venerdì 21 agosto 2026

21.08.2026 - Ez 37,1-14 - Mt 22,34-40 Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 37,1-14

In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro.
Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio.
1. Ora il Signore compie per mezzo di Ezechiele un GESTO PROFETICO COME GARANZIA DELLA VERITÀ DI OGNI SUA PAROLA finora pronunciata. Le ossa potranno rivivere? Il profeta, sa che nulla è impossibile al Signore.
2. Accanto alla domanda UN INVITO ALLA MISSIONE: profetizza su queste ossa, invoca lo Spirito, FA’ CHE ASCOLTINO LA PAROLA DI DIO ED ESSERE RIVIVRANNO, perché quella parola chiama ogni uomo alla vita e chi vi presta ascolto può scoprire il sentiero per vivere.
3. Ora il Signore spiega il significato di ciò che il profeta ha visto e ha fatto. OGNI PROFEZIA VA COMPRESA. ESSENDO RIVOLTA AGLI UOMINI NECESSITA DI LUCE. Ora il Signore vuole che il popolo smetta di pensarsi senza speranza. È LUI IL CREATORE DELLA SPERANZA VERA E LUI È CON IL SUO POPOLO IN ESILIO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

Gesù insegnò che l'amore verso Dio e verso il prossimo sono i cardini fondamentali della vita spirituale. Senza di essi, la religione diventa sterile cultura anziché vita eterna. La vita morale deve basarsi sull'amore, non sull'obbedienza ansiosa, mentre l'amore deve essere diretto sia verso Dio che verso il prossimo. Quindi, l'amore autentico verso Dio si manifesta nell'amore verso il prossimo, e viceversa, creando una relazione inscindibile tra fede e azione. Ti senti coinvolto in questa dinamica di amore verso Dio e verso il prossimo nella tua vita quotidiana?

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Gesù alla domanda sulla “top ten” dei dieci comandamenti non fa la classifica, ma sposta il livello indicando l’essenzialità della fede: la relazione con Dio e i fratelli. Ma le nostre domande di che tipo sono?

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21.08 - SAN PIO X

SAN PIO X
San Pio X (1835-1914), al secolo Giuseppe Sarto, fu il Papa del motto "Restaurare tutto in Cristo", programma che guidò ogni scelta del suo pontificato.
Nato in una famiglia povera ma ricca di fede, imparò fin da piccolo il valore dell'umiltà, del sacrificio e della fiducia nella Provvidenza. Ordinato sacerdote, fu prima cappellano, poi parroco, vescovo di Mantova, patriarca di Venezia e infine eletto Papa nel 1903.
Pur ricoprendo i più alti incarichi della Chiesa, continuò a definirsi con semplicità "un povero parroco di campagna". Amava profondamente il popolo di Dio e desiderava che ogni fedele conoscesse realmente la propria fede. Per questo promosse con forza la catechesi e pubblicò il celebre Catechismo di San Pio X, convinto che non si può amare ciò che non si conosce.
Difese con coraggio la verità contro gli errori del modernismo, che definì "la sintesi di tutte le eresie", perché svuotava il Vangelo della sua verità per adattarlo alla mentalità del tempo. Il suo unico desiderio era custodire integro il deposito della fede ricevuto dagli Apostoli. Fu anche un grande riformatore della liturgia, promosse il canto gregoriano e la dignità delle celebrazioni, affinché tutto conducesse alla gloria di Dio.
Nutriva una tenerissima devozione verso la Vergine Maria e un amore straordinario per l'Eucaristia, che considerava il cuore della vita cristiana. Per questo abbassò l'età della Prima Comunione e della Confessione ai sette anni, desiderando che anche i bambini potessero incontrare presto Gesù sacramentato. Ripeteva che la santità nasce dall'incontro quotidiano con Cristo presente nell'Eucaristia e che nessuna riforma della Chiesa è possibile senza la conversione del cuore.
La sua fiducia nel Signore era così grande che riconosceva l'opera di Dio anche nelle anime più semplici, come dimostrò incoraggiando la diffusione degli scritti di Luisa Piccarreta. Ancora oggi San Pio X insegna che la vera novità non consiste nel cambiare il Vangelo, ma nel lasciarsi cambiare dal Vangelo. per noi oggi 1. San Pio X voleva restaurare tutto in Cristo. Noi vogliamo davvero mettere Cristo al centro della nostra vita o solo quando ci fa comodo? 2. Difese la verità anche quando era impopolare. Noi siamo disposti a testimoniare il Vangelo quando il mondo la pensa diversamente? 3. Per lui l'Eucaristia era il cuore della vita cristiana. Se Gesù è davvero il nostro tesoro, perché così spesso troviamo tempo per tutto, tranne che per stare con Lui?
Riese, Treviso, 2 giugno 1835 - Roma, 21 agosto 1914
(Papa dal 09/08/1903 al 20/08/1914)
Memoria di san Pio X, papa, che fu dapprima sacerdote in parrocchia e poi vescovo di Mantova e patriarca di Venezia. Eletto, infine, Pontefice di Roma, si propose come programma di governo di ricapitolare tutto in Cristo e lo realizzò in semplicità di animo, povertà e fortezza, promuovendo tra i fedeli la vita cristiana con la partecipazione all’Eucaristia, la dignità della sacra liturgia e l’integrità della dottrina.


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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 16,13-20

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 16,13-20

«Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È una delle professioni di fede più belle del Vangelo. La fede non è soltanto conoscere delle verità su Dio. È lasciarsi raggiungere da Dio. Una storia vera può aiutarci. Quando C. S. Lewis era giovane, si dichiarava ateo. Era convinto che il cristianesimo fosse una leggenda come tante altre. Studiava, ragionava, discuteva. Ma dentro di sé continuava a cercare la verità. Dopo anni di riflessioni e confronti, soprattutto attraverso il dialogo con amici credenti, tra cui Tolkien, arrivò a una conclusione sorprendente: Gesù non poteva essere semplicemente un grande maestro morale. Se ciò che diceva di sé era falso, non poteva essere un uomo buono; se era vero, allora era davvero il Figlio di Dio. Lewis raccontò che la sua conversione non fu un'emozione improvvisa, ma la resa di un uomo che finalmente si arrese alla verità. Da quel momento la sua vita cambiò profondamente e divenne uno dei più grandi testimoni cristiani del Novecento. Anche Pietro, in fondo, vive qualcosa di simile. A un certo punto smette di seguire soltanto un rabbino affascinante e riconosce in Gesù il Signore della sua vita. Per questo Gesù gli cambia il nome. Da Simone a Pietro. Nella Bibbia il cambio di nome indica una missione nuova. Pietro non sarà perfetto: sbaglierà, avrà paura, arriverà persino a rinnegare Gesù. Eppure il Signore lo sceglie ugualmente come pietra della sua Chiesa. È una grande consolazione anche per noi. Dio non costruisce la sua opera su persone perfette, ma su persone che si fidano di Lui. La forza della Chiesa non dipende dalla bravura degli uomini, ma dalla fedeltà di Cristo. La domanda del Vangelo rimane aperta. Ognuno può rispondere soltanto con la propria vita. Non basta ripetere ciò che hanno detto i genitori, il parroco o il catechismo. Arriva il momento in cui ciascuno deve dire personalmente chi è Gesù per lui. PER NOI OGGI 1. Sappiamo molte cose su Gesù, ma siamo sicuri di conoscere davvero Gesù? 2. Se qualcuno osservasse le nostre scelte quotidiane, capirebbe che Cristo è il centro della nostra vita oppure soltanto una presenza occasionale della domenica?
3. Pietro ha lasciato tutto per seguire Gesù. Noi che cosa siamo disposti a lasciare per rimanere fedeli al Vangelo?

 

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giovedì 20 agosto 2026

20.08.2026 - Ez 36,23-28 - Mt 22,1-14 Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

 

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 36,23-28

Così dice il Signore Dio: «Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».
1. Ezechiele si annuncia il raduno del popolo di Dio che era disperso in varie parti della terra. DIO INTERVIENE PERCHÉ È GIUNTO IL TEMPO di santificare il suo nome e di stabilire sulla terra il suo regno.
2. Il Dio Santo vuole santificare il suo popolo, così il suo popolo santo manifesterà la santità del suo Dio. IL SUO POPOLO DOVRÀ ESSERE DIFFERENTE PER SANTITÀ da tutti gli altri popoli. Sarà lui a mostrare la differenza del Signore tra gli dèi.
3. Perché questo accada È NECESSARIO AVERE UN CUORE NUOVO: Dio stesso lo dona perché possiamo vivere nel suo Spirito e osservare le sue leggi e i suoi comandi. Questa è la condizione per poter abitare da UOMINI LIBERI nella terra donata ai padri.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 

 

Quando non si vuole fare qualcosa, tutte le scuse sono buone: impegni di famiglia, appuntamenti di lavoro già presi, affari improcrastinabili… Uno schiaffo in faccia a Dio; un’offesa ai suoi doni! E amara è la conclusione di Gesù: «Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti». Dobbiamo convertirci, migliorare, cambiare l’abito delle nostre abitudini, rivestirci di Cristo. «Non basta essere chiamati cristiani, ma bisogna esserlo davvero».
Ti senti mai tentato di trovare scuse per non rispondere alla chiamata di Dio e ai suoi doni? Come puoi impegnarti a rispondere con generosità e fedeltà alla Sua chiamata nella tua vita quotidiana?

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20.08 - SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE
San Bernardo di Chiaravalle (1090 - 1153) fu uno dei più grandi santi del Medioevo, abate cistercense, Dottore della Chiesa e instancabile rinnovatore della vita cristiana.
A soli ventidue anni si presentò all'abbazia di Citeaux con una trentina di giovani, tra amici e familiari, desiderosi di consacrare la loro vita a Dio. Il loro ingresso segnò una svolta decisiva per l'Ordine cistercense, che rischiava di scomparire per la mancanza di vocazioni. Dopo appena tre anni fu inviato a fondare l'abbazia di Chiaravalle, che costruì insieme ai suoi monaci con il lavoro delle proprie mani.
Per trentotto anni ne fu il padre e la guida, trasformandola in uno dei più grandi centri spirituali d'Europa, dal quale nacquero decine di nuovi monasteri. Il suo esempio attirò migliaia di giovani desiderosi di seguire Cristo nella vita monastica, contribuendo a un autentico risveglio spirituale in tutta Europa.
Uomo di intensa preghiera, penitenza e contemplazione, seppe unire la vita interiore a un instancabile servizio per la Chiesa. Trascorreva lunghe ore davanti al Signore, convinto che ogni azione apostolica dovesse nascere dall'incontro personale con Lui. Intervenne nelle grandi questioni del suo tempo, difendendo l'unità della Chiesa, sostenendo il legittimo Papa, combattendo le eresie e richiamando tutti alla fedeltà del Vangelo. Pur godendo di enorme prestigio, rimase sempre profondamente umile, convinto che ogni opera dovesse essere compiuta solo per la gloria di Cristo e la salvezza delle anime.
Scrisse opere di straordinaria profondità spirituale, tra cui il celebre De diligendo Deo, nel quale descrive il cammino dell'uomo verso il perfetto amore di Dio. Al centro della sua spiritualità vi erano la Passione di Gesù, la contemplazione della Croce e una tenerissima devozione alla Vergine Maria, che indicava come via sicura per arrivare al Figlio.
Le sue parole, "Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria", continuano ancora oggi a sostenere milioni di fedeli. La sua vita dimostra che la santità non nasce dal successo, ma dall'intimità con Dio, capace di trasformare una persona e, attraverso di essa, il mondo intero.
Ancora oggi il suo insegnamento invita ogni cristiano a riscoprire il silenzio, la contemplazione e la fiducia totale nella grazia di Dio, perché solo chi rimane unito a Cristo può portare frutti che durano in eterno. per noi oggi 1. Bernardo cambiò la storia partendo da un monastero, non da un palazzo. Noi crediamo ancora che la preghiera possa cambiare il mondo o confidiamo solo nei mezzi umani? 2. Nei momenti difficili Bernardo ripeteva: "Pensa a Maria, invoca Maria". Noi a chi corriamo per primo quando arriva una prova? 3. Bernardo cercava solo la gloria di Dio, non la propria. E noi, quello che facciamo ogni giorno, lo facciamo per amore di Cristo o per essere ammirati dagli altri?
Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153
   Memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore. 


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MARIA NOVELLA SCARDOVI: Nessuno è un peso.

MARIA NOVELLA SCARDOVI: Nessuno è un peso.

Maria Novella Scardovi era una semplice moglie e madre di tre figli, ma la sua vita è diventata una testimonianza luminosa di accoglienza, fede e carità. Nata nel 1949, crebbe in una famiglia cristiana dove l'amore per il prossimo era vissuto concretamente.
Dopo il matrimonio con Giuliano e la nascita dei figli, attraversò una grave crisi esistenziale segnata da ansia, depressione e perdita del desiderio di vivere. Il suo matrimonio stesso sembrava destinato a naufragare. Nel luglio del 1977 avvenne però un incontro decisivo: una giovane coppia la invitò a partecipare alla preghiera delle Lodi. Quel semplice gesto di amicizia e accoglienza aprì una breccia nel suo cuore.
Attraverso la preghiera, la vita della Chiesa e l'esperienza di Comunione e Liberazione, Maria Novella si sentì amata, perdonata e chiamata da Dio. Da quel momento nacque in lei una certezza: costruire una casa dove chiunque potesse trovare rifugio. Insieme al marito iniziò ad accogliere bambini, persone in difficoltà e famiglie ferite. Col tempo il sogno divenne realtà. Nel 1996 nacque la Casa di Santa Rita e San Giuseppe, destinata a ospitare persone con disabilità, madri sole e bambini senza adeguato sostegno familiare.
Per Maria Novella la vera accoglienza non consisteva soltanto nell'aprire una porta, ma nel fare spazio all'altro dentro la propria vita. Amava ripetere che un luogo non è fatto principalmente di muri, ma delle persone che lo abitano. Poche settimane dopo l'inaugurazione della casa, morì improvvisamente in un incidente stradale.
Sembrava la fine di tutto. Invece i suoi amici decisero di continuare la missione che aveva iniziato. Oggi l'opera vive attraverso Obra Casa Novella, che accoglie numerose persone fragili e continua a testimoniare il valore infinito di ogni essere umano.
L'8 maggio 2026 è stato aperto il suo processo di beatificazione. La sua storia dimostra che anche una ferita profonda può diventare sorgente di speranza e che una persona guarita dall'amore di Dio può cambiare la vita di molti. per noi oggi: 1. La provocazione dell'accoglienza Aprire la porta di casa è relativamente facile; molto più difficile è aprire il cuore e rinunciare a essere il centro del proprio mondo. 2. La provocazione della fragilità Maria Novella non è diventata feconda nonostante la sua depressione, ma proprio attraversando quella ferita che Dio ha trasformato in una missione. 3. La provocazione della fede vissuta
Una semplice preghiera condivisa e un gesto di amicizia hanno cambiato una vita. Forse sottovalutiamo quanto una presenza autentica possa salvare una persona.

 

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mercoledì 19 agosto 2026

19.08.2026 - Ez 34,1-11 - Mt 20,1-16 - Sei invidioso perché io sono buono?

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 34,1-11

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura.
Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio –, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge –, udite quindi, pastori, la parola del Signore: Così dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna».
1. Ora il Signore rivolge una parola forte e chiara ai pastori d’Israele. SONO LORO I RESPONSABILI DELLA SCIAGURA DEL SUO POPOLO. LA LORO COLPA È GRAVE. I pastori non sono andati in cerca del mio gregge. Hanno pasciuto sé stessi. NON HANNO AVUTO CURA DEL GREGGE. Il gregge è preda di ogni bestia selvatica, è caduto e si è perso nell’idolatria per colpa dei pastori. ESSI HANNO PENSATO A PASCERE SOLO SE STESSI.
2. IL PASTORE È RESPONSABILE DEL GREGGE CHE GLI È STATO AFFIDATO DAL SIGNORE. Il gregge non è suo, è di Dio. A Dio deve rendere conto di ogni pecora. Al pastore infedele il Signore toglie le pecore. Essi non saranno più pastori. Finisce la loro missione. LE PECORE TORNERANNO AD ESSERE DI DIO.
3.Il gregge del Signore mai potrà stare senza un pastore. Senza pastore il gregge si sbanda, va in malora, si disperde. LO PRENDERÀ E LO CUSTODIRÀ LUI STESSO. Il Signore costituisce SÉ STESSO UNICO E SOLO PASTORE del suo gregge. MA LUI È INVISIBILE. COME SI RENDERÀ VISIBILE?

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». 

 

L'invidia porta a desiderare il danno altrui piuttosto che a conseguire la propria ricompensa, mentre Dio premia la disponibilità e la generosità nel servizio. Gesù insegna che Dio, nel Regno dei Cieli, paga tutti con la stessa bontà e Grazia, indipendentemente dai risultati ottenuti. Dobbiamo lavorare senza pretese, senza confrontarci con gli altri, mantenendo fiducia e gratitudine. La libertà del cuore ci rende lieti e fruttuosi, accogliendo con gratitudine la generosità del Padre celeste. E Tu sei disposto a liberarti dall'invidia e a lavorare con generosità e fiducia, accettando la bontà e la Grazia del Padre celeste, senza confrontarti con gli altri ma mantenendo un cuore grato e libero?

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La bontà di Dio ci disorienta, crollano le certezze, emergono le bassezze, come l’invidia. Ma Dio va avanti ed esce ogni ora per venirci a cercare, che vogliamo fare: resistere o arrenderci?

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