giovedì 13 agosto 2026

13.08.2026 - Ez 12,1-12 - Mt 18,21-19,1 - Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 12,1-12

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.
Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti».
Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle.
Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, non ti ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita.
Tu dirai: Io sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese».
1. Il Signore rivela ad Ezechiele lo stato spirituale del suo popolo. Sono tutti una genia di ribelli. È un popolo che NON ASCOLTA il Signore. Un popolo che non sa vedere e che non sa ascoltare la Parola del Signore È DESTINATO AD ESSERE SOMMERSO dai suoi peccati. NON C’È SALVEZZA PER CHI NON VEDE E PER CHI NON ASCOLTA.
2. DAVANTI AI LORO OCCHI EMIGRERAI dal luogo dove stai verso un altro luogo. Dovrai uscire con il tuo bagaglio attraverso la breccia nell’oscurità. Dovrai anche procedere con la faccia coperta. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli? È una vera azione simbolica. A Ezechiele viene chiesto di essere UN SIMBOLO PER LA CASA DI ISRAELE. 
3. Quello che tu hai fatto, sarà fatto a loro. IL LORO DESTINO È L’ESILIO, perché così ha disposto il Signore. Il loro cuore è lontano da Dio e dalla fedeltà all’alleanza, DOVRANNO PASSARE ATTRAVERSO L’ESILIO per purificare la loro relazione con il Signore e RITORNARE ALLA FEDELTÀ di un tempo.

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,21-19,1

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Dio perdona sempre condonandoci un debito insolvibile: il peccato originale. Ma quella è la prima volta. Poi, con una misericordia senza limiti, Egli ci perdona tutte le colpe non appena mostriamo anche solo un piccolo segno di pentimento. Dio è così: misericordioso”.
Coloro che non perdonano nessuno sono degli ingrati perché non si ricordano le colpe da loro stessi commesse e perdonate da altri uomini o addirittura da Dio. Questi infelici, invece, si comportano superbamente come se non fossero in debito con nessuno, tantomeno con Dio, dimenticando di essere peccatori. I superbi sono infelici perché non accorgendosi di quante volte Dio li ha perdonati, non ringraziano mai; così non si aprono alla meraviglia del suo amore e quindi non sono in grado di farne partecipi, con il perdono, i loro debitori. 
Recita il Padre nostro soffermandoti sulle parole "rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori" e pensa a chi puoi perdonare qualcosa che ti ha fatto di recente e oggi prega per lui.

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Perdonare di cuore. Fino a settanta volte sette. Senza misura, a oltranza, senza limiti. Così fa Dio con noi, usa questa “misura”. E si sorprende: come mai voi, perdonati, non perdonate?

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13.08 - SAN GIOVANNI BERCHMANS

SAN GIOVANNI BERCHMANS

San Giovanni Berchmans (1599 - 1621) nacque a Diest, nelle Fiandre, in una famiglia semplice e profondamente cristiana. Fin da bambino ricevette una solida educazione religiosa e, dopo la malattia della madre, imparò a vivere con responsabilità e spirito di sacrificio.
Le difficoltà economiche costrinsero il padre a interrompere i suoi studi, ma grazie all'aiuto di alcuni parenti poté continuare la formazione lavorando come domestico e precettore mentre frequentava la scuola.
A Malines conobbe i Gesuiti, entrando nella Congregazione Mariana e maturando la vocazione religiosa, ispirato anche dall'esempio di san Luigi Gonzaga. Superate le resistenze del padre, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1617 e si distinse subito per disciplina, umiltà e fervore spirituale. Dopo un solo anno di noviziato emise i voti e fu incaricato di guidare i novizi più giovani. Nel 1619 fu inviato al Collegio Romano, dove eccelse negli studi di filosofia e nella vita spirituale sotto la guida del padre Virgilio Cepari. Pur essendo un brillante studioso, non cercò mai il successo personale, ma desiderò soltanto compiere con amore la volontà di Dio.
La sua spiritualità era semplice e concreta, fondata sull'Eucaristia, sulla devozione alla Vergine Maria e sulla fedeltà alle regole della vita quotidiana. Ripeteva spesso i suoi due motti: "Age quod agis" ("Fa' bene ciò che stai facendo") e "Maximi facere minima" ("Fare le piccole cose con grande amore").
Colpito da una grave malattia, morì a Roma il 13 agosto 1621, a soli ventidue anni, lasciando un esempio luminoso di serenità e fiducia in Dio. Fu beatificato nel 1865 e canonizzato nel 1888. Il suo corpo riposa nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, mentre il cuore è custodito a Lovanio. È venerato come patrono degli studenti e della gioventù studentesca, perché dimostrò che anche la vita ordinaria può diventare una strada verso la santità. per noi oggi 1. Giovanni non cercò imprese straordinarie, ma fece in modo straordinario le cose di ogni giorno. Forse la santità non consiste nel fare di più, ma nel fare meglio ciò che già viviamo. 2. In un tempo che premia l'apparenza, lui scelse l'umiltà e il silenzio. Quanto del nostro impegno nasce dal desiderio di servire e quanto dal bisogno di essere ammirati? 3. La sua vita fu breve, ma piena di senso perché vissuta interamente per Dio. Non conta la durata della vita, ma l'amore con cui scegliamo di viverla ogni giorno.
Diest, Fiandre, 12 marzo 1599 - 13 agosto 1621
   A Roma, san Giovanni Berchmans, religioso della Compagnia di Gesù, che, amato da tutti per la sua pietà sincera, la schietta carità e l’allegria incessante, dopo una breve malattia andò serenamente incontro alla morte. 

 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN PONZIANO Papa, e IPPOLITO sacerdote martiri

† Sardegna, 235

Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, che furono deportati insieme in Sardegna, dove entrambi scontarono una comune condanna e furono cinti, come pare, da un’unica corona. I loro corpi, infine, furono sepolti a Roma, il primo nel cimitero di Callisto, il secondo nel cimitero sulla via Tiburtina.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 15,21-28

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Matteo 15, 21-28

Ci sono persone che disturbano i nostri programmi: il povero che chiede aiuto, il malato che richiede tempo, l'anziano che ha bisogno di compagnia, il familiare difficile da sopportare. Spesso preferiremmo che qualcuno li allontanasse dalla nostra vita. I discepoli ragionano così. Gesù invece trasforma quel disturbo in un'occasione di rivelazione. La donna non si arrende. Non pretende diritti, non rivendica privilegi. Continua a fidarsi. Quando tutto sembra chiuso, trova ancora una strada aperta. «Anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». A questo punto Gesù esclama: «Donna, grande è la tua fede!». Non dice questo a un rabbino, a uno scriba o a un sacerdote. Lo dice a una straniera. È come se Gesù volesse insegnare che Dio guarda il cuore prima delle etichette religiose. Questa pagina richiama la storia vera di Thomas Edison. Quando cercava di realizzare la lampadina elettrica, accumulò migliaia di tentativi falliti. Un giornalista gli chiese come si sentisse dopo così tanti insuccessi. Edison rispose che non aveva fallito, ma aveva scoperto migliaia di modi che non funzionavano. La maggior parte delle persone si sarebbe fermata molto prima. Lui continuò. Non perché fosse sicuro del risultato, ma perché credeva nella meta. La donna cananea fa qualcosa di simile nella fede. Trova una porta chiusa e continua a bussare. Trova un ostacolo e continua a sperare. Trova il silenzio e continua a pregare. Quante volte noi invece ci arrendiamo subito! Dopo una preghiera non ascoltata, una delusione, una sofferenza, pensiamo che Dio non ci stia ascoltando. La donna del Vangelo ci insegna che la fede vera non è quella che ottiene subito ciò che chiede, ma quella che continua a fidarsi anche quando non vede risultati. Alla fine il miracolo avviene. Ma prima del miracolo c'è stata la fede. Perché la fede non cambia soltanto le situazioni: cambia anzitutto il cuore di chi crede. PER NOI OGGI 1. Davanti alle prime difficoltà abbandoniamo la preghiera. La donna cananea invece continua a bussare. Chi dei due crede davvero? 2. I discepoli volevano allontanare quella donna perché disturbava. Chi sono oggi le persone che vorremmo tenere lontane dalla nostra vita perché disturbano la nostra comodità?
3. Molti dicono di avere fede quando tutto va bene. Ma quando Dio tace, continuiamo a fidarci di Lui oppure smettiamo di cercarlo?

 

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mercoledì 12 agosto 2026

12.08.2026 - Ez 9,1-7;10,18-22 - Mt 18,15-20 - Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 9,1-7;10,18-22

Una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano». Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo.
La gloria del Dio d’Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono». Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il tau in fronte. Cominciate dal mio santuario!». Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!». Quelli uscirono e fecero strage nella città.
La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini. I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche le ruote si alzarono con loro e si fermarono all’ingresso della porta orientale del tempio del Signore, mentre la gloria del Dio d’Israele era in alto su di loro. Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini. Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani d’uomo sotto le ali. Il loro aspetto era il medesimo che avevo visto lungo il fiume Chebar. Ciascuno di loro avanzava diritto davanti a sé.
1. Dio chiama sei uomini con strumenti di sterminio e un uomo vestito di lino con una borsa da scriba. Quest'ultimo riceve l'ordine di SEGNARE CON UN TAU LA FRONTE DI COLORO CHE LAMENTANO E PIANGONO PER GLI ABOMINI COMMESSI IN CITTÀ. Questo segno è una protezione, distinguendo i giusti dai colpevoli. Il giudizio divino è severo, MA FA UNA NETTA DISTINZIONE TRA CHI SI È PENTITO E CHI HA PARTECIPATO AGLI ABOMINI.
2. Gli uomini devono colpire senza pietà tutti coloro che non hanno il segno del tau. La strage inizia dal santuario, evidenziando che il giudizio parte dai leader religiosi e si estende a tutta la città. QUESTO SOTTOLINEA LA SERIETÀ DEL PECCATO E L'INELUTTABILITÀ DEL GIUDIZIO DIVINO, che non risparmia nessuno sulla base della sola appartenenza al popolo di Dio.
3. La gloria del Signore, simbolizzata dai cherubini, si sposta dal tempio verso l'ingresso orientale. QUESTO MOVIMENTO RAPPRESENTA L'ABBANDONO TEMPORANEO DEL TEMPIO DA PARTE DELLA PRESENZA DIVINA A CAUSA DELLA CORRUZIONE E DEI PECCATI DEL POPOLO. La presenza gloriosa e mobile di Dio, che REAGISCE AI PECCATI del popolo, MA RICONOSCE E SALVA COLORO CHE SONO FEDELI.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». 

 

Le tappe di questo itinerario indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda. Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -. «Va’ e ammoniscilo fra te e lui solo».
L'atteggiamento proposto è di discrezione e di progressione. Si comincia in modo riservato e personale, si apre al dialogo con altri fratelli e quindi ci si affida al giudizio dell’intera comunità. Sono i passi del dialogo di misericordia per ‘guadagnare‘ il fratello. Alla fine resta la drammatica possibilità di escludere dalla comunità. In realtà è lui che si esclude.
In più il Signore sigilla le giuste decisioni della comunità trasmettendole il potere di legare e di slegare e ci dona il potere della preghiera comunitaria che acquisisce una dimensione enorme data la presenza del Signore in mezzo agli oranti.
Il mondo nuovo inizia nelle relazioni quotidiane.

 

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12.08 - SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL

SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL
Santa Giovanna Francesca di Chantal (1572 - 1641) nacque a Digione, in Francia, in una nobile famiglia profondamente cristiana. Rimasta orfana della madre da piccolissima, ricevette dal padre una solida formazione umana e religiosa. A vent'anni sposò Cristoforo di Chantal, con il quale visse un matrimonio sereno e ricco di fede, diventando madre di sei figli, due dei quali morirono appena nati. Insieme al marito si dedicò generosamente ai poveri, trasformando il castello di famiglia in un luogo di accoglienza durante una grave carestia e distribuendo pane ai più bisognosi.
Nel 1601 rimase vedova a soli ventinove anni, dopo che il marito morì in seguito a un incidente di caccia. Il dolore fu immenso, ma l'incontro con san Francesco di Sales, nel 1604, cambiò profondamente la sua vita. Grazie alla sua guida spirituale imparò a perdonare l'uomo che aveva causato involontariamente la morte del marito e riscoprì la pace del cuore.
Dopo aver educato i figli, nel 1610 fondò ad Annecy, insieme a san Francesco di Sales, l'Ordine della Visitazione di Santa Maria, ispirato all'incontro tra la Vergine Maria ed Elisabetta. L'Ordine accoglieva anche donne anziane o di salute fragile, offrendo loro una vita di preghiera e di servizio.  
Con il tempo, per decisione della Chiesa, divenne un ordine di clausura, mantenendo però vivo lo spirito di umiltà, dolcezza e carità insegnato dai fondatori. Dopo la morte di san Francesco di Sales nel 1622, Giovanna guidò da sola la congregazione, fondando 87 monasteri in tutta la Francia e sostenendo le sue religiose con lettere ricche di sapienza spirituale.
Nonostante nuovi lutti familiari, non perse mai la fiducia nella Provvidenza e continuò a vivere con serenità la volontà di Dio. Morì nel 1641, lasciando un'eredità di amore, misericordia e speranza. È patrona delle vedove, delle madri, delle persone dimenticate e di quanti vivono il dolore del lutto. per noi oggi 1. Giovanna trasformò il dolore più grande della sua vita in un'occasione per amare ancora di più. Noi lasciamo che le ferite ci chiudano il cuore o ci rendano più capaci di amare? 2. Perdonò chi aveva causato la morte del marito, trovando così la vera libertà. Il perdono non cambia il passato, ma può cambiare completamente il nostro futuro. 3. In un mondo che esalta il successo, Giovanna scelse il servizio silenzioso e la carità. La santità non nasce dai grandi gesti, ma dalla fedeltà quotidiana vissuta con amore.
Digione, Francia, 1572 - Moulins, Francia, 13 dicembre 1641
   Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità soprattutto verso i poveri e i malati; diede inizio all’Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell’Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre.

 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ERCOLANO di Brescia Vescovo - BRESCIA

sec. VI

Negli antichi cataloghi della città figura al diciottesimo posto, tra s. Cipriano e s. Onorio. Sarebbe morto a Campione del Garda, dove, secondo alcuni, si era ritirato a vita eremitica. La sua memoria ricorre il 12 agosto, giorno in cui è festeggiato a Maderno, di cui è patrono, e nei luoghi vicini.

BEATO INNOCENZO XI (Benedetto Odescalchi) Papa - COMO

Como, 19 maggio 1611 - Roma, 12 agosto 1689

(Papa dal 04/10/1676 al 12/08/1689)
Nato a Como, incominciò una grande opera di moralizzazione, proibendo l'usura e imponendo norme austere ai vescovi. Condannò la dottrina del "quietismo" del sacerdote spagnolo Miguel de Molinos.

 

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martedì 11 agosto 2026

11.08.2026 - Ez 2,8-3,4 - Mt 18,1-5.10.12-14 - Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 2,8-3,4

Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».
1. Dio comanda a Ezechiele di NON ESSERE RIBELLE COME IL POPOLO DI ISRAELE, ma di obbedire e ricevere la sua parola. Questo rappresenta l'importanza dell'obbedienza e dell'accettazione della volontà divina, ANCHE QUANDO IL MESSAGGIO PUÒ ESSERE DIFFICILE O AMARO.
2. EZECHIELE DEVE MANGIARE IL ROTOLO, CHE SIMBOLEGGIA L'INTERIORIZZAZIONE E L'ASSIMILAZIONE COMPLETA DELLA PAROLA DI DIO. Mangiare il rotolo, pur contenendo lamenti e guai, risulta dolce come il miele nella sua bocca, indicando che, nonostante il contenuto difficile, LA PAROLA DI DIO È PREZIOSA E DELIZIOSA PER CHI LA ACCOGLIE CON FEDE.
3. Dopo aver assimilato la parola di Dio, EZECHIELE È INVIATO A PARLARE ALLA CASA D'ISRAELE. Questo sottolinea il ruolo del profeta come portavoce di Dio, incaricato di trasmettere fedelmente il messaggio divino al popolo, INDIPENDENTEMENTE DALLA LORO RISPOSTA O DAL CONTENUTO DEL MESSAGGIO STESSO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-5.10.12-14
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». 

Gesù insegna ai discepoli che la grandezza nel regno dei cieli è legata all'umiltà e alla purezza dei bambini. Chiamando un bambino e ponendolo al centro, Gesù afferma che per entrare nel regno dei cieli è necessario convertirsi e diventare come i bambini, incarnando l'innocenza, la fiducia e la semplicità.
Inoltre, chi accoglie un bambino nel nome di Gesù accoglie Lui stesso, sottolineando il valore della cura e del rispetto verso i più piccoli e vulnerabili. Gesù avverte infine di non disprezzare i "piccoli", poiché i loro angeli vedono sempre la faccia di Dio. 
La parabola della pecora smarrita rafforza questo insegnamento, mostrando l'amore e la sollecitudine del Padre per ogni singolo individuo, desiderando che nessuno si perda. "Il Signore non si rassegna al fatto che anche una sola persona possa perdersi". Deo gratias!

 

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11.08 - SANTA CHIARA

SANTA CHIARA
Santa Chiara d'Assisi (1193 - 1253) fu la fondatrice dell'Ordine delle Clarisse e una delle più grandi figure della spiritualità francescana.
Nata ad Assisi in una famiglia nobile, fin da giovane rimase profondamente colpita dalla testimonianza di san Francesco d'Assisi, che aveva scelto di vivere il Vangelo nella povertà assoluta. A circa diciotto anni, nella notte tra la Domenica delle Palme e il Lunedì Santo del 1211 o 1212, lasciò la casa paterna e raggiunse la Porziuncola, dove Francesco le tagliò i capelli e le consegnò il saio, segno della sua totale consacrazione a Cristo.
Dopo un breve periodo presso le benedettine, si stabilì nel monastero di San Damiano, dove nacque la comunità delle Sorelle Povere, poi chiamate Clarisse. Ben presto furono raggiunte dalla sorella Agnese, da Beatrice, dalla madre e da molte altre giovani desiderose di vivere nella preghiera, nella fraternità e nella povertà evangelica. Chiara scrisse la prima Regola monastica composta da una donna e difese con determinazione il privilegio della povertà, rifiutando ogni possesso materiale per affidarsi completamente alla Provvidenza.
La sua vita fu caratterizzata da una profonda devozione all'Eucaristia e alla Vergine Maria. Secondo la tradizione, durante l'assalto dei Saraceni ad Assisi, fece portare davanti alle mura del monastero l'ostensorio con il Santissimo Sacramento e gli invasori si ritirarono, vinti dalla potenza di Cristo.
Trascorse gli ultimi quarant'anni tra preghiera, penitenza e contemplazione, offrendo anche le sofferenze della malattia per amore della Chiesa. Due giorni prima della sua morte, papa Innocenzo IV approvò definitivamente la sua Regola, coronando il desiderio di una vita interamente fondata sul Vangelo.
Morì l'11 agosto 1253 pronunciando le parole: «Sii benedetto Tu, o Signore, che mi hai creata!». È venerata come patrona della televisione e delle telecomunicazioni, perché, secondo la tradizione, durante la malattia vide miracolosamente la celebrazione della Messa senza poter uscire dalla sua cella. per noi oggi 1. Chiara rinunciò ai privilegi per seguire Cristo fino in fondo. Noi siamo davvero liberi dalle cose che possediamo o ne siamo diventati schiavi? 2. La sua forza non nasceva dal potere, ma dalla preghiera e dall'Eucaristia. Forse oggi cerchiamo soluzioni ovunque, tranne che davanti a Gesù. 3. Difese la povertà evangelica come una ricchezza e non come una rinuncia. In una società che misura tutto con il successo, Chiara ci ricorda che il vero tesoro è Dio.
Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253
   Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata. 


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