domenica 8 febbraio 2026

Is 58,7-10 - 1Cor 2,1-5 - Mt 5,13-16 - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 8 Febbraio 2026

Dal libro del profeta Isaìa - Is 58,7-10

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».
    1. Isaia ci dice come devono essere interpretate le regole rituali o liturgiche sul digiuno. Devono essere INTESE IN MODO SAPIENTE, non si tratta semplicemente di non mangiare, SE DIGIUNO È PENITENZA ALLORA CI VUOLE UN IMPEGNO CONCRETO.
    2. In che modo? Dividendo il pane con l’affamato, introducendo in casa chi non ha a casa, vestendo chi non ha di abito. Allora? ALLORA LA TUA LUCE SORGERÀ COME L'AURORA. Se tu ti apri all'altro, e ti accorgi della sua necessità, tu sorgi come luce, diventi una luce per l'altro e LA TUA FERITA SI RIMARGINERÀ PRESTO.
    3. LA TUA FERITA SI RIMARGINERÀ PRESTO. Fai attenzione: Tu sei ferito dalla vita, ma se ti occupi solo della tua ferita e pensi solo a te stesso, quella ferita non guarisce; se invece ti apri all'altro, e curi le sue ferite, LA TUA GUARIRÀ PRESTO e tu diventerai luce per l'altro. Allora? ALLORA POTRAI INVOCARE E IL SIGNORE TI RISPONDERÀ SUBITO.

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    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,1-5

    Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
    Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
      1. San Paolo ricorda alla comunità di Corinto come si è comportato fra di loro quando è arrivato: VI HO ANNUNCIATO IL MISTERO DI DIO nella semplicità, mi sono presentato nella mia debolezza, nella mia umanità della mia persona guidata dallo Spirito. UN ESEMPIO PER TUTTI!
      2. HO DETTO DI SAPERE UNA COSA SOLA: GESÙ CRISTO CROCIFISSO. Paolo si è presentato come un uomo pieno di Cristo avvolto dallo spirito di Gesù, una persona luminosa sebbene debole, povero, senza mezzi e senza abilità di parola. CRISTO TUTTO!
      3. Parlava di un uomo morto sulla croce, più debole di così! Eppure Paolo attirò, molte persone rimasero colpite dalla sua luce, GUSTARONO LA BELLEZZA DELLA VITA ATTRAVERSO LA SAPIENZA DI PAOLO. Paolo illuminato da Cristo è diventato luce per gli altri. IL GIUSTO RISPLENDE COME LUCE.

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      ✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,13-16
      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
      «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
      Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

       

      1. Il Signore ci chiede di ESSERE COME IL SALE, che accetta di disperdersi, di sciogliersi, di scomparire, pur di dare gusto alla vita dei nostri compagni di viaggio, senza pretendere di essere tutti, o tanti, o la maggioranza. ACCETTA ANCHE TE...

      2. Il Signore ci chiede di ESSERE LUCE gettata sulle complesse situazioni che ci troviamo ad attraversare: una luce mite, una luce di misericordia, che non colpisce e non umilia, non ferisce e non abbaglia, una fiamma che indica, pur tremula e fragile, la strada che conduce a te, percorso di salvezza e di approdo ad un’eternità di gioia. SII UMILE, MITE, MISERICORDIOSO...

      3. SAREMO SALE E LUCE DEL MONDO SOLO SE IL SIGNORE ci dona il gusto della vita e la luce che ci permette di amare ogni uomo. CHIEDIAMOLO NELLA PREGHIERA…

      BUONA DOMENICA...

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      ESSERE

      Non lamentarti di non contare: il sale non si vede, ma senza di lui tutto è insipido. Non pretendere di illuminare: basta non spegnere la fiamma che hai dentro. Se oggi non ami, non sei né sale né luce, sei solo rumore. Chiedi al Signore meno successo e più Vangelo.

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      LECTIO DIVINA - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

      OMELIA - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

       

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      Gv 8,1-11 - RITO AMBROSIANO - Penultima Domenica dopo l'Epifania

      RITO AMBROSIANO
      Penultima Domenica dopo l'Epifania
      DOMENICA 08 FEBBRAIO 2026
      ✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,1-11
      In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

      1. «GESÙ SI CHINÒ E SI MISE A SCRIVERE COL DITO PER TERRA». A Gesù non gli interessa una discussione teorica. Il nostro istinto è la condanna e la voglia di identificare subito il bene e il male, GESÙ CI INVITA A PAZIENTARE E A NON CONDANNARE...

      2. «Chi di voi è SENZA PECCATO, GETTI per primo la pietra contro di lei». Gesù è straordinario: da una parte NON trova scuse di fronte al male, dall’altra, AMA E ACCOGLIE LA PERSONA DA CURARE...

      3. «NON TI CONDANNO; va’ e d’ora in poi non peccare più». LA PEDAGOGIA DEL PADRE È LA MISERICORDIA INCONDIZIONATA: perdona sempre. L’amore di Gesù NON rimprovera e NON punisce: ATTIRA CON LA FORZA DELL’AMORE PAZIENTE CHE CAMBIA IL CUORE...

      BUONA DOMENICA...

       

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      08.02 SANTA GIUSEPPINA BAKHITA

      SANTA GIUSEPPINA BAKHITA

      Santa Giuseppina Bakhita nacque intorno al 1869 in un villaggio del Darfur, in Sudan, e visse un’infanzia serena fino a quando, a circa nove anni, fu rapita da mercanti di schiavi. Seguì un lungo periodo di sofferenze indicibili: passò di padrone in padrone, subendo umiliazioni, violenze e torture, fino a essere acquistata da un generale turco, il più crudele di tutti. Tra le esperienze più traumatiche vi fu il rito del tatuaggio degli schiavi, durante il quale il suo corpo venne inciso con numerosi tagli cosparsi di sale.

      La svolta avvenne quando fu comprata dall’agente consolare italiano Callisto Legnani, che la trattò con umanità. Con lo scoppio della guerra mahdista, Legnani rientrò in Italia e Bakhita lo implorò di portarla con sé. In Italia fu affidata a Maria Turina Michieli come bambinaia, ma nel 1888, durante l’assenza della signora, venne accolta dalle Suore Canossiane a Venezia. Qui iniziò il catecumenato e conobbe finalmente quel Dio che aveva sempre intuito nel cuore senza conoscerlo per nome.

      Quando la signora Michieli tornò per riportarla in Africa, Bakhita rifiutò con decisione: sentiva che Dio la chiamava a restare. Il 9 gennaio 1890 ricevette il Battesimo, la Cresima e la Prima Comunione, assumendo il nome di Giuseppina Maria Margherita. Tre anni dopo entrò nel noviziato canossiano e nel 1896 pronunciò i voti religiosi, incoraggiata da san Pio X.

      Dal 1902 visse principalmente nel convento di Schio, dove trascorse oltre quarant’anni in umili servizi: cuciniera, portinaia, sagrestana, ricamatrice e infermiera durante la Prima guerra mondiale. Con il suo sorriso e la sua mitezza testimoniava una fede semplice e profonda, chiamando Dio con affettuosa confidenza “el me Parón”. Non serbò mai rancore verso chi l’aveva fatta soffrire, riconoscendo che proprio attraverso quelle ferite era giunta alla conoscenza di Cristo. Morì l’8 febbraio 1947, pronunciando parole di gioia alla vista della Madonna, segno di una speranza vissuta fino all’ultimo.

       

      Per noi oggi

      1.     Bakhita ci mette davanti a una domanda scomoda: se chi ha conosciuto la schiavitù può perdonare, cosa giustifica i nostri rancori quotidiani?

      2.     In un mondo che identifica la libertà con l’autonomia, lei ci provoca affermando che la vera libertà è appartenere a Dio.

      3.     Noi cerchiamo dignità nel successo, Bakhita l’ha trovata nell’umiltà e nel servizio, ricordandoci che la speranza cristiana nasce spesso proprio dalle ferite.

      Santa Giuseppina Bakhita, vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti.

      NELLO STESSO GIORNO:
      SAN GIROLAMO EMILIANI, Fondatore

      Venezia, 1486 – Somasca di Vercurago, Lecco, 8 febbraio 1537
      San Girolamo Emiliani, che, dopo una giovinezza violenta e lussuriosa, gettato in carcere dai nemici, si convertì a Dio; si dedicò, quindi, appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili, specialmente agli orfani e agli infermi; fu questo l’inizio della Congregazione dei Chierici Regolari, detti Somaschi; colpito in seguito dalla peste mentre curava i malati, morì a Somasca vicino a Bergamo.

      SANT' INVENZIO (Evenzio) Vescovo di Pavia
      Pavia, † febbraio 397
      A Pavia, sant’Invenzio, vescovo, che si adoperò strenuamente per il Vangelo.

       

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      8 FEBBRAIO GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA E DI RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI PERSONE

       

      8 FEBBRAIO GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA E DI RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI PERSONE

      Porre fine alla tratta di esseri umani richiede una preparazione multidisciplinare e una cooperazione internazionale capace di andare oltre la sola repressione penale. È questo il cuore dell’impegno di Talitha Kum, rete internazionale coordinata da suor Abby Avelino, presente in oltre 100 Paesi con più di 6.000 membri tra religiose, religiosi, laici e sopravvissuti. La forza della rete sta nella presenza capillare sul territorio: persone che vivono accanto alle comunità, riconoscono i pericoli e accompagnano a lungo le vittime nel cammino di guarigione.

      Il fenomeno della tratta si è aggravato a causa di guerre, migrazioni forzate, disuguaglianze economiche e crisi climatiche, che rendono milioni di persone vulnerabili. I trafficanti sfruttano il caos con false promesse di lavoro e sicurezza, e sempre più spesso reclutano online, dove fiducia e identità possono essere facilmente manipolate. Oggi si stima che circa 50 milioni di persone vivano in condizioni di schiavitù moderna. Donne e ragazze rappresentano la maggioranza delle vittime, mentre i bambini costituiscono circa un terzo dei casi. Dietro questi numeri ci sono storie concrete di dignità violata.

      Tra queste, quella di Pauline, sfruttata sessualmente a 16 anni. Grazie all’accompagnamento paziente delle suore di Talitha Kum, ha ritrovato forza e voce, fino a fondare l’organizzazione Rebirth of the Queen, che aiuta altre sopravvissute a ricostruirsi. Oppure Rahil, giovane del Darfur separata dalla madre durante la fuga dalla guerra: attraverso la rete di protezione è stata accolta, curata e infine ricongiunta con la famiglia. Storie che incarnano il significato evangelico di Talitha Kum — “Fanciulla, alzati” — dove la guarigione nasce da una comunità che crede nella persona ferita.

      La prevenzione è centrale: informare sulle migrazioni sicure, promuovere l’autonomia economica, specialmente di donne e giovani, e coinvolgere i giovani ambasciatori, capaci di intercettare i rischi digitali e parlare il linguaggio delle nuove generazioni. Essi non sono semplici destinatari, ma protagonisti di campagne, strumenti digitali e collaborazioni internazionali.

      Le sfide restano enormi: lo sfruttamento online è difficile da controllare, e le vittime necessitano di sostegno a lungo termine per non ricadere nella rete. Alla radice della tratta ci sono sistemi ingiusti: povertà, violenza di genere, domanda di lavoro a basso costo e mercificazione dei corpi. Per suor Abby, la risposta non è solo sociale o politica: è spirituale. Pregare significa lasciarsi coinvolgere, difendere la dignità umana e scegliere di non restare indifferenti.

       

      Per noi oggi

      1.     L’indifferenza è complicità spirituale. Non sfruttiamo direttamente nessuno? Forse. Ma se beneficiamo di sistemi che producono schiavitù e non ci facciamo domande, stiamo chiudendo gli occhi davanti a persone concrete. La neutralità, qui, non esiste.

      2.     La carità senza giustizia è solo consolazione. Aiutare le vittime è essenziale, ma non basta. Se non mettiamo in discussione i meccanismi economici e culturali che alimentano lo sfruttamento (consumo, pornografia, lavoro a basso costo), curiamo le ferite lasciando aperta la fonte.

      3.     La fede che non protegge i corpi è disincarnata. Dire che ogni persona è sacra significa difendere concretamente chi viene venduto, abusato, scartato. Se la preghiera non ci rende più attenti, più scomodi e più attivi, forse è solo un’abitudine religiosa, non un impegno evangelico.

       

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      sabato 7 febbraio 2026

      07.02.2026 - 1Re 3,4-13 - Mc 6,30-34 - Erano come pecore che non hanno pastore.

      Dal primo libro dei Re - 1 Re 3,4-13

      In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti.
      A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
      Salomone disse: «Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
      Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita».
      1. Salomone si trova in una situazione difficile: è giovane e deve governare un popolo numeroso. RICONOSCE I SUOI LIMITI, capisce che da solo non può farcela, sa che non è onnipotente, quindi CERCA IL SIGNORE E VA SULL’ALTURA PIÙ GRANDE PER ESSERE IL PIÙ VICINO POSSIBILE A LUI e fa mille olocausti perché ha bisogno di lui. Vale per tutti!

      2. Il Signore risponde a Salomone e chiede a Salomone che gli dica ciò di cui ha bisogno. Salomone non chiede la ricchezza, né la salute, né la vendetta, ma IL DISCERNIMENTO NEL GIUDICARE a partire da ciò che Dio insegna. Con questa richiesta SALOMONE SEMBRA DIRCI CHE NELLA VITA È IMPORTANTE FARE LE SCELTE GIUSTE secondo i pensieri di Dio. 

      3. DIO è stupito e commosso dalla preghiera di Salomone, gli RISPONDE DONANDOGLI NON SOLO CIÒ CHE HA CHIESTO, MA ANCHE CIÒ CHE NON HA CHIESTO. Con questa certezza impariamo a vivere le nostre giornate sotto la guida del Signore.

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      + Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,30-34
      In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
      Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
      Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
      Vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo neutro o, peggio, freddo e distaccato, perché Gesù guarda sempre con gli occhi del cuore.
      Gesù vede e comprende anche la stanchezza degli apostoli e li porta a un’intimità che riposa. “Venite in disparte con me”. La solitudine della preghiera davanti all’Eucaristia, la partecipazione intensa alla Messa, la meditazione del Vangelo del giorno, lo scambio vero con gli amici, una lettura intelligente e vera… E’ grazia tutto quello che ci porta davanti al suo volto, nella sua Compagnia, e dà significato e vigore a tutte le azioni e al tumulto delle nostre giornate. Impariamo a riposarci nel Signore!

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      Riposatevi un po’, dice Gesù. È quello che cerca il nostro cuore inquieto. Gesù lo conosce e ne ha compassione, per i “suoi” e per tutti. Conosciamo altri maestri in grado di darci questo ristoro?

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      07.02 SAN RICCARDO

      SAN RICCARDO

      San Riccardo, commemorato il 7 febbraio dal Martyrologium Romanum, è una figura storica difficile da definire con precisione. Le fonti antiche sono scarse e incerte, e molte informazioni su di lui derivano da tradizioni tardive e leggendarie. In passato veniva indicato come “re d’Inghilterra”, ma le edizioni più recenti del martirologio lo presentano più sobriamente come pellegrino a Roma e padre di tre santi: Villibaldo, vescovo di Eichstätt, Vunibaldo, abate di Heidenheim, e Valburga, vergine.

      Il nome stesso “Riccardo” non è storicamente attestato e sembra frutto di una costruzione agiografica nata a Eichstätt nel X secolo e diffusasi poi a Lucca due secoli più tardi. La famiglia proveniva probabilmente dal Wessex, in Inghilterra, ed era di nobile origine. Secondo il racconto della monaca Hugebure di Heidenheim, attorno all’anno 720 Riccardo partì in pellegrinaggio verso Roma insieme ai due figli maschi, allora giovanissimi. Attraversata la Manica e risalita la Senna, i pellegrini visitarono numerosi santuari in Francia prima di giungere in Italia.

      Il pellegrinaggio si interruppe tragicamente a Lucca, dove Riccardo morì nel 722 senza riuscire a raggiungere Roma. Fu sepolto nella basilica di San Frediano, dove ancora oggi riposano le sue reliquie, divenute presto oggetto di venerazione popolare e di racconti miracolosi. I figli proseguirono invece il loro cammino: Villibaldo si unì a san Bonifacio nell’evangelizzazione della Germania, divenne vescovo di Eichstätt e fondò, insieme al fratello Vunibaldo e alla sorella Valburga, il monastero di Heidenheim.

      Dopo la morte di Villibaldo si tentò di trasferire anche le reliquie del padre a Eichstätt, ma l’opposizione dei fedeli lucchesi impedì la traslazione: dalla tomba di Riccardo giunse in Germania solo un po’ di polvere. Le poche notizie su di lui provengono soprattutto dall’Hodoeporicon, scritto monastico centrato sulla vita di Villibaldo. Proprio la santità dei figli e il culto sorto attorno alla tomba di Lucca portarono, nei secoli successivi, all’invenzione di una vita regale di “San Riccardo re d’Inghilterra”, titolo poi eliminato ufficialmente nel 1956.

      Per noi oggi

      1.     San Riccardo ci ricorda che non serve essere protagonisti per essere santi: a volte la vera fecondità si misura da ciò che lasciamo negli altri, non da ciò che scriviamo di noi stessi nella storia.

      2.     La Chiesa ha santificato per secoli una figura più leggendaria che documentata, segno che la santità non coincide sempre con la precisione storica, ma con la forza del segno che una vita lascia.

      3.     In un mondo ossessionato dal successo personale, Riccardo ci provoca con una santità nascosta: non re, non eroe, ma pellegrino, padre e uomo in cammino verso Dio.

      Nobile inglese, vissuto nell’VIII secolo, è padre di tre santi: Villibaldo, Vunibaldo e Valburga, evangelizzatori in Germania. Uomo di preghiera, aveva grande venerazione per la Sacra Famiglia. Pellegrino a Roma, muore sulla via del ritorno a Lucca, dove è sepolto nella Basilica di S. Frediano.  


      NELLO STESSO GIORNO:

      BEATO ALFREDO CREMONESI Sacerdote del PIME, martire
      Ripalta Guerina, Cremona, 16 maggio 1902 – Donoku, Myanmar, 7 febbraio 1953

      Alfredo Cremonesi nacque a Ripalta Guerina, in provincia di Cremona e diocesi di Crema, il 16 maggio 1902. Entrò nel Seminario diocesano, ma negli anni del liceo si ammalò gravemente di linfatismo, una malattia del sangue. Una volta guarito, certo che a intercedere per lui fosse stata santa Teresa di Gesù Bambino, passò al Seminario per le missioni estere di Milano nel 1922. Fu ordinato sacerdote il 12 ottobre 1924; un anno dopo partì per la Birmania, l’odierno Myanmar. Ancora dopo un anno gli fu assegnato il distretto missionario che comprendeva anche il villaggio montano di Donoku. Seguì le vicende politiche birmane restando accanto alla popolazione, sia durante l’occupazione giapponese, sia quando il Paese si rese indipendente. In quell’ultima fase, però, cominciò a essere visto con sospetto. Il 7 febbraio 1953 le truppe governative arrivarono a Donoku: il missionario, in un estremo tentativo di difesa della sua gente, venne colpito mortalmente, con raffiche di mitra. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero della missione di Donoku. 

       

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      venerdì 6 febbraio 2026

      06.02.2026 - Sir 47,2-13 NV [gr. 47,2-11] - Mc 6,14-29 - Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.

      Dal libro del Siràcide - Sir 47,2-13 NV [gr. 47,2-11]

      Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
      così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
      Egli scherzò con leoni come con capretti,
      con gli orsi come con agnelli.
      Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
      e cancellato l’ignominia dal popolo,
      alzando la mano con la pietra nella fionda
      e abbattendo la tracotanza di Golìa?
      Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
      che concesse alla sua destra la forza
      di eliminare un potente guerriero
      e innalzare la potenza del suo popolo.
      Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
      lo lodarono nelle benedizioni del Signore
      offrendogli un diadema di gloria.
      Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
      e annientò i Filistei, suoi avversari;
      distrusse la loro potenza fino ad oggi.
      In ogni sua opera celebrò il Santo,
      l’Altissimo, con parole di lode;
      cantò inni a lui con tutto il suo cuore
      e amò colui che lo aveva creato.
      Introdusse musici davanti all’altare
      e con i loro suoni rese dolci le melodie.
      Conferì splendore alle feste,
      abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
      facendo lodare il nome santo del Signore
      ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
      Il Signore perdonò i suoi peccati,
      innalzò la sua potenza per sempre,
      gli concesse un’alleanza regale
      e un trono di gloria in Israele.
      1. Davide ha una fionda e pochi sassi; Golia è un gigante, è forzuto, eppure Davide con l'aiuto del Signore sconfigge Golia. SE CI FIDIAMO DEL SIGNORE, DIVENTIAMO CAPACI DI COSE IMPENSABILI NELLA NOSTRA VITA. 

      2. Davide in ogni sua opera celebrò il Santo, l'Altissimo, amò Colui che lo aveva creato. Più sentiamo Dio vicino e dentro di noi, più lo lasciamo entrare nella nostra vita, PIÙ CI SENTIAMO AMATI DA LUI, PIÙ IN OGNI COSA CHE FACCIAMO VORREMMO DARE GLORIA A LUI. 

      3. “IL SIGNORE PERDONÒ I SUOI PECCATI…”. Dio non cerca super uomini, persone impeccabili, ma solo persone che facciano del loro meglio per servirlo, riconoscendo i propri errori e rialzandosi, dopo aver fatto l’esperienza della misericordia del Signore. Buona vita!

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      + Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,14-29
      In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
      Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
      Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
      E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

       

      Il Vangelo descrive la fine drammatica di Giovanni il Battista, uomo giusto che proclamò con coraggio la verità dei comandamenti di Dio, anche quando ciò significava opporsi a Erode, il re potente. Questa sua integrità gli procurò l’ostilità e il rancore di Erodìade, che trovò l’occasione per vendicarsi.
      In questa scena Erode rivela tutta la sua debolezza, incapace di rifiutare una richiesta crudele a causa del giuramento e della pressione sociale. La vicenda porta a riflettere sulla vulnerabilità dell’animo umano di fronte alle influenze esterne e al cattivo uso del potere, mostrando come il cedimento morale possa condurre a scelte ingiuste. Giovanni, con il suo martirio, sigilla la sua testimonianza e servizio a Cristo, che è la verità in persona.


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