domenica 21 giugno 2026

Ger 20,10-13 - Rm 5,12-15 - Mt 10,26-33 - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 21 Giugno 2026
Dal libro del profeta Geremìa Ger 20,10-13
 
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciatelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

1. Il profeta descrive la congiura scatenata contro di lui. PERFINO GLI AMICI LO HANNO ABBANDONATO E ATTENDONO DI VEDERLO CADERE IN DISGRAZIA per approfittare della sua debolezza e vendicarsi. GEREMIA È PERSEGUITATO PER LA SUA FEDE. Sa che può contare sul Signore ed è sicuro che saranno i suoi avversari a vacillare e cadere!

2. Geremia non rinnega i suoi sentimenti di vendetta nei confronti di chi lo perseguita, la sua sofferenza è troppo grande, ma PONE NELLE MANI DI DIO QUESTA VENDETTA. Lui saprà cosa fare e come rendergli giustizia. VENDETTA SÌ, DUNQUE, MA DAL SIGNORE. Vendetta si può tradurre con “RIVENDICAZIONE DEI DIRITTI”

3. Dobbiamo imparare a METTERE TUTTO NELLE MANI DI DIO. Lui sa di cosa abbiamo veramente bisogno, cosa ci manca e conosce allo stesso modo la persona che ci ferisce. Non è semplice fidarci, ma se lo faremo, SARÀ LUI AD ILLUMINARCI SUI PASSI DA COMPIERE e sulla migliore difesa da attuare.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5,12-15
 
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

1. L'apostolo dice che il peccato è entrato nel mondo a causa di un solo uomo, e di conseguenza il peccato ha rovinato l'umanità. LA LEGGE È INTERVENUTA ma non ha riparato al peccato, ha semplicemente rivelato il peccato, e quindi, ha reso colpevole il peccatore perché sa di violare la legge. LA LEGGE NON DÀ LA SOLUZIONE.

2. Gesù, nuovo Adamo, con la sua obbedienza CAPOVOLGE la situazione: IL DONO DI GRAZIA PORTATO DA GESÙ È COSÌ POTENTE, ONNIPOTENTE DA CONDURRE NELLA VITA L’INTERA UMANITÀ. Il nostro destino è la vita non la morte!

3. L'apostolo ci tiene a sottolineare che il passaggio non è da uno a uno, IL DONO DI GRAZIA CHE VINCE IL PECCATO ORIGINALE È ENORMEMENTE PIÙ GRANDE DELLA COLPA. Questo mondo non è condannato al peccato e alla morte. IN CRISTO, QUESTO MONDO PUÒ RISORGERE A VITA NUOVA ED ETERNA.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Gesù oggi ci dice: NON ABBIATE PAURA (x3 volte) e sii attento a NON FARTI PARALIZZARE DALLA PAURA. 
1. NON ABBIATE PAURA DEGLI UOMINI, Paura di avere scelto la strada sbagliata, di essere perdente nella storia (far parte di un piccolo gruppo). NON ABBIATE PAURA DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO. Non possono andare oltre. NON ABBIATE PAURA CHE LA PERSECUZIONE COINVOLGA CHI TI STA VICINO creando a volte divisione. Gesù ci dice: FIDATI DEL PADRE. DIO REALIZZERÀ IL TUO VERO BENE. Dio si prende cura persino dei passeri e conosce il numero dei tuoi capelli… NON AVERE PAURA…
2. ABBI PAURA DI QUELLA FORZA DENTRO DI TE CHE TI PORTA LONTANO DAL BENE E DALLA VITA, e ti impedisce di raggiungere l'obiettivo che è la realizzazione della vita nella gioia. TIENILA SOTTO CONTROLLO ALTRIMENTI CONDUCE LA TUA VITA NELLA GEENNA (IMMONDIZIA). FAI ATTENZIONE
3. Coloro che hanno fatto la scelta che Lui ha proposto, Lui si riconosce in quei discepoli, in altri no. SI RICONOSCE IN COLORO CHE NON HANNO PAURA DI FARE LA SCELTA CHE LUI HA PROPOSTO, LA SCELTA DELLA FELICITÀ. CORAGGIO….
BUONA DOMENICA...

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NO PAURA

"Non abbiate paura... agite nella luce, predicate dai tetti...": siate testimoni convinti e convincenti! Ricordiamoci che in ogni istante della vita costituiamo un argomento pro o contro Cristo». E Cristo ci vuole con gli occhi e il cuore aperti sulla realtà, sulla vita! Non è più tempo di cristiani pigri, paurosi, assenti. È l'ora di cristiani forti, generosi pronti a pagare di persona per la diffusione del Vangelo... 

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LECTIO DIVINA - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA - XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

  

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Lc 17,26-30.33 - RITO AMBROSIANO - DOMENICA IV DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO
DOMENICA IV DOPO PENTECOSTE
Domenica 21 giugno 2026

 + Lettura del Vangelo secondo Luca 17,26-30.33


In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».
1. Ma quando giunge questo Regno di Dio? IL REGNO DI DIO È LA PRESENZA DEL SIGNORE GESÙ NELLA NOSTRA VITA, che passa attraverso le nostre scelte. Scegliere Gesù non è qualcosa di indifferente, di innocuo, ma NE VA DELLA PIENEZZA DI VITA. COSA SCEGLIAMO?
2. Gesù ricorda la TREMENDA punizione toccata alla città di Sodoma per i PECCATI ASSAI DIFFUSI che si compivano alla luce del sole. IERI COME OGGI. NON lasciamoci andare, FACCIAMO OGNI GIORNO prima di dormire L'ESAME DI COSCIENZA QUOTIDIANO che è utile per verificare le nostre azioni alla luce degli insegnamenti del Vangelo…
3. Cosa vuol dirci Gesù? GESÙ AMMONISCE CHI VIVE DIMENTICO DI DIO E TOTALMENTE ASSORBITO DAI BENI MATERIALI. COSTUI S'ILLUDE DI AFFERRARE, GODERE E POSSEDERE LA SUA VITA. Ma così facendo, totalmente concentrato su di sé e sui suoi interessi, finisce per perderla, quando meno se lo aspetta. FAI ATTENZIONE!
BUONA DOMENICA...

 

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21.06 - SAN LUIGI GONZAGA

SAN LUIGI GONZAGA
San Luigi Gonzaga, patrono dei giovani, degli studenti e dei malati di Aids, fu un esempio straordinario di purezza, fede e coraggio spirituale. Nato nel 1568 in una nobile famiglia destinata al potere e alla ricchezza, comprese molto presto che i beni del mondo non potevano dare la vera felicità. A soli sette anni iniziò quella che chiamò la sua “conversione dal mondo a Dio”, scegliendo la preghiera e la vita interiore. A dieci anni consacrò la sua purezza alla Vergine Maria e fece voto di verginità perpetua. Pur vivendo tra corti, lusso e privilegi, sentiva crescere dentro di sé il desiderio di appartenere totalmente a Cristo. Ricevette la Prima Comunione da san Carlo Borromeo e maturò la decisione di entrare nella Compagnia di Gesù, rinunciando nel 1585 al marchesato e ai titoli nobiliari. A Roma visse da gesuita con grande austerità, dedicandosi alla penitenza, allo studio e alla preghiera profonda. Durante la terribile peste che colpì la città nel 1590-91, si mise al servizio dei malati e dei poveri, vedendo in loro il volto di Gesù. Non ebbe paura del contagio: caricava gli infermi sulle spalle, raccoglieva elemosine e offriva conforto agli abbandonati. Proprio assistendo un appestato contrasse la malattia che lo portò alla morte a soli ventitré anni. Morì il 21 giugno 1591 con una serenità impressionante, ripetendo: “Me ne vado felice”. La sua vita dimostra che la santità non dipende dall’età ma dalla capacità di scegliere Dio sopra ogni cosa. Ancora oggi san Luigi parla ai giovani, invitandoli a non sprecare la vita dietro apparenze, successo e superficialità, ma a cercare ciò che rimane eterno. Parole chiave: giovani, preghiera, Gesù, Maria, purezza, carità, gesuiti, fede, santità, umiltà, conversione, eternità. Per noi oggi: 1. Oggi molti giovani inseguono fama, immagine e approvazione online. San Luigi ricorda che senza valori eterni anche il successo più grande resta vuoto. 2. Luigi lasciò ricchezza e potere per seguire Cristo. Noi invece spesso vendiamo la nostra anima per cose che durano pochi istanti. 3. In un mondo che teme il sacrificio, lui diede la vita per i malati. La domanda è: sappiamo ancora amare qualcuno più di noi stessi?
Castiglione delle Stiviere, Mantova, 9 marzo 1568 - Roma, 21 giugno 1591


sabato 20 giugno 2026

20.06.2026 - 2Cr 24,17-25 - Mt 6,24-34 - Non preoccupatevi del domani.

Dal secondo libro delle Cronache - 2Cr 24,17-25

Dopo la morte di Ioiadà, i comandanti di Giuda andarono a prostrarsi davanti al re, che allora diede loro ascolto. Costoro trascurarono il tempio del Signore, Dio dei loro padri, per venerare i pali sacri e gli idoli. Per questa loro colpa l’ira di Dio fu su Giuda e su Gerusalemme. Il Signore mandò loro profeti perché li facessero ritornare a lui. Questi testimoniavano contro di loro, ma non furono ascoltati.
Allora lo spirito di Dio investì Zaccarìa, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò in mezzo al popolo e disse: «Dice Dio: “Perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona”». Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del tempio del Signore. Il re Ioas non si ricordò del favore fattogli da Ioiadà, padre di Zaccarìa, ma ne uccise il figlio, che morendo disse: «Il Signore veda e ne chieda conto!».
All’inizio dell’anno successivo salì contro Ioas l’esercito degli Aramei. Essi vennero in Giuda e a Gerusalemme, sterminarono fra il popolo tutti i comandanti e inviarono l’intero bottino al re di Damasco. L’esercito degli Aramei era venuto con pochi uomini, ma il Signore mise nelle loro mani un grande esercito, perché essi avevano abbandonato il Signore, Dio dei loro padri. Essi fecero giustizia di Ioas. Quando furono partiti, lasciandolo gravemente malato, i suoi ministri ordirono una congiura contro di lui, perché aveva versato il sangue del figlio del sacerdote Ioiadà, e lo uccisero nel suo letto. Così egli morì e lo seppellirono nella Città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

 

1. Finché visse il sacerdote Ioiadà, Ioas ubbidì alla volontà del Signore. Alla sua morte il Re si appoggiò su suo padre adottivo. E quando questi venne a mancare, la sua fedeltà a Dio venne meno, poiché NON AVEVA NEL TEMPO COLTIVATO UNA FEDE PERSONALE. 

2. IL RE CEDETTE ALLE LUSINGHE E ALL’INFLUENZA DEI CAPI DEL POPOLO, arrivò persino ad ordinare l’uccisione di Zaccaria, figlio di Ioiadà, il suo benefattore. Zaccaria pronunciò una parola molto forte: «poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona». IL SIGNORE CERCA DI SMUOVERE IN TUTTI I MODI IL SUO POPOLO, minacciando pure di abbandonarlo, ma sappiamo benissimo che QUESTO NON È SUCCESSO E NON SUCCEDERÀ MAI! 

3. ALLONTANANDOTI DA DIO DIVENTI DEBOLE E SOLO NELLA TUA ARROGANZA. Basta un piccolo esercito degli Aramei per procurarti la sconfitta. Il Signore ti mise nelle loro mani. Il Re subì la morte da alcuni suoi servi, CHE TRISTE LA FINE DI QUESTO UOMO, CHE PER ANNI AVEVA SEGUITO DIO CON GRANDE PASSIONE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,24-34
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

Gesù paragona la ricchezza a un "Padrone", per dirti che non puoi servire la ricchezza se intendi servire Dio. Sentiamo dentro di noi il bisogno di accumulare certezze umane sacrificando tempo e rapporti personali. E non siamo mai sazi- Ma se avessimo un po' di fede e ci affidassimo alla Provvidenza avremmo meno angoscia del domani.
Va detto anche che finché ognuno cerca di accumulare per sé, non ci sarà mai giustizia. Se invece, confidiamo nella Provvidenza di Dio e cerchiamo il suo Regno, nessuno mancherà il necessario per vivere dignitosamente. Cercare il regno di Dio e la sua giustizia significa fare la volontà di Dio con fede, con fiducia. E’ questo l’unico affanno che ci è permesso di avere!


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20.06 - BEATA VERGINE MARIA CONSOLATRICE (LA CONSOLATA)

BEATA VERGINE MARIA CONSOLATRICE (LA CONSOLATA)

La devozione torinese alla Consolata, Patrona dell’Arcidiocesi di Torino, è tra le più antiche e amate della città. Secondo la tradizione fu san Massimo, primo vescovo di Torino, a edificare una chiesa mariana presso le antiche mura romane, segno della protezione di Maria sul popolo torinese. Il titolo di “Consolata” deriva probabilmente dall’espressione latina Consolatrix Afflictorum, Consolatrice degli afflitti. Nel corso dei secoli il Santuario è diventato cuore spirituale della città, luogo di preghiera, rifugio nei tempi difficili e simbolo di speranza. La tradizione racconta che la Vergine apparve al cieco Giovanni Ravacchio, guidandolo al ritrovamento di un’antica immagine mariana nascosta durante le persecuzioni iconoclaste. Da quel momento la devozione esplose in tutto il Piemonte. Il quadro oggi venerato, attribuito ad Antoniazzo Romano e donato dal cardinale Della Rovere, venne collocato in un santuario abbellito nei secoli dai Savoia con opere di Guarino Guarini e Filippo Juvarra. La Consolata fu invocata durante epidemie, guerre e calamità, specialmente nell’assedio francese del 1706 e durante il colera del 1835. Centinaia di ex voto testimoniano grazie e protezione ricevute. Tantissimi santi passarono da questo luogo: san Giovanni Bosco, san Giuseppe Cafasso, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, il beato Pier Giorgio Frassati e il beato Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata. Ancora oggi il Santuario resta un’oasi di silenzio e fede nel cuore di Torino, dove migliaia di fedeli si affidano a Maria Consolatrice. Parole chiave: Consolata, Torino, Maria, Santuario, Savoia, preghiera, miracoli, fede, protezione, carità, santi, speranza. Per noi oggi: 1. Oggi cerchiamo consolazione nei social, nel denaro e nell’apparenza, ma il cuore continua a restare vuoto. La Consolata ricorda che senza Dio nessuna ferita guarisce davvero. 2. Torino ha custodito per secoli una fede capace di unire popolo e santi. Noi invece rischiamo di perdere le radici cristiane per inseguire mode che durano un istante. 3. Davanti alle guerre interiori e alle paure moderne, Maria continua ad aspettarci in silenzio. La domanda è: abbiamo ancora il coraggio di fermarci a pregare?
Miracolo del 20 giugno 1104

NELLO STESSO GIORNO:

BEATO GIOVANNI BATTISTA ZOLA Sacerdote gesuita, fondatore - BRESCIA

Brescia, 1575 – Nagasaki, Giappone, 20 giugno 1626

Il beato Giovanni Battista Zola, fa parte di un gruppo di gesuiti martirizzati in Giappone il 20 giugno 1626. Indirizzato all’attività missionaria, nel 1602 è in India, dove rimane fino al 1606. In seguito è in Giappone. Si stabilisce nella regione del Tacacu, esercitando per circa 20 anni il proprio ministero apostolico. Scoppiata una violenta persecuzione anticristiana, insieme ad altri otto compagni viene arso vivo sulle colline di Nagasaki, dopo una prigionia prolungatasi vari mesi.


SANT' URSICINO di Pavia Vescovo - PAVIA

Non vi sono dubbi sulla sua esistenza, ma della sua vita si sa solo una narrazione leggendaria che come dice G. Henskens negli “Acta Sanctorum” può adattarsi a qualsiasi vescovo antico.
Si sa che nel secolo XIV chierici e popolo pavesi, si recavano in processione nella chiesa di s. Giovanni in Borgo, oggi distrutta, dov’era il suo sepolcro per festeggiarlo nella sua ricorrenza liturgica. Nella diocesi di Pavia la sua memoria si celebra il 20 giugno.

 

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venerdì 19 giugno 2026

19.06.2026 - 2Re 11,1-4.9-18.20 - Mt 6,19-23 - Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Dal secondo libro dei Re - 2Re 11,1-4.9-18.20

In quei giorni, Atalìa, madre di Acazìa, visto che era morto suo figlio, si accinse a sterminare tutta la discendenza regale. Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa, sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte. Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto Atalìa regnava sul paese.
Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore. Egli concluse con loro un’alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore; quindi mostrò loro il figlio del re. I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà. Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà. Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti al re Davide, che erano nel tempio del Signore. Le guardie, ognuno con l’arma in pugno, si disposero dall’angolo destro del tempio fino all’angolo sinistro, lungo l’altare e l’edificio, in modo da circondare il re. Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato; lo proclamarono re e lo unsero. Gli astanti batterono le mani e acclamarono: «Viva il re!».
Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalìa si presentò al popolo nel tempio del Signore. Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l’usanza, i comandanti e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa e suonava le trombe. Atalìa si stracciò le vesti e gridò: «Congiura, congiura!». Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all’esercito: «Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada». Il sacerdote infatti aveva detto: «Non sia uccisa nel tempio del Signore». Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l’ingresso dei Cavalli e là fu uccisa.
Ioiadà concluse un’alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo. Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal, davanti agli altari. Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore.
Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalìa era stata uccisa con la spada nella reggia.
1. Alla morte del giovane re Acazìa, la regina madre ATALÌA USURPA IL TRONO ED ELIMINA I LEGITTIMI PRETENDENTI appartenenti alla dinastia davidica. Atalìa è mossa dal proprio TORNACONTO personale ed è disposta a tutto…

2. Il giovanissimo figlioletto di Acazìa, Ioas, VIENE SALVATO DALLA ZIA IOSEBA, rendendo vano il perverso piano della nonna Atalìa. MA I PIANI DI DIO SONO DIVERSI e nonostante il piano di Atalìa sia stato architettato in modo perfetto fallisce. Dopo sette anni di governo della regina madre, Ioas diventato un ragazzo, diventa Re.

3. IOAS VIENE INVESTITO E PROCLAMATO RE LEGITTIMO. La regina madre messa davanti al fatto compiuto, viene uccisa. E infine si compie un regolamento di conti nei confronti del tempio di Baal e dei suoi sacerdoti, presenti a Gerusalemme. DIO ISPIRA SEMPRE UOMINI SAGGI, PRUDENTI, PII, GIUSTI, ONESTI, DEVOTI A LUI PERCHÉ FACCIANO LA SUA VOLONTÀ.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,19-23
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

 

«Soldi, vanità e potere» non rendono felice l’uomo. I veri tesori, le ricchezze che contano, sono «l’amore, la pazienza, il servizio agli altri e l’adorazione di Dio». «Il consiglio di Gesù è semplice: non accumulate per voi tesori sulla terra!». E aggiunge: «Guarda, questo non serve a niente, non perdere tempo!».
Bisogna dunque puntare ad accumulare le vere ricchezze, quelle che «liberano il cuore» e ti rendono «un uomo con quella libertà dei figli di Dio». Si legge in proposito nel Vangelo che «se il tuo cuore è schiavo, non sarà luminoso il tuo occhio, il tuo cuore». «Un cuore schiavo non è un cuore luminoso: sarà tenebroso!».
Chiediti sinceramente: a cosa sono davvero attaccato?

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Il nostro cuore sta «dov’è il tuo tesoro». E allora qual è il nostro tesoro? Alla fine si saprà, perché già siamo semplici, trasparenti, come le nostre pupille. Ma quanto è difficile questa semplicità? 

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19.06 - SAN ROMUALDO ABATE

SAN ROMUALDO ABATE
San Romualdo nacque intorno al 951 a Ravenna da una nobile famiglia legata al potere politico del tempo. La sua giovinezza fu segnata da un tragico episodio di violenza che coinvolse il padre in un duello mortale. Questo fatto sconvolse profondamente il giovane Romualdo spingendolo a cercare una vita completamente diversa. Intorno ai vent’anni entrò nel monastero di Sant’Apollinare in Classe iniziando il cammino monastico. Desiderava soprattutto trovare Dio attraverso il silenzio, la preghiera e il distacco dalle cose del mondo. Successivamente si trasferì a Venezia dove conobbe il monaco Guarino, abate del monastero di San Michele di Cuxa. Romualdo lo seguì nella sua abbazia approfondendo la disciplina monastica e la vita contemplativa. Dopo circa dieci anni tornò in Italia e iniziò a fondare eremi e piccoli monasteri in varie regioni. Rinunciò più volte a incarichi prestigiosi perché preferiva la solitudine e la contemplazione alla vita di potere. Anche l’imperatore Ottone III nutriva grande stima per lui e lo volle abate di Sant’Apollinare in Classe. Romualdo però lasciò presto anche quell’incarico per tornare alla sua vita di preghiera e penitenza. Visse per periodi in luoghi isolati come Montecassino e una grotta in Istria oggi chiamata Grotta di Romualdo. Infine raggiunse una radura chiamata Campo Maldoli dove fondò l’eremo di Camaldoli. Qui nacque la Congregazione camaldolese che univa la tradizione benedettina occidentale e quella orientale dei Padri del deserto. Il simbolo dei Camaldolesi divenne quello di due colombe che bevono dallo stesso calice. Romualdo insegnava ai monaci il distacco dal mondo e la continua ricerca della presenza di Dio. Nella sua Piccola Regola scriveva: “Siedi nella tua cella come nel Paradiso”. Esortava tutti a vigilare sui pensieri e a pregare con il cuore attraverso i Salmi e la meditazione della Scrittura. Morì nel 1027 lasciando una grande eredità spirituale fondata sul silenzio, la disciplina e l’amore totale verso Dio. La sua vita dimostra che la vera pace nasce solo da un cuore che sa fermarsi davanti al Signore. per noi oggi 1.Viviamo immersi nel rumore continuo, nelle distrazioni e nella fretta. San Romualdo ricorda che senza silenzio interiore è difficile ascoltare Dio e sé stessi. 2. Molti cercano successo, visibilità e riconoscimenti personali. Romualdo invece fuggiva il potere per cercare soltanto la presenza del Signore. 3. Oggi si teme la solitudine come qualcosa di negativo e inutile. Per il santo invece la solitudine vissuta con Dio diventava luogo di pace e trasformazione interiore.
Ravenna, ca. 952 - Val di Castro (Marche), 19 giugno 1027

NELLO STESSO GIORNO:

SANTI GERVASIO E PROTASIO MARTIRI

sec. II-III

 A chi visita la basilica milanese di Sant'Ambrogio il nome di Gervaso e Protaso, martiri del II secolo, potrà dire poco. Ma se si scende nella cripta ecco le loro reliquie accanto alla tomba del vescovo. Fu infatti Ambrogio a far scavare davanti alla basilica dei santi Nabore e Felice, a Porta Vercellina. E lì rinvenne i resti dei due martiri vissuti due secoli prima e quasi dimenticati. Dopo la traslazione nella basilica sono diventati "pietre angolari" della diocesi.

 

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