venerdì 19 giugno 2026

19.06.2026 - 2Re 11,1-4.9-18.20 - Mt 6,19-23 - Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 11,1-4.9-18.20

In quei giorni, Atalìa, madre di Acazìa, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte. Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto Atalìa regnava sul paese.
Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore. Egli concluse con loro un’alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore; quindi mostrò loro il figlio del re. I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà. Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà. Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti al re Davide, che erano nel tempio del Signore. Le guardie, ognuno con l’arma in pugno, si disposero dall’angolo destro del tempio fino all’angolo sinistro, lungo l’altare e l’edificio, in modo da circondare il re. Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: «Viva il re!».
Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalìa si presentò al popolo nel tempio del Signore. Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l’usanza, i comandanti e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa e suonava le trombe. Atalìa si stracciò le vesti e gridò: «Congiura, congiura!». Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all’esercito: «Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada». Il sacerdote infatti aveva detto: «Non sia uccisa nel tempio del Signore». Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l’ingresso dei Cavalli e là fu uccisa.
Ioiadà concluse un’alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo. Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal, davanti agli altari. Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore.
Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalìa era stata uccisa con la spada nella reggia.
1. Alla morte del giovane re Acazìa, la regina madre ATALÌA USURPA IL TRONO ED ELIMINA I LEGITTIMI PRETENDENTI appartenenti alla dinastia davidica. Atalìa è mossa dal proprio TORNACONTO personale ed è disposta a tutto…

2. Il giovanissimo figlioletto di Acazìa, Ioas, VIENE SALVATO DALLA ZIA IOSEBA, rendendo vano il perverso piano della nonna Atalìa. MA I PIANI DI DIO SONO DIVERSI e nonostante il piano di Atalìa sia stato architettato in modo perfetto fallisce. Dopo sette anni di governo della regina madre, Ioas diventato un ragazzo, diventa Re.

3. IOAS VIENE INVESTITO E PROCLAMATO RE LEGITTIMO. La regina madre messa davanti al fatto compiuto, viene uccisa. E infine si compie un regolamento di conti nei confronti del tempio di Baal e dei suoi sacerdoti, presenti a Gerusalemme. DIO ISPIRA SEMPRE UOMINI SAGGI, PRUDENTI, PII, GIUSTI, ONESTI, DEVOTI A LUI PERCHÉ FACCIANO LA SUA VOLONTÀ.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,19-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

 

«Soldi, vanità e potere» non rendono felice l’uomo. I veri tesori, le ricchezze che contano, sono «l’amore, la pazienza, il servizio agli altri e l’adorazione di Dio». «Il consiglio di Gesù è semplice: non accumulate per voi tesori sulla terra!». E aggiunge: «Guarda, questo non serve a niente, non perdere tempo!».
Bisogna dunque puntare ad accumulare le vere ricchezze, quelle che «liberano il cuore» e ti rendono «un uomo con quella libertà dei figli di Dio». Si legge in proposito nel Vangelo che «se il tuo cuore è schiavo, non sarà luminoso il tuo occhio, il tuo cuore». «Un cuore schiavo non è un cuore luminoso: sarà tenebroso!».
Chiediti sinceramente: a cosa sono davvero attaccato?

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Il nostro cuore sta «dov’è il tuo tesoro». E allora qual è il nostro tesoro? Alla fine si saprà, perché già siamo semplici, trasparenti, come le nostre pupille. Ma quanto è difficile questa semplicità? 

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19.06 - SAN ROMUALDO ABATE

SAN ROMUALDO ABATE
San Romualdo nacque intorno al 951 a Ravenna da una nobile famiglia legata al potere politico del tempo. La sua giovinezza fu segnata da un tragico episodio di violenza che coinvolse il padre in un duello mortale. Questo fatto sconvolse profondamente il giovane Romualdo spingendolo a cercare una vita completamente diversa. Intorno ai vent’anni entrò nel monastero di Sant’Apollinare in Classe iniziando il cammino monastico. Desiderava soprattutto trovare Dio attraverso il silenzio, la preghiera e il distacco dalle cose del mondo. Successivamente si trasferì a Venezia dove conobbe il monaco Guarino, abate del monastero di San Michele di Cuxa. Romualdo lo seguì nella sua abbazia approfondendo la disciplina monastica e la vita contemplativa. Dopo circa dieci anni tornò in Italia e iniziò a fondare eremi e piccoli monasteri in varie regioni. Rinunciò più volte a incarichi prestigiosi perché preferiva la solitudine e la contemplazione alla vita di potere. Anche l’imperatore Ottone III nutriva grande stima per lui e lo volle abate di Sant’Apollinare in Classe. Romualdo però lasciò presto anche quell’incarico per tornare alla sua vita di preghiera e penitenza. Visse per periodi in luoghi isolati come Montecassino e una grotta in Istria oggi chiamata Grotta di Romualdo. Infine raggiunse una radura chiamata Campo Maldoli dove fondò l’eremo di Camaldoli. Qui nacque la Congregazione camaldolese che univa la tradizione benedettina occidentale e quella orientale dei Padri del deserto. Il simbolo dei Camaldolesi divenne quello di due colombe che bevono dallo stesso calice. Romualdo insegnava ai monaci il distacco dal mondo e la continua ricerca della presenza di Dio. Nella sua Piccola Regola scriveva: “Siedi nella tua cella come nel Paradiso”. Esortava tutti a vigilare sui pensieri e a pregare con il cuore attraverso i Salmi e la meditazione della Scrittura. Morì nel 1027 lasciando una grande eredità spirituale fondata sul silenzio, la disciplina e l’amore totale verso Dio. La sua vita dimostra che la vera pace nasce solo da un cuore che sa fermarsi davanti al Signore. per noi oggi 1.Viviamo immersi nel rumore continuo, nelle distrazioni e nella fretta. San Romualdo ricorda che senza silenzio interiore è difficile ascoltare Dio e sé stessi. 2. Molti cercano successo, visibilità e riconoscimenti personali. Romualdo invece fuggiva il potere per cercare soltanto la presenza del Signore. 3. Oggi si teme la solitudine come qualcosa di negativo e inutile. Per il santo invece la solitudine vissuta con Dio diventava luogo di pace e trasformazione interiore.
Ravenna, ca. 952 - Val di Castro (Marche), 19 giugno 1027

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI GERVASIO E PROTASIO MARTIRI

sec. II-III

 A chi visita la basilica milanese di Sant'Ambrogio il nome di Gervaso e Protaso, martiri del II secolo, potrà dire poco. Ma se si scende nella cripta ecco le loro reliquie accanto alla tomba del vescovo. Fu infatti Ambrogio a far scavare davanti alla basilica dei santi Nabore e Felice, a Porta Vercellina. E lì rinvenne i resti dei due martiri vissuti due secoli prima e quasi dimenticati. Dopo la traslazione nella basilica sono diventati "pietre angolari" della diocesi.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 10, 26-33

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 10, 26-33

Per tre volte nel Vangelo di oggi Gesù ripete: “Non abbiate paura”. Se lo ripete così tante volte è perché conosce bene il cuore dell’uomo. La paura ci accompagna sempre: paura di sbagliare, di restare soli, di perdere, di essere giudicati, di non essere abbastanza. E spesso proprio la paura ci blocca, ci rende spenti, ci fa vivere a metà.
Gesù invece vuole uomini e donne liberi. C’è una storia che colpisce profondamente. È quella del giudice Giovanni Falcone. Sapeva benissimo di essere nel mirino della mafia. Gli avevano detto più volte che sarebbe stato ucciso. Eppure non si fermò. Continuò a combattere il male con lucidità, coraggio e senso del dovere. Una volta disse: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Falcone non era un uomo incosciente. Aveva paura, eccome. Ma non permise alla paura di decidere la sua vita. Questa è la differenza. Il coraggio non è non avere paura; il coraggio è scegliere il bene anche quando si ha paura. Gesù oggi ci mette in guardia anche da un’altra paura: non quella degli uomini, ma quella del male che può crescere dentro di noi. C’è una forza interiore che ci trascina lontano dalla luce: egoismo, odio, rancore, falsità, compromesso. Se non la combattiamo, trasforma lentamente il cuore in una “Geenna”, una discarica interiore. Il male più pericoloso non è quello fuori di noi, ma quello che troviamo posto dentro di noi. E poi arriva una delle frasi più tenere del Vangelo: “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. Dio non si dimentica di te. Non sei un numero, non sei invisibile, non sei abbandonato. Agli occhi di Dio tu vali infinitamente. Per questo Gesù conclude dicendo: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre”. In altre parole: non vergognarti di Me, perché Io non mi vergognerò mai di te. Oggi il mondo non ha bisogno di cristiani tiepidi, nascosti, spenti. Ha bisogno di persone che vivano il Vangelo con coraggio, nelle famiglie, nel lavoro, nella scuola, nelle scelte quotidiane. Persone che non si lascino guidare dalla paura, ma dalla verità. La paura chiude. L’amore apre. La paura spegne. La fede accende. La paura paralizza. Cristo rialza. Buona domenica. Per noi oggi 1.     Molti non fanno il male perché è giusto, ma perché hanno paura di restare soli facendo il bene. La paura del giudizio degli altri oggi è diventata più forte della coscienza. 2.     Ci diciamo cristiani, ma spesso nascondiamo Gesù appena diventa scomodo. Un Vangelo che non disturba nessuno probabilmente non viene vissuto davvero.
3.     La vera prigione non è avere paura: è lasciare che la paura decida chi sei.

 

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giovedì 18 giugno 2026

18.06.2026 - Sir 48,1-14 - Mt 6,7-15 - Voi dunque pregate così.

Dal libro del Siràcide - Sir 48,1-14

Sorse Elìa profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola.
Egli fece venire su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
Per la parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo;
tu hai fatto precipitare re nella perdizione
e uomini gloriosi dal loro letto
e hai annientato il loro potere.
Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo
ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.
Appena Elìa fu avvolto dal turbine,
Elisèo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
1. Sorse Elia profeta come un fuoco, la sua parola bruciava come fiaccola. ELIA BRUCIA PERCHÉ IL SUO CUORE È IMMERSO IN DIO, NEL SUO AMORE. Quanto arde il nostro cuore e di conseguenza le nostre azioni, le nostre parole? 

2. La parola del Signore chiuse il cielo, SENZA IL SIGNORE ELIA NON PUÒ FARE NULLA. È IL SIGNORE IL REGISTA, L’AUTORE DEI PRODIGI CHE ELIA HA COMPIUTO. Allora troviamo Elia IN ASCOLTO, DISPOSTO A CAMBIARE IL SUO CUORE. Diventa intermediario tra il Padre ed i figli perché i figli si sentano amati. Facendo così NASCE IL POPOLO, un popolo di fratelli e sorelle, figli e figlie amate dello stesso Padre.

3. Appena Elia esce di scena ecco arrivare Eliseo, anche lui ripieno del suo Spirito, dello stesso Spirito di Elia. E NESSUNO RIUSCÌ A DOMINARLO. Quando siamo ripieni dello spirito del Padre, diventiamo anche noi profetici e capaci di compiere prodigi nell’amore e di opere meravigliose. SOLO SE SIAMO UNITI A DIO, BRUCIAMO DEL SUO AMORE COME ELIA ED ELISEO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,7-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Non c’è bisogno di sprecare tante parole per pregare: il Signore sa quello che vogliamo dirgli. Meglio pregare con le parole che Gesù ci regala: una strada aperta, un binario sicuro, un progetto di vita.
Quando abbiamo metabolizzato bene la preghiera insegnata da Gesù, facendola nostra con il cuore, allora anche le nostre ‘preghiere spontanee’ affiorano da  terreno buono e crescono su una pianta sana. L’importante è che la prima parola della nostra preghiera sia «Padre», colui che ci ha generato. Ma non solo: bisogna pregare il Padre "nostro" colui che ci ama di amore infinito. A Lui ci rivolgiamo chiedendo l'avvento del suo regno, il compimento della sua volontà. Arriviamo poi, alla nostra vita, al pane, al nostro debito, alla tentazione, al male, al perdono. Domandiamo di essere custoditi e salvati ogni giorno!

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Gesù ci dice che Dio «sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate». Allora perchè preghiamo? Forse per cambiare e agire? E prima ancora, per diventare amici di Dio? 

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18.06 - SAN GREGORIO GIOVANNI BARBARIGO

SAN GREGORIO GIOVANNI BARBARIGO
San Gregorio Barbarigo nacque nel 1625 da una nobile famiglia veneziana profondamente cattolica. A soli due anni perse la madre morta durante un’epidemia di peste, esperienza che segnò profondamente la sua vita. Il padre lo educò alla fede cristiana e alla devozione verso la Vergine Maria. Da giovane studiò diplomazia e scienze belliche partecipando anche a importanti missioni politiche in Germania. Durante questo periodo conobbe Papa Alessandro VII, allora vescovo Fabio Chigi, che riconobbe subito le sue grandi qualità spirituali. Nel 1656 Roma fu colpita da una terribile epidemia di peste che provocò morte e disperazione. Gregorio era sacerdote da appena pochi mesi ma il papa gli affidò la guida dei soccorsi agli appestati. Pur confessando di avere paura, affrontò il pericolo con straordinario coraggio e spirito di sacrificio. Visitava personalmente gli infermi, organizzava gli aiuti e provvedeva alla sepoltura dei morti. Si occupava soprattutto delle vedove, degli orfani e delle famiglie rimaste isolate per il contagio. Nel 1657 venne nominato vescovo di Bergamo dove iniziò una grande opera di rinnovamento spirituale. Scelse una vita semplice vendendo i suoi beni personali per aiutare i poveri sul modello di San Carlo Borromeo. Promosse con grande impegno la diffusione del Catechismo e della buona stampa cattolica. Aveva un amore profondo per l’Eucaristia e si rendeva disponibile giorno e notte per assistere i malati. Nel 1664 fu nominato cardinale e trasferito alla diocesi di Padova che guidò fino alla morte. Fondò il Seminario di Padova rendendolo uno dei più importanti centri europei per la formazione sacerdotale. Visitò instancabilmente le parrocchie della diocesi desiderando che tutti conoscessero le verità della fede cristiana. Partecipò a quattro conclavi e fu considerato più volte tra i possibili futuri papi. Morì nel 1697 dopo aver consumato la sua vita nel servizio pastorale e nella carità verso il prossimo. Fu proclamato santo da San Giovanni XXIII che lo definì “il più grande imitatore di san Carlo”. per noi oggi 1. Molti cercano incarichi importanti per prestigio personale e potere. Gregorio Barbarigo insegnò che comandare significa prima di tutto servire gli ultimi. 2. Di fronte alla paura e alle emergenze spesso prevale l’egoismo e la chiusura. Il santo invece rischiò la vita pur di restare accanto ai malati e ai poveri. 3. Oggi si sottovaluta spesso la formazione cristiana e il Catechismo. Gregorio ricordava che senza solide radici spirituali la fede si spegne facilmente.
Venezia, 16 settembre 1625 - Padova, 18 giugno 1697

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' IMERIO di Amelia Vescovo - CREMONA

Bruzio, V secolo – Amelia, VI secolo

Sant' Imerio fu un religioso italiano che divenne vescovo di Amelia intorno al 520; è venerato tra i santi della Chiesa cattolica e dalle comunità di rito ortodosso occidentale. Di Amelia, Sant’Imerio è rimasto sempre uno dei compatroni e la sua memoria liturgica si celebra il 18 giugno nella diocesi di Cremona.


BEATA OSANNA ANDREASI da Mantova Vergine domenicana - MANTOVA

Mantova, 17 gennaio 1449 - 18 giugno 1505

A Mantova, beata Osanna Andreasi, vergine, che, vestito l’abito delle Suore della Penitenza di San Domenico, unì con mirabile sapienza la contemplazione delle cose divine con le occupazioni terrene e la cura delle buone opere.

 

mercoledì 17 giugno 2026

17.06.2026 - 2Re 2,1.6-14 - Mt 6,1-6.16-18 - Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 2,1.6-14

In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine Elìa, questi partì da Gàlgala con Elisèo. [Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi manda al Giordano». Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò». E procedettero insieme.
Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte, a distanza; loro due si fermarono al Giordano. Elìa prese il suo mantello, l’arrotolò e percosse le acque, che si divisero di qua e di là; loro due passarono sull’asciutto. Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te». Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me». Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile! Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà».
Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elìa salì nel turbine verso il cielo. Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d’Israele e suoi destrieri!». E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro, fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque, dicendo: «Dov’è il Signore, Dio di Elìa?». Quando anch’egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Elisèo le attraversò.
1. ELIA SPARISCE, UFFICIALMENTE NON MUORE, VIENE RAPITO IN CIELO. E così abbiamo il passaggio dei doni carismatici di Elia ad Eliseo, nel simbolo del mantello, lo stesso che Elia aveva steso su Eliseo quando lo aveva chiamato. È come se Elia, rapito in cielo, CONTINUASSE A VIVERE ED OPERARE ATTRAVERSO ELISEO. 

2. Come per Mosè, anche per Elia la morte avviene al di là del Giordano, al di fuori del territorio di Israele. Il passaggio del Giordano, con la separazione delle acque, che aveva segnato l’ingresso del popolo di Israele nella Terra Promessa, sotto la guida di Giosuè, SEGNA SIA IL PASSAGGIO DI ELIA (IN USCITA) CHE QUELLO DI ELISEO (IN ENTRATA). C’è sempre da fare un passaggio!

3. E la domanda di Eliseo: “DOV’È IL SIGNORE, IL DIO DI ELIA?” trova la risposta in quel gesto: “Prese il mantello, che era caduto a Elia, e percosse le acque, e queste si divisero di qua e di là, ed Elisèo le attraversò”. IL SIGNORE CONTINUA AD ACCOMPAGNARE IL SUO POPOLO attraverso il ministero profetico di Eliseo. NON ci lascia soli!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

 

La vita non è uno spettacolo, ma un cammino di ritorno a Dio. Non si vive per il pubblico, ma per il Signore. Questo ci conduce a vivere con verità e autenticità, e ci permette di  realizzare il nostro bene. L’ostentazione ci rende falsi, superficiali, gonfiati. Finiamo con il non piacere nemmeno a noi stessi e non facciamo il bene di nessuno. 
«Ritornate a me – dice il Signore – ritornate con tutto il cuore»: non solo con qualche atto esterno, ma dal profondo di noi stessi. Gesù ci chiama a vivere la preghiera, la carità e la penitenza con coerenza e autenticità, vincendo l’ipocrisia. Mettiamoci in cammino tenendo fisso lo sguardo su Gesù. Egli, amandoci, ci invita a lasciarci riconciliare con Dio e a ritornare a Lui, per ritrovare noi stessi.

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Si tratta di essere visti. Lo vogliamo, dagli altri, non lo vogliamo, da Dio. Ma solo Dio “vede nel segreto”. Allora chiediamoci: ci basta uno sguardo superficiale degli altri o cerchiamo di più?

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17.06 - SAN RANIERI DI PISA

SAN RANIERI DI PISA

San Ranieri nacque a Pisa intorno al 1115 in una ricca famiglia di mercanti. Nonostante l’educazione cristiana ricevuta dai genitori, trascorse la giovinezza tra divertimenti, musica e compagnie poco edificanti. Era appassionato di canto e sapeva suonare molto bene la ghironda, uno strumento medievale a corde. In quel periodo della sua vita si allontanò profondamente da Dio vivendo senza ascoltare i richiami della famiglia. La svolta arrivò grazie all’incontro con Alberto Leccapecore, un penitente laico ritiratosi nel monastero di San Vito. Le parole e l’esempio di quell’uomo cambiarono lentamente il cuore di Ranieri portandolo verso una vera conversione. Intorno ai vent’anni partì per l’Oriente come mercante continuando inizialmente la sua attività commerciale. Giunto a Gerusalemme entrò nella Basilica del Santo Sepolcro e davanti al Golgota comprese definitivamente la chiamata di Dio. Nel Venerdì Santo del 1140 si spogliò delle sue ricche vesti e indossò l’abito del penitente. Da quel momento visse in povertà totale donando i suoi beni ai poveri e dedicandosi alla preghiera. Visitò i luoghi santi della vita di Gesù come Betlemme, Nazareth e il Monte Tabor. Il luogo che amava maggiormente era il Santo Sepolcro dove trascorreva ore intere in contemplazione del Cristo Risorto. Praticava digiuni severi e una vita di forte penitenza per unirsi spiritualmente alla Passione di Cristo. Dopo alcuni anni tornò a Pisa con il desiderio di testimoniare la gioia dell’incontro con Dio ai suoi concittadini. La sua fama di uomo santo e taumaturgo si diffuse rapidamente grazie alle guarigioni operate con l’acqua benedetta. Per questo venne chiamato anche “Ranieri dall’Acqua”. Continuò a vivere da laico in castità, obbedienza e semplicità dedicandosi alla predicazione del Vangelo. Morì il 17 giugno 1160 lasciando nella città di Pisa una profonda testimonianza di conversione e santità. Ancora oggi Pisa lo onora con la tradizionale “Luminara di San Ranieri” e con il celebre palio sull’Arno. per noi oggi 1. Molti pensano che cambiare vita sia impossibile dopo anni di errori e superficialità. San Ranieri dimostra invece che Dio può trasformare anche i cuori più lontani. 2. La società moderna cerca felicità nel divertimento continuo e nel benessere materiale. Ranieri trovò la vera gioia solo quando lasciò tutto per seguire Cristo. 3. Oggi spesso si ha paura del silenzio e della preghiera profonda. Il santo insegna che solo nell’incontro con Dio il cuore trova pace autentica.
1118 - 1161

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO BATTISTA SPAGNOLI - MANTOVA

Mantova, 17 aprile 1447 - Mantova, 20 marzo 1516

A Mantova, beato Battista Spagnoli, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani, che promosse la pace tra i principi e riformò l’Ordine di cui, suo malgrado, fu messo a capo per volontà del papa Leone X.

 

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