martedì 17 marzo 2026

17.03.2026 - Ez 47,1-9.12 - Gv 5,1-16 - All’istante quell’uomo guarì.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 47,1-9.12

In quei giorni [l’angelo] mi condusse all’ingresso del tempio [del Signore] e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

1. Acque che escono dal Tempio. L’ACQUA che diventa torrente e che genera vita sgorga dalla Casa di Dio, È DONO SUO. Scende dalla facciata, che è a oriente, PERCHÉ È A ORIENTE LA VITTORIA QUOTIDIANA DELLA LUCE SULLA TENEBRA. È abbondante, risana, e dona vita…

2. Ezechiele vede questa visione profetica ma, più tardi l'apostolo Giovanni la vedrà realizzata, attraverso la morte del Cristo, per la redenzione dell'umanità. L'ACQUA ED IL SANGUE CHE SGORGHERANNO DAL FIANCO DEL CRISTO SONO I SEGNI DELLA NOSTRA SALVEZZA essi rappresentano il battesimo e l'eucarestia.

3. L’acqua scende dal lato destro e scorre verso il Mar Morto. ANCHE NEL MAR MORTO C'È ACQUA, MA È UN'ACQUA “MORTA” perché troppo carica di sale. Invece l'acqua che scende dal tempio è un'acqua pura, feconda e viva, che risana l'acqua del mar Morto. È LA TRASFORMAZIONE CHE LO SPIRITO DI DIO CON LA SUA GRAZIA compirà in noi e nelle nostre comunità in questa Quaresima, se saremo docili alle sue ispirazioni.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,1-16
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"». Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina?"». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
La fede è accorgersi di essere presi a cuore proprio quando ci si era convinti di non avere più nessuno.
Proprio come il paralitico portato in barella vicino alla piscina per cui era tramandato che chiunque si fosse immerso per primo nelle acque agitate dalle ali degli angeli sarebbe stato guarito. Ma senza nessuno che lo aiutasse ad andare nell’acqua il suo stare lì sembrerebbe inutile, invece Gesù passò proprio di lì e la sua vita cambiò. Quante volte anche noi ci facciamo prendere dallo scoraggiamento, ritenendo la preghiera inutile? Gesù ci ammonisce che se la paralisi del corpo è brutta, ancora peggiore è quella dell'anima bloccata dal peccato. Il bene vero sta nell’unione con Dio e nel fare la sua volontà. E’ questa la salvezza che ci fa camminare sulla terra e ci fa arrivare al cielo.

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Che domande fa Gesù! Ad un uomo cieco chiede se vuole guarire... a dir poco importuno! Ma è la domanda giusta, che significa: sei pronto a cambiare vita? Questa è la domanda sotto ad ogni altra.

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17.03 SAN PATRIZIO, VESCOVO, APOSTOLO DELL'IRLANDA

SAN PATRIZIO

San Patrizio (c. 387–461), patrono dell’Irlanda, è considerato il fondatore del cristianesimo nel Paese e il protagonista della sua conversione. Nacque nella Britannia romana in una famiglia cristiana, ma da giovane non viveva la fede con convinzione. A circa sedici anni fu rapito da predoni irlandesi e condotto in schiavitù in Irlanda, dove trascorse sei anni come pastore.

Durante questo periodo di solitudine e sofferenza, scoprì la preghiera e maturò una profonda conversione interiore. La schiavitù, invece di distruggerlo, divenne il luogo in cui incontrò Dio. Dopo aver ricevuto in sogno l’annuncio della liberazione, riuscì a fuggire e tornare in patria.

Una volta libero, continuò il suo cammino spirituale, studiò e fu ordinato sacerdote. Sentì però una chiamata sorprendente: tornare proprio in Irlanda, la terra della sua schiavitù, per annunciare il Vangelo. Accettò questa missione con coraggio e spirito di fede.

Tornato in Irlanda come missionario, affrontò molte difficoltà, opposizioni e pericoli, soprattutto da parte dei capi tribali e dei druidi. Tuttavia, grazie alla sua conoscenza della lingua e della cultura locale, riuscì a entrare in dialogo con il popolo e a convertire molti capi e migliaia di persone. Fondò comunità cristiane, ordinò sacerdoti e organizzò la Chiesa locale.

Fu il primo vescovo di Armagh e contribuì alla nascita di numerosi monasteri, che divennero centri di fede e cultura. La tradizione ricorda che spiegava il mistero della Trinità usando il trifoglio come simbolo.

Patrizio si considerava un uomo semplice e indegno, ma si fidò totalmente di Dio. La sua missione trasformò l’Irlanda da terra pagana a “Isola dei santi”, lasciando un’eredità spirituale che dura ancora oggi.

 

Per noi oggi

1. Le ferite possono diventare missione
Il luogo della sua schiavitù divenne il luogo della sua vocazione. Anche le esperienze più dolorose possono diventare la nostra chiamata.

2. Dio chiama anche chi si sente inadeguato
Patrizio non si sentiva all’altezza, ma si fidò di Dio. Non serve essere perfetti per fare grandi cose, serve dire “sì”.

3. Il male non ha l’ultima parola
L’Irlanda, terra di schiavitù e paganesimo, divenne terra di santi. Dio può trasformare anche le realtà più lontane e difficili.

Britannia (Inghilterra), 385 ca – Down (Ulster), 461

 

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QUANDO GUARDI DAVVERO, QUALCOSA CAMBIA.

QUANDO GUARDI DAVVERO, QUALCOSA CAMBIA.

Il regista e fotografo britannico David Rolfe, nato nel 1951, si avvicinò alla Sindone di Torino con uno sguardo dichiaratamente scettico. Convinto che si trattasse di un manufatto medievale e di una devozione infondata, nel 1978 iniziò le riprese di un documentario con l’obiettivo di smascherarne la presunta falsificazione. La sua indagine, però, prese una direzione inattesa.

 Man mano che lo studio proseguiva, Rolfe non solo si confrontò con dati scientifici sempre più complessi e controversi, ma si trovò soprattutto di fronte al mistero del volto impresso sul telo. Quella contemplazione silenziosa produsse in lui una trasformazione interiore profonda. Da ateo convinto, passò prima all’agnosticismo e infine alla fede cristiana. Come lui stesso ha raccontato, non furono le prove scientifiche a convertirlo, ma l’incontro con Gesù Cristo, percepito attraverso l’immagine della Sindone, che definisce “qualcosa che supera tutto ciò che l’uomo può creare”.

 Per Rolfe, la Sindone è diventata un’esperienza spirituale paragonabile a quella dell’apostolo Giovanni davanti al sepolcro vuoto: un vedere che apre alla fede nella Risurrezione. Questo cammino personale è al centro dei suoi documentari Silent Witness (1978), Silent Witness 2 (2008) e Who Can He Be? (2022), nei quali racconta sia l’evoluzione delle ricerche scientifiche sia il proprio itinerario interiore.

 Sul piano scientifico, la questione dell’autenticità della Sindone rimane aperta. Le prime datazioni al carbonio 14, effettuate su un frammento del telo nel ventesimo secolo, indicavano un’origine medievale. Studi successivi hanno però evidenziato che il campione analizzato proveniva da una zona restaurata e contaminata. Ricerche più recenti collocano il tessuto al primo secolo e confermano che l’immagine non è stata realizzata con tecniche pittoriche, né con inchiostri o coloranti. Inoltre, le macchie di sangue corrispondono in modo coerente a quelle lasciate da un uomo crocifisso secondo le pratiche romane.

 La storia di David Rolfe mostra che la fede può nascere là dove meno ce lo si aspetta: non dalla rinuncia alla ragione, ma da una ricerca sincera che si lascia interrogare dal mistero.


PER NOI OGGI

1.     E se il mistero non fosse un nemico della ragione, ma il suo compimento?
La Sindone interroga senza forzare, lasciando spazio alla libertà della fede.

2.     Si può incontrare Cristo anche partendo dallo scetticismo
La conversione di Rolfe mostra che Dio sa farsi trovare anche nelle ricerche più critiche.

3.     Contempliamo ancora davvero il volto di Cristo?
Forse la fede nasce quando smettiamo di analizzare soltanto e iniziamo a guardare.

 

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lunedì 16 marzo 2026

16.03.2026 - Is 65,17-21 - Gv 4,43-54 - Va’, tuo figlio vive.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 65,17-21

Così dice il Signore:
«Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.
Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo.
Non si udranno più in essa
voci di pianto, grida di angoscia.
Non ci sarà più
un bimbo che viva solo pochi giorni,
né un vecchio che dei suoi giorni
non giunga alla pienezza,
poiché il più giovane morirà a cento anni
e chi non raggiunge i cento anni
sarà considerato maledetto.
Fabbricheranno case e le abiteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».

1. «il Signore ci dice che CREA NUOVI CIELI E NUOVE TERRE, CIOÈ “RI-CREA” LE COSE». Il Signore “rifà” il mondo, rovinato dal peccato, in Gesù Cristo. E, questa seconda creazione è più meravigliosa della prima.

2. IL SIGNORE HA TANTO ENTUSIASMO: il Signore pensa a quello che farà, pensa che lui, lui stesso SARÀ NELLA GIOIA CON IL SUO POPOLO. il Signore vuole “ri-crearci”, fare nuovo il nostro cuore, “RI-CREARE” IL NOSTRO CUORE PER FARE TRIONFARE LA GIOIA».

3. Il Signore «fa tanti piani: fabbricheremo case, pianteremo vigne, mangeremo insieme: TUTTI QUEI PROGETTI SONO TIPICI DI UN INNAMORATO DEL SUO POPOLO. il Signore si manifesta innamorato del suo popolo e desidera cambiare la nostra vita.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,43-54
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

 

Credere. Credere che il Signore può cambiarmi, che Lui è potente: come ha fatto quell’uomo che aveva il figlio malato, nel Vangelo. ‘Signore, scendi, prima che il mio bambino muoia’. ‘Va’, tuo figlio vive!’.Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
La fede è un cammino che nasce dalla fiducia nella Parola di un Altro.
La fede è fare spazio a questo amore di Dio, è fare spazio alla potenza, al potere di Dio ma non al potere di uno che è molto potente, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che vuole la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi“.

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«Se non vedete segni e prodigi, voi non credete», Gesù conosce bene il cuore dell'uomo. E compie dei segni. A volte questi sembrano indecifrabili, o forse noi vogliamo solo prodigi e non segni?

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16.03 SANT' ERIBERTO DI COLONIA

SANT’ERIBERTO DI COLONIA

Sant’Eriberto di Colonia (c. 970–1021) nacque a Worms in una famiglia nobile e ricevette una solida formazione religiosa e culturale. Fin da giovane fu attratto dalla vita monastica e dal desiderio di consacrarsi totalmente a Dio, ma per volontà del padre non poté diventare monaco. Fu ordinato sacerdote nel 994 e, grazie alla sua intelligenza, integrità e profonda spiritualità, entrò presto al servizio dell’imperatore Ottone III, che lo nominò cancelliere per l’Italia e poi per la Germania, affidandogli un ruolo di grande responsabilità nel Sacro Romano Impero.

Nonostante il prestigio e il potere, Eriberto rimase sempre un uomo umile e profondamente unito a Dio. Nel 999 fu nominato arcivescovo di Colonia e ricevette l’investitura dal papa Silvestro II. Visse il suo ministero episcopale come un autentico servizio pastorale, dedicandosi alla cura delle anime e dei più poveri.

Alla morte di Ottone III, Eriberto attraversò un periodo difficile, segnato da tensioni politiche con il nuovo imperatore, Enrico II, che inizialmente lo fece imprigionare. Tuttavia, Eriberto accettò con umiltà le prove e continuò a servire fedelmente, contribuendo alla pace e alla stabilità dell’Impero. Con il tempo, il rapporto con Enrico II si ricostruì fino a diventare di reciproco rispetto.

Nonostante gli incarichi politici e religiosi, Eriberto non dimenticò mai i poveri. Donava loro tutto ciò che poteva risparmiare e visitava personalmente gli ammalati nelle case e negli ospedali. Era un pastore vicino alla gente, guidato da una profonda vita di preghiera. La tradizione racconta che durante una grave siccità, pregò con fede e ottenne la pioggia, salvando i raccolti e rafforzando la fede del popolo.

Fondò anche il monastero di Deutz, segno del suo amore per la vita spirituale. Morì nel 1021, già riconosciuto come santo dal popolo. La sua vita dimostra che è possibile vivere ruoli di grande responsabilità senza perdere l’umiltà e che il vero potere, per un cristiano, è il servizio.

 

Per noi oggi

1. Si può avere potere senza perdere l’anima
Eriberto visse accanto all’imperatore senza lasciarsi corrompere dal potere. Oggi spesso il potere divide dall’umanità, mentre lui dimostra che può diventare strumento di servizio.

2. La vera credibilità nasce dalla coerenza, non dal ruolo
Eriberto non fu santo perché arcivescovo, ma perché viveva ciò che credeva. Visitava i malati e donava ai poveri personalmente. La gente crede a chi vive ciò che annuncia.

3. La preghiera non è fuga dalla realtà, ma forza che la trasforma
In mezzo a responsabilità politiche e difficoltà, Eriberto rimase uomo di preghiera. È la sua unione con Dio che gli permise di servire con sapienza, umiltà e pace.

Worms, Germania, ca. 970 - Colonia, 16 marzo 1021/22

 

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domenica 15 marzo 2026

1Sam 16,1.4.6-7.10-13 - Ef 5,8-14 - Gv 9,1-41 - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

Domenica 15 Marzo 2026

Dal primo libro di Samuele - 1Sam 16,1.4.6-7.10-13

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
    1. Inizia la storia di Davide. TUTTO PARTE E INIZIA DAL SIGNORE.  È il Signore che sceglie. È Lui che chiama. È Lui che concede il potere regale.  Ogni vocazione ha sempre la sua sorgente nel cuore del Padre. Anche la tua…
    2. Samuele è mandato a scegliere un successore a Saul. La voce di Dio lo indirizza a scegliere L'ULTIMO dei figli di Iesse, IL PIÙ PICCOLO, IL MINORE perché IL SIGNORE NON GUARDA L'APPARENZA MA GUARDA IL CUORE e sceglie con criteri diversi da quelli che adotterebbero gli uomini.
    3. Davide è stato scelto da Dio perché IL SIGNORE CONOSCE il cuore E GUIDA la storia, e guida questa persona per farla diventare pastore del suo popolo. Davide viene unto, lo Spirito del Signore irrompe su Davide, perché NESSUNA OPERA DEL SIGNORE POTRÀ MAI COMPIERSI SENZA LO SPIRITO DEL SIGNORE nel cuore e nella mente e nella volontà e nei desideri… 

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 5,8-14

    Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
    Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
    «Svégliati, tu che dormi,
    risorgi dai morti
    e Cristo ti illuminerà».
      1. La condizione dell’uomo senza Cristo è tenebra, cioè non conoscenza della verità, che genera una vita intessuta di ignoranza di Dio, quindi di tanta idolatria e di conseguenza di tantissima immoralità. MA ADESSO SIAMO DIVENTATI LUCE perché siamo stati illuminati da Cristo.
      2. IL CRISTIANO È CHIAMATO A CAMMINARE NELLA LUCE, ad operare nella luce, a divenire luce, perché lui in Cristo è stato costituito luce del mondo e sale della terra. PORTARE ALLA LUCE IL MALE, dichiararlo male, condannarlo come male, in nome della luce della verità, È L’OPERA PIÙ URGENTE DA FARE.
      3. Paolo conclude con un frammento dell'antica liturgia battesimale: “Svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà”. OGNUNO DI NOI È QUESTO ADDORMENTATO CHIAMATO A SVEGLIARSI e a riconoscere la bellezza di essere Cristiano, a ringraziare il Signore per il dono del battesimo… E CRISTO TI ILLUMINERÀ... 

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      + Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 9,1-41

      In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
      Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
      Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
      Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
      Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
      Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». 

       

      1. La guarigione di un uomo cieco dalla nascita è metafora del nostro cammino di fede. Il BUIO è la nostra condizione umana, NON è peccato e NON è colpa di nessuno, rimane in noi finché non riconosciamo il bisogno di vedere. Abbiamo BISOGNO CHE QUALCUNO CI APRA GLI OCCHI. Gesù prende l’iniziativa… GRAZIE SIGNORE GESÙ… APRIMI GLI OCCHI, FA CHE IO VEDA….
      2. I farisei invece dicono: “NOI vediamo… NOI sappiamo” e cacciano il cieco dalla sinagoga. PREFERISCONO RIMANERE NEL BUIO CONVINTI DI VEDERCI, non accolgono la novità e rispondono con minacce e insulti. IL CIECO INVECE È DIVENTATO UNA PERSONA NUOVA LIBERA nel raccontare la verità perché l’ha incontrata: “è venuto alla luce”. NOI, SIAMO FARISEI O LIBERI DI RACCONTARE LA FEDE?
      3. Il cieco, guarito, chiede a Gesù chi sia il Messia. E Gesù gli risponde: “LO HAI VISTO: È COLUI CHE PARLA CON TE”. SOLO L’INCONTRO CON CRISTO TOGLIE IL VELO DAGLI OCCHI, riabilita l’uomo, lo restituisce alla sua piena dignità, gli permette di cogliere lo splendore delle cose e il sapore nuovo della vita. ABBIAMO BISOGNO DI VITA…
      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

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      VEDI

      Puoi avere gli occhi aperti e vivere comunque nel buio dell’orgoglio e della paura. Gesù passa anche oggi e tocca ciò che in te non vede, ma devi accettare di cambiare. La vera cecità è rifiutare la luce per restare comodo nelle proprie certezze. Solo chi accetta di essere povero davanti a Cristo riceve una vita nuova.

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      LECTIO DIVINA - IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

      OMELIA -  IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO A)

       

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      Gv 9,1-38 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA DEL CIECO - IV di Quaresima

      RITO AMBROSIANO
      DOMENICA DEL CIECO - IV di Quaresima A
      DOMENICA 15 MARZO 2026

       

      + Lettura del Vangelo secondo Giovanni 9, 1-38b
      In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
      Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
      Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
      Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
      Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
      Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».
      1. La guarigione di un uomo cieco dalla nascita è metafora del nostro cammino di fede. NOI SIAMO CIECHI: la nostra incredulità, la non disponibilità ad accogliere la luce di Dio, ci fissa nell'OSCURITÀ e nel NON SENSO. - ABBIAMO BISOGNO DI GESÙ...

      2. Siamo come avvolti nella tenebra, le cose non hanno contorno né colore, SIAMO CIECHI, e come il cieco siamo inerti, soli, smarriti, viviamo nella paura. EPPURE GESÙ C'È...  IL CIECO LO SA RICONOSCERE e da Lui nasce una vita nuova... NON SEI SOLO...

      3. SOLO L’INCONTRO CON CRISTO — Luce del mondo, Luce «che illumina ogni uomo» — TOGLIE IL VELO DAGLI OCCHI, riabilita l’uomo, lo restituisce alla sua piena dignità, gli permette di cogliere lo splendore delle cose e il sapore nuovo della vita. - RICORDA: SOLO L’INCONTRO CON CRISTO...

      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...