martedì 19 maggio 2026

19.05.2026 - At 20,17-27 - Gv 17,1-11 - Padre, glorifica il Figlio tuo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,17-27

In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.
Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.
Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.
E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».

1. Paolo pronuncia il TERZO DISCORSO ECCLESIALE rivolto ai presbiteri di Efeso. È un DISCORSO FATTO DI RICORDI CON DELLE PROSPETTIVE FUTURE E DI ESORTAZIONI per coloro che hanno il compito di guidare le comunità cristiane.

2. Paolo insiste nel ricordo del proprio comportamento, vuole PRESENTARE LA PROPRIA ESPERIENZA COME UN MODELLO DA IMITARE. Ci dice: “PRENDETE ESEMPIO DA ME” quello che avete visto fare da me è quello che dovete fare…

3. Paolo ha insistito NELL'ANNUNCIO E NELLA FORMAZIONE, scongiurando non imponendo ma proponendo con dolcezza. PREGA CHIUNQUE PERCHÉ POSSA CAMBIARE LA SUA VITA. E annuncia che va a Gerusalemme e che si aspetta catene e tribolazioni. È LO SPIRITO SANTO, LA VOCE DI DIO CHE MI FA SENTIRE QUESTO. La sua vita non la ritiene meritevole di nulla, LA SUA VITA È LA SUA MISSIONE. PAOLO VUOLE ARRIVARE IN FONDO PER COMPIERE LA MISSIONE CHE GLI È STATA AFFIDATA…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Questo passo del Vangelo di Giovanni ci mostra l’intima preghiera di Gesù al Padre prima della Passione. Egli sa che il momento della prova è arrivato, ma affronta tutto con la certezza della gloria divina. Anche noi, come cristiani, siamo chiamati a sopportare le difficoltà, non solo con pazienza, ma portandone il peso con fede. Gesù ci invita ad avere coraggio: nella sofferenza, possiamo affidarci a Lui, che ha già vinto il mondo. Sapere che siamo nelle mani di Dio ci dona forza per superare ogni tribolazione, confidando nella promessa della vita eterna. Se crediamo che Gesù ha già vinto il mondo, e lo crediamo, perché spesso fatichiamo ad affidargli veramente le nostre sofferenze, cercando invece soluzioni solo umane?

 

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19.05 SAN CELESTINO V (PIETRO DI MORRONE) EREMITA E PAPA

SAN CELESTINO V 

Nato intorno al 1209 con il nome di Pietro Angelerio, da una povera famiglia contadina, San Celestino V mostrò fin da giovane una forte attrazione per la vita ascetica e contemplativa. Dopo un periodo presso i benedettini, lasciò tutto per vivere da eremita tra le montagne dell’Abruzzo, specialmente sul Monte Morrone e sulla Majella.

Qui trascorreva lunghi periodi nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza, cercando soltanto la comunione con Dio. La sua santità attirò numerosi discepoli, spingendolo a fondare una congregazione religiosa poi conosciuta come ordine dei Celestini. Nonostante la fama crescente, Pietro rimase sempre uomo semplice, amante del silenzio e lontano dal potere.

Papa Gregorio X approvò la sua congregazione e ne riconobbe pubblicamente la santità. Intorno ai settant’anni lasciò la guida dell’ordine per tornare alla vita eremitica, convinto di trascorrere così il resto dei suoi giorni. Ma dopo la morte di Niccolò IV, il conclave rimase bloccato per oltre due anni tra divisioni e interessi politici. In quel clima drammatico Pietro scrisse ai cardinali ammonendoli sui castighi divini se non avessero eletto presto un nuovo papa. Alla fine i cardinali, stremati, scelsero proprio lui come pontefice.

Quando i messaggeri lo raggiunsero sul Morrone, trovarono un anziano eremita vestito poveramente e sconvolto dalla notizia. Dopo molte esitazioni accettò per obbedienza e nel 1294 divenne papa con il nome di Celestino V. Il suo pontificato durò soltanto pochi mesi ed ebbe enormi difficoltà a causa delle pressioni politiche e delle manovre della curia. Uomo di preghiera ma inesperto di governo, comprese rapidamente il caos e le ambizioni che dominavano molti ambienti ecclesiastici. Celebre rimase la sua frase: «Mentre regno sulle anime, ecco che perdo la mia».

Convinto di non essere adatto a guidare la Chiesa, rinunciò liberamente al pontificato il 13 dicembre 1294. Molti interpretarono il gesto come debolezza, ma in realtà fu un atto di profonda umiltà e sincerità davanti a Dio. Gli ultimi mesi della sua vita li trascorse nella sofferenza e nella prigionia, temendo il nuovo papa possibili divisioni nella Chiesa.

Morì nel 1296 pregando i Salmi. Fu canonizzato nel 1313 e ancora oggi rimane simbolo di distacco dal potere e di radicale ricerca di Dio.

Per noi oggi:

1. Oggi il potere viene difeso a ogni costo, anche sacrificando coscienza e verità.
San Celestino V ebbe invece il coraggio di rinunciare al potere per salvare la propria anima.

2. Viviamo in una società che confonde il successo con la realizzazione personale.
Un eremita diventato papa insegnò che senza Dio anche i massimi incarichi restano vuoti.

3. Molti credono che umiltà significhi debolezza o fallimento.
Celestino V dimostrò che riconoscere i propri limiti può essere un grande atto di santità e verità.

Isernia, 1215 - Rovva di Fumone, Frosinone, 19 maggio 1296

(Papa dal 29/08/1294 al 13/12/1294)
A Fumone vicino ad Alatri nel Lazio, anniversario della morte di san Pietro Celestino, che, dopo aver praticato vita eremitica in Abruzzo, celebre per fama di santità e di miracoli, ottuagenario fu eletto Romano Pontefice, assumendo il nome di Celestino V, ma nello stesso anno abdicò dal suo incarico preferendo ritirarsi in solitudine. 

"L’uomo nuovo" è caratterizzato dalla volontà di regalare la vita partendo dal perdono, da chiedere e da dare. Prima di tutto a se stessi.

IL CRITICO INTERIORE

IL CRITICO INTERIORE

Il dialogo interiore negativo è spesso visto come un ostacolo: bassa autostima, stress e sensazioni di inadeguatezza sono le conseguenze più evidenti. Tuttavia, la psicologia moderna mostra che non tutte le voci critiche sono dannose. Una critica moderata e costruttiva può aumentare concentrazione, motivazione e capacità di correggere errori. Studi scientifici, come quelli pubblicati su Scientific Reports (2021) e BMC Psychology (2025), evidenziano che chi gestisce bene il proprio critico interiore non cerca di sopprimerlo, ma impara a rispondere con fermezza e gentilezza.

Le voci interiori possono assumere forme diverse: preoccupazione per il fallimento, distacco emotivo, giudizi sulle proprie capacità o attacchi all’identità stessa. Le persone resilienti osservano queste voci senza identificarsi, riconoscendole come segnali piuttosto che come verità assolute. Il critico interiore, infatti, spesso nasce dal desiderio di protezione, prevenendo dolore, rifiuto o errori ripetuti.

Il punto centrale è separare il giudizio sull’azione dal giudizio sulla persona: non è “sei cattivo”, ma “hai sbagliato questa scelta”. Trasformare l’autocritica in istruzioni pratiche permette di correggere comportamenti senza cadere nell’autoflagellazione. Scrivere i pensieri negativi, riformularli, individuare azioni concrete e chiudere con gentilezza verso se stessi rende il critico interiore uno strumento di crescita, anziché un boia mentale.

Il cristianesimo riflette questa dinamica da secoli nella voce della coscienza: essa non mira a distruggere, ma a guidare verso conversione e miglioramento. La critica non deve annientare la speranza, ma diventare un campanello d’allarme per trasformare errori e limiti in opportunità di sviluppo personale.

 

PER NOI OGGI

1.     Non reprimere la voce interna, ma ascoltala con saggezza. La critica può diventare uno strumento utile se la osservi senza identificarla come verità assoluta.

2.     Se giudichi te stesso, giudica l’azione, non l’identità. Separare l’errore dalla persona evita senso di colpa paralizzante e permette di imparare dai propri sbagli.

3. La crescita richiede autocritica guidata dalla gentilezza, non dall’autoflagellazione. Rispondere alle critiche interne con amore per sé stessi trasforma il giudizio in motivazione e sviluppo.

 

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lunedì 18 maggio 2026

18.05.2026 - At 19,1-8 - Gv 16,29-33 - Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!

Dagli Atti degli Apostoli - At 19,1-8

Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso.
Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù».
Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini.
Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.
1. A Efeso c'è una PICCOLA COMUNITÀ CRISTIANA FATTA DA GRUPPI DIFFERENTI. Tra questi c’erano UN GRUPPO DI DISCEPOLI CHE NON CONOSCEVANO L’ESISTENZA DELLO SPIRITO SANTO. Essi praticavano il battesimo di Giovanni, diffondendo delle dottrine vicino a quelle Cristiane ma non propriamente cristiane…

2. Paolo forma un gruppo di persone, seguaci di Giovanni Battista. Le battezza nel nome del Signore Gesù. Appena Paolo impone le mani, avvengono degli EVENTI PRODIGIOSI che richiamano la Pentecoste iniziale. CIÒ CHE È AVVENUTO A GERUSALEMME ALL'INIZIO SI RIPETE IN UNA CASA DI EFESO CON I GRECI. È un fenomeno che si sta diffondendo…

3. Paolo ad Efeso cerca di persuadere gli ascoltatori nella Sinagoga circa il Regno di Dio. Ogni sabato LEGGE I TESTI BIBLICI E LI INTERPRETA SECONDO LA VISIONE CRISTIANA. Anche lungo la settimana ci sono dei MOMENTI DI STUDIO BIBLICO per un gruppetto interessato...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,29-33
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Gesù solo preannuncia ai suoi quello che a breve succederà, ovvero la Sua morte e la fuga dei discepoli. Gesù accetta la loro fragilità, li rincuora e li sostiene. Egli desidera dare consistenza alla loro adesione, stringendoli a sé. La vittoria che il Padre gli concede attraverso l’obbedienza fino alla croce, è la strada che egli propone ai discepoli, invitandoli a stare attaccati a lui come lui sta attaccato al Padre.
"Io ho vinto, anche voi sarete vincitori". Questa parola ci illumina ad andare avanti con coraggio anche nei momenti difficili della vita, quei momenti che ci fanno soffrire (…) affidando al Signore la nostra vita. "Io ho vinto, anche voi sarete vincitori": questa parola ci darà forza, coraggio!

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Gesù parla in modo velato e facciamo fatica a capirlo. Eppure è molto chiaro, ci dona la pace e ci dice di aver vinto il mondo. Ma ci parla anche di tribolazioni, è questo che non vogliamo sentire?

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18.05 SANTE BARTOLOMEA CAPITANIO E VINCENZA GEROSA - SAN FELICE DA CANTALICE CAPPUCCINO

SANTA BARTOLOMEA CAPITANIO E SANTA VINCENZA GEROSA 

Nella prima metà dell’Ottocento, in una società segnata dalla povertà materiale e dalla crescente secolarizzazione, due donne di Lovere, sul lago d’Iseo, scelsero di consacrare la propria vita a Dio e agli ultimi. Santa Bartolomea Capitanio, nata nel 1807, crebbe in una famiglia difficile a causa del carattere violento del padre, spesso ubriaco e aggressivo.

Educata dalle Clarisse, sviluppò fin da giovane una profonda spiritualità e una forte passione educativa. Dopo il diploma da maestra iniziò a insegnare alle bambine povere, unendo formazione scolastica e crescita cristiana. Pur desiderando la vita claustrale, comprese che il Signore la chiamava a servire nel mondo, soprattutto le giovani abbandonate e i malati. Sensibile alla crisi religiosa del suo tempo, fondò un oratorio e maturò il progetto di una nuova famiglia religiosa dedicata alla carità sotto la protezione di Maria Bambina.

Nel frattempo incontrò Caterina Gerosa, futura Santa Vincenza Gerosa, nata nel 1784 in una famiglia benestante ma attratta da una vita semplice e penitente. Vincenza viveva nella preghiera, nell’austerità e nel servizio ai poveri, arrivando perfino a mendicare per aiutare i bisognosi. Aveva fondato insieme alla sorella un piccolo ospedale per i poveri di Lovere, dove Bartolomea prestava assistenza ai malati più gravi e abbandonati. Nel 1832, guidate spiritualmente da don Angelo Bosio, le due donne lasciarono le proprie case e si ritirarono in un umile edificio vicino all’ospedale, dando origine all’Istituto delle Suore di Carità.

Il popolo chiamò subito quella casa il “conventino”. Qui le religiose si dedicarono all’istruzione gratuita delle bambine, all’orfanotrofio e all’assistenza degli infermi. Bartolomea però morì appena otto mesi dopo la fondazione, consumata dalla malattia e dalle penitenze. Prima di morire disse profeticamente che dal cielo avrebbe aiutato ancora di più l’Istituto. Vincenza raccolse allora il peso della guida della congregazione, facendola crescere con fermezza, spirito di sacrificio e fedeltà alla fondatrice.

Le Suore di Maria Bambina si diffusero rapidamente negli ospedali e nelle scuole, diventando una presenza preziosa per poveri, malati e giovani. Entrambe le fondatrici furono canonizzate da Pio XII nel 1950. La loro vita dimostra che la santità nasce dall’amore concreto verso chi soffre e dalla capacità di trasformare il dolore del mondo in opere di misericordia.

Per noi oggi:

1. Oggi si parla molto di diritti e inclusione, ma spesso si dimenticano i poveri reali.
Le due sante ricordano che la carità autentica richiede sacrificio personale e tempo donato.

2. Viviamo in una società che teme la sofferenza e rifiuta ogni rinuncia.
Bartolomea e Vincenza mostrarono invece che la santità passa anche attraverso il servizio faticoso e nascosto.

3. Molti educano i giovani solo al successo e all’autorealizzazione personale.
Le Suore di Maria Bambina nacquero per insegnare che senza Dio e senza valori il cuore resta vuoto.

CAPITANIO, Lovere, Bergamo, 13 gennaio 1807 - 26 luglio 1833 - GEROSA, Lovere, Bergamo, 29 ottobre 1784 - 20 giugno 1847

A Lovere in Lombardia, santa Bartolomea Capitanio, vergine, che insieme a santa Vincenza Gerosa fondò l’Istituto delle Suore della Carità di Maria Bambina e morì a ventisette anni, consunta dalla tisi, ma ancor più divorata dalla carità.
La sua festa liturgica è il 28 giugno, mentre la Congregazione delle Suore di Maria Bambina e le diocesi di Brescia, Bergamo e Milano la ricordano il 18 maggio.

«Chi sa il Crocifisso sa tutto»
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Cantalice (Rieti) 1515 - Roma 18 maggio 1587

A Roma, san Felice da Cantalice, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, di austerità e semplicità mirabili, che per quarant’anni si dedicò a raccogliere elemosine, disseminando intorno a sé pace e carità. 

Inclinate l’orecchio del cuore ed obbedite alla voce del Figlio di Dio. Custodite nelle profondità di tutto il vostro cuore i suoi precetti e adempite perfettamente i suoi consigli. San Francesco d’Assisi

PATRONO: PROTETTORE DELLA GIOVENTÙ

 

NELLO STESSO GIORNO:
SAN GIOVANNI I Papa e martire
m. 18 maggio 526
(Papa dal 13/08/523 al 18/05/526)
San Giovanni I, papa e martire, che, mandato dal re ariano Teodorico a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino, fu il primo tra i Romani Pontefici a celebrare in quella Chiesa il sacrificio pasquale; tornato di lì, fu vergognosamente arrestato e gettato in carcere dal medesimo Teodorico, cadendo a Ravenna vittima per Cristo Signore.


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domenica 17 maggio 2026

At 1,1-11 - Ef 1,17-23 - Mt 28,16-20 - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

Domenica 17 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 1,1-11
 
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

1. GLI APOSTOLI MANGIARONO CON IL CRISTO RISORTO IN QUEI QUARANTA GIORNI. Durante uno di questi appuntamenti Gesù Risorto diede loro delle indicazioni. Ciò avviene nella nostra messa: NOI MANGIAMO COL RISORTO DURANTE IL QUALE, IL RISORTO, PARLA E COMUNICA IL SUO MESSAGGIO...

2. Gesù chiede di rimanere in Gerusalemme e di ATTENDERE LA PROMESSA DEL PADRE: “l'immersione nello Spirito Santo”. Gli apostoli non capiscono. Non sta a voi dice Gesù ai discepoli conoscere i tempi e i momenti, RICEVERETE UN DONO CHE DIVENTERÀ UN IMPEGNO DI RENDERE TESTIMONIANZA fino agli estremi confini della terra: LO SPIRITO SANTO.

3. E mentre i discepoli guardavano, Gesù FU ELEVATO IN ALTO e una nube lo sottrasse ai loro occhi. I discepoli restano a bocca aperta. Due uomini in bianche vesti ammoniscono i discepoli: non perdete tempo in elucubrazioni strane, in interpretazioni varie MA IMPEGNATEVI NELL’OGGI PER QUELLO CHE È IL COMPITO DELLA CHIESA: LA TESTIMONIANZA…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

1. Paolo invoca per gli Efesini uno SPIRITO DI RIVELAZIONE PERCHÉ ABBIAMO UNA CONOSCENZA PROFONDA della speranza e del tesoro di grazia che Dio ha preparato per loro. È UNA CONOSCENZA CHE INVESTE IL VISSUTO DELLA PERSONA che consente di scoprire il senso autentico delle cose così come sono state stabilite da Dio in Cristo.

2. In ciò che Cristo ha sperimentato NELLA SUA PASQUA, noi possiamo CONTEMPLARE QUALE SIA IL DESTINO A CUI NOI SIAMO CHIAMATI vivendo nella sequela di Gesù. CIÒ CHE DIO HA OPERATO IN LUI, in virtù del suo completo abbandono alla volontà del Padre, LO REALIZZA ANCHE IN NOI.

3. Avere una profonda conoscenza del mistero della risurrezione TRASFORMA TOTALMENTE LA NOSTRA VITA perché ci libera dal dominio della morte che corrompe ogni cosa. QUESTA CONOSCENZA PROFONDA, CHE SI FONDA SULL’ESPERIENZA DELLA COMUNIONE CON IL SIGNORE, ci consente di dare la nostra testimonianza senza rinnegare il Signore.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20
In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

 

1. GLI APOSTOLI DI GESÙ DUBITAVANO… forse perché spesso le paure, le incertezze e le situazioni poco piacevoli della vita sembrano prendere il sopravvento. I discepoli si chiedono: abbiamo fatto bene a seguire il Maestro oppure sarà una delusione? E TU CHE DICI? IO DICO: "FATTO BENE!"…

2. Ma GESÙ, con una delicatezza sopraffine, LI RASSICURA E LI RAFFORZA, E LI INVIA A FARE DISCEPOLI, PROMETTENDO DI STARE SEMPRE CON LORO. Ogni nostra incredulità, paura, ansia viene dissolta da questa certezza: Lui è con noi SEMPRE, e non ci molla. C'È DA FIDARSI...

3. Dio è con noi e NOI POSSIAMO STARE SEMPRE CON LUI. Pur nelle difficoltà che ci inducono a non credere. Gesù CI IMMERGE nella vita del Padre e nella grazia dello Spirito. COSTRUIAMO su questa roccia sicura, sulla Trinità, la nostra esistenza. LEGGIAMO OGNI GIORNO UN BRANO DEL VANGELO…

BUONA DOMENICA...

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ASCENSIONE
La festa dell'Ascensione ci invita ad alzare, ad elevare la nostra vita, a guardare in alto. La vita solo allora è bella quando è ascensione in alto, alla ricerca di realtà superiori, per cui valga la pena non soltanto di vivere, ma di dare la vita. L'esistenza dell'uomo è u cammino verso l'alto.
Dobbiamo fissare pensiero e cuore là, dove è Cristo, oltre i confini della vita presente. E vivere!

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LECTIO DIVINA - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

OMELIA -  ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)


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Lc 24,13-35 - RITO AMBROSIANO - VII DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
VII DOMENICA DI PASQUA o DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE
Domenica 17 Maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35

 + Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
1. Oggi siamo invitati a seguire le orme dei pellegrini di Emmaus. È un cammino in cui DUBBI E DELUSIONI ci assalgono. SAPPIAMO TUTTO CIÒ CHE È ACCADUTO, GESÙ è MORTO, RISORTO, MA NON RIUSCIAMO A DECIFRARE NULLA. Come interpretare la crocifissione? Come una maledizione? Come interpretare il nostro tempo? ABBIAMO BISOGNO DI LUCE…
2. Quando sei nel dubbio, sei deluso di aver creduto invano, LASCIATI RAGGIUNGERE DALLA LUCE DELLA PAROLA che TOCCA il tuo cuore. Allora VEDRAI la presenza VIVA del Risorto nel pane spezzato. SENTIRAI ardere il tuo cuore, e scoprirai che LA SERA NON SCENDE PIÙ, PERCHÉ CRISTO CAMMINA PER SEMPRE CON TE. È VIVO! NON SEI SOLO!!
3. I discepoli PASSANO DALLA TRISTEZZA ALLA GIOIA, DALLA DISPERAZIONE ALLA SPERANZA. DIVENTANO COSÌ ANNUNCIATORI DI CRISTO CROCIFISSO E RISORTO. Ritornano in COMUNITÀ'... Anche TU FA LO STESSO.... 
BUONA DOMENICA...