venerdì 31 luglio 2026

IL PERDONO D'ASSISI: chi accoglie il perdono, dona pace.

IL PERDONO D'ASSISI: chi accoglie il Perdono, dona Pace.


Il Perdono d'Assisi è un'indulgenza plenaria legata alla spiritualità di san Francesco d'Assisi e alla piccola chiesa della Porziuncola, dove il Santo, immerso nella preghiera, ebbe una visione di Gesù e della Vergine Maria. In quell'incontro chiese che tutti coloro che, sinceramente pentiti, avessero visitato quel luogo ricevessero il pieno perdono dei peccati e delle pene temporali. Per questo si recò da papa Onorio III, che il 2 agosto 1216 concesse questa straordinaria grazia.
Da allora il Perdono è diventato un segno concreto della misericordia di Dio, accessibile ai fedeli che desiderano riconciliarsi con il Signore.
Per ottenere l'indulgenza è necessario accostarsi alla Confessione sacramentale, partecipare alla Santa Messa e ricevere la Comunione eucaristica, visitare una chiesa parrocchiale, una chiesa francescana oppure la Porziuncola, professare la fede con il Credo, recitare il Padre Nostro e pregare secondo le intenzioni del Papa.
Nelle chiese parrocchiali e francescane l'indulgenza si può ottenere dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto, mentre alla Porziuncola è possibile riceverla durante tutto l'anno, una sola volta al giorno, alle medesime condizioni.
L'indulgenza non è un gesto automatico né una semplice pratica esteriore, ma richiede una vera conversione del cuore, il distacco dal peccato e il desiderio di vivere una vita nuova. La Chiesa, attingendo ai meriti di Cristo e dei Santi, offre ai fedeli questo prezioso dono affinché crescano nella santità e possano anche aiutare le anime del Purgatorio, manifestando la comunione che unisce tutta la famiglia dei credenti.
Il Perdono d'Assisi ci ricorda che nessun peccato è più grande dell'amore di Dio quando il cuore si apre sinceramente alla sua grazia. È un invito a lasciare il peso del passato per riprendere il cammino con speranza. Ogni cristiano è chiamato a diventare testimone della misericordia ricevuta, costruendo relazioni riconciliate e una comunità capace di accogliere, perdonare e amare.
per noi oggi 1. Chiediamo spesso il perdono di Dio, ma siamo davvero disposti a perdonare chi ci ha ferito? La misericordia ricevuta diventa autentica solo quando si trasforma in misericordia donata. 2. Cerchiamo la Confessione solo nelle grandi occasioni o come incontro che rinnova davvero la nostra vita? Il Perdono d'Assisi ricorda che la conversione è una scelta quotidiana. 3. San Francesco desiderava salvare le anime, non accumulare privilegi spirituali.
Anche noi viviamo la fede come missione per gli altri o soltanto come beneficio personale?

 

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31.07.2026 - Ger 26,1-9 - Mt 13,54-58 Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 26,1-9

All’inizio del regno di Ioiakìm, figlio di Giosìa, re di Giuda, fu rivolta a Geremìa questa parola da parte del Signore:
«Così dice il Signore: Va’ nell’atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunciare loro; non tralasciare neppure una parola. Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni. Tu dunque dirai loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi e se non ascolterete le parole dei profeti, miei servi, che ho inviato a voi con assidua premura, ma che voi non avete ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città una maledizione per tutti i popoli della terra».
I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremìa che diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando Geremìa finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo arrestarono dicendo: «Devi morire! Perché hai predetto nel nome del Signore: “Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà devastata, disabitata”?». Tutto il popolo si radunò contro Geremìa nel tempio del Signore.

 

1. Dio ordina a Geremia di proclamare un messaggio di ammonizione nell'atrio del tempio. Geremia deve avvertire il popolo di Giuda che, SE NON ABBANDONANO LA LORO CONDOTTA PERVERSA E NON ASCOLTANO I PROFETI, il tempio e la città di Gerusalemme saranno distrutti, come accadde a Silo. LE NOSTRE AZIONI HANNO SEMPRE DELLE CONSEGUENZE!
2. I sacerdoti, i profeti e il popolo ASCOLTANO il messaggio di Geremia, MA REAGISCONO CON OSTILITÀ. Essi lo arrestano e lo accusano di blasfemia, ritenendo le sue parole offensive e minacciose per il tempio e la città. COME È DIFFICILE CONVERTIRSI!
3. La reazione dei leader religiosi e del popolo evidenzia il CONFLITTO TRA LA VERITÀ PROFETICA, RAPPRESENTATA DA GEREMIA, E L'ISTITUZIONE RELIGIOSA. Il messaggio di Geremia sfida la falsa sicurezza che il popolo ripone nel tempio, sottolineando la necessità di un'autentica conversione.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

Nella sinagoga di paese, Gesù sorprende la gente, rivelando una sapienza che ha un'altra origine. A quelli che conoscevano Gesù sembrava strano che fosse un profeta, anche perché lo avevano visto crescere. Lo stupore che provarono non diventò occasione di accoglienza, ma di scandalo e di rifiuto. Perché?
Perché bisogna aprire il cuore e la mente alla novità di Dio. Senza apertura alla novità, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale. 
Bisogna lasciarsi stupire! Ma cos'è lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l’incontro con Dio: “Ho incontrato il Signore”.
Lo stupore è come il certificato di garanzia che quell’incontro è vero, non è abitudinario”.
Gesù è un avvenimento cosi grande che, o uno se ne lascia attrarre, o lo rifiuta come nemico. Cedendo all’attrattiva, se ne scopre la bellezza...

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I miracoli non sono la causa della fede ma l’effetto. L’onnipotenza di Gesù arretra di fronte alla nostra incredulità: è il vero scandalo, l’inciampo. Siamo aperti al nuovo o pensiamo di sapere già tutto?

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31.07 - SANT' IGNAZIO DI LOYOLA

SANT' IGNAZIO DI LOYOLA
Sant’Ignazio di Loyola nacque nel 1491 nei Paesi Baschi, in una famiglia della nobiltà spagnola. Battezzato con il nome di Iñigo, trascorse la giovinezza inseguendo ideali di gloria, successo e cavalleria. Amava i tornei, le avventure e la vita di corte, desiderando diventare un grande cavaliere. La svolta arrivò nel 1521 durante la battaglia di Pamplona, quando una palla di cannone gli spezzò gravemente una gamba. Costretto a una lunga e dolorosa convalescenza, iniziò a leggere libri sulla vita di Gesù e dei santi. Quelle pagine cambiarono il suo cuore: comprese che la gloria del mondo è passeggera, mentre la santità conduce alla vera felicità. Decise così di diventare un "soldato di Cristo". Dopo una confessione generale nel santuario di Montserrat, depose le sue armi davanti alla Madonna e iniziò una vita di penitenza e preghiera a Manresa. Qui ricevette profonde illuminazioni spirituali e cominciò a scrivere gli Esercizi Spirituali, uno dei testi più importanti della spiritualità cristiana. In quest'opera insegnò come esaminare la coscienza, pregare, discernere la volontà di Dio e combattere gli affetti disordinati che allontanano l'uomo dal Signore. Tra le meditazioni più celebri vi è quella dei Due Stendardi, nella quale ogni persona è chiamata a scegliere tra seguire Cristo o lasciarsi sedurre dal male. Successivamente Ignazio si recò in Terra Santa e poi riprese gli studi fino a raggiungere l'Università di Parigi. Qui incontrò compagni destinati a diventare grandi santi, tra cui San Francesco Saverio e San Pietro Favre. Con loro fondò nel 1534 la Compagnia di Gesù, ordine religioso caratterizzato da una speciale obbedienza al Papa e da una forte vocazione missionaria. I gesuiti si dedicarono alla predicazione, all'educazione e alla difesa della fede cattolica in un periodo segnato dalla Riforma protestante. Ignazio scrisse anche le Costituzioni dell'Ordine e guidò la rapida crescita della Compagnia, che già alla sua morte contava circa mille membri. Il suo motto, Ad maiorem Dei gloriam ("Per la maggior gloria di Dio"), riassume l'intera sua esistenza. Morì a Roma il 31 luglio 1556, lasciando alla Chiesa una straordinaria eredità spirituale. Ancora oggi Sant’Ignazio è considerato uno dei più grandi maestri del discernimento e della vita interiore. per noi oggi 1. Ignazio cambiò vita dopo una ferita che sembrava una disgrazia. Le nostre ferite ci allontanano da Dio oppure diventano occasioni di conversione e crescita? 2. La meditazione dei Due Stendardi ricorda che non esiste neutralità spirituale. Ogni giorno scegliamo davvero Cristo o viviamo trascinati dalle mode e dalle comodità del momento? 3. Il suo motto era «Per la maggior gloria di Dio». Le nostre decisioni cercano la gloria di Dio o soltanto il successo, l'approvazione e l'interesse personale?
Azpeitia, Spagna, c. 1491 - Roma, 31 luglio 1556
   Memoria di sant’Ignazio di Loyola, sacerdote, che, nato nella Guascogna in Spagna, visse alla corte del re e nell’esercito, finché, gravemente ferito, si convertì a Dio; compiuti gli studi teologici a Parigi, unì a sé i primi compagni, che poi costituì nella Compagnia di Gesù a Roma, dove svolse un fruttuoso ministero, dedicandosi alla stesura di opere e alla formazione dei discepoli, a maggior gloria di Dio.  

IL PERDONO DELLA PORZIUNCOLA - 1 e 2 agosto

COS'È L'INDULGENZA - Storia e significato del Perdono di Assisi

https://www.porziuncola.org/cos-e-l-indulgenza.html

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 14, 13-21

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 14, 13-21

Il Vangelo racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci davanti a una folla affamata. Mentre i discepoli vedono solo la scarsità e vorrebbero congedare la gente, Gesù li invita a offrire quel poco che hanno. Il miracolo nasce proprio da questa fiducia: ciò che sembra insufficiente, se messo nelle mani di Cristo, diventa dono abbondante e capace di saziare tutti.

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Madre Teresa di Calcutta. Un giorno le dissero: “Quello che fai è solo una goccia nell’oceano”. Lei rispose: “Sì, ma se quella goccia mancasse, all’oceano mancherebbe qualcosa”. Madre Teresa non aveva grandi mezzi economici, né potere politico. Aveva solo mani povere, tempo donato e un cuore pieno di compassione. Eppure quelle “cinque pagnotte” offerte a Dio hanno sfamato migliaia di persone di pane, dignità e amore. Il miracolo del Vangelo non è magia. Gesù coinvolge i discepoli. Chiede collaborazione. Il pane passa dalle sue mani alle mani dei discepoli e arriva alla folla. Questo significa che Dio vuole ancora oggi aver bisogno di noi. Vuole le nostre mani, il nostro tempo, il nostro ascolto, la nostra disponibilità. Spesso però viviamo nella mentalità della scarsità: “Non ho abbastanza tempo”, “non posso fare molto”, “sono troppo piccolo”, “tocca agli altri”. Gesù invece ci insegna la logica del dono. Quando condividi, qualcosa si moltiplica sempre. Forse non subito nei numeri, ma certamente nel cuore. È impressionante anche un altro dettaglio: avanzano dodici ceste. Dio non è avaro. Quando ci fidiamo e condividiamo, la sua grazia supera sempre il nostro calcolo. L’egoismo trattiene e impoverisce. L’amore spezzato e donato genera vita. Anche oggi ci sono folle affamate: fame di pane, ma soprattutto fame di ascolto, di senso, di speranza, di affetto vero. E Gesù continua a dire ai suoi discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare”. Non delegare sempre ad altri. Non aspettare di essere perfetto o ricco per fare il bene. Comincia con quello che hai.   Per noi oggi 1.     Il vero problema non è avere poco, ma tenere tutto per sé. Il miracolo inizia quando qualcuno smette di trattenere. 2.     Molti aspettano un miracolo da Dio, mentre Dio aspetta la nostra disponibilità. I pani non si moltiplicano nelle tasche, ma nelle mani donate. 3.     La fame più grande di oggi non è quella del pane, ma quella di amore e attenzione.
Ci sono persone che muoiono lentamente perché nessuno le ascolta davvero.

 

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giovedì 30 luglio 2026

30.07.2026 - Ger 18,1-6 - Mt 13,47-53 - Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 18,1-6

Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremìa: «Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola».
Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele».
1. Dio parla a Geremia. Geremia parla al popolo. Geremia sceso nella bottega del vasaio osserva che LA CRETA È INTERAMENTE NELLE MANI E NELLA VOLONTÀ DEL VASAIO. Nulla è dalla creta. Tutto invece e dalla volontà del vasaio. È LUI CHE DONA “VITA” secondo la sua sapienza, intelligenza, arte, maestria, volontà.
2. Dopo aver osservato ogni cosa, la parola del Signore giunge agli orecchi di Geremia. Il Signore parla al suo profeta, spiegando quanto lui ha visto. GEREMIA HA VISTO CHE UN VASO SI È ROTTO E IL VASAIO NE HA FATTO UN ALTRO. Il Signore non potrebbe fare la stessa cosa con il suo popolo?
3. Non solo Israele è argilla nelle mani del Signore, tutti i popoli sono argilla nelle sue mani. DIO È IL VASAIO DEI POPOLI E DELLE NAZIONI. Niente può avvenire nel mondo senza che Lui lo permetta, lo voglia, lasci che la creta venga modellata. Siamo in mani buone!

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,47-53
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.    
I discepoli (“uomo che getta la rete in mare”) sono chiamati a predicare (“gettare la rete”). La loro predicazione è rivolta a tutti (“raccoglie pesci buoni e cattivi”). Nello stesso tempo, la predicazione opera una separazione ponendo le persone buone in una comunità (“canestri”) e quelle cattive lasciandole nella dispersione/solitudine (“fuori”). Ma solo alla fine del mondo Gesù (“gli angeli”) separerà le persone in modo netto e definitivo, col suo giudizio.
“Avete compreso tutte queste cose?”. SI, bene. Ebbene, da questa Scrittura (tesoro) il discepolo trae “cose antiche e nuove”. Come dire: l’accoglienza a Gesù fa sì che le cose antiche (Scritture di Israele) trovino compimento nelle cose nuove (Vangelo). Il Vangelo non distrugge la prima Rivelazione, ma la compie. Gesù stesso/Vangelo non è venuto a distruggere, ma a compiere, come ci sta dicendo in continuità l’evangelista Matteo.

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Scribi che diventano discepoli, perché capaci di tenere insieme tutto quello che vale, senza separare e contrapporre. Ma la domanda resta: abbiamo compreso tutte queste cose? O vogliamo già fare il lavoro degli angeli e selezionare anzitempo?

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30.07 - SAN PIETRO CRISOLOGO

SAN PIETRO CRISOLOGO
San Pietro Crisologo nacque a Imola tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. Fu educato e formato dal vescovo San Cornelio, che lo battezzò, lo istruì nella fede e lo ordinò diacono. Intorno al 433 venne scelto come vescovo di Ravenna, allora capitale dell'Impero Romano d'Occidente e centro di grande importanza politica e religiosa. Il suo soprannome, Crisologo, significa "parola d'oro" e gli fu attribuito per la straordinaria capacità di predicare il Vangelo con chiarezza, profondità e forza spirituale. Attraverso le sue omelie spiegava al popolo le verità della fede, aiutando i cristiani a comprendere il mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. In quegli anni la Chiesa era attraversata da gravi controversie dottrinali. Pietro Crisologo si impegnò a difendere la fede cattolica contro le eresie che mettevano in discussione l'identità di Cristo. Quando il monaco Eutiche diffuse il monofisismo, sostenendo che in Gesù esistesse soltanto la natura divina, il santo ribadì con fermezza l'insegnamento autentico della Chiesa e invitò tutti a seguire il giudizio del Papa, riconoscendo il ruolo unico della sede di Roma. Fu profondamente legato all'imperatrice Galla Placidia, che sostenne nella costruzione di importanti edifici sacri a Ravenna. Collaborò alla crescita spirituale della città e consacrò la chiesa di San Giovanni Evangelista, una delle più antiche della città. Le sue prediche affrontavano temi fondamentali come l'Incarnazione, il Credo, la devozione alla Vergine Maria, la testimonianza dei santi e la chiamata universale alla santità. Grazie al suo linguaggio semplice ma ricco di sapienza riusciva a raggiungere il cuore delle persone e a rafforzare la loro fede. Morì intorno al 450 e volle essere sepolto nella sua Imola, accanto alla tomba di San Cassiano. Nei secoli successivi le sue numerose omelie furono raccolte e conservate come un prezioso patrimonio spirituale. Per la profondità del suo insegnamento e il valore della sua predicazione, nel 1729 papa Benedetto XIII lo proclamò Dottore della Chiesa. Ancora oggi San Pietro Crisologo rimane un esempio luminoso di pastore che unisce verità, carità e fedeltà alla Chiesa. per noi oggi 1. Pietro Crisologo studiava la fede per difenderla dagli errori del suo tempo. Noi conosciamo davvero ciò che crediamo o ci accontentiamo di idee superficiali sul cristianesimo? 2. Egli riconobbe con umiltà l'autorità della Chiesa anche nei momenti di confusione. Quando non comprendiamo qualcosa della fede cerchiamo la verità o seguiamo soltanto le opinioni che ci piacciono? 3. Le sue parole erano d'oro perché nascevano dalla santità della vita. Le nostre parole costruiscono e avvicinano a Dio oppure creano divisioni, polemiche e superficialità?
Imola, ca. 380 - 450
   San Pietro, detto Crisologo, vescovo di Ravenna e dottore della Chiesa, che, munito del nome del beato Apostolo, ne svolse lo stesso ministero con tale maestria, da attirare alla fede le folle con la rete della sua celeste dottrina, saziandole con la dolcezza del suo divino eloquio. Il suo transito avvenne il 31 luglio a Imola in Romagna.


mercoledì 29 luglio 2026

29.07.2026 - 1Gv 4,7-16 - Gv 11,19-27 - Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 4,7-16

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
1. Chi desidera conoscere Dio, DEVE vivere l’amore fraterno perché l’amore è da Dio e Dio è amore. IL MODO DI AMARE DI DIO È IL FIGLIO. Non lo ha risparmiato e lo ha mandato nel mondo per salvare il mondo. IL FIGLIO AMA “I FIGLI” e, per far crescere il bene e la vita vera, PRENDE SU DI SÉ E ANNIENTA I PECCATI.
2. NOI POSSIAMO VEDERE E CONOSCERE DIO perché abbiamo dalla nostra parte la mediazione del Figlio e dello Spirito Santo. NELL’AMORE CHE ABBIAMO RICEVUTO DA DIO – che è amore – NOI ABBIAMO CONOSCIUTO LUI e abbiamo compreso che POSSIAMO/DOBBIAMO AMARE I FRATELLI.
3. Il Figlio che i discepoli hanno visto si fa accessibile anche a noi ed è il fondamento della vita cristiana. TUTTA LA VITA CRISTIANA HA UN FONDAMENTALE INSOSTITUIBILE CHE È CRISTO. Ora Giovanni ci dice che CONFESSARLO NELLA FEDE SIGNIFICA RIMANERE NELL’AMORE E CONOSCERE DIO.

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+ Dal vangelo secondo Giovanni - Gv 11,19-27
In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

 

Marta ha fiducia in Gesù, ma come sperare che il fratello ritorni in vita? E’ ben vero che Gesù le dice: “Tuo fratello risorgerà”. E aggiunge: “Io sono la risurrezione e la vita…”. Marta ha un balzo. Non sa fin dove possa giungere la potenza di Gesù, ma dice con determinazione la sua fede in Lui, con parole che sono diventate anche nostre: “Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio…”. Anche quando non sappiamo se accadrà il miracolo, e quando il miracolo non accade, sappiamo di poterci fidare di Gesù, salvatore del mondo, vincitore della morte.
Infatti "Chi crede in me, anche se muore vivrà”. Qui per credere non si tratta di sapere semplicemente che Gesù è risorto. Questo lo sanno anche i demoni.
Si tratta invece di essere unito a Lui mediante una fede viva, e cioè con una fede accompagnata dalla carità, dalla grazia.

 

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