sabato 1 agosto 2026

01.08.2026 - Ger 26,11-16.24 - Mt 14,1-12 - Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 26,11-16.24

In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!».
Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole».
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.
1. Sacerdoti e profeti VOGLIONO CONDANNARE GEREMIA perché ha profetizzato contro Gerusalemme, come avete udito con i vostri orecchi! E GEREMIA RIBADISCE CHE LA SUA PAROLA NON PROVENIVA DAL SUO CUORE, MA DAL CUORE DEL SIGNORE.
2. “Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore”. Queste parole che Dio ci invia tramite i profeti, SONO UN ATTO DI MISERICORDIA VERSO DI NOI, perché Dio non vuole che la nostra vita si perda, ma piuttosto, nel suo amore paterno, INTERVIENE E CI CORREGGE perché la nostra vita sia salvata.
3. GEREMIA È PRONTO ANCHE A MORIRE, MA NON PUÒ RINNEGARE SÉ STESSO, la sua missione di essere vero profeta del Dio vivente. Ma sappiate bene che OGNI DECISIONE CHE PRENDERETE, SARETE RESPONSABILI DINANZI A DIO per l’eternità. I capi e il popolo riconoscono Geremia come vero profeta. LA SUA PAROLA VIENE VISTA COME VERA PAROLA DI DIO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 14, 1-12
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù. 

 

I santi costituiscono un atto di accusa alla nostra coscienza. Sono una benedizione o una disgrazia. Tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo malvagi. I malvagi, i perversi sono talmente schiavi dei vizi che non riescono a sopportare la sola esistenza di uomini, come san Giovanni Battista, che con l’aiuto di Dio riescono a condurre una vita virtuosa; infatti finché non incontrano i santi possono affermare che tutti gli uomini sono dissoluti per giustificare i propri vizi. 
Ma quando incontrano i santi tale falsità scompare e allora li odiano talmente tanto fino ad ucciderli pur di non sentire i loro rimproveri. Non prima, però, di aver ucciso la propria coscienza. Fai attenzione!
Noi non vogliamo uccidere la coscienza ma vogliamo educarla in modo che il nostro giudizio morale sia illuminato da Dio. L'educazione della coscienza avviene alla luce della Parola di Dio, pregata e vissuta; attraverso i doni dello Spirito Santo e la testimonianza dei Santi, seguendo l'insegnamento certo della Chiesa. Una coscienza ben formata è retta e veritiera. L'educazione della coscienza è un compito di tutta la vita. 

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Erode, ovvero la paura: della folla, dei commensali. Il vero incatenato è lui, e noi con lui: quante volte la nostra condotta è mossa solo dalla paura di perdere la rispettabilità e la reputazione? 

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01.08 - SANT' ALFONSO MARIA DE' LIGUORI

SANT' ALFONSO MARIA DE' LIGUORI
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nacque nel 1696 nei pressi di Napoli, in una famiglia nobile e benestante. Fin da giovane mostrò una straordinaria intelligenza, conseguendo la laurea in diritto civile e canonico a soli sedici anni. Per alcuni anni esercitò con successo la professione di avvocato, ma una profonda crisi interiore lo portò a comprendere che Dio lo chiamava a una missione più grande. Abbandonò così la carriera forense e si dedicò completamente al sacerdozio, ricevendo l’ordinazione all’età di trent’anni. Iniziň subito un intenso apostolato tra i poveri, i lavoratori e gli emarginati di Napoli, annunciando il Vangelo con parole semplici e accessibili a tutti. Le sue predicazioni favorirono una profonda rinascita spirituale e morale del popolo. Nel 1732 fondò la Congregazione del Santissimo Redentore, conosciuta come i Redentoristi, con lo scopo di evangelizzare le popolazioni più abbandonate delle campagne. Fu uno dei più grandi teologi della storia della Chiesa e scrisse oltre cento opere dedicate alla morale, alla spiritualità e alla difesa della fede cattolica. Tra i suoi scritti più importanti vi sono la Teologia Morale, Le glorie di Maria, La pratica di amar Gesù Cristo, Apparecchio alla morte e Verità della fede, opera con cui rispose agli errori dell’illuminismo, del materialismo e del deismo. Alfonso insegnava che fede e ragione non sono nemiche, ma che la ragione trova la sua pienezza quando si apre alla verità di Dio. Nutriva una profonda devozione verso Gesù Eucaristia e verso la Madonna, che considerava guida sicura verso Cristo. Combatté con forza il giansenismo, una corrente che presentava Dio come severo e distante, ricordando invece che il Signore è ricco di misericordia e desidera la salvezza di ogni persona. Per questo incoraggiava la frequenza ai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia. Ripeteva spesso che la preghiera è indispensabile per la salvezza e che nessuno può perseverare nel bene senza chiedere continuamente l’aiuto di Dio. Nel 1762 fu nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti, svolgendo il suo ministero con grande dedizione nonostante le sofferenze causate da una grave artrosi. Negli ultimi anni sopportò molte prove fisiche e spirituali, mantenendo sempre una profonda fiducia nel Signore. Morì il 1° agosto 1787 pronunciando parole d'amore verso la Madonna. Nel 1871 fu proclamato Dottore della Chiesa. Ancora oggi è considerato uno dei più grandi maestri della vita spirituale e della misericordia cristiana. per noi oggi 1. Alfonso lasciò una carriera prestigiosa per seguire la volontà di Dio. Noi siamo disposti a rinunciare a qualcosa per il Vangelo o scegliamo sempre ciò che è più comodo? 2. Ripeteva che «tutta la nostra salvezza sta nel pregare». Quanto tempo dedichiamo davvero alla preghiera rispetto a tutto il resto che riempie le nostre giornate? 3. Combatteva l'idea di un Dio lontano e severo, annunciando la Misericordia. Viviamo da figli che si fidano di Dio o continuiamo a portare da soli il peso delle nostre paure?
Napoli, 1696 - Nocera de' Pagani, Salerno, 1 agosto 1787
   Memoria di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa, che rifulse per la sua premura per le anime, i suoi scritti, la sua parola e il suo esempio. Al fine di promuovere la vita cristiana nel popolo, si impegnò nella predicazione e scrisse libri, specialmente di morale, disciplina in cui è ritenuto un maestro, e, sia pure tra molti ostacoli, istituì la Congregazione del Santissimo Redentore per l’evangelizzazione dei semplici. Eletto vescovo di Sant’Agata dei Goti, si impegnò oltremodo in questo ministero, che dovette lasciare quindici anni più tardi per il sopraggiungere di gravi malattie. Passò, quindi, il resto della sua vita a Nocera dei Pagani in Campania, tra grandi sacrifici e difficoltà. 

 

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venerdì 31 luglio 2026

IL PERDONO D'ASSISI: chi accoglie il perdono, dona pace.

IL PERDONO D'ASSISI: chi accoglie il Perdono, dona Pace.


Il Perdono d'Assisi è un'indulgenza plenaria legata alla spiritualità di san Francesco d'Assisi e alla piccola chiesa della Porziuncola, dove il Santo, immerso nella preghiera, ebbe una visione di Gesù e della Vergine Maria. In quell'incontro chiese che tutti coloro che, sinceramente pentiti, avessero visitato quel luogo ricevessero il pieno perdono dei peccati e delle pene temporali. Per questo si recò da papa Onorio III, che il 2 agosto 1216 concesse questa straordinaria grazia.
Da allora il Perdono è diventato un segno concreto della misericordia di Dio, accessibile ai fedeli che desiderano riconciliarsi con il Signore.
Per ottenere l'indulgenza è necessario accostarsi alla Confessione sacramentale, partecipare alla Santa Messa e ricevere la Comunione eucaristica, visitare una chiesa parrocchiale, una chiesa francescana oppure la Porziuncola, professare la fede con il Credo, recitare il Padre Nostro e pregare secondo le intenzioni del Papa.
Nelle chiese parrocchiali e francescane l'indulgenza si può ottenere dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto, mentre alla Porziuncola è possibile riceverla durante tutto l'anno, una sola volta al giorno, alle medesime condizioni.
L'indulgenza non è un gesto automatico né una semplice pratica esteriore, ma richiede una vera conversione del cuore, il distacco dal peccato e il desiderio di vivere una vita nuova. La Chiesa, attingendo ai meriti di Cristo e dei Santi, offre ai fedeli questo prezioso dono affinché crescano nella santità e possano anche aiutare le anime del Purgatorio, manifestando la comunione che unisce tutta la famiglia dei credenti.
Il Perdono d'Assisi ci ricorda che nessun peccato è più grande dell'amore di Dio quando il cuore si apre sinceramente alla sua grazia. È un invito a lasciare il peso del passato per riprendere il cammino con speranza. Ogni cristiano è chiamato a diventare testimone della misericordia ricevuta, costruendo relazioni riconciliate e una comunità capace di accogliere, perdonare e amare.
per noi oggi 1. Chiediamo spesso il perdono di Dio, ma siamo davvero disposti a perdonare chi ci ha ferito? La misericordia ricevuta diventa autentica solo quando si trasforma in misericordia donata. 2. Cerchiamo la Confessione solo nelle grandi occasioni o come incontro che rinnova davvero la nostra vita? Il Perdono d'Assisi ricorda che la conversione è una scelta quotidiana. 3. San Francesco desiderava salvare le anime, non accumulare privilegi spirituali.
Anche noi viviamo la fede come missione per gli altri o soltanto come beneficio personale?

 

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31.07.2026 - Ger 26,1-9 - Mt 13,54-58 Non è costui il figlio del falegname? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 26,1-9

All’inizio del regno di Ioiakìm, figlio di Giosìa, re di Giuda, fu rivolta a Geremìa questa parola da parte del Signore:
«Così dice il Signore: Va’ nell’atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunciare loro; non tralasciare neppure una parola. Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni. Tu dunque dirai loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi e se non ascolterete le parole dei profeti, miei servi, che ho inviato a voi con assidua premura, ma che voi non avete ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città una maledizione per tutti i popoli della terra».
I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremìa che diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando Geremìa finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo arrestarono dicendo: «Devi morire! Perché hai predetto nel nome del Signore: “Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà devastata, disabitata”?». Tutto il popolo si radunò contro Geremìa nel tempio del Signore.

 

1. Dio ordina a Geremia di proclamare un messaggio di ammonizione nell'atrio del tempio. Geremia deve avvertire il popolo di Giuda che, SE NON ABBANDONANO LA LORO CONDOTTA PERVERSA E NON ASCOLTANO I PROFETI, il tempio e la città di Gerusalemme saranno distrutti, come accadde a Silo. LE NOSTRE AZIONI HANNO SEMPRE DELLE CONSEGUENZE!
2. I sacerdoti, i profeti e il popolo ASCOLTANO il messaggio di Geremia, MA REAGISCONO CON OSTILITÀ. Essi lo arrestano e lo accusano di blasfemia, ritenendo le sue parole offensive e minacciose per il tempio e la città. COME È DIFFICILE CONVERTIRSI!
3. La reazione dei leader religiosi e del popolo evidenzia il CONFLITTO TRA LA VERITÀ PROFETICA, RAPPRESENTATA DA GEREMIA, E L'ISTITUZIONE RELIGIOSA. Il messaggio di Geremia sfida la falsa sicurezza che il popolo ripone nel tempio, sottolineando la necessità di un'autentica conversione.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

Nella sinagoga di paese, Gesù sorprende la gente, rivelando una sapienza che ha un'altra origine. A quelli che conoscevano Gesù sembrava strano che fosse un profeta, anche perché lo avevano visto crescere. Lo stupore che provarono non diventò occasione di accoglienza, ma di scandalo e di rifiuto. Perché?
Perché bisogna aprire il cuore e la mente alla novità di Dio. Senza apertura alla novità, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale. 
Bisogna lasciarsi stupire! Ma cos'è lo stupore? Lo stupore è proprio quando succede l’incontro con Dio: “Ho incontrato il Signore”.
Lo stupore è come il certificato di garanzia che quell’incontro è vero, non è abitudinario”.
Gesù è un avvenimento cosi grande che, o uno se ne lascia attrarre, o lo rifiuta come nemico. Cedendo all’attrattiva, se ne scopre la bellezza...

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I miracoli non sono la causa della fede ma l’effetto. L’onnipotenza di Gesù arretra di fronte alla nostra incredulità: è il vero scandalo, l’inciampo. Siamo aperti al nuovo o pensiamo di sapere già tutto?

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31.07 - SANT' IGNAZIO DI LOYOLA

SANT' IGNAZIO DI LOYOLA
Sant’Ignazio di Loyola nacque nel 1491 nei Paesi Baschi, in una famiglia della nobiltà spagnola. Battezzato con il nome di Iñigo, trascorse la giovinezza inseguendo ideali di gloria, successo e cavalleria. Amava i tornei, le avventure e la vita di corte, desiderando diventare un grande cavaliere. La svolta arrivò nel 1521 durante la battaglia di Pamplona, quando una palla di cannone gli spezzò gravemente una gamba. Costretto a una lunga e dolorosa convalescenza, iniziò a leggere libri sulla vita di Gesù e dei santi. Quelle pagine cambiarono il suo cuore: comprese che la gloria del mondo è passeggera, mentre la santità conduce alla vera felicità. Decise così di diventare un "soldato di Cristo". Dopo una confessione generale nel santuario di Montserrat, depose le sue armi davanti alla Madonna e iniziò una vita di penitenza e preghiera a Manresa. Qui ricevette profonde illuminazioni spirituali e cominciò a scrivere gli Esercizi Spirituali, uno dei testi più importanti della spiritualità cristiana. In quest'opera insegnò come esaminare la coscienza, pregare, discernere la volontà di Dio e combattere gli affetti disordinati che allontanano l'uomo dal Signore. Tra le meditazioni più celebri vi è quella dei Due Stendardi, nella quale ogni persona è chiamata a scegliere tra seguire Cristo o lasciarsi sedurre dal male. Successivamente Ignazio si recò in Terra Santa e poi riprese gli studi fino a raggiungere l'Università di Parigi. Qui incontrò compagni destinati a diventare grandi santi, tra cui San Francesco Saverio e San Pietro Favre. Con loro fondò nel 1534 la Compagnia di Gesù, ordine religioso caratterizzato da una speciale obbedienza al Papa e da una forte vocazione missionaria. I gesuiti si dedicarono alla predicazione, all'educazione e alla difesa della fede cattolica in un periodo segnato dalla Riforma protestante. Ignazio scrisse anche le Costituzioni dell'Ordine e guidò la rapida crescita della Compagnia, che già alla sua morte contava circa mille membri. Il suo motto, Ad maiorem Dei gloriam ("Per la maggior gloria di Dio"), riassume l'intera sua esistenza. Morì a Roma il 31 luglio 1556, lasciando alla Chiesa una straordinaria eredità spirituale. Ancora oggi Sant’Ignazio è considerato uno dei più grandi maestri del discernimento e della vita interiore. per noi oggi 1. Ignazio cambiò vita dopo una ferita che sembrava una disgrazia. Le nostre ferite ci allontanano da Dio oppure diventano occasioni di conversione e crescita? 2. La meditazione dei Due Stendardi ricorda che non esiste neutralità spirituale. Ogni giorno scegliamo davvero Cristo o viviamo trascinati dalle mode e dalle comodità del momento? 3. Il suo motto era «Per la maggior gloria di Dio». Le nostre decisioni cercano la gloria di Dio o soltanto il successo, l'approvazione e l'interesse personale?
Azpeitia, Spagna, c. 1491 - Roma, 31 luglio 1556
   Memoria di sant’Ignazio di Loyola, sacerdote, che, nato nella Guascogna in Spagna, visse alla corte del re e nell’esercito, finché, gravemente ferito, si convertì a Dio; compiuti gli studi teologici a Parigi, unì a sé i primi compagni, che poi costituì nella Compagnia di Gesù a Roma, dove svolse un fruttuoso ministero, dedicandosi alla stesura di opere e alla formazione dei discepoli, a maggior gloria di Dio.  

IL PERDONO DELLA PORZIUNCOLA - 1 e 2 agosto

COS'È L'INDULGENZA - Storia e significato del Perdono di Assisi

https://www.porziuncola.org/cos-e-l-indulgenza.html

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 14, 13-21

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 14, 13-21

Il Vangelo racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci davanti a una folla affamata. Mentre i discepoli vedono solo la scarsità e vorrebbero congedare la gente, Gesù li invita a offrire quel poco che hanno. Il miracolo nasce proprio da questa fiducia: ciò che sembra insufficiente, se messo nelle mani di Cristo, diventa dono abbondante e capace di saziare tutti.

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Madre Teresa di Calcutta. Un giorno le dissero: “Quello che fai è solo una goccia nell’oceano”. Lei rispose: “Sì, ma se quella goccia mancasse, all’oceano mancherebbe qualcosa”. Madre Teresa non aveva grandi mezzi economici, né potere politico. Aveva solo mani povere, tempo donato e un cuore pieno di compassione. Eppure quelle “cinque pagnotte” offerte a Dio hanno sfamato migliaia di persone di pane, dignità e amore. Il miracolo del Vangelo non è magia. Gesù coinvolge i discepoli. Chiede collaborazione. Il pane passa dalle sue mani alle mani dei discepoli e arriva alla folla. Questo significa che Dio vuole ancora oggi aver bisogno di noi. Vuole le nostre mani, il nostro tempo, il nostro ascolto, la nostra disponibilità. Spesso però viviamo nella mentalità della scarsità: “Non ho abbastanza tempo”, “non posso fare molto”, “sono troppo piccolo”, “tocca agli altri”. Gesù invece ci insegna la logica del dono. Quando condividi, qualcosa si moltiplica sempre. Forse non subito nei numeri, ma certamente nel cuore. È impressionante anche un altro dettaglio: avanzano dodici ceste. Dio non è avaro. Quando ci fidiamo e condividiamo, la sua grazia supera sempre il nostro calcolo. L’egoismo trattiene e impoverisce. L’amore spezzato e donato genera vita. Anche oggi ci sono folle affamate: fame di pane, ma soprattutto fame di ascolto, di senso, di speranza, di affetto vero. E Gesù continua a dire ai suoi discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare”. Non delegare sempre ad altri. Non aspettare di essere perfetto o ricco per fare il bene. Comincia con quello che hai.   Per noi oggi 1.     Il vero problema non è avere poco, ma tenere tutto per sé. Il miracolo inizia quando qualcuno smette di trattenere. 2.     Molti aspettano un miracolo da Dio, mentre Dio aspetta la nostra disponibilità. I pani non si moltiplicano nelle tasche, ma nelle mani donate. 3.     La fame più grande di oggi non è quella del pane, ma quella di amore e attenzione.
Ci sono persone che muoiono lentamente perché nessuno le ascolta davvero.

 

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giovedì 30 luglio 2026

30.07.2026 - Ger 18,1-6 - Mt 13,47-53 - Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 18,1-6

Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremìa: «Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola».
Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele».
1. Dio parla a Geremia. Geremia parla al popolo. Geremia sceso nella bottega del vasaio osserva che LA CRETA È INTERAMENTE NELLE MANI E NELLA VOLONTÀ DEL VASAIO. Nulla è dalla creta. Tutto invece e dalla volontà del vasaio. È LUI CHE DONA “VITA” secondo la sua sapienza, intelligenza, arte, maestria, volontà.
2. Dopo aver osservato ogni cosa, la parola del Signore giunge agli orecchi di Geremia. Il Signore parla al suo profeta, spiegando quanto lui ha visto. GEREMIA HA VISTO CHE UN VASO SI È ROTTO E IL VASAIO NE HA FATTO UN ALTRO. Il Signore non potrebbe fare la stessa cosa con il suo popolo?
3. Non solo Israele è argilla nelle mani del Signore, tutti i popoli sono argilla nelle sue mani. DIO È IL VASAIO DEI POPOLI E DELLE NAZIONI. Niente può avvenire nel mondo senza che Lui lo permetta, lo voglia, lasci che la creta venga modellata. Siamo in mani buone!

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,47-53
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.    
I discepoli (“uomo che getta la rete in mare”) sono chiamati a predicare (“gettare la rete”). La loro predicazione è rivolta a tutti (“raccoglie pesci buoni e cattivi”). Nello stesso tempo, la predicazione opera una separazione ponendo le persone buone in una comunità (“canestri”) e quelle cattive lasciandole nella dispersione/solitudine (“fuori”). Ma solo alla fine del mondo Gesù (“gli angeli”) separerà le persone in modo netto e definitivo, col suo giudizio.
“Avete compreso tutte queste cose?”. SI, bene. Ebbene, da questa Scrittura (tesoro) il discepolo trae “cose antiche e nuove”. Come dire: l’accoglienza a Gesù fa sì che le cose antiche (Scritture di Israele) trovino compimento nelle cose nuove (Vangelo). Il Vangelo non distrugge la prima Rivelazione, ma la compie. Gesù stesso/Vangelo non è venuto a distruggere, ma a compiere, come ci sta dicendo in continuità l’evangelista Matteo.

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Scribi che diventano discepoli, perché capaci di tenere insieme tutto quello che vale, senza separare e contrapporre. Ma la domanda resta: abbiamo compreso tutte queste cose? O vogliamo già fare il lavoro degli angeli e selezionare anzitempo?

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