mercoledì 29 aprile 2026

29.04.2026 - 1Gv 1,5-2,2 - Mt 11,25-30 - Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 1,5-2,2

Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
1. “DIO È LUCE E IN LUI NON CI SONO TENEBRE”. Dio è amore, Dio è grazia, è luce. In lui non ci sono tenebre, in lui non c’è peccato. FARE COMUNIONE CON DIO È VIVERE IN GRAZIA, vivere nella luce. IL VERO NEMICO DELLA COMUNIONE È IL PECCATO. Con la grazia di Dio sei in comunione con Dio e con i fratelli.

2. SE DICIAMO DI ESSERE SENZA PECCATO, INGANNIAMO NOI STESSI. Attraverso il sacramento della Penitenza GESÙ CI TOGLIE IL PECCATO, ci ridona la grazia e con la grazia ritorniamo in comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e con i fratelli...

3. Se ci ritroviamo ancora mancanti, perché limitati nella nostra condizione umana, non dobbiamo avere paura. ABBIAMO UN PARACLITO. Gesù è il solo giusto davanti a Dio e Lui solo CI DIFENDE E CI PERMETTE DI ESSERE LIBERI DAL NOSTRO PECCATO. Gesù è l'Agnello che è stato immolato una volta per tutte PER SALVARE NON SOLO IL SUO POPOLO, MA TUTTO IL MONDO, prigioniero del male e della morte. A Lui la lode in eterno....

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Come il Padre comunica tutto il suo mistero e la sua vita al Figlio, così il Cristo rivela e dona la vita divina ai suoi discepoli chiamati appunto “piccoli”.
I piccoli sono invitati da Gesù a prendere il suo giogo “dolce e leggero” perché egli è “mite e umile di cuore”.  Il giogo serve a un paio di buoi per tirare l'aratro o il carro: è fatto per due. Portare il giogo di Cristo vuol dire che oltre a te, hai accanto Gesù. Ecco spiegato perché il suo giogo è leggero, perché Gesù ci aiuta a portarlo.
E poi, una volta ricevuto il ristoro e il conforto di Cristo, siamo chiamati a nostra volta a diventare ristoro e conforto per i fratelli, con atteggiamento mite e umile, ad imitazione del Maestro. Ci stai?

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Dio gioca a nascondino e predilige i piccoli. L’invito a giocare richiede la nostra capacità di metterci in gioco, ma sul serio. Senza però prendersi troppo sul serio. Impareremo a riconoscerci piccoli?

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29.04 SANTA CATERINA DA SIENA - PATRONA D'ITALIA E D'EUROPA

SANTA CATERINA DA SIENA

Santa Caterina da Siena (1347 - 1380) ricevette fin dall’infanzia doni straordinari come estasi, stimmate e bilocazioni.
Figlia di Lapa e Jacopo Benincasa, visse in piena Cattività avignonese.
A sei anni ebbe la prima visione di Gesù in trono, anticipando la sua missione.
Fece voto di verginità e resistette al matrimonio imposto dai genitori, consacrandosi a Cristo.
A 16 anni entrò tra le “mantellate” del Terzo ordine domenicano.
Nel 1367 celebrò le nozze mistiche con Cristo, ricevendo un anello visibile solo a lei.
Formò la “Bella Brigata”, composta da religiosi e laici che la seguirono nelle opere di carità.
Assisteva con particolare amore i malati, specialmente i più abbandonati, vedendovi il volto di Cristo.
Ricevette il Cuore di Gesù durante un’estasi, simbolo della totale comunione con Lui.
Grazie al dono della scienza infusa, scrisse o dettò 381 lettere a pontefici, vescovi e regnanti.
Le sue lettere esortavano alla giustizia e alla salvezza delle anime: «Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia».
L’1 aprile 1375 ricevette le stimmate, rimaste invisibili fino alla sua morte.
Il suo consiglio fu determinante per il ritorno del papa Gregorio XI a Roma nel 1377.
Affrontò lo Scisma d’Occidente con coraggio e preghiera, visitando ogni giorno San Pietro nonostante la malattia.
Scrisse il Dialogo della Divina Provvidenza, proclamato Dottore della Chiesa nel 1970.
Il Dialogo insegna che Cristo è ponte tra cielo e terra e che l’uomo è attratto dall’Amore divino.
Morì dolcemente raccomandando anima e spirito nelle mani di Dio.
Patrona di infermieri, d’Italia e d’Europa, rimane esempio di mistica, carità e coraggio.
La sua vita unisce contemplazione, azione e passione per la Chiesa.
Caterina ci mostra che la santità è possibile anche nel coinvolgimento diretto nella storia e nella società.

 

Per noi oggi

1.     La giustizia e la santità non sono separate dalla vita civile: quanto ci impegniamo per integrarle nel nostro quotidiano?

2.     La vera fede richiede coraggio, anche contro pressioni familiari o sociali: siamo pronti a scegliere Cristo prima di tutto?

3.     Servire i più abbandonati e gli infermi è una via concreta per incontrare Cristo: quanto viviamo la carità nelle nostre azioni?

Siena, 25 marzo 1347 - Roma, 29 aprile 1380


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martedì 28 aprile 2026

28.04.2026 - At 11,19-26 - Gv 10,22-30 - Io e il Padre siamo una cosa sola.

Dagli Atti degli Apostoli - At 11,19-26

In quei giorni, quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
1. I dispersi, a causa della persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, annunciano Gesù, E DEI GRECI LO ACCOLSERO, FURONO BATTEZZATI E DIVENNERO CRISTIANI. Ad Antiochia nasce una comunità Cristiana fatta di Greci non più di Giudei.

2. GLI APOSTOLI MANDANO BARNABA PER CONTROLLARE. Barnaba è un discepolo affidabile. L'esperienza e la valutazione di Barnaba sono estremamente positive. LA GRAZIA DI DIO LÌ STA LAVORANDO E CHIEDE FEDELTÀ, fedeltà allo Spirito che anche ad Antiochia STA PORTANDO VITA NUOVA.

3. BARNABA VA A CERCARE SAULO E ORGANIZZANO QUESTA COMUNITÀ. Insieme poi salgono a Gerusalemme per PORTARE UN AIUTO ECONOMICO alla comunità Madre che si trova in difficoltà. UNITI…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,22-30
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Gesù al portico di Salomone avrebbe potuto essere riconosciuto dai Giudei come il Cristo, cioè il Messia, attraverso la testimonianza delle sue opere. Ma essi non hanno la docilità delle pecore che ascoltano e seguono la sua voce. La distanza che nasce dal cuore impedisce l’accoglienza del dono della fede.
Ma l’amore di Gesù è invincibile! Il maligno, il grande nemico di Dio e delle sue creature, tenta in molti modi di strapparci la vita eterna. Ma il maligno non può nulla se non siamo noi ad aprirgli le porte della nostra anima, seguendo le sue lusinghe ingannatrici.
Non dimentichiamoci mai che Gesù è l’unico Pastore che ci parla, ci conosce, ci dà la vita eterna e ci custodisce.

 

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28.04 SAN LUIGI MARIA GRIGNION DA MONTFORT

SAN LUIGI MARIA GRIGNION DI MONTFORT

San Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716) nacque in Bretagna in una famiglia profondamente cristiana. Fin da giovane mostrò grande amore per i poveri e spirito di sacrificio, percorrendo a piedi 350 km verso Parigi donando tutto ciò che aveva.
Studiò al collegio dei gesuiti di Rennes e al seminario di San Sulpizio a Parigi. Ordinato sacerdote nel 1700, lavorò come cappellano in ospedali e ospizi, aiutando anziani e senzatetto. Spesso affrontò ostilità dei dirigenti, ma conquistò l’affetto dei poveri, che lo supplicavano di restare.
Fondò le Figlie della Sapienza con Maria Luisa Trichet e successivamente la Compagnia di Maria maschile.
Nel 1703 scrisse L’Amore dell’Eterna Sapienza, sottolineando la centralità della croce e la conoscenza di Gesù Cristo. San Pio X raccomandò la lettura del suo Trattato della vera devozione alla Santa Vergine e concesse la Benedizione Apostolica a chi lo legge. Il giovane Karol Wojtyla lo portava sempre con sé e ne trasse ispirazione per il motto papale Totus Tuus.
Montfort insegnava che la vera devozione a Maria conduce a una piena appartenenza a Cristo. Fu nominato missionario apostolico da papa Clemente XI e predicò soprattutto in Bretagna e Vandea.
Promosse grandi manifestazioni religiose, costruzioni di croci e riproduzioni del Calvario.
Compositore di canti popolari, diffuse la fede affrontando giansenisti, protestanti e razionalisti.
La sua mariologia era cristocentrica: conoscere Maria significa conoscere Cristo.
Montfort visse con umiltà, obbedienza e dedizione totale ai più deboli. Il suo apostolato combinava carità concreta e predicazione vigorosa. Rimase sempre fedele ai principi cristiani anche di fronte a opposizioni e persecuzioni. Il Trattato rimane guida pratica per una devozione autentica e una vita spirituale piena.
Il suo esempio ispira i cristiani a un impegno totale verso Dio e il prossimo.
San Luigi Maria Grignion di Montfort ci insegna che amare Cristo passa necessariamente attraverso l’amore e la conoscenza di Maria.

 

Per noi oggi:

1.     La devozione a Maria non è un ornamento della fede, ma la via per un rapporto autentico con Cristo: ci chiediamo se la nostra fede è altrettanto centrata.

2.     Servire i poveri e gli emarginati è essenziale per una spiritualità vera: quante volte mettiamo le comodità davanti al servizio?

3.     Il coraggio di vivere coerentemente la fede, anche contro l’opposizione, sfida ciascuno di noi a non adattarsi a compromessi superficiali.

Montfor, Rennes, Francia, 1673 - St. Laurent-sur-Sèvre, Francia, 28 aprile 1716

 

NELLO STESSO GIORNO:
SAN PIETRO CHANEL SACERDOTE E MARTIRE
Cuet, Francia, 12 luglio 1803 - Isole Figi, 28 aprile 1841
San Pietro Chanel, sacerdote della Società di Maria e martire, che nel suo ministero si adoperò nella cura della gente di campagna e nell’istruzione dei bambini; mandato poi insieme ad alcuni compagni ad annunciare il Vangelo nell’Oceania occidentale, approdò all’isola di Futúna, dove la comunità cristiana era ancora del tutto assente. Pur ostacolato da molte difficoltà, mantenendo un contegno di singolare mansuetudine riuscì a convertire alcuni alla fede, tra i quali il figlio del re, che furibondo ne ordinò l’uccisione, facendo di lui il primo martire dell’Oceania.
SANTA GIANNA BERETTA MOLLA
Magenta, Milano, 4 ottobre 1922 - 28 aprile 1962
A Magenta in Lombardia, santa Giovanna Beretta Molla, madre di famiglia, che, portando un figlio in grembo, morì anteponendo amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita.

 

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PIÙ LONTANI DALLA TERRA, PIÙ VICINI ALLE DOMANDE VERE.

 

PIÙ LONTANI DALLA TERRA, PIÙ VICINI ALLE DOMANDE VERE.

La missione Artemis 2 ha riportato l’umanità nei pressi della Luna dopo oltre cinquant’anni, ma il vero ritorno sembra essere stato interiore.

Il comandante Reid Wiseman ha raccontato come l’esperienza dello spazio profondo abbia scosso qualcosa che va oltre la scienza, aprendo uno spiraglio verso il mistero del Creato. Di fronte a un tramonto della Terra dietro la Luna, ha ammesso di non avere categorie per spiegare ciò che vedeva, riconoscendo implicitamente un limite umano davanti all’infinito.

Questo senso di meraviglia lo ha condotto a un momento inatteso di fede, culminato nell’incontro con un cappellano, davanti al quale è scoppiato in lacrime. Non si tratta di un caso isolato: anche Edgar Mitchell, dopo la missione Apollo, parlò di una “coscienza globale” e di un impulso spirituale nato dalla visione della Terra nello spazio.

Durante Artemis 2, inoltre, l’equipaggio ha dimostrato una profonda umanità dedicando simbolicamente un cratere alla moglie defunta di Wiseman, intrecciando così esplorazione cosmica e memoria personale. In questo gesto si rivela una verità spesso dimenticata: anche nelle imprese più tecnologiche, l’uomo resta profondamente relazionale e vulnerabile.

La missione non è stata solo un successo tecnico, ma un’esperienza esistenziale che ha rimesso al centro domande fondamentali: chi siamo, da dove veniamo, e quale senso ha tutto questo. Lo spazio, che molti immaginano freddo e vuoto, si è rivelato invece uno specchio capace di riflettere le profondità dell’animo umano. Paradossalmente, più ci allontaniamo dalla Terra, più sembriamo avvicinarci alle domande essenziali della vita.

L’esperienza degli astronauti suggerisce che il progresso non elimina il bisogno di significato, ma lo amplifica. In un’epoca dominata dalla tecnologia, la meraviglia resta una porta aperta sulla trascendenza. E forse è proprio questa la lezione più inattesa: l’universo non riduce l’uomo, lo interroga.

 

Per noi oggi:

1.     Più avanziamo nella tecnologia, più scopriamo di non avere risposte fondamentali.

2.     Non è lo spazio a essere infinito… è il vuoto di senso che rischiamo di portarci dentro.

3.     Forse non abbiamo bisogno di andare sulla Luna per trovare Dio, ma di smettere di ignorarlo sulla Terra.

 

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lunedì 27 aprile 2026

27.04.2026 - At 11,1-18 - Gv 10,11-18 Il buon pastore dà la vita per le pecore.

Dagli Atti degli Apostoli - At 11,1-18

In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
1. Pietro riconosce che NON ERA SUA INTENZIONE CONVERTIRE I PAGANI, TANTOMENO DI BATTEZZARLI. È stato costretto, HA VISTO una visione con delle tovaglie, con dei cibi impuri, e gli è stato detto di mangiare tutto, di NON CONSIDERARE PROFANO, PERCHÉ TUTTO È PURO.

2. Il Pagani mi HANNO ASCOLTATO CON TUTTO IL CUORE E HANNO RICEVUTO LO SPIRITO SANTO come noi. CHI ERO IO PER PORRE IMPEDIMENTO A DIO?

3. MI OPPONGO A DIO, NO, NON POSSO. Dio ha dato lo stesso dono che a noi. Il dono dello Spirito Santo è anche per loro. Dunque NOI NON POSSIAMO IMPEDIRE A DIO LA SUA OPERA, ma dobbiamo seguirlo. All’udir questo si calmarono, PIETRO È CAMBIATO E ANCHE GLI ALTRI ACCETTANO DI CAMBIARE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
1. HO BISOGNO DI UN PASTORE? NOI SIAMO CONDIZIONABILI (mass media, tv, internet, social), tutto ciò che riesce a condizionarmi corrisponde ai miei "pastori", che io lo voglia o no. Tutto è proporzionato al tempo che do ai vari pastori che ascolto. Riconoscerli è già tanto. DIO QUANTO CONDIZIONA LE MIE SCELTE?...

2. Mi domando: "DOV'È LA MIA LIBERTÀ?" Forse la mia libertà STA NEL POTER SCEGLIERE IL PASTORE e quindi il condizionamento che preferisco e che mi lascia più libero. FAI LA TUA SCELTA LIBERA...

3.Gesù dice: "IO SONO IL BUON PASTORE", e la prova sta nella sua libertà e disponibilità a dare la sua vita per me, CI GUIDA PER IL CAMMINO DELLA VITA, il cammino SICURO che porta al Padre e che lui ha percorso lui per primo fino a diventare per noi “via - verità - vita”. FIDIAMOCI DEL BUON PASTORE...

BUONA DOMENICA…

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DARE VITA

Gesù “buon pastore” dona la vita per le pecore. «Dare la vita è il mestiere di Dio».  Signore Gesù tu ci conosci uno per uno e ci chiami per nome. Fra le tante voci che risuonano intorno a noi, aiutaci a riconoscere la tua e a lasciarci guidare da Te verso quell'abbondanza di vita che tu vuoi donarci. Gesù ha bisogno di Te per far risuonare la sua voce e per portare la sua vita. In che modo? Prendendoti cura dei fratelli.

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27.04 BEATO NICOLA ROLAND

BEATO NICOLAS ROLAND

Beato Nicolas Roland nacque a Reims l’8 dicembre 1642. Fin da bambino mostrò grande intelligenza e devozione: studiò nelle ‘petites écoles’ e nel Collegio dei Gesuiti di Reims, proseguendo poi a Parigi con filosofia e teologia. Frequentò ambienti cattolici impegnati nel sociale, come i Lazzaristi e i Sulpiziani, sviluppando particolare attenzione per orfani e bambini bisognosi.

Divenuto diacono nel 1665, fu nominato canonico teologo a Reims, continuando a mantenere legami con Parigi. Durante la peste del 1668 si dedicò alla predicazione e alle missioni nelle campagne, affrontando fatica e pericoli pur di assistere i bisognosi.

Roland fu direttore spirituale di laici e religiosi, tra cui s. Giovanni Battista de La Salle. Nel 1670 a Rouen incontrò il beato Nicolas Barré e prese ispirazione per fondare scuole gratuite per l’istruzione delle ragazze. Tornato a Reims, ampliò un orfanotrofio e, con l’invio di due suore da Rouen, iniziò la formazione della futura Congregazione delle Suore del Santo Bambino Gesù.

L’8 gennaio 1671 celebrò la prima Messa nel nuovo orfanotrofio dedicato al Santo Bambino Gesù e aprì classi per l’istruzione femminile. Nel 1672 incontrò de La Salle, chiedendogli di succedere nella guida della Congregazione dopo la sua morte.

Gravemente malato, il 23 aprile 1678 stese il testamento affidando le opere a de La Salle. Morì serenamente il 27 aprile 1678, a soli 36 anni, e fu sepolto nella cripta della cappella delle Suore del Santo Bambino Gesù a Reims.

De La Salle, comprendendo le intuizioni di Roland, fondò anche i Fratelli delle Scuole Cristiane, estendendo l’apostolato educativo anche ai bambini maschi.

Roland è considerato precursore dell’apostolato educativo del XVII secolo, dedicato alla catechesi e all’insegnamento elementare, con attenzione speciale per l’infanzia più vulnerabile.

Fu beatificato il 16 ottobre 1994 da papa Giovanni Paolo II, e la sua festa liturgica si celebra il 27 aprile.

 

Per noi oggi

1.     Investire nell’educazione dei più piccoli è un atto di fede e speranza, capace di trasformare la società.

2.     La collaborazione e la successione sono strumenti di continuità: nessuna opera grande può realizzarsi da sola.

3.     Anche vite brevi possono lasciare un’eredità duratura, se guidate da passione, visione e amore verso i più deboli.

Reims, Francia, 8 dicembre 1642 – 27 aprile 1678
 
NELLO STESSO GIORNO:
BEATE CATERINA E GIULIANA DEL SACRO MONTE DI VARESE, VERGINI
Caterina, nata a Pallanza agli inizi del secolo XV - Morì il 6 aprile 1478.
Giuliana, nata nei pressi di Busto Verghera nel 1427 - Morì nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 1501.
Caterina fu educata a Milano. Il 24 aprile 1452 salì all’eremo del Sacro Monte, dove trascorse una vita di penitenza sorretta dalla contemplazione dell’” amoroso Christo crocifixo”.
Il 14 ottobre 1454 raggiunse Caterina nell’eremo del Sacro Monte. Giuliana era un’anima umile, forse analfabeta e quindi pregava in modo semplice e, non sapendo affrontare le meditazioni delle Sacre Scritture, ripeteva infinite volte l’Ave Maria e il Padre Nostro, sempre con gioia. Era così affabile, pura e allegra che si mostrava a tutti con un viso angelico.

 

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