venerdì 5 giugno 2026

05.06.2026 - 2Tm 3,10-16 - Mc 12,35-37 - Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide?

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 3,10-16

Figlio mio, tu mi hai seguito da vicino nell'insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi.
Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall'infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

1. “TUTTI QUELLI CHE VOGLIONO VIVERE RETTAMENTE SARANNO PERSEGUITATI”: allora la fede è un rischio, non un rifugio. Seguire Cristo non significa essere protetti, ma esposti: la verità evangelica non è una coperta calda, è una FIAMMA CHE BRUCIA LE ILLUSIONI.
2. “RIMANI SALDO IN CIÒ CHE HAI IMPARATO”. Paolo invita a restare ancorati alla tradizione, ma oggi questo suona sospetto: essere fedeli sembra sinonimo di essere retrogradi. Eppure forse la sfida è questa: non cambiare il Vangelo per adattarlo al mondo, ma CAMBIARE SÉ STESSI PER RENDERLO CREDIBILE NEL MONDO.
3. “TUTTA LA SCRITTURA È UTILE”: utile per chi? Per Te. Se la Parola non ti mette mai in crisi, probabilmente non la stai ascoltando. La Scrittura non serve a farci avere ragione, ma a farci diventare giusti — ANCHE QUANDO CI SMONTA LE CERTEZZE.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,35-37
In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

 

Gesù mette in crisi la teologia ufficiale, non per negarla ma per aprirla. Gli scribi amavano le genealogie, Gesù invece scardina le etichette e le certezze ereditarie.
Non basta discendere da Davide per essere il Messia: il sangue non basta, serve Spirito. Davide chiama “Signore” colui che dovrebbe essere suo discendente — il potere si piega al mistero. Gesù costringe a pensare, non a ripetere formule: è questo che affascina la folla. La fede autentica nasce dallo stupore, non dal controllo.
Forse per questo i religiosi si infastidiscono, e il popolo — invece — ascolta volentieri.

 

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05.06 - SAN BONIFACIO DI MAGONZA

SAN BONIFACIO DI MAGONZA

San Bonifacio è una delle figure decisive della cristianizzazione dell’Europa centrale, perché unisce in sé la forza del missionario infaticabile e la lucidità del grande organizzatore ecclesiale che contribuì a trasformare profondamente il mondo germanico attraverso il Vangelo e la Parola di Dio.

Nato come Winfrido nel Wessex, ricevette una formazione monastica e divenne presto un colto insegnante di grammatica latina, ma dentro di sé maturò una forte vocazione missionaria che lo spinse a lasciare la sua terra per annunciare Cristo ai popoli pagani. Dopo un primo tentativo in Frisia non riuscito, si recò a Roma dove il papa Gregorio II lo ribattezzò Bonifacio e gli affidò la missione ufficiale tra le popolazioni germaniche, segnando così l’inizio del suo grande apostolato.

Sostenuto dai pontefici successivi, ricevette autorità episcopale e divenne punto di riferimento per l’evangelizzazione e la riorganizzazione della Chiesa in quei territori. La sua azione non fu solo religiosa ma anche culturale, perché promosse l’incontro tra tradizione romano-cristiana e culture germaniche, contribuendo a formare un nuovo tessuto civile più umano e ordinato. Con coraggio affrontò le resistenze pagane, come quando abbatté la quercia sacra a Thor, gesto che segnò simbolicamente il passaggio dall’idolatria alla fede cristiana e favorì numerose conversioni.

Bonifacio non si limitò alla predicazione, ma lavorò anche alla costruzione di strutture ecclesiastiche solide, fondando monasteri e promuovendo la disciplina del clero. Tra le sue opere più importanti vi fu la collaborazione con i sovrani franchi, che pose le basi per la futura rinascita carolingia e per un nuovo ordine cristiano in Europa. La sua spiritualità benedettina univa preghiera e lavoro, contemplazione e azione missionaria, rendendolo modello di equilibrio evangelico.

Anche in età avanzata non smise di annunciare il Vangelo, mostrando una dedizione totale alla missione fino al rischio della vita. Nel 754, durante una celebrazione a Dokkum in Frisia, fu assalito e ucciso insieme ai suoi compagni, accettando il martirio con parole di fiducia nella vita eterna e nella vittoria di Cristo. La sua morte sigillò una vita interamente donata all’evangelizzazione e alla costruzione della Chiesa in Europa.

Per noi oggi

1. La fede non è compatibile con una vita comoda che evita il rischio della testimonianza. Bonifacio ricorda che il Vangelo si diffonde solo quando qualcuno è disposto a partire senza sicurezza.

2. L’evangelizzazione non è nostalgia del passato ma costruzione concreta del presente. Chi non trasforma la cultura non ha compreso la forza del cristianesimo.

3. La fede senza missione si spegne lentamente nella mediocrità. Bonifacio mostra che la santità è sempre movimento verso l’altro.

672/73 - 5 giugno 754

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 6,51-58

  

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 6,51-58

Nel Vangelo di domenica Gesù usa parole fortissime: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». Non parla di un semplice ricordo, ma di un dono reale e concreto: la sua stessa vita offerta per il mondo. L’Eucaristia è il cuore della fede cristiana, perché lì Cristo continua a donarsi totalmente all’umanità.

Nutrirsi del Pane di vita significa entrare in comunione profonda con Lui, lasciarsi trasformare interiormente, imparare ad amare come ama Gesù. Non basta “andare a Messa”: l’incontro con Cristo deve cambiare i pensieri, le scelte, il modo di trattare gli altri. Chi riceve l’Eucaristia è chiamato a diventare persona di pace, di perdono, di condivisione e di misericordia. Gesù promette anche qualcosa di immenso: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Il cielo non inizia soltanto dopo la morte, ma già ora, ogni volta che viviamo una comunione autentica con Lui.

Una storia vera racconta bene questo mistero. Durante la vita di Madre Teresa di Calcutta, molti volontari le chiedevano come riuscisse ad amare i poveri con tanta forza e senza stancarsi mai. Lei rispondeva che tutto nasceva dall’adorazione e dall’Eucaristia. Ogni giornata delle sue suore iniziava davanti al Santissimo Sacramento. Madre Teresa diceva: “Senza Gesù nell’Eucaristia non potremmo riconoscere Gesù nei poveri”. Per lei il corpo di Cristo presente nell’Ostia e il corpo di Cristo presente negli ultimi erano inseparabili. Questo ci ricorda che l’Eucaristia non termina in chiesa: continua nella vita concreta, nell’amore verso chi soffre, chi è solo, chi aspetta una mano tesa.

Anche l’immagine delle “briciole” del pane spezzato ci aiuta a capire: dentro ciascuno di noi c’è una presenza divina che può illuminare la vita degli altri. Pure se fragili e imperfetti, siamo chiamati a portare qualcosa di Dio nel mondo. L’Eucaristia e la solidarietà non possono essere separate: chi riceve Cristo ma resta chiuso nell’egoismo non ha ancora compreso davvero il significato di quel Pane condiviso.

Per noi oggi

1.     Riceviamo spesso la Comunione, ma la nostra vita cambia davvero dopo quell’incontro con Gesù?
Se restiamo uguali, forse stiamo ricevendo l’Eucaristia con il corpo ma non con il cuore.

2.     Adoriamo Cristo nell’Ostia consacrata, ma sappiamo riconoscerlo anche nel povero, nel fragile, nel difficile da amare?
Non possiamo inginocchiarci davanti all’altare e restare indifferenti davanti alla sofferenza umana.

3.     Gesù si spezza e si dona totalmente, mentre noi spesso viviamo difendendo solo noi stessi.
La nostra fede è davvero condivisione o è diventata una religione comoda che non ci costa nulla?

 

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giovedì 4 giugno 2026

04.06.2026 - 2Tm 2,8-15 - Mc 12,28-34 Non c'è altro comandamento più grande di questi.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 2,8-15

Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio Vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.
Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.

1. Scrivendo al discepolo Timoteo, l’Apostolo Paolo lo invita a RICORDARSI di Gesù Cristo morto e risorto, di FISSARLO IN CUORE, di METTERLO AL CENTRO di ogni suo pensiero. 

2. L’Apostolo è in catene, ma la parola di Dio non è incatenata e va annunciata. PAOLO SOPPORTA OGNI COSA PER QUELLI CHE DIO HA SCELTO perché anch'essi raggiungano la salvezza. INVITA TIMOTEO A FARE LO STESSO a collaborare per la salvezza di tutti. Invita Te!

3. PERCIÒ È NECESSARIO RIMANERE FEDELI NONOSTANTE TUTTO: se moriamo con lui, con lui anche vivremo, se resistiamo otterremo la ricompensa. SE SIAMO INFEDELI, LUI RIMANE FEDELE MA NOI PERDIAMO TUTTO. Dunque, RICORDATI di Gesù Cristo, ricordati di tutto quello che ti ha fatto e sii riconoscente, sii grato a colui che ha offerto la salvezza E CON SAPIENZA ACCOGLILA E SEGUILA DOCILMENTE.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Il complimento che Gesù rivolge allo scriba è prudente: “Non sei lontano dal regno di Dio”. Lo scriba riconosce il primo e il secondo comandamento. Resta da definire come si esprima l’amore di Dio, che non potrà essere ridotto a qualche formalità. Gesù inoltre dedica energie a mostrare con parabole e fatti concreti chi è realmente il prossimo: anche il povero, il lebbroso, lo straniero, il bambino, il peccatore… fino a invitarci a ‘farci prossimo’. I comandamenti aprono un grande cammino.
Dio ci ha amati per primo, l’amore adesso non è più solo un comandamento, ma è la risposta al dono dell’amore col quale Dio ci viene incontro. Amore di Dio e amore del prossimo, sono inseparabili, sono un unico comandamento.

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Amare Dio e il prossimo. L'essenza di tutto. Vogliamo tenerci stretti sull'essenzialità di questo amore o fare soltanto “gli olocausti e i sacrifici” e cadere in una semplice religione?

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04.06 - SAN FRANCESCO CARACCIOLO

SAN FRANCESCO CARACCIOLO

San Francesco Caracciolo è una figura luminosa della Riforma cattolica, la cui vita è segnata da una profonda centralità eucaristica, vissuta come adorazione continua del Santissimo Sacramento e sorgente di carità operosa.

Nato con il nome di Ascanio da una nobile famiglia abruzzese, fin da giovane mostrò una intensa devozione verso Gesù e la Madonna, alimentata dal Rosario e dalla preghiera costante. A ventidue anni fu colpito da una grave malattia che lo segnò nel corpo e nello spirito, ma che divenne occasione di un voto di consacrazione totale a Dio. Guarito in modo inatteso, si trasferì a Napoli per studiare teologia, dove approfondì soprattutto la dottrina di san Tommaso d’Aquino e maturò la sua vocazione sacerdotale.

Ordinato a soli ventiquattro anni, si dedicò con grande zelo all’assistenza dei carcerati e dei condannati a morte attraverso la Compagnia dei Bianchi, vivendo un intenso apostolato di misericordia. Un evento provvidenziale lo portò poi a collaborare alla fondazione di un nuovo ordine religioso insieme ad altri due confratelli, dando origine ai Chierici Regolari Minori, approvati nel 1588. Assunse il nome di Francesco per la sua devozione a san Francesco d’Assisi e abbracciò una vita religiosa fondata su povertà, umiltà e servizio. Eletto preposito generale, continuò a vivere con semplicità estrema, dedicandosi alla questua, all’assistenza dei malati e ai lavori più umili senza cercare alcun privilegio.

Il suo amore per i poveri e i peccatori gli valse il titolo di “cacciatore delle anime”, perché non cessava di cercare la salvezza di ogni persona. La sua vita spirituale era segnata da intense penitenze e da una profonda partecipazione alla Passione di Cristo, soprattutto durante la Messa. Promosse la devozione delle Quarantore e organizzò l’adorazione continua del Santissimo Sacramento, rendendo l’Eucaristia il centro della vita comunitaria del suo ordine.

Ebbe anche doni mistici e profetici, uniti a una forte capacità di discernimento spirituale. Esortava i sacerdoti a celebrare ogni giorno la Messa come culmine della vita cristiana, vedendo nel Sangue di Cristo la fonte della salvezza. Morì nel 1608, consumato dall’amore per Dio e per le anime, lasciando un’eredità spirituale profondamente eucaristica e missionaria.

Per noi oggi

1. Una fede senza adorazione rischia di diventare attivismo senza radici spirituali. Se l’Eucaristia non è il centro della vita, tutto il resto perde direzione e significato.

2. La santità non nasce dal ruolo, ma dalla capacità di restare piccoli davanti a Dio. Chi cerca grandezza nella Chiesa smette di capire la logica del Vangelo.

3. Servire i poveri senza adorare Cristo porta a un altruismo senza anima. Francesco Caracciolo ricorda che la carità nasce sempre dall’incontro con l’Eucaristia.

Villa S. Maria, Chieti, 13 ottobre 1563 - Agnone, Isernia, 4 giugno 1608

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' EUTICHIO di Como Vescovo - COMO

482 - 539

A Como, sant’Eutichio, vescovo, insigne per la dedizione alla preghiera e per amore della solitudine con Dio.

BEATO FRANCESCO PIANZOLA Sacerdote e fondatore - VIGEVANO

Sartirana Lomellina, Pavia, 5 ottobre 1881 – Mortara, Pavia, 4 giugno 1943

Fu ordinato sacerdote il 16 marzo 1907 a Vigevano, dal vescovo Pietro Berruti. È conosciuto con gli appellativi di "don Niente" (dal termine con cui amava definirsi) e di "apostolo della Lomellina", avendo a lungo predicato nei campi e nelle fabbriche di quella zona. Per i fedeli locali rimane nella memoria anche come "al pref sant di mundini", ossia "il santo prete delle mondine".
Ha fondato i Padri Oblati diocesani dell'Immacolata e l'8 maggio 1919 l'Istituto delle Suore Missionarie dell'Immacolata Regina della Pace, note anche come suore pianzoline.

 

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

La festa del Corpus Domini prolunga e manifesta pubblicamente il mistero celebrato nel Giovedì Santo: il dono dell’Eucaristia, in cui Cristo si offre come Pane di vita e Sangue versato per la salvezza del mondo.

Se nel Cenacolo il dono avviene nell’intimità, nella processione del Corpus Domini la Chiesa porta Gesù per le strade delle città per testimoniare che il Risorto cammina ancora accanto al suo popolo.

L’Eucaristia nasce dal cuore di Cristo che, durante l’Ultima Cena, trasforma la sofferenza e la morte imminente in un atto supremo di amore e di rendimento di grazie. Proprio per questo il sacramento prende il nome di Eucaristia, cioè ringraziamento. Nel pane e nel vino consacrati avviene una trasformazione profonda: Cristo dona sé stesso e comunica una vita più forte del peccato e della morte. Questo mistero non riguarda solo l’altare, ma l’intera esistenza umana e la storia del mondo.

L’Eucaristia infatti non è magia né rito esteriore, ma una forza che trasforma le persone dall’interno secondo la logica del dono e dell’amore. Ricevendo la comunione non siamo noi ad assimilare Cristo, ma è Lui che assimila noi a sé, rendendoci membra vive del suo corpo.

L’incontro con Gesù eucaristico rompe l’egoismo e apre alla comunione con gli altri. Chi si nutre del Corpo di Cristo non può restare indifferente davanti alla sofferenza, alla povertà e alle ingiustizie. L’Eucaristia genera una responsabilità concreta verso i fratelli, specialmente verso chi è fragile, escluso o dimenticato. Da qui nasce l’impegno cristiano per una società più giusta, solidale e fraterna. In un mondo segnato dall’individualismo e dalla violenza, il Vangelo propone la logica umile del chicco di grano che si spezza per dare vita. Gesù sulla croce ha trasformato il male in amore e continua questa opera attraverso il sacramento dell’altare.

L’Eucaristia diventa così scuola di unità, pace e servizio. Portando Cristo nelle strade, la Chiesa annuncia che solo l’amore è capace di rinnovare davvero il mondo. Con la certezza che il Risorto resta con noi ogni giorno, i credenti camminano nella storia custodendo la speranza di cieli nuovi e terra nuova, dove regneranno finalmente pace e giustizia.

Per noi oggi:

  1. Riceviamo spesso l’Eucaristia, ma quanto lasciamo davvero che Cristo trasformi la nostra vita concreta?
    La comunione è incontro vivo con Gesù oppure un gesto ripetuto senza consapevolezza?

  2. Adoriamo Gesù presente nell’Ostia santa, ma sappiamo riconoscerlo anche nei poveri e nei sofferenti?
    Non possiamo amare il sacramento e ignorare chi vive accanto a noi nel bisogno.

  3. L’Eucaristia costruisce comunione, mentre il nostro tempo alimenta egoismo e divisioni.
    Le nostre comunità sono davvero segno di unità oppure luoghi pieni di giudizi, chiusure e rivalità? 

 

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mercoledì 3 giugno 2026

03.06.2026 - 2Tm 1,1-3.6-12 - Mc 12,18-27 - Non è Dio dei morti, ma dei viventi!

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 1,1-3.6-12

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.
1. Alla fine della sua vita Paolo si confida con tenero affetto a Timoteo, sottolineando come NON DEVE ESSERCI VERGOGNA NELLA FEDE E COME QUESTA ABBIA BISOGNO DI ESSERE RAVVIVATA, il dono dello Spirito ricevuto con la benedizione (cresima) deve essere mantenuto ardente con la coerenza della vita.

2. In poche righe Paolo sintetizza la fede cristiana: DIO HA MANDATO GESÙ PER SALVARCI E CI HA DONATO LO SPIRITO che ci aiuta a compiere il progetto che Lui ha su ognuno di noi. TUTTO AVVIENE PER GRAZIA, e noi possiamo metterci in buona relazione con Lui, che vince la morte. 

3. LA SUA SALVEZZA CUSTODISCE LA NOSTRA VITA, toglie il peccato, ci libera dal male attraverso Gesù, ci insegna a ricercare il bene nella nostra vita, in modo autentico attraverso l’amore. CON LE NOSTRE OPERE POSSIAMO E DOBBIAMO ESSERE TESTIMONI.

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Dal Vangelo secondo Marco- Mc 12,18-27
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
I sadducei riconoscevano solo i solo il Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibba, e non credevano nella resurrezione dei morti. Gesù però cita il brano della vocazione di Mosè: Colui che lo chiama è il Dio dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe, morti già allora da tempo. Se quei nomi, quelle persone non esistono più è Dio stesso che non esiste. Se quel legame si dissolve è il nome stesso di Dio che si spezza. Per questo li farà risorgere: solo la nostra risurrezione farà di Dio il Padre per sempre.
Signore, aiutaci a ricordarci sempre che chi crede in Te è vivo per sempre e che Tu sei risorto dai morti per far risorgere anche noi.

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Un altro dialogo tra sordi, con i sadducei. Domande su questioni complicate, cavilli.. Gesù risponde ricordando che Dio è il Dio dei viventi. Perché le nostre parole spesso non attingono alla vita?

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