domenica 17 maggio 2026

At 1,1-11 - Ef 1,17-23 - Mt 28,16-20 - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

Domenica 17 Maggio 2026
Dagli Atti degli Apostoli - At 1,1-11
 
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

1. GLI APOSTOLI MANGIARONO CON IL CRISTO RISORTO IN QUEI QUARANTA GIORNI. Durante uno di questi appuntamenti Gesù Risorto diede loro delle indicazioni. Ciò avviene nella nostra messa: NOI MANGIAMO COL RISORTO DURANTE IL QUALE, IL RISORTO, PARLA E COMUNICA IL SUO MESSAGGIO...

2. Gesù chiede di rimanere in Gerusalemme e di ATTENDERE LA PROMESSA DEL PADRE: “l'immersione nello Spirito Santo”. Gli apostoli non capiscono. Non sta a voi dice Gesù ai discepoli conoscere i tempi e i momenti, RICEVERETE UN DONO CHE DIVENTERÀ UN IMPEGNO DI RENDERE TESTIMONIANZA fino agli estremi confini della terra: LO SPIRITO SANTO.

3. E mentre i discepoli guardavano, Gesù FU ELEVATO IN ALTO e una nube lo sottrasse ai loro occhi. I discepoli restano a bocca aperta. Due uomini in bianche vesti ammoniscono i discepoli: non perdete tempo in elucubrazioni strane, in interpretazioni varie MA IMPEGNATEVI NELL’OGGI PER QUELLO CHE È IL COMPITO DELLA CHIESA: LA TESTIMONIANZA…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

1. Paolo invoca per gli Efesini uno SPIRITO DI RIVELAZIONE PERCHÉ ABBIAMO UNA CONOSCENZA PROFONDA della speranza e del tesoro di grazia che Dio ha preparato per loro. È UNA CONOSCENZA CHE INVESTE IL VISSUTO DELLA PERSONA che consente di scoprire il senso autentico delle cose così come sono state stabilite da Dio in Cristo.

2. In ciò che Cristo ha sperimentato NELLA SUA PASQUA, noi possiamo CONTEMPLARE QUALE SIA IL DESTINO A CUI NOI SIAMO CHIAMATI vivendo nella sequela di Gesù. CIÒ CHE DIO HA OPERATO IN LUI, in virtù del suo completo abbandono alla volontà del Padre, LO REALIZZA ANCHE IN NOI.

3. Avere una profonda conoscenza del mistero della risurrezione TRASFORMA TOTALMENTE LA NOSTRA VITA perché ci libera dal dominio della morte che corrompe ogni cosa. QUESTA CONOSCENZA PROFONDA, CHE SI FONDA SULL’ESPERIENZA DELLA COMUNIONE CON IL SIGNORE, ci consente di dare la nostra testimonianza senza rinnegare il Signore.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20
In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

 

1. GLI APOSTOLI DI GESÙ DUBITAVANO… forse perché spesso le paure, le incertezze e le situazioni poco piacevoli della vita sembrano prendere il sopravvento. I discepoli si chiedono: abbiamo fatto bene a seguire il Maestro oppure sarà una delusione? E TU CHE DICI? IO DICO: "FATTO BENE!"…

2. Ma GESÙ, con una delicatezza sopraffine, LI RASSICURA E LI RAFFORZA, E LI INVIA A FARE DISCEPOLI, PROMETTENDO DI STARE SEMPRE CON LORO. Ogni nostra incredulità, paura, ansia viene dissolta da questa certezza: Lui è con noi SEMPRE, e non ci molla. C'È DA FIDARSI...

3. Dio è con noi e NOI POSSIAMO STARE SEMPRE CON LUI. Pur nelle difficoltà che ci inducono a non credere. Gesù CI IMMERGE nella vita del Padre e nella grazia dello Spirito. COSTRUIAMO su questa roccia sicura, sulla Trinità, la nostra esistenza. LEGGIAMO OGNI GIORNO UN BRANO DEL VANGELO…

BUONA DOMENICA...

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ASCENSIONE
La festa dell'Ascensione ci invita ad alzare, ad elevare la nostra vita, a guardare in alto. La vita solo allora è bella quando è ascensione in alto, alla ricerca di realtà superiori, per cui valga la pena non soltanto di vivere, ma di dare la vita. L'esistenza dell'uomo è u cammino verso l'alto.
Dobbiamo fissare pensiero e cuore là, dove è Cristo, oltre i confini della vita presente. E vivere!

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LECTIO DIVINA - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)

OMELIA -  ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)


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Lc 24,13-35 - RITO AMBROSIANO - VII DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
VII DOMENICA DI PASQUA o DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE
Domenica 17 Maggio 2026
Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35

 + Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
1. Oggi siamo invitati a seguire le orme dei pellegrini di Emmaus. È un cammino in cui DUBBI E DELUSIONI ci assalgono. SAPPIAMO TUTTO CIÒ CHE È ACCADUTO, GESÙ è MORTO, RISORTO, MA NON RIUSCIAMO A DECIFRARE NULLA. Come interpretare la crocifissione? Come una maledizione? Come interpretare il nostro tempo? ABBIAMO BISOGNO DI LUCE…
2. Quando sei nel dubbio, sei deluso di aver creduto invano, LASCIATI RAGGIUNGERE DALLA LUCE DELLA PAROLA che TOCCA il tuo cuore. Allora VEDRAI la presenza VIVA del Risorto nel pane spezzato. SENTIRAI ardere il tuo cuore, e scoprirai che LA SERA NON SCENDE PIÙ, PERCHÉ CRISTO CAMMINA PER SEMPRE CON TE. È VIVO! NON SEI SOLO!!
3. I discepoli PASSANO DALLA TRISTEZZA ALLA GIOIA, DALLA DISPERAZIONE ALLA SPERANZA. DIVENTANO COSÌ ANNUNCIATORI DI CRISTO CROCIFISSO E RISORTO. Ritornano in COMUNITÀ'... Anche TU FA LO STESSO.... 
BUONA DOMENICA...

17.05 SAN PASQUALE BAYLON RELIGIOSO FRANCESCANO

SAN PASQUALE BAYLÓN 

Nato il 16 maggio 1540 a Torrehermosa, in Spagna, San Pasquale Baylón venne al mondo nel giorno di Pentecoste, particolare che molti considerarono un segno della sua futura santità. Proveniva da una famiglia povera e fin da bambino lavorò come pastore, vivendo nella semplicità e nel silenzio della campagna. Durante il lavoro dedicava molto tempo alla preghiera e alla meditazione davanti alle chiese dove era custodita l’Eucaristia.

Il suo padrone, colpito dalla bontà del giovane, arrivò persino a offrirgli l’eredità e l’adozione, ma Pasquale rifiutò tutto perché desiderava consacrarsi interamente a Dio. Entrò così tra i francescani alcantarini, ramo riformato dell’ordine francescano ispirato a San Pietro d’Alcantara. Scelse di restare semplice frate converso senza diventare sacerdote, ritenendosi indegno di tale ministero.

Nei conventi svolse i lavori più umili, soprattutto alla portineria, vivendo con spirito di servizio e grande gioia interiore. Il centro assoluto della sua vita era però il Santissimo Sacramento. Pasquale trascorreva ore in adorazione davanti al tabernacolo e parlava dell’Eucaristia con una profondità sorprendente nonostante la sua scarsa istruzione.

Per questo venne chiamato il “Serafino dell’Eucaristia”. In un’epoca segnata dalle polemiche del protestantesimo, difese con forza la fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell’Ostia consacrata. Durante un viaggio in Francia affrontò persecuzioni e violenze da parte dei calvinisti proprio per la sua difesa dell’Eucaristia e del primato del papa. A Orleans rischiò persino di essere ucciso a colpi di pietra. Nonostante ciò continuò a testimoniare con coraggio e dolcezza la verità della fede cattolica.

Dio lo colmò di grandi doni spirituali e molti ricorrevano ai suoi consigli, pur essendo lui un semplice frate. Morì il 17 maggio 1592, ancora nel giorno di Pentecoste, come era nato. La tradizione racconta che durante la Messa funebre aprì miracolosamente gli occhi nel momento della consacrazione per adorare ancora una volta il Santissimo Sacramento. Papa Leone XIII lo proclamò patrono delle opere e dei congressi eucaristici.

La sua vita insegna che la santità non dipende dalla cultura o dal successo, ma dall’amore sincero per Cristo presente nell’Eucaristia.

Per noi oggi:

1. Oggi molti cercano emozioni spirituali ma trascurano l’Eucaristia domenicale.
San Pasquale ricorda che il cuore della fede cristiana è davvero Cristo presente nel Sacramento.

2. Viviamo in un tempo che esalta visibilità, carriera e successo personale.
Pasquale diventò santo scegliendo invece i lavori più umili e nascosti.

3. Molti cristiani ricevono la Comunione senza più stupore o adorazione.
Il santo ci provoca: se credessimo davvero nella presenza reale di Gesù, cambierebbe tutta la nostra vita.

Torre Hermosa, Spagna, 16 maggio 1540 – Villarreal, Spagna, 17 maggio 1592

A Villa Real presso Valencia in Spagna, san Pasquale Baylon, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che, mostrandosi sempre premuroso e benevolo verso tutti, venerò costantemente con fervido amore il mistero della Santissima Eucaristia. 

"Servite il Signore con tutto il cuore. Amate i poveri. Siate devoti al normale SS.mo Sacramento. Affidatevi alla B. Vergine Maria"

PATRONO: DEI CONGRESSI EUCARISTICI (LEONE XIII)


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sabato 16 maggio 2026

16.05.2026 - At 18,23-28 - Gv 16,23-28 - Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.

Dagli Atti degli Apostoli - At 18,23-28

Trascorso ad Antiòchia un po’ di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.
Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni.
Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio.
Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

1. Apollo è un uomo colto versato nelle Scritture. Priscilla e Aquila quando lo sentono parlare del Cristo si accorgono che non è molto preparato. QUESTI CONIUGI DECIDONO DI FARGLI DELLE CATECHESI, E SI ASSUMONO IL COMPITO DI EDUCARE ALLA FEDE un professore di calibro notevole…

2. Apollo parte per Corinto. A Corinto molte persone sono affascinate dalla sua predicazione. Affascina la sua cultura, la retorica e l'eloquenza. INIZIERANNO A DISPREZZARE PAOLO DIVIDENDOSI….

3. Apollo adopera la propria scienza esegetica a favore del Cristo, e in Sinagoga dimostra pubblicamente attraverso le Scritture che GESÙ È IL CRISTO. Apollo compie l'opera di Paolo, continua l'opera di Paolo. PAOLO NON È L'UNICO, IL SUO LAVORO È CONTINUATO DA ALTRI…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,23b-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

La nostra preghiera deve salire al Padre nel nome di Gesù. Questa ci avvicinerà a Dio nella misura del nostro amore e della nostra fede in Gesù. Solo così la preghiera avrà il suo senso pieno. Noi spesso preghiamo per abitudine o per dovere, facciamo fatica a credere che Dio ci ascolti veramente perché ci sentiamo peccatori, arriviamo anche a non pregare perché siamo certi che tanto non funzionerà. Ma pregare è predisporci ad accogliere i suoi doni, a entrare nella preghiera che Gesù rivolge al Padre. Gesù non solo vuole che preghiamo come Lui prega, ma ci assicura che, se anche i nostri tentativi di preghiera fossero del tutto vani e inefficaci, noi possiamo sempre contare sulla sua preghiera. Dobbiamo essere consapevoli: Gesù prega per me!

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Gesù parla in modo velato, per il nostro bene, la nostra gioia. Ma noi ci perdiamo, non riusciamo a comprenderlo, vogliamo tutto e subito, tutto chiaro e pulito. Perchè siamo così astratti, ideologici?

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16.05 SANT' UBALDO DI GUBBIO VESCOVO

SANT’UBALDO DI GUBBIO 

Nato intorno al 1085 dalla nobile famiglia dei Baldassini, Sant’Ubaldo di Gubbio rimase presto orfano di padre. Fin da giovane mostrò un grande amore per Dio, scegliendo una vita di purezza, preghiera e austerità. Nonostante le pressioni del mondo e le proposte di una vita più comoda e prestigiosa, desiderava consacrarsi totalmente al Signore.

La sua fama di uomo santo si diffuse rapidamente oltre Gubbio grazie alla sua mitezza, alla carità e alla saggezza. Quando morì il vescovo di Perugia, il popolo avrebbe voluto eleggere lui come successore, ma Ubaldo si sentiva indegno e fuggì in un eremo pur di evitare l’incarico.

Andò perfino da papa Onorio II per chiedere perdono del rifiuto. Tuttavia, nel 1129, lo stesso pontefice lo nominò vescovo di Gubbio, comprendendo che proprio lui era l’uomo giusto per guidare la città. Ubaldo accettò l’incarico senza abbandonare la sua vita semplice e penitente. Si dedicò con forza alla riforma del clero, correggendo abusi e richiamando tutti a una vita più evangelica.

Sopportò pazientemente opposizioni, critiche e ostilità senza mai perdere la mitezza. Fu anche grande pacificatore tra le fazioni cittadine e difensore del suo popolo nei momenti più drammatici. Nel 1151 Gubbio venne assediata da undici città nemiche. Ubaldo invitò il popolo alla preghiera, alla penitenza e alla fiducia nell’aiuto di Dio. Per tre giorni interi guidò processioni solenni con uomini e donne scalzi dietro di lui. Poco dopo gli assedianti si ritirarono improvvisamente.

Alcuni anni più tardi anche l’imperatore Federico Barbarossa minacciò la distruzione della città. Pur malato e quasi immobilizzato a letto, Ubaldo si alzò per incontrarlo personalmente. Barbarossa rimase profondamente colpito dalla santità del vescovo e rinunciò all’assedio chiedendo addirittura la sua benedizione. Sant’Ubaldo morì il 16 maggio 1160 e il popolo accorse in massa a rendergli omaggio.

La sua vita dimostra che la vera autorità non nasce dalla forza o dalla paura, ma dalla santità e dal servizio. Ancora oggi è venerato come protettore di Gubbio e modello di pastore fedele al Vangelo.

Per noi oggi:

1. Oggi molti leader cercano consenso, potere e visibilità personale.
Sant’Ubaldo insegnò invece che si guida davvero solo servendo il popolo con umiltà.

2. Viviamo in un tempo pieno di conflitti, rabbia e divisioni continue.
Ubaldo ricorda che senza preghiera e conversione non esiste pace autentica.

3. Molti cristiani pensano che la fede debba restare privata e invisibile.
Sant’Ubaldo mostrò invece che il Vangelo può trasformare anche la vita pubblica e politica.

Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160

A Gubbio in Umbria, sant’Ubaldo, vescovo, che si adoperò per il rinnovamento della vita comunitaria del clero. 

"Ho chiesto al Signore una sola cosa, questa sola io cercherò: 
abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita".

PATRONOPROTETTORE DI GUBBIO E DEGLI EUGUBINI, DEI MURATORI E SCALPELLINI

NELLO STESSO GIORNO:
SAN LUIGI ORIONE Sacerdote e fondatore - MILANO
Pontecurone, Alessandria, 23 giugno 1872 – Sanremo, Imperia, 12 marzo 1940
A Sanremo in Liguria, san Luigi Orione, sacerdote, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza per il bene dei giovani e di tutti gli emarginati.

SAN RICCARDO PAMPURI Religioso fatebenefratelli - BRESCIA E PAVIA
Trivolzio, Pavia, 2 agosto 1897 - Milano, 1 maggio 1930
A Milano, san Riccardo (Erminio Filippo) Pampuri esercitò con generosità la professione di medico e, nel 1927 entrò a Brescia nel noviziato dei Fatebenefratelli dove emise la professione religiosa il 24 ottobre 1928. Gli venne affidato il gabinetto dentistico. Purtroppo nella primavera del 1929 la sua salute peggiorò per la tubercolosi. Il 18 aprile 1930 fu trasferito nell'Ospedale del Fatebenefratelli di Milano dove morì il primo maggio.


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venerdì 15 maggio 2026

15.05.2026 - At 18,9-18 - Gv 16,20-23 Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

Dagli Atti degli Apostoli - At 18,9-18

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio.
Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.
1. “Non aver paura; continua a parlare e non tacere” A VOLTE LO SCORAGGIAMENTO SI PUÒ IMPADRONIRE DEL MISSIONARIO DEL VANGELO, e indurlo ad abbandonare la missione e a dedicarsi ad altre occupazioni. LA PREGHIERA AIUTA A NON CADERE IN QUESTA TENTAZIONE. Paolo riceve una grazia particolare, speciale. Il Signore stesso, in visione, gli parla, lo rassicura.

2. “IO SONO CON TE e nessuno cercherà di farti del male”. Nessuno potrà fare del male a Paolo. DIO LO PROTEGGERÀ, LO CUSTODIRÀ, LO DIFENDERÀ, LO RENDERÀ INVULNERABILE.

3. A Corinto, Paolo viene portato in tribunale con l’accusa di persuadere la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge. Paolo annunzia, convince, dimostra sul fondamento delle Scritture che GESÙ È IL MESSIA, IL SALVATORE, IL REDENTORE PROMESSO DA DIO. Dinanzi ad un tribunale romano l’unica legge valida è quella di Roma e Gallione non vuole essere giudice di queste faccende. Paolo è libero e ritorna ad Antiochia.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 16,20-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

 

“Voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà: Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia”. Di che cosa si rallegra il mondo? Di che cosa si rattristano i discepoli di Gesù? Perché si piange? e poi perché si gioisce?
Gesù ci dona una spiegazione con una stupenda immagine: la donna che partorisce. Le mamme quando partoriscono danno un’altra vita, soffrono, ma poi sono gioiose, felici perché hanno dato alla luce un’altra vita. L’amore dà alla luce la vita e dà persino senso al dolore. L’amore è il motore che fa andare avanti la nostra speranza. Così Gesù morirà e risorgerà, e nessuno potrà toglierci la gioia del fatto che Gesù morto è risorto, è vivo!

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Gioia e dolore sono mischiati in questa nostra vita sulla terra. E' il sapore delle cose umane, misto di sofferenza e felicità. Ma la gioia è la prima, la più antica e quella che resterà alla fine. Ci crediamo?

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15.05 SANT' ISIDORO L'AGRICOLTORE

SANT’ISIDORO L’AGRICOLTORE 

Nato a Madrid intorno al 1082 da una povera famiglia di contadini, Sant’Isidoro l’Agricoltore trascorse tutta la sua vita nel lavoro dei campi. La Spagna viveva allora tempi difficili, segnati dalle guerre della Reconquista contro la dominazione islamica. Isidoro lavorava come contadino nelle terre del cavaliere Juan de Vargas, distinguendosi non per ricchezza o cultura, ma per la sua straordinaria fiducia in Dio.

Ogni mattina partecipava prima alla Santa Messa e solo dopo iniziava il lavoro agricolo. Per questo veniva spesso accusato di perdere tempo e di trascurare i campi. Alcuni compagni lo criticavano anche perché aiutava troppo i poveri. Ma il raccolto di Isidoro risultava sempre abbondante, segno della benedizione divina sul suo lavoro. La tradizione racconta che, mentre lui pregava, gli angeli guidavano i buoi al suo posto. Isidoro insegnava con la vita che il lavoro umano acquista valore quando è vissuto alla presenza di Dio.

Costretto dalla guerra a trasferirsi per un periodo a Torrelaguna, sposò Maria Toribia, conosciuta come Maria de la Cabeza, anch’ella donna di grande fede. Ebbero un figlio che cadde in un pozzo e fu salvato miracolosamente grazie alla fervente preghiera dei genitori. Numerosi miracoli furono attribuiti all’intercessione del santo già poco dopo la sua morte.

Il suo corpo incorrotto divenne meta di venerazione popolare e il suo culto si diffuse rapidamente in tutta la Spagna e poi nel Nuovo Mondo. I contadini lo invocavano come protettore dei raccolti e delle famiglie rurali. Nel 1622 fu canonizzato da papa Gregorio XV insieme a grandi santi come Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco Saverio, Santa Teresa d’Avila e San Filippo Neri. Pur essendo un semplice agricoltore, Isidoro raggiunse altissime vette di santità attraverso la preghiera, l’umiltà e la carità.

La sua vita mostra che la santità non appartiene solo ai monasteri o agli studiosi, ma può nascere anche nella fatica quotidiana del lavoro semplice. Isidoro si fidò radicalmente delle parole di Gesù: cercare prima il Regno di Dio e lasciare che il resto venga donato dalla Provvidenza. Ancora oggi il suo esempio richiama il mondo a riscoprire il valore della fede vissuta nella vita concreta e nel lavoro di ogni giorno.

Per noi oggi:

1. Oggi molti vivono solo per produrre, guadagnare e correre senza sosta.
Sant’Isidoro ricorda che il lavoro senza Dio rischia di svuotare il cuore umano.

2. Viviamo in una società che misura il valore delle persone dal successo e dal denaro.
Un semplice contadino è invece diventato santo mettendo al centro preghiera e carità.

3. Molti cercano sicurezza solo nei mezzi umani e nella tecnologia.
Isidoro insegnò che la vera forza nasce dalla fiducia nella Provvidenza di Dio.

Madrid (Spagna), ca. 1070/80 circa - 15 maggio 1130

A Madrid nella Castiglia in Spagna, sant’Isidoro, contadino, che insieme con sua moglie la beata Maria de la Cabeza attese con impegno alle fatiche dei campi, cogliendo con pazienza la ricompensa celeste più ancora dei frutti terreni, e fu vero modello di contadino cristiano. 

"Non vi affannate per la vostra vita, di che mangerete o di che berrete, ne per il vostro corpo di che vestirete... Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più". (Mt 6, 25,33)

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA MADDALENA ALBRICI Badessa agostiniana - COMO
Como, 1415 - 13 maggio 1465
A Como, beata Maddalena Albrici, badessa dell’Ordine di Sant’Agostino, che suscitò molto il fervore di perfezione delle sue consorelle.