sabato 2 maggio 2026

02.05.2026 - At 13,44-52 - Gv 14,7-14 - Chi ha visto me, ha visto il Padre.

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,44-52

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: "Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra"».
Nell'udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio.
I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
1. Paolo e Barnaba, di fronte all’ostilità dei Giudei, scelgono di rivolgere il loro annuncio ai pagani. LA SALVEZZA SI ANNUNZIA, NON SI IMPONE. Alla salvezza si accede accogliendo la Parola.

2. Così infatti ci ha ordinato il Signore: IO TI HO POSTO PER essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra». LA VOCAZIONE E MISSIONE DI GESÙ DIVIENE VOCAZIONE E MISSIONE DI PAOLO. La missione di Paolo è la stessa di Gesù: illumina Dio con la luce di Cristo Signore.

3. I pagani hanno accolto con gioia l’annuncio di Paolo e glorificavano la Parola del Signore. QUANDO LA PAROLA DEL SIGNORE È GLORIFICATA? Quando essa è accolta come Parola di vita eterna. Quando è trasformata in nostra vita. SI ACCOGLIE LA PAROLA, LA SI METTE NEL CUORE, SI VIVE SECONDO LA PIENEZZA DELLA VERITÀ IN ESSA CONTENUTA.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,7-14
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 

Gesù è il Velo che manifesta il volto umano di Dio che altrimenti non potremmo vedere. E senza questo velo, la nostra vita sarebbe vuota e diverremmo ciechi. E ci assicura che “qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio“. 
Tutti noi abbiamo esperienza di questo: abbiamo pregato, pregato, per la malattia di questo amico, di questo papà, di questa mamma e poi se n’è andato. Ma Dio non ci ha esauditi! In effetti, quando preghiamo possiamo cadere nel rischio di non essere noi a servire Dio, ma di pretendere che sia Lui a servire noi. La fede ci ricorda che non c’è nessun limite a quello che si può chiedere al Signore, ma nel suo nome e per la gloria di Dio. Sia fatta la sua, non la mia volontà!

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La duplice coincidenza: il Padre nel Figlio, il Figlio con il Padre e noi uomini con il Figlio. E la promessa di fare opere anche più grandi di Gesù. Perché allora vogliamo sempre qualcosa di più grande?

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02.05 SANT' ATANASIO VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA

SANT’ATANASIO

Sant’Atanasio è stato uno dei più grandi difensori della fede cristiana nei momenti più difficili della storia della Chiesa. Visse in un tempo in cui molti negavano la divinità di Cristo. L’eresia ariana si era diffusa ovunque, anche tra vescovi e imperatori.

Atanasio rimase quasi solo a difendere la verità. Per questo fu esiliato cinque volte. Fu perseguitato, calunniato, cacciato, ma non smise mai di difendere Cristo. Sapeva che se Cristo non è Dio, tutta la fede cristiana crolla. Non difendeva un’idea, ma una verità. Non difendeva se stesso, ma Cristo.

Passò molti anni in esilio, nascosto nel deserto, aiutato dai monaci. Eppure continuò a scrivere, insegnare e incoraggiare i cristiani. Non scelse la strada più facile, ma quella giusta. In quel tempo molti, per paura, firmarono compromessi sulla fede. Atanasio invece non firmò mai.

Preferì perdere tutto piuttosto che tradire la verità. Per questo è chiamato “colonna della Chiesa”. La sua vita ci insegna che la verità non cambia anche se tutti dicono il contrario. Ci insegna che la fede va difesa anche quando costa. Ci insegna che essere cristiani non significa essere applauditi. Significa essere fedeli.

Atanasio vinse senza eserciti, senza potere, senza ricchezze. Vinse perché stava dalla parte della verità.E alla fine la verità ha vinto.

 

Per noi oggi

1.     Resteremmo fedeli alla verità cristiana anche se diventasse impopolare, oppure ci piegheremmo alle mode e alle opinioni degli altri?

2.     Cerchiamo di avere ragione davanti al mondo o di vivere nella fedeltà a Dio, anche quando il mondo non comprende?

3.     Siamo cristiani solo nei momenti facili, o lo siamo davvero anche quando la fede richiede sacrificio e coraggio?


295 - 2 maggio 373

Vescovo di Alessandria d'Egitto, fu l'indomito assertore della fede nella divinità di Cristo, negata dagli Ariani e proclamata dal Concilio di Nicea (325). Per questo soffrì persecuzioni ed esili. Narrò la vita di Sant'Antonio abate e divulgò anche in Occidente l'ideale monastico.

"Dio si è fatto uomo perché noi uomini diventassimo dei, cioè partecipi della vita divina". 

venerdì 1 maggio 2026

01.05.2026 - At 13,26-33 - Mt 13,54-58 - Io sono la via, la verità e la vita.

 

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,26-33

In quei giorni, [Paolo, giunto ad Antiòchia di Pisìdia, diceva nella sinagoga:]
«Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza.
Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto Gesù e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso.
Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo.
E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato”».

1. Luca sottolinea che L'EVENTO DELLA MORTE DI GESÙ NON È STATO CAUSALE, MA IL COMPIMENTO DEL PROGETTO DI DIO. Loro sono colpevoli, ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed è apparso. NOI SIAMO I SUOI TESTIMONI DAVANTI AL POPOLO…

2. In queste poche righe abbiamo il riassunto del Vangelo, IL CREDO FONDAMENTALE: Fu crocefisso, morì e fu sepolto, è resuscitato ed è apparso. IO CREDO...

3. Paolo aggiunge delle prove scritturistiche: “Mio figlio sei tu, OGGI TI HO GENERATO”. LA GENERAZIONE DI GESÙ COINCIDE CON LA RISURREZIONE: il padre ha generato Gesù nel momento in cui l'ha fatto risorgere, è il momento della intronizzazione…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

Nella sinagoga di paese, Gesù sorprende la gente, rivelando una sapienza che ha un'altra origine. A quelli che conoscevano Gesù sembrava strano che fosse un profeta, anche perché lo avevano visto crescere. Lo stupore che provarono non diventò occasione di accoglienza, ma di scandalo e di rifiuto. Perché?
Perché bisogna aprire il cuore e la mente alla novità di Dio. Senza apertura alla novità, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale. 
Bisogna lasciarsi stupire! Ma cos'è lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l’incontro con Dio: “Ho incontrato il Signore”.
Lo stupore è come il certificato di garanzia che quell’incontro è vero, non è abitudinario”.
Gesù è un avvenimento cosi grande che, o uno se ne lascia attrarre, o lo rifiuta come nemico. Cedendo all’attrattiva, se ne scopre la bellezza...

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I miracoli non sono la causa della fede ma l’effetto. L’onnipotenza di Gesù arretra di fronte alla nostra incredulità: è il vero scandalo, l’inciampo. Siamo aperti al nuovo o pensiamo di sapere già tutto?

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01.05 SAN GIUSEPPE LAVORATORE

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

San Giuseppe lavoratore ci ricorda una verità che oggi rischiamo di dimenticare: il lavoro non è solo fatica, guadagno o carriera, ma è vocazione. Quando Pio XII istituì questa festa nel 1955, non lo fece per caso, ma per restituire al lavoro il suo significato più profondo: partecipare all’opera di Dio.

 Giuseppe, con il suo banco da falegname, non ha solo mantenuto la sua famiglia, ma ha collaborato al mistero della Redenzione, crescendo e proteggendo Gesù. Questo significa che anche il lavoro più semplice, più nascosto, più umile, può diventare grande davanti a Dio.

 Il Vangelo ci mostra che Gesù non è venuto come re o come potente, ma come “figlio del falegname”. Per trent’anni ha lavorato con le mani, in silenzio, nella vita quotidiana. Così ha dato dignità a ogni lavoro umano, manuale e intellettuale, insegnandoci che non è il tipo di lavoro a renderci grandi, ma l’amore e l’obbedienza a Dio con cui lo facciamo. Il lavoro diventa santo quando è vissuto con onestà, responsabilità e offerto a Dio.

 San Giuseppe insegna anche un’altra cosa importante: lavorare senza cercare applausi. Non ha mai detto una parola nei Vangeli, eppure ha cambiato la storia perché ha fatto la volontà di Dio fino in fondo. È il modello degli umili, di quelli che non finiscono sui giornali, ma tengono in piedi il mondo: padri, madri, operai, artigiani, impiegati, insegnanti.

 Oggi spesso il lavoro è vissuto come stress, competizione, successo o frustrazione. La visione cristiana invece dice che il lavoro deve servire a salvare l’anima, non a perderla. Non deve allontanarci da Dio e dalla famiglia, ma avvicinarci. San Giuseppe lavorava, pregava, stava con Gesù e Maria: questo è l’equilibrio vero della vita.

 Oggi lavoriamo solo per guadagnare e fare carriera, o lavoriamo anche per diventare santi?

 

Per noi oggi

1.     Se San Giuseppe tornasse oggi, troverebbe persone che lavorano per vivere o persone che vivono per lavorare?

2.     Il nostro lavoro ci avvicina a Dio o ce lo fa dimenticare?

3.     Cerchiamo il successo nel lavoro o la santità attraverso il lavoro?


Sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.

Gesù non ha disdegnato di essere chiamato il figlio del falegname: con la sua opera ha elevato a nuova dignità il lavoro dell'uomo.

PATRONO: PADRI, CARPENTIERI, LAVORATORI, MORIBONDI, ECONOMI, PROCURATORI LEGALI


NELLO STESSO GIORNO:
SAN RICCARDO PAMPURI Religioso fatebenefratelli - MILANO
Trivolzio, Pavia, 2 agosto 1897 - Milano, 1 maggio 1930
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri esercitò con generosità la professione di medico e, nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli dove emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell'Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio.

 

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MAGGIO È FIDARSI COME MARIA

MAGGIO È FIDARSI COME MARIA

Maria, secondo Benedetto XVI, è la creatura che in modo unico apre totalmente la porta al suo Creatore, vivendo una relazione piena e incondizionata con Dio. La sua esistenza è segnata dall’ascolto costante e dall’attenzione ai segni della provvidenza, inserita nella storia della fede del suo popolo. Maria incarna l’obbedienza della fede, accogliendo la volontà divina senza riserve e trasformando la propria vita in un continuo “sì” a Dio. In Lei Dio trova una dimora vivente, una casa dove abitare nel mondo. Il suo cuore è completamente immerso nel cuore di Dio, diventando così anche profondamente vicino all’umanità. La sua umiltà non è debolezza, ma forza che nasce dall’amore e dalla fiducia. In Lei si incontrano l’umiltà del Creatore e quella della creatura, generando il mistero dell’Incarnazione. Maria non vive una fede statica, ma un cammino continuo di adesione alla volontà di Dio, anche nei momenti di prova e di dolore. A Cana diventa mediatrice attenta ai bisogni umani, presentandoli a Gesù con fiducia. La sua vita mostra che più si è uniti a Dio, più si è vicini agli altri. Nel suo sorriso si riflette la dignità dei figli di Dio e la speranza che sostiene nel dolore. Anche il Rosario diventa scuola di contemplazione, dove il credente impara a guardare la vita di Cristo con gli occhi di Maria. La sua figura diventa modello di libertà vera, perché solo in Dio la libertà si realizza pienamente. Maria insegna che la vera grandezza è il dono di sé. Il suo “sì” non è un evento isolato, ma una scelta rinnovata nella vita. Ella accompagna il Figlio fino alla Croce, mostrando fedeltà assoluta. In Lei si manifesta la gioia di chi si affida completamente a Dio. Maria è quindi icona della Chiesa, chiamata a vivere la stessa obbedienza e fiducia. Il suo esempio invita ogni credente a non temere Dio. La sua vita dimostra che la santità nasce dall’ascolto e dall’amore. In Maria la fede diventa storia concreta e vissuta.


Per noi oggi.

1. Oggi spesso si vive come se Dio fosse un limite alla libertà, ma Maria dimostra il contrario: senza Dio la libertà si svuota.

2. Se la fede di Maria è un continuo “sì”, la nostra vita rischia di essere un continuo “no” che chiude il cuore alla gioia vera.

3. Guardare Maria significa scegliere: restare centrati su noi stessi o diventare spazio aperto dove Dio può ancora abitare nel mondo.

giovedì 30 aprile 2026

30.04.2026 - At 13,13-25 - Gv 13,16-20 - Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.

Dagli Atti degli Apostoli - At 13,13-25

Salpàti da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Ma Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme. Essi invece, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagòga nel giorno di sabato, sedettero. Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagòga mandarono a dire loro: «Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!».
Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: «Uomini d'Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Quindi sopportò la loro condotta per circa quarant'anni nel deserto, distrusse sette nazioni nella terra di Canaan e concesse loro in eredità quella terra per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei giudici, fino al profeta Samuèle. Poi essi chiesero un re e Dio diede loro Sàul, figlio di Chis, della tribù di Beniamino, per quarant'anni. E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d'Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali».
1. Nella sinagoga di Antiochia, Paolo si alza in mezzo all’assemblea delle persone lì riunite e annuncia la scelta di Dio, UNA SCELTA PREPARATA NELLA STORIA DEL POPOLO DI ISRAELE E COMPIUTA IN GESÙ. Gesù è il compimento…

2. Questa storia di scelte deve FARE I CONTI CON LA LIBERTÀ DELL’UOMO E DEL POPOLO, una libertà che spesso conduce all’infedeltà. Ma DIO NON RINUNCIA a tessere il suo disegno di salvezza per l’amore che ha per l’uomo.

3. Oggi siamo chiamati a cogliere la MERAVIGLIA DI UNA STORIA SECOLARE DELLA SALVEZZA, che dalla vicenda dell’antico Israele e dalla sua liberazione dall’Egitto arriva fino a Gesù. 

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 13,16-20
[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

 

Oggi Gesù sottolinea l'importanza dell'umiltà e del servizio, ricordando ai discepoli che la vera grandezza sta nel seguire il suo esempio. La beatitudine non è solo nel conoscere la Parola, ma nel metterla in pratica con amore. Gesù annuncia anche il tradimento, mostrando che tutto avviene secondo il disegno di Dio. La sua rivelazione anticipata rafforza la fede dei discepoli, affinché riconoscano in Lui il Figlio di Dio. Tra Lui, il Padre e coloro che Egli manda c'è unità, dunque accogliere i suoi inviati significa accogliere Dio stesso. Allora noi oggi siamo chiamati a vivere con umiltà e fiducia, seguendo l'esempio di Gesù nel servizio e nell'amore. Accogliere Lui significa accogliere il Padre, portando nel mondo la luce della fede.

 

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30.04 SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO

GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO

Giuseppe Benedetto Cottolengo è una di quelle figure che dimostrano come la santità non nasca da grandi progetti umani, ma da un cuore che si lascia guidare da Dio. La sua vita cambia davanti alla sofferenza concreta di una famiglia povera e abbandonata, e lì comprende che non basta pregare: bisogna fare qualcosa. Da quel momento non si tira più indietro e diventa strumento della Divina Provvidenza.

Non era un uomo potente, non era un grande politico o un ricco benefattore. Era un sacerdote che si definiva “un buono a nulla”, ma proprio per questo Dio ha potuto fare grandi cose attraverso di lui. Il Cottolengo non ha fondato semplicemente un ospedale, ma una città della carità. Un luogo dove ognuno aveva un compito: chi pregava, chi lavorava, chi serviva, chi curava. Aveva capito che la carità non è assistenzialismo, ma famiglia.

Nella Piccola Casa della Divina Provvidenza nessuno era inutile, nemmeno il malato. Questa è una rivoluzione enorme anche per oggi. La sua opera non si basava sui soldi, ma sulla fiducia totale nella Provvidenza. Eppure i conti tornavano sempre.

Non perché i miracoli cadano dal cielo, ma perché quando un’opera è di Dio, Dio la sostiene. Il Cottolengo non chiedeva a Dio spiegazioni, ma chiedeva cosa doveva fare. Questa è la vera fede: non capire tutto, ma fidarsi. La sua forza non era l’organizzazione, ma la preghiera. Per questo volle monasteri contemplativi: il cuore dell’opera doveva essere la preghiera, non l’efficienza. Oggi invece pensiamo che tutto dipenda da strategie e capacità.

Il Cottolengo ci direbbe che senza Dio le opere nascono e muoiono, con Dio invece continuano. Si definiva “manovale della Divina Provvidenza”, cioè uno che porta mattoni, non uno che firma progetti. E forse è proprio questo il segreto della sua santità: non sentirsi protagonista, ma strumento.
Morì invocando misericordia, come un povero davanti a Dio.
E la sua vita fu davvero, come scrissero, “un’intensa giornata d’amore”.

Per noi oggi:

1.     Oggi ci fidiamo delle nostre capacità, ma ci fidiamo ancora della Provvidenza o vogliamo controllare tutto noi?

2.     Nella nostra vita siamo protagonisti o strumenti? Perché Dio usa gli strumenti, non i protagonisti.

3.     Davanti alla sofferenza del mondo ci limitiamo a commentare e discutere, o come il Cottolengo diciamo: “Bisogna fare qualcosa”?

Bra, Cuneo, 3 maggio 1786 – Chieri, Torino, 30 aprile 1842


NELLO STESSO GIORNO:
SAN PIO V (ANTONIO GHISLIERI) PAPA
Bosco Marengo, Alessandria, 27 gennaio 1504 - Roma, 1 maggio 1572
San Pio V, papa dal 17/01/1566 al 01/05/1572, che, elevato dall’Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesistica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore.

 

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