sabato 30 maggio 2026

30.05.2026 - Gd 1,17.20-25 - Mc 11,27-33 - Con quale autorità fai queste cose?

Dalla lettera di san Giuda apostolo - Gd 1,17.20-25

Voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo.
Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.
Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo.
A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.
1. Anzitutto un chiarimento di fondo. San Giuda non ha nulla a che fare con il disgraziato Giuda che per 30 denari consegno Gesù nelle mani dei suoi crocifissori. Si tratta di colui che, ELETTO PIÙ TARDI DAGLI STESSI APOSTOLI, VISSE COME LORO: di grazia, di testimonianza, di annuncio.

2. Giuda CI INVITA A “FARE MEMORIA”, non solo degli avvenimenti fondamentali della fede: Passione Morte e Risurrezione Ascensione di Gesù, ma anche di ciò che, nella luce di questi eventi, gli Apostoli vennero compiendo. CI INVITA A DARE SALDEZZA E CONTINUITÀ ai nostri propositi di bene. CI INVITA ALLA PREGHIERA nello Spirito Santo, preghiera che non dovrebbe mai essere omessa. 

3. Infine CI INVITA A CONVERTIRCI NELL'AMORE DI DIO. È come dire: tieniti fermo nella tua fede-certezza che IL SIGNORE TI AMA DA DIO, cioè senza stanchezze e senza limiti. Nel tuo cammino DIO PUÒ PRESERVARTI DA OGNI CADUTA e farti comparire davanti alla sua gloria senza difetti. Fidati!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,27-33

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Gesù si comporta con autorevolezza e si permette il lusso di non rivelare l’origine della sua autorità. Questo silenzio smaschera quanti non riconoscevano nemmeno il valore della predicazione del Battista. Ovviamente l’autorità di Gesù deriva dall’essere il Figlio di Dio, cioè Dio stesso. Riconosci l'autorità di Gesù sulla tua vita? In tutti gli aspetti della tua vita o solo dove ti fa comodo o ti costa poco? 
Fai attenzione di non cadere nell'errore dei capi dei sacerdoti, degli scribi e degli anziani che non hanno voluto compromettersi con Gesù, accettando il dialogo. Il loro cuore chiuso e la loro mente prevenuta gli hanno impedito di  riconoscere persino l’evidenza dei fatti. E dunque, quali fatti occorreranno per indurli a credere? 

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Gesu' non offre risposte ma fa domande. Risponde con le domande. Non cade così nelle trappole che gli pongono. Le nostre domande, riconosciamolo, non sono spesso vere e proprie trappole?

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30.05 SANTA GIOVANNA D'ARCO - VERGINE

SANTA GIOVANNA D'ARCO

Santa Giovanna d’Arco è una delle figure più straordinarie della storia cristiana e della Francia, perché in pochissimo tempo, da giovane contadina, divenne strumento di una svolta decisiva nella Guerra dei Cent’Anni, mostrando che nulla è impossibile a Dio e che la storia può essere guidata dagli umili che si affidano totalmente alla sua volontà.

Nata a Domrémy in un tempo di crisi della Chiesa, segnato dallo scisma d’Occidente, fin da piccola mostrò una profonda fede e carità verso poveri e malati. A tredici anni iniziò a udire le voci di san Michele Arcangelo e delle sante Margherita e Caterina, che la chiamavano a una missione straordinaria. Fece voto di verginità e obbedì a ciò che percepiva come comando divino.

Si presentò al Delfino di Francia Carlo VII, dichiarando di essere inviata da Dio per liberare il regno. Dopo accurati esami ecclesiastici le fu permesso di accompagnare l’esercito verso Orléans, vestita da soldato con stendardo di Cristo Re.

La sua presenza trasformò l’esercito imponendo preghiera, disciplina e conversione morale dei soldati, e bandendo peccati e violenze. Il 1429 segnò la svolta con la liberazione di Orléans, ottenuta in pochi giorni, evento considerato decisivo per la Francia.

Seguì la vittoria di Patay, dove la sua guida fu vista come segno della provvidenza divina. Accompagnò poi Carlo VII all’incoronazione di Reims come segno del compimento della missione affidatale. Ma le tensioni politiche portarono alla sua cattura da parte dei borgognoni e alla successiva consegna agli inglesi.

Venne processata da un tribunale controllato politicamente e accusata di eresia, nonostante dichiarasse fedeltà alla Chiesa e al Papa. Rifiutò di rinnegare le voci che attribuiva a Dio. Il 30 maggio 1431 fu arsa viva a Rouen invocando il nome di Gesù e perdonando i suoi carnefici.

La Chiesa la canonizzò nel 1920 proclamandola poi patrona di Francia. La sua vita resta testimonianza radicale di coraggio, fede e abbandono totale a Dio.

Per noi oggi

1. Dio continua a scegliere gli ultimi per compiere ciò che i potenti ritengono impossibile e scomodo. La vera forza non nasce dal potere ma dalla fedeltà assoluta a una coscienza illuminata dalla fede.

2. Quando si tace la verità per convenienza si finisce sempre per combattere contro ciò che è giusto. Giovanna insegna che obbedire a Dio può significare disobbedire a tutto il resto.

3. Il coraggio cristiano non è assenza di paura ma fedeltà anche quando tutto sembra perduto. Chi cerca solo sicurezza non comprenderà mai la logica del Vangelo.

Domrémy, Francia, 1412 circa - Rouen, Francia, 30 maggio 1431

A Rouen in Normandia, in Francia, santa Giovanna d’Arco, vergine, detta la pulsella d’Orléans, che, dopo aver combattuto coraggiosamente in difesa della patria, fu infine consegnata nelle mani dei nemici, condannata con iniquo processo e bruciata sul rogo. 

"Qualora io non sia in grazia, voglia Dio concedermi di diventarlo, e se lo sono, che Dio mi ci mantenga; perché sarei la persona più infelice del mondo se sapessi di non essere nella grazia di Dio!"

PATRONO: FRANCIA, RADIOFONISTI, TELEGRAFISTI

NELLO STESSO GIORNO:
SAN PAOLO VI (Giovanni Battista Montini) Papa - MILANO
Concesio, Brescia, 26 settembre 1897 – Castel Gandolfo, Roma, 6 agosto 1978
Nasce a Concesio il 26 settembre 1897 e muore in quell’anno terribile che segnò uno dei punti più bui della stagione passata alla storia come Guerra fredda. Fu il Papa che condusse con mano sicura in porto il concilio, il Papa della Populorum progressio, dei primi grandi viaggi internazionali e incontri ecumenici. Di Montini si potrebbero quindi esplorare molti aspetti, come le tessere di un ricco mosaico che compongono l’esistenza di un uomo che ha attraversato due terzi del XX secolo.

SANT’ ANASTASIO di Pavia Vescovo - PAVIA
m. Pavia, 30 maggio 680
A Pavia, sant’Anastasio, vescovo, che, abbandonata l’eresia ariana, professò con fermezza la fede cattolica.

 

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venerdì 29 maggio 2026

29.05.2026 - 1Pt 4,7-13 - Mc 11,11-25 - La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 4,7-13

Carissimi, la fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen!
Carissimi, non meravigliatevi della persecuzione che, come un incendio, è scoppiata in mezzo a voi per mettervi alla prova, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

1. Quante volte nella storia i credenti hanno vissuto come se L’“IMMINENTE FINE” fosse dietro l’angolo! Eppure il mondo continua a girare, con le sue guerre e le sue feste. FORSE LA “FINE” NON È UN EVENTO CRONOLOGICO, MA UN MODO DI VIVERE: quando la speranza è ridotta, tutto sembra finire. Forse Pietro ci provoca a vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo — ma non per paura, bensì per autenticità.

2. “LA CARITÀ COPRE UNA MOLTITUDINE DI PECCATI!” È un alibi religioso? Sembra che basta essere “buoni” e il resto si aggiusta. Ma la carità vera non copre nel senso di nascondere, bensì di trasformare. È facile fare beneficenza per sentirsi a posto; è molto più scomodo amare davvero chi ci irrita. Pietro sembra dire: LA CARITÀ NON È UN BALSAMO MORALE, È UNA RIVOLUZIONE PERSONALE.

3. “RALLEGRATEVI NELLE SOFFERENZE”. Chi gioisce nella sofferenza oggi verrebbe mandato dallo psicologo. Ma la provocazione cristiana è un’altra: NON È LA SOFFERENZA IN SÉ AD AVERE VALORE, MA LA LIBERTÀ DI NON ESSERNE SCHIAVI. Rallegrarsi non perché si soffre, ma perché si partecipa a qualcosa di più grande — questo è il vero paradosso della fede.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,11-25

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Gesù affamato maledice un albero innocente — eppure non era neppure stagione di fichi. Una reazione sproporzionata? O un gesto simbolico contro ogni apparenza sterile?
Il tempio, pieno di traffici religiosi, è la stessa immagine dell’albero: tante foglie, nessun frutto. Gesù non distrugge per capriccio, ma per svelare l’ipocrisia di una fede che vive di riti e non di vita. Forse il fico seccato è la parabola di un culto che non nutre più nessuno.
La fede che sposta le montagne non è quella delle parole, ma del coraggio di rovesciare tavoli. Pregare non basta: bisogna credere al punto da cambiare le strutture ingiuste. E, alla fine, perdonare — perché la vera rivoluzione spirituale inizia sempre dal cuore.
 

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29.05 SAN PAOLO VI (GIOVANNI BATTISTA MONTINI) PAPA

PAOLO VI

Paolo VI fu una guida della Chiesa nel Novecento segnata da profonde tensioni dottrinali e culturali. Nacque nel 1897 a Brescia in una famiglia di solida fede cattolica che ne formò lo spirito. Il padre gli trasmise il senso delle “ragioni della vita”, la madre il gusto della preghiera e dell’interiorità. Fu ordinato sacerdote nel 1920 iniziando un cammino di intensa formazione spirituale e culturale. Studiò filosofia, diritto canonico e civile sviluppando una visione ampia della Chiesa e del mondo.

Entrò nella Segreteria di Stato diventando collaboratore fidato di Pio XI e Pio XII. Durante la Seconda guerra mondiale contribuì ad aiutare anche molti ebrei perseguitati. Nel 1954 divenne arcivescovo di Milano affrontando una società segnata da marxismo e secolarizzazione. A Milano avviò una grande opera di rievangelizzazione e promosse la costruzione di numerose chiese.

Fu creato cardinale da Giovanni XXIII e partecipò attivamente al Concilio Vaticano II. Nel 1963 venne eletto Papa in un periodo di forte crisi e trasformazioni della Chiesa. Il suo pontificato fu segnato da profonde sofferenze interiori e tensioni ecclesiali. 

Nel 1968 pubblicò l’enciclica Humanae Vitae difendendo la visione cristiana dell’amore umano. Ribadì l’unità tra significato unitivo e procreativo dell’atto coniugale tra forti contestazioni. Molte conferenze episcopali reagirono con critiche, segno di una Chiesa attraversata da divisioni.

Promosse la riforma liturgica cercando equilibrio tra rinnovamento e tradizione. Il nuovo Messale segnò una svolta epocale ma anche incomprensioni e difficoltà applicative. 

Denunciò il “fumo di Satana” entrato nella Chiesa, espressione di crisi e smarrimento. Proclamò Maria Madre della Chiesa, affidando a Lei il cammino del popolo di Dio. Credette nel dialogo con il mondo ma senza mai rinunciare alla verità del Vangelo. Scrisse che nella Chiesa deve sempre restare un “piccolo gregge fedele”.

Morì nel 1978 nella festa della Trasfigurazione dopo 15 anni di pontificato. La sua canonizzazione riconobbe una vita offerta tra fede, difesa della vita e sofferenza. La verità non ha bisogno di consenso per essere vera: Paolo VI lo ha vissuto fino alla solitudine.

Una Chiesa che teme il conflitto rischia di perdere la forza profetica che la definisce. Obbedienza e verità oggi sono più provocatorie del cambiamento stesso, se vissute fino in fondo. Paolo VI mostra che guidare la Chiesa significa spesso portarne il peso più che il successo. Il suo pontificato resta una domanda aperta sulla fedeltà quando tutto sembra contraddirla.

Per noi oggi:

1. Una Chiesa fedele alla verità può diventare impopolare, ma non per questo meno necessaria alla storia. Il problema non è il conflitto con il mondo, ma la tentazione di diluire il Vangelo per evitarlo.

2. Il dialogo con la modernità è fecondo solo se non tradisce i principi non negoziabili della fede. Quando la verità si relativizza, il dialogo diventa semplice adattamento culturale.

3. La solitudine dei pastori può essere il luogo più autentico della fedeltà a Dio. Non sempre il consenso è segno di verità; spesso è la prova della sua assenza.


Concesio, Brescia, 26 settembre 1897 – Castel Gandolfo, Roma, 6 agosto 1978

Nasce a Concesio il 26 settembre 1897 e muore in quell’anno terribile che segnò uno dei punti più bui della stagione passata alla storia come Guerra fredda. Fu il Papa che condusse con mano sicura in porto il concilio, il Papa della Populorum progressio, dei primi grandi viaggi internazionali e incontri ecumenici. Di Montini si potrebbero quindi esplorare molti aspetti, come le tessere di un ricco mosaico che compongono l’esistenza di un uomo che ha attraversato due terzi del XX secolo.

"Signore, io credo; io voglio credere in te.
O Signore, fa’ che la mia fede sia piena.
O Signore, fa’ che la mia fede sia libera.
O Signore, fa’ che la mia fede sia certa.
O Signore, fa’ che la mia fede sia forte.
O Signore, fa’ che la mia fede sia gioconda.
O Signore, fa’ che la mia fede sia operosa.
Amen.".
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 17 aprile 1865 - Roma, 29 maggio 1939

A Roma, sant’Orsola (Giulia) Ledóchowska, vergine, che fondò l’Istituto delle Suore Orsoline del Cuore di Gesù Agonizzante e affrontò faticosi viaggi attraverso la Polonia, la Scandinavia, la Finlandia e la Russia.

"La nostra politica è l'amore...E per questa politica dell'amore siamo pronte a consacrare le nostre forze, il nostro tempo e la nostra vita".


NELLO STESSO GIORNO:
SANTI SISINIO, MARTIRIO E ALESSANDRO martiri - MILANO
sec. IV - + Sanzeno, 29 maggio del 397
Sisinio, Martirio e Alessandro erano nati in Cappadocia e, ancora giovinetti nel IV secolo vennero mandati a Milano per essere istruiti nella fede dal vescovo sant'Ambrogio. Attratti dall'ideale missionario furono inviati al vescovo di Trento, san Vigilio che li destinò nel 387 ad evangelizzare l'antica regione dell'Anaunia, l'odierna Valle di Non. Dopo dieci anni a servizio della gente della valle, il 29 maggio del 397, furono trucidati in un rito, detto degli Ambarvali, durante una festa pagana di carattere agreste nella località di Mecla, oggi Sanzeno.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 3,16-18

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA

Gv 3,16-18

C’è una storia vera, semplice ma molto forte, che aiuta a comprendere questo Vangelo. Un uomo, dopo anni di vita disordinata, si era allontanato da tutto: famiglia, fede, lavoro stabile. Si sentiva finito, senza futuro. Diceva spesso: “Ormai per me non c’è più niente da fare”. Era convinto di essere sbagliato, come se la sua vita fosse ormai “condannata”.

Un giorno, quasi per caso, accettò l’invito di un amico e partecipò a un incontro in parrocchia. Non cercava Dio, cercava solo un po’ di compagnia. Durante la lettura del Vangelo, sentì queste parole: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma per salvarlo”. Rimase colpito da una frase sola: “non per condannare”.

Per lui Dio era sempre stato giudizio, peso, distanza. Invece scopriva qualcosa di diverso: uno sguardo che non lo eliminava, ma lo cercava. Nei giorni successivi iniziò a tornare, senza grandi emozioni, ma con una domanda dentro: “E se fosse vero che non sono condannato?”.

Questo cambiamento non avvenne in modo immediato. Ma lentamente iniziò a rimettere ordine nella sua vita: un lavoro, qualche riconciliazione, una preghiera semplice. Diceva: “Non è che la mia vita sia diventata facile. È che non mi sento più escluso”.

Ed è esattamente il cuore del Vangelo di oggi: Dio non manda il Figlio per giudicare, ma per salvare. Non per classificare le persone tra buone e cattive, ma per aprire una strada nuova a tutti.

La condanna, dice Gesù, nasce quando non ci si fida di questa possibilità nuova. Non è Dio che chiude, ma è l’uomo che, non credendo all’amore, resta fermo nel suo buio.

Credere, allora, non è solo aderire a un’idea. È lasciarsi raggiungere da uno sguardo che ti dice: “Tu non sei il tuo errore. Puoi ricominciare”.

E questo cambia tutto. Perché la vita eterna non è solo “dopo”, ma inizia quando smetti di sentirti escluso dall’amore di Dio.


Per noi oggi

  1. Non è Dio che ti condanna: sei tu che spesso non ti concedi la possibilità di essere amato davvero.

  2. Credere in Gesù non è sentirsi a posto, ma smettere di vivere come se fossi già finito.

  3. Il problema non è quanto sei lontano da Dio, ma se credi ancora che Lui possa raggiungerti proprio lì.

 

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giovedì 28 maggio 2026

28.05.2026 - 1Pt 2,2-5.9-12 - Mc 10,46-52 Rabbunì, che io veda di nuovo!

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 2,2-5.9-12

Carissimi, come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.
Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai cattivi desideri della carne, che fanno guerra all’anima. Tenete una condotta esemplare fra i pagani perché, mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere diano gloria a Dio nel giorno della sua visita.
1. La Prima Lettera di Pietro è una grande catechesi battesimale per sottolineare, che CON IL BATTESIMO CI SI “STRINGE” A CRISTO e si genera così un popolo che vive «un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo». Quando svolgi il tuo ruolo nel portare amore al prossimo, sei gradito al Padre Celeste!   

2. COME PUOI INCARNARE UN SACERDOZIO SANTO OGGI, NELLA TUA VITA? Innanzitutto, puoi agire come un MEDIATORE TRA DIO E LE PERSONE che ancora non lo conoscono. Se conosci qualcuno che è distante da Dio, prega con perseveranza per lui o per lei. LA TUA INTERCESSIONE È UN SACRIFICIO SPIRITUALE. Naturalmente, puoi anche intercedere per i tuoi fratelli e le tue sorelle in Cristo, portando al Signore le loro necessità.   

3. Inoltre il popolo diventa un POPOLO DI PROFETI perché «proclami le opere ammirevoli di lui»; infine questo POPOLO È FORMATO DA «UOMINI DI OGNI TRIBÙ, LINGUA, POPOLO E NAZIONE», che entrando nella Pasqua di Cristo sono diventati «un regno e sacerdoti, e regneranno sopra la terra». Noi siamo questo popolo! 

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Gesù chiede a Bartimeo cosa desidera. Egli gli dice: «Rabbunì» cioè “mio Maestro” che io veda di nuovo. La parola usata dall’evangelista sta a significare non solo un generico poter vedere, ma un “guardare in su” un trovare senso alla propria vita. E noi cosa chiediamo al Signore per la nostra vita? «E Gesù gli disse: Và, la tua fede ti ha salvato». La fede ha ottenuto a Bartimeo non solo una guarigione fisica, ma soprattutto la grazia di incontrare Cristo. Riavuta la vista, Bartimeo segue Cristo lungo la via.
Questo brano è un invito ad un continuo inizio nel cammino di sequela, un cammino che ha alla base l’incontro con Gesù Cristo, che dà senso e significato all’incontro con se stessi e con i fratelli dentro una esperienza di Chiesa.

 

28.05 BEATO LUIGI BIRAGHI SACERDOTE, FONDATORE

BEATO LUIGI BIRAGHI SACERDOTE

Luigi Biraghi, sacerdote milanese dell’Ottocento, fu uomo di profonda cultura e intensa vita spirituale. Dopo una solida formazione e l’ordinazione nel 1825, si dedicò all’insegnamento nei seminari e alla direzione spirituale dei giovani chierici, trasmettendo loro l’amore totale per Cristo. Stimato anche dall’Ambrosiana e dal Papa Pio IX, fu mediatore in delicate tensioni ecclesiali e apprezzato studioso di sant’Ambrogio.

Accanto all’attività accademica, maturò una forte sensibilità educativa che lo portò a collaborare con Marina Videmari per la nascita delle Suore di Santa Marcellina, dedicate all’educazione cristiana e culturale delle giovani, soprattutto borghesi e povere. L’istituto si sviluppò rapidamente, ottenendo il riconoscimento ecclesiale nel 1852.

La sua opera nacque da un profondo discernimento spirituale, vissuto tra preghiera, ascolto e difficoltà concrete della storia. Non fu un progetto immediato, ma una maturazione lenta e obbediente alla Provvidenza. Biraghi unì sempre fede e intelligenza, mostrando che la cultura può diventare servizio al Vangelo.

Negli ultimi anni si dedicò totalmente alla guida spirituale delle suore e alla formazione delle anime, fino alla morte avvenuta nel 1879 a Milano. La sua eredità continua oggi nelle comunità educative da lui ispirate e nell’opera delle Marcelline, ancora presenti in diversi Paesi.

La sua figura resta attuale perché unisce contemplazione e azione, studio e servizio. In lui emerge una Chiesa che educa attraverso la pazienza e la cura delle persone. Il suo carisma invita a non separare mai fede e responsabilità culturale. La sua paternità spirituale continua attraverso generazioni di educatori e religiose. Il suo esempio mostra che la vera fecondità nasce dall’obbedienza quotidiana. È un invito a vivere la missione come dono e non come possesso. E ricorda che ogni opera buona nasce da un cuore radicato in Dio.


Per noi oggi:

1. La santità passa dalle relazioni quotidiane - Biraghi ci ricorda che la vita spirituale non si separa dalle persone concrete che abbiamo accanto: studenti, famiglie, comunità. La domanda è semplice ma esigente: sto vivendo le mie relazioni come luogo di crescita o solo di passaggio?

2. Il discernimento richiede pazienza e fedeltà - Le opere di Dio non nascono dall’urgenza, ma dalla perseveranza. Oggi siamo spesso tentati di cambiare tutto subito; invece il Vangelo chiede tempo, ascolto e continuità.

3. Educare è una forma alta di carità - Formare una persona significa aiutarla a diventare libera e capace di bene. Ogni gesto educativo, anche piccolo, può diventare un atto spirituale se nasce dall’amore e non dal controllo.

Vignate, Milano, 2 novembre 1801 – Milano, 11 agosto 1879

Monsignor Luigi Biraghi, sacerdote della diocesi di Milano, fu dotato di profonda spiritualità e vasta cultura, che profuse nei Seminari come insegnante e direttore spirituale. Fu consigliere dei suoi arcivescovi. Nominato dottore della Biblioteca Ambrosiana nel 1855, si dedicò a studi di storia ecclesiastica, di archeologia cristiana e di teologia. Nel difficile trapasso della Lombardia dall’Austria al Regno d’Italia, favorì il dialogo e la pacificazione. Per l’educazione cristiana delle giovani fondò l'Istituto delle Suore di Santa Marcellina, comunemente dette Marcelline. Morì a Milano l’11 agosto 1879, amorevolmente assistito e compianto dalle suore che aveva formato e guidato.

Teniamoci sempre innanzi agli occhi Gesù povero, afflitto, tradito, abbandonato, condannato, confitto alla Croce, teniamoci innanzi il Paradiso, ricco di ogni consolazione, e tutto ci parrà leggero.
 
NELLO STESSO GIORNO:
SAN LODOVICO PAVONI Sacerdote, Fondatore - BRESCIA
Brescia, 11 settembre 1784 - Saiano, Brescia, 1 aprile 1849
A Brescia, beato Ludovico Pavoni, sacerdote, che con grande sollecitudine si dedicò all’istruzione dei giovani più poveri, nell’intento soprattutto di educarli secondo i costumi cristiani e di avviarli a un mestiere, fondando per questo la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata.