martedì 21 luglio 2026

21.07.2026- Mi 7,14-15.18-20 - Mt 12,46-50 - Tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!».

Dal libro del profeta Michèa - Mi 7,14-15.18-20

Pasci il tuo popolo con la tua verga,
il gregge della tua eredità,
che sta solitario nella foresta
tra fertili campagne;
pascolino in Basan e in Gàlaad
come nei tempi antichi.
Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto,
mostraci cose prodigiose.
Quale dio è come te,
che toglie l’iniquità e perdona il peccato
al resto della sua eredità?
Egli non serba per sempre la sua ira,
ma si compiace di manifestare il suo amore.
Egli tornerà ad avere pietà di noi,
calpesterà le nostre colpe.
Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà,
ad Abramo il tuo amore,
come hai giurato ai nostri padri
fin dai tempi antichi.

1. IL RITORNO DALL’ESILIO PORTA A CONFRONTARSI CON UNA REALTÀ DURA. La terra promessa è occupata da popolazioni straniere e ostili al ritorno degli israeliti. Le mura sono state demolite, il tempio distrutto. La consapevolezza di essersi allontanati da YHWH è viva. Su questo clima pesante si leva ferma e incoraggiante la parola del profeta: DIO “AVRÀ PIETÀ”, “CALPESTERÀ LE COLPE”, “GETTERÀ NEL MARE I PECCATI”, “CONSERVERÀ LA SUA FEDELTÀ E LA SUA BENEVOLENZA”.

2. DIO SI RICORDA DELLA PROMESSA CHE CI HA FATTO DA SEMPRE: quella di cancellare i nostri peccati sacrificando una parte di sé. NON C’È ALTRA DIVINITÀ CHE RAGIONA COSÌ, che torna sui suoi passi, che DÀ SEMPRE UNA SECONDA OPPORTUNITÀ... e poi una terza e una quarta... 

3. È proprio l'amara esperienza del peccato riscattata dalla gioia del perdono a rivelare l'autentico volto di Dio. IL DIO DELLA RIVELAZIONE È RICCO DI MISERICORDIA E DI AMORE. Il perdono di Dio ci rende CREATURE NUOVE e ci rilancia nella via dell’amore…
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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,46-50

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Gesù rompe gli schemi: non conta più il sangue, ma l’obbedienza al Padre. Non basta “appartenere” a Lui per tradizione o parentela: serve scegliere ogni giorno. Chi fa la volontà di Dio entra in una nuova famiglia, libera da etichette e ruoli. È uno schiaffo a ogni fede di comodo, fatta di abitudini e non di decisioni. Gesù non cerca fan, ma fratelli e sorelle che vivano come Lui. Maria stessa è madre non per privilegio, ma perché ha detto “sì” fino in fondo. Il Vangelo oggi chiede: vuoi restare spettatore devoto o entrare davvero in famiglia?

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Tutti cerchiamo di parlare con Gesù che sentiamo come “uno dei nostri”. Ma lui sfugge alla nostra presa. Siamo noi che dovremmo lasciarci prendere da lui, ma parlare è più facile che ascoltare.

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21.07 - SAN LORENZO DA BRINDISI

SAN LORENZO DA BRINDISI
San Lorenzo da Brindisi nacque nel 1559 con il nome di Giulio Cesare Russo e fin da giovane dovette affrontare il dolore della perdita dei genitori. Cresciuto dai francescani, sviluppò una profonda vocazione religiosa e a quindici anni entrò tra i Cappuccini, assumendo il nome di Lorenzo. Dotato di straordinarie capacità intellettuali, studiò filosofia, teologia e le Sacre Scritture, imparando diverse lingue tra cui ebraico, greco e latino. Ordinato sacerdote a soli ventitré anni, divenne uno dei più grandi predicatori del suo tempo e si impegnò nella difesa della fede cattolica contro le dottrine protestanti. Fondò numerose case dell’Ordine in varie città europee e si dedicò con generosità all'assistenza dei malati, degli appestati e dei più bisognosi. Al centro della sua vita vi era l'Eucaristia, che celebrava con profonda devozione e intensa partecipazione spirituale. Le sue Messe erano spesso accompagnate da lacrime, contemplazione ed esperienze mistiche. Accanto all'amore per Cristo nutriva una tenerissima devozione verso la Vergine Maria, alla quale dedicò importanti opere teologiche. Per i suoi scritti mariani fu definito il più grande mariologo del suo tempo. Lorenzo insegnava che Maria è associata all'opera della salvezza come mediatrice delle grazie divine e modello perfetto di santità. Fu anche uomo di dialogo, diplomatico e ambasciatore di pace, svolgendo delicate missioni per la Chiesa e per i sovrani europei. Durante la guerra contro l'espansione ottomana accompagnò spiritualmente le truppe cristiane e nella battaglia di Albareale incoraggiò i soldati portando una grande croce tra i combattenti. Egli attribuì ogni successo non alle capacità umane ma all'aiuto di Dio e della Madonna. Eletto vicario generale dei Cappuccini, guidò l'Ordine con saggezza e spirito evangelico. Morì nel 1619 a Lisbona, mentre era impegnato a difendere i diritti e la dignità del popolo del Regno di Napoli. La sua vita rimane una luminosa testimonianza di fede, coraggio, preghiera, carità e totale fiducia nella Provvidenza divina. per noi oggi 1. San Lorenzo conosceva profondamente la Bibbia e la dottrina cristiana. Noi quanto tempo dedichiamo a conoscere la nostra fede rispetto a quello che dedichiamo ai social e alle notizie? 2. Lui trovava nell'Eucaristia la forza per affrontare ogni sfida. Noi cerchiamo la forza in Dio oppure solo nelle nostre capacità e sicurezze umane? 3. Lorenzo difese la verità senza paura e servì i più deboli. Oggi siamo disposti a testimoniare il Vangelo quando è scomodo, oppure preferiamo il silenzio per non avere problemi?
Brindisi, 22 luglio 1559 - Lisbona, 22 luglio 1619

   San Lorenzo da Brindisi, sacerdote e dottore della Chiesa: entrato nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, svolse instancabilmente nelle regioni d’Europa il ministero della predicazione; esercitò ogni compito in semplicità e umiltà nel difendere la Chiesa contro gli infedeli, nel riconciliare tra loro i potenti in guerra, nel curare il governo del suo Ordine. Il 22 luglio morì a Lisbona in Portogallo.


QUANDO PERDI IL CONTROLLO, PUOI INIZIARE A TROVARE SENSO.

QUANDO PERDI IL CONTROLLO, PUOI INIZIARE A TROVARE SENSO.

Karl Schilling era un giovane pittore norvegese che si trovava a Düsseldorf per la sua formazione artistica.
Durante la festa del Corpus Domini, osservava la processione cattolica con curiosità estetica ma anche distanza interiore. Non apparteneva alla Chiesa cattolica e guardava tutto come un semplice spettacolo culturale. Quando i fedeli si inginocchiarono davanti all’Eucaristia, lui rimase in piedi con il suo cappello da artista. Un gesto improvviso – qualcuno gli fece cadere il cappello – lo mise in una condizione di forte umiliazione. Tornato a casa, si sentì ferito ma anche profondamente interrogato da quell’episodio. La famiglia cattolica presso cui abitava gli spiegò il significato del gesto liturgico. Scoprì così che non si trattava di una tradizione sociale, ma della presenza reale di Cristo. Questa rivelazione cambiò la sua percezione dell’intera scena. Da osservatore distaccato, iniziò a sentirsi personalmente coinvolto. La sua reazione iniziale di orgoglio lasciò spazio a un processo di interiorità e riflessione. Cominciò a partecipare alla Messa e ad ascoltare la catechesi. Il concetto di Eucaristia come presenza viva lo colpì in modo decisivo. Ciò che prima vedeva come simbolo diventò per lui una realtà viva e concreta. Il giovane artista iniziò così un lento cammino di conversione. Non fu un cambiamento improvviso, ma una maturazione progressiva della coscienza. Decise infine di entrare nella Chiesa cattolica e ricevere il battesimo. Successivamente abbandonò la carriera artistica per rispondere a una nuova chiamata. Scelse la vita religiosa entrando tra i barnabiti. Divenne sacerdote e confessore conosciuto per la sua misericordia e delicatezza spirituale. La sua vita cambiò radicalmente: da artista a servitore della fede. Quell’episodio iniziale del cappello caduto divenne simbolo di un più grande abbassamento interiore. La sua storia mostra come un gesto apparentemente negativo possa diventare luogo di grazia. per noi oggi 1. Una conversione non nasce quasi mai dal comfort, ma da una frattura che mette in crisi la nostra identità. Il punto non è evitare l’urto, ma chiedersi cosa stiamo difendendo quando ci sentiamo colpiti. 2. Non tutto ciò che viviamo come umiliazione è negativo: a volte è uno specchio che smonta l’orgoglio. La vera domanda è se abbiamo il coraggio di ascoltare ciò che ci mette a disagio invece di respingerlo subito. 3. La fede (e più in generale ogni cambiamento profondo) non entra quando tutto è sotto controllo, ma quando perdiamo il controllo.
E allora il provocatorio non è “perché succede?”, ma “che cosa mi sta chiedendo di cambiare davvero questa crisi?”.

 

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lunedì 20 luglio 2026

20.07.2026 - Mi 6,1-4.6-8 - Mt 12,38-42 La regina del Sud si alzerà contro questa generazione.

+ Dal libro del profeta Michèa - Mi 6,1-4.6-8

Ascoltate dunque ciò che dice il Signore:
«Su, illustra la tua causa ai monti
e i colli ascoltino la tua voce!».
Ascoltate, o monti, il processo del Signore,
o perenni fondamenta della terra,
perché il Signore è in causa con il suo popolo,
accusa Israele.
«Popolo mio, che cosa ti ho fatto?
In che cosa ti ho stancato? Rispondimi.
Forse perché ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto,
ti ho riscattato dalla condizione servile
e ho mandato davanti a te
Mosè, Aronne e Maria?».
«Con che cosa mi presenterò al Signore,
mi prostrerò al Dio altissimo?
Mi presenterò a lui con olocausti,
con vitelli di un anno?
Gradirà il Signore
migliaia di montoni
e torrenti di olio a miriadi?
Gli offrirò forse il mio primogenito
per la mia colpa,
il frutto delle mie viscere
per il mio peccato?».
Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono
e ciò che richiede il Signore da te:
praticare la giustizia,
amare la bontà,
camminare umilmente con il tuo Dio.
1. DIO CHIAMA IN CAUSA IL SUO POPOLO che è venuto meno ai suoi impegni, che ha tradito l’alleanza, gli chiede il perché del suo comportamento. IL SIGNORE SEMPRE TRATTA L’UOMO DA UOMO, lo tratta da essere razionale, intelligente, capace di discernimento e di separazione del bene dal male.

2. Il profeta sa che Dio è perfettissimamente innocente, santo, puro in ogni sua azione e decisione. “CON CHE COSA MI PRESENTERÒ AL SIGNORE?” Il profeta sa che la colpa è del popolo. “Devo forse offrire il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere per il mio peccato?” Sono questi, PENSIERI DELL’UOMO NON CERTO DI DIO.

3. ORA IL PROFETA RICEVE IL PENSIERO DI DIO perché venga comunicato e annunziato ad ogni uomo. “Uomo, TI È STATO INSEGNATO ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio”. ORA SAI COSA IL SIGNORE VUOLE DA TE…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,38-42

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Il segno che chiedi è un miracolo abbagliante, una dimostrazione di forza, che tolga ogni spazio al dubbio. Poi c’è il segno che non chiedi. Il segno che non chiedi è il luogo della tua rinascita.
A Ninive, risuonò la profezia di Giona, che impedì la distruzione e portò una speranza nuova, la speranza di Dio. Lasciamoci contagiare da questa speranza, che incoraggia a ricostruire e a ricominciare. Il segno è la persona di Gesù, quello che abita nel suo cuore e che si esprime nella modalità del suo vivere. 
Noi non andiamo in cerca di qualcosa che ci possa strabiliare, ma di qualcuno che ci conduca al senso della vita, e ce lo manifesti nella realtà della sua persona. Cerchiamo Gesù, l'amico che ci accompagna mentre viviamo. Cerchiamo la vita piena, la verità manifesta, e la via che ci conduca ad acquisirla. Noi cerchiamo Gesù, il Signore della vita... Buona ricerca...

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Cerchiamo sempre segni, ne abbiamo bisogno. Giovanni chiama “segni” i miracoli. A Erode che gliene chiede uno, Gesù non risponde; l’unico a cui non parla. Quanto immatura è la nostra fede?

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20.07 - SANT' APOLLINARE DI RAVENNA

SANT'APOLLINARE
Sant’Apollinare è una delle figure più importanti della Chiesa antica e viene venerato come primo vescovo di Ravenna e discepolo di san Pietro. Nato ad Antiochia, città legata alle origini della predicazione cristiana, seguì Pietro fino a Roma e da lui ricevette la missione di evangelizzare Ravenna. Con la sua predicazione portò molte persone alla conversione e alla conoscenza di Cristo. La guarigione della moglie di un tribuno favorì numerosi battesimi, ma attirò anche l'ostilità dei pagani. Quando gli fu chiesto di offrire sacrifici agli idoli, Apollinare rifiutò con fermezza, affermando che l'oro e l'argento dovevano essere utilizzati per aiutare i poveri e non per onorare falsi dèi. Per questa sua fedeltà subì dure persecuzioni, venne picchiato, esiliato e persino coinvolto in un naufragio dal quale riuscì a salvarsi. Tornato a Ravenna continuò senza paura la sua missione di annunciare il Vangelo. Intorno all'anno 70 fu nuovamente aggredito e colpito con tale violenza da morire pochi giorni dopo a causa delle ferite riportate. Per questo la Chiesa lo onora come martire e modello di perseveranza nella fede. San Pietro Crisologo lo definì più volte confessore, sottolineando che il vero martirio consiste soprattutto nel non rinnegare mai Cristo durante le prove. Sul luogo della sua morte fu costruita la splendida Basilica di Sant’Apollinare in Classe, famosa per i suoi straordinari mosaici, dove il santo è raffigurato in preghiera come pastore del gregge di Cristo. La sua memoria continua a essere viva nella Chiesa perché testimonia il valore della fedeltà, della missione e del coraggio cristiano. Ancora oggi Sant’Apollinare invita i credenti a non cedere ai compromessi con il male, a difendere la verità del Vangelo e a mettere sempre Dio al primo posto nella propria vita. per noi oggi 1. Se Sant’Apollinare fosse tra noi, accetterebbe una fede comoda e senza sacrifici? O ci direbbe che stiamo sostituendo il Vangelo con la ricerca del benessere personale? 2. Apollinare preferì le persecuzioni agli idoli. Noi quali idoli moderni stiamo servendo: denaro, successo, immagine o potere? 3. Il santo rischiò tutto per annunciare Cristo. Noi rischiamo almeno qualcosa per la nostra fede, oppure preferiamo non distinguerci mai dagli altri?
circa II-III secolo
  Sant'Apollinare, originario di Antiochia, per primo rivestì la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna. Si dedicò all'opera di evangelizzazione dell'Emilia-Romagna, per morire infine martire, come vuole la tradizione. Le basiliche di Sant'Apollinare in Classe e Sant'Apollinare Nuovo sono luoghi privilegiati nel tramandarne la memoria. Il suo culto tuttavia si diffuse rapidamente anche oltre i confini cittadini. 

 

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domenica 19 luglio 2026

Sap 12,13.16-19 - Rm 8,26-27 - Mt 13,24-43 - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 19 Luglio 2026
Dal libro della Sapienza Sap 12,13.16-19
 
Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

1. Dio si prende cura di ogni cosa. Dio non è esagerato, DIO È POTENTE, DOMINA TUTTO, MA NON INTERVIENE CON FORZA, NON ha bisogno di far vedere che è forte, GIUDICA CON MITEZZA, GOVERNA CON INDULGENZA. 

2. L’uomo è ad immagine di Dio. Sempre a sua immagine deve vivere. Se Dio è giusto ed indulgente ANCHE L’UOMO DEVE ESSERE GIUSTO ED INDULGENTE. Se Dio ama sempre gli uomini, anche l’uomo, il giusto, deve amare gli uomini. NON PUÒ AGIRE L’UOMO, IL GIUSTO, IN MODO DIFFERENTE, DIFFORME.

3. Dio ha dato ai suoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, lui concede il pentimento, ANCHE L’UOMO DEVE CONCEDERE QUESTA SPERANZA. È possibile il pentimento, la conversione: CIÒ CHE VA MALE PUÒ ESSERE CAMBIATO, TRASFORMATO, VALORIZZATO…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 8,26-27
 
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

1. L'Apostolo ci parla dell’opera dello Spirito Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza. Il nostro spirito è fragile, la nostra mente è incerta, il nostro cuore ingannevole. In questa fragilità costitutiva, del nostro stesso essere, LO SPIRITO SANTO SI FA NOSTRA FORZA, NOSTRA LUCE, NOSTRA VERITÀ, NOSTRA STESSA PREGHIERA. 
2. LO SPIRITO SANTO SA I DESIDERI DEL PADRE E PREGA IL PADRE PERCHÉ LA SUA VOLONTÀ SI COMPIA. Il Padre ascolta la preghiera dello Spirito e risponde con la realizzazione della sua verità nel cuore del discepolo del Signore. DAL DI DENTRO DI NOI LO SPIRITO DI DIO CI TRASFORMA facendoci tendere verso la pienezza di vita, FORMANDO LA NOSTRA COSCIENZA AI DISEGNI DI DIO.

3. E allora qual è la nostra responsabilità e il nostro compito? FAR SÌ CHE LA NOSTRA PREGHIERA SIA SEMPRE UN FATTO DIVINO E NON UMANO. Una preghiera fatta di ascolto e di meditazione, di silenzio e di adorazione in modo che LO SPIRITO DIMORI IN NOI E PREGHI IN NOI E PER NOI. Al cristiano è chiesta una cosa sola: CRESCERE OGNI GIORNO IN GRAZIA E IN SANTITÀ.

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
1. La presenza della zizzania in un campo di buon grano provoca un problema che Gesù consiglia di NON RISOLVERE CON UNA PRESA DI POSIZIONE VIOLENTA (tagliare subito l’erba cattiva), MA CON LA PAZIENZA. Eliminare la zizzania potrebbe significare danneggiare ciò che vi è di buono. FACCIAMO ATTENZIONE…
2. La parabola racconta DUE MODI DI GUARDARE: I SERVI vedono soprattutto le erbacce, il negativo, il pericolo; IL PADRONE, invece, fissa il suo sguardo sul buon grano, la zizzania è secondaria. DOBBIAMO CONQUISTARE LO SGUARDO POSITIVO DI DIO…
3. NELLA VITA NON PREOCCUPIAMOCI PRIMA DI TUTTO DELLA ZIZZANIA, dei difetti, delle debolezze, MA DI COLTIVARE LE FORZE DEL BENE, di generosità, di attenzione, di accoglienza, di libertà. Facciamo che queste forze erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza e vedremo le tenebre scomparire. BUON CAMMINO…
BUONA DOMENICA...

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LA CHIESA
Nella Chiesa il bene e il male convivono. Ma, dice Sant'Agostino, «Dio non permetterebbe il male se non fosse abbastanza potente da trarne un bene». Possiamo, quindi, stare tranquilli! Non lasciamoci prendere dall'impazienza, come gli operai del Vangelo, che vogliono sradicare la zizzania con il rischio di rovinare tutto il raccolto. E se anche la Chiesa non è come vorresti rimani a Lei sottomesso...

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LECTIO DIVINA - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)


Mt 4,18-22 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA VIII DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA VIII DOPO PENTECOSTE
Domenica 19 luglio 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 4,18-22

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
1. L’inizio del cristianesimo è UN INCONTRO E UNA CHIAMATA: UN AVVENIMENTO che accade a delle persone, non in modo casuale, ma per iniziativa di Dio stesso. Andrea e gli altri tre hanno ‘SUBITO’ risposto… IMITIAMOLI…
2. Per seguire Gesù hanno lasciato tutto ciò che avevano: il lavoro, la casa, la famiglia e tutti i loro progetti. LA PROPOSTA È AFFASCINANTE E MISTERIOSA: da pescatori di pesci sarebbero diventati pescatori di uomini. TESTIMONI…
3. Il nostro stupore è per Dio che NON È VENUTO A TOGLIERCI QUALCOSA, MA A DONARCI TUTTO, fino al dono totale di Sé stesso. Come si può dire di no ad una simile sovrabbondante richiesta? LASCIATI ATTRARRE…
BUONA DOMENICA…

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