domenica 15 febbraio 2026

Sir 15,16-21 - 1Cor 2,6-10 - Mt 5,17-37 - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 15 Febbraio 2026

Dal libro del Siràcide - Sir 15,16-21

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
    1. Il Signore ha messo davanti a noi il fuoco e l'acqua, la vita e la morte, lasciandoci la POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE DOVE STENDERE LA MANO. Se metti la mano nel fuoco ti bruci; il Signore non ti ha comandato di bruciarti, non ti ha comandato di fare il male, non vuole la morte ma ti dice che DAVANTI A TE C'È ANCHE LA POSSIBILITÀ DI ROVINARTI SE METTI LA MANO NEL FUOCO.
    2. Il Signore TI HA INDICATO LA VIA DEL BENE E TI CHIEDE DI PERCORRERLA. Nessuno è peccatore per comando di Dio. A nessuno Dio ha dato il permesso di peccare. CHI PECCA, PECCA SOLO PER SUA SCELTA, PER SUA VOLONTÀ, PERCHÉ SI È LASCIATO TRASCINARE NEL MALE, perché ha voluto peccare.
    3. LA SAPIENZA DEL SIGNORE È GRANDE. Il Signore, forte e potente, vede ogni cosa. I SUOI OCCHI SONO SU COLORO CHE LO TEMONO. Sono occhi di misericordia, di aiuto, pietà, compassione, sostegno. Quanti temono il Signore potranno sempre chiedere a Lui ogni sostegno e ogni aiuto per vivere la sua Legge.

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    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,6-10

    Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
    Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
    Ma, come sta scritto:
    «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
    né mai entrarono in cuore di uomo,
    Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
    Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
      1. Paolo ci parla di una Sapienza rivolta ai perfetti, rivolta ai cristiani maturi. Quei CRISTIANI CAPACI DI AFFRONTARE LA VITA CON PIENEZZA DI COMPRENSIONE avendo pienamente accolto la grazia di Cristo. ESSI COMPRENDONO LA SAPIENZA che non è di questo mondo, la Sapienza di Dio che è stata rivelata in Gesù Cristo. 
      2. LA SAPIENZA DI DIO È DIVINA, MISTERIOSA, rimasta finora nascosta, ma fin da sempre, dall’eternità, il Signore l’ha preordinata per la gloria dei credenti. Qual è questa sapienza? Non ci possono essere dubbi. ESSA È IL DISEGNO ETERNO DI DIO DI SALVARE L’UOMO IN CRISTO E IN CRISTO CROCIFISSO.  
      3. Nessuno dei potenti, dei sapienti del mondo antico, né i grandi re, né i famosi filosofi hanno capito questa Sapienza. Ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano mai e poi mai potrebbe essere una creazione della mente dell’uomo. A NOI DIO LE HA RIVELATE PER MEZZO DELLO SPIRITO; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.  NOI ABBIAMO LO SPIRITO DI CRISTO, NOI SAPPIAMO QUELLO CHE PIACE A DIO.

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      ✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,17-37

      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
      «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
      Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
      Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
      Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
      Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
      Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
      Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
      Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
      Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». 

       

      1. Continua il discorso di Gesù su come diventare suoi discepoli. Se le beatitudini vissute con amore rendono i discepoli sale della terra e luce del mondo, questo è possibile se SI VIVE CON UNA GIUSTIZIA SOVRABBONDANTE rispetto a quella degli scribi e dei farisei. FAI UN BALZO IN AVANTI…

      2. O GESÙ, COME SONO ESIGENTI LE TUE PAROLE! Tante volte vorremmo non averle ascoltate per dare libero sfogo ai nostri impulsi di una giustizia terra terra, di un amore che tradisce, di una fraternità molto interessata. LA TUA PAROLA È VITA…

      3. «MA IO VI DICO», e la tua parola risuona in noi, scuote la coscienza e obbliga a guardarci dentro, nel profondo. VIENI IN NOI E AIUTACI A NON AVERE PAURA DI TE, DELLE TUE ESIGENZE D’AMORE, PER ESSERE COME TE LIBERI DI AMARE COME AMI TU…. E LO SAREMO DAVVERO….

      BUONA DOMENICA...

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      OLTRE

      Se la tua giustizia non supera quella dei farisei, stai solo lucidando il tuo ego. Oggi non difendere te stesso: ama. “Ma io vi dico” non consola: smaschera, ti toglie ogni alibi. Il Vangelo non addolcisce la vita, la rifonda. O lasci entrare Cristo nelle tue paure, o resti prigioniero della tua mediocrità.

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      LECTIO DIVINA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

      OMELIA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

       

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      Lc 15,11-32 - RITO AMBROSIANO - Ultima Domenica dopo l'Epifania

      RITO AMBROSIANO
      Ultima Domenica dopo l'Epifania
      DOMENICA 15 FEBBRAIO 2026
      ✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 15,11-32
      In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
      Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
      1. Il figlio prodigo che se ne va di casa (il Padre gli è di intralcio) e, con i beni ricevuti, CERCA UNA PROPRIA VIA DI FELICITÀ. VA A FINIRE MALE. Rientra in se stesso. Pentito? NO PER LUI IL PADRE È UN PADRONE. Anche Tu vuoi andare?

      2. Il fratello maggiore è ‘fedele’ ma senza slancio e forse anche senza felicità. Si domanda: come mai L'ALTRO che ha sperperato gli averi È AMATO COME ME? PER LUI IL PADRE "PADRONE" non è giusto. ANCHE TU RAGIONI COSÌ?

      3. IL PADRE È SOLO AMORE E MISERICORDIA che attende e apre le braccia ad accogliere. NON È CAPITO DA NESSUN DEI SUOI FIGLI. Ecco il modello da seguire nella tua vita.  CI STAI?

      BUONA DOMENICA...

       

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      15.02 SANTI FAUSTINO E GIOVITA

      SAN FAUSTINO E GIOVITA

      Faustino e Giovita, giovani nobili bresciani del II secolo, intraprendono inizialmente la carriera militare entrando nell’ordine equestre. L’incontro con il vescovo sant’Apollonio cambia però radicalmente la loro vita: dopo un cammino di ascolto e discernimento ricevono il battesimo e si dedicano con entusiasmo all’annuncio del Vangelo. Il loro zelo missionario è tale che Faustino viene ordinato presbitero e Giovita diacono.

      La loro predicazione ha grande successo, ma suscita anche ostilità tra le autorità pagane locali. Approfittando del clima di persecuzione contro i cristiani, i potenti di Brescia li denunciano come sovversivi. Inizia così una lunga serie di arresti, torture e trasferimenti che li porterà da Brescia a Milano, da Roma a Napoli, fino al ritorno definitivo nella loro città.

      Secondo la tradizione agiografica (la Leggenda maior, redatta secoli dopo), durante le persecuzioni avvengono numerosi eventi prodigiosi: le belve del circo si ammansiscono ai loro piedi, il fuoco non li brucia, le tempeste si placano, e perfino carcerieri e funzionari imperiali si convertono. La loro fermezza nella fede diventa così una potente forma di evangelizzazione. Tra le figure colpite dalla loro testimonianza c’è anche sant’Afra, moglie del governatore, che andrà incontro a sua volta al martirio.

      Storicamente è ritenuta credibile l’esistenza di due giovani cristiani bresciani, attivi tra i primi evangelizzatori della zona e martirizzati sotto l’impero di Adriano (tra il 120 e il 134). Molti particolari miracolosi appartengono al linguaggio simbolico tipico delle passioni dei martiri, nate per edificare la fede dei credenti più che per fornire una cronaca precisa.

      Il loro culto si diffonde dall’VIII secolo, prima a Brescia e poi in altre zone d’Italia. Diventano patroni della città e della diocesi di Brescia. La devozione popolare li vede anche come protettori civili: una tradizione racconta che apparvero in difesa della città durante l’assedio milanese del 1438. Iconograficamente sono raffigurati come giovani soldati romani con la palma del martirio, segno della vittoria della fede sulla violenza.

      La loro storia unisce due dimensioni forti: il coraggio pubblico della testimonianza cristiana e la convinzione che la vera forza non sia nelle armi, ma nella fedeltà a Cristo.

      Per noi oggi

      1. Forse non siamo perseguitati… ma siamo troppo silenziosi.
      Faustino e Giovita rischiano tutto per annunciare ciò in cui credono. Noi spesso abbiamo libertà di parola, ma evitiamo di esporci per non essere giudicati, esclusi o presi in giro. La loro vita ci chiede: il Vangelo è ancora una verità da testimoniare o solo un fatto privato?

      2. La coerenza converte più delle discussioni.
      Non sono le argomentazioni a cambiare i cuori nei racconti su di loro, ma la loro fermezza davanti alla sofferenza. Anche oggi, in un mondo scettico, ciò che colpisce davvero è una fede vissuta con mitezza, coraggio e costanza, soprattutto quando costa.

      3. Le “armi spirituali” sembrano deboli… finché non servono davvero.
      Preghiera, perdono, fedeltà, verità: sembrano strumenti inutili rispetto al potere, all’immagine o alla forza. Eppure è con queste “armi” che i martiri hanno attraversato la storia. La domanda scomoda è: su cosa contiamo noi quando arriva la prova?

      Rampolli di una famiglia pagana di Brescia, cavalieri, si convertirono al cristianesimo grazie al vescovo Apollonio, che nominò Faustino presbitero e Giovita diacono. Decapitati durante la persecuzione di Adriano tra il 120 e il 134, spesso sono raffigurati con la spada e la palma del martirio.  

      sabato 14 febbraio 2026

      14.02.2026 - At 13,46-49 - Lc 10,1-9 - La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

      Dagli Atti degli Apostoli - At 13,46-49

      In quei giorni, [ad Antiòchia di Pisìdia] Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono [ai Giudei]: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore:
      “Io ti ho posto per essere luce delle genti,
      perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
      Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione.
      1. Paolo e Barnaba, di fronte all’ostilità dei Giudei, scelgono di rivolgere il loro annuncio ai pagani. LA SALVEZZA SI ANNUNZIA, NON SI IMPONE. Alla salvezza si accede accogliendo la Parola.

      2. Così infatti ci ha ordinato il Signore: IO TI HO POSTO PER essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra». LA VOCAZIONE E MISSIONE DI GESÙ DIVIENE VOCAZIONE E MISSIONE DI PAOLO. La missione di Paolo è la stessa di Gesù: illumina Dio con la luce di Cristo Signore.

      3. I pagani hanno accolto con gioia l’annuncio di Paolo e glorificavano la Parola del Signore. QUANDO LA PAROLA DEL SIGNORE È GLORIFICATA? Quando essa è accolta come Parola di vita eterna. Quando è trasformata in nostra vita. SI ACCOGLIE LA PAROLA, LA SI METTE NEL CUORE, SI VIVE SECONDO LA PIENEZZA DELLA VERITÀ IN ESSA CONTENUTA.

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      + Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,1-9

      In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
      Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
      In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
      Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

       

      “La messe è molta … pregate dunque”. Il “mandare operai nella messe” è il segno ed è ricordo del “ritorno” di Gesù alla fine del mondo. Quindi, significa pregare perché il Signore Gesù venga presto.
      “Andate come “agnelli in mezzo a lupi”. Nessun equipaggiamento vostro, nessun equipaggiamento umano vi potrà veramente difendere. Non pensate a difendervi, piuttosto siate portatori di pace. Questi uomini mandati come “agnelli in mezzo a lupi” sono la presenza umile e forte di Dio e del suo regno in mezzo agli uomini.
      La missione si basa sulla preghiera; che è itinerante: non è ferma, è itinerante; che richiede distacco e povertà; che porta pace e guarigione, segni della vicinanza del Regno di Dio; che non è proselitismo ma annuncio e testimonianza; e che richiede anche la franchezza e la libertà evangelica di andarsene evidenziando la responsabilità di aver respinto il messaggio della salvezza, ma senza condanne e maledizioni“. Siamo agnelli e non lupi!

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      Gesù invia i 72 discepoli, a due a due. È un numero che non ci piace, preferiamo il numero 1 (che siamo noi). Invece Gesù chiede: mai senza l’altro. Come vediamo i nostri colleghi, amici o nemici?

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      14.02 SANTI CIRILLO, MONACO, E METODIO, VESCOVO - PATRONI D'EUROPA

      SANTI CIRILLO E METODIO

      I santi Cirillo e Metodio, celebrati il 14 febbraio, sono tra le figure più decisive della storia cristiana europea. Evangelizzatori dei popoli slavi, furono proclamati compatroni d’Europa da san Giovanni Paolo II nel 1980, che li definì un ponte spirituale tra Oriente e Occidente, segno profetico di unità nella verità e nell’amore.

      Nati a Tessalonica in una famiglia nobile, crebbero in un contesto bilingue greco-slavo, che favorì la loro futura missione. Metodio, il maggiore, intraprese inizialmente una carriera amministrativa come arconte, ma la lasciò per la vita monastica. Costantino, poi Cirillo, mostrò fin da giovane un’intelligenza eccezionale: studiò a Costantinopoli, divenne filosofo e teologo, padroneggiando più lingue (greco, slavo, ebraico, arabo, siriaco). Anche lui scelse infine la vita monastica, pur mantenendo un ruolo attivo nell’insegnamento e nella missione.

      La svolta avvenne quando il principe Rastislav di Grande Moravia chiese a Bisanzio missionari capaci di annunciare la fede cristiana nella lingua del popolo. Cirillo e Metodio risposero con una scelta rivoluzionaria: tradussero la Bibbia e i testi liturgici in slavo antico e crearono un nuovo alfabeto, il glagolitico, da cui deriverà il cirillico. Per la prima volta, la liturgia parlava la lingua della gente.

      La loro opera suscitò frutti abbondanti, ma anche forti opposizioni, soprattutto da parte di ambienti ecclesiastici che ritenevano legittime solo tre lingue sacre (ebraico, greco e latino). I due fratelli si recarono allora a Roma, portando le reliquie di san Clemente. I papi Niccolò I e poi Adriano II riconobbero la validità della loro missione e approvarono l’uso liturgico dello slavo.

      Cirillo, gravemente malato, emise i voti monastici e morì a Roma il 14 febbraio 869. Metodio continuò l’opera, divenne vescovo, subì prigionia, calunnie e persecuzioni, ma fu sempre difeso dal papa Giovanni VIII e poté portare a compimento la sua missione fino alla morte, il 6 aprile 885.

      Con la loro vita, Cirillo e Metodio dimostrarono che il Vangelo non distrugge le culture, ma le purifica e le porta a pienezza.

       

      Per noi oggi

      1.     L’unità non nasce dall’uniformità, ma dall’ascolto reciproco: Cirillo e Metodio evangelizzarono senza colonizzare.

      2.     La fede che non parla la lingua del popolo rischia di non essere ascoltata: inculturare non è tradire, è incarnare.

      3.     L’Europa ha radici spirituali prima che politiche: dimenticarle significa perdere l’anima prima ancora dell’identità.

      Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche.

      venerdì 13 febbraio 2026

      13.02.2026 - 1Re 11,29-32; 12,19 - Mc 7,31-37 - Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

      Dal primo libro dei Re - 1Re 11,29-32; 12,19

      In quel tempo Geroboàmo, uscito da Gerusalemme, incontrò per strada il profeta Achìa di Silo, che era coperto con un mantello nuovo; erano loro due soli, in campagna. Achìa afferrò il mantello nuovo che indossava e lo lacerò in dodici pezzi.
      Quindi disse a Geroboàmo: «Prenditi dieci pezzi, poiché dice il Signore, Dio d’Israele: “Ecco, strapperò il regno dalla mano di Salomone e ne darò a te dieci tribù. A lui rimarrà una tribù a causa di Davide, mio servo, e a causa di Gerusalemme, la città che ho scelto fra tutte le tribù d’Israele”».
      Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.
      1. Geroboàmo è il sorvegliante di tutti gli operai, è un ministro di Salomone e incontra il profeta Achìa. IL PROFETA FA CONOSCERE LA VOLONTÀ DI DIO: compie un gesto profetico facendo a pezzi il suo mantello nuovo. NELLA VITA DI QUEST’UOMO ENTRA DIRETTAMENTE IL SIGNORE. Nella vita accade…

      2. Achìa dona dieci pezzi del mantello a Geroboàmo dicendogli che a lui saranno date dieci tribù d’Israele. GEROBOÀMO È SCELTO DAL SIGNORE PER REGNARE SU DIECI TRIBÙ, è colui che viene eletto. Questo è il modo con cui Dio agisce con l’uomo nella sua storia. DIO SCEGLIE UN UOMO, MA È PER IL BENE DI TUTTO IL POPOLO. 

      3. A SALOMONE, RIMARRÀ UNA TRIBÙ A CAUSA DI DAVIDE, mio servo, e a causa di Gerusalemme. L’AMORE PROMESSO IN DIO È SEMPRE AMORE MANTENUTO. Per la FEDELTÀ di Davide, lascia a Salomone una sola tribù. Per L’INFEDELTÀ di Salomone gli toglie ben dieci tribù. IL REGNO COSÌ RIMANE DIVISO PER SEMPRE. ESSO NON SI RICOMPORRÀ MAI PIÙ.

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      + Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,31-37

      In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
      Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
      E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

      Quell’uomo non riusciva a parlare perché non poteva sentire. Tutti abbiamo gli orecchi, ma tante volte non riusciamo ad ascoltare. C’è infatti una sordità interiore, e oggi vogliamo chiedere a Gesù di toccarla e di risanarla.
      E quella sordità interiore è peggiore di quella fisica, perché è la sordità del cuore. Presi dalla fretta, da mille cose da dire e da fare, non troviamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ci parla. Impegniamoci a coltivare "l'ascolto".
      Il primo ascolto per noi cristiani è verso la parola di Dio, che va pregata, amata, interiorizzata. La gioia dell'ascolto coincide col desiderio di trasmetterla agli altri, a coloro che non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni, degli inganni del mondo. Dobbiamo chiederci: noi cristiani non siamo diventati forse troppo muti?

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      Gesù non vuole pubblicità, non si esibisce. Ma fa il bene, semplicemente. Con discrezione, mantenendo il rapporto personale con chi ha di fronte. Siamo capaci di fare il bene senza i riflettori?

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      13.02 BEATO GIORDANO DI SASSONIA

      BEATO GIORDANO DI SASSONIA

      Il beato Giordano di Sassonia nacque tra il 1175 e il 1185 a Burgherg, in Westfalia, probabilmente da una famiglia contadina. Dotato di grande intelligenza, si recò giovane a Parigi, dove divenne magister artium e poi baccelliere in teologia. Nell’estate del 1219 incontrò san Domenico, che ne intuì subito il valore spirituale e umano: quell’incontro segnò una svolta decisiva. Il 12 febbraio 1220 Giordano vestì l’abito domenicano, insieme all’amico Enrico di Colonia.

      Fin dagli inizi emerse come figura di primo piano. Partecipò al primo Capitolo generale dell’Ordine (Bologna, 1220) e nel 1221 fu nominato provinciale della Lombardia, la provincia più fiorente dei Domenicani. Dopo la morte di san Domenico, Giordano divenne il principale artefice dello sviluppo dell’Ordine. Nel 1222 fu eletto secondo Maestro generale, incarico che esercitò con straordinaria energia fino alla morte.

      Sotto la sua guida l’Ordine conobbe una crescita impressionante: i conventi passarono da circa 30 a 300, i frati da poche centinaia a circa 4.000. Giordano seppe attrarre in particolare il mondo universitario, vestendo decine di studenti a Parigi, Bologna, Padova, Vercelli e altrove: tra essi figure destinate a diventare giganti della teologia, come Alberto Magno. Fu organizzatore sapiente, legislatore equilibrato e instancabile viaggiatore: presiedette capitoli generali, visitò province in tutta Europa, promosse la predicazione e le missioni.

      Ebbero grande rilievo anche i suoi rapporti spirituali: con la beata Diana d’Andalò e le prime monache domenicane, con san Ludgarda, con vescovi, papi e sovrani. Fu autore di opere teologiche, sermoni, lettere di alto profilo spirituale e soprattutto del Libellus de principiis Ordinis Praedicatorum, prima grande fonte sulla vita di san Domenico e sulle origini dell’Ordine. La sua spiritualità è segnata da una fede salda nella vita eterna, dalla conformità a Cristo e da una prudente ascesi.

      Morì tragicamente il 13 febbraio 1237, durante un naufragio al largo della Pamfilia, mentre tornava dalla Terra Santa. Fu sepolto ad Acri, dove la sua tomba divenne luogo di venerazione, persino da parte musulmana. Il suo culto fu confermato ufficialmente nel 1826. Dopo san Domenico, nessuno plasmò quanto lui lo spirito, la struttura e la missione dei Predicatori.

       

      Per noi oggi

      1.     Il carisma senza organizzazione muore, l’organizzazione senza carisma soffoca: Giordano insegna che la santità deve anche saper governare.

      2.     La Chiesa cresce dove osa investire sull’intelligenza: università, studio e fede non sono nemici, ma alleati decisivi.

      3.     Morire in viaggio è un programma di vita: Giordano non ha mai smesso di muoversi per il Vangelo – e noi, quanto siamo disposti a uscire dalle nostre sicurezze?

      Vicino a Tolemaide, oggi Akko in Palestina, transito del beato Giordano di Sassonia, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, successore di san Domenico e suo imitatore, propagò con grandissimo impegno l’Ordine e morì in un naufragio.