mercoledì 20 maggio 2026

20.05.2026 - At 20,28-38 - Gv 17,11-19 - Siano una cosa sola, come noi.

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,28-38

In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”».
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

1. Paolo ricorda agli anziani di Efeso che DEVONO PRIMA VEGLIARE SU SÉ STESSI POI SUL GREGGE. Devono vivere loro l'adesione al Cristo prima di aiutare gli altri. Il loro compito, donato dallo Spirito, è quello di ESSERE PASTORI E DI PASCERE IL GREGGE.

2. Raccomanda loro DI ESSERE FORTI, DI DIFENDERE IL GREGGE DAI LUPI RAPACI. AFFIDA I SUOI CRISTIANI AL SIGNORE E ALLA PAROLA DELLA SUA GRAZIA, li affida alla Parola, una PAROLA CHE HA IL POTERE DI COSTRUIRE, una PAROLA CHE PERMETTE AI CRISTIANI DI DIVENTARE EREDI insieme a tutti coloro che vengono santificati, che vengono resi Santi.

3. Paolo conclude presentando IL PROPRIO COMPORTAMENTO COME UN MODELLO DA SEGUIRE. NON ha desiderato le cose MA si è DONATO TOTALMENTE A TUTTI GRATUITAMENTE. “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità.
Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».

 

Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi, è una minaccia sempre attuale.
Gesù ‘consacra’ – cioè offre –se stesso, affinché i discepoli non si pervertano. Anche noi, per non rendere inutile il sacrificio di Gesù sulla croce, dobbiamo sforzarci a fare la volontà di Dio quotidianamente Sappiamo che la preghiera di Gesù ci accompagna nel cammino verso la verità dell’incontro con il Padre. Siamo nell'amore di Dio, grazie Gesù, Signore e Amico.

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La preghiera di Gesù per noi, “perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”. Gesù prega per la nostra gioia, noi siamo in grado di riceverla e di pregare per la gioia degli altri?

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20.05 SAN BERNARDINO DA SIENA - SACERDOTE

SAN BERNARDINO DA SIENA 

Nato nel 1380 a Massa Marittima, San Bernardino da Siena rimase presto orfano di entrambi i genitori e venne cresciuto da parenti che lo educarono alla fede cristiana. In giovane età studiò diritto a Siena, ma la sua vita cambiò radicalmente quando, durante una grave epidemia di peste, si dedicò all’assistenza degli ammalati rischiando la propria vita.

Guarito miracolosamente da una malattia, maturò la decisione di entrare nei francescani, scegliendo la riforma dell’Osservanza, che mirava a riportare la vita religiosa alla povertà e autenticità originarie di San Francesco. Dotato di grande intelligenza e straordinaria capacità comunicativa, divenne un predicatore instancabile, viaggiando per tutta l’Italia e attirando folle immense. Le sue prediche affrontavano temi di fede, morale e giustizia sociale, condannando con forza l’usura e l’avidità. Subì anche processi per eresia, da cui fu pienamente assolto, tanto che il papa lo volle predicare a Roma.

Il cuore della sua missione fu la diffusione della devozione al Santissimo Nome di Gesù, che considerava la sintesi del Vangelo e della salvezza. Per renderla visibile disegnò il celebre simbolo con le lettere IHS inscritte in un sole dorato a dodici raggi, che spiegava come rappresentazione dei benefici spirituali di Cristo. Questo segno si diffuse rapidamente nelle città italiane e divenne uno dei simboli più riconoscibili della cristianità.

Bernardino lo faceva venerare ai fedeli al termine delle prediche, ottenendo numerose conversioni. Morì nel 1444 a L’Aquila, consumato dalle fatiche apostoliche, dopo aver tentato di riconciliare le fazioni cittadine. Fu canonizzato pochi anni dopo e la sua figura rimane legata alla forza della parola, alla riforma spirituale e alla centralità del Nome di Gesù nella vita cristiana.

Per noi oggi:

1. Oggi la comunicazione è ovunque, ma spesso svuotata di significato.
San Bernardino ricorda che la parola può davvero cambiare le persone solo se nasce da una verità creduta fino in fondo.

2. Viviamo in un tempo di simboli pubblicitari potenti ma senza contenuto spirituale.
Il suo “logo” del Nome di Gesù mostra che un segno può diventare rivoluzionario solo se rimanda a qualcosa di più grande dell’uomo.

3. Molti parlano di valori, ma pochi li difendono fino alle conseguenze concrete.
Bernardino non si limitò a predicare: trasformò la sua vita in un messaggio visibile, anche a costo della fatica e della malattia.

Massa Marittima, Grosseto, 8 settembre 1380 - L'Aquila, 20 maggio 1444

San Bernardino da Siena, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che per i paesi e le città d’Italia evangelizzò le folle con la parola e con l’esempio e diffuse la devozione al santissimo nome di Gesù, esercitando instancabilmente il ministero della predicazione con grande frutto per le anime fino alla morte avvenuta all’Aquila in Abruzzo. 

"Tutte le azioni che noi facciamo sònno davanti a Dio. L'uomo si può nascondere quando vuole, che Iddio vede ogni cosa che egli fa. E perciò se tu fai peccati, guàrdati, che il giudicio di Dio è vicino!"

PATRONO: PUBBLICITARI, PREGHIERE

NELLO STESSO GIORNO:
SAN TEODORO DI PAVIA Vescovo e confessore - PAVIA
m. 769 circa
S. Teodoro fin dall’infanzia fece parte del clero pavese: prima arciprete, poi arcidiacono e infine vescovo di Pavia nel 740. I primi anni del suo episcopato furono turbati dalla guerra tra i Franchi e i Longobardi, culminata con l’assedio di Pavia del 754, che durò dieci mesi. Per motivi non ancora chiari fu esiliato, ma ritornò alla propria sede dopo la vittoria definitiva di Carlomagno. Morì attorno al 769. 


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martedì 19 maggio 2026

19.05.2026 - At 20,17-27 - Gv 17,1-11 - Padre, glorifica il Figlio tuo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,17-27

In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.
Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.
Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.
E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».

1. Paolo pronuncia il TERZO DISCORSO ECCLESIALE rivolto ai presbiteri di Efeso. È un DISCORSO FATTO DI RICORDI CON DELLE PROSPETTIVE FUTURE E DI ESORTAZIONI per coloro che hanno il compito di guidare le comunità cristiane.

2. Paolo insiste nel ricordo del proprio comportamento, vuole PRESENTARE LA PROPRIA ESPERIENZA COME UN MODELLO DA IMITARE. Ci dice: “PRENDETE ESEMPIO DA ME” quello che avete visto fare da me è quello che dovete fare…

3. Paolo ha insistito NELL'ANNUNCIO E NELLA FORMAZIONE, scongiurando non imponendo ma proponendo con dolcezza. PREGA CHIUNQUE PERCHÉ POSSA CAMBIARE LA SUA VITA. E annuncia che va a Gerusalemme e che si aspetta catene e tribolazioni. È LO SPIRITO SANTO, LA VOCE DI DIO CHE MI FA SENTIRE QUESTO. La sua vita non la ritiene meritevole di nulla, LA SUA VITA È LA SUA MISSIONE. PAOLO VUOLE ARRIVARE IN FONDO PER COMPIERE LA MISSIONE CHE GLI È STATA AFFIDATA…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Questo passo del Vangelo di Giovanni ci mostra l’intima preghiera di Gesù al Padre prima della Passione. Egli sa che il momento della prova è arrivato, ma affronta tutto con la certezza della gloria divina. Anche noi, come cristiani, siamo chiamati a sopportare le difficoltà, non solo con pazienza, ma portandone il peso con fede. Gesù ci invita ad avere coraggio: nella sofferenza, possiamo affidarci a Lui, che ha già vinto il mondo. Sapere che siamo nelle mani di Dio ci dona forza per superare ogni tribolazione, confidando nella promessa della vita eterna. Se crediamo che Gesù ha già vinto il mondo, e lo crediamo, perché spesso fatichiamo ad affidargli veramente le nostre sofferenze, cercando invece soluzioni solo umane?

 

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19.05 SAN CELESTINO V (PIETRO DI MORRONE) EREMITA E PAPA

SAN CELESTINO V 

Nato intorno al 1209 con il nome di Pietro Angelerio, da una povera famiglia contadina, San Celestino V mostrò fin da giovane una forte attrazione per la vita ascetica e contemplativa. Dopo un periodo presso i benedettini, lasciò tutto per vivere da eremita tra le montagne dell’Abruzzo, specialmente sul Monte Morrone e sulla Majella.

Qui trascorreva lunghi periodi nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza, cercando soltanto la comunione con Dio. La sua santità attirò numerosi discepoli, spingendolo a fondare una congregazione religiosa poi conosciuta come ordine dei Celestini. Nonostante la fama crescente, Pietro rimase sempre uomo semplice, amante del silenzio e lontano dal potere.

Papa Gregorio X approvò la sua congregazione e ne riconobbe pubblicamente la santità. Intorno ai settant’anni lasciò la guida dell’ordine per tornare alla vita eremitica, convinto di trascorrere così il resto dei suoi giorni. Ma dopo la morte di Niccolò IV, il conclave rimase bloccato per oltre due anni tra divisioni e interessi politici. In quel clima drammatico Pietro scrisse ai cardinali ammonendoli sui castighi divini se non avessero eletto presto un nuovo papa. Alla fine i cardinali, stremati, scelsero proprio lui come pontefice.

Quando i messaggeri lo raggiunsero sul Morrone, trovarono un anziano eremita vestito poveramente e sconvolto dalla notizia. Dopo molte esitazioni accettò per obbedienza e nel 1294 divenne papa con il nome di Celestino V. Il suo pontificato durò soltanto pochi mesi ed ebbe enormi difficoltà a causa delle pressioni politiche e delle manovre della curia. Uomo di preghiera ma inesperto di governo, comprese rapidamente il caos e le ambizioni che dominavano molti ambienti ecclesiastici. Celebre rimase la sua frase: «Mentre regno sulle anime, ecco che perdo la mia».

Convinto di non essere adatto a guidare la Chiesa, rinunciò liberamente al pontificato il 13 dicembre 1294. Molti interpretarono il gesto come debolezza, ma in realtà fu un atto di profonda umiltà e sincerità davanti a Dio. Gli ultimi mesi della sua vita li trascorse nella sofferenza e nella prigionia, temendo il nuovo papa possibili divisioni nella Chiesa.

Morì nel 1296 pregando i Salmi. Fu canonizzato nel 1313 e ancora oggi rimane simbolo di distacco dal potere e di radicale ricerca di Dio.

Per noi oggi:

1. Oggi il potere viene difeso a ogni costo, anche sacrificando coscienza e verità.
San Celestino V ebbe invece il coraggio di rinunciare al potere per salvare la propria anima.

2. Viviamo in una società che confonde il successo con la realizzazione personale.
Un eremita diventato papa insegnò che senza Dio anche i massimi incarichi restano vuoti.

3. Molti credono che umiltà significhi debolezza o fallimento.
Celestino V dimostrò che riconoscere i propri limiti può essere un grande atto di santità e verità.

Isernia, 1215 - Rovva di Fumone, Frosinone, 19 maggio 1296

(Papa dal 29/08/1294 al 13/12/1294)
A Fumone vicino ad Alatri nel Lazio, anniversario della morte di san Pietro Celestino, che, dopo aver praticato vita eremitica in Abruzzo, celebre per fama di santità e di miracoli, ottuagenario fu eletto Romano Pontefice, assumendo il nome di Celestino V, ma nello stesso anno abdicò dal suo incarico preferendo ritirarsi in solitudine. 

"L’uomo nuovo" è caratterizzato dalla volontà di regalare la vita partendo dal perdono, da chiedere e da dare. Prima di tutto a se stessi.

IL CRITICO INTERIORE

IL CRITICO INTERIORE

Il dialogo interiore negativo è spesso visto come un ostacolo: bassa autostima, stress e sensazioni di inadeguatezza sono le conseguenze più evidenti. Tuttavia, la psicologia moderna mostra che non tutte le voci critiche sono dannose. Una critica moderata e costruttiva può aumentare concentrazione, motivazione e capacità di correggere errori. Studi scientifici, come quelli pubblicati su Scientific Reports (2021) e BMC Psychology (2025), evidenziano che chi gestisce bene il proprio critico interiore non cerca di sopprimerlo, ma impara a rispondere con fermezza e gentilezza.

Le voci interiori possono assumere forme diverse: preoccupazione per il fallimento, distacco emotivo, giudizi sulle proprie capacità o attacchi all’identità stessa. Le persone resilienti osservano queste voci senza identificarsi, riconoscendole come segnali piuttosto che come verità assolute. Il critico interiore, infatti, spesso nasce dal desiderio di protezione, prevenendo dolore, rifiuto o errori ripetuti.

Il punto centrale è separare il giudizio sull’azione dal giudizio sulla persona: non è “sei cattivo”, ma “hai sbagliato questa scelta”. Trasformare l’autocritica in istruzioni pratiche permette di correggere comportamenti senza cadere nell’autoflagellazione. Scrivere i pensieri negativi, riformularli, individuare azioni concrete e chiudere con gentilezza verso se stessi rende il critico interiore uno strumento di crescita, anziché un boia mentale.

Il cristianesimo riflette questa dinamica da secoli nella voce della coscienza: essa non mira a distruggere, ma a guidare verso conversione e miglioramento. La critica non deve annientare la speranza, ma diventare un campanello d’allarme per trasformare errori e limiti in opportunità di sviluppo personale.

 

PER NOI OGGI

1.     Non reprimere la voce interna, ma ascoltala con saggezza. La critica può diventare uno strumento utile se la osservi senza identificarla come verità assoluta.

2.     Se giudichi te stesso, giudica l’azione, non l’identità. Separare l’errore dalla persona evita senso di colpa paralizzante e permette di imparare dai propri sbagli.

3. La crescita richiede autocritica guidata dalla gentilezza, non dall’autoflagellazione. Rispondere alle critiche interne con amore per sé stessi trasforma il giudizio in motivazione e sviluppo.

 

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lunedì 18 maggio 2026

18.05.2026 - At 19,1-8 - Gv 16,29-33 - Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!

Dagli Atti degli Apostoli - At 19,1-8

Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.
1. A Efeso c'è una PICCOLA COMUNITÀ CRISTIANA FATTA DA GRUPPI DIFFERENTI. Tra questi c’erano UN GRUPPO DI DISCEPOLI CHE NON CONOSCEVANO L’ESISTENZA DELLO SPIRITO SANTO. Essi praticavano il battesimo di Giovanni, diffondendo delle dottrine vicino a quelle Cristiane ma non propriamente cristiane…

2. Paolo forma un gruppo di persone, seguaci di Giovanni Battista. Le battezza nel nome del Signore Gesù. Appena Paolo impone le mani, avvengono degli EVENTI PRODIGIOSI che richiamano la Pentecoste iniziale. CIÒ CHE È AVVENUTO A GERUSALEMME ALL'INIZIO SI RIPETE IN UNA CASA DI EFESO CON I GRECI. È un fenomeno che si sta diffondendo…

3. Paolo ad Efeso cerca di persuadere gli ascoltatori nella Sinagoga circa il Regno di Dio. Ogni sabato LEGGE I TESTI BIBLICI E LI INTERPRETA SECONDO LA VISIONE CRISTIANA. Anche lungo la settimana ci sono dei MOMENTI DI STUDIO BIBLICO per un gruppetto interessato...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,29-33
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Gesù solo preannuncia ai suoi quello che a breve succederà, ovvero la Sua morte e la fuga dei discepoli. Gesù accetta la loro fragilità, li rincuora e li sostiene. Egli desidera dare consistenza alla loro adesione, stringendoli a sé. La vittoria che il Padre gli concede attraverso l’obbedienza fino alla croce, è la strada che egli propone ai discepoli, invitandoli a stare attaccati a lui come lui sta attaccato al Padre.
"Io ho vinto, anche voi sarete vincitori". Questa parola ci illumina ad andare avanti con coraggio anche nei momenti difficili della vita, quei momenti che ci fanno soffrire (…) affidando al Signore la nostra vita. "Io ho vinto, anche voi sarete vincitori": questa parola ci darà forza, coraggio!

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Gesù parla in modo velato e facciamo fatica a capirlo. Eppure è molto chiaro, ci dona la pace e ci dice di aver vinto il mondo. Ma ci parla anche di tribolazioni, è questo che non vogliamo sentire?

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18.05 SANTE BARTOLOMEA CAPITANIO E VINCENZA GEROSA - SAN FELICE DA CANTALICE CAPPUCCINO

SANTA BARTOLOMEA CAPITANIO E SANTA VINCENZA GEROSA 

Nella prima metà dell’Ottocento, in una società segnata dalla povertà materiale e dalla crescente secolarizzazione, due donne di Lovere, sul lago d’Iseo, scelsero di consacrare la propria vita a Dio e agli ultimi. Santa Bartolomea Capitanio, nata nel 1807, crebbe in una famiglia difficile a causa del carattere violento del padre, spesso ubriaco e aggressivo.

Educata dalle Clarisse, sviluppò fin da giovane una profonda spiritualità e una forte passione educativa. Dopo il diploma da maestra iniziò a insegnare alle bambine povere, unendo formazione scolastica e crescita cristiana. Pur desiderando la vita claustrale, comprese che il Signore la chiamava a servire nel mondo, soprattutto le giovani abbandonate e i malati. Sensibile alla crisi religiosa del suo tempo, fondò un oratorio e maturò il progetto di una nuova famiglia religiosa dedicata alla carità sotto la protezione di Maria Bambina.

Nel frattempo incontrò Caterina Gerosa, futura Santa Vincenza Gerosa, nata nel 1784 in una famiglia benestante ma attratta da una vita semplice e penitente. Vincenza viveva nella preghiera, nell’austerità e nel servizio ai poveri, arrivando perfino a mendicare per aiutare i bisognosi. Aveva fondato insieme alla sorella un piccolo ospedale per i poveri di Lovere, dove Bartolomea prestava assistenza ai malati più gravi e abbandonati. Nel 1832, guidate spiritualmente da don Angelo Bosio, le due donne lasciarono le proprie case e si ritirarono in un umile edificio vicino all’ospedale, dando origine all’Istituto delle Suore di Carità.

Il popolo chiamò subito quella casa il “conventino”. Qui le religiose si dedicarono all’istruzione gratuita delle bambine, all’orfanotrofio e all’assistenza degli infermi. Bartolomea però morì appena otto mesi dopo la fondazione, consumata dalla malattia e dalle penitenze. Prima di morire disse profeticamente che dal cielo avrebbe aiutato ancora di più l’Istituto. Vincenza raccolse allora il peso della guida della congregazione, facendola crescere con fermezza, spirito di sacrificio e fedeltà alla fondatrice.

Le Suore di Maria Bambina si diffusero rapidamente negli ospedali e nelle scuole, diventando una presenza preziosa per poveri, malati e giovani. Entrambe le fondatrici furono canonizzate da Pio XII nel 1950. La loro vita dimostra che la santità nasce dall’amore concreto verso chi soffre e dalla capacità di trasformare il dolore del mondo in opere di misericordia.

Per noi oggi:

1. Oggi si parla molto di diritti e inclusione, ma spesso si dimenticano i poveri reali.
Le due sante ricordano che la carità autentica richiede sacrificio personale e tempo donato.

2. Viviamo in una società che teme la sofferenza e rifiuta ogni rinuncia.
Bartolomea e Vincenza mostrarono invece che la santità passa anche attraverso il servizio faticoso e nascosto.

3. Molti educano i giovani solo al successo e all’autorealizzazione personale.
Le Suore di Maria Bambina nacquero per insegnare che senza Dio e senza valori il cuore resta vuoto.

CAPITANIO, Lovere, Bergamo, 13 gennaio 1807 - 26 luglio 1833 - GEROSA, Lovere, Bergamo, 29 ottobre 1784 - 20 giugno 1847

A Lovere in Lombardia, santa Bartolomea Capitanio, vergine, che insieme a santa Vincenza Gerosa fondò l’Istituto delle Suore della Carità di Maria Bambina e morì a ventisette anni, consunta dalla tisi, ma ancor più divorata dalla carità.
La sua festa liturgica è il 28 giugno, mentre la Congregazione delle Suore di Maria Bambina e le diocesi di Brescia, Bergamo e Milano la ricordano il 18 maggio.

«Chi sa il Crocifisso sa tutto»
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Cantalice (Rieti) 1515 - Roma 18 maggio 1587

A Roma, san Felice da Cantalice, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, di austerità e semplicità mirabili, che per quarant’anni si dedicò a raccogliere elemosine, disseminando intorno a sé pace e carità. 

Inclinate l’orecchio del cuore ed obbedite alla voce del Figlio di Dio. Custodite nelle profondità di tutto il vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli. San Francesco d’Assisi

PATRONO: PROTETTORE DELLA GIOVENTÙ

 

NELLO STESSO GIORNO:
SAN GIOVANNI I Papa e martire
m. 18 maggio 526
(Papa dal 13/08/523 al 18/05/526)
San Giovanni I, papa e martire, che, mandato dal re ariano Teodorico a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino, fu il primo tra i Romani Pontefici a celebrare in quella Chiesa il sacrificio pasquale; tornato di lì, fu vergognosamente arrestato e gettato in carcere dal medesimo Teodorico, cadendo a Ravenna vittima per Cristo Signore.


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