giovedì 25 giugno 2026

25.06.2026 - 2Re 24,8-17 - Mt 7,21-29 - La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 24,8-17

Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre.
In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata. Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l’assediavano. Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno.
Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra.
Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia.
Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattanìa suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.

 

1. Il re Ioiachìn fa ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre. Vi è una grande ostinazione nell’idolatria e nell’empietà. L’ostinazione è sempre il frutto del peccato. PIÙ SI PECCA E PIÙ IL CUORE DIVIENE OSTINATO, RIBELLE, OSTILE A DIO E ALLA SUA LEGGE.  

2. Gerusalemme viene assediata.  Ioiachìn decide di arrendersi al re di Babilonia. Il re di Babilonia asporta tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia.  LA PAROLA DI DIO PUNTUALMENTE SI COMPIE. Passano i giorni, i mesi, gli anni, ma la Parola del Signore rimane stabile come i cieli.

3. DEPORTA TUTTA GERUSALEMME, rimangono solo i poveri della terra. Il re di Babilonia nomina re, al posto di Ioiachìn, Mattania suo zio, cambiandogli il nome in Sedecia. Con quest’ultima nomina FINISCE LA MONARCHIA IN GIUDA. La discendenza di Davide vive nel più grande nascondimento. Il disegno di Dio continua…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,21-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

L’impressione che il brano del Vangelo suscita oggi è che il Signore voglia gente con i piedi per terra. Se la Parola è la roccia, sembra ci sia bisogno poi di pensieri, azioni, scelte, comportamenti quotidiani che si fondano e si sviluppano da lì e lì vogliono tornare.
Vedo da una parte la stabilità della roccia sicura a cui aggrapparsi e a cui poter dedicare l’esistenza e dall’altra la responsabilità di una certa coerenza con il Dono ricevuto. Ma confidiamo sempre sul fatto che sia soprattutto il Signore a costruire la casa. «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori» (salmo 127).

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A volte ci rendiamo conto dei falsi profeti, come quella gente che ascolta Gesù e lo segue perchè capisce che è «uno che ha autorità, e non come i loro scribi». Come fare? Seguendo il proprio cuore?

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25.06 - SAN MASSIMO DI TORINO

SAN MASSIMO DI TORINO
San Massimo di Torino è considerato il primo vescovo storicamente certo della Chiesa torinese. Nato nell’Italia settentrionale nella seconda metà del IV secolo, fu scelto da Sant'Eusebio di Vercelli per guidare la nuova diocesi di Julia Augusta Taurinorum, l’antica Torino romana. Fu uomo di vasta cultura, profondo conoscitore delle Sacre Scritture e straordinario predicatore. Lo storico cristiano Gennaio lo descrisse come autore di numerose opere teologiche che gli valsero il titolo di padre minore della Chiesa. Visse negli anni difficili delle invasioni gotiche e della crisi dell’Impero Romano d’Occidente, accompagnando il popolo con fede e coraggio. Partecipò al Sinodo di Milano del 451 e al Concilio di Roma del 465, accanto ai grandi vescovi del suo tempo. La sua produzione letteraria fu immensa: sermoni, omelie e trattati che ancora oggi aiutano a comprendere la vita spirituale e sociale dell’antichità cristiana. Nei suoi scritti emerge il volto di un pastore vicino alla gente, attento ai poveri e fermo nella difesa della verità evangelica. Fu testimone del martirio dei santi missionari Alessandro, Sisinnio e Martirio e tramandò la memoria dei primi martiri torinesi Ottavio, Avventore e Solutore. Insegnava ai fedeli a lodare Dio ogni giorno attraverso i Salmi, nella preghiera del mattino e della sera. Raccomandava inoltre di fare il segno della croce prima di ogni azione, per vivere sempre sotto la benedizione di Dio. Condannò con forza chi vendeva il perdono dei peccati in cambio di denaro, richiamando tutti alla sincerità della conversione. La sua predicazione univa profondità teologica e attenzione concreta alla vita quotidiana dei cristiani. Anche senza possedere con certezza le sue reliquie, il popolo continuò nei secoli a venerarlo come santo pastore della Chiesa torinese. A lui furono dedicate chiese, strade e recentemente anche una comunità ortodossa russa di Torino. Dal 2004 la sua immagine compare sulla nuova cattedra episcopale del Duomo di Torino, quasi a ricordare che il suo insegnamento continua ancora oggi. San Massimo rimane esempio di vescovo che guida il popolo non con il potere, ma con la santità, la parola e la testimonianza. Per noi oggi: 1. Oggi molti parlano continuamente, ma pochi annunciano parole che aiutano davvero a vivere. San Massimo insegnava che la predicazione vale solo quando nasce dalla verità e dalla santità. 2. Viviamo in un tempo che cerca scorciatoie spirituali senza conversione autentica del cuore. Massimo condannava chi vendeva il perdono perché la fede non può diventare commercio religioso. 3. Molti cristiani ricordano Dio solo nei momenti difficili o nelle grandi feste. San Massimo invitava invece a pregare ogni giorno, trasformando la vita ordinaria in incontro con Dio.
Metà IV secolo - 423 circa

mercoledì 24 giugno 2026

24.06.2026 - Is 49,1-6 - At 13,22-26 - Lc 1,57-66.80 - Giovanni è il suo nome.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 49,1-6

Ascoltatemi, o isole,
udite attentamente, nazioni lontane;
il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
Ha reso la mia bocca come spada affilata,
mi ha nascosto all’ombra della sua mano,
mi ha reso freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Io ho risposto: «Invano ho faticato,
per nulla e invano ho consumato le mie forze.
Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
1. Il Servo del Signore è stato chiamato per nome, non alla nascita, ma già da quando era un piccolo "seme" nell'utero della madre. Anche noi SIAMO CUSTODITI E CHIAMATI PER NOME ben prima che aprissimo gli occhi alla vita, PRENDIAMO COSCIENZA DI QUALE VALORE E DIGNITÀ E GRANDEZZA È IL NOSTRO ESSERE UOMO O DONNA E CRISTIANI.

2. Chiamato per una MISSIONE: PORTARE LA SALVEZZA FINO ALL'ESTREMITÀ DELLA TERRA. È una meta luminosa che espone tutta l'umanità al sole più terapeutico che esiste: appunto quello della Salvezza.

3. È TROPPO POCO CHE TU SIA MIO SERVO (=uno che esegue perfettamente i compiti assegnati) ... IO TI RENDERÒ LUCE DELLE NAZIONI. In che modo? ACCOGLIENDO il Signore nella tua vita ACCETTANDO il suo compito e il suo modo di essere luce di salvezza per tutti i popoli. TU SARAI IL SUO RIFLESSO!

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Dagli Atti degli Apostoli - At 13,22-26

In quei giorni, [nella sinagoga di Antiochia di Pisìdia,] Paolo diceva:
«Dio suscitò per i nostri padri Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”.
Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza».
1. Paolo trovandosi nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, e rivolgendosi ad un uditorio per lo più giudeo, nell’annunciare il Vangelo, non dimentica la FUNZIONE INTRODUTTIVA NECESSARIA di Giovanni Battista, IL BATTESIMO DI CONVERSIONE PER PREPARARE ISRAELE ALLA VENUTA DEL CRISTO.

2. Anche Paolo mette dei LIMITI PRECISI ALLA FUNZIONE DI GIOVANNI. Sul finire della sua missione, letteralmente la sua corsa, dice che DOPO DI LUI SAREBBE VENUTO UNO PIÙ GRANDE DI LUI PER DIGNITÀ. Afferma di non essere Lui il Messia. 

3. Paolo dichiara che il suo messaggio è il messaggio di salvezza. In altre parole, ABBIAMO BISOGNO DELLA SALVEZZA. E quindi, ABBIAMO BISOGNO DI UN SALVATORE. Questo è il messaggio che Paolo annunciava, ed è il messaggio che noi dobbiamo annunciare. IL MESSAGGIO È PER TUTTI, GIUDEI E NON GIUDEI.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,57-66.80

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Tutto l’avvenimento della nascita di Giovanni Battista è circondato da un gioioso senso di stupore, di sorpresa e di gratitudine. Il popolo credente intuisce che è accaduto qualcosa di grande, anche se umile e nascosto, e si domanda: «Che sarà mai questo bambino?» . Il popolo fedele di Dio è capace di vivere la fede con gioia, con senso di stupore, di sorpresa e di gratitudine. 
E guardando questo domandiamoci: come è la mia fede? E’ una fede gioiosa, o è una fede sempre uguale, una fede “piatta”? Ho senso dello stupore, quando vedo le opere del Signore, o niente si muove nel mio cuore? Come è la mia fede? E’ aperta alle sorprese di Dio? Perché Dio è il Dio delle sorprese.
Il Signore ci aiuti a comprendere che in ogni persona umana c’è l’impronta di Dio, sorgente della vita. I genitori agiscano come collaboratori di Dio. Ogni figlio è un mistero che suscita gioia, stupore e gratitudine.

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Giovanni sceglie di andare a vivere nel deserto. E' lì che parla, proclama, battezza. Il disegno di Dio sembra piccolo, nascosto, seguire una via senza riflettori. E qual è la via che scegliamo per noi?

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24.06 - NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La Chiesa celebra con grande solennità la nascita di San Giovanni Battista, l’unico santo insieme a Maria Santissima di cui si festeggia la natività terrena. La sua nascita, fissata dalla tradizione ad Ain Karem, avviene sei mesi prima di quella di Gesù e segna l’inizio dei tempi messianici. Figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, donna sterile e ormai anziana, Giovanni nasce per intervento miracoloso di Dio. Il suo nome significa “Dio ha avuto misericordia” e racchiude già la sua missione: preparare il popolo all’incontro con il Signore. L’arcangelo Gabriele annunciò a Zaccaria che quel bambino sarebbe stato pieno di Spirito Santo fin dal grembo materno. Infatti Giovanni venne santificato durante la Visitazione di Maria a Elisabetta, sussultando di gioia davanti alla presenza di Gesù ancora nascosto nel grembo della Vergine. Cresciuto nel silenzio e nella penitenza del deserto, fortificò lo spirito attraverso la preghiera e una vita austera. Divenne così il grande profeta che invitava alla conversione e al perdono dei peccati attraverso il battesimo nel Giordano. Giovanni fu il ponte tra Antico e Nuovo Testamento, l’ultimo e il più grande dei profeti. Fu l’unico a indicare pubblicamente il Messia dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. Durante il battesimo di Gesù vide lo Spirito Santo scendere su di Lui e riconobbe apertamente il Figlio di Dio. Pur avendo folle immense attorno a sé, non cercò gloria personale ma indicò sempre Cristo. Con profonda umiltà dichiarò: “Egli deve crescere e io invece diminuire”. Gesù stesso lo definì “più che un profeta” e proclamò che tra i nati di donna nessuno era più grande di lui. Giovanni fu davvero la voce che prepara la strada al Verbo eterno. La sua vita fu totalmente orientata a Cristo, fino al martirio per difendere la verità. Ancora oggi la sua figura richiama ogni uomo alla conversione sincera, al coraggio e alla fedeltà al Vangelo. Per noi oggi: 1. Viviamo nell’epoca dell’apparire, dove tutti vogliono essere ascoltati e seguiti. Giovanni invece insegnò che la vera grandezza è scomparire perché Cristo possa emergere. 2. Molti cercano una fede comoda che non disturbi la coscienza e non cambi la vita. Il Battista gridava nel deserto parole dure perché senza conversione non nasce nessun uomo nuovo. 3. Oggi la verità viene spesso taciuta per paura di perdere consenso o approvazione. Giovanni Battista preferì perdere la testa piuttosto che tradire la verità di Dio.
Ain Karem, Giudea – † Macheronte? Transgiordania, I secolo

martedì 23 giugno 2026

23.06.2026 - 2Re 19,9-11.14-21.31-35.36 - Mt 7,6.12-14 - Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 19,9-11.14-21.31-35.36

In quei giorni, Sennàcherib, re d’Assiria, inviò di nuovo messaggeri a Ezechìa dicendo: «Così direte a Ezechìa, re di Giuda: “Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d’Assiria. Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re d’Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti?”».
Ezechìa prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l’aprì davanti al Signore e pregò davanti al Signore: «Signore, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d’uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio».
Allora Isaìa, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechìa: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d’Assiria. Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui:
Ti disprezza, ti deride
la vergine figlia di Sion.
Dietro a te scuote il capo
la figlia di Gerusalemme”.
Poiché da Gerusalemme uscirà un resto,
dal monte Sion un residuo.
Lo zelo del Signore farà questo.
Perciò così dice il Signore riguardo al re d’Assiria:
“Non entrerà in questa città
né vi lancerà una freccia,
non l’affronterà con scudi
e contro essa non costruirà terrapieno.
Ritornerà per la strada per cui è venuto;
non entrerà in questa città.
Oracolo del Signore.
Proteggerò questa città per salvarla,
per amore di me e di Davide mio servo”».
Ora in quella notte l’angelo del Signore uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri centoottantacinquemila uomini. Sennàcherib, re d’Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Nìnive, dove rimase.

 

1. Lo stato maggiore dell'esercito Assiro inviò un messaggio al re di Giuda, Ezechìa, allo scopo di spaventarlo psicologicamente: NON C'È SCAMPO, NÉ VIA DI SALVEZZA. 

2. Ezechìa salì al tempio del Signore COMPIENDO UN PELLEGRINAGGIO; aprì la lettera, lesse al Signore probabilmente davanti all’Arca, mostrando GRANDE CONFIDENZA CON IL SIGNORE; poi pregò e chiese la grazia con un accorato appello PIENO DI FEDE E DI ADESIONE AL SIGNORE. Chi crede, ieri come oggi, condivide gioie e problemi nella preghiera con il Signore. 

3. E DIO RISPONDE: a Ezechìa arrivò un messaggio dal profeta Isaia. Il messaggio di Isaia è molto lungo: è un poema sarcastico, di scherno nei confronti dell’invasore: sono infondate le minacce assire. Negli annali di Sennàcherib viene narrato di un INFRUTTUOSO ASSEDIO DI GERUSALEMME precisamente, nel 701 a.C. È Dio che conduce la storia attraverso coloro che CONFIDANO il Lui e COMPIONO la sua volontà.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 7,6.12-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

 

"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro". Questa è la regola d'oro che dobbiamo ricordare ogni giorno e che ci indica come comportarci anche nelle piccole cose di ogni giorno.
Gesù ci ricorda che la salvezza è difficile ed esige rinunce. Vi si arriva non da una porta ampia e comoda, ma da un passaggio stretto e faticoso. Con la comodità non si salva l’anima, Gesù ci ha salvato sulla croce. «Il Signore ci offre tante occasioni per salvarci ed entrare attraverso la porta della salvezza.(...) Dobbiamo cogliere le occasioni di salvezza. Perché a un certo momento «il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta»; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna».

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La via per seguire Gesù passa per una porta stretta. Il Vangelo non è comodo, rassicurante. Lo leggiamo o lo addomestichiamo? Perché vogliamo allargare questa porta stretta a tutti i costi?

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23.06 - SAN GIUSEPPE CAFASSO

SAN GIUSEPPE CAFASSO
Nel cuore della Torino ottocentesca, segnata da povertà, tensioni sociali e anticlericalismo, visse San Giuseppe Cafasso, sacerdote umile e straordinario. Nato nel 1811 a Castelnuovo d’Asti, dedicò tutta la sua vita alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Fragile nel corpo ma fortissimo nello spirito, fu educatore di sacerdoti, guida spirituale e padre dei poveri. Tra i suoi figli spirituali brillò San Giovanni Bosco, che lo considerò modello perfetto di vita sacerdotale. Don Cafasso insegnava che un sacerdote deve essere santo per condurre altri alla santità. Al Convitto Ecclesiastico di Torino formò generazioni di preti alla misericordia, alla confessione e alla direzione spirituale. Passava ore nel confessionale accogliendo peccatori e disperati con dolcezza e fermezza evangelica. La sua carità nasceva dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’amore immenso verso la Madonna, chiamata da lui “nostra cara Madre”. Visitava instancabilmente i carcerati nelle prigioni torinesi, fermandosi spesso tutta la notte accanto ai detenuti. Per questo fu chiamato “il prete della forca”. Accompagnò al patibolo decine di condannati a morte, aiutandoli a riconciliarsi con Dio prima dell’ultimo respiro. Molti si convertirono vedendo in lui un amore paterno mai sperimentato prima. Non giudicava nessuno, ma conduceva ogni uomo alla verità attraverso la misericordia. In un’epoca di odio e durezza sociale, mostrò il volto compassionevole di Cristo verso gli ultimi. Morì a soli 49 anni nel 1860, chiedendo addirittura di essere dimenticato dopo la morte. Ma la Chiesa lo riconobbe come uno dei grandi santi del suo tempo. Papa Pio XI lo definì un nuovo astro della Chiesa, mentre Papa Pio XII indicò il suo esempio a tutti i sacerdoti. Ancora oggi rimane patrono dei carcerati e dei condannati a morte. La sua vita insegna che nessun uomo è perduto quando incontra qualcuno capace di amare come Cristo.
Per noi oggi: 1. Oggi costruiamo muri contro chi sbaglia, mentre Cafasso entrava nelle carceri per salvare anime. Forse il vero scandalo non è il peccato degli uomini, ma la nostra incapacità di misericordia. 2. Viviamo in una società piena di parole sulla dignità umana, ma povera di presenza accanto ai sofferenti. Cafasso non parlava soltanto di amore cristiano: rischiava il tempo, la notte e la vita per viverlo. 3. Molti cercano successo, visibilità e approvazione; lui desiderava essere dimenticato dopo la morte. Eppure proprio chi fugge la gloria umana diventa spesso luce che attraversa i secoli.
Castelnuovo d’Asti, 15 gennaio 1811 - Torino, 23 giugno 1860

NELLO STESSO GIORNO:

SAN LANFRANCO BECCARI Vescovo di Pavia

Gropello, 1134? – Pavia, 23 giugno 1198

A Pavia, san Lanfranco, vescovo, che, uomo di pace, patì molto per favorire la riconciliazione e la concordia nella città.

 

NON LASCIARE AL MALE L'ULTIMA PAROLA.

NON LASCIARE AL MALE L'ULTIMA PAROLA.

Ci sono vicende che sembrano impossibili da comprendere con la sola logica umana. È il caso dell’amicizia nata tra Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, e Nassera Kermiche, madre di Adel Kermiche, uno dei terroristi che il 26 luglio 2016 assassinò il sacerdote durante la celebrazione della Messa nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Francia.

Due donne unite da una tragedia immensa e apparentemente destinate a restare separate per sempre dal dolore. Da una parte la famiglia della vittima, dall’altra quella dell’attentatore. Eppure la sofferenza condivisa ha aperto uno spazio inatteso di incontro. Invece di lasciarsi imprigionare dall’odio, Roseline e Nassera hanno scelto di ascoltarsi, di conoscersi e di riconoscere reciprocamente la propria umanità ferita. Da questo percorso è nato il libro “Sorelle di dolore”, una testimonianza che racconta come sia possibile non lasciare al male l’ultima parola. Le due donne non cancellano il passato né minimizzano la gravità dell’attentato, ma mostrano che la riconciliazione può nascere anche laddove tutto sembra perduto. La loro amicizia diventa un segno potente in una società spesso segnata da divisioni, rancori e contrapposizioni. È la dimostrazione che il dolore può trasformarsi in occasione di dialogo e che la dignità della persona va oltre gli errori commessi o subiti. La loro storia parla di coraggio, di perdono e della capacità di scegliere la pace quando sarebbe più facile coltivare il risentimento. Un messaggio che interpella profondamente il nostro tempo e ricorda che nessuna ferita è così profonda da impedire l’incontro tra due cuori disposti ad accogliersi. Per noi oggi: 1. Se la sorella della vittima e la madre dell’attentatore possono diventare amiche, quali rancori continuiamo a giustificare nella nostra vita? Forse alcune divisioni esistono perché non vogliamo fare il primo passo. 2. Il mondo insegna che il dolore genera vendetta. Questa storia dimostra che può generare fraternità. Quale delle due strade stiamo scegliendo ogni giorno? 3. Perdonare non significa dimenticare il male, ma impedirgli di governare il futuro.
Siamo davvero liberi finché restiamo prigionieri del risentimento?

 

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