sabato 8 agosto 2026

08.08.2026 - Ab 1,12-2,4 - Mt 17,14-20 - Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.

Dal libro del profeta Abacuc - Ab 1,12-2,4

Non sei tu fin da principio, Signore,
il mio Dio, il mio Santo?
Noi non moriremo!
Signore, tu lo hai scelto per far giustizia,
l'hai reso forte, o Roccia, per punire.
Tu dagli occhi così puri
che non puoi vedere il male
e non puoi guardare l'oppressione,
perché, vedendo i perfidi, taci,
mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui?
Tu tratti gli uomini come pesci del mare,
come animali che strisciano e non hanno padrone.
Egli li prende tutti all'amo,
li pesca a strascico,
li raccoglie nella rete,
e contento ne gode.
Perciò offre sacrifici alle sue sciàbiche
e brucia incenso alle sue reti,
perché, grazie a loro, la sua parte è abbondante
e il suo cibo succulento.
Continuerà dunque a sguainare la spada
e a massacrare le nazioni senza pietà?
Mi metterò di sentinella,
in piedi sulla fortezza,
a spiare, per vedere che cosa mi dirà,
che cosa risponderà ai miei lamenti.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede». 

 1. “PERCHÉ, VEDENDO I PERFIDI, TACI?”. Il profeta osa accusare Dio di tollerare ciò che un Dio giusto non dovrebbe mai tollerare. Abacuc non difende Dio, Lo interroga, Lo provoca. È forse la forma più alta di fede: OSARE ACCUSARE DIO PER RESTARE IN RELAZIONE CON LUI.

2. Ed ecco un colpo di genio: l’immagine del pescatore che offre sacrifici alle proprie reti, è l’uomo che venera i propri strumenti di potere. Le “reti” garantiscono ricchezza, dominio e sicurezza. È LA RELIGIONE DEL PROFITTO, DEL RISULTATO, DELLA PRODUTTIVITÀ. Abacuc smaschera la nostra idolatria: TRASFORMIAMO I MEZZI IN DÈI e chiamiamo “benedizione” ciò che è solo conquista e non è Dio.

3. E la risposta di Dio sull’uomo è chiara: Il giusto vivrà per la sua fede: IL GIUSTO SOPRAVVIVE CREDENDO. È un messaggio quasi insopportabile per chi cerca una fede che risolva tutto. Ma è proprio qui la provocazione: CREDERE NON PER OTTENERE, MA PER RESISTERE; NON PER VEDERE SUBITO LA GIUSTIZIA, MA PER NON SMETTERE DI DESIDERARLA.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,14-20

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
Nel soccorso misericordioso di Gesù, Dio va incontro al suo popolo, in Lui appare e continuerà ad apparire all’umanità tutta la grazia di Dio.
Le persone, malate vanno portate da Gesù e non direttamente ai discepoli. 
I discepoli non capiscono perché non riescono a compiere il miracolo della guarigione dell’indemoniato? Forse perchè non sono abbastanza ‘potenti’? Ma fare miracoli non è una questione di potenza. E’ piuttosto una questione di fede.
Fede significa riconoscere Gesù presente nella vita; riconoscere che Dio ci ama e compie il nostro  bene attraverso ogni avvenimento e ogni situazione. Dio è all’opera, e la felicità è il dono impossibile che Egli produce. Da soli non possiamo scacciare i demoni nostri e quelli altrui, ma Dio lo può e noi con Lui. Proviamo a fidarci realmente di Lui e a domandare a Lui con decisione.
Sappiamo che: “Nulla è impossibile a Dio” perché … “a Dio nulla è impossibile”.
Basta un minimo di abbandono a Dio: piccolo come un “granellino di senape”. Tu stesso devi essere piccolo come un granellino di senape (cioè affidarti a Dio), e allora si realizzeranno i segni del regno di Dio...

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Gesù sbotta, non ce la fa più. Della nostra poca fede. E ci provoca. Spiegando che la fede è il presupposto, non l’effetto del miracolo. O siamo ancora alla ricerca di una fede magica?

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08.08 - SAN DOMENICO DI GUZMAN

SAN DOMENICO DI GUZMAN
San Domenico di Guzmán (1170-1221), fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori, è una delle figure più importanti della Chiesa medievale. Nato in Castiglia da una famiglia benestante, mostrò fin da giovane grande amore per Dio, per lo studio e per i poveri. Durante una terribile carestia vendette i suoi preziosi libri per soccorrere gli affamati, affermando che non poteva studiare mentre altri morivano di fame.

Ordinato sacerdote, dedicò la sua vita alla preghiera, alla contemplazione e allo studio della Sacra Scrittura. Un viaggio nel sud della Francia gli fece conoscere la diffusione dell’eresia catara, che contrastò non con la forza ma con la predicazione, il dialogo e l’esempio di una vita semplice e povera.

La tradizione racconta che la Madonna gli affidò il Rosario come arma spirituale per convertire i cuori.

Nel 1216 papa Onorio III approvò ufficialmente il suo Ordine, fondato sulla povertà, sulla vita fraterna e sulla formazione culturale al servizio dell’evangelizzazione. I domenicani si distinsero fin dall'inizio per la preparazione teologica e per la presenza nelle grandi città e nelle università. Domenico insegnava che lo studio non era fine a sé stesso, ma doveva rendere il predicatore capace di aiutare i fratelli e salvare le anime.

Trascorreva lunghe notti in preghiera davanti al crocifisso, chiedendo a Dio misericordia per i peccatori e forza per la Chiesa. Da questo ideale nacque il celebre principio domenicano: "contemplare e trasmettere agli altri le cose contemplate". I suoi frati si diffusero rapidamente nelle grandi università europee, contribuendo allo sviluppo della teologia e della cultura cristiana.

Morì a Bologna il 6 agosto 1221, consumato dalle fatiche apostoliche, lasciando un’eredità che continua ancora oggi. È patrono degli astronomi e della Repubblica Dominicana.

per noi oggi

1. Oggi accumuliamo informazioni in continuazione, ma quanto tempo dedichiamo alla ricerca della verità? Per san Domenico lo studio aveva valore solo se diventava servizio agli altri.

2. Difendiamo le nostre idee con rabbia e aggressività, mentre Domenico convertiva con il dialogo, la coerenza e la carità. La testimonianza personale vale più di qualsiasi polemica.

3. Viviamo circondati da beni materiali, ma spesso siamo poveri di speranza e di fede. Forse il vero cambiamento nasce quando mettiamo Dio e il bene del prossimo prima del nostro interesse.

Caleruega, Spagna, 1170 - Bologna, 6 agosto 1221
   Memoria di San Domenico, sacerdote, che, canonico di Osma, umile ministro della predicazione nelle regioni sconvolte dall’eresia albigese, visse per sua scelta nella più misera povertà, parlando continuamente con Dio o di Dio. Desideroso di trovare un nuovo modo di propagare la fede, fondò l’Ordine dei Predicatori, al fine di ripristinare nella Chiesa la forma di vita degli Apostoli, e raccomandò ai suoi confratelli di servire il prossimo con la preghiera, lo studio e il ministero della parola. La sua morte avvenne a Bologna il 6 agosto.


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venerdì 7 agosto 2026

07.08.2026 - Na 2,1.3; 3,1-3.6-7 - Mt 16,24-28 Che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

Dal libro del profeta Naum - Na 2,1.3; 3,1-3.6-7

Ecco sui monti i passi d’un messaggero
che annuncia la pace!
Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti,
poiché il malvagio non passerà più su di te:
egli è del tutto annientato.
Infatti il Signore restaura il vanto di Giacobbe,
rinnova il vanto d’Israele,
anche se i briganti li hanno depredati
e saccheggiano i loro tralci.
Guai alla città sanguinaria,
piena di menzogne,
colma di rapine,
che non cessa di depredare!
Sìbilo di frusta, fracasso di ruote,
scalpitìo di cavalli, cigolìo di carri,
cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade,
scintillare di lance, feriti in quantità,
cumuli di morti, cadaveri senza fine,
s’inciampa nei cadaveri.
«Ti getterò addosso immondizie,
ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio.
Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da te
e dirà: “Nìnive è distrutta! Chi la compiangerà?
Dove cercherò chi la consoli?”».
1. Il profeta rassicura Giuda. C’È PACE PER TE. Puoi celebrare le Tue feste. Puoi riprendere la vita nella sua pienezza. Il nemico è annientato. I briganti, gli eserciti di Ninive hanno saccheggiato e depredato. IL SIGNORE HA DECISO DI DARE VITA AL SUO POPOLO. Ha decretato vita e vita sarà.
2. Ed ecco la sentenza su Ninive, la città nella quale regnano solo idolatria, immoralità, ingiustizia, malvagità. COME Ninive ha gettato nelle immondizie i popoli, COSÌ ad essa Il Signore getterà addosso immondizie. Essa ha svergognato i popoli, sarà svergognata. CHI PERCORRE LA VIA DELLA VIOLENZA, DELL’INGIUSTIZIA E DELLA DEPRAVAZIONE: NON RACCOGLIE CHE MORTE E IMMONDIZIA.
3. La distruzione di Ninive è un insegnamento per tutti i popoli della terra. Nessun popolo potrà pensare di agire indisturbato. PER TUTTI VERRÀ IL SIGNORE DIO. Tutti ora sanno che C’È UN GIUDIZIO SUI POPOLI E SULLE NAZIONI. Ninive diventerà città abbandonata. Da essa si deve fuggire, allontanarsi. Che brutta fine!

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,24-28

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».
Non possediamo la vita, così come non ce la siamo data. La vita si consuma comunque e va verso la morte. Gesù ci chiede di non sprecarla. 
Solo prendendo la propria croce (=mettersi alla sequela di Gesù) solo seguendo il suo cammino, un cammino scomodo che non è quello del successo, della gloria passeggera, ma quello che conduce alla vera libertà, quella che ci libera dall’egoismo e dal peccato avremo la vita.
Si tratta di operare un netto rifiuto di quella mentalità mondana che pone il proprio “io” e i propri interessi al centro dell’esistenza: questo non è ciò che Gesù vuole da noi! Invece, Gesù ci invita a perdere la propria vita per Lui, per il Vangelo, per riceverla rinnovata, realizzata e autentica.
Ma come è dura, a noi che non piace perdere i privilegi, quello che abbiamo guadagnato o costruito con fatica. Eppure la felicità è nel lasciare la logica del possesso per tornare a essere deboli, spogliarci di noi stessi e e scoprire l'essenziale. L’essenziale non ce lo dà il mondo. L’essenziale non ha mai a che fare con il verbo avere ma con il verbo essere. Gesù ci promette la felicità. Eppure noi continuiamo a ricercare privilegi  più che la felicità.

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Gesù non ci obbliga ma ci spiega come seguirlo: rinnegare se stesso, prendere la croce...
Ma la sequela è sempre in compagnia: c’è lui lungo la strada. Siamo disposti a seguire un altro o vogliamo fare di testa nostra?

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07.08 - SAN GAETANO DA THIENE

SAN GAETANO DA THIENE
Nato a Vicenza nel 1480 nella nobile famiglia dei Thiene, rimase presto orfano del padre. Ricevette una solida formazione umana e religiosa. Si laureò in diritto civile e canonico all’Università di Padova. Trasferitosi a Roma, entrò al servizio della Santa Sede. Papa Giulio II lo stimò per le sue capacità e il suo equilibrio.

Frequentò l’Oratorio del Divino Amore, dedicato alla preghiera e all’assistenza dei più poveri. La sua crescita spirituale lo condusse verso il sacerdozio. Fu ordinato sacerdote nel 1516 dopo un lungo discernimento. Per umiltà attese diversi mesi prima di celebrare la prima Messa.
Soffriva nel vedere il decadimento morale della società e del clero del suo tempo. Nutriva una profonda devozione verso la Madonna. Nel Natale del 1517 visse una straordinaria esperienza mistica con il Bambino Gesù. Affidò a Maria il combattimento contro superbia, pigrizia e attaccamento ai beni terreni.

Promosse opere assistenziali per malati e persone abbandonate. Fondò ospedali destinati anche agli ammalati rifiutati dalla società. Desiderava una riforma autentica della Chiesa fondata sulla santità.
Nel 1524 diede vita ai Chierici Regolari Teatini. L’istituto proponeva una vita sacerdotale ispirata al Vangelo e agli Apostoli. Durante il Sacco di Roma subì persecuzioni, torture e prigionia. Liberato, continuò con coraggio la sua missione apostolica. A Napoli trovò il terreno ideale per sviluppare la sua opera.
Fondò ospizi, sostenne ospedali e aiutò concretamente i più bisognosi. Creò un Monte di Pietà per contrastare l’usura e sostenere i poveri. Da questa iniziativa nacque in seguito il Banco di Napoli.
Promosse la frequenza ai sacramenti della Confessione e della Comunione. Diffondeva la fiducia nella Provvidenza attraverso l’esempio personale. Consumò la propria vita nel servizio a Dio e al prossimo. Morì nel 1547 lasciando una straordinaria eredità spirituale e sociale. Per noi oggi: 1. Molti parlano di aiutare i poveri. San Gaetano costruiva opere concrete senza aspettare condizioni perfette. La carità vera inizia quando si passa dalle parole ai fatti. 2. Viviamo preoccupati per ciò che ci manca. San Gaetano cambiò il mondo fidandosi di ciò che Dio avrebbe provveduto. La fede cresce quando smettiamo di controllare tutto. 3. Oggi si chiede spesso una Chiesa più credibile. San Gaetano insegnò che la credibilità nasce dalla santità prima che dalle strategie. Le riforme durano solo quando partono dalla conversione del cuore.
Vicenza, ottobre 1480 - Napoli, 7 agosto 1547
   Nacque a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene nel 1480, e fu battezzato con il nome di Gaetano, in ricordo di un suo celebre zio, il quale si chiamava così perché era nato a Gaeta. Protonotario apostolico di Giulio II, lasciò sotto Leone X la corte pontificia maturando, specie nell'Oratorio del Divino Amore, l'esperienza congiunta di preghiera e di servizio ai poveri e agli esclusi. È restauratore della vita sacerdotale e religiosa, ispirata al discorso della montagna e al modello della Chiesa apostolica. Devoto del presepe e della passione del signore, fondò (1524) con Gian Pietro Carafa, vescovo di Chieti (Teate), poi Paolo IV (1555-1559), i Chierici Regolari Teatini. Per la sua illimitata fiducia in Dio è venerato come il santo della provvidenza.

 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN SISTO II E COMPAGNI Papa e martiri

m. 258 - (Papa dal 30/08/257 al 06/08/258)

Santi Sisto II, papa, e compagni, martiri. Il papa Sisto, mentre celebrava i sacri misteri insegnando ai fratelli i precetti divini, per ordine dell’imperatore Valeriano, fu subito arrestato dai soldati sopraggiunti e decapitato il 6 agosto; con lui subirono il martirio quattro diaconi, deposti insieme al pontefice a Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia. Nello stesso giorno anche i santi Agàpito e Felicissimo, suoi diaconi, morirono nel cimitero di Pretestato, dove furono pure sepolti.

SS. CARPOFORO E COMPAGNI, protomartiri - COMO

m. Como, 303-305

Carpoforo, Essanto, Cassio, Severino, Secondo e Licinio furono, secondo la leggenda, sei soldati romani della Legione Tebea martirizzati durante il regno dell'imperatore Massimiano. Condannati a morte per non aver voluto sacrificare agli dei romani, avrebbero tentato di fuggire verso le Alpi, ma sarebbero stati raggiunti e catturati. Sarebbero stati giustiziati a Como attorno al 303-305.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 14, 22-33

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 14, 22-33

Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Alex Zanardi. Dopo il terribile incidente del 2001, perse entrambe le gambe. Molti pensarono che la sua vita fosse finita. Lui stesso raccontò di aver attraversato momenti durissimi, pieni di paura e di domande. Eppure non si lasciò affondare. Lentamente ricominciò. Tornò a sorridere, a gareggiare, a vivere. Diventò campione paralimpico e simbolo di forza per milioni di persone.

Zanardi non ha negato il dolore, ma ha scelto di non fissare lo sguardo solo sul vento contrario. È proprio ciò che succede a Pietro. Finché guarda Gesù riesce a camminare sull’acqua; quando invece guarda il vento, si spaventa e affonda. È una pagina che parla di tutti noi. Quante volte iniziamo bene, con entusiasmo, fiducia, desiderio di amare… e poi le paure, i problemi, i giudizi degli altri, le ferite ci fanno perdere il coraggio.
La cosa più commovente del Vangelo è che Pietro affonda, ma non viene abbandonato. Grida: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tende la mano. Dio non aspetta che diventiamo perfetti per salvarci. Ci prende anche mentre stiamo sprofondando.
Sant’Agostino diceva che Pietro rappresenta tutti noi: capaci di slanci meravigliosi e subito dopo pieni di dubbi. È vero. La fede non è una linea retta. È un continuo imparare a fidarsi. A volte ci sentiamo forti, altre volte affondiamo. Ma il cristiano non è uno che non cade mai: è uno che continua a gridare verso Dio.
E c’è un altro dettaglio importante: tutto nasce dalla preghiera. Gesù viene dal silenzio del monte. Prima della missione, prima del miracolo, prima della tempesta affrontata, c’è il rapporto con il Padre. Anche noi spesso vogliamo affrontare la vita senza silenzio, senza preghiera, senza interiorità… e ci meravigliamo di sentirci vuoti o travolti.
  Per noi oggi 1.     Molti chiedono a Dio di togliere la tempesta, ma Dio spesso insegna a camminarci dentro. La fede non elimina i problemi: cambia il modo di attraversarli. 2.     Affondiamo quando fissiamo solo il vento. Paure, social, giudizi, ansie: ciò che guardi troppo diventa il tuo padrone. 3.     Il vero contrario della fede non è il dubbio, ma la disperazione.
Pietro dubita, ma continua a gridare verso Gesù. E viene salvato.

 

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giovedì 6 agosto 2026

Dn 7,9-10.13-14 - 2Pt 1,16-19 - Mt 17,1-9 - TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

06 Agosto 2026

 

Dal libro del profeta Danièle Dn 7,9-10.13-14
Io continuavo a guardare,
quand’ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

1. Daniele vide nella visione notturna QUATTRO BESTIE MOSTRUOSE che dominano il mondo e vide anche la loro fine, la loro distruzione. Ma in questa visione contempla anzitutto un Trono dove è assiso L’ “ANTICO DI GIORNI” da cui esce un fiume di fuoco. È IL PADRE ETERNO, è il Giudice, è il Signore del mondo e della storia.

2. Continuando a guardare Daniele vide uno simile a un “FIGLIO D'UOMO”: un’immagine Celeste che non vuol dire semplicemente uomo. In contrapposizione alle quattro bestie C’È UNO UMANO VERAMENTE UMANO a cui L'Antico di giorni AFFIDA TUTTO IL POTERE e il suo potere sarà eterno, non finirà mai, IL SUO REGNO NON SARÀ MAI DISTRUTTO. 

3. Questa è una profezia messianica: viene mostrato il Figlio dell'uomo nella gloria sulle nubi del cielo. Gesù adopera volentieri il termine “Figlio dell'uomo” PER PARLARE DI SÉ STESSO e nella festa della Trasfigurazione questa pagina apocalittica dell'Antico testamento CI AIUTA A CAPIRE LA FORMA DIVINA DELL'UOMO GESÙ. Gesù è vero Dio e vero Uomo...

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Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 2Pt 1,16-19
 
Carissimi, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.
Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.
E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino.

1. Pietro manifesta a tutti dove Lui e gli altri Apostoli hanno attinto e attingono il loro insegnamento, la loro verità, la loro sana dottrina. Quanto loro insegnano non è frutto di un pensiero umano, PIETRO FONDA LA VERITÀ DELLA POTENZA E DELLA VENUTA DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SU UNA TESTIMONIANZA OCULARE. 
2. Pietro dice che Lui sul monte ha visto PERSONALMENTE LA GLORIA DI GESÙ E HA SENTITO QUELLA VOCE che lo indicava come il FIGLIO AMATO in cui Dio ha posto il compiacimento. È DIO PADRE CHE CI RIVELA CHI È IN VERITÀ GESÙ di Nazareth. L’ONORE E LA GLORIA DI CRISTO GESÙ non nascono da Cristo Gesù. VENGONO DA DIO. Da Dio gli sono attribuite.

3. In più: TUTTO L’ANTICO TESTAMENTO PARLA DI CRISTO, ANNUNZIA CRISTO, ATTENDE CRISTO. In ogni Libro è nascosto Cristo. È come se fosse in esso velato, in attesa del suo pieno e perfetto svelamento. È LA PAROLA DELLA SCRITTURA L’UNICA VIA PER CONOSCERE SECONDO VERITÀ CRISTO GESÙ…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

1. Sei giorni prima Gesù aveva scandalizzato i discepoli annunciando la sua passione. Sei giorni dopo Gesù prende l’iniziativa ed offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria sfolgorante della sua Persona e lo sbocco del suo cammino. Anche noi SIAMO CHIAMATI A SALIRE SUL MONTE, A DISTACCARCI DALLA PIANURA…
2. I SEGNI che accompagnano questa Pasqua anticipata (LA LUCE, LA NUBE, LA VOCE) sono caratteristici della manifestazione di Dio. Il Padre indica in GESÙ IL FIGLIO “PREDILETTO”, il Servo destinato alla gloria; A noi è rivolto l’invito: «ASCOLTATELO». ASCOLTARE SIGNIFICA ACCOGLIERE LA PERSONA DI CRISTO, OBBEDIRE ALLA SUA PAROLA, DUNQUE, SEGUIRLO… CAPITO?
3. «ALZATEVI NON TEMETE» QUESTA È LA VITA, bisogna scendere dal monte, si ritorna in pianura. La luce della Trasfigurazione è la nostra forza che consolida la voglia di andare avanti nel nome di Dio. E allora “ANDIAMO AVANTI... INSIEME” 
BUONA DOMENICA...
TRASFIGURAZIONE
La montagna è bella, ma il luogo del nostro vivere quotidiano è la strada, con la sua banalità, le sue contraddizioni. La fede è impastata di luce e di oscurità. Di certezze e di dubbi. Di sicurezze e di tormenti.
Bisogna scendere dalla montagna. Bisogna uscire dalla chiesa e tornare in mezzo agli altri per portare anche a loro un po' della bellezza, della gioia, della grazia che abbiamo gustato noi. Non abbiamo il diritto di essere felici da soli! Se sei felice, fai felici anche gli altri...

ASCOLTATELO
«Ascoltatelo!». Ascoltare Gesù! Una parola impegnativa. Se sapessimo ascoltare gli altri, come migliorerebbero i nostri rapporti! Se sapessimo ascoltare la Parola di Dio, come sarebbe trasformata la nostra vita! Che cosa sia la Trasfigurazione, è difficile descriverlo. Ma è facile capire cosa avviene se ascoltiamo la Parola di Dio: la vita diventa bella! «La nostra è una religione dell’ascolto. È Dio stesso che ci viene incontro, e ci parla»....

LECTIO DIVINA -  TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

COMMENTO AL VANGELO - OMELIA 

 

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Mt 17,1-9 - RITO AMBROSIANO - TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE

RITO AMBROSIANO
TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE
Giovedì 6 Agosto 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
1. Sei giorni prima Gesù aveva scandalizzato i discepoli annunciando la sua passione. Sei giorni dopo Gesù prende l’iniziativa ed offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria sfolgorante della sua Persona e lo sbocco del suo cammino. Anche noi SIAMO CHIAMATI A SALIRE SUL MONTE, A DISTACCARCI DALLA PIANURA…
2. I SEGNI che accompagnano questa Pasqua anticipata (LA LUCE, LA NUBE, LA VOCE) sono caratteristici della manifestazione di Dio. Il Padre indica in GESÙ IL FIGLIO “PREDILETTO”, il Servo destinato alla gloria; A noi è rivolto l’invito: «ASCOLTATELO». ASCOLTARE SIGNIFICA ACCOGLIERE LA PERSONA DI CRISTO, OBBEDIRE ALLA SUA PAROLA, DUNQUE, SEGUIRLO… CAPITO?
3. «ALZATEVI NON TEMETE» QUESTA È LA VITA, bisogna scendere dal monte, si ritorna in pianura. La luce della Trasfigurazione è la nostra forza che consolida la voglia di andare avanti nel nome di Dio. E allora “ANDIAMO AVANTI... INSIEME” 
BUONA DOMENICA...
 
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