giovedì 26 marzo 2026

26.03.2026 - Gen 17,3-9 - Gv 8,51-59 - Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

Dal libro della Gènesi - Gen 17,3-9

In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
«Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te:
diventerai padre di una moltitudine di nazioni.
Non ti chiamerai più Abram,
ma ti chiamerai Abramo,
perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.
E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».
Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione».
1. Dio prende un impegno solenne con Abram. L’ALLEANZA È UN IMPEGNO SOLENNE ED IRREVOCABILE. È una parola data per sempre. ABRAM DIVENTERÀ PADRE DI UNA MOLTITUDINE DI NAZIONI, “TI CHIAMERAI ABRAMO”. È Dio che si impegna a rendere Abramo padre di una moltitudine di nazioni.

2. ABRAMO NON DEVE FARE NULLA. Deve solo ASCOLTARE il suo Dio. CAMMINARE davanti a lui ed essere integro. Dio lo renderà molto fecondo. Dio lo farà diventare nazioni. TUTTO IN LUI È OPERA DI DIO.

3. DIO SI IMPEGNA anche con tutta la sua discendenza, di generazione in generazione, PROMETTE ALLA DISCENDENZA di Abramo tutta la terra di Canaan. AD ABRAMO È CHIESTO DI PRENDERE UN IMPEGNO SOLENNE in nome di tutta la sua discendenza pari a quello di Dio: «OSSERVARE LA MIA ALLEANZA». Mai dovrà ritirare la parola data a Dio oggi.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,51-59
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno''. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ''È nostro Dio!'', e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

La promessa di Gesù è tanto grande da apparire impossibile. E Gesù non soltanto ci promette che non vedremo ‘la morte in eterno’ al di là di questa vita. La questione riguarda anche il presente, perché la vita eterna che Lui ci dona è già in atto.
Gesù non è un profeta, un semplice maestro, un taumaturgo, un efficace esorcista, un seducente predicatore. Gesù è il Signore. Il cristianesimo si fonda sullo “scandalo” di questa verità.
Col nostro padre Abramo vogliamo gioire della promessa: Lui aveva fede, ed è stato fatto giusto nella fede. I dottori della legge avevano perso la fede: erano dottori della legge, ma senza fede! Ma di più: avevano perso la legge! Perché il centro della legge è l’amore, l’amore per Dio e per il prossimo.

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All'affermazione di Gesù che parla “come Dio”, che parla di vita eterna la risposta automatica è “indemoniato”. Ci scandalizza ma proviamo a immedesimarci, cosa avremmo risposto noi?

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26.03 SAN CASTULO, MARTIRE, SULLA VIA LABICANA

 

SAN CASTULO

Castulo è ricordato nel Martirologio Geronimiano il 12 gennaio (insieme a Zotico) e il 26 marzo singolarmente. Una nota marginale all’itinerario De locis sanctis martyrum attesta che il suo corpo era sepolto in profondità in un cimitero sulla via Prenestina, presso l’acquedotto di Claudio, accanto al vescovo Stratonico. Anche la Silloge di Tours conserva un’iscrizione votiva in suo onore. Questi elementi confermano l’esistenza storica di un martire di nome Castulo e il suo culto in ambito romano.

Tuttavia, le notizie sulla sua vita sono scarse e di limitato valore storico. La fonte principale è la passio di san Sebastiano, testo agiografico che lo presenta come cubiculario (funzionario di corte) dell’imperatore Diocleziano. Secondo il racconto, Castulo avrebbe nascosto numerosi cristiani nel palazzo imperiale sul Palatino. Tradito dall’apostata Torquato, fu arrestato, torturato e infine gettato in una fossa e sepolto vivo sotto una massa di sabbia.

Il racconto è generico e tipico della letteratura martiriale, tanto che già in epoca antica si sapeva ben poco di certo sulla sua vicenda personale. La sua memoria si fonda dunque più sulla tradizione cultuale che su dati storici verificabili.

Il cimitero attribuito a Castulo, scoperto nel 1672 tra via Prenestina e via Labicana presso Porta Maggiore, risultava ricco di materiali archeologici, poi dispersi. Ulteriori danni si verificarono nel 1864 durante i lavori per la ferrovia Roma-Civitavecchia. Infine, il bombardamento dell’aprile 1943 riportò alla luce alcune gallerie, già però in stato di grave devastazione.

La figura di Castulo rimane così sospesa tra storia e leggenda: certamente venerato e realmente esistito, ma privo di una biografia solida. La sua memoria sopravvive più attraverso i luoghi, le iscrizioni e la tradizione liturgica che attraverso fatti documentati.

 

Per noi oggi

1.     La memoria conta più dei dettagli.
Castulo ci ricorda che l’identità cristiana delle origini non si fondava su biografie perfette, ma su testimonianze custodite dalla comunità. Oggi, ossessionati dalla verifica totale e dal dato certo, rischiamo di perdere il valore simbolico della memoria condivisa.

2.     Il potere può nascondere santi al suo interno.
Castulo, funzionario imperiale, agisce nel cuore del potere. Non tutti i testimoni sono “fuori sistema”: alcuni operano dall’interno. Questo provoca la nostra idea che coerenza significhi sempre distanza dalle strutture.

3.     La distruzione dei luoghi parla quanto la loro esistenza.
Il suo cimitero devastato nei secoli e riscoperto tra le macerie del 1943 è simbolo di una fede che sopravvive anche quando le tracce materiali vengono cancellate. Forse oggi non è la mancanza di prove a indebolire la fede, ma la mancanza di memoria viva.

... – Roma, 286

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mercoledì 25 marzo 2026

25.03.2026 - Is 7,10-14; 8,10 - Eb 10,4-10 - Lc 1,26-38 - Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 7,10-14; 8,10

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi».

1. Acaz rifiuta di chiedere al Signore perché NON SI RITIENE DEGNO DI AVANZARE RICHIESTE. Acaz è un ORGOGLIOSO, mascherato da umile, che dice: NON LO MERITO E QUINDI LO RIFIUTO. Il vero umile avrebbe detto: lo ricevo in dono quindi grazie!

2. Tuttavia il SIGNORE È BUONO E NON SI ARRENDE, continua a persuadere il re, tramite Isaia, affinché accetti il dono. Isaia gli preannunzia profeticamente la nascita dell’Emmanuele, del Dio-con-noi, attraverso il SEGNO, DATO GRATUITAMENTE DAL SIGNORE, DEL PARTO DI UNA VERGINE.

3. IL PIANO DI DIO SI REALIZZA nonostante l’incredulità di Acaz. Per dimostrare che è Lui a condurre avanti tutto, il Signore dà un segno.

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 10,4-10

Fratelli, è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
«Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: “Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà”».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

1. La Lettera agli Ebrei mostra la novità dell’offerta che Cristo fa di sé stesso, perché IL SUO SÌ AL PADRE CONSISTE NELL’ADESIONE PIENA ALLA SUA VOLONTÀ D’AMORE per liberare l’uomo dal peccato, per sempre!

2. “Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte”. Dio vuole altro! che cosa vuole? Un corpo mi hai preparato. UN CORPO non da sacrificare a Dio, ma da assumere COME LUOGO IN CUI COMPIERE LA SUA VOLONTÀ.

3. Fare la volontà di Dio in un corpo significa: CERCARE DI VIVERE secondo il suo desiderio, CERCARE LA VOLONTÀ di Dio nel nostro impegno, nella storia, nelle relazioni con gli altri, nel rapporto con i beni della terra. QUESTO È CIÒ CHE DIO VUOLE DA NOI non che sacrifichiamo il nostro corpo per lui. Come MARIA.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.
Maria Santissima nella sua umiltà non mette in dubbio le parole dell’Angelo che le rivelano la volontà del Signore, ma si interroga su cosa debba fare per corrispondervi meglio. L’angelo le dice che non deve cambiare assolutamente niente nella sua condotta di vita, perché farà tutto il Signore nella sua onnipotenza, come ha fatto per sua cugina Elisabetta. Ti fidi della Provvidenza con cui Dio ti aiuta concretamente nella tua vita?
Maria si fida, e con coraggio dice “sì” a Dio. Sceglie di essere la "serva del Signore", sceglie di ascoltare/accogliere, cioè, fidarsi della parola tanto da obbedire ad essa. 
Solo la libertà che si allea con la Grazia di Dio diventa onnipotente, cioè può tutto. Oggi è la festa di Colei che è onnipotente per Grazia.

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Maria risponde di sì, che sia fatta non la sua ma la volontà di Dio. È la stessa “risposta” che darà Gesù nell'ora della prova. Siamo disposti a non seguire la nostra volontà ma quella di un altro?

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LECTIO DIVINA - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

OMELIA - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

 

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25.03 ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

L’Annunciazione a Maria di Nazareth (Lc 1,26-37) è un momento unico nella storia della salvezza, in cui Dio si manifesta a una creatura ordinaria e suscita eventi straordinari. Nazareth e Maria, apparentemente insignificanti, diventano protagoniste della misericordia divina: il saluto dell’Angelo – «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» – non solo conferma la grazia ricevuta, ma trasforma Maria e le apre nuovi orizzonti. Maria, turbata dall’incontro, non risponde subito, ma si prende tempo per meditare e dialogare interiormente con Dio, mostrando come ogni vera risposta divina richieda riflessione e ascolto profondo.

L’Angelo annuncia la nascita di Gesù, il Figlio dell’Altissimo, collegandolo alle profezie di Isaia e Natan, e Maria chiede spiegazioni: non per dubbio, ma per comprendere come donarsi pienamente al progetto divino. Questo sconcerto sottolinea che accogliere Dio implica spogliarsi di sé e collaborare con Lui, anche di fronte a misteri che superano la comprensione umana. Lo Spirito Santo compirà l’opera creatrice, rendendo Maria immacolata e madre del Cristo senza perdere la sua verginità.

Il frutto dell’incontro è unico: Maria, piena di grazia, si dichiara «serva del Signore» e accoglie la Parola divina: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il suo sì genera Gesù, Frutto Benedetto, e dimostra che l’ascolto attento, la disponibilità e il dialogo con Dio conducono a risultati che trascendono la capacità umana di previsione o controllo. L’Annunciazione mostra che l’incontro con Dio, se accolto con fede, produce santità e vita nuova, cambiando la storia attraverso il piccolo e l’umile.

 

Per noi oggi

1. Dio sceglie ciò che il mondo considera piccolo.
Come Maria, possiamo essere strumenti straordinari quando ci apriamo alla volontà di Dio, indipendentemente dalla nostra apparente insignificanza.

2. Il tempo di riflessione è parte della fede.
Non sempre si risponde subito alla chiamata divina: meditare e dialogare con Dio prepara a un sì maturo e fecondo.

3. La disponibilità genera frutti ineguagliabili.
Accogliere la Parola con cuore aperto trasforma la vita e permette che il divino operi in modo straordinario, spesso oltre ogni logica umana.


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DIO NON È LONTANO: PARLA E CHIAMA ALL’AMICIZIA.

DIO NON È LONTANO: PARLA E CHIAMA ALL’AMICIZIA.

Durante l’udienza generale del 14 gennaio 2026, Papa Leone XIV ha invitato i fedeli a riscoprire la Costituzione dogmatica Dei Verbum, uno dei testi fondamentali del Concilio Vaticano II, definendola tra i documenti “più belli e importanti” del Concilio. Al centro della sua catechesi, il tema della relazione di amicizia tra Dio e l’umanità, resa possibile attraverso Gesù Cristo.

Il Papa ha ricordato che Dio non resta distante o silenzioso, ma parla all’uomo e instaura con lui un dialogo vero, profondo, personale. In Gesù, Dio si è fatto uomo per ristabilire il dialogo spezzato dal peccato e fondare una nuova ed eterna alleanza, il cui unico fondamento è l’amore. Questa alleanza rende l’uomo capace di somigliare a Dio e di entrare in una relazione autentica con Lui.

Secondo Dei Verbum, la rivelazione divina ha il carattere dell’amicizia: Dio si rivela parlando, condividendo la sua identità, non per trasmettere semplici informazioni ma per creare comunione. La Parola di Dio non è paragonabile alle parole superficiali o vuote, ma è una parola che costruisce alleanza, genera intimità e invita l’uomo a rispondere.

Il Papa ha indicato due pilastri fondamentali per vivere questa amicizia: l’ascolto della Parola e la preghiera. L’ascolto permette alla Parola di penetrare nel cuore e nella mente, mentre la preghiera è il luogo in cui l’uomo risponde, si rivela a Dio e scopre se stesso. Leone XIV ha sottolineato l’importanza sia della preghiera liturgica e comunitaria, in cui Dio parla attraverso la Chiesa, sia della preghiera personale, indispensabile per la vita cristiana e per l’evangelizzazione.

Concludendo, il Papa ha lanciato un invito diretto e semplice: se Gesù ci chiama suoi amici, non possiamo lasciare questa chiamata senza risposta.

 

PER NOI OGGI

1.     Viviamo la fede come relazione o come abitudine? L’amicizia con Dio chiede dialogo, tempo e ascolto, non solo gesti automatici.

2.     Sappiamo ancora ascoltare davvero? In un mondo rumoroso, l’ascolto della Parola diventa un atto controcorrente.

3.     Che spazio ha la preghiera nella nostra agenda? Senza un tempo reale per Dio, anche l’annuncio cristiano si svuota.

martedì 24 marzo 2026

24.03.2026 - Nm 21,4-9 - Gv 8,21-30 - Avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono.

Dal libro dei Numeri - Nm 21,4-9

In quei giorni, gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
1. Il popolo è scoraggiato della fatica e delle difficoltà che deve affrontare, addirittura per mancanza di acqua e di cibo che invece in Egitto avevano a sufficienza. Ma allora l'aver seguito questo Dio è una disgrazia? LA FATICA PRODUCE INCAPACITÀ A FIDARSI ED A REGGERE IL CAMMINO VERSO LA LIBERTÀ.

2. Quando ci sentiamo "MORSI" dai serpenti allora è più che mai necessario ALZARE GLI OCCHI verso Colui che è stato innalzato e staccarli un po' da noi. SENZA DI LUI "moriamo nei nostri peccati", CON LUI il veleno di questi sentimenti non riesce ad andare in profondità e non ci uccide.

3. MOSÈ INTERCEDE E COSTRUISCE UN SEGNO: un serpente di bronzo. A CHI GUARDERÀ, ELEVANDO IN ALTRO LO SGUARDO, SARÀ OFFERTA LA SALVEZZA. Non era il serpente che guariva il malato, ma il Signore a cui rivolgi lo sguardo. Abbi fede!

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,21-30
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

 

Gesù rivela la sua origine divina, distinguendosi dal mondo e annunciando che solo chi crede in Lui sarà salvato. I farisei non comprendono che Egli è il Figlio di Dio, mandato dal Padre. La croce sarà la rivelazione suprema della sua identità e missione. Le sue parole toccano molti cuori, portandoli alla fede.
Il segreto di Gesù è nella sua relazione con il Padre. È proprio in questa compagnia che Egli può affrontare ogni cosa, anche il buio della Croce. Egli potrà anche sentirsi solo ma saprà sempre di non esserlo veramente.
Prova a domandarti: come porto io la croce? Soltanto come un simbolo di appartenenza a un gruppo religioso? Ho imparato a portarla sulle spalle, dove fa male? Ognuno di noi oggi guardi il Crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati.

 

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24.03 SANTA CATERINA DI SVEZIA, VERGINE, FIGLIA DI SANTA BRIGIDA

SANTA CATERINA DI SVEZIA

Santa Caterina di Svezia (1331–1381), quarta figlia di santa Brigida, condivise sin da piccola la tensione alla virtù e ricevette rivelazioni celesti. Affidata a un monastero a sette anni, maturò presto il desiderio di dedicarsi a Dio. In giovanissima età sposò il nobile Edgard van Kyren, ma convinse il marito a vivere nel voto di verginità; insieme cercarono la perfezione cristiana e si dedicarono ad opere di carità. La morte del marito nel 1350 segnò l’inizio di una vita di totale consacrazione a Dio.

Dopo la perdita del coniuge, Caterina declinò altre proposte matrimoniali e visse con la madre Brigida, intraprendendo numerosi pellegrinaggi, affrontando pericoli sempre superati grazie a interventi soprannaturali. Dedicò fino a quattro ore al giorno alla preghiera e alla contemplazione, meditando sulle sofferenze di Cristo, e assistette la madre sul letto di morte nel 1373, provvedendo al suo sepolcro a Vadstena.

Caterina favorì il consolidamento dell’Ordine del Santissimo Salvatore (brigidine), ottenendo da papa Urbano VI nel 1378 l’approvazione della Regola. A Roma strinse un legame con santa Caterina da Siena e sostenne la legittimità di Urbano VI durante lo Scisma d’Occidente, continuando l’opera diplomatica iniziata dalla madre. Tornata in Svezia, divenne badessa a Vadstena e dedicò la vita all’insegnamento spirituale e alla scrittura, componendo opere come Consolazione dell’Anima. La tradizione la ricorda anche per miracoli, tra cui la protezione di un cervo e il salvataggio di Roma da una piena del Tevere.

Santa Caterina di Svezia visse una vita di obbedienza, preghiera e carità concreta, consolidando la spiritualità brigidina e sostenendo la Chiesa in tempi difficili. La sua testimonianza sottolinea l’importanza della dedizione totale, della fedeltà a Dio e della protezione dei valori eterni.

 

Per noi oggi

1. La santità richiede coerenza tra azione e convinzione.
Caterina dimostra che vivere valori cristiani significa praticarli concretamente, anche quando comportano sacrifici personali.

2. La fede non è isolamento, ma impegno nel mondo.
Attraverso pellegrinaggi, mediazioni e sostegno alla Chiesa, Caterina mostra che la santità include l’azione sociale e politica.

3. La devozione è protezione e servizio.
Come il cervo che la salvò, la vera santità agisce come scudo per gli altri, intervenendo concretamente per preservare vite e comunità.

1331 - 24 marzo 1381

 

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