronti ad accogliere vie impreviste come luogo della volontà di Dio?

2.     La carità comincia in casa, ma non finisce lì.
Trasformò il palazzo in ospedale e mensa per i poveri. Le nostre case sono spazi chiusi o luoghi di accoglienza?

3.     Il dolore può diventare fecondità spirituale.
Perse figli, salute e sicurezza, ma non la fiducia. Nelle prove ci chiudiamo o lasciamo che Dio trasformi la sofferenza in amore più grande?

Roma, 1384 – 9 marzo 1440

 

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domenica 8 marzo 2026

Es 17,3-7 - Rm 5,1-2.5-8 - Gv 4,5-42 - III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 08 Marzo 2026

Dal libro dell’Èsodo - Es 17,3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».
    1. IL POPOLO SI LAMENTA NONOSTANTE I BENEFICI RICEVUTI DA DIO, si lamenta perché ha sete e nel deserto non trova acqua. Mosè ha paura di essere lapidato, e dimostra di avere una fede debole, NON RIESCE A VEDERE CHE SEMPRE IL SIGNORE È DIETRO DI LUI. Chi vuole camminare con Dio deve CRESCERE DI FEDE IN FEDE.
    2. Mosè dovrà passare davanti a tutto il popolo e prendere con sé alcuni anziani di Israele. Dovrà col suo bastone toccare la dura roccia e far sgorgare una sorgente d’acqua. QUELL’ACQUA DALLA ROCCIA RICHIAMA IL DONO DELLO SPIRITO. Se LA ROCCIA È CRISTO, dalla roccia sgorga lo Spirito.
    3. Cristo Gesù, dal suo Corpo, che è ROCCIA DI CARNE TRAFITTA, fa scaturire per noi lo Spirito Santo, l’Acqua Eterna del Padre e del Figlio, che SFAMA E DISSETA I PELLEGRINI nel deserto del mondo in marcia verso la Terra Promessa del Paradiso. 

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 5,1-2.5-8

    Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
    La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
    Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
      1. Paolo ci presenta come GIUSTIFICATI (=RESI GIUSTI) PER FEDE perché siamo stati immersi in Cristo nelle acque del battesimo. Siamo diventati Giusti sulla base della FEDE DI CRISTO ché si è fidato del Padre e sulla base della NOSTRA ADESIONE A CRISTO. 
      2. E cosa avviene in noi? LA PACE CON DIO. Per mezzo di Cristo e mediante la fede ABBIAMO ACCESSO AL PADRE, alla verità di Dio. E la pace riacquistata con Dio diviene pace che si riacquista con l’intera creazione, con uomini e con cose. SI È NELLA PACE SE SI È IN CRISTO GESÙ. 
       3. Ricapitolando: Siamo stati SALVATI della sua morte e risurrezione e nel nostro cammino VIVIAMO NELLA SPERANZA DEL COMPIMENTO. Questa SPERANZA NON DELUDE PERCHÉ LO SPIRITO SANTO È STATO RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI. Lo Spirito di Dio, che è stato dato a noi, che dal di dentro ci dice vieni al Padre, ci dà la possibilità di andare a Dio, di adorarlo, di ascoltare la sua voce e di non indurire il cuore… 

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      Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,5-42

      In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
      In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
      Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
      Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

       


      1. La samaritana, la donna con cinque-sei mariti, arriva a parlare di Dio e del tempio: HA UN BISOGNO ANCORA PIÙ GRANDE DELL’ACQUA E DELL’AMORE VERO. Finalmente la sete della donna samaritana incontra colui che è la risposta. LA RISPOSTA È GESÙ...
      2. E’ CRISTO COLUI CHE DONA L’ACQUA PER SAZIARE OGNI SETE UMANA. La donna gli CONSEGNA le proprie attese e domande, lo RICONOSCE come messia e DIVENTA MISSIONARIA con il suo popolo... CONSEGNA - RICONOSCE - DIVENTA - ANCHE TU...
      3. I SAMARITANI, PRIMA CREDONO SULLA TESTIMONIANZA DELLA DONNA E POI PRENDONO CONFERMA DALLA LORO STESSA ESPERIENZA. «...noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». HANNO FATTO "ESPERIENZA" ORA CREDONO...
      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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      LASCIA

      Continui a tornare al tuo pozzo, alle tue abitudini, alle tue dipendenze, ma resti assetato dentro. Gesù ti vede, conosce la tua verità, e non ti condanna: ti offre acqua viva, non illusioni. Puoi restare prigioniero della tua anfora o lasciarla e diventare testimone di una vita nuova. La fede non è sentire parlare di Cristo, è incontrarlo e lasciare che cambi tutto.

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      LECTIO DIVINA - III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

      OMELIA - III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

       

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      Gv 8,31-59 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DI ABRAMO - III di Quaresima

      RITO AMBROSIANO… 
      DOMENICA DI ABRAMO - III di Quaresima A
      DOMENICA 08 MARZO 2026

       + Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8,31-59
      In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
      Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
      Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
      1. Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi NON BASTA ESSERE FIGLI DI ABRAMO, OCCORRE CREDERE, ACCOGLIERE LA SUA PAROLA, ACCOGLIERE GESÙ...

      2. Gli Ascoltatori non sono d’accordo. Gesù prosegue la sua strada. NON lo accolgono lo giudicano, lo criticano e il dialogo diventa polemico. Lo vogliono lapidare. Gesù si rivela col suo nome "IO SONO". LUI È LA PAROLA DI VERITÀ E LIBERTÀ. - COME È DIFFICILE CONVERTIRSI, È FORSE MEGLIO RIMANERE NELLE PROPRIE IDEE?...

      3. Gli ascoltatori sono figli di Abramo ma non agiscono come Abramo che si incamminò su vie sconosciute indicate da Dio: ABRAMO SI ABBANDONÒ TOTALMENTE ALLA VOLONTÀ DI DIO per arrivare alla Terra promessa. ABRAMO È PADRE DELLA FEDE. NOI COME ABRAMO...

      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...
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