sabato 9 maggio 2026

09.05.2026 - At 16,1-10 - Gv 15,18-21 - Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 16,1-10

In quei giorni, Paolo si recò a Derbe e a Listra. Vi era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente e di padre greco: era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio. Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere a motivo dei Giudei che si trovavano in quelle regioni: tutti infatti sapevano che suo padre era greco.
Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero. Le Chiese intanto andavano fortificandosi nella fede e crescevano di numero ogni giorno.
Attraversarono quindi la Frìgia e la regione della Galàzia, poiché lo Spirito Santo aveva impedito loro di proclamare la Parola nella provincia di Asia. Giunti verso la Mìsia, cercavano di passare in Bitìnia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; così, lasciata da parte la Mìsia, scesero a Tròade.
Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedònia e aiutaci!». Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedònia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo.
1. Paolo elegge Timoteo come suo collaboratore, LO FA CIRCONCIDERE. PERCHÉ? Perché non vuole avere grane, per non avere discussioni, Paolo è pronto Lui a cedere. L'IMPORTANTE È CHE NON SI RITENGA INDISPENSABILE QUESTA PRATICA.

2. PERCORRENDO LE CITTÀ TRASMETTEVANO LE DECISIONI PRESE DAGLI APOSTOLI. Gli apostoli SONO FEDELI e seguono le indicazioni ricevute. Lo Spirito di Dio suggerisce a loro il percorso da seguire. DIO STESSO DÀ I SUOI SEGNI E LE SUE INDICAZIONI…

3. UN SOGNO NELLA NOTTE FA DECIDERE A PAOLO LA DIREZIONE DA PRENDERE. Lo Spirito Santo mi ha detto che dobbiamo passare lo stretto, andare in Europa, il Vangelo di essere portato anche in occidente. LA MISSIONE CONTINUA…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

 

La strada dei cristiani è la strada di Gesù. Se noi vogliamo essere seguaci di Gesù, non c’è un’altra strada: quella che Lui ha segnato. E una delle conseguenze di questo è l’odio, è l’odio del mondo, e anche del principe di questo mondo. Il mondo amerebbe ciò che è suo ‘Vi ho scelti io, dal mondo’ : è stato Lui proprio che ci ha riscattato dal mondo, ci ha scelti: pura grazia!
E non solo ci ha scelti ma ci difende dalla cultura della mondanità pregando il Padre. Lo sappiamo che è facile lasciarsi attrarre dalla cultura dell’usa e getta, secondo quello che conviene. E' attraente vivere senza fedeltà a Dio, seguendo il proprio istinto. Purtroppo questo è un modo di vivere, anche di tanti che si dicono cristiani. Sono cristiani ma sono mondani, col piede in due staffe. Ciò non va bene: Gesù e mondanità non potranno mai andare d’accordo.

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Siamo stati scelti dal mondo ma non siamo del mondo. E invece spesso siamo del tutto mondani, non voliamo più in alto del mondo, ci uniformiamo. Forse perché è molto più facile?

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09.05 SAN PACOMIO ABATE

SAN PACOMIO ABATE 

San Pacomio nasce intorno al 292 in Egitto da famiglia pagana e vive una giovinezza lontana dal cristianesimo, finché un’esperienza decisiva cambia il suo cammino. Arruolato forzatamente nell’esercito romano, rimane colpito dalla carità dei cristiani che aiutano lui e i suoi compagni, suscitando in lui il desiderio di conoscere Dio. Dopo essere stato liberato, riceve il Battesimo e intraprende un percorso di profonda conversione. Si mette alla scuola di Palemone e incontra anche Sant'Antonio Abate, dai quali apprende il valore della preghiera, della penitenza e della vita spirituale. Tuttavia, Pacomio comprende che la sua vocazione non è la solitudine totale, ma una forma nuova di vita religiosa basata sulla comunità. Intorno al 320 fonda a Tabennisi il primo monastero cenobitico, dove i monaci vivono insieme condividendo lavoro, preghiera e beni. Questa scelta rappresenta una novità importante rispetto alla vita degli eremiti, perché unisce la ricerca di Dio alla vita fraterna. Pacomio scrive una delle prime regole monastiche, organizzando la vita comune con equilibrio tra disciplina e carità. Il suo esempio attira molti discepoli e i monasteri si moltiplicano rapidamente, diffondendo un modello destinato a segnare la storia della Chiesa. Tra coloro che lo incontrano vi sono Sant'Atanasio e San Basilio Magno, che trarranno ispirazione dal suo insegnamento. Pacomio si distingue anche per la difesa dell’ortodossia contro le eresie, dimostrando coraggio e fedeltà alla verità. Introduce l’uso della corda per la preghiera, anticipando pratiche che si diffonderanno nei secoli, come il Rosario. La sua vita è segnata da una continua ricerca della volontà di Dio, vissuta con obbedienza e disponibilità. Muore nel 348 lasciando una grande eredità spirituale e comunitaria. Il suo insegnamento dimostra che la santità non è isolamento, ma può essere vissuta anche nella condivisione e nella fraternità. In un mondo spesso individualista, la sua esperienza invita a riscoprire il valore dello stare insieme per crescere nella fede. La sua figura resta un punto di riferimento per chi cerca una vita autentica fondata su Dio e sugli altri.


per noi oggi

  1. Viviamo in una società individualista, ma siamo davvero capaci di costruire vere comunità o pensiamo solo a noi stessi?
    La solitudine moderna è una scelta o una conseguenza del nostro egoismo?

  2. Cerchiamo Dio nella comodità, ma siamo pronti a vivere la disciplina e l’impegno che la fede richiede?
    O vogliamo una spiritualità senza sacrificio?

  3. Ammiriamo la vita dei santi, ma quanto siamo disposti a dire davvero “sì” alla volontà di Dio?
    La nostra fede è totale o solo quando ci conviene?

Alto Egitto, 287 - 347

Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa. 


"Mettiamo freno all'effervescenza dei pensieri che ci angosciano e che salgono dal nostro cuore come acqua in ebollizione, leggendo le Scritture e ruminandole incessantemente...e ne sarete liberati".

 

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO SERAFINO MORAZZONE Sacerdote - MILANO
Milano, 1 febbraio 1747 – Lecco, 13 aprile 1822
Parroco di Chiuso dal 1773 al 1822, fu confessore di Alessandro Manzoni, probabilmente fino al 1818, anno in cui la famiglia di Manzoni vendette la villa del Caleotto, ove soggiornava. Morazzone fu sepolto a Lecco, nella chiesa dedicata a San Giovanni del rione di Chiuso di cui fu parroco. La sua canonizzazione era stata sollecitata dal cardinale Schuster, che lo aveva definito "novello curato d'Ars".

venerdì 8 maggio 2026

08.05.2026 - At 15,22-31 - Gv 15,12-17 - Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Dagli Atti degli Apostoli - At 15,22-31

In quei giorni, agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli.
E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».
Quelli allora si congedarono e scesero ad Antiòchia; riunita l’assemblea, consegnarono la lettera. Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva.

1. Al concilio fa seguito una lettera indirizzata alla comunità dove la questione era sorta. L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA È SEMPRE STATO GARANTITO DALL’AUTORITÀ COSTITUITA DAI TESTIMONI OCULARI…

2. “ABBIAMO DECISO LO SPIRITO SANTO E NOI” è una chiara autocomprensione di una DECISIONE PRESA NELLA LUCE DI DIO PER ISPIRAZIONE DIVINA. La comunità ha vagliato seriamente i pro e i contro della situazione e alla fine CONCORDEMENTE HA SCELTO UNA LINEA perché tutto era a favore a quella linea: l'esperienza storica, le prove scritturistiche, l'opinione delle autorità e dei testimoni.

3. Terminata l'assise conciliare, scritta la lettera, si salutano e tutti insieme tornano ad Antiochia. LÀ RIUNISCONO E CONSEGNANO LA LETTERA ALLA COMUNITÀ e GIOISCONO per l'incoraggiamento che diffondeva...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,12-17
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amati voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

Gesù ha dato la vita per i suoi amici. Amici che non lo avevano capito, che nel momento cruciale lo hanno abbandonato, tradito e rinnegato. Questo ci dice che Egli ci ama pur non essendo noi meritevoli del suo amore: così ci ama Gesù! In questo modo, Gesù ci mostra la strada per seguirlo, la strada dell’amore.
Amare come Gesù significa donarsi senza riserve, perdonare, accogliere, servire gli altri con umiltà. È un cammino esigente, ma reso possibile dalla grazia di Dio. Se rimaniamo nel suo amore, porteremo frutti che durano. Chiediamo allora al Padre, nel nome di Gesù, la forza di amarci gli uni gli altri, come Lui ci ha amati.

 

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08.05 MADONNA DEL ROSARIO DI POMPEI - SANTA MADDALENA DI CANOSSA

MADONNA DEL ROSARIO DI POMPEI 

La devozione alla Beata Vergine Maria attraverso il Rosario nasce nel XIII secolo grazie all’opera dei Domenicani, guidati da San Domenico, che diffusero questa forma di preghiera semplice e accessibile a tutti. Il Rosario consiste nella meditazione dei misteri della vita di Gesù e di Maria, accompagnata dalla recita delle Ave Maria, diventando così un vero Vangelo dei poveri, capace di trasmettere la fede anche a chi non sapeva leggere. Nel tempo si sono sviluppati i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, ai quali Giovanni Paolo II ha aggiunto nel 2002 i misteri luminosi, arricchendo ulteriormente questa pratica spirituale. La storia del Rosario è legata anche a eventi importanti, come la vittoria di Battaglia di Lepanto, attribuita all’intercessione della Madonna, che portò San Pio V a istituire la festa del Santo Rosario. La devozione cresce ulteriormente dopo le apparizioni di Bernadette Soubirous a Lourdes, dove la Vergine appare con la corona in mano, rafforzando il legame tra Maria e questa preghiera. Un esempio concreto della forza del Rosario si trova nella storia di Bartolo Longo, che da una vita lontana dalla fede giunge a una profonda conversione, dedicandosi all’educazione religiosa e alla carità. A Pompei, partendo da un semplice quadro della Madonna, nasce un grande santuario, oggi noto come Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, diventato centro di spiritualità e preghiera per migliaia di fedeli. Attorno a questa opera si sviluppano iniziative di solidarietà, come orfanotrofi, scuole e opere sociali, dimostrando che la preghiera autentica genera sempre impegno concreto. Il Rosario, quindi, non è solo una ripetizione di formule, ma un cammino di meditazione, conversione e crescita interiore. Ancora oggi milioni di persone lo recitano, trovando in esso pace, forza e orientamento nella vita. In un mondo frenetico, questa preghiera invita a rallentare e a riscoprire l’essenziale. La sua semplicità lo rende accessibile a tutti, ma la sua profondità lo rende una delle forme più complete di preghiera cristiana. Il Rosario continua a essere un ponte tra la vita quotidiana e il mistero di Dio, guidando i credenti verso una fede più consapevole e vissuta.


per noi oggi

  1. In una vita sempre più veloce, siamo ancora capaci di fermarci per la preghiera, o la consideriamo tempo perso?
    Forse non è il tempo che manca, ma la priorità che diamo a Dio.

  2. Recitiamo parole senza pensarci, ma quanto viviamo davvero i valori che il Rosario ci invita a meditare?
    La nostra fede è abitudine o consapevolezza?

  3. Davanti ai problemi cerchiamo soluzioni immediate, ma abbiamo ancora fiducia nella forza della spiritualità?
    Oppure crediamo solo in ciò che è visibile e immediato?

Pompei è opera di Dio: tempio dello Spirito, luogo di conversione e di riconciliazione, di misericordia e di preghiera, di spiritualità e di santità. È città di Maria, venerata come Vergine del Rosario, alla cui scuola milioni di pellegrini imparano ad ascoltare le parole del suo figlio Gesù e a farne una ragione di vita.


Il Rosario è il magistero della vita, un magistero pieno di dolcezza e di amore, onde l'uomo sotto gli sguardi di Maria, quasi senza accorgersi, trova che va facilmente educando se stesso al conseguimento della vita vera.
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Vergine, Fondatrice
Verona, 1 marzo 1774 - 10 aprile 1835

A Verona, santa Maddalena di Canossa, vergine, che di sua volontà rigettò tutte le ricchezze del suo patrimonio per seguire Cristo e fondò i due Istituti dei Figli e delle Figlie della Carità per promuovere la formazione cristiana della gioventù.

L'8 maggio si celebra la sua memoria nella diocesi di Bergamo

"Nel cuore delle Figlie della Carità non vi sia altro che Dio. Allora sì che potete fare del gran bene"..

NELLO STESSO GIORNO:
SAN VITTORE il Moro Martire - MILANO
sec. III-IV
A Milano, commemorazione di san Vittore, martire, che, di origine mora, mentre era soldato nell’esercito imperiale, all’imposizione da parte di Massimiano di sacrificare agli idoli depose le armi e, condotto a Lodi, morì decapitato con la spada.

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 14,15-21

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 14,15-21

Qualche anno fa, in un reparto ospedaliero, un’infermiera osservava un uomo anziano che non chiedeva mai nulla e non si lamentava mai, ma ogni mattina apriva la Bibbia sul comodino e rimaneva qualche minuto in silenzio.

Questo comportamento semplice ma profondo suscitava curiosità e rispetto, perché rivelava una serenità non comune in una situazione di malattia e fragilità.

Un giorno l’infermiera gli chiese: “Lei prega sempre?” L’uomo sorrise e rispose con parole che colpirono profondamente: “Non sempre parlo con Dio, ma cerco di ricordarmi che Lui è già qui con me.” In questa frase si racchiude una visione della vita fondata sulla presenza di Dio, non come idea lontana, ma come realtà vicina e continua.

L’uomo era malato e fragile, eppure appariva sorprendentemente sereno. Non perché fosse privo di sofferenza, ma perché non si sentiva mai solo. La sua fede non era fatta di molte parole, ma di una presenza accolta ogni giorno, vissuta con semplicità e profondità. Questo gli permetteva di affrontare la realtà con uno spirito diverso, più calmo e fiducioso.

Questa esperienza richiama il cuore del Vangelo, dove Gesù dice: “Non vi lascerò orfani”. Con queste parole, Egli non promette una vita senza difficoltà, ma una vita mai abbandonata. La presenza dello Spirito Santo diventa così una compagnia invisibile, che sostiene l’uomo anche nei momenti più difficili, trasformando la sofferenza in relazione e il limite in amore.

In questa prospettiva, amare Dio non è un semplice sentimento astratto, ma una scelta concreta di vita. Significa vivere ogni giorno nella consapevolezza di essere abitati da Lui, accompagnati anche nel dolore e nelle difficoltà. La fede diventa così una forza interiore che non elimina la sofferenza, ma la trasforma, rendendo possibile una profonda serenità interiore.

In conclusione, questa storia insegna che la vera forza dell’uomo non sta nell’assenza delle prove, ma nella certezza di non essere mai solo. Sentirsi abitati da Dio significa scoprire che anche nei momenti più difficili la vita può essere vissuta con speranza, fiducia e amore.

 

Per noi oggi:

1.     Forse non siamo lontani da Dio: siamo solo distratti dalla sua presenza.
Il problema non è l’assenza di Dio, ma la nostra incapacità di riconoscerlo.

2.     Diciamo di amare Dio, ma spesso lo riduciamo a parole e abitudini.
Il Vangelo però non chiede emozioni: chiede coerenza.

3.     Non è difficile credere nello Spirito Santo: è difficile lasciarlo agire.
Perché chi si lascia guidare, perde il controllo ma trova la vita.

 

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giovedì 7 maggio 2026

07.05.2026 - At 15,7-21 - Gv 15,9-11 - Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.

Dagli Atti degli Apostoli - At 15,7-21

In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».
Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.
Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo per il suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: “Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, note da sempre”. Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

1. IN VIRTÙ DI CHE COSA SIAMO SALVATI? Pietro lo domanda all'assemblea. Se in virtù della legge, allora perché abbiamo ascoltato e creduto nel Cristo? NOI ABBIAMO SCOPERTO LA SALVEZZA CON IL CRISTO. QUESTA GRAZIA L'HANNO RICEVUTA ANCHE I PAGANI e quindi è questa che salva non l'osservanza delle regole…

2. L'autorità più conservatrice, più legata alla tradizione giudaica era Giacomo. Lui aveva grosse difficoltà ad accettare l'apertura ai non Giudei. IL PIÙ CONSERVATORE DEL GRUPPO DI GERUSALEMME È DISPONIBILE ALL'APERTURA anche se pone una condizione. E LO FA CITANDO LE SCRITTURE, IL LIBRO DI AMOS…

3. LA RISPOSTA AI PROBLEMI VIENE CERCATA NELLE SCRITTURE CON UNO SFORZO INTERPRETATIVO, cercando di coglierne il senso delle antiche parole. SOLO IN QUESTO TESTO, GLI APOSTOLI RITENGONO DI POTER TROVARE LA RISPOSTA AI LORO PROBLEMI CONTINGENTI E ATTUALI. E si arriva alla conclusione ponendo una condizione fondata sul rispetto… Si ritrova L’UNITÀ…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15, 9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

 

Oggi siamo chiamati a rimanere nell’amore di Gesù, osservando i suoi comandamenti. Siamo chiamati ad abitare nella corrente dell’amore di Dio, prendendo stabile dimora: questa è la condizione per far sì che il nostro amore non perda per strada il suo ardore e la sua audacia. Anche noi, come Gesù e in Lui, dobbiamo accogliere con gratitudine l’amore che viene dal Padre e rimanere in questo amore, cercando di non separarcene con l’egoismo e con il peccato. Il mondo, lo sappiamo, ci propone altri amori: l’amore al denaro, l’amore alla vanità, l’amore all’orgoglio, l’amore al potere, ecc. ecc. Questi sono altri amori, questi non sono di Gesù e non sono del Padre, e non ci donano la gioia!

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Perché Gesù è sceso “in mezzo a noi”? Oggi lo spiega per bene: «Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Una gioia, la sua, totale, piena; niente di meno. Allora perché siamo tristi?

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07.05 BEATO ALBERTO DA VILLA D’OGNA

BEATO ALBERTO DA VILLA D’OGNA 

Alberto da Bergamo nasce all’inizio del XIII secolo a Villa d’Ogna e conduce una vita semplice come agricoltore, dimostrando fin da giovane una profonda fede e un sincero amore per Dio. La sua esistenza è caratterizzata dalla pratica costante della carità, vissuta non a parole ma attraverso gesti concreti verso il prossimo. Per volontà della famiglia si sposa, ma il matrimonio non gli porta né affetto né comprensione, eppure egli affronta questa prova con grande pazienza e spirito cristiano. Quando gli vengono ingiustamente contestate alcune terre, sceglie di rinunciare ai suoi diritti pur di mantenere la pace, mostrando un atteggiamento di umiltà e distacco dai beni materiali. Si trasferisce a Cremona, dove continua a vivere del proprio lavoro, senza mai perdere la fiducia nella Provvidenza. Entra nel Terz’Ordine di San Domenico e si dedica con costanza alle opere di misericordia, aiutando i poveri e i bisognosi. È convinto che ci sia sempre tempo per fare il bene, se lo si desidera davvero, e per questo trasforma ogni momento della sua giornata in occasione di servizio. Non predica con discorsi, ma con la testimonianza concreta della sua vita, diventando esempio di una santità autentica e accessibile a tutti. La sua figura dimostra che non servono gesti straordinari, ma una continua coerenza tra fede e azioni. Nel 1279, sentendo vicina la morte, si prepara serenamente, ricevendo i sacramenti e affidandosi a Dio con totale fiducia. Dopo la sua morte, eventi straordinari accompagnano la sua sepoltura, suscitando grande devozione tra il popolo. La sua fama di santità cresce nel tempo, fino al riconoscimento ufficiale del culto da parte di Benedetto XIV nel 1748. Alberto rappresenta un modello di santità quotidiana, fatta di semplicità, umiltà e amore concreto verso gli altri. La sua vita invita a riscoprire il valore delle piccole azioni vissute con grande cuore. In un mondo che cerca spesso visibilità, la sua testimonianza ricorda che la vera grandezza sta nel bene silenzioso. La sua storia continua a parlare ancora oggi, mostrando che ogni persona può diventare luce attraverso la carità vissuta ogni giorno.


per noi oggi

  1. Cerchiamo spesso qualcosa di straordinario, ma siamo capaci di vivere la santità quotidiana nelle piccole cose?
    O ignoriamo il bene semplice perché non fa rumore?

  2. Davanti alle ingiustizie, reagiamo con rabbia o sappiamo scegliere la pace come ha fatto Alberto?
    La nostra forza è davvero interiore o dipende dalle circostanze?

  3. Diciamo di non avere tempo, ma quanto spazio dedichiamo davvero alla carità concreta?
    È mancanza di tempo o di volontà?

Villa d’Ogna, Bergamo, 1214 c. - Cremona, 1279

A Cremona, beato Alberto da Bergamo, contadino, che sopportò con pazienza i rimproveri della moglie per la sua eccessiva generosità verso i poveri e, lasciati i campi, visse povero come frate della Penitenza di San Domenico.

"Chi opprime il povero offende il Creatore, chi ha pietà del misero lo onora. Alleluia.

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Bargone di Casarza Ligure, 27 luglio 1818 - Genova, 7 maggio 1902

A Genova, sant’Agostino Roscelli, sacerdote, che istituì la Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria per la formazione delle fanciulle.

"Conoscere, amare, imitare Gesù Cristo deve essere la principale, anzi l’unica devozione del cristiano. E che andiamo noi, dunque, cercando altrove, quando abbiamo tutto in Gesù?

 

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