venerdì 12 giugno 2026

Dt 7,6-11 - 1Gv 4,7-16 - Mt 11,25-30 - SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)

SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)

 Venerdì  12 giugno 2026

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 7,6-11
 
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra.
Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto.
Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente.
Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo».

1. Israele è un popolo consacrato al Signore, suo Dio.  LUI È COSA SANTA, SPECIALE, PARTICOLARE, DIFFERENTE da tutti gli altri popoli. Questo NON PER SUO MERITO, ma perché il Signore LO HA VISTO, LO HA AMATO E LO AMA.  È L’AMORE DEL SIGNORE E IL GIURAMENTO fatto dal Signore, la verità del suo essere, del suo operare, della sua stessa vita.

2. Israele è invitato a RICONOSCERE il Signore, suo Dio. DIO È FEDELE. È fedele perché mantiene ogni Parola. QUANTO IL SIGNORE DICE LO ATTUA, LO COMPIE, LO PORTA A REALIZZAZIONE.

3. Come Dio è grande verso coloro che lo amano, così anche ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire.  IL MALE FATTO A DIO SI FA MALE, si trasforma in male contro colui che lo compie. Mentre il bene è per mille generazioni… È COSA GIUSTA CHE ISRAELE OSSERVI E METTA IN PRATICA i comandi, le leggi e le norme che oggi il Signore gli prescrive per mezzo di Mosè.

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Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 4,7-16

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
1. Chi desidera conoscere Dio, DEVE vivere l’amore fraterno perché l’amore è da Dio e Dio è amore. IL MODO DI AMARE DI DIO È IL FIGLIO. Non lo ha risparmiato e lo ha mandato nel mondo per salvare il mondo. IL FIGLIO AMA “I FIGLI” e, per far crescere il bene e la vita vera, PRENDE SU DI SÉ E ANNIENTA I PECCATI.
2. NOI POSSIAMO VEDERE E CONOSCERE DIO perché abbiamo dalla nostra parte la mediazione del Figlio e dello Spirito Santo. NELL’AMORE CHE ABBIAMO RICEVUTO DA DIO – che è amore – NOI ABBIAMO CONOSCIUTO LUI e abbiamo compreso che POSSIAMO/DOBBIAMO AMARE I FRATELLI.
3. Il Figlio che i discepoli hanno visto si fa accessibile anche a noi ed è il fondamento della vita cristiana. TUTTA LA VITA CRISTIANA HA UN FONDAMENTALE INSOSTITUIBILE CHE È CRISTO. Ora Giovanni ci dice che CONFESSARLO NELLA FEDE SIGNIFICA RIMANERE NELL’AMORE E CONOSCERE DIO.

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». 

1. DIO HA UN CUORE. Un cuore grande come quello di Dio, manifestato nel cuore umano del Figlio fatto uomo. FA INNAMORARE…
2. Gesù accoglie quanti sono stanchi della vita e oppressi da ogni male, fisico e morale. ACCOGLIE TE, portando il nostro peso e scambiandolo con il suo, che allora diventa dolce e leggero. LASCIATI CONTAGIARE DALLA SUA UMILTÀ E MITEZZA…
3. GESÙ CI APRE ALLA SUA AMICIZIA, ci fa entrare nella sua compagnia. DOMANDIAMO CHE IL NOSTRO CUORE ASSOMIGLI AL SUO, per condividere con i fratelli la vita e il suo peso…
BUONA SOLENNITA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ...

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Gesù innalza un inno di benedizione al Padre suo, attraverso il quale rivela tutta l'azione salvifica di Dio e di Cristo. L'uomo è libero: i piccoli si lasciano coinvolgere dal dono di Dio che è Gesù, credono alla sua parola e alle sue opere, colgono in lui la rivelazione del Padre, mentre è precluso per i dotti e i sapienti a causa della loro inconsistenza.

Anche per noi è necessario andare da Gesù "Venite a me" rinunciando alla volontà propria per obbedire alla volontà del Signore («prendete il mio giogo»).  E' necessario imparare da Gesù sapendo che il riposo, la pienezza di vita la troviamo solo nel Signore («troverete ristoro per la vostra vita»). Coraggio!

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LECTIO DIVINA - SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)

OMELIA - SACRATISSIMO CUORE DI GESU' (ANNO A)


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Mt 11,25-30 - RITO AMBROSIANO - SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

RITO AMBROSIANO
SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
Venerdì 12 giugno 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e “troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
1. DIO HA UN CUORE. Un cuore grande come quello di Dio, manifestato nel cuore umano del Figlio fatto uomo. FA INNAMORARE…
2. Gesù accoglie quanti sono stanchi della vita e oppressi da ogni male, fisico e morale. ACCOGLIE TE, portando il nostro peso e scambiandolo con il suo, che allora diventa dolce e leggero. LASCIATI CONTAGIARE DALLA SUA UMILTÀ E MITEZZA…
3. GESÙ CI APRE ALLA SUA AMICIZIA, ci fa entrare nella sua compagnia. DOMANDIAMO CHE IL NOSTRO CUORE ASSOMIGLI AL SUO, per condividere con i fratelli la vita e il suo peso…
BUONA SOLENNITA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ...
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12.06 - SAN GASPARE LUIGI BERTONI

SAN GASPARE LUIGI BERTONI
Nato a Verona nel 1777, San Gaspare Bertoni visse fin da giovane esperienze dolorose che segnarono profondamente la sua vita. La morte della sorellina e la separazione dei genitori lo portarono a maturare una fede forte e una grande sensibilità verso chi soffriva. Durante le guerre napoleoniche si dedicò con generosità all’assistenza dei malati e dei feriti, insegnando anche il Catechismo. Ordinato sacerdote nel 1800, divenne presto un punto di riferimento spirituale per molti giovani veronesi. Nel 1802 fondò il suo primo oratorio mariano presso la parrocchia di San Paolo. Qui educava i ragazzi alla fede cristiana, al valore della Messa, alla preghiera e alla responsabilità nel lavoro. Univa l’allegria alla profondità spirituale, convinto che la gioia autentica nasce dall’incontro con Cristo. Nel 1808 divenne direttore spirituale delle Figlie della Carità fondate da Santa Maddalena di Canossa. Successivamente guidò anche il seminario di Verona formando sacerdoti alla preghiera e alla santità di vita. Combatteva la superficialità spirituale e invitava tutti a fidarsi pienamente della Provvidenza divina. Nel 1816 fondò la congregazione dei Missionari Apostolici, poi chiamati Stimmatini, al servizio dei vescovi e dell’evangelizzazione. Il suo motto era “Andate e insegnate nella diocesi e nel mondo”, segno del suo grande zelo missionario. Negli ultimi dieci anni fu costretto a letto da una grave malattia che chiamava “scuola di Dio”. Pur sofferente continuò a guidare spiritualmente sacerdoti, giovani e persone semplici che cercavano in lui consiglio e conforto. Accettò il dolore come partecipazione alla croce di Cristo offrendo tutto per la conversione dei peccatori. Tra coloro che lo incontrarono vi furono anche San Daniele Comboni e il beato Antonio Rosmini. Morì nel 1853 lasciando un’eredità spirituale fondata sulla preghiera, la formazione cristiana e l’offerta delle sofferenze. per noi oggi 1. Oggi molti giovani ricevono istruzione ma poca formazione spirituale e morale. San Gaspare ricorda che senza valori profondi il cuore resta fragile e disorientato. 2. La società moderna considera la sofferenza solo come qualcosa da eliminare. Lui invece la chiamava “scuola di Dio” capace di purificare e far crescere l’anima. 3. Molti cercano felicità immediata evitando sacrifici e responsabilità. San Gaspare insegnava che la vera gioia nasce dal dono di sé e dall’incontro con Cristo.
Verona, 9 ottobre 1777 - Verona, 12 giugno 1853

DIO NON SI RASSEGNA - SACRO CUORE

DIO NON SI RASSEGNA

Il 12 giugno la Chiesa celebra il Sacro Cuore di Gesù, non come semplice devozione, ma come memoria viva dell’amore di Dio per l’umanità. Contemplando il costato trafitto di Cristo comprendiamo il mistero di un Dio che dona tutto sé stesso. Dal suo cuore aperto sgorgano sangue e acqua, segni della vita nuova che nasce nel battesimo e si nutre nell’Eucaristia.

La parabola della pecorella perduta rivela il volto del Buon Pastore, immagine concreta della tenerezza divina. Gesù ci mostra che per Dio ogni persona conta infinitamente. La logica del Regno supera i calcoli umani: l’uno vale quanto i novantanove. Dio non si rassegna alla perdita di nessuno e cerca instancabilmente chi si è smarrito. Questa ricerca è mossa da una misericordia ostinata, capace di attraversare ogni distanza. Quando ritrova la pecora, il cielo esplode di gioia, perché la conversione di uno solo è festa per Dio.

Il Cuore di Cristo è anche scuola di ascolto, perché Gesù vive in continua obbedienza al Padre. È luogo di lotta interiore, come nel Getsemani, dove l’obbedienza vince sulla paura. È soprattutto luogo di abbandono fiducioso, espresso nel grido: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. Infine è scuola di mitezza e umiltà, modello per ogni discepolo.

Gesù invita: “Venite a me”, chiamandoci a riconoscere il nostro bisogno di Lui. Dice: “Prendete il mio giogo”, insegnandoci a portare la vita insieme a Lui. E ancora: “Imparate da me”, perché solo nel suo cuore troviamo il vero ristoro. Il cristiano è chiamato a diventare riflesso di questo amore nelle relazioni quotidiane.

Contemplare il Sacro Cuore significa imparare a vivere di compassione, servizio e donazione. Solo chi ama davvero entra nella logica di Dio. Nel Cuore di Gesù troviamo il luogo dove appoggiare la nostra vita e imparare il linguaggio della speranza.

Per noi oggi

  1. Corriamo dietro a mille sicurezze, ma forse Dio ci sta cercando proprio là dove ci siamo smarriti.
    La vera domanda è: vogliamo davvero lasciarci ritrovare?

  2. Cerchiamo un cristianesimo comodo, ma il Cuore trafitto di Cristo parla di croce e dono totale.
    Senza sacrificio, la fede rischia di restare solo teoria.

  3. Parliamo di amore, ma fatichiamo a perdonare e a donarci davvero.
    Forse il problema non è conoscere Gesù, ma avere il coraggio di assomigliargli.

 

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giovedì 11 giugno 2026

11.06.2026 - At 11,21-26;13,1-3 - Mt 10,7-13 - Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dagli Atti degli Apostoli - At 11,21-26;13,1-3

In quei giorni, [in Antiòchia], un grande numero credette e si convertì al Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia.
Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.
C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
1. Ad Antiochia nasce una comunità Cristiana fatta di Greci non più di Giudei. GLI APOSTOLI MANDANO BARNABA PER CONTROLLARE. Barnaba è un discepolo affidabile. L'esperienza e la valutazione di Barnaba sono estremamente positive. LA GRAZIA DI DIO LÌ STA LAVORANDO E CHIEDE FEDELTÀ, fedeltà allo Spirito che anche ad Antiochia STA PORTANDO VITA NUOVA.

2. BARNABA POI VA A CERCARE SAULO. Lui stesso lo aveva allontanato da Gerusalemme per evitargli i problemi che sorgevano a causa della sua storia e della sua esuberanza. BARNABA COMPRENDE CHE ANTIOCHIA È IL POSTO GIUSTO PER SAULO. Barnaba è un vero talent scout vocazionale.

3. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri. LA CHIESA SI REGGE SU UNA MOLTITUDINE DI MINISTERI E DI CARISMI. E mentre la comunità è in comunione con il suo Signore, il suo Signore entra in comunione con la Comunità. «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». LA COMUNITÀ OBBEDISCE allo Spirito Santo digiunando e imponendo loro le mani. NEI MISSIONARI CHE PARTONO È LA STESSA COMUNITÀ CHE VA IN MISSIONE.

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,7-13
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

I discepoli in missione confidano nell'aiuto della Provvidenza e così possono proclamare il regno dei cieli con un distacco assoluto. Distacco non facile perché è sempre forte la tentazione di mercificare il servizio e il rapporto con Dio. Il Vangelo è chiaro:  “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro”. Servite e date gratis quello che gratis avete ricevuto. Questo è lo stile del cristiano!
Nello svolgere la missione a voi affidata vedrete anche dei miracoli,  la forza di Gesù vi accompagnerà in ogni istante e così la sua grazia. Sappiate anche che l’annuncio del regno non sarà accolto facilmente e sarà anche rifiutato. Ciò non vi toglierà la pace. 

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Pochi elementi: la strada, la vicinanza, la gratuità. E il saluto benedicente, che invoca la pace. Basterebbe attenersi a questo “programma”. Ma quanta libertà e quanto coraggio sono necessari?

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11.06 - SAN BARNABA APOSTOLO

 

SAN BARNABA APOSTOLO
San Barnaba, pur non appartenendo ai Dodici apostoli, fu sempre venerato dalla Chiesa come vero apostolo del Vangelo. Negli Atti degli Apostoli viene chiamato apostolo accanto a san Paolo per il ruolo decisivo avuto nella Chiesa nascente. Era originario di Cipro, apparteneva alla tribù dei leviti e il suo vero nome era Giuseppe. Gli apostoli lo soprannominarono Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, per la sua capacità di incoraggiare e sostenere gli altri. Mosso da grande carità vendette un suo campo e consegnò il ricavato agli apostoli per aiutare la comunità cristiana. Secondo la tradizione fu tra i settantadue discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Regno di Dio. Dopo la conversione di Paolo fu proprio Barnaba ad accoglierlo e presentarlo agli apostoli quando tutti diffidavano dell’ex persecutore. Grazie alla sua fiducia Paolo poté essere accolto nella comunità cristiana di Gerusalemme. Quando ad Antiochia molti pagani si convertirono al cristianesimo, Barnaba venne inviato a sostenere quella giovane Chiesa. Vedendo l’opera della grazia di Dio esortava tutti a perseverare con cuore saldo nella fede. Andò poi a cercare Paolo e insieme predicarono ad Antiochia per un intero anno. Fu proprio ad Antiochia che per la prima volta i discepoli di Gesù vennero chiamati “cristiani”. Durante una carestia Barnaba e Paolo portarono aiuti concreti ai fratelli più poveri della Giudea. Spinti dallo Spirito Santo partirono poi per i grandi viaggi missionari annunciando Cristo in molte città dell’Asia Minore. A Listra assistettero alla guarigione miracolosa di un uomo paralizzato e dovettero impedire alla folla di adorarli come divinità. Parteciparono al Concilio di Gerusalemme sostenendo che i pagani convertiti non dovessero essere obbligati alla circoncisione. Successivamente Barnaba si separò da Paolo a causa di un dissidio riguardante Marco, suo cugino. Nonostante il contrasto, tra loro avvenne poi una riconciliazione fraterna. Secondo la tradizione Barnaba evangelizzò Roma e fondò la Chiesa di Milano diventandone il primo vescovo. Morì martire a Salamina, nella sua terra di Cipro, lapidato mentre annunciava il Vangelo di Cristo. La sua vita dimostra che la Chiesa cresce grazie a uomini capaci di fidarsi di Dio e di credere nel cambiamento degli altri. per noi oggi 1. Barnaba accolse Paolo quando tutti lo temevano e lo giudicavano per il suo passato. Oggi invece molti condannano le persone senza lasciare spazio alla conversione. 2. La prima comunità cristiana condivideva beni e aiuti concreti con i poveri. La società moderna parla spesso di solidarietà ma vive nell’individualismo. 3. Barnaba dedicò tutta la vita ad annunciare Cristo senza cercare fama personale. Oggi persino il bene rischia di essere fatto solo per apparire davanti agli altri.
Primo secolo dopo Cristo

IL RACCONTO DEL VANGELO DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Mt 11,25-30

IL RACCONTO DEL VANGELO DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Mt 11,25-30

Chiara Corbella Petrillo era una giovane donna romana. Sposata, due figli morti poco dopo la nascita a causa di gravi malformazioni, poi una gravidanza durante la quale le fu diagnosticato un tumore aggressivo. I medici le proposero cure immediate che avrebbero compromesso il bambino. Scelse di aspettare, per permettere al figlio di nascere. Soffrì moltissimo, e morì a 28 anni. Chi la incontrava negli ultimi mesi raccontava un fatto quasi inspiegabile: il suo volto conservava una pace disarmante. Non negava il dolore, non recitava ottimismo. Diceva: “Dio non toglie mai nulla, se non per dare di più”.

Questo è il Vangelo vissuto. Chiara non era “forte” secondo il mondo. Era una donna segnata dalla prova. Ma aveva preso sul serio quell’invito di Gesù: venire a Lui. E in quella compagnia il peso non scompariva, ma diventava portabile. Il giogo era dolce non perché la croce fosse meno dura, ma perché era portata insieme.

Gesù dice anche: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. È una frase scandalosa per la mentalità attuale. Ci insegnano a imporsi, a vincere, a prevalere. Gesù propone il contrario: la mitezza. Non debolezza, ma forza che non ha bisogno di schiacciare. Umiltà non come svalutarsi, ma vivere nella verità. Il mite è chi sa di essere amato e quindi non deve dimostrare continuamente il proprio valore.

Il Vangelo aggiunge un dettaglio decisivo: queste cose sono rivelate ai piccoli. Non ai sapienti che pensano di sapere già, ma a chi si lascia sorprendere. I piccoli sono quelli che hanno ancora fame, quelli che non si bastano. Il rischio oggi è credersi autosufficienti: pieni di informazioni, ma incapaci di fiducia. Possiamo sapere tutto di Dio e non lasciarci mai toccare dal suo cuore.

Il Sacratissimo Cuore di Gesù ci ricorda una verità semplice e radicale: Dio ha un cuore. Non è un’idea, non è un principio astratto. Si commuove, cerca, consola, chiama. E chiede una cosa sola: entrare nella sua amicizia. Chi vi entra scopre che il riposo non è assenza di problemi, ma presenza di Cristo dentro i problemi. Come per Chiara, il dolore resta reale, ma non è più l’ultima parola. L’ultima parola è l’amore che sostiene.

Per noi oggi

  1. Molti cercano pace eliminando il peso; Gesù propone di portarlo con Lui.
    Forse siamo stanchi non per il peso, ma perché vogliamo portarlo da soli.

  2. Ammiriamo il Cuore di Gesù, ma evitiamo di vivere come Lui.
    La devozione senza imitazione rischia di restare solo emozione religiosa.

  3. Ci sentiamo adulti perché controlliamo tutto.
    Per Dio, forse maturità è tornare piccoli abbastanza da fidarsi davvero.

 

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