lunedì 18 maggio 2026

18.05.2026 - At 19,1-8 - Gv 16,29-33 - Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!

Dagli Atti degli Apostoli - At 19,1-8

Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.
1. A Efeso c'è una PICCOLA COMUNITÀ CRISTIANA FATTA DA GRUPPI DIFFERENTI. Tra questi c’erano UN GRUPPO DI DISCEPOLI CHE NON CONOSCEVANO L’ESISTENZA DELLO SPIRITO SANTO. Essi praticavano il battesimo di Giovanni, diffondendo delle dottrine vicino a quelle Cristiane ma non propriamente cristiane…

2. Paolo forma un gruppo di persone, seguaci di Giovanni Battista. Le battezza nel nome del Signore Gesù. Appena Paolo impone le mani, avvengono degli EVENTI PRODIGIOSI che richiamano la Pentecoste iniziale. CIÒ CHE È AVVENUTO A GERUSALEMME ALL'INIZIO SI RIPETE IN UNA CASA DI EFESO CON I GRECI. È un fenomeno che si sta diffondendo…

3. Paolo ad Efeso cerca di persuadere gli ascoltatori nella Sinagoga circa il Regno di Dio. Ogni sabato LEGGE I TESTI BIBLICI E LI INTERPRETA SECONDO LA VISIONE CRISTIANA. Anche lungo la settimana ci sono dei MOMENTI DI STUDIO BIBLICO per un gruppetto interessato...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,29-33
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Gesù solo preannuncia ai suoi quello che a breve succederà, ovvero la Sua morte e la fuga dei discepoli. Gesù accetta la loro fragilità, li rincuora e li sostiene. Egli desidera dare consistenza alla loro adesione, stringendoli a sé. La vittoria che il Padre gli concede attraverso l’obbedienza fino alla croce, è la strada che egli propone ai discepoli, invitandoli a stare attaccati a lui come lui sta attaccato al Padre.
"Io ho vinto, anche voi sarete vincitori". Questa parola ci illumina ad andare avanti con coraggio anche nei momenti difficili della vita, quei momenti che ci fanno soffrire (…) affidando al Signore la nostra vita. "Io ho vinto, anche voi sarete vincitori": questa parola ci darà forza, coraggio!

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Gesù parla in modo velato e facciamo fatica a capirlo. Eppure è molto chiaro, ci dona la pace e ci dice di aver vinto il mondo. Ma ci parla anche di tribolazioni, è questo che non vogliamo sentire?

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18.05 SANTE BARTOLOMEA CAPITANIO E VINCENZA GEROSA - SAN FELICE DA CANTALICE CAPPUCCINO

SANTA BARTOLOMEA CAPITANIO E SANTA VINCENZA GEROSA 

Nella prima metà dell’Ottocento, in una società segnata dalla povertà materiale e dalla crescente secolarizzazione, due donne di Lovere, sul lago d’Iseo, scelsero di consacrare la propria vita a Dio e agli ultimi. Santa Bartolomea Capitanio, nata nel 1807, crebbe in una famiglia difficile a causa del carattere violento del padre, spesso ubriaco e aggressivo.

Educata dalle Clarisse, sviluppò fin da giovane una profonda spiritualità e una forte passione educativa. Dopo il diploma da maestra iniziò a insegnare alle bambine povere, unendo formazione scolastica e crescita cristiana. Pur desiderando la vita claustrale, comprese che il Signore la chiamava a servire nel mondo, soprattutto le giovani abbandonate e i malati. Sensibile alla crisi religiosa del suo tempo, fondò un oratorio e maturò il progetto di una nuova famiglia religiosa dedicata alla carità sotto la protezione di Maria Bambina.

Nel frattempo incontrò Caterina Gerosa, futura Santa Vincenza Gerosa, nata nel 1784 in una famiglia benestante ma attratta da una vita semplice e penitente. Vincenza viveva nella preghiera, nell’austerità e nel servizio ai poveri, arrivando perfino a mendicare per aiutare i bisognosi. Aveva fondato insieme alla sorella un piccolo ospedale per i poveri di Lovere, dove Bartolomea prestava assistenza ai malati più gravi e abbandonati. Nel 1832, guidate spiritualmente da don Angelo Bosio, le due donne lasciarono le proprie case e si ritirarono in un umile edificio vicino all’ospedale, dando origine all’Istituto delle Suore di Carità.

Il popolo chiamò subito quella casa il “conventino”. Qui le religiose si dedicarono all’istruzione gratuita delle bambine, all’orfanotrofio e all’assistenza degli infermi. Bartolomea però morì appena otto mesi dopo la fondazione, consumata dalla malattia e dalle penitenze. Prima di morire disse profeticamente che dal cielo avrebbe aiutato ancora di più l’Istituto. Vincenza raccolse allora il peso della guida della congregazione, facendola crescere con fermezza, spirito di sacrificio e fedeltà alla fondatrice.

Le Suore di Maria Bambina si diffusero rapidamente negli ospedali e nelle scuole, diventando una presenza preziosa per poveri, malati e giovani. Entrambe le fondatrici furono canonizzate da Pio XII nel 1950. La loro vita dimostra che la santità nasce dall’amore concreto verso chi soffre e dalla capacità di trasformare il dolore del mondo in opere di misericordia.

Per noi oggi:

1. Oggi si parla molto di diritti e inclusione, ma spesso si dimenticano i poveri reali.
Le due sante ricordano che la carità autentica richiede sacrificio personale e tempo donato.

2. Viviamo in una società che teme la sofferenza e rifiuta ogni rinuncia.
Bartolomea e Vincenza mostrarono invece che la santità passa anche attraverso il servizio faticoso e nascosto.

3. Molti educano i giovani solo al successo e all’autorealizzazione personale.
Le Suore di Maria Bambina nacquero per insegnare che senza Dio e senza valori il cuore resta vuoto.

CAPITANIO, Lovere, Bergamo, 13 gennaio 1807 - 26 luglio 1833 - GEROSA, Lovere, Bergamo, 29 ottobre 1784 - 20 giugno 1847

A Lovere in Lombardia, santa Bartolomea Capitanio, vergine, che insieme a santa Vincenza Gerosa fondò l’Istituto delle Suore della Carità di Maria Bambina e morì a ventisette anni, consunta dalla tisi, ma ancor più divorata dalla carità.
La sua festa liturgica è il 28 giugno, mentre la Congregazione delle Suore di Maria Bambina e le diocesi di Brescia, Bergamo e Milano la ricordano il 18 maggio.

«Chi sa il Crocifisso sa tutto»
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Cantalice (Rieti) 1515 - Roma 18 maggio 1587

A Roma, san Felice da Cantalice, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, di austerità e semplicità mirabili, che per quarant’anni si dedicò a raccogliere elemosine, disseminando intorno a sé pace e carità. 

Inclinate l’orecchio del cuore ed obbedite alla voce del Figlio di Dio. Custodite nelle profondità di tutto il vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli. San Francesco d’Assisi

PATRONO: PROTETTORE DELLA GIOVENTÙ

 

NELLO STESSO GIORNO:
SAN GIOVANNI I Papa e martire
m. 18 maggio 526
(Papa dal 13/08/523 al 18/05/526)
San Giovanni I, papa e martire, che, mandato dal re ariano Teodorico a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino, fu il primo tra i Romani Pontefici a celebrare in quella Chiesa il sacrificio pasquale; tornato di lì, fu vergognosamente arrestato e gettato in carcere dal medesimo Teodorico, cadendo a Ravenna vittima per Cristo Signore.


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domenica 17 maggio 2026

At 1,1-11 - Ef 1,17-23 - Mt 28,16-20 - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

Domenica 17 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 1,1-11
 
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

1. GLI APOSTOLI MANGIARONO CON IL CRISTO RISORTO IN QUEI QUARANTA GIORNI. Durante uno di questi appuntamenti Gesù Risorto diede loro delle indicazioni. Ciò avviene nella nostra messa: NOI MANGIAMO COL RISORTO DURANTE IL QUALE, IL RISORTO, PARLA E COMUNICA IL SUO MESSAGGIO...

2. Gesù chiede di rimanere in Gerusalemme e di ATTENDERE LA PROMESSA DEL PADRE: “l'immersione nello Spirito Santo”. Gli apostoli non capiscono. Non sta a voi dice Gesù ai discepoli conoscere i tempi e i momenti, RICEVERETE UN DONO CHE DIVENTERÀ UN IMPEGNO DI RENDERE TESTIMONIANZA fino agli estremi confini della terra: LO SPIRITO SANTO.

3. E mentre i discepoli guardavano, Gesù FU ELEVATO IN ALTO e una nube lo sottrasse ai loro occhi. I discepoli restano a bocca aperta. Due uomini in bianche vesti ammoniscono i discepoli: non perdete tempo in elucubrazioni strane, in interpretazioni varie MA IMPEGNATEVI NELL’OGGI PER QUELLO CHE È IL COMPITO DELLA CHIESA: LA TESTIMONIANZA…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

1. Paolo invoca per gli Efesini uno SPIRITO DI RIVELAZIONE PERCHÉ ABBIAMO UNA CONOSCENZA PROFONDA della speranza e del tesoro di grazia che Dio ha preparato per loro. È UNA CONOSCENZA CHE INVESTE IL VISSUTO DELLA PERSONA che consente di scoprire il senso autentico delle cose così come sono state stabilite da Dio in Cristo.

2. In ciò che Cristo ha sperimentato NELLA SUA PASQUA, noi possiamo CONTEMPLARE QUALE SIA IL DESTINO A CUI NOI SIAMO CHIAMATI vivendo nella sequela di Gesù. CIÒ CHE DIO HA OPERATO IN LUI, in virtù del suo completo abbandono alla volontà del Padre, LO REALIZZA ANCHE IN NOI.

3. Avere una profonda conoscenza del mistero della risurrezione TRASFORMA TOTALMENTE LA NOSTRA VITA perché ci libera dal dominio della morte che corrompe ogni cosa. QUESTA CONOSCENZA PROFONDA, CHE SI FONDA SULL’ESPERIENZA DELLA COMUNIONE CON IL SIGNORE, ci consente di dare la nostra testimonianza senza rinnegare il Signore.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20
In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

 

1. GLI APOSTOLI DI GESÙ DUBITAVANO… forse perché spesso le paure, le incertezze e le situazioni poco piacevoli della vita sembrano prendere il sopravvento. I discepoli si chiedono: abbiamo fatto bene a seguire il Maestro oppure sarà una delusione? E TU CHE DICI? IO DICO: "FATTO BENE!"…

2. Ma GESÙ, con una delicatezza sopraffine, LI RASSICURA E LI RAFFORZA, E LI INVIA A FARE DISCEPOLI, PROMETTENDO DI STARE SEMPRE CON LORO. Ogni nostra incredulità, paura, ansia viene dissolta da questa certezza: Lui è con noi SEMPRE, e non ci molla. C'È DA FIDARSI...

3. Dio è con noi e NOI POSSIAMO STARE SEMPRE CON LUI. Pur nelle difficoltà che ci inducono a non credere. Gesù CI IMMERGE nella vita del Padre e nella grazia dello Spirito. COSTRUIAMO su questa roccia sicura, sulla Trinità, la nostra esistenza. LEGGIAMO OGNI GIORNO UN BRANO DEL VANGELO…

BUONA DOMENICA...

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ASCENSIONE
La festa dell'Ascensione ci invita ad alzare, ad elevare la nostra vita, a guardare in alto. La vita solo allora è bella quando è ascensione in alto, alla ricerca di realtà superiori, per cui valga la pena non soltanto di vivere, ma di dare la vita. L'esistenza dell'uomo è u cammino verso l'alto.
Dobbiamo fissare pensiero e cuore là, dove è Cristo, oltre i confini della vita presente. E vivere!

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LECTIO DIVINA - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

OMELIA -  ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)


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Lc 24,13-35 - RITO AMBROSIANO - VII DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
VII DOMENICA DI PASQUA o DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE
Domenica 17 Maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35

 + Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
1. Oggi siamo invitati a seguire le orme dei pellegrini di Emmaus. È un cammino in cui DUBBI E DELUSIONI ci assalgono. SAPPIAMO TUTTO CIÒ CHE È ACCADUTO, GESÙ è MORTO, RISORTO, MA NON RIUSCIAMO A DECIFRARE NULLA. Come interpretare la crocifissione? Come una maledizione? Come interpretare il nostro tempo? ABBIAMO BISOGNO DI LUCE…
2. Quando sei nel dubbio, sei deluso di aver creduto invano, LASCIATI RAGGIUNGERE DALLA LUCE DELLA PAROLA che TOCCA il tuo cuore. Allora VEDRAI la presenza VIVA del Risorto nel pane spezzato. SENTIRAI ardere il tuo cuore, e scoprirai che LA SERA NON SCENDE PIÙ, PERCHÉ CRISTO CAMMINA PER SEMPRE CON TE. È VIVO! NON SEI SOLO!!
3. I discepoli PASSANO DALLA TRISTEZZA ALLA GIOIA, DALLA DISPERAZIONE ALLA SPERANZA. DIVENTANO COSÌ ANNUNCIATORI DI CRISTO CROCIFISSO E RISORTO. Ritornano in COMUNITÀ'... Anche TU FA LO STESSO.... 
BUONA DOMENICA...

17.05 SAN PASQUALE BAYLON RELIGIOSO FRANCESCANO

SAN PASQUALE BAYLÓN 

Nato il 16 maggio 1540 a Torrehermosa, in Spagna, San Pasquale Baylón venne al mondo nel giorno di Pentecoste, particolare che molti considerarono un segno della sua futura santità. Proveniva da una famiglia povera e fin da bambino lavorò come pastore, vivendo nella semplicità e nel silenzio della campagna. Durante il lavoro dedicava molto tempo alla preghiera e alla meditazione davanti alle chiese dove era custodita l’Eucaristia.

Il suo padrone, colpito dalla bontà del giovane, arrivò persino a offrirgli l’eredità e l’adozione, ma Pasquale rifiutò tutto perché desiderava consacrarsi interamente a Dio. Entrò così tra i francescani alcantarini, ramo riformato dell’ordine francescano ispirato a San Pietro d’Alcantara. Scelse di restare semplice frate converso senza diventare sacerdote, ritenendosi indegno di tale ministero.

Nei conventi svolse i lavori più umili, soprattutto alla portineria, vivendo con spirito di servizio e grande gioia interiore. Il centro assoluto della sua vita era però il Santissimo Sacramento. Pasquale trascorreva ore in adorazione davanti al tabernacolo e parlava dell’Eucaristia con una profondità sorprendente nonostante la sua scarsa istruzione.

Per questo venne chiamato il “Serafino dell’Eucaristia”. In un’epoca segnata dalle polemiche del protestantesimo, difese con forza la fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Ostia consacrata. Durante un viaggio in Francia affrontò persecuzioni e violenze da parte dei calvinisti proprio per la sua difesa dell’Eucaristia e del primato del papa. A Orleans rischiò persino di essere ucciso a colpi di pietra. Nonostante ciò continuò a testimoniare con coraggio e dolcezza la verità della fede cattolica.

Dio lo colmò di grandi doni spirituali e molti ricorrevano ai suoi consigli, pur essendo lui un semplice frate. Morì il 17 maggio 1592, ancora nel giorno di Pentecoste, come era nato. La tradizione racconta che durante la Messa funebre aprì miracolosamente gli occhi nel momento della consacrazione per adorare ancora una volta il Santissimo Sacramento. Papa Leone XIII lo proclamò patrono delle opere e dei congressi eucaristici.

La sua vita insegna che la santità non dipende dalla cultura o dal successo, ma dall’amore sincero per Cristo presente nell’Eucaristia.

Per noi oggi:

1. Oggi molti cercano emozioni spirituali ma trascurano l’Eucaristia domenicale.
San Pasquale ricorda che il cuore della fede cristiana è davvero Cristo presente nel Sacramento.

2. Viviamo in un tempo che esalta visibilità, carriera e successo personale.
Pasquale diventò santo scegliendo invece i lavori più umili e nascosti.

3. Molti cristiani ricevono la Comunione senza più stupore o adorazione.
Il santo ci provoca: se credessimo davvero nella presenza reale di Gesù, cambierebbe tutta la nostra vita.

Torre Hermosa, Spagna, 16 maggio 1540 – Villarreal, Spagna, 17 maggio 1592

A Villa Real presso Valencia in Spagna, san Pasquale Baylon, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che, mostrandosi sempre premuroso e benevolo verso tutti, venerò costantemente con fervido amore il mistero della Santissima Eucaristia. 

"Servite il Signore con tutto il cuore. Amate i poveri. Siate devoti al normale SS.mo Sacramento. Affidatevi alla B. Vergine Maria"

PATRONO: DEI CONGRESSI EUCARISTICI (LEONE XIII)


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sabato 16 maggio 2026

16.05.2026 - At 18,23-28 - Gv 16,23-28 - Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.

Dagli Atti degli Apostoli - At 18,23-28

Trascorso ad Antiòchia un po’ di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.
Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.
Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.
Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

1. Apollo è un uomo colto versato nelle Scritture. Priscilla e Aquila quando lo sentono parlare del Cristo si accorgono che non è molto preparato. QUESTI CONIUGI DECIDONO DI FARGLI DELLE CATECHESI, E SI ASSUMONO IL COMPITO DI EDUCARE ALLA FEDE un professore di calibro notevole…

2. Apollo parte per Corinto. A Corinto molte persone sono affascinate dalla sua predicazione. Affascina la sua cultura, la retorica e l'eloquenza. INIZIERANNO A DISPREZZARE PAOLO DIVIDENDOSI….

3. Apollo adopera la propria scienza esegetica a favore del Cristo, e in Sinagoga dimostra pubblicamente attraverso le Scritture che GESÙ È IL CRISTO. Apollo compie l'opera di Paolo, continua l'opera di Paolo. PAOLO NON È L'UNICO, IL SUO LAVORO È CONTINUATO DA ALTRI…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,23b-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

La nostra preghiera deve salire al Padre nel nome di Gesù. Questa ci avvicinerà a Dio nella misura del nostro amore e della nostra fede in Gesù. Solo così la preghiera avrà il suo senso pieno. Noi spesso preghiamo per abitudine o per dovere, facciamo fatica a credere che Dio ci ascolti veramente perché ci sentiamo peccatori, arriviamo anche a non pregare perché siamo certi che tanto non funzionerà. Ma pregare è predisporci ad accogliere i suoi doni, a entrare nella preghiera che Gesù rivolge al Padre. Gesù non solo vuole che preghiamo come Lui prega, ma ci assicura che, se anche i nostri tentativi di preghiera fossero del tutto vani e inefficaci, noi possiamo sempre contare sulla sua preghiera. Dobbiamo essere consapevoli: Gesù prega per me!

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Gesù parla in modo velato, per il nostro bene, la nostra gioia. Ma noi ci perdiamo, non riusciamo a comprenderlo, vogliamo tutto e subito, tutto chiaro e pulito. Perchè siamo così astratti, ideologici?

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16.05 SANT' UBALDO DI GUBBIO VESCOVO

SANT’UBALDO DI GUBBIO 

Nato intorno al 1085 dalla nobile famiglia dei Baldassini, Sant’Ubaldo di Gubbio rimase presto orfano di padre. Fin da giovane mostrò un grande amore per Dio, scegliendo una vita di purezza, preghiera e austerità. Nonostante le pressioni del mondo e le proposte di una vita più comoda e prestigiosa, desiderava consacrarsi totalmente al Signore.

La sua fama di uomo santo si diffuse rapidamente oltre Gubbio grazie alla sua mitezza, alla carità e alla saggezza. Quando morì il vescovo di Perugia, il popolo avrebbe voluto eleggere lui come successore, ma Ubaldo si sentiva indegno e fuggì in un eremo pur di evitare l’incarico.

Andò perfino da papa Onorio II per chiedere perdono del rifiuto. Tuttavia, nel 1129, lo stesso pontefice lo nominò vescovo di Gubbio, comprendendo che proprio lui era l’uomo giusto per guidare la città. Ubaldo accettò l’incarico senza abbandonare la sua vita semplice e penitente. Si dedicò con forza alla riforma del clero, correggendo abusi e richiamando tutti a una vita più evangelica.

Sopportò pazientemente opposizioni, critiche e ostilità senza mai perdere la mitezza. Fu anche grande pacificatore tra le fazioni cittadine e difensore del suo popolo nei momenti più drammatici. Nel 1151 Gubbio venne assediata da undici città nemiche. Ubaldo invitò il popolo alla preghiera, alla penitenza e alla fiducia nell’aiuto di Dio. Per tre giorni interi guidò processioni solenni con uomini e donne scalzi dietro di lui. Poco dopo gli assedianti si ritirarono improvvisamente.

Alcuni anni più tardi anche l’imperatore Federico Barbarossa minacciò la distruzione della città. Pur malato e quasi immobilizzato a letto, Ubaldo si alzò per incontrarlo personalmente. Barbarossa rimase profondamente colpito dalla santità del vescovo e rinunciò all’assedio chiedendo addirittura la sua benedizione. Sant’Ubaldo morì il 16 maggio 1160 e il popolo accorse in massa a rendergli omaggio.

La sua vita dimostra che la vera autorità non nasce dalla forza o dalla paura, ma dalla santità e dal servizio. Ancora oggi è venerato come protettore di Gubbio e modello di pastore fedele al Vangelo.

Per noi oggi:

1. Oggi molti leader cercano consenso, potere e visibilità personale.
Sant’Ubaldo insegnò invece che si guida davvero solo servendo il popolo con umiltà.

2. Viviamo in un tempo pieno di conflitti, rabbia e divisioni continue.
Ubaldo ricorda che senza preghiera e conversione non esiste pace autentica.

3. Molti cristiani pensano che la fede debba restare privata e invisibile.
Sant’Ubaldo mostrò invece che il Vangelo può trasformare anche la vita pubblica e politica.

Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160

A Gubbio in Umbria, sant’Ubaldo, vescovo, che si adoperò per il rinnovamento della vita comunitaria del clero. 

"Ho chiesto al Signore una sola cosa, questa sola io cercherò: 
abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita".

PATRONOPROTETTORE DI GUBBIO E DEGLI EUGUBINI, DEI MURATORI E SCALPELLINI

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LUIGI ORIONE Sacerdote e fondatore - MILANO
Pontecurone, Alessandria, 23 giugno 1872 – Sanremo, Imperia, 12 marzo 1940
A Sanremo in Liguria, san Luigi Orione, sacerdote, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza per il bene dei giovani e di tutti gli emarginati.

SAN RICCARDO PAMPURI Religioso fatebenefratelli - BRESCIA E PAVIA
Trivolzio, Pavia, 2 agosto 1897 - Milano, 1 maggio 1930
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri esercitò con generosità la professione di medico e, nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli dove emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell'Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio.


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