lunedì 8 giugno 2026

08.06.2026 - 1Re 17,1-6 - Mt 5,1-12 Beati i poveri in spirito.

Dal primo libro dei Re - 1Re 17,1-6

In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare».
Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.
1. Re Acab regna in Israele, facendosi promotore dell’idolatria più spinta e avanzata. ACAB AVEVA CHIUSO IL CUORE A DIO. DIO CHIUDE IL SUO CUORE A ISRAELE. Le conseguenze sono l’assenza di acqua. Dove abbonda l’acqua, abbonda la vita. Dove muore l’acqua, muore anche la vita.

2. ELÌA, IL PROFETA VIVE ALLA PRESENZA DI DIO, CIOÈ SI FA GUIDARE DA DIO. Vivere alla presenza di Dio significa STARE DAVANTI A LUI IN OGNI MOMENTO, essere sempre in relazione con lui sia nella preghiera che in tutti gli altri momenti di lavoro, di studio, di divertimento.

3. Dio nasconde Elìa per evitargli problemi, dato che il re lo avrebbe considerato causa della siccità. ELIA SI FIDA DI DIO E VA VICINO AL TORRENTE CHERÌT. Lì il Signore si occupa di lui dandogli da bere e da mangiare. QUANDO SCEGLIAMO IL SIGNORE NON DOBBIAMO TEMERE NIENTE, dobbiamo fidarci di lui anche quando non capiamo tutto. 

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

 

Le Beatitudini sono la prova che il Vangelo non può essere stato inventato dall’uomo. Fosse stato per noi, lo avremmo fatto più a nostra misura, non troppo esigente, più accomodante. Ma ciò che per noi è follia, per Dio è saggezza. Siamo chiamati a scegliere: Cosa vogliamo scegliere? Le cose false che ci offre il mondo, o la verità di Dio? La beatitudine è il nostro Vangelo. Il messaggio evangelico delle Beatitudini è la certezza di un domani di felicità, di rivincita, di pienezza.

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Le Beatitudini, il “manifesto” di Gesù. Cosa avranno capito tutte quelle persone lì sul monte? Eppure questo testo ha cambiato il mondo. Gesù semina, misteriosamente: siamo pronti ad accoglierlo? 

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08.06 - BEATO NICOLA DA GESTURI

BEATO NICOLA DA GESTURI
Nato a Gesturi nel 1882 con il nome di Giovanni Angelo Salvatore Medda, Fra Nicola proveniva da una povera famiglia contadina profondamente cristiana.
Rimasto orfano in giovane età, fu costretto a lavorare duramente nei campi per poter sopravvivere.
Dopo la Prima Comunione la sua vita si orientò sempre più verso la preghiera, l’umiltà e il desiderio di consacrarsi a Dio.
Guarito da una grave malattia reumatica, maturò definitivamente la vocazione religiosa.
Nel 1911 entrò tra i Cappuccini di Cagliari come fratello laico e nel 1913 vestì l’abito assumendo il nome di Fra Nicola da Gesturi.
Dopo il noviziato emise la professione religiosa consacrandosi totalmente al Signore.
Nel 1924 venne destinato al convento di Buoncammino a Cagliari con l’incarico di questuante, servizio che svolse per trentaquattro anni.
Con la bisaccia sulle spalle e il rosario tra le dita percorreva silenziosamente strade e campagne chiedendo l’elemosina “A Santu Franciscu”.
La gente vedeva in lui un uomo di Dio e gli chiedeva benedizioni, preghiere e conforto spirituale.
Parlava pochissimo e per questo venne soprannominato “Frate Silenzio”.
Il suo silenzio era pieno di preghiera, pace e amore verso il Signore e verso i poveri.
Viveva nella povertà assoluta, dormiva su un semplice tavolaccio ed era esempio di obbedienza e umiltà.
Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale rimase accanto alla popolazione di Cagliari portando conforto ai disperati.
Nel giugno del 1958, gravemente malato, si preparò serenamente all’incontro con Dio.
Morì l’8 giugno 1958 e ai suoi funerali partecipò una folla immensa, segno dell’amore del popolo verso questo umile frate cappuccino.
Nel 1999 Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato riconoscendo un miracolo ottenuto per sua intercessione. per noi oggi 1. Viviamo in una società rumorosa dove tutti vogliono apparire e parlare continuamente. Fra Nicola insegna che il silenzio interiore può avvicinare più a Dio di mille parole. 2.Molti cercano felicità nel denaro, nel potere e nell’immagine personale. Lui invece, poverissimo e sconosciuto al mondo, conquistò il cuore di un intero popolo. 3.Oggi si fugge dalla sofferenza e dal sacrificio a ogni costo. Fra Nicola dimostra che anche il dolore vissuto con fede può diventare luce per gli altri.
Gèsturi, Cagliari, 5 agosto 1882 - Cagliari, 8 giugno 1958


domenica 7 giugno 2026

Dt 8,2-3.14-16 - 1Cor 10,16-17 - Gv 6,51-58 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

Domenica 07 Giugno 2026
Dal libro del Deuteronòmio - Dt 8,2-3.14-16
 
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

1. L'esperienza della LIBERAZIONE dall'Egitto e della PROVVIDENZA con cui il Signore ha condotto il popolo durante gli anni del deserto deve essere impressa nella mente del popolo. RICORDATI del cammino….

2. Il Signore ti ha fatto PROVARE LA FAME cioè il tuo limite, la tua debolezza ma non ti ha abbandonato. TI HA NUTRITO DI MANNA che tu non conoscevi che nemmeno i tuoi padri avevano conosciuto. Hai mangiato la Manna. Ricordati!

3. E lo ha fatto dice Mosè per farti capire che L'UOMO NON VIVE SOLTANTO DI PANE ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. Dio ti ha dato da mangiare il pane perché tu capisca che HAI BISOGNO DI MANGIARE LA PAROLA DI DIO, cioè di assimilare la sua rivelazione. Pane e Parola. Ricordati!

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 10,16-17
 
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

1. LA COMUNIONE con il sangue di Cristo che noi facciamo attraverso il calice benedetto nella cena eucaristica, e LA COMUNIONE con il corpo di Cristo attraverso il pane che noi spezziamo durante la messa È COMUNIONE COL CORPO E SANGUE DI CRISTO GESÙ. Gesù è presente nell’Eucaristia «VERAMENTE, REALMENTE E SOSTANZIALMENTE».

2. Noi pur essendo molti attraverso questo unico pane DIVENTIAMO UN CORPO SOLO. La comunione eucaristica CEMENTA E UNISCE, fa di noi una cosa sola. Mangiando Cristo e bevendo Lui NOI SIAMO TRASFORMATI INTERAMENTE IN LUI.

3. La comunione con il Signore attraverso il pane e il vino sono la ragione di fondo, il principio basilare che CI OBBLIGA A FUGGIRE L’IDOLATRIA. Il pane eucaristico ci mette in comunione con il Signore quindi: "EVITIAMO DI FARE LA COMUNIONE CON IL SIGNORE E DI ENTRARE IN CONTATTO ANCHE CON GLI IDOLI". 

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». 
1. L’EUCARISTIA È GESÙ STESSO CHE SI DONA INTERAMENTE A NOI. Nutrirci di Lui TRASFORMA la nostra vita, la trasforma in un dono a Dio e ai fratelli. ABBIAMO BISOGNO DI QUEL PANE DI VITA...

2. NUTRIRCI DI QUEL “PANE DI VITA” SIGNIFICA ENTRARE IN SINTONIA CON IL CUORE DI CRISTO, ASSIMILARE le sue scelte, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Significa ENTRARE in un dinamismo di amore e diventare persone di pace, di perdono, di riconciliazione, di condivisione solidale. PERSONE BELLE...

3. «CHI MANGIA QUESTO PANE E BEVE IL MIO SANGUE VIVRÀ IN ETERNO». Sì, nell'Eucaristia Dio ci mette la sua vita, tutta quanta. Ecco perché chi ne mangia non muore. IL CIELO INCOMINCIA PROPRIO IN QUESTA COMUNIONE CON GESÙ...

BUONA DOMENICA...
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EUCARISTIA

"lo sento che la divinità si è spezzata come il pane dell'ultima Cena e che noi ne siamo le briciole». Siamo le briciole di quel pane che Gesù ha diviso con i Discepoli nel Cenacolo. C'è in noi una presenza divina che trasfigura la nostra vita, anche se misera e modesta. Una presenza che siamo chiamati a condividere con i fratelli, soprattutto con i più bisognosi. Eucaristia e solidarietà si intrecciano fra loro...

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LECTIO DIVINA– SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

OMELIA – SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)


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Mt 5,2.43-48 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA II DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA II DOPO PENTECOSTE
Domenica 07 giugno 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,2.43-48

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
1. «MA IO VI DICO». Impariamo a LEGGERE LA SCRITTURA ALLA LUCE DELLA VITA DI GESÙ; con la sua Pasqua, infatti, ogni parola della Scrittura riceve da Lui il suo PIENO E DEFINITIVO SIGNIFICATO. Soprattutto LEGGIAMO ogni giorno un brano del Vangelo…
2. «AFFINCHÉ SIATE FIGLI DEL PADRE VOSTRO CHE È NEI CIELI». Noi siamo figli, partecipiamo della sua stessa vita e siamo destinatari della sua eredità. LA NOSTRA VOCAZIONE È QUELLA DI VIVERE DELLA CARITÀ DI DIO. Ama come Gesù: TUTTI ANCHE I NEMICI…
3. «SIATE PERFETTI COME È PERFETTO IL PADRE VOSTRO CELESTE». Come è possibile prendere sul serio queste parole? Nulla è impossibile a Dio. Di fronte ai cristiani gli altri dovrebbero, prima o poi, dire: «IO NON TI CAPISCO… SEI TUTTO TUO PADRE!»; allora la Chiesa sarà luce per il mondo e sale della terra….
BUONA DOMENICA...
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07.06 - SANT' ANTONIO MARIA GIANELLI

SANT’ANTONIO MARIA GIANELLI 
Nato nel 1789 da una povera famiglia ligure, Sant’Antonio Maria Gianelli crebbe nel clima difficile della secolarizzazione post rivoluzionaria. Grazie all’aiuto della benefattrice Nicoletta Assereto poté entrare nel seminario di Genova e dedicarsi agli studi teologici. Fin da giovane si distinse per la predicazione, l’insegnamento e l’amore verso la sacra liturgia.
L’arcivescovo Luigi Lambruschini lo definì “il più bel fiore del mio giardino” quando lo nominò arciprete a Chiavari. Guidò con zelo oltre cento parrocchie, riformando i seminari e promuovendo lo studio della Sacra Scrittura.
Nel 1827 fondò i Liguoriani, missionari dedicati all’evangelizzazione delle campagne e del popolo semplice. Due anni dopo fondò le Figlie di Maria Santissima dell’Orto, dette Gianelline, impegnate nell’educazione delle ragazze povere e nell’assistenza ai malati. La sua vita era segnata da preghiera intensa, penitenza e profonda devozione verso l’Eucaristia e la Madonna. Passava lunghe ore davanti al Santissimo Sacramento chiedendo forza per servire il popolo di Dio. Aveva una fiducia totale nella Provvidenza e incoraggiava tutti a non perdere mai la speranza cristiana. La sua carità concreta verso poveri e malati rese credibile la sua predicazione evangelica.
Durante il colera del 1835 guidò una grande processione penitenziale con il Cristo Nero per chiedere protezione divina sulla città di Chiavari. Nel 1838 fu nominato vescovo di Bobbio e continuò la riforma morale del clero e l’insegnamento del Catechismo. Corresse con fermezza gli errori dottrinali e richiamò molti alla fedeltà verso la Chiesa. Tra i suoi allievi vi fu Cristoforo Bonavino, che dopo anni lontano dalla fede si convertì prima di morire. Tutta la vita del Gianelli fu orientata alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime.
per noi oggi 1. Oggi si parla molto di benessere materiale ma poco di salvezza eterna. Sant’Antonio Maria Gianelli ricorda che senza Dio il cuore umano resta inquieto. 2. Il santo affrontò crisi sociali ed epidemie senza nascondere pubblicamente la fede. Molti cristiani oggi invece vivono la religione con paura o vergogna. 3. Gianelli investì energie nell’educazione cristiana dei giovani e dei poveri. Una società che dimentica i valori spirituali rischia di perdere anche la propria umanità.

Carro, La Spezia, 12 aprile 1789 - Piacenza, 7 giugno 1846

sabato 6 giugno 2026

06.06.2026 - 2Tm 4,1-8 - Mc 12,38-44 - Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 4,1-8

Figlio mio, ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

1. “ANNUNCIA LA PAROLA, A TEMPO E FUORI TEMPO”. Viviamo in un’epoca in cui chi parla di fede è visto come fanatico, ma chi vende illusioni è chiamato “influencer”. Paolo sfida Timoteo — e noi — a NON MISURARE IL VANGELO SULLA CONVENIENZA, MA SULLA VERITÀ, anche quando non piace.

2. “SI CIRCONDERANNO DI MAESTRI SECONDO I PROPRI CAPRICCI”. Siamo pieni di voci spirituali su misura, che dicono solo ciò che consola. La “sana dottrina” oggi non è rifiutata perché antica, ma perché ESIGE CONVERSIONE. E LA CONVERSIONE NON È MAI DI MODA.

3. “HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA”: Paolo parla come un guerriero disarmato. La fede non è fuga né tranquillità: è resistenza lucida, anche quando tutto sembra perduto. LA “CORONA” NON È PREMIO PER I PERFETTI, MA PER CHI NON HA SMESSO DI CREDERE, anche ferito, anche stanco — ma ancora in piedi.

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 + Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,38-44
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Gli scribi sfilano in vesti lunghe, la vedova passa inosservata: eppure Dio si ferma su di lei. La religione dell’apparenza si nutre di applausi, quella del cuore di fiducia.
I ricchi offrono rumore, la vedova silenzio — ma il suo silenzio pesa più dell’oro. Gesù non esalta la povertà, denuncia l’indifferenza. Dare tutto non è follia, è libertà da ciò che possiede noi. Chi dà del superfluo mantiene il controllo; chi dà tutto, lo perde — e si affida.
Il vero sacrificio non si misura in monete, ma in fiducia. Forse oggi la vedova sarebbe quella che, senza like né platee, continua a credere.

 

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06.06 - SAN GERARDO TINTORI DA MONZA

SAN GERARDO TINTORI DA MONZA

San Gerardo dei Tintori è una figura straordinaria della carità medievale, perché trasforma l’intera sua vita e la sua ricchezza personale in un servizio concreto ai malati, diventando uno dei primi grandi esempi di assistenza ospedaliera organizzata in Europa.

All’epoca in cui molti ospedali nascono per iniziativa religiosa, a Monza nel 1174 è un laico a dare origine a un’opera stabile e innovativa, destinando la propria eredità alla cura dei poveri e degli infermi. Gerardo non si limita a finanziare l’opera, ma sceglie di vivere in prima persona il servizio più umile, portando i malati sulle spalle, lavandoli, nutrendoli e assistendoli con totale dedizione di carità.

Attorno a lui si forma un gruppo di volontari laici che egli organizza in una vita comune segnata da disciplina e da un forte impegno spirituale, incluso il celibato. La sua figura diventa così punto di riferimento per tutta la comunità di Monza, che lo considera già santo in vita per la radicalità del suo servizio.

La tradizione gli attribuisce anche episodi prodigiosi, come la protezione dell’ospedale dalle inondazioni del fiume Lambro e la provvidenziale moltiplicazione di viveri e vino. In un contesto storico segnato da guerre e violenze in Lombardia, la sua vita si distingue come testimonianza di mitezza e pace evangelica. Celebre è anche il racconto delle ciliegie offerte ai sacrestani dopo una notte di preghiera, segno della fiducia nella provvidenza divina e della sua profonda unione con Dio.

Dopo la sua morte, la sua tomba diventa meta di pellegrinaggi e il culto si diffonde spontaneamente in tutta la regione lombarda. La canonizzazione ufficiale arriva più tardi grazie anche all’intervento di san Carlo Borromeo, che ne riconosce il culto nel XVI secolo. La sua memoria resta viva come esempio di laicità cristiana vissuta nella concretezza della carità quotidiana.

Per noi oggi

1. La santità non è riservata a chi si ritira dal mondo, ma a chi lo serve fino in fondo. Gerardo dimostra che la fede diventa vera solo quando si sporca le mani con la sofferenza degli altri.

2. La ricchezza non è un problema, ma una prova: o diventa carità o diventa egoismo. Il Vangelo giudica non ciò che possiedi, ma ciò che scegli di farne.

3. Un cristianesimo senza servizio ai poveri è solo un’idea religiosa senza carne. La carità di Gerardo rende evidente che Dio passa sempre attraverso gesti concreti.

Monza, Milano, ca. 1135 - 6 giugno 1207

NELLO STESSO GIORNO:

SAN NORBERTO Vescovo

Xanten, Germania, 1080-1085 - Magdeburgo, 6 giugno 1134

San Norberto, vescovo, che, uomo di austeri costumi e tutto dedito all’unione con Dio e alla predicazione del Vangelo, vicino a Laon in Francia istituì l’Ordine dei Canonici regolari Premostratensi; divenuto poi vescovo di Magdeburgo in Sassonia, in Germania, rinnovò la vita cristiana e si adoperò per diffondere la fede tra le popolazioni vicine.

 

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