venerdì 24 luglio 2026

24.07.2026 - Ger 3,14-17 - Mt 13,18-23 - Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 3,14-17

Ritornate, figli traviati – oracolo del Signore – perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza.
Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.

 

1. Questa profezia del Signore INVITA I FIGLI TRAVIATI A TORNARE A LUI. Egli promette di condurli a Sion e di dar loro pastori saggi. Il Signore vuole riportare il suo popolo in Dio. Vuole liberarlo dalla dura schiavitù. Attende solo che esso si converta e ritorni al suo cuore.
2. Gli occhi del Signore scrutano un futuro che dovrà venire. In futuro, l’arca dell’alleanza non sarà più ricordata, poiché Gerusalemme sarà chiamata “TRONO DEL SIGNORE” e TUTTE LE GENTI SI RADUNERANNO LÌ, ABBANDONANDO I LORO CUORI MALVAGI.
3. Gerusalemme sarà la città nella quale Dio porrà il suo trono per governare il mondo. Gerusalemme sarà la città di Dio. Tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore. TUTTE LE GENTI VEDRANNO IL SIGNORE CHE GOVERNA DALLA CITTÀ E VI AFFLUIRANNO.

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 Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 

Ed ecco che Gesù stesso spiega in dettaglio la parabola del seme. Cosa ostacola il buon esito dell’ascolto della Parola?
In primis il maligno che è forte e ladro, ruba il seme seminato; la seconda causa è dovuta all'instabilità dell'uomo, l’uomo è instabile, fa presto a passare dall'entusiasmo al lasciare perdere tutto alla prima difficoltà (non ha radici); infine la mondanità e la ricchezza che hanno una grande forza di seduzione...
Ma questo non toglie il compiersi del disegno di Dio. Di fatto, c’è un “terreno buono/bello” che permette di portare “frutto”. In altre parole, ci sono dei discepoli, ci sono coloro che “ascoltano e accolgono il seme/parola”.
Quando questo avviene, il disegno di Dio si realizza in modo prodigioso, anche se in misure diverse (secondo tempi e momenti: cento, sessanta, trenta per uno).
Nel cuore dell’uomo ci sono tanti ostacoli quanto all’accoglienza della parola/seme. Ma se uno è umile e piccolo, se si apre fiducioso alla parola di Gesù e l’accoglie, ne viene un grandissimo “frutto”, cioè la sua salvezza. E il seminatore non ha seminato … invano!

 

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24.07 - SANTA CRISTINA

SANTA CRISTINA
Santa Cristina di Bolsena è una delle più celebri martiri dei primi secoli del Cristianesimo. Figlia del magistrato Urbano, visse al tempo delle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Ancora giovanissima, all'età di circa undici anni, aveva già accolto nel cuore la fede in Gesù Cristo. Il padre, desiderando che adorasse gli dei pagani, la rinchiuse in una torre insieme ad altre fanciulle affinché diventasse una sorta di vestale. Cristina però rifiutò di adorare gli idoli e, secondo la tradizione, distrusse le statue pagane dopo aver ricevuto una particolare illuminazione divina. Questo gesto provocò la furia del padre che la fece arrestare e sottoporre a terribili torture. Venne flagellata, condannata a diversi supplizi e gettata nel Lago di Bolsena con una pesante mola legata al collo. Miracolosamente però la pietra galleggiò e la riportò a riva. I persecutori continuarono ad accanirsi contro di lei con nuove prove: fu immersa in una caldaia bollente, gettata in una fornace e perfino esposta ai serpenti, ma secondo la tradizione divina ne uscì sempre salva. Nonostante le sofferenze, Cristina rimase salda nella sua fede, rifiutando ogni compromesso con il paganesimo. Alla fine venne condannata a morte e trafitta dalle frecce, ottenendo così la corona del martirio. Il suo culto era già diffuso nel IV secolo, come confermano importanti ritrovamenti archeologici nelle catacombe sotto la Basilica di Santa Cristina a Bolsena. La santa è particolarmente venerata anche a Sepino e a Palermo, dove alcune sue reliquie furono trasferite nel Medioevo. A Bolsena la sua memoria è celebrata con la suggestiva manifestazione dei Misteri di Santa Cristina, che rievoca le scene del suo martirio. La basilica a lei dedicata custodisce inoltre il luogo legato al celebre Miracolo Eucaristico di Bolsena del 1263, che contribuì alla nascita della festa del Corpus Domini. Santa Cristina continua ancora oggi a essere esempio di fortezza, fedeltà e amore totale per Cristo. Per noi oggi: 1. Cristina aveva solo undici anni e non rinnegò mai Gesù davanti alle minacce. Noi, adulti, quanto siamo disposti a difendere la nostra fede davanti alle difficoltà quotidiane? 2. I suoi persecutori volevano costringerla ad adorare falsi dèi. Quali sono oggi gli idoli moderni che rischiano di prendere il posto di Dio nella nostra vita? 3. Cristina sopportò sofferenze enormi pur di restare fedele a Cristo. Noi rinunciamo facilmente ai valori cristiani per essere accettati dagli altri o per vivere più comodamente?
+ Bolsena, IV secolo
   Come molte martiri dei primi secoli, Cristina è una giovane che per amicizia a Cristo trova nemici in famiglia. Suo padre la sottopone a crudeltà perché abiuri la fede, senza esito. Lo stesso faranno altri finché due frecce ne spezzano la vita. Integro è il suo ricordo, specie nella natia Bolsena. 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN CHARBEL MAKHLUF Sacerdote

Beqaa Kafra, Libano, 1828 – Annaya, Libano, 24 dicembre 1898

San Charbel (Giuseppe) Makhlūf, sacerdote dell’Ordine Libanese Maronita, che, alla ricerca di una vita di austera solitudine e di una più alta perfezione, si ritirò dal cenobio di Annaya in Libano in un eremo, dove servì Dio giorno e notte in somma sobrietà di vita con digiuni e preghiere, giungendo il 24 dicembre a riposare nel Signore. La sua memoria si celebra il 24 luglio.

SAN GUALTERO - Venerato a Lodi

Lodi, 1184; † 22 luglio 1224 ca.

Gualtero nacque a Lodi nel 1184 e a 15 anni vestì l'abito dei Frati ospedalieri. Operò a Piacenza nel nosocomio di San Raimondo e poi in quello di San Bartolomeo, nella sua città natale. Lui stesso ne fondò uno presso Fanzago, sulla strada da Milano a Piacenza. Il 30 aprile del 1206 le autorità lodigiane, infatti, concessero a lui e al suo aiutante - un prete di nome Everardo - il terreno su cui sorsero l'ospedale della Misericordia e la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo. Uomo dalla vita ascetica, che camminava scalzo e vestiva di sacco, diede vita a molti altri luoghi di cura nel Vercellese, nel Tortonese, a Crema e presso Melegnano. Morì a circa 40 anni. 

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 13, 44-52

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 13, 44-52

 
Nel Vangelo Gesù paragona il Regno dei cieli a un tesoro nascosto e a una perla preziosa, invitandoci a chiederci che cosa abbia davvero valore nella nostra vita. Chi scopre questo tesoro è disposto a lasciare tutto perché ha trovato ciò che conta davvero. Il vero tesoro è Cristo: incontrarlo dona una gioia e una pienezza che nessun altro bene può eguagliare.

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Charles de Foucauld. Da giovane era ricco, intelligente, militare, amante della vita comoda e delle avventure. Aveva tutto, ma dentro si sentiva vuoto. A un certo punto della sua vita incontrò Cristo in modo profondo e tutto cambiò. Scrisse: “Appena credetti che Dio esisteva, capii che non potevo fare altro che vivere solo per Lui”. Charles de Foucauld lasciò carriera, denaro, prestigio e comodità per vivere nel deserto tra i poveri del Sahara. Molti pensarono che avesse perso tutto. In realtà aveva trovato il tesoro. Non diventò famoso durante la sua vita, non ebbe grandi risultati visibili, ma il suo modo di vivere il Vangelo continua ancora oggi a ispirare migliaia di persone nel mondo. Gesù nel Vangelo parla anche della perla preziosa. Una perla nasce da una ferita dell’ostrica. È interessante: spesso le cose più preziose della nostra vita nascono proprio da ferite attraversate con amore. Persone che hanno sofferto, lottato, ricominciato… diventano più vere, più profonde, più luminose. Poi c’è la rete che raccoglie pesci buoni e cattivi. È un richiamo serio: non basta stare “dentro la rete”, cioè nella Chiesa o nelle abitudini religiose. Il Signore guarda il cuore. La fede non è una facciata, ma una scelta concreta di vita. Infine Gesù dice che il discepolo autentico sa estrarre dal suo tesoro “cose nuove e cose antiche”. La Parola di Dio è così: ogni giorno è la stessa, eppure ogni giorno parla in modo nuovo alla nostra vita. Il Vangelo non invecchia mai. Siamo noi che spesso smettiamo di cercare il tesoro.   Per noi oggi 1.     Molti conoscono il prezzo di tutto, ma il valore di niente. Spendiamo soldi e tempo per mille cose inutili, ma facciamo fatica a dedicare dieci minuti al Vangelo. 2.     Il problema non è perdere qualcosa per Cristo, ma vivere senza aver trovato nulla per cui valga la pena vivere. Una vita senza un vero tesoro diventa vuota, anche se piena di cose. 3.     Ciò che non sei disposto a perdere probabilmente è il tuo vero padrone. Libertà non è possedere tutto, ma non essere schiavi di niente.

 

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giovedì 23 luglio 2026

23.07.2026 - Gal 2,19-20 - Gv 15,1-8 - Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 2,19-20

Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio.
Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me.
E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
1. Paolo morto alla Legge affinché viva per Dio. Per Paolo tale morte rappresentava la RINUNCIA ALLA LEGGE COME VIA DI SALVEZZA; per ogni discepolo C’È UNA RINUNCIA DA FARE (alle tante leggi che ci diamo) per rinnovare la nostra vita a partire da Cristo.
2. Tale morte produce un’unione tale con il Signore che porta a dire Paolo: CRISTO VIVE IN ME. Cristo abita nel cuore di chi crede…
3. La conclusione la vediamo in una VITA TRASFORMATA che diventa una VITA VISSUTA NELLA FEDE DEL FIGLIO DI DIO, sostenuta dalla consapevolezza dell’amore che Dio ha vissuto per noi: “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

La parola di Gesù è chiara: se non resto in Lui, la mia esistenza inaridisce e fallisce, come un tralcio staccato dalla vite è destinato alla sterilità e alla distruzione. Cosa significa per me "stare in Lui" oggi? Significa vivere una relazione intima, di amicizia con Lui attraverso la preghiera, i sacramenti, la meditazione delle Scritture e  seguendo i suoi insegnamenti nella vita quotidiana.
Questo "stile cristiano" rende gloria al Padre. Il Padre affida a noi il compito di esprimere la sua cura paterna per gli uomini e ci dona la gioia e la pace di stare con Gesù Cristo sempre. La cura al prossimo richiede gesti concreti di amore, di solidarietà, di ascolto, promuovendo la giustizia e la pace nella comunità. Ci stai?

 

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23.07 - SANTA BRIGIDA DI SVEZIA - PATRONA D'EUROPA

SANTA BRIGIDA DI SVEZIA
Santa Brigida di Svezia nacque nel 1303 a Finsta, in una nobile famiglia profondamente cristiana. Fin da giovane mostrò una particolare sensibilità spirituale e un grande amore per Dio. Rimasta orfana della madre, venne data in sposa al nobile Ulf Gudmarsson, con il quale costruì una vera famiglia cristiana, fondata sulla preghiera, sulla carità e sul servizio ai poveri. Dal loro matrimonio nacquero otto figli, tra cui Santa Caterina di Svezia. Insieme aiutarono malati e bisognosi, trasformando la loro casa in una piccola comunità di fede e di amore. Dopo venticinque anni di matrimonio compirono il pellegrinaggio a Santiago di Compostela e decisero di vivere una vita ancora più consacrata a Dio. Dopo la morte del marito, Brigida si dedicò completamente alla preghiera e alla contemplazione. Iniziňò allora a ricevere profonde rivelazioni mistiche riguardanti la vita di Gesù, la sua Passione, la Vergine Maria e il destino della Chiesa. Queste esperienze furono raccolte nelle celebri Rivelazioni, che la resero una delle più importanti mistiche del Medioevo. Da una particolare devozione alla Passione nacquero anche le famose Orazioni di Santa Brigida, diffuse ancora oggi in tutto il mondo. Fondò l’Ordine del Santissimo Salvatore, conosciuto come Ordine Brigidino, con il monastero di Vadstena come centro spirituale. Trasferitasi a Roma, lavorò instancabilmente per il rinnovamento morale della Chiesa e per il ritorno dei papi dalla sede di Avignone alla Città Eterna. Con grande rispetto ma anche con straordinario coraggio, scrisse a sovrani, vescovi e pontefici richiamandoli alla conversione e alla fedeltà al Vangelo. Per questo motivo è ricordata come una vera profetessa cristiana. Durante la sua vita compì numerosi pellegrinaggi, visitando molti santuari e infine la Terra Santa, dove approfondì ancora di più il suo amore per Cristo. Morì a Roma il 23 luglio 1373 lasciando una preziosa eredità spirituale. San Giovanni Paolo II la proclamò Compatrona d’Europa, riconoscendo in lei una guida per il cammino spirituale del continente e un esempio di fede vissuta con coraggio, preghiera e totale fiducia nella volontà di Dio. per noi oggi 1. Brigida parlò con franchezza a re, potenti e perfino ai papi. Noi abbiamo il coraggio di difendere la verità del Vangelo oppure preferiamo tacere per evitare critiche? 2. Era madre di otto figli e trovava comunque tempo per la preghiera. Noi diciamo di non avere tempo per Dio, ma quanto tempo perdiamo ogni giorno in cose inutili? 3. Brigida cercava la volontà di Cristo prima dei propri interessi. Le nostre scelte sono guidate dalla fede o soltanto dalla comodità e dal vantaggio personale?
Finsta, Svezia, giugno 1303 – Roma, 23 luglio 1373
   Compatrona d'Europa, venerata dai fedeli per le sue «Rivelazioni», nacque nel 1303 nel castello di Finsta, nell'Upplandi (Svezia), dove visse con i genitori fino all'età di 12 anni. Sposò Ulf Gudmarson, governatore dell'Östergötland, dal quale ebbe otto figli. Nel 1349 Brigida lasciò la Svezia per recarsi a Roma, per ottenere un anno giubilare e l'approvazione per il suo ordine, che avrebbe avuto come prima sede il castello reale di Vastena, donatole dal re Magnus Erikson.

 

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UNA STORIA, NON UN NUMERO.

UNA STORIA, NON UN NUMERO.

La storia di Seck Baye Fall è quella di un giovane senegalese che ha conosciuto la povertà, la migrazione, la prigione e infine la rinascita. Cresciuto in Senegal, vede il suo futuro spegnersi a causa della crisi della pesca, provocata anche dallo sfruttamento intensivo delle risorse marine. Come tanti altri giovani africani, decide di partire alla ricerca di una vita migliore. Attraversa territori pericolosi, arriva in Libia e lì conosce l'inferno: due anni di carcere, violenze, paura e umiliazioni. Di quei giorni conserva ricordi che ancora oggi fatica a raccontare. Costretto dai trafficanti a fare il driver, cioè a guidare le imbarcazioni dei migranti, viene considerato uno scafista e, una volta arrivato in Italia, trascorre tre anni in carcere a Palermo. Quando esce, la sua vita cambia grazie all'incontro con fratel Biagio Conte e con alcuni giovani impegnati nell'accoglienza e nella solidarietà. Invece di chiudersi nell'amarezza, sceglie di mettere la propria esperienza al servizio degli altri. Diventa mediatore culturale, aiuta i migranti appena sbarcati a Lampedusa, visita i detenuti africani, sostiene chi vive per strada e cerca di ricostruire i legami tra chi è partito e le famiglie rimaste in Africa. Oggi il suo messaggio è chiaro: «Non succeda ad altri quanto è accaduto a me». Racconta ai giovani africani che l'Europa non è il paradiso che spesso immaginano. Dietro il sogno si nascondono spesso sfruttamento, lavoro nero, solitudine, emarginazione e sofferenza. Seck non nega la speranza, ma invita a guardare la realtà con verità. Lui è riuscito a costruire una famiglia e una nuova vita, ma riconosce di essere stato fortunato. Per questo continua a testimoniare che nessuno dovrebbe essere costretto a rischiare la vita in mare per cercare un futuro. E mentre aiuta gli altri a non cadere nelle stesse illusioni, conserva nel cuore un desiderio: tornare un giorno nella sua terra, in Senegal, dove affondano le sue radici e i suoi sogni. PER NOI OGGI 1. Noi vediamo numeri e statistiche; Dio vede volti, nomi e storie. Quando sentiamo parlare di migranti, vediamo persone o soltanto problemi? 2. Molti rischiano la vita per inseguire un futuro migliore. Noi, che abbiamo tanto, siamo davvero riconoscenti per ciò che possediamo o viviamo lamentandoci continuamente?
3. Seck ha trasformato la sua sofferenza in servizio agli altri. Le nostre ferite ci rendono più egoisti o più capaci di aiutare chi soffre?

 

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mercoledì 22 luglio 2026

22.07.2026 - Cant 3,1-4 - Gv 20,1-2.11-18 Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

Dal Cantico dei Cantici - Cant 3,1-4

Così dice la sposa:
«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amore dell’anima mia;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amore dell’anima mia.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:
“Avete visto l’amore dell’anima mia?”.
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amore dell’anima mia».
1. L’amata, sul suo letto, lungo la notte, ha cercato l’amore dell’anima sua. L’ha cercato, ma non l’ha trovato. IL VERO AMORE NON È MAI TROVATO, MAI CONQUISTATO, MAI POSSEDUTO. Chi ama cerca sempre, chi ama deve sempre lasciarsi cercare.
2. Per questo si alzerà e farà il giro della città per le strade e per le piazze. L’ha cercato, ma non lo ha trovato. L’AMORE VERO NON SI TROVA IN UN ISTANTE. Non è sufficiente cercarlo un giorno. Oppure fare un giro per la città. Sarebbe troppo facile. L’amore vero è ricerca di una vita.
3. L’amata oltrepassa le guardie e poco dopo trova l’amore dell’anima sua. L’HA TROVATO E NON LO LASCERÀ PIÙ. Essa lo VUOLE CONDURRE NELLA CASA DI SUA MADRE, nella stanza di colei che l’ha concepita. Introdurre nella casa è CELEBRARE CON LUI LE NOZZE. È legarsi a lui per sempre.

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+ Dal vangelo secondo Giovanni - Gv 20,1-2.11-18
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.  

 

Maria Maddalena è la prima persona che Gesù risorto incontra e chiama per nome. E Gesù la chiama: «Maria!»: la rivoluzione della sua vita, la rivoluzione destinata a trasformare l’esistenza di ogni uomo e donna, comincia con un nome che riecheggia nel giardino del sepolcro vuoto. Provate a pensare anche voi, in questo istante, col bagaglio di delusioni e sconfitte che ognuno di noi porta nel cuore, che c’è un Dio vicino a noi che ci chiama per nome e ci dice: “Rialzati, smetti di piangere, perché sono venuto a liberarti!”. E’ bello questo.
Dio ci conosce e ci chiama per nome. Ma cosa vuol dire chiamare uno per nome? Noi abbiamo tutti un nome, il nome è la persona in relazione con l’altro: il nostro nome è l’altro a dirlo. Chiamare per nome vuol dire qualcosa di molto forte: “io sono qui per te, come tu sei qui per me”.

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«Donna, perché piangi?»: questa è la domanda di Pasqua, rivolta a Maria e rivolta a tutti noi. Di fronte a un sepolcro, a una tomba, perché, alla luce del mistero pasquale, continuare a piangere?

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