martedì 11 agosto 2026

11.08.2026 - Ez 2,8-3,4 - Mt 18,1-5.10.12-14 - Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 2,8-3,4

Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».
1. Dio comanda a Ezechiele di NON ESSERE RIBELLE COME IL POPOLO DI ISRAELE, ma di obbedire e ricevere la sua parola. Questo rappresenta l'importanza dell'obbedienza e dell'accettazione della volontà divina, ANCHE QUANDO IL MESSAGGIO PUÒ ESSERE DIFFICILE O AMARO.
2. EZECHIELE DEVE MANGIARE IL ROTOLO, CHE SIMBOLEGGIA L'INTERIORIZZAZIONE E L'ASSIMILAZIONE COMPLETA DELLA PAROLA DI DIO. Mangiare il rotolo, pur contenendo lamenti e guai, risulta dolce come il miele nella sua bocca, indicando che, nonostante il contenuto difficile, LA PAROLA DI DIO È PREZIOSA E DELIZIOSA PER CHI LA ACCOGLIE CON FEDE.
3. Dopo aver assimilato la parola di Dio, EZECHIELE È INVIATO A PARLARE ALLA CASA D'ISRAELE. Questo sottolinea il ruolo del profeta come portavoce di Dio, incaricato di trasmettere fedelmente il messaggio divino al popolo, INDIPENDENTEMENTE DALLA LORO RISPOSTA O DAL CONTENUTO DEL MESSAGGIO STESSO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-5.10.12-14
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». 

Gesù insegna ai discepoli che la grandezza nel regno dei cieli è legata all'umiltà e alla purezza dei bambini. Chiamando un bambino e ponendolo al centro, Gesù afferma che per entrare nel regno dei cieli è necessario convertirsi e diventare come i bambini, incarnando l'innocenza, la fiducia e la semplicità.
Inoltre, chi accoglie un bambino nel nome di Gesù accoglie Lui stesso, sottolineando il valore della cura e del rispetto verso i più piccoli e vulnerabili. Gesù avverte infine di non disprezzare i "piccoli", poiché i loro angeli vedono sempre la faccia di Dio. 
La parabola della pecora smarrita rafforza questo insegnamento, mostrando l'amore e la sollecitudine del Padre per ogni singolo individuo, desiderando che nessuno si perda. "Il Signore non si rassegna al fatto che anche una sola persona possa perdersi". Deo gratias!

 

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11.08 - SANTA CHIARA

SANTA CHIARA
Santa Chiara d'Assisi (1193 - 1253) fu la fondatrice dell'Ordine delle Clarisse e una delle più grandi figure della spiritualità francescana.
Nata ad Assisi in una famiglia nobile, fin da giovane rimase profondamente colpita dalla testimonianza di san Francesco d'Assisi, che aveva scelto di vivere il Vangelo nella povertà assoluta. A circa diciotto anni, nella notte tra la Domenica delle Palme e il Lunedì Santo del 1211 o 1212, lasciò la casa paterna e raggiunse la Porziuncola, dove Francesco le tagliò i capelli e le consegnò il saio, segno della sua totale consacrazione a Cristo.
Dopo un breve periodo presso le benedettine, si stabilì nel monastero di San Damiano, dove nacque la comunità delle Sorelle Povere, poi chiamate Clarisse. Ben presto furono raggiunte dalla sorella Agnese, da Beatrice, dalla madre e da molte altre giovani desiderose di vivere nella preghiera, nella fraternità e nella povertà evangelica. Chiara scrisse la prima Regola monastica composta da una donna e difese con determinazione il privilegio della povertà, rifiutando ogni possesso materiale per affidarsi completamente alla Provvidenza.
La sua vita fu caratterizzata da una profonda devozione all'Eucaristia e alla Vergine Maria. Secondo la tradizione, durante l'assalto dei Saraceni ad Assisi, fece portare davanti alle mura del monastero l'ostensorio con il Santissimo Sacramento e gli invasori si ritirarono, vinti dalla potenza di Cristo.
Trascorse gli ultimi quarant'anni tra preghiera, penitenza e contemplazione, offrendo anche le sofferenze della malattia per amore della Chiesa. Due giorni prima della sua morte, papa Innocenzo IV approvò definitivamente la sua Regola, coronando il desiderio di una vita interamente fondata sul Vangelo.
Morì l'11 agosto 1253 pronunciando le parole: «Sii benedetto Tu, o Signore, che mi hai creata!». È venerata come patrona della televisione e delle telecomunicazioni, perché, secondo la tradizione, durante la malattia vide miracolosamente la celebrazione della Messa senza poter uscire dalla sua cella. per noi oggi 1. Chiara rinunciò ai privilegi per seguire Cristo fino in fondo. Noi siamo davvero liberi dalle cose che possediamo o ne siamo diventati schiavi? 2. La sua forza non nasceva dal potere, ma dalla preghiera e dall'Eucaristia. Forse oggi cerchiamo soluzioni ovunque, tranne che davanti a Gesù. 3. Difese la povertà evangelica come una ricchezza e non come una rinuncia. In una società che misura tutto con il successo, Chiara ci ricorda che il vero tesoro è Dio.
Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253
   Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata. 


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L’AMORE TRASFORMA IL FUTURO.

L’AMORE TRASFORMA IL FUTURO.


La storia di Fatima Sarnicola è il racconto di una rinascita. Per otto anni è stata una bambina senza un vero nome, senza una data certa di nascita e senza una famiglia che la aspettasse. Dopo essere stata separata dalla madre biologica, ha vissuto in un orfanotrofio della Lituania, segnato da povertà, freddo, solitudine e mancanza di affetto. I giorni trascorrevano tra il desiderio di essere vista e il dolore di sentirsi invisibile. A scuola osservava gli altri bambini correre tra le braccia dei genitori, mentre per lei non c’era nessuno ad aspettarla. Crescendo ha conosciuto anche il peso delle discriminazioni, delle delusioni e delle ferite profonde che l’abbandono lascia nel cuore. Quando ormai aveva otto anni, un’età considerata già avanzata per molti percorsi adottivi, una coppia italiana arrivò a prenderla insieme alla sorellina. Fu l’inizio di una nuova vita. Scoprì il suo nome originario, Milvyde, la sua vera età e una storia che nessuno le aveva mai raccontato. Ma soprattutto incontrò un padre e una madre capaci di amarla senza condizioni. Fu allora che scelse di chiamarsi Fatima, ispirata al racconto del padre adottivo e alla protezione della Madonna di Fatima. Quel nuovo nome rappresentava una nuova identità, una nuova appartenenza e la possibilità di sentirsi finalmente amata. Gli anni successivi non furono semplici: le ferite del passato continuavano a riaffiorare, ma l’amore ricevuto divenne una forza capace di guarire. Da adulta Fatima ha deciso di trasformare la propria esperienza in una missione. Attraverso libri, podcast, social network, gruppi di sostegno e progetti di divulgazione, promuove la cultura dell’adozione e accompagna famiglie e ragazzi adottati. Il suo messaggio è chiaro: ogni bambino ha diritto a una famiglia e ogni storia di abbandono può diventare una storia di speranza. Tornata in Lituania per rileggere il proprio passato, ha incontrato anche nuovi rifiuti, ma non ha permesso che questi definissero la sua identità. Oggi testimonia che una persona può portare dentro di sé due origini, due nomi e due storie senza essere divisa. La sua vita dimostra che l’amore, quando accoglie e custodisce, ha il potere di restituire dignità, futuro e speranza. Per noi oggi 1. Viviamo in una società che si commuove davanti alle storie difficili, ma quanti sono disposti a cambiare davvero la vita di un bambino accogliendolo come figlio? 2. Fatima aveva fame di abbracci più che di pane. Forse oggi la povertà più diffusa non è economica, ma la mancanza di relazioni vere e di presenza amorevole.
3. Nessun bambino nasce per essere un numero in un istituto. La domanda scomoda è questa: siamo spettatori delle ferite del mondo o persone capaci di prendercene cura?

 

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lunedì 10 agosto 2026

10.08.2026 - 2Cor 9,6-10 - Gv 12,24-26 - Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.

 

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 9,6-10

Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.
Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti:
«Ha largheggiato, ha dato ai poveri,
la sua giustizia dura in eterno».
Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.
1. La necessità di concludere la raccolta di fondi viene ora motivata da Paolo con una ragione più profonda. In questa iniziativa di solidarietà è IN GIOCO LO STESSO RAPPORTO DEI CRISTIANI CON DIO, perché COLORO CHE DONANO CON GIOIA SONO DA LUI AMATI E COLMATI DI GRAZIE…
2. “Dio ama un donatore gioioso”. D’altronde, non è forse Dio che somministra la semente al seminatore e il pane per il nutrimento? DIO DONA SIA I SEMI SIA I FRUTTI: È AL CONTEMPO LA FONTE DEI BENI E IL RIMUNERATORE DI CHI LI HA CONDIVISI CON I PIÙ INDIGENTI. Abbi fede in Lui…
3. L’Apostolo insiste soprattutto sugli ATTEGGIAMENTI INTERIORI CON CUI FARE L’OFFERTA. I Corinzi offrano, dunque, il loro contributo SPONTANEAMENTE E CON GIOIA. Si sentano liberi di dare quanto hanno deciso in cuor loro. DIO SICURAMENTE NON FARÀ MANCARE IL NECESSARIO PER VIVERE A CHI DONA CON GIOIA.

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+ Dal vangelo secondo Giovanni - Gv 12,24-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». 

 

Gesù ha portato nel mondo una speranza nuova e lo ha fatto alla maniera del seme: si è fatto piccolo piccolo, come un chicco di grano; ha lasciato la sua gloria celeste per venire tra noi: è “caduto in terra”. Ma non bastava ancora.
Per portare frutto Gesù ha vissuto l’amore fino in fondo, lasciandosi spezzare dalla morte come un seme si lascia spezzare sotto terra. Proprio lì, nel punto estremo del suo abbassamento – che è anche il punto più alto dell’amore – è germogliata la speranza”.
Siamo chiamati come Gesù a "perdere la nostra vita", a liberarci interiormente da tanti condizionamenti che ci costringono a vivere sempre e solo nel calcolo, siamo chiamati a seguire Gesù, a diventare suoi servitore, sperimentando la gioia più bella che sgorga da una vita in cui non ci sono interessi da tutelare, ricchezze da proteggere. Una vita con l’unico obiettivo di amare Dio e il prossimo e di lasciarsi amare da Lui e dalle persone che ci vivono attorno. Essere a servizio di Gesù significa essere a servizio dell’uomo.  E se uno decide di servire Gesù, il Padre lo onorerà.
Una vita così non si perde, ma la si acquista, diventa un’esplosione di vita...

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Paradosso dei paradossi: chi non muore rimane solo. Chi ama la propria vita la perde...cosa ci sta dicendo Gesù? Lo intuiamo, che c’è una grande verità in queste parole, ma abbiamo il coraggio di morire?

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10.08 - SAN LORENZO

SAN LORENZO
San Lorenzo (†258) è uno dei martiri più venerati della Chiesa antica. Secondo la tradizione nacque a Huesca, in Spagna, e si trasferì a Roma, dove fu scelto da papa Sisto II come arcidiacono, incaricato di amministrare i beni della Chiesa e di assistere poveri, vedove e malati.
Nel 258, durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano, Sisto II venne arrestato e ucciso insieme a sei diaconi. Lorenzo fu risparmiato temporaneamente perché le autorità volevano impossessarsi dei tesori della Chiesa. Dopo tre giorni radunò davanti al prefetto i poveri, gli ammalati e gli emarginati, dichiarando: «Ecco i tesori della Chiesa». Con questo gesto mostrò che la vera ricchezza cristiana non è l'oro, ma la dignità delle persone più fragili.
Durante la prigionia confortò i detenuti, guarì il cieco Lucillo e contribuì alla conversione del centurione Ippolito. La sua serenità e la sua fiducia in Dio colpirono profondamente anche i suoi persecutori, dimostrando che la fede può vincere la paura e l'odio. Ancora oggi la sua figura ispira cristiani, artisti e uomini di cultura come esempio di servizio, coraggio e fedeltà al Vangelo.
Il 10 agosto 258 affrontò il martirio sulla graticola, rimanendo fedele a Cristo fino alla fine. La tradizione racconta che, nel mezzo del supplizio, disse con serena ironia: «Da questa parte sono ben cotto; rivoltatemi», manifestando una fede più forte del dolore. Fu sepolto sulla via Tiburtina, dove sorse la celebre Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, ancora oggi meta di pellegrinaggi.
Il suo culto si diffuse rapidamente in tutta la cristianità e il suo nome entrò nel Canone Romano, la più antica preghiera eucaristica della Chiesa. Per sant'Agostino, Lorenzo vinse il mondo sia quando lo minacciava con la persecuzione sia quando cercava di sedurlo con le ricchezze. È venerato come modello perfetto del diacono, chiamato a servire Cristo attraverso il servizio ai fratelli. È patrono dei diaconi, dei bibliotecari, dei cuochi e dei pompieri. Per noi oggi 1. Per Lorenzo i veri tesori erano i poveri, non il denaro. Se oggi Gesù entrasse nelle nostre comunità, quali tesori gli mostreremmo? 2. Davanti alle minacce non rinnegò la fede per salvare la propria vita. Noi rinunciamo a Cristo anche solo per paura del giudizio degli altri? 3. Lorenzo servì la Chiesa fino al dono totale di sé. Il cristianesimo non è cercare privilegi, ma imparare ogni giorno a servire con amore.
Martire a Roma, 10 agosto 258
   Festa di san Lorenzo, diacono e martire, che, desideroso, come riferisce san Leone Magno, di condividere la sorte di papa Sisto anche nel martirio, avuto l’ordine di consegnare i tesori della Chiesa, mostrò al tiranno, prendendosene gioco, i poveri, che aveva nutrito e sfamato con dei beni elemosinati. Tre giorni dopo vinse le fiamme per la fede in Cristo e in onore del suo trionfo migrarono in cielo anche gli strumenti del martirio. Il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero del Verano, poi insignito del suo nome. 


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domenica 9 agosto 2026

1Re 19,9.11-13 - Rm 9,1-5 - Mt 14,22-33 - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 09 Agosto 2026

 

Dal primo libro dei Re - 1Re 19,9.11-13

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
1. Questo brano ci aiuta a comprendere dove Dio non è. DIO NON MANIFESTA SÉ STESSO NEI FENOMENI VIOLENTI E DISTRUTTIVI DELLA NATURA, tutta quella energia e quella forza distruttiva non ci parla di Dio.

2. ELIA È REDUCE DA UNA GRANDE ESPERIENZA DI VIOLENZA: nello scontro con i profeti di Baal, egli ha assistito – e PROBABILMENTE SI È COMPIACIUTO – al massacro di quattrocento profeti, uccisi dal popolo che gridava “Il Signore è Dio!”. ORA DA SOLO E IN FUGA DALL’IRA DI GEZABELE, che si vuole vendicare di quella strage per la quale considera responsabile il profeta.

3. Elia si trova solo con Dio, sul monte Oreb, e si trova a fare un’esperienza nuova del Signore che gli rivela chi lui sia: EGLI È BREZZA LEGGERA CHE PARLA NEL SILENZIO, che richiede un cuore che ascolta, che non si impone con la violenza e la distruzione. L’invito per Elia è di conversione: ritorna sui tuoi passi … ascolta ciò che Dio ti dice.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 9,1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
1. C’è in Paolo una grande tristezza, una continua sofferenza che lo coinvolge direttamente come ebreo: PERCHÉ GLI EBREI NON HANNO ACCETTATO GESÙ CRISTO E IL SUO VANGELO?

2. Paolo afferma che vorrebbe essere lui stesso “ANATEMA” a vantaggio dei suoi fratelli. IL SUO DOLORE, testimoniato dallo Spirito Santo, È PROPRIO UN’OFFERTA DELLA SUA VITA per la salvezza dei suoi fratelli.

3. Il loro rifiuto nei confronti del Figlio di Dio NON CANCELLA NULLA DELLA LORO ELEZIONE e quindi della loro posizione e missione nei confronti di tutti i popoli del mondo. Da loro proviene Cristo secondo la carne. “Egli è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli”. GESÙ È DIO…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 14,22-33
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

1. PARTENDO DAL PROFONDO SILENZIO DELLA PREGHIERA DI FRONTE AL PADRE, Gesù raggiunge i suoi camminando sul mare. Gesù ha la capacità di raggiungerci dentro tutte le tempeste. - PARTIAMO DALLA PREGHIERA…
2. LE PASSIONI SONO I VENTI CHE GONFIANO LE VELE DELLA NAVE; sommergono qualche volta, ma senza di loro, essa non potrebbe navigare. Gesù ci dice: «CORAGGIO, NON ABBIATE PAURA! – FIDATI…
3. Pietro non ha proprio la pazienza di attendere che Gesù completi il cammino sull'acqua. SI PUÒ CAMMINARE SULL'ACQUA? SI PUÒ, per uno slancio di fede e di amore, protesi a Gesù che ci afferra con la sua mano misericordiosa. – LA MANO DI DIO…
BUONA DOMENICA...

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PIETRO 

Sant’Agostino dice che «Pietro è figura di tutti noi». Anche la nostra fede non è tanto forte. Crediamo di credere. Ci lasciamo vincere dai dubbi. Troppo facilmente ci lasciamo vincere dalla sfiducia davanti alle difficoltà della vita. È proprio in quei momenti, quando sembra che umanamente non c’è più nulla da fare, la fede ci fa gridare — come Pietro —: «Signore, salvami!». E Dio salva, sempre! Questa è la fede!

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LECTIO DIVINA - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

 

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Mt 10,16-20 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA XI DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA XI DOPO PENTECOSTE
Domenica 09 Agosto 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 10,16-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi». 

1. “Vi mando come pecore in mezzo a lupi” Per tanti cristiani perseguitati LA DIFESA E LA VITTORIA SONO COINCISE CON UNA TESTIMONIANZA FORTE E TENACE, a volte fino al martirio. IL CRISTIANO TESTIMONIA ATTRAVERSO LA VITA, PRIMA CHE CON LE PAROLE E LE SPIEGAZIONI.
2. Il discepolo non TESTIMONIA tanto una sua personale fortezza, quanto piuttosto L’ATTACCAMENTO E L’AMORE A CRISTO: Egli è Colui dal quale rinasce l’energia del vivere e per il quale si può dare la vita. FIDATI!
3. NON ABBIATE PAURA! perché quanto di buono, di vero e di bello noi riusciamo ad esprimere viene da Dio. Che si parli in giudizio o in sedi meno impegnative QUEL CHE CONTA È CREDERE D'ESSERE ABITATO DA TE, SIGNORE. Vieni Spirito Santo!
BUONA DOMENICA…
 
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