mercoledì 21 ottobre 2026

21.10.2026 - Ef 3,2-12 - Lc 12,39-48 - A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 3,2-12

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza.
A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

1. Paolo ha una missione particolare da svolgere. Questa missione gli è stata affidata direttamente da Dio. È far comprendere il mistero nascosto alle precedenti generazioni: IL DISEGNO DI SALVEZZA DI DIO CHE È ORIENTATO A INGLOBARE TUTTI GLI UOMINI.

2. Paolo si definisce ministro, servo del Vangelo. UN GRANDE ANNUNCIO È POSTO SULLA BOCCA DEL PIÙ PICCOLO DEI SANTI. Paolo rivela il mistero, fatto conoscere nel tempo secondo modalità e criteri stabiliti da Dio, MISTERO RIGUARDO AL QUALE È DATA UNA LUCE AGLI UOMINI in virtù dell’annuncio degli Apostoli.

3. Il mistero di Cristo non si manifesta fuori di Cristo, SI MANIFESTA DAL DI DENTRO DI CRISTO, DAL SUO CORPO, LA CHIESA. Nella chiesa e per la Chiesa la sapienza di Dio è fatta conoscere in maniera multiforme, per le creature del cielo e della terra. NON SOLO GLI UOMINI, MA ANCHE GLI ANGELI SONO CHIAMATI A DAR LODE ALL’AMORE DI DIO SALVATORE.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,39-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».  

Questo vangelo ci insegna la vigilanza, che non è un atteggiamento di timore o attesa di eventi apocalittici ma desiderio ardente di vedere la gloria del Signore, preparandola e vivendola nella nostra quotidianità. Sei amministratore dei beni di Dio e non padrone, non ritenerti un privilegiato, ma vivi con responsabilità senza giudicare e senza approfittartene. Perderesti tutto!
Vigilare significa capire cosa passa nel mio cuore, significa fermarmi un po’ ed esaminare la mia vita. Sono cristiano? Educo più o meno bene i miei figli? La mia vita è cristiana o è mondana? E come posso capire questo? La stessa ricetta di Paolo: guardare Cristo crocifisso. Facciamo attenzione a non cedere alla pigrizia interiore, alla superbia, all'egoismo, perché, anche nelle situazioni in cui non ce l’aspettiamo, il Signore viene. Stai sveglio!

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Ieri si parlava del padrone che torna nella notte, oggi del ladro (anche lui notturno). Dio arriva di notte. Di quale notte stiamo parlando? Forse del nostro torpore in cui restiamo a crogiolarci?

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21.10 BEATO GIUSEPPE PUGLISI

BEATO GIUSEPPE PUGLISI
Il Beato don Pino Puglisi nacque a Palermo nel 1937, nel quartiere di Brancaccio. Figlio di un calzolaio e di una sarta, conobbe fin da giovane la realtà della povertà. Sacerdote, educatore e formatore, dedicò la sua vita soprattutto ai giovani. A Godrano riuscì a spezzare una violenta faida attraverso il Vangelo e il perdono. Nel 1990 tornò a Brancaccio come parroco, trovandosi a confronto con la mafia. Don Puglisi non fu semplicemente un prete “anti-mafia”, ma un sacerdote “per” il Vangelo: il suo obiettivo era liberare le persone dalla paura e dalla cultura della violenza. Creò un centro per accogliere i bambini e offrire loro educazione e nuove opportunità, sapendo che togliere i giovani alla strada significava togliere futuro alla mafia. Promosse la scuola, il lavoro, la dignità delle persone e il risanamento del quartiere. Con coraggio denunciava ciò che feriva la vita della sua gente e ripeteva: «Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti». Per questo divenne una presenza sempre più scomoda per la criminalità organizzata. La mafia decise di eliminarlo e don Pino sapeva di correre questo rischio. Il 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, fu assassinato. Prima di morire rivolse ai suoi assassini un sorriso e disse: «Me l’aspettavo». La sua morte fu riconosciuta dalla Chiesa come martirio in odio alla fede. La sua testimonianza mostra che il Vangelo può trasformare persone e comunità; anche alcuni dei suoi assassini iniziarono successivamente un cammino di conversione. Don Puglisi ci insegna che il male cresce quando gli onesti scelgono il silenzio. La sua santità consiste nella fedeltà quotidiana al Vangelo: scegliere la verità, la giustizia, il perdono e la dignità di ogni persona. La sua vita continua a chiederci: noi, oggi, da che parte scegliamo di stare? per noi oggi 1. Il silenzio degli onesti ci rende complici? «Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti». Dove vediamo il male, abbiamo il coraggio di parlare oppure preferiamo non avere problemi? 2. Siamo “contro” qualcuno o “per” qualcuno? Don Puglisi non fu semplicemente un prete “anti-mafia”: fu un uomo per il Vangelo, per i giovani, per la dignità e la libertà. La nostra fede per chi e per che cosa si spende concretamente? 3. Crediamo davvero nella forza educativa del Vangelo? Puglisi sapeva che cambiare una comunità significava partire dai giovani. Quanto investiamo oggi nell’educazione, nell’ascolto e nelle nuove generazioni, invece di limitarci a lamentarci della società?
Ognuno di noi sente dentro di sé una inclinazione, un carisma. Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile.
 Giuseppe Puglisi nasce a Palermo, nel quartiere Brancaccio, il 15 settembre 1937, figlio di Carmelo Puglisi, calzolaio, e di Giuseppa Fana, sarta. Entrato nel seminario diocesano di Palermo nel 1953, viene ordinato sacerdote il 2 luglio 1960. Riceve quindi i primi incarichi come vicario parrocchiale e vicerettore del seminario minore. Si occupa anche dell’insegnamento della Religione nelle scuole. Il 29 settembre 1990 ritorna a Brancaccio come parroco di San Gaetano. Per indirizzare i giovani sulla strada del bene, fonda il Centro “Padre Nostro”, inaugurato il 29 gennaio 1993. Il suo impegno, tuttavia, gli procura minacce di morte da parte dei mafiosi. La sera del suo cinquantaseiesimo compleanno, il 15 settembre 1993, mentre sta per rientrare a casa, viene ucciso da Salvatore Grigoli, dopo avergli rivolto il suo ultimo sorriso. La sua memoria liturgica cade il 21 ottobre, giorno del suo Battesimo.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN GASPARE DEL BUFALO, SACERDOTE, FONDATORE DEI MISSIONARI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Roma, 6 gennaio 1786 - 28 dicembre 1837
Nato a Roma nel 1786, Gaspare sente la chiamata del Signore fin da piccolo. Da sacerdote evangelizza i poveri, rifiuta di obbedire a Napoleone, converte i massoni e i briganti che infestano lo Stato Pontificio. Nel 1815 fonda i due rami, maschile e femminile, dei Missionari del Preziosissimo Sangue.  
SANT'ILARIONE, ABATE
Tabata, Palestina, 291 circa - Pafo, Cipro, 372
Palestinese, di origini pagane, Ilarione studia ad Alessandria d’Egitto e si converte al cristianesimo. Sotto la guida di Sant’Antonio abate impara ad amare la solitudine, la preghiera, la penitenza. Si ritira eremita a Maiumma dove fonda diversi monasteri e opera conversioni; muore a Pafo nel 372.  
SANT'ORSOLA, MARTIRE
Nascita: IV secolo, Gran Bretagna Morte: 21 ottobre 383, Colonia, Germania
Splendida figlia di un re bretone del IV secolo, Orsola accetta di sposare un re pagano a patto che questi si converta al cristianesimo. Parte alla volta di Colonia con 11 vergini – diventate 11mila per un errore di trascrizione – ma l’incontro con gli Unni di Attila sarà causa del loro martirio.

 

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martedì 20 ottobre 2026

20.10.2026 - Ef 2,12-22 - Lc 12,35-38 - Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,12-22

Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

1. I Gentili (i non Ebrei), inizialmente senza Dio, ora GRAZIE AL SACRIFICIO DI CRISTO COLORO CHE ERANO LONTANI SONO STATI AVVICINATI. CRISTO HA UNITO EBREI E GENTILI abbattendo il muro di separazione e promuovendo la pace. Questa unione elimina le divisioni, formando una nuova comunità in Cristo. Fratelli TUTTI!

2. Cristo ha abolito le barriere cerimoniali e legali che dividevano Ebrei e Gentili, non la legge morale. HA CREATO UNA NUOVA UMANITÀ, riconciliando entrambi i gruppi con Dio attraverso la croce, eliminando l'inimicizia e PERMETTENDO UNA NUOVA RELAZIONE CON DIO E TRA DI LORO.

3. I credenti non sono più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti CON CRISTO COME PIETRA ANGOLARE. La comunità cristiana è un TEMPIO SANTO, UNITA E COESA IN CRISTO, ABITAZIONE DI DIO PER MEZZO DELLO SPIRITO.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,35-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!». 

 

Assonnati o svegli? Assuefatti o attenti? La vita ci consuma, ma l’attesa ci rinnova. Quando aspettiamo qualcuno che deve venire, ci prepariamo per accoglierlo, tanto più dobbiamo farci trovare pronti dal Nostro Signore che viene. Come mi preparo? Vigilando su me stesso, sul mio cuore, sui miei sentimenti, sui miei pensieri. Custodendo il tesoro della grazia, la presenza dello Spirito Santo in me. Non mi lascio andare alla mentalità mondana anche perché se non mi custodisco, viene quello che è più forte di me.
Siamo chiamati a vivere un’attesa trepidante e innamorata, pronta a spalancare le porte quando il Signore bussa al nostro cuore. E sarà una gioia grande: Dio verrà e si porrà a servizio della nostra felicità, della nostra pienezza di vita! Non possiamo chiedere di più!

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Strano questo padrone che arriva nel cuore della notte e, invece di farsi servire dai servi, li fa accomodare e lui li serve! A questa pacchia noi non siamo pronti. Chi è più strano, Dio o l’uomo?

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20.10 SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN

SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN
Santa Maria Bertilla Boscardin nacque nel 1888 in una famiglia semplice di contadini. Fin da bambina amò profondamente il catechismo e la conoscenza della fede. A sedici anni entrò tra le Suore Dorotee, seguendo la sua vocazione religiosa. Fu mandata nell’ospedale di Treviso, dove divenne infermiera. Si dedicò soprattutto ai malati e ai bambini, offrendo loro cura e consolazione. Per aiutare le consorelle, sceglieva spesso i turni più faticosi e notturni. La sua vita era racchiusa in una semplice frase: «A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio». Non cercava riconoscimenti e desiderava compiere ogni cosa nel nascondimento. Diceva infatti: «Gesù mio, fatemi prima morire mille volte piuttosto che io abbia a fare una sola azione per essere veduta». Durante la guerra dovette lasciare l’ospedale e trasferirsi in Lombardia. Portò con sé soltanto poche cose, tra cui il suo piccolo catechismo. Quel libro, ricevuto da bambina, era ormai consumato dall’uso quotidiano. Maria Bertilla desiderava vivere come Maria, nella fede semplice e totale. Non chiedeva visioni o consolazioni, ma soltanto di credere e affidarsi a Dio. Anche nella malattia, segnata fin da giovane dalla sofferenza, continuò a vivere con serenità, umiltà e grande fiducia nel Signore. La sua santità non fu fatta di gesti straordinari, ma di fedeltà quotidiana. Servire, obbedire, amare e soffrire con Gesù divennero la sua strada. Prima di morire lasciò alle consorelle un’ultima raccomandazione: «Lavorino solo per Gesù, per Gesù… tutto è niente». La sua vita ci insegna che la santità può nascere dai piccoli gesti compiuti con grande amore. per noi oggi 1. Facciamo il bene per Dio o per essere visti? Maria Bertilla cercava il nascondimento e non il riconoscimento. Quanto delle nostre azioni è davvero gratuito e quanto cerca approvazione, gratitudine o visibilità? 2. Sappiamo servire quando costa? Sceglieva i turni più faticosi e diceva: «A Dio tutta la gloria, al prossimo tutta la gioia, a me tutto il sacrificio». Il nostro amore arriva fino a quando dobbiamo rinunciare a qualcosa? 3. Cristo ci basta davvero? «Lavorino solo per Gesù». Queste parole ci provocano a chiederci: se venissero meno successo, gratificazioni e riconoscimenti, continueremmo a fare tutto con lo stesso amore?
A Dio tutta la gloria, alle mie sorelle tutta la gioia, e a me tutto il sacrificio.
 Nata nel 1888 in provincia di Vicenza, in una famiglia contadina, con l'aiuto del parroco, entrò nel 1905 nelle suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Santissimi Cuori a Vicenza. Divenuta infermiera, lavorò nell'ospedale di Treviso, dove si dedicò a servire i malati nel corpo e nello spirito, infaticabile nell'aiutare le consorelle. Nonostante fosse stata colpita da un tumore a soli 22 anni, continuò con impegno il proprio lavoro, reso più faticoso dalle difficoltà e dalle tensioni della prima guerra mondiale. Mandata a Como, soffrì molto per l'incomprensione di qualche medico e della propria superiora senza mai lamentarsi o protestare. Tornata a Treviso, riprese il suo lavoro in ospedale nonostante l'aggravarsi della malattia. Morì a 34 anni, nel 1922.


CHI È FERITO PUÒ SCEGLIERE DI NON FERIRE.

 

 CHI È FERITO PUÒ SCEGLIERE DI NON FERIRE.

Kirk Bloodsworth fu condannato a morte per un delitto terribile che non aveva commesso.
In carcere conobbe l’odio, la solitudine e la disperazione. Eppure proprio lì la fede divenne per lui una presenza concreta. Lesse due volte tutta la Bibbia e iniziò un cammino di conversione.
Nel 1989 ricevette la Cresima attraverso le sbarre, sotto la camera a gas. «Mi sentii pulito, accolto»: parole semplici, ma piene di speranza.
Un cappellano cattolico credette alla sua innocenza quando quasi nessuno lo faceva. Bloodsworth scoprì poi in biblioteca la possibilità del test del Dna. Grazie a quella intuizione, nel 1993 venne finalmente liberato e scagionato. Ma la libertà non cancellò le ferite né i pregiudizi. Invece di vivere nel rancore, trasformò la propria sofferenza in una missione. Si impegnò contro la pena di morte e a favore degli innocenti condannati.
Poi comprese che anche chi esegue le condanne porta dentro ferite profonde. Nacque così un gruppo per sostenere il personale coinvolto nelle esecuzioni. Uomini e donne che avevano dato la morte trovarono finalmente qualcuno disposto ad ascoltarli.
Alcuni soffrivano di insonnia, disturbi post-traumatici, dipendenze e sensi di colpa. Nessuno di loro, racconta Bloodsworth, era favorevole alla pena capitale. «Le vittime di una morte di Stato sono più d’una». La misericordia di Kirk raggiunge così anche chi era dall’altra parte delle sbarre.
La sua storia mostra che il dolore può diventare luogo di una nuova chiamata. La fede non cancella l’orrore, ma può trasformarlo in compassione. Chi è stato ferito può scegliere di non ferire a sua volta. E tendere la mano al proprio “nemico” può diventare una delle forme più radicali del Vangelo.

Per noi oggi 1. Crediamo davvero nella possibilità di rinascere? O continuiamo a definire una persona attraverso il suo errore, il suo passato o la sua colpa? 2. Sappiamo riconoscere le vittime che non vediamo? Anche chi sbaglia, chi è responsabile del male o chi vive una situazione difficile può portare ferite che chiedono ascolto. 3. Che cosa facciamo del male che abbiamo ricevuto?
Possiamo trasformarlo in rancore e vendetta, oppure, come Bloodsworth, lasciarci convertire dalla misericordia fino a tendere la mano a chi ci ha ferito.

 

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lunedì 19 ottobre 2026

19.10.2026 - Ef 2,1-10 - Lc 12,13-21 - Quello che hai preparato, di chi sarà?

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,1-10

Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.
Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

1. Prima della conoscenza di Cristo gli Efesini vivevano nei peccati e vivevano alla maniera di questo mondo, meritevoli d’ira, cioè di condanna. MA DIO, che nella sua natura è carità, amore, misericordia eterna ed infinita, CI HA FATTI VIVI IN VIRTÙ DEL SUO CRISTO. Per grazia siete salvati, nessun merito da parte nostra.

2. Gesù Cristo è morto e risuscitato PERCHÉ NOI TUTTI, morti al peccato, risuscitassimo con Lui a vita nuova e sedessimo con Lui nelle regioni celesti. LA VITA ETERNA GIÀ ATTUALE ED OPERANTE IN NOI è segno e testimonianza per le generazioni future di una grazia ricca e sovrabbondante data senza misura per amore in Cristo Gesù.

3. SIAMO INFATTI OPERA SUA, CREATI IN CRISTO GESÙ PER LE OPERE BUONE. La nostra vera natura, quella libera dal peccato e quella redenta dalla Pasqua di Gesù, è di CAMMINARE NELLE OPERE BUONE che Dio ha preparato per coloro che ha creato: sono le opere dello Spirito ben note. Per questo noi siamo creati e qui sta la vera natura.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,13-21
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».  

 

Che cosa ci vuole dire la parabola dell'uomo ricco? Che la vera ricchezza è dentro. "L'esterno non aumenta neanche di un grammo la tua felicità". Gesù dice: "Tu, tuo fratello e tutti quelli che confidano solo nelle ricchezze perderanno la vita... l'anima... la parte feconda, creativa, vera della vita". Ma Tu ti stai prendendo cura della tua anima? Del tuo mondo interiore o lo stai lasciando morire? Pensaci prima che sia tardi....

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«Il povero vuole diventare ricco / il ricco vuole diventare re / e il re non è soddisfatto finché non ha il potere su ogni cosa» (B. Springsteen). Così va il mondo. E Gesù chiede: la vita da cosa dipende?

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19.10 SAN PAOLO DELLA CROCE

SAN PAOLO DELLA CROCE

San Paolo della Croce nacque nel 1694 e morì nel 1775. Fin da giovane maturò un profondo amore per Gesù Crocifisso. Per lui meditare la Passione di Cristo era una via privilegiata verso Dio. La Croce gli ricordava l’amore con cui Gesù ha donato la vita per tutti. Da una particolare esperienza mistica ricevette l’ispirazione di fondare una Congregazione dedicata alla Passione di Cristo. Nacquero così i Passionisti, chiamati a mantenere viva nel mondo la memoria della Passione, dalla quale «deriva ogni bene». Paolo della Croce fu un grande predicatore e direttore spirituale. Insieme alla predicazione diede grande importanza alla carità fraterna. Insisteva soprattutto sulla fedeltà alla preghiera quotidiana. Insegnava a non scoraggiarsi davanti alle distrazioni e alle aridità interiori. Anche nei momenti di fatica, diceva: «Soprattutto non lasciate mai l’orazione». Invitava a contemplare interiormente Gesù sul Calvario, lasciandosi raggiungere dal suo amore e dalla sua misericordia. Considerava anche le tentazioni come occasioni di crescita nella fede. Esse, se vissute con umiltà, possono purificare il cuore e renderlo più forte. Paolo della Croce nutrì una particolare devozione verso la Vergine Maria, che amava invocare come «Regina dei martiri», unita al dolore del Figlio. La sua spiritualità ci ricorda che la Croce non è la fine, ma conduce alla vita. Contemplare Cristo Crocifisso significa scoprire quanto siamo amati da Dio. Oggi san Paolo della Croce ci invita a vivere con fede, umiltà e perseveranza, trasformando le nostre sofferenze in un’offerta d’amore unita a quella di Cristo. per noi oggi 1. Fuggiamo la Croce o la contempliamo? Davanti alle difficoltà cerchiamo subito una via di fuga. Sappiamo invece fermarci davanti a Gesù Crocifisso e riconoscere anche lì il suo amore? 2. Preghiamo solo quando “sentiamo” Dio? Paolo della Croce invita a non abbandonare l’orazione nelle aridità e nelle distrazioni. La nostra preghiera è fedele anche quando non ci dà emozioni? 3. Le ferite ci chiudono o ci trasformano? Le prove possono renderci amareggiati oppure più umili e capaci di affidarci a Dio. Che cosa stanno producendo in noi le nostre croci?
Fate risplendere in voi le virtù di Gesù Cristo.
 San Paolo della Croce, sacerdote, che fin dalla giovinezza rifulse per spirito di penitenza e zelo e, mosso da singolare carità verso Cristo crocifisso contemplato nel volto dei poveri e dei malati, istituì la Congregazione dei Chierici regolari della Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo anniversario di morte, avvenuta a Roma, ricorre il giorno precedente a questo.

NELLO STESSO GIORNO:
SANTI MARTIRI CANADESI (GIOVANNI DE BRÉBEUF, ISACCO JOGUES E COMPAGNI)
19 ottobre - Memoria Facoltativa
sec. XVII
Il 19 ottobre la Chiesa ricorda san Giovanni de Brebeuf, San Isacco Jogues e altri sei missionari gesuiti francesi, uccisi fra il 1642 e il 1649, mentre evangelizzavano le tribù pellerossa del Canada, costituendo il primo nucleo della Chiesa Cattolica nord americana.
SAN GIOVANNI DE BRÉBEUF sacerdote - Nato da una famiglia normanna nel 1593, Giovanni de Brebeuf fu sacerdote e missionari gesuita in Canada presso i pellerossa Uroni e Irochesi. Giovanni fu prima mutilato e poi ucciso il 16 marzo 1649 per mano degli Irochesi.
SAN ISACCO JOGUES sacerdote - Nato in Francia nel 1607, Isacco Jogues, divenne sacerdote e missionario gesuita presso le tribù pellerosse degli Uroni e degli Irochesi in Canada. Nel 1642 fu imprigionato e torturato dagli Irochesi, ciò nonostante continuò la sua opera di evangelizzazione fino alla morte violenta nel 1646 per mano degli stessi Irochesi. Con lui morì il missionario laico Giovanni de La Lande.

 

SANT’EUSEBIO, SACERDOTE - CREMONA

Nato dopo la metà del secolo IV, morì nei primi decenni del V.

Eusebio è il primo cristiano cremonese di cui la storia ci abbia conservato il nome. Le poche notizie che abbiamo della sua vita le troviamo negli scritti del suo maestro san Girolamo. Egli ci attesta che, abbandonata la carriera di avvocato, si fece monaco e fu anche ordinato sacerdote. Nel 395 Eusebio era a Betlemme e partecipò con il suo maestro alle grandi dispute teologiche dell’epoca. Rufino, avversario di Girolamo, lo descrive come un uomo molto impulsivo, ma di vita integra e austera. Fu legato da amicizia con il santo vescovo e poeta Paolino di Nola. Girolamo gli dedicò i commentari al libro di Geremia e al vangelo di Matteo. Nulla sappiamo degli ultimi avvenimenti della sua vita.

 

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