domenica 25 ottobre 2026

Es 22,20-26 - 1Ts 1,5-10 - Mt 22,34-40 - XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXX  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Domenica 25 Ottobre 2026
Dal libro dell’Èsodo 22,20-26
Così dice il Signore:  «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

1. La lettura dell’Esodo offre un chiaro esempio di alcuni precetti sociali profondamente MOTIVATI DALLA OPZIONE FONDAMENTALE DELL’AMORE DI DIO E DEL PROSSIMO. Sono i comportamenti verso le persone emarginate di allora; il forestiero, la vedova e l’orfano. 

2. Si proibiscono le molestie e le oppressioni verso il FORESTIERO. Si proibiscono i maltrattamenti verso la VEDOVA E L’ORFANO. Si proibisce l’usura, in modo assoluto, verso il POVERO. Si legifera sul pegno preso a garanzia della restituzione di un prestito. il pegno non deve mai compromettere la vita o la salute del debitore. IL POPOLO È CHIAMATO AD AVERE LA STESSA MENTALITÀ DI DIO E I SUOI STESSI SENTIMENTI.

3. Al motivo umanitario il Codice dell’alleanza aggiunge ancora quello teologico di DIO CHE ASCOLTA IL LAMENTO DELL’OPPRESSO, perché è misericordioso, come ha già fatto con Israele in Egitto. QUANTA BELLA UMANITÀ da accogliere e da vivere!

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési - 1Ts 1,5-10
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acàia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.  Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
1. A causa della persecuzione, Paolo era dovuto fuggire da Tessalonica, poche settimane dopo la fondazione di quella chiesa, ed era rimasto in ansia per i riflessi negativi che il fatto poteva avere. Ma TIMOTEO, INVIATO A SUPPLIRLO, GLI HA PORTATO OTTIME NOTIZIE. Il seme porta frutto!
2. Paolo ELOGIA LA COMUNITÀ PERCHÉ HANNO ADERITO A CRISTO E VIVONO IN MODO COERENTE. Sono diventati "famosi", le altre città sono ammirate. Si sono convertiti dagli idoli al Dio vivo e vero lasciando perdere una loro “idea” di divinità. La loro conversione li ha posti nell’attesa fattiva del Cristo risorto, che libera il mondo dall’ira divina.
3.La conversione ha implicato una OPZIONE FONDAMENTALE (lasciare gli idoli), in risposta all’iniziativa di Dio che li ha eletti: questa opzione VA CONTINUAMENTE RINNOVATA E COLTIVATA NELLA PREGHIERA.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 22,34-40

In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

  

1. L'AMORE DA SENSO E SIGNIFICATO ALLA NOSTRA VITA. Una creatura umana si REALIZZA nella misura del suo amore al Creatore e ai fratelli (vedi Santi). Diversamente, se si lascia vincere dall'egoismo, si incammina a rapidi passi verso la sua infelicità. VINCE IN ME DIO O L'IO?
2. L'AMORE È LA MISURA DEL CRISTIANO. Saremo riconosciuti come discepoli di Gesù se avremo carità gli uni per gli altri. E la carità deve essere esercitata con la MENTE, con le PAROLE e con le OPERE. Saremo veramente cristiani nella misura di questo amore. IL CRISTIANO AMA E BASTA CON LA MENTE, LE PAROLE E LE OPERE... SENZA SE, MA, FORSE, PERCHE'?
3. L'AMORE CI SPINGE A DONARCI. L'amore richiede sforzo, impegno personale e sacrificio. L'AMORE CI AVVICINA SEMPRE DI PIÙ A DIO. L'amore ci fa uscire da noi stessi, in modo tale che ci prendiamo cura degli interessi del prossimo come se fossero i nostri. SI DICE CHE "CHI AMA NON CALCOLA, MENTRE CHI CALCOLA NON AMA"... E TU?

BUONA DOMENICA. 

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RACCONTO

Una sera in cui due amici erano insieme in una taverna, quando il vino rese allegri e veritieri i loro cuori, uno chiese all’altro: «Tu mi ami?». Così per tre volte, ricevendo sempre risposta affermativa. Alla fine gli chiese: «Tu sai ciò che mi fa soffrire?». «No», rispose l’amico. E il primo concluse: «Se non sai ciò che mi fa soffrire, come puoi dire di amarmi?». E Tu come ami?

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LECTIO DIVINA - XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA – XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Lc 24,44-49a - RITO AMBROSIANO - I DOPO LA DEDICAZIONE - ‘IL MANDATO MISSIONARIO’

RITO AMBROSIANO

I DOPO LA DEDICAZIONE - ‘IL MANDATO MISSIONARIO’
Domenica 25 Ottobre 2026

 ✠ Lettura del Vangelo secondo Luca- Lc 24,44-49a

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso».

1. "ALLORA APRÌ LORO LA MENTE PER COMPRENDERE LE SCRITTURE" La Parola di Dio non dà una comprensione automatica: occorre un'apertura. È GESÙ, CON IL SUO SPIRITO, che apre la mente a questa intelligenza delle Scritture. INVOCHIAMOLO SEMPRE!
2. IL CONTENUTO DELLA TESTIMONIANZA È LA MISERICORDIA E IL PERDONO. Gesù non è entrato nella storia e nell'umanità per condannare, ma PER SALVARE, CIOÈ PER DARE VITA E VITALITÀ. È questo che VA ANNUNCIATO E PROCLAMATO… CORAGGIO…
3. GESÙ COINVOLGE DIRETTAMENTE OGNI UOMO CHE IN LUI CREDE affinché testimoni l’amore di Dio e il suo perdono, offerti a tutto il mondo, a tutti i tempi, a tutti gli uomini... COINVOLGE TE…
BUONA DOMENICA...
 
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25.10 BEATO CARLO GNOCCHI

BEATO CARLO GNOCCHI
Don Carlo Gnocchi nacque il 25 ottobre 1902 a San Colombano al Lambro, da una famiglia umile. Conobbe presto il dolore per la morte del padre e dei due fratelli, Mario e Andrea. Grazie ai sacrifici della mamma, fu ordinato sacerdote il 5 giugno 1925. Fin dagli inizi del ministero si dedicò con passione ai ragazzi, ai poveri e alla formazione cristiana. Fu sacerdote, educatore, confessore e scrittore, desideroso di portare molti alla pienezza della vita in Cristo. Nel 1935 divenne direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga di Milano, affidando ogni ragazzo alla Madonna perché lo guidasse verso Gesù. Quando nel 1940 iniziò la guerra, chiese di partire come cappellano militare per rimanere vicino ai suoi giovani. Fu accanto agli alpini in Albania, Grecia, Croazia e nella tragica campagna di Russia, raccogliendo le ultime parole dei soldati per le loro famiglie. Tornato in Italia, incontrò bambini feriti, affamati e orfani a causa della guerra e decise di dedicare la propria vita ai piccoli più poveri e sofferenti. Nel 1948 fondò la Pro Infanzia Mutilata e nel 1953 nacque la Pro Juventute, con istituti per la cura e la riabilitazione. Don Carlo insegnava ai suoi mutilatini a vivere il dolore unendolo a Gesù Crocifisso: «Queste vostre lacrime devono diventare perle». Nel 1950 i bambini offrirono a Pio XII una spilla realizzata simbolicamente con le “perle” delle loro sofferenze. Per Don Carlo il dolore innocente, unito alla Croce, poteva diventare offerta e partecipazione all’amore redentivo di Cristo. La sua spiritualità nasceva dall’Eucaristia, dalla Croce e dalla carità verso ogni persona fragile. Negli ultimi anni si dedicò anche ai bambini colpiti dalla poliomielite, nonostante la malattia che lo consumava. Morì il 28 febbraio 1956 e lasciò come testamento la «Pedagogia del dolore innocente». Beatificato dalla Chiesa, continua a ricordarci che il dolore vissuto con Cristo può diventare speranza e amore capace di trasformare la vita. Per noi oggi: 1. Sappiamo trasformare il dolore in amore? Davanti alla sofferenza, ci chiudiamo nella lamentela oppure sappiamo offrirla a Cristo e trasformarla in occasione di bene? 2. Quanto vale per noi ogni persona fragile? Don Gnocchi non vedeva nei mutilatini dei poveri da compatire, ma persone da amare e accompagnare con dignità: è così anche il nostro sguardo? 3. La Croce è ancora al centro della nostra fede? Quando il dolore non trova spiegazioni, abbiamo il coraggio di rimanere accanto a Cristo Crocifisso senza perdere la speranza?
La carità fa più bene a chi la fa che a chi la riceve.
 Carlo Gnocchi, nacque da una povera famiglia in provincia di Milano e diocesi di Lodi nel 1902. Alla morte del padre si trasferì a Milano. Entrato nel Seminario della diocesi di Milano, venne ordinato prete nel 1925. Dopo alcuni anni come assistente di oratorio, venne nominato assistente spirituale dell’Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane, a Milano. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, partì come cappellano militare volontario per il fronte greco-albanese, per condividere la sorte dei suoi giovani. Ritornò nel 1942 ma, nello stesso anno, partì per la Russia con gli alpini della Tridentina. La drammatica esperienza della guerra e della ritirata dei soldati italiani lo spinse a riflettere e a considerare il mistero del dolore, specie negli innocenti e nei bambini. Si dedicò quindi a una grandiosa opera di carità nei confronti degli orfani di guerra e dei mutilatini. Malato di tumore, morì il 28 febbraio 1956, dopo aver donato le proprie cornee a due ragazzi ciechi, in un’epoca dove i trapianti d’organi non erano ancora regolamentati dalla legge italiana.

NELLO STESSO GIORNO:
SS. CRISANTO E DARIA, MARTIRI, SULLA VIA SALARIA NUOVA
Roma, † 283 ca.
Crisanto, pagano di origini alessandrine, viene a Roma per studiare e si converte al cristianesimo. Il padre cerca di riportarlo al paganesimo in tutti modi, anche offrendogli la vestale Daria, col risultato che si converte anche lei. Entrambi muoiono martiri nel 283 e sono patroni di Reggio Emilia. 

SANTI CRISPINO E CRISPINIANO, MARTIRI
m. circa 285
Al tempo di Diocleziano, Crispino e Crispiniano si stabiliscono a Soissons, nella Gallia belgica, oggi Francia, dove esercitano il mestiere di calzolai, trasmettono la fede cristiana ed evangelizzano il popolo. Vengono perciò arrestati dall’imperatore Massimiano e martirizzati nel 285.

 

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sabato 24 ottobre 2026

24.10.2026 - Ef 4,7-16 - Lc 13,1-9 - Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,7-16

Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto:
«Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare sé stesso nella carità.

1. Dopo il forte richiamo all'unità, Paolo nella Lettera agli Efesini prosegue dicendo che Cristo, asceso in cielo, HA EFFUSO UNA VARIETÀ DI DONI per rendere idonei i cristiani a edificare il corpo di Cristo: apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. I doni aiutano i ‘santi' a conseguire l'unità della fede, nella misura della pienezza di Cristo, crescendo così verso di Lui, capo del corpo.

2. CIASCUNO DI NOI È IL DESTINATARIO PRIVILEGIATO DELLA GRAZIA, DEL DONO DI CRISTO: un dono personalizzato, da accogliere con fiducia e consapevolezza, da mettere in atto con responsabilità, e non da fanciulli in balia delle onde; un dono reso continuamente condivisibile. Che AVRÀ SEMPRE UN'UNICA SORGENTE E MÈTA: CRISTO, FIGLIO DI DIO e capo del corpo mistico, il quale è in crescita e maturazione continua, con la collaborazione di ogni sua giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, nella carità!

3. CI GUIDI I SIGNORE, OGGI, A RISCOPRIRE LA GRAZIA DONATA A CIASCUNO DI NOI, IL MINISTERO al quale sono stato chiamato, L'ENERGIA effusa in me, la portata della mia collaborazione responsabile... per edificare il corpo di Cristo, la Chiesa.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 13,1-9
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». 

Gesù, riferendosi a fatti di cronaca in cui degli innocenti erano morti, afferma che non è il castigo di Dio, ma un invito alla conversione, ricordando la precarietà della vita. Oggi è il tempo favorevole per convertirsi. Oggi e non domani! Gesù racconta la parabola del fico sterile, illustrando come il Padre e il Figlio si prendano cura dell'uomo, aspettandosi che risponda al loro amore. Dio è paziente e attende che l'albero maturi e che ci convertiamo, iniziando il cammino con il primo passo. Nulla dovrebbe impedire la nostra conversione. E Tu cosa aspetti?

 

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24.10 SANT'ANTONIO MARIA CLARET

SANT’ANTONIO MARIA CLARET
Sant’Antonio Maria Claret nacque in Catalogna nel 1807, quinto di undici figli, in una famiglia profondamente cristiana. Fin da giovane sentì una particolare devozione verso la Vergine Maria e, dopo aver superato alcune tentazioni, entrò in seminario. Ordinato sacerdote, si dedicò per molti anni alle missioni popolari, predicando instancabilmente il Vangelo. Convinto della forza della Parola, promosse la buona stampa cattolica e fondò la Libreria Religiosa. Nel 1849 diede vita ai Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, i Clarettiani, e successivamente alle Religiose di Maria Immacolata. Nominato arcivescovo di Santiago di Cuba, percorse la diocesi, riformò il clero, difese la famiglia e combatté la schiavitù. Si prese cura concretamente dei poveri e dei malati, arrivando a curare personalmente i colerosi. Per il suo impegno subì persecuzioni e un grave attentato. Richiamato in Spagna, divenne confessore della regina Isabella II. Fu anche uomo di intensa preghiera e di profonde esperienze mistiche. Partecipò al Concilio Vaticano I e difese con convinzione la fede della Chiesa. La sua vita fu segnata da una grande passione per l’annuncio del Vangelo e per la salvezza delle anime. Considerava la predicazione una vera missione ricevuta da Dio e non si lasciava fermare dalle difficoltà. Affidava ogni sua opera alla protezione della Vergine Maria, che considerava Madre e guida della sua missione. La sua carità non rimase mai soltanto nelle parole, ma si tradusse in concrete opere di attenzione verso i più poveri e abbandonati. Anche nelle persecuzioni continuò a testimoniare con coraggio la verità del Vangelo. Costretto all’esilio dalla rivoluzione, morì in Francia nel 1870. È un esempio di sacerdote totalmente consacrato a Cristo, alla Chiesa e alla missione evangelizzatrice. Per noi oggi: 1. Una Chiesa che tace rischia di perdere la sua voce. Abbiamo ancora il coraggio di parlare di Cristo oppure ci nascondiamo per paura di essere giudicati? 2. La fede vera passa dalle parole alle opere. Come Claret, siamo capaci di difendere la verità ma anche di sporcarci le mani per aiutare chi soffre? 3. Qual è il posto di Maria nella nostra vita? Claret la chiamava «Madre, Maestra e Direttrice»: la nostra devozione a Maria ci porta davvero più vicino a Gesù?
«Ho compiuto la mia missione, ho predicato il Vangelo e ho conservato santa povertà».  
 Sant’Antonio Maria Claret, vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LUIGI GUANELLA SACERDOTE
Fraciscio di Campodolcino, 19 dicembre 1842 - Como, 24 ottobre 1915
A Como, beato Luigi Guanella, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza per prendersi cura delle necessità dei più poveri e degli afflitti e provvedere alla loro salvezza. «È Dio che fa», ripeteva san Luigi Guanella, certo che dietro la sua instancabile opera verso malati, disabili, bambini e anziani abbandonati ci fosse la Divina Provvidenza. Inviso alle autorità laiciste, crebbe nell'esercizio della carità sotto la guida di don Bosco e, quando morì, Benedetto XV commentò: «È morto un santo»

 

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venerdì 23 ottobre 2026

23.10.2026 - Ef 4,1-6 - Lc 12,54-59 - Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,1-6

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

1. Paolo, in catene si rivolge ai suoi destinatari ricordando loro di dare una testimonianza credibile della loro fede.

2. Siete stati unificati in un solo corpo e un solo spirito, perché avete ricevuto un solo un solo battesimo, una sola fede. SIETE UNA COSA SOLA, quindi fate in modo di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace.

3. SIATE QUELLO CHE SIETE! Siete stati resi una cosa sola, mantenete questa unità…

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,54-59
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

 

Stiamo lì a guardare cento volte le previsioni del tempo, per programmare una gita o una festa. Ma siamo capaci di 'guardare dentro' il tempo? La gente di cui parla il Vangelo non sa vedere realmente la circostanza di tempo unica e formidabile che ha sotto gli occhi: Gesù presente. Eppure Dio ci ha donato la capacità di riconoscere ciò che è giusto, perché il nostro Dio ha voluto assumere la carne e lo sguardo dell’uomo.
Per capire Gesù e i segni dei tempi, prima di tutto è necessario il silenzio: fare silenzio e osservare. E dopo riflettere dentro di noi. E pregare: chiedere al Signore la luce che ci faccia andare oltre all'apparenza,. Chiedere l'intelligenza per capire ciò che si nasconde nelle pieghe più profonde del nostro essere. Silenzio, riflessione e preghiera. Soltanto così potremo capire i segni dei tempi, cosa Gesù vuol dirci.

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Gesù ci chiede di giudicare noi stessi «ciò che è giusto». Dovremmo essere in grado, visto che il mondo è ricco di segni indicatori. O abbiamo perso la grammatica elementare della vita?

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23.10 SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO

San Giovanni da Capestrano nacque nel 1386 in Abruzzo. Rimasto orfano del padre, studiò diritto e divenne giudice a Perugia. Durante una guerra fu imprigionato e proprio in carcere maturò una profonda conversione, dopo aver avuto alcune esperienze spirituali che lo orientarono verso Dio. Uscito dalla prigionia, entrò tra i Francescani e si dedicò completamente alla predicazione e alla riforma dell’Ordine. Fu grande amico di san Bernardino da Siena e sostenne la devozione al Santissimo Nome di Gesù. Predicatore instancabile, percorse molte regioni d’Europa, difendendo la fede e richiamando alla conversione. Si impegnò anche contro l’usura e predicò con forza la misericordia e il perdono. La sua predicazione univa fermezza nella verità e attenzione concreta alle persone, invitandole a rinnovare profondamente la propria vita. Il suo amore per il nome di Gesù diventò il centro della sua missione e della sua predicazione. Non si stancava di incoraggiare i cristiani a vivere una fede coraggiosa, capace di superare paure e divisioni. Per lui la riforma della Chiesa doveva iniziare dalla conversione del cuore e da una vita autenticamente evangelica. La sua parola raggiungeva folle numerose e suscitava un forte desiderio di rinnovamento spirituale. Anche nelle difficoltà rimase fedele alla sua missione, confidando nella forza del Vangelo. La sua vita mostra come un incontro autentico con Cristo possa trasformare completamente una persona. Negli ultimi anni della sua vita partecipò alla difesa di Belgrado dall’assedio dei Turchi. Con la sua predicazione incoraggiò i cristiani e invitò tutti a confidare nel nome di Gesù. Morì nel 1456. Pio XII lo definì «apostolo dell’Europa» e «atleta di Dio». È patrono dei cappellani militari e dei giuristi.  Per noi oggi: 1. Una fede senza coraggio è una fede che si spegne. Davanti alle difficoltà, scegliamo il silenzio o abbiamo ancora il coraggio di testimoniare Cristo con la vita? 2. Difendere la fede non significa combattere contro qualcuno. La vera battaglia cristiana è vincere dentro di noi paura, odio e indifferenza con la forza del Vangelo. 3. «Invocate il nome di Gesù»: dove mettiamo davvero la nostra fiducia? Quando tutto vacilla, ci affidiamo alle nostre sicurezze oppure abbiamo il coraggio di consegnarci totalmente a Cristo?
I giusti celebrarono, o Signore, il tuo nome santo e lodarono concordi la tua mano protettrice.
 San Giovanni da Capestrano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che difese l’osservanza della regola e svolse il suo ministero per quasi tutta l’Europa a sostegno della fede e della morale cattolica. Con il fervore delle sue esortazioni e delle sue preghiere incoraggiò il popolo dei fedeli e si impegnò nella difesa della libertà dei cristiani. Morì presso Ujlak sulla riva del Danubio nel regno di Ungheria.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN SEVERINO BOEZIO, FILOSOFO ROMANO E MARTIRE
Sec. VI
Martire nel 524, Boezio, di nobile famiglia romana, è considerato il punto d’incontro tra la cultura greco-romana e la nascente Scolastica medievale. Durante la sua ingiusta detenzione scrive il suo capolavoro: il De consolatione philosophiae, sintesi tra pensiero classico e cristianesimo.

 

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