mercoledì 3 giugno 2026

03.06.2026 - 2Tm 1,1-3.6-12 - Mc 12,18-27 - Non è Dio dei morti, ma dei viventi!

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.
1. Alla fine della sua vita Paolo si confida con tenero affetto a Timoteo, sottolineando come NON DEVE ESSERCI VERGOGNA NELLA FEDE E COME QUESTA ABBIA BISOGNO DI ESSERE RAVVIVATA, il dono dello Spirito ricevuto con la benedizione (cresima) deve essere mantenuto ardente con la coerenza della vita.

2. In poche righe Paolo sintetizza la fede cristiana: DIO HA MANDATO GESÙ PER SALVARCI E CI HA DONATO LO SPIRITO che ci aiuta a compiere il progetto che Lui ha su ognuno di noi. TUTTO AVVIENE PER GRAZIA, e noi possiamo metterci in buona relazione con Lui, che vince la morte. 

3. LA SUA SALVEZZA CUSTODISCE LA NOSTRA VITA, toglie il peccato, ci libera dal male attraverso Gesù, ci insegna a ricercare il bene nella nostra vita, in modo autentico attraverso l’amore. CON LE NOSTRE OPERE POSSIAMO E DOBBIAMO ESSERE TESTIMONI.

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Dal Vangelo secondo Marco- Mc 12,18-27
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
I sadducei riconoscevano solo i solo il Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibba, e non credevano nella resurrezione dei morti. Gesù però cita il brano della vocazione di Mosè: Colui che lo chiama è il Dio dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, morti già allora da tempo. Se quei nomi, quelle persone non esistono più è Dio stesso che non esiste. Se quel legame si dissolve è il nome stesso di Dio che si spezza. Per questo li farà risorgere: solo la nostra risurrezione farà di Dio il Padre per sempre.
Signore, aiutaci a ricordarci sempre che chi crede in Te è vivo per sempre e che Tu sei risorto dai morti per far risorgere anche noi.

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Un altro dialogo tra sordi, con i sadducei. Domande su questioni complicate, cavilli.. Gesù risponde ricordando che Dio è il Dio dei viventi. Perché le nostre parole spesso non attingono alla vita?

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03.06 - SANTI CARLO LWANGA E 12 COMPAGNI MARTIRI

SANTI CARLO LWANGA E 12 COMPAGNI MARTIRI

San Carlo Lwanga e gli altri Santi Martiri Ugandesi rappresentano una delle testimonianze più forti della fede cristiana moderna, perché mostrano come il Vangelo possa essere vissuto fino al martirio anche in contesti culturali e politici lontani dall’Europa.

La loro storia si svolge nel regno di Buganda, nell’attuale Uganda, sotto il re Mwanga II, che avviò una violenta persecuzione contro i cristiani tra il 1885 e il 1887, anche a causa di tensioni politiche, religiose e culturali legate alla crescente presenza missionaria. Tra i primi a morire vi fu san Giuseppe Mukasa, giovane catechista e responsabile dei paggi, che rimproverò il re per le violenze e per le sue richieste immorali, diventando così un testimone di coraggio e fedeltà a Cristo. Dopo di lui, Carlo Lwanga, appena battezzato, assunse il ruolo di guida dei giovani cristiani e li difese con forza dalle pressioni del sovrano, ponendo la fede al di sopra della propria sicurezza.

Durante la notte precedente alla condanna, egli battezzò segretamente i catecumeni, mostrando una profonda responsabilità pastorale e spirituale. I cristiani furono costretti a una lunga marcia verso Namugongo, luogo delle esecuzioni, dove molti furono uccisi lungo il cammino o giunti a destinazione. Il 3 giugno 1886 Carlo Lwanga e altri compagni affrontarono il martirio tra il fuoco e le spade, rifiutando di rinnegare Cristo nonostante le minacce del re. Le loro ultime parole testimoniano una straordinaria libertà interiore, radicata nella fede e nella speranza cristiana.

Il loro sacrificio non si spense nella violenza, ma divenne seme di nuove conversioni in tutta la regione africana. La Chiesa li canonizzò insieme il 18 ottobre 1964, riconoscendo in loro una testimonianza universale della santità. Il loro culto si diffuse rapidamente, e il santuario di Namugongo divenne luogo di pellegrinaggio e memoria viva.

La visita di Paolo VI nel 1969 e di Giovanni Paolo II nel 1993 confermò il valore universale del loro martirio come segno della luce di Cristo che raggiunge tutti i popoli. La loro storia resta un esempio potente di fedeltà evangelica fino al dono della vita.

Per noi oggi

1. La fede dei martiri ugandesi mette in crisi un cristianesimo senza rischio, troppo spesso adattato alla comodità del presente. Seguire Cristo non è compatibile con una vita che evita ogni conflitto morale o spirituale.

2. Quando la fede diventa solo cultura, perde la forza di trasformare la vita fino in fondo. I martiri ricordano che il Vangelo non si negozia, nemmeno davanti al potere.

3. Il vero scandalo non è il martirio, ma una fede che non vale più la vita. Chi non è disposto a perdere nulla per Cristo rischia di non averlo mai davvero scelto.

† Namugongo, Uganda, 3 giugno 1886

martedì 2 giugno 2026

02.06.2026 - 2Pt 3,11-15.17-18 - Mc 12,13-17 - Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo - 2Pt 3,11-15.17-18

Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza.
Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.
1. IL CRISTIANO VIVE PER RAGGIUNGERE LA PIÙ ALTA SANTITÀ E CONSUMA LA SUA VITA nella più perfetta pietà; ATTENDE E AFFRETTA la venuta del giorno di Dio. Tutto non si dissolverà nel nulla, o nel caos. TUTTO RICEVERÀ UNA NUOVA FORMA: cieli nuovi e terra nuova, nuova identità, nuova particolarità e specificità.  

2. IL CRISTIANO È COLUI CHE ATTENDE LA VENUTA DEL SIGNORE GESÙ, E IMPEGNA TUTTA LA SUA VITA a conquistare le beatitudini, o a divenire uomo delle beatitudini. LA MAGNANIMITÀ DEL SIGNORE DEVE ESSERE GIUDICATA COME SALVEZZA: Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

3. FATE ATTENZIONE che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni. STATE IN GUARDIA PER NON VENIR MENO NELLA VOSTRA FERMEZZA. C’è un solo modo di salvarsi dall’errore degli empi: CRESCERE NELLA VERITÀ E NELLA GRAZIA.

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+ Dal Vangelo secondo Marco- Mc 12,13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Rendete a Dio quello che è di Dio”. Come a dire, la vostra fede come sta? Cosa vi chiede Dio in modo chiaro? Di cosa vi rimprovera? Non certo del tributo che dovete pagare, ma della vostra malizia: del fatto che mi volete ”trovare in fallo” per farmi morire. Non state dando a Dio quello che è di Dio. Voi siete “ipocriti” per il fatto che mi tentate per uccidermi, e quindi non state dando a Dio quello che è di Dio. Egli è il Dio fedele e veritiero, e non … come voi che agite con inganno.
“E rimasero ammirati di lui”. Non perché ha dato una risposta salomonica, ma perché ha richiamato alcuni farisei ed erodiani al fondo della questione. Con questa vostra ipocrisia, dice, cosa state dando a Dio? Niente! Gesù richiama la fedeltà a Dio nei propri comportamenti verso di lui e non … verso Cesare/imperatore.

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Gesù non cade in fallo ma risponde con domande che servono a scuoterci. L’ammirazione finale dei farisei è autentica o solo un “like” all’arte dialettica di Gesù?

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02.06 - SANTI MARCELLINOE PIETRO MARTIRI

SANTI MARCELLINOE PIETRO MARTIRI

Santi Marcellino e Pietro sono due testimoni della fede dei primi secoli del cristianesimo, venerati per il loro martirio avvenuto durante la grande persecuzione di Diocleziano, che colpì duramente la Chiesa nascente. Secondo la tradizione antica, le notizie più affidabili sul loro martirio provengono da san Damaso, papa del IV secolo, che raccolse testimonianze dirette e compose epigrammi in onore dei martiri e dei loro sepolcri. Marcellino era un sacerdote e Pietro un esorcista, incaricato di preghiere particolari per i catecumeni e per la liberazione dal male.

Furono condotti in un luogo isolato, nel bosco, per impedire ai cristiani di trovare le loro tombe e furono costretti a scavarsi la fossa con le proprie mani prima della decapitazione. La loro morte fu accompagnata da grande crudeltà, ma anche da una profonda testimonianza di fede e di fedeltà a Cristo fino alla fine. Una donna cristiana, la matrona Lucilla, riuscì a recuperare i loro corpi e a dar loro una degna sepoltura, gesto che contribuì a diffondere il loro culto. Le fonti del Martirologio Geronimiano ricordano che furono sepolti lungo la via Labicana, nelle catacombe chiamate Ad Duas Lauros, oggi nell’area di Tor Pignattara a Roma.

Il loro sepolcro divenne presto luogo di venerazione e pellegrinaggio per i primi cristiani. Con il tempo, l’imperatore Costantino e sua madre Elena favorirono la costruzione di una basilica sul luogo della loro sepoltura, segno della crescente importanza del loro culto. La memoria dei due santi fu così profondamente radicata nella tradizione della Chiesa che il loro nome venne inserito nel Canone Romano, una delle più antiche preghiere eucaristiche. Il loro esempio rimane testimonianza della forza della fede cristiana nelle persecuzioni e della speranza nella risurrezione.

Per noi oggi

1. La fede dei martiri mette in crisi una religione comoda che cerca solo sicurezza e consenso. Chi non è disposto a perdere qualcosa per Cristo rischia di non averlo mai davvero incontrato.

2. Il cristianesimo delle origini non era teoria ma scelta radicale fino al sangue. Oggi la vera domanda non è cosa crediamo, ma quanto siamo disposti a viverlo.

3. La memoria dei martiri svela che la verità non si difende con le parole ma con la vita. Quando la fede non costa nulla, probabilmente non sta dicendo nulla di vero.

m. 304

LA VERITÀ FA MALE, MA LIBERA.

 

LA VERITÀ FA MALE, MA LIBERA.

La vicenda di Luka racconta come una vita normale possa scivolare lentamente nella dipendenza senza che ce ne si accorga. Tutto inizia con abitudini sociali apparentemente innocue, ma cresce fino a diventare una prigione interiore fatta di alcol, solitudine e giustificazioni.

 Le difficoltà familiari e lavorative aumentano la pressione, e invece di affrontarla si cerca rifugio nell’evasione. Così si entra in un circolo vizioso dove le relazioni si deteriorano e la libertà si riduce sempre di più. Luka arriva a perdere affetti, stabilità e dignità, mentre l’alcol diventa il centro della sua giornata.

 Il punto di svolta nasce da una domanda semplice e potente: “È questo che voglio diventare?”. È il momento della consapevolezza, senza la quale nessun cambiamento è possibile. Riconoscere il problema è il primo atto di verità e anche il più difficile.

 Luka sceglie allora di chiedere aiuto, rompendo l’illusione dell’autosufficienza. Inizia un percorso fatto di terapia, fatica e confronto con sé stesso. I primi mesi sono confusi, ma pian piano emerge una nuova capacità: l’autocontrollo. Impara a riconoscere i propri schemi e a gestire le emozioni senza fuggire. La guarigione non è immediata, ma è un cammino di crescita continua.

 Fondamentale è anche la comunità, che sostiene nei momenti di fragilità e ricorda che non si è soli. Luka comprende che per cambiare davvero serve anche cambiare ambiente, rompere con il passato e costruire basi nuove.

 Con il tempo ritrova un lavoro, una famiglia e un senso della vita. La sobrietà diventa una scelta quotidiana, non un risultato definitivo. Rimane la consapevolezza della possibile caduta, che diventa però forza e vigilanza.

 La sua storia dimostra che la vera libertà nasce dalla responsabilità verso sé stessi. Non è la perfezione a salvare, ma la sincerità. Luka oggi vive una vita ordinata, fatta di relazioni autentiche e impegno. È la prova che si può passare dalla distruzione alla rinascita.

 Il suo messaggio è chiaro: non avere paura di chiedere aiuto. Solo chi affronta la realtà può cambiare davvero. E solo chi accetta la propria fragilità può diventare forte.

 

Per noi oggi

  1. Se non riconosciamo le nostre dipendenze, siamo davvero liberi o solo più abili a nasconderle?

  2. Ci vergogniamo di chiedere aiuto… o abbiamo paura di cambiare davvero?

  3. Quante delle nostre “abitudini normali” sono in realtà piccole schiavitù che non vogliamo vedere?

 

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lunedì 1 giugno 2026

01.06.2026 - 2Pt 1,2-7 - Mc 12,1-12 - Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo - 2Pt 1,2-7

Carissimi, grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.
1. Simon Pietro augura che grazia e pace sia loro concessa in abbondanza. LA GRAZIA È IL DONO DI DIO che ci purifica, ci lava, ci eleva, ci rigenera, ci fa nuovi, ci costituisce figli nel Figlio, ci rende partecipi della divina natura, ci dona tutto Dio e tutto di Dio per la nostra santificazione e salvezza. LA PACE È L’AMICIZIA RITROVATA CON DIO, con i fratelli, con l’intero creato. Grazia e pace sono doni di Dio.

2. La pace e la grazia sono date da Dio NELLA CONOSCENZA DI LUI E DI GESÙ SIGNORE. Ciò significa che nessuna pace e nessuna grazia potranno essere riversate in noi in abbondanza, SE NOI NON CRESCIAMO, non progrediamo nella conoscenza di Dio e di Cristo.

3. DIO HA RICOLMATO L’UOMO DI OGNI BENE. Introducendoci nella gloria e nella potenza di Gesù Signore, DIO CI HA DONATO I BENI GRANDISSIMI E PREZIOSI che erano stati promessi. Per questo: "METTETE TUTTO IL VOSTRO IMPEGNO nella realizzazione piena e perfetta della divina natura in voi".

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Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,1-12
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Attraverso la storia del padrone della vigna Gesù indica chiaramente la più grande illusione che gli uomini coltivano: l’illusione del possesso. I vignaioli si impossessano violentemente della vigna del Signore. Molte persone vivono e agiscono come se fossero i padroni del mondo, dimenticando soprattutto che prima o poi dovranno rendere conto di ciò che hanno fatto. 
Al contrario i servitori fedeli e amati, che hanno subito violenza, uniti alla morte del figlio, diventeranno le colonne portanti della Chiesa ed erediteranno la vita eterna che nessuno potrà mai più togliere loro. E Tu come vivi: da padrone o da servo? Ti senti pronto ad entrare nella logica di Dio?

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Una parabola contiene sempre al suo interno una domanda. Qui è anche esplicitata: "Che cosa farà dunque il padrone della vigna?". Rispondere è facile, ma come siamo arrivati a questo punto?

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01.06 - SAN GIUSTINO MARTIRE

SAN GIUSTINO MARTIRE

San Giustino Martire è una delle figure più importanti delle origini cristiane, perché rappresenta il primo grande incontro tra filosofia e fede cristiana, mostrando che la ricerca della verità può compiersi pienamente solo in Cristo.

Nato a Flavia Neapolis in Samaria, crebbe in un contesto pagano e fin da giovane iniziò una lunga ricerca della verità passando attraverso le principali scuole filosofiche del suo tempo, stoici, aristotelici e pitagorici, senza trovare ciò che cercava. Anche il pensiero di Platone lo affascinò, ma non gli diede la risposta definitiva sul senso della vita e su Dio.

Deluso ma ancora assetato di verità, visse un momento decisivo quando incontrò un anziano misterioso che lo invitò a riconoscere i limiti della sola ragione umana e a rivolgersi ai Profeti, capaci di parlare ispirati dallo Spirito di Dio. Questo incontro segnò la sua conversione profonda a Cristo, che egli comprese come pienezza della verità cercata nella filosofia. Intorno al 130 si fece battezzare e iniziò a viaggiare per annunciare la fede cristiana, fondando una scuola a Roma dove insegnava la dottrina cristiana come vera filosofia.

Nelle sue opere apologetiche difese i cristiani dalle accuse dei pagani e denunciò le ingiustizie dei tribunali imperiali che condannavano solo per il nome di Cristo. Sottolineò anche la perfetta armonia tra fede e ragione, affermando che la filosofia autentica trova compimento nel cristianesimo. È inoltre il primo autore a descrivere la celebrazione dell’Eucaristia, testimonianza preziosissima della fede primitiva della Chiesa.

Arrestato durante il regno di Marco Aurelio, rifiutò di sacrificare agli idoli e venne condannato a morte insieme ai suoi discepoli. Subì il martirio della decapitazione a Roma, accettando la morte con serenità e testimonianza di fede nella risurrezione di Cristo.

La sua vita resta un esempio luminoso di ricerca sincera della verità che trova compimento in Cristo e di fede vissuta fino al dono totale di sé.

Per noi oggi

1. La verità non si trova accumulando idee, ma accettando di essere cambiati da ciò che si incontra. Chi cerca Dio solo con la ragione rischia di fermarsi proprio sulla soglia della verità.

2. Il cristianesimo non è una filosofia tra le altre, ma la risposta che giudica tutte le filosofie. Quando la fede diventa debole, anche la ragione perde la sua direzione.

3. Il martirio di Giustino mostra che la verità non è negoziabile con il potere. O si vive ciò che si crede, oppure si finisce per non credere più davvero.

Flavia Neapolis (attuale Nablus, Palestina), inizio II secolo - Roma, ca. 164
 
NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GIOVANNI BATTISTA SCALABRINI VESCOVO, FONDATORE
Fino Mornasco, Como, 8 luglio 1839 - Piacenza, 1 giugno 1905

A Piacenza, beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo, che si adoperò con ogni mezzo per la sua Chiesa e rifulse per la sollecitudine verso i sacerdoti, i contadini e gli operai; in particolare, ebbe a cuore gli emigranti nelle città d’America, per i quali fondò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore Missionarie di San Carlo.