mercoledì 5 agosto 2026

05.08.2026 - Ger 31,1-7 - Mt 15,21-28 Donna, grande è la tua fede!

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 31,1-7

«In quel tempo – oracolo del Signore –
io sarò Dio per tutte le famiglie d’Israele
ed esse saranno il mio popolo.
Così dice il Signore:
Ha trovato grazia nel deserto
un popolo scampato alla spada;
Israele si avvia a una dimora di pace».
Da lontano mi è apparso il Signore:
«Ti ho amato di amore eterno,
per questo continuo a esserti fedele.
Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata,
vergine d’Israele.
Di nuovo prenderai i tuoi tamburelli
e avanzerai danzando tra gente in festa.
Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samarìa;
dopo aver piantato, i piantatori raccoglieranno.
Verrà il giorno in cui le sentinelle grideranno
sulla montagna di Èfraim:
“Su, saliamo a Sion,
andiamo dal Signore, nostro Dio”.
Poiché dice il Signore:
Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
“Il Signore ha salvato il suo popolo,
il resto d’Israele”».
1. Il Signore rivela per mezzo del profeta Geremia: io sarò Dio per tutte le famiglie d’Israele ed esse saranno il mio popolo. Al popolo che vive nel deserto spirituale di Babilonia. A QUESTO POPOLO IL SIGNORE HA FATTO GRAZIA e si avvia verso una dimora di pace. TUTTO NELLA RELAZIONE DI DIO CON L’UOMO È GRAZIA.
2. TI HO AMATO DI AMORE ETERNO, PER QUESTO CONTINUO A ESSERTI FEDELE. Ecco il primo frutto di questo suo amore eterno: Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine d’Israele. In Gerusalemme, in Sion, in Giuda NUOVAMENTE RISPLENDERÀ LA VITA. Si danzerà e si farà festa.
3. Altro frutto dell’amore eterno del Signore: LA TERRA SI METTERÀ A SERVIZIO DEL SUO POPOLO. Essa produrrà i suoi buoni frutti. E il terzo frutto sarà: SI RIPRENDERÀ IL PELLEGRINAGGIO VERSO GERUSALEMME. Samaria NON sarà più un regno di idolatri. L’opera di Dio sarà lodata, esaltata. “IL SIGNORE HA SALVATO IL SUO POPOLO, IL RESTO D’ISRAELE” Dio salva!

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 15, 21-28
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. 

Ognuno di noi ha la propria storia e non sempre è una storia limpida; tante volte è una storia difficile, con tanti dolori, tanti guai e tanti peccati. Cosa faccio, io, con la mia storia? La nascondo? No! Dobbiamo portarla davanti al Signore: Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi! Nonostante la risposta iniziale di Gesù sembri dura, la donna persiste con umiltà e fiducia, chiedendo aiuto per sua figlia tormentata. La forza interiore che gli permette di superare ogni ostacolo, la trova nel suo amore materno e nella fiducia che Gesù può esaudire la sua richiesta. 
E alla fine Gesù loda la sua grande fede e guarisce la figlia. Questo episodio ci insegna che la grazia di Dio supera ogni barriera etnica e religiosa e che la perseveranza nella preghiera è fondamentale per ricevere le benedizioni divine.


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05.08 - DEDICAZIONE DELLA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE

DEDICAZIONE DELLA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE
La Basilica di Santa Maria Maggiore è una delle quattro basiliche papali di Roma. Il suo nome indica la preminenza tra tutte le chiese dedicate alla Beata Vergine Maria. Le sue origini risalgono al IV secolo durante il pontificato di Papa Liberio.
Una tradizione antichissima racconta l’intervento diretto della Madonna nella sua fondazione. Un patrizio romano di nome Giovanni e sua moglie desideravano dedicare i loro beni a Maria. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto ricevettero una straordinaria apparizione. La Vergine indicò loro il luogo dove costruire una nuova chiesa. Lo stesso sogno fu ricevuto anche da Papa Liberio.
Il mattino seguente il colle Esquilino apparve coperto da una sorprendente nevicata estiva. Il pontefice tracciò sulla neve il perimetro della futura basilica. Nacque così il santuario conosciuto come Santa Maria ad Nives, la Madonna della Neve. Nel V secolo Papa Sisto III ampliò e arricchì l’edificio.
L’intervento avvenne dopo il Concilio di Efeso che proclamò Maria Madre di Dio. La basilica divenne uno dei principali simboli della devozione mariana. Al suo interno venne realizzata una riproduzione della grotta di Betlemme. La chiesa custodisce preziose reliquie della Sacra Culla di Gesù. Per questo motivo fu chiamata anche Santa Maria ad Praesepem.
Nei secoli successivi papi e fedeli contribuirono ad arricchirne la bellezza. Tra i tesori più venerati vi è l’icona della Salus Populi Romani. L’immagine raffigura la Madonna con il Bambino Gesù. La tradizione attribuisce la sua origine a San Luca Evangelista. Da secoli il popolo romano si affida a questa immagine nei momenti difficili.
Ogni anno il 5 agosto viene ricordato il miracolo della neve. Durante la celebrazione una pioggia di petali bianchi cade dalla cupola della basilica. Questo suggestivo rito rinnova la memoria della speciale protezione di Maria sul suo popolo. Per noi oggi: 1. Molti visitano Roma per i suoi monumenti. Pochi si chiedono quanta fede abbia costruito quelle pietre. 2. In un mondo che cerca segni straordinari, il vero miracolo è una fede che dura da quasi duemila anni. 3. La Madonna della Neve ricorda che Dio può sorprendere anche quando tutto sembra impossibile e fuori stagione.
   Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore, innalzata a Roma sul colle Esquilino, che il papa Sisto III offrì al popolo di Dio in memoria del Concilio di Efeso, in cui Maria Vergine fu proclamata Madre di Dio. 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - Mt 17,1-9

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - Mt 17, 1-9

 
Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Viktor Frankl. Deportato nei lager durante la Seconda guerra mondiale, vide il male più terribile. Eppure racconta che, in mezzo all’orrore, ci furono momenti di luce capaci di salvare l’anima. Una sera, mentre i prigionieri erano stremati, vide un tramonto meraviglioso dietro il filo spinato. In quel momento uno di loro sussurrò: “Com’è bello il mondo”.

Sembrava assurdo trovare bellezza in un campo di concentramento. Ma proprio quella luce interiore diede a Frankl la forza di non arrendersi. Capì che l’uomo può sopravvivere quasi a tutto se conserva un significato, una speranza, una luce nel cuore. È un’immagine fortissima della Trasfigurazione: Dio non elimina subito la fatica della vita, ma ci dona lampi di luce per continuare il cammino.

Pietro vorrebbe fermarsi sul monte: “Facciamo tre capanne”. È il desiderio di tutti noi: restare nei momenti belli, evitare la fatica, bloccare la felicità. Ma Gesù non permette di restare lì. La fede non è fuga dalla realtà. Bisogna scendere. Bisogna tornare tra la gente, nelle case, nel lavoro, nelle relazioni difficili. Però si scende diversi: con negli occhi una luce nuova.
E al centro del Vangelo c’è la voce del Padre: “Ascoltatelo”. Non dice: “Ammiratelo”, ma ascoltatelo. La Trasfigurazione non serve a stupirci, ma a fidarci di Gesù anche quando la strada passa attraverso la croce.
Infine Gesù si avvicina ai discepoli impauriti, li tocca e dice: “Alzatevi e non temete”. È una delle frasi più belle del Vangelo. Dio non ci umilia nelle nostre paure: ci rialza. Ogni volta che il Vangelo entra davvero nella nostra vita, accade qualcosa di simile a una trasfigurazione: il volto cambia, il cuore cambia, la vita cambia.
  Per noi oggi 1.     Molti cercano emozioni spirituali, ma non vogliono tornare nella pianura della vita concreta. La fede vera si vede nel quotidiano, non solo nei momenti intensi. 2.     Siamo pieni di parole, ma poveri di ascolto. Dio dice ancora oggi: “Ascoltatelo”. Ma quanti ascoltano davvero il Vangelo prima dei social, delle paure o delle opinioni del mondo? 3.     Chi ha incontrato una luce vera non può tenersela per sé.
Non abbiamo il diritto di essere felici da soli: la luce ricevuta va condivisa.

 

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martedì 4 agosto 2026

04.08.2026 - Ger 30,1-2.12-15.18-22 - Mt 15,1-2.10-14 - Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 30,1-2.12-15.18-22

Parola rivolta a Geremìa da parte del Signore:
«Così dice il Signore, Dio d’Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che ti ho detto.
Così dice il Signore:
La tua ferita è incurabile,
la tua piaga è molto grave.
Nessuno ti fa giustizia;
per un’ulcera vi sono rimedi,
ma non c’è guarigione per te.
Ti hanno dimenticato tutti i tuoi amanti,
non ti cercano più;
poiché ti ho colpito come colpisce un nemico,
con un castigo spietato,
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Perché gridi per la tua ferita?
Incurabile è la tua piaga.
Ti ho trattato così
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Così dice il Signore:
Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe
e avrò compassione delle sue dimore.
Sulle sue rovine sarà ricostruita la città
e il palazzo sorgerà al suo giusto posto.
Vi risuoneranno inni di lode,
voci di gente in festa.
Li farò crescere e non diminuiranno,
li onorerò e non saranno disprezzati;
i loro figli saranno come un tempo,
la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me,
mentre punirò tutti i loro oppressori.
Avranno come capo uno di loro,
un sovrano uscito dal loro popolo;
io lo farò avvicinare a me ed egli si accosterà.
Altrimenti chi rischierebbe la vita
per avvicinarsi a me?
Oracolo del Signore.
Voi sarete il mio popolo
e io sarò il vostro Dio».
1. La ferita di Israele è incurabile perché il popolo non vuole lasciarsi curare dal suo Dio. Nessuno fa giustizia al suo popolo, perché gli dèi che lui adora non sono veri Dèi. Sono idoli, nullità. IL NULLA MAI POTRÀ SALVARE. È NULLA. Gli idoli sono idoli. Non sono il Signore. PERCHÉ GRIDI PER LA TUA FERITÀ? Quando crescono i tuoi peccai?
2. Dice il Signore: Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe e AVRÒ COMPASSIONE delle sue dimore. IL SIGNORE È SEMPRE PRONTO AL PERDONO. Il Signore vuole cancellare ogni traccia di distruzione, devastazione, esilio, morte, ogni altra cosa di male che è stata fatta alla sua sposa.
3. Il Signore manifesta la volontà di rialzare la capanna di Davide che è caduta. In prospettiva messianica, QUESTO RE POTREBBE ANCHE ESSERE IL MESSIA. La pace è fatta. VOI SARETE IL MIO POPOLO E IO SARÒ IL VOSTRO DIO. Si ritorna alla purezza e alla verità della primitiva alleanza. LA SEPARAZIONE È FINITA. Deo gratias!

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,1-2.10-14


In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!».
Si apre nuovamente un incontro/scontro tra “alcuni farisei e scribi, venuti da Gerusalemme” e Gesù. Si tratta dunque di un confronto ufficiale.
Il contendere riguarda la “tradizione degli antichi”, ovvero quel modo di vivere desunto certamente dalla Torah, Legge scritta di Mosè, ma codificato e applicato dalla tradizione orale, in pratica da scribi e farisei.
L’esempio di trasgressione è la “purificazione” (lavarsi le mani) prima dei pasti: questo, i discepoli di Gesù non lo fanno! 
Gesù vuole donarci la capacità di capire la rivelazione di Dio, di capire il cuore di Dio, di capire la salvezza di Dio. 
Ebbene, succede che la mentalità ottusa dei farisei e degli scribi, che credono nell’autosufficienza della salvezza con il compimento della legge, in realtà sono visti da Gesù come ciechi guide di ciechi.
Lo scontro Gesù/farisei vuol dirci di un rischio forte: se non mettiamo al primo posto la rivelazione di Dio e la sua parola, finiamo anche noi per osservare solo delle leggi, che vengono fatte passare come “volontà di Dio”. In realtà annullano la volontà di Dio!
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Un ennesimo ribaltamento di prospettiva: non è ciò che entra nella bocca che rende impuro l’uomo ma ciò che esce. La parola di Gesù demolisce i nostri schemi mentali, siamo pronti ad ascoltarla?

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04.08 - SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY

SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY
Nato nel 1786 a Dardilly, in Francia, Giovanni Maria Vianney crebbe in una famiglia profondamente cristiana. I suoi primi amori spirituali furono il Santissimo Sacramento e la Madonna. Fin dall’infanzia manifestò una straordinaria sensibilità religiosa. Durante gli anni della Rivoluzione francese partecipò alle celebrazioni clandestine dei sacerdoti fedeli alla Chiesa.

 Ricevette la Prima Comunione in un contesto segnato dalle persecuzioni religiose. Fin da ragazzo insegnava il catechismo ai compagni durante il pascolo. La chiamata al sacerdozio maturò tra sacrifici e numerose difficoltà.

Lo studio del latino rappresentò per lui un ostacolo particolarmente impegnativo. La Provvidenza gli fece incontrare don Carlo Balley, guida spirituale decisiva. Il santo sacerdote lo sostenne negli studi e nella formazione interiore.
Dopo anni di perseveranza ricevette finalmente l’ordinazione sacerdotale nel 1815. Per due anni svolse il ministero accanto al suo maestro spirituale. Nel 1818 venne inviato nella piccola parrocchia di Ars. Il villaggio era segnato dall’ignoranza religiosa e dal rilassamento morale.
Appena arrivato si affidò alla preghiera e all’angelo custode della comunità. Si dedicò con passione all’educazione cristiana dei bambini e dei giovani. Predicò con fermezza contro il peccato senza perdere la carità verso nessuno. La sua riforma spirituale incontrò opposizioni e incomprensioni.
Trovava forza nell’adorazione eucaristica e nella penitenza personale. Condusse una vita di estrema povertà e generosità verso i bisognosi. Migliaia di persone iniziarono a raggiungere Ars per ascoltarlo e confessarsi. Passava fino a sedici ore al giorno nel confessionale. Conduceva i peccatori alla conversione parlando della misericordia di Dio.
La celebrazione della Santa Messa era il cuore della sua esistenza sacerdotale. Insegnava che tutte le opere umane impallidiscono davanti al sacrificio eucaristico. Morì nel 1859 lasciando alla Chiesa uno straordinario modello di pastore. Nel 1929 fu proclamato patrono di tutti i parroci del mondo. Per noi oggi: 1. Il Curato d’Ars cambiò migliaia di vite senza strategie complesse. Forse oggi serve meno organizzazione e più santità. 2. Parliamo sempre di comunicazione, ma ascoltiamo poco. Vianney sapeva che un’anima cambia quando si sente accolta. 3. Per molti la Messa è un’abitudine. Per il Curato d’Ars era il centro da cui dipendeva tutto il resto.
Dardilly, Francia, 8 maggio 1786 - Ars-sur-Formans, Francia, 4 agosto 1859
   Memoria di san Giovanni Maria Vianney, sacerdote, che per oltre quarant’anni guidò in modo mirabile la parrocchia a lui affidata nel villaggio di Ars vicino a Belley in Francia, con l’assidua predicazione, la preghiera e una vita di penitenza. Ogni giorno nella catechesi che impartiva a bambini e adulti, nella riconciliazione che amministrava ai penitenti e nelle opere pervase di quell’ardente carità, che egli attingeva dalla santa Eucaristia come da una fonte, avanzò a tal punto da diffondere in ogni dove il suo consiglio e avvicinare saggiamente tanti a Dio. 


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lunedì 3 agosto 2026

03.08.2026 - Ger 28,1-17 - Mt 14,22-36 Comandami di venire verso di te sulle acque.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 28,1-17

In quell’anno, all’inizio del regno di Sedecìa, re di Giuda, nell’anno quarto, nel quinto mese, Ananìa, figlio di Azzur, il profeta di Gàbaon, mi riferì nel tempio del Signore sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo: «Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Io romperò il giogo del re di Babilonia! Entro due anni farò ritornare in questo luogo tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. Farò ritornare in questo luogo – oracolo del Signore – Ieconìa, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia».
Il profeta Geremìa rispose al profeta Ananìa, sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo, che stavano nel tempio del Signore. Il profeta Geremìa disse: «Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai profetizzato, facendo ritornare gli arredi nel tempio e da Babilonia tutti i deportati. Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire a te e a tutto il popolo. I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi profetizzarono guerra, fame e peste contro molti paesi e regni potenti. Il profeta invece che profetizza la pace sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà».
Allora il profeta Ananìa strappò il giogo dal collo del profeta Geremìa, lo ruppe e disse a tutto il popolo: «Così dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodònosor, re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni». Il profeta Geremìa se ne andò per la sua strada.
Dopo che il profeta Ananìa ebbe rotto il giogo che il profeta Geremìa portava sul collo, fu rivolta a Geremìa questa parola del Signore: «Va’ e riferisci ad Ananìa: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno, ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Pongo un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a Nabucodònosor, re di Babilonia, e lo servano; persino le bestie selvatiche gli consegno».
Allora il profeta Geremìa disse al profeta Ananìa: «Ascolta, Ananìa! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore: Ecco, ti faccio sparire dalla faccia della terra; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione al Signore». In quello stesso anno, nel settimo mese, il profeta Ananìa morì.
1. Anania è certo. Annunzia un evento che avverrà fra due anni. Il Signore romperà il giogo del re di Babilonia. Il profeta Geremia rispose al profeta Anania: tutti i profeti che ci hanno preceduto non hanno mai pronunziato la pace per i regni potenti del mondo. IL SIGNORE DICE UNA COSA E TU, ANANIA, PROFETIZZI L’ESATTO CONTRARIO. CHI SEGUIRE?
2. Allora Anania compie un gesto plateale: strappa il giogo dal collo del profeta Geremia e lo rompe. Il giogo del re di Babilonia sarà rotto dal Signore entro due anni. Io ho ragione! IL PROFETA GEREMIA SE NE ANDÒ PER LA SUA STRADA. Lascia il tempio perché diviene DIFFICILE DIALOGARE CON UN UOMO ARROGANTE, prepotente, falso come Anania.
3. Ma il Signore NON vuole che Anania inganni la gente e invia Geremia. Dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno, ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. LA SCHIAVITÙ DIVENTERÀ PESANTE. TU SPARIRAI DALLA FACCIA DELLA TERRA. Quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione al Signore. ANANIA NON MUORE PER UNA PUNIZIONE, UNA VENDETTA, PER UNA GIUSTIZIA IMMEDIATA. Muore perché il Signore vuole convincere il suo popolo alla verità. LA VERITÀ VIENE A GALLA!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 14,22-36

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

 

Quanto ti fidi di Gesù? Il Vangelo di oggi ci ricorda che la fede nel Signore e nella sua parola non ci apre un cammino dove tutto è facile e tranquillo; non ci sottrae alle tempeste della vita. La fede ci dà la sicurezza di una Presenza, quella presenza di Gesù, una presenza che ci spinge a superare le bufere esistenziali, la certezza di una mano che ci afferra per aiutarci ad affrontare le difficoltà, indicandoci la strada anche quando è buio.
La fede, insomma, non è una scappatoia dai problemi della vita, ma sostiene nel cammino e gli dà un senso. Questa è la garanzia.
Anche noi gridiamo: «Signore, salvami!». L’atto di fede comincia proprio con un grido! Chi non sa gridare non riuscirà mai a sperimentare la salvezza di Gesù. Se soffochiamo tutto dentro, e non vogliamo ammettere di stare per annegare, quale salvezza sarà possibile? La preghiera autentica è un grido che parte dal profondo di noi stessi. E questo grido è consapevolmente rivolto a Gesù, l’unico che può tirarci fuori dal vortice dei problemi. E allora potremo esclamare come i discepoli del vangelo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»

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Pietro vuole mettere alla prova Gesù («se sei tu»...). È una prova in realtà della sua fede, che crolla al primo “vento contrario”: la paura. Di che cosa abbiamo paura? ci chiede Gesù ripetendo a oltranza la sua password: coraggio!

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03.08 - SANT' ASPRENO DI NAPOLI

SANT' ASPRENO DI NAPOLI

La tradizione cristiana colloca la figura di Sant’Aspreno tra il I e il II secolo. È venerato come il primo vescovo di Napoli e uno dei più antichi evangelizzatori della città. La sua memoria è strettamente collegata alla basilica di San Pietro ad Aram.

Secondo la tradizione, proprio in questo luogo san Pietro lo battezzò. La basilica custodirebbe inoltre l’Ara Petri, l’altare sul quale l’Apostolo pregò e celebrò l’Eucaristia. Per la sua straordinaria antichità il santuario ricevette importanti privilegi pontifici.

Al suo interno si conserva una cappella dedicata allo stesso Sant’Aspreno. La sua conversione è legata alla figura di Candida la Vecchia, un’ebrea guarita da san Pietro. Dopo aver ricevuto la guarigione, Candida condusse dall’Apostolo l’amico Aspreno. Anche lui fu miracolosamente risanato da una grave malattia. L’esperienza della guarigione lo portò ad abbracciare la fede cristiana.

La tradizione racconta che fu lo stesso san Pietro a consacrarlo vescovo. Da quel momento iniziò il suo ministero pastorale nella comunità napoletana. Tra le opere attribuitegli vi è la fondazione di un antico luogo di culto mariano. Questo santuario dedicato a Santa Maria del Principio sarebbe poi confluito nella basilica di Santa Restituta. La sua attività episcopale è ricordata anche da documenti del primo millennio.

Tra questi spicca il Calendario Marmoreo di Napoli, inciso nel IX secolo. Nel corso dei secoli la sua devozione si diffuse in tutta la città. È tradizionalmente invocato contro le forme di emicrania. Viene venerato come secondo patrono di Napoli dopo San Gennaro. Alla sua memoria sono dedicate importanti chiese storiche del capoluogo campano.

Tra queste figurano Sant’Aspreno ai Crociferi e Sant’Aspreno al Porto. Quest’ultima sorge secondo la tradizione nel luogo della sua antica dimora. La figura del santo continua a richiamare le origini apostoliche della Chiesa napoletana.


Per noi oggi:

1. Oggi si parla molto di identità e tradizioni locali, ma pochi conoscono davvero le radici spirituali della propria città. Sant’Aspreno ricorda che Napoli è nata cristiana prima ancora di diventare una grande capitale culturale.

2. La conversione di Aspreno nasce da un incontro personale e non da una teoria religiosa. Anche oggi la fede cresce più attraverso testimonianze autentiche che attraverso dibattiti e polemiche.

3. Molti cercano soluzioni immediate alle proprie fragilità, ma dimenticano la dimensione spirituale della guarigione. La storia di Sant’Aspreno suggerisce che il cambiamento più profondo inizia dal cuore prima che dalle circostanze esterne.

fine del I secolo e gli inizi del II
   Primo vescovo di Napoli, visse tra la fine del I secolo e gli inizi del II, epoca a cui si fanno risalire gli inizi della Chiesa partenopea. Vari antichi documenti, tra i quali il Calendario marmoreo di Napoli, fissano la durata del suo episcopato in 23 anni. Secondo una leggenda si sarebbe convertito dopo essere stato guarito da san Pietro, che lo consacrò poi vescovo. Fece costruire l'oratorio di Santa Maria del Principio, su cui sarebbe poi sorta la basilica di Santa Restituta e la chiesa di San Pietro ad aram. Dopo san Gennaro è il secondo dei 47 protettori di Napoli i cui busti sono custoditi nella Cappella del tesoro in Duomo, dove sarebbe anche conservato il bastone con cui san Pietro lo guarì.

 

NELLO STESSO GIORNO:

 SAN PIETRO GIULIANO EYMARD Sacerdote e fondatore - MILANO

La Mure d'Isère, Francia, 4 febbraio 1811 - 1 agosto 1868

San Pietro Giuliano Eymard, sacerdote, che, dapprima appartenente al clero diocesano e poi membro della Società di Maria, fu insigne cultore del mistero eucaristico e istituì due nuove Congregazioni, l’una maschile e l’altra femminile, per promuovere e diffondere la devozione verso il Santissimo Sacramento. Morì nel villaggio di La Mure presso Grenoble in Francia, dove era nato.

 

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