mercoledì 15 luglio 2026

15.07.2026 - Is 10,5-7.13-16 - Mt 11,25-27 - Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 10,5-7.13-16

Così dice il Signore:
Oh! Assiria, verga del mio furore,
bastone del mio sdegno!
Contro una nazione empia io la mando
e la dirigo contro un popolo con cui sono in collera,
perché lo saccheggi, lo depredi
e lo calpesti come fango di strada.
Essa però non pensa così
e così non giudica il suo cuore,
ma vuole distruggere
e annientare non poche nazioni.
Poiché ha detto:
«Con la forza della mia mano ho agito
e con la mia sapienza, perché sono intelligente;
ho rimosso i confini dei popoli
e ho saccheggiato i loro tesori,
ho abbattuto come un eroe
coloro che sedevano sul trono.
La mia mano ha scovato, come in un nido,
la ricchezza dei popoli.
Come si raccolgono le uova abbandonate,
così ho raccolto tutta la terra.
Non vi fu battito d'ala,
e neppure becco aperto o pigolìo».
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare
o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia?
Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna
e una verga sollevare ciò che non è di legno!
Perciò il Signore, Dio degli eserciti,
manderà una peste contro le sue più valide milizie;
sotto ciò che è sua gloria arderà un incendio
come incendio di fuoco.
1. Dio si serve dell’ASSIRIA COME STRUMENTO PER COLPIRE E PUNIRE ISRAELE, una nazione che Egli non esita a definire «empia». Dio richiama l’invasore per eseguire il suo giudizio su un POPOLO RIBELLE, OSTINATO, DURO DI CUORE, CHE NON VUOLE ASCOLTARE la parola del Signore e NON VUOLE AFFIDARSI alla sua volontà. 

2. Dio è in collera, la sua ira pare non calmarsi. Eppure IL SIGNORE AMA ISRAELE e desidera che converta il suo cuore, perché, se ricambiasse il suo amore, avrebbe la salvezza eterna, vivrebbe cioè per sempre in comunione con il Padre.

3. In tutto questo l’Assiria ha peccato, perché si è insuperbita. Ha pensato di essere superiore allo stesso Dio. LA SUPERBIA È QUELL’ATTEGGIAMENTO CHE TI RENDE AUTONOMO DA DIO NEI PENSIERI E NELLE OPERE. Invece ogni uomo è chiamato a vivere nell’umiltà per poter vedere il proprio limite.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-27
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

 

Gesù si rivolge a Dio in via confidenziale, con affetto, utilizzando l'appellativo di Padre. Il motivo che muove Gesù a lodare il Padre è molto chiaro: «perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» Chi sono questi "piccoli" ai quali il Padre rivela i suoi segreti? Lo capiamo per esclusione: quelli che non sono sapienti né dotti. Vale a dire quelli che non hanno trovato gusto (sapiente è colui che gusta, da cui il sapore) nelle cose del mondo, e quelli che non si sentono dotti, colmi di conoscenza. Sono ancora in ricerca, insoddisfatti dei risultati, consapevoli di essere ancora ignoranti circa il vero senso dell'esistenza. Solo a questi Dio si rivela, perché solo questi sono capaci di lasciare in se stessi uno spazio per Dio. Capaci di Cielo in quanto ancora non saturi di terra. Fai spazio a Dio!
Solo i piccoli possono ricevere ed accogliere questa Rivelazione: "Solo il Figlio conosce il Padre e solo Lui lo può rivelare". La rivelazione è per tutti, ma se il tuo bicchiere è pieno di Te come potrà accogliere qualcosa di nuovo? 

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Dio gioca a nascondino. È la sua misteriosa benevolenza. I sapienti lo cercano senza trovarlo. I piccoli, semplicemente, lo vedono. Siamo pronti per la rivelazione o accecati dalla nostra sapienza?

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15.07 - SAN BONAVENTURA

SAN BONAVENTURA

San Bonaventura da Bagnoregio fu uno dei più grandi teologi e filosofi del XIII secolo. Nato intorno al 1217 con il nome di Giovanni, guarì da una grave malattia grazie all'intercessione di san Francesco d'Assisi, verso il quale conservò sempre una profonda devozione. Dopo gli studi a Parigi entrò nell'Ordine dei Francescani, assumendo il nome di Bonaventura. Nel 1257 fu eletto Ministro Generale dei Frati Minori e guidò con equilibrio un Ordine in forte crescita. Difese l'unità dei francescani e scrisse la celebre Legenda Maior, la biografia ufficiale di san Francesco. Bonaventura vedeva nella vita del Poverello il riflesso dell'opera stessa di Cristo nella Chiesa. Nutriva un amore ardente per l'Eucaristia e collaborò con i papi nelle questioni più importanti del suo tempo. La sua opera più famosa, l'Itinerario della mente verso Dio, descrive il cammino dell'anima verso la contemplazione divina. Egli insegnava che nessuno può raggiungere la vera felicità senza l'aiuto della Grazia e che la preghiera è il principio di ogni elevazione spirituale. Per lui tutte le arti, le scienze e la filosofia devono essere al servizio della teologia. La ragione è preziosa, ma la piena verità si comprende soltanto alla luce della fede. Tutto il creato diventa una scala che conduce l'uomo verso Dio, dalle realtà visibili a quelle invisibili ed eterne. Attraverso le potenze dell'anima l'uomo può elevarsi dalle cose terrene alle realtà celesti. Per Bonaventura esiste una sola strada capace di unificare ogni sapere e ogni ricerca: Gesù Cristo. Nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa. Ancora oggi il suo insegnamento ricorda che la vera sapienza non consiste nell'accumulare conoscenze, ma nel lasciarsi trasformare dall'amore di Dio. PER NOI OGGI 1. Possediamo enormi quantità di informazioni, ma siamo davvero più vicini alla verità? San Bonaventura ricorda che senza Dio il sapere rischia di diventare solo accumulo di nozioni. 2. Dedichiamo tempo allo studio, al lavoro e ai social, ma quanto tempo riserviamo alla preghiera? Per il santo, senza la Grazia divina l'uomo non può elevarsi alla sua vera grandezza. 3. Cerchiamo risposte in mille direzioni diverse, ma siamo disposti a riconoscere Cristo come unica Via? La frammentazione del pensiero moderno trova unità soltanto nell'incontro con Gesù.
Bagnoregio, Viterbo, 1217/8 - Lione, Francia, 15 luglio 1274
   Memoria della deposizione di san Bonaventura, vescovo di Albano e dottore della Chiesa, che rifulse per dottrina, santità di vita e insigni opere al servizio della Chiesa. Resse con saggezza nello spirito di san Francesco l’Ordine dei Minori, di cui fu ministro generale. Nei suoi molti scritti unì una somma erudizione a una ardente pietà. Mentre si adoperava egregiamente per il II Concilio Ecumenico di Lione, meritò di giungere alla visione beata di Dio. 

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martedì 14 luglio 2026

14.07.2026 - Is 7,1-9 - Mt 11,20-24 - Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,1-9

Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d'Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramèi si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento.
Il Signore disse a Isaìa: «Va' incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: "Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramèi, e del figlio di Romelìa. Poiché gli Aramèi, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl.
Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà!
Perché capitale di Aram è Damasco
e capo di Damasco è Resin.
Capitale di Èfraim è Samarìa
e capo di Samarìa il figlio di Romelìa.
Ancora sessantacinque anni
ed Efraim cesserà di essere un popolo.
Ma se non crederete, non resterete saldi"».
1. Isaia viene mandato dal Signore al re di Giuda Acaz, per rincuorarlo sulle sorti della guerra mossagli contro dai re di Israele e di Aram. Gerusalemme e il regno di Giuda non saranno devastati e NON CADRANNO NELLE MANI DEGLI ESERCITI NEMICI. COSÌ IL SIGNORE HA DECISO COSÌ SARÀ.

2. Dio chiede a Isaia di andare incontro col re con suo figlio Seariasùb, che significa “UN RESTO RITORNERÀ”. Dio assicura la sopravvivenza permanente del popolo; CI SARÀ SEMPRE QUALCUNO CHE TORNERÀ AL SIGNORE e recupererà ciò che è stato perduto.

3. La rassicurazione portata dal profeta è accompagnata DALL’INVITO A CONFIDARE IN DIO, vero artefice degli eventi. Insomma, la salvezza è certa solo se vi è fede, altrimenti «SE NON CREDERETE, NON RESTERETE SALDI».

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,20-24
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

 

Quanti ’Guai’ meritiamo da parte di Gesù? Quante sue parole abbiamo udito, quanti fatti abbiamo visto, a quanti ‘miracoli’ abbiamo partecipato, quanti ‘santi’ abbiamo incontrato?? Sembra manchi sempre un’ultima conferma che ci induca ad aprire il cuore per affidarci finalmente a Gesù, scoprendo la sua bellezza e verità.
E il giudizio finale di Dio è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza. Il giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi.
Ma se noi ci chiudiamo all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo. La salvezza è aprirsi a Gesù, e Lui ci salva.

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Peggio di Sodoma. Saremo trattati peggio. La conversione (e non la tradizione, ricorda Chesterton) è la cifra distintiva della fede cristiana. Ma noi riusciamo a vedere i prodigi di Gesù in mezzo a noi?

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14.07 - SAN CAMILLO DE LELLIS

SAN CAMILLO DE LELLIS
San Camillo de Lellis nacque a Bucchianico nel 1550 e divenne il grande apostolo dei malati e degli infermi. Rimasto presto orfano, seguì la carriera militare del padre, vivendo una giovinezza inquieta segnata dal gioco d’azzardo e da numerose difficoltà. Colpito da una dolorosa ulcera alla gamba, fu più volte ricoverato nell’ospedale di San Giacomo a Roma. Dopo anni di errori e sofferenze, il 2 febbraio 1575 maturò una profonda conversione grazie all’incontro con i Cappuccini. Desiderò consacrare tutta la sua vita a Dio, ma la malattia gli impedì di diventare frate cappuccino. Tornato in ospedale, imparò a vedere nei malati il volto stesso di Gesù Cristo. Guidato spiritualmente da san Filippo Neri, riunì alcuni compagni desiderosi di servire gli infermi con amore evangelico. Nacque così la Compagnia dei Ministri degli Infermi, poi riconosciuta come ordine religioso. I religiosi emettevano i voti di povertà, castità e obbedienza, aggiungendo quello dell’assistenza ai malati anche durante le epidemie. Camillo ottenne di portare sul petto una grande croce rossa, simbolo del Sangue redentore di Cristo. Con fiducia nella Provvidenza, fondò comunità in molte città italiane. Insegnava ai confratelli a curare gli infermi con competenza, rispetto e tenerezza. Voleva ospedali più puliti, accoglienti e attenti alla dignità della persona. Ripeteva spesso: «Più anima nelle mani!», ricordando che ogni gesto di cura deve essere accompagnato dall’amore. Per lui il malato non era un peso ma un tesoro affidato da Dio. Si dedicò anche all’assistenza spirituale dei morenti, affinché ricevessero i Sacramenti e affrontassero serenamente il passaggio all’eternità. Per questo i Camilliani furono chiamati i padri della buona morte. San Camillo visse consumandosi per il prossimo fino alla morte nel 1614. La sua eredità continua ancora oggi negli ospedali e nelle missioni sanitarie del mondo. È venerato come patrono degli infermieri, dei malati e degli ospedali. La sua vita dimostra che la santità nasce dall’incontro tra la misericordia di Dio e il servizio generoso verso chi soffre. PER NOI OGGI 1. Se Cristo si nasconde nel malato, quante volte passiamo accanto a Lui senza riconoscerlo? La qualità della nostra fede si misura anche da come trattiamo i più fragili. 2. Viviamo in un mondo ricco di tecnologia sanitaria, ma abbiamo ancora “anima nelle mani”? La cura senza amore rischia di guarire il corpo e ferire il cuore. 3. Temiamo la sofferenza e la morte più che mai, ma siamo preparati spiritualmente all’incontro con Dio? San Camillo ci ricorda che la vera vittoria non è evitare la croce, ma viverla con Cristo.
Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 - Roma, 14 luglio 1614
   San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall'adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell’ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi.


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CERCARE LA VERITÀ.

CERCARE LA VERITÀ.

Credere, dubitare, sperare: sono i tre verbi che riassumono la vita e la missione di Éric Baccard, medico legale che per quasi quarant'anni ha lavorato al servizio della verità e della giustizia.
Dall'incendio del tunnel del Monte Bianco alle fosse comuni dei Balcani, fino agli archivi di Norimberga, la sua esperienza lo ha portato a confrontarsi con alcune delle più terribili tragedie della storia contemporanea. Il suo compito non è stato soltanto quello di analizzare corpi e reperti, ma soprattutto di restituire una identità alle vittime e una risposta ai loro familiari. Attraverso la medicina legale, ogni ferita, ogni frammento osseo, ogni oggetto personale diventa una testimonianza che parla. Nei contesti di guerra e nei casi di crimini contro l'umanità, il medico legale contribuisce a documentare i fatti affinché la giustizia possa seguire il suo corso. Baccard ha visto da vicino la barbarie, la tortura, gli stupri e i massacri, ma ha incontrato anche uomini e donne capaci di coraggio, dignità e compassione. Questo gli ha impedito di perdere la fiducia nell'essere umano. Per lui il rispetto del defunto è fondamentale: ogni persona conserva la propria dignità anche dopo la morte. Dietro ogni corpo vi è una storia, una famiglia, un volto, una vita vissuta. La vicinanza quotidiana alla morte gli ha insegnato a ridimensionare molte preoccupazioni e a riconoscere il valore autentico dell'esistenza. Pur mantenendo una rigorosa neutralità professionale, ha maturato una profonda riflessione sulla fede e sulla speranza. La convinzione di lavorare per la verità e di aiutare le famiglie a elaborare il lutto gli ha dato la forza di continuare. Le Beatitudini evangeliche hanno illuminato il suo cammino, specialmente quelle che parlano di chi piange e di chi ha fame e sete di giustizia. Nel suo percorso professionale, credere, dubitare e sperare non si sono mai esclusi, ma hanno camminato insieme come compagni di viaggio nella ricerca della verità e della dignità umana. Per noi oggi: 1. Viviamo in una società che teme la morte e la nasconde. E se proprio il confronto con la fragilità fosse ciò che ci renderebbe più umani? 2. Cerchiamo continuamente colpevoli e giudizi immediati. Ma siamo davvero disposti a cercare la verità con la stessa pazienza e onestà di chi indaga sui fatti?
3. Parliamo spesso di diritti umani. Ma quanto siamo pronti a difendere concretamente la dignità delle persone quando non ci riguarda direttamente?

 

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lunedì 13 luglio 2026

13.07.2026 - Is 1,10-17 - Mt 10,34-11,1 Sono venuto a portare non pace, ma spada.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 1,10-17

Ascoltate la parola del Signore,
capi di Sòdoma;
prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio,
popolo di Gomorra!
«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero?
– dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me,
chi richiede a voi questo:
che veniate a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili;
l’incenso per me è un abominio,
i noviluni, i sabati e le assemblee sacre:
non posso sopportare delitto e solennità.
Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste;
per me sono un peso,
sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani,
io distolgo gli occhi da voi.
Anche se moltiplicaste le preghiere,
io non ascolterei:
le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».

1. Il Signore si rivolge ai capi del suo popolo e al suo popolo. PERCHÉ MI OFFRITE I VOSTRI SACRIFICI SENZA NUMERO? L’offerta è sempre inutile quando non è il frutto di un cuore purificato o di un cuore che la offre per essere purificato, santificato, rigenerato. Il grido del Signore va ascoltato. IL SUO POPOLO DEVE SMETTERE DI PRESENTARE OFFERTE INUTILI, FRUTTO DI UN CUORE IMMERSO NELL’IDOLATRIA E NELL’IMMORALITÀ.

2. Anche noviluni e feste il Signore detesta, Sono per lui un peso, LUI È STANCO DI SOPPORTARE QUESTE COSE FATTE DALL’UOMO IN SUO ONORE. Perché? Il Signore è stanco perché non è a Lui che queste cose vengono offerte, ma ad un’idea che l’uomo si è fatta di Lui, ad una verità che lui si è costruita di Dio.

3. Ecco che IL SIGNORE INDICA COSA DEVE FARE IL SUO POPOLO: deve lavare, purificare ogni iniquità, deve allontanare dagli occhi del Signore il male delle sue azioni. Deve cercare la giustizia, soccorrere l’oppresso e rendere giustizia all’orfano, difendere la causa della vedova. AL SUO POPOLO IL SIGNORE CHIEDE SOMMO RISPETTO E SOMMO AMORE PER LE CATEGORIE PIÙ DEBOLI: OPPRESSI, ORFANI E VEDOVE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,34-11.1
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

La separazione, la spada, la divisione non sono operate direttamente da Cristo Gesù. Gesù non divide, unisce. Gesù non porta guerra, ma pace. Gesù non mette odio nei cuori, ma carità, amore. 
È la verità, la fede, la Parola, il Vangelo che separa, perché accogliendo la Buona Novella si entra e si percorre anche la strada che la Buona Novella traccia per coloro che l’accolgono.  La via della verità è separata da quella della falsità e quella del bene da quella del male; quella della giustizia da quella dell’ingiustizia e quella della Parola di Dio da quella della parola degli uomini. 
Gesù, la sua Parola, il suo Vangelo devono essere scelti come il bene supremo che dà valore di bene ad ogni altro bene. Ogni altro bene riceve valore di bene se portato nella sua verità, nel suo Vangelo, nella sua Parola.  Questo vale per il padre, la madre, il figlio, la figlia, la moglie, il marito, ogni altra persona più cara. Gesù al centro del cuore trasforma ogni rapporto, lo porta a verità, lo conduce a compimento. 

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«Non crediate...» ci dice Gesù. Non vaghe congetture ma radicalità, senza accomodamenti. Credere ad ogni costo. Anche della pace domestica. Qual è dunque la nostra idea di Gesù e della fede che ci chiede?

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13.07 - SANTA CLELIA BARBIERI

SANTA CLELIA BARBIERI
La beata Clelia Barbieri nacque il 13 febbraio 1847 alle Budrie, presso Bologna, in una famiglia semplice ma profondamente cristiana. Fin dall’infanzia ricevette dalla madre una solida educazione alla fede, imparando ad amare Dio e desiderando la santità. Rimasta orfana di padre a soli otto anni, trovò nella preghiera e nella vicinanza alla chiesa la forza per affrontare le difficoltà della vita. Ammessa eccezionalmente alla Prima Comunione a undici anni, visse una profonda esperienza spirituale che segnò per sempre il suo cammino. Da quel momento il Crocifisso, l’Eucaristia e la Madonna Addolorata divennero il centro della sua esistenza. Pur dedicandosi ai lavori umili della campagna, trasformava ogni attività in un atto d’amore verso Dio, insegnando alle compagne a lavorare con gioia, pregando e parlando del Signore. In lei si unirono mirabilmente la dimensione contemplativa e quella apostolica: amava il silenzio e l’adorazione, ma sentiva anche il bisogno di andare incontro ai poveri, ai malati e ai giovani da educare nella fede. Entrò tra gli Operai della Dottrina Cristiana distinguendosi per zelo e capacità catechistiche, fino a diventare punto di riferimento per molti. Rifiutò diverse proposte di matrimonio per consacrarsi totalmente a Cristo e, insieme ad alcune compagne, fondò nel 1868 la Congregazione delle Suore Minime dell’Addolorata. La nuova comunità nacque nella povertà ma animata da una straordinaria fiducia nella Provvidenza. Clelia guidò le sue sorelle con l’esempio, la carità e una fede incrollabile, tanto che tutti iniziarono a chiamarla affettuosamente “Madre”. Colpita dalla tubercolosi, affrontò la malattia con serenità e spirito di offerta, lasciando parole profetiche sul futuro della sua famiglia religiosa. Morì il 13 luglio 1870, a soli ventitré anni, diventando la più giovane fondatrice nella storia della Chiesa. Ancora oggi il suo esempio testimonia che la santità non dipende dalla durata della vita, ma dall’intensità dell’amore con cui viene vissuta. Per noi oggi 1. Clelia aveva solo 23 anni quando morì eppure lasciò un’opera che continua ancora oggi. Noi, con tanti mezzi e opportunità, quale traccia di bene stiamo lasciando? 2. In una società che cerca la felicità nel possesso e nell’apparenza, Clelia insegna che la vera gioia nasce dall’Eucaristia, dal servizio e dal dono di sé. 3. Molti pensano che la preghiera allontani dal mondo; Clelia dimostra il contrario: chi incontra davvero Cristo diventa più vicino ai poveri, ai giovani e a chi soffre.
San Giovanni in Persiceto, Bologna, 13 febbraio 1847 - 13 luglio 1870
   A Budrie in Romagna, santa Clelia Barbieri, vergine, che si adoperò per il bene spirituale della gioventù femminile e fondò la Congregazione delle Minime della Vergine Addolorata per la formazione umana e cristiana specialmente delle ragazze povere e bisognose. 
 
NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ENRICO II Imperatore
973 - Bamberga, Germania, 13 luglio 1024

Sant’Enrico, che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania lasciò in questo giorno la vita.

 

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