domenica 20 settembre 2026

Is 55,6-9 - Fil 1,20-24.27 - Mt 20,1-16 - XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 20 Settembre 2026

 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 55,6-9

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
1. I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri; DIO HA UN MODO DI PENSARE E DI RAGIONARE DIVERSO DAL NOSTRO. Bisogna mettersi necessariamente sulla via di Dio. In che modo? È SOLO NELL’ASCOLTO COMUNITARIO DELLA PAROLA ATTUALE DI DIO che Dio ci indica la via e ci dona il pensiero su cui camminare. Senza l’attuale Parola di Dio, restiamo prigionieri di un pensiero di ieri.

2. Come il cielo è alto sulla terra, così le vie di Dio sovrastano le vie degli uomini. Dobbiamo IMPARARE LE VIE del Signore, ASCOLTARE la sua Parola, imparare il suo stile. Dobbiamo IMPARARE A FIDARCI DI DIO, DELLA SUA PAROLA CHE SCENDE NELLA NOSTRA VITA E LA SALVA, LA TRASFORMA. La Parola di Dio non DELUDE MAI!

3. E non ostiniamoci nel nostro modo di pensare. LA RIVELAZIONE È PROPRIO QUESTA: APERTURA della mente. Il nostro modo di pensare è piccolo, piccolo, ristretto, meschino, IL SIGNORE CI HA RIVELATO UN MODO DI PENSARE GRANDIOSO. IMPARIAMO da Dio, ACCOGLIAMO questa prospettiva grandiosa.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 1,20-24.27

Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
1. Paolo è in prigione probabilmente a Efeso, dove ha ricevuto la condanna a morte. Scrive ai cristiani di Filippi che la sua PRIGIONIA È DIVENUTA UNA OCCASIONE per predicare il Vangelo. Mette in secondo piano il suo stesso destino personale, la sua stessa vita e la sua morte: QUEL CHE CONTA È LA PREDICAZIONE DEL VANGELO. 

2. Paolo sta vivendo un momento di angoscia e di bivio: vivere o morire? “PER ME IL VIVERE È CRISTO E IL MORIRE UN GUADAGNO” Ha il desiderio profondo di ESSERE CON CRISTO e di sciogliere l’esistenza terrena, TUTTAVIA si rende conto che la sua presenza potrebbe essere utile PER GLI ALTRI, non tanto per sé. CHE GRANDEZZA D’ANIMO! Paolo NON sa cosa scegliere, NON deve scegliere, NON decide Lui. Per Lui il vivere è Cristo, e per TE?

3. E conclude dicendo: “COMPORTATEVI IN MODO DEGNO DEL VANGELO DI CRISTO”. Il cristiano è CHIAMATO A VIVERE DA SANTO, nella pratica della giustizia, conformemente alla volontà di Dio, percorrendo la via della verità e della grazia, seguendo l’esempio di Paolo. Buon cammino…

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

1. DIO HA SCELTO ciascuno di noi PER una missione da svolgere nella comunità umana e nella Chiesa: dunque dobbiamo essere GRATI e GIOIRE di poter lavorare nella vigna del Signore. HA SCELTO TE! IMPEGNATI E GIOISCI!

2. Anche se qualche volta, dopo aver sciupato qualità e tempo, ci sentiamo come...operai dell'ultima ora, possiamo sperimentare LA GIOIA DI ESSERE CHIAMATI E PERDONATI. Il Signore NON SCARTA NESSUNO perché è sempre grande e misericordioso. POSSIAMO SEMPRE RIPARTIRE!

3. NELLA VIGNA DEL SIGNORE C'È SEMPRE POSTO AD OGNI ORA: non dobbiamo chiuderci egoisticamente nel nostro piccolo mondo, ma essere DISPONIBILI per ogni chiamata, anche quella più pesante e dolorosa, all'inizio come all'ultima ora della nostra vita. APRIAMOCI A DIO!

BUONA DOMENICA...

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REGALO

Il padrone della parabola degli operai mandati nella vigna a diverse ore del giorno, non ragiona in termini sindacali. Lui ragiona secondo la categoria del regalo. Non toglie nulla ai primi, aggiunge agli altri. Non è ingiusto, ma generoso. A Dio interessa più l’uomo e la sua dignità che la vigna; per lui sono più importanti le persone che il profitto. Dio ha un cuore grande, impara a dare le giuste priorità nella vita!

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LECTIO DIVINA -  XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA – XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 
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Gv 6,24-35 - RITO AMBROSIANO - IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO

IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Domenica 20 Settembre 2026
+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni- Gv 6,24-35

In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». 

1. Chi MANGIA di me non avrà fame, chi CREDE in me non avrà sete, mai! DIO DÀ. Dio non chiede, DIO DÀ. Dio non pretende, DIO OFFRE. Dio non esige nulla, DIO DONA TUTTO, senza condizioni, senza un perché che non sia l'intimo bisogno di fecondare, far fiorire, fruttificare la vita. IMPARIAMO A DARE, SEMPRE...
2. CIÒ CHE IL PADRE DÀ È UN PANE CHE DÀ LA VITA AL MONDO. GESÙ, LA SUA PERSONA È IL PANE, quel pane che CONTIENE TUTTO CIÒ CHE SERVE a far fiorire la vita: amore, senso, libertà, coraggio, pace, bellezza. ASSIMILIAMO QUEL PANE NELLA PAROLA, NELL'EUCARESTIA NEL DONO DELLA VITA...
3. E CHI CREDE IN ME NON AVRÀ SETE, MAI!. CREDERE È COME MANGIARE un pane, lo ASSAPORO in bocca, lo FACCIO SCENDERE nell'intimo, lo ASSIMILO e si dirama per tutto l'essere, GESÙ IN ME si trasforma in cuore, calore, energia, pensieri, sentimenti, canto. GESÙ CI RENDE CAPACI DI AMORE E LIBERTÀ...
BUONA DOMENICA…
 
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20.09 SANTI MARTIRI COREANI

SANTI MARTIRI COREANI

La Chiesa coreana nacque in modo sorprendente, non per l’arrivo di missionari, ma per l’iniziativa di alcuni laici. Nel 1784 Yi Seung-hun ricevette il Battesimo in Cina e tornò in patria con libri cristiani, crocifissi e il nome di Pietro. La fede si diffuse rapidamente, ma mancava un sacerdote che potesse guidare e nutrire la giovane comunità. Verso il 1795 arrivò dalla Cina il primo sacerdote, ma nel 1801 fu ucciso durante una violenta persecuzione. Il re Sunjo ordinò di eliminare i cristiani perché considerava la loro fede un pericoloso germe di follia. Eppure la Chiesa non scomparve: la fede dei cristiani coreani resistette alla paura, alla violenza e alla morte. Dal 1837 arrivarono nuovi missionari e il primo vescovo, Lorenzo Imbert, che subì anch’egli il martirio. Tra i protagonisti emerge Andrea Kim Taegon, primo sacerdote coreano, pastore e testimone di una fede indomita. Nel Martirologio Romano è lui il capofila dei 103 martiri coreani, uccisi tra il 1838 e il 1867. Tra loro vi furono tre vescovi, otto sacerdoti e numerosi laici, testimoni di una fede vissuta fino alla morte. Il loro sangue non fu sterile: nel 1886 venne concessa la libertà religiosa. Oggi nella Corea del Sud vivono circa sei milioni di cattolici, segno di una Chiesa cresciuta attraverso la prova. La loro storia ricorda che la fede non si trasmette soltanto con le parole, ma soprattutto attraverso la testimonianza. Sant’Andrea Kim ricordava che Cristo fa crescere la Chiesa attraverso la prova e il martirio dei fedeli. Dalla Corea arriva una provocazione: una fede che non costa nulla rischia di non cambiare nulla. I martiri ci chiedono oggi se siamo disposti a vivere il Vangelo con lo stesso coraggio, anche quando non ci viene chiesto di morire, ma semplicemente di essere fedeli. per noi oggi 1. I martiri coreani morirono perché credevano davvero in Cristo. Noi, che non rischiamo la vita per la fede, quanto siamo disposti almeno a uscire dalla comodità? 2. La Chiesa coreana è nata dalla coraggiosa iniziativa di alcuni laici, senza strutture e senza sicurezze. E noi, con tante possibilità, non rischiamo forse di avere tutto per evangelizzare e poco coraggio per farlo? 3. I persecutori volevano distruggere il cristianesimo eliminando i cristiani, ma il loro sangue fece crescere la Chiesa. Forse oggi il pericolo più grande non è essere perseguitati, ma diventare cristiani senza più nulla da testimoniare.
Vittime delle persecuzioni religiose avvenute in Corea tra il XVIII e il XIX secolo
Memoria dei santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni, martiri in Corea. In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea

sabato 19 settembre 2026

19.09.2026 - 1Cor 15,35-37.42-49 - Lc 8,4-15 - Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,35-37.42-49

Fratelli, qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.
Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.
1. Come avverrà la risurrezione dei corpi? C’è una potenza di vita nel seme che è invisibile. Così è per l’uomo: È NELLA SUA NATURA ESSERE STATO CREATO PER L’IMMORTALITÀ, per essere partecipe della vita divina.
2. E se il peccato ha minato pesantemente questa potenzialità iscritta nell’essere dell’uomo, GESÙ CI HA LIBERATO PER RENDERLO NUOVAMENTE E PIENAMENTE POSSIBILE. L’esperienza di Gesù ci fa sperare che il processo di vittoria sulla morte possa perpetuarsi. Gesù ci libera!
3. Come noi per discendenza da Adamo abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra; COSÌ PER FEDE PORTEREMO L’IMMAGINE DEL FIGLIO DELL’UOMO. Questa è l’immagine di cui saremo rivestiti un giorno quando saremo portati dal Padre. E in Cristo e per Cristo CANTEREMO L’ETERNA LODE all’unico Sommo Creatore.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,4-15
 
In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Noi siamo il terreno dove il Signore getta instancabilmente il seme della sua Parola e del suo amore. Con quali disposizioni lo accogliamo? Com’è il nostro cuore? A quale terreno assomiglia: a una strada, a una pietraia, a un roveto?
Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi.
Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi. Chiediamo oggi la grazia di desiderare e accogliere la semente, e di portare frutto.

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In questa parabola preliminare delle successive ce n’è per tutti i gusti, Gesù parla di tutti i possibili “uditori” della sua parola. Allora prendiamo posto in platea: noi quale tipo di terreno siamo?

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19.09 SAN GENNARO

SAN GENNARO

San Gennaro, vescovo di Benevento e martire, è una delle figure più amate della tradizione cristiana napoletana. La sua memoria è legata soprattutto al famoso sangue conservato nelle ampolle, che secondo la tradizione apparteneva al martire.
La Chiesa mantiene prudenza nel definire miracoloso il fenomeno della sua liquefazione, lasciandolo alla devozione dei fedeli. Gennaro visse all’inizio del IV secolo, durante le violente persecuzioni di Diocleziano. Era vescovo di Benevento e non rimase indifferente davanti alla sofferenza dei cristiani perseguitati. Quando il diacono Sossio, suo amico, fu arrestato, Gennaro andò a trovarlo in carcere insieme a Festo e Desiderio. Con coraggio chiese la sua liberazione e professò pubblicamente la propria fede cristiana. Per questo fu arrestato insieme ai suoi compagni e condannato a morte. In un primo momento la sentenza prevedeva che fossero dati in pasto alle bestie nell’anfiteatro di Pozzuoli.
Secondo la tradizione, gli animali si ammansirono davanti alla benedizione di Gennaro. La condanna venne allora trasformata nella decapitazione, avvenuta il 19 settembre. Gennaro affrontò la morte senza rinnegare Cristo, diventando testimone della fede fino al sangue. Il suo martirio ci ricorda che la santità non consiste nel cercare il prodigioso, ma nel vivere con fedeltà il Vangelo. La tradizione del sangue continua ancora oggi a raccogliere fedeli nella preghiera.
Dietro il fenomeno tanto conosciuto c’è però una domanda più importante: quanto è viva la nostra fede? San Gennaro ci invita a fidarci di Dio e a rimanere fedeli a Cristo nelle prove della vita. Il suo sangue diventa così memoria di un amore che non si arrende davanti alla paura. Anche noi siamo chiamati a testimoniare il Vangelo con coraggio, coerenza e carità. San Gennaro ci insegna che la vera grazia non è soltanto ottenere ciò che chiediamo, ma vivere con fede ciò che Dio ci affida.

per noi oggi

1. Siamo capaci di professare la nostra fede anche quando può costarci qualcosa, oppure preferiamo nasconderla per non essere giudicati?
San Gennaro ci provoca a chiederci se Cristo è davvero al centro della nostra vita quotidiana.

2. Quando preghiamo, chiediamo soltanto a Dio di cambiare le circostanze, oppure chiediamo la forza per affrontarle con fede?
La vera grazia non è sempre ottenere ciò che desideriamo, ma imparare a vivere con fiducia ciò che accade.

3. Ci lasciamo affascinare dai miracoli, ma siamo altrettanto disposti a vivere ogni giorno il Vangelo?
San Gennaro ci ricorda che il miracolo più grande è una vita capace di rimanere fedele a Cristo fino in fondo.
Napoli? III sec. – Pozzuoli, 19 settembre 305
San Gennaro, vescovo di Benevento e martire, che in tempo di persecuzione contro la fede, a Pozzuoli vicino a Napoli subì il martirio per Cristo

 

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venerdì 18 settembre 2026

18.09.2026 - 1Cor 15,12-20 - Lc 8,1-3 - C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,12-20

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
1. Cristo è risorto: come possono dire alcuni di voi che non c'è risurrezione dai morti? Guardate che se non c'è risurrezione dei morti neanche Cristo è risorto, ma SE CRISTO NON È RISORTO È TUTTO INUTILE, tutta la nostra predicazione Cristiana è vuota, insignificante, inconsistente, E VOI SIETE ANCORA NEI VOSTRI PECCATI.
2. Paolo dopo avere fatto un ragionamento per assurdo termina affermando con forza che CRISTO È RISORTO DAI MORTI ED È LA PRIMIZIA DI COLORO CHE SONO MORTI, è su di Lui che si fonda la nostra vita. Cristo ha vinto il peccato e la morte, Cristo è la nostra speranza e questa speranza è fondata sulla sua risurrezione.
3.Dentro il Santo sepolcro a Gerusalemme, sulla lastra dove fu posto il corpo di Gesù c'è una scritta in greco che dice: LA SORGENTE DELLA NOSTRA RISURREZIONE. La tomba vuota è la sorgente della nostra risurrezione. LA RISURREZIONE DI CRISTO È LA FORZA CHE DÀ VITA ALLA NOSTRA ESISTENZA. Beati voi poveri che confidate nella risurrezione di Cristo.

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Dal vangelo secondo Luca - Lc 8,1-3
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. 
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. 

 

Non solo i Dodici seguono Gesù, ma anche delle donne; alcune facoltose, altre piene di gratitudine per essere state liberate dal male. Questi uomini e queste donne sono la prima semente della Chiesa: una compagnia di persone che amano e seguono il Signore. 
C'erano alcune donne, alcune delle quali con un passato peccaminoso. Questo serviva a rendere evidente che questa piccola iniziale comunità era fondata e guidata da Dio, altrimenti non avrebbe retto con questi membri così poco "adatti". Anche noi non facciamoci abbagliare dalle categorie del mondo e concentriamoci piuttosto su quello che Dio giudica importante. Anche noi impariamo ad amare e seguire il Signore, è Lui la nostra via...

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Gesù nella sua “compagnia” accoglie tutti: uomini, donne, poveri, ricchi, indemoniati...Proprio difficile accogliere tutti, senza selezione all’ingresso; l’avverbio “insieme” non è il più ostico di tutti?

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18.09 SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

San Giuseppe da Copertino, patrono degli studenti, è una testimonianza sorprendente della potenza di Dio nella fragilità umana. Da bambino fu costretto a lasciare presto la scuola a causa di una lunga malattia. Quando guarì, maturò il desiderio della vita religiosa, ma fu respinto da alcuni conventi perché considerato incapace e inadatto.
Alla fine fu accolto dai francescani conventuali, dove continuò il suo cammino con grande buona volontà. Studiava con fatica e si definiva umilmente «fratel Asino», riconoscendo i propri limiti. Durante l’esame per il diaconato, la Provvidenza lo aiutò attraverso un passo del Vangelo che era l’unico che conosceva bene. Anche nell’esame per il sacerdozio sperimentò quanto poteva fare affidandosi totalmente a Dio.
La sua umiltà e la preghiera costante attirarono grandi doni spirituali. Divenne famoso soprattutto per le levitazioni, che egli stesso avrebbe voluto nascondere. Bastava talvolta un salmo, un’immagine sacra o il momento della Messa perché fosse rapito in estasi. La sua fama crebbe tanto che persino l’Inquisizione volle verificare con attenzione questi fenomeni. Dopo aver assistito personalmente a una sua estasi, i giudici esclusero che vi fosse inganno.
Giuseppe fu trasferito in diversi conventi, cercando inutilmente di vivere nel nascondimento. La sua vita era completamente centrata sull’Eucaristia, vero cuore delle sue giornate. La sua storia ci ricorda che i nostri limiti non sono necessariamente ostacoli all’opera di Dio. Dio non sceglie sempre i più capaci secondo i criteri del mondo, ma spesso manifesta la sua grandezza attraverso i piccoli e gli umili. San Giuseppe insegna agli studenti e a ciascuno di noi a non scoraggiarsi davanti alle proprie difficoltà.
Quando ci affidiamo a Dio con umiltà e perseveranza, ciò che sembra debole può diventare uno strumento della sua grazia. La vera sapienza non consiste nel sentirsi capaci di tutto, ma nel riconoscere che abbiamo bisogno di Dio.

per noi oggi

1. Quante volte ci arrendiamo perché ci sentiamo incapaci, pensando che Dio non possa fare nulla attraverso di noi?
San Giuseppe ci provoca a credere che proprio la nostra fragilità, consegnata a Dio, può diventare una forza.

2. Cerchiamo continuamente di dimostrare quanto valiamo, oppure sappiamo riconoscere con umiltà i nostri limiti?
Dio non ha bisogno della nostra perfezione, ma di un cuore disponibile e fiducioso.

3. Davanti alle difficoltà nello studio, nel lavoro o nella vita, scegliamo lo scoraggiamento o la perseveranza?
San Giuseppe ci ricorda che chi si affida a Dio può andare oltre ciò che umanamente sembra impossibile.
Copertino (Lecce), 17 giugno 1603 – Osimo (Ancona), 18 settembre 1663
A Osimo nelle Marche, san Giuseppe da Copertino, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, che, nonostante le difficoltà affrontate durante la sua vita, rifulse per povertà, umiltà e carità verso i bisognosi di Dio. 
 
NELLO STESSO GIORNO:

SANT' EUSTORGIO I di Milano Vescovo
+ IV secolo

A Milano, sant’Eustorgio, vescovo, di cui sant’Atanasio loda la professione della vera fede contro l’eresia ariana.

 

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