sabato 16 maggio 2026

16.05.2026 - At 18,23-28 - Gv 16,23-28 - Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.

Dagli Atti degli Apostoli - At 18,23-28

Trascorso ad Antiòchia un po’ di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.
Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.
Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.
Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

1. Apollo è un uomo colto versato nelle Scritture. Priscilla e Aquila quando lo sentono parlare del Cristo si accorgono che non è molto preparato. QUESTI CONIUGI DECIDONO DI FARGLI DELLE CATECHESI, E SI ASSUMONO IL COMPITO DI EDUCARE ALLA FEDE un professore di calibro notevole…

2. Apollo parte per Corinto. A Corinto molte persone sono affascinate dalla sua predicazione. Affascina la sua cultura, la retorica e l'eloquenza. INIZIERANNO A DISPREZZARE PAOLO DIVIDENDOSI….

3. Apollo adopera la propria scienza esegetica a favore del Cristo, e in Sinagoga dimostra pubblicamente attraverso le Scritture che GESÙ È IL CRISTO. Apollo compie l'opera di Paolo, continua l'opera di Paolo. PAOLO NON È L'UNICO, IL SUO LAVORO È CONTINUATO DA ALTRI…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,23b-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

La nostra preghiera deve salire al Padre nel nome di Gesù. Questa ci avvicinerà a Dio nella misura del nostro amore e della nostra fede in Gesù. Solo così la preghiera avrà il suo senso pieno. Noi spesso preghiamo per abitudine o per dovere, facciamo fatica a credere che Dio ci ascolti veramente perché ci sentiamo peccatori, arriviamo anche a non pregare perché siamo certi che tanto non funzionerà. Ma pregare è predisporci ad accogliere i suoi doni, a entrare nella preghiera che Gesù rivolge al Padre. Gesù non solo vuole che preghiamo come Lui prega, ma ci assicura che, se anche i nostri tentativi di preghiera fossero del tutto vani e inefficaci, noi possiamo sempre contare sulla sua preghiera. Dobbiamo essere consapevoli: Gesù prega per me!

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Gesù parla in modo velato, per il nostro bene, la nostra gioia. Ma noi ci perdiamo, non riusciamo a comprenderlo, vogliamo tutto e subito, tutto chiaro e pulito. Perchè siamo così astratti, ideologici?

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16.05 SANT' UBALDO DI GUBBIO VESCOVO

SANT’UBALDO DI GUBBIO 

Nato intorno al 1085 dalla nobile famiglia dei Baldassini, Sant’Ubaldo di Gubbio rimase presto orfano di padre. Fin da giovane mostrò un grande amore per Dio, scegliendo una vita di purezza, preghiera e austerità. Nonostante le pressioni del mondo e le proposte di una vita più comoda e prestigiosa, desiderava consacrarsi totalmente al Signore.

La sua fama di uomo santo si diffuse rapidamente oltre Gubbio grazie alla sua mitezza, alla carità e alla saggezza. Quando morì il vescovo di Perugia, il popolo avrebbe voluto eleggere lui come successore, ma Ubaldo si sentiva indegno e fuggì in un eremo pur di evitare l’incarico.

Andò perfino da papa Onorio II per chiedere perdono del rifiuto. Tuttavia, nel 1129, lo stesso pontefice lo nominò vescovo di Gubbio, comprendendo che proprio lui era l’uomo giusto per guidare la città. Ubaldo accettò l’incarico senza abbandonare la sua vita semplice e penitente. Si dedicò con forza alla riforma del clero, correggendo abusi e richiamando tutti a una vita più evangelica.

Sopportò pazientemente opposizioni, critiche e ostilità senza mai perdere la mitezza. Fu anche grande pacificatore tra le fazioni cittadine e difensore del suo popolo nei momenti più drammatici. Nel 1151 Gubbio venne assediata da undici città nemiche. Ubaldo invitò il popolo alla preghiera, alla penitenza e alla fiducia nell’aiuto di Dio. Per tre giorni interi guidò processioni solenni con uomini e donne scalzi dietro di lui. Poco dopo gli assedianti si ritirarono improvvisamente.

Alcuni anni più tardi anche l’imperatore Federico Barbarossa minacciò la distruzione della città. Pur malato e quasi immobilizzato a letto, Ubaldo si alzò per incontrarlo personalmente. Barbarossa rimase profondamente colpito dalla santità del vescovo e rinunciò all’assedio chiedendo addirittura la sua benedizione. Sant’Ubaldo morì il 16 maggio 1160 e il popolo accorse in massa a rendergli omaggio.

La sua vita dimostra che la vera autorità non nasce dalla forza o dalla paura, ma dalla santità e dal servizio. Ancora oggi è venerato come protettore di Gubbio e modello di pastore fedele al Vangelo.

Per noi oggi:

1. Oggi molti leader cercano consenso, potere e visibilità personale.
Sant’Ubaldo insegnò invece che si guida davvero solo servendo il popolo con umiltà.

2. Viviamo in un tempo pieno di conflitti, rabbia e divisioni continue.
Ubaldo ricorda che senza preghiera e conversione non esiste pace autentica.

3. Molti cristiani pensano che la fede debba restare privata e invisibile.
Sant’Ubaldo mostrò invece che il Vangelo può trasformare anche la vita pubblica e politica.

Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160

A Gubbio in Umbria, sant’Ubaldo, vescovo, che si adoperò per il rinnovamento della vita comunitaria del clero. 

"Ho chiesto al Signore una sola cosa, questa sola io cercherò: 
abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita".

PATRONOPROTETTORE DI GUBBIO E DEGLI EUGUBINI, DEI MURATORI E SCALPELLINI

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LUIGI ORIONE Sacerdote e fondatore - MILANO
Pontecurone, Alessandria, 23 giugno 1872 – Sanremo, Imperia, 12 marzo 1940
A Sanremo in Liguria, san Luigi Orione, sacerdote, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza per il bene dei giovani e di tutti gli emarginati.

SAN RICCARDO PAMPURI Religioso fatebenefratelli - BRESCIA E PAVIA
Trivolzio, Pavia, 2 agosto 1897 - Milano, 1 maggio 1930
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri esercitò con generosità la professione di medico e, nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli dove emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell'Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio.


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venerdì 15 maggio 2026

15.05.2026 - At 18,9-18 - Gv 16,20-23 Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

Dagli Atti degli Apostoli - At 18,9-18

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio.
Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.
1. “Non aver paura; continua a parlare e non tacere” A VOLTE LO SCORAGGIAMENTO SI PUÒ IMPADRONIRE DEL MISSIONARIO DEL VANGELO, e indurlo ad abbandonare la missione e a dedicarsi ad altre occupazioni. LA PREGHIERA AIUTA A NON CADERE IN QUESTA TENTAZIONE. Paolo riceve una grazia particolare, speciale. Il Signore stesso, in visione, gli parla, lo rassicura.

2. “IO SONO CON TE e nessuno cercherà di farti del male”. Nessuno potrà fare del male a Paolo. DIO LO PROTEGGERÀ, LO CUSTODIRÀ, LO DIFENDERÀ, LO RENDERÀ INVULNERABILE.

3. A Corinto, Paolo viene portato in tribunale con l’accusa di persuadere la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge. Paolo annunzia, convince, dimostra sul fondamento delle Scritture che GESÙ È IL MESSIA, IL SALVATORE, IL REDENTORE PROMESSO DA DIO. Dinanzi ad un tribunale romano l’unica legge valida è quella di Roma e Gallione non vuole essere giudice di queste faccende. Paolo è libero e ritorna ad Antiochia.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,20-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

 

“Voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà: Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”. Di che cosa si rallegra il mondo? Di che cosa si rattristano i discepoli di Gesù? Perché si piange? e poi perché si gioisce?
Gesù ci dona una spiegazione con una stupenda immagine: la donna che partorisce. Le mamme quando partoriscono danno un’altra vita, soffrono, ma poi sono gioiose, felici perché hanno dato alla luce un’altra vita. L’amore dà alla luce la vita e dà persino senso al dolore. L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza. Così Gesù morirà e risorgerà, e nessuno potrà toglierci la gioia del fatto che Gesù morto è risorto, è vivo!

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Gioia e dolore sono mischiati in questa nostra vita sulla terra. E' il sapore delle cose umane, misto di sofferenza e felicità. Ma la gioia è la prima, la più antica e quella che resterà alla fine. Ci crediamo?

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15.05 SANT' ISIDORO L'AGRICOLTORE

SANT’ISIDORO L’AGRICOLTORE 

Nato a Madrid intorno al 1082 da una povera famiglia di contadini, Sant’Isidoro l’Agricoltore trascorse tutta la sua vita nel lavoro dei campi. La Spagna viveva allora tempi difficili, segnati dalle guerre della Reconquista contro la dominazione islamica. Isidoro lavorava come contadino nelle terre del cavaliere Juan de Vargas, distinguendosi non per ricchezza o cultura, ma per la sua straordinaria fiducia in Dio.

Ogni mattina partecipava prima alla Santa Messa e solo dopo iniziava il lavoro agricolo. Per questo veniva spesso accusato di perdere tempo e di trascurare i campi. Alcuni compagni lo criticavano anche perché aiutava troppo i poveri. Ma il raccolto di Isidoro risultava sempre abbondante, segno della benedizione divina sul suo lavoro. La tradizione racconta che, mentre lui pregava, gli angeli guidavano i buoi al suo posto. Isidoro insegnava con la vita che il lavoro umano acquista valore quando è vissuto alla presenza di Dio.

Costretto dalla guerra a trasferirsi per un periodo a Torrelaguna, sposò Maria Toribia, conosciuta come Maria de la Cabeza, anch’ella donna di grande fede. Ebbero un figlio che cadde in un pozzo e fu salvato miracolosamente grazie alla fervente preghiera dei genitori. Numerosi miracoli furono attribuiti all’intercessione del santo già poco dopo la sua morte.

Il suo corpo incorrotto divenne meta di venerazione popolare e il suo culto si diffuse rapidamente in tutta la Spagna e poi nel Nuovo Mondo. I contadini lo invocavano come protettore dei raccolti e delle famiglie rurali. Nel 1622 fu canonizzato da papa Gregorio XV insieme a grandi santi come Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio, Santa Teresa d’Avila e San Filippo Neri. Pur essendo un semplice agricoltore, Isidoro raggiunse altissime vette di santità attraverso la preghiera, l’umiltà e la carità.

La sua vita mostra che la santità non appartiene solo ai monasteri o agli studiosi, ma può nascere anche nella fatica quotidiana del lavoro semplice. Isidoro si fidò radicalmente delle parole di Gesù: cercare prima il Regno di Dio e lasciare che il resto venga donato dalla Provvidenza. Ancora oggi il suo esempio richiama il mondo a riscoprire il valore della fede vissuta nella vita concreta e nel lavoro di ogni giorno.

Per noi oggi:

1. Oggi molti vivono solo per produrre, guadagnare e correre senza sosta.
Sant’Isidoro ricorda che il lavoro senza Dio rischia di svuotare il cuore umano.

2. Viviamo in una società che misura il valore delle persone dal successo e dal denaro.
Un semplice contadino è invece diventato santo mettendo al centro preghiera e carità.

3. Molti cercano sicurezza solo nei mezzi umani e nella tecnologia.
Isidoro insegnò che la vera forza nasce dalla fiducia nella Provvidenza di Dio.

Madrid (Spagna), ca. 1070/80 circa - 15 maggio 1130

A Madrid nella Castiglia in Spagna, sant’Isidoro, contadino, che insieme con sua moglie la beata Maria de la Cabeza attese con impegno alle fatiche dei campi, cogliendo con pazienza la ricompensa celeste più ancora dei frutti terreni, e fu vero modello di contadino cristiano. 

"Non vi affannate per la vostra vita, di che mangerete o di che berrete, ne per il vostro corpo di che vestirete... Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più". (Mt 6, 25,33)

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA MADDALENA ALBRICI Badessa agostiniana - COMO
Como, 1415 - 13 maggio 1465
A Como, beata Maddalena Albrici, badessa dell’Ordine di Sant’Agostino, che suscitò molto il fervore di perfezione delle sue consorelle.

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 28,16-20

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA -

Mt 28,16-20

C’è una storia vera che illumina in modo concreto questo Vangelo. Riguarda un giovane medico italiano che, durante un periodo di missione in Africa, si trovò improvvisamente travolto da una situazione più grande di lui. Era partito pieno di entusiasmo, convinto di poter aiutare, curare, “fare del bene”. Ma dopo pochi mesi si rese conto che la realtà era molto più dura: mancavano i mezzi, le persone morivano nonostante gli sforzi, e lui si sentiva impotente.

Una sera, dopo aver perso un bambino che aveva seguito per giorni, entrò nella piccola cappella dell’ospedale. Era vuota, silenziosa. Si sedette e disse a Dio, quasi con rabbia: “Ma cosa ci faccio qui? A cosa serve tutto questo? Ho sbagliato a venire”. Era il suo momento di dubbio, proprio come quello degli apostoli sul monte: avevano visto Gesù risorto, eppure esitavano, erano divisi dentro.

In quel silenzio, il medico non ebbe visioni né risposte straordinarie. Ma gli tornò alla mente una frase del Vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni”. Non “quando capite”, non “quando tutto funziona”, ma sempre. Il giorno dopo tornò in reparto. Nulla era cambiato fuori, ma qualcosa era cambiato dentro: non lavorava più per “salvare tutto”, ma per amare chi aveva davanti, uno alla volta.

Con il tempo capì che la sua missione non era risolvere tutto, ma essere presenza. Come Gesù che, prima di “salire”, affida ai suoi una missione impossibile: andare in tutto il mondo. Non perché siano forti, ma perché Lui è con loro.

Anni dopo, raccontando quell’esperienza, disse: “Il giorno in cui ho smesso di sentirmi il protagonista e ho iniziato a fidarmi, è stato il giorno in cui la mia fede è diventata vera”.

Ecco il punto: l’Ascensione non è un addio, ma un passaggio di responsabilità. Gesù sembra “allontanarsi”, ma in realtà si rende ancora più vicino, perché ci chiama a vivere come Lui. Gli apostoli partono con dubbi, paure, limiti… ma partono. E questo basta a Dio per fare grandi cose.

Anche noi spesso siamo così: pieni di incertezze, domande, fragilità. Ma il Vangelo di oggi non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di fidarci. Di fare un passo. Di vivere come se fosse vero che Lui è con noi, ogni giorno, fino alla fine.


Per noi oggi

  1. Continui a dire che hai dubbi… ma il problema non sono i dubbi, è che li usi come scusa per non scegliere davvero.

  2. Vuoi sentire Dio vicino, ma poi vivi come se fosse assente: la fede cresce solo quando inizi a comportarti come se Lui ci fosse davvero.

  3. Aspetti condizioni perfette per partire, ma Gesù ha mandato discepoli imperfetti: forse il momento giusto è adesso, così come sei.

 

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giovedì 14 maggio 2026

14.05.2026 - At 1,15-17.20-26 - Gv 15,9-17 Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici.

Dagli Atti degli Apostoli - At 1,15-17.20-26

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi:
“La sua dimora diventi deserta
e nessuno vi abiti”,
e: “Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

1. Pietro tiene un discorso in mezzo ai fratelli. L'AUTORITA' ORMAI È PIETRO, è Lui che prende l'iniziativa e propone scelte. Ciò che si è verificato, il tradimento di Giuda, era stato previsto NON È UN CASO MA IL COMPLIMENTO DI UNA STORIA PREORDINATA DA DIO…

2. PIETRO SI FA INTERPRETE DEL PROGETTO DI DIO. Bisogna che uno si aggiunga. Il numero dei 12 DEVE ESSERE RIPRISTINATO, PERCHÉ È UN NUMERO SIGNIFICATIVO NON CASUALE. Gesù ne ha scelti dodici, dodici devono essere. Se uno è venuto meno, bisogna sostituirlo…

3. LE CONDIZIONI CHE PIETRO PROPONE SONO DUE: 1. essere stato con Gesù tutto il tempo 2. dal battesimo fino all'assunzione. Due sono i candidati. LA COMUNITÀ LASCIA CHE SCELGA DIO ATTRAVERSO IL SORTEGGIO…

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 + Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

"Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore". Un amore grande che ci precede, ci raggiunge e rimane con noi. Un amore che ci fa essere, muovere, amare a nostra volta. Lui ci ha scelti e ci ha stretti nel suo amore perché la sua opera e la sua stessa persona possano continuare a fiorire nel mondo, attraverso un segno che ci coinvolge personalmente: il suo amore accolto e diffuso. Convocati nell’amicizia del Signore Gesù, possiamo trasmetterla attraverso la nostra stessa vita, come il tredicesimo apostolo.
Non si tratta di un amore solo sentimentale, ma un amore fedele e fattivo disposto a donare la sua vita. Accogliere, custodire, fruttificare questo amore è il dono e il compito che Gesù ci mette in cuore attraverso il fuoco, il calore, l’energia del suo Santo Spirito.

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L'essenza del Vangelo, l'amore. Il suo amore, smisurato, che diventa misura del nostro amore. Un amore in cui “rimanere”. C'è poco da commentare, solo da chiederci: è questo ciò che desideriamo?

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14.05 SAN MATTIA APOSTOLO

SAN MATTIA 

Dopo l’Ascensione di Gesù Cristo, la giovane comunità cristiana si trovò ferita dal tradimento e dalla morte di Giuda Iscariota. Fu allora che San Pietro, esercitando il ministero ricevuto dal Signore, prese l’iniziativa di scegliere un nuovo apostolo per ricostituire il collegio dei Dodici. Tra i discepoli che avevano seguito Gesù fin dall’inizio vennero proposti due uomini: Mattia e Giuseppe Barsabba detto il Giusto. Pietro spiegò che il nuovo apostolo doveva essere testimone della Risurrezione, avendo condiviso tutta la vita pubblica del Maestro, dal battesimo nel Giordano fino all’Ascensione.

Dopo la preghiera, gli apostoli affidarono la scelta alla volontà divina attraverso il sorteggio, pratica già presente nell’Antico Testamento. La sorte cadde su San Mattia, che fu così aggregato agli Undici, ricostituendo il numero simbolico dei Dodici apostoli, immagine del nuovo Israele. Mattia aveva probabilmente fatto parte dei settantadue discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Regno di Dio.

Egli partecipò insieme agli apostoli e a Maria Santissima all’evento della Pentecoste, ricevendo lo Spirito Santo promesso da Cristo. Da quel momento dedicò la sua vita alla predicazione del Vangelo e alla testimonianza della fede. Le notizie storiche sulla sua missione successiva sono poche e frammentarie, ma diverse tradizioni riferiscono che evangelizzò con grande coraggio fino al martirio. Secondo una delle tradizioni più diffuse fu lapidato e poi decapitato con un’alabarda, divenuta infatti il suo simbolo iconografico.

La sua figura ricorda che l’apostolo non è scelto per prestigio umano ma per fedeltà a Cristo. Mattia non cercò potere né visibilità, ma accolse una missione difficile in un momento drammatico per la Chiesa nascente. Il suo nome, spesso poco conosciuto, è però scritto tra i dodici apostoli dell’Agnello nella visione della Gerusalemme Celeste descritta nell’Apocalisse. Alcune sue reliquie sono custodite nella Basilica di Santa Giustina a Padova.

La sua vita testimonia che Dio può chiamare anche chi rimane nascosto agli occhi del mondo. In San Mattia la Chiesa riconosce il valore della fedeltà silenziosa e della perseveranza nella missione. Il suo esempio ricorda ancora oggi che la vera grandezza non consiste nell’apparire, ma nel servire Cristo fino alla fine.

Per noi oggi:

1. Oggi conta chi appare, chi domina i social e chi ottiene consenso immediato.
San Mattia insegna invece che Dio sceglie spesso chi il mondo non considera importante.

2. Molti vogliono una Chiesa adattata allo spirito del tempo e alle logiche umane.
La scelta di Mattia ricorda che la Chiesa nasce dalla volontà di Dio, non dal consenso.

3. Viviamo in un’epoca che teme l’impegno definitivo e la fedeltà duratura.
Mattia accettò una missione rischiosa senza cercare garanzie, privilegi o sicurezza personale.

sec. I

Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito, 
perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga». Alleluia. (Gv 15,16)