sabato 21 febbraio 2026

21.02.2026 - Is 58,9-14 - Lc 5,27-32 - Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 58,9-14

Così dice il Signore:
«Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono.
La tua gente riedificherà le rovine antiche,
ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate.
Se tratterrai il piede dal violare il sabato,
dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,
se chiamerai il sabato delizia
e venerabile il giorno sacro al Signore,
se lo onorerai evitando di metterti in cammino,
di sbrigare affari e di contrattare,
allora troverai la delizia nel Signore.
Io ti farò montare sulle alture della terra,
ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre,
perché la bocca del Signore ha parlato».
1. «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, ALLORA BRILLERÀ FRA LE TENEBRE LA TUA LUCE, la tua tenebra sarà come il meriggio». 

2. DA DOVE COMINCIARE? Dal non disprezzare (il “puntare il dito”) gli uomini per i loro difetti e manchevolezze, ad aprire il cuore ai bisogni e alle miserie degli altri, a vedere e condividere le loro tristezze, 

3. ALLORA FARAI VERAMENTE ESPERIENZA DELLA MISERICORDIA potente e gratuita che ti ha raggiunto. “MISERICORDIATO”, DIVENTERAI MISERICORDIOSO. Questo è il senso vero del digiuno autentico.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 5,27-32
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Chiamando Matteo, Gesù mostra ai peccatori che non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. Basta rispondere all’invito con il cuore umile e sincero.
Matteo capì che la familiarità con Gesù non gli consentiva di perseverare in attività disapprovate da Dio. Facilmente intuibile l’applicazione al presente: anche oggi non è ammissibile l’attaccamento a cose incompatibili con la sequela di Gesù, com’è il caso delle ricchezze disoneste.
Se tu vuoi sapere se Cristo sia venuto o meno per Te allora devi chiederti se ti riconosci o meno bisognoso di Lui. Pensare che a Cristo dobbiamo dimostrare di essere bravi, ci taglia fuori dalla Sua missione. La vita che Dio ci propone è apertura alla grazia.

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Matteo la prima cosa che fa è preparare un grande banchetto per Gesù, lo sposo. Matteo sceglie la luce della gioia nuziale al nero del lutto vittimistico. Siamo pronti a essere sorpresi dalla gioia?

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21.02 SAN PIER DAMIANI

SAN PIER DAMIANI

San Pier Damiani (1007 – 1072), nato a Ravenna e ultimo di sei figli, ebbe un’infanzia segnata dalla povertà e dall’orfanezza. Fu il fratello maggiore Damiano, arciprete, a prendersi cura della sua educazione. Studiò a Faenza e Parma, diventando un insegnante brillante e uno dei maggiori latinisti del suo tempo. Nonostante il successo culturale, il suo cuore era orientato non alla fama, ma alla contemplazione di Dio.

Intorno ai 28 anni entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, fondato da san Romualdo. Qui abbracciò una vita austera fatta di digiuno, preghiera, silenzio e penitenza. Divenuto priore nel 1043, scrisse una Regola che esaltava il “rigore dell’eremo” e definiva la cella monastica come il luogo dell’intimità con Dio. Centrale nella sua spiritualità era l’amore per la croce: «Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo».

Accanto alla vita contemplativa, svolse un ruolo decisivo nella riforma della Chiesa dell’XI secolo. Denunciò con forza la corruzione morale del clero, in particolare il nicolaismo (violazione del celibato) e la simonia (compravendita delle cariche ecclesiastiche). Nel Libro Gomorriano condannò i peccati contro la morale sessuale, ma sempre invitando alla conversione e alla speranza nella misericordia di Cristo.

Collaborò con i papi nel grande movimento di rinnovamento che sfocerà nella Riforma gregoriana. Sebbene desiderasse restare monaco, accettò per obbedienza di diventare cardinale e vescovo di Ostia (1057-58). Svolse missioni delicate per la Chiesa e per l’unità morale e disciplinare del clero. Si definiva però “ultimo servo dei monaci”, mostrando un’umiltà profonda.

La sua teologia univa cultura raffinata e sancta simplicitas: la vera sapienza non è accumulare sapere, ma cercare Dio con cuore puro. Morì nel 1072. Nel 1828 fu proclamato Dottore della Chiesa.

 

Per noi oggi

1. Una Chiesa senza silenzio diventa rumorosa ma vuota. Pier Damiani ci ricorda che l’efficacia dell’azione nasce dalla contemplazione. Oggi rischiamo di parlare continuamente di Dio senza più stare con Dio.

2. La vera riforma parte dalla conversione personale, non dalle strutture. Lui combatteva abusi e corruzione, ma iniziando dall’ascesi, dalla penitenza e dalla coerenza di vita. Senza santità personale, ogni riforma diventa solo burocrazia religiosa.

3. Amare Cristo significa accettare la croce, non solo cercare consolazione. La spiritualità moderna tende al benessere; Pier Damiani ricorda che il Vangelo passa anche da sacrificio, rinuncia e verità scomode. Una fede senza croce diventa spiritualità “comoda”, ma non trasformante.

San Pier Damiani, cardinale vescovo di Ostia e dottore della Chiesa: entrato nell’eremo di Fonte Avellana, promosse con forza la disciplina regolare e, in tempi difficili per favorire la riforma della Chiesa, richiamò con fermezza i monaci alla santità della contemplazione, i chierici all’integrità di vita, il popolo alla comunione con la Sede Apostolica.

venerdì 20 febbraio 2026

20.02.2026 - Is 58,1-9 - Mt 9,14-15 - Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.

Dal libro del profeta Isaìa - Is 58,1-9

Così dice il Signore:
«Grida a squarciagola, non avere riguardo;
alza la voce come il corno,
dichiara al mio popolo i suoi delitti,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi cercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
“Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?”.
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”».

1. Il profeta Isaia, invita Israele a liberare la sua vita da tutto ciò che impedisce un incontro leale e costruttivo con Lui. Lo invita a USCIRE DAGLI EQUIVOCI DI UNA RELIGIOSITÀ IPOCRITA E INTERESSATA. Solo così «invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”». SOLO COSÌ, IL NOSTRO DIVENTERÀ UN INCONTRO VERO. 

2. Isaia denunzia con chiarezza l’indebito e pericoloso MISCUGLIO TRA FALSA RELIGIOSITÀ E INTERESSI BEN CELATI che, sostenuti da una cattiva coscienza, FINISCONO PER GIUSTIFICARE LA CURA DEI “NOSTRI AFFARI” E PER ALIMENTARE QUELLA “CULTURA DELLO SCARTO”…

3. Poche parole chiare per il cammino della nostra conversione: «NON È PIUTTOSTO QUESTO IL DIGIUNO CHE VOGLIO: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? NON CONSISTE FORSE nel dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?».

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,14-15
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».
“Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?” Il tempo di Quaresima non va affrontato con spirito vecchio, quasi fosse un’incombenza pesante e fastidiosa, ma con lo spirito nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero Pasquale il senso della vita, e avverte che tutto ormai deve riferirsi a Lui.
È la presenza dello sposo (cioè di Cristo) a fare la differenza nella vita di un credente. La fede non è mai semplicemente pratica religiosa fine a se stessa, ma sempre relazione con la Sua presenza o la Sua assenza.
La penitenza che la Chiesa ci domanda in Quaresima esprime lo struggimento per la nostra lontananza dal Signore. Non è Lui lontano, poiché la Pasqua lo ha reso nostro contemporaneo. La penitenza quaresimale è un gesto per togliere la barriera che ci impedisce di guardare Gesù e di fare festa con Lui.

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Ancora una volta la gioia anziché la malinconia, il “vestirsi a lutto”. Perchè Gesù è lo sposo e ci invita alle sue nozze. Perchè preferiamo il nero del lutto al bianco dello sposalizio?

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20.02 SANTA GIACINTA MARTO

SANTA GIACINTA MARTO

Francesco e Giacinta Marto e la loro cugina Lucia dos Santos erano tre bambini semplici di Aljustrel, in Portogallo. Trascorrevano le giornate tra pascolo, giochi e preghiera. Amavano gridare il nome della Madonna sulle montagne e recitare l’Ave Maria con ingenua devozione. Proprio questa purezza di cuore li rese destinatari di un grande dono: le apparizioni di Fatima del 1917.

 Prima ancora della Vergine, nel 1916 apparve loro l’Angelo del Portogallo, che li educò alla preghiera e all’adorazione eucaristica. L’anno seguente la Madonna affidò ai tre pastorelli un messaggio destinato al mondo: la necessità della conversione, della recita del Rosario, della lotta contro il peccato e della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, come rimedio alle guerre e agli errori dell’umanità.

 Dopo le apparizioni, la vita dei bambini cambiò profondamente. Francesco, di carattere mite e contemplativo, sviluppò un amore intenso per Gesù nascosto nel tabernacolo. Preferiva restare in chiesa a pregare piuttosto che giocare o andare a scuola. Diceva: «Io guardo Lui e Lui guarda me». Il suo desiderio era consolare il Cuore di Gesù e di Maria.

 Giacinta, più vivace e volitiva, fu toccata in modo particolare dalla visione dell’inferno mostrata dalla Madonna. Da allora iniziò una vita di sacrifici e penitenze per la salvezza dei peccatori. Non pensava più ai giochi, ma solo a pregare, offrire sofferenze e amare intensamente Dio.

 Lucia, la più grande, fu colei che dovette custodire e trasmettere il messaggio. Subì incomprensioni, interrogatori e perfino l’ostilità della propria famiglia. Anni dopo, per obbedienza al vescovo, scrisse le sue Memorie, grazie alle quali Fatima divenne conosciuta in tutto il mondo.

 Nel 1919 - 1920, colpiti dalla “Spagnola”, Francesco e Giacinta morirono in giovane età, come la Madonna aveva preannunciato. Accettarono la malattia come offerta per i peccatori. Prima di morire, Giacinta affidò a Lucia una missione: diffondere la devozione al Cuore Immacolato di Maria, fonte di pace per l’umanità.

 La loro breve vita, semplice e nascosta, divenne così un segno potente della misericordia di Dio e della forza della fede vissuta con cuore puro.

 

PER NOI OGGI

1.     Dio parla ancora attraverso i piccoli.
Noi cerchiamo messaggi nei grandi esperti, ma Dio ha scelto tre bambini: sappiamo ascoltare le voci umili e semplici?

2.     Preghiamo davvero per la pace?
A Fatima la Madonna ha indicato il Rosario e la conversione come rimedi alle guerre. Noi crediamo ancora nella forza spirituale della preghiera?

3.     Siamo capaci di sacrificio per gli altri?
Francesco e Giacinta offrirono sofferenze per i peccatori. In una cultura che evita ogni fatica, siamo disposti a vivere l’amore come dono e non come comodità?

In località Aljustrel vicino a Fatima in Portogallo, beata Giacinta Marto, che, sebbene ancora fanciulla di tenera età, sopportò con pazienza il tormento della malattia da cui era affetta e testimoniò con fervore la sua devozione alla beata Vergine Maria.

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I DOMENICA DI QUARESIMA – 22 febbraio 2026 - Storia di Marco, 19 anni: "La tentazione della scorciatoia"

I DOMENICA DI QUARESIMA – 22 febbraio 2026


Storia di Marco, 19 anni: "La tentazione della scorciatoia"


Marco è al terzo anno di università, studia ingegneria. Ha sempre studiato sodo, ma quest'anno la fatica si fa sentire. Un esame particolarmente difficile si avvicina e lui non si sente pronto. Un compagno di corso gli propone: "Guarda, io ho già sostenuto questo esame l'anno scorso con un altro professore. Ho le risposte delle domande più frequenti. Vuoi che te le passi?". La tentazione è forte. Sarebbe così facile. Nessuno lo saprebbe. Tutti lo fanno.

 Marco si trova diviso: da una parte la voce che gli dice "fai come tutti, usa le scorciatoie, tanto che male c'è?"; dall'altra una voce più profonda che gli ricorda chi vuole essere davvero, che tipo di professionista vuole diventare, se vuole costruire la sua vita sulla verità o sulla menzogna. È solo un esame, si dice. Ma poi pensa: se cedo qui, cederò anche dopo? Se baratto oggi, quando mi fermerò?

Alla fine sceglie di studiare, di fare l'esame con le sue forze, di accettare anche l'eventualità di non passarlo al primo tentativo. L'esame non va benissimo, ma quando esce dall'aula si sente leggero.

Ha vinto una battaglia. Non contro il professore o contro la materia, ma contro se stesso, contro la tentazione della scorciatoia. Ha scelto la fatica della libertà invece della facilità della schiavitù.

 

Per noi oggi:

1. Le scorciatoie non accorciano la strada: accorciano la coscienza.

Ogni volta che scegliamo il “tanto lo fanno tutti”, perdiamo un pezzetto di noi stessi. Forse il vero fallimento non è prendere un brutto voto, ma abituarsi a vivere di trucchi e compromessi.

 2.     L’onestà oggi è diventata un atto controcorrente.

In un mondo che premia chi arriva primo a qualunque costo, decidere di fare le cose per bene sembra quasi da ingenui. E se invece fossero proprio gli onesti i veri ribelli di questo tempo?

 3.     Non si costruisce una vita solida barando sugli inizi.

Marco ha capito una verità scomoda: ciò che siamo disposti a fare oggi prepara ciò che saremo domani. Le grandi infedeltà nascono sempre da piccole concessioni. La domanda allora è semplice e scomoda: su che cosa stiamo costruendo il nostro futuro, sulla fatica o sull’inganno?

 

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giovedì 19 febbraio 2026

19.02.2026 - Dt 30,15-20 - Lc 9,22-25 - Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

Dal libro del Deuteronòmio - Dt 30,15-20

Mosè parlò al popolo e disse:
«Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso.
Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, oggi io vi dichiaro che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano.
Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe».

1. DIO CI PONE DAVANTI A UNA SCELTA: POSSIAMO SCEGLIERE di amare LUI, di seguire GESÙ e di mettere in pratica la sua volontà - oppure - possiamo scegliere il peccato, ciò che ci piace, ma che alla fine ci distrugge! 

2. Dio ci propone il bene, però ci lascia liberi.  Siccome Dio ci ama, LA SUA VOLONTÀ NON È MAI UNA COSA DANNOSA PER NOI, MA SOLTANTO PER LA NOSTRA FELICITÀ! Sta a noi la scelta, mentre Egli ci mostra con chiarezza le conseguenze di questa scelta.

3. LA POSTA IN GIOCO È ALTA: LA VITA. Per scegliere la vita dobbiamo tenerci uniti a Dio, chiedere a Lui la forza di amarlo e con Lui amare tutti i nostri fratelli e il mondo intero, obbedendo alla sua voce. DA SOLO NON RIESCO A FARE NULLA, CON LUI TUTTO È POSSIBILE.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,22-25
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».
“Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto…” In questo passo del Vangelo Gesù rivela quello che sarà il suo destino sulla terra: il massimo sacrificio per permettere a tutti gli uomini di salvarsi. Quel cammino arduo è la strada che il Messia indica ai suoi discepoli per raggiungere la salvezza, infatti dice loro che ogni giorno dovranno farsi carico della croce.
E il motivo è semplice: "Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”. Solo chi si dona riceve la sua vita. Con altre parole: solo colui che ama trova la vita. Un uomo è davvero libero solo se ha la forza di dire di no a se stesso. È davvero libero solo se sa farsi carico della realtà così com’è, senza lamentele, senza perdite di tempo. È libero solo se ha l’umiltà di seguire Chi può farlo libero.

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Rinnegare se stessi. Gesù ci dice che questo è il vero “vantaggio”. Uscire dall'autoreferenzialità della superbia e fare spazio all'altro, a Dio. Siamo pronti per questo svuotamento?

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19.02 SAN CORRADO CONFALONIERI

SAN CORRADO CONFALONIERI

Corrado Confalonieri nacque intorno al 1290 a Piacenza, in una nobile famiglia, e visse per molti anni secondo lo stile tipico della sua condizione sociale: agi, onori e divertimenti. La sua vita cambiò improvvisamente a circa venticinque anni. Durante una battuta di caccia, per stanare la selvaggina fece incendiare alcune sterpaglie; il fuoco, però, sfuggì al controllo e distrusse campi e coltivazioni. Un uomo innocente fu accusato del disastro e condannato a morte.

Venuto a conoscenza dell’ingiustizia, Corrado ebbe il coraggio di presentarsi, confessare la colpa e salvare il condannato. Questo gesto gli costò carissimo: il signore di Piacenza, Galeazzo Visconti, lo punì confiscandogli tutti i beni e riducendolo in povertà. Quell’evento segnò per lui l’inizio di una profonda conversione. Spogliato di tutto, decise di cambiare vita e di servire solo Dio.

Entrò in contatto con un gruppo di religiosi e intraprese un cammino spirituale che lo portò a scegliere la via francescana. Dopo un pellegrinaggio a Roma, si trasferì in Sicilia, vicino a Noto, dove visse come eremita fino alla morte. Inizialmente condivise la vita con il beato Guglielmo Buccheri, ma poi preferì una solitudine ancora più profonda per evitare onori eccessivi.

La sua esistenza fu semplice e austera: preghiera, lavoro manuale, penitenza, digiuno. Combatté molte tentazioni, soprattutto di gola, ma rimase sempre fedele. La sua fama di santità si diffuse rapidamente grazie a numerosi miracoli: guarigioni, segni prodigiosi, episodi di grande carità e umiltà. Tutto ciò che compiva, però, lo attribuiva sempre a Dio.

Nonostante la vita solitaria, mantenne rapporti cordiali con la gente e con la Chiesa. Era devoto ai sacramenti e alla Vergine Maria, e salutava tutti con le parole francescane: “La pace sia con te”. Prima di morire predisse il proprio passaggio al cielo. Alla sua morte, avvenuta a Noto, si racconta che le campane suonarono da sole.

Il suo corpo fu conservato nella cattedrale della città, e la sua fama continuò nei secoli. Fu beatificato nel 1515 e il suo culto si diffuse soprattutto tra i francescani.

 

PER NOI OGGI

1.     Sappiamo assumerci le nostre responsabilità?
Corrado ebbe il coraggio di confessare la propria colpa anche a costo di perdere tutto. Oggi siamo disposti a pagare di persona per la verità?

2.     Il fallimento può diventare occasione di rinascita.
Ciò che sembrava una rovina totale divenne per lui l’inizio della santità. Anche noi sappiamo leggere le crisi come chiamate a cambiare vita?

3.     Quanto spazio lasciamo al silenzio e alla preghiera?
In una società rumorosa e frenetica, l’eremita Corrado ci provoca: senza interiorità profonda non c’è vera libertà né pace.

Nato nel 1290 da una nobile famiglia di Piacenza, amante della vita di corte, si converte dopo una battuta di caccia che provoca un grave incendio. Si fa terziario francescano, praticò per circa quarant’anni un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza. Muore a Noto nel 1351.  

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA ELISABETTA DI MANTOVA (Bartolomea Picenardi) Vergine
Cremona, 1428/30 - Mantova, 19 febbraio 1468
A Mantova, beata Elisabetta Picenardi, vergine, che, indossato l’abito dell’Ordine dei Servi di Maria, condusse nella casa paterna una vita consacrata a Dio, accostandosi assiduamente alla santa comunione e attendendo con impegno alla Liturgia delle Ore e alla meditazione delle Scritture, devotissima della Vergine Maria.

 

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