martedì 16 giugno 2026

16.06.2026 - 1Re 21,17-29 - Mt 5,43-48 - Amate i vostri nemici.

Dal primo libro dei Re - 1Re 21,17-29

[Dopo che Nabot fu lapidato,] la parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta: «Su, scendi incontro ad Acab, re d’Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso. Poi parlerai a lui dicendo: “Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!”. Gli dirai anche: “Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue”».
Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?». Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà, figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele. Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: “I cani divoreranno Gezabèle nel campo di Izreèl”. Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo».
In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore come Acab, perché sua moglie Gezabèle l’aveva istigato. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.
Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa.
La parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».
1. Chi è Elia? Elia non è un uomo che predice il futuro, ma un profeta che sa vedere la realtà e i fatti con gli occhi di Dio. L’OMICIDIO DI NABOT, operato da Gezabele per Acab, È UN ABOMINIO AGLI OCCHI DEL SIGNORE. Il suo profeta DENUNCIA ad alta voce quanto è avvenuto. Ascoltiamo i profeti anche oggi!

2. Le parole di Elìa verso Acab sono molto dure: “I cani lambiranno il sangue di Acab” Dio interviene NON per punire, MA per rompere la dinamica del male: violenza che crea altra violenza. SOLO LA CONVERSIONE DELLA VITA A DIO, SOLO LA CONFESSIONE DEL PROPRIO PECCATO, interrompe la catena della violenza e PERMETTE DI ESSERE RAGGIUNTI DALLA GIUSTIZIA E DALLA MISERICORDIA DI DIO.

3.Inaspettatamente per Elia, Acab, che in un primo momento aveva apostrofato Elia come nemico, RICONOSCE NELLE SUE PAROLE UN INVITO ALLA CONVERSIONE e si mette in un atteggiamento penitenziale. “DIO NON VUOLE LA MORTE DEL PECCATORE, MA CHE SI CONVERTA E VIVA”.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,43-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

L’amore del nemico costituisce il nucleo della ‘rivoluzione cristiana’. L’amore del nemico non poggia sulle risorse umane, ma è dono di Dio che si ottiene confidando unicamente e senza riserve sulla sua bontà misericordiosa. Quest'amore fa miracoli, cambia il mondo senza far rumore. Ecco l’eroismo dei ‘piccoli’, che credono nell’amore di Dio e lo diffondono anche a costo della vita.
In ciò consiste la perfezione di Dio: “Voi siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” . Chi potrà raggiungere una meta tanto alta? Ogni giorno, ogni giorno della vita possiamo fare qualche passo per convertire il nostro cuore e le nostre azioni alla misura di Dio...

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Gesù chiede un amore “contro natura”, per i nemici, usando un’immagine naturalistica: il Padre che «fa sorgere il suo sole e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti». L’amore quindi è soltanto divino?

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16.06 - BEATA MARIA TERESA SCHERER

BEATA MARIA TERESA SCHERER
Nata in Svizzera nel 1825 con il nome di Anna Maria Caterina Scherer, proveniva da una semplice famiglia di agricoltori. A soli sette anni perse il padre e venne affidata alle cure di alcuni parenti. Dotata di grande intelligenza e sensibilità, poté studiare a Lucerna presso alcune suore impegnate nell’assistenza agli ammalati. All’inizio provava una forte difficoltà davanti ai malati più gravi e non autosufficienti. Con il tempo però imparò a superare la paura comprendendo che nei sofferenti era presente Cristo stesso. Durante un pellegrinaggio al santuario di Einsiedeln sentì con forza la chiamata alla vita religiosa. L’incontro decisivo avvenne nel 1844 con il cappuccino Padre Teodosio Fiorentini, fondatore delle Suore della Carità della Santa Croce. Caterina aderì immediatamente alla nuova congregazione desiderando collaborare nella missione di carità verso i più deboli. Nel 1845 pronunciò i voti religiosi assumendo il nome di suor Maria Teresa. Dopo la morte improvvisa del fondatore tutte le responsabilità della congregazione ricaddero sulle sue spalle. Nel 1857 divenne superiora generale della casa madre di Ingenbohl guidando con fede e determinazione l’istituto religioso. La regola della congregazione prevedeva l’assistenza ai poveri, ai malati, agli orfani, ai prigionieri e agli abbandonati. Madre Maria Teresa si dedicò completamente all’educazione dei giovani e al servizio degli ultimi. La sua obbedienza era totale e ripeteva spesso che “l’ubbidienza è la strada più diretta per raggiungere la perfezione”. Grazie alla sua instancabile energia la congregazione si diffuse rapidamente in molte nazioni europee. Sorsero scuole, ospedali e opere assistenziali che portarono conforto a migliaia di persone bisognose. Alla sua morte nel 1888 le case religiose erano oltre quattrocento con più di millecinquecento suore. La sua tomba nella casa madre di Ingenbohl divenne presto meta di pellegrinaggi e testimonianze di grazie ricevute. Fu beatificata da Papa Giovanni Paolo II nel 1995 come esempio luminoso di carità e fedeltà a Dio. per noi oggi 1.Molti oggi parlano di libertà come assenza di regole e sacrifici. Maria Teresa insegna invece che l’obbedienza a Dio rende veramente liberi. 2. La società moderna spesso evita il dolore e scarta chi è fragile. Lei vide nei malati e nei poveri il volto stesso di Cristo. 3. Molti desiderano successo personale e riconoscimenti immediati. La beata costruì opere immense partendo dall’umiltà e dal servizio silenzioso.
Meggen, Svizzera, 31 ottobre 1825 - Ingenbohl, 16 giugno 1888

NELLO STESSO GIORNO:

BEATA STEFANA QUINZANI Domenicana - BRESCIA - CREMA

Orzinuovi, Brescia, 1457 - Soncino, Cremona, 1530

Nata ad Orzinuovi (Brescia) nel 1547 ma la famiglia era originaria di Quinzano d'Oglio (Brescia). Fin da piccola ebbe esperienze mistiche la spinsero ad offrire tutta se stessa per il Risorto. A 15 anni era nel Terz'Ordine domenicano e, dopo aver vissuto per diversi anni a Crema, si spostò a Soncino, in provincia di Cremona, dove fondò un convento che la ebbe a lungo come guida. Morì nel 1530, divenendo presto oggetto della devozione popolare.

 

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SERVIRE IL GIOCO PER IMPARARE A VINCERE NELLA VITA.

SERVIRE IL GIOCO PER IMPARARE A VINCERE NELLA VITA.


Essere raccattapalle al Roland-Garros significa vivere un’esperienza che lascia un segno per tutta la vita. Ogni anno centinaia di adolescenti vengono selezionati tra migliaia di candidati per entrare nel cuore di uno dei tornei di tennis più prestigiosi del mondo. Sul campo tutto è regolato da disciplina, concentrazione e precisione. I ragazzi devono essere rapidi, coordinati e quasi invisibili, sempre al servizio del gioco e dei campioni. Dietro ogni gesto si nascondono mesi di preparazione, allenamenti e selezioni rigorose. Ma la vera ricompensa non è solo la vicinanza ai grandi campioni, bensì la crescita personale che questa esperienza genera. Vivere a pochi metri da giocatori come Novak Djokovic, Jannik Sinner o Carlos Alcaraz significa respirare l’atmosfera della grande competizione e imparare il valore dell’impegno. Le giornate sono lunghe e faticose, ma l’entusiasmo supera ogni stanchezza. Molti ragazzi custodiscono ricordi indelebili: una parola scambiata con un campione, una semifinale vissuta da protagonisti silenziosi, un momento che resterà impresso per sempre. Tuttavia, ciò che più colpisce è la dimensione umana dell’avventura. Durante le tre settimane del torneo nascono amicizie profonde, legami costruiti nella fatica, nella collaborazione e nella condivisione degli stessi sogni. Si crea una vera e propria famiglia, unita dalla passione per il tennis e dal desiderio di dare il massimo. Anni dopo, quei ragazzi continuano a sentirsi, a ricordare e a raccontare la loro esperienza. Per molti, il Roland-Garros non è soltanto un torneo sportivo, ma una straordinaria palestra di vita, dove si imparano responsabilità, spirito di squadra e capacità di affrontare le sfide. Un’esperienza che dura poche settimane ma che continua a vivere nel cuore per sempre. Per noi oggi: 1. In un mondo che cerca sempre visibilità, i raccattapalle insegnano che si può essere grandi anche restando nell'ombra. Siamo ancora capaci di servire senza dover apparire? 2. I campioni raccolgono applausi, ma dietro ogni spettacolo ci sono giovani che imparano sacrificio e disciplina. Chi sta vincendo davvero la partita della vita? 3. Forse il vero trofeo del Roland-Garros non è una coppa, ma le amicizie e i valori che restano negli anni.
E noi, oggi, cosa consideriamo davvero un successo?

 

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lunedì 15 giugno 2026

15.06.2026 - 1Re 21,1-16 - Mt 5,38-42 - Io vi dico di non opporvi al malvagio.

Dal primo libro dei Re - 1Re 21,1-16

In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino al palazzo di Acab, re di Samarìa. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante con la mia casa. Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri».
Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri!». Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente. Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: “Cèdimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un’altra vigna” ed egli mi ha risposto: “Non cederò la mia vigna!”». Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele? Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l’accusino: “Hai maledetto Dio e il re!”. Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».
Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedito. Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo. Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì. Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto».
Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.
1. Chi è Nabot? Nabot è un uomo che RICONOSCE IL DONO DI DIO E, FEDELMENTE, LO CUSTODISCE contro un Re capriccioso e prepotente. Quella parte di terra assegnata, non era una semplice proprietà, ma ERA LA TERRA CHE DIO AVEVA DONATO A QUELLA FAMIGLIA e alla sua discendenza.

2. Acab (Re) è incapace di riconoscere l’ordine stabilito da Dio. La proposta di Gezabele (moglie del Re) è il rinnegamento di Dio, e il suo modo di agire è la dimostrazione di ciò che accade quando, rinnegando ciò che Dio ha stabilito, FACCIAMO PREVALERE I NOSTRI CRITERI, I NOSTRI CAPRICCI, IL NOSTRO GIUDIZIO ARBITRARIO.

3. E così Gezabèle ATTRAVERSO LA MENZOGNA ARRIVA A FAR UCCIDERE NABOT pur di soddisfare il desiderio di Acab. QUANDO NON C’È TIMORE DI DIO non c’è nulla che ci possa fermare, non c’è un male che non possiamo compiere per realizzare il nostro progetto.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,38-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

 

Le parole di Gesù aprono la strada a un cammino infinito, stimolando le migliori energie positive che possono sprigionarsi anche da ognuno di noi. 
Sappiamo che è estremamente facile entrare in rotta di collisione con altri ma quanto è difficile ricucire un tessuto relazionale! Concretamente, cosa si può fare?
- Un primo passo, già estremamente impegnativo, è non replicare al male con il male, bloccare in sé quella spontanea reazione di vendetta che ci illude falsamente di ristabilire una qualche forma di giustizia e legalità. 
- Poi, non chiudere i ponti, … sperare in un cambiamento della persona. 
- Ed infine superare la legge del taglione, vivere di un amore autentico che non fa calcoli e sa offrirsi generosamente. Come Gesù!
Chiediamo questa grazia nella preghiera!

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Gesù porta a compimento la legge umana, superandola. Chiedendoci di per-donare, di moltiplicare il nostro dono di noi stessi agli altri. E ci fa la domanda più alta: sei disposto ad amare fino in fondo? 

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15.06 - SAN VITO MARTIRE

SAN VITO MARTIRE
San Vito faceva parte dei quattordici Santi Ausiliatori, particolarmente invocati nel Medioevo per ottenere guarigioni e protezione divina. Secondo la tradizione nacque a Mazara del Vallo in Sicilia da una famiglia ricca e pagana. Rimasto presto senza madre, venne educato nella fede cristiana dalla nutrice Crescenzia e dal maestro Modesto. Fin da bambino mostrò una fede straordinaria e venne conosciuto per i prodigi e le guarigioni che operava. Durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano il padre tentò inutilmente di costringerlo ad abiurare il cristianesimo. Non riuscendo a piegarlo, lo denunciò alle autorità romane che lo arrestarono insieme a Modesto e Crescenzia. Minacce, torture e promesse non bastarono a far rinnegare a Vito la fede in Cristo. Secondo la tradizione un angelo aiutò i tre cristiani a fuggire via mare verso la Lucania. Durante il viaggio Dio li sostenne miracolosamente provvedendo cibo e acqua nel deserto del mare. Giunti nel territorio del Sele, Vito continuò a predicare e a operare guarigioni attirando molta gente. La fama del giovane taumaturgo arrivò fino all’imperatore Diocleziano che lo fece condurre a Roma. Qui Vito guarì il figlio dell’imperatore malato di epilessia, ma rifiutò ancora una volta di sacrificare agli dèi pagani. Per questo venne sottoposto a terribili torture insieme ai suoi compagni di fede. La leggenda racconta che uscì illeso da un calderone di pece bollente e che persino i leoni divennero mansueti davanti a lui. Alla fine Vito, Modesto e Crescenzia morirono martiri il 15 giugno del 303 nella terra della Lucania. Il culto di San Vito si diffuse rapidamente in tutta Europa grazie alla fama dei suoi miracoli e della sua giovane santità. È invocato contro l’epilessia, le malattie nervose e il cosiddetto “ballo di San Vito”. In molte città italiane e europee si conservano reliquie del santo e si svolgono ancora oggi solenni processioni popolari in suo onore. La sua testimonianza ricorda che anche un giovane può vivere con straordinario coraggio la fedeltà al Vangelo. per noi oggi 1.San Vito preferì affrontare torture e morte piuttosto che rinnegare Cristo. Oggi spesso basta il giudizio degli altri per far tacere la propria fede. 2. La società moderna esalta la giovinezza ma spesso la svuota di ideali profondi. Vito dimostra che anche un ragazzo può diventare esempio di forza spirituale e santità. 3. Molti cercano miracoli e protezione divina senza cambiare realmente vita. San Vito ricorda che la fede autentica richiede coraggio, fedeltà e sacrificio.
Mazara del Vallo (Trapani), III sec. – Lucania, 15 giugno 303

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO CLEMENTE VISMARA Sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere

Agrate Brianza, Monza e Brianza, 6 settembre 1897 - Mong Ping, Myanmar, 15 giugno 1988

Clemente Vismara è stato un presbitero e missionario italiano. Ha trascorso 65 dei suoi 91 anni nelle foreste della Birmania (dal 1989 Myanmar) al servizio dei tribali Akhà, Ikò e Lahu, in particolare vedove e bambini.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 9, 36-10,8

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 9, 36-10,8

C’è una storia vera che illumina le parole del Vangelo di questa domenica. È la storia di san Massimiliano Kolbe, sacerdote francescano morto nel campo di concentramento di Auschwitz. Nel luglio del 1941, dopo la fuga di un prigioniero, i nazisti decisero di condannare a morte dieci uomini innocenti. Uno di loro scoppiò a piangere disperato: “Mia moglie! I miei figli!”. In quel momento padre Kolbe uscì dalla fila e chiese di prendere il suo posto. Non era obbligato. Non avrebbe ricevuto nulla in cambio. Non cercava gloria. Voleva semplicemente salvare un uomo. Fu rinchiuso nel bunker della fame e morì dopo giorni di agonia, pregando e incoraggiando gli altri prigionieri. Quel gesto continua ancora oggi a parlare al mondo. Perché? Perché la gratuità vera ha una forza divina. Quando qualcuno ama senza calcolo, senza interesse, senza aspettarsi ricompense, rende visibile Dio. Anche noi, forse, pensiamo di avere poco da offrire. Invece il Signore continua a chiamare operai per la sua messe. Operai che sappiano ascoltare, consolare, perdonare, accompagnare, servire. Non servono cristiani spettatori. Servono cristiani che si prendano cura delle “pecore perdute” di oggi: ragazzi senza speranza, anziani dimenticati, famiglie ferite, persone schiacciate dalla paura o dalla solitudine. Il mondo cambia non grazie a chi accumula, ma grazie a chi dona. E il bene fatto gratuitamente non va mai perduto. Forse nessuno applaudirà. Forse nessuno dirà grazie. Ma ogni gesto d’amore autentico diventa una luce accesa dentro la notte del mondo.   Per noi oggi 1.     Abbiamo trasformato anche il bene in uno scambio: “Ti aiuto se mi conviene, se mi notano, se ricevo qualcosa”. Il Vangelo invece distrugge la logica del tornaconto. 2.     Ci lamentiamo che il mondo è cattivo, ma quanti di noi si fermano davvero a curare qualcuno? Gesù non cerca commentatori del male: cerca operai.

3.     Forse il più grande miracolo oggi non è guarire un malato, ma amare qualcuno senza aspettarsi nulla in cambio.

 

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domenica 14 giugno 2026

Es 19,2-6 - Rm 5,6-11 - Mt 9,36-10,8 - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 14 Giugno 2026
Dal libro dell’Èsodo Es 19,2-6
 
In quei giorni, gli Israeliti, levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte.
Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”».

1. Il Signore vuole che Israele SEMPRE RICORDI CIÒ CHE DIO HA FATTO PER LUI: la liberazione dalla schiavitù è purissima opera del Dio. I figli di Giacobbe si dovranno IMPEGNARE AD ASCOLTARE LA VOCE DEL SIGNORE e a CUSTODIRE la sua alleanza. L’alleanza è fondata sull’ascolto della voce del Signore.

2. “Voi sarete per me una PROPRIETÀ PARTICOLARE” Israele sarà per il suo Dio UN REGNO DI SACERDOTI E UNA NAZIONE SANTA. Israele sarà un regno di sacerdoti. Chi è il sacerdote? Il Sacerdote nell’Antichità aveva il posto di Dio sulla terra. Nessuna autorità sopra di lui, ogni altra autorità sotto di lui.

3. Israele sarà un popolo libero, non asservito, non schiavo. E SARÀ NAZIONE SANTA perché dovrà far risplendere nel mondo intero la potenza, la bellezza, lo splendore della santità del suo Dio e Signore, DOVRÀ MANIFESTARE L’AMORE UNIVERSALE, costante, imperituro del suo Dio e Signore PER TUTTI I GIORNI DELLA SUA VITA.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5,6-11
 
Fratelli, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi.
Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

1. Quando eravamo nella debolezza, nella fragilità, nella schiavitù del peccato, Cristo morì per noi. ERAVAMO PECCATO E DIO CI HA DONATO SUO FIGLIO. La morte di Gesù fu essenzialmente un PURO ATTO DI AMORE PERSONALE. Noi eravamo i suoi nemici e DIO CI HA OFFERTO LA REDENZIONE in Cristo Gesù.

2. In rapporto ai nostri peccati, Dio avrebbe dovuto punirci, castigarci, tenerci per sempre lontano da Lui. Invece cosa fa? Muore per noi al posto nostro, al fine di cancellare le nostre colpe ed espiare la nostra pena. DIO HA VOLUTO PER PURA GRAZIA FARCI RITORNARE DENTRO ALLA SUA AMICIZIA. E quindi da sempre c’è nel cuore del Signore grazia e misericordia.

3. Ora il discepolo di Gesù non è più governato dal peccato, bensì DALLA GRAZIA, vive sotto il regime dello Spirito Santo. LA RICONCILIAZIONE HA COME SUO FRUTTO LA SALVEZZA, da accogliere nella fede. Abbi fede! Il raggiungimento della salvezza eterna è la vera gloria dell’uomo. Questa gloria viene DA DIO, si ripone IN DIO, ci si gloria in Lui.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,36–10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

1. Folle innumerevoli corrono dietro Gesù. Gesù vede questo mondo sconfinato e SENTE COMPASSIONE per esso perché SONO PECORE SENZA PASTORI. In realtà i pastori ci sono ma sono intenti a pascere sé stessi. Che fare? Chiedere al Signore nuovi operai, in modo che TUTTE LE PECORE POSSANO ESSERE SERVITE CON VERA GIUSTIZIA. Chiediamolo con insistenza!!

2. GESÙ CHIAMA I DODICI APOSTOLI E GLI DONA UN POTERE SOPRANNATURALE: il potere di SCACCIARE gli spiriti immondi e di GUARIRE. Gesù vuole LIBERARE L’UOMO dalla schiavitù e dal peccato. Gli Apostoli agiranno nel nome del Signore. Il Signore opererà attraverso gli Apostoli. E NULLA POTRÀ RESISTERE LORO. 

3. GESÙ INVIA I DODICI APOSTOLI. Essi dovranno rivolgersi alle PECORE PERDUTE della casa di Israele, ANNUNCERANNO IL REGNO DI DIO, la vicinanza di Dio, la sua venuta, e I POTERI RICEVUTI DOVRANNO ESSERE VISSUTI nella più grande, assoluta GRATUITÀ. Gli Apostoli SI PRENDERANNO CURA delle pecore e PORTERANNO LA SALVEZZA.
BUONA DOMENICA...

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GRATIS

"L'opera umana più bella è di essere utile al prossimo", e questo va fatto con cuore aperto. Non possiamo dire di aver vissuto veramente, se non abbiamo fatto qualcosa per qualcuno che non potrà mai ripagarci. Dopo il verbo "amare", il verbo "aiutare" è il più bello del mondo! «La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato»...

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LECTIO DIVINA - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)