sabato 24 ottobre 2026

24.10.2026 - Ef 4,7-16 - Lc 13,1-9 - Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,7-16

Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto:
«Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare sé stesso nella carità.

1. Dopo il forte richiamo all'unità, Paolo nella Lettera agli Efesini prosegue dicendo che Cristo, asceso in cielo, HA EFFUSO UNA VARIETÀ DI DONI per rendere idonei i cristiani a edificare il corpo di Cristo: apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. I doni aiutano i ‘santi' a conseguire l'unità della fede, nella misura della pienezza di Cristo, crescendo così verso di Lui, capo del corpo.

2. CIASCUNO DI NOI È IL DESTINATARIO PRIVILEGIATO DELLA GRAZIA, DEL DONO DI CRISTO: un dono personalizzato, da accogliere con fiducia e consapevolezza, da mettere in atto con responsabilità, e non da fanciulli in balia delle onde; un dono reso continuamente condivisibile. Che AVRÀ SEMPRE UN'UNICA SORGENTE E MÈTA: CRISTO, FIGLIO DI DIO e capo del corpo mistico, il quale è in crescita e maturazione continua, con la collaborazione di ogni sua giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, nella carità!

3. CI GUIDI I SIGNORE, OGGI, A RISCOPRIRE LA GRAZIA DONATA A CIASCUNO DI NOI, IL MINISTERO al quale sono stato chiamato, L'ENERGIA effusa in me, la portata della mia collaborazione responsabile... per edificare il corpo di Cristo, la Chiesa.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 13,1-9
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». 

Gesù, riferendosi a fatti di cronaca in cui degli innocenti erano morti, afferma che non è il castigo di Dio, ma un invito alla conversione, ricordando la precarietà della vita. Oggi è il tempo favorevole per convertirsi. Oggi e non domani! Gesù racconta la parabola del fico sterile, illustrando come il Padre e il Figlio si prendano cura dell'uomo, aspettandosi che risponda al loro amore. Dio è paziente e attende che l'albero maturi e che ci convertiamo, iniziando il cammino con il primo passo. Nulla dovrebbe impedire la nostra conversione. E Tu cosa aspetti?

 

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24.10 SANT'ANTONIO MARIA CLARET

SANT’ANTONIO MARIA CLARET
Sant’Antonio Maria Claret nacque in Catalogna nel 1807, quinto di undici figli, in una famiglia profondamente cristiana. Fin da giovane sentì una particolare devozione verso la Vergine Maria e, dopo aver superato alcune tentazioni, entrò in seminario. Ordinato sacerdote, si dedicò per molti anni alle missioni popolari, predicando instancabilmente il Vangelo. Convinto della forza della Parola, promosse la buona stampa cattolica e fondò la Libreria Religiosa. Nel 1849 diede vita ai Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, i Clarettiani, e successivamente alle Religiose di Maria Immacolata. Nominato arcivescovo di Santiago di Cuba, percorse la diocesi, riformò il clero, difese la famiglia e combatté la schiavitù. Si prese cura concretamente dei poveri e dei malati, arrivando a curare personalmente i colerosi. Per il suo impegno subì persecuzioni e un grave attentato. Richiamato in Spagna, divenne confessore della regina Isabella II. Fu anche uomo di intensa preghiera e di profonde esperienze mistiche. Partecipò al Concilio Vaticano I e difese con convinzione la fede della Chiesa. La sua vita fu segnata da una grande passione per l’annuncio del Vangelo e per la salvezza delle anime. Considerava la predicazione una vera missione ricevuta da Dio e non si lasciava fermare dalle difficoltà. Affidava ogni sua opera alla protezione della Vergine Maria, che considerava Madre e guida della sua missione. La sua carità non rimase mai soltanto nelle parole, ma si tradusse in concrete opere di attenzione verso i più poveri e abbandonati. Anche nelle persecuzioni continuò a testimoniare con coraggio la verità del Vangelo. Costretto all’esilio dalla rivoluzione, morì in Francia nel 1870. È un esempio di sacerdote totalmente consacrato a Cristo, alla Chiesa e alla missione evangelizzatrice. Per noi oggi: 1. Una Chiesa che tace rischia di perdere la sua voce. Abbiamo ancora il coraggio di parlare di Cristo oppure ci nascondiamo per paura di essere giudicati? 2. La fede vera passa dalle parole alle opere. Come Claret, siamo capaci di difendere la verità ma anche di sporcarci le mani per aiutare chi soffre? 3. Qual è il posto di Maria nella nostra vita? Claret la chiamava «Madre, Maestra e Direttrice»: la nostra devozione a Maria ci porta davvero più vicino a Gesù?
«Ho compiuto la mia missione, ho predicato il Vangelo e ho conservato santa povertà».  
 Sant’Antonio Maria Claret, vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LUIGI GUANELLA SACERDOTE
Fraciscio di Campodolcino, 19 dicembre 1842 - Como, 24 ottobre 1915
A Como, beato Luigi Guanella, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza per prendersi cura delle necessità dei più poveri e degli afflitti e provvedere alla loro salvezza. «È Dio che fa», ripeteva san Luigi Guanella, certo che dietro la sua instancabile opera verso malati, disabili, bambini e anziani abbandonati ci fosse la Divina Provvidenza. Inviso alle autorità laiciste, crebbe nell'esercizio della carità sotto la guida di don Bosco e, quando morì, Benedetto XV commentò: «È morto un santo»

 

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venerdì 23 ottobre 2026

23.10.2026 - Ef 4,1-6 - Lc 12,54-59 - Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,1-6

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

1. Paolo, in catene si rivolge ai suoi destinatari ricordando loro di dare una testimonianza credibile della loro fede.

2. Siete stati unificati in un solo corpo e un solo spirito, perché avete ricevuto un solo un solo battesimo, una sola fede. SIETE UNA COSA SOLA, quindi fate in modo di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace.

3. SIATE QUELLO CHE SIETE! Siete stati resi una cosa sola, mantenete questa unità…

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,54-59
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

 

Stiamo lì a guardare cento volte le previsioni del tempo, per programmare una gita o una festa. Ma siamo capaci di 'guardare dentro' il tempo? La gente di cui parla il Vangelo non sa vedere realmente la circostanza di tempo unica e formidabile che ha sotto gli occhi: Gesù presente. Eppure Dio ci ha donato la capacità di riconoscere ciò che è giusto, perché il nostro Dio ha voluto assumere la carne e lo sguardo dell’uomo.
Per capire Gesù e i segni dei tempi, prima di tutto è necessario il silenzio: fare silenzio e osservare. E dopo riflettere dentro di noi. E pregare: chiedere al Signore la luce che ci faccia andare oltre all'apparenza,. Chiedere l'intelligenza per capire ciò che si nasconde nelle pieghe più profonde del nostro essere. Silenzio, riflessione e preghiera. Soltanto così potremo capire i segni dei tempi, cosa Gesù vuol dirci.

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Gesù ci chiede di giudicare noi stessi «ciò che è giusto». Dovremmo essere in grado, visto che il mondo è ricco di segni indicatori. O abbiamo perso la grammatica elementare della vita?

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23.10 SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO

San Giovanni da Capestrano nacque nel 1386 in Abruzzo. Rimasto orfano del padre, studiò diritto e divenne giudice a Perugia. Durante una guerra fu imprigionato e proprio in carcere maturò una profonda conversione, dopo aver avuto alcune esperienze spirituali che lo orientarono verso Dio. Uscito dalla prigionia, entrò tra i Francescani e si dedicò completamente alla predicazione e alla riforma dell’Ordine. Fu grande amico di san Bernardino da Siena e sostenne la devozione al Santissimo Nome di Gesù. Predicatore instancabile, percorse molte regioni d’Europa, difendendo la fede e richiamando alla conversione. Si impegnò anche contro l’usura e predicò con forza la misericordia e il perdono. La sua predicazione univa fermezza nella verità e attenzione concreta alle persone, invitandole a rinnovare profondamente la propria vita. Il suo amore per il nome di Gesù diventò il centro della sua missione e della sua predicazione. Non si stancava di incoraggiare i cristiani a vivere una fede coraggiosa, capace di superare paure e divisioni. Per lui la riforma della Chiesa doveva iniziare dalla conversione del cuore e da una vita autenticamente evangelica. La sua parola raggiungeva folle numerose e suscitava un forte desiderio di rinnovamento spirituale. Anche nelle difficoltà rimase fedele alla sua missione, confidando nella forza del Vangelo. La sua vita mostra come un incontro autentico con Cristo possa trasformare completamente una persona. Negli ultimi anni della sua vita partecipò alla difesa di Belgrado dall’assedio dei Turchi. Con la sua predicazione incoraggiò i cristiani e invitò tutti a confidare nel nome di Gesù. Morì nel 1456. Pio XII lo definì «apostolo dell’Europa» e «atleta di Dio». È patrono dei cappellani militari e dei giuristi.  Per noi oggi: 1. Una fede senza coraggio è una fede che si spegne. Davanti alle difficoltà, scegliamo il silenzio o abbiamo ancora il coraggio di testimoniare Cristo con la vita? 2. Difendere la fede non significa combattere contro qualcuno. La vera battaglia cristiana è vincere dentro di noi paura, odio e indifferenza con la forza del Vangelo. 3. «Invocate il nome di Gesù»: dove mettiamo davvero la nostra fiducia? Quando tutto vacilla, ci affidiamo alle nostre sicurezze oppure abbiamo il coraggio di consegnarci totalmente a Cristo?
I giusti celebrarono, o Signore, il tuo nome santo e lodarono concordi la tua mano protettrice.
 San Giovanni da Capestrano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che difese l’osservanza della regola e svolse il suo ministero per quasi tutta l’Europa a sostegno della fede e della morale cattolica. Con il fervore delle sue esortazioni e delle sue preghiere incoraggiò il popolo dei fedeli e si impegnò nella difesa della libertà dei cristiani. Morì presso Ujlak sulla riva del Danubio nel regno di Ungheria.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN SEVERINO BOEZIO, FILOSOFO ROMANO E MARTIRE
Sec. VI
Martire nel 524, Boezio, di nobile famiglia romana, è considerato il punto d’incontro tra la cultura greco-romana e la nascente Scolastica medievale. Durante la sua ingiusta detenzione scrive il suo capolavoro: il De consolatione philosophiae, sintesi tra pensiero classico e cristianesimo.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,34-40

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,34-40

L’amore che si fa concreto.
Gesù, interrogato su quale sia il comandamento più grande, non si perde in tante regole: indica la strada dell’amore. Amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come noi stessi significa mettere l’amore al centro della nostra vita. Ma l’amore cristiano non è soltanto un sentimento o una bella parola: diventa attenzione, servizio, sacrificio e capacità di accorgersi della sofferenza dell’altro. Lo dimostra la storia di Raoul Follereau, giornalista francese che, dopo aver incontrato alcuni malati di lebbra durante un viaggio in Africa, rimase profondamente colpito dalla loro solitudine e dalla loro esclusione. Avrebbe potuto continuare la sua vita occupandosi di altro, ma quella sofferenza entrò nel suo cuore e non lo lasciò più. Da quel momento dedicò energie, viaggi e parole alla difesa dei malati di lebbra, cercando di restituire loro dignità e speranza. Follereau non si limitò a dire che quei malati erano fratelli: si fece concretamente vicino a loro. È proprio questo che Gesù ci chiede. Possiamo dire di amare Dio, pregare e partecipare alla Messa, ma se poi non ci accorgiamo di chi soffre accanto a noi, il nostro amore rimane incompleto. Il prossimo non è soltanto chi ci piace, chi ci ricambia o chi appartiene alla nostra cerchia: è anche colui che ha bisogno di noi. Amare significa uscire dal proprio egoismo, ascoltare, perdonare, condividere, dedicare tempo e qualche volta anche sacrificare qualcosa di nostro. San Paolo dirà che l’amore «non cerca il proprio interesse»: ecco la misura del vero cristiano. Chi ama non calcola continuamente quanto dà e quanto riceve. Per questo oggi Gesù ci mette davanti a una domanda molto concreta: nella mia vita vince l’amore o vince il mio io? Mi accorgo davvero di ciò che fa soffrire le persone che mi stanno accanto? Perché alla fine non saremo giudicati dalle parole con cui abbiamo parlato dell’amore, ma dall’amore che avremo saputo vivere. E allora: come ami?

per noi oggi 1. VINCE L’AMORE O VINCE IL MIO IO? Quando devo scegliere tra ciò che fa bene a me e ciò che fa bene all’altro, da che parte mi schiero? 2. MI ACCORGO DAVVERO DI CHI HO ACCANTO? Posso dire “ti voglio bene”, ma conosco le sofferenze, le paure e le necessità delle persone che mi sono vicine? 3. IL MIO AMORE COSTA QUALCOSA?
Se amare significa donare tempo, pazienza, perdono e disponibilità, quanto sono disposto a sacrificare per gli altri?

 

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giovedì 22 ottobre 2026

22.10.2026 - Ef 3,14-21 - Lc 12,49-53 - Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 3,14-21

Fratelli, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito.
Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che opera in noi,
a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

1. Perché nessuno si lasci scoraggiare dalla tribolazione, PAOLO PREGA IN GINOCCHIO IL PADRE AFFINCHÉ GLI EFESINI siano rafforzati con potenza nell’uomo interiore in virtù dello Spirito Santo.

2. Che CRISTO ABITI PER LA FEDE NEI CUORI DEI CREDENTI, non come colui che va e viene, ma come colui che HA PRESO STABILE DIMORA. Se Cristo è entrato in noi, non lasciamolo andare ma a Lui stiamo attaccati, radicati e fondati nel suo amore. 

3. Il nostro cuore è fatto per spaziare in Cristo in lungo ed in largo, in ogni direzione, con ogni ricchezza e sovrabbondanza. Il mistero di Cristo è essenzialmente mistero d’amore. È un mistero che non conosce limiti. IL SIGNORE PUÒ FARE MOLTO DI PIÙ DI QUELLO CHE NOI CHIEDIAMO O COMPRENDIAMO. Non si chiede e non si comprende se non secondo la misura della fede che opera in noi.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 

Gesù non teme di perdere seguaci proponendo un cristianesimo esigente, impegnato, coerente, che porta divisione: <<Non sono venuto a portare pace...». E, allora, noi cerchiamo di renderlo innocuo, meno disturbante. Molte volte cerchiamo di rendere Cristo e il suo Vangelo un tranquillante spirituale. Ma, così, Cristo è un prodotto della nostra fantasia, non quello vero del Vangelo! Il Vangelo è tutt'altro che comodo quando lo si prende sul serio! Fai attenzione...

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Gesù è, come si dice oggi, divisivo. La sua parola «penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito» (Eb 4), la ferita genera vita e accende il fuoco, ma viene il dubbio: si può evitare?

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22.10 SAN GIOVANNI PAOLO II

SAN GIOVANNI PAOLO II
San Giovanni Paolo II, Karol Wojtyła, nacque in Polonia nel 1920 e morì nel 2005. Fu papa per oltre ventisei anni, segnando profondamente la vita della Chiesa. Il suo pontificato fu caratterizzato da un intenso amore per Cristo e per Maria. Il suo motto «Totus tuus» esprimeva il desiderio di appartenere totalmente a Gesù. Affidò a Maria il suo ministero e riconobbe la sua protezione in momenti decisivi. Il 13 maggio 1981 sopravvisse all’attentato in piazza San Pietro. Con grande energia annunciò il Vangelo in ogni parte del mondo. Fu un instancabile viaggiatore e incontrò milioni di persone, soprattutto giovani. Alle nuove generazioni rivolse un messaggio forte: «Non abbiate paura!». Invitava tutti ad aprire le porte del cuore e della società a Cristo. Il suo magistero affrontò le grandi questioni della fede, della morale e della cultura. Difese con forza la dignità e l’inviolabilità della vita umana. Condannò aborto ed eutanasia e richiamò il valore della famiglia e del matrimonio. Attraverso la «Teologia del corpo» propose una visione cristiana della persona e della sessualità. Promosse la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nell’enciclica Veritatis Splendor approfondì il rapporto tra verità, libertà e coscienza. Fu un grande protagonista del dialogo con le altre religioni e con il mondo contemporaneo. Visitò sinagoghe e luoghi di culto, favorendo il dialogo e la conoscenza reciproca. Allo stesso tempo ricordò che Cristo è il centro e il Salvatore dell’umanità. Giovanni Paolo II ebbe una particolare attenzione per le famiglie e per i giovani. La sua testimonianza fu segnata dalla sofferenza, soprattutto negli ultimi anni. Anche nella fragilità continuò ad annunciare che la vita è un dono affidato a Dio. La sua eredità ci invita ancora oggi ad aprire senza paura il cuore a Cristo. per noi oggi 1. Abbiamo ancora paura di Cristo? «Non abbiate paura!». Quante volte lasciamo che paure, comodità e compromessi occupino lo spazio che dovrebbe appartenere a Dio? 2. Siamo cristiani convinti o cristiani nascosti? Giovanni Paolo II non ebbe paura di proporre il Vangelo nella società e nella cultura. Abbiamo il coraggio di testimoniare ciò in cui crediamo, anche quando non è popolare? 3. La sofferenza ci allontana o ci avvicina a Cristo? Negli ultimi anni, segnato dalla malattia e dalla fragilità, continuò a testimoniare la fede. Quando la vita ci mette alla prova, continuiamo ad affidarci a Dio oppure ci lasciamo rubare la speranza?
Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro.
 Nato a Wadovice, in Polonia, è il primo papa slavo e il primo Papa non italiano dai tempi di Adriano VI. Il 13 maggio 1981, in Piazza San Pietro, anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima, fu ferito gravemente con un colpo di pistola dal turco Alì Agca. Al centro del suo annuncio il Vangelo, senza sconti. Molto importanti sono le sue encicliche, tra le quali sono da ricordare la "Redemptor hominis", la "Dives in misericordia", la "Laborem exercens", la "Veritatis splendor" e l'"Evangelium vitae". Dialogo interreligioso ed ecumenico, difesa della pace, e della dignità dell'uomo sono impegni quotidiani del suo ministero apostolico e pastorale. Dai suoi numerosi viaggi nei cinque continenti emerge la sua passione per il Vangelo e per la libertà dei popoli. 

NELLO STESSO GIORNO:
SAN MARCO, VESCOVO DI GERUSALEMME
sec. II
Nel II secolo, dopo l’ultimo assedio, Marco, primo tra i gentili, diventa vescovo di Gerusalemme. Messosi con grande fede e lavoro alla guida della Chiesa della città disgregata dalle persecuzioni, riesce a ricostruirla, finché subirà il martirio durante il regno dell’imperatore Antonio Pio.  

 

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