martedì 2 giugno 2026

02.06.2026 - 2Pt 3,11-15.17-18 - Mc 12,13-17 - Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo - 2Pt 3,11-15.17-18

Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza.
Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.
1. IL CRISTIANO VIVE PER RAGGIUNGERE LA PIÙ ALTA SANTITÀ E CONSUMA LA SUA VITA nella più perfetta pietà; ATTENDE E AFFRETTA la venuta del giorno di Dio. Tutto non si dissolverà nel nulla, o nel caos. TUTTO RICEVERÀ UNA NUOVA FORMA: cieli nuovi e terra nuova, nuova identità, nuova particolarità e specificità.  

2. IL CRISTIANO È COLUI CHE ATTENDE LA VENUTA DEL SIGNORE GESÙ, E IMPEGNA TUTTA LA SUA VITA a conquistare le beatitudini, o a divenire uomo delle beatitudini. LA MAGNANIMITÀ DEL SIGNORE DEVE ESSERE GIUDICATA COME SALVEZZA: Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

3. FATE ATTENZIONE che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni. STATE IN GUARDIA PER NON VENIR MENO NELLA VOSTRA FERMEZZA. C’è un solo modo di salvarsi dall’errore degli empi: CRESCERE NELLA VERITÀ E NELLA GRAZIA.

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+ Dal Vangelo secondo Marco- Mc 12,13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Rendete a Dio quello che è di Dio”. Come a dire, la vostra fede come sta? Cosa vi chiede Dio in modo chiaro? Di cosa vi rimprovera? Non certo del tributo che dovete pagare, ma della vostra malizia: del fatto che mi volete ”trovare in fallo” per farmi morire. Non state dando a Dio quello che è di Dio. Voi siete “ipocriti” per il fatto che mi tentate per uccidermi, e quindi non state dando a Dio quello che è di Dio. Egli è il Dio fedele e veritiero, e non … come voi che agite con inganno.
“E rimasero ammirati di lui”. Non perché ha dato una risposta salomonica, ma perché ha richiamato alcuni farisei ed erodiani al fondo della questione. Con questa vostra ipocrisia, dice, cosa state dando a Dio? Niente! Gesù richiama la fedeltà a Dio nei propri comportamenti verso di lui e non … verso Cesare/imperatore.

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Gesù non cade in fallo ma risponde con domande che servono a scuoterci. L’ammirazione finale dei farisei è autentica o solo un “like” all’arte dialettica di Gesù?

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02.06 - SANTI MARCELLINOE PIETRO MARTIRI

SANTI MARCELLINOE PIETRO MARTIRI

Santi Marcellino e Pietro sono due testimoni della fede dei primi secoli del cristianesimo, venerati per il loro martirio avvenuto durante la grande persecuzione di Diocleziano, che colpì duramente la Chiesa nascente. Secondo la tradizione antica, le notizie più affidabili sul loro martirio provengono da san Damaso, papa del IV secolo, che raccolse testimonianze dirette e compose epigrammi in onore dei martiri e dei loro sepolcri. Marcellino era un sacerdote e Pietro un esorcista, incaricato di preghiere particolari per i catecumeni e per la liberazione dal male.

Furono condotti in un luogo isolato, nel bosco, per impedire ai cristiani di trovare le loro tombe e furono costretti a scavarsi la fossa con le proprie mani prima della decapitazione. La loro morte fu accompagnata da grande crudeltà, ma anche da una profonda testimonianza di fede e di fedeltà a Cristo fino alla fine. Una donna cristiana, la matrona Lucilla, riuscì a recuperare i loro corpi e a dar loro una degna sepoltura, gesto che contribuì a diffondere il loro culto. Le fonti del Martirologio Geronimiano ricordano che furono sepolti lungo la via Labicana, nelle catacombe chiamate Ad Duas Lauros, oggi nell’area di Tor Pignattara a Roma.

Il loro sepolcro divenne presto luogo di venerazione e pellegrinaggio per i primi cristiani. Con il tempo, l’imperatore Costantino e sua madre Elena favorirono la costruzione di una basilica sul luogo della loro sepoltura, segno della crescente importanza del loro culto. La memoria dei due santi fu così profondamente radicata nella tradizione della Chiesa che il loro nome venne inserito nel Canone Romano, una delle più antiche preghiere eucaristiche. Il loro esempio rimane testimonianza della forza della fede cristiana nelle persecuzioni e della speranza nella risurrezione.

Per noi oggi

1. La fede dei martiri mette in crisi una religione comoda che cerca solo sicurezza e consenso. Chi non è disposto a perdere qualcosa per Cristo rischia di non averlo mai davvero incontrato.

2. Il cristianesimo delle origini non era teoria ma scelta radicale fino al sangue. Oggi la vera domanda non è cosa crediamo, ma quanto siamo disposti a viverlo.

3. La memoria dei martiri svela che la verità non si difende con le parole ma con la vita. Quando la fede non costa nulla, probabilmente non sta dicendo nulla di vero.

m. 304

LA VERITÀ FA MALE, MA LIBERA.

 

LA VERITÀ FA MALE, MA LIBERA.

La vicenda di Luka racconta come una vita normale possa scivolare lentamente nella dipendenza senza che ce ne si accorga. Tutto inizia con abitudini sociali apparentemente innocue, ma cresce fino a diventare una prigione interiore fatta di alcol, solitudine e giustificazioni.

 Le difficoltà familiari e lavorative aumentano la pressione, e invece di affrontarla si cerca rifugio nell’evasione. Così si entra in un circolo vizioso dove le relazioni si deteriorano e la libertà si riduce sempre di più. Luka arriva a perdere affetti, stabilità e dignità, mentre l’alcol diventa il centro della sua giornata.

 Il punto di svolta nasce da una domanda semplice e potente: “È questo che voglio diventare?”. È il momento della consapevolezza, senza la quale nessun cambiamento è possibile. Riconoscere il problema è il primo atto di verità e anche il più difficile.

 Luka sceglie allora di chiedere aiuto, rompendo l’illusione dell’autosufficienza. Inizia un percorso fatto di terapia, fatica e confronto con sé stesso. I primi mesi sono confusi, ma pian piano emerge una nuova capacità: l’autocontrollo. Impara a riconoscere i propri schemi e a gestire le emozioni senza fuggire. La guarigione non è immediata, ma è un cammino di crescita continua.

 Fondamentale è anche la comunità, che sostiene nei momenti di fragilità e ricorda che non si è soli. Luka comprende che per cambiare davvero serve anche cambiare ambiente, rompere con il passato e costruire basi nuove.

 Con il tempo ritrova un lavoro, una famiglia e un senso della vita. La sobrietà diventa una scelta quotidiana, non un risultato definitivo. Rimane la consapevolezza della possibile caduta, che diventa però forza e vigilanza.

 La sua storia dimostra che la vera libertà nasce dalla responsabilità verso sé stessi. Non è la perfezione a salvare, ma la sincerità. Luka oggi vive una vita ordinata, fatta di relazioni autentiche e impegno. È la prova che si può passare dalla distruzione alla rinascita.

 Il suo messaggio è chiaro: non avere paura di chiedere aiuto. Solo chi affronta la realtà può cambiare davvero. E solo chi accetta la propria fragilità può diventare forte.

 

Per noi oggi

  1. Se non riconosciamo le nostre dipendenze, siamo davvero liberi o solo più abili a nasconderle?

  2. Ci vergogniamo di chiedere aiuto… o abbiamo paura di cambiare davvero?

  3. Quante delle nostre “abitudini normali” sono in realtà piccole schiavitù che non vogliamo vedere?

 

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lunedì 1 giugno 2026

01.06.2026 - 2Pt 1,2-7 - Mc 12,1-12 - Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo - 2Pt 1,2-7

Carissimi, grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.
1. Simon Pietro augura che grazia e pace sia loro concessa in abbondanza. LA GRAZIA È IL DONO DI DIO che ci purifica, ci lava, ci eleva, ci rigenera, ci fa nuovi, ci costituisce figli nel Figlio, ci rende partecipi della divina natura, ci dona tutto Dio e tutto di Dio per la nostra santificazione e salvezza. LA PACE È L’AMICIZIA RITROVATA CON DIO, con i fratelli, con l’intero creato. Grazia e pace sono doni di Dio.

2. La pace e la grazia sono date da Dio NELLA CONOSCENZA DI LUI E DI GESÙ SIGNORE. Ciò significa che nessuna pace e nessuna grazia potranno essere riversate in noi in abbondanza, SE NOI NON CRESCIAMO, non progrediamo nella conoscenza di Dio e di Cristo.

3. DIO HA RICOLMATO L’UOMO DI OGNI BENE. Introducendoci nella gloria e nella potenza di Gesù Signore, DIO CI HA DONATO I BENI GRANDISSIMI E PREZIOSI che erano stati promessi. Per questo: "METTETE TUTTO IL VOSTRO IMPEGNO nella realizzazione piena e perfetta della divina natura in voi".

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Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,1-12
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Attraverso la storia del padrone della vigna Gesù indica chiaramente la più grande illusione che gli uomini coltivano: l’illusione del possesso. I vignaioli si impossessano violentemente della vigna del Signore. Molte persone vivono e agiscono come se fossero i padroni del mondo, dimenticando soprattutto che prima o poi dovranno rendere conto di ciò che hanno fatto. 
Al contrario i servitori fedeli e amati, che hanno subito violenza, uniti alla morte del figlio, diventeranno le colonne portanti della Chiesa ed erediteranno la vita eterna che nessuno potrà mai più togliere loro. E Tu come vivi: da padrone o da servo? Ti senti pronto ad entrare nella logica di Dio?

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Una parabola contiene sempre al suo interno una domanda. Qui è anche esplicitata: "Che cosa farà dunque il padrone della vigna?". Rispondere è facile, ma come siamo arrivati a questo punto?

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01.06 - SAN GIUSTINO MARTIRE

SAN GIUSTINO MARTIRE

San Giustino Martire è una delle figure più importanti delle origini cristiane, perché rappresenta il primo grande incontro tra filosofia e fede cristiana, mostrando che la ricerca della verità può compiersi pienamente solo in Cristo.

Nato a Flavia Neapolis in Samaria, crebbe in un contesto pagano e fin da giovane iniziò una lunga ricerca della verità passando attraverso le principali scuole filosofiche del suo tempo, stoici, aristotelici e pitagorici, senza trovare ciò che cercava. Anche il pensiero di Platone lo affascinò, ma non gli diede la risposta definitiva sul senso della vita e su Dio.

Deluso ma ancora assetato di verità, visse un momento decisivo quando incontrò un anziano misterioso che lo invitò a riconoscere i limiti della sola ragione umana e a rivolgersi ai Profeti, capaci di parlare ispirati dallo Spirito di Dio. Questo incontro segnò la sua conversione profonda a Cristo, che egli comprese come pienezza della verità cercata nella filosofia. Intorno al 130 si fece battezzare e iniziò a viaggiare per annunciare la fede cristiana, fondando una scuola a Roma dove insegnava la dottrina cristiana come vera filosofia.

Nelle sue opere apologetiche difese i cristiani dalle accuse dei pagani e denunciò le ingiustizie dei tribunali imperiali che condannavano solo per il nome di Cristo. Sottolineò anche la perfetta armonia tra fede e ragione, affermando che la filosofia autentica trova compimento nel cristianesimo. È inoltre il primo autore a descrivere la celebrazione dell’Eucaristia, testimonianza preziosissima della fede primitiva della Chiesa.

Arrestato durante il regno di Marco Aurelio, rifiutò di sacrificare agli idoli e venne condannato a morte insieme ai suoi discepoli. Subì il martirio della decapitazione a Roma, accettando la morte con serenità e testimonianza di fede nella risurrezione di Cristo.

La sua vita resta un esempio luminoso di ricerca sincera della verità che trova compimento in Cristo e di fede vissuta fino al dono totale di sé.

Per noi oggi

1. La verità non si trova accumulando idee, ma accettando di essere cambiati da ciò che si incontra. Chi cerca Dio solo con la ragione rischia di fermarsi proprio sulla soglia della verità.

2. Il cristianesimo non è una filosofia tra le altre, ma la risposta che giudica tutte le filosofie. Quando la fede diventa debole, anche la ragione perde la sua direzione.

3. Il martirio di Giustino mostra che la verità non è negoziabile con il potere. O si vive ciò che si crede, oppure si finisce per non credere più davvero.

Flavia Neapolis (attuale Nablus, Palestina), inizio II secolo - Roma, ca. 164
 
NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GIOVANNI BATTISTA SCALABRINI VESCOVO, FONDATORE
Fino Mornasco, Como, 8 luglio 1839 - Piacenza, 1 giugno 1905

A Piacenza, beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo, che si adoperò con ogni mezzo per la sua Chiesa e rifulse per la sollecitudine verso i sacerdoti, i contadini e gli operai; in particolare, ebbe a cuore gli emigranti nelle città d’America, per i quali fondò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore Missionarie di San Carlo.

 

domenica 31 maggio 2026

Es 34,4-6.8-9 - 2Cor 13,11-13 - Gv 3,16-18 - SANTISSIMA TRINITA' (ANNO A)

SANTISSIMA TRINITA' (ANNO A)

Domenica 31 Maggio 2026
Dal libro dell’Èsodo - Es 34,4-6.8-9
 
In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

1. Mosè CHIEDE AL SIGNORE DI POTER VEDERE IL SUO VOLTO e il Signore gli concede di AVERE UNA ESPERIENZA profonda di Dio, anche se il volto di Dio non si può vedere. Mentre passa IL SIGNORE PROCLAMA IL PROPRIO NOME: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Ecco la carta d’identità di Dio…

2. Dio Misericordioso e Pietoso INDICA LA RELAZIONE AFFETTIVA DI DIO, è colui che fa Grazia, è colui che è mosso dalle viscere materne, lento all'ira non si arrabbia facilmente in compenso è grande nell'amore e nella fedeltà. Ecco il nostro Dio…

3. IL SIGNORE MANTIENE LA PAROLA, mantiene la sua relazione di Amore NONOSTANTE L'INFEDELTÀ DEL POPOLO (vitello d'oro) dunque nella festa della santissima Trinità noi cominciamo a contemplare la rivelazione di DIO COME CAPACE DI AMORE COSTANTE. Ecco il nostro Dio…

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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 13,11-13
 
Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

1. L’augurio finale di Paolo è anche una preghiera. Questo augurio, o preghiera, è divenuto saluto iniziale nella Santa Messa. Parole che conosciamo a memoria ma che forse proprio per questo scivolano su di noi senza comunicarci molto dello STRAORDINARIO MESSAGGIO DI CUI SONO PORTATRICI. Proviamo a riascoltarle.

2. “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” TUTTO è dalla grazia di Cristo Gesù, TUTTO dall’amore di Dio Padre, TUTTO dalla comunione dello Spirito Santo…

3. L'originale Greco manca il verbo “siano”. Grazia, Amore e Comunione con tutti voi. CON LA COMUNITÀ CRISTIANA È LA PRESENZA DI DIO: - l'amore di Dio Padre, - la grazia del Signore Gesù - e la comunione dello Spirito Santo. Oggi vogliamo contemplare questa BELLEZZA DELL'UNITÀ NELLA DIVERSITÀ e non possiamo che ripetere il ritornello: “A te la lode e la Gloria nei secoli”.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

1. CHI È DIO? DIO È PADRE, È AMORE, DIO AMA DI UN AMORE TOTALMENTE GRATUITO. - CHI AMA DIO? IL MONDO, quest’umanità segnata dal peccato che si ribella a Dio. È questa umanità, che sono IO che Dio ama… Anche Tu “AMA E FA’ CIÒ CHE VUOI” (Sant’Agostino)
2. DIO HA DONATO IL SUO FIGLIO UNIGENITO, immagine perfetta del Padre. CHI CREDE IN LUI HA LA VITA ETERNA, la vita dell’Eterno. È NECESSARIO CREDERE, accettare Gesù come modello di uomo, inserirsi nel suo progetto di umanità nuova che ha come programma l’amore, SIGNIFICA VIVERE COME LUI… CORAGGIO CREDI!
3. GESÙ MANDATO NON PER CONDANNARE LE PERSONE, si condanna il male, MA PER SALVARLE. Se Tu ti fidi di Gesù, accogli la vita eterna e la lasci esprimere in Te, VIVRAI. - VICEVERSA, SARAI TU CHE TI CONDANNI alla non vita alla schiavitù… PENSACI…
BUONA DOMENICA...

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TRINITÀ

Siamo impastati di “relazione d'amore", perché come il Padre è unito al Figlio e allo Spirito Santo, anche noi siamo chiamati ad una "comunione d'amore". Il nostro, non è un Dio solitario, ma un Dio d'amore. La solidarietà cristiana, l'unità, è questo che dobbiamo ricercare, perché a questo ci spinge il mistero di amore della Trinità. Ogni frammento d'amore vissuto sulla terra è già comunione con la Trinità.

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LECTIO DIVINA - SANTISSIMA TRINITA' (ANNO A)

OMELIA -  SANTISSIMA TRINITA' (ANNO A)


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Gv 16,12-15 - RITO AMBROSIANO - SANTISSIMA TRINITÀ

RITO AMBROSIANO
SANTISSIMA TRINITÀ
Domenica 31 maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Gv 16,12-15

 + Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16, 12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

1. Gesù sapeva che nonostante i buoni desideri dei discepoli, ESSI NON ERANO IN GRADO DI SEGUIRLO FINO IN FONDO, almeno in quel momento. Perché ciò significava seguirlo fino alla croce. GESÙ CI AMA MOSTRANDO IL VERO VOLTO DEL PADRE…

2. Tuttavia Gesù intravede nei discepoli degli slanci del loro cuore POTENZIALITÀ stupende di dono di sé. POTENZIALITÀ CHE FIORIRANNO dopo che Gesù avrà donato la sua vita, SARÀ LO SPIRITO DELLA VERITÀ A GUIDARLI. - VIENI SANTO SPIRITO…

3. La VERITÀ verso cui i discepoli saranno accompagnati dallo Spirito NON sarà una qualche teoria complicata, ma la SCOPERTA DEL MODO VERO E IRRIPETIBILE DI AMARE, che altro non è che la VERITÀ DI NOI STESSI. COME GESÙ…

BUONA DOMENICA...


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