sabato 5 settembre 2026

05.09.2026 - 1Cor 4,6-15 - Lc 6,1-5 - Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 4,6-15

Fratelli, imparate [da me e da Apollo] a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?
Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.
Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.
1. GLI INTELLETTUALI DI CORINTO ERANO MOLTO ORGOGLIOSI DELLA LORO SAPIENZA, e trattavano coloro che ritenevano inferiori con sommo disprezzo, atteggiamento, quest’ultimo, che RICHIEDEVA UNA CORREZIONE, e Paolo lo fece in maniera diretta, descrivendoli come disonesti e ingrati, perché SI VANTAVANO DI SUCCESSI ATTRIBUITI AL LORO MERITO E NON A QUELLO DI DIO.
2. Paolo descrive quale deve essere la vera regalità degli apostoli. NON è la sapienza orgogliosa di sé, ma il mettersi all’ultimo posto, L’ULTIMO, LO STESSO CHE FU DI CRISTO IN QUESTO MONDO. Infatti la vita dell’apostolo è pericolosa, difficile, precaria, MA L’AMORE PER DIO È PIÙ GRANDE e ciò lo esorta ad andare avanti.
3. I Corinzi mai devono dimenticare che essi sono stati generati alla fede proprio dalla sua predicazione. PAOLO È PER LORO UN PADRE NELLA FEDE. Il padre non solo deve generarli, deve anche aiutarli a crescere, a maturare, a sviluppare in loro la fede fino a farla divenire un albero assai grande. I Corinzi devono seguire Paolo!

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 6,1-5
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

 

Cosa c'è al centro oggi: l'osservanza della legge o l’uomo? Oggi non abbiamo nessun dubbio a mettere l'uomo al centro ma la legge va conosciuta va amata,  perché la legge è per l’uomo.. Il 'sabato', simbolo dell’alleanza con Dio, rappresenta la libertà dall’oppressione del lavoro. Dio ci libera dalle convenzioni esteriori e dagli schemi che ci limitano. Il Vangelo mostra che Gesù non enfatizza l'osservanza esteriore della legge, ma l'intenzione del cuore, da cui nascono azioni buone o malvagie. Ogni precetto trova il suo significato nell'amore, culminando nel grande comandamento di amare Dio e il prossimo come se stessi. Chi sono i nostri “signori”, a chi ci inchiniamo?

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Evidentemente l’uomo tende a inchinarsi davanti ad alcuni “signori”, come il sabato, il rito di una religiosità formale. È in gioco la nostra libertà. Chi sono i nostri “signori”, a chi ci inchiniamo?

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05.09 - SANTA TERESA DI CALCUTTA

SANTA TERESA DI CALCUTTA
Santa Teresa di Calcutta, al secolo Agnese Gonxha Bojaxhiu, nacque nel 1910 a Skopje da una famiglia profondamente cattolica, dove imparò fin da bambina il valore della preghiera, del Rosario e della carità verso i poveri. Entrata tra le Suore di Loreto, fu inviata in India, dove insegnò per molti anni in una scuola di Calcutta.
Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno, ricevette quella che definì una "chiamata nella chiamata": Gesù le chiedeva di lasciare il convento per andare incontro ai più poveri tra i poveri. Con poche risorse, ma con una fede incrollabile, iniziò la sua missione tra gli emarginati delle strade di Calcutta e nel 1950 fondò le Missionarie della Carità.
La sua opera accolse moribondi, orfani, lebbrosi, malati, anziani, disabili, prigionieri, prostitute e tutte le persone dimenticate dalla società, restituendo loro dignità, amore e speranza. Madre Teresa ripeteva spesso di essere soltanto una "piccola matita nelle mani di Dio", perché era il Signore a scrivere, attraverso di lei, una lettera d'amore al mondo. Tutta la sua instancabile attività nasceva dall'adorazione eucaristica, dalla preghiera quotidiana e dall'intima unione con Gesù, che riconosceva nel volto di ogni povero.
Ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1979, ma ricordò che il più grande nemico della pace è l'egoismo e che la vera pace nasce dall'accoglienza della vita e dall'amore vissuto nelle famiglie. Pur attraversando una lunga notte della fede, continuò a fidarsi completamente di Dio, dimostrando che la santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel compiere con grande amore anche i gesti più piccoli.
Morì nel 1997, lasciando al mondo una testimonianza luminosa di carità, umiltà e totale affidamento al Signore. per noi oggi 1. Diciamo di amare il prossimo, ma quanto tempo dedichiamo ogni giorno alla preghiera, la sorgente da cui nasce ogni autentica carità? 2. I poveri non sono solo quelli che mancano di pane: sappiamo accorgerci della solitudine, delle ferite e della sete di amore di chi vive accanto a noi? 3. Madre Teresa faceva cose semplici con un amore immenso: siamo disposti a vivere il quotidiano con la stessa fedeltà, oppure aspettiamo occasioni straordinarie per fare il bene?
Skopje, Macedonia, 26 agosto 1910 - Calcutta, India, 5 settembre 1997
A 18 anni decise di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto. Partita nel 1928 per l’Irlanda, un anno dopo è in India. Nel 1931 la giovane Agnes emette i primi voti prendendo il nuovo nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux), e per circa vent’anni insegna storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta. Il 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta a Darjeeling per gli esercizi spirituali, avvertì la “seconda chiamata”: lei doveva lasciare il convento per i più poveri dei poveri. Lasciò le suore di Loreto il 16 agosto 1948. Nel 1950 la sua nuova congregazione delle Missionarie della Carità ottenne il riconoscimento dalla Chiesa.


venerdì 4 settembre 2026

04.09.2026 - 1Cor 4,1-5 - Lc 5,33-39 - Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 4,1-5

Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
1. Chi è Paolo, chi sono gli evangelizzatori? Sono MINISTRI DI CRISTO, SONO AMMINISTRATORI DEI MISTERI DI DIO. Sono inviati da Cristo, agiscono per suo conto e in suo nome, con la sua autorità, ma PERCHÉ SOLO LA VOLONTÀ DI CRISTO SI COMPIA, solo il suo volere venga attuato. 
2. Paolo sa che in ogni comunità sorgeranno sempre divisioni, fazioni, discordie, gelosie, invidie. PER QUESTO RICHIEDE AGLI AMMINISTRATORI FEDELTÀ.  Per Paolo c’è solo UN ESEMPIO DI FEDELTÀ ed una sola persona che è stata fedele a Dio. Questa persona è CRISTO GESÙ. L’amministratore è fedele se è mette nel suo cuore solo Cristo, e si svuota di sé.
3. Paolo si sente libero dal giudizio degli uomini ed INSISTE NELL’AFFERMARE DI POTER ESSERE GIUDICATO SOLO DA DIO, l’unico in grado di valutare e criticare la sua condotta e i suoi eventuali sbagli. Alla fine, QUANDO DIO VERRÀ E RICAPITOLERÀ OGNI COSA, allora potremo formulare un giusto giudizio sulla realtà perché conosceremo le intenzioni dei cuori, un aspetto che ora non ci è dato di conoscere.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 5,33-39
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». 

 

Gesù risponde ai farisei sottolineando che il tempo della sua presenza è un momento di gioia, paragonabile a una festa di nozze, durante il quale il digiuno non è appropriato. Tuttavia, preannuncia che arriveranno giorni di assenza in cui il digiuno sarà necessario. Attraverso la parabola dei vestiti e degli otri, Gesù insegna che il suo messaggio e la sua missione rappresentano qualcosa di completamente nuovo, che non può essere contenuto o limitato dalle vecchie tradizioni. Per accogliere il "vino nuovo" del Vangelo, è necessario avere "otri nuovi", ovvero un cuore e una mentalità aperti al rinnovamento spirituale.

 

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04.09 - SANTA ROSALIA

SANTA ROSALIA
Santa Rosalia, chiamata dai palermitani "la Santuzza", nacque nel XII secolo in una nobile famiglia normanna e crebbe in un ambiente ricco di privilegi, ma soprattutto educata alla fede cristiana. Ancora giovanissima fu promessa in sposa a un nobile, ma alla vigilia delle nozze, mentre si specchiava, vide riflessa l'immagine di Gesù sofferente.
Quell'incontro cambiò radicalmente la sua vita: comprese che il Signore la chiamava a seguirlo con cuore indiviso. Rinunciò al matrimonio, alle ricchezze e agli onori della corte, scegliendo la via della consacrazione. Entrò in monastero e, desiderando una comunione ancora più profonda con Dio, si ritirò come eremita nelle grotte di Santo Stefano Quisquina, poi sul Monte delle Rose e infine sul Monte Pellegrino, vicino a Palermo.
Qui trascorse gli ultimi anni nella preghiera, nel silenzio, nella penitenza e nella contemplazione, facendo della sua vita un'offerta totale al Signore. Rosalia non cercò notorietà né privilegi, ma volle appartenere unicamente a Cristo, dimostrando che la vera santità nasce dalla fedeltà quotidiana e dall'amore vissuto nel nascondimento. La sua grotta divenne una scuola di fiducia, dove imparò ad affidarsi completamente alla Provvidenza.
Dopo la sua morte il suo culto rimase vivo, ma si affievolì con il passare dei secoli. Nel 1624, mentre Palermo era devastata dalla peste, la santa apparve indicando il luogo delle sue reliquie, che furono ritrovate e portate in processione per la città. Il popolo pregò con fede e l'epidemia iniziò rapidamente a regredire, fino a scomparire. Da allora Santa Rosalia fu proclamata patrona di Palermo e continua ancora oggi a essere invocata come segno di speranza.
La sua testimonianza ricorda che Dio compie le opere più grandi attraverso persone umili, capaci di mettere il Vangelo al centro della propria esistenza. In un mondo che cerca visibilità, successo e potere, Rosalia insegna che la vera grandezza nasce dall'umiltà, dalla preghiera e dalla scelta coraggiosa di vivere ogni giorno nella volontà di Dio. per noi oggi 1. Viviamo in una società che cerca visibilità e consenso: saremmo capaci di scegliere Cristo anche se questo significasse restare nell'ombra e rinunciare agli applausi? 2. Rosalia lasciò ricchezza e sicurezza per seguire la sua vocazione: quali attaccamenti ci impediscono oggi di rispondere con libertà alla chiamata di Dio? 3. Palermo trovò speranza nella fede e nella conversione: davanti alle crisi di oggi confidiamo davvero nel Signore oppure pensiamo che bastino soltanto le nostre strategie?
Palermo XII secolo - † 4 settembre 1160
S. Rosalia visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170 durante il Regno di Sicilia di Guglielmo I il Malo e, secondo la tradizione, fu damigella della moglie del re, la regina Margherita. Periodo di intensa spiritualità cristiana caratterizzato, dopo l’interruzione della dominazione araba, dal risveglio del monachesimo bizantino e occidentale accolto con entusiasmo dai re normanni. In questo contesto Rosalia visse l’eremitaggio poiché la scelta di una vita solitaria in preghiera e contemplazione era l’espressione più alta della sensibilità religiosa di quel tempo.

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GUALA DI BRESCIA Vescovo
Bergamo, 1180 - 1244

Nel territorio di Astino nella Val Camonica in Lombardia, beato Guala, vescovo di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, che, al tempo dell’imperatore Federico II, si adoperò con saggezza per la pace della Chiesa e della società civile e fu condannato all’esilio.

BEATO NICOLA RUSCA Sacerdote e martire
Bedano, Svizzera, 20 aprile 1563 - Thusis, Svizzera, 4 settembre 1618

Rusca, formatosi al Collegio Elvetico di Milano, sotto l'ala del grande Carlo Borromeo, fu prete di profonda cultura e di generosa dedizione pastorale: guidò con grande equilibrio e moderazione la comunità cattolica di Sondrio e della Valtellina intera. Arrestato nell'estate del 1618 e condotto prigioniero a Thusis, venne processato da un tribunale fazioso, espressione di un particolare gruppo politico-religioso di carattere radicale. Avendo respinto tutte le infondate accuse a suo carico, fu sottoposto a tortura e ne morì il 4 settembre dello stesso anno.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 18,15-20

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 18,15-20

Nel Vangelo di oggi Gesù ci consegna una delle regole più difficili della vita cristiana: la correzione fraterna.
Questa pagina del Vangelo trova una testimonianza straordinaria nella vita di Corrie ten Boom. Durante la Seconda guerra mondiale, Corrie e la sua famiglia nascosero numerosi ebrei perseguitati dai nazisti. Furono scoperti e arrestati. Corrie venne deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove vide sofferenze indicibili e perse la sorella Betsie. Anni dopo la guerra, mentre teneva una conferenza sul perdono cristiano, le si avvicinò un uomo. Corrie lo riconobbe immediatamente: era una delle guardie del campo di concentramento. Quell'uomo le disse di essersi convertito e le chiese perdono tendendole la mano. Corrie raccontò che in quel momento si sentì incapace di fare qualsiasi gesto. Tutto il dolore, l'umiliazione e i ricordi tornarono alla mente. Umanamente non riusciva a perdonare. Allora pregò in silenzio: «Signore, io non posso perdonarlo, dammi Tu il tuo perdono». E trovò la forza di stringergli la mano. Più tardi scrisse che il perdono non è anzitutto un'emozione, ma una decisione sostenuta dalla grazia di Dio. È esattamente ciò che insegna Gesù. Trattare il fratello che sbaglia come un pagano o un pubblicano non significa disprezzarlo. Gesù cercava proprio i pagani e i pubblicani. Li incontrava, li ascoltava, offriva loro una possibilità nuova. Il cristiano non può rinunciare a nessuna persona. Può denunciare il male, ma non smette di sperare nella conversione di chi lo compie. Infine Gesù ci ricorda la forza della preghiera comune: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Quando la comunità prega, perdona e cerca la riconciliazione, Cristo è presente e opera miracoli nel cuore delle persone. La storia di Corrie ten Boom ci insegna che il Vangelo non è una teoria bella ma irrealizzabile. È una forza capace di trasformare persino le ferite più profonde in occasioni di grazia. PER NOI OGGI 1. C'è qualcuno che continuiamo a condannare nel nostro cuore mentre Dio continua a offrirgli una possibilità? 2. Parliamo degli errori degli altri più di quanto preghiamo per loro?
3. Se Corrie ten Boom è riuscita a perdonare una guardia del campo di concentramento, quale piccolo rancore stiamo ancora custodendo e giustificando dentro di noi?

 

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giovedì 3 settembre 2026

03.09.2026 - 1Cor 3,18-23 - Lc 5,1-11 - Lasciarono tutto e lo seguirono.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 3,18-23

Fratelli, nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
1. L’illusione dei sapienti è il grande peccato dell’uomo. ILLUSIONE È CREDERE DI ESSERE SAPIENTI SENZA LA CROCE DI CRISTO GESÙ, o che senza la croce si possa piacere a Dio e lavorare con frutto tra gli uomini. Illuso!
2. Paolo ci mette in guardia e ci invita a vedere IN CRISTO L’UNICO PUNTO DI RIFERIMENTO per i cristiani; TUTTI GLI “ALTRI LEADER” SONO SOLTANTO «STRUMENTI NELLE MANI DI DIO, per mezzo dei quali avete creduto».
3. MA VOI SIETE DI CRISTO E CRISTO È DI DIO. È questa la verità delle verità; è la verità assoluta sulla quale dobbiamo edificare la nostra esistenza spirituale. SIAMO DI CRISTO, APPARTENIAMO A LUI.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

Prendere il largo è un atto di fede, anche quando sembra illogico dopo una notte infruttuosa. La voce che ci ridesta, tramite una parola del Vangelo o un invito, ci esorta a ripartire con gioia e speranza. Grazie al loro sì, oggi possiamo proclamare la nostra fede, seguendo l'esempio degli umili e coraggiosi discepoli di Gesù. La prima comunità dei "pescatori di uomini" nacque in un luogo impensabile. Questa consapevolezza ci ispira a portare la Parola e l'amore di Gesù ovunque, anche nei contesti più difficili, iniziando dai luoghi che frequentiamo quotidianamente.

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I primi apostoli sono “invasi dallo stupore”. In effetti lo stupore tende a invadere, se lo si lascia invadere. Forse pesche miracolose avvengono tutti i giorni. Siamo pronti ad essere sorpresi?

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03.09 - SAN GREGORIO I, DETTO MAGNO

 

SAN GREGORIO I, DETTO MAGNO
San Gregorio Magno nacque a Roma intorno al 540 in una nobile famiglia cristiana. Dopo una brillante carriera civile, divenne prefetto dell'Urbe, ma comprese che il Signore lo chiamava a qualcosa di più grande. Rinunciò agli onori e trasformò la sua casa sul Celio in un monastero benedettino, scegliendo una vita di preghiera, silenzio e studio della Sacra Scrittura.
Richiamato al servizio della Chiesa, fu inviato a Costantinopoli come rappresentante del Papa e, nel 590, venne eletto Successore di Pietro. Erano anni drammatici, segnati da carestie, epidemie e dall'invasione dei Longobardi, ma Gregorio affrontò ogni difficoltà con una fede incrollabile nella Provvidenza. Lavorò instancabilmente per la pace, soccorse i poveri, distribuì viveri ai bisognosi, riscattò prigionieri e favorì la conversione di molti popoli. Inviò sant'Agostino di Canterbury con un gruppo di monaci per evangelizzare l'Inghilterra, promosse la riforma della Curia e valorizzò il monachesimo benedettino come forza spirituale per la Chiesa.
A lui è legata anche la diffusione del canto gregoriano, che ancora oggi accompagna la liturgia. Amava definirsi «servo dei servi di Dio», ricordando che ogni autorità cristiana è anzitutto servizio. Scrisse opere fondamentali, tra cui la Regola pastorale, i Dialoghi, le Omelie sui Vangeli, i Moralia in Iob e un vasto epistolario che resta una preziosa guida spirituale.
Pur provato dalla malattia e da un intenso lavoro pastorale, non smise mai di sostenere il popolo di Dio con coraggio e sapienza. Insegnò che ogni autentica missione nasce dalla contemplazione e dall'ascolto della Parola di Dio, perché solo chi vive unito a Cristo può guidare gli altri con verità. Per questo la Chiesa lo venera come uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa e come un modello sempre attuale di fede, governo e carità. per noi oggi 1. Viviamo tempi difficili, ma siamo costruttori di pace o alimentiamo divisioni? Gregorio ci ricorda che il cristiano non si lamenta della storia: la trasforma con il Vangelo. 2. Cerchiamo incarichi e riconoscimenti o accettiamo di essere servi dei servi di Dio? L'autorità cristiana non domina, ma si piega per servire. 3. Quanto tempo dedichiamo ogni giorno alla Sacra Scrittura? Senza ascoltare la Parola di Dio, rischiamo di avere molte opinioni e poca sapienza.
Roma, 540 - 12 marzo 604
Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.

 

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