sabato 22 agosto 2026

22.08.2026 - Ez 43,1-7 - Mt 23,1-12 - Dicono e non fanno.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 43,1-7

[Quell’uomo] mi condusse verso la porta che guarda a oriente ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria.
La visione che io vidi era simile a quella che avevo visto quando andai per distruggere la città e simile a quella che avevo visto presso il fiume Chebar. Io caddi con la faccia a terra. La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda a oriente.
Lo spirito mi prese e mi condusse nel cortile interno: ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. Mentre quell’uomo stava in piedi accanto a me, sentii che qualcuno entro il tempio mi parlava e mi diceva: «Figlio dell’uomo, questo è il luogo del mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiterò in mezzo ai figli d’Israele, per sempre».
1. Nel capitolo 10 del libro del profeta Ezechiele, il profeta vede che la gloria del Signore abbandona il tempio perché il popolo è esiliato. DIO STA ACCANTO AL SUO POPOLO; non abita il tempio di un luogo deserto, ma LA SUA GLORIA SI PONE ACCANTO AL SUO POPOLO IN ESILIO.
2. Ora il profeta, quasi alla fine del suo libro, in visione vede che la gloria di Dio rientra nel tempo, PROFEZIA E ANNUNCIO DEL RITORNO DEL POPOLO ALLA SUA TERRA. Se Dio ritorna “nella casa che si è scelto per abitare in mezzo al suo popolo”, significa che anche il popolo – o almeno parte di esso – sta per ritornare dall’esilio.
3. La profezia si compie perfettamente in CRISTO GESÙ, NUOVO TEMPIO DI DIO. In Lui Dio abiterà per sempre.

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

 

Abbiamo un solo Padre e un solo Maestro. Gli altri o ne sono segno, oppure sono millantatori.
Gesù invita i suoi discepoli a non seguire l'esempio di chi fa tutto per essere ammirato dalla gente ed avere posti di primo piano nella società. Ma voi non fate così!
Il primo rischio è quello di dire ma non fare quello che si è detto. Il secondo rischio è quello esibire le proprie “buone opere” così da avere consenso. Il terzo rischio è quello di “farsi chiamare rabbì, padre, guida”. Cioè di pretendere un’autorità assoluta sugli altri.
Nella Chiesa ci sono tanti titoli che … vanno e vengono! Non debbono però intaccare la sostanza e cioè che siamo tutti fratelli: c’è un solo vero maestro che è lo Spirito, c’è un solo vero Padre che è Dio, c’è una sola vera guida che è Cristo.
La grandezza del prete, del genitore, del catechista, del cristiano sta nel partecipare ad una grande storia ed essere discepoli di un grande Maestro.. Pur non vivendo all’altezza della parola che annunciamo, possiamo almeno tendervi con tutto il nostro desiderio. Discepoli, dunque: servi e amici della sua Parola.

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Siamo schiavi della tentazione del potere: gli altri li classifichiamo. Come dice il Papa: molta cultura dell’aggettivo, poca teologia del sostantivo. Gesù taglia corto e ci chiede: se vuoi essere grande, devi essere servo; che ne pensi?

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22.08 - BEATA VERGINE MARIA REGINA

BEATA VERGINE MARIA REGINA

Maria Regina è la memoria liturgica con cui la Chiesa celebra la regalità della Vergine Maria, collocata nell’ottava dell’Assunzione per sottolineare il legame profondo tra questi due misteri gloriosi.
La festa fu istituita da Pio XII nel 1954 con l’enciclica Ad Caeli Reginam e successivamente fissata da Paolo VI al 22 agosto. Maria è chiamata Regina non perché abbia cercato potere o privilegi, ma perché è la Madre del Re dell’universo, Gesù Cristo, e perché ha partecipato in modo unico all’opera della salvezza.
La sua regalità nasce dall’amore, dall’obbedienza e dalla totale disponibilità alla volontà di Dio. Con il suo "sì" all’Annunciazione, Maria ha accolto il progetto divino diventando Madre del Salvatore e collaboratrice dell’opera della Redenzione. Ai piedi della Croce ha condiviso il dolore del Figlio, rimanendo fedele quando tutto sembrava perduto. Per questo i Padri della Chiesa l’hanno indicata come la nuova Eva, colei che con la sua fede e obbedienza ha riparato la disobbedienza della prima donna.
La tradizione cristiana riconosce in Maria una Madre sempre vicina ai suoi figli, capace di intercedere presso Dio e di accompagnare ogni uomo verso Cristo. Nelle Litanie Lauretane viene invocata più volte come Regina, perché la sua dignità non deriva dalla grandezza umana, ma dalla grazia ricevuta e dalla sua piena unione con il Signore. Maria è la donna vestita di sole, con la corona di dodici stelle descritta nell’Apocalisse, segno della vittoria del bene sul male e della promessa della vita eterna.
La sua regalità è una regalità materna: non domina, ma serve; non allontana, ma accoglie; non condanna, ma conduce alla misericordia di Dio. Rivolgersi a Maria significa chiedere aiuto nelle difficoltà, conforto nel dolore e forza per liberarsi dal peccato. Lei, Regina del cielo e della terra, continua a indicare la strada sicura verso suo Figlio Gesù, unico vero Re e Salvatore dell’umanità. per noi oggi 1. Maria è Regina perché ha servito, non perché ha comandato. Noi cerchiamo davvero la grandezza nel dono di noi stessi o nel riconoscimento degli altri? 2. Maria è rimasta fedele sotto la Croce quando tutto sembrava fallito. Noi restiamo accanto a Dio solo quando tutto va bene?
3. Una Regina ci indica la strada verso Cristo. Se Maria fosse davvero al centro della nostra vita, quali scelte cambierebbero oggi?
   Memoria della beata Maria Vergine Regina, che generò il Figlio di Dio, principe della pace, il cui regno non avrà fine, ed è salutata dal popolo cristiano come Regina del cielo e Madre di misericordia. 


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venerdì 21 agosto 2026

21.08.2026 - Ez 37,1-14 - Mt 22,34-40 Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 37,1-14

In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro.
Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio.
1. Ora il Signore compie per mezzo di Ezechiele un GESTO PROFETICO COME GARANZIA DELLA VERITÀ DI OGNI SUA PAROLA finora pronunciata. Le ossa potranno rivivere? Il profeta, sa che nulla è impossibile al Signore.
2. Accanto alla domanda UN INVITO ALLA MISSIONE: profetizza su queste ossa, invoca lo Spirito, FA’ CHE ASCOLTINO LA PAROLA DI DIO ED ESSERE RIVIVRANNO, perché quella parola chiama ogni uomo alla vita e chi vi presta ascolto può scoprire il sentiero per vivere.
3. Ora il Signore spiega il significato di ciò che il profeta ha visto e ha fatto. OGNI PROFEZIA VA COMPRESA. ESSENDO RIVOLTA AGLI UOMINI NECESSITA DI LUCE. Ora il Signore vuole che il popolo smetta di pensarsi senza speranza. È LUI IL CREATORE DELLA SPERANZA VERA E LUI È CON IL SUO POPOLO IN ESILIO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

Gesù insegnò che l'amore verso Dio e verso il prossimo sono i cardini fondamentali della vita spirituale. Senza di essi, la religione diventa sterile cultura anziché vita eterna. La vita morale deve basarsi sull'amore, non sull'obbedienza ansiosa, mentre l'amore deve essere diretto sia verso Dio che verso il prossimo. Quindi, l'amore autentico verso Dio si manifesta nell'amore verso il prossimo, e viceversa, creando una relazione inscindibile tra fede e azione. Ti senti coinvolto in questa dinamica di amore verso Dio e verso il prossimo nella tua vita quotidiana?

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Gesù alla domanda sulla “top ten” dei dieci comandamenti non fa la classifica, ma sposta il livello indicando l’essenzialità della fede: la relazione con Dio e i fratelli. Ma le nostre domande di che tipo sono?

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21.08 - SAN PIO X

SAN PIO X
San Pio X (1835-1914), al secolo Giuseppe Sarto, fu il Papa del motto "Restaurare tutto in Cristo", programma che guidò ogni scelta del suo pontificato.
Nato in una famiglia povera ma ricca di fede, imparò fin da piccolo il valore dell'umiltà, del sacrificio e della fiducia nella Provvidenza. Ordinato sacerdote, fu prima cappellano, poi parroco, vescovo di Mantova, patriarca di Venezia e infine eletto Papa nel 1903.
Pur ricoprendo i più alti incarichi della Chiesa, continuò a definirsi con semplicità "un povero parroco di campagna". Amava profondamente il popolo di Dio e desiderava che ogni fedele conoscesse realmente la propria fede. Per questo promosse con forza la catechesi e pubblicò il celebre Catechismo di San Pio X, convinto che non si può amare ciò che non si conosce.
Difese con coraggio la verità contro gli errori del modernismo, che definì "la sintesi di tutte le eresie", perché svuotava il Vangelo della sua verità per adattarlo alla mentalità del tempo. Il suo unico desiderio era custodire integro il deposito della fede ricevuto dagli Apostoli. Fu anche un grande riformatore della liturgia, promosse il canto gregoriano e la dignità delle celebrazioni, affinché tutto conducesse alla gloria di Dio.
Nutriva una tenerissima devozione verso la Vergine Maria e un amore straordinario per l'Eucaristia, che considerava il cuore della vita cristiana. Per questo abbassò l'età della Prima Comunione e della Confessione ai sette anni, desiderando che anche i bambini potessero incontrare presto Gesù sacramentato. Ripeteva che la santità nasce dall'incontro quotidiano con Cristo presente nell'Eucaristia e che nessuna riforma della Chiesa è possibile senza la conversione del cuore.
La sua fiducia nel Signore era così grande che riconosceva l'opera di Dio anche nelle anime più semplici, come dimostrò incoraggiando la diffusione degli scritti di Luisa Piccarreta. Ancora oggi San Pio X insegna che la vera novità non consiste nel cambiare il Vangelo, ma nel lasciarsi cambiare dal Vangelo. per noi oggi 1. San Pio X voleva restaurare tutto in Cristo. Noi vogliamo davvero mettere Cristo al centro della nostra vita o solo quando ci fa comodo? 2. Difese la verità anche quando era impopolare. Noi siamo disposti a testimoniare il Vangelo quando il mondo la pensa diversamente? 3. Per lui l'Eucaristia era il cuore della vita cristiana. Se Gesù è davvero il nostro tesoro, perché così spesso troviamo tempo per tutto, tranne che per stare con Lui?
Riese, Treviso, 2 giugno 1835 - Roma, 21 agosto 1914
(Papa dal 09/08/1903 al 20/08/1914)
Memoria di san Pio X, papa, che fu dapprima sacerdote in parrocchia e poi vescovo di Mantova e patriarca di Venezia. Eletto, infine, Pontefice di Roma, si propose come programma di governo di ricapitolare tutto in Cristo e lo realizzò in semplicità di animo, povertà e fortezza, promuovendo tra i fedeli la vita cristiana con la partecipazione all’Eucaristia, la dignità della sacra liturgia e l’integrità della dottrina.


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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 16,13-20

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 16,13-20

«Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È una delle professioni di fede più belle del Vangelo. La fede non è soltanto conoscere delle verità su Dio. È lasciarsi raggiungere da Dio. Una storia vera può aiutarci. Quando C. S. Lewis era giovane, si dichiarava ateo. Era convinto che il cristianesimo fosse una leggenda come tante altre. Studiava, ragionava, discuteva. Ma dentro di sé continuava a cercare la verità. Dopo anni di riflessioni e confronti, soprattutto attraverso il dialogo con amici credenti, tra cui Tolkien, arrivò a una conclusione sorprendente: Gesù non poteva essere semplicemente un grande maestro morale. Se ciò che diceva di sé era falso, non poteva essere un uomo buono; se era vero, allora era davvero il Figlio di Dio. Lewis raccontò che la sua conversione non fu un'emozione improvvisa, ma la resa di un uomo che finalmente si arrese alla verità. Da quel momento la sua vita cambiò profondamente e divenne uno dei più grandi testimoni cristiani del Novecento. Anche Pietro, in fondo, vive qualcosa di simile. A un certo punto smette di seguire soltanto un rabbino affascinante e riconosce in Gesù il Signore della sua vita. Per questo Gesù gli cambia il nome. Da Simone a Pietro. Nella Bibbia il cambio di nome indica una missione nuova. Pietro non sarà perfetto: sbaglierà, avrà paura, arriverà persino a rinnegare Gesù. Eppure il Signore lo sceglie ugualmente come pietra della sua Chiesa. È una grande consolazione anche per noi. Dio non costruisce la sua opera su persone perfette, ma su persone che si fidano di Lui. La forza della Chiesa non dipende dalla bravura degli uomini, ma dalla fedeltà di Cristo. La domanda del Vangelo rimane aperta. Ognuno può rispondere soltanto con la propria vita. Non basta ripetere ciò che hanno detto i genitori, il parroco o il catechismo. Arriva il momento in cui ciascuno deve dire personalmente chi è Gesù per lui. PER NOI OGGI 1. Sappiamo molte cose su Gesù, ma siamo sicuri di conoscere davvero Gesù? 2. Se qualcuno osservasse le nostre scelte quotidiane, capirebbe che Cristo è il centro della nostra vita oppure soltanto una presenza occasionale della domenica?
3. Pietro ha lasciato tutto per seguire Gesù. Noi che cosa siamo disposti a lasciare per rimanere fedeli al Vangelo?

 

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giovedì 20 agosto 2026

20.08.2026 - Ez 36,23-28 - Mt 22,1-14 Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

 

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 36,23-28

Così dice il Signore Dio: «Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».
1. Ezechiele si annuncia il raduno del popolo di Dio che era disperso in varie parti della terra. DIO INTERVIENE PERCHÉ È GIUNTO IL TEMPO di santificare il suo nome e di stabilire sulla terra il suo regno.
2. Il Dio Santo vuole santificare il suo popolo, così il suo popolo santo manifesterà la santità del suo Dio. IL SUO POPOLO DOVRÀ ESSERE DIFFERENTE PER SANTITÀ da tutti gli altri popoli. Sarà lui a mostrare la differenza del Signore tra gli dèi.
3. Perché questo accada È NECESSARIO AVERE UN CUORE NUOVO: Dio stesso lo dona perché possiamo vivere nel suo Spirito e osservare le sue leggi e i suoi comandi. Questa è la condizione per poter abitare da UOMINI LIBERI nella terra donata ai padri.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 

 

Quando non si vuole fare qualcosa, tutte le scuse sono buone: impegni di famiglia, appuntamenti di lavoro già presi, affari improcrastinabili… Uno schiaffo in faccia a Dio; un’offesa ai suoi doni! E amara è la conclusione di Gesù: «Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». Dobbiamo convertirci, migliorare, cambiare l’abito delle nostre abitudini, rivestirci di Cristo. «Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero».
Ti senti mai tentato di trovare scuse per non rispondere alla chiamata di Dio e ai suoi doni? Come puoi impegnarti a rispondere con generosità e fedeltà alla Sua chiamata nella tua vita quotidiana?

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20.08 - SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE
San Bernardo di Chiaravalle (1090 - 1153) fu uno dei più grandi santi del Medioevo, abate cistercense, Dottore della Chiesa e instancabile rinnovatore della vita cristiana.
A soli ventidue anni si presentò all'abbazia di Citeaux con una trentina di giovani, tra amici e familiari, desiderosi di consacrare la loro vita a Dio. Il loro ingresso segnò una svolta decisiva per l'Ordine cistercense, che rischiava di scomparire per la mancanza di vocazioni. Dopo appena tre anni fu inviato a fondare l'abbazia di Chiaravalle, che costruì insieme ai suoi monaci con il lavoro delle proprie mani.
Per trentotto anni ne fu il padre e la guida, trasformandola in uno dei più grandi centri spirituali d'Europa, dal quale nacquero decine di nuovi monasteri. Il suo esempio attirò migliaia di giovani desiderosi di seguire Cristo nella vita monastica, contribuendo a un autentico risveglio spirituale in tutta Europa.
Uomo di intensa preghiera, penitenza e contemplazione, seppe unire la vita interiore a un instancabile servizio per la Chiesa. Trascorreva lunghe ore davanti al Signore, convinto che ogni azione apostolica dovesse nascere dall'incontro personale con Lui. Intervenne nelle grandi questioni del suo tempo, difendendo l'unità della Chiesa, sostenendo il legittimo Papa, combattendo le eresie e richiamando tutti alla fedeltà del Vangelo. Pur godendo di enorme prestigio, rimase sempre profondamente umile, convinto che ogni opera dovesse essere compiuta solo per la gloria di Cristo e la salvezza delle anime.
Scrisse opere di straordinaria profondità spirituale, tra cui il celebre De diligendo Deo, nel quale descrive il cammino dell'uomo verso il perfetto amore di Dio. Al centro della sua spiritualità vi erano la Passione di Gesù, la contemplazione della Croce e una tenerissima devozione alla Vergine Maria, che indicava come via sicura per arrivare al Figlio.
Le sue parole, "Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria", continuano ancora oggi a sostenere milioni di fedeli. La sua vita dimostra che la santità non nasce dal successo, ma dall'intimità con Dio, capace di trasformare una persona e, attraverso di essa, il mondo intero.
Ancora oggi il suo insegnamento invita ogni cristiano a riscoprire il silenzio, la contemplazione e la fiducia totale nella grazia di Dio, perché solo chi rimane unito a Cristo può portare frutti che durano in eterno. per noi oggi 1. Bernardo cambiò la storia partendo da un monastero, non da un palazzo. Noi crediamo ancora che la preghiera possa cambiare il mondo o confidiamo solo nei mezzi umani? 2. Nei momenti difficili Bernardo ripeteva: "Pensa a Maria, invoca Maria". Noi a chi corriamo per primo quando arriva una prova? 3. Bernardo cercava solo la gloria di Dio, non la propria. E noi, quello che facciamo ogni giorno, lo facciamo per amore di Cristo o per essere ammirati dagli altri?
Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153
   Memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore. 


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