martedì 8 settembre 2026

08.09.2026 - Mi 5,1-4 - Mt 1,1-16.18-23 - Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

 

Dal libro del profeta Michèa - Mi 5,1-4

E tu, Betlemme di Èfrata,
così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,
da te uscirà per me
colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall’antichità,
dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui,
fino a quando partorirà colei che deve partorire;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.
Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace!
1. Michèa presenta in controluce la figura della Vergine Maria, simbolicamente rappresentata da «Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda». La nascita di Cristo ci invita a CONSIDERARE LA POSIZIONE DI MARIA NEL DISEGNO DI DIO…
2. Dalla piccola Betlemme USCIRÀ «COLUI CHE DEVE ESSERE IL DOMINATORE». La sua origine umana è apparentemente umile, ma in realtà essa è «dai giorni più remoti», perché Dio l’ha predestinata da sempre. L’uscita del dominatore d’Israele da Betlemme è figura simbolica della nascita di Cristo da Maria, di cui DIO SI COMPIACE PER LA SUA UMILTÀ…
3. Maria È PREDESTINATA, da sempre immacolata, per ESSERE LA MADRE DI COLUI CHE DOMINERÀ su tutte le genti sino agli estremi confini della terra PER SEMPRE. Allora si vivrà in pace, perché Gesù è la vera pace e SOLO LUI PUÒ DONARCELA!

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 1,1-16.18-23
 
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

 

Dio agisce attraverso le generazioni che vengono una dopo l’altra, ma poi vira di colpo e fa germogliare nel grembo della madre Anna una donna nuova, Maria. La Chiesa innesta la festa della Natività di Maria a nove mesi esatti da quella della Immacolata Concezione. Il tempo è a disposizione di Dio ed Egli vi costruisce la sua opera, attraverso la semente umana rinnovata dalla sua grazia. 
È Dio che “scende”, è il Signore che si rivela, è Dio che salva. E l’Emmanuele, il Dio-con-noi, realizza la promessa di mutua appartenenza tra il Signore e l’umanità, nel segno di un amore incarnato e misericordioso che dona la vita in abbondanza. Maria da parte sua ha accolto l'inaudito di Dio, Giuseppe ha creduto all'angelo e l'infinito si fece carne, bambino, e così avvenne. Che bella la fede di Maria e Giuseppe e che grazia l'Emmanuele,  il Dio con noi, per tutta l'umanità!

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Tutta la storia converge verso un punto: una ragazza e il suo fidanzato. Noi, con i nostri amori, sogni, paure, relazioni (sempre fragili e complicate). Dio passa attraverso tutto questo: lo sappiamo riconoscere?

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08.09 - NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA

NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA
La Natività della Beata Vergine Maria, celebrata l'8 settembre, è una delle feste mariane più antiche della Chiesa. La nascita di Maria non è un semplice evento familiare, ma l'inizio visibile del progetto di salvezza preparato da Dio fin dall'eternità. Già dopo il peccato originale, il Signore aveva promesso una Donna che avrebbe schiacciato la testa del serpente, annunciando così il primo Vangelo della speranza. Maria è la nuova Eva, scelta per diventare la Madre di Gesù, il Salvatore del mondo.
Nata da Gioacchino e Anna, cresce nella santità e nella docilità allo Spirito, preparandosi ad accogliere il mistero dell'Incarnazione. Per questo la sua nascita è motivo di gioia per il cielo e per la terra: con lei comincia a brillare l'aurora che precede il sorgere del Sole di giustizia, Cristo Signore. La tradizione della Chiesa vede nella Vergine il ponte tra l'Antica e la Nuova Alleanza, la creatura nella quale le promesse di Dio trovano il loro compimento.
La sua vita è interamente orientata a Cristo e ci insegna che ogni vocazione nasce dall'ascolto e dalla disponibilità alla volontà del Padre. Celebrando la nascita di Maria, contempliamo la fedeltà di Dio che mantiene le sue promesse e prepara con pazienza la salvezza dell'umanità. Maria ci ricorda che Dio opera spesso attraverso ciò che è piccolo e umile agli occhi del mondo. La sua nascita ci invita a guardare ogni vita come un dono prezioso, chiamato a diventare strumento dell'amore e della misericordia di Dio.
Ogni cristiano è chiamato, come Maria, a dire il proprio "sì" perché Cristo possa continuare a nascere nel cuore degli uomini e nella storia del mondo. Guardando a Maria impariamo che la vera grandezza consiste nel fidarsi pienamente di Dio e nel lasciarsi guidare dalla sua grazia.
La Madre del Signore continui ad accompagnare il cammino della Chiesa, perché ogni credente diventi segno di speranza, di pace e di amore per il mondo. per noi oggi 1. Accogliere il progetto di Dio. Maria è entrata nel disegno del Signore con fiducia: sappiamo accogliere anche noi la sua volontà, quando non coincide con i nostri progetti? 2. Custodire il dono della vita. La nascita di Maria ci ricorda che ogni vita è preziosa fin dal suo inizio: riconosciamo davvero questo dono e lo difendiamo con le nostre scelte? 3. Portare Cristo agli altri. Maria è nata per donare Gesù al mondo: la nostra vita conduce gli altri verso Cristo oppure li allontana da Lui?
Questa celebrazione, che ricalca sul Cristo le prerogative della Madre, è stata introdotta dal papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale. La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.

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“TU SEI IMPORTANTE”

“TU SEI IMPORTANTE”

Domenico Zuccarella, 59 anni, malato di sclerosi multipla, è morto il 25 agosto attraverso il suicidio assistito. La sua storia racconta però molto più di una scelta individuale: racconta una società davanti alla sofferenza.
Deborah Giovanati lo aveva conosciuto negli ultimi mesi, incontrandolo ogni settimana e condividendo con lui momenti di amicizia. Domenico scherzava e parlava della vita, ma soprattutto diceva di sentirsi inutile. Non sembrava semplicemente voler morire: desiderava poter vivere meglio la propria condizione.
La malattia era progressiva, ma Domenico aveva ancora desideri, relazioni e domande. Viveva però una situazione di solitudine, abbandono e mancanza di sostegno: trascorreva molto tempo a letto e mancavano strumenti per una maggiore autonomia.
Poi arrivò la richiesta di suicidio assistito. Quando la data si avvicinò, però, ebbe paura, pianse e apparve triste e rassegnato. La domanda è drammatica: era davvero una scelta completamente libera, oppure maturata dentro una situazione di abbandono?
L’autodeterminazione assoluta è un’illusione: nella vita dipendiamo sempre dalle relazioni e dall’amore ricevuto. Domenico aveva trovato negli amici qualcuno che lo ascoltava e gli faceva riscoprire il gusto della compagnia.
Aveva persino parlato di Gesù e posto domande sulla fede, mostrando che dentro di lui c’erano ancora ricerca e desiderio di relazione. La sua morte lascia una domanda terribile: abbiamo accompagnato davvero Domenico a vivere, oppure ci siamo limitati ad accompagnarlo a morire?
Forse la vera libertà non consiste soltanto nel poter scegliere la morte, ma nel sapere di essere ancora importanti per qualcuno. La sfida di oggi è costruire una società capace di dire a chi soffre: “Tu sei importante, noi abbiamo bisogno di te”.
  Per noi oggi:   1. Se una persona chiede di morire perché si sente inutile, siamo sicuri che la risposta più libera sia aiutarla a morire? O dovremmo prima domandarci perché si sente inutile e che cosa abbiamo smesso di offrirle?   2. Una società è davvero progredita quando rende più facile morire, ma lascia una persona per mesi senza gli strumenti necessari per vivere dignitosamente? Forse la vera civiltà non si misura dalla possibilità di morire, ma dalla capacità di non lasciare solo chi soffre.  
3. E se dietro certe richieste di morte non ci fosse soltanto il desiderio di morire, ma il grido: “Qualcuno si accorga che esisto”? La domanda per noi oggi è semplice e scomoda: chi, nella nostra comunità, rischia di sentirsi inutile e noi non ce ne siamo ancora accorti?

 

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lunedì 7 settembre 2026

07.09.2026 - 1Cor 5,1-8 - Lc 6,6-11 - Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 5,1-8

Fratelli, si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile!
Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.
Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità.
1. A Corinto la comunità si trova a convivere con un caso di immoralità (incesto). E non c’è in loro NESSUN SEGNO DI AMAREZZA SPIRITUALE, di dolore per aver tradito Cristo e la sua santità. SONO INCAPACI DI ESPRIMERE UN GIUDIZIO VERO SULLA SITUAZIONE di quel membro mettendo a rischio tutta la comunità.
2. Paolo interviene con fermezza per salvaguardare il bene comune. IL SIGNORE LO AIUTA A DISCERNERE SECONDO VERITÀ, perché rende presente al suo spirito quanto avviene, anche se lontano da loro. E AGISCE NEL NOME DEL SIGNORE in modo pubblico e palese.
3. ORDINA UNA VERA E PROPRIA SCOMUNICA, l'allontanamento dalla comunità del Signore. Ogni pena nella Chiesa deve essere considerata temporanea, transitoria, breve. Il fine è uno solo: far prendere coscienza a chi ha trasgredito i comandamenti del Signore della gravità dei suoi atti, perché se ne penta E RITORNI NELLA CASA DEL PADRE CON UN AMORE PIÙ GRANDE E UNA VOLONTÀ PIÙ FERMA di non peccare più. IL FINE È SEMPRE LA SALVEZZA DELLA SUA ANIMA, IL SUO RITORNO NELLA VERITÀ.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 6,6-11
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.  

 

Gesù supera ancora una volta la barriera legalistica, guarendo un uomo in giorno di sabato. Gesù va incontro a ogni persona, sbaragliando ogni impedimento e rispondendo al bisogno.
Il sabato è un dono di Dio affinché il popolo eletto possa riposare e finalmente, non distratto dal lavoro quotidiano, possa approfondire la Legge di Dio. Con la guarigione dell'uomo dalla mano paralizzata Gesù non ha solo aiutato quell'uomo, ma anche noi a capire meglio come si adempie la Legge di Dio: amando Lui sopra ogni cosa e di conseguenza il prossimo e  noi stessi.
I dottori della legge rimproverano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene di sabato. Ma l’amore di Gesù è dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto. Imitiamo Gesù nel ‘fare’ del bene in tutti i giorni della settimana, abolendo leggi, consuetudini, ritrosie che ci impediscono di amare/servire il fratello…

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«Gli scribi e i farisei lo osservavano...». Gesù è un “osservato speciale”, uno da tenere sott’occhio. Sono 2000 anni che viene osservato e, quindi, condannato. E noi? Con quale sguardo vediamo Gesù?

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07.09 - SAN GRATO DI AOSTA

SAN GRATO DI AOSTA
San Grato di Aosta, vissuto nel V secolo, è il patrono della città e della diocesi di Aosta. Fu il secondo vescovo della diocesi e succedette a Sant'Eustasio, probabilmente condividendone anche l'origine greca. Si ritiene che abbia ricevuto la sua formazione nella comunità sacerdotale fondata da Sant'Eusebio di Vercelli, una scuola di fede, di vita comune e di servizio alla Chiesa.
Nel 451 partecipò, come sacerdote, al sinodo di Milano, firmando una lettera inviata a San Leone Magno, nello stesso anno del Concilio di Calcedonia, che proclamò con chiarezza la fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Divenuto vescovo di Aosta, guidò il popolo con sapienza, fedeltà e spirito pastorale, custodendo l'unità della Chiesa e l'integrità della dottrina. La tradizione lo ricorda come un pastore vicino alla sua gente, attento ai bisogni concreti delle famiglie e delle campagne.
Per questo motivo è venerato come protettore dei raccolti, affidando al Signore il lavoro dell'uomo e i frutti della terra. Le sue reliquie sono custodite nella cattedrale di Aosta, mentre l'iconografia lo raffigura spesso con la testa di San Giovanni Battista, richiamando un'antica tradizione medievale. Al di là della leggenda, ciò che resta certo è la testimonianza di un vescovo che seppe coniugare la fedeltà alla verità della fede con la carità pastorale.
San Grato ricorda anche a noi che la fede non è soltanto una dottrina da conoscere, ma una vita da testimoniare ogni giorno con coerenza, umiltà e servizio. In un tempo in cui è facile adattare il Vangelo alle mode del momento, il suo esempio invita a custodire con coraggio la verità senza rinunciare alla carità.
Ci ricorda inoltre che il lavoro umano, la cura del creato e la preghiera non sono realtà separate, ma dimensioni che si illuminano reciprocamente quando vengono vissute alla presenza di Dio. La sua vita ci insegna che un pastore autentico non cerca il proprio interesse, ma il bene del popolo affidatogli.
Ancora oggi la sua testimonianza invita ogni cristiano a essere seminatore di speranza, di unità e di fedeltà al Vangelo nella vita quotidiana. per noi oggi 1. Custodiamo la fede. Difendiamo la verità del Vangelo con la stessa convinzione di San Grato o ci lasciamo guidare dalle opinioni del momento? 2. Viviamo il servizio. Il nostro modo di esercitare responsabilità e autorità è animato dallo spirito del buon pastore o dalla ricerca del prestigio personale? 3. Affidiamo il nostro lavoro a Dio. Chiediamo la benedizione del Signore sulle nostre fatiche quotidiane oppure pensiamo di poter fare tutto contando solo sulle nostre forze?
† Aosta, seconda metà del V secolo

Egli fu quasi certamente il presbitero che, dichiarandosi inviato di Eustasio protovescovo di Aosta, firmò la lettera del Concilio Provinciale di Milano inviata nel 451 a papa Leone Magno, in occasione della soluzione del problema delle due nature in Cristo.
Alla morte di Eustasio, nella seconda metà del V secolo, Grato divenne vescovo di Aosta. Sono state avanzate anche due ipotesi. Eustasio e Grato potrebbero essere stati di origine greca. Entrambi potrebbero avere studiato nel cenobio eusebiano di Vercelli perché Aosta era compresa nel territorio di questa città e perché Sant'Ambrogio, nella lettera ai vercellesi, dice che le Chiese dell'Italia settentrionale si rivolgevano a quel cenobio per scegliere i propri pastori.

NELLO STESSO GIORNO:

BEATA EUGENIA PICCO Vergine
Crescenzago, Milano, 8 novembre 1867 - Parma, 7 settembre 1921

A Parma, beata Eugenia Picco, vergine della Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, che, tutta votata alla volontà di Dio, promosse la dignità delle donne e provvide alla formazione spirituale e culturale delle religiose.

SAN GIOVANNI DA LODI Vescovo
m. Gubbio, Umbria, 7 settembre 1105

A Gubbio in Umbria, san Giovanni da Lodi, vescovo, che fu compagno di san Pier Damiani nelle sue missioni diplomatiche.

 

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domenica 6 settembre 2026

Ez 33,1.7-9 - Rm 13,8-10 - Mt 18,15-20 - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 06 Settembre 2026


Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 33,1.7-9

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».
1. Ezechiele guida degli Ebrei nell'esilio in Babilonia È STATO COSTITUITO DAL SIGNORE COME UNA SENTINELLA PER LA CASA DI ISRAELE. Lui ASCOLTA e subito deve RIFERIRE. Questa è la sua sola missione, il suo ministero. Il profeta è VERA PAROLA DI SALVEZZA, REDENZIONE, CONVERSIONE, PENTIMENTO…

2. Il profeta deve RISVEGLIARE LA COSCIENZA DEL POPOLO. Ezechiele si sente mandato da Dio a dire al malvagio attento perché tu morirai, se continui così ti rovini la vita. IL SIGNORE NON VUOLE CHE IL MALVAGIO SI PERDA, MUOIA. Lui vuole che viva.

3. IL PROFETA È RESPONSABILE DELLE SUE AZIONI. Se il profeta tace, lui è responsabile del suo silenzio generatore di morte. Il Signore gli domanderà conto. PER UNA PAROLA DEL PROFETA SI PUÒ SALVARE IL MONDO. Questa responsabilità è di ogni discepolo di Gesù. Il Profeta CONDIVIDE LA PASSIONE PER LA SALVEZZA DI TUTTI e DESIDERA DARE L'ALLARME perché tutti si salvino.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 13,8-10

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.
1. NON ABBIATE ALCUN DEBITO CON NESSUNO, cioè non tenetevi delle cose che dovete dare. Quello che dovete dare datelo! MA QUAL È IL DEBITO CHE AVETE? È l'amore vicendevole. È quello di amarvi gli uni gli altri. CHI AMA L’ALTRO HA ADEMPIUTO LA LEGGE.

2. QUALSIASI COMANDAMENTO SI RICAPITOLA NELL’AGAPE. La ricapitolazione è riportare tutto al capo, al principio, all'agape, all'amore frutto dello spirito. AGAPE È QUELL’AMORE FRUTTO DELLA GRAZIA CHE TI FA AMARE TUTTI ANCHE IL NEMICO…

3. LA PIENEZZA, LA REALIZZAZIONE DELLA LEGGE STA NELLA AGAPE IN QUESTO AMORE “SOVRUMANO”, donato all'uomo dall'opera di Dio e TI RENDE CAPACE DI AZIONI STRAORDINARIE, di un modo di vita fuori dall'ordinario, RIESCI A COMPIERE LA LEGGE, LA GRAZIA viene data perché L'UOMO POSSA ESSERE IN GRADO DI ADEMPIERE LA LEGGE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

 

1. I PASSI DELLA MISERICORDIA: DISCREZIONE E PROGRESSIONE. Si comincia in modo riservato e personale, si apre al dialogo con altri fratelli e quindi ci si affida al giudizio dell’intera comunità. Ricordati che LA FINALITÀ È ‘GUADAGNARE‘ IL FRATELLO CON MISERICORDIA, CON LO STESSO SGUARDO DI DIO e NON di giudicarlo e di condannarlo.
2. E quando Gesù, DI FRONTE A CHI NON VUOLE CAPIRE IL SUO SBAGLIO, dice di TRATTARLO COME UN PAGANO O UN PUBBLICANO… ci vuole ricordare come Lui trattava i pagani e i pubblicani. Come COLORO CHE AVEVANO PIÙ BISOGNO DELLA PAROLA DI DIO, e NON come gente da disprezzare. Come COLORO PER CUI PREGARE MAGGIORMENTE, anche se magari ci hanno ferito.
3. Poi Gesù ci insegna il valore e la forza della preghiera. NELLA PREGHIERA SIAMO IN RELAZIONE COL SIGNORE COME SINGOLI E COME COMUNITÀ, cioè come Chiesa. Anche nella preghiera siamo chiamati a CRESCERE INSIEME PER CERCARE E TROVARE LA VOLONTÀ DI DIO. INSIEME…
BUONA DOMENICA...

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CORREZIONE

La correzione fraterna è un'arte difficile da praticare! Ci vuole sincerità, tatto, delicatezza, carità, amore. Per non rischiare di far finire un amore, un'amicizia, una intesa. L'amore non nota mai i difetti. I veri amici vedono i tuoi errori e ti avvertono; i falsi amici li vedono e li fanno notare agli altri! Ama di vero amore con fiducia, lealtà e comprensione perché da questa radice non ne può uscire che il bene.

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LECTIO DIVINA - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA –XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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Gv 5,19-24 - RITO AMBROSIANO - II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO
II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Domenica 06 Settembre 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni 5,19-24

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». 

1. L'AUTORITÀ DEL FIGLIO, ricevuta dal Padre, implica il potere di giudicare, di dare la vita, di resuscitare i morti e di salvare i credenti. MIO SIGNORE E MIO DIO…
2. Mettiamoci in ascolto della sua Parola". Perciò: «In verità, in verità io vi dico: CHI ASCOLTA LA MIA PAROLA E CREDE a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita». DONIAMO TEMPO ALL’ASCOLTO…
3. L'AGIRE DI GESÙ si fonda su un rapporto di AMORE RECIPROCO SENZA RISERVE del Padre verso il Figlio. È un amore che genera. Il nostro amore verso Dio nasce dall'ascolto che sviluppa e fa maturare la volontà di Dio nel tempo diventando azione. L’AMORE GENERA…
BUONA DOMENICA…
 
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