sabato 10 ottobre 2026

10.10.2026 - Gal 3,22-29 - Lc 11,27-28 - Beato il grembo che ti ha portato! Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3,22-29

Fratelli, la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.
Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo.
Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

1. “LA SCRITTURA HA RINCHIUSO OGNI COSA SOTTO IL PECCATO”.  Per la Scrittura, Saulo, non aveva esitato a perseguitare i cristiani fino ad assistere alla lapidazione di Stefano, come un osservatore distaccato e consenziente. Ma L’INCONTRO CON GESÙ GLI HA CAMBIATO COMPLETAMENTE PROSPETTIVA.
2. Il ruolo della Scrittura è definito simile a quello di un PEDAGOGO che doveva CONDURRE il credente alla relazione con un Dio che è Padre, in modo che LA VIA DELLA CONOSCENZA DI DIO SI COMPISSE NELLA PERSONA IN GESÙ, manifestazione incarnata dell’amore di Dio.
3. Sopraggiunta la fede, i credenti non sono più sotto un pedagogo. «TUTTI VOI INFATTI SIETE FIGLI DI DIO mediante la fede in Cristo Gesù». Figli nati nel battesimo. Da ora non ci sono più differenze di razza o condizione “TUTTI SIAMO UNO IN CRISTO GESÙ”. Ma quanto siamo consapevoli di questo? Quanto ci sentiamo figli?

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,27-28
In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».  

 

Una donna proclama beata la Madre di Gesù, e Gesù dichiara beati i discepoli che vivono come figli di Dio. Maria è stata beata sulla terra e lo è ora in cielo, accanto a Gesù. Chi ascolta e segue la parola di Dio segue lo stesso cammino. Questo implica "ascoltare" e "obbedire", custodendo la Parola di Dio come un dono prezioso che guida la vita. Maria è beata non solo per aver portato e nutrito Gesù, ma per aver ascoltato e custodito la sua Parola.

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Bello il coraggio della donna che alza la voce ed elogia Maria: dà l’occasione a Gesù per un’altra beatitudine. A noi capita di alzare la voce (non per lamentarci o criticare ma) per un elogio?

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10.10 SAN DANIELE COMBONI

SAN DANIELE COMBONI
San Daniele Comboni nacque nel 1831 da una famiglia contadina e fu educato alla fede e alla vocazione missionaria. Alla scuola di don Nicola Mazza scoprì l’amore per l’Africa e maturò il sogno di evangelizzarla valorizzando le capacità dei suoi popoli. Nel 1857 partì per la sua prima missione in Africa, affrontando malattie e grandi difficoltà. La malaria lo costrinse a rientrare in Italia, ma non spense la sua passione missionaria. «O Nigrizia o morte» divenne il motto della sua radicale vocazione. Comboni era convinto che il Vangelo dovesse entrare nella vita dei popoli africani attraverso la loro partecipazione. Da qui nacque il suo progetto: «Salvare l’Africa con l’Africa». Per questo promosse scuole per formare sacerdoti, religiose, medici e insegnanti africani. Nel 1867 fondò il suo primo istituto missionario e nel 1872 quello femminile. Fu anche un grande animatore missionario in Europa, cercando aiuti e suscitando nuove vocazioni. Al Concilio Vaticano I coinvolse numerosi vescovi nel progetto di evangelizzazione dell’Africa Centrale. La conversione della «Nigrizia» divenne la passione che orientò tutta la sua esistenza. Si impegnò concretamente contro la tratta degli schiavi e per la dignità delle popolazioni africane. La sua missione univa evangelizzazione, promozione umana e liberazione. Comboni affrontò incomprensioni, malattie, povertà e ostacoli senza abbandonare il suo progetto. Era sostenuto dalla certezza che la missione fosse opera di Dio. La sua fiducia nelle capacità degli africani fondò una visione missionaria basata sulla corresponsabilità. Morì nel 1881, consumato dalle fatiche e dalle prove della sua vocazione. La sua eredità continua nei Missionari Comboniani e nelle Suore Missionarie Comboniane. La sua vita ci ricorda che la missione nasce da una passione capace di attraversare ogni sacrificio. San Daniele Comboni ci provoca oggi a chiederci per quale Vangelo siamo disposti davvero a spendere la nostra vita. Per noi oggi 1. Abbiamo ancora una passione che ci brucia dentro? Comboni non viveva la missione come un compito, ma come la ragione della sua vita: e noi, per che cosa arde il nostro cuore? 2. Crediamo davvero nelle persone? «Salvare l’Africa con l’Africa» significa non sostituirsi all’altro, ma riconoscerne i talenti: quanto spazio lasciamo agli altri per diventare protagonisti? 3. Quanto siamo disposti a pagare per il Vangelo? Fatica, malattia e fallimenti non fermarono Comboni: la nostra fede resiste quando seguirla diventa scomodo e costoso?
Le opere di Dio nascono e crescono ai piedi della Croce.
 Nella città di Khartum in Sudan, san Daniele Comboni, vescovo, che fondò l’Istituto per le Missioni Africane e, nominato vescovo in Africa, si prodigò senza mai lesinare energie nel predicare il Vangelo in quelle regioni e nel prendersi in tutti i modi cura della dignità degli esseri umani.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN CASIMIRO PRINCIPE POLACCO
Cracovia, Polonia, 3 ottobre 1458 – Grodno, Lituania, 4 marzo 1484
San Casimiro, figlio del re di Polonia, che, principe, rifulse per lo zelo nella fede, la castità, la penitenza, la generosità verso i poveri e la devozione verso l’Eucaristia e la beata Vergine Maria e ancora giovane, consunto dalla tisi, nella città di Grodno presso Vilnius in Lituania si addormentò nella grazia del Signore. Nel Rito Ambrosiano si celebra il 10 ottobre.

MADONNA DELLA MISERICORDIA, GALLIVAGGIO, SONDRIO
mercoledì 10 ottobre 1492
Due ragazze di Lirone e Vhò, mentre raccoglievano castagne, apparve la Madonna, il mercoledì 10 ottobre 1492. La Vergine si mostrò in una luce straordinaria e affidò alle due ragazze il suo messaggio di avvertimento, di speranza e di richiamo a una vita cristiana rinnovata e autentica, invitando alla preghiera e alla penitenza per ottenere da Dio misericordia. 

 

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venerdì 9 ottobre 2026

09.10.2026 - Gal 3,7-14 - Lc 11,15-26 - Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3,7-14

Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette.
Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse».
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

1. “In te saranno benedette tutte le nazioni”: è la promessa di Dio ad Abramo. ABRAMO HA CREDUTO, diventando vero padre nella fede per molti, per tutti, per noi. Infatti quelli che “vengono DALLA fede” SONO BENEDETTI INSIEME AD ABRAMO, che credette. Paolo vuole ricondurre i Gàlati a riscoprire LA FEDE COME FONTE ORIGINARIA DI VITA PIENA E FECONDA DI BENE, UNICA VIA DI SALVEZZA perché espressione della relazione con e in Dio.
2. LA PRATICA DELLE OPERE DELLA LEGGE PORTA GLI UOMINI AD UNA CONDIZIONE DI MALEDETTI, di separati da Dio. La legge serve soprattutto per aiutare l’uomo a riconoscere il male per evitarlo, ma NON GLI INDICA LA VIA DEL BENE. L’evitare il male, di per sé, non è sufficiente; per scegliere il bene che Dio propone.
3. OCCORRE PERCORRERE LA VIA DELLA FEDE, quella che ci fa sperimentare la VITA CHE DIO È CAPACE DI REALIZZARE IN CHI SI AFFIDA ALLA SUA PAROLA. La vita che Gesù ci ha donato facendosi “MALEDIZIONE PER NOI”, quando sulla croce ha preso su di sé tutto il nostro peccato, RESTITUENDOCI L’IDENTITÀ DI FIGLI AMATI. Accogliere o meno questo Amore dipende solo da noi.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,15-26
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima». 

 

Se Gesù agisce contro Satana, non può essere suo complice; quindi, chi avversa Gesù si schiera automaticamente con il maligno. Solo la fede e il riconoscimento di Gesù come Signore permettono la sottomissione dei demoni. Senza questa comunione, il diavolo ritorna più forte. Gesù usa parole forti contro chi distorce la verità, poiché negare l'Amore di Dio in Gesù è il peccato contro lo Spirito Santo, l'unico imperdonabile. Gli scribi, vedendo le opere di Gesù, dovrebbero riconoscere la sua lotta contro Satana, e negarlo è un grave male.

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Nel Vangelo Gesù pone molte domande, per aiutarci. Le domande che invece fanno a Gesù sono per metterlo alla prova. Gli chiedono anche un segno dal cielo. Forse perché a noi interessa solo il potere?

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09.10 BEATA VERGINE DEL MIRACOLO - MADONNA DELLA GAMBA

BEATA VERGINE DEL MIRACOLO - MADONNA DELLA GAMBA
La storia Venturina Bonelli, una piccola contadina di 12 anni, soffriva da tempo alla gamba sinistra a causa di una cancrena. L'unico rimedio, ormai, era l'amputazione dell'arto, ma la madre si rifiutò e portò la giovane davanti all'Altare della Madonna, nella Chiesa della Ripa, dove pregarono e piansero. Dopo alcune ore, Venturina ebbe l'apparizione della Madre di Dio, che le curò miracolosamente la gamba inferma, guarendola completamente. Era il 9 ottobre 1440. Per ringraziare la Vergine, la famiglia Bonelli e la popolazione del piccolo paese ingrandirono e decorarono la Chiesa della Ripa, invocando al Miracolo della Madonna. Nel 1579 la casa dove avvenne l'apparizione fu trasformata in chiesetta, divenendo in seguito il futuro Santuario.Il Santuario Nel 1468 venne costruito il Santuario della Ripa, mentre il secondo Santuario fu realizzato in 7 anni (dal 1592 al 1599). L'attuale Santuario, rifatto dalle fondamenta, vide la luce solo intorno al 1740. La parte esterna dell'edificio sacro è arricchita da nicchie, statue e bassorilievi. Da ammirare soprattutto il bassorilievo del portale, che raffigura la Vergine mentre opera il miracolo sulla ragazza. L'interno, in stile tardo barocco, è decorato da cornicioni, lesene, sculture e tele. L'altare maggiore è in marmo, e dietro di esso si possono osservare tre preziose tele che illustrano l'Annunciazione, la Fuga in Egitto e Guarigione di Venturina. Sotto l'altare maggiore, invece, troviamo la cripta, ossia la stanza della piccola Venturina dove avvenne l'Apparizione. Vicino all'altare della cripta notiamo il gruppo di sculture della Madonna e della Veggente del 1702 e altre importanti tele del Seicento e Settecento come la Natività, un Compianto sul Cristo Morto, il Transito di Giuseppe e la Madonna Addolorata. Il campanile, sempre in stile barocco, è del 1797. Per noi oggi 1. Davanti all’impossibile, ci arrendiamo troppo presto? Venturina e sua madre ci provocano a non considerare chiusa una storia quando tutto sembra ormai perduto. 2. La nostra fede è ancora capace di sperare? Preghiamo soltanto quando non abbiamo più soluzioni, o crediamo davvero che Dio possa entrare nelle nostre ferite? 3. Sappiamo riconoscere i “miracoli” di oggi? Forse Dio continua ad agire, ma ci manca lo sguardo per riconoscere la speranza che rinasce nelle nostre comunità e nelle nostre vite.
La storia Venturina Bonelli, una piccola contadina di 12 anni, soffriva da tempo alla gamba sinistra a causa di una cancrena. L'unico rimedio, ormai, era l'amputazione dell'arto, ma la madre si rifiutò e portò la giovane davanti all'Altare della Madonna, nella Chiesa della Ripa, dove pregarono e piansero. Dopo alcune ore, Venturina ebbe l'apparizione della Madre di Dio, che le curò miracolosamente la gamba inferma, guarendola completamente. Era il 9 ottobre 1440. Per ringraziare la Vergine, la famiglia Bonelli e la popolazione del piccolo paese ingrandirono e decorarono la Chiesa della Ripa, invocando al Miracolo della Madonna. Nel 1579 la casa dove avvenne l'apparizione fu trasformata in chiesetta, divenendo in seguito il futuro Santuario.

 NELLO STESSO GIORNO:

SAN DIONIGI E COMPAGNI VESCOVO E MARTIRI

sec. III

Secondo la tradizione, fu il primo vescovo di Parigi, inviato in Gallia dal Papa Fabiano nel 250. Subì il martirio insieme a Rustico ed Eleuterio. Le sue reliquie sono custodite nella Basilica che Santa Genoveffa fece erigere nel 495. Accanto ad essa nel secolo VII sorse la celebre abbazia che da lui prese il nome.


SAN GIOVANNI LEONARDI SACERDOTE

Diecimo, Lucca, 1541 - Roma, 9 ottobre 1609

San Giovanni Leonardi, sacerdote, che a Lucca abbandonò la professione di farmacista da lui esercitata, per diventare sacerdote. Fondò, quindi, l’Ordine dei Chierici regolari, poi detto della Madre di Dio, per l’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli, il rinnovamento della vita apostolica del clero e la diffusione della fede cristiana in tutto il mondo, e per esso dovette affrontare molte tribolazioni. Pose a Roma le fondamenta del Collegio di Propaganda Fide e morì in pace in questa città, sfinito dal peso delle sue fatiche.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,1-14

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,1-14

La parabola ci presenta un re che prepara una festa di nozze per suo figlio e desidera condividere la sua gioia con tutti. È l’immagine di Dio che non si stanca mai di invitarci alla sua festa, alla comunione con Lui, a una vita piena e vera. Ma gli invitati cominciano a trovare scuse: uno deve andare al campo, un altro deve occuparsi dei propri affari. Non rifiutano necessariamente Dio con parole cattive; semplicemente hanno altro da fare. Ed è forse proprio questo il pericolo più grande anche per noi: non dire “no” a Dio, ma continuare a rimandarlo. Una storia vera che lo mostra bene è quella di Sant’Agostino. Per anni aveva conosciuto il cristianesimo, aveva ascoltato la parola di Dio e aveva avuto accanto persone che pregavano per lui, ma continuava a rimandare la sua conversione. Nel suo cuore desiderava Dio, ma allo stesso tempo non voleva rinunciare alle sue abitudini e ai suoi progetti. Nelle Confessioni racconta questa lotta interiore con una frase diventata famosa: «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova». Agostino aveva ricevuto l’invito, ma per molto tempo non aveva avuto il coraggio di entrare davvero alla festa. Finché un giorno comprese che non poteva continuare a vivere diviso e si lasciò conquistare dalla grazia. La sua storia ci ricorda che Dio continua a chiamare, anche quando noi rimandiamo. Ma il Vangelo aggiunge un particolare importante: per rimanere alla festa occorre l’abito nuziale. Non basta essere invitati, né basta dichiararsi cristiani: occorre lasciarsi cambiare il cuore. L’abito nuziale è la carità, l’amore concreto che trasforma la fede in vita. Possiamo frequentare la Chiesa, pregare e parlare di Dio, ma se manca l’amore, qualcosa di essenziale non c’è. La domanda allora è semplice e scomoda: ho davvero indossato l’abito del Vangelo? Forse Dio ci sta invitando ancora oggi, ma noi continuiamo a rispondere: “Adesso non posso, ho altro da fare”. La festa è pronta: non rimandiamo ancora l’incontro con Lui.
per noi oggi 1. Qual è la mia scusa? Cosa metto continuamente davanti a Dio: il lavoro, gli impegni, le preoccupazioni, il denaro, il divertimento? 2. Sono davvero entrato alla festa? Essere cristiano non significa soltanto essere stato invitato: significa lasciare che Cristo cambi il mio modo di vivere.
3. Che abito indosso? La mia fede si vede nell’amore concreto, nel perdono, nella misericordia e nel servizio, oppure è soltanto un abito esteriore?

 

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giovedì 8 ottobre 2026

08.10.2026 - Gal 3,1-5 - Lc 11,5-13 - Chiedete e vi sarà dato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3,1-5

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!
Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano!
Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

1. Paolo aggredisce i Galati. Lo fa con un intento retorico PER SVEGLIARE L’ATTENZIONE, per catturare l’interesse degli ascoltatori, mostrando così una passione per loro. “O stolti Gàlati”. “Stolto” significa esattamente “lontano da Dio, lontano dalla verità”, ma anche “immerso nella menzogna, nella falsità”. LO STOLTO È COLUI CHE PERCORRE VIE UMANE DI SALVEZZA. Sveglia!
2. Paolo pone ai Galati la QUESTIONE FONDAMENTALE: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? La Legge traccia un cammino da seguire, lo Spirito invece è dato da Cristo Gesù sulla croce e non dalle opere della Legge. LO SPIRITO SI PONE SOPRA OGNI UOMO, LO GIUSTIFICA, LO RIGENERA, LO SANTIFICA.
3. AVETE FATTO TANTE ESPERIENZE PER OPERA DELLO SPIRITO, LE AVETE FATTE INVANO? Colui che concede lo Spirito è il Padre dei cieli, chi opera portenti è sempre il Padre dei cieli e LI OPERA PER MEZZO DELLO SPIRITO SANTO che compie ogni genere di segni, miracoli e prodigi in seno alla comunità cristiana.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,5-13
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». 

 

Un amico, se è veramente tale, come può rifiutarti un favore?  Forse dovrai bussare cento volte, forse il pane che chiedi non è fatto secondo la tua misura. Ma sai quante ‘cose buone’ il Signore riserva a coloro che gliele chiedono? Non solo ‘cose buone’, ma il suo stesso Spirito Santo, Creatore degli esseri, ospite dolce dell’anima.
Dio ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Non dobbiamo e non possiamo dubitarne. E di cosa abbiamo bisogno? Il primo dono da chiedere è lo Spirito Santo, che ci sarà dato all'unica condizione che glielo chiediamo con fiducia. Impariamo a chiedere ogni giorno, con fiducia, lo Spirito Santo affinché ci sia donato. Se poi con la preghiera lasciamo agire in noi lo Spirito Santo tenderemo sempre più al bene e sempre meno al male..

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Insomma noi uomini siamo cattivi, ce lo dice Gesù. Però riusciamo a dare cose buone ai nostri figli. Cosa ci darà allora Dio, che è buono? Gesù ce lo rivela: lo Spirito. Allora perché non lo chiediamo?

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08.10 SANT' UGO CANEFRI DA GENOVA

SANT' UGO CANEFRI DA GENOVA

Sant’Ugo nacque probabilmente ad Alessandria intorno al 1168, proprio negli anni della fondazione della città, in una nobile famiglia, i Canefri, profondamente legata alla vita civile ed ecclesiale. Cresciuto in un ambiente di grande fede e rigore, da giovane partecipò probabilmente alla Terza Crociata e in seguito entrò tra i Cavalieri di San Giovanni, scegliendo di mettere la propria vita al servizio di Dio e dei più poveri. Destinato a Genova, presso la Commenda e l’Ospedale di San Giovanni di Prè, si distinse non per il prestigio del suo incarico, ma per la sua straordinaria carità verso gli ammalati e i poveri. Vestiva con grande austerità, portava il cilicio, digiunava e trascorreva molto tempo nella preghiera; soprattutto, serviva personalmente gli infermi, arrivando a lavare loro i piedi e a seppellire i morti. In lui la Croce di Cristo, che portava sul petto, era soprattutto scolpita nel cuore. La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli, tra cui la salvezza di una nave durante una terribile tempesta e la sorgente fatta scaturire dalla roccia con il segno della croce per venire incontro alle necessità della popolazione. Ma il vero miracolo della sua vita fu una santità concreta, fatta di preghiera, sacrificio, umiltà e servizio. Sant’Ugo ci mostra così che la grandezza cristiana non consiste nel potere o nella posizione occupata, ma nella capacità di diventare servo dei fratelli, soprattutto dei più fragili. Morì a Genova l’8 ottobre 1233 e fu subito venerato come santo. La sua figura rimane legata alla storia di Alessandria e di Genova, ma soprattutto alla testimonianza di un uomo che seppe trasformare la fede ricevuta dalla propria famiglia in una vita interamente donata a Dio e agli ultimi. La sua vita ci ricorda che la vera autorità cristiana nasce dal servizio, non dal prestigio o dal riconoscimento degli uomini. Ancora oggi Sant’Ugo ci invita a custodire un cuore capace di pregare nel silenzio e amare concretamente, facendo della nostra vita un dono per chi ci è affidato. Per noi oggi: 1. Quanto vale per noi una fede che non diventa servizio? Sant’Ugo non si limitò a pregare: si sporcò le mani con i poveri e gli ammalati. La nostra fede si vede davvero da quanto siamo capaci di servire? 2. Cerchiamo il prestigio o la santità? Ugo apparteneva a una famiglia nobile, ma scelse l’umiltà e il servizio. Anche noi sappiamo rinunciare ai nostri privilegi per metterci a disposizione degli altri? 3. Dove troviamo il tempo per pregare? Sant’Ugo univa una profonda vita di preghiera a un instancabile servizio. Forse non ci manca il tempo: ci manca una vera priorità data a Dio.
“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. (1Cor 2,9)
 A Genova, sant’Ugo, religioso, che, dopo aver prestato a lungo servizio come soldato in Terra Santa, rifulse per bontà e carità verso gli indigenti come maestro della Commenda dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme in questa città.

NELLO STESSO GIORNO: 
SANT' ANSELMO II DI LUCCA (O DA BAGGIO) VESCOVO
Baggio, Milano, c. 1040 - Mantova, 18 marzo 1086
A Mantova, transito di sant’Anselmo, vescovo di Lucca: fedelissimo alla Sede Romana, durante la lotta per le investiture ripose nelle mani del papa san Gregorio VII l’anello e il pastorale, che a malincuore aveva ricevuto dall’imperatore Enrico IV; scacciato dalla sua sede da parte dei canonici che rifiutavano la vita comune con lui, fu mandato come legato in Lombardia dal papa, al quale fu di grande aiuto. Nella diocesi di Milano la sua memoria si celebra l'8 ottobre.

SAN GIOVANNI CALABRIA SACERDOTE
Verona, 8 ottobre 1873 - Verona, 4 dicembre 1954
A Verona, san Giovanni Calabria, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza. La sua memoria è celebrata a Verona, sua diocesi di origine e dove visse gran parte della vita, l'8 ottobre.

SAN FELICE DI COMO VESCOVO
IV sec.
A Como, san Felice, vescovo, che, ordinato da sant’Ambrogio da Milano, resse per primo la Chiesa di questa città.

 

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