sabato 25 luglio 2026

25.07.2026 - 2Cor 4,7-15 - Mt 20,20-28 - Il mio calice lo berrete.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 4,7-15

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l'inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
1. Paolo è consapevole di due verità: la straordinaria GRANDEZZA del dono di Dio, del ministero che il Signore gli ha affidato; e la FRAGILITÀ della sua umanità: NOI ABBIAMO UN TESORO IN VASI DI CRETA. La creta è fragile come la sua umanità e attraverso una quotidiana persecuzione l’apostolo COMPIE LA MORTE DI GESÙ NEL SUO CORPO per configurarsi a Cristo e far risuonare nel mondo il Vangelo. Altro che lamentarsi!
2. Paolo sa che SOLO ATTRAVERSO L’OFFERTA DELLA SUA VITA, e quindi nella sua morte quotidiana, è possibile generare altra vita nel mondo, È POSSIBILE convertire i cuori e attrarli al Signore.
3. E la fede di Paolo poggia su un solido fondamento: DIO CI RISUSCITERÀ; Dio ci porrà accanto a Cristo nella gloria del cielo. TUTTO È PER I DISCEPOLI DI GESÙ, tutto avviene in loro favore, tutto si compie perché loro possono crescere ed abbondare nella verità della salvezza. NON RESTA CHE INNALZARE INSIEME LA VOCE E GLORIFICARE IL PADRE DEI CIELI per la sua misericordia manifestata in nostro favore.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 20,20-28

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Nella logica di Dio il potere non è un fine per dominare gli altri uomini e soddisfare la sete di primeggiare bensì un mezzo utilizzato al servizio del prossimo, in modo che anche gli altri comprendano la grandezza del Sangue di Cristo versato sulla croce. Anche gli apostoli faticano a capire il potere che si esprime nel servizio agli altri. 
La via del servizio è l’antidoto più efficace contro il morbo della ricerca dei primi posti; è la medicina per gli arrampicatori, questa ricerca dei primi posti, che contagia tanti contesti umani e non risparmia neanche i cristiani, il popolo di Dio, neanche la gerarchia ecclesiastica.
Perciò, come discepoli di Cristo, accogliamo questo Vangelo come richiamo alla conversione, per testimoniare con coraggio e generosità una Chiesa che si china ai piedi degli ultimi, per servirli con amore e semplicità.

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«Il povero vuole diventare ricco / il ricco vuole diventare re / e il re non è soddisfatto / finché non ha il potere su ogni cosa» (B.Springsteen). E oggi Gesù ci chiede di fare il viaggio a ritroso, pronti?

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25.07 - SAN GIACOMO IL MAGGIORE

SAN GIACOMO IL MAGGIORE
San Giacomo il Maggiore era figlio di Zebedeo e di Salome e fratello di San Giovanni Evangelista. Pescatore sul lago di Galilea, fu chiamato da Gesù a lasciare tutto per seguirlo e diventare apostolo. Insieme al fratello ricevette il soprannome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono", per il carattere forte e impetuoso che li distingueva. Nonostante i suoi limiti umani, Giacomo possedeva un cuore generoso e desideroso di servire il Signore. Fu scelto da Cristo per far parte del gruppo più intimo dei discepoli insieme a Pietro e Giovanni. Per questo fu testimone di eventi straordinari come la risurrezione della figlia di Giairo, la Trasfigurazione sul monte Tabor e l'agonia di Gesù nel Getsemani. In un momento di entusiasmo umano chiese, insieme al fratello, un posto d'onore nel Regno di Dio. Gesù però insegnò che la vera grandezza passa attraverso il servizio, il sacrificio e il dono della vita. Dopo la Pentecoste, Giacomo si dedicò con zelo all'annuncio del Vangelo e secondo una consolidata tradizione evangelizzò anche la Spagna, portando il messaggio di Cristo fino ai confini occidentali del mondo conosciuto. La tradizione racconta inoltre il suo speciale legame con la Madonna del Pilar, che gli apparve a Saragozza incoraggiandolo nella missione. Tornato a Gerusalemme, continuò a predicare con coraggio la Risurrezione di Cristo. La sua testimonianza suscitò però l'ostilità delle autorità ebraiche e del re Erode Agrippa, che ordinò la sua esecuzione. Giacomo divenne così il primo degli Apostoli a subire il martirio, venendo ucciso con la spada per la sua fede. Secondo la tradizione i suoi discepoli portarono le sue reliquie in Spagna, dove oggi sono custodite nella celebre Cattedrale di Santiago di Compostela. La sua tomba è diventata una delle più importanti mete di pellegrinaggio della cristianità attraverso il famoso Cammino di Santiago. San Giacomo rimane un esempio luminoso di coraggio, fedeltà e totale disponibilità a seguire Cristo fino al dono completo della propria vita. per noi oggi 1. Giacomo lasciò il lavoro, le sicurezze e i suoi progetti per seguire Gesù. Noi siamo disposti a cambiare qualcosa della nostra vita per il Vangelo o vogliamo seguire Cristo senza rinunciare a nulla? 2. Da uomo impulsivo divenne un santo e un martire. Stiamo permettendo a Dio di trasformare i nostri difetti oppure li giustifichiamo continuamente? 3. Giacomo diede la vita per la sua fede senza tornare indietro. Noi testimoniamo con coraggio di essere cristiani o ci adeguiamo facilmente a ciò che pensa la maggioranza?
Martire a Gerusalemme nel 42 d.C.
   Festa di san Giacomo, Apostolo, che, figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapitato da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio. 


venerdì 24 luglio 2026

24.07.2026 - Ger 3,14-17 - Mt 13,18-23 - Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 3,14-17

Ritornate, figli traviati – oracolo del Signore – perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza.
Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.

 

1. Questa profezia del Signore INVITA I FIGLI TRAVIATI A TORNARE A LUI. Egli promette di condurli a Sion e di dar loro pastori saggi. Il Signore vuole riportare il suo popolo in Dio. Vuole liberarlo dalla dura schiavitù. Attende solo che esso si converta e ritorni al suo cuore.
2. Gli occhi del Signore scrutano un futuro che dovrà venire. In futuro, l’arca dell’alleanza non sarà più ricordata, poiché Gerusalemme sarà chiamata “TRONO DEL SIGNORE” e TUTTE LE GENTI SI RADUNERANNO LÌ, ABBANDONANDO I LORO CUORI MALVAGI.
3. Gerusalemme sarà la città nella quale Dio porrà il suo trono per governare il mondo. Gerusalemme sarà la città di Dio. Tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore. TUTTE LE GENTI VEDRANNO IL SIGNORE CHE GOVERNA DALLA CITTÀ E VI AFFLUIRANNO.

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 Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 

Ed ecco che Gesù stesso spiega in dettaglio la parabola del seme. Cosa ostacola il buon esito dell’ascolto della Parola?
In primis il maligno che è forte e ladro, ruba il seme seminato; la seconda causa è dovuta all'instabilità dell'uomo, l’uomo è instabile, fa presto a passare dall'entusiasmo al lasciare perdere tutto alla prima difficoltà (non ha radici); infine la mondanità e la ricchezza che hanno una grande forza di seduzione...
Ma questo non toglie il compiersi del disegno di Dio. Di fatto, c’è un “terreno buono/bello” che permette di portare “frutto”. In altre parole, ci sono dei discepoli, ci sono coloro che “ascoltano e accolgono il seme/parola”.
Quando questo avviene, il disegno di Dio si realizza in modo prodigioso, anche se in misure diverse (secondo tempi e momenti: cento, sessanta, trenta per uno).
Nel cuore dell’uomo ci sono tanti ostacoli quanto all’accoglienza della parola/seme. Ma se uno è umile e piccolo, se si apre fiducioso alla parola di Gesù e l’accoglie, ne viene un grandissimo “frutto”, cioè la sua salvezza. E il seminatore non ha seminato … invano!

 

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24.07 - SANTA CRISTINA

SANTA CRISTINA
Santa Cristina di Bolsena è una delle più celebri martiri dei primi secoli del Cristianesimo. Figlia del magistrato Urbano, visse al tempo delle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Ancora giovanissima, all'età di circa undici anni, aveva già accolto nel cuore la fede in Gesù Cristo. Il padre, desiderando che adorasse gli dei pagani, la rinchiuse in una torre insieme ad altre fanciulle affinché diventasse una sorta di vestale. Cristina però rifiutò di adorare gli idoli e, secondo la tradizione, distrusse le statue pagane dopo aver ricevuto una particolare illuminazione divina. Questo gesto provocò la furia del padre che la fece arrestare e sottoporre a terribili torture. Venne flagellata, condannata a diversi supplizi e gettata nel Lago di Bolsena con una pesante mola legata al collo. Miracolosamente però la pietra galleggiò e la riportò a riva. I persecutori continuarono ad accanirsi contro di lei con nuove prove: fu immersa in una caldaia bollente, gettata in una fornace e perfino esposta ai serpenti, ma secondo la tradizione divina ne uscì sempre salva. Nonostante le sofferenze, Cristina rimase salda nella sua fede, rifiutando ogni compromesso con il paganesimo. Alla fine venne condannata a morte e trafitta dalle frecce, ottenendo così la corona del martirio. Il suo culto era già diffuso nel IV secolo, come confermano importanti ritrovamenti archeologici nelle catacombe sotto la Basilica di Santa Cristina a Bolsena. La santa è particolarmente venerata anche a Sepino e a Palermo, dove alcune sue reliquie furono trasferite nel Medioevo. A Bolsena la sua memoria è celebrata con la suggestiva manifestazione dei Misteri di Santa Cristina, che rievoca le scene del suo martirio. La basilica a lei dedicata custodisce inoltre il luogo legato al celebre Miracolo Eucaristico di Bolsena del 1263, che contribuì alla nascita della festa del Corpus Domini. Santa Cristina continua ancora oggi a essere esempio di fortezza, fedeltà e amore totale per Cristo. Per noi oggi: 1. Cristina aveva solo undici anni e non rinnegò mai Gesù davanti alle minacce. Noi, adulti, quanto siamo disposti a difendere la nostra fede davanti alle difficoltà quotidiane? 2. I suoi persecutori volevano costringerla ad adorare falsi dèi. Quali sono oggi gli idoli moderni che rischiano di prendere il posto di Dio nella nostra vita? 3. Cristina sopportò sofferenze enormi pur di restare fedele a Cristo. Noi rinunciamo facilmente ai valori cristiani per essere accettati dagli altri o per vivere più comodamente?
+ Bolsena, IV secolo
   Come molte martiri dei primi secoli, Cristina è una giovane che per amicizia a Cristo trova nemici in famiglia. Suo padre la sottopone a crudeltà perché abiuri la fede, senza esito. Lo stesso faranno altri finché due frecce ne spezzano la vita. Integro è il suo ricordo, specie nella natia Bolsena. 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN CHARBEL MAKHLUF Sacerdote

Beqaa Kafra, Libano, 1828 – Annaya, Libano, 24 dicembre 1898

San Charbel (Giuseppe) Makhlūf, sacerdote dell’Ordine Libanese Maronita, che, alla ricerca di una vita di austera solitudine e di una più alta perfezione, si ritirò dal cenobio di Annaya in Libano in un eremo, dove servì Dio giorno e notte in somma sobrietà di vita con digiuni e preghiere, giungendo il 24 dicembre a riposare nel Signore. La sua memoria si celebra il 24 luglio.

SAN GUALTERO - Venerato a Lodi

Lodi, 1184; † 22 luglio 1224 ca.

Gualtero nacque a Lodi nel 1184 e a 15 anni vestì l'abito dei Frati ospedalieri. Operò a Piacenza nel nosocomio di San Raimondo e poi in quello di San Bartolomeo, nella sua città natale. Lui stesso ne fondò uno presso Fanzago, sulla strada da Milano a Piacenza. Il 30 aprile del 1206 le autorità lodigiane, infatti, concessero a lui e al suo aiutante - un prete di nome Everardo - il terreno su cui sorsero l'ospedale della Misericordia e la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo. Uomo dalla vita ascetica, che camminava scalzo e vestiva di sacco, diede vita a molti altri luoghi di cura nel Vercellese, nel Tortonese, a Crema e presso Melegnano. Morì a circa 40 anni. 

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 13, 44-52

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 13, 44-52

 
Nel Vangelo Gesù paragona il Regno dei cieli a un tesoro nascosto e a una perla preziosa, invitandoci a chiederci che cosa abbia davvero valore nella nostra vita. Chi scopre questo tesoro è disposto a lasciare tutto perché ha trovato ciò che conta davvero. Il vero tesoro è Cristo: incontrarlo dona una gioia e una pienezza che nessun altro bene può eguagliare.

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Charles de Foucauld. Da giovane era ricco, intelligente, militare, amante della vita comoda e delle avventure. Aveva tutto, ma dentro si sentiva vuoto. A un certo punto della sua vita incontrò Cristo in modo profondo e tutto cambiò. Scrisse: “Appena credetti che Dio esisteva, capii che non potevo fare altro che vivere solo per Lui”. Charles de Foucauld lasciò carriera, denaro, prestigio e comodità per vivere nel deserto tra i poveri del Sahara. Molti pensarono che avesse perso tutto. In realtà aveva trovato il tesoro. Non diventò famoso durante la sua vita, non ebbe grandi risultati visibili, ma il suo modo di vivere il Vangelo continua ancora oggi a ispirare migliaia di persone nel mondo. Gesù nel Vangelo parla anche della perla preziosa. Una perla nasce da una ferita dell’ostrica. È interessante: spesso le cose più preziose della nostra vita nascono proprio da ferite attraversate con amore. Persone che hanno sofferto, lottato, ricominciato… diventano più vere, più profonde, più luminose. Poi c’è la rete che raccoglie pesci buoni e cattivi. È un richiamo serio: non basta stare “dentro la rete”, cioè nella Chiesa o nelle abitudini religiose. Il Signore guarda il cuore. La fede non è una facciata, ma una scelta concreta di vita. Infine Gesù dice che il discepolo autentico sa estrarre dal suo tesoro “cose nuove e cose antiche”. La Parola di Dio è così: ogni giorno è la stessa, eppure ogni giorno parla in modo nuovo alla nostra vita. Il Vangelo non invecchia mai. Siamo noi che spesso smettiamo di cercare il tesoro.   Per noi oggi 1.     Molti conoscono il prezzo di tutto, ma il valore di niente. Spendiamo soldi e tempo per mille cose inutili, ma facciamo fatica a dedicare dieci minuti al Vangelo. 2.     Il problema non è perdere qualcosa per Cristo, ma vivere senza aver trovato nulla per cui valga la pena vivere. Una vita senza un vero tesoro diventa vuota, anche se piena di cose. 3.     Ciò che non sei disposto a perdere probabilmente è il tuo vero padrone. Libertà non è possedere tutto, ma non essere schiavi di niente.

 

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giovedì 23 luglio 2026

23.07.2026 - Gal 2,19-20 - Gv 15,1-8 - Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 2,19-20

Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio.
Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me.
E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
1. Paolo morto alla Legge affinché viva per Dio. Per Paolo tale morte rappresentava la RINUNCIA ALLA LEGGE COME VIA DI SALVEZZA; per ogni discepolo C’È UNA RINUNCIA DA FARE (alle tante leggi che ci diamo) per rinnovare la nostra vita a partire da Cristo.
2. Tale morte produce un’unione tale con il Signore che porta a dire Paolo: CRISTO VIVE IN ME. Cristo abita nel cuore di chi crede…
3. La conclusione la vediamo in una VITA TRASFORMATA che diventa una VITA VISSUTA NELLA FEDE DEL FIGLIO DI DIO, sostenuta dalla consapevolezza dell’amore che Dio ha vissuto per noi: “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

La parola di Gesù è chiara: se non resto in Lui, la mia esistenza inaridisce e fallisce, come un tralcio staccato dalla vite è destinato alla sterilità e alla distruzione. Cosa significa per me "stare in Lui" oggi? Significa vivere una relazione intima, di amicizia con Lui attraverso la preghiera, i sacramenti, la meditazione delle Scritture e  seguendo i suoi insegnamenti nella vita quotidiana.
Questo "stile cristiano" rende gloria al Padre. Il Padre affida a noi il compito di esprimere la sua cura paterna per gli uomini e ci dona la gioia e la pace di stare con Gesù Cristo sempre. La cura al prossimo richiede gesti concreti di amore, di solidarietà, di ascolto, promuovendo la giustizia e la pace nella comunità. Ci stai?

 

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23.07 - SANTA BRIGIDA DI SVEZIA - PATRONA D'EUROPA

SANTA BRIGIDA DI SVEZIA
Santa Brigida di Svezia nacque nel 1303 a Finsta, in una nobile famiglia profondamente cristiana. Fin da giovane mostrò una particolare sensibilità spirituale e un grande amore per Dio. Rimasta orfana della madre, venne data in sposa al nobile Ulf Gudmarsson, con il quale costruì una vera famiglia cristiana, fondata sulla preghiera, sulla carità e sul servizio ai poveri. Dal loro matrimonio nacquero otto figli, tra cui Santa Caterina di Svezia. Insieme aiutarono malati e bisognosi, trasformando la loro casa in una piccola comunità di fede e di amore. Dopo venticinque anni di matrimonio compirono il pellegrinaggio a Santiago di Compostela e decisero di vivere una vita ancora più consacrata a Dio. Dopo la morte del marito, Brigida si dedicò completamente alla preghiera e alla contemplazione. Iniziňò allora a ricevere profonde rivelazioni mistiche riguardanti la vita di Gesù, la sua Passione, la Vergine Maria e il destino della Chiesa. Queste esperienze furono raccolte nelle celebri Rivelazioni, che la resero una delle più importanti mistiche del Medioevo. Da una particolare devozione alla Passione nacquero anche le famose Orazioni di Santa Brigida, diffuse ancora oggi in tutto il mondo. Fondò l’Ordine del Santissimo Salvatore, conosciuto come Ordine Brigidino, con il monastero di Vadstena come centro spirituale. Trasferitasi a Roma, lavorò instancabilmente per il rinnovamento morale della Chiesa e per il ritorno dei papi dalla sede di Avignone alla Città Eterna. Con grande rispetto ma anche con straordinario coraggio, scrisse a sovrani, vescovi e pontefici richiamandoli alla conversione e alla fedeltà al Vangelo. Per questo motivo è ricordata come una vera profetessa cristiana. Durante la sua vita compì numerosi pellegrinaggi, visitando molti santuari e infine la Terra Santa, dove approfondì ancora di più il suo amore per Cristo. Morì a Roma il 23 luglio 1373 lasciando una preziosa eredità spirituale. San Giovanni Paolo II la proclamò Compatrona d’Europa, riconoscendo in lei una guida per il cammino spirituale del continente e un esempio di fede vissuta con coraggio, preghiera e totale fiducia nella volontà di Dio. per noi oggi 1. Brigida parlò con franchezza a re, potenti e perfino ai papi. Noi abbiamo il coraggio di difendere la verità del Vangelo oppure preferiamo tacere per evitare critiche? 2. Era madre di otto figli e trovava comunque tempo per la preghiera. Noi diciamo di non avere tempo per Dio, ma quanto tempo perdiamo ogni giorno in cose inutili? 3. Brigida cercava la volontà di Cristo prima dei propri interessi. Le nostre scelte sono guidate dalla fede o soltanto dalla comodità e dal vantaggio personale?
Finsta, Svezia, giugno 1303 – Roma, 23 luglio 1373
   Compatrona d'Europa, venerata dai fedeli per le sue «Rivelazioni», nacque nel 1303 nel castello di Finsta, nell'Upplandi (Svezia), dove visse con i genitori fino all'età di 12 anni. Sposò Ulf Gudmarson, governatore dell'Östergötland, dal quale ebbe otto figli. Nel 1349 Brigida lasciò la Svezia per recarsi a Roma, per ottenere un anno giubilare e l'approvazione per il suo ordine, che avrebbe avuto come prima sede il castello reale di Vastena, donatole dal re Magnus Erikson.

 

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