martedì 21 aprile 2026

21.04.2026 - At 7,51-8,1 - Gv 6,30-35 Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 7,51-8,1

In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] «Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata».
All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.
Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sàulo.
E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.
Sàulo approvava la sua uccisione.

1. Stefano è durissimo! Fa teologia e SPIEGA IL SENSO DELLA STORIA, e dice alle autorità: SIETE TRADITORI E ASSASSINI, MISCREDENTI, PAGANI, ATEI. La condanna se l'è cercata! Non si è risparmiato…

2. IL DISCEPOLO IMITA IL MAESTRO NELLA MORTE. Anche Lui vede i cieli aperti e il Figlio dell'uomo, Gesù, seduto alla destra della gloria di Dio. LA PASSIONE DI CRISTO È SERVITA GLI HA APERTO GLI OCCHI…

3. Gesù chiede il perdono per i suoi crocifissori, Stefano muore come il maestro AFFIDANDO IL PROPRIO SPIRITO A DIO. CHIEDE IL PERDONO DEI SUOI UCCISORI. Detto questo, muori. SAULO APPROVAVA LA SUA UCCISIONE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,30-35
In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede loro da mangiare un pane dal cielo"».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

Gesù identifica se stesso con il pane: “Il pane di Dio è colui che discende dal cielo… Io sono il pane della vita”. Il pane che ci occorre non è né la manna che scende dal cielo, né il pane del miracolo. Potremmo continuare: né i soldi e tutti i beni del mondo, né alcun’altra persona. Solo Gesù. “E’ Gesù che cercate quando sognate la felicità”, gridava San Giovanni Paolo II ai giovani nel Giubileo del 2000. Solo l’Eucaristia è in grado di saziare la fame di infinito e il desiderio di Dio che anima ogni uomo, anche nella ricerca del pane quotidiano.

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«Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo?» gli chiedono, e non vedono che il “segno” è lì davanti a loro. Perchè quando vogliamo vedere smettiamo di farlo? Troppo presi da noi stessi?

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21.04 SANT'ANSELMO D'AOSTA

SANT’ANSELMO D’AOSTA

Sant’Anselmo d’Aosta (1033 - 1109), chiamato Doctor Magnificus, fu un grande teologo e filosofo medievale, considerato da molti uno dei fondatori della Scolastica. Il suo pensiero è riassunto nella frase latina Fides quaerens intellectum, cioè “la fede che cerca l’intelletto”.

Nacque ad Aosta da una famiglia nobile: il padre era interessato alle ricchezze e alla vita mondana, mentre la madre era molto religiosa e influenzò profondamente la sua formazione spirituale.

Da bambino immaginava che Dio abitasse sulle Alpi e sognò di essere invitato nel suo palazzo, dove ricevette simbolicamente un pane bianchissimo. A quindici anni chiese di entrare tra i monaci benedettini, ma il padre si oppose.

Dopo la morte della madre e vari contrasti familiari, lasciò la sua città e viaggiò in Francia. Qui incontrò il grande teologo Lanfranco da Pavia nell’abbazia benedettina di Abbazia di Bec. Questo incontro fu decisivo: Anselmo entrò nel monastero nel 1060 e divenne uno dei suoi migliori allievi.

Nel 1063 diventò priore e direttore della scuola monastica. In questo periodo scrisse il Monologion, in cui cercò di dimostrare l’esistenza di Dio osservando il mondo e i diversi gradi di perfezione delle cose.

Successivamente scrisse il Proslogion, dove presentò il famoso argomento ontologico sull’esistenza di Dio: Dio è “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande”.

Nel 1078 fu eletto abate di Bec e continuò a dedicarsi allo studio, alla preghiera e alla guida spirituale dei monaci. Era severo nella disciplina ma molto amato per il suo carattere gentile.

Nel 1093 fu nominato arcivescovo di Canterbury. In questo periodo difese con forza la libertà della Chiesa contro i re d’Inghilterra Guglielmo II d’Inghilterra e Enrico I d’Inghilterra durante la lotta per le investiture.

Preferì affrontare due esili piuttosto che rinunciare ai diritti della Chiesa. Nel 1107 poté tornare definitivamente a Canterbury e continuò a riformare il clero.

Morì il 21 aprile 1109, dopo una vita dedicata alla ricerca della verità, alla preghiera e all’unione tra fede, ragione e amore per Dio.

 

Per noi oggi

1.     La fede non è contro la ragione: per Anselmo credere significa anche cercare di capire.

2.     La verità richiede coraggio: difendere i propri valori può portare anche all’esilio o alla sofferenza.

3.     Studiare e pregare non sono opposti: la conoscenza più profonda nasce quando mente e cuore cercano insieme la verità.

Aosta, 1033 - Canterbury, Inghilterra, 21 aprile 1109


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L’IGIENE DELL’ANIMA

L’IGIENE DELL’ANIMA

La lectio divina, antica pratica monastica di lettura orante della Bibbia, oggi incontra il mondo della psicologia e della neuroscienza. Non si tratta di “leggere di più”, ma di leggere diversamente: lentamente, sostando, tornando alla frase che colpisce il cuore. Le sue quattro tappe classiche sono lectio (leggere), meditatio (riflettere), oratio (pregare) e contemplatio (rimanere in silenzio).

Il cuore della pratica è il “ritorno”: quando la mente si distrae, si torna alla Parola. Questo gesto semplice ha un valore non solo spirituale, ma anche psicologico. Invece di restare intrappolati nel flusso continuo di pensieri, si impara a riconoscere le distrazioni e a ricondurre l’attenzione verso un centro. Non è fuga dalla realtà, ma un modo di guardarla alla luce di Dio.

Uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2023 su Pastoral Psychology dagli psicologi Matthew Button e Luca De Pretto ha analizzato l’effetto della lectio divina su un gruppo di partecipanti per sette giorni. Chi ha praticato quotidianamente ha mostrato un aumento significativo di speranza, benessere e senso di “flusso”, cioè maggiore coinvolgimento nelle attività quotidiane. Gli stessi autori riconoscono i limiti dello studio (numero ridotto di partecipanti e breve durata), ma i risultati indicano un impatto positivo sulle risorse interiori.

Un altro riferimento importante viene dalla rivista Nature Reviews Neuroscience, dove nel 2015 i ricercatori Yi-Yuan Tang, Britta Hölzel e Michael Posner hanno descritto come le pratiche di attenzione focalizzata rafforzino aree cerebrali legate all’autocontrollo (come la corteccia cingolata anteriore) e riducano l’attività delle reti responsabili del vagare ansioso della mente.

In termini semplici, la lectio divina può diventare una “palestra dell’attenzione”. Ogni ritorno al testo allena il cervello alla stabilità, alla presenza e alla regolazione emotiva. Questo non significa che la Bibbia sostituisca cure psicologiche o terapie, ma indica che una pratica regolare può sostenere il benessere mentale.

La conclusione è chiara: Dio non si misura con uno scanner, ma il nostro cervello cambia quando impariamo a sostare nella Parola. La lectio divina diventa così una scuola di attenzione, pace e significato.

 

PER NOI OGGI

1.      Se alleni il corpo ma non l’attenzione, cosa stai trascurando? La lectio divina non è solo devozione: è allenamento mentale. Forse la nostra distrazione cronica è anche una questione spirituale.

2.      Non sei “stressato”: sei disperso. Il continuo vagare della mente ci consuma. Tornare alla Parola è un atto di resistenza culturale contro la frammentazione.

3.      Vuoi pace interiore senza disciplina? La pace non cade dal cielo: nasce da ritorni quotidiani, pazienti, umili.

 

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lunedì 20 aprile 2026

20.04.2026 - At 6,8-15 - Gv 6,22-29 - Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo...

Dagli Atti degli Apostoli - At 6,8-15

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo.
Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenèi, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.
Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio.
Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.
1. STEFANO, PIENO DI GRAZIA E DI POTENZA, STA OPERANDO GRANDI PRODIGI IN MEZZO AL POPOLO. Chi lo ascolta si persuade che ha ragione, si mette a leggere le Scritture in un altro modo, cioè diventa Cristiano. NON RIESCONO A RESISTERE ALLA SAPIENZA DI STEFANO, HA UNA SAPIENZA SUPERIORE…

2. L'UNICO MODO PER FARLO TACERE È QUELLO DI ARRESTARLO CON FALSE ACCUSE. Non lo si può far tacere con il ragionamento perché ha ragione lui, e se ne accorgono gli avversari, ma BISOGNA FARLO TACERE PERCHÉ È PERICOLOSO…

3. STEFANO È IL DISCEPOLO, è il vero discepolo, e CONTINUA L'OPERA DI GESÙ. Fa quello che faceva Gesù, muore come è morto Gesù, e ha avuto un processo simile a quello di Gesù. E il suo volto era come quello di un angelo…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 6,22-29
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

 

Tutto è segno e tutto deve essere vissuto come segno che apre a una cosa più grande. Il pane non è solo nutrimento del corpo, ma contiene il senso della vita: la terra, il lavoro, la comunità. Il pane del miracolo con cui Gesù ha sfamato tante persone, è segno di un cibo che dura per la vita eterna. Di questo cibo abbiamo bisogno.
Gesù evidenzia la necessità di andare oltre il dono, e scoprire, conoscere il donatore. Con queste parole, ci vuol far capire che, oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame – tutti noi abbiamo questa fame – si tratta di fame di vita, di fame di eternità che Lui solo può appagare, in quanto è il pane della vita.

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Gesù moltiplica il pane "dopo aver reso grazie" e chiede di cercare il cibo per la vita eterna quello "che il Figlio dell'uomo vi darà". Forse il segreto è nell'eucaristia (in greco: rendimento di grazie)?

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20.04 SANT' AGNESE SEGNI DI MONTEPULCIANO

SANT’AGNESE DA MONTEPULCIANO

Sant’Agnese da Montepulciano (1268 - 1317) fu una mistica italiana molto venerata, anche se oggi poco conosciuta. Nel 1374 Santa Caterina da Siena ricevette una rivelazione da Cristo secondo cui in Paradiso avrebbe goduto di una gloria simile a quella di Agnese, segno della grande santità della monaca.

La sua vita fu raccontata dal suo confessore, il Beato Raimondo da Capua. Già alla nascita avvenne un prodigio: nella sua stanza apparvero improvvisamente molti ceri accesi. Fin da bambina mostrò una forte inclinazione alla preghiera e a soli nove anni entrò tra le “monache del sacco”, chiamate così per il loro abito semplice e ruvido.

Durante la crescita spirituale fu guidata da suor Margherita e iniziò a vivere esperienze mistiche straordinarie. Più volte fu vista levitare durante la preghiera e un giorno venne sollevata fino ad abbracciare il crocifisso sull’altare mentre meditava sulla Passione di Gesù.

Secondo la tradizione, la Madonna le apparve consegnandole tre piccole pietre e chiedendole di fondare un monastero in suo onore basato sulla fede nella Trinità. Grazie alla fama di santità, Agnese fu nominata badessa a soli quindici anni nel monastero di Proceno, con una dispensa speciale di Papa Martino IV.

Durante la cerimonia di insediamento avvenne un altro prodigio: sull’altare cadde manna con forma di croce. Agnese visse una vita di forte penitenza e preghiera, partecipando profondamente alle sofferenze di Cristo.

In un’altra visione, la Vergine Maria le apparve con il Bambino Gesù, permettendole di baciarlo. Agnese prese la piccola croce che il Bambino portava al collo, oggi conservata come reliquia.

Dopo molti anni di penitenza si ammalò gravemente. Tornata a Montepulciano, con il permesso del vescovo di Arezzo fondò nel 1306 il monastero di Santa Maria Novella, che divenne un importante centro spirituale domenicano.

Si racconta anche che un angelo la guidasse ogni domenica sotto un ulivo per farle condividere spiritualmente la Passione di Cristo. Mandata alle terme di Chianciano Terme per curarsi, non guarì ma fece sgorgare una sorgente miracolosa che guarì una bambina ferita.

Morì nel 1317 dicendo alle consorelle di non piangere, perché stava andando incontro al suo “Sposo”, cioè Cristo. Il suo corpo incorrotto è ancora oggi custodito nella chiesa di Montepulciano.

 

Per noi oggi

1.     La santità può nascere anche in una vita nascosta, lontana dalla fama e dal potere.

2.     Il sacrificio e la disciplina spirituale possono dare senso anche alla sofferenza.

3.     In una società che cerca solo il benessere, la vita di Agnese ricorda che la felicità più profonda nasce dall’unione con Dio.

Gracciano Vecchio, Siena, circa 1268 - Montepulciano, Siena, 20 aprile 1317

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA CHIARA BOSATTA VERGINE
Pianello Lario (Como), 27 maggio 1858 - Pianello, 20 aprile 1887
A Pianello sul lago di Como, beata Chiara (Dina) Bosatta, vergine, che, con l’aiuto del beato Luigi Guanella, fondò la Piccola Casa della Divina Provvidenza.

 

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domenica 19 aprile 2026

At 2,14.22-33 - 1Pt 1,17-21 - Lc 24,13-35 - III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Domenica 19 Aprile 2026

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,14.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli ínferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli ínferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
1. LA MORTE DEL GIUSTO, TRASFORMATA IN SORGENTE DI VITA: la morte dell’uomo Gesù è diventata la VITTORIA DELLA VITA, la VITTORIA DELL’AMORE, anche sulla più aberrante delle violenze; la morte di Gesù è diventata fonte di autentica libertà…

2. Il testimone che l’apostolo chiama a sostegno delle sue affermazioni è il patriarca Davide. “Tu non mi abbandonerai nel mondo dei morti e non permetterai che il tuo santo vada in corruzione.” La profezia parla di Gesù: “DIO LO HA FATTO RISORGERE”. Davide parla di Gesù e profetizza a noi la Salvezza... Per TUTTI...

3. COME GESÙ, PER MEZZO DI LUI, NOI NON SIAMO E NON SAREMO ABBANDONATI. Lo ha detto dalla Sua Croce dove ha CONSEGNATO LO SPIRITO e dove dalla Sua ferita ha donato sangue e acqua… VITA PER NOI.

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Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
1. San Pietro presenta IL SANGUE DI CRISTO COME PREZIOSO, STRUMENTO DEL NOSTRO RISCATTO. Noi non siamo stati liberati a prezzo di cose effimere come argento o oro, noi siamo stati liberati dalla condotta sbagliata, ereditata dai nostri padri, grazie al sangue prezioso di Cristo che è l'unico Agnello senza difetti e senza macchia: IL VERO AGNELLO DI DIO.

2. IL SANGUE DI CRISTO REALIZZA L'AUTENTICA SALVEZZA e ci libera dal male, dalla radice profonda del peccato. Cristo come agnello è stato prestabilito fin dall'inizio, prima della fondazione del mondo, ma SI È MANIFESTATO ADESSO CON LA SUA RISURREZIONE. Noi lo abbiamo pienamente conosciuto.

3. L'apostolo applica a Cristo quello che era detto dell'Agnello della Pasqua e da questa interpretazione nasce la fede. Avviene sempre così: L'ASCOLTO della Parola e L'ADESIONE DEL CUORE alla Promessa di Dio con la sua realizzazione in Cristo FA NASCERE E FA CRESCERE LA NOSTRA FEDE. Fidati!

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

1.      Oggi siamo invitati a SEGUIRE LE ORME DEI PELLEGRINI DI EMMAUS. È un cammino in cui dubbi e delusioni ci assalgono. Sappiamo tutto ciò che è accaduto, GESÙ È MORTO, RISORTO, MA NON RIUSCIAMO A DECIFRARE NULLA. Come interpretare la crocifissione? come una maledizione? Come interpretare il nostro tempo? ABBIAMO BISOGNO DI LUCE.

2.      Quando sei nel dubbio, sei deluso di aver creduto invano, LASCIATI RAGGIUNGERE DALLA LUCE DELLA PAROLA che tocca il tuo cuore. Allora VEDRAI la presenza viva del Risorto nel pane spezzato, sentirai ardere il tuo cuore e scoprirai che la sera non scende più, perché CRISTO CAMMINA PER SEMPRE CON TE. È VIVO, NON SEI SOLO.

3.      I discepoli PASSANO DALLA TRISTEZZA ALLA GIOIA, DALLA DISPERAZIONE ALLA SPERANZA. Diventano così annunciatori di Cristo, crocifisso e risorto. Ritornano in comunità. Anche tu fa lo stesso.

BUONA DOMENICA.

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I discepoli di Emmaus riconoscono Gesù quando spezza il pane, cioè se stesso, per loro. Finchè si parla si resta “a distanza”, quando si ama ci si incontra per davvero. Perchè preferiamo parlare?

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LECTIO DIVINA - III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

OMELIA -  III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Gv 1,29-34 - RITO AMBROSIANO - III DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
III DOMENICA DI PASQUA
Domenica 19 Aprile 2026
Gv 1,29-34 - Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.
  ✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
1. GESÙ È L’AGNELLO, innocente e mansueto, che viene a ESTIRPARE, ELIMINARE, FARE SPARIRE il peccato. IN CHE MODO? INTRODUCENDO UN REGNO DIVERSO, regno di chi dona la vita agli altri estirpando il regno delle belve. Accogli il suo regno e VIVI DA AGNELLO COME GESÙ…

2. Il Battista dichiara che GESÙ GIUNGE A NOI CON LA FORZA DELLO SPIRITO. Noi siamo battezzati nello Spirito Santo. Siamo stati IMMERSI, INZUPPATI dalla nuova sapienza che ci porta ad amare e a donare la vita distruggendo, eliminando il peccato (il disumano).  Accogli il suo Spirito e VIVI DA AGNELLO COME GESÙ...

3. Il Battista rende testimonianza e confessa che GESÙ È FIGLIO DI DIO. Non un profeta qualunque, ma Colui che MANIFESTA IL VOLTO DEL PADRE E L’UOMO RIUSCITO (pienamente umano) guidato dallo Spirito Santo. PER NOI GESÙ È IL TUTTO…

BUONA DOMENICA…


 

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