martedì 14 luglio 2026

14.07.2026 - Is 7,1-9 - Mt 11,20-24 - Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,1-9

Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d'Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramèi si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.
Il Signore disse a Isaìa: «Va' incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: "Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramèi, e del figlio di Romelìa. Poiché gli Aramèi, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl.
Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà!
Perché capitale di Aram è Damasco
e capo di Damasco è Resin.
Capitale di Èfraim è Samarìa
e capo di Samarìa il figlio di Romelìa.
Ancora sessantacinque anni
ed Efraim cesserà di essere un popolo.
Ma se non crederete, non resterete saldi"».
1. Isaia viene mandato dal Signore al re di Giuda Acaz, per rincuorarlo sulle sorti della guerra mossagli contro dai re di Israele e di Aram. Gerusalemme e il regno di Giuda non saranno devastati e NON CADRANNO NELLE MANI DEGLI ESERCITI NEMICI. COSÌ IL SIGNORE HA DECISO COSÌ SARÀ.

2. Dio chiede a Isaia di andare incontro col re con suo figlio Seariasùb, che significa “UN RESTO RITORNERÀ”. Dio assicura la sopravvivenza permanente del popolo; CI SARÀ SEMPRE QUALCUNO CHE TORNERÀ AL SIGNORE e recupererà ciò che è stato perduto.

3. La rassicurazione portata dal profeta è accompagnata DALL’INVITO A CONFIDARE IN DIO, vero artefice degli eventi. Insomma, la salvezza è certa solo se vi è fede, altrimenti «SE NON CREDERETE, NON RESTERETE SALDI».

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,20-24
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

 

Quanti ’Guai’ meritiamo da parte di Gesù? Quante sue parole abbiamo udito, quanti fatti abbiamo visto, a quanti ‘miracoli’ abbiamo partecipato, quanti ‘santi’ abbiamo incontrato?? Sembra manchi sempre un’ultima conferma che ci induca ad aprire il cuore per affidarci finalmente a Gesù, scoprendo la sua bellezza e verità.
E il giudizio finale di Dio è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza. Il giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi.
Ma se noi ci chiudiamo all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo. La salvezza è aprirsi a Gesù, e Lui ci salva.

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Peggio di Sodoma. Saremo trattati peggio. La conversione (e non la tradizione, ricorda Chesterton) è la cifra distintiva della fede cristiana. Ma noi riusciamo a vedere i prodigi di Gesù in mezzo a noi?

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14.07 - SAN CAMILLO DE LELLIS

SAN CAMILLO DE LELLIS
San Camillo de Lellis nacque a Bucchianico nel 1550 e divenne il grande apostolo dei malati e degli infermi. Rimasto presto orfano, seguì la carriera militare del padre, vivendo una giovinezza inquieta segnata dal gioco d’azzardo e da numerose difficoltà. Colpito da una dolorosa ulcera alla gamba, fu più volte ricoverato nell’ospedale di San Giacomo a Roma. Dopo anni di errori e sofferenze, il 2 febbraio 1575 maturò una profonda conversione grazie all’incontro con i Cappuccini. Desiderò consacrare tutta la sua vita a Dio, ma la malattia gli impedì di diventare frate cappuccino. Tornato in ospedale, imparò a vedere nei malati il volto stesso di Gesù Cristo. Guidato spiritualmente da san Filippo Neri, riunì alcuni compagni desiderosi di servire gli infermi con amore evangelico. Nacque così la Compagnia dei Ministri degli Infermi, poi riconosciuta come ordine religioso. I religiosi emettevano i voti di povertà, castità e obbedienza, aggiungendo quello dell’assistenza ai malati anche durante le epidemie. Camillo ottenne di portare sul petto una grande croce rossa, simbolo del Sangue redentore di Cristo. Con fiducia nella Provvidenza, fondò comunità in molte città italiane. Insegnava ai confratelli a curare gli infermi con competenza, rispetto e tenerezza. Voleva ospedali più puliti, accoglienti e attenti alla dignità della persona. Ripeteva spesso: «Più anima nelle mani!», ricordando che ogni gesto di cura deve essere accompagnato dall’amore. Per lui il malato non era un peso ma un tesoro affidato da Dio. Si dedicò anche all’assistenza spirituale dei morenti, affinché ricevessero i Sacramenti e affrontassero serenamente il passaggio all’eternità. Per questo i Camilliani furono chiamati i padri della buona morte. San Camillo visse consumandosi per il prossimo fino alla morte nel 1614. La sua eredità continua ancora oggi negli ospedali e nelle missioni sanitarie del mondo. È venerato come patrono degli infermieri, dei malati e degli ospedali. La sua vita dimostra che la santità nasce dall’incontro tra la misericordia di Dio e il servizio generoso verso chi soffre. PER NOI OGGI 1. Se Cristo si nasconde nel malato, quante volte passiamo accanto a Lui senza riconoscerlo? La qualità della nostra fede si misura anche da come trattiamo i più fragili. 2. Viviamo in un mondo ricco di tecnologia sanitaria, ma abbiamo ancora “anima nelle mani”? La cura senza amore rischia di guarire il corpo e ferire il cuore. 3. Temiamo la sofferenza e la morte più che mai, ma siamo preparati spiritualmente all’incontro con Dio? San Camillo ci ricorda che la vera vittoria non è evitare la croce, ma viverla con Cristo.
Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 - Roma, 14 luglio 1614
   San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall'adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell’ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi.


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CERCARE LA VERITÀ.

CERCARE LA VERITÀ.

Credere, dubitare, sperare: sono i tre verbi che riassumono la vita e la missione di Éric Baccard, medico legale che per quasi quarant'anni ha lavorato al servizio della verità e della giustizia.
Dall'incendio del tunnel del Monte Bianco alle fosse comuni dei Balcani, fino agli archivi di Norimberga, la sua esperienza lo ha portato a confrontarsi con alcune delle più terribili tragedie della storia contemporanea. Il suo compito non è stato soltanto quello di analizzare corpi e reperti, ma soprattutto di restituire una identità alle vittime e una risposta ai loro familiari. Attraverso la medicina legale, ogni ferita, ogni frammento osseo, ogni oggetto personale diventa una testimonianza che parla. Nei contesti di guerra e nei casi di crimini contro l'umanità, il medico legale contribuisce a documentare i fatti affinché la giustizia possa seguire il suo corso. Baccard ha visto da vicino la barbarie, la tortura, gli stupri e i massacri, ma ha incontrato anche uomini e donne capaci di coraggio, dignità e compassione. Questo gli ha impedito di perdere la fiducia nell'essere umano. Per lui il rispetto del defunto è fondamentale: ogni persona conserva la propria dignità anche dopo la morte. Dietro ogni corpo vi è una storia, una famiglia, un volto, una vita vissuta. La vicinanza quotidiana alla morte gli ha insegnato a ridimensionare molte preoccupazioni e a riconoscere il valore autentico dell'esistenza. Pur mantenendo una rigorosa neutralità professionale, ha maturato una profonda riflessione sulla fede e sulla speranza. La convinzione di lavorare per la verità e di aiutare le famiglie a elaborare il lutto gli ha dato la forza di continuare. Le Beatitudini evangeliche hanno illuminato il suo cammino, specialmente quelle che parlano di chi piange e di chi ha fame e sete di giustizia. Nel suo percorso professionale, credere, dubitare e sperare non si sono mai esclusi, ma hanno camminato insieme come compagni di viaggio nella ricerca della verità e della dignità umana. Per noi oggi: 1. Viviamo in una società che teme la morte e la nasconde. E se proprio il confronto con la fragilità fosse ciò che ci renderebbe più umani? 2. Cerchiamo continuamente colpevoli e giudizi immediati. Ma siamo davvero disposti a cercare la verità con la stessa pazienza e onestà di chi indaga sui fatti?
3. Parliamo spesso di diritti umani. Ma quanto siamo pronti a difendere concretamente la dignità delle persone quando non ci riguarda direttamente?

 

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lunedì 13 luglio 2026

13.07.2026 - Is 1,10-17 - Mt 10,34-11,1 Sono venuto a portare non pace, ma spada.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 1,10-17

Ascoltate la parola del Signore,
capi di Sòdoma;
prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio,
popolo di Gomorra!
«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero?
– dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me,
chi richiede a voi questo:
che veniate a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili;
l’incenso per me è un abominio,
i noviluni, i sabati e le assemblee sacre:
non posso sopportare delitto e solennità.
Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste;
per me sono un peso,
sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani,
io distolgo gli occhi da voi.
Anche se moltiplicaste le preghiere,
io non ascolterei:
le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».

1. Il Signore si rivolge ai capi del suo popolo e al suo popolo. PERCHÉ MI OFFRITE I VOSTRI SACRIFICI SENZA NUMERO? L’offerta è sempre inutile quando non è il frutto di un cuore purificato o di un cuore che la offre per essere purificato, santificato, rigenerato. Il grido del Signore va ascoltato. IL SUO POPOLO DEVE SMETTERE DI PRESENTARE OFFERTE INUTILI, FRUTTO DI UN CUORE IMMERSO NELL’IDOLATRIA E NELL’IMMORALITÀ.

2. Anche noviluni e feste il Signore detesta, Sono per lui un peso, LUI È STANCO DI SOPPORTARE QUESTE COSE FATTE DALL’UOMO IN SUO ONORE. Perché? Il Signore è stanco perché non è a Lui che queste cose vengono offerte, ma ad un’idea che l’uomo si è fatta di Lui, ad una verità che lui si è costruita di Dio.

3. Ecco che IL SIGNORE INDICA COSA DEVE FARE IL SUO POPOLO: deve lavare, purificare ogni iniquità, deve allontanare dagli occhi del Signore il male delle sue azioni. Deve cercare la giustizia, soccorrere l’oppresso e rendere giustizia all’orfano, difendere la causa della vedova. AL SUO POPOLO IL SIGNORE CHIEDE SOMMO RISPETTO E SOMMO AMORE PER LE CATEGORIE PIÙ DEBOLI: OPPRESSI, ORFANI E VEDOVE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,34-11.1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

La separazione, la spada, la divisione non sono operate direttamente da Cristo Gesù. Gesù non divide, unisce. Gesù non porta guerra, ma pace. Gesù non mette odio nei cuori, ma carità, amore. 
È la verità, la fede, la Parola, il Vangelo che separa, perché accogliendo la Buona Novella si entra e si percorre anche la strada che la Buona Novella traccia per coloro che l’accolgono.  La via della verità è separata da quella della falsità e quella del bene da quella del male; quella della giustizia da quella dell’ingiustizia e quella della Parola di Dio da quella della parola degli uomini. 
Gesù, la sua Parola, il suo Vangelo devono essere scelti come il bene supremo che dà valore di bene ad ogni altro bene. Ogni altro bene riceve valore di bene se portato nella sua verità, nel suo Vangelo, nella sua Parola.  Questo vale per il padre, la madre, il figlio, la figlia, la moglie, il marito, ogni altra persona più cara. Gesù al centro del cuore trasforma ogni rapporto, lo porta a verità, lo conduce a compimento. 

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«Non crediate...» ci dice Gesù. Non vaghe congetture ma radicalità, senza accomodamenti. Credere ad ogni costo. Anche della pace domestica. Qual è dunque la nostra idea di Gesù e della fede che ci chiede?

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13.07 - SANTA CLELIA BARBIERI

SANTA CLELIA BARBIERI
La beata Clelia Barbieri nacque il 13 febbraio 1847 alle Budrie, presso Bologna, in una famiglia semplice ma profondamente cristiana. Fin dall’infanzia ricevette dalla madre una solida educazione alla fede, imparando ad amare Dio e desiderando la santità. Rimasta orfana di padre a soli otto anni, trovò nella preghiera e nella vicinanza alla chiesa la forza per affrontare le difficoltà della vita. Ammessa eccezionalmente alla Prima Comunione a undici anni, visse una profonda esperienza spirituale che segnò per sempre il suo cammino. Da quel momento il Crocifisso, l’Eucaristia e la Madonna Addolorata divennero il centro della sua esistenza. Pur dedicandosi ai lavori umili della campagna, trasformava ogni attività in un atto d’amore verso Dio, insegnando alle compagne a lavorare con gioia, pregando e parlando del Signore. In lei si unirono mirabilmente la dimensione contemplativa e quella apostolica: amava il silenzio e l’adorazione, ma sentiva anche il bisogno di andare incontro ai poveri, ai malati e ai giovani da educare nella fede. Entrò tra gli Operai della Dottrina Cristiana distinguendosi per zelo e capacità catechistiche, fino a diventare punto di riferimento per molti. Rifiutò diverse proposte di matrimonio per consacrarsi totalmente a Cristo e, insieme ad alcune compagne, fondò nel 1868 la Congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata. La nuova comunità nacque nella povertà ma animata da una straordinaria fiducia nella Provvidenza. Clelia guidò le sue sorelle con l’esempio, la carità e una fede incrollabile, tanto che tutti iniziarono a chiamarla affettuosamente “Madre”. Colpita dalla tubercolosi, affrontò la malattia con serenità e spirito di offerta, lasciando parole profetiche sul futuro della sua famiglia religiosa. Morì il 13 luglio 1870, a soli ventitré anni, diventando la più giovane fondatrice nella storia della Chiesa. Ancora oggi il suo esempio testimonia che la santità non dipende dalla durata della vita, ma dall’intensità dell’amore con cui viene vissuta. Per noi oggi 1. Clelia aveva solo 23 anni quando morì eppure lasciò un’opera che continua ancora oggi. Noi, con tanti mezzi e opportunità, quale traccia di bene stiamo lasciando? 2. In una società che cerca la felicità nel possesso e nell’apparenza, Clelia insegna che la vera gioia nasce dall’Eucaristia, dal servizio e dal dono di sé. 3. Molti pensano che la preghiera allontani dal mondo; Clelia dimostra il contrario: chi incontra davvero Cristo diventa più vicino ai poveri, ai giovani e a chi soffre.
San Giovanni in Persiceto, Bologna, 13 febbraio 1847 - 13 luglio 1870
   A Budrie in Romagna, santa Clelia Barbieri, vergine, che si adoperò per il bene spirituale della gioventù femminile e fondò la Congregazione delle Minime della Vergine Addolorata per la formazione umana e cristiana specialmente delle ragazze povere e bisognose. 
 
NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ENRICO II Imperatore
973 - Bamberga, Germania, 13 luglio 1024

Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.

 

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domenica 12 luglio 2026

Is 55,10-11 - Rm 8,18-23 - Mt 13,1-23 - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 12 Luglio 2026
Dal libro del profeta Isaìa Zc 9,9-10
 
Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

1. Isaia paragona la capacità della pioggia e della neve a quella della Parola di Dio. PIOGGIA E NEVE SONO UN BENE IRRINUNCIABILE PER LA TERRA che da loro viene irrigata e fecondata.

2. Così è della Parola di Dio. Tu non ne puoi fare a meno. Il progetto che Dio ha su di te si realizzerà NELLA MISURA DEL TUO ASCOLTARE ACCOGLIERE E TRADURRE IN VITA QUOTIDIANA la Parola di Dio.

3. Forse molti cristiani inacidiscono e appassiscono dentro il susseguirsi di giorni non irrorati né fecondati dalla PAROLA che VEICOLA A NOI GIORNALMENTE CIÒ CHE È ASSOLUTAMENTE NECESSARIO AL NOSTRO GERMOGLIARE E FIORIRE FRUTTIFICANDO IL BENE.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,18-23
 
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

1. Paolo presenta la realtà del momento attuale in contrapposizione con la prospettiva eterna e futura. Adesso siamo in una situazione di sofferenza ma QUESTO NON È UN ARGOMENTO CONTRARIO ALLA GLORIA FUTURA che sarà rivelata in noi; ci è promessa una pienezza di vita. GIÀ e NON ANCORA della salvezza: già salvi ma non ancora pienamente.

2. La creazione stessa dice l'apostolo geme e soffre. Come una donna partoriente è segnata dal dolore nel momento grandioso del parto, la vita nasce dal dolore ma NEL MOMENTO IN CUI IL FIGLIO È NATO IL DOLORE È SUPERATO E C'È UNA GIOIA GRANDE PERCHÉ È NATA LA VITA. Apri il tuo orizzonte non fermarti solo al momento presente!

3. NOI che abbiamo le primizie dello Spirito dice l'apostolo GEMIAMO INTERIORMENTE ASPETTANDO L'ADOZIONE A FIGLI, cioè aspettando che si realizzi in pienezza quello che ci è già stato concesso: SIAMO GIÀ DIVENTATI FIGLI MA NON LO SIAMO ANCORA PIENAMENTE e nonostante le difficoltà del tempo presente tendiamo verso la pienezza futura verso il compimento. Buon cammino...

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
1. Gesù è uscito dal Padre, È VENUTO NEL MONDO PER PORTARE IL SEME DELLA PAROLA E PER FAR GERMOGLIARE IL REGNO DI DIO. La gente fa fatica a seguirlo e molti lo lasciano DA COSA DIPENDE QUESTO FALLIMENTO? Dal seminatore, dal seme oppure dal terreno dove il seme va a cadere? È SUL TERRENO CHE DOBBIAMO LAVORARE... Buon lavoro…
2. QUATTRO TERRENI PRESENTI IN NOI: 1. LA STRADA, un terreno duro: in un cuore duro e rigido il seme non entra. 2.  IL TERRENO ROCCIOSO CON POCA TERRA: un cuore che accoglie il seme ma non ha terra per le radici, muore. (è l’entusiasmo senza la fatica del quotidiano) 3.IL TERRENO SPINOSO: un cuore soffocato dalle preoccupazioni della vita, il seme muore (le spine non fanno entrare la luce per il seme) 4. IL TERRENO BUONO: il cuore bello che accoglie il seme e lo fa crescere (è la bella persona). TUTTO CIÒ È PRESENTE IN NOI!
3. Prendiamo COSCIENZA della nostra realtà NON SCORAGGIAMOCI LAVORIAMO i vari terreni che ci sono in noi RINNOVIAMO LA FIDUCIA nella forza del seme, e accadrà che quel seme produrrà in noi il 100, 60 e il 30. CORAGGIO…
BUONA DOMENICA...

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«Al cammello basta poco cibo. Egli lo conserva dentro di sé, finché non ritorna alla stalla, lo fa risalire in bocca, lo rumina fino a che non entra nelle sue ossa e nella sua carne. Il cavallo, invece, ha bisogno di una grande quantità di cibo; mangia ogni momento ed espelle subito quello che ha mangiato. Non imitiamo il cavallo, imitiamo invece il cammello: custodiamo il seme della Parola di Dio in noi perché porti frutto». 

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LECTIO DIVINA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)



Lc 13,22-30 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA VII DOPO PENTECOSTE
Domenica 12 luglio 2026

 + Lettura del Vangelo secondo Luca 13,22-30

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
1. SFORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA. Per la PORTA STRETTA entra «chi ha addosso l'odore delle pecore», l'operaio di Dio con le mani segnate dal lavoro, dal cuore buono. È LA PORTA DEL SERVIZIO…

2. MOLTI CERCHERANNO DI ENTRARE, MA NON CI RIUSCIRANNO. I MOLTI sono coloro che credono di avere addosso l'odore di Dio, presi tra incensi, riti e preghiere, e di questo si vantano. SONO DEGLI ILLUSI…

3. E quelli che bussano alla PORTA ORMAI CHIUSA sono coloro che hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessuna azione per i fratelli. NON BASTA MANGIARE GESÙ CHE È IL PANE, OCCORRE FARSI PANE. OGGI…

BUONA DOMENICA…

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