mercoledì 10 giugno 2026

10.06.2026 - 1 Re 18,20-39 - Mt 5,17-19 - Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

Dal primo libro dei Re - 1 Re 18,20-39

In quei giorni, [il re] Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti [di Baal] sul monte Carmelo. Elìa si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla.
Elìa disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
Elìa disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto.
Venuto mezzogiorno, Elìa cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione.
Elìa disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. Elìa prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome». Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi disse: «Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua.
Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elìa e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!».
Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».
1. IL POPOLO DEVE TORNARE A CREDERE NEL VERO DIO, DEVE NUOVAMENTE CONVERTIRSI. Elia è colui che li aiuta nel riconoscere il vero Dio. Elia propone una sfida pubblica contro i profeti di Baal – il culto cananeo così affascinante per Israele – per definire la verità su Dio.

2. Il Signore risponde alla semplice richiesta di Elia, non ha bisogno di strane danze, di strani rituali, risponde ad Elia che gli chiede un segno. IL DIO D’ISRAELE È UN DIO VIVO E RISPONDE ALLE INVOCAZIONI DEI SUOI FEDELI. 

3. Il linguaggio è crudo e violento; la sfida si concluderà con il massacro dei profeti di Baal ad opera del popolo, puniti per la loro falsa fede. IL PRODIGIO HA COME SCOPO LA CONVERSIONE DEL POPOLO. Convertirsi vuol dire cambiare occhi, mente e cuore, VUOL DIRE VIVERE IN MODO NUOVO. Impariamo a riconoscere l’azione di Dio nei prodigi piccoli e grandi che accadono nella nostra vita!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,17-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

Gesù non è venuto per abolire quanto Dio ha detto e fatto per tutto il corso dell’Antico Testamento attraverso la Legge o i Profeti. Lui è venuto per dare compimento, realizzazione, pienezza di verità e di carità alla Legge e ai Profeti. 
Dare il compimento alla Legge e ai Profeti ha un solo significato: dare al mondo intero la conoscenza perfettissima della verità e della volontà di Dio, verità e volontà che Dio ha iniziato a manifestare nell’Antico Testamento, ma che ancora non aveva portato a pienezza di rivelazione e di compimento. Tutto l’Antico Testamento trova la sua perfetta realizzazione nel Nuovo, in Cristo Gesù.

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Abbiamo paura che qualcuno ci tolga la Legge, le regole. Gesù “compie” la Legge senza abolirla e ci inquieta, come se un genitore avesse paura dei propri figli... E infatti non accade spesso così?

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10.06 - SAN LANDERICO DI PARIGI

SAN LANDERICO DI PARIGI
Nato nel VII secolo, San Landerico visse in un’epoca segnata da carestie, malattie ed epidemie frequenti. Prima di diventare vescovo operò alla corte merovingia come referendario occupandosi anche di questioni giuridiche e amministrative. Intorno al 650 venne nominato vescovo di Parigi succedendo ad Audoberto. Da pastore comprese immediatamente le sofferenze della popolazione colpita dalla fame e dalla povertà. Nel 651 la città di Parigi attraversava una grave carestia e molti poveri rischiavano di morire senza aiuti. Landerico vendette i suoi beni personali per acquistare pane da distribuire ai bisognosi. La sua carità non si limitava all’elemosina ma cercava soluzioni concrete e durature. Per questo fondò l’Hôtel-Dieu, il primo ospedale di Parigi e il più antico ospedale del mondo ancora oggi in funzione. Il suo obiettivo era riunire malati e poveri sotto uno stesso tetto per garantire cure più adeguate e limitare il contagio delle epidemie. Nell’assistenza ai malati venne aiutato da monache e nobili cristiane che offrivano cibo, medicine e conforto spirituale. L’Hôtel-Dieu divenne nei secoli un simbolo della carità cristiana verso gli ultimi e i sofferenti. San Landerico sostenne anche la crescita della vita monastica e firmò documenti importanti a favore dell’Abbazia di Saint-Denis. A lui viene attribuita inoltre la costruzione della chiesa di San Germano d’Auxerre, importante luogo spirituale per la Francia. Visse il ministero episcopale con spirito di servizio, mettendo i poveri al centro della sua missione pastorale. Morì intorno al 656 e venne sepolto nella chiesa di San Germano d’Auxerre dove ancora oggi è ricordato con venerazione. Durante la Rivoluzione francese molte sue reliquie furono disperse dalla violenza anticristiana dell’epoca. La memoria di San Landerico continua però a vivere attraverso le opere di carità e assistenza nate dal suo esempio. La sua vita insegna che la fede cristiana diventa credibile quando si trasforma in servizio concreto verso chi soffre. per noi oggi 1. Molti parlano di solidarietà ma pochi sono disposti a sacrificare davvero qualcosa per gli altri. San Landerico vendette tutto ciò che possedeva pur di sfamare i poveri. 2. La società moderna possiede grandi mezzi sanitari ma spesso dimentica la compassione umana. Il santo ricorda che curare una persona significa prendersi cura anche della sua dignità. 3.Oggi si teme il dolore e si tende a evitare chi soffre. San Landerico invece vide nei malati il volto stesso di Cristo da servire.
† 656/7 circa

NELLO STESSO GIORNO:

SAN PANTALEONE Medico e martire - Patrono della Città e della Diocesi di CREMA

m. 305 c.

Pantaleone nacque nella seconda metà del III secolo a Nicomedia, nell’odierna Turchia. Diventerà successivamente medico e sarà perseguitato dall'imperatore di Costantinopoli Galerio per la sua adesione alla fede cristiana. Fu condannato a morte nel 305: gli furono inchiodate le braccia sulla testa, che poi il boia gli mozzò. È il patrono di medici (insieme ai santi Cosma e Damiano) e delle ostetriche. Viene considerato uno dei quattordici santi ausiliatori (viene invocato contro le infermità di consunzione).

 

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martedì 9 giugno 2026

09.06.2026 - 1Re 17,7-16 - Mt 5,13-16 - Voi siete la luce del mondo

Dal primo libro dei Re - 1Re 17,7-16

In quei giorni, il torrente [nei cui pressi Elìa si era nascosto] si seccò, perché non era piovuto sulla terra. Fu rivolta a lui la parola del Signore: «Àlzati, va' a Sarèpta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarèpta.
Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere». Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». Elìa le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"».
Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

1. DIO SCEGLIE UNA VEDOVA STRANIERA. Elia, profeta del popolo eletto, viene nutrito non da un potente ma da una donna senza risorse, fuori dai confini religiosi. FORSE DIO AMA SCONFINARE PROPRIO DOVE NOI METTIAMO I CONFINI: la fede vera nasce dall’inedito, non dall’appartenenza.

2. “PRIMA PERÒ PREPARA UNA FOCACCIA PER ME”. Elia chiede a una vedova di condividere il suo ultimo pasto. Umanamente scandaloso, ma spiritualmente rivelatore: LA BENEDIZIONE NASCE DAL RISCHIO DELLA CONDIVISIONE. Quando tutto sembra finito, la generosità diventa la porta del miracolo.

3. LA GIARA NON SI SVUOTA, MA NON SI RIEMPIE NEANCHE. Dio non trasforma la vedova in ricca, le dà solo il necessario per il giorno. FORSE IL VERO MIRACOLO NON È L’ABBONDANZA, MA LA FEDELTÀ QUOTIDIANA DELLA PROVVIDENZA: vivere di poco, ma senza paura.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,13-16

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

Il discepolo è costituito da Gesù sale della terra, cioè sapienza, verità per i suoi fratelli che sono nel mondo. Il discepolo è posto da Gesù tra gli uomini per dare loro il sapore, il gusto di Dio.
Il discepolo di Gesù è luce del mondo. Questa la sua nuova essenza. Da tenebra è stato fatto luce nel Signore. La luce del cristiano è la sua nuova vita che vive tra gli uomini. Vita veramente diversa fatta di verità e di carità, di compassione e di misericordia, di perdono e di pietà verso tutti.

 

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09.06 - SANT' EFREM

SANT' EFREM
Nato intorno al 306 a Nisibi, nell’antica Mesopotamia, Sant’Efrem visse in un tempo segnato da persecuzioni, eresie e profonde tensioni religiose. Cresciuto in una famiglia cristiana, ricevette una formazione spirituale sotto la guida di san Giacomo di Nisibi, grande vescovo e difensore della fede. Divenne uno dei più importanti scrittori della tradizione siriaca e fu chiamato “Dottore dei Siri”. Pur essendo diacono, esercitò un’enorme influenza spirituale attraverso la predicazione, la catechesi e gli scritti teologici. La sua caratteristica principale fu quella di unire teologia e poesia in modo unico e affascinante. Gli antichi attribuirono a lui milioni di versi e per la musicalità dei suoi scritti lo soprannominarono “cetra dello Spirito Santo”. Scrisse commenti biblici, inni, omelie e testi contro le eresie che minacciavano la fede cristiana. Usava il canto e la poesia per trasmettere il Vangelo al popolo semplice e per contrastare gli errori dottrinali. A lui viene fatta risalire l’invenzione del canto antifonale poi diffuso nella liturgia della Chiesa. Quando Nisibi passò sotto il dominio persiano nel 363, Efrem si trasferì a Edessa continuando la sua missione spirituale. Condusse una vita austera fatta di preghiera, digiuno e servizio verso i poveri. Durante una grave carestia organizzò aiuti concreti per i bisognosi offrendo cibo, conforto e assistenza. Per Efrem la teologia non era semplice studio intellettuale ma contemplazione viva del mistero di Dio. Le sue opere sul mistero eucaristico sono ricche di immagini poetiche profonde e luminose. Cantò con straordinario amore la Vergine Maria, esaltandola come Madre di Dio e mediatrice presso il Figlio. La sua spiritualità univa fede, bellezza, liturgia e adorazione in un’unica esperienza di incontro con Dio. Morì nel 373 lasciando alla Chiesa un patrimonio immenso di sapienza spirituale e poesia sacra. Nel 1920 Papa Benedetto XV lo proclamò Dottore della Chiesa riconoscendo il valore universale del suo insegnamento. Ancora oggi Sant’Efrem insegna che la fede cristiana non parla solo alla mente ma anche al cuore attraverso la bellezza. per noi oggi 1. Viviamo in un tempo pieno di parole vuote e comunicazione superficiale. Sant’Efrem ricorda che la vera parola nasce dal silenzio, dalla preghiera e dalla contemplazione. 2. Oggi arte e musica vengono spesso separate dalla dimensione spirituale. Efrem dimostra invece che la bellezza autentica conduce l’uomo verso Dio. 3. Molti conoscono informazioni religiose ma pochi trasformano la fede in vita concreta. Sant’Efrem insegna che teologia, preghiera e carità devono camminare insieme.
Nisibi, attuale Nizip in Turchia, c. 306 - Edessa, Siria (attualmente Turchia), 9 giugno 373

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO MOSÈ TOVINI SACERDOTE
Cividate Camuno, Brescia, 27 dicembre 1877 – Brescia, 28 gennaio 1930

Monsignor Mosè Tovini, sacerdote diocesano di Brescia, fu dichiarato “venerabile” il 12 aprile 2003 ed il miracolo per la sua beatificazione è stato riconosciuto il 19 dicembre 2005. E' stato dichiarato "beato" il 17 settembre 2006 nella cattedrale di Brescia.

 

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DATEMI IL CORAGGIO DI VIVERE, NON IL PERMESSO DI MORIRE.

 

DATEMI IL CORAGGIO DI VIVERE, NON IL PERMESSO DI MORIRE.


“Datemi il coraggio di vivere”. È questo il grido accorato di Louis-Benoît Barth, un uomo di 66 anni affetto da SLA, che ha scritto una lettera aperta al presidente Emmanuel Macron. Mentre in Francia continua il dibattito sulla legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito, la sua voce si distingue da molte altre. Non domanda una scorciatoia verso la morte, ma un sostegno concreto per affrontare la vita fino al suo termine naturale. Pur convivendo con una malattia grave, dolorosa e progressivamente invalidante, Barth afferma che la morte programmata non rappresenta la soluzione. Egli invita la politica ad ascoltare anche quei malati che desiderano essere accompagnati, curati e sostenuti senza accanimenti terapeutici. Nella sua lettera sottolinea che questa proposta di legge non è una semplice riforma, ma un cambiamento culturale ed etico destinato a modificare il modo in cui la società considera la vita umana. Secondo Barth, il vero bisogno dei pazienti fragili è rappresentato da cure palliative accessibili, dal sollievo dal dolore e da una presenza umana capace di sostenere la speranza. Egli teme che una normativa di questo tipo possa trasmettere ai più vulnerabili il messaggio che andarsene sia una soluzione accettabile. Per questo chiede che la società continui a riconoscere il valore di ogni persona, anche quando è dipendente, fragile o limitata dalla malattia. La sua testimonianza richiama l’attenzione sul ruolo della medicina, della famiglia e delle istituzioni nel custodire la dignità della persona fino all’ultimo istante. In un contesto segnato dalla sofferenza, Barth non rivendica il diritto di morire, ma il diritto di essere accompagnato e amato. La sua lettera diventa così un appello alla responsabilità collettiva e alla difesa dei più deboli. Per noi oggi: 1. Se una società offre la morte più facilmente delle cure, sta davvero difendendo la dignità della persona? O sta semplicemente rinunciando alla sfida della solidarietà? 2. Quando la fragilità diventa un motivo per anticipare la fine, quale messaggio arriva a disabili, anziani e malati? Il loro valore dipende forse dall’autonomia e dall’efficienza? 3. La vera compassione consiste nel porre fine alla vita o nel restare accanto a chi soffre?
Forse la domanda decisiva del nostro tempo non riguarda come morire, ma come accompagnare chi vive.

 

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lunedì 8 giugno 2026

08.06.2026 - 1Re 17,1-6 - Mt 5,1-12 Beati i poveri in spirito.

Dal primo libro dei Re - 1Re 17,1-6

In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare».
Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.
1. Re Acab regna in Israele, facendosi promotore dell’idolatria più spinta e avanzata. ACAB AVEVA CHIUSO IL CUORE A DIO. DIO CHIUDE IL SUO CUORE A ISRAELE. Le conseguenze sono l’assenza di acqua. Dove abbonda l’acqua, abbonda la vita. Dove muore l’acqua, muore anche la vita.

2. ELÌA, IL PROFETA VIVE ALLA PRESENZA DI DIO, CIOÈ SI FA GUIDARE DA DIO. Vivere alla presenza di Dio significa STARE DAVANTI A LUI IN OGNI MOMENTO, essere sempre in relazione con lui sia nella preghiera che in tutti gli altri momenti di lavoro, di studio, di divertimento.

3. Dio nasconde Elìa per evitargli problemi, dato che il re lo avrebbe considerato causa della siccità. ELIA SI FIDA DI DIO E VA VICINO AL TORRENTE CHERÌT. Lì il Signore si occupa di lui dandogli da bere e da mangiare. QUANDO SCEGLIAMO IL SIGNORE NON DOBBIAMO TEMERE NIENTE, dobbiamo fidarci di lui anche quando non capiamo tutto. 

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

 

Le Beatitudini sono la prova che il Vangelo non può essere stato inventato dall’uomo. Fosse stato per noi, lo avremmo fatto più a nostra misura, non troppo esigente, più accomodante. Ma ciò che per noi è follia, per Dio è saggezza. Siamo chiamati a scegliere: Cosa vogliamo scegliere? Le cose false che ci offre il mondo, o la verità di Dio? La beatitudine è il nostro Vangelo. Il messaggio evangelico delle Beatitudini è la certezza di un domani di felicità, di rivincita, di pienezza.

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Le Beatitudini, il “manifesto” di Gesù. Cosa avranno capito tutte quelle persone lì sul monte? Eppure questo testo ha cambiato il mondo. Gesù semina, misteriosamente: siamo pronti ad accoglierlo? 

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08.06 - BEATO NICOLA DA GESTURI

BEATO NICOLA DA GESTURI
Nato a Gesturi nel 1882 con il nome di Giovanni Angelo Salvatore Medda, Fra Nicola proveniva da una povera famiglia contadina profondamente cristiana.
Rimasto orfano in giovane età, fu costretto a lavorare duramente nei campi per poter sopravvivere.
Dopo la Prima Comunione la sua vita si orientò sempre più verso la preghiera, l’umiltà e il desiderio di consacrarsi a Dio.
Guarito da una grave malattia reumatica, maturò definitivamente la vocazione religiosa.
Nel 1911 entrò tra i Cappuccini di Cagliari come fratello laico e nel 1913 vestì l’abito assumendo il nome di Fra Nicola da Gesturi.
Dopo il noviziato emise la professione religiosa consacrandosi totalmente al Signore.
Nel 1924 venne destinato al convento di Buoncammino a Cagliari con l’incarico di questuante, servizio che svolse per trentaquattro anni.
Con la bisaccia sulle spalle e il rosario tra le dita percorreva silenziosamente strade e campagne chiedendo l’elemosina “A Santu Franciscu”.
La gente vedeva in lui un uomo di Dio e gli chiedeva benedizioni, preghiere e conforto spirituale.
Parlava pochissimo e per questo venne soprannominato “Frate Silenzio”.
Il suo silenzio era pieno di preghiera, pace e amore verso il Signore e verso i poveri.
Viveva nella povertà assoluta, dormiva su un semplice tavolaccio ed era esempio di obbedienza e umiltà.
Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale rimase accanto alla popolazione di Cagliari portando conforto ai disperati.
Nel giugno del 1958, gravemente malato, si preparò serenamente all’incontro con Dio.
Morì l’8 giugno 1958 e ai suoi funerali partecipò una folla immensa, segno dell’amore del popolo verso questo umile frate cappuccino.
Nel 1999 Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato riconoscendo un miracolo ottenuto per sua intercessione. per noi oggi 1. Viviamo in una società rumorosa dove tutti vogliono apparire e parlare continuamente. Fra Nicola insegna che il silenzio interiore può avvicinare più a Dio di mille parole. 2.Molti cercano felicità nel denaro, nel potere e nell’immagine personale. Lui invece, poverissimo e sconosciuto al mondo, conquistò il cuore di un intero popolo. 3.Oggi si fugge dalla sofferenza e dal sacrificio a ogni costo. Fra Nicola dimostra che anche il dolore vissuto con fede può diventare luce per gli altri.
Gèsturi, Cagliari, 5 agosto 1882 - Cagliari, 8 giugno 1958