domenica 4 ottobre 2026

Is 5,1-7 - Fil 4,6-9 - Mt 21,33-43 - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 04 Ottobre 2026

 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 5,1-7

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

1. Il profeta dedica una canzone al suo amico che aveva lavorato molto per una vigna aspettandosi dei buoni frutti, e invece, NON NE AVEVA OTTENUTO NIENTE SE NON UVA ACERBA E ACIDA. Perché?

2. Nel linguaggio dell'Antico Israele, piantare una vigna corrisponde a METTERE SU FAMIGLIA, e quindi lavorare per una vigna e corrisponde a corteggiare una persona, una donna. L'amico del profeta non ha avuto successo, non ha avuto nessun buon risultato con quella vigna che gli ha dato solo un risultato acido. È LA DELUSIONE! L’AMAREZZA!

3. Il Profeta scopre le carte e dice espressamente che LA VIGNA DEL SIGNORE È LA CASA DI ISRAELE. Il Signore SI ASPETTAVA GIUSTIZIA e invece è venuto spargimento di sangue, SI ASPETTAVA DIRITTO ed è venuto delitto. LA VIGNA DI ISRAELE NON HA PORTATO FRUTTI. Il profeta rimproverava il popolo per questi atteggiamenti. Oggi è cambiato qualcosa?

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 4,6-9

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
1. San Paolo indirizza ai cristiani di Filippi ALCUNE INDICAZIONI MORALI: non angustiatevi per nulla, non lasciatevi prendere dall'angoscia, fidatevi di Dio, mettete nelle sue mani la vostra esistenza E VEDRETE CHE LA PACE DI DIO in modo che non riuscite a capire CUSTODIRÀ IL VOSTRO CUORE. Indicazioni sagge!

2. Cercate tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, QUESTO SIA OGGETTO DEI VOSTRI PENSIERI. È un invito alla VALORIZZAZIONE DI TUTTO CIÒ CHE C'È DI BUONO E AD ADERIRE AL SIGNORE IN MODO COERENTE E PIENO. 

3. Se i Filippesi vogliono sapere come si vive il Vangelo, come si opera nel Vangelo, come si lavora per il Vangelo, che GUARDINO A PAOLO E LO IMITINO IN TUTTO. I Filippesi sono chiamati a diventare veri discepoli di Cristo Gesù. E lo si è QUANDO IL VANGELO PARLATO DIVENTA INCARNATO; vero Vangelo parlato, vero Vangelo incarnato.

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✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21,33-43
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

 

1. Il Padrone circondò la vigna con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. Noi siamo la vigna amata, LASCIAMOCI AMARE DA DIO, LASCIAMO CHE LUI TOCCHI LA NOSTRA VITA. Non sono altro che una vite piccolina, ma a me, proprio a me Dio non vuole rinunciare. RICORDALO!!

2. La parabola avanza in un clima di amarezza e di violenza. L’UOMO CREDE DI POTER FARE CIÒ CHE GLI PIACE. Ma quando l’uomo elimina Dio è veramente più felice? Diventa veramente più libero? Quando gli uomini si proclamano PADRONI del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace? PENSACI!!

3. Nelle parole di Gesù vi è una promessa: LA VIGNA NON SARÀ DISTRUTTA. Mentre abbandona al loro destino i vignaioli infedeli, il padrone non si distacca dalla sua vigna e L’AFFIDA AD ALTRI SUOI SERVI FEDELI. La vigna continuerà SEMPRE a produrre uva e sarà data in affitto dal padrone "ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo". LA BUONA NOTIZIA!!

BUONA DOMENICA...

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La vigna è la storia del popolo ebreo, e anche la nostra. Quale cura il Signore ha di noi! Ci è stata donata una vigna fruttuosa: la vita, la fede, la grazia e tanti beni. Che cosa ne abbiamo fatto? E ne facciamo? Ci siamo impadroniti della vigna uccidendo il Figlio. Questo sappiamo fare? Ma la pietra scartata è diventata testata d'angolo, fondamento per il nuovo popolo di salvati: la Chiesa. Ripartiamo da Gesù!

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LECTIO DIVINA - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA – XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 


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Lc 17,7-10 - RITO AMBROSIANO - VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO
VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Domenica 04 Ottobre 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 17,7-10

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sèrvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

1. Gesù domanda agli apostoli: chi di voi servirebbe il proprio servo? NESSUNO, è lui che deve servire. DIO INVECE SI PRESENTA COME COLUI CHE È DISPOSTO A SERVIRE IL SUO SERVITORE. Capovolge la loro mentalità. Ma è matto???? SII MATTO PER AMORE…

2. Guarda i girasoli: s'inchinano al sole, ma se vedi uno che è inchinato un po' troppo significa che è morto. TU STAI SERVENDO, PERÒ NON SEI UN SERVO. Servire è l'arte suprema. DIO È IL PRIMO SERVITORE; LUI SERVE GLI UOMINI, MA NON È SERVO DEGLI UOMINI. È LIBERO, PENSACI…

3.E quando NOI abbiamo fatto tutto quello che ci è stato ordinato possiamo dire: SIAMO SERVI INUTILI. No inutile ma SENZA PRETESE, che significa: Abbiamo agito per solo amore perché ci FIDIAMO del Signore e VOGLIAMO ESSERE COME LUI. La fede è la fiducia nel Signore SENZA pretese, sapendo che Lui mi serve. Siamo davvero FORTUNATI! …

BUONA DOMENICA...

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04.10 SAN FRANCESCO D'ASSISI - PATRONO D'ITALIA

SAN FRANCESCO D'ASSISI - PATRONO D'ITALIA
San Francesco d’Assisi fu un testimone radicale del Vangelo, lontano da ogni compromesso con il mondo. Dopo una giovinezza vissuta nel benessere e un periodo trascorso in prigione, iniziò un profondo cammino di conversione, sostenuto dalla preghiera, dalla carità verso i poveri e dall’incontro con i lebbrosi. Nella chiesa di San Damiano, il Crocifisso gli rivolse l’invito: «Francesco, va’ e ripara la mia casa». Inizialmente egli pensò alla riparazione della chiesetta, ma comprese poi che Cristo lo chiamava al rinnovamento della Chiesa. Francesco dedicò tutte le sue forze a questa missione, sempre nell’obbedienza alla Chiesa, pur ricordando che nessuno è obbligato a obbedire quando viene chiesto di commettere peccato. La sua povertà non era semplice rinuncia ai beni, ma desiderio di mettere Dio al primo posto. Nel povero riconosceva Cristo sofferente e difendeva con forza la dignità dell’Eucaristia, chiedendo che il Corpo e il Sangue del Signore fossero custoditi con il massimo onore. Non rinunciò mai ad annunciare la verità di Cristo, nemmeno quando incontrò il sultano. Francesco richiamava anche i governanti alla responsabilità davanti a Dio, ricordando che il potere deve essere vissuto come servizio. Esortava i sacerdoti alla penitenza, parlava della serietà della salvezza, del Purgatorio e dell’Inferno e invitava gli uomini a non diventare prigionieri del male. Due anni prima della morte ricevette le stimmate, sigillo di una vita interamente donata a Cristo e alla salvezza delle anime. La sua esistenza culminò nel desiderio espresso alla Porziuncola: «Io vi voglio mandare tutti in Paradiso!». San Francesco ci mostra così che la vera pace, la vera fraternità e l’autentica cura del creato nascono da un cuore che ha riconosciuto Dio come Signore della propria vita. La sua testimonianza ci ricorda che seguire Cristo significa lasciarsi trasformare interamente da Lui, senza conservare spazi riservati ai nostri compromessi. Anche oggi il mondo ha bisogno di cristiani capaci di vivere il Vangelo con coraggio, semplicità e radicalità. per noi oggi 1. Francesco non ha cercato di adattare il Vangelo al mondo, ma di conformare la sua vita a Cristo. Noi, invece, rischiamo di annacquare la radicalità del Vangelo per non disturbare nessuno. 2. «Va’ e ripara la mia casa»: quale Chiesa ci sta affidando oggi il Signore? Il rinnovamento non comincia dalle strutture, ma dalla nostra conversione personale e dalla fedeltà alla vocazione. 3. Francesco voleva «mandare tutti in Paradiso». Noi abbiamo ancora a cuore la salvezza delle anime? Forse siamo molto preoccupati di stare bene insieme, ma troppo poco del destino eterno delle persone che Dio ci affida.
Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita.
 Memoria di san Francesco, che, dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria si convertì ad una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati Minori. A tutti, itinerando, predicò l’amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra. Papa Pio XII ha proclamato lui e santa Caterina da Siena Patroni Primari d’Italia il 18 giugno 1939.


sabato 3 ottobre 2026

03.10.2026 - Gb 42,1-3.5-6.12-16 - Lc 10,17-24 Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.

Dal libro di Giobbe - Gb 42,1-3.5-6.12-16

Giobbe prese a dire al Signore:
«Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile.
Chi è colui che, da ignorante,
può oscurare il tuo piano?
Davvero ho esposto cose che non capisco,
cose troppo meravigliose per me, che non comprendo.
Io ti conoscevo solo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».
Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato.
Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine.
Ebbe anche sette figli e tre figlie. Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea.
In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.
Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni.
Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

1. Giobbe ha capito di non aver capito nulla. Giobbe conosceva Dio per sentito dire, lo conosceva da lontano, da molto lontano, “MA ORA I MIEI OCCHI TI HANNO VEDUTO”. Ora conosce Dio perché ha ascoltato la sua voce, è entrato nel mistero della sua onnipotenza e della sua sapienza. ORA LA SUA CONOSCENZA È VERA. Perciò GIOBBE SI RICREDE E SI PENTE …” Nel suo cammino segnato dal dolore, ha dovuto convertire la sua fede in Dio.
2. LA FEDE E L’UMILTÀ DI GIOBBE hanno fatto la differenza, ed una grande lezione anche per noi, che spesso non capiamo e soffriamo in questa vita. DIO CI OFFRE UNA SPERANZA che nella fede non potrà essere disattesa.
3. E IL SIGNORE BENEDISSE IL FUTURO DI GIOBBE PIÙ DEL SUO PASSATO. Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. Lo benedisse anche nei figli e nelle figlie e visse altri centoquarant’anni vedendo crescere figli e nipoti per quattro generazioni. LA SOVRABBONDANZA DI DIO!

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 10,17-24
In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono». 

 

Grazie alla presenza di Gesù, il demonio è sconfitto. I discepoli festeggiano la loro vittoria sul male, ma Gesù sottolinea che la vera ragione della loro gioia è la consapevolezza del dono della salvezza e dell'amore di Dio, sapendo che i loro nomi sono scritti nei cieli. Non dobbiamo vantarci, poiché il vero protagonista è il Signore. Alla gioia dei discepoli si unisce l’esultanza di Gesù nell’“inno di giubilo”, riconoscendo la fede dei piccoli che accolgono la predicazione con umiltà. Tutto questo avviene nella forza dello Spirito Santo, che illumina le situazioni secondo la volontà di Dio. E Tu sei consapevole che la tua vera gioia risiede nel dono della salvezza e nell'essere amato e scelto da Dio?

 

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03.10 SAN GERARDO DI BROGNE

SAN GERARDO DI BROGNE
Diverse fonti permettono di conoscere la vita e l’attività di san Gerardo di Brogne, anche se alcune presentano elementi leggendari e polemici. La Vita Gerardi, redatta nel 1074-1075, è considerata poco attendibile sul piano storico, mentre altre testimonianze offrono informazioni più significative sulla sua opera. Gerardo, nobile del Lomacensis, fin da giovane fu attratto da un grande ideale religioso. Dopo un periodo di formazione monastica a Saint-Denis presso Parigi, fondò nelle proprie terre un’abbazia benedettina. Uomo virtuoso e monaco esemplare, attirò l’attenzione di importanti principi, tra cui Gisleberto di Lotaringia e Arnaldo di Fiandra, che gli affidarono il compito di rinnovare monasteri decaduti. Per venticinque anni Gerardo percorse la Lotaringia e la Fiandra, dedicandosi instancabilmente alla riforma della vita monastica. Restaurò e riformò circa una dozzina di abbazie, diventando un autentico apostolo della rinascita spirituale. Morì a Brogne il 3 ottobre 959, lasciando una testimonianza di fedeltà, preghiera e servizio alla Chiesa. Il millenario della sua morte, nel 1959, fu celebrato con un importante congresso storico a Maredsous e con grandi manifestazioni religiose a Saint-Gérard, luogo dell’antica abbazia da lui fondata. Il suo culto, attestato dal 1131, si diffuse rapidamente e Brogne, oggi Saint-Gérard, divenne meta di pellegrinaggio. La sua festa viene celebrata il 3 ottobre nelle diocesi di Namur, Gand e Liegi ed è inserita nel Martirologio Romano. Le reliquie considerate autentiche sono conservate in diversi luoghi, tra cui Saint-Gérard, Maredsous, Aubange e Gand. La vita di san Gerardo mostra come un uomo profondamente radicato nella fede possa diventare strumento di rinnovamento della Chiesa, attraverso la fedeltà, la testimonianza personale e la riforma concreta delle comunità. La sua vicenda ci ricorda che ogni autentico rinnovamento comincia dalla conversione del cuore e dalla volontà di restituire alla vita cristiana la sua essenzialità. per noi oggi 1. Il vero rinnovamento comincia da noi. Come Gerardo, non possiamo riformare gli altri senza prima accettare la conversione personale e lasciarci rinnovare da Cristo. 2. Siamo ancora capaci di appassionarci alla nostra vocazione? Gerardo percorse per venticinque anni monasteri e comunità: la sua vita ci provoca a non accontentarci della routine, ma a cercare continuamente ciò che Dio ci chiede. 3. Una comunità può rinascere attraverso una sola persona fedele. Gerardo non fece grandi proclami: con la sua testimonianza concreta trasformò luoghi e persone. Anche oggi il rinnovamento della Chiesa può iniziare dalla nostra fedeltà quotidiana.
Nascita circa 890 - Morte 959
"Da questo abbiamo conosciuto l’amore di Dio: Egli ha dato la sua vita per noi, e anche noi dobbiamo dar la vita per i fratelli".
 Nel territorio di Namur, nell’odierno Belgio, san Gerardo, primo abate del monastero di Brogne da lui fondato, che si adoperò per il rinnovamento della disciplina monastica nelle Fiandre e nella Lotaringia e riportò molti cenobi alla originaria osservanza della regola.

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO LUIGI TALAMONI Sacerdote e fondatore - MILANO
Monza, Monza e Brianza, 3 ottobre 1848 – Milano, 31 gennaio 1926
A Milano, beato Luigi Talamoni, sacerdote, che, coltivando la sua vocazione di educatore dei giovani, esercitò il proprio ministero con somma dedizione e con attiva partecipazione alle difficoltà della società del suo tempo e istituì la Congregazione delle Suore Misericordine di San Gerardo. La sua memoria liturgica, per le Suore Misericordine e la diocesi di Milano, cade il 3 ottobre, giorno del suo compleanno e del suo Battesimo.

 

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venerdì 2 ottobre 2026

02.10.2026 - Es 23,20-23a - Mt 18,1-5.10 - I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

 

Dal libro dell’Esodo - Es 23,20-23a

Così dice il Signore:
«Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.
Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.
Il mio angelo camminerà alla tua testa».

1. Gli angeli custodi CUSTODISCONO E PROTEGGONO IL NOSTRO CAMMINARE TERRENO, AFFINCHÉ RIUSCIAMO A RAGGIUNGERE LA TERRA PROMESSA. Gli Arcangeli riportano per tutti la vittoria sul male, GLI ANGELI CUSTODI ACCOMPAGNANO CIASCUNO INDIVIDUALMENTE fin dentro la terra promessa, il Regno di Cieli.
2. Israele una cosa deve fare, se vuole riuscire in ogni cosa, deve avere rispetto della sua presenza. Si ha rispetto ascoltando la sua voce, senza mai ribellarsi ad ogni suo comando. LA SALVEZZA, IL PRESENTE, IL FUTURO DI ISRAELE È NELL’ASCOLTO DI QUESTA VOCE.
3. SE Israele ascolta la voce dell’angelo, che è poi voce del Signore (= la Parola di Dio), dal momento che L’ANGELO NON FA NULLA CHE PROVIENE DA SÉ, ma ogni COSA IN LUI PROVIENE DAL SUO DIO, allora il Signore sarà il nemico dei suoi nemici e l’avversario dei suoi avversari. NULLA SARÀ IMPOSSIBILE A ISRAELE, PERCHÉ NULLA È IMPOSSIBILE A DIO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-5.10
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». 

I bambini ci ricordano che tutti, nei primi anni della vita, siamo stati totalmente dipendenti dalle cure e dalla benevolenza degli altri. E il Figlio di Dio non si è risparmiato questo passaggio. Dunque, i bambini sono in sé stessi una ricchezza per l’umanità e anche per la Chiesa, perché ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: quella di non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono.
I bambini ci ricordano un’altra cosa bella; ci ricordano che siamo sempre figli. E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta. A volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se fossimo noi i padroni della nostra esistenza.
Dio poi ci ha fatto un grande dono: l'Angelo custode che ci accompagna a diventare grandi fino al giorno in cui  arriviamo in faccia al Padre che è nei cieli. L'angelo custode è paragonato ai nonni, che con pazienza, sapienza, prudenza stanno vicini ai nipotini e li accompagnano alla vita.

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I bambini non si annoiano a guardare lo splendore del mondo. Noi adulti abbiamo un altro gioco, fare classifiche, che Gesù fa saltare chiedendoci: ma non vi annoiate a dire sempre chi è il più grande?

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02.10 SS. ANGELI CUSTODI

SS. ANGELI CUSTODI
La Chiesa ci ricorda il dono degli angeli custodi, che accompagnano ogni uomo dall’inizio fino alla morte. La loro presenza è discreta, invisibile, ma reale e provvidente. Dio affida a ciascuno un angelo per proteggerlo e intercedere. L’angelo illumina il cuore e orienta verso il bene e la salvezza. Non sostituisce però la nostra libertà: l’uomo rimane libero di scegliere. Possiamo accogliere le sue ispirazioni oppure rifiutarle. Il male, allora, non nasce dalla negligenza dell’angelo, ma dalla malizia e dalla libertà dell’uomo che sceglie di allontanarsi da Dio. San Tommaso paragona la nostra vita a un cammino verso la patria. Sulla strada della vita incontriamo pericoli interiori ed esteriori. Per questo Dio ci dona una scorta celeste che ci accompagna. L’angelo custode veglia sul nostro cammino di pellegrini e viatori. La sua missione è orientarci verso la vita eterna. Quando terminerà il nostro pellegrinaggio terreno, il suo compito cambierà. La tradizione cristiana testimonia la familiarità con gli angeli in molti santi, tra questi ricordiamo Tommaso d’Aquino, Francesco d’Assisi, Gemma Galgani e Padre Pio. La Chiesa ci invita perciò a invocare con fiducia il nostro Angelo custode. Una preghiera semplice, l’Angelo di Dio, ci educa a riconoscere questa presenza. San Giovanni Bosco invitava a rivolgersi all’angelo soprattutto nella tentazione. L’angelo desidera aiutarci più di quanto noi stessi desideriamo essere aiutati. Ricordare il nostro angelo significa vivere con maggiore fiducia, vigilanza e responsabilità. Nel cammino quotidiano non siamo soli: Dio ci accompagna anche attraverso i suoi angeli. L’angelo custode ci ricorda che la nostra vita è preziosa agli occhi di Dio. Anche nei momenti di solitudine e di prova possiamo confidare in una presenza che ci accompagna. Invocare l’angelo significa imparare a vivere ogni giorno con il cuore aperto alla voce di Dio. per noi oggi 1. Crediamo davvero di non essere soli? Quante volte cerchiamo aiuto ovunque, dimenticando la presenza discreta dell’angelo che Dio ci ha donato. 2. Ascoltiamo ancora le ispirazioni al bene? Forse il problema non è che Dio non ci parla, ma che siamo diventati troppo distratti per ascoltare. 3. L’angelo ci protegge, ma non sceglie al posto nostro. La sua presenza non elimina la nostra responsabilità: il bene va scelto, ogni giorno, liberamente.
L'Angelo ci invita a considerare noi stessi con soave leggerezza, affrontando in modo gioioso le sfide della vita. Anselm Grun
 Memoria dei santi Angeli Custodi, che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza.