martedì 18 agosto 2026

18.08.2026 - Ez 28,1-10 - Mt 19,23-30 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 28,1-10

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell’uomo, parla al principe di Tiro: Così dice il Signore Dio:
Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto:
“Io sono un dio,
siedo su un trono divino in mezzo ai mari”,
mentre tu sei un uomo e non un dio,
hai reso il tuo cuore come quello di Dio,
ecco, tu sei più saggio di Daniele,
nessun segreto ti è nascosto.
Con la tua saggezza e la tua intelligenza
hai creato la tua potenza
ammassato oro e argento nei tuoi scrigni;
con la tua grande sapienza e i tuoi traffici
hai accresciuto le tue ricchezze
e per le tue ricchezze si è inorgoglito il tuo cuore.
Perciò così dice il Signore Dio:
Poiché hai reso il tuo cuore come quello di Dio,
ecco, io manderò contro di te
i più feroci popoli stranieri;
snuderanno le spade contro la tua bella saggezza,
profaneranno il tuo splendore.
Ti precipiteranno nella fossa
e morirai della morte degli uccisi in mare.
Ripeterai ancora: “Io sono un dio”,
di fronte ai tuoi uccisori?
Ma sei un uomo e non un dio,
in balìa di chi ti uccide.
Per mano di stranieri morirai
della morte dei non circoncisi,
perché io ho parlato».
1. Ezechièle consegna alla storia la superbia del re di Tiro “Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto: Io sono un dio”. SOLO DIO È DIO, NESSUN ALTRO È DIO. MENTRE TU SEI UN UOMO E NON UN DIO. Quando un uomo si fa Dio, per lui è la fine. Facendosi lui verità, legge, norma, statuto per l’uomo, può commettere ogni violazione della Legge del Signore, dell’unico e solo Signore dell’uomo.
2. Con la tua saggezza e la tua intelligenza hai creato la tua potenza e ammassato oro e argento nei tuoi scrigni. Quella del re di Tiro è una saggezza inutile, anzi è vera stoltezza. A CHE SERVE L’ORO NEGLI SCRIGNI? A NULLA.
3. Ed ecco la sentenza del Signore: il re di Tiro dovrà essere abbassato dal suo trono. LA SUA MORTE È DECISA. Morirà della morte dei non circoncisi. La morte dei non circoncisi è la MORTE DI QUANTI NON APPARTENGONO AL SIGNORE. I non circoncisi non fanno parte del suo popolo. Sono a Lui estranei. È LA SUA SUPERBIA CHE LO HA RESO NON CIRCONCISO.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 19,23-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».   

 

Il giovane ricco cerca di costruirsi la salvezza da sé, confidando nelle proprie opere, mentre Gesù chiede un abbandono totale e la volontà di essere trasformati da Lui. Gli apostoli, che hanno lasciato tutto per seguire Gesù, sono un esempio pratico di questo radicale cambiamento e hanno pregustato la vita eterna già su questa terra. Per ottenere pace interiore e vera gioia, è necessario abbandonarsi alla volontà di Dio anche nelle piccole attività quotidiane. Distaccandosi dai beni materiali, si guadagna la libertà del servizio per amore e si scopre la gioia del dono, vivendo la beatitudine del dare. E Tu sei disposto ad abbandonarti completamente alla volontà di Dio, rinunciando alle tue sicurezze materiali e personali per trovare la vera gioia e libertà nel servizio per amore?

 

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18.08 - SANT' ELENA

SANT' ELENA
Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nacque da origini umili ma divenne una delle figure più importanti della storia della Chiesa.
La sua vita dimostra che Dio non guarda il prestigio o la ricchezza, ma un cuore disponibile alla sua volontà. Dopo essere stata ripudiata dal marito, visse anni difficili senza lasciarsi vincere dall’amarezza. Quando il figlio divenne imperatore, ricevette il titolo di Augusta, ma non si lasciò sedurre dagli onori della corte. Continuò infatti a vivere con grande umiltà, dedicandosi ai poveri, ai prigionieri e a tutti coloro che avevano bisogno di aiuto.
Frequentava la Chiesa come una semplice fedele, testimoniando che la vera nobiltà nasce dal servizio. Negli ultimi anni della sua vita intraprese un pellegrinaggio in Terrasanta, non per curiosità o prestigio, ma per amore del Signore e per rafforzare la fede del popolo cristiano. Visitò con profonda devozione i luoghi della vita di Gesù e promosse la costruzione di importanti basiliche affinché quelle memorie rimanessero vive nei secoli.
Insieme al vescovo san Macario fece abbattere un tempio pagano costruito sul Calvario e durante gli scavi furono ritrovati il Santo Sepolcro, tre croci e il Titulus Crucis. Secondo la tradizione, la Vera Croce fu riconosciuta perché una donna gravemente malata, toccandola, guarì immediatamente. Quel miracolo confermò che Dio continua a manifestare la sua presenza attraverso segni concreti che rafforzano la fede. Elena comprese che quel legno non era soltanto una reliquia preziosa, ma il segno dell'amore infinito di Cristo che dona la vita per ogni uomo.
Fece costruire la basilica del Santo Sepolcro e favorì la diffusione delle reliquie della Vera Croce nel mondo cristiano, perché tutti potessero ricordare che la salvezza passa attraverso la Pasqua del Signore. La sua vita ci insegna che chi cerca sinceramente Gesù trova sempre la Croce, e chi accoglie la Croce con fede scopre anche la Risurrezione, la speranza e la gioia che nessuna sofferenza può togliere. per noi oggi 1. Cerchiamo continuamente successo, benessere e visibilità, ma quanto tempo dedichiamo davvero a cercare Cristo? Forse abbiamo smesso di scavare dove si trova la vera speranza. 2. Sant’Elena aveva tutto, eppure scelse di servire i poveri. Noi, con molto meno, quante volte mettiamo al centro soltanto noi stessi? 3. La Croce che Sant’Elena cercò con amore è la stessa che spesso noi rifiutiamo. E se fosse proprio quella croce la strada attraverso cui Dio vuole donarci pace, guarigione e salvezza?
Drepamim (Bitinia), III sec. – ? † 330 ca.
   A Roma sulla via Labicana, santa Elena, madre dell’imperatore Costantino, che si adoperò con singolare impegno nell’assistenza ai poveri; piamente entrava in chiesa mescolandosi alle folle e in un pellegrinaggio a Gerusalemme alla ricerca dei luoghi della Natività, della Passione e della Risurrezione di Cristo onorò il presepe e la croce del Signore costruendo venerande basiliche. 

 

NELLO STESSO GIORNO:

BEATA PAOLA MONTALDI Vergine, Badessa clarissa - MANTOVA

Volta Mantovana, Mantova, 1443 - Mantova, 18 agosto 1514

Nacque a Volta Mantovana nel 1443 e a soli quindicianni entrò tra le Clarisse di Santa Lucia in Mantova. Condusse vita austerissima. La passione del Signore e l’eucaristia furono l’oggetto delle sue conversazioni e devozioni. Piena di carità verso le consorelle, fu per molti anni abbadessa e sotto il suo governo il monastero rifiorì per numero di religiose e per esemplarità di vita.

 

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LA VERITÀ SALVA, ANCHE QUANDO VIENE RIFIUTATA.

LA VERITÀ SALVA, ANCHE QUANDO VIENE RIFIUTATA. 

Ignác Semmelweis, medico ungherese dell’Ottocento, è ricordato come il “salvatore delle madri” per aver scoperto una delle più importanti pratiche di prevenzione della medicina moderna.

Nel 1846 lavorava all’ospedale generale di Vienna, dove osservò un dato inquietante: nella clinica destinata alla formazione dei medici la mortalità materna era molto più alta rispetto a quella affidata alle ostetriche. Le donne morivano di febbre puerperale dopo il parto in percentuali spaventose. Semmelweis iniziò a studiare attentamente il fenomeno e, dopo la morte del collega Jakob Kolletschka, intuì che esisteva un legame tra le autopsie e le infezioni che colpivano le partorienti. Medici e studenti passavano infatti dagli obitori alle sale parto senza alcuna forma di igiene. Il giovane medico comprese che minuscole particelle provenienti dai cadaveri venivano trasmesse alle donne durante le visite. Per questo impose il lavaggio delle mani con una soluzione di cloruro di calce prima di entrare in reparto. I risultati furono straordinari: la mortalità crollò rapidamente fino a livelli minimi. Nonostante l’evidenza dei numeri, la comunità scientifica reagì con ostilità, rifiutando di accettare che fossero proprio i medici a diffondere la malattia. Inoltre mancava ancora una teoria scientifica capace di spiegare l’esistenza dei batteri, che sarebbe stata dimostrata solo più tardi da Pasteur e Koch. Tornato a Budapest, Semmelweis continuò ad applicare le sue intuizioni ottenendo gli stessi risultati positivi. Pubblicò un importante trattato sulla febbre puerperale, ma venne ignorato e spesso deriso. La delusione e l’isolamento segnarono profondamente gli ultimi anni della sua vita. Nel 1865 fu ricoverato in un istituto psichiatrico e morì di setticemia a soli quarantasette anni. Solo dopo la sua morte il mondo medico riconobbe il valore delle sue scoperte. per noi oggi 1. Quante verità rifiutiamo ancora oggi semplicemente perché mettono in discussione le nostre certezze? Spesso il problema non è la mancanza di prove, ma la difficoltà di ammettere di aver sbagliato. 2. Il titolo di esperto non garantisce automaticamente la verità. Anche intere comunità scientifiche possono chiudersi davanti a evidenze scomode e innovative. 3. Lavarsi le mani fu un gesto semplice che salvò migliaia di vite. Forse le trasformazioni più grandi iniziano da piccoli cambiamenti che nessuno vuole prendere sul serio.

 

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lunedì 17 agosto 2026

17.08.2026 - Ez 24,15-24 - Mt 19,16-22 Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo.

Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 24,15-24

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il lamento, non piangere, non versare una lacrima. Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con il turbante, mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto».
La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie morì. La mattina dopo feci come mi era stato comandato e la gente mi domandava: «Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu fai?».
Io risposi: «La parola del Signore mi è stata rivolta in questi termini: Annuncia agli Israeliti: Così dice il Signore Dio: Ecco, io faccio profanare il mio santuario, orgoglio della vostra forza, delizia dei vostri occhi e anelito delle vostre anime. I figli e le figlie che avete lasciato cadranno di spada. Voi farete come ho fatto io: non vi velerete fino alla bocca, non mangerete il pane del lutto. Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi: non farete il lamento e non piangerete, ma vi consumerete per le vostre iniquità e gemerete l’uno con l’altro. Ezechièle sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete proprio come ha fatto lui e saprete che io sono il Signore».

 

1. La morte della moglie di Ezechiele serve come segno per il popolo d'Israele. Simboleggia la profanazione imminente del santuario di Gerusalemme. Dio gli comanda di non esprimere il lutto, indicando agli Israeliti di ACCETTARE LA PERDITA E RIFLETTERE SULLE PROPRIE COLPE.
2. EZECHIELE OBBEDISCE AL COMANDO DIVINO non esprimendo il lutto per la morte della moglie. Il suo comportamento prefigura la reazione che sarà richiesta al popolo: non piangere per la caduta del santuario, ma RICONOSCERE LE PROPRIE COLPE E PENTIRSI.
3. La sofferenza personale di Ezechiele e la sua obbedienza SIMBOLEGGIANO L'INEVITABILITÀ DEL GIUDIZIO DIVINO dovuto alle iniquità del popolo. Il suo esempio invita gli Israeliti ad ACCETTARE la loro sorte, RICONOSCERE le proprie colpe e PENTIRSI. Questo brano sottolinea la sovranità e la giustizia di Dio.

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+ Dal vangelo secondo Matteo - Mt 19,16-22
In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

 

La vera felicità non deriva dalla coerenza o dalla pace della coscienza, ma da un amore donato e ricevuto. La nostra felicità cresce con la grandezza, la verità e la bellezza della persona amata, e noi conosciamo questa persona in Gesù. Il giovane ricco, non accettando l'amore di Gesù, perde l'occasione della vita. Accogliendo l'amore del Signore con umiltà, ci liberiamo dagli idoli e dalle illusioni. Denaro, piacere e successo promettono vita, ma procurano morte. Dio ci invita a distaccarci da queste false ricchezze per entrare nella vita vera e autentica. La proposta di Gesù allora è una domanda: vogliamo essere perfetti?

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Il Vangelo dice chiaramente ciò che sappiamo ma ci neghiamo: il giovane se ne va triste, “possedeva infatti molte ricchezze”. La proposta di Gesù allora è una domanda: vogliamo essere perfetti?

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17.08 - SANTA CHIARA DI MONTEFALCO

SANTA CHIARA DI MONTEFALCO
Santa Chiara da Montefalco nacque in Umbria, a Montefalco, nel 1268. Fin da bambina manifestò una grande attrazione per la preghiera e la contemplazione. A soli sei anni seguì l’esempio della sorella Giovanna, entrando nel reclusorio fondato dalla famiglia, dove iniziò una vita di penitenza e amore per la Passione di Cristo.
Nel 1290 il piccolo romitorio divenne il Monastero della Croce, con la regola di Sant’Agostino. Dopo la morte della sorella Giovanna, nel 1291, Chiara fu scelta come badessa a soli ventitré anni. Accettò con umiltà l’incarico e guidò la comunità con saggezza, carità e fermezza, curando la vita spirituale delle monache e aiutando poveri e bisognosi. La sua fama crebbe tra sacerdoti e persone istruite, che cercavano in lei una guida spirituale. Tuttavia visse una lunga prova interiore: per undici anni sperimentò l’aridità spirituale, continuando a credere nonostante il silenzio di Dio.
Nel 1294, nel giardino del monastero, ebbe una visione di Cristo con la croce, che le disse: «Io cerco un luogo forte, nel quale possa piantare la croce». Quel luogo era il cuore di Chiara, che da allora ripeteva: «Ho Gesù mio dentro il mio cuore». Negli ultimi anni della vita Chiara si ammalò e si dedicò sempre più alla contemplazione. Prima di morire raccomandò alle consorelle di vivere nell’umiltà, obbedienza, pazienza e carità. Morì il 17 agosto 1308, a quarant’anni, nella chiesa del monastero.
Dopo la sua morte, durante la conservazione del corpo, furono scoperti nel suo cuore segni della Passione di Cristo, come la croce, i chiodi e la corona di spine. La fama di santità si diffuse rapidamente e ancora oggi il suo corpo incorrotto è custodito a Montefalco. Santa Chiara rappresenta un esempio di fede profonda, amore per Cristo e capacità di trasformare la sofferenza in dono per gli altri. per noi oggi 1. Chiara cercò Dio anche nel silenzio e nella fatica interiore. Sappiamo ancora rimanere fedeli quando non riceviamo risposte immediate? 2. Il suo cuore divenne il luogo dove Cristo poteva “piantare la croce”. Il nostro cuore è davvero aperto all’amore o è occupato solo dalle nostre preoccupazioni? 3. Guidò gli altri non con il potere, ma con servizio e umiltà. In un mondo che cerca visibilità, siamo capaci di servire senza cercare riconoscimenti?
Montefalco, Perugia, 1268 - Montefalco, 17 agosto 1308
   A Montefalco in Umbria, santa Chiara della Croce, vergine dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che resse il monastero di Santa Croce e fu ardente di amore per la passione di Cristo. 


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domenica 16 agosto 2026

Is 56,1.6-7 - Rm 11,13-15.29-32 - Mt 15,21-28 - XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 16 Agosto 2026

 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 56,1.6-7

Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».
1. Isaia ci propone un TESTO DI APERTURA, DI ACCOGLIENZA verso coloro che non fanno parte del gruppo sacro degli Ebrei. LA CHIUSURA IDEOLOGICA di alcuni Ebrei al tempo di Gesù era LEGATA AD UNA SCUOLA DI PENSIERO RELIGIOSO ma nell'Antico testamento sono molte le pagine di apertura e di accoglienza.  Quali e quante sono le nostre chiusure ideologiche?

2. IL SIGNORE CHIEDE DI OSSERVARE IL DIRITTO E DI PRATICARE LA GIUSTIZIA perché la sua salvezza sta per venire, ma questa salvezza sarà anche per gli stranieri che hanno aderito al Signore, A COLORO CHE HANNO SCELTO DI AMARE IL NOME DEL SIGNORE E CHE VOGLIONO ESSERE SUOI SERVI. La salvezza è dono e impegno d'amore…

3. Non serve l'albero genealogico, una garanzia di purezza razziale per accedere alla salvezza, CI VUOLE DISPONIBILITÀ E ACCOGLIENZA. Gli stranieri che aderiscono al Signore verranno condotti sul Monte Santo e saranno colmati di gioia nella mia casa di preghiera. MAI PRIMA D’ORA ERA STATA FATTA UNA PROMESSA COSÌ ALTA.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 11,13-15.29-32

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
1. Paolo lavora intensamente a favore della conversione dei pagani SPERANDO ANCHE DI SUSCITARE LA GELOSIA DEI SUOI CONSANGUINEI. Dovrebbero chiedersi: perché Paolo sta producendo molti frutti e noi non ne stiamo producendo alcuno? DI SICURO NON È PER SUO MERITO. DI CERTO È PER GRAZIA. È PER GRAZIA PERCHÉ IL SIGNORE È CON LUI.

2. Paolo ci fa comprendere il piano di salvezza di Dio. IL RIFIUTO DI ISRAELE AD ACCOLGIERE IL MESSIA HA ACCELERATO L’EVANGELIZZAZIONE DEI PAGANI senza che Israele fosse escluso dalla salvezza. I DONI E LA CHIAMATA DI DIO SONO IRREVOCABILI! Il piano di salvezza di Dio È PER TUTTI, la sua MISERICORDIA è fonte di salvezza!

3. E conclude: “Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per essere misericordioso verso tutti” Che significa? Significa che LA SCRITTURA DIMOSTRA CHE TUTTI SONO PECCATORI TUTTI SONO DISOBBEDIENTI, chi in un modo chi in un altro, chi prima chi poi, DIMOSTRA CHE TUTTI HANNO BISOGNO DI ESSERE SALVATI e DIO OFFRE LA SUA MISERICORDIA A TUTTI: agli ebrei, agli altri popoli e anche a noi. Deo gratias!

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
1. UNA DONNA PAGANA OPPRESSA GLI SI AVVICINÒ. Ma Gesù non le rivolse neppure una parola. I suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Cacciala fuori dai piedi, perché ci viene dietro gridando!». SI, CI SONO PERSONE CHE CI DISTURBANO, I DISCEPOLI VOGLIONO VIVERE TRANQUILLI SENZA VEDERLI… Ci lasciamo disturbare??
2. E Gesù: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella: «SIGNORE, AIUTAMI!». Ed egli: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Come gli ebrei di allora, Gesù credeva che era stato mandato solo al suo popolo. SIAMO CAPACI DI CAMBIARE I NOSTRI PROGETTI, LE NOSTRE IDEE QUANDO DIO CE LO CHIEDE?
3. È vero, Signore – disse la donna –, eppure I CAGNOLINI MANGIANO LE BRICIOLE CHE CADONO DALLA TAVOLA DEI LORO PADRONI. Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! LA DONNA INTUÌ CHE NON SI PUÒ NEGARE A NESSUNO “IL PANE QUOTIDIANO”.  Alla donna bastano le briciole… Avvenga per te come desideri». Tutto è possibile per chi CREDE. Aiuta la nostra FEDE…
BUONA DOMENICA...

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CREDERE 

Cosa non si riesce ad ottenere, se si crede davvero! La fede e l’amore vincono l’apparente durezza di Gesù. Così una donna pagana diventa maestra di perseveranza, di fede, di preghiera. Noi abbiamo la stessa costanza nel pregare e nel credere? Ci accontentiamo delle briciole? La fede partorisce miracoli! Ma credente è chi, in obbedienza al participio presente del verbo, rinnova il suo credo continuamente. 

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LECTIO DIVINA - XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA -  XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

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Mt 11,16-24 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA XII DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO

DOMENICA XII DOPO PENTECOSTE
Domenica 16 Agosto 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 11,16-24

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». 

1. Per coloro che rifiutano di convertirsi È SEMPRE PRONTO UN ALIBI PUR DI NON IMPEGNARSI in questo percorso, difficile ma felice. Tuttavia gli alibi non reggono e la realtà alla fine ‘VIENE RICONOSCIUTA PER LE SUE OPERE’: il bene viene riconosciuto come bene (e il male come male). 
2. Gesù reagisce e rende pubblica la loro incoerenza. Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! per la chiusura e l'indifferenza di fronte all'annuncio e ai miracoli. È DAVVERO TRISTE COMPORTARSI IN MANIERA FREDDA ED INDIFFERENTE DI FRONTE ALL'AMORE DI DIO, soprattutto quando Egli ce ne ha dato tante prove concrete e tangibili.
3. Guai a noi quando siamo certi della nostra salvezza! IL SIGNORE GIUDICHERÀ OGNI UOMO SUL FONDAMENTO DI OGNI GRAZIA DA LUI CONCESSA. Più doni abbiamo ricevuto e più è la responsabilità. E Sodoma che non ha avuto le grazie concesse a Betsàida avrà un giudizio meno duro. Lasciamoci scuotere dalla Parola di Dio.
BUONA DOMENICA…
 
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