domenica 6 settembre 2026

Ez 33,1.7-9 - Rm 13,8-10 - Mt 18,15-20 - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 06 Settembre 2026


Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 33,1.7-9

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
1. Ezechiele guida degli Ebrei nell'esilio in Babilonia È STATO COSTITUITO DAL SIGNORE COME UNA SENTINELLA PER LA CASA DI ISRAELE. Lui ASCOLTA e subito deve RIFERIRE. Questa è la sua sola missione, il suo ministero. Il profeta è VERA PAROLA DI SALVEZZA, REDENZIONE, CONVERSIONE, PENTIMENTO…

2. Il profeta deve RISVEGLIARE LA COSCIENZA DEL POPOLO. Ezechiele si sente mandato da Dio a dire al malvagio attento perché tu morirai, se continui così ti rovini la vita. IL SIGNORE NON VUOLE CHE IL MALVAGIO SI PERDA, MUOIA. Lui vuole che viva.

3. IL PROFETA È RESPONSABILE DELLE SUE AZIONI. Se il profeta tace, lui è responsabile del suo silenzio generatore di morte. Il Signore gli domanderà conto. PER UNA PAROLA DEL PROFETA SI PUÒ SALVARE IL MONDO. Questa responsabilità è di ogni discepolo di Gesù. Il Profeta CONDIVIDE LA PASSIONE PER LA SALVEZZA DI TUTTI e DESIDERA DARE L'ALLARME perché tutti si salvino.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 13,8-10

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
1. NON ABBIATE ALCUN DEBITO CON NESSUNO, cioè non tenetevi delle cose che dovete dare. Quello che dovete dare datelo! MA QUAL È IL DEBITO CHE AVETE? È l'amore vicendevole. È quello di amarvi gli uni gli altri. CHI AMA L’ALTRO HA ADEMPIUTO LA LEGGE.

2. QUALSIASI COMANDAMENTO SI RICAPITOLA NELL’AGAPE. La ricapitolazione è riportare tutto al capo, al principio, all'agape, all'amore frutto dello spirito. AGAPE È QUELL’AMORE FRUTTO DELLA GRAZIA CHE TI FA AMARE TUTTI ANCHE IL NEMICO…

3. LA PIENEZZA, LA REALIZZAZIONE DELLA LEGGE STA NELLA AGAPE IN QUESTO AMORE “SOVRUMANO”, donato all'uomo dall'opera di Dio e TI RENDE CAPACE DI AZIONI STRAORDINARIE, di un modo di vita fuori dall'ordinario, RIESCI A COMPIERE LA LEGGE, LA GRAZIA viene data perché L'UOMO POSSA ESSERE IN GRADO DI ADEMPIERE LA LEGGE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

 

1. I PASSI DELLA MISERICORDIA: DISCREZIONE E PROGRESSIONE. Si comincia in modo riservato e personale, si apre al dialogo con altri fratelli e quindi ci si affida al giudizio dell’intera comunità. Ricordati che LA FINALITÀ È ‘GUADAGNARE‘ IL FRATELLO CON MISERICORDIA, CON LO STESSO SGUARDO DI DIO e NON di giudicarlo e di condannarlo.
2. E quando Gesù, DI FRONTE A CHI NON VUOLE CAPIRE IL SUO SBAGLIO, dice di TRATTARLO COME UN PAGANO O UN PUBBLICANO… ci vuole ricordare come Lui trattava i pagani e i pubblicani. Come COLORO CHE AVEVANO PIÙ BISOGNO DELLA PAROLA DI DIO, e NON come gente da disprezzare. Come COLORO PER CUI PREGARE MAGGIORMENTE, anche se magari ci hanno ferito.
3. Poi Gesù ci insegna il valore e la forza della preghiera. NELLA PREGHIERA SIAMO IN RELAZIONE COL SIGNORE COME SINGOLI E COME COMUNITÀ, cioè come Chiesa. Anche nella preghiera siamo chiamati a CRESCERE INSIEME PER CERCARE E TROVARE LA VOLONTÀ DI DIO. INSIEME…
BUONA DOMENICA...

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CORREZIONE

La correzione fraterna è un'arte difficile da praticare! Ci vuole sincerità, tatto, delicatezza, carità, amore. Per non rischiare di far finire un amore, un'amicizia, una intesa. L'amore non nota mai i difetti. I veri amici vedono i tuoi errori e ti avvertono; i falsi amici li vedono e li fanno notare agli altri! Ama di vero amore con fiducia, lealtà e comprensione perché da questa radice non ne può uscire che il bene.

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LECTIO DIVINA - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA –XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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Gv 5,19-24 - RITO AMBROSIANO - II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO
II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Domenica 06 Settembre 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni 5,19-24

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». 

1. L'AUTORITÀ DEL FIGLIO, ricevuta dal Padre, implica il potere di giudicare, di dare la vita, di resuscitare i morti e di salvare i credenti. MIO SIGNORE E MIO DIO…
2. Mettiamoci in ascolto della sua Parola". Perciò: «In verità, in verità io vi dico: CHI ASCOLTA LA MIA PAROLA E CREDE a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». DONIAMO TEMPO ALL’ASCOLTO…
3. L'AGIRE DI GESÙ si fonda su un rapporto di AMORE RECIPROCO SENZA RISERVE del Padre verso il Figlio. È un amore che genera. Il nostro amore verso Dio nasce dall'ascolto che sviluppa e fa maturare la volontà di Dio nel tempo diventando azione. L’AMORE GENERA…
BUONA DOMENICA…
 
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06.09 - SAN ZACCARIA

SAN ZACCARIA
San Zaccaria, da non confondere con il padre di Giovanni Battista, è il penultimo dei profeti dell'Antico Testamento e, dopo Isaia, il più citato nel Nuovo Testamento. Iniziò la sua missione nel 520 a.C., dopo il ritorno del popolo dall'esilio babilonese, in un tempo difficile segnato dalla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Insieme al profeta Aggeo, incoraggiò il popolo a non scoraggiarsi e a rimettere Dio al centro della propria vita.
Per Zaccaria il tempio non era soltanto un edificio, ma il segno della presenza del Signore in mezzo al suo popolo e il luogo da cui sarebbe irradiata la salvezza destinata a tutte le nazioni. Attraverso visioni e oracoli, annunciò con straordinaria chiarezza la venuta del Messia. Parlò del Germoglio, discendente di Davide, che avrebbe ricostruito il vero tempio, cioè il Corpo di Cristo risorto. Descrisse il Re umile che entra in Gerusalemme cavalcando un asino, profezia compiuta nella Domenica delle Palme.
Richiamò le trenta monete d'argento, anticipando il tradimento di Giuda, e annunciò il momento in cui il popolo avrebbe guardato «a colui che hanno trafitto», prefigurando la Passione, la Croce e la redenzione operata da Gesù. Le sue parole culminano nella promessa del Regno di Dio, della conversione dei cuori e della vittoria definitiva del bene sul male.
Il suo messaggio insegna che Dio rimane fedele anche quando tutto sembra crollare e invita a guardare oltre le difficoltà con gli occhi della fede. Zaccaria invita ogni credente a non fermarsi alle apparenze, ma a leggere la storia con lo sguardo di Dio. Solo chi custodisce la fiducia nel Signore sa trasformare le prove in occasioni di crescita, di conversione e di autentica speranza. Il profeta ci ricorda che ogni autentico rinnovamento nasce dall'ascolto della Parola di Dio e dalla disponibilità a lasciarsi guidare dallo Spirito.
Anche oggi il Signore continua a chiamare uomini e donne che, con la loro fedeltà, rendono visibile la sua presenza nel mondo e mantengono viva la speranza del Vangelo. per noi oggi 1. Zaccaria invitava il popolo a ricostruire il Tempio: noi ci preoccupiamo più delle strutture o di ricostruire il nostro cuore come dimora di Dio? 2. Il profeta riconobbe il Messia umile e mite: siamo capaci di accogliere un Dio che serve, oppure continuiamo a cercare un Dio che soddisfi i nostri interessi? 3. Le promesse di Dio si sono compiute in Cristo: viviamo con la fiducia che il Signore guida ancora oggi la storia, anche quando tutto sembra incerto e difficile?
VI sec. a.C.

Zaccaria fu chiamato al ministero profetico nel 520 a.C. Mediante visioni e parabole, egli annunzia l'invito di Dio a penitenza, condizione perché si avverino le promesse. Le sue profezie riguardano il futuro del rinato Israele, futuro prossimo e futuro messianico. Appartenente alla tribù di Levi, nato a Galaad e ritornato nella vecchiaia dalla Caldea in Palestina, Zaccaria avrebbe compiuto molti prodigi, accompagnandoli con profezie di contenuto apocalittico, come la fine del mondo e il doppio giudizio divino. Morto in tarda età sarebbe stato sepolto accanto alla tomba del profeta Aggeo.

sabato 5 settembre 2026

05.09.2026 - 1Cor 4,6-15 - Lc 6,1-5 - Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 4,6-15

Fratelli, imparate [da me e da Apollo] a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?
Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.
Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.
1. GLI INTELLETTUALI DI CORINTO ERANO MOLTO ORGOGLIOSI DELLA LORO SAPIENZA, e trattavano coloro che ritenevano inferiori con sommo disprezzo, atteggiamento, quest’ultimo, che RICHIEDEVA UNA CORREZIONE, e Paolo lo fece in maniera diretta, descrivendoli come disonesti e ingrati, perché SI VANTAVANO DI SUCCESSI ATTRIBUITI AL LORO MERITO E NON A QUELLO DI DIO.
2. Paolo descrive quale deve essere la vera regalità degli apostoli. NON è la sapienza orgogliosa di sé, ma il mettersi all’ultimo posto, L’ULTIMO, LO STESSO CHE FU DI CRISTO IN QUESTO MONDO. Infatti la vita dell’apostolo è pericolosa, difficile, precaria, MA L’AMORE PER DIO È PIÙ GRANDE e ciò lo esorta ad andare avanti.
3. I Corinzi mai devono dimenticare che essi sono stati generati alla fede proprio dalla sua predicazione. PAOLO È PER LORO UN PADRE NELLA FEDE. Il padre non solo deve generarli, deve anche aiutarli a crescere, a maturare, a sviluppare in loro la fede fino a farla divenire un albero assai grande. I Corinzi devono seguire Paolo!

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 6,1-5
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

 

Cosa c'è al centro oggi: l'osservanza della legge o l’uomo? Oggi non abbiamo nessun dubbio a mettere l'uomo al centro ma la legge va conosciuta va amata,  perché la legge è per l’uomo.. Il 'sabato', simbolo dell’alleanza con Dio, rappresenta la libertà dall’oppressione del lavoro. Dio ci libera dalle convenzioni esteriori e dagli schemi che ci limitano. Il Vangelo mostra che Gesù non enfatizza l'osservanza esteriore della legge, ma l'intenzione del cuore, da cui nascono azioni buone o malvagie. Ogni precetto trova il suo significato nell'amore, culminando nel grande comandamento di amare Dio e il prossimo come se stessi. Chi sono i nostri “signori”, a chi ci inchiniamo?

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Evidentemente l’uomo tende a inchinarsi davanti ad alcuni “signori”, come il sabato, il rito di una religiosità formale. È in gioco la nostra libertà. Chi sono i nostri “signori”, a chi ci inchiniamo?

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05.09 - SANTA TERESA DI CALCUTTA

SANTA TERESA DI CALCUTTA
Santa Teresa di Calcutta, al secolo Agnese Gonxha Bojaxhiu, nacque nel 1910 a Skopje da una famiglia profondamente cattolica, dove imparò fin da bambina il valore della preghiera, del Rosario e della carità verso i poveri. Entrata tra le Suore di Loreto, fu inviata in India, dove insegnò per molti anni in una scuola di Calcutta.
Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno, ricevette quella che definì una "chiamata nella chiamata": Gesù le chiedeva di lasciare il convento per andare incontro ai più poveri tra i poveri. Con poche risorse, ma con una fede incrollabile, iniziò la sua missione tra gli emarginati delle strade di Calcutta e nel 1950 fondò le Missionarie della Carità.
La sua opera accolse moribondi, orfani, lebbrosi, malati, anziani, disabili, prigionieri, prostitute e tutte le persone dimenticate dalla società, restituendo loro dignità, amore e speranza. Madre Teresa ripeteva spesso di essere soltanto una "piccola matita nelle mani di Dio", perché era il Signore a scrivere, attraverso di lei, una lettera d'amore al mondo. Tutta la sua instancabile attività nasceva dall'adorazione eucaristica, dalla preghiera quotidiana e dall'intima unione con Gesù, che riconosceva nel volto di ogni povero.
Ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1979, ma ricordò che il più grande nemico della pace è l'egoismo e che la vera pace nasce dall'accoglienza della vita e dall'amore vissuto nelle famiglie. Pur attraversando una lunga notte della fede, continuò a fidarsi completamente di Dio, dimostrando che la santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel compiere con grande amore anche i gesti più piccoli.
Morì nel 1997, lasciando al mondo una testimonianza luminosa di carità, umiltà e totale affidamento al Signore. per noi oggi 1. Diciamo di amare il prossimo, ma quanto tempo dedichiamo ogni giorno alla preghiera, la sorgente da cui nasce ogni autentica carità? 2. I poveri non sono solo quelli che mancano di pane: sappiamo accorgerci della solitudine, delle ferite e della sete di amore di chi vive accanto a noi? 3. Madre Teresa faceva cose semplici con un amore immenso: siamo disposti a vivere il quotidiano con la stessa fedeltà, oppure aspettiamo occasioni straordinarie per fare il bene?
Skopje, Macedonia, 26 agosto 1910 - Calcutta, India, 5 settembre 1997
A 18 anni decise di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto. Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo è in India. Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegna storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta. Il 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali, avvertì la “seconda chiamata”: lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri. Lasciò le suore di Loreto il 16 agosto 1948. Nel 1950 la sua nuova congregazione delle Missionarie della Carità ottenne il riconoscimento dalla Chiesa.


venerdì 4 settembre 2026

04.09.2026 - 1Cor 4,1-5 - Lc 5,33-39 - Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 4,1-5

Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
1. Chi è Paolo, chi sono gli evangelizzatori? Sono MINISTRI DI CRISTO, SONO AMMINISTRATORI DEI MISTERI DI DIO. Sono inviati da Cristo, agiscono per suo conto e in suo nome, con la sua autorità, ma PERCHÉ SOLO LA VOLONTÀ DI CRISTO SI COMPIA, solo il suo volere venga attuato. 
2. Paolo sa che in ogni comunità sorgeranno sempre divisioni, fazioni, discordie, gelosie, invidie. PER QUESTO RICHIEDE AGLI AMMINISTRATORI FEDELTÀ.  Per Paolo c’è solo UN ESEMPIO DI FEDELTÀ ed una sola persona che è stata fedele a Dio. Questa persona è CRISTO GESÙ. L’amministratore è fedele se è mette nel suo cuore solo Cristo, e si svuota di sé.
3. Paolo si sente libero dal giudizio degli uomini ed INSISTE NELL’AFFERMARE DI POTER ESSERE GIUDICATO SOLO DA DIO, l’unico in grado di valutare e criticare la sua condotta e i suoi eventuali sbagli. Alla fine, QUANDO DIO VERRÀ E RICAPITOLERÀ OGNI COSA, allora potremo formulare un giusto giudizio sulla realtà perché conosceremo le intenzioni dei cuori, un aspetto che ora non ci è dato di conoscere.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 5,33-39
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». 

 

Gesù risponde ai farisei sottolineando che il tempo della sua presenza è un momento di gioia, paragonabile a una festa di nozze, durante il quale il digiuno non è appropriato. Tuttavia, preannuncia che arriveranno giorni di assenza in cui il digiuno sarà necessario. Attraverso la parabola dei vestiti e degli otri, Gesù insegna che il suo messaggio e la sua missione rappresentano qualcosa di completamente nuovo, che non può essere contenuto o limitato dalle vecchie tradizioni. Per accogliere il "vino nuovo" del Vangelo, è necessario avere "otri nuovi", ovvero un cuore e una mentalità aperti al rinnovamento spirituale.

 

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04.09 - SANTA ROSALIA

SANTA ROSALIA
Santa Rosalia, chiamata dai palermitani "la Santuzza", nacque nel XII secolo in una nobile famiglia normanna e crebbe in un ambiente ricco di privilegi, ma soprattutto educata alla fede cristiana. Ancora giovanissima fu promessa in sposa a un nobile, ma alla vigilia delle nozze, mentre si specchiava, vide riflessa l'immagine di Gesù sofferente.
Quell'incontro cambiò radicalmente la sua vita: comprese che il Signore la chiamava a seguirlo con cuore indiviso. Rinunciò al matrimonio, alle ricchezze e agli onori della corte, scegliendo la via della consacrazione. Entrò in monastero e, desiderando una comunione ancora più profonda con Dio, si ritirò come eremita nelle grotte di Santo Stefano Quisquina, poi sul Monte delle Rose e infine sul Monte Pellegrino, vicino a Palermo.
Qui trascorse gli ultimi anni nella preghiera, nel silenzio, nella penitenza e nella contemplazione, facendo della sua vita un'offerta totale al Signore. Rosalia non cercò notorietà né privilegi, ma volle appartenere unicamente a Cristo, dimostrando che la vera santità nasce dalla fedeltà quotidiana e dall'amore vissuto nel nascondimento. La sua grotta divenne una scuola di fiducia, dove imparò ad affidarsi completamente alla Provvidenza.
Dopo la sua morte il suo culto rimase vivo, ma si affievolì con il passare dei secoli. Nel 1624, mentre Palermo era devastata dalla peste, la santa apparve indicando il luogo delle sue reliquie, che furono ritrovate e portate in processione per la città. Il popolo pregò con fede e l'epidemia iniziò rapidamente a regredire, fino a scomparire. Da allora Santa Rosalia fu proclamata patrona di Palermo e continua ancora oggi a essere invocata come segno di speranza.
La sua testimonianza ricorda che Dio compie le opere più grandi attraverso persone umili, capaci di mettere il Vangelo al centro della propria esistenza. In un mondo che cerca visibilità, successo e potere, Rosalia insegna che la vera grandezza nasce dall'umiltà, dalla preghiera e dalla scelta coraggiosa di vivere ogni giorno nella volontà di Dio. per noi oggi 1. Viviamo in una società che cerca visibilità e consenso: saremmo capaci di scegliere Cristo anche se questo significasse restare nell'ombra e rinunciare agli applausi? 2. Rosalia lasciò ricchezza e sicurezza per seguire la sua vocazione: quali attaccamenti ci impediscono oggi di rispondere con libertà alla chiamata di Dio? 3. Palermo trovò speranza nella fede e nella conversione: davanti alle crisi di oggi confidiamo davvero nel Signore oppure pensiamo che bastino soltanto le nostre strategie?
Palermo XII secolo - † 4 settembre 1160
S. Rosalia visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170 durante il Regno di Sicilia di Guglielmo I il Malo e, secondo la tradizione, fu damigella della moglie del re, la regina Margherita. Periodo di intensa spiritualità cristiana caratterizzato, dopo l’interruzione della dominazione araba, dal risveglio del monachesimo bizantino e occidentale accolto con entusiasmo dai re normanni. In questo contesto Rosalia visse l’eremitaggio poiché la scelta di una vita solitaria in preghiera e contemplazione era l’espressione più alta della sensibilità religiosa di quel tempo.

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GUALA DI BRESCIA Vescovo
Bergamo, 1180 - 1244

Nel territorio di Astino nella Val Camonica in Lombardia, beato Guala, vescovo di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, che, al tempo dell’imperatore Federico II, si adoperò con saggezza per la pace della Chiesa e della società civile e fu condannato all’esilio.

BEATO NICOLA RUSCA Sacerdote e martire
Bedano, Svizzera, 20 aprile 1563 - Thusis, Svizzera, 4 settembre 1618

Rusca, formatosi al Collegio Elvetico di Milano, sotto l'ala del grande Carlo Borromeo, fu prete di profonda cultura e di generosa dedizione pastorale: guidò con grande equilibrio e moderazione la comunità cattolica di Sondrio e della Valtellina intera. Arrestato nell'estate del 1618 e condotto prigioniero a Thusis, venne processato da un tribunale fazioso, espressione di un particolare gruppo politico-religioso di carattere radicale. Avendo respinto tutte le infondate accuse a suo carico, fu sottoposto a tortura e ne morì il 4 settembre dello stesso anno.

 

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