sabato 4 luglio 2026

04.07.2026 - Am 9,11-15 - Mt 9,14-17 - Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?

Dal libro del profeta Amos - Am 9,11-15

Così dice il Signore:
«In quel giorno rialzerò la capanna di Davide,
che è cadente;
ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine,
la ricostruirò come ai tempi antichi,
perché conquistino il resto di Edom
e tutte le nazioni
sulle quali è stato invocato il mio nome.
Oracolo del Signore, che farà tutto questo.
Ecco, verranno giorni
- oracolo del Signore -
in cui chi ara s'incontrerà con chi miete
e chi pigia l'uva con chi getta il seme;
i monti stilleranno il vino nuovo
e le colline si scioglieranno.
Muterò le sorti del mio popolo Israele,
ricostruiranno le città devastate
e vi abiteranno,
pianteranno vigne e ne berranno il vino,
coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto.
Li pianterò nella loro terra
e non saranno mai divelti da quel suolo
che io ho dato loro».
1. In questo oracolo profetico si annuncia che Dio non abbandona il suo popolo. Dio distrugge il male abbattendo il prepotente facendo trionfare il diritto e la vita. SI APRE ORA UNA PROSPETTIVA DI RESTAURAZIONE che rialzerà, riparerà e ricostruirà il popolo di Dio, la dinastia di Davide: DIO SI RIVELA E RIMANE FEDELE (SEMPRE E COMUNQUE) ALL’ALLEANZA.

2. Sarà NECESSARIO IL LAVORO DELL’UOMO nell’opera di ricostruzione (chi ara, chi miete, ecc..); MA SOLO IN DIO QUEL LAVORO OTTERRÀ RISULTATI straordinari e la natura stessa collaborerà con l’uomo. Ci sarà una definitività nella restaurazione che Dio effettuerà. IL DIO CHE HA CREATO IL MONDO È IN GRADO DI FARE COSE NUOVE.

3. TALE POSSIBILITÀ FONDA LA NOSTRA SPERANZA nel Dio che vuole sempre salvare l’uomo, anche se questa salvezza passa attraverso la sofferenza, che diviene correzione più che punizione, e che CONDUCE COMUNQUE AD UNA REDENZIONE. Il progetto di Dio sulla creatura è sempre benefico, e culminerà nella vita di Gesù.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,14-17
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
“A vini nuovi, otri nuovi. La novità del Vangelo. Cosa ci porta il Vangelo? Gioia e novità. Questi dottori della legge erano rinchiusi nei loro comandamenti, nelle loro prescrizioni. Questa legge di questa gente non era cattiva: custoditi ma prigionieri, in attesa che venisse la fede. Quella fede che sarebbe stata rivelata, in Gesù stesso“.
E Cristo, lo Sposo, è ancora qui con noi. Egli è il vestito bello e il vino nuovo della festa. Non sempre tuttavia percepiamo la sua presenza in modo evidente e gioioso. Ma anche quando sopraggiungono i giorni della fatica e del digiuno, la speranza della sua venuta e la certezza del suo amore attraversano il cuore.

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Di nuovo un dialogo tra sordi: da una parte la magia del sacrificio (del digiuno) dall’altra la gioia dell’incontro (amoroso). Siamo capaci di restare in attesa del ritorno dello sposo?

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04.07 - BEATO PIERGIORGIO FRASSATI

BEATO PIERGIORGIO FRASSATI
Il Beato Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile 1901 in una famiglia benestante. Fin da giovane sviluppò una profonda fede cristiana, alimentata dalla Comunione quotidiana, dalla preghiera e dalla frequente confessione. Frequentò le scuole dei Gesuiti e maturò una forte sensibilità verso i poveri, ai quali dedicava gran parte del suo tempo.

Amava ripetere: "Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco visitando i poveri". Entrò nelle Conferenze di San Vincenzo, visitando famiglie bisognose, portando aiuti concreti e conforto spirituale. Pur appartenendo a una famiglia agiata, conduceva una vita semplice e donava spesso il denaro destinato alle proprie necessità.

Si iscrisse a Ingegneria Mineraria perché desiderava lavorare accanto agli operai e ai minatori, considerati tra i più poveri e sfruttati. Partecipò attivamente alla FUCI, all'Azione Cattolica e al Partito Popolare Italiano, convinto che la fede dovesse tradursi in impegno sociale e politico.

Entrò inoltre nel Terz'Ordine Domenicano, assumendo il nome di frate Girolamo e coltivando una profonda devozione al Rosario. Le sue giornate erano scandite da preghiera, studio, amicizia e servizio ai più deboli. Amava la montagna, lo sport, la cultura e organizzava escursioni che diventavano occasioni di testimonianza cristiana. Pur avendo pensato al sacerdozio, comprese che la sua vocazione era vivere la santità come laico nel mondo.

Nel 1925 contrasse probabilmente la poliomielite assistendo alcuni malati e morì il 4 luglio a soli ventiquattro anni. Dopo la sua morte, una folla immensa partecipò ai funerali, rivelando alla famiglia quanto bene avesse compiuto nel silenzio.

La sua testimonianza di carità, gioia e fede continua ancora oggi a ispirare giovani e adulti nel cammino cristiano.

Per noi oggi: 1. Pier Giorgio aveva tutto per vivere comodamente, ma scelse di spendere la sua vita per gli ultimi. Oggi usiamo i nostri privilegi per servire gli altri o solo per stare meglio?

2. Molti giovani cercano la felicità nel divertimento senza limiti; Pier Giorgio la trovò nella preghiera, nell'amicizia e nella carità. Quale delle due strade lascia una gioia che dura davvero?

3. Diceva di incontrare Gesù nell'Eucaristia e nei poveri. Se Cristo fosse presente nelle persone che incontriamo ogni giorno, il nostro comportamento cambierebbe?

Torino, 6 aprile 1901 - 4 luglio 1925
   A Torino, beato Piergiorgio Frassati, che, giovane militante in associazioni del laicato cattolico, si impegnò con tutto se stesso in iniziative di sviluppo sociale e di carità verso i poveri e i malati, finché morì colpito da paralisi fulminante. 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ELISABETTA DI PORTOGALLO Regina

Saragozza, Spagna, 1271 - Estremoz, Portogallo, 4 luglio 1336

Santa Elisabetta, che, regina del Portogallo, fu esemplare nell’opera di pacificazione tra i re e nella carità verso i poveri; rimasta vedova del re Dionigi, abbracciò la regola tra le monache del Terz’Ordine di Santa Chiara nel cenobio di Estremoz in Portogallo da lei stessa fondato, nel quale, mentre era intenta a far riconciliare suo figlio con il genero, fece poi ritorno al Signore.

SANT' ALBERTO QUADRELLI da Rivolta Vescovo

Nacque a Rivolta, della cui chiesa divenne successivamente preposto. Il giovedì santo 29 marzo 1168 fu scelto dal clero e dal popolo di Lodi come proprio vescovo quando Galdino, arcivescovo di Milano e legato pontificio in Lombardia, ordinò loro di staccarsi dal vescovo Alberico Merlin, che era stato eletto a quella sede dall'antipapa Pasquale III, di cui era stato fautore. Fu pastore attivo e zelante, strenuo difensore del papa Alessandro III, e prese parte al III Concilio Lateranense. La sua rettitudine fu riconosciuta anche dai suoi nemici tra cui Acerbis Murena, partigiano di Pasquale III.

 

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venerdì 3 luglio 2026

03.07.2026 - Ef 2,19-22 - Gv 20,24-29 - Mio Signore e mio Dio!

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 2,19-22

Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù.
In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

 

1. SULLA CROCE GESÙ CI HA RICONCILIATI CON DIO E TRA DI NOI, ha portato la pace, ai lontani e ai vicini, e così ci ha resi tutti concittadini e familiari, un'unica famiglia, come un unico tempio santo, abitazione di Dio in mezzo ai popoli della terra. Fratelli tutti…
2. Ogni muro divisorio dell'ostilità, quindi, è stato abbattuto, non ci sono più né stranieri né ospiti. Né extracomunitari, naufraghi, profughi..., muraglie di cemento armato… EPPURE CI SONO ANCORI TANTI MURI E NON SOLO DI CEMENTO…
3. Noi, resi vicini a Dio, rappacificati ed edificati sulle solide fondamenta, siamo CHIAMATI A CONTINUARE QUELLA COSTRUZIONE ben ordinata del tempio del Signore in cui ogni persona possa trovare pace e calore di famiglia. Buon lavoro…. 

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Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,24-29
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

 

Tommaso era un testardo. Ma, il Signore ha voluto proprio un testardo per farci capire una cosa più grande. Tommaso ha visto il Signore, è stato invitato a mettere il suo dito nella piaga dei chiodi; mettere la mano sul fianco e non ha detto: ‘E’ vero: il Signore è risorto!’. No! E’ andato più oltre. Ha detto: ‘Dio!’. Il primo dei discepoli che fa la confessione della divinità di Cristo, dopo la Resurrezione. E l'ha adorato“.
E Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Non vedere e credere significa aver fiducia in ciò che ci è stato tramandato, significa vivere nella fiducia che solo l'Amore può suscitare.

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Dobbiamo a Tommaso l’ultima beatitudine di Gesù, paradossale come le altre: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Eppure Tommaso è il nostro Didimo, fratello gemello. Siamo tutti come lui: se non vediamo non crediamo.
E come faremo allora ad essere beati, felici?

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03.07 - SAN TOMMASO APOSTOLO

SAN TOMMASO APOSTOLO
San Tommaso Apostolo, chiamato anche Didimo, cioè "gemello", è spesso ricordato soltanto per la sua incredulità davanti alla risurrezione di Gesù. In realtà la sua figura rivela un uomo sincero, coraggioso e profondamente legato al Maestro. Quando gli altri apostoli gli annunciarono di aver visto il Signore risorto, Tommaso volle verificare personalmente i fatti e dichiarò di non poter credere senza aver visto e toccato le ferite di Cristo. Otto giorni dopo, Gesù gli apparve e lo invitò a mettere la mano nel suo costato. Davanti a quella presenza viva, Tommaso pronunciò una delle più alte professioni di fede del Vangelo: "Mio Signore e mio Dio!". Il suo dubbio non fu segno di cattiva volontà, ma desiderio di una verità autentica. Nei Vangeli emerge anche il suo grande amore per Gesù. Quando il Maestro decise di tornare in Giudea, dove rischiava la morte, fu proprio Tommaso a incoraggiare gli altri discepoli dicendo: "Andiamo anche noi a morire con lui". Durante l'Ultima Cena fu ancora lui a chiedere spiegazioni sulla strada da seguire, offrendo a Gesù l'occasione di proclamare una delle frasi più importanti del cristianesimo: "Io sono la via, la verità e la vita". Dopo la Pentecoste, secondo la tradizione, Tommaso portò il Vangelo in Siria, Persia e soprattutto in India, dove fondò comunità cristiane e annunciò Cristo con coraggio. La sua missione si concluse con il martirio, avvenuto intorno all'anno 72, quando fu ucciso con colpi di lancia. La sua vita testimonia che la fede autentica non elimina le domande, ma le attraversa fino a incontrare la verità. Per questo San Tommaso rimane un esempio per tutti coloro che cercano sinceramente Dio e desiderano fondare la propria fede su un incontro personale con Cristo. Per noi oggi: 1. Molti pensano che il dubbio sia il contrario della fede. Tommaso insegna invece che le domande sincere possono diventare il cammino verso una fede più matura. 2. Viviamo nell'epoca delle opinioni veloci e superficiali. Tommaso non si accontenta del "si dice", ma cerca la verità fino in fondo: noi facciamo altrettanto? 3. Tommaso passò dal dubbio alla missione fino al martirio. Oggi diciamo di credere in Cristo, ma quanto siamo disposti a rischiare per ciò in cui crediamo?
Palestina - India meridionale (?), primo secolo dell’èra cristiana
   Festa di san Tommaso, Apostolo, il quale non credette agli altri discepoli che gli annunciavano la resurrezione di Gesù, ma, quando lui stesso gli mostrò il costato trafitto, esclamò: «Mio Signore e mio Dio». E con questa stessa fede si ritiene abbia portato la parola del Vangelo tra i popoli dell’India. 


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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 11,25-30

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 11,25-30

Il Vangelo di oggi ci porta nel cuore stesso di Gesù. Gesù, anche nel rifiuto e nella difficoltà, non si scoraggia ma prega e si affida al Padre, insegnandoci che senza preghiera rischiamo di vivere nella delusione e nel giudizio. Dio si rivela ai “piccoli”, cioè a chi ha un cuore umile, semplice e aperto, capace di fidarsi e lasciarsi guidare da Lui.
C’è una storia vera che illumina questo Vangelo. È quella di san Giovanni XXIII, il “Papa buono”. Nonostante fosse il capo della Chiesa, conservò sempre un cuore semplice. Una sera, dopo una giornata piena di problemi e preoccupazioni, disse sorridendo: “Giovanni, prenditi meno sul serio… la Chiesa è di Dio, non tua. Adesso vai a dormire”. Era la semplicità dei piccoli: fidarsi di Dio più che delle proprie ansie. Noi invece viviamo spesso oppressi: dal bisogno di controllare tutto, dall’ansia di dimostrare, dalla paura di non essere abbastanza. E il cuore si stanca. Gesù allora ci invita: “Venite a me”. Non dice: “Arrangiatevi”. Non dice: “Diventate perfetti”. Dice: “Venite”. Il suo “giogo” è l’amore. Un amore mite, umile, senza violenza, senza orgoglio. Quando si vive solo per sé stessi, tutto pesa. Quando invece si ama come Cristo, anche la fatica acquista senso. Il mondo ammira chi appare forte, vincente, superiore. Dio invece guarda chi resta piccolo nel cuore. Perché solo un cuore semplice riesce ancora a fidarsi, a meravigliarsi, a lasciarsi amare. La vera grandezza non è sentirsi superiori. La vera grandezza è avere un cuore umile abbastanza da lasciare entrare Dio. Buona domenica.   Per noi oggi 1.     Sappiamo tantissime cose, ma abbiamo dimenticato come si ascolta Dio. Il rischio dei “sapienti” di oggi è avere la testa piena e il cuore vuoto. 2.     Molti cercano pace cambiando vita, lavoro o persone… ma senza cambiare il cuore. E senza Cristo, anche il successo più grande lascia stanchezza dentro. 3.     La semplicità oggi viene scambiata per debolezza.
In realtà ci vuole molta più forza per restare umili che per sentirsi superiori.

 

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giovedì 2 luglio 2026

02.07.2026 - Am 7,10-17 - Mt 9,1-8 - Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Dal libro del profeta Amos - Am 7,10-17

In quei giorni, Amasìa, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboàmo re d’Israele: «Amos congiura contro di te, in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare le sue parole, poiché così dice Amos: “Di spada morirà Geroboàmo e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra”». Amasìa disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele.
Ora ascolta la parola del Signore: Tu dici: “Non profetizzare contro Israele, non parlare contro la casa d’Isacco”. Ebbene, dice il Signore: “Tua moglie diventerà una prostituta nella città, i tuoi figli e le tue figlie cadranno di spada, la tua terra sarà divisa con la corda in più proprietà; tu morirai in terra impura e Israele sarà deportato in esilio lontano dalla sua terra”».
1. Le parole di Amos, sgradevoli alle orecchie del re Geroboàmo e di tutto Israele, denunciano senza mezzi termini la corruzione presente nella società del regno di Israele. AMOS DICE SEMPLICEMENTE LA VERITÀ, MA SI TRATTA DI UNA VERITÀ SCOMODA. Israele pensa di potersela cavare e sottovaluta gli avvertimenti del profeta, di Dio. Illusi!

2. Il mondo non resiste alla parola di Dio, e IL PROFETA che la proclama (ieri come oggi) VIENE PERSEGUITATO. Amos viene cacciato via dalla città, si cerca di zittirlo, ed è la stessa autorità religiosa a farlo, in combutta con il potere politico, MA AMOS È INVIATO DA DIO, agisce per conto di Dio.

3. Il potere religioso che si è staccato da Dio e si è legato ai poteri della terra, HA TRADITO LA SUA CHIAMATA PER RIFUGIARSI IN SÉ STESSO, sarà trascinato nel dolore (nei figli morti di spada), nella vergogna («tua moglie diventerà una prostituta»), nella povertà (la terra divisa in più parti). LA SUA FINE SARÀ LONTANA DA DIO (terra impura) e il popolo sarà disperso a causa dei peccati e dei tradimenti a Colui che ti aveva eletto!  Che sia una lezione anche per noi oggi!

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Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,1-8
In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

 

La salute fisica è un dono che noi dobbiamo custodire. Ma il Signore ci insegna che anche la salute del cuore, la salute spirituale dobbiamo custodirla. (…)
La guarigione non è stata chiesta dal paralitico stesso, ma è stata operata da Gesù per dimostrare ai presenti che è il Figlio di Dio. In questo miracolo vediamo l’autorità massima di Gesù. Il perdono dei peccati è la rivelazione piena del suo amore. Questo dono inaspettato permette all’uomo malato/peccatore di “alzarsi e andare a casa sua”. Permette e dona di vivere davvero!
È fondamentale anche per noi fare esperienza del perdono gratuito di Dio. Prendiamoci del tempo per consegnargli tutto di noi. E Gesù, a ognuno di noi, dirà: “Io voglio perdonarti i peccati“.

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Qui Gesù supera se stesso: non dice più “la tua fede ti ha salvato”, ma fa il miracolo «vedendo la loro fede». La fede degli altri, non del paralitico. Così facciamo anche noi, riconosciamolo, non è forse vero che la nostra fede (che è già il miracolo) scaturisce dalla fede degli altri?

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02.07 - BEATA EUGENIA JOUBERT

BEATA EUGENIA JOUBERT
La Beata Eugénie Joubert nacque nel 1876 a Yssingeaux, in Francia, in una famiglia numerosa di agricoltori. Fin da giovane manifestò una profonda fede, aiutando la madre nella cura dei fratelli e dedicandosi ai poveri e all'insegnamento del catechismo ai bambini. Frequentò scuole religiose distinguendosi per la partecipazione alla Messa e la devozione alla Vergine Maria. Crescendo maturò la propria vocazione religiosa e decise di consacrare la vita a Dio. Entrò nelle Suore della Santa Famiglia del Sacro Cuore, vivendo il postulandato e il noviziato con grande impegno spirituale. Si distinse per l'obbedienza, l'umiltà e il desiderio di compiere sempre la volontà divina. Dopo la professione dei voti fu destinata soprattutto all'insegnamento del catechismo, attività che amava profondamente. Si dedicò con particolare attenzione ai bambini più poveri, malati e in difficoltà, considerandoli i più vicini al cuore di Cristo. Attraversò anche momenti di crisi interiore, superati grazie alla preghiera e alla fiducia nell'ubbidienza religiosa. Nel 1902 si ammalò di tubercolosi, una malattia che la costrinse progressivamente all'isolamento e alla sofferenza. Accolse tuttavia il dolore come una missione, offrendo le sue sofferenze per la Chiesa e per le anime. Partecipò a un pellegrinaggio a Roma e a Loreto, sperando nella guarigione, ma la malattia continuò ad aggravarsi. Negli ultimi anni conservò una straordinaria serenità spirituale e una grande speranza nel Cielo. Morì il 2 luglio 1904 all'età di soli ventotto anni, pronunciando più volte il nome di Gesù. La sua fama di santità si diffuse rapidamente e venne avviata la causa di beatificazione. Dopo il riconoscimento delle sue virtù eroiche e di un miracolo attribuito alla sua intercessione, fu proclamata Beata da San Giovanni Paolo II nel 1994. Ancora oggi è ricordata come modello di semplicità, amore ai bambini, fedeltà alla propria vocazione e totale abbandono alla volontà di Dio. Per noi oggi: 1. Viviamo in un'epoca che esalta la visibilità e il successo, mentre Eugénie cercava di essere nascosta e conosciuta soltanto da Dio. Quanto valore diamo all'apparire rispetto all'essere? 2. Molti considerano la sofferenza solo come qualcosa da evitare; Eugénie la trasformò in un'occasione di amore e di servizio. Siamo ancora capaci di dare un significato alle difficoltà della vita? 3. In una società che delega l'educazione ad altri, Eugénie dedicò la sua esistenza alla formazione dei più giovani. Chi sta trasmettendo oggi valori, speranza e senso della vita alle nuove generazioni?
Yssingeaux, Francia, 11 febbraio 1876 – Liegi, Belgio, 2 luglio 1904
   A Liegi in Belgio, beata Eugenia Joubert, vergine della Congregazione della Sacra Famiglia del Cuore di Gesù, che si adoperò per trasmettere ai bambini la dottrina cristiana e, ammalatasi di tisi, seguì con amore Cristo sofferente.