venerdì 16 ottobre 2026

16.10.2026 - Ef 1,11-14 - Lc 12,1-7 - Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,11-14

Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

1. IN CRISTO, NOI SIAMO DIVENTATI EREDI. L’eredità è il paradiso, la vita eterna, la partecipazione della divina natura. QUESTA EREDITÀ È SOLO DI CRISTO GESÙ, POICHÉ L’EREDITÀ È IL DONO DEL PADRE AL FIGLIO. Essendo noi divenuti con Cristo una cosa sola, essendo stati fatti figli di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo, L’EREDITÀ VIENE CONFERITA ANCHE A NOI.

2. NOI SIAMO PREDESTINATI AD ESSERE LODE DELLA SUA GLORIA. È la gioia di Dio e la sua piena glorificazione nel RENDERCI SUOI FIGLI ED EREDI DEI BENI che spetterebbero solamente a Lui. È UN DIO CHE GIOISCE NEL RENDERCI PARTECIPI ED EREDI DEI SUOI BENI.

3. Dopo aver ASCOLTATO LA PAROLA DELLA VERITÀ, l’ascolto è necessario, indispensabile per accedere a Cristo Gesù, e CREDUTO NELLA VERITÀ DEL VANGELO, LO SPIRITO DEL SIGNORE SCENDE nel cuore di chi ascolta. Guidato dallo Spirito, egli cammina verso il cielo. Lo Spirito Santo, caparra della nostra eredità, è in vista della risurrezione finale. LO SPIRITO È QUELLA GIUSTIZIA DI DIO RIVERSATA NEI NOSTRI CUORI, che ci rende giusti e che realizza pienamente il progetto divino…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,1-7

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Gesù ci mette in guardia dai cattivi maestri, i farisei, che mostrano una buona faccia, ma corrompono l'anima come un lievito cattivo nella pasta. Svelandone la falsità, Gesù ci protegge dalla minaccia che potrebbe uccidere l’anima. L’unica difesa che salva viene dal seguire il vero Maestro e dall’affidarsi al Padre che sta nei cieli.
Se seguiamo Gesù e ci affidiamo al Padre, sentiamo vera le parole: "Non abbiate paura!". Sappiamo che le tribolazioni non mancano e proprio per questo è necessario non dimenticare la parola di Gesù “Non abbiate paura! Non avere paura, vai avanti! Io sono con te!”. Non abbiate paura di chi vi deride e vi maltratta, e non abbiate paura di chi vi ignora o “davanti” vi onora ma “dietro” combatte il Vangelo (…) Gesù non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui.
Non farti spaventare dalle prese in giro e dalle cattiverie che potresti subire, ma continua ad annunciare il Vangelo con gioia...

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Gesù ci scuote e ci mette in guardia dall’ipocrisia, rivelandoci per l’ennesima volta che il Padre ci ama, uno per uno, contando i nostri capelli. Può mai esistere e resistere un amore falso?

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16.10 SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE

SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE
Santa Margherita Maria Alacoque nacque nel 1647 e morì nel 1690; fu la grande propagatrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Quinta di sette figli, rimase orfana del padre ancora bambina e fin da piccola sentì nascere in lei un forte desiderio di consacrarsi a Dio. A cinque anni pronunciò, quasi senza comprenderne pienamente il significato, il voto di castità perpetua. A quattordici anni ricevette una particolare grazia dalla Madonna, che l'aveva già aiutata durante una grave malattia, e in seguito entrò nell'Ordine della Visitazione. Il 27 dicembre 1673, durante l'adorazione davanti al Santissimo Sacramento, ebbe la prima delle grandi rivelazioni di Gesù sul suo Sacro Cuore, chiamandola a far conoscere agli uomini il suo amore misericordioso. Gesù le mostrò il suo Cuore ardente d'amore, chiedendole di promuovere una festa in suo onore e di riparare alle ingratitudini e alle offese ricevute. Margherita incontrò incomprensioni e opposizioni anche all'interno del monastero, ma trovò sostegno nel gesuita san Claudio de La Colombière, che riconobbe la profondità della sua esperienza spirituale. Gesù le affidò la missione di diffondere la devozione al Sacro Cuore, dalla quale nacque anche la pratica dei primi nove venerdì del mese. Secondo la tradizione delle rivelazioni ricevute da Margherita, Gesù promise particolari grazie a coloro che avessero coltivato questa devozione, tra cui la cosiddetta «Grande Promessa» legata alla Comunione nei primi venerdì. Margherita visse inoltre profondamente la Passione di Cristo, offrendo sofferenze e preghiere per la salvezza delle anime. La sua vita ci ricorda che il Cuore di Gesù è soprattutto un Cuore che ama, perdona e attende, invitandoci a rispondere all'amore con una vita di fede, riparazione e carità. per noi oggi 1. Gesù ha mostrato a Margherita un Cuore che arde d’amore per ogni persona. E noi: quanto è ancora freddo il nostro cuore davanti all’amore di Dio? 2. I primi venerdì non sono una semplice pratica da rispettare, ma un invito a entrare nel Cuore di Cristo. La nostra fede è davvero relazione con Gesù oppure è diventata soltanto abitudine religiosa? 3. Margherita ha offerto sofferenze, preghiere e incomprensioni per la salvezza delle anime. Noi sappiamo ancora sacrificare qualcosa per gli altri, oppure cerchiamo una fede che non ci costi nulla?
"Un Cuore che ama è un Cuore Provvidente. Gesù stesso lo evidenzia nel Santo Vangelo: "Venite a me voi tutti....ed io vi darò ristoro". ( Mt 11,28)
 Santa Margherita Maria Alacoque, vergine, che, entrata tra le monache dell’Ordine della Visitazione della beata Maria, corse in modo mirabile lungo la via della perfezione; dotata di mistici doni e particolarmente devota al Sacratissimo Cuore di Gesù, fece molto per promuoverne il culto nella Chiesa. A Paray-le-Monial nei pressi di Autun in Francia, il 17 ottobre, si addormentò nel Signore.
(17 ottobre: A Paray-le-Monial nel territorio di Autun in Francia, transito di santa Margherita Maria Alacoque, vergine, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' EDVIGE RELIGIOSA E DUCHESSA DI SLESIA E DI POLONIA
16 ottobre - Memoria Facoltativa
Andescj, Baviera, 1174 - Trzebnica, Polonia, 15 ottobre 1243
Santa Edvige, religiosa, che, di origine bavarese e duchessa di Polonia, si dedicò assiduamente nell’assistenza ai poveri, fondando per loro degli ospizi, e, dopo la morte del marito, il duca Enrico, trascorse operosamente i restanti anni della sua vita nel monastero delle monache Cistercensi da lei stessa fondato e di cui era badessa sua figlia Gertrude. Morì a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre.


BEATO CONTARDO FERRINI TERZIARIO FRANCESCANO

Milano, 5 aprile 1859 – Suna, Novara, 17 ottobre 1902

A Suna presso il lago Maggiore, beato Contardo Ferrini, che, nell’educare i giovani, con il suo esempio di fede e di vita cristiana andò ben oltre la scienza umana.


BEATO GIOVANNI BONO RELIGIOSO

Mantova, 1168 - Mantova, 16 ottobre 1249

A Mantova, beato Giovanni Bono, eremita, che, da giovane, lasciata la madre, errò per varie regioni d’Italia esercitando il mestiere di giocoliere e di attore comico, ma all’età di quarant’anni, dopo essersi gravemente ammalato, fece voto a Dio di abbandonare il mondo per donarsi interamente in penitenza e amore a Cristo e alla Chiesa e fondò una Congregazione sotto la regola di sant’Agostino. 


BEATO BALDASSARRE RAVASCHIERI DA CHIAVARI SACERDOTE FRANCESCANO

Chiavari, Genova, 1419 - Binasco, Milano, 17 ottobre 1492

Nacque a Chiavari da nobile famiglia genovese, entrò nell'ordine francescano dei Minori Osservanti, in seguito divenne sacerdote e teologo. Nel convento di Chiavari assunse il compito di guardiano, in seguito responsabile di tutta la provincia di Genova. Molto attivo nella predicazione venne colpito da gotta, che lo debilitò a tal punto da non potersi più muovere. Si ritirò allora nel convento del suo ordine a Binasco, piccolo centro tra Milano e Pavia. Fu molto stimato ai suoi tempi per la sua fama di sant'uomo e di confessore, consigliere e d'esempio della beata Veronica Negroni da Binasco. Fu amico di Bernardino da Feltre e di Giovanni Antonio Amadeo. Morì il 17 ottobre 1492.Nella diocesi di Pavia la sua memoria si celebra il 16 ottobre.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,15-21

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22, 15-21

A chi appartengo?
I farisei cercano di mettere Gesù in difficoltà con una domanda apparentemente semplice: è lecito pagare il tributo a Cesare? Gesù non cade nella loro trappola, ma porta la questione molto più in profondità: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Cesare può avere la moneta con la sua immagine, ma nel cuore dell’uomo è impressa un’altra immagine: quella di Dio. Questa parola ci provoca perché anche noi possiamo vivere divisi tra ciò che appartiene a Dio e ciò che appartiene al mondo. Il problema non è avere denaro, lavorare, occuparci delle responsabilità quotidiane; il problema nasce quando queste realtà diventano il nostro assoluto. Pensiamo di essere liberi, ma lentamente possiamo diventare schiavi del successo, del denaro, dell’apparire, del giudizio degli altri. Una storia vera ci viene da San Tommaso Moro, uomo politico inglese e cancelliere del re Enrico VIII. Aveva una posizione importante, ricchezza e prestigio, ma quando il re gli chiese di approvare una decisione contraria alla sua coscienza, Tommaso Moro scelse di non tradire ciò che riteneva vero davanti a Dio. Perse il suo incarico, i suoi beni e infine la vita, ma non volle vendere la propria coscienza per conservare i privilegi. La sua testimonianza ci ricorda che possiamo dare a Cesare ciò che gli spetta, ma a Dio dobbiamo dare noi stessi. La moneta porta l’immagine di Cesare; noi portiamo l’immagine di Dio. Per questo la domanda più importante non è soltanto quanto possediamo, ma chi possiede il nostro cuore. Gesù ci chiede di vivere nel mondo con responsabilità, ma senza permettere al mondo di diventare il nostro padrone. Essere cristiani significa allora rendere visibile, attraverso le nostre scelte, l’immagine di Dio che portiamo dentro di noi. Non basta dire di appartenere a Cristo: bisogna dimostrarlo con una coscienza limpida, con la verità e con la vita.

per noi oggi 1. Chi è il mio “Cesare”? Che cosa rischia di prendere nella mia vita il posto che appartiene soltanto a Dio: il denaro, il lavoro, il successo, una persona, il potere? 2. Che cosa sto restituendo a Dio? Se Dio ha impresso la sua immagine nel mio cuore, la mia vita rende riconoscibile quella presenza?
3. Quanto vale la mia coscienza? Sono disposto a difendere ciò che è giusto anche quando mi costa qualcosa, oppure cambio idea quando la verità diventa scomoda?

 

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giovedì 15 ottobre 2026

15.10.2026 - Ef 1,1-10 - Lc 11,47-54 - Sarà chiesto conto del sangue di tutti i profeti: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,1-10

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Èfeso credenti in Cristo Gesù: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.

1. BELLISSIMO CANTO ALLA BENEVOLENZA DI DIO che ci ha BENEDETTI, SCELTI E AMATI prima della creazione del mondo. Siamo posti davanti al disegno d’amore della sua volontà, quello che È CULMINATO NELLA PASQUA DI CRISTO, nella quale noi, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia.

2. Tutto questo disegno d’amore della volontà di Dio, questa rivelazione della benevolenza di Dio nei nostri confronti, ha un PUNTO DI CONVERGENZA STORICO ED ETERNO: Gesù Cristo.

3. IN CRISTO siamo stati benedetti, scelti, amati, redenti, gratificati, perdonati; MEDIANTE CRISTO noi siamo stati resi figli adottivi; IN CRISTO tutte le cose saranno ricondotte ad unità e sotto il governo della pienezza dei tempi. Noi possiamo solo dire: Benedetto sia Dio…

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,47-54
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Gesù contraddice il sistema dei farisei e dei dottori della legge che hanno "portato via la chiave della conoscenza", deformando la verità e corrompendo la capacità di discernere il bene dal male. Questo rimprovero è attuale, poiché viviamo in un mondo confuso. L'insegnamento di Gesù ci invita a riscoprire la realtà delle cose e l'amore gratuito come chiave della salvezza. Senza questa chiave, non possiamo accogliere la gratuità della salvezza ricevuta. È tempo di cambiare e ritrovare l'autentico insegnamento di Gesù.

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Gesù scuote i dottori della Legge diventati “doganieri” che non entrano e non lasciano entrare gli altri, ritenendosi giusti. Non è vero che anche noi ci raccontiamo storie a cui vogliamo credere?

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15.10 SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

Santa Teresa d’Avila fu una grande maestra di vita spirituale e una donna capace di unire contemplazione e concretezza. Nata nel 1515, dedicò la sua vita alla riforma del Carmelo e alla ricerca di una più profonda comunione con Dio. San Paolo VI la definì maestra di vita spirituale e contemplativa incomparabile e nel 1970 la proclamò Dottore della Chiesa. Teresa comprese che la riforma della Chiesa doveva partire dalla conversione del cuore. A 39 anni visse quella che chiamò la sua “seconda conversione”, dopo aver contemplato un’immagine di Cristo sofferente. Quell’incontro la riportò a una preghiera più intensa e trasformò profondamente la sua vita. Da allora divenne instancabile nel fondare monasteri e nel trasmettere la sua esperienza spirituale. Nel Castello interiore descrisse l’anima come un grande castello formato da sette stanze. Il cammino verso il centro del castello rappresenta il percorso dell’uomo verso l’unione con Dio. Ma per Teresa non esiste vera vita spirituale senza una relazione personale e quotidiana con il Signore. Per questo affermava che “la porta per entrare in questo castello è l’orazione”. Pregare, per lei, non significava semplicemente recitare formule o chiedere qualcosa. Significava stare con Colui che sappiamo che ci ama. La preghiera diventa così un’amicizia che trasforma lentamente pensieri, desideri e scelte. Teresa ci insegna anche che la santità non elimina le difficoltà, ma dona la forza per attraversarle. La sua vita fu segnata da incomprensioni, fatiche, opposizioni e grandi responsabilità. Eppure continuò il suo cammino con fiducia, coraggio e umiltà. La sua esperienza ci ricorda che Dio non chiede persone perfette, ma cuori disponibili a lasciarsi trasformare. Forse anche noi abbiamo bisogno di entrare nel nostro “castello interiore” e riscoprire ciò che abita veramente il nostro cuore. Nel rumore delle nostre giornate, Teresa ci invita a ritrovare il silenzio necessario per ascoltare Dio. La sua domanda rimane attuale: quanto spazio lasciamo davvero a Dio nella nostra vita? per noi oggi 1. Abbiamo tante connessioni, ma sappiamo ancora stare in silenzio davanti a Dio? 2. Cerchiamo continuamente risposte fuori di noi: abbiamo mai il coraggio di entrare nel nostro cuore? 3. La nostra preghiera è un’abitudine oppure una vera amicizia con Dio?

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. 
 Memoria di santa Teresa di Gesù, vergine e dottore della Chiesa: entrata ad Ávila in Spagna nell’Ordine Carmelitano e divenuta madre e maestra di una assai stretta osservanza, dispose nel suo cuore un percorso di perfezionamento spirituale sotto l’aspetto di una ascesa per gradi dell’anima a Dio; per la riforma del suo Ordine sostenne molte tribolazioni, che superò sempre con invitto animo; scrisse anche libri pervasi di alta dottrina e carichi della sua profonda esperienza.



mercoledì 14 ottobre 2026

14.10.2026 - Gal 5,18-25 - Lc 11,42-46 - Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 5,16-25

Fratelli, se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.
Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

1. Paolo mette in CONTRAPPOSIZIONE SPIRITO E CARNE. La carne è l'istinto umano, è una forza che ci inclina al male, è l’istinto per cui ci viene spontaneo fare il male. MA NOI NON SIAMO PRIGIONIERI DI QUESTA CARNE CI È STATO DATO LO SPIRITO CHE CI LIBERA E CI RENDE CAPACI DI FARE QUELLO CHE A DIO PIACE…

2. Le OPERE DELLA CARNE ATTRAGGONO MA SONO UN SUSSEGUIRSI DOLOROSO DI PECCATI, VIZI, DIFETTI, che riempiono le pagine dei nostri giornali: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. PORTANO ALLA MORTE…

3. NOI SIAMO RINATI IN CRISTO, abbiamo fatto morire sulla croce la carne con tutte le sue passioni e i suoi desideri. SIAMO CREATURE NUOVE: liberate dal peccato SIAMO FATTI LIBERI rispetto a quello spirito della Legge che da sé solo attesta la schiavitù al peccato. Se la nostra vita è in virtù dello Spirito, CONFORMIAMOCI ANCHE AI DESIDERI DELLO SPIRITO.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,42-46
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!». 

 

In questo passaggio, Gesù critica i farisei ei dottori della Legge per la loro ipocrisia e superficialità. I farisei sono accusati di concentrarsi su dettagli minori, come pagare la decima sulle erbe, mentre trascurano la giustizia e l'amore di Dio. Amano i posti d'onore e i saluti pubblici, ma sono paragonati a sepolcri nascosti, ingannando chi li segue. I dottori della Legge sono condannati per imporre pesi insopportabili agli altri senza aiutarli. Gesù denuncia così una religiosità formale e priva di sostanza, esortando a vivere la vera giustizia e l'amore divino. Il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato”.

 

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14.10 SAN CALLISTO I, PAPA E MARTIRE

SAN CALLISTO I, PAPA E MARTIRE
San Callisto I fu papa dal 217 al 222 e visse una storia segnata da persecuzioni, eresie, divisioni e riconciliazioni. Dopo alcune vicissitudini divenne diacono e collaboratore di san Zefirino, che gli affidò anche la cura del cimitero sulla Via Appia, oggi noto come Catacombe di San Callisto. Eletto papa nel 217, dovette affrontare le controversie sul monarchianismo, che negava la Trinità e la divinità di Cristo. Il suo principale oppositore fu Ippolito, che rifiutò di riconoscere la sua elezione e divenne il primo antipapa della storia. Callisto sostenne una linea pastorale caratterizzata dalla misericordia, ammettendo nuovamente alla comunione, dopo una sincera penitenza, anche peccatori che avevano commesso gravi colpe. La sua posizione provocò forti contrasti, ma mostrava una Chiesa capace di unire verità, conversione e perdono. La tradizione attribuisce a Callisto anche la fondazione della Basilica di Santa Maria in Trastevere e l’istituzione del digiuno delle Quattro Tempora. Durante la persecuzione dell’imperatore Massimino il Trace, Callisto fu arrestato e subì il martirio nel 222. La sua memoria rimane legata soprattutto alla testimonianza di una Chiesa che, pur attraversata da divisioni, continua a cercare l’unità e la riconciliazione. La vicenda di Callisto e Ippolito mostra inoltre che persino una grave opposizione può essere superata dal pentimento e dal perdono. Anche Ippolito, infatti, dopo essere stato antipapa, si riconciliò con il legittimo pontefice san Ponziano e morì martire insieme a lui. San Callisto ci ricorda che la santità non consiste nell’assenza di conflitti, ma nella capacità di cercare Cristo, la verità e la comunione anche dentro le difficoltà. per noi oggi 1. San Callisto ci provoca: siamo davvero capaci di perdonare chi sbaglia, oppure preferiamo ricordargli per sempre il suo errore? La misericordia cristiana comincia quando smettiamo di condannare e impariamo a rialzare. 2. Una Chiesa senza misericordia rischia di diventare un tribunale invece che una casa. Noi accogliamo il peccatore che vuole ricominciare o gli chiudiamo la porta in faccia? 3. Callisto ci ricorda che nessuno è definito per sempre dal proprio passato. Se Dio concede una seconda possibilità, con quale diritto noi la neghiamo agli altri?
Noi veneriamo degnamente i Martiri in quanto discepoli e imitatori
del Signore e per la loro suprema fedeltà verso il proprio Re e Maestro,
e sia dato a noi pure di divenire loro compagni e discepoli!
 San Callisto I, papa, martire: da diacono, dopo un lungo esilio in Sardegna, si prese cura del cimitero sulla via Appia noto sotto il suo nome, dove raccolse le vestigia dei martiri a futura venerazione dei posteri; eletto poi papa promosse la retta dottrina e riconciliò con benevolenza i lapsi, coronando infine il suo operoso episcopato con un luminoso martirio. In questo giorno si commemaora la deposizione del suo corpo nel cimitero di Calepodio a Roma sulla via Aurelia.