mercoledì 27 maggio 2026

27.05.2026 - 1Pt 1,18-25 - Mc 10,32-45 Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,18-25

Carissimi, voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Dopo aver purificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, rigenerati non da un seme corruttibile ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio viva ed eterna. Perché ogni carne è come l’erba
e tutta la sua gloria come un fiore di campo.
L’erba inaridisce, i fiori cadono,
ma la parola del Signore rimane in eterno.
E questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.
1. Noi non siamo stati liberati a prezzo di cose effimere come argento o oro, noi siamo stati liberati dalla condotta sbagliata, ereditata dai nostri padri, GRAZIE AL SANGUE PREZIOSO DI CRISTO che è l'unico Agnello senza difetti e senza macchia: IL VERO AGNELLO DI DIO.

2. Cristo come agnello è stato prestabilito fin dall'inizio, prima della fondazione del mondo, ma SI È MANIFESTATO ADESSO CON LA SUA RISURREZIONE. Noi lo abbiamo pienamente conosciuto. Tutto questo ci è stato rivelato. Cristo è morto, è risuscitato, ed è stato glorificato, AFFINCHÉ LA NOSTRA FEDE E LA NOSTRA SPERANZA SIANO IN DIO.

3. Allora, come dobbiamo vivere? Se riflettiamo sulla grandezza del prezzo che Dio ha pagato per riscattarci: il suo sangue. Se riflettiamo su come vivevamo: nel peccato. Se riflettiamo sulla speranza che ci è stata donata: la vita eterna, non possiamo fare altro che ESSERE SANTI IN TUTTA LA NOSTRA CONDOTTA. Viviamo santamente, per poter rendere gloria a Dio per mezzo Gesù Cristo nostro Signore! Amen! 

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,32-45

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Gesù insiste nell’annuncio della sua passione, morte e risurrezione. E anche gli apostoli insistono nella strada del loro orgoglio. Propongono un’altra strada, non quella di Gesù. È la strada di chi, magari senza nemmeno rendersene conto, “usa” il Signore per promuovere sé stesso; di chi cerca i propri interessi e non quelli di Cristo“. E’ possibile seguire Gesù arrivando ad accettare di ‘bere il suo calice’ e ad essere battezzati con il suo battesimo di croce e risurrezione, solo quando ci si lascia vincere dalla sua attrattiva. Gesù ci prende in disparte, si confida con noi come amici e ci apre la strada. Conquistati dal suo amore, possiamo donare la vita a vantaggi di ‘molti’.

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Gesù spiega ai dodici, persone sgomente ed impaurite, il "finale" della storia: la sua passione, morte e resurrezione. E Giacomo e Giovanni gli chiedono «pieni poteri». Non sembra un dialogo tra sordi?

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27.05 SANT'AGOSTINO DI CANTERBURY - VESCOVO

SANT’AGOSTINO DI CANTERBURY 

Sant’Agostino di Canterbury nacque nel VI secolo e fu priore del monastero di Sant’Andrea al Celio, a Roma. La sua vita cambiò quando Papa Gregorio I gli affidò una missione difficile e rischiosa: riportare il Vangelo nell’antica Britannia, dove dopo le invasioni dei Sassoni il cristianesimo era quasi scomparso. Agostino partì insieme a quaranta monaci benedettini, ma durante il viaggio la paura prese il sopravvento. I racconti sulla violenza dei Sassoni spaventarono il gruppo al punto che Agostino tornò a Roma per chiedere al Papa di rinunciare alla missione. Gregorio Magno però lo incoraggiò a non arrendersi e a fidarsi della forza di Dio più che delle proprie paure. Così Agostino riprese il cammino e raggiunse l’isola di Thanet, in Inghilterra. Lì incontrò il re del Kent, Etelberto del Kent, che grazie anche all’influenza della moglie cristiana Berta era già aperto alla fede. Agostino e i suoi monaci si presentarono al sovrano portando una croce d’argento e l’immagine di Cristo, pregando per la salvezza di quel popolo. Il re concesse loro di predicare e nel giro di poco tempo ricevette il Battesimo insieme a migliaia di sudditi. Da quel momento iniziò una grande opera di evangelizzazione che riportò il cristianesimo in quelle terre. Agostino stabilì la sua sede a Canterbury, dove fondò l’abbazia che ancora oggi porta il suo nome, diventando il primo arcivescovo e primate d’Inghilterra. Con il sostegno costante di Gregorio Magno continuarono ad arrivare altri missionari, tra cui San Mellito e San Giusto di Canterbury, che aiutarono nella diffusione del Vangelo. La missione non fu semplice: difficoltà, incomprensioni e ostilità non mancarono, ma Agostino rimase fedele al compito ricevuto. Morì nel 604 quando ormai la rinascita cristiana dell’Inghilterra era ben avviata. La sua vita ricorda che l’evangelizzazione nasce dalla fiducia in Dio e dal coraggio di uscire dalle proprie sicurezze. Sant’Agostino di Canterbury insegna che la fede non può restare chiusa nei monasteri o nelle chiese, ma deve raggiungere le persone, anche quando il terreno sembra difficile o ostile. In un tempo in cui molti vivono lontani da Dio, il suo esempio invita ancora oggi a non scoraggiarsi e a testimoniare il Vangelo con perseveranza, pazienza e speranza.

Per noi oggi:

  1. Agostino aveva paura della missione, ma non si è fermato davanti alle difficoltà.
    Noi oggi quanto facilmente rinunciamo alla fede appena incontriamo ostacoli o incomprensioni?

  2. Lui ha lasciato la sicurezza del monastero per annunciare Cristo a chi non lo conosceva.
    La nostra fede resta chiusa dentro le chiese o sappiamo portarla nella vita concreta di ogni giorno?

  3. Migliaia di persone si convertirono grazie alla testimonianza semplice e coraggiosa di pochi monaci.
    Noi siamo ancora testimoni credibili del Vangelo oppure cristiani solo per abitudine?

m. 26 maggio 604

Sant’Agostino, vescovo di Canterbury in Inghilterra, che fu mandato dal papa san Gregorio Magno insieme ad altri monaci a predicare la parola di Dio agli Angli: accolto con benevolenza da Edilberto re del Kent, imitò la vita apostolica della Chiesa delle origini, convertì il re e molti altri alla fede cristiana e istituì in questa terra numerose sedi episcopali. Morì il 26 maggio.

"Ognuno di noi cammina con la stessa probabilità di cadere".

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LODOVICO PAVONI Sacerdote, Fondatore - MILANO
Brescia, 11 settembre 1784 - Saiano, Brescia, 1 aprile 1849
A Brescia, beato Ludovico Pavoni, sacerdote, che con grande sollecitudine si dedicò all’istruzione dei giovani più poveri, nell’intento soprattutto di educarli secondo i costumi cristiani e di avviarli a un mestiere, fondando per questo la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata.


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MARIA: IL SÌ CHE HA CAMBIATO IL MONDO.

MARIA: IL SÌ CHE HA CAMBIATO IL MONDO.

Maria di Nazaret è la creatura pienamente realizzata, la donna più vera, perché in lei il progetto di Dio si compie senza ombre né contraddizioni. Maria è il volto dell’umanità così come Dio l’ha pensata fin dall’eternità: santa, immacolata, capace di riflettere pienamente la sua grazia. In lei la verità coincide con il disegno divino, non con l’immagine che l’uomo costruisce di sé sotto le ideologie del tempo. Per questo è la donna più autentica, perché la sua identità nasce dal pensiero di Dio e non dalle definizioni umane.

In Maria risplende la bontà totale, senza egoismi nascosti, e la bellezza senza ombre, quella che ogni artista e poeta cerca senza mai raggiungerla. Pur appartenendo alla nostra storia ferita dal peccato, è stata redenta in modo radicale fin dal concepimento, colmata di grazia fin dal primo istante. Tutto inizia con il suo fiat, un sì breve ma immenso, che apre una storia di salvezza e di dolore.

Quel sì non è ingenuo: Maria intuisce che ogni dono grande comporta una prova grande. Accetta il mistero senza conoscere ancora i dettagli della sofferenza, ma si affida totalmente al progetto di Dio. Il parto nella povertà, l’esilio in Egitto, la vita nascosta di Nazaret e soprattutto la parola di Simeone preparano il suo cuore alla prova suprema.

La spada annunciata cresce dentro di lei come attesa silenziosa. Gli anni le insegnano l’obbedienza attraverso il dolore, fino a renderla capace di restare salda nel momento decisivo. Sul Calvario, mentre gli apostoli si nascondono, Maria resta in piedi accanto al Figlio crocifisso. Non fugge, non si sottrae, non distoglie lo sguardo.

Partecipa interiormente a ogni tormento di Cristo, come se ogni ferita del Figlio attraversasse anche il suo cuore. In lei si raccolgono tutte le sofferenze del mondo e tutta l’umanità ferita trova un volto. Così Maria diventa immagine della creatura redenta e della Chiesa che resta fedele fino alla croce.

Per noi oggi:

  1. Se la nostra verità non coincide con ciò che scegliamo ma con ciò che Dio ha pensato per noi, allora molte identità moderne rischiano di essere solo costruzioni fragili.

  2. Se il sì autentico comporta sacrificio, forse oggi diciamo troppi sì superficiali e troppo pochi sì che cambiano davvero la vita.

  3. Maria resta sotto la croce quando tutti fuggono: forse la crisi della fede non nasce dal dubbio, ma dalla paura di restare quando amare costa.

 

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martedì 26 maggio 2026

26.05.2026 - 1Pt 1,10-16 - Mc 10,28-31 - Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 1,10-16

Carissimi, sulla salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata; essi cercavano di sapere quale momento o quali circostanze indicasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che le avrebbero seguite. A loro fu rivelato che, non per se stessi, ma per voi erano servitori di quelle cose che ora vi sono annunciate per mezzo di coloro che vi hanno portato il Vangelo mediante lo Spirito Santo, mandato dal cielo: cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: «Sarete santi, perché io sono santo».
1. LA VOLONTÀ DI DIO NON SI COMPIE IN TEMPI BREVI, MA NEI SECOLI CHE VERRANNO, tutti i profeti hanno parlato per noi, non per loro. Le cose preannunziate dai profeti si sono tutte compiute in Cristo Gesù. CRISTO È IL COMPIMENTO di ogni parola pronunziata da Dio lungo tutto il corso dell’Antico Testamento.

2. “PERCIÒ CINGENDO I FIANCHI DELLA VOSTRA MENTE” ossia vigilando sulla vostra mente siate DISPOSTI AD abbandonare il vostro modo di pensare, a lasciare i vostri progetti, ad accettare una paziente trasformazione delle vostre categorie e dei vostri giudizi di un tempo, PER CONFORMARSI ALLA VITA NUOVA DONO DI COLUI CHE CI HA CHIAMATI. Così che possiate tenere fissi gli occhi sulla GTAZIA che vi sarà data.

3. In modo da DIVENTARE SANTI: «Sarete santi, perché io sono santo». La chiesa, nuovo popolo di Dio, sottratta al mondo e appartiene a Dio, PARTECIPA DELLA SANTITÀ DI DIO, ed è perciò Santa. I Cristiani hanno una particolare vocazione: quella di ESSERE NEL MONDO, MA DI NON ESSERE DEL MONDO. 

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

 

Il giovane ricco se ne è andato, ma noi?’. La risposta di Gesù è chiara: ‘Io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato tutto senza ricevere tutto’. ‘Ecco, noi abbiamo lasciato tutto’. ‘Riceverete tutto’, con quella misura traboccante con la quale Dio dà i suoi doni. Riceverete tutto. Il Signore non sa dare meno di tutto. Quando Lui dona qualcosa dona sé stesso, che è tutto.
In più persecuzioni e vita eterna. Questa è la strada di quello che vuole andare dietro a Gesù, perché è la strada che ha fatto Lui: Lui è stato perseguitato! E’ la strada dell’abbassamento.

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Il centuplo quaggiù. In termini di relazioni innanzitutto, ma anche di persecuzioni. E' strana la “contabilità” di Gesù, che poi insiste nel rovesciamento ultimi/primi. Conviene essere gli ultimi?

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26.05 SAN FILIPPO NERI SACERDOTE

SAN FILIPPO NERI 

San Filippo Neri nacque a Firenze nel 1515 e fin da giovane mostrò un carattere allegro, sensibile e profondamente aperto a Dio. Rimasto presto senza madre, crebbe con una grande passione per la preghiera e la lettura spirituale. Arrivato a Roma da semplice pellegrino nel 1534, vi rimase per tutta la vita, diventando uno dei santi più amati della città. Nei primi anni visse da laico dedicandosi ai poveri, agli ammalati e alla contemplazione nelle catacombe. Proprio durante una preghiera nelle Catacombe di San Sebastiano, nella Pentecoste del 1544, visse una straordinaria esperienza mistica: il suo cuore fu così infiammato dall’amore dello Spirito Santo che il petto si dilatò fisicamente. Da quel momento Filippo comprese che la sua missione sarebbe stata portare le persone a Dio attraverso la gioia, l’amicizia e la misericordia. Pur vivendo austeramente, non mostrava mai tristezza. Amava scherzare, usare battute semplici e avvicinare soprattutto i giovani con simpatia e umanità. Diceva spesso: “State buoni, se potete”, ricordando che la santità nasce dalla semplicità quotidiana e dalla lotta concreta contro il peccato. Dopo essere diventato sacerdote a trentacinque anni, passava ore in confessionale ascoltando e accompagnando le persone con pazienza straordinaria. Per lui ogni anima era preziosa e andava accolta senza durezza ma con carità autentica. Fondò così la Congregazione dell’Oratorio, coinvolgendo giovani e adulti nella preghiera, nella lettura della Bibbia e nella vita comunitaria. Attraverso l’allegria riusciva a trasmettere una fede profonda e concreta. Non cercò mai potere o prestigio: quando Papa Clemente VIII voleva nominarlo cardinale, Filippo rispose semplicemente: “Paradiso, Paradiso”. Questa era la sua unica vera ambizione. Con il celebre Giro delle Sette Chiese riportò tanti romani alla preghiera e alla conversione, trasformando momenti di disordine e superficialità in occasioni di fede e fraternità. La sua vita dimostra che si può essere profondamente spirituali senza perdere il sorriso, e che la santità non consiste nell’apparire perfetti ma nel lasciarsi trasformare dall’amore di Dio. In un tempo spesso segnato da tensioni, rigidità e individualismo, San Filippo Neri continua a ricordare che il Vangelo si annuncia anche con la gioia, la vicinanza e la capacità di accogliere gli altri con cuore semplice.

Per noi oggi:

  1. San Filippo Neri attirava le persone a Dio con la gioia e l’umanità, non con la rigidità.
    La nostra fede oggi trasmette davvero speranza oppure rischia di allontanare con freddezza e giudizi?

  2. Filippo passava ore ad ascoltare e confessare le persone senza stancarsi mai.
    Noi sappiamo ancora ascoltare qualcuno davvero o viviamo sempre di fretta e distratti?

  3. Lui desiderava soltanto il Paradiso e non cercava prestigio o carriera.
    Quanto spazio occupano invece nella nostra vita l’apparenza, il successo e il bisogno di essere approvati?

Firenze, 1515 - Roma, 26 maggio 1595

Memoria di san Filippo Neri, sacerdote, che, adoperandosi per allontanare i giovani dal male, fondò a Roma un oratorio, nel quale si eseguivano letture spirituali, canti e opere di carità; rifulse per il suo amore verso il prossimo, la semplicità evangelica, la letizia d’animo, lo zelo esemplare e il fervore nel servire Dio. 

Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quello che si faccia.
PATRONO: GIOVANI

NELLO STESSO GIORNO:
SANTA MARIA DEL FONTE presso Caravaggio
Caravaggio (Bergamo), 26 maggio 1432
Santa Maria del Fonte o Nostra Signora di Caravaggio, è il titolo attribuito alla Madonna in seguito all'apparizione che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe avvenuta il 26 maggio 1432 nelle campagne circostanti Caravaggio, in Lombardia.

 

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LA VERA FORZA NON È COLPIRE: È RESTARE UMANI DOPO ESSERE STATI COLPITI.

LA VERA FORZA NON È COLPIRE: È RESTARE UMANI DOPO ESSERE STATI COLPITI.

La storia di Davide è il racconto di una ferita che non riguarda solo il corpo, ma l’intera identità di una persona.
Una notte qualunque a Milano diventa il confine tra il prima e il dopo. Un ragazzo di ventidue anni, pieno di vita, sport, amicizie e sogni, si ritrova improvvisamente in ospedale.
Il suo corpo ricorda il colpo anche quando la mente non riesce a ricordare tutto. La coltellata non ha colpito solo il fianco, ma il suo futuro. Le gambe che correvano, saltavano, ballavano, ora non rispondono più come prima. Il trauma non è solo fisico: è paura, disorientamento, perdita di sé.
Nei giorni in terapia intensiva scopre quanto la vita sia fragile e non garantita. Ogni gesto che prima era normale diventa una conquista lenta e dolorosa. Muoversi, stare in piedi, persino sentire il proprio corpo diventano battaglie quotidiane.
Eppure la parte più sconvolgente non è il dolore, ma la sua risposta al male. Davide non sceglie la vendetta, non cerca di restituire odio. Guarda i suoi aggressori e vede ragazzi persi, non mostri. Riconosce la loro responsabilità senza cancellarne l’umanità.
Questo non riduce il male subito, ma rende più grande la sua libertà interiore. La sua forza non è eroismo, ma l’assenza di alternative: o reagire o crollare. La riabilitazione diventa una scuola di resistenza e di fede. Il corpo non guarisce da solo: deve imparare strade nuove.
Anche l’anima deve imparare a vivere in un corpo cambiato.
La lettera diventa un atto di verità, non di pietismo. Racconta che la violenza distrugge più vite di quelle che colpisce direttamente. Famiglia, amici, medici: tutti portano il peso di una ferita condivisa.
E nel perdono di Davide emerge una domanda: come restare umani quando il mondo non lo è?

Per noi oggi:

  1. Una società che produce ragazzi capaci di accoltellare per gioco non ha solo un problema di sicurezza, ma di educazione al valore della vita. La violenza dei giovani è spesso il riflesso del vuoto degli adulti.
  1. Il perdono di Davide mette in crisi tutti noi: chi non ha subito nulla spesso odia più di chi è stato ferito. Forse il vero paralizzato non è chi perde l’uso delle gambe, ma chi perde la capacità di compassione.
  1. Ci indigniamo per il fatto di cronaca e poi continuiamo a vivere come se nulla fosse. Il rischio è che il male ci scandalizzi solo finché non tocca il nostro corpo o la nostra casa.

 

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lunedì 25 maggio 2026

25.05.2026 - Gen 3,9-15.20 - Gv 19,25-34 - Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal libro della Gènesi - Gen 3,9-15.20

[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
1. La storia dell'umanità inizia con un UOMO DISOBBEDIENTE. Proprio perché ha disobbedito L’UOMO HA PAURA DI DIO, teme la punizione, SCAPPA, SI NASCONDE, SI SCOPRE FRAGILE, DEBOLE E NUDO. E Dio lo va a cercare: “DOVE SEI?” È la domanda che Dio rivolge anche a NOI oggi...

2. DIO ENTRA NON PER PUNIRE MA PER LIBERARE L’UOMO DAL PECCATO. Qui abbiamo il primo annuncio della salvezza. DIO PROMETTE DI METTERE INIMICIZIA TRA IL SERPENTE E LA DONNA. Il serpente è il male, la ribellione è l'immagine dell'autonomia etica, dell'Indipendenza dell'uomo da Dio. E la donna è la MADRE dell'umanità è l'umanità stessa. Dio promette di METTERE INIMICIZIA FRA IL MALE E L'UMANITÀ mette dentro Ciascuna persona umana il senso di rifiuto del male. POSSIAMO RIFIUTIAMO IL MALE…

3. LA STIRPE DELLA DONNA (=il seme della donna) SCHIACCERÀ LA TESTA AL SERPENTE. IL SEME DELLA DONNA È IL MESSIA è colui che nascerà senza concorso d’uomo. Il Messia, il Cristo vince definitivamente il male. L’OBBEDIENTE HA VINTO LA DISOBBEDIENZA DI ADAMO. ADERIAMO AL SIGNORE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,25-34
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

 

Oggi, lunedì dopo Pentecoste, facciamo memoria di Maria Madre della Chiesa. La Chiesa, nata dall’effusione dello Spirito, può specchiarsi in Maria e riconoscere che la maternità che è chiamata a vivere debba sempre essere modellata su di lei.  
Dio non ha fatto a meno della Madre: a maggior ragione ne abbiamo bisogno noi. Gesù stesso ce l’ha data, non in un momento qualsiasi, ma dalla croce: «Ecco tua madre!» ha detto al discepolo, ad ogni discepolo. La Madonna non è un optional: va accolta nella vita. È la Regina della pace, che vince il male e conduce sulle vie del bene, che riporta l’unità tra i figli, che educa alla compassione. Abbiamo una madre, una madre che è con noi, ci protegge, che ci accompagna, che ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti della vita.

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Gesù ha sete. Quando incontra la Samaritana le chiede da bere. E anche ora, sulla croce, fa lo stesso. Svela all'uomo il mistero dell'uomo. Gli uomini hanno sete. Ma quale acqua stanno cercando?

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