venerdì 10 aprile 2026

10.04.2026 - At 4,1-12 - Gv 21,1-14 - Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Dagli Atti degli Apostoli - At 4,1-12

In quei giorni, Pietro e Giovanni stavano parlando al popolo, [dopo la guarigione dello storpio,] quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducèi, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila.
Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Càifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?».
Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».
1. Arrestano gli apostoli e li mettono in prigione. Allora Pietro colmato di Spirito Santo da voce a Gesù Cristo. È IL CRISTO CHE PARLA ATTRAVERSO DI LUI e attraverso il suo Spirito Pietro continua l'opera di Gesù.

2. Voi vedete lo storpio guarito, sappiate che LA CAUSA È LA RISURREZIONE DI GESÙ CRISTO. Abbiamo agito nel nome di Gesù perché noi siamo uniti e Gesù Cristo. Voi lo avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato dai morti. DIO HA CAPOVOLTO LA SITUAZIONE, Voi datori di morte, Dio datore di vita…

3. L'UNICO NOME CHE PORTA ALLA SALVEZZA È GESÙ CRISTO. Il nome di Gesù indica la persona, la sua opera soprattutto il mistero Pasquale di Morte e Resurrezione. IN NESSUN ALTRO NOME L'UOMO PUÒ TROVARE SALVEZZA, Gesù è la pietra fondamentale…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 21,1-14
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

 

“Gettate la rete dal lato destro della barca e troverete pesci”. “Venite a magiare”. Questi due gesti di Gesù svelano che Gesù risorto è vivo e sta con loro, o meglio, è vivo per stare sempre con loro.
Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo, a Dio, a Cristo, alla vera vita. E ci viene detto anche di lasciarci chiamare da Lui per il pasto dell’Eucaristia. E' questo il compito della Chiesa, questi due gesti segnano quello che la Chiesa deve essere e segnano anche il cammino che deve fare per avere e donare la vita al mondo.

 

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10.04 SANTA MADDALENA DI CANOSSA

SANTA MADDALENA DI CANOSSA

Santa Maddalena di Canossa (1774 - 1835), terzogenita di una nobile famiglia veronese, rimase orfana del padre a cinque anni e quasi abbandonata dalla madre a sette. Durante l’adolescenza subì una grave malattia da cui guarì rafforzata nella sua vocazione alla vita verginale. Dopo brevi esperienze in monasteri carmelitani, comprese che la sua chiamata non era alla clausura, ma alle opere di carità. Recitando il Salmo 50, percepì il desiderio di istruire i giovani sulle verità di fede e si dedicò a raccogliere ragazze di strada e a visitare gli ammalati.

Dopo anni di difficoltà e spostamenti tra palazzo Canossa e varie abitazioni a Verona, nel 1808 riuscì a trasferirsi con le prime compagne al monastero dei Santi Giuseppe e Fidenzio, chiuso due anni prima dai decreti napoleonici. Qui ebbe inizio l’istituto delle Figlie della Carità, poi Canossiane, con lo scopo di educare i poveri, assistere gli infermi e diffondere la dottrina cristiana. Maddalena scrisse la Regola della congregazione, procurò catechismi e promosse il culto del Santissimo Sacramento, fondando case a Venezia, Milano, Bergamo e Trento.

La santa mantenne corrispondenza intensa con le religiose, circa 3.000 lettere, mostrando un profondo amore per la Chiesa e per la salvezza delle anime. Devotissima a Maria, indossava una medaglia con la Vergine Addolorata e simboli della Passione. Beatificata da Pio XII, fu proclamata santa nel 1988 da Giovanni Paolo II, che sottolineò come la sua vita fosse dominata da una carità ardente, sia verso Dio sia verso il prossimo, spinta fino all’estremo dono di sé.

 

Per noi oggi:

1.     Il servizio autentico nasce dall’ascolto della propria vocazione.
Maddalena scelse la strada meno comoda ma più vera, insegnando e curando gli ultimi.
Noi sappiamo riconoscere le chiamate profonde della nostra vita e agire senza paura?

2.    La carità richiede coraggio e ostinazione contro le resistenze sociali e culturali.
Per anni dovette negoziare con la famiglia e le autorità per fondare le sue case.
Quanto siamo disposti a lottare per il bene, anche quando la società ci contrasta?

3.     Educare è formare cuore e mente insieme.
Maddalena univa insegnamento religioso e cura dei poveri, trasmettendo valori vivi.
Oggi sappiamo trasmettere competenze senza dimenticare compassione, spiritualità e umanità?

Verona, 1 marzo 1774 - 10 aprile 1835


IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 20,19-31

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 20,19-31

Nel Vangelo di Giovanni, di domenica prossima i discepoli sono chiusi per paura. Porte serrate, cuore bloccato. Eppure Gesù entra lo stesso. Non rimprovera, ma offre pace. Non cancella le ferite, le mostra. È lì che nasce la fede, anche per Tommaso, il dubbioso che diventa il primo a dire: “Mio Signore e mio Dio”.

Questa dinamica si è vista anche nella vita di Chiara Corbella Petrillo. Giovane madre romana, ha perso due figli poco dopo la nascita. Poi, durante la terza gravidanza, scopre di avere un tumore aggressivo. Avrebbe potuto curarsi subito, ma sceglie di rimandare le terapie per proteggere il bambino.

Non è una storia “perfetta”: è una storia piena di dolore, di domande, di paura. Ma dentro quella ferita è accaduto qualcosa di sorprendente. Chiara non ha negato il dolore, lo ha attraversato con una pace che colpiva tutti. Diceva: “Dio non toglie nulla, dona tutto”.

Come Tommaso, anche lei ha “toccato” le ferite. Non per restare nel dubbio, ma per arrivare a una fede più vera. E chi l’ha incontrata racconta che, attraverso la sua vita, era impossibile non porsi una domanda: “Da dove viene questa pace?”.

Il Vangelo ci dice proprio questo: Gesù non entra quando sei forte, entra quando sei chiuso. Non ti chiede di non avere ferite, ma di non scappare da esse. Perché è lì che Lui si fa incontrare.


Per noi oggi

1.     Vuoi davvero incontrare Dio? Smetti di nascondere le tue ferite.

2.     Il problema non è dubitare, ma pretendere di credere senza lasciarsi toccare dentro.

3.     Le porte chiuse non fermano Gesù, ma possono bloccare te se non lo lasci entrare.

 

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giovedì 9 aprile 2026

09.04.2026 - At 3,11-26 - Lc 24,35-48 - Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,11-26

In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».
1. Il paralitico può camminare perché GESÙ È RISORTO, È VIVO e noi Apostoli siamo uno strumento con cui il Cristo continua ad operare.

2. Voi avete sbagliato, avete commesso una grave colpa però si sono compiute le Scritture. IL PROGETTO DI DIO SI È REALIZZATO PIENAMENTE IN GESÙ CRISTO. Il progetto di Dio si è realizzato perché Dio ha voluto che si realizzasse malgrado la vostra colpa…

3. PIETRO INVITA I GIUDEI AD ACCOGLIERE IL MESSIA PER TROVARSI NELLA SUA FAMIGLIA AL MOMENTO OPPORTUNO. A voi, Giudei, è data PER PRIMI LA POSSIBILITÀ DI QUESTA BENEDIZIONE, con l’ampliamento a tutto l'universo intero. Il messaggio arriverà fino agli estremi confini della terra.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,35-48
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

Gesù è vivo, è risorto, difficile da credere. Si rischia di ridurlo a un fantasma o a una fantasia. Il Vangelo ci mostra invece Gesù nell'evidenza della sua carne crocifissa e gloriosa. Egli ci invita a guardare e toccare le sue ferite e a mangiare con lui. Si diventa cristiani solo sperimentando concretamente l’incontro con il Risorto.
E dopo aver aperto loro la mente per comprendere le Scritture, Gesù li invia in missione nel mondo a testimoniare tutto questo agli altri uomini. Il discepolo fedele per questo non può trattenere egoisticamente per sé tali doni: oltre a curare i corpi dei fratelli, i discepoli sono chiamati soprattutto a curare l’anima delle persone a cui sono inviati.

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Gesù appare, viene preso per un fantasma, chiede di mangiare. Sta in mezzo a noi e dona la pace. Essere concreti, stare tra le persone e operare per la pace: pronti per la missione?

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09.04 SANTA CASILDA DI TOLEDO

SANTA CASILDA

Santa Casilda, detta anche Casilla, nacque probabilmente nell’XI secolo, figlia dell’emiro di Toledo al-Mamun o, secondo altre fonti, del governatore di Cuenca, Ben Cannon. Educata nella religione musulmana, sin da giovane dimostrò grande compassione verso i cristiani imprigionati dal padre, aiutandoli segretamente.

Durante la dominazione araba in Spagna, Casilda si ammalò e, non confidando nei medici musulmani, intraprese un pellegrinaggio al santuario di San Vincenzo a Briviesca, celebre per le sue acque miracolose. Lì guarì e, profondamente colpita, decise di convertirsi al cristianesimo e vivere una vita solitaria e penitente vicino alla fonte, che in seguito prese il suo nome.

Si dice che visse molti anni, forse fino a cent’anni, e alla sua morte il corpo fu sepolto nella chiesa di San Vincenzo. Il culto di Casilda si sviluppò nel tempo, tanto che nel 1750 le sue reliquie furono traslate solennemente in un nuovo santuario. La sua festa liturgica si celebra il 9 aprile.

Santa Casilda è spesso raffigurata dagli artisti spagnoli del Seicento e Settecento – tra cui Murillo, Zurbarán e Bayeu y Subias – vestita con abiti sontuosi e regali, tipici della loro epoca, a sottolineare la nobiltà della sua origine e la santità della sua vita. La sua figura rimane esempio di fede, carità e coraggio nella scelta della propria vocazione religiosa, pur in un contesto di forte pressione culturale e religiosa.

 

Per noi oggi:

1.     Il coraggio di seguire la coscienza supera le convenzioni sociali e religiose.
Casilda abbandonò la fede dei genitori per vivere secondo la propria verità spirituale.
Oggi siamo pronti a difendere i nostri valori anche contro il conformismo dominante?

2.     La carità non conosce confini culturali o religiosi.
Aiutava segretamente i prigionieri cristiani pur essendo musulmana.
Quanto concretamente pratichiamo la solidarietà senza distinguere chi è “simile a noi” o diverso?

3.     La guarigione fisica può aprire a una trasformazione spirituale profonda.
La malattia e il pellegrinaggio condussero Casilda a una vita di penitenza e conversione.
Siamo capaci di trasformare le nostre difficoltà in occasione di crescita interiore e impegno verso gli altri?

Toledo-Briviesca (Spagna), secolo XI



mercoledì 8 aprile 2026

08.04.2026 - At 3,1-10 - Lc 24,13-35 - Riconobbero Gesù nello spezzare il pane.

Dagli Atti degli Apostoli - At 3,1-10

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
1. FISSANDO LO SGUARDO SU DI LUI, ED EGLI SI VOLSE A GUARDARLI. Lo sguardo è il primo modo di incontrare una persona, di entrare in contatto. È fissando lo sguardo che si decide perdono o vendetta, compassione o rancore. IL DESIDERIO DI PIETRO È DI INCONTRARE QUELL’UOMO COME PERSONA, E RESTITUIRGLI DIGNITÀ, VALORE.

2. “NON POSSIEDO NÉ ARGENTO, NÉ ORO:” è l’immagine di una Chiesa povera, cioè consapevole che la sua forza non sta nei mezzi. La sua forza sta solo nell’annuncio del Vangelo. Nel nome di Gesù, il Nazareno alzati e cammina. PIETRO POSSIEDE E SA DI POTER CONTARE SUL NOME DI GESÙ. La forza di quel nome è in grado di agire nella storia.

3. Ecco L’ESITO DELL’ANNUNCIO DEL VANGELO FATTO DALLA COMUNITÀ CRISTIANA: rimettere in piedi l’uomo, farlo risorgere, portarlo con sé nella gioia all’incontro con il Dio dei Padri, PERCHÉ NESSUNO SIA ESCLUSO DA QUESTO INCONTRO. Pietro dovrà spiegare l’accaduto, dovrà aiutare il popolo a leggere il segno.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

È un incontro rapido, quello di Gesù con i due discepoli di Emmaus. I due discepoli sono tristi per quanto è accaduto a Gerusalemme. Gesù, il Messia liberatore, era stato ucciso! I due pellegrini non credono alle donne che raccontano di avere visto Gesù vivo. È necessario allora che qualcosa riaccada personalmente: la misericordia di un nuovo incontro che riaccende il cuore, rivela il senso dei fatti accaduti e spalanca gli occhi. Le Scritture prendono luce nuova (cuore che brucia!): la morte del Messia non è la fine disastrosa di un uomo buono, ma il dono supremo di amore che libera il popolo dal peccato. L' Eucarestia è la presenza di Gesù risorto, anche se egli è “invisibile”. Allora, dopo aver incontrato il Signore risorto, si riparte per la missione della vita.

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I discepoli di Emmaus riconoscono Gesù quando spezza il pane, cioè se stesso, per loro. Finchè si parla si resta “a distanza”, quando si ama ci si incontra per davvero. Perchè preferiamo parlare?

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08.04 SANTA GIULIA BILLIART

SANTA GIULIA BILLIART

Santa Giulia Billiart nacque nel 1751 a Cuvilly, in Alta Francia, sesta di sette figli. Fin da piccola mostrò grande attaccamento alla fede, conoscendo il Catechismo a memoria e guidando gli altri bambini nella preghiera. A 14 anni fece voto di castità e, nonostante le difficoltà fisiche e psicologiche – tra cui la paralisi alle gambe a 31 anni – mantenne una vita intensa di preghiera e servizio, dedicandosi all’insegnamento del Catechismo e all’aiuto della parrocchia.

Durante la Rivoluzione francese fu costretta a rifugiarsi ad Amiens, dove incontrò Françoise de Gizaincourt e padre Joseph Varin, che la incoraggiarono a fondare un istituto religioso per l’educazione cristiana delle fanciulle. Nel 1804, miracolata dalla paralisi grazie alla fede e alla preghiera, pronunciò insieme a tre compagne i primi voti della congregazione delle Suore di Nostra Signora.

Sotto la sua guida, l’istituto si sviluppò rapidamente: Giulia fondò 15 conventi e numerose scuole, mantenendo una fitta corrispondenza con le religiose della congregazione, che oggi operano in quattro continenti. La santa visse la Provvidenza come costante guida e fu nota per il dono delle estasi e dei miracoli in terra. Le sue giornate iniziavano con un sentimento di gratitudine e ammirazione per la bontà di Dio, che le concedeva un nuovo giorno per glorificarLo. La sua vita rappresenta un esempio di fede, resilienza e dedizione totale al servizio degli altri.

 

Per noi oggi:

1.     La disabilità non è ostacolo ma palestra di fede e coraggio.
Giulia, paralizzata per anni, trasformò la limitazione in forza spirituale e apostolica. Noi sappiamo trasformare le difficoltà quotidiane in opportunità di servizio e crescita?

2.     L’educazione è missione e non solo insegnamento.
Santa Giulia fondò scuole e conventi per formare anime oltre che menti. Oggi puntiamo solo ai risultati o anche a costruire persone virtuose e consapevoli?

3.     La Provvidenza richiede fiducia attiva e gratitudine quotidiana.
Iniziava ogni giorno ammirando la bontà di Dio e offrendo la vita al servizio degli altri. Noi viviamo ogni giornata come dono da valorizzare o la lasciamo scivolare senza senso?

Cuvilly (Dipartimento Oise, Francia), 12 luglio 1751 - Namur (Belgio), 8 aprile 1816
 

NELLO STESSO GIORNO:

SANT' AMANZIO di Como Vescovo

sec. V

A Como, sant’Amanzio, vescovo, che sedette per terzo sulla cattedra di questa Chiesa e fondò la basilica degli Apostoli.

 

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