sabato 25 aprile 2026

25.04.2026 - 1Pt 5,5-14 - Mc 16,15-20 - Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 5,5-14

Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!
Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio. Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!
1. “RIVESTITEVI TUTTI DI UMILTÀ” rivestitevi, mettetevi addosso, indossate una MENTALITÀ DI PICCOLEZZA, non di esibizione, di falsa modestia, ma di autentica MENTALITÀ DI PERSONA CHE SI CONSIDERA POCO... perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili [ai piccoli].

2. Le esortazioni finali all’umiltà e alla vigilanza sono l’INVITO A RESISTERE NELLA PROVA NELLA SPERANZA CERTA DELLA SALVEZZA. Umiliamoci sotto la potente mano di Dio, cioè consegnando interamente la nostra vita a Lui, perché AVVENGA DI NOI SECONDO LA SUA VOLONTÀ. 
3. GETTIAMO IN LUI OGNI NOSTRA PREOCCUPAZIONE, perdiamo ogni autosufficienza e affidiamoci totalmente alla cura di Dio. E anche se il diavolo-l’intralciatore è all’opera, POSSIAMO RESISTERGLI CON LA FEDE IN GESÙ. Dio CI CHIAMA alla gloria eterna, contrariamente alle sofferenze che sono solo temporanee. A Lui la potenza nei secoli. Amen!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

La missione affidata da Gesù agli Apostoli è proseguita attraverso i secoli, e prosegue ancora oggi: essa richiede la collaborazione di tutti noi. Ciascuno, infatti, in forza del Battesimo che ha ricevuto, è abilitato per parte sua ad annunciare il Vangelo. E la missione è chiara: fare del mondo un battesimo, un laboratorio di immersione in Dio, in quel Dio che Gesù ha raccontato come amore e libertà, come tenerezza e giustizia. Ognuno di noi riceve oggi la stessa missione degli apostoli: annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, fate grandi opere caritative, ma semplicemente: annunciate.

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«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». - Siamo annunciatori. Non di una notizia «nostra», ma di Gesù. È il nostro compito, semplice. O preferiamo proclamare noi stessi?

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25.04 SAN MARCO

SAN MARCO

San Marco (circa 40 – 68) fu un evangelista e collaboratore di san Pietro, al quale il Vangelo secondo Marco deve la sua origine. Eusebio di Cesarea riferisce che i cristiani di Roma, desiderosi di avere un resoconto scritto degli insegnamenti di Pietro, pregarono Marco di redigere il Vangelo.

Marco fu considerato “figlio spirituale” di Pietro, come indicato nella Prima Lettera di Pietro (1 Pietro 5, 13), e lo accompagnò a Roma all’inizio del regno di Claudio (41 - 54). Scrisse il Vangelo intorno al 50-60, includendo dettagli personali come il giovane che fuggì nudo nel Getsemani (Marco 14,51-52), probabilmente lui stesso.

La tradizione indica che la sua famiglia possedesse il Cenacolo a Gerusalemme, dove Pietro si rifugiava in preghiera dopo la liberazione dalla prigionia (Atti 12, 12). Marco collaborò anche con Paolo e Barnaba, aiutandoli nella predicazione ad Antiochia e Salamina, ma si separò poi da loro per tornare a Gerusalemme.

Paolo, pur inizialmente deluso, si riconciliò con Marco, raccomandandolo nelle lettere ai Colossesi e a Timoteo. Successivamente Marco fondò la Chiesa di Alessandria d’Egitto, dove morì.

Il simbolo del leone alato rappresenta la risurrezione di Cristo, tema centrale del suo Vangelo di Marco, e la forza spirituale del messaggio evangelico.

Le reliquie di Marco furono trafugate da Alessandria nel 828 e portate a Venezia, dove oggi riposano nella Basilica di San Marco. La leggenda racconta che, naufrago nel territorio della futura città, Marco ricevette in sogno l’annuncio: “Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum”.

San Marco è patrono di allevatori, calzolai, conciatori di pelli, farmacisti, interpreti, notai, ottici, segretari e vetrai, ed è invocato per il raccolto e contro la scabbia.

È patrono del Veneto e dell’Egitto, simbolo di forza, protezione e diffusione del Vangelo.

 

Per noi oggi

1.     La fedeltà agli insegnamenti ricevuti è essenziale: Marco scrisse il Vangelo per trasmettere la verità di Cristo.

2.     La storia e la leggenda si intrecciano: i simboli e i racconti rafforzano la memoria e la fede collettiva.

3.     Il coraggio evangelico trascende i confini: Marco portò il Vangelo dall’Oriente all’Occidente, mostrando che la fede si diffonde con azione e dedizione.

sec. I

 

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venerdì 24 aprile 2026

24.04.2026 - At 9,1-20 - Gv 6,52-59 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dagli Atti degli Apostoli - At 9,1-20

In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.
1. PAOLO INCONTRA IL CRISTO RISORTO LUNGO LA VIA, e la sua vita viene capovolta. IN QUESTA VIA LA VITA DI PAOLO CAMBIA: l'uomo presuntuoso convinto di vedere bene si rialza e non vede più nulla, il leader, colui che vuole condurre si deve fare condurre. LUNGO LA VIA PAOLO DIVENTA CRISTIANO…

2. Nei tre giorni in cui solo resta senza vedere EGLI VIVE LA SUA PASQUA LA SUA DISCESA AGLI INFERI, LA SUA MORTE PER POTER RINASCERE A VITA NUOVA…

3. “ALZATI” disse Signore ad Anania, RISORGI! È un INVITO A SUPERARE LA PAURA di Anania verso Paolo. Anania va e gli impone a Paolo le mani. Egli recuperò la vista e venne battezzato, prese del cibo. PAOLO PASSA DALLA NOTTE E DAL DIGIUNO AL GIORNO E ALLE FORZE. È L'INIZIO DELLA VITA CRISTIANA…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,52-59
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

 

“E’ l’Eucaristia, che Gesù ci lascia con uno scopo preciso: che noi possiamo diventare una cosa sola con Lui. Infatti dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Quel “rimanere”: Gesù in noi e noi in Gesù. La comunione è assimilazione. Ma questo richiede il nostro “sì”, la nostra adesione di fede. Il pane è realmente il suo Corpo donato per noi, il vino è realmente il suo Sangue versato per noi“.
Carne e sangue nel linguaggio biblico esprimono l’umanità concreta. La gente e gli stessi discepoli intuiscono che Gesù li invita ad entrare in comunione con Lui, a “mangiare” Lui, la sua umanità, per condividere con Lui il dono della vita per il mondo.

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Gesù fa discutere, anche aspramente. Perchè ha una pretesa fortissima, quella di essere Dio e offrirci la sua vita, quella eterna. O forse era meglio allora, quando si discuteva aspramente?

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24.04 SAN FEDELE DA SIGMARINGEN

SAN FEDELE DA SIGMARINGEN

San Fedele da Sigmaringen (1577 - 1622), al secolo Markus Roy, nacque in Germania e si distinse fin da giovane per modestia, mitezza e castità. Studiò filosofia e diritto a Friburgo e insegnò brevemente, dedicandosi anche alla preghiera e all’adorazione del Santissimo Sacramento.

Nel 1604 intraprese un viaggio di sei anni attraverso l’Europa con tre giovani nobili di cui era precettore, visitando chiese e ospedali e portando conforto ai malati. Al ritorno, in Alsazia, si dedicò alla difesa gratuita dei poveri, meritandosi l’appellativo di “avvocato dei poveri”.

Verso i 34 anni entrò nel convento dei frati cappuccini, ricevendo il nome religioso Fedele, ispirato dall’Apocalisse: “Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita” (Ap 2, 10). Ordinato sacerdote, si dedicò con zelo alla predicazione, convertendo numerosi seguaci di Zwingli e Calvino.

L’Inquisizione lo incaricò di predicare nel Canton Grigioni, dove il protestantesimo era diffuso. Le conversioni da lui operate provocarono l’ostilità dei calvinisti, che lo accusarono di servire gli Asburgo.

Il 24 aprile 1622, celebrata la Messa a Gruesch, san Fedele percepì l’avvicinarsi del martirio, scrivendo la sua profezia: “Padre Fedele, fra breve cibo per i vermi”. Durante un sermone a Seewis fu colpito da un moschetto senza ferirlo, poi catturato da venti soldati calvinisti che gli intimarono di rinnegare la fede.

Fedele rispose fermamente: “La religione cattolica è la fede eterna, io non temo la morte”. Colpito a morte con la spada e pugnalato, continuò a pregare per i suoi nemici, mostrando letizia e perdono fino all’ultimo istante.

Il suo martirio provocò la conversione di uno dei calvinisti presenti, che abiurò pubblicamente e fu accolto nella Chiesa.

Nel testamento spirituale, san Fedele scrisse che la motivazione che spinge i cristiani a sopportare prove e rinunce è la fede che opera mediante la carità, rivelando come la santità si realizzi nell’amore attivo verso Dio e il prossimo.

 

Per noi oggi

1.     La fede richiede coraggio attivo: difendere la verità può comportare sacrificio e rischio personale.

2.     La carità è il cuore della vita cristiana: la fede senza azione è sterile.

3.     Il perdono e la preghiera davanti al male sono potenti strumenti di trasformazione, capaci di cambiare anche i persecutori.

Sigmaringen, Germania, 1577/8 - Seewis, Svizzera, 24 aprile 1622

NELLO STESSO GIORNO:
SAN BENEDETTO (ANGELO) MENNI SACERDOTE E FONDATORE
Milano, 11 marzo 1841 - Dinan, Francia, 24 aprile 1914
A Dinan in Francia, san Benedetto (Angelo) Menni, sacerdote dell’Ordine di San Giovanni di Dio, fondatore della Congregazione delle Suore Ospedaliere del Cuore di Gesù.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 10,1-10

 

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 10,1-10

Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù usa un’immagine concreta: non tutte le guide sono affidabili. C’è chi entra “da un’altra parte”, chi usa le persone, chi promette e poi svuota. E poi c’è Lui: il pastore che chiama per nome e cammina davanti.

Il punto decisivo è questo: le pecore riconoscono la sua voce. Non perché siano più intelligenti, ma perché hanno imparato a fidarsi.

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Francesco Acerbi. Nel pieno della carriera, dopo il successo, cade in un periodo buio fatto di eccessi e smarrimento. Poi arriva la malattia: un tumore che lo costringe a fermarsi.

In mezzo a mille “voci” – successo, pressione, fuga, paura – Acerbi ha raccontato di aver dovuto fare i conti con sé stesso. Di distinguere ciò che lo stava distruggendo da ciò che poteva salvarlo. Non è stato immediato. Ma quel passaggio lo ha portato a cambiare vita, a ritrovare equilibrio, senso, direzione.

Come nel Vangelo: non tutte le voci portano vita. Alcune promettono tanto e poi “rubano, uccidono, distruggono”. Altre, più silenziose, chiedono fiducia ma conducono alla vita vera.

Gesù non si presenta come uno tra tanti: dice “Io sono la porta”. Non una scorciatoia, ma un passaggio necessario. Non impone, ma invita. Non trascina, ma chiama per nome.

E la domanda resta: quale voce stai seguendo?


Per noi oggi

1.     Non tutto ciò che ti attrae ti fa vivere: alcune voci ti stanno consumando lentamente.

2.     Se non riconosci più la voce giusta, forse è perché ascolti troppo rumore.

3.     La libertà non è scegliere tutto, ma scegliere chi seguire.

 

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giovedì 23 aprile 2026

23.04.2026 - At 8,26-40 - Gv 6,44-51 - Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 8,26-40

In quei giorni, un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etíope, eunùco, funzionario di Candàce, regina di Etiòpia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaìa.
Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaìa, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.
Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: “Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”.
Rivolgendosi a Filippo, l’eunùco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di sé stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù.
Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunùco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunùco, ed egli lo battezzò.
Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunùco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. Filippo invece si trovò ad Azoto ed evangelizzava tutte le città che attraversava, finché giunse a Cesarèa.
1. A Filippo viene detto: ALZATI E CAMMINA. Egli si alzò e si mise in cammino. Lo Spirito dice a Filippo: NON ASPETTARE CHE L’EUNUCO VENGA DA TE CORRI TU... Avvicinandosi sente che l’etiope sta leggendo, gli domanda “Capisci quello che stai leggendo?”.  ED È CRISTO CHE, MEDIANTE FILIPPO, ILLUMINA L'ETIOPE…

2. Stava leggendo il quarto Canto del servo di Dio, il servo sofferente. Noi leggiamo il venerdì santo. La comunità primitiva lo leggeva come una PROFEZIA DELLA PASSIONE DI GESÙ CRISTO. Le autorità di Gerusalemme non potevano tollerare una cosa del genere. FILIPPO DIVENTA UN ANNUNCIATORE DELLA BUONA NOTIZIA, UNO CHE SPIEGA IL SENSO DELLE SCRITTURE…

3. FILIPPO ANNUNCIA IL VANGELO PARTENDO DALLA LETTURA DELL'ANTICO TESTAMENTO. L’eunuco dice: “CREDO CHE GESÙ CRISTO È IL FIGLIO DI DIO” dunque PUÒ ESSERE BATTEZZATO, perché da buon catecumeno fa la sua professione di fede. Filippo dopo aver camminato con l'etiope celebra il battesimo. L'ETIOPE PROSEGUÌ PIENO DI GIOIA IL SUO CAMMINO, E PROSEGUENDO, PREDICAVA IL VANGELO A TUTTE LE CITTÀ.

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Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,44-51 
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

 

Accade nella vita che una circostanza, un imprevisto, e persino un vuoto ci spalanchino all’incontro nuovo e risolutivo. E' il Padre che ci attira a sé con la sua Grazia e ci conduce al suo Figlio. In Gesù l'uomo trova la salvezza e la vita vera. 
Solo Lui è il pane della vita, solo Lui è capace di sfamarci e dissetarci spiritualmente oggi e per l’eternità. Apriamoci allo stupore per il dono dell’Eucaristia. Nessuno in questo mondo, per quanto ami un’altra persona, può farsi cibo per lei. Dio lo ha fatto, e lo fa, per noi.
Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa, in un certo senso, anticipiamo il cielo sulla terra, perché dal cibo eucaristico, il Corpo e il Sangue di Gesù, impariamo cos’è la vita eterna.

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«Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Siamo tutti affamati, ma cerchiamo pani insoddisfacenti. Forse dovremmo diventare noi pane per gli altri?

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23.04 SAN GIORGIO

SAN GIORGIO

San Giorgio (circa 275 - 303) era già oggetto di culto antichissimo prima della leggenda del drago, attestata fin dal IV secolo. Il suo martirio avvenne probabilmente durante la Grande persecuzione di Diocleziano.

Secondo la Passio Georgii, apocrifa, Giorgio era originario della Cappadocia e si trasferì in Palestina, dove entrò nell’esercito di Diocleziano, arrivando a far parte della sua guardia. La sua fede in Cristo portò alla conversione di soldati come Anatolio e della nobile Alessandra, anch’essi martirizzati.

La celebre leggenda del drago emerge solo nel XII secolo e si diffonde con la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Essa simboleggia la vittoria della fede sul male e la liberazione dal peccato, raffigurando Giorgio che salva una fanciulla e il popolo dal mostro.

La Croce di San Giorgio, rossa su campo bianco, divenne simbolo dei crociati, della Repubblica di Genova e fu adottata dall’Inghilterra, il cui re Edoardo III introdusse il grido di battaglia «Saint George for England».

Il culto del santo era già radicato poco dopo la sua morte, come dimostrano la basilica sul sepolcro a Lidda (Israele) costruita ai tempi di Costantino, e iscrizioni del 368 che parlano di una chiesa dedicata a lui e ai martiri compagni.

La più antica testimonianza scritta del sepolcro risale al 530 con Teodosio Periegeta. Il martirio potrebbe essere avvenuto a Nicomedia, ma il corpo fu traslato a Lidda, dove ancora oggi si trova.

Sotto l’impero bizantino la città di Lidda venne chiamata Georgiopolis. Fin dai primi secoli, il culto si diffuse dall’Oriente all’Occidente: iscrizioni, chiese e monasteri dedicati a san Giorgio si trovavano a Gerusalemme, Gerico, Magonza, Parigi, Ravenna e Roma.

A Roma il generale Belisario affidò al santo la Porta di San Sebastiano; due secoli dopo papa Zaccaria fece traslare il cranio del martire nella chiesa di San Giorgio in Velabro.

San Giorgio è patrono di cavalieri, soldati, arco e alabardieri, del movimento scout e di diversi Paesi come Canada, Etiopia, Georgia, Inghilterra, Lituania, Malta e Portogallo. È invocato contro malattie della pelle, peste e malattie veneree.

 

Per noi oggi

1.     Il coraggio morale è più potente della forza fisica: la fede può vincere ostacoli apparentemente insormontabili.

2.     Le leggende rafforzano la memoria collettiva: simboli come il drago ci ricordano che la lotta contro il male è eterna.

3.     Il culto condiviso crea comunità: dalla Cappadocia all’Inghilterra, San Giorgio unisce culture diverse sotto ideali comuni di giustizia e coraggio.

Cappadocia sec. III - † Lydda (Palestina), 303 ca.

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ADALBERTO DI PRAGA VESCOVO E MARTIRE
Libice, attuale Repubblica Ceca, ca. 956 - Tenkitten, Prussia, 23 aprile 997
Sant’Adalberto (Vojtech), vescovo di Praga e martire, che affrontò molte difficoltà nella sua Chiesa e intaprese numerosi viaggi in nome di Cristo, adoperandosi con tutte le forze per estirpare i costumi pagani; accortosi però di trarre poco profitto, recatosi a Roma si fece monaco; giunto da ultimo in Polonia per portare alla fede i vicini Prussiani, nel villaggio di Tenkitten alle foci della Vistola fu trafitto con le lance da alcuni pagani.

 

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