martedì 28 luglio 2026

28.07.2026 - Ger 14,7b-22 - Mt 13,36-43 - Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 14,7b-22

Il Signore ha detto:
«I miei occhi grondano lacrime
notte e giorno, senza cessare,
perché da grande calamità
è stata colpita la vergine,
figlia del mio popolo,
da una ferita mortale.
Se esco in aperta campagna,
ecco le vittime della spada;
se entro nella città,
ecco chi muore di fame.
Anche il profeta e il sacerdote
si aggirano per la regione senza comprendere».
Hai forse rigettato completamente Giuda,
oppure ti sei disgustato di Sion?
Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi?
Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene,
il tempo della guarigione, ed ecco il terrore!
Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà,
la colpa dei nostri padri:
abbiamo peccato contro di te.
Ma per il tuo nome non respingerci,
non disonorare il trono della tua gloria.
Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi.
Fra gli idoli vani delle nazioni c’è qualcuno che può far piovere?
Forse che i cieli da sé mandano rovesci?
Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio?
In te noi speriamo,
perché tu hai fatto tutto questo.
1. LA SITUAZIONE DEL POPOLO DI DIO È TRAGICA: si sono allontanati da Dio e hanno gettato un intero popolo nella disgrazia e nel disorientamento. Il Signore per mezzo del profeta Geremia, annunzia la grande calamità che sta per abbattersi su Guida e su Gerusalemme. DIO PIANGE NOTTE E GIORNO PER IL SUO POPOLO, PIANGE PERCHÉ LA MORTE È IMMINENTE.  
2. ECCO COSA VEDE IL SIGNORE: VITTIME DELLA SPADA E VITTIME DELLA FAME. Anche il popolo vede la sciagura nella quale è precipitato e si rivolge al Signore per chiedere soccorso. Hai forse rigettato completamente Giuda? Perché ci hai colpiti? GIUDA RICONOSCE IL SUO PECCATO DI INFEDELTÀ, MA NON HA NESSUNA PAROLA NÉ DI PENTIMENTO NÉ DI CONVERSIONE.
3. Eppure, Dio ha ancora pietà del Suo popolo. Sue lacrime ne sono il segno evidente e commovente. NON È DIO CHE RESPINGE GIUDA. È IL POPOLO CHE NON SI LASCIA AIUTARE. LA SALVEZZA VIENE SOLO DALLA PAROLA DI DIO CHE DIVIENE PAROLA DELL’UOMO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,36-43
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti». 

 

Dio si fida di noi, del bene che possiamo fare e portare agli altri. La zizzania a Lui non interessa, non la guarda. Il Signore sa che più inondiamo la nostra vita di bene, meno terreno la zizzania avrà disposizione per crescere. Noi non siamo stati creati per essere erbaccia e la nostra vita non è stata seminata di zizzania, ma di seme buono.
E’ proprio buffo: spesso sprechiamo tutto il nostro tempo a cercare di togliere i fili di zizzania nella nostra vita e non ci accorgiamo che così facendo le spighe rischiano di restare vuote, senza frutto al loro interno.
Vinci il male presente nella tua vita facendo del bene! 
Sappi che saranno i giusti a splendere come il sole! Nessuno dovrà pentirsi di aver scelto di compiere dei sacrifici e ogni sforzo in più nella testimonianza o nell’aiutare il prossimo sarà un tassello verso la beatitudine. Questo non va mai dimenticato. La pena nel caso contrario è senza appello ed è la dannazione eterna.

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La parabola della zizzania non è un testo incomprensibile ma molto esigente. Chiede pazienza e fede in Dio, giusto giudice. Ci pone la domanda più tremenda: Unde malo? Da dove (e perché) il male?

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28.07 - SAN PEDRO POVEDA CASTROVERDE

SAN PEDRO POVEDA CASTROVERDE
San Pedro Poveda Castroverde nacque a Linares, in Spagna, il 3 dicembre 1874. Fin da bambino sentì la chiamata al sacerdozio ed entrò in seminario all'età di quindici anni. Ordinato sacerdote nel 1897, si dedicò con passione all'evangelizzazione e alla promozione umana delle persone più povere. Nei primi anni del suo ministero lavorò tra gli abitanti delle grotte che circondavano la città di Guadix, impegnandosi per migliorare le loro condizioni di vita attraverso l'istruzione, la formazione professionale e l'assistenza sociale. Convinto che l'educazione fosse uno strumento fondamentale per trasformare la società, si interessò profondamente ai problemi della scuola e della formazione degli insegnanti. Non entrò nelle polemiche del suo tempo, ma cercò di valorizzare la figura dell'educatore come testimone di valori umani e cristiani. Con questo obiettivo fondò l'Istituzione Teresiana, ispirata a Santa Teresa d'Avila, per promuovere il dialogo tra fede e cultura, tra Vangelo e vita quotidiana. A Madrid fondò residenze universitarie, associazioni culturali e opere educative rivolte soprattutto ai giovani. Fu uomo di preghiera, sacerdote prudente e coraggioso, sempre disponibile verso i poveri, gli ammalati e gli emarginati. Negli anni difficili che precedettero la guerra civile spagnola invitò tutti a vivere la carità, la prudenza e la fiducia nella Provvidenza. Il 27 luglio 1936 venne arrestato da alcuni miliziani e dichiarò apertamente: «Sono sacerdote di Gesù Cristo». Consapevole del destino che lo attendeva, affrontò la persecuzione con serenità e fede. Fu ucciso in odio alla fede e il suo corpo venne ritrovato il giorno successivo vicino al cimitero dell'Almudena di Madrid. La Chiesa riconobbe il suo autentico martirio e San Giovanni Paolo II lo beatificò nel 1993 e lo canonizzò nel 2003. La sua eredità continua ancora oggi attraverso l'Istituzione Teresiana, presente in numerosi Paesi del mondo. L'UNESCO lo ha riconosciuto tra le personalità che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo dell'educazione e della cultura. San Pedro Poveda rimane un esempio luminoso di fede vissuta nell'impegno educativo, nel dialogo e nel servizio alla società. per noi oggi 1. Pedro Poveda vedeva nell'educazione uno strumento per cambiare il mondo. Noi investiamo davvero nella formazione umana e spirituale oppure ci accontentiamo di informazioni superficiali? 2. Nei tempi della persecuzione invitava a crescere nella preghiera, nella carità e nella pace. Davanti alle tensioni di oggi reagiamo con fede e serenità o alimentiamo divisioni e conflitti? 3. Quando fu arrestato dichiarò senza paura: «Sono sacerdote di Gesù Cristo». Noi abbiamo il coraggio di mostrare la nostra identità cristiana oppure la nascondiamo per timore del giudizio degli altri?
Linares, Spagna, 3 dicembre 1874 - Madrid, Spagna, 28 luglio 1936
   A Madrid in Spagna, san Pietro Poveda Castroverde, sacerdote e martire, che per la diffusione dei valori cristiani fondò l’Istituto Teresiano e, all’inizio della persecuzione contro la Chiesa, fu ucciso in odio alla fede, offrendo a Dio una luminosa testimonianza

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI NAZARIO E CELSO Martiri

+ Milano 304

Nazario aveva predicato in Italia, a Treviri e in Gallia. Qui battezzò Celso che aveva nove anni. Furono martirizzati a Milano nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano.

 

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LA PACE INIZIA DA ME.

LA PACE INIZIA DA ME.

«Non ci resta che pregare», questa frase spesso viene pronunciata di fronte ai drammi del mondo segnato da guerre, violenze e distruzioni.
Questa frase rischia di trasformarsi in un segno di rassegnazione e impotenza, quasi che i cristiani non possano fare altro che assistere passivamente agli eventi. In realtà, la preghiera invocata da papa Leone XIV per una pace «disarmata e disarmante» non è una fuga dalla realtà, ma una forza capace di risvegliare le coscienze. Pregare per la pace significa assumersi una responsabilità concreta e non rifugiarsi in una spiritualità consolatoria. Per questo la pace deve essere intesa come un vero vocabolario di scelte, relazioni e comportamenti. Allo stesso tempo occorre riscoprire il volto autentico di Dio, non come un sovrano severo e distante, ma come il Padre misericordioso annunciato da Gesù, che ama tutti senza distinzione. Una simile preghiera genera responsabilità comunitaria e invita i credenti a vigilare sulle grandi questioni del nostro tempo. Tra queste emerge l’aumento impressionante della spesa militare mondiale, che secondo il Sipri ha raggiunto livelli record, sottraendo risorse alla lotta contro la fame, alle politiche sociali e alla tutela dell’ambiente. Le risorse investite negli armamenti potrebbero contribuire alla costruzione di un mondo più giusto e abitabile. La preghiera autentica spinge inoltre a interrogarsi sull’uso del proprio denaro e sul fenomeno delle cosiddette banche armate, che finanziano la produzione di armi. La comunità cristiana è chiamata a compiere scelte coerenti e coraggiose anche sul piano economico. La diplomazia rimane importante, ma da sola non basta ad affrontare le radici profonde dei conflitti. Serve una rinnovata profezia, capace di denunciare le ingiustizie e indicare percorsi alternativi di fraternità e riconciliazione. La preghiera, quindi, non sostituisce l’impegno, ma lo alimenta e lo orienta. Chi prega veramente non si allontana dalla storia, bensì vi entra con maggiore consapevolezza. La pace nasce quando la fede diventa scelta concreta, testimonianza e responsabilità condivisa. Per noi oggi 1. Preghiamo per la pace, ma i nostri risparmi finanziano indirettamente la produzione di armi? La coerenza evangelica passa anche dal conto corrente. 2. Se la pace è lasciata solo ai governi e ai diplomatici, abbiamo già rinunciato alla nostra parte di responsabilità. La profezia inizia dalle scelte quotidiane.
3. Forse il problema non è che preghiamo troppo poco, ma che preghiamo senza lasciarci cambiare. Una preghiera che non converte la vita rischia di diventare un alibi.

 

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lunedì 27 luglio 2026

27.07.2026 - Ger 13,1-11 - Mt 13,31-35 Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 13,1-11

Il Signore mi disse così: «Va’ a comprarti una cintura di lino e mettitela ai fianchi senza immergerla nell’acqua». Io comprai la cintura, secondo il comando del Signore, e me la misi ai fianchi.
Poi la parola del Signore mi fu rivolta una seconda volta: «Prendi la cintura che hai comprato e che porti ai fianchi e va’ subito all’Eufrate e nascondila nella fessura di una pietra». Io andai e la nascosi presso l’Eufrate, come mi aveva comandato il Signore.
Dopo molto tempo il Signore mi disse: «Àlzati, va’ all’Eufrate e prendi di là la cintura che ti avevo comandato di nascondervi». Io andai all’Eufrate, cercai e presi la cintura dal luogo in cui l’avevo nascosta; ed ecco, la cintura era marcita, non era più buona a nulla.
Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: «Dice il Signore: In questo modo ridurrò in marciume l’orgoglio di Giuda e il grande orgoglio di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che rifiuta di ascoltare le mie parole, che si comporta secondo la caparbietà del suo cuore e segue altri dèi per servirli e per adorarli, diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla. Poiché, come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda – oracolo del Signore –, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode e mia gloria, ma non mi ascoltarono».

 

1. Dio ordina a Geremia di comprare una cintura di lino e di indossarla senza lavarla. Successivamente, gli chiede di nasconderla presso il fiume Eufrate, dove LA CINTURA MARCISCE. Questo simboleggia la vicinanza iniziale di Israele a Dio e il successivo allontanamento e corruzione.
2. La cintura marcia rappresenta L'ORGOGLIO E LA DISOBBEDIENZA del popolo di Giuda e di Gerusalemme. Dio sottolinea come IL LORO COMPORTAMENTO OSTINATO E L'ADORAZIONE DI ALTRI DÈI LI ABBIA RESI INUTILI COME LA CINTURA MARCIA.
3. Dio aveva voluto che il popolo di Israele fosse strettamente legato a Lui, come una cintura aderisce ai fianchi di un uomo, per essere un popolo di lode e gloria. Tuttavia, LA LORO DISOBBEDIENZA HA INFRANTO QUESTA RELAZIONE SPECIALE. Che dramma!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,31-35

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Il regno dei cieli inizialmente può sembrare insignificante e nascosto perché Dio desidera lavorare dall'interno. E così improvvisamente diventa un qualcosa di dirompente ed evidente a tutti: così avviene con i semi sparsi dal Figlio nei cuori di coloro che hanno ascoltato la Sua Parola e la accolgono concretamente nella vita di tutti i giorni.
Possiamo essere fiduciosi, perché la Parola di Dio è parola creatrice, destinata a diventare «il chicco pieno nella spiga».
Queste parabole ci fanno capire che è sempre Dio, è sempre Dio a far crescere il suo Regno – per questo preghiamo nel "Padre nostro" che “venga il tuo Regno”.  È Lui che lo fa crescere, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti.

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Quanto ci mette un seme a diventare un albero? Ma nel seme c’è già tutto l’albero. E Gesù ha atteso molto tempo per rivelare «cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». E noi abbiamo questa pazienza?

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27.07 - SAN PANTALEONE

SAN PANTALEONE
San Pantaleone, vissuto tra il III e il IV secolo, è uno dei più celebri martiri della Chiesa antica ed è venerato come patrono delle ostetriche e compatrono dei medici. Nato a Nicomedia, in Asia Minore, era figlio di un ricco pagano di nome Eustorgio e di una madre cristiana, Eubula, che gli trasmise i primi insegnamenti della fede. Dopo la morte della madre si allontanò temporaneamente dal Cristianesimo e si dedicò con impegno allo studio della medicina, distinguendosi per la sua intelligenza e preparazione. Grazie alle sue capacità entrò al servizio della corte imperiale, acquisendo fama e prestigio. La sua vita cambiò profondamente grazie all'incontro con il sacerdote Ermolao, che lo aiutò a riscoprire la centralità di Gesù Cristo e il valore della salvezza eterna. Convinto dalla verità del Vangelo, Pantaleone tornò alla fede cristiana e iniziò a esercitare la professione medica come autentico servizio ai fratelli. Curava i malati senza chiedere alcun compenso, motivo per cui è ricordato tra i Santi Anargiri, cioè i santi che operavano gratuitamente. Attraverso la preghiera e l'invocazione del nome di Cristo compì numerose guarigioni che suscitarono ammirazione tra il popolo. Dopo aver convertito anche il padre, distribuì i suoi beni ai poveri e liberò i suoi schiavi. La sua testimonianza cristiana provocò però l'invidia di alcuni colleghi e attirò l'attenzione delle autorità imperiali durante la grande persecuzione contro i cristiani. Invitato a rinnegare la propria fede, Pantaleone rifiutò con fermezza ogni compromesso. Sottoposto a torture e a numerosi tentativi di esecuzione, continuò a proclamare la sua fiducia nel Signore. Secondo la tradizione affrontò il martirio con serenità, pregando perfino per i suoi persecutori. Prima della morte ricevette il nome di Panteleimon, che significa "colui che ha compassione di tutti". La Chiesa lo ricorda come esempio di misericordia, servizio disinteressato e amore verso i sofferenti. Ancora oggi è invocato da medici, infermieri e da quanti operano nel mondo della cura e della salute. per noi oggi 1. Pantaleone usò la sua professione per servire gli altri e non per arricchirsi. Noi vediamo il lavoro come una missione al servizio del bene o soltanto come un mezzo per il successo personale? 2. Curava gratuitamente chi aveva bisogno, senza chiedere nulla in cambio. Siamo capaci di fare del bene in modo gratuito oppure ci aspettiamo sempre una ricompensa o un riconoscimento? 3. Difese la sua fede anche davanti alla persecuzione e alla morte. Noi restiamo fedeli a Cristo quando la fede diventa scomoda oppure ci adattiamo facilmente alle pressioni del mondo?
m. 305 c.
   Pantaleone nacque nella seconda metà del III secolo a Nicomedia, nell’odierna Turchia. Diventerà successivamente medico e sarà perseguitato dall'imperatore di Costantinopoli Galerio per la sua adesione alla fede cristiana. Fu condannato a morte nel 305: gli furono inchiodate le braccia sulla testa, che poi il boia gli mozzò. È il patrono di medici.

NELLO STESSO GIORNO:

BEATA MARIA MADDALENA MARTINENGO Religiosa

Brescia, 4 ottobre 1687 – 27 luglio 1737

Della nobile famiglia Martinengo. All’età di 18 anni entrò nel monastero delle Clarisse Cappuccine. Per le sue esimie virtù, fu ben presto prescelta prima come maestra delle novizie, poi come Abbadessa. Lasciò alcuni scritti di alta mistica. Dotata in vita di carismi celesti e di una visibile conformità a Cristo Crocifisso.

SAN SIMEONE di Polirone Eremita

Armenia - † Polirone (Mantova), 26 luglio 1016

Simeone nacque in Armenia nel X secolo. Dopo un’esperienza come monaco e come eremita, intraprese una sequela ancor più radicale del Cristo, dando alla sua vita la forma del pellegrinaggio permanente, secondo una consuetudine diffusa soprattutto tra i cristiani d’Oriente. Raggiunse Gerusalemme, Roma, Compostella, Tours e altri santuari; ovunque predicò l’unità della fede, la pace e la carità, prendendosi cura dei poveri e dei più indifesi. Tornato in Italia, ormai ottantenne si ritirò presso il monastero di San Benedetto di Polirone, dove morì il 26 luglio 1016.

 

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domenica 26 luglio 2026

1Re 3,5.7-12 - Rm 8,28-30 - Mt 13,44-52 - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 26 Luglio 2026

Dal primo libro dei Re 1Re 3,5.7-12
 
In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

1. Salomone si trova in una situazione difficile: è giovane e deve governare un popolo numeroso. RICONOSCE I SUOI LIMITI, capisce che da solo non può farcela, sa che non è onnipotente, quindi CERCA IL SIGNORE E VA SULL’ALTURA PIÙ GRANDE PER ESSERE IL PIÙ VICINO POSSIBILE A LUI e fa mille olocausti perché ha bisogno di lui. Vale per tutti!

2. Il Signore risponde a Salomone e chiede a Salomone che gli dica ciò di cui ha bisogno. Salomone chiede un CUORE “ASCOLTANTE” ossia UN ATTEGGIAMENTO DELLA PERSONA DISPOSTA AD ASCOLTARE, A IMPARARE, è l'atteggiamento di chi accoglie la rivelazione di Dio. UN CUORE “DOCILE”, un cuore che accetta il docente, accetta che il Signore insegni. È L'ATTEGGIAMENTO DI COLUI CHE IMPARA…

3. SALOMONE CI DICE CHE NELLA VITA È IMPORTANTE FARE LE SCELTE GIUSTE secondo i pensieri di Dio. DIO è stupito e commosso dalla preghiera di Salomone, gli RISPONDE DONANDOGLI NON SOLO CIÒ CHE HA CHIESTO, MA ANCHE CIÒ CHE NON HA CHIESTO perché ha chiesto l'essenziale: LA SAPIENZA. Tale sia la nostra preghiera…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,28-30 
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.
Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

1. Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio… Tutto è orientato al bene. Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano. È un INVITO ALLA FIDUCIA IN DIO che SA TRARRE IL BENE ANCHE DAL MALE e che sta conducendo la storia verso la salvezza…

2. Dio da sempre CI HA CONOSCIUTI, CI HA PREDESTINATI, cioè ha stabilito in partenza che noi FOSSIMO CONFORMI ALL'IMMAGINE DEL FIGLIO SUO, cioè simili nella forma a Gesù; Lui è il primogenito noi siamo i suoi fratelli e GLI ASSOMIGLIAMO PER GRAZIA dunque POSSIAMO AMARE COME LUI....

3. CI HA CHIAMATI, si è fatto conoscere e ha chiesto la nostra collaborazione. CI HA GIUSTIFICATI, resi giusti, cioè ci ha resi capaci di fare quello che ci ha rivelato, e CI HA GLORIFICATI, un anticipo della gloria futura. ABBIAMO GIÀ LA CAPARRA DELLA GLORIA, siamo al sicuro per grazia di Dio. LA GLORIA CI È STATA DATA: scegliere di aderire al Signore con piena fiducia con amore totale questa è la nostra saggezza..

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,44-52
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
1. “IL REGNO DEI CIELI È SIMILE…”. Che cos'è il Regno dei cieli? È GESÙ STESSO, CRISTO È IL RE, CRISTO È IL REGNO. Il Regno dei cieli si risolve dunque nel RAPPORTO PERSONALE CON CRISTO. Va cercato, va protetto, va vissuto... OGNI GIORNO… Leggiamo il Vangelo!

2. GESÙ È IL TESORO E LA PERLA PREZIOSA per cui VALE LA PENA VENDERE TUTTO E ACQUISTARLI. Fai la tua SCELTA: vendi tutto! e SARAI LIBERO, DIVENTERAI PREZIOSO COME IL TESORO E BELLO COME LA PERLA… Fidati!

3. Sarai tu il DISCEPOLO del regno dei cieli. DALLA PAROLA DI DIO OGNI GIORNO POTRAI ESTRARRE “COSE NUOVE E COSE ANTICHE”. Sono le meraviglie della Parola di Dio che fa nuove e divine le nostre piccole e povere vite!  Siamo INFINITO…

BUONA DOMENICA...

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PAROLA DI DIO 
Tesoro, perla preziosa è la Parola di Dio. Se noi diamo tutto per questo “tesoro”, ne avremo soltanto un guadagno! Puntiamo tutto su Cristo, senza scendere a compromessi! Questo non significa rinunciare alla propria libertà; ma provare la gioia di scoprire un senso per la nostra vita, la gioia di sentirla impegnata nell’avventura del Regno di Dio! Quella gioia che è segno della presenza di Dio.

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LECTIO DIVINA - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA -  XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)



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Mc 2,1-12 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA IX DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA IX DOPO PENTECOSTE
Domenica 26 Luglio 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Marco 2,1-12

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
1. Il paralitico non riesce ad arrivare da solo davanti al Signore; egli viene accompagnato da ‘quattro persone’. È LA GRAZIA DELL’AMICIZIA: essere accompagnati fino a Gesù non solo per il miracolo, ma anche per la misericordia che ricostruisce l’anima. COLTIVIAMO SANE AMICIZIE…
2. Gesù ammira la loro fede E PER QUESTA perdona i peccati del malato e lo guarisce. GESÙ OPERA LA LIBERAZIONE TOTALE DI QUELL'UOMO, COMINCIANDO DAL CUORE. Non dimentichiamoci MAI di essere intercessori verso Gesù per i bisogni degli altri...
3. Gesù guarito il paralitico, gli ordina di prendere la sua barella. Perché gli chiede questo? GESÙ VUOLE CHE NON DIMENTICHIAMO CHI SIAMO, cioè dei peccatori, E LA NOSTRA CONDIZIONE prima dell'intervento di Dio nella nostra vita. CIASCUNO DI NOI QUINDI HA LA SUA BARELLA. Siamo consapevoli che senza di Lui non possiamo fare nulla…
BUONA DOMENICA…

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