giovedì 9 aprile 2026

09.04.2026 - At 3,11-26 - Lc 24,35-48 - Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,11-26

In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».
1. Il paralitico può camminare perché GESÙ È RISORTO, È VIVO e noi Apostoli siamo uno strumento con cui il Cristo continua ad operare.

2. Voi avete sbagliato, avete commesso una grave colpa però si sono compiute le Scritture. IL PROGETTO DI DIO SI È REALIZZATO PIENAMENTE IN GESÙ CRISTO. Il progetto di Dio si è realizzato perché Dio ha voluto che si realizzasse malgrado la vostra colpa…

3. PIETRO INVITA I GIUDEI AD ACCOGLIERE IL MESSIA PER TROVARSI NELLA SUA FAMIGLIA AL MOMENTO OPPORTUNO. A voi, Giudei, è data PER PRIMI LA POSSIBILITÀ DI QUESTA BENEDIZIONE, con l’ampliamento a tutto l'universo intero. Il messaggio arriverà fino agli estremi confini della terra.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,35-48
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

Gesù è vivo, è risorto, difficile da credere. Si rischia di ridurlo a un fantasma o a una fantasia. Il Vangelo ci mostra invece Gesù nell'evidenza della sua carne crocifissa e gloriosa. Egli ci invita a guardare e toccare le sue ferite e a mangiare con lui. Si diventa cristiani solo sperimentando concretamente l’incontro con il Risorto.
E dopo aver aperto loro la mente per comprendere le Scritture, Gesù li invia in missione nel mondo a testimoniare tutto questo agli altri uomini. Il discepolo fedele per questo non può trattenere egoisticamente per sé tali doni: oltre a curare i corpi dei fratelli, i discepoli sono chiamati soprattutto a curare l’anima delle persone a cui sono inviati.

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Gesù appare, viene preso per un fantasma, chiede di mangiare. Sta in mezzo a noi e dona la pace. Essere concreti, stare tra le persone e operare per la pace: pronti per la missione?

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09.04 SANTA CASILDA DI TOLEDO

SANTA CASILDA

Santa Casilda, detta anche Casilla, nacque probabilmente nell’XI secolo, figlia dell’emiro di Toledo al-Mamun o, secondo altre fonti, del governatore di Cuenca, Ben Cannon. Educata nella religione musulmana, sin da giovane dimostrò grande compassione verso i cristiani imprigionati dal padre, aiutandoli segretamente.

Durante la dominazione araba in Spagna, Casilda si ammalò e, non confidando nei medici musulmani, intraprese un pellegrinaggio al santuario di San Vincenzo a Briviesca, celebre per le sue acque miracolose. Lì guarì e, profondamente colpita, decise di convertirsi al cristianesimo e vivere una vita solitaria e penitente vicino alla fonte, che in seguito prese il suo nome.

Si dice che visse molti anni, forse fino a cent’anni, e alla sua morte il corpo fu sepolto nella chiesa di San Vincenzo. Il culto di Casilda si sviluppò nel tempo, tanto che nel 1750 le sue reliquie furono traslate solennemente in un nuovo santuario. La sua festa liturgica si celebra il 9 aprile.

Santa Casilda è spesso raffigurata dagli artisti spagnoli del Seicento e Settecento – tra cui Murillo, Zurbarán e Bayeu y Subias – vestita con abiti sontuosi e regali, tipici della loro epoca, a sottolineare la nobiltà della sua origine e la santità della sua vita. La sua figura rimane esempio di fede, carità e coraggio nella scelta della propria vocazione religiosa, pur in un contesto di forte pressione culturale e religiosa.

 

Per noi oggi:

1.     Il coraggio di seguire la coscienza supera le convenzioni sociali e religiose.
Casilda abbandonò la fede dei genitori per vivere secondo la propria verità spirituale.
Oggi siamo pronti a difendere i nostri valori anche contro il conformismo dominante?

2.     La carità non conosce confini culturali o religiosi.
Aiutava segretamente i prigionieri cristiani pur essendo musulmana.
Quanto concretamente pratichiamo la solidarietà senza distinguere chi è “simile a noi” o diverso?

3.     La guarigione fisica può aprire a una trasformazione spirituale profonda.
La malattia e il pellegrinaggio condussero Casilda a una vita di penitenza e conversione.
Siamo capaci di trasformare le nostre difficoltà in occasione di crescita interiore e impegno verso gli altri?

Toledo-Briviesca (Spagna), secolo XI



mercoledì 8 aprile 2026

08.04.2026 - At 3,1-10 - Lc 24,13-35 - Riconobbero Gesù nello spezzare il pane.

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,1-10

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
1. FISSANDO LO SGUARDO SU DI LUI, ED EGLI SI VOLSE A GUARDARLI. Lo sguardo è il primo modo di incontrare una persona, di entrare in contatto. È fissando lo sguardo che si decide perdono o vendetta, compassione o rancore. IL DESIDERIO DI PIETRO È DI INCONTRARE QUELL’UOMO COME PERSONA, E RESTITUIRGLI DIGNITÀ, VALORE.

2. “NON POSSIEDO NÉ ARGENTO, NÉ ORO:” è l’immagine di una Chiesa povera, cioè consapevole che la sua forza non sta nei mezzi. La sua forza sta solo nell’annuncio del Vangelo. Nel nome di Gesù, il Nazareno alzati e cammina. PIETRO POSSIEDE E SA DI POTER CONTARE SUL NOME DI GESÙ. La forza di quel nome è in grado di agire nella storia.

3. Ecco L’ESITO DELL’ANNUNCIO DEL VANGELO FATTO DALLA COMUNITÀ CRISTIANA: rimettere in piedi l’uomo, farlo risorgere, portarlo con sé nella gioia all’incontro con il Dio dei Padri, PERCHÉ NESSUNO SIA ESCLUSO DA QUESTO INCONTRO. Pietro dovrà spiegare l’accaduto, dovrà aiutare il popolo a leggere il segno.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

È un incontro rapido, quello di Gesù con i due discepoli di Emmaus. I due discepoli sono tristi per quanto è accaduto a Gerusalemme. Gesù, il Messia liberatore, era stato ucciso! I due pellegrini non credono alle donne che raccontano di avere visto Gesù vivo. È necessario allora che qualcosa riaccada personalmente: la misericordia di un nuovo incontro che riaccende il cuore, rivela il senso dei fatti accaduti e spalanca gli occhi. Le Scritture prendono luce nuova (cuore che brucia!): la morte del Messia non è la fine disastrosa di un uomo buono, ma il dono supremo di amore che libera il popolo dal peccato. L' Eucarestia è la presenza di Gesù risorto, anche se egli è “invisibile”. Allora, dopo aver incontrato il Signore risorto, si riparte per la missione della vita.

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I discepoli di Emmaus riconoscono Gesù quando spezza il pane, cioè se stesso, per loro. Finchè si parla si resta “a distanza”, quando si ama ci si incontra per davvero. Perchè preferiamo parlare?

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08.04 SANTA GIULIA BILLIART

SANTA GIULIA BILLIART

Santa Giulia Billiart nacque nel 1751 a Cuvilly, in Alta Francia, sesta di sette figli. Fin da piccola mostrò grande attaccamento alla fede, conoscendo il Catechismo a memoria e guidando gli altri bambini nella preghiera. A 14 anni fece voto di castità e, nonostante le difficoltà fisiche e psicologiche – tra cui la paralisi alle gambe a 31 anni – mantenne una vita intensa di preghiera e servizio, dedicandosi all’insegnamento del Catechismo e all’aiuto della parrocchia.

Durante la Rivoluzione francese fu costretta a rifugiarsi ad Amiens, dove incontrò Françoise de Gizaincourt e padre Joseph Varin, che la incoraggiarono a fondare un istituto religioso per l’educazione cristiana delle fanciulle. Nel 1804, miracolata dalla paralisi grazie alla fede e alla preghiera, pronunciò insieme a tre compagne i primi voti della congregazione delle Suore di Nostra Signora.

Sotto la sua guida, l’istituto si sviluppò rapidamente: Giulia fondò 15 conventi e numerose scuole, mantenendo una fitta corrispondenza con le religiose della congregazione, che oggi operano in quattro continenti. La santa visse la Provvidenza come costante guida e fu nota per il dono delle estasi e dei miracoli in terra. Le sue giornate iniziavano con un sentimento di gratitudine e ammirazione per la bontà di Dio, che le concedeva un nuovo giorno per glorificarLo. La sua vita rappresenta un esempio di fede, resilienza e dedizione totale al servizio degli altri.

 

Per noi oggi:

1.     La disabilità non è ostacolo ma palestra di fede e coraggio.
Giulia, paralizzata per anni, trasformò la limitazione in forza spirituale e apostolica. Noi sappiamo trasformare le difficoltà quotidiane in opportunità di servizio e crescita?

2.     L’educazione è missione e non solo insegnamento.
Santa Giulia fondò scuole e conventi per formare anime oltre che menti. Oggi puntiamo solo ai risultati o anche a costruire persone virtuose e consapevoli?

3.     La Provvidenza richiede fiducia attiva e gratitudine quotidiana.
Iniziava ogni giorno ammirando la bontà di Dio e offrendo la vita al servizio degli altri. Noi viviamo ogni giornata come dono da valorizzare o la lasciamo scivolare senza senso?

Cuvilly (Dipartimento Oise, Francia), 12 luglio 1751 - Namur (Belgio), 8 aprile 1816
 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' AMANZIO di Como Vescovo

sec. V

A Como, sant’Amanzio, vescovo, che sedette per terzo sulla cattedra di questa Chiesa e fondò la basilica degli Apostoli.

 

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martedì 7 aprile 2026

07.04.2026 - At 2,36-41 - Gv 20,11-18 - Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

 

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro diceva ai Giudei: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!».
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
1. Pietro predica GESÙ CRISTO COME IL MESSIA RISORTO: un messaggio che certamente affretterà la crocefissione del discepolo! Pietro ci ricorda che DOBBIAMO SEMPRE AVERE IL CORAGGIO DI PARLARE CHIARO E FORTE contro l’ingiustizia, per quante difficoltà possiamo incontrare.

2. La folla dei Giudei rimane colpita. “All’udir tutto questo SI SENTIRONO TRAFIGGERE IL CUORE…” e chiedono “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. Pentitevi – cambiate radicalmente”. Gran parte della folla cambia davvero! Lo Spirito Santo agisce e conosce il modo di cambiare i cuori.

3. “Convertitevi e ciascuno di voi SI FACCIA BATTEZZARE nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, E RICEVERETE IL DONO DELLO SPIRITO SANTO”. Battesimo per il perdono dei peccati porta ad UN'UNITÀ E UNA COMUNIONE NUOVA, ben precisa, vincolante. LO SPIRITO SI DONA COME DONO per farci diventare dono…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,11-18
In quel tempo, Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"».
Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

 

L’apparente assenza di Gesù nel sepolcro gettò nello sconforto Maria Maddalena. Neanche la voce di Gesù riusciva a scuoterla perché non si immaginava che fosse proprio colui che cercava. In realtà, quando gli uomini sprofondano nel doloroso buio della disperazione, si comportano come inizialmente la Maddalena con Gesù: osservano ma non vedono, sentono ma non odono, perché lo spirito è occupato dal proprio io e non può far posto al Figlio di Dio. Ma quando Gesù la chiama per nome, Maria lo riconosce.
Ora Maria sa che il suo Signore è sempre con Lei. Anche quando sale al Padre.  Come Maria Magdala, tutti noi riusciamo a trovare Dio poiché lui per primo sta cercando noi.
Oggi nella nostra preghiera personale chiediamo allo Spirito Santo che aiuti anche noi a riconoscere Gesù quando ci chiama per nome.

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Maria scambia Gesù per il “custode del giardino”, che è il ruolo affidato dal Creatore all'uomo, che mirabile scambio! Lei vede Gesù, ma non lo riconosce. Non capita tutti i giorni anche a noi?

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07.04 SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE

SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE

San Giovanni Battista de La Salle nacque a Reims nel 1651 in una famiglia nobile e numerosa. Ordinato sacerdote nel 1678, fu profondamente segnato dalla spiritualità del Seminario di San Sulpizio e dalla volontà di educare i più poveri. Collaborando con Adriano Nyel, fondò la sua prima scuola gratuita, dando inizio a un’azione educativa che avrebbe cambiato la pedagogia in Francia e nel mondo.

Nel 1684 i suoi giovani maestri si costituirono formalmente nella congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, i lasalliani, la prima istituzione maschile interamente laica e consacrata all’insegnamento. De La Salle innovò profondamente il metodo scolastico: le lezioni in classe, la priorità alla lingua madre, la formazione morale quotidiana con il Catechismo, la disciplina e la preghiera, l’attenzione alla crescita integrale dei ragazzi, inclusa la vita spirituale e sociale.

Per lui l’educazione non era solo trasmissione di conoscenze ma formazione completa della persona: insegnare a leggere e scrivere significava anche educare alla virtù, alla semplicità, all’umiltà, al rispetto e all’amore verso Dio e i genitori. La fede incarnata guidava la giornata scolastica: Messa, Rosario, preghiere e pratiche cristiane scandivano la vita dei giovani. De La Salle concepì inoltre scuole serali e professionali, anticipando l’idea moderna di istruzione funzionale al lavoro e alla vita sociale.

Il suo metodo educativo e la congregazione da lui fondata si diffusero rapidamente, dando vita a un modello riconosciuto in tutto il mondo, ancora oggi presente in cinque continenti, con scuole e insegnanti che mantengono vivi i principi di istruzione, fede e servizio ai più poveri.

 

Per noi oggi:

1.     Educare senza fede significa trasmettere solo informazioni.
De La Salle ci ricorda che la crescita dei ragazzi è integrale: mente, cuore e spirito. Oggi siamo disposti a formare persone o solo consumatori di nozioni?

2.     La gratuità dell’insegnamento non è un ostacolo ma un potente motore di giustizia sociale.
Educare i poveri a costo zero trasformava vite e comunità. Quanto siamo disposti a sacrificare per chi più ha bisogno?

3.     La disciplina e l’amore non sono opposti ma complementari.
De La Salle insegnava regole con dolcezza e preghiera, mostrando che la vera autorità è servizio. Riusciamo oggi a educare con rispetto, rigore e cura allo stesso tempo?

Reims (Francia), 30 aprile 1651 - Saint-Yon (presso Rouen), 7 aprile 1719



DON ROBERTO FISCER

DON ROBERTO FISCER

Don Roberto Fiscer, parroco della Santissima Annunziata a Genova, considera i social un mezzo per portare agli altri ciò che ha ricevuto in dono: la fede. Per lui, la presenza online non sostituisce la comunità reale, ma la integra, permettendo di raggiungere anche chi è lontano o “assetato” di Dio senza saperlo. Seguendo l’invito di san Paolo a diventare “tutto a tutti” per conquistare anime, don Roberto vede i social come uno spazio per incontrare la pecora smarrita, quella persona che, magari durante uno scroll sullo smartphone, si imbatte in un video, una riflessione o una testimonianza di fede.

Il sacerdote sottolinea che la Chiesa reale è fatta di esperienze concrete: campi estivi, oratori, catechesi, radio e visite in ospedale, cure per persone fragili. La vita della comunità è condivisa e vissuta: la Chiesa non è matrigna ma madre. Don Roberto descrive il suo ministero come una “staffetta spirituale”: riceve un dono, lo passa agli altri, e loro lo condividono ulteriormente, creando un circuito di fede e domande che non si esaurisce sul web, ma si riversa nella vita concreta delle persone.

In questo senso, i social non sono l’obiettivo finale, ma un altro spazio dove la Chiesa può abitare, dialogare, mostrare il vero volto di Dio e suscitare curiosità, domande e desiderio di appartenenza. Per don Roberto, stare sui social significa anche educare chi li segue a riportare la fede nella comunità reale, promuovendo una pastorale “social” fatta di relazioni e presenza concreta. Il suo impegno è testimonianza che la tecnologia, se ben utilizzata, può essere strumento di evangelizzazione e di vicinanza, non sostituto della Chiesa concreta.

 

PER NOI OGGI:

1.     La Chiesa non è sui social: è viva tra le persone. Il digitale è solo uno strumento, non il cuore della comunità.

2.     Stare online non significa predicare da soli: il vero ministero è una staffetta. Ogni dono ricevuto deve essere condiviso e passato agli altri nella vita reale.

3.     La fede non si riduce a like o visualizzazioni. Il senso del digitale è educare a incontrarsi, amare e vivere la Chiesa in carne e ossa.

 

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