lunedì 2 novembre 2026

02.11.2025 - Gb 19,1.23-27 - Rm 5,5-11 - Gv 6,37-40 - COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa I)

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI (Messa I)

Lunedì 02 novembre 2026

Dal libro di Giobbe - Gb 19,1.23-27

Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».
1. Giobbe, uomo giusto, si incontra con tre amici che lo accusano di ESSERE PECCATORE E DI MERITARSI LA DISGRAZIA che gli è capitata. Chiede a Dio che lo difenda dall’immagine che i suoi amici hanno di Dio. GIOBBE NON PUÒ ACCETTARE UN DIO CRUDELE E INGIUSTO, LONTANO.
2. Giobbe ACCETTA LA SOFFERENZA E NON ABBANDONA LA FEDE. Giobbe sa che il suo redentore è vivo e che vedrà Dio. Giobbe mostra il suo attaccamento a Dio NONOSTANTE TUTTO, fa la sua professione di fede nella signoria ultima di Dio. 
3. “Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio”. A prescindere dalla carne, indipendentemente dalla condizione di salute, dalla mia condizione di benessere o di malessere, comunque vada IO VEDRÒ DIO. Lo vedrò non da straniero e non sarò uno straniero per Lui. GIOBBE CI DICE CHE L’ULTIMA PAROLA È DI DIO E AVREMO LA POSSIBILITÀ DI INCONTRARLO. Questo è anche il nostro desiderio e la nostra speranza.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 5,5-11

Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

1. Paolo ci ricorda che l'uomo non può rifiutare di sperare, anche se ultimamente sono troppi quelli che gli vogliono togliere la speranza. Pertanto ci rivolge L'INVITO A RESISTERE ALLE ANGOSCE ALLE INCERTEZZE perché DIO ci ama per sempre. Coraggio!

2. Paolo ci parla dello SPIRITO CHE SI RIVERSA NEL CUORE DI OGNI UOMO e, come acqua che disseta per sempre, calma l'ansia del cercare e definisce in SPERANZA CHE NON DELUDE ogni desiderio di tutti quei cuori ora abitati dall'amore di Dio. Dio, Cristo e lo Spirito Santo UNITI con il nostro cuore, nel nostro cuore. CUSTODIAMO LO SPIRITO DI DIO IN NOI…

3. Il FONDAMENTO DELLA SPERANZA CRISTIANA sta nella prova di amore che Cristo ci ha dato sedendo a tavola con i peccatori, facendo comunione con loro/noi e, soprattutto, morendo in croce. E noi ci GLORIAMO di Cristo e rendiamo GRAZIE nel nostro vivere…

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+ Dal vangelo secondo Giovanni - Gv 6,37-40
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

 

1. “Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori”: parole che frantumano ogni paura di rifiuto. NESSUNO È ESCLUSO DAL CUORE DI CRISTO. Gesù non mette condizioni all’accoglienza. IL SUO AMORE È PIÙ GRANDE delle nostre ferite, delle nostre colpe e dei nostri dubbi.

2. GESÙ NON PERDE NESSUNO: non siamo oggetti smarriti, ma tesori custoditi. LA VOLONTÀ DEL PADRE È LA CUSTODIA, NON LA CONDANNA. Dio non si stanca mai di cercarci e salvarci: siamo troppo importanti per essere lasciati andare.

3. LA VITA ETERNA COMINCIA ORA. Credere in Gesù non è solo garanzia per “l’ultimo giorno”, ma trasforma già il presente. La fede apre gli occhi: CHI VEDE IL FIGLIO, VEDE LA VITA. Non si tratta solo di sopravvivere, ma di VIVERE DAVVERO – DA RISORTI, GIÀ ADESSO.

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MI ABBANDONO

Nella morte si può solo abbandonarsi completamente al Padre, nelle Sue mani, e credere nella Resurrezione di Gesù. La morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio. Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo a occhi chiusi, alla cieca, mettendoci totalmente nelle sue mani. Pregando l'Ave Maria oggi dirò con maggior consapevolezza "Adesso e nell'ora della nostra morte". La Madre verrà senz'altro ad aiutarci...

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LECTIO DIVINA - COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

OMELIA -  COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

 
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02.11 COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

 

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI.

 Il 2 novembre la Chiesa commemora tutti i fedeli defunti, cioè coloro che sono morti in grazia di Dio ma non ancora pienamente purificati. È una giornata di profonda comunione spirituale che segue la solennità di Tutti i Santi, e che ci ricorda il legame invisibile ma reale tra i battezzati sulla terra, le anime del Purgatorio e i santi del Paradiso, tutti uniti nel Corpo Mistico di Cristo.

 La Chiesa invita in questo giorno a offrire Messe, preghiere, elemosine e opere di penitenza per i defunti, affinché possano purificarsi e giungere alla visione beatifica di Dio. Tale pratica ha radici bibliche, come testimonia l’episodio di Giuda Maccabeo che fece offrire un sacrificio per i soldati caduti, «perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,38-45). È segno della fede nello stato intermedio di purificazione che la tradizione cristiana chiama Purgatorio.

 Il peccato, infatti, comporta una duplice conseguenza: la colpa, rimessa nella Confessione, e la pena temporale, che richiede espiazione e purificazione. Le anime del Purgatorio, ormai certe della salvezza, soffrono solo la nostalgia di Dio e desiderano ardentemente unirsi a Lui. Le opere di carità e di preghiera dei vivi possono abbreviare le loro pene, perché nella comunione dei santi il bene di uno giova a tutti.

 In particolare, dall’1 all’8 novembre, la Chiesa concede l’indulgenza plenaria per un’anima del Purgatorio a chi visita un cimitero, prega per i defunti e soddisfa le tre condizioni: Confessione, Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Papa.

 La commemorazione collettiva dei defunti ha origini antichissime, già testimoniata da sant’Agostino. Tuttavia, fu sant’Odilone di Cluny nel 998 a istituire la celebrazione del 2 novembre come giorno specifico di suffragio, tradizione che poi si estese a tutta la Chiesa.

 La Commemorazione dei fedeli defunti è quindi un giorno di speranza e di carità, in cui il cristiano contempla il mistero della morte illuminato dalla risurrezione di Cristo e rinnova l’amore verso i propri cari, affidandoli alla misericordia infinita di Dio.

 

Per noi oggi:

 Ricordare i morti ci provoca a vivere da risorti. In un mondo che rimuove la morte o la traveste da festa, la Chiesa ci invita a guardarla in faccia, non per paura ma per speranza: se la vita finisce solo in Dio, allora ogni giorno è un passo verso l’eternità, non un conto alla rovescia verso il nulla.

 Pregare per i defunti è un atto rivoluzionario di amore gratuito. È amare chi non può più restituirci nulla, in un tempo in cui ogni relazione è calcolata sul dare e avere. Pregare per loro significa credere che la comunione vince la morte, che il bene continua oltre la tomba e che nessuno è mai davvero perduto nel cuore di Dio.

 Il Purgatorio ci ricorda che il Paradiso non è “a buon mercato”. La santità costa purificazione: se oggi tutto ci invita a evitare la fatica, la fede ci dice che nulla di impuro può entrare nella gloria. Il cammino verso Dio passa dal fuoco dell’amore che brucia l’egoismo — ed è un fuoco che dobbiamo iniziare ad accendere già qui, nelle nostre scelte quotidiane.


Commemorazione di tutti i fedeli defunti, nella quale la santa Madre Chiesa, già sollecita nel celebrare con le dovute lodi tutti i suoi figli che si allietano in cielo, si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione della beatitudine eterna.




MORIRE NON È LA FINE

MORIRE NON È LA FINE

Il cardinale Camillo Ruini, nel libro C’è un dopo? La morte e la speranza, affronta una domanda fondamentale: che cosa ci attende dopo la morte? In una società che tende a considerare la morte soltanto un fatto naturale, interrogarsi sull’aldilà diventa scomodo. Ruini affronta il tema unendo ragione e fede, anche attraverso esperienze personali, come l’incontro con una madre che aveva perso il figlio e che disse: «La Madonna ha sofferto di più». La sua testimonianza mostra come la fede possa sostenere la speranza anche nel dolore. Al centro c’è la risurrezione di Gesù Cristo: se Cristo non fosse risorto, afferma san Paolo, vana sarebbe la nostra fede. Il Risorto vive per non morire più e apre all’umanità la speranza della vita eterna. La storia non può dimostrare razionalmente la risurrezione, ma può renderla plausibile e ragionevole. Per questo fede e ragione non devono essere contrapposte: entrambe aiutano l’uomo a cercare la verità. La salvezza rimane un dono di Dio, da accogliere con umiltà, e la speranza cristiana consiste nell’essere con Cristo e partecipare alla sua vita. La testimonianza dei santi e dei martiri mostra come la fede possa trasformare anche l'esperienza della sofferenza e della morte. Ruini riconosce di non possedere una certezza puramente razionale sull’esistenza di un dopo, ma invita a rendere ragione della propria speranza. La fede non elimina il mistero, ma permette di attraversarlo con fiducia, senza pretendere di conoscere in anticipo ciò che Dio ha preparato per noi. La speranza cristiana non è una fuga dalle difficoltà del presente, ma una forza che ci invita a vivere con amore e responsabilità. Ci ricorda che ogni gesto di bene può diventare un segno concreto della vita nuova che Cristo ci ha promesso. Credere nella risurrezione significa vivere già oggi alla luce della vittoria di Cristo sulla morte, lasciando che questa promessa illumini le nostre sofferenze e dia senso alla nostra esistenza.
per noi oggi 1. Abbiamo smesso di interrogarci sulla morte. La consideriamo un problema da nascondere o da risolvere tecnicamente, ma senza affrontare la domanda sul dopo rischiamo di perdere anche il senso del presente. 2. Vogliamo prove prima di fidarci di Dio. Ma se pretendiamo di dimostrare tutto razionalmente, non rischiamo di escludere proprio quel mistero d'amore che dà senso alla nostra esistenza?
3. Diciamo di credere nella risurrezione, ma viviamo come se tutto finisse qui. Se Cristo ha vinto la morte, perché lasciamo che la paura, l'egoismo e la disperazione abbiano l'ultima parola nella nostra vita?

 

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domenica 1 novembre 2026

Ap 7,2-4.9-14 - 1Gv 3,1-3 - Mt 5,1-12a - TUTTI I SANTI

TUTTI I SANTI
Domenica, 01 Novembre 2026
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo - Ap 7,2-4.9-14
Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

1. Ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, prima numerabile 144.000, poi immensa che PROVIENE DA TUTTI I TEMPI E TUTTI I LUOGHI. Sono i salvati, tutti i redenti (i Santi). Tutti chiamati alla santità!
2. Sono VESTITI DI BIANCO, partecipano della vita di Dio e hanno la PALMA NELLE MANI, segno di vittoria e di fecondità di vita. AMMIRIAMOLI!
3. Provengono dalla GRANDE TRIBOLAZIONE (dalla passione di Cristo): è il sangue dell'Agnello, e il candore delle vesti è il frutto della PARTECIPAZIONE alla passione di Gesù. Questi sono i SANTI i REDENTI… Coraggio!

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Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 3,1-3
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.
1. C’è una tensione tra l'oggi e il futuro dei figli di Dio. SIAMO GIÀ FIGLI MA CIÒ CHE SAREMO NON È STATO ANCORA RIVELATO. Ma quando vedremo Dio faccia a faccia, saremo simili a Lui, ricolmi di gloria e di felicità. PER ORA VIVIAMO NELLA SPERANZA, nell’attesa di una pienezza che è ancora tutta da ricevere.
2. «Chiunque ha questa speranza in lui, PURIFICA SÉ STESSO, come egli è puro» Non accontentiamoci di una vita mediocre, lasciamoci purificare da Cristo, dalla sua Parola. SIAMO CERTI DI FAR PARTE DI UNA CHIESA DI PERSONE BELLE, REDENTE DA CRISTO.
3. I Santi ci dicono che LA REDENZIONE È EFFICACIE, C’È SALVEZZA! I Santi ci dicono che il meglio deve ancora avvenire, la luce e la vita l’abbiamo davanti a noi! LA SANTITÀ È IL NOSTRO DESTINO!

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

1. I Santi sono persone concrete che abitano in vari luoghi. Santo significa "RITAGLIATO FUORI" rispetto la moltitudine delle persone. È colui che ha FATTO UNA SCELTA di vita che lo qualifica. FAI LA TUA SCELTA e CONFERMALA OGNI GIORNO...

2. I Santi sono per noi dei MODELLI da imitare. Guardando a loro, noi comprendiamo come deve essere vissuto il Vangelo. LEGGIAMO QUALCHE VITA DEI SANTI...

3. Santi NON si nasce, MA si diventa. ESSI SONO stati "POVERI IN SPIRITO", ovvero sono stati staccati dai beni terreni e hanno rivolto il loro cuore unicamente al Signore. ESSI "HANNO PIANTO E HANNO SOFFERTO" per il Regno dei cieli, sono stati "MITI DI CUORE", hanno avuto "FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA", ovvero hanno avuto un vivo desiderio di Dio, sono stati "MISERICORDIOSI" e "PURI DI CUORE", "OPERATORI DI PACE" e "PERSEGUITATI PER LA GIUSTIZIA". In poche parole, ESSI hanno vissuto la vita di Gesù. BUON CAMMINO DI SANTITÀ'.. CON CORAGGIO...

BUONA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI…

SANTITÀ

"La casa di Dio è una casa di uomini, non di eroi". Un eroe dà l'illusione di superare l'umanità, mentre il santo si sforza di realizzarla nel miglior modo possibile. In che modo? Vivendo le Beatitudini secondo la capacità di ognuno. Le Beatitudini sono un impegno preciso per orientare la vita verso la perfezione, sono la realizzazione di un mondo migliore. Invochiamo l'intercessione di Tutti i santi, perché sappiamo riscoprire la nostra vocazione alla santità.

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Se pensiamo ai santi come a “superuomini” o super-eroi, ci possiamo scoraggiare. Se, invece, pensiamo ai santi come persone che non sono nate perfette; che prima di raggiungere la gloria del cielo, hanno vissuto una vita normale, allora siamo incoraggiati ad imitarli. Se ci sono riusciti loro, possiamo farcela anche noi. Dio non ha bisogno delle nostre opere ma solamente del nostro amore.

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La ragione per cui non siamo felici come i santi è che non abbiamo nessuna voglia di essere santi! Per questo Martin Buber disse: «L’orrore del nostro mondo è radicato nella sua resistenza all’ingresso della santità nella vita vissuta». Se non ci accontentiamo di una vita banale; se non vivacchiamo alla giornata. Dove c’è un santo la vita diventa più viva, cioè si moltiplica perché fa maturare la propria originalità.

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LECTIO DIVINA – TUTTI I SANTI

 

OMELIA – TUTTI I SANTI  

 

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Mt 13,47-52 - RITO AMBROSIANO - II DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

RITO AMBROSIANO

II DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE
Domenica 01 Novembre 2026

 ✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 13,47-52

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

1. “IL REGNO DEI CIELI È SIMILE…”. Che cos'è il Regno dei cieli? È GESÙ STESSO, CRISTO È IL RE, CRISTO È IL REGNO. Il Regno dei cieli si risolve dunque nel RAPPORTO PERSONALE CON CRISTO. Va cercato, va protetto, va vissuto... OGNI GIORNO…

2. La rete del Regno viene buttata in mare senza programmi: L’AMORE DI DIO NON SCEGLIE A PRIORI, MA SI RIVOLGE A TUTTI. Solo alla fine si potrà vedere la differenza tra i giusti e i malvagi e sarà un giudizio operato da Dio stesso, non dagli uomini. VIVI DELL’AMORE DI DIO… 

3. Sarai tu il DISCEPOLO del regno dei cieli. DALLA PAROLA DI DIO OGNI GIORNO POTRAI ESTRARRE “COSE NUOVE E COSE ANTICHE”. Sono le meraviglie della Parola di Dio che fa nuove e divine le nostre piccole e povere vite!  Siamo INFINITO…

BUONA DOMENICA...


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01.11 TUTTI I SANTI

TUTTI I SANTI

 La solennità di Tutti i Santi, celebrata il primo novembre, è una delle feste più antiche e universali della Chiesa, nata per onorare tutti i santi, noti e sconosciuti, «uniti in Cristo nella gloria», come ricorda il Martirologio Romano. In questo giorno, la Chiesa pellegrina sulla terra si unisce a quella trionfante del cielo in un unico canto di lode, celebrando la vittoria dei figli di Dio che hanno vissuto la fede fino in fondo e ora partecipano della gloria eterna.

 La festa mette in luce il mistero della comunione dei santi, cioè il legame profondo che unisce tutti i credenti – vivi e defunti – in Cristo. Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, questa comunione fa sì che i santi, già presso Dio, continuino a intercedere per noi, sostenendo il cammino dei fedeli ancora in lotta. «La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio»: per questo la Chiesa invita a pregare i santi, perché la loro preghiera rafforzi la nostra fede e illumini il mondo.

 Le origini della festa risalgono ai primi secoli del cristianesimo, quando i fedeli commemoravano la morte dei martiri nei luoghi del loro sacrificio. Già nel quarto secolo, come testimoniato da san Basilio, le Chiese iniziarono a scambiarsi reliquie e a celebrare congiuntamente i martiri. Con il moltiplicarsi delle persecuzioni, soprattutto sotto Diocleziano, divenne impossibile dedicare un giorno a ciascun martire, e nacque così una memoria collettiva. In Oriente si celebrava la prima domenica dopo Pentecoste o il 13 maggio; in Occidente, nel 609, il Pantheon fu consacrato da papa Bonifacio IV come Santa Maria ad Martyres. Fu però Gregorio quarto, nell’835, a fissare definitivamente la data al primo novembre, dandole il significato universale che conserva ancora oggi.

 La festa di Tutti i Santi è dunque un inno alla speranza e alla vocazione universale alla santità: ci ricorda che la santità non è privilegio di pochi, ma chiamata per tutti. È anche un invito a contrapporre alla cultura superficiale di Halloween la luce della comunione, della gioia e della vita eterna che i santi testimoniano.

 In loro la Chiesa riconosce il riflesso della gloria divina e il destino a cui ogni uomo è chiamato: diventare santo per partecipare alla gioia del Cielo.

 

Per noi oggi:

 La santità non è un premio per pochi, ma un dovere per tutti. Se la festa di Tutti i Santi celebra milioni di volti sconosciuti, allora non possiamo più pensare che la santità sia “per altri”: ogni giorno in cui scegliamo la verità, la misericordia, la purezza del cuore, diventiamo parte viva di quella moltitudine. O non siamo noi stessi a rinunciare alla chiamata di Dio?

 Essere santi oggi significa andare controcorrente. In un mondo che esalta successo, apparenza e potere, i santi gridano con la loro vita che la felicità nasce solo dal dono di sé. Se non siamo disposti a “perdere” qualcosa per amore, possiamo ancora dirci cristiani?

 Halloween o Ognissanti: quale festa scegliamo davvero? Mentre la cultura celebra il macabro e la paura, la Chiesa propone la luce della vita eterna. Non è forse arrivato il momento di smettere di imitare la notte e tornare a testimoniare la luce? La vera rivoluzione cristiana oggi è credere che la gioia dei santi è anche possibile per noi.


Solennità di tutti i Santi uniti con Cristo nella gloria: oggi, in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.



sabato 31 ottobre 2026

31.10.2026 - Fil 1,18-26 - Lc 14,1.7-11 - Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 1,18-26

Fratelli, purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. So infatti che questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede, affinché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo Gesù, con il mio ritorno fra voi.
1. Paolo è in prigione probabilmente a Efeso, dove ha ricevuto la condanna a morte. Scrive ai cristiani di Filippi che la sua PRIGIONIA È DIVENUTA UNA OCCASIONE per predicare il Vangelo. Mette in secondo piano il suo stesso destino personale, la sua stessa vita e la sua morte: QUEL CHE CONTA È LA PREDICAZIONE DEL VANGELO. 
2. Paolo vuole che i cristiani di Filippi comprendano che il compito dei discepoli di Gesù è di TESTIMONIARE IL VANGELO, SEMPRE. Comunicare il Vangelo è far conoscere CON LE PAROLE E CON LA VITA quanto sia grande l'amore di Dio che si è rivelato nel Signore Gesù. Vale per noi OGGI…
3. Paolo sta vivendo un momento di angoscia e di bivio: vivere o morire? “PER ME IL VIVERE È CRISTO E IL MORIRE UN GUADAGNO” Ha il desiderio profondo di ESSERE CON CRISTO e di sciogliere l’esistenza terrena, TUTTAVIA si rende conto che la sua presenza potrebbe essere utile PER GLI ALTRI, non tanto per sé. CHE GRANDEZZA D’ANIMO! Paolo NON sa cosa scegliere, NON deve scegliere, NON decide Lui. E per TE, il vivere è Cristo?

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 14,1.7-11
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

 

"Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato". La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l’umiltà.
Non dobbiamo cercare di nostra iniziativa l’attenzione e la considerazione altrui, ma semmai lasciare che siano gli altri a darcele. Gesù ci mostra sempre la via dell’umiltà perché è quella più autentica, che permette anche di avere relazioni autentiche.
Ma facciamo attenzione alla falsa umiltà, quella che ci porta a non riconoscere le nostre capacità, i nostri risultati. Ci fa credere di "non essere capace", di "essere un buono a nulla". Impariamo l'umiltà da Maria che riconosce le grandi cose che avvengono in lei, non nascondendole, ma attribuendo il merito a Colui che veramente lo ha, cioè Dio onnipotente.

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La strada di Gesù è la via dell’umiltà, cioè dell’umiliazione. È la via della croce. La proposta di Gesù è per la nostra felicità, per la nostra “esaltazione”. E chi di noi non vuole essere esaltato?

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