lunedì 3 agosto 2026

03.08.2026 - Ger 28,1-17 - Mt 14,22-36 Comandami di venire verso di te sulle acque.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 28,1-17

In quell’anno, all’inizio del regno di Sedecìa, re di Giuda, nell’anno quarto, nel quinto mese, Ananìa, figlio di Azzur, il profeta di Gàbaon, mi riferì nel tempio del Signore sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo: «Così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Io romperò il giogo del re di Babilonia! Entro due anni farò ritornare in questo luogo tutti gli arredi del tempio del Signore che Nabucodònosor, re di Babilonia, prese da questo luogo e portò in Babilonia. Farò ritornare in questo luogo – oracolo del Signore – Ieconìa, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, con tutti i deportati di Giuda che andarono a Babilonia, poiché romperò il giogo del re di Babilonia».
Il profeta Geremìa rispose al profeta Ananìa, sotto gli occhi dei sacerdoti e di tutto il popolo, che stavano nel tempio del Signore. Il profeta Geremìa disse: «Così sia! Così faccia il Signore! Voglia il Signore realizzare le cose che hai profetizzato, facendo ritornare gli arredi nel tempio e da Babilonia tutti i deportati. Tuttavia ascolta ora la parola che sto per dire a te e a tutto il popolo. I profeti che furono prima di me e di te dai tempi antichissimi profetizzarono guerra, fame e peste contro molti paesi e regni potenti. Il profeta invece che profetizza la pace sarà riconosciuto come profeta mandato veramente dal Signore soltanto quando la sua parola si realizzerà».
Allora il profeta Ananìa strappò il giogo dal collo del profeta Geremìa, lo ruppe e disse a tutto il popolo: «Così dice il Signore: A questo modo io romperò il giogo di Nabucodònosor, re di Babilonia, entro due anni, sul collo di tutte le nazioni». Il profeta Geremìa se ne andò per la sua strada.
Dopo che il profeta Ananìa ebbe rotto il giogo che il profeta Geremìa portava sul collo, fu rivolta a Geremìa questa parola del Signore: «Va’ e riferisci ad Ananìa: Così dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno, ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. Infatti, dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Pongo un giogo di ferro sul collo di tutte queste nazioni perché siano soggette a Nabucodònosor, re di Babilonia, e lo servano; persino le bestie selvatiche gli consegno».
Allora il profeta Geremìa disse al profeta Ananìa: «Ascolta, Ananìa! Il Signore non ti ha mandato e tu induci questo popolo a confidare nella menzogna; perciò dice il Signore: Ecco, ti faccio sparire dalla faccia della terra; quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione al Signore». In quello stesso anno, nel settimo mese, il profeta Ananìa morì.
1. Anania è certo. Annunzia un evento che avverrà fra due anni. Il Signore romperà il giogo del re di Babilonia. Il profeta Geremia rispose al profeta Anania: tutti i profeti che ci hanno preceduto non hanno mai pronunziato la pace per i regni potenti del mondo. IL SIGNORE DICE UNA COSA E TU, ANANIA, PROFETIZZI L’ESATTO CONTRARIO. CHI SEGUIRE?
2. Allora Anania compie un gesto plateale: strappa il giogo dal collo del profeta Geremia e lo rompe. Il giogo del re di Babilonia sarà rotto dal Signore entro due anni. Io ho ragione! IL PROFETA GEREMIA SE NE ANDÒ PER LA SUA STRADA. Lascia il tempio perché diviene DIFFICILE DIALOGARE CON UN UOMO ARROGANTE, prepotente, falso come Anania.
3. Ma il Signore NON vuole che Anania inganni la gente e invia Geremia. Dice il Signore: Tu hai rotto un giogo di legno, ma io, al suo posto, ne farò uno di ferro. LA SCHIAVITÙ DIVENTERÀ PESANTE. TU SPARIRAI DALLA FACCIA DELLA TERRA. Quest’anno tu morirai, perché hai predicato la ribellione al Signore. ANANIA NON MUORE PER UNA PUNIZIONE, UNA VENDETTA, PER UNA GIUSTIZIA IMMEDIATA. Muore perché il Signore vuole convincere il suo popolo alla verità. LA VERITÀ VIENE A GALLA!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 14,22-36

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

 

Quanto ti fidi di Gesù? Il Vangelo di oggi ci ricorda che la fede nel Signore e nella sua parola non ci apre un cammino dove tutto è facile e tranquillo; non ci sottrae alle tempeste della vita. La fede ci dà la sicurezza di una Presenza, quella presenza di Gesù, una presenza che ci spinge a superare le bufere esistenziali, la certezza di una mano che ci afferra per aiutarci ad affrontare le difficoltà, indicandoci la strada anche quando è buio.
La fede, insomma, non è una scappatoia dai problemi della vita, ma sostiene nel cammino e gli dà un senso. Questa è la garanzia.
Anche noi gridiamo: «Signore, salvami!». L’atto di fede comincia proprio con un grido! Chi non sa gridare non riuscirà mai a sperimentare la salvezza di Gesù. Se soffochiamo tutto dentro, e non vogliamo ammettere di stare per annegare, quale salvezza sarà possibile? La preghiera autentica è un grido che parte dal profondo di noi stessi. E questo grido è consapevolmente rivolto a Gesù, l’unico che può tirarci fuori dal vortice dei problemi. E allora potremo esclamare come i discepoli del vangelo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»

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Pietro vuole mettere alla prova Gesù («se sei tu»...). È una prova in realtà della sua fede, che crolla al primo “vento contrario”: la paura. Di che cosa abbiamo paura? ci chiede Gesù ripetendo a oltranza la sua password: coraggio!

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03.08 - SANT' ASPRENO DI NAPOLI

SANT' ASPRENO DI NAPOLI

La tradizione cristiana colloca la figura di Sant’Aspreno tra il I e il II secolo. È venerato come il primo vescovo di Napoli e uno dei più antichi evangelizzatori della città. La sua memoria è strettamente collegata alla basilica di San Pietro ad Aram.

Secondo la tradizione, proprio in questo luogo san Pietro lo battezzò. La basilica custodirebbe inoltre l’Ara Petri, l’altare sul quale l’Apostolo pregò e celebrò l’Eucaristia. Per la sua straordinaria antichità il santuario ricevette importanti privilegi pontifici.

Al suo interno si conserva una cappella dedicata allo stesso Sant’Aspreno. La sua conversione è legata alla figura di Candida la Vecchia, un’ebrea guarita da san Pietro. Dopo aver ricevuto la guarigione, Candida condusse dall’Apostolo l’amico Aspreno. Anche lui fu miracolosamente risanato da una grave malattia. L’esperienza della guarigione lo portò ad abbracciare la fede cristiana.

La tradizione racconta che fu lo stesso san Pietro a consacrarlo vescovo. Da quel momento iniziò il suo ministero pastorale nella comunità napoletana. Tra le opere attribuitegli vi è la fondazione di un antico luogo di culto mariano. Questo santuario dedicato a Santa Maria del Principio sarebbe poi confluito nella basilica di Santa Restituta. La sua attività episcopale è ricordata anche da documenti del primo millennio.

Tra questi spicca il Calendario Marmoreo di Napoli, inciso nel IX secolo. Nel corso dei secoli la sua devozione si diffuse in tutta la città. È tradizionalmente invocato contro le forme di emicrania. Viene venerato come secondo patrono di Napoli dopo San Gennaro. Alla sua memoria sono dedicate importanti chiese storiche del capoluogo campano.

Tra queste figurano Sant’Aspreno ai Crociferi e Sant’Aspreno al Porto. Quest’ultima sorge secondo la tradizione nel luogo della sua antica dimora. La figura del santo continua a richiamare le origini apostoliche della Chiesa napoletana.


Per noi oggi:

1. Oggi si parla molto di identità e tradizioni locali, ma pochi conoscono davvero le radici spirituali della propria città. Sant’Aspreno ricorda che Napoli è nata cristiana prima ancora di diventare una grande capitale culturale.

2. La conversione di Aspreno nasce da un incontro personale e non da una teoria religiosa. Anche oggi la fede cresce più attraverso testimonianze autentiche che attraverso dibattiti e polemiche.

3. Molti cercano soluzioni immediate alle proprie fragilità, ma dimenticano la dimensione spirituale della guarigione. La storia di Sant’Aspreno suggerisce che il cambiamento più profondo inizia dal cuore prima che dalle circostanze esterne.

fine del I secolo e gli inizi del II
   Primo vescovo di Napoli, visse tra la fine del I secolo e gli inizi del II, epoca a cui si fanno risalire gli inizi della Chiesa partenopea. Vari antichi documenti, tra i quali il Calendario marmoreo di Napoli, fissano la durata del suo episcopato in 23 anni. Secondo una leggenda si sarebbe convertito dopo essere stato guarito da san Pietro, che lo consacrò poi vescovo. Fece costruire l'oratorio di Santa Maria del Principio, su cui sarebbe poi sorta la basilica di Santa Restituta e la chiesa di San Pietro ad aram. Dopo san Gennaro è il secondo dei 47 protettori di Napoli i cui busti sono custoditi nella Cappella del tesoro in Duomo, dove sarebbe anche conservato il bastone con cui san Pietro lo guarì.

 

NELLO STESSO GIORNO:

 SAN PIETRO GIULIANO EYMARD Sacerdote e fondatore - MILANO

La Mure d'Isère, Francia, 4 febbraio 1811 - 1 agosto 1868

San Pietro Giuliano Eymard, sacerdote, che, dapprima appartenente al clero diocesano e poi membro della Società di Maria, fu insigne cultore del mistero eucaristico e istituì due nuove Congregazioni, l’una maschile e l’altra femminile, per promuovere e diffondere la devozione verso il Santissimo Sacramento. Morì nel villaggio di La Mure presso Grenoble in Francia, dove era nato.

 

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domenica 2 agosto 2026

Is 55,1-3 - Rm 8,35.37-39 - Mt 14,13-21 - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

 XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 02 Agosto 2026

Dal libro del profeta Isaìa - Is 55,1-3
Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all'acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l'orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

1. “VENITE, VOI TUTTI ASSETATI”. Ma di cosa abbiamo davvero sete? Siamo circondati da fontane che non dissetano: consumo, successo, approvazione. Dio ci provoca: BEVETE ALTROVE FINCHÉ VOLETE, MA NON VI SAZIERETE MAI. Solo la Sua Parola disseta in profondità. Forse la nostra sete è segno che stiamo ancora bevendo dal pozzo sbagliato.
2. “PERCHÉ SPENDETE DENARO PER CIÒ CHE NON È PANE?”  La fede non si compra. Dio smonta la logica del profitto: CIÒ CHE SALVA È GRATIS, ma richiede l’unica moneta che possediamo: il cuore. E bisogna ASCOLTARE perché SOLO LA SUA PAROLA cambia, scomoda, converte. Ma forse non ascoltiamo perché preferiamo restare affamati piuttosto che lasciarci trasformare.
3. “IO STABILIRÒ PER VOI UN'ALLEANZA ETERNA”. Eterna? Noi che siamo abituati ai contratti a scadenza, sappiamo ancora cosa vuol dire per sempre? DIO PROMETTE FEDELTÀ SENZA CONDIZIONI, MENTRE NOI SPESSO RISPONDIAMO CON IMPEGNI A TEMPO DETERMINATO. Dio non ritira la Sua parola… ma noi, quante volte abbiamo già firmato la disdetta?

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,35.37-39
Fratelli, chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

1. “CHI CI SEPARERÀ DALL’AMORE DI CRISTO?” Niente di esterno può dividerci da Dio, ma QUANTE VOLTE CI AUTO-SEPARIAMO con l’indifferenza, la paura o l’orgoglio? Non serve la spada o la persecuzione: basta un cuore distratto.
2. “NOI SIAMO PIÙ CHE VINCITORI” — ma sembriamo spesso sconfitti. Viviamo la fede come se fosse un peso, non una vittoria. PAOLO PARLA DI AMORE CHE RENDE LIBERI, e noi ci comportiamo da prigionieri delle lamentele e del pessimismo. Dov’è finito il coraggio dei cristiani?
3. “E NULLA POTRÀ SEPARARCI DALL'AMORE DI DIO, CHE È IN CRISTO GESÙ, NOSTRO SIGNORE.” Dio ci ama in modo totale, ma NOI CONTINUIAMO A METTERE CONDIZIONI: “solo se le cose vanno bene”, “solo se sento qualcosa”. Forse IL VERO MIRACOLO SAREBBE SMETTERE DI DUBITARE DI UN AMORE CHE NON SI SPEGNE, anche quando tutto il resto crolla.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista ], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

1. CHI È QUESTO GESÙ che anche oggi si fa seguire e amare più del pane, più dei propri beni e della propria casa? E SPENDONO LA PROPRIA VITA PER LUI nella carità, nella missione, nella verginità, nella misericordia? … 
2. Gesù risponde al bisogno della folla guarendo i malati e moltiplicando il pane. Ma il suo miracolo non è un gesto magico, solitario. COINVOLGE I DISCEPOLI NELL'OFFRIRE I CINQUE PANI E I DUE PESCI, E NEL DISTRIBUIRLI ALLA FOLLA. C’è da CONSEGNARE a Gesù tutto ciò che abbiamo e siamo per poi DISTRIBUIRE!
3. Il MIRACOLO DELLA CONDIVISIONE dei pani e dei pesci è L’INVITO A METTERSI IN GIOCO PER ESSERE SOLIDALI CON GLI ALTRI, non restando ripiegati sull'egoismo, ma DIVENENDO STRUMENTI CHE GENERANO VITA. C’è bisogno di TUTTI…
BUONA DOMENICA...

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La moltiplicazione dei pani e dei pesci ci provoca: noi vediamo la mancanza, Gesù vede la possibilità. I discepoli vogliono congedare la folla, Gesù li invita a farsi dono. Dio non moltiplica per magia, ma attraverso la condivisione. Il vero miracolo non è il pane in più, ma il cuore che smette di trattenere.

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LECTIO DIVINA - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Mc 12,41-44 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA X DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA X DOPO PENTECOSTE
Domenica 02 Agosto 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Marco 12,41-44

In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
1. Gesù guarda la gente, osserva i gesti, scruta i cuori. QUAL È IL VALORE DEI SOLDI E DI TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO E CHE SIAMO? Vale la pena dare gli spiccioli o la vita intera, SPENDERE E SPENDERCI ‘per il tempio’, per il suo Regno, per Gesù che ha dato se stesso per noi? 
2. Gesù vede un GESTO AUTENTICO FATTO DA UNA VEDOVA POVERA. Un’autenticità garantita da tre qualità: LA TOTALITÀ (tutto), LA FEDE IN DIO (nella sua provvidenza) e L’ASSENZA DI OGNI OSTENTAZIONE (nel nascondimento). GUARDATE LEI MODELLO PER OGNI DISCEPOLO...
3. Quella povera vedova non ha dato qualcosa del suo superfluo, ma TUTTO CIÒ CHE AVEVA. Donare del proprio superfluo non è ancora amare. AMARE È TUTTO! Se vuoi star bene devi dare… e DARE COME LA VEDOVA POVERA HA IN SÉ QUALCOSA DI DIVINO!...
BUONA DOMENICA…

 

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02.08 - SAN PIETRO GIULIANO EYMARD

SAN PIETRO GIULIANO EYMARD

Fin da bambino, Pietro Giuliano Eymard mostrò una straordinaria attrazione per Gesù Eucaristico. Nella chiesa di La Mure trascorreva lunghi momenti davanti al tabernacolo.

La sua famiglia visse prove dolorose segnate da lutti e sacrifici. La madre alimentò in lui una profonda devozione verso il Santissimo Sacramento.

Dopo la Prima Comunione sentì con chiarezza la chiamata al sacerdozio. L’opposizione del padre non riuscì a spegnere la sua vocazione. Con determinazione studiò il latino e proseguì la formazione religiosa. Alla morte della madre affidò la propria vita alla Vergine Maria.

Entrò nel noviziato e affrontò una grave malattia che sembrava fermarlo. Guarito, continuò il cammino fino all’ordinazione sacerdotale. Come parroco si dedicò con zelo alla santificazione dei fedeli. Pur ottenendo molti frutti apostolici desiderava una vita pienamente religiosa.

Entrò nei Padri Maristi e svolse importanti incarichi formativi. Osservando la società del suo tempo vide crescere l’indifferenza religiosa. Durante una processione eucaristica ricevette una forte spinta missionaria.

Nel santuario di Fourvière maturò la sua speciale missione verso l’Eucaristia. Comprendendo che la perdita della fede nasce dalla perdita dell’amore a Cristo. Fondò la Congregazione del Santissimo Sacramento per promuovere l’adorazione.

L’opera nacque tra povertà, incomprensioni e numerose sofferenze. Eymard considerava il dolore una via di purificazione e crescita spirituale. Predicava che un’ora davanti a Gesù Sacramentato vale più di molti studi. Promosse nuove iniziative per diffondere la devozione eucaristica nel mondo. Ispirò indirettamente i primi Congressi Eucaristici della storia.

Morì nel 1868 lasciando l’eredità di un autentico Apostolo dell’Eucaristia.


Per noi oggi:

1. Se oggi molti cristiani vivono una fede debole, Eymard direbbe che il problema non è la mancanza di attività. È la mancanza di tempo reale trascorso davanti a Cristo.

2. La società moderna cerca soluzioni tecniche, psicologiche e politiche a ogni crisi. Eymard sosteneva invece che senza una rinascita spirituale ogni riforma resta incompleta.

3. Molti dichiarano di credere, ma organizzano la propria vita come se Dio fosse marginale. Per Eymard la vera fede comincia quando l’Eucaristia diventa il centro concreto delle scelte quotidiane.


La Mure d'Isère, Francia, 4 febbraio 1811 - 1 agosto 1868
   San Pietro Giuliano Eymard, sacerdote, che, dapprima appartenente al clero diocesano e poi membro della Società di Maria, fu insigne cultore del mistero eucaristico e istituì due nuove Congregazioni, l’una maschile e l’altra femminile, per promuovere e diffondere la devozione verso il Santissimo Sacramento. Morì nel villaggio di La Mure presso Grenoble in Francia, dove era nato.

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' EUSEBIO DI VERCELLI VESCOVO

Sardegna, inizio IV secolo - Vercelli, 1 agosto 371/372

 

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sabato 1 agosto 2026

01.08.2026 - Ger 26,11-16.24 - Mt 14,1-12 - Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 26,11-16.24

In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!».
Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole».
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.
1. Sacerdoti e profeti VOGLIONO CONDANNARE GEREMIA perché ha profetizzato contro Gerusalemme, come avete udito con i vostri orecchi! E GEREMIA RIBADISCE CHE LA SUA PAROLA NON PROVENIVA DAL SUO CUORE, MA DAL CUORE DEL SIGNORE.
2. “Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore”. Queste parole che Dio ci invia tramite i profeti, SONO UN ATTO DI MISERICORDIA VERSO DI NOI, perché Dio non vuole che la nostra vita si perda, ma piuttosto, nel suo amore paterno, INTERVIENE E CI CORREGGE perché la nostra vita sia salvata.
3. GEREMIA È PRONTO ANCHE A MORIRE, MA NON PUÒ RINNEGARE SÉ STESSO, la sua missione di essere vero profeta del Dio vivente. Ma sappiate bene che OGNI DECISIONE CHE PRENDERETE, SARETE RESPONSABILI DINANZI A DIO per l’eternità. I capi e il popolo riconoscono Geremia come vero profeta. LA SUA PAROLA VIENE VISTA COME VERA PAROLA DI DIO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 14, 1-12
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù. 

 

I santi costituiscono un atto di accusa alla nostra coscienza. Sono una benedizione o una disgrazia. Tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo malvagi. I malvagi, i perversi sono talmente schiavi dei vizi che non riescono a sopportare la sola esistenza di uomini, come san Giovanni Battista, che con l’aiuto di Dio riescono a condurre una vita virtuosa; infatti finché non incontrano i santi possono affermare che tutti gli uomini sono dissoluti per giustificare i propri vizi. 
Ma quando incontrano i santi tale falsità scompare e allora li odiano talmente tanto fino ad ucciderli pur di non sentire i loro rimproveri. Non prima, però, di aver ucciso la propria coscienza. Fai attenzione!
Noi non vogliamo uccidere la coscienza ma vogliamo educarla in modo che il nostro giudizio morale sia illuminato da Dio. L'educazione della coscienza avviene alla luce della Parola di Dio, pregata e vissuta; attraverso i doni dello Spirito Santo e la testimonianza dei Santi, seguendo l'insegnamento certo della Chiesa. Una coscienza ben formata è retta e veritiera. L'educazione della coscienza è un compito di tutta la vita. 

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Erode, ovvero la paura: della folla, dei commensali. Il vero incatenato è lui, e noi con lui: quante volte la nostra condotta è mossa solo dalla paura di perdere la rispettabilità e la reputazione? 

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01.08 - SANT' ALFONSO MARIA DE' LIGUORI

SANT' ALFONSO MARIA DE' LIGUORI
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nacque nel 1696 nei pressi di Napoli, in una famiglia nobile e benestante. Fin da giovane mostrò una straordinaria intelligenza, conseguendo la laurea in diritto civile e canonico a soli sedici anni. Per alcuni anni esercitò con successo la professione di avvocato, ma una profonda crisi interiore lo portò a comprendere che Dio lo chiamava a una missione più grande. Abbandonò così la carriera forense e si dedicò completamente al sacerdozio, ricevendo l’ordinazione all’età di trent’anni. Iniziň subito un intenso apostolato tra i poveri, i lavoratori e gli emarginati di Napoli, annunciando il Vangelo con parole semplici e accessibili a tutti. Le sue predicazioni favorirono una profonda rinascita spirituale e morale del popolo. Nel 1732 fondò la Congregazione del Santissimo Redentore, conosciuta come i Redentoristi, con lo scopo di evangelizzare le popolazioni più abbandonate delle campagne. Fu uno dei più grandi teologi della storia della Chiesa e scrisse oltre cento opere dedicate alla morale, alla spiritualità e alla difesa della fede cattolica. Tra i suoi scritti più importanti vi sono la Teologia Morale, Le glorie di Maria, La pratica di amar Gesù Cristo, Apparecchio alla morte e Verità della fede, opera con cui rispose agli errori dell’illuminismo, del materialismo e del deismo. Alfonso insegnava che fede e ragione non sono nemiche, ma che la ragione trova la sua pienezza quando si apre alla verità di Dio. Nutriva una profonda devozione verso Gesù Eucaristia e verso la Madonna, che considerava guida sicura verso Cristo. Combatté con forza il giansenismo, una corrente che presentava Dio come severo e distante, ricordando invece che il Signore è ricco di misericordia e desidera la salvezza di ogni persona. Per questo incoraggiava la frequenza ai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia. Ripeteva spesso che la preghiera è indispensabile per la salvezza e che nessuno può perseverare nel bene senza chiedere continuamente l’aiuto di Dio. Nel 1762 fu nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti, svolgendo il suo ministero con grande dedizione nonostante le sofferenze causate da una grave artrosi. Negli ultimi anni sopportò molte prove fisiche e spirituali, mantenendo sempre una profonda fiducia nel Signore. Morì il 1° agosto 1787 pronunciando parole d'amore verso la Madonna. Nel 1871 fu proclamato Dottore della Chiesa. Ancora oggi è considerato uno dei più grandi maestri della vita spirituale e della misericordia cristiana. per noi oggi 1. Alfonso lasciò una carriera prestigiosa per seguire la volontà di Dio. Noi siamo disposti a rinunciare a qualcosa per il Vangelo o scegliamo sempre ciò che è più comodo? 2. Ripeteva che «tutta la nostra salvezza sta nel pregare». Quanto tempo dedichiamo davvero alla preghiera rispetto a tutto il resto che riempie le nostre giornate? 3. Combatteva l'idea di un Dio lontano e severo, annunciando la Misericordia. Viviamo da figli che si fidano di Dio o continuiamo a portare da soli il peso delle nostre paure?
Napoli, 1696 - Nocera de' Pagani, Salerno, 1 agosto 1787
   Memoria di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa, che rifulse per la sua premura per le anime, i suoi scritti, la sua parola e il suo esempio. Al fine di promuovere la vita cristiana nel popolo, si impegnò nella predicazione e scrisse libri, specialmente di morale, disciplina in cui è ritenuto un maestro, e, sia pure tra molti ostacoli, istituì la Congregazione del Santissimo Redentore per l’evangelizzazione dei semplici. Eletto vescovo di Sant’Agata dei Goti, si impegnò oltremodo in questo ministero, che dovette lasciare quindici anni più tardi per il sopraggiungere di gravi malattie. Passò, quindi, il resto della sua vita a Nocera dei Pagani in Campania, tra grandi sacrifici e difficoltà. 

 

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