giovedì 16 luglio 2026

16.07.2026 - Is 26,7-9.12.16-19 - Mt 11,28-30 - Io sono mite e umile di cuore.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 26,7-9.12.16-19

Il sentiero del giusto è diritto,
il cammino del giusto tu rendi piano.
Sì, sul sentiero dei tuoi giudizi,
Signore, noi speriamo in te;
al tuo nome e al tuo ricordo
si volge tutto il nostro desiderio.
Di notte anela a te l'anima mia,
al mattino dentro di me il mio spirito ti cerca,
perché quando eserciti i tuoi giudizi sulla terra,
imparano la giustizia gli abitanti del mondo.
Signore, ci concederai la pace,
perché tutte le nostre imprese tu compi per noi.
Signore, nella tribolazione ti hanno cercato;
a te hanno gridato nella prova, che è la tua correzione per loro.
Come una donna incinta che sta per partorire
si contorce e grida nei dolori,
così siamo stati noi di fronte a te, Signore.
Abbiamo concepito,
abbiamo sentito i dolori
quasi dovessimo partorire:
era solo vento;
non abbiamo portato salvezza alla terra
e non sono nati abitanti nel mondo.
Ma di nuovo vivranno i tuoi morti.
I miei cadaveri risorgeranno!
Svegliatevi ed esultate
voi che giacete nella polvere.
Sì, la tua rugiada è rugiada luminosa,
la terra darà alla luce le ombre.
1. Di notte e al mattino il mio spirito ti cerca. È INSTANCABILE E CONTINUO DESIDERIO DI INFINITO. Ma questa inquietudine, se c’è fede, può trovare ristoro nella pace che Dio ci offre e che è il dono messianico per eccellenza. 

2. LE TRIBOLAZIONI DEL POPOLO D’ISRAELE, che soffre al pari di «una donna incinta che sta per partorire», sembrano corrispondere le «doglie del parto» di cui geme «tutta insieme la creazione». TUTTE LE CREATURE DESIDERANO RICONOSCERSI E RICONGIUNGERSI AL LORO CREATORE. 

3. Se ciò non accade, ecco tornare l’inquietudine e il malessere. ALLA SOFFERENZA, PERÒ, SEGUE LA GIOIA E LA QUIETE, perché il Signore non ci lascia da soli e non ci abbandona nemmeno alla morte. DIO CI FARÀ RISORGERE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,28-30
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Il primo imperativo è “Venite a me”. A noi  che siamo stanchi e oppressi ci viene proposto oggi di andare dal Signore, di confidare in Dio... Trova del tempo per andare...
Il secondo imperativo dice: “Prendete il mio giogo”. A noi ci viene chiesto di entrare in comunione con Dio di diventare partecipi e non spettatori del mistero della sua croce (di donazione) e del suo destino di salvezza.  Non aver paura di seguire Gesù! Mettiamo le nostre forze al servizio del bene...
il terzo imperativo: “Imparate da me”. A noi ci viene prospettato un cammino di conoscenza e di imitazione. Impariamo a essere misericordiosi. Teniamo fisso lo sguardo sul Figlio di Dio, leggiamo ogni giorno una pagina del Vangelo in modo da capire quanta strada dobbiamo ancora fare; ma al tempo stesso ci infonde la gioia di sapere che stiamo camminando con Lui e non siamo mai soli...

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Io sono umile, dice Gesù. Ma è matto? Nessuno veramente umile dice di esserlo, del resto Gesù dice anche di essere Dio. Nessuno lo ha mai detto. Quindi è matto... o dice la verità?

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16.07 - BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

La festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo è una delle più amate dalla tradizione cristiana e celebra la speciale protezione di Maria sui suoi figli. Il Carmelo, il cui nome significa «giardino» o «vigna di Dio», è il monte della Terra Santa legato alla figura del profeta Elia, grande difensore della fede nel Dio vivente. Proprio sul Carmelo Elia vide una piccola nube salire dal mare, segno della fine della siccità. I Padri della Chiesa hanno visto in quella nube un'immagine profetica della Vergine Maria, dalla quale sarebbe nato il Salvatore del mondo. Fin dai primi secoli cristiani alcuni eremiti si ritirarono sul Monte Carmelo per dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione. Essi riconobbero Maria come loro speciale patrona e modello di vita spirituale. Da questa esperienza nacque l'Ordine Carmelitano, che vede nella Madonna la sua Madre e Regina. Nel XIII secolo i carmelitani si diffusero in Europa continuando a promuovere la devozione mariana e la vita interiore. La loro spiritualità si fonda sulla ricerca di Dio nel silenzio, nella preghiera e nell'ascolto della Parola. Numerosi santi carmelitani, come santa Teresa d'Avila, san Giovanni della Croce e santa Teresa di Gesù Bambino, hanno arricchito la Chiesa con il loro esempio di santità. Essi insegnano che la vera contemplazione conduce sempre a un amore più profondo per Dio e per il prossimo. La tradizione ricorda che il 16 luglio 1251 la Madonna apparve a san Simone Stock, consegnandogli lo Scapolare del Carmelo. Maria promise la sua particolare protezione a coloro che lo avessero portato con fede e vissuto secondo il Vangelo. Lo scapolare non è un amuleto, ma un segno di affidamento a Maria e di impegno a imitare le sue virtù. La Madonna del Carmelo invita ogni cristiano a vivere nella preghiera, nella purezza del cuore e nella fedeltà a Cristo. Attraverso la sua materna intercessione ci conduce alla contemplazione del Volto di Dio e alla gioia della salvezza eterna. Maria continua ancora oggi a indicare ai credenti la via della santità, aiutandoli a perseverare nelle prove e a crescere nella fiducia verso il Signore. PER NOI OGGI 1. Portiamo segni religiosi al collo, ma il nostro cuore appartiene davvero a Cristo? Lo scapolare ha valore solo se accompagna una vita autenticamente cristiana. 2. Cerchiamo protezione nelle sicurezze umane, ma quanto ci affidiamo alla maternità spirituale di Maria? La Vergine ci invita a confidare più in Dio che nelle nostre forze. 3. In un mondo rumoroso e distratto, sappiamo ancora salire sul nostro "Carmelo" per pregare? Senza silenzio e contemplazione rischiamo di non riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita.
   Beata Maria Vergine del Monte Carmelo, dove un tempo il profeta Elia aveva ricondotto il popolo di Israele al culto del Dio vivente e si ritirarono poi degli eremiti in cerca di solitudine, istituendo un Ordine di vita contemplativa sotto il patrocinio della santa Madre di Dio

NELLO STESSO GIORNO:

SAN BARTOLOMEO DEI MARTIRI (Bartolomeu Fernandes) Vescovo domenicano

Lisbona, Portogallo, 3 maggio 1514 - Viana do Castelo, Portogallo, 16 luglio 1590

A Viana do Castelo nel monastero di Santa Cruz in Portogallo, beato Bartolomeo dei Martiri Fernandes, vescovo di Braga, che, insigne per integrità di vita, si adoperò con somma carità pastorale per le necessità del suo gregge e ornò di sana dottrina i suoi numerosi scritti.

 

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mercoledì 15 luglio 2026

15.07.2026 - Is 10,5-7.13-16 - Mt 11,25-27 - Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 10,5-7.13-16

Così dice il Signore:
Oh! Assiria, verga del mio furore,
bastone del mio sdegno!
Contro una nazione empia io la mando
e la dirigo contro un popolo con cui sono in collera,
perché lo saccheggi, lo depredi
e lo calpesti come fango di strada.
Essa però non pensa così
e così non giudica il suo cuore,
ma vuole distruggere
e annientare non poche nazioni.
Poiché ha detto:
«Con la forza della mia mano ho agito
e con la mia sapienza, perché sono intelligente;
ho rimosso i confini dei popoli
e ho saccheggiato i loro tesori,
ho abbattuto come un eroe
coloro che sedevano sul trono.
La mia mano ha scovato, come in un nido,
la ricchezza dei popoli.
Come si raccolgono le uova abbandonate,
così ho raccolto tutta la terra.
Non vi fu battito d'ala,
e neppure becco aperto o pigolìo».
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare
o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia?
Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna
e una verga sollevare ciò che non è di legno!
Perciò il Signore, Dio degli eserciti,
manderà una peste contro le sue più valide milizie;
sotto ciò che è sua gloria arderà un incendio
come incendio di fuoco.
1. Dio si serve dell’ASSIRIA COME STRUMENTO PER COLPIRE E PUNIRE ISRAELE, una nazione che Egli non esita a definire «empia». Dio richiama l’invasore per eseguire il suo giudizio su un POPOLO RIBELLE, OSTINATO, DURO DI CUORE, CHE NON VUOLE ASCOLTARE la parola del Signore e NON VUOLE AFFIDARSI alla sua volontà. 

2. Dio è in collera, la sua ira pare non calmarsi. Eppure IL SIGNORE AMA ISRAELE e desidera che converta il suo cuore, perché, se ricambiasse il suo amore, avrebbe la salvezza eterna, vivrebbe cioè per sempre in comunione con il Padre.

3. In tutto questo l’Assiria ha peccato, perché si è insuperbita. Ha pensato di essere superiore allo stesso Dio. LA SUPERBIA È QUELL’ATTEGGIAMENTO CHE TI RENDE AUTONOMO DA DIO NEI PENSIERI E NELLE OPERE. Invece ogni uomo è chiamato a vivere nell’umiltà per poter vedere il proprio limite.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-27
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

 

Gesù si rivolge a Dio in via confidenziale, con affetto, utilizzando l'appellativo di Padre. Il motivo che muove Gesù a lodare il Padre è molto chiaro: «perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» Chi sono questi "piccoli" ai quali il Padre rivela i suoi segreti? Lo capiamo per esclusione: quelli che non sono sapienti né dotti. Vale a dire quelli che non hanno trovato gusto (sapiente è colui che gusta, da cui il sapore) nelle cose del mondo, e quelli che non si sentono dotti, colmi di conoscenza. Sono ancora in ricerca, insoddisfatti dei risultati, consapevoli di essere ancora ignoranti circa il vero senso dell'esistenza. Solo a questi Dio si rivela, perché solo questi sono capaci di lasciare in se stessi uno spazio per Dio. Capaci di Cielo in quanto ancora non saturi di terra. Fai spazio a Dio!
Solo i piccoli possono ricevere ed accogliere questa Rivelazione: "Solo il Figlio conosce il Padre e solo Lui lo può rivelare". La rivelazione è per tutti, ma se il tuo bicchiere è pieno di Te come potrà accogliere qualcosa di nuovo? 

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Dio gioca a nascondino. È la sua misteriosa benevolenza. I sapienti lo cercano senza trovarlo. I piccoli, semplicemente, lo vedono. Siamo pronti per la rivelazione o accecati dalla nostra sapienza?

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15.07 - SAN BONAVENTURA

SAN BONAVENTURA

San Bonaventura da Bagnoregio fu uno dei più grandi teologi e filosofi del XIII secolo. Nato intorno al 1217 con il nome di Giovanni, guarì da una grave malattia grazie all'intercessione di san Francesco d'Assisi, verso il quale conservò sempre una profonda devozione. Dopo gli studi a Parigi entrò nell'Ordine dei Francescani, assumendo il nome di Bonaventura. Nel 1257 fu eletto Ministro Generale dei Frati Minori e guidò con equilibrio un Ordine in forte crescita. Difese l'unità dei francescani e scrisse la celebre Legenda Maior, la biografia ufficiale di san Francesco. Bonaventura vedeva nella vita del Poverello il riflesso dell'opera stessa di Cristo nella Chiesa. Nutriva un amore ardente per l'Eucaristia e collaborò con i papi nelle questioni più importanti del suo tempo. La sua opera più famosa, l'Itinerario della mente verso Dio, descrive il cammino dell'anima verso la contemplazione divina. Egli insegnava che nessuno può raggiungere la vera felicità senza l'aiuto della Grazia e che la preghiera è il principio di ogni elevazione spirituale. Per lui tutte le arti, le scienze e la filosofia devono essere al servizio della teologia. La ragione è preziosa, ma la piena verità si comprende soltanto alla luce della fede. Tutto il creato diventa una scala che conduce l'uomo verso Dio, dalle realtà visibili a quelle invisibili ed eterne. Attraverso le potenze dell'anima l'uomo può elevarsi dalle cose terrene alle realtà celesti. Per Bonaventura esiste una sola strada capace di unificare ogni sapere e ogni ricerca: Gesù Cristo. Nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa. Ancora oggi il suo insegnamento ricorda che la vera sapienza non consiste nell'accumulare conoscenze, ma nel lasciarsi trasformare dall'amore di Dio. PER NOI OGGI 1. Possediamo enormi quantità di informazioni, ma siamo davvero più vicini alla verità? San Bonaventura ricorda che senza Dio il sapere rischia di diventare solo accumulo di nozioni. 2. Dedichiamo tempo allo studio, al lavoro e ai social, ma quanto tempo riserviamo alla preghiera? Per il santo, senza la Grazia divina l'uomo non può elevarsi alla sua vera grandezza. 3. Cerchiamo risposte in mille direzioni diverse, ma siamo disposti a riconoscere Cristo come unica Via? La frammentazione del pensiero moderno trova unità soltanto nell'incontro con Gesù.
Bagnoregio, Viterbo, 1217/8 - Lione, Francia, 15 luglio 1274
   Memoria della deposizione di san Bonaventura, vescovo di Albano e dottore della Chiesa, che rifulse per dottrina, santità di vita e insigni opere al servizio della Chiesa. Resse con saggezza nello spirito di san Francesco l’Ordine dei Minori, di cui fu ministro generale. Nei suoi molti scritti unì una somma erudizione a una ardente pietà. Mentre si adoperava egregiamente per il II Concilio Ecumenico di Lione, meritò di giungere alla visione beata di Dio. 

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martedì 14 luglio 2026

14.07.2026 - Is 7,1-9 - Mt 11,20-24 - Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,1-9

Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d'Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramèi si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.
Il Signore disse a Isaìa: «Va' incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: "Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramèi, e del figlio di Romelìa. Poiché gli Aramèi, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl.
Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà!
Perché capitale di Aram è Damasco
e capo di Damasco è Resin.
Capitale di Èfraim è Samarìa
e capo di Samarìa il figlio di Romelìa.
Ancora sessantacinque anni
ed Efraim cesserà di essere un popolo.
Ma se non crederete, non resterete saldi"».
1. Isaia viene mandato dal Signore al re di Giuda Acaz, per rincuorarlo sulle sorti della guerra mossagli contro dai re di Israele e di Aram. Gerusalemme e il regno di Giuda non saranno devastati e NON CADRANNO NELLE MANI DEGLI ESERCITI NEMICI. COSÌ IL SIGNORE HA DECISO COSÌ SARÀ.

2. Dio chiede a Isaia di andare incontro col re con suo figlio Seariasùb, che significa “UN RESTO RITORNERÀ”. Dio assicura la sopravvivenza permanente del popolo; CI SARÀ SEMPRE QUALCUNO CHE TORNERÀ AL SIGNORE e recupererà ciò che è stato perduto.

3. La rassicurazione portata dal profeta è accompagnata DALL’INVITO A CONFIDARE IN DIO, vero artefice degli eventi. Insomma, la salvezza è certa solo se vi è fede, altrimenti «SE NON CREDERETE, NON RESTERETE SALDI».

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,20-24
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

 

Quanti ’Guai’ meritiamo da parte di Gesù? Quante sue parole abbiamo udito, quanti fatti abbiamo visto, a quanti ‘miracoli’ abbiamo partecipato, quanti ‘santi’ abbiamo incontrato?? Sembra manchi sempre un’ultima conferma che ci induca ad aprire il cuore per affidarci finalmente a Gesù, scoprendo la sua bellezza e verità.
E il giudizio finale di Dio è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza. Il giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi.
Ma se noi ci chiudiamo all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo. La salvezza è aprirsi a Gesù, e Lui ci salva.

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Peggio di Sodoma. Saremo trattati peggio. La conversione (e non la tradizione, ricorda Chesterton) è la cifra distintiva della fede cristiana. Ma noi riusciamo a vedere i prodigi di Gesù in mezzo a noi?

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14.07 - SAN CAMILLO DE LELLIS

SAN CAMILLO DE LELLIS
San Camillo de Lellis nacque a Bucchianico nel 1550 e divenne il grande apostolo dei malati e degli infermi. Rimasto presto orfano, seguì la carriera militare del padre, vivendo una giovinezza inquieta segnata dal gioco d’azzardo e da numerose difficoltà. Colpito da una dolorosa ulcera alla gamba, fu più volte ricoverato nell’ospedale di San Giacomo a Roma. Dopo anni di errori e sofferenze, il 2 febbraio 1575 maturò una profonda conversione grazie all’incontro con i Cappuccini. Desiderò consacrare tutta la sua vita a Dio, ma la malattia gli impedì di diventare frate cappuccino. Tornato in ospedale, imparò a vedere nei malati il volto stesso di Gesù Cristo. Guidato spiritualmente da san Filippo Neri, riunì alcuni compagni desiderosi di servire gli infermi con amore evangelico. Nacque così la Compagnia dei Ministri degli Infermi, poi riconosciuta come ordine religioso. I religiosi emettevano i voti di povertà, castità e obbedienza, aggiungendo quello dell’assistenza ai malati anche durante le epidemie. Camillo ottenne di portare sul petto una grande croce rossa, simbolo del Sangue redentore di Cristo. Con fiducia nella Provvidenza, fondò comunità in molte città italiane. Insegnava ai confratelli a curare gli infermi con competenza, rispetto e tenerezza. Voleva ospedali più puliti, accoglienti e attenti alla dignità della persona. Ripeteva spesso: «Più anima nelle mani!», ricordando che ogni gesto di cura deve essere accompagnato dall’amore. Per lui il malato non era un peso ma un tesoro affidato da Dio. Si dedicò anche all’assistenza spirituale dei morenti, affinché ricevessero i Sacramenti e affrontassero serenamente il passaggio all’eternità. Per questo i Camilliani furono chiamati i padri della buona morte. San Camillo visse consumandosi per il prossimo fino alla morte nel 1614. La sua eredità continua ancora oggi negli ospedali e nelle missioni sanitarie del mondo. È venerato come patrono degli infermieri, dei malati e degli ospedali. La sua vita dimostra che la santità nasce dall’incontro tra la misericordia di Dio e il servizio generoso verso chi soffre. PER NOI OGGI 1. Se Cristo si nasconde nel malato, quante volte passiamo accanto a Lui senza riconoscerlo? La qualità della nostra fede si misura anche da come trattiamo i più fragili. 2. Viviamo in un mondo ricco di tecnologia sanitaria, ma abbiamo ancora “anima nelle mani”? La cura senza amore rischia di guarire il corpo e ferire il cuore. 3. Temiamo la sofferenza e la morte più che mai, ma siamo preparati spiritualmente all’incontro con Dio? San Camillo ci ricorda che la vera vittoria non è evitare la croce, ma viverla con Cristo.
Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 - Roma, 14 luglio 1614
   San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall'adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell’ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi.


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CERCARE LA VERITÀ.

CERCARE LA VERITÀ.

Credere, dubitare, sperare: sono i tre verbi che riassumono la vita e la missione di Éric Baccard, medico legale che per quasi quarant'anni ha lavorato al servizio della verità e della giustizia.
Dall'incendio del tunnel del Monte Bianco alle fosse comuni dei Balcani, fino agli archivi di Norimberga, la sua esperienza lo ha portato a confrontarsi con alcune delle più terribili tragedie della storia contemporanea. Il suo compito non è stato soltanto quello di analizzare corpi e reperti, ma soprattutto di restituire una identità alle vittime e una risposta ai loro familiari. Attraverso la medicina legale, ogni ferita, ogni frammento osseo, ogni oggetto personale diventa una testimonianza che parla. Nei contesti di guerra e nei casi di crimini contro l'umanità, il medico legale contribuisce a documentare i fatti affinché la giustizia possa seguire il suo corso. Baccard ha visto da vicino la barbarie, la tortura, gli stupri e i massacri, ma ha incontrato anche uomini e donne capaci di coraggio, dignità e compassione. Questo gli ha impedito di perdere la fiducia nell'essere umano. Per lui il rispetto del defunto è fondamentale: ogni persona conserva la propria dignità anche dopo la morte. Dietro ogni corpo vi è una storia, una famiglia, un volto, una vita vissuta. La vicinanza quotidiana alla morte gli ha insegnato a ridimensionare molte preoccupazioni e a riconoscere il valore autentico dell'esistenza. Pur mantenendo una rigorosa neutralità professionale, ha maturato una profonda riflessione sulla fede e sulla speranza. La convinzione di lavorare per la verità e di aiutare le famiglie a elaborare il lutto gli ha dato la forza di continuare. Le Beatitudini evangeliche hanno illuminato il suo cammino, specialmente quelle che parlano di chi piange e di chi ha fame e sete di giustizia. Nel suo percorso professionale, credere, dubitare e sperare non si sono mai esclusi, ma hanno camminato insieme come compagni di viaggio nella ricerca della verità e della dignità umana. Per noi oggi: 1. Viviamo in una società che teme la morte e la nasconde. E se proprio il confronto con la fragilità fosse ciò che ci renderebbe più umani? 2. Cerchiamo continuamente colpevoli e giudizi immediati. Ma siamo davvero disposti a cercare la verità con la stessa pazienza e onestà di chi indaga sui fatti?
3. Parliamo spesso di diritti umani. Ma quanto siamo pronti a difendere concretamente la dignità delle persone quando non ci riguarda direttamente?

 

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