domenica 19 luglio 2026

Sap 12,13.16-19 - Rm 8,26-27 - Mt 13,24-43 - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 19 Luglio 2026
Dal libro della Sapienza Sap 12,13.16-19
 
Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

1. Dio si prende cura di ogni cosa. Dio non è esagerato, DIO È POTENTE, DOMINA TUTTO, MA NON INTERVIENE CON FORZA, NON ha bisogno di far vedere che è forte, GIUDICA CON MITEZZA, GOVERNA CON INDULGENZA. 

2. L’uomo è ad immagine di Dio. Sempre a sua immagine deve vivere. Se Dio è giusto ed indulgente ANCHE L’UOMO DEVE ESSERE GIUSTO ED INDULGENTE. Se Dio ama sempre gli uomini, anche l’uomo, il giusto, deve amare gli uomini. NON PUÒ AGIRE L’UOMO, IL GIUSTO, IN MODO DIFFERENTE, DIFFORME.

3. Dio ha dato ai suoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, lui concede il pentimento, ANCHE L’UOMO DEVE CONCEDERE QUESTA SPERANZA. È possibile il pentimento, la conversione: CIÒ CHE VA MALE PUÒ ESSERE CAMBIATO, TRASFORMATO, VALORIZZATO…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,26-27
 
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

1. L'Apostolo ci parla dell’opera dello Spirito Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza. Il nostro spirito è fragile, la nostra mente è incerta, il nostro cuore ingannevole. In questa fragilità costitutiva, del nostro stesso essere, LO SPIRITO SANTO SI FA NOSTRA FORZA, NOSTRA LUCE, NOSTRA VERITÀ, NOSTRA STESSA PREGHIERA. 
2. LO SPIRITO SANTO SA I DESIDERI DEL PADRE E PREGA IL PADRE PERCHÉ LA SUA VOLONTÀ SI COMPIA. Il Padre ascolta la preghiera dello Spirito e risponde con la realizzazione della sua verità nel cuore del discepolo del Signore. DAL DI DENTRO DI NOI LO SPIRITO DI DIO CI TRASFORMA facendoci tendere verso la pienezza di vita, FORMANDO LA NOSTRA COSCIENZA AI DISEGNI DI DIO.

3. E allora qual è la nostra responsabilità e il nostro compito? FAR SÌ CHE LA NOSTRA PREGHIERA SIA SEMPRE UN FATTO DIVINO E NON UMANO. Una preghiera fatta di ascolto e di meditazione, di silenzio e di adorazione in modo che LO SPIRITO DIMORI IN NOI E PREGHI IN NOI E PER NOI. Al cristiano è chiesta una cosa sola: CRESCERE OGNI GIORNO IN GRAZIA E IN SANTITÀ.

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
1. La presenza della zizzania in un campo di buon grano provoca un problema che Gesù consiglia di NON RISOLVERE CON UNA PRESA DI POSIZIONE VIOLENTA (tagliare subito l’erba cattiva), MA CON LA PAZIENZA. Eliminare la zizzania potrebbe significare danneggiare ciò che vi è di buono. FACCIAMO ATTENZIONE…
2. La parabola racconta DUE MODI DI GUARDARE: I SERVI vedono soprattutto le erbacce, il negativo, il pericolo; IL PADRONE, invece, fissa il suo sguardo sul buon grano, la zizzania è secondaria. DOBBIAMO CONQUISTARE LO SGUARDO POSITIVO DI DIO…
3. NELLA VITA NON PREOCCUPIAMOCI PRIMA DI TUTTO DELLA ZIZZANIA, dei difetti, delle debolezze, MA DI COLTIVARE LE FORZE DEL BENE, di generosità, di attenzione, di accoglienza, di libertà. Facciamo che queste forze erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza e vedremo le tenebre scomparire. BUON CAMMINO…
BUONA DOMENICA...

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LA CHIESA
Nella Chiesa il bene e il male convivono. Ma, dice Sant'Agostino, «Dio non permetterebbe il male se non fosse abbastanza potente da trarne un bene». Possiamo, quindi, stare tranquilli! Non lasciamoci prendere dall'impazienza, come gli operai del Vangelo, che vogliono sradicare la zizzania con il rischio di rovinare tutto il raccolto. E se anche la Chiesa non è come vorresti rimani a Lei sottomesso...

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LECTIO DIVINA - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)


Mt 4,18-22 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA VIII DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA VIII DOPO PENTECOSTE
Domenica 19 luglio 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 4,18-22

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
1. L’inizio del cristianesimo è UN INCONTRO E UNA CHIAMATA: UN AVVENIMENTO che accade a delle persone, non in modo casuale, ma per iniziativa di Dio stesso. Andrea e gli altri tre hanno ‘SUBITO’ risposto… IMITIAMOLI…
2. Per seguire Gesù hanno lasciato tutto ciò che avevano: il lavoro, la casa, la famiglia e tutti i loro progetti. LA PROPOSTA È AFFASCINANTE E MISTERIOSA: da pescatori di pesci sarebbero diventati pescatori di uomini. TESTIMONI…
3. Il nostro stupore è per Dio che NON È VENUTO A TOGLIERCI QUALCOSA, MA A DONARCI TUTTO, fino al dono totale di Sé stesso. Come si può dire di no ad una simile sovrabbondante richiesta? LASCIATI ATTRARRE…
BUONA DOMENICA…

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19.07 - SANTA MACRINA

SANTA MACRINA
Macrina nasce nella famiglia di Basilio ed Emmelia, nel Ponto, una terra che diventa culla di una straordinaria fioritura di santità, da cui emergono anche Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Pietro monaco. Fin dalla prima infanzia riceve un’educazione profonda nelle Sacre Scritture, crescendo in un ambiente fortemente segnato dalla fede. La sua bellezza attira numerosi pretendenti secondo le consuetudini del tempo, e il padre le sceglie un fidanzato ritenuto adeguato, ma la morte prematura del giovane interrompe quel progetto di vita. Macrina trasforma allora il fidanzamento in un vincolo spirituale, vivendo come una sposa fedele al defunto, dedicandosi alla preghiera e alla memoria. Rimasta accanto alla madre, la sostiene nella gestione della numerosa famiglia, soprattutto dopo la nascita del decimo figlio e la successiva vedovanza. Con il tempo guida tutti verso una scelta più raccolta e spirituale, fino al ritiro ad Annesi, presso il fiume Iris nel Ponto, dove nasce un monastero femminile insieme alle domestiche di casa. La sua presenza diventa determinante anche per la crescita spirituale del fratello Basilio, che abbandona la vita mondana e abbraccia il monachesimo, diventando poi vescovo di Cesarea. Anche Pietro segue la vita religiosa entrando nel sacerdozio e nel monachesimo. Dopo la morte della madre nel 373, Macrina assume il ruolo di superiora del monastero, guidando la comunità con autorevolezza e spirito contemplativo. Il fratello Gregorio di Nissa, tornato dal Concilio di Antiochia, la visita negli ultimi giorni di vita, vivendo con lei un intenso dialogo spirituale carico di profondità teologica e affettiva. Macrina muore nel 380, serenamente, circondata dalla fama di santità e dalla gratitudine dei suoi. La sua vita viene narrata da Gregorio nella celebre Vita di Macrina, che ne trasmette l’eredità spirituale alle generazioni successive. Il suo corpo viene sepolto presso la chiesa dei Quaranta Martiri di Sebaste, vicino ai genitori, e la sua memoria liturgica è celebrata il 19 luglio. PER NOI OGGI 1. La libertà di Macrina interroga la nostra idea moderna di libertà: scelta o rinuncia? Forse ciò che chiamiamo autonomia è solo incapacità di legarsi a qualcosa di più grande. 2. In una cultura che idolatra il successo individuale, Macrina valorizza il silenzio e la vita nascosta. E se la vera influenza non fosse apparire, ma trasformare senza essere visti? 3. La sua scelta di non sposarsi “nel mondo” ribalta la logica del possesso affettivo. Siamo sicuri che l’amore debba sempre diventare possesso e non offerta radicale?
324 - Kayseri, Turchia - 19 luglio 379 - Ponto
   Nel monastero di Annesi lungo il fiume Iris nel Ponto ancora in Turchia, santa Macrina, vergine, sorella dei santi Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Pietro di Sivas, che, versata nelle Sacre Scritture, si ritirò a vita solitaria, mirabile esempio di desiderio di Dio e di distacco dalla vanità del mondo. 


sabato 18 luglio 2026

18.07.2026 - Mi 2,1-5 - Mt 12,14-21 - Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.

+ Dal Libro del profeta Michèa - Mi 2,1-5

Guai a coloro che meditano l’iniquità
e tramano il male sui loro giacigli;
alla luce dell’alba lo compiono,
perché in mano loro è il potere.
Sono avidi di campi e li usurpano,
di case e se le prendono.
Così opprimono l’uomo e la sua casa,
il proprietario e la sua eredità.
Perciò così dice il Signore:
«Ecco, io medito contro questa genìa
una sciagura da cui non potranno sottrarre il collo
e non andranno più a testa alta,
perché sarà un tempo di calamità.
In quel tempo
si intonerà su di voi una canzone,
si leverà un lamento e si dirà:   
“Siamo del tutto rovinati;
ad altri egli passa l’eredità del mio popolo,
non si avvicinerà più a me,
per restituirmi i campi che sta spartendo!”.
Perciò non ci sarà nessuno
che tiri a sorte per te,
quando si farà la distribuzione
durante l’assemblea del Signore».
1. Il tempo che Michèa vive è un TEMPO DI DECADENZA. Israele è diviso: al nord si seguono pratiche pagane, mentre il regno di Giuda è amministrato da gente corrotta e idolatra che SI PERMETTONO DI TUTTO: OGNI SORTA DI INGIUSTIZIE E SOPRUSI.

2. Michèa se ne va per le strade del suo paese a METTERE IN GUARDIA GLI OPPRESSORI, a ricordare loro che un DIO C’È ANCORA E CHE LA SUA IRA SARÀ GRANDE. Dalla sciagura che Lui medita nessuno potrà sottrarsi. SARÀ UN TEMPO DI CALAMITÀ GRANDE. Non andranno più a testa alta.

3. Michèa porta un messaggio chiaro da Dio: Avete tra le mani un dono prezioso, il regno di Israele, il mio popolo, ma non ne siete degni. VE LO TOGLIERÒ E LO DARÒ IN MANO AD ALTRI CHE SE NE PRENDERANNO CURA. Ai forestieri verrà assegnata la terra. Verrà escluso dall’assegnazione ogni empio e malvagio che ha usato il suo potere per estorcere e opprimere.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,14-21
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

 

Mentre i farisei tramano per ucciderlo, Gesù guarisce ‘tutti’ coloro che continuano a seguirlo, e intravvede il compimento del suo destino attraverso le parole del profeta Isaia. Gesù è il servo fedele che fa trionfare la giustizia di Dio con la mitezza e la misericordia e con l’accoglienza di ogni barlume di verità e vita: non spezza la canna incrinata, non spegne la fiamma smorta. Gesù si affida alla ‘giustizia’ di Dio, più grande della violenza degli uomini.
Lo stile di Gesù diventi il nostro stile missionario: anche noi siamo chiamati ad annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione.


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18.07 - SAN BRUNO DI SEGNI

SAN BRUNO DI SEGNI
San Bruno nacque a Solero d’Asti nel 1040 e ricevette una solida formazione cristiana sotto la guida dei monaci Martiniani. Fin dalla fanciullezza manifestò amore per lo studio, la preghiera e la vita virtuosa.
Fu inviato all’Università di Bologna, dove conseguì la laurea ancora molto giovane. Pur vivendo in un ambiente non sempre favorevole, conservò integra la fede ricevuta e maturò il desiderio di seguire pienamente la propria vocazione. Deciso a entrare nel monastero di Montecassino, durante il viaggio si fermò a Siena, dove il vescovo Rodolfo lo trattenne e lo nominò canonico della cattedrale. Successivamente fu inviato a Roma per incarichi della diocesi e gli venne affidato il compito di confutare l’eretico Berengario.
La sua straordinaria preparazione teologica gli permise di difendere con successo la dottrina della Chiesa davanti al papa Gregorio VII, che lo consacrò vescovo di Segni. Nella sua diocesi fu instancabile annunciatore della Buona Novella e promotore della carità, ma la sua attività si estese ben oltre i confini locali grazie alla collaborazione con Gregorio VII nella riforma della Chiesa. Combatté con coraggio l’incontinenza morale, la simonia e gli abusi del potere politico, attirandosi l’ostilità di molti avversari.
Nel 1082 fu imprigionato dal conte Adolfo di Segni, ma la tradizione racconta che il Signore lo liberò miracolosamente per tre volte. Tornato a Roma, condivise anche la prigionia del Papa nella Mole Adriana. Nonostante gli incarichi e le responsabilità, rimase sempre attratto dalla vita contemplativa e dal desiderio di una più profonda unione con Dio. Entrò quindi nella vita benedettina e, grazie alle sue virtù, dopo soli cinque anni fu eletto abate di Montecassino.
Nel 1112 tornò a Segni, dove continuò il suo ministero fino alla morte, avvenuta il 18 luglio 1123. Oltre a essere un grande pastore, fu anche un importante scrittore: commentò numerosi libri della Sacra Scrittura, compose opere teologiche sui Sacramenti e sulla Messa, scrisse vite di santi e lasciò in eredità 145 omelie e 6 libri di sentenze, contribuendo in modo significativo alla cultura e alla spiritualità della Chiesa medievale. per noi oggi 1. Bruno non cercò la carriera, ma la verità. Oggi molti inseguono visibilità e consenso; lui accettò perfino il carcere pur di non tradire le proprie convinzioni. 2. Bruno studiò per servire, non per apparire. In un tempo che confonde informazione e sapienza, la sua cultura era messa al servizio della fede e del bene comune. 3. Bruno desiderava il silenzio, ma cambiò la storia. Forse il mondo non ha bisogno di più rumore e opinioni, ma di persone interiormente solide e coerenti.
Solero, Alessandria, 1049 - Segni, Roma, 18 luglio 1123
   A Segni nel Lazio, san Bruno, vescovo, che molto lavorò e soffrì per il rinnovamento della Chiesa e, costretto per questo a lasciare la sua sede, trovò rifugio a Montecassino, dove divenne abate temporaneo del monastero. 


venerdì 17 luglio 2026

17.07.2026 - Is 38,1-6.21-22.7-8 - Mt 12,1-8 - Il Figlio dell'uomo è signore del sabato.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 38,1-6.21-22.7-8

In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente. Il profeta Isaìa, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: «Così dice il Signore: "Da' disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai"». Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: «Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi». Ed Ezechìa fece un gran pianto.
Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaìa dicendo: «Va' e riferisci a Ezechìa: "Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d'Assiria; proteggerò questa città"».
Isaia disse: «Si vada a prendere un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà». Ezechìa disse: «Qual è il segno che salirò al tempio del Signore?». «Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull'orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso.
1. Il re Ezechìa è malato a morte e l’oracolo che il profeta Isaìa gli riferisce non lascia speranza: «tu morirai e non vivrai». IL RE INIZIA A PREGARE, PROTESTANDO LA PROPRIA RETTITUDINE E LA PROPRIA FEDELTÀ, FINO ALLE LACRIME. Dio non rimane impassibile e ordina a Isaìa di proferire un contro-oracolo. 

2. IL SIGNORE VERAMENTE ASCOLTA QUANTI LO INVOCANO CON CUORE SINCERO. Ezechia ascolta il Signore. Il Signore ascolta Ezechia. Ezechia nulla fa senza consultare Isaia. Il Signore sempre manda Isaia per rivelargli la sua decisione. SI PREGA NEL SIGNORE E SI È ASCOLTATI.

3. Inoltre DIO PROLUNGHERÀ LA VITA AL RE, LIBERERÀ GERUSALEMME E LA PROTEGGERÀ DALL’ASSIRIA. La promessa di guarigione è accompagnata da un segno portentoso: Dio sposta il sole in modo che torni «indietro di dieci gradi l’ombra sulla meridiana». È UN SEGNO INCONFONDIBILE E VISIBILE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,1-8
In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Sappiamo il perché di una prescrizione, di un comando, di una proibizione? O semplicemente siamo esecutori “si fa così – si è sempre fatto così”. 
La legge è per l’uomo e la legge suprema è la carità.
“Misericordia io voglio”, cioè la lealtà di un cuore che riconosce i propri peccati, che si ravvede e torna ad essere fedele all’alleanza con Dio. “E non sacrificio”: senza un cuore pentito ogni azione religiosa è inefficace“. La misericordia è l’unico sacrificio gradito al Signore. Dinanzi alla misericordia da vivere e da esercitare cessano gli altri sacrifici, tutti. 
Perché il Figlio dell'uomo è Signore del sabato.  Il Figlio dell’uomo è Signore del sabato perché Lui è Dio nella sua Persona. È Dio dall’eternità. È Dio per generazione eterna. È Dio perché Figlio Unigenito del Padre. Essendo il Dio che ha donato il sabato, è anche il Dio che dona la giusta interpretazione della Legge del sabato. Ascoltiamolo!

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Misericordia, non sacrifici. L’aveva già detto Osea. Sembra il manifesto del pontificato di Francesco. Eppure la via dei sacrifici, anche umani, attira tanto gli uomini, forse perché è la più breve?

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17.07 - SANTA MARCELLINA

SANTA MARCELLINA
Santa Marcellina nacque nel IV secolo ed era la sorella maggiore di sant'Ambrogio e di san Satiro. Fin dalla giovinezza mostrò una profonda fede e il desiderio di appartenere totalmente a Cristo. Visse tra Roma e Milano in una famiglia cristiana che avrebbe donato alla Chiesa figure straordinarie di santità. La tradizione racconta che fu testimone del prodigio delle api che si posarono sulla bocca del piccolo Ambrogio, preannunciando la sua futura grandezza. Nel giorno del Natale del Signore, alla presenza di papa Liberio, consacrò la sua verginità a Dio, scegliendo una vita di preghiera e di totale dedizione al Vangelo. Trascorse gli anni nella meditazione della Parola di Dio, nella penitenza e nelle opere di carità verso i poveri. Sant'Ambrogio la chiamava affettuosamente «santa sorella» e riconosceva il suo ruolo fondamentale nella crescita spirituale della famiglia. Fu per lui consigliera, confidente e sostegno nei momenti più difficili del ministero episcopale. Ambrogio le dedicò il trattato De Virginibus, nel quale esaltò la bellezza della verginità consacrata vissuta per amore di Cristo. Dopo la morte del fratello Satiro affrontò il dolore con fede, trovando conforto nella preghiera e nell'abbandono alla volontà di Dio. Anche nelle prove mantenne uno spirito forte e sereno, mostrando una profonda maturità cristiana. Seguì con interesse e preoccupazione le vicende della Chiesa milanese, condividendo le sofferenze e le responsabilità del fratello Ambrogio. La sua vita si svolse nel silenzio, lontano dagli onori, ma fu ricca di fecondità spirituale. Morì probabilmente pochi anni dopo sant'Ambrogio e fu sepolta accanto ai suoi fratelli nella basilica milanese che oggi porta il nome del grande vescovo. La Chiesa la venera come modello di verginità consacrata, di fedeltà e di amore totale a Dio. Ancora oggi la sua testimonianza ricorda che la santità può fiorire anche nella discrezione e nel nascondimento. La sua memoria liturgica si celebra il 17 luglio. PER NOI OGGI 1. Viviamo in una società che cerca visibilità e successo, ma sappiamo ancora riconoscere il valore di una vita nascosta in Dio? La santità di Marcellina dimostra che il silenzio può essere più fecondo del protagonismo. 2. Ci lamentiamo delle difficoltà della Chiesa, ma quanto preghiamo realmente per essa? Marcellina sostenne la Chiesa non con le critiche, ma con la preghiera e la fedeltà. 3. In un mondo che esalta il possesso e l'autorealizzazione, siamo capaci di donarci totalmente a Dio? La sua consacrazione ricorda che la vera libertà nasce dall'appartenere interamente a Cristo.
327 - 397
   A Milano, santa Marcellina, vergine, sorella del vescovo sant’Ambrogio, che ricevette a Roma nella basilica di San Pietro il velo della consacrazione da papa Liberio nel giorno dell’Epifania del Signore. 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ENNODIO di Pavia Vescovo - PAVIA

m. Pavia, 17 luglio 521

Magno Felice Ennodio, di origine gallica, rimase orfano e trascorse la fanciullezza a Ticinum (Pavia), prima presso una zia e poi, morta questa, presso una famiglia. Nel 493, dopo un breve fidanzamento, fu accolto dal vescovo sant'Epifanio nel clero pavese. Nel 514, morto il vescovo Massimo, gli successe sulla cattedra episcopale di Pavia. Per incarico di Papa Ormisda si recò due volte a Costantinopoli, cercando di ricomporre lo scisma acaciano. Morì a Pavia nel 521.

 

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