mercoledì 12 agosto 2026

12.08.2026 - Ez 9,1-7;10,18-22 - Mt 18,15-20 - Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 9,1-7;10,18-22

Una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo.
La gloria del Dio d’Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte. Cominciate dal mio santuario!». Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città.
La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio del Signore, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini. Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d’uomo sotto le ali. Il loro aspetto era il medesimo che avevo visto lungo il fiume Chebar. Ciascuno di loro avanzava diritto davanti a sé.
1. Dio chiama sei uomini con strumenti di sterminio e un uomo vestito di lino con una borsa da scriba. Quest'ultimo riceve l'ordine di SEGNARE CON UN TAU LA FRONTE DI COLORO CHE LAMENTANO E PIANGONO PER GLI ABOMINI COMMESSI IN CITTÀ. Questo segno è una protezione, distinguendo i giusti dai colpevoli. Il giudizio divino è severo, MA FA UNA NETTA DISTINZIONE TRA CHI SI È PENTITO E CHI HA PARTECIPATO AGLI ABOMINI.
2. Gli uomini devono colpire senza pietà tutti coloro che non hanno il segno del tau. La strage inizia dal santuario, evidenziando che il giudizio parte dai leader religiosi e si estende a tutta la città. QUESTO SOTTOLINEA LA SERIETÀ DEL PECCATO E L'INELUTTABILITÀ DEL GIUDIZIO DIVINO, che non risparmia nessuno sulla base della sola appartenenza al popolo di Dio.
3. La gloria del Signore, simbolizzata dai cherubini, si sposta dal tempio verso l'ingresso orientale. QUESTO MOVIMENTO RAPPRESENTA L'ABBANDONO TEMPORANEO DEL TEMPIO DA PARTE DELLA PRESENZA DIVINA A CAUSA DELLA CORRUZIONE E DEI PECCATI DEL POPOLO. La presenza gloriosa e mobile di Dio, che REAGISCE AI PECCATI del popolo, MA RICONOSCE E SALVA COLORO CHE SONO FEDELI.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». 

 

Le tappe di questo itinerario indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda. Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -. «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo».
L'atteggiamento proposto è di discrezione e di progressione. Si comincia in modo riservato e personale, si apre al dialogo con altri fratelli e quindi ci si affida al giudizio dell’intera comunità. Sono i passi del dialogo di misericordia per ‘guadagnare‘ il fratello. Alla fine resta la drammatica possibilità di escludere dalla comunità. In realtà è lui che si esclude.
In più il Signore sigilla le giuste decisioni della comunità trasmettendole il potere di legare e di slegare e ci dona il potere della preghiera comunitaria che acquisisce una dimensione enorme data la presenza del Signore in mezzo agli oranti.
Il mondo nuovo inizia nelle relazioni quotidiane.

 

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12.08 - SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL

SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL
Santa Giovanna Francesca di Chantal (1572 - 1641) nacque a Digione, in Francia, in una nobile famiglia profondamente cristiana. Rimasta orfana della madre da piccolissima, ricevette dal padre una solida formazione umana e religiosa. A vent'anni sposò Cristoforo di Chantal, con il quale visse un matrimonio sereno e ricco di fede, diventando madre di sei figli, due dei quali morirono appena nati. Insieme al marito si dedicò generosamente ai poveri, trasformando il castello di famiglia in un luogo di accoglienza durante una grave carestia e distribuendo pane ai più bisognosi.
Nel 1601 rimase vedova a soli ventinove anni, dopo che il marito morì in seguito a un incidente di caccia. Il dolore fu immenso, ma l'incontro con san Francesco di Sales, nel 1604, cambiò profondamente la sua vita. Grazie alla sua guida spirituale imparò a perdonare l'uomo che aveva causato involontariamente la morte del marito e riscoprì la pace del cuore.
Dopo aver educato i figli, nel 1610 fondò ad Annecy, insieme a san Francesco di Sales, l'Ordine della Visitazione di Santa Maria, ispirato all'incontro tra la Vergine Maria ed Elisabetta. L'Ordine accoglieva anche donne anziane o di salute fragile, offrendo loro una vita di preghiera e di servizio.  
Con il tempo, per decisione della Chiesa, divenne un ordine di clausura, mantenendo però vivo lo spirito di umiltà, dolcezza e carità insegnato dai fondatori. Dopo la morte di san Francesco di Sales nel 1622, Giovanna guidò da sola la congregazione, fondando 87 monasteri in tutta la Francia e sostenendo le sue religiose con lettere ricche di sapienza spirituale.
Nonostante nuovi lutti familiari, non perse mai la fiducia nella Provvidenza e continuò a vivere con serenità la volontà di Dio. Morì nel 1641, lasciando un'eredità di amore, misericordia e speranza. È patrona delle vedove, delle madri, delle persone dimenticate e di quanti vivono il dolore del lutto. per noi oggi 1. Giovanna trasformò il dolore più grande della sua vita in un'occasione per amare ancora di più. Noi lasciamo che le ferite ci chiudano il cuore o ci rendano più capaci di amare? 2. Perdonò chi aveva causato la morte del marito, trovando così la vera libertà. Il perdono non cambia il passato, ma può cambiare completamente il nostro futuro. 3. In un mondo che esalta il successo, Giovanna scelse il servizio silenzioso e la carità. La santità non nasce dai grandi gesti, ma dalla fedeltà quotidiana vissuta con amore.
Digione, Francia, 1572 - Moulins, Francia, 13 dicembre 1641
   Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati; diede inizio all’Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell’Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre.

 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ERCOLANO di Brescia Vescovo - BRESCIA

sec. VI

Negli antichi cataloghi della città figura al diciottesimo posto, tra s. Cipriano e s. Onorio. Sarebbe morto a Campione del Garda, dove, secondo alcuni, si era ritirato a vita eremitica. La sua memoria ricorre il 12 agosto, giorno in cui è festeggiato a Maderno, di cui è patrono, e nei luoghi vicini.

BEATO INNOCENZO XI (Benedetto Odescalchi) Papa - COMO

Como, 19 maggio 1611 - Roma, 12 agosto 1689

(Papa dal 04/10/1676 al 12/08/1689)
Nato a Como, incominciò una grande opera di moralizzazione, proibendo l'usura e imponendo norme austere ai vescovi. Condannò la dottrina del "quietismo" del sacerdote spagnolo Miguel de Molinos.

 

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martedì 11 agosto 2026

11.08.2026 - Ez 2,8-3,4 - Mt 18,1-5.10.12-14 - Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 2,8-3,4

Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».
1. Dio comanda a Ezechiele di NON ESSERE RIBELLE COME IL POPOLO DI ISRAELE, ma di obbedire e ricevere la sua parola. Questo rappresenta l'importanza dell'obbedienza e dell'accettazione della volontà divina, ANCHE QUANDO IL MESSAGGIO PUÒ ESSERE DIFFICILE O AMARO.
2. EZECHIELE DEVE MANGIARE IL ROTOLO, CHE SIMBOLEGGIA L'INTERIORIZZAZIONE E L'ASSIMILAZIONE COMPLETA DELLA PAROLA DI DIO. Mangiare il rotolo, pur contenendo lamenti e guai, risulta dolce come il miele nella sua bocca, indicando che, nonostante il contenuto difficile, LA PAROLA DI DIO È PREZIOSA E DELIZIOSA PER CHI LA ACCOGLIE CON FEDE.
3. Dopo aver assimilato la parola di Dio, EZECHIELE È INVIATO A PARLARE ALLA CASA D'ISRAELE. Questo sottolinea il ruolo del profeta come portavoce di Dio, incaricato di trasmettere fedelmente il messaggio divino al popolo, INDIPENDENTEMENTE DALLA LORO RISPOSTA O DAL CONTENUTO DEL MESSAGGIO STESSO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-5.10.12-14
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». 

Gesù insegna ai discepoli che la grandezza nel regno dei cieli è legata all'umiltà e alla purezza dei bambini. Chiamando un bambino e ponendolo al centro, Gesù afferma che per entrare nel regno dei cieli è necessario convertirsi e diventare come i bambini, incarnando l'innocenza, la fiducia e la semplicità.
Inoltre, chi accoglie un bambino nel nome di Gesù accoglie Lui stesso, sottolineando il valore della cura e del rispetto verso i più piccoli e vulnerabili. Gesù avverte infine di non disprezzare i "piccoli", poiché i loro angeli vedono sempre la faccia di Dio. 
La parabola della pecora smarrita rafforza questo insegnamento, mostrando l'amore e la sollecitudine del Padre per ogni singolo individuo, desiderando che nessuno si perda. "Il Signore non si rassegna al fatto che anche una sola persona possa perdersi". Deo gratias!

 

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11.08 - SANTA CHIARA

SANTA CHIARA
Santa Chiara d'Assisi (1193 - 1253) fu la fondatrice dell'Ordine delle Clarisse e una delle più grandi figure della spiritualità francescana.
Nata ad Assisi in una famiglia nobile, fin da giovane rimase profondamente colpita dalla testimonianza di san Francesco d'Assisi, che aveva scelto di vivere il Vangelo nella povertà assoluta. A circa diciotto anni, nella notte tra la Domenica delle Palme e il Lunedì Santo del 1211 o 1212, lasciò la casa paterna e raggiunse la Porziuncola, dove Francesco le tagliò i capelli e le consegnò il saio, segno della sua totale consacrazione a Cristo.
Dopo un breve periodo presso le benedettine, si stabilì nel monastero di San Damiano, dove nacque la comunità delle Sorelle Povere, poi chiamate Clarisse. Ben presto furono raggiunte dalla sorella Agnese, da Beatrice, dalla madre e da molte altre giovani desiderose di vivere nella preghiera, nella fraternità e nella povertà evangelica. Chiara scrisse la prima Regola monastica composta da una donna e difese con determinazione il privilegio della povertà, rifiutando ogni possesso materiale per affidarsi completamente alla Provvidenza.
La sua vita fu caratterizzata da una profonda devozione all'Eucaristia e alla Vergine Maria. Secondo la tradizione, durante l'assalto dei Saraceni ad Assisi, fece portare davanti alle mura del monastero l'ostensorio con il Santissimo Sacramento e gli invasori si ritirarono, vinti dalla potenza di Cristo.
Trascorse gli ultimi quarant'anni tra preghiera, penitenza e contemplazione, offrendo anche le sofferenze della malattia per amore della Chiesa. Due giorni prima della sua morte, papa Innocenzo IV approvò definitivamente la sua Regola, coronando il desiderio di una vita interamente fondata sul Vangelo.
Morì l'11 agosto 1253 pronunciando le parole: «Sii benedetto Tu, o Signore, che mi hai creata!». È venerata come patrona della televisione e delle telecomunicazioni, perché, secondo la tradizione, durante la malattia vide miracolosamente la celebrazione della Messa senza poter uscire dalla sua cella. per noi oggi 1. Chiara rinunciò ai privilegi per seguire Cristo fino in fondo. Noi siamo davvero liberi dalle cose che possediamo o ne siamo diventati schiavi? 2. La sua forza non nasceva dal potere, ma dalla preghiera e dall'Eucaristia. Forse oggi cerchiamo soluzioni ovunque, tranne che davanti a Gesù. 3. Difese la povertà evangelica come una ricchezza e non come una rinuncia. In una società che misura tutto con il successo, Chiara ci ricorda che il vero tesoro è Dio.
Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253
   Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata. 


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L’AMORE TRASFORMA IL FUTURO.

L’AMORE TRASFORMA IL FUTURO.


La storia di Fatima Sarnicola è il racconto di una rinascita. Per otto anni è stata una bambina senza un vero nome, senza una data certa di nascita e senza una famiglia che la aspettasse. Dopo essere stata separata dalla madre biologica, ha vissuto in un orfanotrofio della Lituania, segnato da povertà, freddo, solitudine e mancanza di affetto. I giorni trascorrevano tra il desiderio di essere vista e il dolore di sentirsi invisibile. A scuola osservava gli altri bambini correre tra le braccia dei genitori, mentre per lei non c’era nessuno ad aspettarla. Crescendo ha conosciuto anche il peso delle discriminazioni, delle delusioni e delle ferite profonde che l’abbandono lascia nel cuore. Quando ormai aveva otto anni, un’età considerata già avanzata per molti percorsi adottivi, una coppia italiana arrivò a prenderla insieme alla sorellina. Fu l’inizio di una nuova vita. Scoprì il suo nome originario, Milvyde, la sua vera età e una storia che nessuno le aveva mai raccontato. Ma soprattutto incontrò un padre e una madre capaci di amarla senza condizioni. Fu allora che scelse di chiamarsi Fatima, ispirata al racconto del padre adottivo e alla protezione della Madonna di Fatima. Quel nuovo nome rappresentava una nuova identità, una nuova appartenenza e la possibilità di sentirsi finalmente amata. Gli anni successivi non furono semplici: le ferite del passato continuavano a riaffiorare, ma l’amore ricevuto divenne una forza capace di guarire. Da adulta Fatima ha deciso di trasformare la propria esperienza in una missione. Attraverso libri, podcast, social network, gruppi di sostegno e progetti di divulgazione, promuove la cultura dell’adozione e accompagna famiglie e ragazzi adottati. Il suo messaggio è chiaro: ogni bambino ha diritto a una famiglia e ogni storia di abbandono può diventare una storia di speranza. Tornata in Lituania per rileggere il proprio passato, ha incontrato anche nuovi rifiuti, ma non ha permesso che questi definissero la sua identità. Oggi testimonia che una persona può portare dentro di sé due origini, due nomi e due storie senza essere divisa. La sua vita dimostra che l’amore, quando accoglie e custodisce, ha il potere di restituire dignità, futuro e speranza. Per noi oggi 1. Viviamo in una società che si commuove davanti alle storie difficili, ma quanti sono disposti a cambiare davvero la vita di un bambino accogliendolo come figlio? 2. Fatima aveva fame di abbracci più che di pane. Forse oggi la povertà più diffusa non è economica, ma la mancanza di relazioni vere e di presenza amorevole.
3. Nessun bambino nasce per essere un numero in un istituto. La domanda scomoda è questa: siamo spettatori delle ferite del mondo o persone capaci di prendercene cura?

 

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lunedì 10 agosto 2026

10.08.2026 - 2Cor 9,6-10 - Gv 12,24-26 - Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 9,6-10

Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.
Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti:
«Ha largheggiato, ha dato ai poveri,
la sua giustizia dura in eterno».
Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.
1. La necessità di concludere la raccolta di fondi viene ora motivata da Paolo con una ragione più profonda. In questa iniziativa di solidarietà è IN GIOCO LO STESSO RAPPORTO DEI CRISTIANI CON DIO, perché COLORO CHE DONANO CON GIOIA SONO DA LUI AMATI E COLMATI DI GRAZIE…
2. “Dio ama un donatore gioioso”. D’altronde, non è forse Dio che somministra la semente al seminatore e il pane per il nutrimento? DIO DONA SIA I SEMI SIA I FRUTTI: È AL CONTEMPO LA FONTE DEI BENI E IL RIMUNERATORE DI CHI LI HA CONDIVISI CON I PIÙ INDIGENTI. Abbi fede in Lui…
3. L’Apostolo insiste soprattutto sugli ATTEGGIAMENTI INTERIORI CON CUI FARE L’OFFERTA. I Corinzi offrano, dunque, il loro contributo SPONTANEAMENTE E CON GIOIA. Si sentano liberi di dare quanto hanno deciso in cuor loro. DIO SICURAMENTE NON FARÀ MANCARE IL NECESSARIO PER VIVERE A CHI DONA CON GIOIA.

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+ Dal vangelo secondo Giovanni - Gv 12,24-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». 

 

Gesù ha portato nel mondo una speranza nuova e lo ha fatto alla maniera del seme: si è fatto piccolo piccolo, come un chicco di grano; ha lasciato la sua gloria celeste per venire tra noi: è “caduto in terra”. Ma non bastava ancora.
Per portare frutto Gesù ha vissuto l’amore fino in fondo, lasciandosi spezzare dalla morte come un seme si lascia spezzare sotto terra. Proprio lì, nel punto estremo del suo abbassamento – che è anche il punto più alto dell’amore – è germogliata la speranza”.
Siamo chiamati come Gesù a "perdere la nostra vita", a liberarci interiormente da tanti condizionamenti che ci costringono a vivere sempre e solo nel calcolo, siamo chiamati a seguire Gesù, a diventare suoi servitore, sperimentando la gioia più bella che sgorga da una vita in cui non ci sono interessi da tutelare, ricchezze da proteggere. Una vita con l’unico obiettivo di amare Dio e il prossimo e di lasciarsi amare da Lui e dalle persone che ci vivono attorno. Essere a servizio di Gesù significa essere a servizio dell’uomo.  E se uno decide di servire Gesù, il Padre lo onorerà.
Una vita così non si perde, ma la si acquista, diventa un’esplosione di vita...

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Paradosso dei paradossi: chi non muore rimane solo. Chi ama la propria vita la perde...cosa ci sta dicendo Gesù? Lo intuiamo, che c’è una grande verità in queste parole, ma abbiamo il coraggio di morire?

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10.08 - SAN LORENZO

SAN LORENZO
San Lorenzo (†258) è uno dei martiri più venerati della Chiesa antica. Secondo la tradizione nacque a Huesca, in Spagna, e si trasferì a Roma, dove fu scelto da papa Sisto II come arcidiacono, incaricato di amministrare i beni della Chiesa e di assistere poveri, vedove e malati.
Nel 258, durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano, Sisto II venne arrestato e ucciso insieme a sei diaconi. Lorenzo fu risparmiato temporaneamente perché le autorità volevano impossessarsi dei tesori della Chiesa. Dopo tre giorni radunò davanti al prefetto i poveri, gli ammalati e gli emarginati, dichiarando: «Ecco i tesori della Chiesa». Con questo gesto mostrò che la vera ricchezza cristiana non è l'oro, ma la dignità delle persone più fragili.
Durante la prigionia confortò i detenuti, guarì il cieco Lucillo e contribuì alla conversione del centurione Ippolito. La sua serenità e la sua fiducia in Dio colpirono profondamente anche i suoi persecutori, dimostrando che la fede può vincere la paura e l'odio. Ancora oggi la sua figura ispira cristiani, artisti e uomini di cultura come esempio di servizio, coraggio e fedeltà al Vangelo.
Il 10 agosto 258 affrontò il martirio sulla graticola, rimanendo fedele a Cristo fino alla fine. La tradizione racconta che, nel mezzo del supplizio, disse con serena ironia: «Da questa parte sono ben cotto; rivoltatemi», manifestando una fede più forte del dolore. Fu sepolto sulla via Tiburtina, dove sorse la celebre Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, ancora oggi meta di pellegrinaggi.
Il suo culto si diffuse rapidamente in tutta la cristianità e il suo nome entrò nel Canone Romano, la più antica preghiera eucaristica della Chiesa. Per sant'Agostino, Lorenzo vinse il mondo sia quando lo minacciava con la persecuzione sia quando cercava di sedurlo con le ricchezze. È venerato come modello perfetto del diacono, chiamato a servire Cristo attraverso il servizio ai fratelli. È patrono dei diaconi, dei bibliotecari, dei cuochi e dei pompieri. Per noi oggi 1. Per Lorenzo i veri tesori erano i poveri, non il denaro. Se oggi Gesù entrasse nelle nostre comunità, quali tesori gli mostreremmo? 2. Davanti alle minacce non rinnegò la fede per salvare la propria vita. Noi rinunciamo a Cristo anche solo per paura del giudizio degli altri? 3. Lorenzo servì la Chiesa fino al dono totale di sé. Il cristianesimo non è cercare privilegi, ma imparare ogni giorno a servire con amore.
Martire a Roma, 10 agosto 258
   Festa di san Lorenzo, diacono e martire, che, desideroso, come riferisce san Leone Magno, di condividere la sorte di papa Sisto anche nel martirio, avuto l’ordine di consegnare i tesori della Chiesa, mostrò al tiranno, prendendosene gioco, i poveri, che aveva nutrito e sfamato con dei beni elemosinati. Tre giorni dopo vinse le fiamme per la fede in Cristo e in onore del suo trionfo migrarono in cielo anche gli strumenti del martirio. Il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero del Verano, poi insignito del suo nome. 


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