mercoledì 8 aprile 2026

08.04.2026 - At 3,1-10 - Lc 24,13-35 - Riconobbero Gesù nello spezzare il pane.

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,1-10

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
1. FISSANDO LO SGUARDO SU DI LUI, ED EGLI SI VOLSE A GUARDARLI. Lo sguardo è il primo modo di incontrare una persona, di entrare in contatto. È fissando lo sguardo che si decide perdono o vendetta, compassione o rancore. IL DESIDERIO DI PIETRO È DI INCONTRARE QUELL’UOMO COME PERSONA, E RESTITUIRGLI DIGNITÀ, VALORE.

2. “NON POSSIEDO NÉ ARGENTO, NÉ ORO:” è l’immagine di una Chiesa povera, cioè consapevole che la sua forza non sta nei mezzi. La sua forza sta solo nell’annuncio del Vangelo. Nel nome di Gesù, il Nazareno alzati e cammina. PIETRO POSSIEDE E SA DI POTER CONTARE SUL NOME DI GESÙ. La forza di quel nome è in grado di agire nella storia.

3. Ecco L’ESITO DELL’ANNUNCIO DEL VANGELO FATTO DALLA COMUNITÀ CRISTIANA: rimettere in piedi l’uomo, farlo risorgere, portarlo con sé nella gioia all’incontro con il Dio dei Padri, PERCHÉ NESSUNO SIA ESCLUSO DA QUESTO INCONTRO. Pietro dovrà spiegare l’accaduto, dovrà aiutare il popolo a leggere il segno.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

È un incontro rapido, quello di Gesù con i due discepoli di Emmaus. I due discepoli sono tristi per quanto è accaduto a Gerusalemme. Gesù, il Messia liberatore, era stato ucciso! I due pellegrini non credono alle donne che raccontano di avere visto Gesù vivo. È necessario allora che qualcosa riaccada personalmente: la misericordia di un nuovo incontro che riaccende il cuore, rivela il senso dei fatti accaduti e spalanca gli occhi. Le Scritture prendono luce nuova (cuore che brucia!): la morte del Messia non è la fine disastrosa di un uomo buono, ma il dono supremo di amore che libera il popolo dal peccato. L' Eucarestia è la presenza di Gesù risorto, anche se egli è “invisibile”. Allora, dopo aver incontrato il Signore risorto, si riparte per la missione della vita.

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I discepoli di Emmaus riconoscono Gesù quando spezza il pane, cioè se stesso, per loro. Finchè si parla si resta “a distanza”, quando si ama ci si incontra per davvero. Perchè preferiamo parlare?

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08.04 SANTA GIULIA BILLIART

SANTA GIULIA BILLIART

Santa Giulia Billiart nacque nel 1751 a Cuvilly, in Alta Francia, sesta di sette figli. Fin da piccola mostrò grande attaccamento alla fede, conoscendo il Catechismo a memoria e guidando gli altri bambini nella preghiera. A 14 anni fece voto di castità e, nonostante le difficoltà fisiche e psicologiche – tra cui la paralisi alle gambe a 31 anni – mantenne una vita intensa di preghiera e servizio, dedicandosi all’insegnamento del Catechismo e all’aiuto della parrocchia.

Durante la Rivoluzione francese fu costretta a rifugiarsi ad Amiens, dove incontrò Françoise de Gizaincourt e padre Joseph Varin, che la incoraggiarono a fondare un istituto religioso per l’educazione cristiana delle fanciulle. Nel 1804, miracolata dalla paralisi grazie alla fede e alla preghiera, pronunciò insieme a tre compagne i primi voti della congregazione delle Suore di Nostra Signora.

Sotto la sua guida, l’istituto si sviluppò rapidamente: Giulia fondò 15 conventi e numerose scuole, mantenendo una fitta corrispondenza con le religiose della congregazione, che oggi operano in quattro continenti. La santa visse la Provvidenza come costante guida e fu nota per il dono delle estasi e dei miracoli in terra. Le sue giornate iniziavano con un sentimento di gratitudine e ammirazione per la bontà di Dio, che le concedeva un nuovo giorno per glorificarLo. La sua vita rappresenta un esempio di fede, resilienza e dedizione totale al servizio degli altri.

 

Per noi oggi:

1.     La disabilità non è ostacolo ma palestra di fede e coraggio.
Giulia, paralizzata per anni, trasformò la limitazione in forza spirituale e apostolica. Noi sappiamo trasformare le difficoltà quotidiane in opportunità di servizio e crescita?

2.     L’educazione è missione e non solo insegnamento.
Santa Giulia fondò scuole e conventi per formare anime oltre che menti. Oggi puntiamo solo ai risultati o anche a costruire persone virtuose e consapevoli?

3.     La Provvidenza richiede fiducia attiva e gratitudine quotidiana.
Iniziava ogni giorno ammirando la bontà di Dio e offrendo la vita al servizio degli altri. Noi viviamo ogni giornata come dono da valorizzare o la lasciamo scivolare senza senso?

Cuvilly (Dipartimento Oise, Francia), 12 luglio 1751 - Namur (Belgio), 8 aprile 1816
 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' AMANZIO di Como Vescovo

sec. V

A Como, sant’Amanzio, vescovo, che sedette per terzo sulla cattedra di questa Chiesa e fondò la basilica degli Apostoli.

 

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martedì 7 aprile 2026

07.04.2026 - At 2,36-41 - Gv 20,11-18 - Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

 

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro diceva ai Giudei: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!».
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
1. Pietro predica GESÙ CRISTO COME IL MESSIA RISORTO: un messaggio che certamente affretterà la crocefissione del discepolo! Pietro ci ricorda che DOBBIAMO SEMPRE AVERE IL CORAGGIO DI PARLARE CHIARO E FORTE contro l’ingiustizia, per quante difficoltà possiamo incontrare.

2. La folla dei Giudei rimane colpita. “All’udir tutto questo SI SENTIRONO TRAFIGGERE IL CUORE…” e chiedono “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. Pentitevi – cambiate radicalmente”. Gran parte della folla cambia davvero! Lo Spirito Santo agisce e conosce il modo di cambiare i cuori.

3. “Convertitevi e ciascuno di voi SI FACCIA BATTEZZARE nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, E RICEVERETE IL DONO DELLO SPIRITO SANTO”. Battesimo per il perdono dei peccati porta ad UN'UNITÀ E UNA COMUNIONE NUOVA, ben precisa, vincolante. LO SPIRITO SI DONA COME DONO per farci diventare dono…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 20,11-18
In quel tempo, Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"».
Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

 

L’apparente assenza di Gesù nel sepolcro gettò nello sconforto Maria Maddalena. Neanche la voce di Gesù riusciva a scuoterla perché non si immaginava che fosse proprio colui che cercava. In realtà, quando gli uomini sprofondano nel doloroso buio della disperazione, si comportano come inizialmente la Maddalena con Gesù: osservano ma non vedono, sentono ma non odono, perché lo spirito è occupato dal proprio io e non può far posto al Figlio di Dio. Ma quando Gesù la chiama per nome, Maria lo riconosce.
Ora Maria sa che il suo Signore è sempre con Lei. Anche quando sale al Padre.  Come Maria Magdala, tutti noi riusciamo a trovare Dio poiché lui per primo sta cercando noi.
Oggi nella nostra preghiera personale chiediamo allo Spirito Santo che aiuti anche noi a riconoscere Gesù quando ci chiama per nome.

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Maria scambia Gesù per il “custode del giardino”, che è il ruolo affidato dal Creatore all'uomo, che mirabile scambio! Lei vede Gesù, ma non lo riconosce. Non capita tutti i giorni anche a noi?

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07.04 SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE

SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE

San Giovanni Battista de La Salle nacque a Reims nel 1651 in una famiglia nobile e numerosa. Ordinato sacerdote nel 1678, fu profondamente segnato dalla spiritualità del Seminario di San Sulpizio e dalla volontà di educare i più poveri. Collaborando con Adriano Nyel, fondò la sua prima scuola gratuita, dando inizio a un’azione educativa che avrebbe cambiato la pedagogia in Francia e nel mondo.

Nel 1684 i suoi giovani maestri si costituirono formalmente nella congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, i lasalliani, la prima istituzione maschile interamente laica e consacrata all’insegnamento. De La Salle innovò profondamente il metodo scolastico: le lezioni in classe, la priorità alla lingua madre, la formazione morale quotidiana con il Catechismo, la disciplina e la preghiera, l’attenzione alla crescita integrale dei ragazzi, inclusa la vita spirituale e sociale.

Per lui l’educazione non era solo trasmissione di conoscenze ma formazione completa della persona: insegnare a leggere e scrivere significava anche educare alla virtù, alla semplicità, all’umiltà, al rispetto e all’amore verso Dio e i genitori. La fede incarnata guidava la giornata scolastica: Messa, Rosario, preghiere e pratiche cristiane scandivano la vita dei giovani. De La Salle concepì inoltre scuole serali e professionali, anticipando l’idea moderna di istruzione funzionale al lavoro e alla vita sociale.

Il suo metodo educativo e la congregazione da lui fondata si diffusero rapidamente, dando vita a un modello riconosciuto in tutto il mondo, ancora oggi presente in cinque continenti, con scuole e insegnanti che mantengono vivi i principi di istruzione, fede e servizio ai più poveri.

 

Per noi oggi:

1.     Educare senza fede significa trasmettere solo informazioni.
De La Salle ci ricorda che la crescita dei ragazzi è integrale: mente, cuore e spirito. Oggi siamo disposti a formare persone o solo consumatori di nozioni?

2.     La gratuità dell’insegnamento non è un ostacolo ma un potente motore di giustizia sociale.
Educare i poveri a costo zero trasformava vite e comunità. Quanto siamo disposti a sacrificare per chi più ha bisogno?

3.     La disciplina e l’amore non sono opposti ma complementari.
De La Salle insegnava regole con dolcezza e preghiera, mostrando che la vera autorità è servizio. Riusciamo oggi a educare con rispetto, rigore e cura allo stesso tempo?

Reims (Francia), 30 aprile 1651 - Saint-Yon (presso Rouen), 7 aprile 1719



DON ROBERTO FISCER

DON ROBERTO FISCER

Don Roberto Fiscer, parroco della Santissima Annunziata a Genova, considera i social un mezzo per portare agli altri ciò che ha ricevuto in dono: la fede. Per lui, la presenza online non sostituisce la comunità reale, ma la integra, permettendo di raggiungere anche chi è lontano o “assetato” di Dio senza saperlo. Seguendo l’invito di san Paolo a diventare “tutto a tutti” per conquistare anime, don Roberto vede i social come uno spazio per incontrare la pecora smarrita, quella persona che, magari durante uno scroll sullo smartphone, si imbatte in un video, una riflessione o una testimonianza di fede.

Il sacerdote sottolinea che la Chiesa reale è fatta di esperienze concrete: campi estivi, oratori, catechesi, radio e visite in ospedale, cure per persone fragili. La vita della comunità è condivisa e vissuta: la Chiesa non è matrigna ma madre. Don Roberto descrive il suo ministero come una “staffetta spirituale”: riceve un dono, lo passa agli altri, e loro lo condividono ulteriormente, creando un circuito di fede e domande che non si esaurisce sul web, ma si riversa nella vita concreta delle persone.

In questo senso, i social non sono l’obiettivo finale, ma un altro spazio dove la Chiesa può abitare, dialogare, mostrare il vero volto di Dio e suscitare curiosità, domande e desiderio di appartenenza. Per don Roberto, stare sui social significa anche educare chi li segue a riportare la fede nella comunità reale, promuovendo una pastorale “social” fatta di relazioni e presenza concreta. Il suo impegno è testimonianza che la tecnologia, se ben utilizzata, può essere strumento di evangelizzazione e di vicinanza, non sostituto della Chiesa concreta.

 

PER NOI OGGI:

1.     La Chiesa non è sui social: è viva tra le persone. Il digitale è solo uno strumento, non il cuore della comunità.

2.     Stare online non significa predicare da soli: il vero ministero è una staffetta. Ogni dono ricevuto deve essere condiviso e passato agli altri nella vita reale.

3.     La fede non si riduce a like o visualizzazioni. Il senso del digitale è educare a incontrarsi, amare e vivere la Chiesa in carne e ossa.

 

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lunedì 6 aprile 2026

06.04.2026 - At 2,14.22-33 - Mt 28,8-15 - Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno.

Dagli Atti degli Apostoli - At 2,14.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli ínferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli ínferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
1. LA MORTE DEL GIUSTO, TRASFORMATA IN SORGENTE DI VITA: la morte dell’uomo Gesù è diventata la VITTORIA DELLA VITA, la VITTORIA DELL’AMORE, anche sulla più aberrante delle violenze; la morte di Gesù è diventata fonte di autentica libertà…

2. Il testimone che l’apostolo chiama a sostegno delle sue affermazioni è il patriarca Davide. “Tu non mi abbandonerai nel mondo dei morti e non permetterai che il tuo santo vada in corruzione.” La profezia parla di Gesù: “DIO LO HA FATTO RISORGERE”. Davide parla di Gesù e profetizza a noi la Salvezza... Per TUTTI...

3. COME GESÙ E PER MEZZO DI LUI NON SIAMO E NON SAREMO ABBANDONATI. Lo ha detto dalla Sua Croce dove ha CONSEGNATO LO SPIRITO e dove dalla Sua ferita ha donato sangue e acqua… VITA PER NOI.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,8-15
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: "I suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo". E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

 

Di fronte ad un fatto, il sepolcro di Gesù vuoto, i capi dei sacerdoti con gli anziani organizzano le loro narrazioni adattando la realtà ai loro desideri. La contraddizione nel racconto è evidente: se le guardie erano veramente addormentate, come potevano aver visto i discepoli di Gesù sottrarre il Suo Corpo? Non lasciamoci mai ingannare dai nemici di Cristo, i quali sono anche nemici della verità. L'esempio da prendere è quello delle  donne che rimasero accanto a Gesù durante la Passione. Il Risorto venne loro incontro dicendo: "Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno". Gesù le manda ad annunciare il suo ritorno. Gesù è vivo! Anche noi oggi non dobbiamo avere paura nel farci messaggeri dell’annunzio della sua risurrezione. Nulla ha da temere chi incontra Gesù risuscitato e a lui si affida docilmente.

 

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06.04 BEATO MICHELE RUA

BEATO MICHELE RUA

Beato Michele Rua nacque il 9 giugno 1837 a Torino, nel quartiere popolare di Borgo Dora. Rimasto presto orfano di padre, crebbe in un ambiente povero ma ricco di valori. Durante gli studi incontrò San Giovanni Bosco, che intuì subito le sue qualità e gli disse una frase rimasta famosa: “Noi due faremo tutto a metà”.

Grazie all’aiuto di Don Bosco poté continuare gli studi ed entrare nell’oratorio di Valdocco, dove nacque in lui la vocazione sacerdotale. Nel 1854 partecipò alla riunione che diede origine alla futura congregazione salesiana e fu incaricato di scriverne il primo verbale.

Durante un’epidemia di colera si dedicò generosamente all’assistenza dei malati insieme ad altri giovani. Nel 1855 fece la professione religiosa, diventando il primo salesiano. Intanto collaborava strettamente con Don Bosco nelle attività educative e nella redazione dei suoi scritti.

Nonostante le difficoltà dovute alle leggi anticlericali, proseguì gli studi e nel 1860 fu ordinato sacerdote. Divenne presto il principale collaboratore del fondatore, aiutandolo nell’organizzazione delle opere salesiane e nella guida dei giovani.

Negli anni successivi partecipò allo sviluppo dell’opera salesiana: la costruzione della basilica di Basilica di Maria Ausiliatrice, la nascita delle Figlie di Maria Ausiliatrice e le prime missioni in Argentina guidate da Giovanni Cagliero.

Nel 1884 Papa Leone XIII lo nominò vicario di Don Bosco con diritto di successione. Alla morte del santo nel 1888 divenne superiore dei Salesiani.

Guidò la congregazione con grande dedizione, visitando le missioni e sviluppando scuole, oratori e opere sociali per i giovani poveri. Sotto la sua guida i Salesiani crebbero enormemente: da 700 religiosi in 64 case a oltre 4000 in 341 case diffuse in 30 nazioni.

Affrontò anche persecuzioni e difficoltà politiche, ma continuò a guidare la congregazione con spirito di servizio. Morì il 6 aprile 1910 a Torino.

Fu beatificato nel 1972 da Papa Paolo VI ed è ricordato come il “secondo padre della famiglia salesiana”.

 

Per noi oggi:

1.     Le grandi opere nascono dalla fedeltà più che dal protagonismo.
Il Beato Michele Rua non cercò mai la scena, ma servì fedelmente San Giovanni Bosco. Eppure fu lui a far crescere l’opera salesiana nel mondo.

2.     I giovani poveri non sono un problema sociale ma una missione.
Rua vide nei ragazzi di strada e nelle fabbriche un futuro da salvare. La provocazione oggi è: chi si prende davvero cura dei più fragili?

3.     Educare richiede presenza reale, non solo buone idee. 
Don Rua viaggiò ovunque per incontrare i giovani e seguirli personalmente. Senza tempo, relazione e sacrificio, l’educazione resta solo teoria.

Torino, 9 giugno 1837 - 6 aprile 1910


NELLO STESSO GIORNO:

SAN PIETRO DA VERONA Sacerdote e martire

Verona, XII sec.

Presso Milano, passione di san Pietro da Verona, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, nato da genitori seguaci del manicheismo, abbracciò ancor fanciullo la fede cattolica e divenuto adolescente ricevette l’abito dallo stesso san Domenico; con ogni mezzo si impegnò nel debellare le eresie, finché fu ucciso dai suoi nemici lungo la strada per Como, proclamando fino all’ultimo respiro il simbolo della fede.

 

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