lunedì 23 febbraio 2026

23.02.2026 - Lv 19,1-2.11-18 - Mt 25,31-46 - Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

 

Dal libro del Levìtico - Lv 19,1-2.11-18

Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: "Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore"».
1. Il tema conduttore di tutto il libro è come comportarci alla presenza del Signore; EGLI È SANTO, IL POPOLO SIA SANTO! Ma come essere santi? Quali cose fare e soprattutto cosa non fare? In cosa consiste la santità di Dio? Essa è rivelata in ogni singola prescrizione da vivere.

2. Da notare che NON sono i divieti, NON sono le negazioni la chiave di lettura del testo, MA “AMERAI IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO”. Alla luce di questo ultimo verso dobbiamo rivedere tutta la parte che sta prima, tutte le negazioni e tutti i divieti.

3. “AMARE IL PROSSIMO” ci invita invece a FARE LUCE NEL FONDO DEL CUORE e dissipare ogni ombra per camminare alla sua presenza santi e immacolati nell’amore. Coraggio, questo è il tempo favorevole…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi".
Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?". E il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato".
Anch'essi allora risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora egli risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me".
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Oggi ci viene chiesto un salto di mentalità: riconoscere Gesù che ci guarda e ci chiama. Gesù che ci invita a servirlo nella persona che ci incontra con il proprio bisogno. 
Questa parola non finisce mai di colpirci, perché ci rivela fino a che punto arriva l’amore di Dio: fino al punto di immedesimarsi con noi, ma non quando stiamo bene, quando siamo sani e felici, no, ma quando siamo nel bisogno. E in questo modo nascosto Lui si lascia incontrare, ci tende la mano come mendicante. E noi siamo chiamati a “fare una cosa buona” per il bisognoso. Fare … senza alcuna pretesa o intenzione o sperato merito, quindi senza interesse, ma solo per amore … del bisognoso stesso! Di fatto, chi fa così vive già ora “nella vita eterna”; e chi non fa così vive già ora “nel supplizio eterno”: non amare è non vivere!

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Dio è colui che “sa quel che fa” (C.McCarthy), l'uomo il contrario, per questo Gesù chiede al Padre di perdonarci. Ma intanto, sulla vita, riusciamo a cogliere Gesù negli altri, nei poveri, negli ultimi?

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23.02 SAN POLICARPO

 

SAN POLICARPO

San Policarpo di Smirne (circa 69–155) è uno dei più importanti Padri apostolici, ponte vivente tra la generazione degli apostoli e la Chiesa dei secoli successivi. Fu discepolo di san Giovanni Evangelista, che lo convertì da ragazzo e lo consacrò vescovo di Smirne. La sua autorità spirituale era grande in tutto l’Oriente cristiano, e tra i suoi discepoli ci fu sant’Ireneo di Lione, che testimonia come Policarpo avesse conosciuto personalmente diversi testimoni del Signore.

Della sua produzione scritta resta soprattutto la Lettera ai Filippesi, prezioso documento della Chiesa primitiva, ricco di riferimenti biblici ed esortazioni alla perseveranza, all’umiltà, alla purezza della fede e alla fedeltà alla Tradizione apostolica. Policarpo fu amico di sant’Ignazio di Antiochia e condivise con lui la sollecitudine per l’unità della Chiesa.

Negli ultimi anni si recò a Roma per incontrare papa sant’Aniceto e discutere la data della Pasqua. Pur non raggiungendo un accordo, rimasero in piena comunione, mostrando che l’unità ecclesiale è più profonda delle divergenze disciplinari.

A Roma Policarpo contrastò anche le eresie diffuse da Marcione, che rifiutava l’Antico Testamento e mutilava il Nuovo secondo le proprie idee, negando la vera umanità sofferente di Cristo (docetismo). Alla sua richiesta di riconoscimento, Policarpo rispose con durezza profetica: «Riconosco che sei il primogenito di Satana», difendendo con forza la verità dell’incarnazione.

Il suo martirio, narrato nel Martyrium Polycarpi (uno dei più antichi racconti di martirio cristiano), avvenne verso il 155. Pur esortato a fuggire, accettò la persecuzione con pace. Quando fu arrestato, accolse i soldati con ospitalità e chiese solo tempo per pregare. Condotto allo stadio, rifiutò di abiurare e di maledire Cristo: «Da 86 anni lo servo e non mi ha fatto alcun male. Come potrei insultare il mio Re che mi ha salvato?».

Condannato al rogo, pregò ringraziando Dio di renderlo degno del martirio. Secondo i testimoni, le fiamme non lo toccarono, così fu ucciso con un colpo di pugnale. La sua morte fu vista come partecipazione al sacrificio di Cristo e sigillo supremo di una vita spesa per custodire la fede apostolica.

 

Per noi oggi

1. La verità cristiana non si adatta alle mode culturali. Policarpo rifiutò un “Vangelo su misura” come quello di Marcione. Anche oggi la tentazione è tagliare via le parti scomode della fede. 

2. Unità non significa uniformità. Con il papa non era d’accordo sulla data della Pasqua, ma rimase in comunione. Oggi spesso ci si divide per molto meno.

3. La fede vale più della vita… ma noi quanto siamo disposti a perdere? Per Policarpo Cristo non era un’idea, ma una relazione concreta e fedele. La sua domanda silenziosa a noi è: la mia fede reggerebbe davanti a una vera prova?

Memoria di san Policarpo, vescovo e martire, che è venerato come discepolo del beato apostolo Giovanni e ultimo testimone dell’epoca apostolica; sotto gli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, a Smirne in Asia, nell’odierna Turchia, nell’anfiteatro al cospetto del proconsole e di tutto il popolo, quasi nonagenario, fu dato al rogo, mentre rendeva grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno di essere annoverato tra i martiri e di prendere parte al calice di Cristo.

NELLO STESSO GIORNO:
BEATA GIOVANNINA FRANCHI Fondatrice - COMO
Como, 24 giugno 1807 - 23 febbraio 1872

Giovanna Franchi, detta Giovannina, fu una delle figlie di Giuseppe Franchi e Giuseppa Mazza. A sette anni, venne affidata al prestigioso educandato della Visitazione. Nel 1840, ormai trentatreenne, ricevette una proposta di matrimonio da un uomo più anziano di lei ma, a causa di una malattia, l'uomo morirà prima di sposarla. Nel 1853, morirono entrambi i genitori. Rimasta sola la donna decise di dedicarsi alla cura dei poveri. In seguito acquistò un edificio nella città di Como, nel povero quartiere di Cortesella dove fonda la congregazione delle Suore Infermiere dell'Addolorata. L'istituto assumerà sempre più la fisionomia di un ospizio di carità. Morì il 26 febbraio 1873 durante un'epidemia di Vaiolo forse infettata proprio da uno dei suoi assistiti. 

 

domenica 22 febbraio 2026

Gen 2,7-9; 3,1-7 - Rm 5,12-19 - Mt 4, 1-11 - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 22 Febbraio 2026

Dal libro della Gènesi - Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
    1. Il Signore Dio dà all'uomo la legge MA PONE UN LIMITE: l'albero della conoscenza del bene e del male non deve essere dominato dall’uomo. Questo limite fa sì che l'uomo riconosca di non essere la fonte del bene e del male, il principio della morale. L'UOMO ACCETTA QUESTA ALLEANZA MA NON MANTIENE L'IMPEGNO, e tentato dal serpente cioè dalla sua stessa ragione, dal suo modo di pensare polemico nei confronti di Dio, vede che l'albero proibito è bello.
    2. L'uomo e la donna PENSANO IN MODO AUTONOMO NON SECONDO IL PROGETTO DI DIO e si ribellano, fanno di testa loro, non si fidano di Dio. Pensano che Dio menta, che abbia proibito quell'albero per invidia: È L'ORIGINE DEL PECCATO, il pensiero di un Dio avversario, inaffidabile. Mancando di fiducia si aprirono i loro occhi e si accorsero di essere nudi. MANGIANDO NON HANNO OTTENUTO UNA CONOSCENZA DIVINA, ma hanno ricevuto una consapevolezza della propria nudità del proprio limite. 
    3. Il testo è altamente simbolico non è un quadretto di storia primitiva ma è una sintesi teologica, QUALCOSA CHE AVVIENE SEMPRE, è l'archetipo del peccato. La SFIDUCIA, L'ORGOGLIO dell'uomo che con la sua SUPERBIA vuole fare di testa propria e fallisce. Gesù invece obbediente al Padre porta la Vittoria e la salvezza all'umanità. 

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 5,12-19

    IFratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
    Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
    Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
    Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
      1. L'apostolo dice che il peccato è entrato nel mondo a causa di un solo uomo, e tutti fanno esperienza del peccato perché TUTTI HANNO PECCATO, ognuno a proprio modo ha fatto quella scelta sbagliata di Adamo. Ci siamo anche noi!
      2. Ma l'apostolo annuncia l'intervento di Cristo che ha cambiato la situazione: IL DONO DI GRAZIA PORTATO DA GESÙ CAPOVOLGE LA SITUAZIONE DI CONDANNA E DI MORTE determinata da Adamo. LA GRAZIA DI CRISTO GESÙ È COSÌ POTENTE, ONNIPOTENTE DA CONDURRE NELLA VITA L’INTERA UMANITÀ. Il nostro destino è la vita non la morte!
      3. L'apostolo ci tiene a sottolineare che il passaggio non è da uno a uno, IL DONO DI GRAZIA CHE VINCE IL PECCATO ORIGINALE È ENORMEMENTE PIÙ GRANDE DELLA COLPA. Questo mondo non è condannato al peccato e alla morte. IN CRISTO, QUESTO MONDO PUÒ RISORGERE A VITA NUOVA ED ETERNA. 

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      + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 4, 1-11
      In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
      Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
      Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
      Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».
      Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

      1. Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto, per essere messo alla prova. Il diavolo gli propone LA "VIA ALLETTANTE" del successo mondano, della supremazia sugli altri. La vita è una lotta continua contro il demonio... TU STAI LOTTANDO CONTRO IL MALE? SENTI QUESTA LOTTA NEL TUO CUORE?

      2. Gesù non risponde al demonio con parole sue ma SI APPOGGIA ALLA SCRITTURA: "È andato, per la sua risposta, a trovare le Parole di Dio e ha risposto con la Parola di Dio"... HA SEGUITO LA LOGICA DI DIO NON IL BUONSENSO... LEGGIAMO, IMPARIAMO LE PAROLE DI DIO...

      3. Gesù “è venuto per DISTRUGGERE SATANA! Per distruggere il suo influsso sui nostri cuori” CON LUI SIAMO "VITTORIOSI" CON LUI riconosciamo che la vera grandezza dell’uomo è di adorare Dio, l’unico vero Bene. CON LUI SEMPRE...

      BUONA DOMENICA...

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      IL BENE

      Se non combatti il male dentro di te, lo servi senza accorgertene. Le tue parole non bastano: lascia parlare la Parola di Dio. La logica del mondo ti illude, quella di Dio ti libera. Vuoi essere grande? Adora, non dominare. Qual è il tuo vero bene?

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      LECTIO DIVINA - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

      OMELIA - I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

       

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      Mt 4,1-11 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA ALL’INIZIO DI QUARESIMA - I di Quaresima

      RITO AMBROSIANO

      DOMENICA ALL’INIZIO DI QUARESIMA - I di Quaresima
      DOMENICA 22 febbraio 2026

      + Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 4,1-11
      In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
      Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
      Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
      Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».
      Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. 

       

      1. Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto, per essere messo alla prova. Il diavolo gli propone LA "VIA ALLETTANTE" del successo mondano, della supremazia sugli altri. La vita è una lotta continua contro il demonio... TU STAI LOTTANDO CONTRO IL MALE? SENTI QUESTA LOTTA NEL TUO CUORE?

      2. Gesù non risponde al demonio con parole sue ma SI APPOGGIA ALLA SCRITTURA: "È andato, per la sua risposta, a trovare le Parole di Dio e ha risposto con la Parola di Dio"... HA SEGUITO LA LOGICA DI DIO NON IL BUONSENSO... LEGGIAMO, IMPARIAMO LE PAROLE DI DIO...

      3. Gesù “è venuto per DISTRUGGERE SATANA! Per distruggere il suo influsso sui nostri cuori” CON LUI SIAMO "VITTORIOSI" CON LUI riconosciamo che la vera grandezza dell’uomo è di adorare Dio, l’unico vero Bene. CON LUI SEMPRE...

      BUONA DOMENICA...

       

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      22.02 CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO

      CATTEDRA DI SAN PIETRO

      La festa della Cattedra di San Pietro, celebrata il 22 febbraio, ricorda il compito unico affidato da Gesù all’apostolo Pietro come guida e fondamento visibile della Chiesa. Il suo significato affonda le radici nella professione di fede di Cesarea di Filippo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». A questa dichiarazione, Gesù risponde affidandogli una missione straordinaria: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,13-19). Pietro riceve le chiavi del Regno e il potere di “legare e sciogliere”, segno di un’autorità spirituale al servizio dell’unità e della verità.

      Già al primo incontro, Gesù gli cambia il nome in Cefa (Pietro), indicando il suo ruolo futuro di fondamento della comunità cristiana (Gv 1,42). Nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli, Pietro appare sempre come il primo tra i Dodici. A lui Gesù affida il compito di confermare i fratelli nella fede (Lc 22,31-32) e di pascere il gregge (Gv 21,15-19). La sua autorità non nasce da capacità umane, ma da una chiamata divina e da un amore che passa attraverso la prova e la conversione.

      La parola “cattedra” indica il seggio del vescovo, simbolo del suo insegnamento e della sua responsabilità pastorale. Per questo la chiesa principale di una diocesi si chiama “cattedrale”. Nel caso di Pietro, la cattedra rappresenta la sua missione come vescovo di Roma, città del suo martirio, e quindi come punto visibile di unità per tutta la Chiesa. Fin dai primi secoli, i cristiani hanno riconosciuto questa centralità: autori come Tertulliano e san Cipriano parlano della “cattedra di Pietro” come principio di comunione ecclesiale.

      La festa è antichissima, attestata già nel III secolo. In origine si celebravano due memorie: una per la sede di Roma e una per quella di Antiochia, fondata anch’essa da Pietro. Nel 1960 le due celebrazioni sono state unificate nella data del 22 febbraio.

      Nella Basilica di San Pietro è custodita una reliquia venerata come la Cattedra dell’apostolo, inserita nella monumentale opera barocca del Bernini. Più che un semplice oggetto storico, essa è un segno visibile di una missione spirituale che continua nella successione dei papi: servire l’unità della fede e guidare il popolo di Dio nella fedeltà al Vangelo.

      Per noi oggi

      1.     L’autorità nella Chiesa non è potere, ma peso. La cattedra non è un trono comodo: è una responsabilità che espone al giudizio di Dio e alla fatica di custodire la verità anche quando è scomoda.

      2.     Senza un punto di unità, la fede si trasforma in opinione. La figura di Pietro ricorda che il cristianesimo non è “fai da te”: l’unità visibile serve a non smarrire il Vangelo tra interpretazioni personali e mode del momento.

      3.     Prima di guidare gli altri, Pietro ha dovuto piangere su se stesso. Il pastore scelto da Cristo è un uomo fragile che ha rinnegato. Questo dice che nella Chiesa guida davvero solo chi ha conosciuto la propria debolezza e si è lasciato perdonare.



      sabato 21 febbraio 2026

      21.02.2026 - Is 58,9-14 - Lc 5,27-32 - Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano.

      Dal libro del profeta Isaìa - Is 58,9-14

      Così dice il Signore:
      «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
      il puntare il dito e il parlare empio,
      se aprirai il tuo cuore all’affamato,
      se sazierai l’afflitto di cuore,
      allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
      la tua tenebra sarà come il meriggio.
      Ti guiderà sempre il Signore,
      ti sazierà in terreni aridi,
      rinvigorirà le tue ossa;
      sarai come un giardino irrigato
      e come una sorgente
      le cui acque non inaridiscono.
      La tua gente riedificherà le rovine antiche,
      ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
      Ti chiameranno riparatore di brecce,
      e restauratore di strade perché siano popolate.
      Se tratterrai il piede dal violare il sabato,
      dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,
      se chiamerai il sabato delizia
      e venerabile il giorno sacro al Signore,
      se lo onorerai evitando di metterti in cammino,
      di sbrigare affari e di contrattare,
      allora troverai la delizia nel Signore.
      Io ti farò montare sulle alture della terra,
      ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre,
      perché la bocca del Signore ha parlato».
      1. «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, ALLORA BRILLERÀ FRA LE TENEBRE LA TUA LUCE, la tua tenebra sarà come il meriggio». 

      2. DA DOVE COMINCIARE? Dal non disprezzare (il “puntare il dito”) gli uomini per i loro difetti e manchevolezze, ad aprire il cuore ai bisogni e alle miserie degli altri, a vedere e condividere le loro tristezze, 

      3. ALLORA FARAI VERAMENTE ESPERIENZA DELLA MISERICORDIA potente e gratuita che ti ha raggiunto. “MISERICORDIATO”, DIVENTERAI MISERICORDIOSO. Questo è il senso vero del digiuno autentico.

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      + Dal Vangelo secondo Luca - Lc 5,27-32
      In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
      Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

      Chiamando Matteo, Gesù mostra ai peccatori che non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. Basta rispondere all’invito con il cuore umile e sincero.
      Matteo capì che la familiarità con Gesù non gli consentiva di perseverare in attività disapprovate da Dio. Facilmente intuibile l’applicazione al presente: anche oggi non è ammissibile l’attaccamento a cose incompatibili con la sequela di Gesù, com’è il caso delle ricchezze disoneste.
      Se tu vuoi sapere se Cristo sia venuto o meno per Te allora devi chiederti se ti riconosci o meno bisognoso di Lui. Pensare che a Cristo dobbiamo dimostrare di essere bravi, ci taglia fuori dalla Sua missione. La vita che Dio ci propone è apertura alla grazia.

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      Matteo la prima cosa che fa è preparare un grande banchetto per Gesù, lo sposo. Matteo sceglie la luce della gioia nuziale al nero del lutto vittimistico. Siamo pronti a essere sorpresi dalla gioia?

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      21.02 SAN PIER DAMIANI

      SAN PIER DAMIANI

      San Pier Damiani (1007 – 1072), nato a Ravenna e ultimo di sei figli, ebbe un’infanzia segnata dalla povertà e dall’orfanezza. Fu il fratello maggiore Damiano, arciprete, a prendersi cura della sua educazione. Studiò a Faenza e Parma, diventando un insegnante brillante e uno dei maggiori latinisti del suo tempo. Nonostante il successo culturale, il suo cuore era orientato non alla fama, ma alla contemplazione di Dio.

      Intorno ai 28 anni entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, fondato da san Romualdo. Qui abbracciò una vita austera fatta di digiuno, preghiera, silenzio e penitenza. Divenuto priore nel 1043, scrisse una Regola che esaltava il “rigore dell’eremo” e definiva la cella monastica come il luogo dell’intimità con Dio. Centrale nella sua spiritualità era l’amore per la croce: «Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo».

      Accanto alla vita contemplativa, svolse un ruolo decisivo nella riforma della Chiesa dell’XI secolo. Denunciò con forza la corruzione morale del clero, in particolare il nicolaismo (violazione del celibato) e la simonia (compravendita delle cariche ecclesiastiche). Nel Libro Gomorriano condannò i peccati contro la morale sessuale, ma sempre invitando alla conversione e alla speranza nella misericordia di Cristo.

      Collaborò con i papi nel grande movimento di rinnovamento che sfocerà nella Riforma gregoriana. Sebbene desiderasse restare monaco, accettò per obbedienza di diventare cardinale e vescovo di Ostia (1057-58). Svolse missioni delicate per la Chiesa e per l’unità morale e disciplinare del clero. Si definiva però “ultimo servo dei monaci”, mostrando un’umiltà profonda.

      La sua teologia univa cultura raffinata e sancta simplicitas: la vera sapienza non è accumulare sapere, ma cercare Dio con cuore puro. Morì nel 1072. Nel 1828 fu proclamato Dottore della Chiesa.

       

      Per noi oggi

      1. Una Chiesa senza silenzio diventa rumorosa ma vuota. Pier Damiani ci ricorda che l’efficacia dell’azione nasce dalla contemplazione. Oggi rischiamo di parlare continuamente di Dio senza più stare con Dio.

      2. La vera riforma parte dalla conversione personale, non dalle strutture. Lui combatteva abusi e corruzione, ma iniziando dall’ascesi, dalla penitenza e dalla coerenza di vita. Senza santità personale, ogni riforma diventa solo burocrazia religiosa.

      3. Amare Cristo significa accettare la croce, non solo cercare consolazione. La spiritualità moderna tende al benessere; Pier Damiani ricorda che il Vangelo passa anche da sacrificio, rinuncia e verità scomode. Una fede senza croce diventa spiritualità “comoda”, ma non trasformante.

      San Pier Damiani, cardinale vescovo di Ostia e dottore della Chiesa: entrato nell’eremo di Fonte Avellana, promosse con forza la disciplina regolare e, in tempi difficili per favorire la riforma della Chiesa, richiamò con fermezza i monaci alla santità della contemplazione, i chierici all’integrità di vita, il popolo alla comunione con la Sede Apostolica.