sabato 4 aprile 2026

Mt 28,1-10 - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)
Sabato 04 Aprile 2026
In questa Veglia, vengono proposte nove letture, cioè sette dall’Antico e due (Epistola e Vangelo) dal Nuovo Testamento.
PRIMA LETTURA - Dal libro della Gènesi - Gn 1,1–2,2 - Dio vide tutto quello che aveva fatto: era cosa molto buona.

Nella prima lettura JHWH SI MANIFESTÒ AL MONDO ATTRAVERSO LA CREAZIONE. Dio crea il mondo in 7 giorni e 10 parole, che corrispondono a 10 opere distribuite nella settimana. "Se fu grande all'inizio la creazione del mondo, BEN PIÙ GRANDE NELLA PIENEZZA DEI TEMPI FU L'OPERA DELLA NOSTRA REDENZIONE". Il battesimo restaura nell'uomo peccatore l'immagine e la somiglianza di Dio che era stata deformata dalla disobbedienza.
In principio Dio creò il cielo e la terra. la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «la terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: «le acque brùlichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltìplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «la terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.

SECONDA LETTURA - Dal libro della Gènesi - Gn 22,1-18 - Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.

La seconda lettura CONDANNA I SACRIFICI UMANI ed esalta L’OBBEDIENZA DI ABRAMO, maturata nei tre giorni di cammino silenzioso verso il monte, dove Dio “vede” e provvederà. Dio non ruba ma dona! È LA NOTTE DELLA FEDE E DELL’OBBEDIENZA, nella quale il Signore ci trasforma con la sua benedizione. 
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.
Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». l'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».
L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

 

TERZA LETTURA - Dal libro dell’Esodo - Es 14,15–15,1 - Gli Israeliti camminarono sull’asciutto in mezzo al mare.

Nella terza lettura abbiamo l’episodio chiave della storia di Israele, in cui DIO MANIFESTA IL SUO VOLTO come liberatore e sovrano sulle forze oppressive della natura e dei popoli. LA SALVEZZA È OPERATA DA LUI, NON DA EROI. Mosè è il suo servitore. Israele nasce da Dio, non da potenze umane. 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».
L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.
In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

QUARTA LETTURA - Dal libro del profeta Isaia - Is 54,5-14 - Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te.

La quarta lettura presenta LA NUOVA GERUSALEMME RICOSTRUITA COME LA SPOSA DI DIO; è il tema dell'alleanza rivelato in chiave di amore coniugale. Il ripudio è stato momentaneo, PREVALE L’AMORE. Dio promette l’Alleanza unilaterale, fondata nella sua fedeltà e misericordia. I monti possono tremare, e persino cambiare di posto, L’AMORE DI DIO NON VACILLERÀ.  
Tuo sposo è il tuo creatore,
Signore degli eserciti è il suo nome;
tuo redentore è il Santo d'Israele,
è chiamato Dio di tutta la terra.
Come una donna abbandonata
e con l'animo afflitto, ti ha richiamata il Signore.
Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù?
- dice il tuo Dio.
Per un breve istante ti ho abbandonata,
ma ti raccoglierò con immenso amore.
In un impeto di collera
ti ho nascosto per un poco il mio volto;
ma con affetto perenne
ho avuto pietà di te,
dice il tuo redentore, il Signore.
Ora è per me come ai giorni di Noè,
quando giurai che non avrei più riversato
le acque di Noè sulla terra;
così ora giuro di non più adirarmi con te
e di non più minacciarti.
Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,
non si allontanerebbe da te il mio affetto,
né vacillerebbe la mia alleanza di pace,
dice il Signore che ti usa misericordia.
Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata,
ecco io pongo sullo stibio le tue pietre
e sugli zaffìri pongo le tue fondamenta.
Farò di rubini la tua merlatura,
le tue porte saranno di berilli,
tutta la tua cinta sarà di pietre preziose.
Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore,
grande sarà la prosperità dei tuoi figli;
sarai fondata sulla giustizia.
Tieniti lontana dall'oppressione, perché non dovrai temere,
dallo spavento, perché non ti si accosterà. 

QUINTA LETTURA - Dal libro del profeta Isaia - Is 55,1-11 - Venite a me, e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna.

La quinta lettura presenta IL BANCHETTO A CUI DIO INVITA, ove il nutrimento offerto è la sua PAROLA sotto le immagini dell'acqua e del pane. La Parola di Dio è PANE di VITA che ci SOSTIENE e ci IRROBUSTISCE. La veglia pasquale unisce il cibo della parola di Dio e il cibo dell'eucaristia; il tema dell'acqua richiama il sacramento del battesimo.
 Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all'acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l'orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide.
Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli,
principe e sovrano sulle nazioni.
Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;
accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano
a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d'Israele, che ti onora.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocàtelo, mentre è vicino.
l'empio abbandoni la sua via
e l'uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».

SESTA LETTURA - Dal libro del profeta Baruc - Bar 3,9-15.32–4,4 - Cammina allo splendore della luce del Signore. 

La sesta lettura insiste ancora sulle parole di Dio, contempla infatti LA SAPIENZA CONTENUTA NELLA RIVELAZIONE. L'autore si rivolge al popolo di Israele in esilio e lo esorta a cercare la sapienza che si trova nella rivelazione di Dio racchiusa nella legge. Abbandonare la Parola di Dio equivale ad abbandonare la fonte della Sapienza. CAMMINA ISRAELE, ALLO SPLENDORE DELLA SUA LUCE!
 Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,
porgi l'orecchio per conoscere la prudenza.
Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica
e sei diventato vecchio in terra straniera?
Perché ti sei contaminato con i morti
e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?
Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
Se tu avessi camminato nella via di Dio,
avresti abitato per sempre nella pace.
Impara dov'è la prudenza,
dov'è la forza, dov'è l'intelligenza,
per comprendere anche dov'è la longevità e la vita,
dov'è la luce degli occhi e la pace.
Ma chi ha scoperto la sua dimora,
chi è penetrato nei suoi tesori?
Ma colui che sa tutto, la conosce
e l'ha scrutata con la sua intelligenza,
colui che ha formato la terra per sempre
e l'ha riempita di quadrupedi,
colui che manda la luce ed essa corre,
l'ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore.
le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia
e hanno gioito;
egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!»,
e hanno brillato di gioia per colui che le ha create.
Egli è il nostro Dio,
e nessun altro può essere confrontato con lui.
Egli ha scoperto ogni via della sapienza
e l'ha data a Giacobbe, suo servo,
a Israele, suo amato.
Per questo è apparsa sulla terra
e ha vissuto fra gli uomini.
Essa è il libro dei decreti di Dio
e la legge che sussiste in eterno;
tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita,
quanti l'abbandonano moriranno.
Ritorna, Giacobbe, e accoglila,
cammina allo splendore della sua luce.
Non dare a un altro la tua gloria
né i tuoi privilegi a una nazione straniera.
Beati siamo noi, o Israele,
perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto.
 
SETTIMA LETTURA - Dal libro del profeta Ezechiele - Ez 36,16-17a.18-28 - Vi aspergerò con acqua pura, e vi darò un cuore nuovo. 

La settima lettura parla dell'aspersione di acqua che purifica, del dono dello Spirito. Il profeta consola il suo popolo e gli promette e preannuncia un avvenire migliore; È LA PROMESSA DELLA NUOVA ALLEANZA. L'effetto di questa purificazione con acqua e del dono dello Spirito è l’interiorizzazione della legge di Dio. LE FORZE DELLA NOSTRA TRASFORMAZIONE PROVENGONO DAL “VENTO INTERIORE” DI DIO. Esso trasforma l’intimo della nostra persona.
 Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell'uomo, la casa d'Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l'avevano contaminato. li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.
Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: "Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese". Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d'Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta.
Perciò annuncia alla casa d'Israele: "Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d'Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore - oracolo del Signore Dio -, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».

EPISTOLA - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 6,3-11 - Cristo risuscitato dai morti non muore più. 

Nell’epistola Paolo ci ricorda il DONO GRANDE CHE ABBIAMO RICEVUTO NEL BATTESIMO: “siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché, COME CRISTO fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, COSÌ ANCHE NOI possiamo camminare in una vita nuova”. Noi infatti partecipiamo alla sua vita di Risorto, che si attua gradualmente lungo il cammino. Così DIO PADRE CI INDIRIZZA A DIVENTARE CONFORMI ALL’IMMAGINE DEL FIGLIO SUO.
 Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

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 + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,1-10


Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.
Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli.
Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

 

1. Le donne si erano recate con tristezza al sepolcro per rendere omaggio ad un corpo morto, a un uomo che si era consegnato a una morte infame. UN FALLITO? NO, GESÙ È RISORTO COME AVEVA DETTO! L'AMORE VINCE LA MORTE!

2. Subito le donne corrono a casa per raccontare il fatto e mentre sono SULLA STRADA GESÙ APPARE LORO. CERCAVANO GESÙ IN UNA TOMBA E INVECE LUI È PER STRADA! È vivo! Davvero Lui è la via, la strada da seguire! SEGUIAMOLO SEMPRE!

3. “È risorto dai morti, ed ecco, VI PRECEDE IN GALILEA; LÀ LO VEDRETE”. Tornare in Galilea vuol dire «tornare all'origine del cammino con Gesù, rileggere tutto a partire dalla croce e dalla vittoria, RILEGGERE TUTTO A PARTIRE DALLA FINE, che è un nuovo inizio». BUONA RILETTURA...

BUONA VEGLIA PASQUALE...

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VEGLIA

Molti scrittori hanno evocato la bellezza delle notti illuminate dalle stelle. Invece le notti di guerra sono solcate da scie luminose di morte. In questa notte lasciamoci prendere per mano dalle donne del Vangelo, per scoprire con loro il sorgere della luce di Dio che brilla nelle tenebre del mondo. [Esse] vedono, ascoltano, annunciano: con queste tre azioni entriamo anche noi nella Pasqua del Signore.

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LECTIO DIVINA - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)

OMELIA - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO A)

Mt 28,1-7 RITO AMBROSIANO - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

RITO AMBROSIANO

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA
Sabato 4 Aprile 2026
Lettura del Vangelo secondo Mt 28,1-7

+ Lettura del Vangelo secondo Matteo 28, 1-7

In quel tempo. Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».

 

1. LA LUCE DEL RISORTO SCONFIGGE LE TENEBRE. È L’ALBA DELLA NUOVA CREAZIONE, fondata sul Risorto. Dice l’angelo “è risorto come aveva detto”, conferma la FEDELTÀ e la SALDEZZA delle sue parole, che ascoltiamo e che si compiono… SEGUIRLO È LA SCELTA GIUSTA!
2. «NON C’È NULLA DI PIÙ SUBLIME DI QUESTO MISTERO:/la colpa cerca il perdono, /l’amore scioglie la paura/LA MORTE DI CRISTO RIDONA UNA VITA NUOVA. /…/ la morte, trafitta dal suo stesso pungolo, /riconosca, gemendo, di essere lei sola perita» L’ANNUNCIO DELLA PRESENZA VICINA E DEFINITIVA (PER SEMPRE) DI COLUI CHE IL NOSTRO CUORE CERCA. IN LUI LA VITA…
3. «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “è risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea». ANDATE/ANDIAMO. Perché in Galilea? IN GALILEA TUTTO ERA COMINCIATO; in particolare, sul monte Gesù aveva inaugurato il regno di Dio con l’annuncio delle beatitudini. E’ PRATICANDO LE BEATITUDINI CHE SI PUÒ INCONTRARE IL SIGNORE RISORTO… BUON CAMMINO...
BUONA VEGLIA PASQUALE...
 

04.04 SAN GAETANO CATANOSO

SAN GAETANO CATANOSO

San Gaetano Catanoso nacque il 14 febbraio 1879 a Chorio di San Lorenzo, in Reggio Calabria, in una famiglia profondamente cristiana. Fin da bambino sentì la vocazione al sacerdozio e a dieci anni entrò in seminario, nonostante la salute fragile. Ordinato sacerdote nel 1902, iniziò il suo ministero con il desiderio di diventare santo e di vivere sempre alla presenza di Dio.

Nel 1904 fu nominato parroco a Pentidattilo, piccolo e povero borgo dell’Aspromonte. Qui visse come un vero padre per la sua gente: pregava a lungo davanti all’Eucaristia, confessava molte ore al giorno, insegnava ai ragazzi e aiutava i poveri. La sua vita era centrata sulla Messa, sulla confessione e sulla direzione spirituale.

Nel 1918 scoprì la devozione al Volto Santo di Gesù e ne divenne un grande apostolo. Fondò confraternite, diffuse la spiritualità della riparazione contro la bestemmia e iniziò a pubblicare il bollettino Il Volto Santo. Il suo desiderio era far comprendere che il volto di Cristo è presente soprattutto nell’Eucaristia.

Trasferito nel 1921 come parroco nella città di Reggio Calabria, ampliò la sua missione: missioni popolari, predicazione, formazione spirituale e grande attenzione ai sacerdoti e alle vocazioni povere.

Nel 1934 fondò la congregazione delle Suore Veroniche del Santo Volto, dedicate alla preghiera riparatrice, all’evangelizzazione e al servizio dei poveri, specialmente nei luoghi più abbandonati.

Negli ultimi anni fu conosciuto come grande confessore e guida spirituale della diocesi. Morì il 4 aprile 1963 con fama di santità. Fu beatificato nel 1997 da Giovanni Paolo II e canonizzato nel 2005 da Benedetto XVI.

La sua vita testimonia che l’amore per Cristo nell’Eucaristia e la riparazione dei peccati possono trasformare la vita personale e quella di un popolo.


Per noi oggi

1.     La bestemmia non è solo una parola: è il segno di una società che ha perso il senso di Dio.
Catanoso ci provoca: se Dio sparisce dal linguaggio, presto sparisce anche dalla vita.

2.     L’Eucaristia è spesso il grande “abbandonato” delle nostre chiese.
Il santo diceva: “Non lasciate Gesù solo nel tabernacolo”. Oggi molti cristiani credono ma non adorano.

3.     La santità non nasce da grandi progetti ma da una fedeltà quotidiana.
Un piccolo parroco di montagna può diventare santo e cambiare una terra intera.

Chorio di San Lorenzo, Reggio Calabria, 14 febbraio 1879 - Reggio Calabria, 4 aprile 1963

 

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ISIDORO DI SIVIGLIA VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA
560? - 4 aprile.636
Sant’Isidoro, vescovo e dottore della Chiesa, che, discepolo di suo fratello Leandro, gli succedette nella sede di Siviglia nell’Andalusia in Spagna; scrisse molte opere erudite, convocò e presiedette vari concili e si adoperò sapientemente per il bene della fede cattolica e per l’osservanza della disciplina ecclesiastica.

 

VEGLIA PASQUALE – NOTTE SANTA

VEGLIA PASQUALE – NOTTE SANTA 

La Veglia Pasquale è la celebrazione centrale della Pasqua, definita “madre di tutte le veglie”, in cui Cristo «passa» alla vita vincendo la morte e liberando il suo popolo. Rappresenta il memoriale della salvezza attraverso Battesimo, Confermazione ed Eucaristia, e anticipa la venuta definitiva del Signore. 

Aspetti principali della celebrazione: 

Liturgia della luce: Cristo risorto illumina il mondo, segnando il passaggio dalle tenebre alla luce e inaugurando speranza e vita nuova.

Liturgia della Parola: Le letture bibliche narrano la storia della salvezza, mostrando come Cristo realizzi le promesse divine e la Pasqua sia compimento della storia.

Liturgia battesimale: L’acqua battezzale simboleggia morte e rinascita, generando un popolo nuovo in Cristo; i fedeli rinnovano le promesse battesimali e la fedeltà a Dio.

Liturgia eucaristica: Culmine della Veglia: la comunità partecipa al corpo e sangue di Cristo, entrando pienamente nella Pasqua di Cristo e imparando a passare ogni giorno da morte a vita nella carità. 

In sintesi:

La Veglia Pasquale unisce luce, Parola, acqua e convito come elementi essenziali della vita cristiana: il credente, rigenerato, è chiamato a essere luce nel mondo, ascoltare la Parola, vivere sotto la guida dello Spirito e testimoniare con la propria vita il mistero pasquale. 

  1. Non basta ricordare la Risurrezione: siamo chiamati a diventare luce concreta nelle situazioni di oscurità che incontriamo ogni giorno.
  2. La Parola non è un testo da ascoltare passivamente: ci interpella a cambiare il nostro modo di vivere, amare e agire nella società.
  3. Il Battesimo ci rigenera, ma la sfida è rendere ogni giorno la nostra vita un convito pasquale di carità, servizio e comunione con gli altri.

 

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venerdì 3 aprile 2026

Is 52,13-53,12 - Eb 4,14-16; 5,7-9 - Gv 18,1-19,42 - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Venerdì 03 Aprile 2026
Dal libro del profeta Isaìa - Is 52,13-53,12
 
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

1. La MISSIONE DEL SERVO DI JHWH conoscerà un FALLIMENTO BRUCIANTE AGLI OCCHI UMANI: una umiliante condanna a morte, in cui entra senza aprir bocca, "come agnello condotto al macello". Si tratta di una NOTIZIA INAUDITA.

2. SOLAMENTE a distanza, COLORO CHE ERANO STUPITI DI LUI – «tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo» – APRIRANNO GLI OCCHI E «COMPRENDERANNO ciò che mai avevano udito». Verrà alla luce una RIVELAZIONE INCREDIBILE: il Servo «castigato, percosso da Dio e umiliato», questo «uomo dei dolori» è, in realtà, il SOGGETTO NASCOSTO DEL PIÙ ALTO COMPIACIMENTO DEL SIGNORE E DELLA SUA VOLONTÀ DI SALVEZZA. 

3. LUI "si è caricato delle nostre sofferenze", "è stato trafitto per i nostri delitti… per le sue piaghe noi siamo stati guariti". È IL SIGNORE CHE DICE L’ULTIMA PAROLA sulla sorte e sulla "buona riuscita" e il "successo" che avrà il Servo. LA SUA MORTE SI RIVELERÀ UN’ESPLOSIONE DI VITA E IL SIGNORE GLI DARÀ IN PREMIO LE MOLTITUDINI.

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 4,14-16; 5,7-9
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

1. DUNQUE, POICHÉ ABBIAMO UN SOMMO SACERDOTE GRANDE CHE È PASSATO ATTRAVERSO I CIELI, GESÙ IL FIGLIO DI DIO”. Cristo è passato nel tempio celeste della gloria e NON attraverso il velo del tempio, come il sommo sacerdote della passata e provvisoria alleanza, MA attraverso i cieli, e non si è posto davanti all'arca, ma alla destra del Padre. LA FEDE DEI CRISTIANI È FONDATA SU QUESTA CERTEZZA.

2. Pur essendo Figlio di Dio però È PASSATO ATTRAVERSO LA SOFFERENZA E LA MORTE. La sua vicenda ci aiuta a vivere in modo diverso le sofferenze che attraversano la nostra vita. Lui ha un cuore misericordioso, ci verrà incontro e ci darà aiuto al momento opportuno. NOI VOGLIAMO FIDARCI DI LUI!

3. Cristo sommo sacerdote PERSEGUITATO E MESSO A MORTE HA OFFERTO SÉ STESSO E VENNE ESAUDITO. Il suo è UN SACRIFICIO PERFETTO A DIO PADRE, PURO ATTO D’AMORE, in espiazione dei peccati del mondo. Cristo è VITTIMA e SACERDOTE, MEDIANTE L'ACCETTAZIONE E L'OBBEDIENZA AL PADRE. È capace di aiutare gli uomini!...

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+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni - Gv 18, 1–19,42

 C - In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro:

 ✠ - «Chi cercate?».

 C - Gli risposero:

 A - «Gesù, il Nazareno».

 C - Disse loro Gesù:

 ✠ - «Sono io!».

 C - Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo:

 ✠ - «Chi cercate?».

 C - Risposero:

 A - «Gesù, il Nazareno».

 C - Gesù replicò:

 ✠ - «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano»,

 C - Perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro:

 ✠ - «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

C - Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro:

 A - «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?».

 C - Egli rispose:

A - «Non lo sono».

 C - Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose:

 ✠ - «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».

 C - Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo:

 A - «Così rispondi al sommo sacerdote?».

 C - Gli rispose Gesù:

 ✠ - «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

 C - Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero:

 A - «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?».

 C - Egli lo negò e disse:

 A - «Non lo sono».

 C - Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse:

 A - «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».

 C - Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò:

 A - «Che accusa portate contro quest’uomo?».

 C - Gli risposero:

 A - «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».

 C - Allora Pilato disse loro:

 A - «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!».

 C - Gli risposero i Giudei:

 A - «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».

 C - Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse:

 A - «Sei tu il re dei Giudei?».

 C - Gesù rispose:

 ✠ - «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

 C - Pilato disse:

 A - «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

 C - Rispose Gesù:

 ✠ - «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

 C - Allora Pilato gli disse:

 A - «Dunque tu sei re?».

 C - Rispose Gesù:

 ✠ - «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

 C - Gli dice Pilato:

 A - «Che cos’è la verità?».

C - E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:

 A - «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

 C - Allora essi gridarono di nuovo:

 A - «Non costui, ma Barabba!».

 C - Barabba era un brigante.

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano:

 A - «Salve, re dei Giudei!».

 C - E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro:

 A - «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna».

 C - Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro:

 A - «Ecco l’uomo!».

C - Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono:

 A - «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».

 C - Disse loro Pilato:

 A - «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa».

 C - Gli risposero i Giudei:

 A - «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

C - All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù:

 A - «Di dove sei tu?».

 C - Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato:

 A - «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».

 C - Gli rispose Gesù:

 ✠ - «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

C - Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono:

 A - «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare».

 C - Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei:

 A - «Ecco il vostro re!».

 C - Ma quelli gridarono:

 A - «Via! Via! Crocifiggilo!».

 C - Disse loro Pilato:

 A - «Metterò in croce il vostro re?».

 C - Risposero i capi dei sacerdoti:

 A - «Non abbiamo altro re che Cesare».

 C - Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato:

 A - «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”».

 C - Rispose Pilato:

 A - «Quel che ho scritto, ho scritto».

 C - I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro:

 A - «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca».

 C - Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:

 ✠ - «Donna, ecco tuo figlio!».

 C - Poi disse al discepolo:

 ✠ - «Ecco tua madre!».

 C - E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse:

 ✠ - «Ho sete».

 C - Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse:

 ✠ - «È compiuto!».

 C - E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

C - Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore

1. Gesù è stato tradito, arrestato, maltrattato, rinnegato, condannato, caricato della croce... MA È LUI CHE "SI CONSEGNA" ALL'UOMO. E NOI a chi ci consegnamo? Leggiamo e meditiamo con CALMA LA PASSIONE...
2. Con le braccia inchiodate alla croce Gesù grida: «È COMPIUTO!». GESÙ È ARRIVATO AL CULMINE SUPREMO, OLTRE IL QUALE NON AVREBBE POTUTO ANDARE. Sulla croce Dio SI È DONATO TUTTO, senza riserve e senza condizioni, quasi si è arreso alla malvagità umana per superarla e sconfiggerla col suo AMORE.. HA VINTO L'AMORE!
3. FISSIAMO LO SGUARDO SU GESÙ CRISTO: in lui TROVA COMPIMENTO TUTTO: l'amore, il dolore, la vita, la morte, TUTTO TROVA COMPIMENTO. Allora: AMIAMO come Lui, SOFFRIAMO come Lui, VIVIAMO come Lui MUOIAMO come Lui, PER AMORE... GUARDIAMO A LUI SEMPRE..
BUONA PREPARAZIONE ALLA FESTA DI PASQUA...

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VENERDÌ

«Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente». Oggi porteremo nella mente e nel cuore le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo; porteremo, nella preghiera, i tanti, troppi crocifissi di oggi. Quando Gesù ha preso su di sé le piaghe dell’umanità e la stessa morte, l’amore di Dio ha irrigato i nostri deserti, ha illuminato le nostre tenebre.

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Cerchiamo di capire l'amore rendendolo un'idea, un concetto fisso, stabile. Ma l'amore è sempre dinamico, in movimento. C'è una volta in cui è stato fisso l'amore, quando è stato crocifisso. Siamo pronti per questo amore?

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LECTIO DIVINA - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

OMELIA - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)


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