lunedì 15 giugno 2026

15.06.2026 - 1Re 21,1-16 - Mt 5,38-42 - Io vi dico di non opporvi al malvagio.

Dal primo libro dei Re - 1Re 21,1-16

In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samarìa. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cèdimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».
Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto».
Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
1. Chi è Nabot? Nabot è un uomo che RICONOSCE IL DONO DI DIO E, FEDELMENTE, LO CUSTODISCE contro un Re capriccioso e prepotente. Quella parte di terra assegnata, non era una semplice proprietà, ma ERA LA TERRA CHE DIO AVEVA DONATO A QUELLA FAMIGLIA e alla sua discendenza.

2. Acab (Re) è incapace di riconoscere l’ordine stabilito da Dio. La proposta di Gezabele (moglie del Re) è il rinnegamento di Dio, e il suo modo di agire è la dimostrazione di ciò che accade quando, rinnegando ciò che Dio ha stabilito, FACCIAMO PREVALERE I NOSTRI CRITERI, I NOSTRI CAPRICCI, IL NOSTRO GIUDIZIO ARBITRARIO.

3. E così Gezabèle ATTRAVERSO LA MENZOGNA ARRIVA A FAR UCCIDERE NABOT pur di soddisfare il desiderio di Acab. QUANDO NON C’È TIMORE DI DIO non c’è nulla che ci possa fermare, non c’è un male che non possiamo compiere per realizzare il nostro progetto.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,38-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

 

Le parole di Gesù aprono la strada a un cammino infinito, stimolando le migliori energie positive che possono sprigionarsi anche da ognuno di noi. 
Sappiamo che è estremamente facile entrare in rotta di collisione con altri ma quanto è difficile ricucire un tessuto relazionale! Concretamente, cosa si può fare?
- Un primo passo, già estremamente impegnativo, è non replicare al male con il male, bloccare in sé quella spontanea reazione di vendetta che ci illude falsamente di ristabilire una qualche forma di giustizia e legalità. 
- Poi, non chiudere i ponti, … sperare in un cambiamento della persona. 
- Ed infine superare la legge del taglione, vivere di un amore autentico che non fa calcoli e sa offrirsi generosamente. Come Gesù!
Chiediamo questa grazia nella preghiera!

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Gesù porta a compimento la legge umana, superandola. Chiedendoci di per-donare, di moltiplicare il nostro dono di noi stessi agli altri. E ci fa la domanda più alta: sei disposto ad amare fino in fondo? 

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15.06 - SAN VITO MARTIRE

SAN VITO MARTIRE
San Vito faceva parte dei quattordici Santi Ausiliatori, particolarmente invocati nel Medioevo per ottenere guarigioni e protezione divina. Secondo la tradizione nacque a Mazara del Vallo in Sicilia da una famiglia ricca e pagana. Rimasto presto senza madre, venne educato nella fede cristiana dalla nutrice Crescenzia e dal maestro Modesto. Fin da bambino mostrò una fede straordinaria e venne conosciuto per i prodigi e le guarigioni che operava. Durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano il padre tentò inutilmente di costringerlo ad abiurare il cristianesimo. Non riuscendo a piegarlo, lo denunciò alle autorità romane che lo arrestarono insieme a Modesto e Crescenzia. Minacce, torture e promesse non bastarono a far rinnegare a Vito la fede in Cristo. Secondo la tradizione un angelo aiutò i tre cristiani a fuggire via mare verso la Lucania. Durante il viaggio Dio li sostenne miracolosamente provvedendo cibo e acqua nel deserto del mare. Giunti nel territorio del Sele, Vito continuò a predicare e a operare guarigioni attirando molta gente. La fama del giovane taumaturgo arrivò fino all’imperatore Diocleziano che lo fece condurre a Roma. Qui Vito guarì il figlio dell’imperatore malato di epilessia, ma rifiutò ancora una volta di sacrificare agli dèi pagani. Per questo venne sottoposto a terribili torture insieme ai suoi compagni di fede. La leggenda racconta che uscì illeso da un calderone di pece bollente e che persino i leoni divennero mansueti davanti a lui. Alla fine Vito, Modesto e Crescenzia morirono martiri il 15 giugno del 303 nella terra della Lucania. Il culto di San Vito si diffuse rapidamente in tutta Europa grazie alla fama dei suoi miracoli e della sua giovane santità. È invocato contro l’epilessia, le malattie nervose e il cosiddetto “ballo di San Vito”. In molte città italiane e europee si conservano reliquie del santo e si svolgono ancora oggi solenni processioni popolari in suo onore. La sua testimonianza ricorda che anche un giovane può vivere con straordinario coraggio la fedeltà al Vangelo. per noi oggi 1.San Vito preferì affrontare torture e morte piuttosto che rinnegare Cristo. Oggi spesso basta il giudizio degli altri per far tacere la propria fede. 2. La società moderna esalta la giovinezza ma spesso la svuota di ideali profondi. Vito dimostra che anche un ragazzo può diventare esempio di forza spirituale e santità. 3. Molti cercano miracoli e protezione divina senza cambiare realmente vita. San Vito ricorda che la fede autentica richiede coraggio, fedeltà e sacrificio.
Mazara del Vallo (Trapani), III sec. – Lucania, 15 giugno 303

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO CLEMENTE VISMARA Sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere

Agrate Brianza, Monza e Brianza, 6 settembre 1897 - Mong Ping, Myanmar, 15 giugno 1988

Clemente Vismara è stato un presbitero e missionario italiano. Ha trascorso 65 dei suoi 91 anni nelle foreste della Birmania (dal 1989 Myanmar) al servizio dei tribali Akhà, Ikò e Lahu, in particolare vedove e bambini.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 9, 36-10,8

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 9, 36-10,8

C’è una storia vera che illumina le parole del Vangelo di questa domenica. È la storia di san Massimiliano Kolbe, sacerdote francescano morto nel campo di concentramento di Auschwitz. Nel luglio del 1941, dopo la fuga di un prigioniero, i nazisti decisero di condannare a morte dieci uomini innocenti. Uno di loro scoppiò a piangere disperato: “Mia moglie! I miei figli!”. In quel momento padre Kolbe uscì dalla fila e chiese di prendere il suo posto. Non era obbligato. Non avrebbe ricevuto nulla in cambio. Non cercava gloria. Voleva semplicemente salvare un uomo. Fu rinchiuso nel bunker della fame e morì dopo giorni di agonia, pregando e incoraggiando gli altri prigionieri. Quel gesto continua ancora oggi a parlare al mondo. Perché? Perché la gratuità vera ha una forza divina. Quando qualcuno ama senza calcolo, senza interesse, senza aspettarsi ricompense, rende visibile Dio. Anche noi, forse, pensiamo di avere poco da offrire. Invece il Signore continua a chiamare operai per la sua messe. Operai che sappiano ascoltare, consolare, perdonare, accompagnare, servire. Non servono cristiani spettatori. Servono cristiani che si prendano cura delle “pecore perdute” di oggi: ragazzi senza speranza, anziani dimenticati, famiglie ferite, persone schiacciate dalla paura o dalla solitudine. Il mondo cambia non grazie a chi accumula, ma grazie a chi dona. E il bene fatto gratuitamente non va mai perduto. Forse nessuno applaudirà. Forse nessuno dirà grazie. Ma ogni gesto d’amore autentico diventa una luce accesa dentro la notte del mondo.   Per noi oggi 1.     Abbiamo trasformato anche il bene in uno scambio: “Ti aiuto se mi conviene, se mi notano, se ricevo qualcosa”. Il Vangelo invece distrugge la logica del tornaconto. 2.     Ci lamentiamo che il mondo è cattivo, ma quanti di noi si fermano davvero a curare qualcuno? Gesù non cerca commentatori del male: cerca operai.

3.     Forse il più grande miracolo oggi non è guarire un malato, ma amare qualcuno senza aspettarsi nulla in cambio.

 

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domenica 14 giugno 2026

Es 19,2-6 - Rm 5,6-11 - Mt 9,36-10,8 - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 14 Giugno 2026
Dal libro dell’Èsodo Es 19,2-6
 
In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».

1. Il Signore vuole che Israele SEMPRE RICORDI CIÒ CHE DIO HA FATTO PER LUI: la liberazione dalla schiavitù è purissima opera del Dio. I figli di Giacobbe si dovranno IMPEGNARE AD ASCOLTARE LA VOCE DEL SIGNORE e a CUSTODIRE la sua alleanza. L’alleanza è fondata sull’ascolto della voce del Signore.

2. “Voi sarete per me una PROPRIETÀ PARTICOLARE” Israele sarà per il suo Dio UN REGNO DI SACERDOTI E UNA NAZIONE SANTA. Israele sarà un regno di sacerdoti. Chi è il sacerdote? Il Sacerdote nell’Antichità aveva il posto di Dio sulla terra. Nessuna autorità sopra di lui, ogni altra autorità sotto di lui.

3. Israele sarà un popolo libero, non asservito, non schiavo. E SARÀ NAZIONE SANTA perché dovrà far risplendere nel mondo intero la potenza, la bellezza, lo splendore della santità del suo Dio e Signore, DOVRÀ MANIFESTARE L’AMORE UNIVERSALE, costante, imperituro del suo Dio e Signore PER TUTTI I GIORNI DELLA SUA VITA.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5,6-11
 
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

1. Quando eravamo nella debolezza, nella fragilità, nella schiavitù del peccato, Cristo morì per noi. ERAVAMO PECCATO E DIO CI HA DONATO SUO FIGLIO. La morte di Gesù fu essenzialmente un PURO ATTO DI AMORE PERSONALE. Noi eravamo i suoi nemici e DIO CI HA OFFERTO LA REDENZIONE in Cristo Gesù.

2. In rapporto ai nostri peccati, Dio avrebbe dovuto punirci, castigarci, tenerci per sempre lontano da Lui. Invece cosa fa? Muore per noi al posto nostro, al fine di cancellare le nostre colpe ed espiare la nostra pena. DIO HA VOLUTO PER PURA GRAZIA FARCI RITORNARE DENTRO ALLA SUA AMICIZIA. E quindi da sempre c’è nel cuore del Signore grazia e misericordia.

3. Ora il discepolo di Gesù non è più governato dal peccato, bensì DALLA GRAZIA, vive sotto il regime dello Spirito Santo. LA RICONCILIAZIONE HA COME SUO FRUTTO LA SALVEZZA, da accogliere nella fede. Abbi fede! Il raggiungimento della salvezza eterna è la vera gloria dell’uomo. Questa gloria viene DA DIO, si ripone IN DIO, ci si gloria in Lui.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,36–10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

1. Folle innumerevoli corrono dietro Gesù. Gesù vede questo mondo sconfinato e SENTE COMPASSIONE per esso perché SONO PECORE SENZA PASTORI. In realtà i pastori ci sono ma sono intenti a pascere sé stessi. Che fare? Chiedere al Signore nuovi operai, in modo che TUTTE LE PECORE POSSANO ESSERE SERVITE CON VERA GIUSTIZIA. Chiediamolo con insistenza!!

2. GESÙ CHIAMA I DODICI APOSTOLI E GLI DONA UN POTERE SOPRANNATURALE: il potere di SCACCIARE gli spiriti immondi e di GUARIRE. Gesù vuole LIBERARE L’UOMO dalla schiavitù e dal peccato. Gli Apostoli agiranno nel nome del Signore. Il Signore opererà attraverso gli Apostoli. E NULLA POTRÀ RESISTERE LORO. 

3. GESÙ INVIA I DODICI APOSTOLI. Essi dovranno rivolgersi alle PECORE PERDUTE della casa di Israele, ANNUNCERANNO IL REGNO DI DIO, la vicinanza di Dio, la sua venuta, e I POTERI RICEVUTI DOVRANNO ESSERE VISSUTI nella più grande, assoluta GRATUITÀ. Gli Apostoli SI PRENDERANNO CURA delle pecore e PORTERANNO LA SALVEZZA.
BUONA DOMENICA...

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GRATIS

"L'opera umana più bella è di essere utile al prossimo", e questo va fatto con cuore aperto. Non possiamo dire di aver vissuto veramente, se non abbiamo fatto qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarci. Dopo il verbo "amare", il verbo "aiutare" è il più bello del mondo! «La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato»...

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LECTIO DIVINA - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)


Gv 3,16-21 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA III DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA III DOPO PENTECOSTE
Domenica 14 giugno 2026

 + Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3,16-21

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
1. DIO SALVA IL MONDO PERCHÉ LO AMA DI UN AMORE FEDELE, INCONDIZIONATO, UNIVERSALE E INGUARIBILE e la croce è il segno dell’amore TOTALE; AVERE FEDE È CREDERE ALL'AMORE A QUELL'AMORE. Rispondiamo anche noi all'Amore donando Amore nel nostro quotidiano. SIAMO TESTIMONI DELL'AMORE...
2. Dio Padre manda il Figlio tra gli uomini PERCHÉ SIANO ILLUMINATI E SALVATI PER MEZZO DI LUI. Che dovranno fare gli uomini? Che cosa dobbiamo fare noi? CREDERE, CIOÈ ACCOGLIERE IL FIGLIO GESÙ E AFFIDARCI A LUI…
3. “LA LUCE È VENUTA NEL MONDO” ma quanti cercano la luce altrove. NOI VOGLIAMO DIRE SÌ A GESÙ, che CI SPINGE VERSO LA VERITÀ E LA LUCE e ci sollecita a compiere opere vere, leali, intere, nelle quali l’azione esterna esprima la pienezza del cuore. DOMANDIAMO A GESÙ LA GRAZIA DI ACCOGLIERLO OGNI GIORNO COSÌ…
BUONA DOMENICA...
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14.06 - SANT' ELISEO PROFETA

SANT' ELISEO PROFETA
Sant’Eliseo visse nell’Antico Testamento durante una delle epoche più difficili per il popolo d’Israele. I re e gran parte del popolo avevano abbandonato l’Alleanza con Dio lasciandosi trascinare nell’idolatria e nel culto di Baal. Fu Dio stesso a scegliere Eliseo come successore del grande profeta Elia. Elia lo incontrò mentre stava lavorando nei campi con dodici paia di buoi e gli gettò addosso il proprio mantello. Eliseo comprese immediatamente la chiamata divina e lasciò tutto per seguire il maestro. Prima di partire salutò i genitori e offrì un sacrificio con i suoi buoi condividendo il cibo con il popolo. Da quel momento si mise al servizio di Elia imparando a vivere nell’ascolto e nell’obbedienza a Dio. Quando Elia stava per essere rapito in cielo, Eliseo chiese di ricevere una parte del suo spirito profetico. Assistette così al misterioso rapimento del maestro su un carro di fuoco e raccolse il mantello caduto dal cielo. Con quel mantello divise le acque del Giordano mostrando che la missione profetica continuava attraverso di lui. Durante il suo ministero Eliseo richiamò continuamente Israele alla fedeltà verso il Signore. Visse in un tempo di guerre, violenze e continue infedeltà religiose da parte del popolo e dei governanti. Operò numerosi miracoli tra cui il risanamento delle acque di Gerico e la moltiplicazione dell’olio e dei pani. Riportò in vita il figlio della Sunammita e guarì dalla lebbra Naamàn, comandante dell’esercito arameo. Attraverso questi segni mostrava che Dio non abbandona mai chi si affida con fede alla sua misericordia. Eliseo fu voce coraggiosa della verità anche quando il popolo preferiva seguire falsi dèi e interessi umani. Morì durante il regno di Ioas dopo una vita interamente spesa al servizio della parola di Dio. La sua memoria venne diffusa in Occidente specialmente dai Carmelitani che ne celebrarono la fedeltà e la santità. Sant’Eliseo ricorda ancora oggi che la fedeltà a Dio richiede coraggio, distacco e perseveranza nelle prove. per noi oggi 1. Israele cadeva nell’idolatria adorando falsi dèi costruiti dagli uomini. Oggi gli idoli spesso si chiamano denaro, potere, immagine e successo personale. 2. Eliseo lasciò tutto appena comprese la chiamata di Dio. Molti invece vogliono seguire Dio senza rinunciare alle proprie sicurezze. 3. Il profeta annunciava la verità anche quando risultava scomoda e impopolare. Oggi spesso si preferisce il consenso umano alla fedeltà al Vangelo.
m. 790 a.C.

sabato 13 giugno 2026

13.06.2026 - Is 61,9-11 - Lc 2,41-51 - Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 61,9-11

Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.
1. Il profeta descrive il popolo eletto da Dio. ESSO È DISTINTO DA TUTTI ed è riconosciuto per ciò che ha avuto in dono: La GRAZIA SOVRABBONDANTE DI DIO. Il suo vivere è fatto di GIUSTIZIA perché in esso è DIMOSTRATO ED È MANIFESTATO CHI È COLUI che l’ha eletto.

2. Il motivo di TANTA GIOIA è un'avvenenza nuova che il Signore ci conferisce, espressa attraverso l'immagine di vesti nuove, di un mantello, di gioielli e di un diadema, TUTTI SIMBOLI DELLA VERA BELLEZZA CHE IL SIGNORE CI DONA, VALE A DIRE LA GRAZIA. La grazia ci rende “graziosi”.

3. Altra immagine, indicata dal profeta, pone l’attenzione sul germogliare. La metafora è invito a scorgere che IL TEMPO NUOVO È SOLO L’INIZIO; È ANNUNCIATO IN ‘GERME’, MA ESSO È DESTINATO A CRESCERE e a portare il frutto della benedizione e della lode a tutti i popoli. QUANTO IL SIGNORE HA FATTO PER ISRAELE DIVENTA SEGNO DI BENEDIZIONE E PROMESSA DI SALVEZZA PER TUTTI I POPOLI. 

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

I genitori trovano Gesù nel tempio tra i saggi, dialoga con loro e MOSTRA UNA SAGGEZZA STUPEFACENTE. I bambini, se li ascoltiamo, hanno intuizioni che ci lasciano sbalorditi. 
Gesù afferma che deve "ESSERE" NELLE COSE DEL PADRE SUO. L'essere diviene autentico SOLO IN RELAZIONE CON DIO. Siamo veramente noi stessi quando coltiviamo la relazione con il Signore. E LA VITA DIVENTA MENO ANGOSCIANTE...
In più la RELAZIONE CON DIO PERMETTE A GESÙ DI TORNARE A NAZARET restando sottomesso ai genitori, riconoscendone la loro autorità. Non ha alcun bisogno di fare il ribelle! SE SO CHI SONO IO IN DIO, POSSO ACCOGLIERE CHI SEI TU...

 

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