lunedì 31 agosto 2026

31.08.2026 - 1Cor 2,1-5 - Lc 4,16-30 - Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
    1. San Paolo ricorda alla comunità di Corinto come si è comportato fra di loro quando è arrivato: VI HO ANNUNCIATO IL MISTERO DI DIO nella semplicità, mi sono presentato nella mia debolezza, nella mia umanità della mia persona guidata dallo Spirito. UN ESEMPIO PER TUTTI!
    2. HO DETTO DI SAPERE UNA COSA SOLA: GESÙ CRISTO CROCIFISSO. Paolo si è presentato come un uomo pieno di Cristo avvolto dallo spirito di Gesù, una persona luminosa sebbene debole, povero, senza mezzi e senza abilità di parola. CRISTO TUTTO!
    3. Parlava di un uomo morto sulla croce, più debole di così! Eppure Paolo attirò, molte persone rimasero colpite dalla sua luce, GUSTARONO LA BELLEZZA DELLA VITA ATTRAVERSO LA SAPIENZA DI PAOLO. Paolo illuminato da Cristo è diventato luce per gli altri. IL GIUSTO RISPLENDE COME LUCE.

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    + Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,16-30
    In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
    «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
    per questo mi ha consacrato con l’unzione
    e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
    a proclamare ai prigionieri la liberazione
    e ai ciechi la vista;
    a rimettere in libertà gli oppressi
    e proclamare l’anno di grazia del Signore
    ».
    Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
    Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. 

     

    Dio ha voluto che la missione di Gesù iniziasse con l'annuncio della liberazione, dalle schiavitù del peccato e della morte e dalla nostra tendenza a vivere senza Dio. Ogni istante della nostra vita dovrebbe essere un tempo di Grazia, di liberazione e di accoglienza della Parola. Evangelizzare i poveri è la missione di Gesù e la nostra: essere cristiano è essere missionario. Annunciare il Vangelo con la vita e la parola è il compito principale della comunità cristiana. Non è solo assistenza sociale o attività politica, ma offrire la forza del Vangelo che converte i cuori, risana le ferite e trasforma i rapporti secondo l’amore. I poveri sono al centro del Vangelo. Ci stai?

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    In casa nessuno è profeta. Se il Vangelo suona troppo familiare non funziona, è “spuntato”, smette di essere profezia. Come si trova l’equilibrio tra il familiare e l’inquietante?

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    31.08 - SAN GIUSEPPE D'ARIMATEA

    SAN GIUSEPPE D'ARIMATEA
    San Giuseppe d’Arimatea, ricordato dai quattro Evangelisti, fu un uomo ricco e membro del Sinedrio, ma anche un vero discepolo di Gesù, sebbene inizialmente avesse vissuto la fede con prudenza per timore dei Giudei. Durante il processo a Gesù ebbe il coraggio di opporsi alle decisioni ingiuste dell’assemblea, mostrando il suo senso della giustizia e la sua attesa del Regno di Dio.
    Dopo la morte del Maestro compì il gesto più audace: si presentò davanti a Ponzio Pilato per chiedere il corpo di Cristo e impedirne la sepoltura anonima. Con l’aiuto di Nicodemo e delle donne pie, avvolse il corpo di Gesù in una sindone profumata e lo depose nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, preparato vicino al Calvario. Da quel momento la sua storia entrò anche nella tradizione cristiana attraverso diversi scritti apocrifi.
    Alcuni racconti narrano della sua prigionia miracolosa e della sua liberazione, altri lo collegano alla diffusione del Vangelo in diverse terre. Nel Medioevo la figura di Giuseppe d’Arimatea si intrecciò con il mito del Santo Graal, il prezioso vaso che avrebbe custodito il sangue di Cristo. Secondo queste tradizioni leggendarie egli avrebbe viaggiato per evangelizzare la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Inghilterra. La Chiesa però conserva soprattutto il ricordo evangelico di un uomo che trasformò la paura in coraggio. Giuseppe d’Arimatea rappresenta il discepolo che non rimane nascosto quando arriva l’ora della prova.
    La sua scelta dimostra che la fede autentica si rivela nelle opere concrete di amore, compassione e fedeltà. Il suo culto antico fu presente soprattutto in Oriente e successivamente si diffuse anche in Occidente. Il Martirologio Romano lo ricorda il 17 marzo. La sua testimonianza invita ogni cristiano a non vergognarsi di Cristo nei momenti difficili. Come Giuseppe, anche noi siamo chiamati a custodire e servire il Signore con gesti semplici ma coraggiosi.
    La sua figura rimane un esempio di conversione, perché colui che prima taceva divenne colui che difese pubblicamente Gesù. La memoria di Giuseppe d’Arimatea richiama il valore della fedeltà silenziosa che, nel momento decisivo, diventa testimonianza luminosa. per noi oggi 1. Quante volte diciamo di credere in Cristo, ma restiamo nascosti per paura del giudizio degli altri? La fede vera emerge quando siamo chiamati a scegliere, anche se costa sacrificio e solitudine. 2. Giuseppe d’Arimatea non fece grandi discorsi: fece un gesto concreto nel momento più buio. Anche oggi il mondo ha bisogno meno di parole e più di persone capaci di prendersi cura. 3. Il sepolcro vuoto iniziò con il coraggio di un uomo che offrì ciò che aveva a Gesù. Cosa siamo disposti a mettere nelle mani di Dio perché possa trasformarlo in vita nuova?
    sec. I
       A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che raccolsero il corpo di Gesù sotto la croce, lo avvolsero nella sindone e lo deposero nel sepolcro. Giuseppe, nobile decurione e discepolo del Signore, aspettava il regno di Dio; Nicodemo, fariseo e principe dei Giudei, era andato di notte da Gesù per interrogarlo sulla sua missione e, davanti ai sommi sacerdoti e ai Farisei che volevano arrestare il Signore, difese la sua causa. 

    NELLO STESSO GIORNO:

    SANT'ABBONDIO di Como 

    Tessalonica, ... – + Como, 468

    Secondo la tradizione, Abbondio era inizialmente coadiutore di Amanzio, terzo vescovo della diocesi di Como, che aveva consolidato la presenza cristiana in città e nella vastissima diocesi. Amanzio aveva ordinato Abbondio sacerdote e già prima della morte lo aveva designato alla propria successione, consacrandolo vescovo il 17 novembre 440. Alla morte di Amanzio, nel 450 circa, Abbondio divenne così il quarto vescovo di Como, dopo Felice, Probino e, appunto, Amanzio.

    SAN FELICE di Como

    metà IV secolo – Como, 8 ottobre 391

    San Felice (†391) fu il primo vescovo di Como, consacrato da sant’Ambrogio che lo inviò a evangelizzare il municipium lariano, a testimonianza della grande spinta missionaria della Chiesa di Milano in quella particolare fase storica. Dopo le persecuzioni dei primi tre secoli e la libertà di culto ottenuta con gli editti del 311 e 313, il cristianesimo era stato dichiarato religione ufficiale dell’Impero dall’editto di Tessalonica del 380. È possibile che quando Felice iniziò la sua missione fosse già presente una comunità di cristiani, visto che san Fedele era stato inviato a Como alla fine del secolo precedente, subendo il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano.

     

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    domenica 30 agosto 2026

    Ger 20,7-9 - Rm 12,1-2 - Mt 16,21-27 - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    Domenica 30 Agosto 2026

     

    Dal libro del profeta Geremìa - Ger 20,7-9

    Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
    mi hai fatto violenza e hai prevalso.
    Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
    ognuno si beffa di me.
    Quando parlo, devo gridare,
    devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
    Così la parola del Signore è diventata per me
    causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
    Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
    non parlerò più nel suo nome!».
    Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
    trattenuto nelle mie ossa;
    mi sforzavo di contenerlo,
    ma non potevo.
    1. Geremia si rivolge al Signore quasi accusandolo: “MI HAI SEDOTTO” è come dire mi ha ingannato, mi hai fatto violenza, IO MI SONO LASCIATO SEDURRE E TU HAI PREVALSO. Mi sono innamorato ma adesso la situazione si è deteriorata: SONO STANCO di dover ripetere violenza, oppressione, di essere deriso ogni giorno ognuno si fa beffe di me. È UN DIO D’AMORE CHE SEDUCE, LASCIATI SEDURRE…

    2. Il profeta e non ne può più! Dice: “mi sono riproposto, non penserò più a lui non parlerò più nel suo nome” come dire do le dimissioni, basta, me ne vado. Il profeta CONFESSA A SÉ STESSO il proprio stato d'animo e RICONOSCE CHE NON PUÒ SMETTERE che non può interrompere la sua missione perché C'È UN FUOCO DENTRO DI LUI. È la presenza di Dio…

    3. QUESTO FUOCO FA INNAMORARE, arde, riscalda illuminata e non si consuma. Che fare?  Geremia DEVE IMPARARE AD ACCETTARE quella missione che gli è stata data anche se non gli piace, anche se non corrisponde al suo stile. Lui è uomo dolce, poeta, avrebbe voluto parlare di cose belle invece deve parlare di violenza e di oppressione PER SEGUIRE QUEL FUOCO DEVE DIRE DI NO A SÉ STESSO... E Tu sei disposto?

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 12,1-2

    Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
    Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
    1. Vi esorto dunque, TENENDO CONTO DI TUTTO QUELLO CHE HO DETTO sulla salvezza operata da Dio, sulla giustizia che viene in base alla Fede, sia per i cristiani sia per gli ebrei, VI ESORTO, per la misericordia di Dio, A OFFRIRE I VOSTRI CORPI come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. FATE DI VOI STESSI IL LUOGO E IL TEMPO DOVE LA GRAZIA DEL SIGNORE VIENE CELEBRATA.

    2. Per l’Antico il sacrificio a Dio è un animale ucciso, ora VOI SIETE QUEL SACRIFICIO che continua a vivere, è un sacrificio Santo e gradito a Dio. Il vostro culto spirituale è il CULTO RAZIONALE cioè degno di un uomo, non fatto da animali ma FATTO DALLA VOSTRA PERSONALITÀ DALLA VOSTRA LOGICA. Il vostro culto è l'offerta di voi stessi.

    3. “Non conformatevi alla mentalità del mondo ma trasformatevi per poter capire qual è la volontà di Dio”. ECCO COSA SIGNIFICA RINNEGARE SÉ STESSI: trasformarsi per discernere ciò che è buono ciò che è gradito a Dio, quindi ciò che è perfetto. IL NOSTRO CAMMINO È PROPRIO IN QUESTO DISCERNIMENTO di ciò che è il volere di Dio.

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    + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,21-27
    In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
    Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
    Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
    Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
    Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

    1. Gesù annuncia ai suoi discepoli che È NECESSARIO andare a Gerusalemme, soffrire, essere ucciso e poi risorgere. La nascita del MONDO NUOVO, deve passare attraverso il dono della vita di Gesù. Noi godiamo di questo dono e vogliamo AMARE COME GESÙ…
    2. Questo discorso risulta troppo duro per i discepoli, in particolare per Pietro. Perché Gesù deve morire così?? Lo tira in disparte e gli dà un suggerimento “non ti accadrà mai”. Gesù lo chiama ‘SATANA’. Pietro ha ancora TANTA strada da fare, e la farà FINO A DONARE TUTTO IL SUO AMORE E TUTTA LA VITA AL MAESTRO, morendo ‘quasi’ come Lui in croce, ma con la testa all’ingiù. BUON CAMMINO…
    3. Gesù fa seguire al rimprovero alcuni insegnamenti per i discepoli, PER NOI. PER SEGUIRLO È NECESSARIO: rinnegare sé stessi - prendere la croce, ossia perdere la propria vita a causa Sua. SEI DISPOSTO? LA TUA VITA SARÀ SALVA…
    BUONA DOMENICA...

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    LA BELLEZZA

    "... rinnega te stesso, prendi la tua croce, seguimi... chi vorrà salvare la propria vita la perderà...". È questa la testimonianza che noi cristiani siamo chiamati a dare. Non adeguiamoci alla mentalità del mondo, non tradiamo i nostri ideali e non scendiamo a patti con tutti. Dobbiamo essere una spina nel fianco della società testimoniando la bellezza della vita secondo Dio.

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    LECTIO DIVINA – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    OMELIA – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

     

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    Lc 9,7-11 - RITO AMBROSIANO - I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

    RITO AMBROSIANO
    I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
    Domenica 30 Agosto 2026
    + Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 9,7-11

    In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

    Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 

    1. Gesù è un mistero insondabile. Non solo per Erode ma anche per ogni discepolo GESÙ È ‘DI PIÙ’, è l’infinito che si trasfonde nel finito, è Dio che ‘si restringe’ nell’umano. 
    2. Gli uomini finché cercheranno in Gesù qualcosa che appartiene al passato, NON RIUSCIRANNO A VEDERE LA RADICALE NOVITÀ CHE PORTA CON SÉ. Anche noi a volte continuiamo a cercare un passato che non può tornare e così PERDIAMO LA BELLEZZA CHE SI RIVELA DAVANTI A NOI solo perché non la guardiamo. Viviamo l’OGGI DI DIO
    3. I discepoli raccontano a Gesù le cose accadute. HANNO SPERIMENTATO LA POTENZA DELLA PAROLA E LA FATICA. Gesù li prende con sé e li conduce in un luogo appartato. C'è l'alternarsi dei momenti quello della FATICA e del RIPOSO. Abbiamo bisogno di stare insieme e vivere un momento di fraternità e di riposo. È LA DOMENICA…
    BUONA DOMENICA…

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    30.08 - BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER

    BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER
    Il beato Alfredo Ildefonso Schuster nacque a Roma il 18 gennaio 1880 in una famiglia semplice e profondamente cristiana. Rimasto orfano di padre a soli undici anni, fu accolto nello studentato benedettino di San Paolo fuori le Mura, dove maturò una profonda vocazione monastica. Formato da grandi maestri spirituali, imparò ad amare la preghiera, lo studio e la vita secondo la Regola di san Benedetto.
    Ordinato sacerdote nel 1904, si distinse subito per la sua sapienza, l'umiltà e la capacità di governo. Fu maestro dei novizi, procuratore generale della Congregazione Cassinese, priore e infine abate di San Paolo fuori le Mura, senza mai abbandonare la passione per la liturgia, la storia della Chiesa e l'archeologia cristiana.
    Nel 1929 Pio XI lo nominò arcivescovo di Milano e poco dopo cardinale. Guidò la Chiesa Ambrosiana ispirandosi a san Carlo Borromeo, dedicandosi con instancabile zelo alla difesa della fede, alla formazione del clero e alla santificazione del popolo. Visitò instancabilmente le parrocchie, celebrò sinodi, promosse congressi eucaristici e curò con particolare attenzione il decoro della liturgia, convinto che la bellezza del culto conducesse le anime a Dio.
    La sua presenza tra la gente fu continua, soprattutto nei momenti più difficili della storia, diventando per tutti un padre e un punto di riferimento. Amava profondamente il seminario di Venegono, da lui voluto come una vera cittadella di preghiera e formazione sacerdotale. Proprio lì concluse la sua vita il 30 agosto 1954, lasciando ai seminaristi un testamento spirituale rimasto celebre: "La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione... ma davanti alla santità ancora crede." E aggiunse parole ancora oggi attualissime: "Il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi; ha paura della nostra santità." Il grande corteo che accompagnò il suo funerale confermò quanto fosse amato e riconosciuto come autentico uomo di Dio.
    Beatificato da san Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996, continua a essere un luminoso esempio di pastore, monaco e vescovo che ha fatto della santità il centro della propria missione. per noi oggi 1. Oggi investiamo energie in mille attività pastorali, ma Schuster ricorda che senza santità ogni opera rischia di perdere la sua forza. 2. Il mondo non ha bisogno di cristiani che si adeguano, ma di uomini e donne che vivono il Vangelo fino in fondo. 3. Se il demonio teme davvero la santità più di qualsiasi iniziativa, allora la domanda è semplice: stiamo cercando il successo o la santità?
    Roma, 18 gennaio 1880 – Venegono Inferiore, Varese, 30 agosto 1954
       A Venegono vicino a Varese, transito del beato Alfredo Ildefonso Schuster, vescovo, che, da abate di San Paolo di Roma elevato alla sede di Milano, uomo di mirabile sapienza e dottrina, svolse con grande sollecitudine l’ufficio di pastore per il bene del suo popolo. 


    sabato 29 agosto 2026

    29.08.2026 - Ger 1,17-19 - Mc 6,17-29 - Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

     

    Dal libro del profeta Geremìa - Ger 1,17-19

    In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore:
    «Tu, stringi la veste ai fianchi,
    àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
    non spaventarti di fronte a loro,
    altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
    Ed ecco, oggi io faccio di te
    come una città fortificata,
    una colonna di ferro
    e un muro di bronzo
    contro tutto il paese,
    contro i re di Giuda e i suoi capi,
    contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
    Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
    perché io sono con te per salvarti».
    1. Geremia è inviato per annunciare CON PARRESIA (franchezza) la parola che il Signore. È evidente, sia nella storia di Geremia, come in quella di tanti profeti, compreso Giovanni Battista di cui oggi noi celebriamo il martirio, che Dio non ha protetto la vita di questi profeti; ESSI SONO STATI VITTIME INNOCENTI DI UNA VIOLENZA TERRIBILE E BANALE sgorgata dal rifiuto della parola del Signore che loro annunciavano.
    2. Come interpretare il fatto che sono stati uccisi proprio perché mandati ad annunciare la parola del Signore? LA PROMESSA DEL SIGNORE SI COLLOCA più che sulla custodia della vita fisica, SULLA GARANZIA DELLA PRESENZA ACCANTO AL PROFETA. 
    3. Il profeta è vincitore non perché il Signore interviene miracolosamente per scamparlo dalla morte e dai nemici, ma perché SPERIMENTA ANCHE LÌ, DOVE SEMBRA UNO SCONFITTO, CHE L’AMORE DI DIO RIMANE FEDELE e lui rimane accanto a noi anche oltre la morte.

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    + Dal vangelo secondo Marco - Mc 6,17-29
    In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
    Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
    E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. 
    Si può uccidere per capriccio, per tirannia, per superbia. Si può uccidere per invidia. E così Giovanni finisce la sua vita sotto l’autorità di un re mediocre, ubriaco e corrotto, per il capriccio di una ballerina e per l’odio vendicativo di un’adultera. Così finisce il Grande, l’uomo più grande nato da donna”.
    Il santo, l’eroe, l’uomo intero provocano una gelosia rabbiosa che suscita rabbia fino alla violenza. E’ accaduto a Giovanni Battista, prototipo di ogni martire. Sta ancora accadendo a tanti cristiani e ad altri uomini, presi di mira solo per la loro diversità e forse per l’intensità e bellezza della loro umanità.
    Satana non sopporta il bello, il bene, la convivenza pacifica dei diversi, la collaborazione di quanti dovrebbero essere nemici e invece vivono da fratelli. Che cosa domandare se non che il bene rinasca, almeno come accade nel gesto pietoso dei discepoli del Battista che seppelliscono il maestro?

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    Per non perdere la faccia, il triste Erode fa tagliare la testa a Giovanni. Il più grande tra i nati di donna muore così, per il capriccio di una ragazzina viziata e di un sovrano vizioso. Far vivere gli altri ci costa, cosa siamo disposti a perdere?

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    29.08 - MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

    MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA
    Il martirio di San Giovanni Battista celebra la nascita al Cielo del Precursore di Cristo, l'ultimo e il più grande dei profeti, che preparò con la sua vita e con la sua morte la venuta del Messia.

    La memoria del 29 agosto ricorda il sacrificio di colui che Gesù definì "la lampada che arde e risplende", modello di fedeltà assoluta alla volontà di Dio. Giovanni fu arrestato per ordine di Erode Antipa perché aveva denunciato con coraggio la sua unione adulterina con Erodiade, moglie del fratello Filippo. Non cercò il consenso dei potenti, ma annunciò senza paura la verità, proclamando: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello." Durante il banchetto di compleanno del re, la danza di Salomè, istigata dalla madre, portò alla richiesta della testa del Battista su un vassoio. Per non perdere la faccia davanti agli invitati, Erode ordinò la sua decapitazione nella fortezza di Macheronte.

    I discepoli raccolsero il corpo del santo e andarono subito a riferire ogni cosa a Gesù, riconoscendo in Lui il compimento della missione del Precursore. Con il suo sangue Giovanni confermò tutto ciò che aveva annunciato con la voce, diventando il primo martire della verità evangelica. La sua morte anticipò la Passione di Cristo, mostrando che chi appartiene a Dio può essere rifiutato dal mondo, ma non sarà mai abbandonato dal Signore.

    Come insegna san Beda il Venerabile, Giovanni morì per Cristo, perché morì per la Verità, e Cristo stesso ha detto: "Io sono la Via, la Verità e la Vita." La sua testimonianza continua a parlare anche oggi, ricordandoci che il peccato non può essere giustificato né nascosto per convenienza. La fedeltà al Vangelo richiede coraggio, coerenza e disponibilità a pagare di persona. Giovanni Battista ci invita a preparare ogni giorno la strada al Signore con una vita santa, una coscienza retta e una fede incrollabile. Il suo esempio ci ricorda che la vera grandezza non consiste nel potere o nel successo, ma nella fedeltà a Dio fino all'ultimo respiro.

    per noi oggi

    1. Viviamo in un tempo in cui si preferisce tacere per non disturbare. Giovanni Battista ci insegna che il silenzio davanti alla verità può diventare complicità.

    2. Oggi si teme più il giudizio degli uomini che quello di Dio. Il Battista ha perso la testa, ma non ha mai perso la coscienza.

    3. Non basta dirsi cristiani quando tutto è facile. La vera fede si riconosce quando scegliere Cristo costa qualcosa.

    sec. I
       Memoria della passione di san Giovanni Battista, che il re Erode Antipa tenne in carcere nella fortezza di Macheronte nell’odierna Giordania e nel giorno del suo compleanno, su richiesta della figlia di Erodiade, ordinò di decapitare. Per questo, Precursore del Signore, come lampada che arde e risplende, rese sia in vita sia in morte testimonianza alla verità