giovedì 30 luglio 2026

30.07.2026 - Ger 18,1-6 - Mt 13,47-53 - Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 18,1-6

Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremìa: «Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola».
Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele».
1. Dio parla a Geremia. Geremia parla al popolo. Geremia sceso nella bottega del vasaio osserva che LA CRETA È INTERAMENTE NELLE MANI E NELLA VOLONTÀ DEL VASAIO. Nulla è dalla creta. Tutto invece e dalla volontà del vasaio. È LUI CHE DONA “VITA” secondo la sua sapienza, intelligenza, arte, maestria, volontà.
2. Dopo aver osservato ogni cosa, la parola del Signore giunge agli orecchi di Geremia. Il Signore parla al suo profeta, spiegando quanto lui ha visto. GEREMIA HA VISTO CHE UN VASO SI È ROTTO E IL VASAIO NE HA FATTO UN ALTRO. Il Signore non potrebbe fare la stessa cosa con il suo popolo?
3. Non solo Israele è argilla nelle mani del Signore, tutti i popoli sono argilla nelle sue mani. DIO È IL VASAIO DEI POPOLI E DELLE NAZIONI. Niente può avvenire nel mondo senza che Lui lo permetta, lo voglia, lasci che la creta venga modellata. Siamo in mani buone!

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,47-53
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.    
I discepoli (“uomo che getta la rete in mare”) sono chiamati a predicare (“gettare la rete”). La loro predicazione è rivolta a tutti (“raccoglie pesci buoni e cattivi”). Nello stesso tempo, la predicazione opera una separazione ponendo le persone buone in una comunità (“canestri”) e quelle cattive lasciandole nella dispersione/solitudine (“fuori”). Ma solo alla fine del mondo Gesù (“gli angeli”) separerà le persone in modo netto e definitivo, col suo giudizio.
“Avete compreso tutte queste cose?”. SI, bene. Ebbene, da questa Scrittura (tesoro) il discepolo trae “cose antiche e nuove”. Come dire: l’accoglienza a Gesù fa sì che le cose antiche (Scritture di Israele) trovino compimento nelle cose nuove (Vangelo). Il Vangelo non distrugge la prima Rivelazione, ma la compie. Gesù stesso/Vangelo non è venuto a distruggere, ma a compiere, come ci sta dicendo in continuità l’evangelista Matteo.

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Scribi che diventano discepoli, perché capaci di tenere insieme tutto quello che vale, senza separare e contrapporre. Ma la domanda resta: abbiamo compreso tutte queste cose? O vogliamo già fare il lavoro degli angeli e selezionare anzitempo?

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30.07 - SAN PIETRO CRISOLOGO

SAN PIETRO CRISOLOGO
San Pietro Crisologo nacque a Imola tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. Fu educato e formato dal vescovo San Cornelio, che lo battezzò, lo istruì nella fede e lo ordinò diacono. Intorno al 433 venne scelto come vescovo di Ravenna, allora capitale dell'Impero Romano d'Occidente e centro di grande importanza politica e religiosa. Il suo soprannome, Crisologo, significa "parola d'oro" e gli fu attribuito per la straordinaria capacità di predicare il Vangelo con chiarezza, profondità e forza spirituale. Attraverso le sue omelie spiegava al popolo le verità della fede, aiutando i cristiani a comprendere il mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. In quegli anni la Chiesa era attraversata da gravi controversie dottrinali. Pietro Crisologo si impegnò a difendere la fede cattolica contro le eresie che mettevano in discussione l'identità di Cristo. Quando il monaco Eutiche diffuse il monofisismo, sostenendo che in Gesù esistesse soltanto la natura divina, il santo ribadì con fermezza l'insegnamento autentico della Chiesa e invitò tutti a seguire il giudizio del Papa, riconoscendo il ruolo unico della sede di Roma. Fu profondamente legato all'imperatrice Galla Placidia, che sostenne nella costruzione di importanti edifici sacri a Ravenna. Collaborò alla crescita spirituale della città e consacrò la chiesa di San Giovanni Evangelista, una delle più antiche della città. Le sue prediche affrontavano temi fondamentali come l'Incarnazione, il Credo, la devozione alla Vergine Maria, la testimonianza dei santi e la chiamata universale alla santità. Grazie al suo linguaggio semplice ma ricco di sapienza riusciva a raggiungere il cuore delle persone e a rafforzare la loro fede. Morì intorno al 450 e volle essere sepolto nella sua Imola, accanto alla tomba di San Cassiano. Nei secoli successivi le sue numerose omelie furono raccolte e conservate come un prezioso patrimonio spirituale. Per la profondità del suo insegnamento e il valore della sua predicazione, nel 1729 papa Benedetto XIII lo proclamò Dottore della Chiesa. Ancora oggi San Pietro Crisologo rimane un esempio luminoso di pastore che unisce verità, carità e fedeltà alla Chiesa. per noi oggi 1. Pietro Crisologo studiava la fede per difenderla dagli errori del suo tempo. Noi conosciamo davvero ciò che crediamo o ci accontentiamo di idee superficiali sul cristianesimo? 2. Egli riconobbe con umiltà l'autorità della Chiesa anche nei momenti di confusione. Quando non comprendiamo qualcosa della fede cerchiamo la verità o seguiamo soltanto le opinioni che ci piacciono? 3. Le sue parole erano d'oro perché nascevano dalla santità della vita. Le nostre parole costruiscono e avvicinano a Dio oppure creano divisioni, polemiche e superficialità?
Imola, ca. 380 - 450
   San Pietro, detto Crisologo, vescovo di Ravenna e dottore della Chiesa, che, munito del nome del beato Apostolo, ne svolse lo stesso ministero con tale maestria, da attirare alla fede le folle con la rete della sua celeste dottrina, saziandole con la dolcezza del suo divino eloquio. Il suo transito avvenne il 31 luglio a Imola in Romagna.


mercoledì 29 luglio 2026

29.07.2026 - 1Gv 4,7-16 - Gv 11,19-27 - Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 4,7-16

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
1. Chi desidera conoscere Dio, DEVE vivere l’amore fraterno perché l’amore è da Dio e Dio è amore. IL MODO DI AMARE DI DIO È IL FIGLIO. Non lo ha risparmiato e lo ha mandato nel mondo per salvare il mondo. IL FIGLIO AMA “I FIGLI” e, per far crescere il bene e la vita vera, PRENDE SU DI SÉ E ANNIENTA I PECCATI.
2. NOI POSSIAMO VEDERE E CONOSCERE DIO perché abbiamo dalla nostra parte la mediazione del Figlio e dello Spirito Santo. NELL’AMORE CHE ABBIAMO RICEVUTO DA DIO – che è amore – NOI ABBIAMO CONOSCIUTO LUI e abbiamo compreso che POSSIAMO/DOBBIAMO AMARE I FRATELLI.
3. Il Figlio che i discepoli hanno visto si fa accessibile anche a noi ed è il fondamento della vita cristiana. TUTTA LA VITA CRISTIANA HA UN FONDAMENTALE INSOSTITUIBILE CHE È CRISTO. Ora Giovanni ci dice che CONFESSARLO NELLA FEDE SIGNIFICA RIMANERE NELL’AMORE E CONOSCERE DIO.

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+ Dal vangelo secondo Giovanni - Gv 11,19-27
In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

 

Marta ha fiducia in Gesù, ma come sperare che il fratello ritorni in vita? E’ ben vero che Gesù le dice: “Tuo fratello risorgerà”. E aggiunge: “Io sono la risurrezione e la vita…”. Marta ha un balzo. Non sa fin dove possa giungere la potenza di Gesù, ma dice con determinazione la sua fede in Lui, con parole che sono diventate anche nostre: “Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio…”. Anche quando non sappiamo se accadrà il miracolo, e quando il miracolo non accade, sappiamo di poterci fidare di Gesù, salvatore del mondo, vincitore della morte.
Infatti "Chi crede in me, anche se muore vivrà”. Qui per credere non si tratta di sapere semplicemente che Gesù è risorto. Questo lo sanno anche i demoni.
Si tratta invece di essere unito a Lui mediante una fede viva, e cioè con una fede accompagnata dalla carità, dalla grazia.

 

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29.07 - SANTA MARTA DI BETANIA

SANTA MARTA DI BETANIA

Santa Marta di Betania viveva con i fratelli Maria e Lazzaro nel villaggio di Betania, vicino a Gerusalemme. La loro casa era uno dei luoghi in cui Gesù amava fermarsi durante la sua missione pubblica, trovando amicizia, accoglienza e affetto sincero. Nei Vangeli Marta appare come una donna concreta, laboriosa e attenta alle necessità degli altri. Quando il Maestro arrivava, si preoccupava di servirlo con premura e generosità. Celebre è l'episodio in cui, mentre Marta è occupata nei molti servizi domestici, Maria rimane seduta ai piedi di Gesù ad ascoltare la sua parola. Di fronte alla sua protesta, il Signore le insegna che la cosa più importante è mettere Dio al primo posto e custodire uno spazio per l'ascolto e la contemplazione. Gesù non rimprovera il servizio di Marta, ma la invita a vivere con maggiore serenità e a non lasciarsi assorbire dalle preoccupazioni. Marta dimostra poi tutta la sua grandezza spirituale nell'episodio della morte del fratello Lazzaro. Quando Gesù arriva a Betania, ella corre subito incontro al Maestro e gli manifesta una fede straordinaria. Alle parole di Cristo risponde con una delle più belle professioni di fede del Vangelo: «Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Questa dichiarazione rivela la profondità del suo rapporto con il Signore. Poco dopo assiste al miracolo della risurrezione di Lazzaro, segno della vittoria di Gesù sulla morte. Anche durante la cena offerta a Cristo pochi giorni prima della Passione, Marta continua a servire con amore mentre Maria onora il Maestro con il prezioso profumo di nardo. La Chiesa vede in lei il modello di chi vive la carità concreta senza dimenticare la preghiera. La sua figura insegna che il lavoro, il servizio e l'impegno quotidiano acquistano pieno significato quando nascono dall'incontro con Dio. Per questo Santa Marta è venerata come patrona delle casalinghe, dei cuochi, delle domestiche e degli albergatori, diventando esempio di accoglienza, dedizione e fede operosa. per noi oggi 1. Marta lavorava molto, ma Gesù le ricordò che la preghiera viene prima dell'agitazione. Noi troviamo tempo per ascoltare Dio oppure siamo sempre occupati senza fermarci mai? 2. Davanti alla morte del fratello, Marta non perse la fiducia nel Signore. Quando arrivano le prove continuiamo a credere oppure la nostra fede vacilla facilmente? 3. Marta serviva gli altri con generosità e senza cercare riconoscimenti.
Il nostro servizio nasce dall'amore o dal desiderio di essere apprezzati e lodati dagli altri?
sec. I
   Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».


martedì 28 luglio 2026

28.07.2026 - Ger 14,7b-22 - Mt 13,36-43 - Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 14,7b-22

Il Signore ha detto:
«I miei occhi grondano lacrime
notte e giorno, senza cessare,
perché da grande calamità
è stata colpita la vergine,
figlia del mio popolo,
da una ferita mortale.
Se esco in aperta campagna,
ecco le vittime della spada;
se entro nella città,
ecco chi muore di fame.
Anche il profeta e il sacerdote
si aggirano per la regione senza comprendere».
Hai forse rigettato completamente Giuda,
oppure ti sei disgustato di Sion?
Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi?
Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene,
il tempo della guarigione, ed ecco il terrore!
Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà,
la colpa dei nostri padri:
abbiamo peccato contro di te.
Ma per il tuo nome non respingerci,
non disonorare il trono della tua gloria.
Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi.
Fra gli idoli vani delle nazioni c’è qualcuno che può far piovere?
Forse che i cieli da sé mandano rovesci?
Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio?
In te noi speriamo,
perché tu hai fatto tutto questo.
1. LA SITUAZIONE DEL POPOLO DI DIO È TRAGICA: si sono allontanati da Dio e hanno gettato un intero popolo nella disgrazia e nel disorientamento. Il Signore per mezzo del profeta Geremia, annunzia la grande calamità che sta per abbattersi su Guida e su Gerusalemme. DIO PIANGE NOTTE E GIORNO PER IL SUO POPOLO, PIANGE PERCHÉ LA MORTE È IMMINENTE.  
2. ECCO COSA VEDE IL SIGNORE: VITTIME DELLA SPADA E VITTIME DELLA FAME. Anche il popolo vede la sciagura nella quale è precipitato e si rivolge al Signore per chiedere soccorso. Hai forse rigettato completamente Giuda? Perché ci hai colpiti? GIUDA RICONOSCE IL SUO PECCATO DI INFEDELTÀ, MA NON HA NESSUNA PAROLA NÉ DI PENTIMENTO NÉ DI CONVERSIONE.
3. Eppure, Dio ha ancora pietà del Suo popolo. Sue lacrime ne sono il segno evidente e commovente. NON È DIO CHE RESPINGE GIUDA. È IL POPOLO CHE NON SI LASCIA AIUTARE. LA SALVEZZA VIENE SOLO DALLA PAROLA DI DIO CHE DIVIENE PAROLA DELL’UOMO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,36-43
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti». 

 

Dio si fida di noi, del bene che possiamo fare e portare agli altri. La zizzania a Lui non interessa, non la guarda. Il Signore sa che più inondiamo la nostra vita di bene, meno terreno la zizzania avrà disposizione per crescere. Noi non siamo stati creati per essere erbaccia e la nostra vita non è stata seminata di zizzania, ma di seme buono.
E’ proprio buffo: spesso sprechiamo tutto il nostro tempo a cercare di togliere i fili di zizzania nella nostra vita e non ci accorgiamo che così facendo le spighe rischiano di restare vuote, senza frutto al loro interno.
Vinci il male presente nella tua vita facendo del bene! 
Sappi che saranno i giusti a splendere come il sole! Nessuno dovrà pentirsi di aver scelto di compiere dei sacrifici e ogni sforzo in più nella testimonianza o nell’aiutare il prossimo sarà un tassello verso la beatitudine. Questo non va mai dimenticato. La pena nel caso contrario è senza appello ed è la dannazione eterna.

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La parabola della zizzania non è un testo incomprensibile ma molto esigente. Chiede pazienza e fede in Dio, giusto giudice. Ci pone la domanda più tremenda: Unde malo? Da dove (e perché) il male?

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28.07 - SAN PEDRO POVEDA CASTROVERDE

SAN PEDRO POVEDA CASTROVERDE
San Pedro Poveda Castroverde nacque a Linares, in Spagna, il 3 dicembre 1874. Fin da bambino sentì la chiamata al sacerdozio ed entrò in seminario all'età di quindici anni. Ordinato sacerdote nel 1897, si dedicò con passione all'evangelizzazione e alla promozione umana delle persone più povere. Nei primi anni del suo ministero lavorò tra gli abitanti delle grotte che circondavano la città di Guadix, impegnandosi per migliorare le loro condizioni di vita attraverso l'istruzione, la formazione professionale e l'assistenza sociale. Convinto che l'educazione fosse uno strumento fondamentale per trasformare la società, si interessò profondamente ai problemi della scuola e della formazione degli insegnanti. Non entrò nelle polemiche del suo tempo, ma cercò di valorizzare la figura dell'educatore come testimone di valori umani e cristiani. Con questo obiettivo fondò l'Istituzione Teresiana, ispirata a Santa Teresa d'Avila, per promuovere il dialogo tra fede e cultura, tra Vangelo e vita quotidiana. A Madrid fondò residenze universitarie, associazioni culturali e opere educative rivolte soprattutto ai giovani. Fu uomo di preghiera, sacerdote prudente e coraggioso, sempre disponibile verso i poveri, gli ammalati e gli emarginati. Negli anni difficili che precedettero la guerra civile spagnola invitò tutti a vivere la carità, la prudenza e la fiducia nella Provvidenza. Il 27 luglio 1936 venne arrestato da alcuni miliziani e dichiarò apertamente: «Sono sacerdote di Gesù Cristo». Consapevole del destino che lo attendeva, affrontò la persecuzione con serenità e fede. Fu ucciso in odio alla fede e il suo corpo venne ritrovato il giorno successivo vicino al cimitero dell'Almudena di Madrid. La Chiesa riconobbe il suo autentico martirio e San Giovanni Paolo II lo beatificò nel 1993 e lo canonizzò nel 2003. La sua eredità continua ancora oggi attraverso l'Istituzione Teresiana, presente in numerosi Paesi del mondo. L'UNESCO lo ha riconosciuto tra le personalità che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo dell'educazione e della cultura. San Pedro Poveda rimane un esempio luminoso di fede vissuta nell'impegno educativo, nel dialogo e nel servizio alla società. per noi oggi 1. Pedro Poveda vedeva nell'educazione uno strumento per cambiare il mondo. Noi investiamo davvero nella formazione umana e spirituale oppure ci accontentiamo di informazioni superficiali? 2. Nei tempi della persecuzione invitava a crescere nella preghiera, nella carità e nella pace. Davanti alle tensioni di oggi reagiamo con fede e serenità o alimentiamo divisioni e conflitti? 3. Quando fu arrestato dichiarò senza paura: «Sono sacerdote di Gesù Cristo». Noi abbiamo il coraggio di mostrare la nostra identità cristiana oppure la nascondiamo per timore del giudizio degli altri?
Linares, Spagna, 3 dicembre 1874 - Madrid, Spagna, 28 luglio 1936
   A Madrid in Spagna, san Pietro Poveda Castroverde, sacerdote e martire, che per la diffusione dei valori cristiani fondò l’Istituto Teresiano e, all’inizio della persecuzione contro la Chiesa, fu ucciso in odio alla fede, offrendo a Dio una luminosa testimonianza

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI NAZARIO E CELSO Martiri

+ Milano 304

Nazario aveva predicato in Italia, a Treviri e in Gallia. Qui battezzò Celso che aveva nove anni. Furono martirizzati a Milano nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano.

 

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LA PACE INIZIA DA ME.

LA PACE INIZIA DA ME.

«Non ci resta che pregare», questa frase spesso viene pronunciata di fronte ai drammi del mondo segnato da guerre, violenze e distruzioni.
Questa frase rischia di trasformarsi in un segno di rassegnazione e impotenza, quasi che i cristiani non possano fare altro che assistere passivamente agli eventi. In realtà, la preghiera invocata da papa Leone XIV per una pace «disarmata e disarmante» non è una fuga dalla realtà, ma una forza capace di risvegliare le coscienze. Pregare per la pace significa assumersi una responsabilità concreta e non rifugiarsi in una spiritualità consolatoria. Per questo la pace deve essere intesa come un vero vocabolario di scelte, relazioni e comportamenti. Allo stesso tempo occorre riscoprire il volto autentico di Dio, non come un sovrano severo e distante, ma come il Padre misericordioso annunciato da Gesù, che ama tutti senza distinzione. Una simile preghiera genera responsabilità comunitaria e invita i credenti a vigilare sulle grandi questioni del nostro tempo. Tra queste emerge l’aumento impressionante della spesa militare mondiale, che secondo il Sipri ha raggiunto livelli record, sottraendo risorse alla lotta contro la fame, alle politiche sociali e alla tutela dell’ambiente. Le risorse investite negli armamenti potrebbero contribuire alla costruzione di un mondo più giusto e abitabile. La preghiera autentica spinge inoltre a interrogarsi sull’uso del proprio denaro e sul fenomeno delle cosiddette banche armate, che finanziano la produzione di armi. La comunità cristiana è chiamata a compiere scelte coerenti e coraggiose anche sul piano economico. La diplomazia rimane importante, ma da sola non basta ad affrontare le radici profonde dei conflitti. Serve una rinnovata profezia, capace di denunciare le ingiustizie e indicare percorsi alternativi di fraternità e riconciliazione. La preghiera, quindi, non sostituisce l’impegno, ma lo alimenta e lo orienta. Chi prega veramente non si allontana dalla storia, bensì vi entra con maggiore consapevolezza. La pace nasce quando la fede diventa scelta concreta, testimonianza e responsabilità condivisa. Per noi oggi 1. Preghiamo per la pace, ma i nostri risparmi finanziano indirettamente la produzione di armi? La coerenza evangelica passa anche dal conto corrente. 2. Se la pace è lasciata solo ai governi e ai diplomatici, abbiamo già rinunciato alla nostra parte di responsabilità. La profezia inizia dalle scelte quotidiane.
3. Forse il problema non è che preghiamo troppo poco, ma che preghiamo senza lasciarci cambiare. Una preghiera che non converte la vita rischia di diventare un alibi.

 

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