domenica 26 luglio 2026

1Re 3,5.7-12 - Rm 8,28-30 - Mt 13,44-52 - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 26 Luglio 2026

Dal primo libro dei Re 1Re 3,5.7-12
 
In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

1. Salomone si trova in una situazione difficile: è giovane e deve governare un popolo numeroso. RICONOSCE I SUOI LIMITI, capisce che da solo non può farcela, sa che non è onnipotente, quindi CERCA IL SIGNORE E VA SULL’ALTURA PIÙ GRANDE PER ESSERE IL PIÙ VICINO POSSIBILE A LUI e fa mille olocausti perché ha bisogno di lui. Vale per tutti!

2. Il Signore risponde a Salomone e chiede a Salomone che gli dica ciò di cui ha bisogno. Salomone chiede un CUORE “ASCOLTANTE” ossia UN ATTEGGIAMENTO DELLA PERSONA DISPOSTA AD ASCOLTARE, A IMPARARE, è l'atteggiamento di chi accoglie la rivelazione di Dio. UN CUORE “DOCILE”, un cuore che accetta il docente, accetta che il Signore insegni. È L'ATTEGGIAMENTO DI COLUI CHE IMPARA…

3. SALOMONE CI DICE CHE NELLA VITA È IMPORTANTE FARE LE SCELTE GIUSTE secondo i pensieri di Dio. DIO è stupito e commosso dalla preghiera di Salomone, gli RISPONDE DONANDOGLI NON SOLO CIÒ CHE HA CHIESTO, MA ANCHE CIÒ CHE NON HA CHIESTO perché ha chiesto l'essenziale: LA SAPIENZA. Tale sia la nostra preghiera…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,28-30 
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.
Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

1. Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio… Tutto è orientato al bene. Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano. È un INVITO ALLA FIDUCIA IN DIO che SA TRARRE IL BENE ANCHE DAL MALE e che sta conducendo la storia verso la salvezza…

2. Dio da sempre CI HA CONOSCIUTI, CI HA PREDESTINATI, cioè ha stabilito in partenza che noi FOSSIMO CONFORMI ALL'IMMAGINE DEL FIGLIO SUO, cioè simili nella forma a Gesù; Lui è il primogenito noi siamo i suoi fratelli e GLI ASSOMIGLIAMO PER GRAZIA dunque POSSIAMO AMARE COME LUI....

3. CI HA CHIAMATI, si è fatto conoscere e ha chiesto la nostra collaborazione. CI HA GIUSTIFICATI, resi giusti, cioè ci ha resi capaci di fare quello che ci ha rivelato, e CI HA GLORIFICATI, un anticipo della gloria futura. ABBIAMO GIÀ LA CAPARRA DELLA GLORIA, siamo al sicuro per grazia di Dio. LA GLORIA CI È STATA DATA: scegliere di aderire al Signore con piena fiducia con amore totale questa è la nostra saggezza..

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,44-52
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
1. “IL REGNO DEI CIELI È SIMILE…”. Che cos'è il Regno dei cieli? È GESÙ STESSO, CRISTO È IL RE, CRISTO È IL REGNO. Il Regno dei cieli si risolve dunque nel RAPPORTO PERSONALE CON CRISTO. Va cercato, va protetto, va vissuto... OGNI GIORNO… Leggiamo il Vangelo!

2. GESÙ È IL TESORO E LA PERLA PREZIOSA per cui VALE LA PENA VENDERE TUTTO E ACQUISTARLI. Fai la tua SCELTA: vendi tutto! e SARAI LIBERO, DIVENTERAI PREZIOSO COME IL TESORO E BELLO COME LA PERLA… Fidati!

3. Sarai tu il DISCEPOLO del regno dei cieli. DALLA PAROLA DI DIO OGNI GIORNO POTRAI ESTRARRE “COSE NUOVE E COSE ANTICHE”. Sono le meraviglie della Parola di Dio che fa nuove e divine le nostre piccole e povere vite!  Siamo INFINITO…

BUONA DOMENICA...

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PAROLA DI DIO 
Tesoro, perla preziosa è la Parola di Dio. Se noi diamo tutto per questo “tesoro”, ne avremo soltanto un guadagno! Puntiamo tutto su Cristo, senza scendere a compromessi! Questo non significa rinunciare alla propria libertà; ma provare la gioia di scoprire un senso per la nostra vita, la gioia di sentirla impegnata nell’avventura del Regno di Dio! Quella gioia che è segno della presenza di Dio.

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LECTIO DIVINA - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA -  XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)



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Mc 2,1-12 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA IX DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA IX DOPO PENTECOSTE
Domenica 26 Luglio 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Marco 2,1-12

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
1. Il paralitico non riesce ad arrivare da solo davanti al Signore; egli viene accompagnato da ‘quattro persone’. È LA GRAZIA DELL’AMICIZIA: essere accompagnati fino a Gesù non solo per il miracolo, ma anche per la misericordia che ricostruisce l’anima. COLTIVIAMO SANE AMICIZIE…
2. Gesù ammira la loro fede E PER QUESTA perdona i peccati del malato e lo guarisce. GESÙ OPERA LA LIBERAZIONE TOTALE DI QUELL'UOMO, COMINCIANDO DAL CUORE. Non dimentichiamoci MAI di essere intercessori verso Gesù per i bisogni degli altri...
3. Gesù guarito il paralitico, gli ordina di prendere la sua barella. Perché gli chiede questo? GESÙ VUOLE CHE NON DIMENTICHIAMO CHI SIAMO, cioè dei peccatori, E LA NOSTRA CONDIZIONE prima dell'intervento di Dio nella nostra vita. CIASCUNO DI NOI QUINDI HA LA SUA BARELLA. Siamo consapevoli che senza di Lui non possiamo fare nulla…
BUONA DOMENICA…

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26.07 - SANTI GIOACCHINO E ANNA

SANTI GIOACCHINO E ANNA
I Santi Anna e Gioacchino occupano un posto speciale nella storia della salvezza perché furono i genitori della Vergine Maria e i nonni di Gesù Cristo. Sebbene i Vangeli canonici non raccontino direttamente la loro vita, la tradizione cristiana ha conservato la memoria della loro santità e del loro ruolo unico nel piano di Dio. Anna, il cui nome significa "grazia" o "favore", e Gioacchino, il cui nome richiama l'opera e la benedizione di Dio, formarono una coppia profondamente credente e fedele. Per lungo tempo vissero la sofferenza di non avere figli, situazione che nell'antico Israele era considerata motivo di grande tristezza. Nonostante ciò continuarono a confidare nel Signore con perseveranza e preghiera. Secondo la tradizione, un angelo annunciò loro che avrebbero ricevuto il dono di una figlia destinata a una missione straordinaria. Nacque così Maria, scelta fin dall'eternità per diventare la Madre del Salvatore. Anna e Gioacchino educarono la figlia nella fede, nell'amore per Dio e nell'obbedienza alla sua volontà. Attraverso la loro testimonianza familiare prepararono il terreno umano sul quale sarebbe germogliato il grande mistero dell'Incarnazione. La Chiesa vede in loro un modello di sposi santi che hanno vissuto con umiltà, pazienza e fiducia nelle promesse divine. La loro figura ricorda che Dio opera spesso nel silenzio e nella semplicità delle famiglie. Sant'Anna è particolarmente venerata come patrona delle madri, delle partorienti e delle famiglie, mentre Gioacchino è esempio di padre giusto e fedele. Insieme rappresentano la bellezza di una famiglia che mette Dio al centro della propria vita. La loro santità non è fatta di imprese straordinarie visibili, ma di una quotidiana fedeltà che ha contribuito al compimento del progetto divino. Per questo la Chiesa li onora come preziosi collaboratori dell'opera della Redenzione e come modelli per tutti i genitori e i nonni cristiani. per noi oggi 1. Anna e Gioacchino educarono Maria mettendo Dio al centro della famiglia. Oggi nelle nostre case il Signore occupa davvero il primo posto oppure viene dopo tutto il resto? 2. Attesero a lungo il compimento delle promesse divine senza perdere la fiducia. Noi sappiamo ancora aspettare i tempi di Dio o pretendiamo risposte immediate a ogni desiderio? 3. La loro santità nacque nella vita quotidiana e familiare. Cerchiamo la santità nelle piccole cose di ogni giorno o pensiamo che riguardi sempre qualcun altro?
Gerusalemme, I secolo a.C.
  Anna e Gioacchino sono i genitori della Vergine Maria. Gioacchino è un pastore e abita a Gerusalemme, anziano sacerdote è sposato con Anna. I due non avevano figli ed erano una coppia avanti con gli anni. Un giorno mentre Gioacchino è al lavoro nei campi, gli appare un angelo, per annunciargli la nascita di un figlio ed anche Anna ha la stessa visione. Chiamano la loro bambina Maria, che vuol dire «amata da Dio». Gioacchino porta di nuovo al tempio i suoi doni: insieme con la bimba dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia. Più tardi Maria è condotta al tempio per essere educata secondo la legge di Mosè.


sabato 25 luglio 2026

25.07.2026 - 2Cor 4,7-15 - Mt 20,20-28 - Il mio calice lo berrete.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 4,7-15

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l'inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
1. Paolo è consapevole di due verità: la straordinaria GRANDEZZA del dono di Dio, del ministero che il Signore gli ha affidato; e la FRAGILITÀ della sua umanità: NOI ABBIAMO UN TESORO IN VASI DI CRETA. La creta è fragile come la sua umanità e attraverso una quotidiana persecuzione l’apostolo COMPIE LA MORTE DI GESÙ NEL SUO CORPO per configurarsi a Cristo e far risuonare nel mondo il Vangelo. Altro che lamentarsi!
2. Paolo sa che SOLO ATTRAVERSO L’OFFERTA DELLA SUA VITA, e quindi nella sua morte quotidiana, è possibile generare altra vita nel mondo, È POSSIBILE convertire i cuori e attrarli al Signore.
3. E la fede di Paolo poggia su un solido fondamento: DIO CI RISUSCITERÀ; Dio ci porrà accanto a Cristo nella gloria del cielo. TUTTO È PER I DISCEPOLI DI GESÙ, tutto avviene in loro favore, tutto si compie perché loro possono crescere ed abbondare nella verità della salvezza. NON RESTA CHE INNALZARE INSIEME LA VOCE E GLORIFICARE IL PADRE DEI CIELI per la sua misericordia manifestata in nostro favore.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 20,20-28

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Nella logica di Dio il potere non è un fine per dominare gli altri uomini e soddisfare la sete di primeggiare bensì un mezzo utilizzato al servizio del prossimo, in modo che anche gli altri comprendano la grandezza del Sangue di Cristo versato sulla croce. Anche gli apostoli faticano a capire il potere che si esprime nel servizio agli altri. 
La via del servizio è l’antidoto più efficace contro il morbo della ricerca dei primi posti; è la medicina per gli arrampicatori, questa ricerca dei primi posti, che contagia tanti contesti umani e non risparmia neanche i cristiani, il popolo di Dio, neanche la gerarchia ecclesiastica.
Perciò, come discepoli di Cristo, accogliamo questo Vangelo come richiamo alla conversione, per testimoniare con coraggio e generosità una Chiesa che si china ai piedi degli ultimi, per servirli con amore e semplicità.

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«Il povero vuole diventare ricco / il ricco vuole diventare re / e il re non è soddisfatto / finché non ha il potere su ogni cosa» (B.Springsteen). E oggi Gesù ci chiede di fare il viaggio a ritroso, pronti?

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25.07 - SAN GIACOMO IL MAGGIORE

SAN GIACOMO IL MAGGIORE
San Giacomo il Maggiore era figlio di Zebedeo e di Salome e fratello di San Giovanni Evangelista. Pescatore sul lago di Galilea, fu chiamato da Gesù a lasciare tutto per seguirlo e diventare apostolo. Insieme al fratello ricevette il soprannome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono", per il carattere forte e impetuoso che li distingueva. Nonostante i suoi limiti umani, Giacomo possedeva un cuore generoso e desideroso di servire il Signore. Fu scelto da Cristo per far parte del gruppo più intimo dei discepoli insieme a Pietro e Giovanni. Per questo fu testimone di eventi straordinari come la risurrezione della figlia di Giairo, la Trasfigurazione sul monte Tabor e l'agonia di Gesù nel Getsemani. In un momento di entusiasmo umano chiese, insieme al fratello, un posto d'onore nel Regno di Dio. Gesù però insegnò che la vera grandezza passa attraverso il servizio, il sacrificio e il dono della vita. Dopo la Pentecoste, Giacomo si dedicò con zelo all'annuncio del Vangelo e secondo una consolidata tradizione evangelizzò anche la Spagna, portando il messaggio di Cristo fino ai confini occidentali del mondo conosciuto. La tradizione racconta inoltre il suo speciale legame con la Madonna del Pilar, che gli apparve a Saragozza incoraggiandolo nella missione. Tornato a Gerusalemme, continuò a predicare con coraggio la Risurrezione di Cristo. La sua testimonianza suscitò però l'ostilità delle autorità ebraiche e del re Erode Agrippa, che ordinò la sua esecuzione. Giacomo divenne così il primo degli Apostoli a subire il martirio, venendo ucciso con la spada per la sua fede. Secondo la tradizione i suoi discepoli portarono le sue reliquie in Spagna, dove oggi sono custodite nella celebre Cattedrale di Santiago di Compostela. La sua tomba è diventata una delle più importanti mete di pellegrinaggio della cristianità attraverso il famoso Cammino di Santiago. San Giacomo rimane un esempio luminoso di coraggio, fedeltà e totale disponibilità a seguire Cristo fino al dono completo della propria vita. per noi oggi 1. Giacomo lasciò il lavoro, le sicurezze e i suoi progetti per seguire Gesù. Noi siamo disposti a cambiare qualcosa della nostra vita per il Vangelo o vogliamo seguire Cristo senza rinunciare a nulla? 2. Da uomo impulsivo divenne un santo e un martire. Stiamo permettendo a Dio di trasformare i nostri difetti oppure li giustifichiamo continuamente? 3. Giacomo diede la vita per la sua fede senza tornare indietro. Noi testimoniamo con coraggio di essere cristiani o ci adeguiamo facilmente a ciò che pensa la maggioranza?
Martire a Gerusalemme nel 42 d.C.
   Festa di san Giacomo, Apostolo, che, figlio di Zebedeo e fratello di san Giovanni evangelista, fu insieme a Pietro e Giovanni testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapitato da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio. 


venerdì 24 luglio 2026

24.07.2026 - Ger 3,14-17 - Mt 13,18-23 - Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

Dal libro del profeta Geremìa - Ger 3,14-17

Ritornate, figli traviati – oracolo del Signore – perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza.
Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta.
In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.

 

1. Questa profezia del Signore INVITA I FIGLI TRAVIATI A TORNARE A LUI. Egli promette di condurli a Sion e di dar loro pastori saggi. Il Signore vuole riportare il suo popolo in Dio. Vuole liberarlo dalla dura schiavitù. Attende solo che esso si converta e ritorni al suo cuore.
2. Gli occhi del Signore scrutano un futuro che dovrà venire. In futuro, l’arca dell’alleanza non sarà più ricordata, poiché Gerusalemme sarà chiamata “TRONO DEL SIGNORE” e TUTTE LE GENTI SI RADUNERANNO LÌ, ABBANDONANDO I LORO CUORI MALVAGI.
3. Gerusalemme sarà la città nella quale Dio porrà il suo trono per governare il mondo. Gerusalemme sarà la città di Dio. Tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore. TUTTE LE GENTI VEDRANNO IL SIGNORE CHE GOVERNA DALLA CITTÀ E VI AFFLUIRANNO.

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 Dal vangelo secondo Matteo - Mt 13,18-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

 

Ed ecco che Gesù stesso spiega in dettaglio la parabola del seme. Cosa ostacola il buon esito dell’ascolto della Parola?
In primis il maligno che è forte e ladro, ruba il seme seminato; la seconda causa è dovuta all'instabilità dell'uomo, l’uomo è instabile, fa presto a passare dall'entusiasmo al lasciare perdere tutto alla prima difficoltà (non ha radici); infine la mondanità e la ricchezza che hanno una grande forza di seduzione...
Ma questo non toglie il compiersi del disegno di Dio. Di fatto, c’è un “terreno buono/bello” che permette di portare “frutto”. In altre parole, ci sono dei discepoli, ci sono coloro che “ascoltano e accolgono il seme/parola”.
Quando questo avviene, il disegno di Dio si realizza in modo prodigioso, anche se in misure diverse (secondo tempi e momenti: cento, sessanta, trenta per uno).
Nel cuore dell’uomo ci sono tanti ostacoli quanto all’accoglienza della parola/seme. Ma se uno è umile e piccolo, se si apre fiducioso alla parola di Gesù e l’accoglie, ne viene un grandissimo “frutto”, cioè la sua salvezza. E il seminatore non ha seminato … invano!

 

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24.07 - SANTA CRISTINA

SANTA CRISTINA
Santa Cristina di Bolsena è una delle più celebri martiri dei primi secoli del Cristianesimo. Figlia del magistrato Urbano, visse al tempo delle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Ancora giovanissima, all'età di circa undici anni, aveva già accolto nel cuore la fede in Gesù Cristo. Il padre, desiderando che adorasse gli dei pagani, la rinchiuse in una torre insieme ad altre fanciulle affinché diventasse una sorta di vestale. Cristina però rifiutò di adorare gli idoli e, secondo la tradizione, distrusse le statue pagane dopo aver ricevuto una particolare illuminazione divina. Questo gesto provocò la furia del padre che la fece arrestare e sottoporre a terribili torture. Venne flagellata, condannata a diversi supplizi e gettata nel Lago di Bolsena con una pesante mola legata al collo. Miracolosamente però la pietra galleggiò e la riportò a riva. I persecutori continuarono ad accanirsi contro di lei con nuove prove: fu immersa in una caldaia bollente, gettata in una fornace e perfino esposta ai serpenti, ma secondo la tradizione divina ne uscì sempre salva. Nonostante le sofferenze, Cristina rimase salda nella sua fede, rifiutando ogni compromesso con il paganesimo. Alla fine venne condannata a morte e trafitta dalle frecce, ottenendo così la corona del martirio. Il suo culto era già diffuso nel IV secolo, come confermano importanti ritrovamenti archeologici nelle catacombe sotto la Basilica di Santa Cristina a Bolsena. La santa è particolarmente venerata anche a Sepino e a Palermo, dove alcune sue reliquie furono trasferite nel Medioevo. A Bolsena la sua memoria è celebrata con la suggestiva manifestazione dei Misteri di Santa Cristina, che rievoca le scene del suo martirio. La basilica a lei dedicata custodisce inoltre il luogo legato al celebre Miracolo Eucaristico di Bolsena del 1263, che contribuì alla nascita della festa del Corpus Domini. Santa Cristina continua ancora oggi a essere esempio di fortezza, fedeltà e amore totale per Cristo. Per noi oggi: 1. Cristina aveva solo undici anni e non rinnegò mai Gesù davanti alle minacce. Noi, adulti, quanto siamo disposti a difendere la nostra fede davanti alle difficoltà quotidiane? 2. I suoi persecutori volevano costringerla ad adorare falsi dèi. Quali sono oggi gli idoli moderni che rischiano di prendere il posto di Dio nella nostra vita? 3. Cristina sopportò sofferenze enormi pur di restare fedele a Cristo. Noi rinunciamo facilmente ai valori cristiani per essere accettati dagli altri o per vivere più comodamente?
+ Bolsena, IV secolo
   Come molte martiri dei primi secoli, Cristina è una giovane che per amicizia a Cristo trova nemici in famiglia. Suo padre la sottopone a crudeltà perché abiuri la fede, senza esito. Lo stesso faranno altri finché due frecce ne spezzano la vita. Integro è il suo ricordo, specie nella natia Bolsena. 

NELLO STESSO GIORNO:

SAN CHARBEL MAKHLUF Sacerdote

Beqaa Kafra, Libano, 1828 – Annaya, Libano, 24 dicembre 1898

San Charbel (Giuseppe) Makhlūf, sacerdote dell’Ordine Libanese Maronita, che, alla ricerca di una vita di austera solitudine e di una più alta perfezione, si ritirò dal cenobio di Annaya in Libano in un eremo, dove servì Dio giorno e notte in somma sobrietà di vita con digiuni e preghiere, giungendo il 24 dicembre a riposare nel Signore. La sua memoria si celebra il 24 luglio.

SAN GUALTERO - Venerato a Lodi

Lodi, 1184; † 22 luglio 1224 ca.

Gualtero nacque a Lodi nel 1184 e a 15 anni vestì l'abito dei Frati ospedalieri. Operò a Piacenza nel nosocomio di San Raimondo e poi in quello di San Bartolomeo, nella sua città natale. Lui stesso ne fondò uno presso Fanzago, sulla strada da Milano a Piacenza. Il 30 aprile del 1206 le autorità lodigiane, infatti, concessero a lui e al suo aiutante - un prete di nome Everardo - il terreno su cui sorsero l'ospedale della Misericordia e la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo. Uomo dalla vita ascetica, che camminava scalzo e vestiva di sacco, diede vita a molti altri luoghi di cura nel Vercellese, nel Tortonese, a Crema e presso Melegnano. Morì a circa 40 anni. 

 

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