martedì 31 marzo 2026

31.03.2026 - Is 49,1-6 - Gv 13,21-33.36-38 Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 49,1-6

Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua farètra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –,
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

1. Siamo nel tempo difficile dell’esilio a Babilonia: NONOSTANTE LE APPARENZE, le nazioni e la loro potenza sono un nulla e presto ne avremo la prova, perché, ecco, saremo liberati. IL NUOVO ESODO È PIÙ GRANDE DELL'ANTICO.
2. La missione di Israele non sarà puramente nazionale, e il suo raduno non ha un senso unicamente per le "tribù" disperse "di Giacobbe”: IL SERVO È CHIAMATO A UNA MISSIONE UNIVERSALE. 
3. IL “SERVO” È ISRAELE SOFFERENTE AL TEMPO DELL’ESILIO: Dio lo sta per liberare con un esodo – appunto – più ampio del precedente. Essere servo, EVED, significa certo APPARTENERE a qualcuno, dipendere da un signore: IO TI HO CHIAMATO PER NOME: TU SEI MIO ma significa pure AVERE UN SERVIZIO, UN COMPITO, UN PRECISO MINISTERO DA SVOLGERE.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,21-33.36-38
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».

 

Gesù è profondamente turbato. Turbato perché, di lì a poco avrebbe dovuto patire fino alla morte. Patire anche del tradimento, doveva riconoscere che l’umanità, pur amata, è infedele e lo tradisce. Qui Satana entra in gioco.
Un discepolo “che Gesù amava” partecipa intimamente al turbamento di Gesù.
Ma questo possesso di Satana, o questa “notte” non prevarrà nella storia di Gesù e dei suoi discepoli che lo amano. Infatti, la morte di Gesù rivela “la gloria di Dio”, cioè “il peso” che ha e col quale Dio agisce nel mondo. E’ un “peso/gloria” che si manifesta nell’amore donato, in obbedienza radicale alla volontà di Dio.
E svela per noi quello che egli vive per primo: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.

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E' la notte del crollo totale degli apostoli. Non capiscono ciò che sta accadendo e danno risposte subito smentite come nel caso di Pietro, l'incoerente. Quanto è umano Pietro, quanto simile a noi?

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31.03 SAN BENIAMINO, DIACONO E MARTIRE

SAN BENIAMINO

San Beniamino fu un diacono cristiano vissuto tra il IV e il V secolo. Il suo nome richiama il Beniamino biblico, ultimo figlio di Giacobbe, considerato “prediletto”. Questo santo operò in Persia, dove i cristiani subirono dure persecuzioni sotto il re Yazdgard I, seguace dello zoroastrismo.

Le persecuzioni iniziarono dopo che alcuni cristiani della città di Ctesifonte tentarono di incendiare un tempio dedicato al culto del Grande Fuoco. Il re reagì ordinando la distruzione delle chiese e l’arresto di molti cristiani. Tra questi vi fu anche Beniamino, che venne imprigionato per circa due anni.

La sua figura era conosciuta e stimata, tanto che l’imperatore romano d’Oriente Teodosio II intervenne nelle trattative con il re persiano chiedendo la sua liberazione. Il sovrano accettò a una sola condizione: Beniamino avrebbe dovuto smettere di predicare il cristianesimo tra i persiani.

Il diacono rifiutò questa richiesta. Per lui annunciare il Vangelo non era una scelta facoltativa ma un dovere. Nonostante il divieto, una volta liberato continuò a evangelizzare. Alla morte di Yazdgard salì al trono il figlio Bahram V, che proseguì la persecuzione contro i cristiani.

Beniamino venne arrestato nuovamente e sottoposto a terribili torture. Secondo il Martirologio, subì il martirio ad Argol con canne appuntite conficcate sotto le unghie. Morì perché non volle rinunciare alla predicazione della Parola di Dio. La sua testimonianza è rimasta nella tradizione cristiana come esempio di fedeltà e coraggio nella fede.

 

Per noi oggi

1.     Quanto vale davvero la nostra fede?
Beniamino preferì la tortura alla rinuncia del Vangelo. Oggi spesso facciamo fatica persino a dichiararci credenti in pubblico.

2.     La libertà religiosa non è scontata.
La sua storia ricorda che in molte epoche e luoghi la fede è stata pagata con la vita, mentre oggi rischiamo di darla per scontata.

3.     La coerenza cristiana può essere scomoda.
Beniamino non ha cercato compromessi per salvarsi: la sua scelta provoca i credenti di oggi a chiedersi se vivono davvero ciò che professano.

† Ergol, Persia, 420

 


NON SEI UN ERRORE

NON SEI UN ERRORE

La vita di Debora Vezzani comincia con un distacco: nasce a Bologna e viene subito data in adozione. Cresce in una famiglia che la accoglie, ma dentro di sé porta sempre la domanda sull’abbandono. Sa di essere stata lasciata e quella consapevolezza diventa una ferita silenziosa. A venticinque anni decide di cercare le sue origini e scopre che anche sua madre era stata abbandonata da bambina. Scopre soprattutto che, nonostante il consiglio dei medici di abortire, scelse di darle la vita. Un gesto d’amore che Debora comprenderà fino in fondo solo molto tempo dopo.

Nel frattempo la sua esistenza conosce altre fratture: la separazione dei genitori adottivi e, più avanti, il fallimento del suo matrimonio dopo appena due anni. Tre ferite che alimentano in lei un senso profondo di non appartenenza. Si convince di essere il problema, di non essere voluta da nessuno. Si chiude in casa, piange, desidera morire. Arriva persino a tentare il suicidio.

Eppure, nel buio, rimane accesa una piccola luce: la musica. Diplomata in flauto traverso, costruisce una carriera promettente; il palco diventa il luogo in cui cercare riconoscimento e riscatto. Ma la vera svolta arriva quando un’amica le chiede di mettere in musica il Salmo 139. Leggendo quelle parole – “Tu mi hai tessuto nel grembo di mia madre” – qualcosa si spezza dentro di lei: non è un errore, non è di nessuno, è di Dio. Nasce così “Come un prodigio”, la canzone che segna la sua rinascita.

Da quel momento la musica diventa missione. Nel 2016 sposa Juri, conosciuto in un gruppo di preghiera, e insieme costruiscono una famiglia con quattro figli. Aprono la loro casa all’accoglienza e danno vita al progetto “Piccolo Regno Come un Prodigio”. La storia che sembrava un vicolo cieco diventa testimonianza: dalle ferite può nascere una vocazione, e dall’abbandono può fiorire una chiamata alla vita.

 

PER NOI OGGI

1.     La ferita non è la fine: è il luogo della chiamata. Quello che consideri il tuo fallimento può diventare la tua missione. La domanda non è “perché mi è successo?”, ma “cosa può nascere da qui?”.

2.     Le bugie interiori fanno più male dei fatti. “Non valgo”, “non sono amato”, “sono un errore”: sono menzogne che uccidono. La verità è più forte della storia personale.

3.     La fede non è fuga emotiva, è scelta concreta. Casa aperta, figli, tour, evangelizzazione: la spiritualità autentica genera responsabilità, non isolamento.

 

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lunedì 30 marzo 2026

30.03.2026 - Is 42,1-7 - Gv 12,1-11 Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 42,1-7

«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento».
Così dice il Signore Dio,
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

1. Il “Servo del Signore” descritto dal Profeta Isaia SARÀ MANSUETO, umile e amico dei poveri. Ma SARÀ ANCHE FORTE E COSTANTE; non si scoraggerà per le contraddizioni e farà trionfare la giustizia. Avrà lo Spirito del Signore.

2. Tre immagini descrivono la MITEZZA DEL SERVO: 1. Non è la voce potente e inquietante degli antichi profeti, non punta l’indice nella piazza contro le ingiustizie – 2. Non spezza la canna incrinata – 3. Non spegnerà lo stoppino dalla fiamma. IL SERVO AVRÀ AMORE NEI CONFRONTI DI CIÒ CHE SEMBRA DESTINATO ALLA ROVINA. 

3. Il Signore ha inviato il Servo nel mondo. Lo ha plasmato nel grembo materno, lo ha formato PER ESSERE ALLEANZA DEL POPOLO E LUCE DELLE NAZIONI. Con la propria vita, testimonierà al suo popolo la FEDELTÀ ALL’ALLEANZA, la sua fedeltà al Signore diverrà LUCE PER TUTTE LE NAZIONI DEL MONDO. Dio non lo abbandonerà mai, lo prenderà per mano e lo accompagnerà in ogni momento della sua vita.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Pensiamo a quel momento della Maddalena quando lava i piedi di Gesù col nardo tanto costoso; è un momento religioso, è un momento di gratitudine, è un momento di amore. Il dono di sé affascina, ma espone anche alla non comprensione e al pregiudizio del mondo, ben rappresentato dalla reazione puntigliosa e pretestuosa di Giuda e dei discepoli. Giuda si distacca e fa la critica amara: “Ma questo potrebbe essere usato per i poveri.” Questo è un primo riferimento nel Vangelo della povertà come ideologia. L’ideologo non sa cosa sia l’amore, perché non sa darsi.
Gesù è la prima ricchezza di chi è cosciente di essere stato salvato da Lui. Ecco perché nessuna ricchezza e sacrificio sarà mai troppo se speso per Gesù. Poi e solo poi potremo anche dedicarci ai poveri in cui Gesù si nasconde quotidianamente. Non fare lo sbaglio di pensare solo alle persone bisognose dimenticandoti di Dio.

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La domanda di Giuda umanamente è molto comprensibile per un discepolo di Gesù. Gli è però sfuggito che il cristianesimo e Gesù coincidono. Non avremmo chiesto lo stesso anche noi?

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30.03 SAN LEONARDO MURIALDO

SAN LEONARDO MURIALDO

San Leonardo Murialdo nacque a Torino il 26 ottobre 1828 in una famiglia numerosa e benestante. Rimase orfano di padre a soli cinque anni e trascorse parte della sua giovinezza studiando presso gli Scolopi a Savona. Durante gli anni di formazione maturò gradualmente la vocazione sacerdotale. Tornato a Torino per gli studi di teologia, fu ordinato sacerdote nel 1851.

Nel suo ministero incontrò San Giovanni Bosco, che gli affidò la direzione dell’Oratorio di San Luigi, dove si dedicò all’educazione dei giovani. Tuttavia l’opera principale della sua vita fu il Collegio Artigianelli, fondato da Giovanni Cocchi per accogliere ragazzi poveri o abbandonati. Qui i giovani ricevevano un’istruzione di base e imparavano un mestiere come fabbro, falegname o tipografo.

Murialdo divenne direttore degli Artigianelli nel 1866 e ne guidò l’opera per oltre trent’anni, fino alla sua morte. Il suo impegno educativo era rivolto non solo alla formazione professionale, ma anche alla crescita cristiana dei giovani. Per sostenere questa missione fondò nel 1873 la Congregazione di San Giuseppe, con lo scopo di continuare l’opera di educazione e assistenza ai ragazzi più poveri.

In una Torino segnata dalla rapida industrializzazione, Murialdo si accorse anche delle difficoltà degli operai e dei disoccupati. Promosse iniziative concrete come l’Unione Operaia Cattolica, uffici di collocamento, scuole agricole e casse di mutuo soccorso. Il suo impegno sociale nasceva dalla visione cristiana della dignità del lavoro, anticipando temi che saranno poi espressi nell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII.

Nonostante l’intensa attività, Murialdo rimase sempre prima di tutto un uomo di preghiera. Era convinto che la preghiera fosse la vera forza dell’apostolato e diceva che «l’uomo che prega è il più potente del mondo». La sua spiritualità era fondata sulla fiducia nella misericordia di Dio, sull’amore per l’Eucaristia e sulla devozione alla Madonna. Morì il 30 marzo 1900 dopo una vita dedicata ai giovani e ai lavoratori. Nel 1970 fu canonizzato da Papa Paolo VI, che lo ricordò come una delle grandi figure di santità nate nella Torino dell’Ottocento.

 

Per noi oggi

1.     Preghiamo davvero o pensiamo che bastino le attività?
Murialdo diceva che chi prega è il più potente del mondo. Oggi spesso facciamo mille progetti pastorali ma rischiamo di dimenticare la preghiera.

2.     La Chiesa si accorge davvero dei nuovi poveri?
Murialdo vide i problemi degli operai quando molti non li vedevano ancora. Oggi quali sono gli “operai” che non stiamo guardando?

3.     Educhiamo davvero i giovani o li intratteniamo soltanto?
Murialdo non offriva solo attività, ma formazione, lavoro, fede e responsabilità. Forse oggi ai giovani offriamo molto… ma chiediamo troppo poco.

Torino, 26 ottobre 1828 - 30 marzo 1900

 

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SETTIMANA SANTA - Storia di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, in El Salvador.

SETTIMANA SANTA

 

Storia di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, in El Salvador.

 

Oscar Romero (1917-1980) Oscar Romero era arcivescovo di San Salvador, in El Salvador, durante la guerra civile. All'inizio era considerato un vescovo conservatore, timoroso. Ma quando vide l'ingiustizia, la violenza contro i poveri, i desaparecidos, le torture, qualcosa in lui cambiò. Iniziò a denunciare pubblicamente i crimini del governo e degli squadroni della morte. Diventò la voce dei senza voce. Ogni domenica, nella sua omelia trasmessa via radio, denunciava le violenze, chiamava per nome i responsabili, difendeva i diritti dei poveri. Le autorità lo odiavano. Ricevette minacce di morte. Gli dissero: "Se non smetti di parlare, ti uccideremo". Il 24 marzo 1980, mentre celebrava la Messa, un sicario entrò in chiesa e gli sparò al cuore. Morì all'altare, davanti all'Eucaristia. Come Gesù, fu ucciso perché amava, perché difendeva i deboli, perché denunciava l'ingiustizia. Come Gesù, è stato tradito (anche alcuni vescovi lo avevano abbandonato), condannato, ucciso. Ma come Gesù, è risorto nella memoria del suo popolo e nella gloria dei santi. Papa Francesco lo ha canonizzato nel 2018.

 

Per noi oggi:

 1.     Un cristianesimo che non disturba nessuno forse non è più cristianesimo. - Romero è stato ucciso non perché pregava, ma perché parlava. La sua fede non si è chiusa in sacrestia, è scesa per strada, ha difeso i poveri, ha smascherato l’ingiustizia. La domanda scomoda è: la nostra fede dà fastidio a qualcuno o è diventata così innocua da non cambiare nulla?

 2.     Il silenzio davanti al male è già una forma di complicità. - Molti gli dicevano di essere prudente, di non esporsi, di pensare alla propria sicurezza. Lui ha capito che tacere sarebbe stato tradire il Vangelo. Oggi, davanti alle ingiustizie che vediamo, preferiamo restare comodi spettatori o abbiamo il coraggio di diventare voce per chi non ce l’ha?

 3.     La santità non è fatta di parole dolci, ma di scelte che costano. - Romero non cercava il martirio, cercava la verità. E proprio per questo ha pagato con la vita. In un tempo in cui tutti cercano approvazione e tranquillità, la sua storia ci provoca: siamo disposti a perdere qualcosa – reputazione, sicurezza, vantaggi – pur di restare fedeli al Vangelo?

 

Proposta concreta - Pratica quotidiana per la Settimana Santa:

 

Lunedì Martedì Mercoledì: Ogni giorno leggi un passo della Passione (puoi dividerla in tre parti). Leggila lentamente, immedesimandoti. Non come una storia antica, ma come la tua storia. Dove sei tu in questa narrazione? Sei Pietro che rinnega? Sei Giuda che tradisce? Sei la folla che grida? Sei il centurione che riconosce? Sei le donne che restano sotto la croce?

Giovedì Santo: Partecipa alla Messa in Cena Domini. Se la tua parrocchia lo fa, partecipa alla lavanda dei piedi. Lasciati lavare i piedi da qualcuno, e lava i piedi a qualcuno. È un gesto umile ma potentissimo.

Venerdì Santo: Fai digiuno (anche solo dai social, se il digiuno dal cibo è difficile). Partecipa alla Via Crucis o alla liturgia del Venerdì Santo. Resta un po' in silenzio davanti al crocifisso. Non è un giorno come gli altri.

Sabato Santo: Giorno del silenzio. Niente musica, niente tv, poco cellulare. Entra nel silenzio del sepolcro. Aspetta. La risurrezione arriverà, ma prima bisogna attraversare il sabato. Gesto concreto settimanale: Scegli una croce (può essere un crocifisso che hai, o una croce disegnata su un foglio). Mettila in un posto dove la vedi spesso. Ogni volta che la guardi, fermati tre secondi e pensa: "Questo ha fatto Gesù per me. Questo è l'amore". La croce non è un oggetto decorativo, è il segno dell'amore portato all'estremo.

Veglia Pasquale: È la "madre di tutte le veglie", partecipa alla celebrazione più importante dell'anno. Si celebra nella notte tra il Sabato e la Domenica. Inizia con il buio e la benedizione del fuoco nuovo, prosegue con le letture della storia della salvezza, culmina nell'annuncio della Risurrezione, nella benedizione dell'acqua battesimale, nella rinnovazione delle promesse battesimali, nell'Eucaristia pasquale.

Domenica di Risurrezione: È la Pasqua, il giorno del Signore per eccellenza, il giorno che il Signore ha fatto. Cristo è risorto! È la festa delle feste, il centro dell'anno liturgico, la sorgente della gioia cristiana.

 

La Pasqua ci attende. Cristo ci attende. La vita nuova ci attende. Buona Settimana Santa. Buon cammino verso la Risurrezione.

 

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domenica 29 marzo 2026

Is 50,4-7 - Fil 2,6-11 - Mt 26,14-27,66 - DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

  DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

Domenica 29 Marzo 2026
Dal libro del profeta Isaìa - Is 50,4-7
 
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

1. Il secondo Isaia ci presenta una misteriosa figura di un personaggio chiamato IL SERVO DEL SIGNORE. Possiamo ritenere che fosse il profeta stesso, quell’anonimo profeta che CONSOLÒ ISRAELE VERSO LA FINE DELL'ESILIO, poco prima che l'imperatore persiano Ciro liberasse gli esuli. QUESTO PROFETA SI CONSIDERÒ SERVO DEL SIGNORE CIOÈ SUO MINISTRO INCARICATO DI COMPIERE UN'OPERA DI LIBERAZIONE.

2. Il profeta però venne RIFIUTATO, CONTESTATO, UMILIATO, ADDIRITTURA SOPPRESSO. Perché? Probabilmente perché PARLAVA DI UN INTERVENTO LIBERATORE DI DIO. Ma per FEDELTÀ A DIO, il profeta NON SI TIRÒ INDIETRO, le prese ma NON SMISE DI PARLARE IN NOME DI DIO.

3. Quando ascoltiamo questo profeta, abbiamo l'impressione di sentire Gesù che parla. Eppure il profeta è un uomo vissuto 500 anni prima. È UN UOMO PROFETICO che annuncia LO STILE DEL FUTURO MESSIA. GESÙ HA REALIZZATO PIENAMENTE QUELLO STILE nella sua vita, nella sua missione, nella sofferenza con la sua morte di vittima perseguitata torturata, TUTTO PER AMORE DI DIO E PER LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 2,6-11
 
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

1. La lettera ai Filippesi ci propone il grande inno cristologico. Cristo Gesù, che è Dio, SI È ABBASSATO FINO IN FONDO, fino alla morte di croce, PER QUESTO DIO LO HA ESALTATO FINO AL VERTICE DELLA GLORIA. Gesù Cristo viene esaltato e CONDUCE NOI alla gloria.

2. Gesù, che DICE DI SÌ AL PROGETTO DEL PADRE e FA ESPERIENZA DELLA FATICA che questo comporta nel quotidiano per mettesi al servizio dell'uomo, è il modello del nostro cristianesimo, il MODELLO DEL SÌ AUTENTICO, senza riserve, che noi dobbiamo dire a Dio nel quotidiano.

3. Questo è lo stile del Messia: NOI PREDICHIAMO CRISTO CROCIFISSO, SAPIENZA DI DIO E POTENZA DI DIO. Seguiamo il Cristo fino alla Croce, FIDANDOCI DI LUI, sapendo che grazie a Lui non resteremo delusi.

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 ✠ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo - Mt 26,14- 27,66

C In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse:

A «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?».

C E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù. Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:

A «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

C Ed egli rispose:

+ «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”».

C I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse:

+ «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».

C Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli:

A «Sono forse io, Signore?».

C Ed egli rispose:

+ «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

C Giuda, il traditore, disse:

A «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose:

+ «Tu l’hai detto».

C Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse:

+ «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».

C Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo:

+ «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».

C Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro:

+ «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

C Pietro gli disse:

A «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai».

C Gli disse Gesù:

+ «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».

C Pietro gli rispose:

A «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò».

C Lo stesso dissero tutti i discepoli. Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli:

+ «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».

C E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro:

+ «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».

C Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo:

+ «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

C Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro:

+ «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

C Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo:

+ «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».

C Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro:

+ «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

C Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo:

A «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».

C Subito si avvicinò a Gesù e disse:

A «Salve, Rabbì!».

C E lo baciò. E Gesù gli disse:

+ «Amico, per questo sei qui!».

C Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse:

+ «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».

C In quello stesso momento Gesù disse alla folla:

+ «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti».

C Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono. Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono:

A «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”».

C Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:

A «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

C Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse:

A «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio».

C Gli rispose Gesù:

+ «Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

C Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo:

A «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».

C E quelli risposero:

A «È reo di morte!».

C Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo:

A «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

C Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse:

A «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».

C Ma egli negò davanti a tutti dicendo:

A «Non capisco che cosa dici».

C Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti:

A «Costui era con Gesù, il Nazareno».

C Ma egli negò di nuovo, giurando:

A «Non conosco quell’uomo!».

C Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro:

A «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce».

C Allora egli cominciò a imprecare e a giurare:

A «Non conosco quell’uomo!».

C E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente. Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo:

A «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente».

C Ma quelli dissero:

A «A noi che importa? Pensaci tu!».

C Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero:

A «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue».

C Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore». Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo:

A «Sei tu il re dei Giudei?».

C Gesù rispose:

+ «Tu lo dici».

C E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse:

A «Non senti quante testimonianze portano contro di te?».

C Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse:

A «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?».

C Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:

A «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».

C Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro:

A «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?».

C Quelli risposero:

A «Barabba!».

C Chiese loro Pilato:

A «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?».

C Tutti risposero:

A «Sia crocifisso!».

C Ed egli disse:

A «Ma che male ha fatto?».

C Essi allora gridavano più forte:

A «Sia crocifisso!».

C Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo:

A «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!».

C E tutto il popolo rispose:

A «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».

C Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano:

A «Salve, re dei Giudei!».

C Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:

A «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».

C Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano:

A «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».

C Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:

+ «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,

C che significa:

+ «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:

A «Costui chiama Elia».

C E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano:

A «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».

C Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

 

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

 

C Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:

A «Davvero costui era Figlio di Dio!».

C Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo. Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria. Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo:

A «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».

C Pilato disse loro:

A «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete».

C Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

 

1. GIUDA TRADISCE PER TRENTA MONETE, PIETRO RINNEGA PER PAURA, I DISCEPOLI DORMONO E FUGGONO. È troppo facile giudicarli: non siamo forse anche noi così? Quante volte vendiamo Cristo per molto meno – per comodo, carriera, immagine, indifferenza? La vera domanda non è “come hanno potuto farlo loro”, ma “quante volte lo faccio io?”.
2. Quella folla era la stessa che pochi giorni prima aveva steso i mantelli per accogliere Gesù a Gerusalemme. Oggi, chi è il nostro Gesù che prima acclamiamo e poi rinneghiamo? Forse sono gli ideali che proclamiamo sui social e dimentichiamo nella vita reale. Forse è la fede che portiamo la domenica a Messa e lasciamo cadere il lunedì. LA FOLLA SIAMO NOI, OSCILLANTI, VOLUBILI, PRONTI A CAMBIARE BANDIERA AL PRIMO VENTO. 
3. Gesù sulla croce grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. È lo scandalo del silenzio di Dio. Ma oggi, in una società che riempie ogni vuoto con rumore, tecnologia, consumo, abbiamo ancora il coraggio di sostare in quel silenzio? O preferiamo mille distrazioni pur di non guardare in faccia la solitudine, la sofferenza, la morte? FORSE PROPRIO LÌ, NEL VUOTO CHE CI SPAVENTA, DIO SI RIVELA.

BUONA DOMENICA DELLE PALME...

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LA CROCE

La croce segno del dolore umano e della morte è per noi credenti segno di speranza. Vuol dire affrontare la vita con coraggio; vuol dire trasformare in energia morale le inevitabili difficoltà della nostra esistenza; vuol dire saper comprendere il dolore umano, e saper veramente amare. Per questo la Croce sta al centro del cristianesimo! La Croce segna la nostra vita. Ma non è un segno di disperazione. Ci parla di misericordia; ci parla di amore; di risurrezione!

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LECTIO DIVINA - DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

OMELIA - DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

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