giovedì 17 settembre 2026

17.09.2026 - 1Cor 15,1-11 - Lc 7,36-50 Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,1-11

Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
1. PAOLO PROCLAMA IL KERIGMA (= annuncio) FONDAMENTALE, cioè il contenuto della predicazione apostolica primitiva che riguarda GESÙ CRISTO MORTO PER I NOSTRI PECCATI secondo le scritture, Sepolto, RISUSCITATO il terzo giorno secondo le scritture, APPARSO a molti (=vivo). Paolo sottolinea la verità della risurrezione di Gesù. 

2. Paolo poi si dilunga sulle apparizioni Pasquali facendo un elenco di persone che hanno visto il risorto. E conclude dicendo che ultimo fra tutti APPARVE ANCHE A ME COME AD UN ABORTO (=il termine Greco indica un bambino che ha difficoltà a nascere e viene estratto chirurgicamente sopravvivendo). Così è stato per Paolo: L’INCONTRO CON CRISTO RISORTO L’HA FATTO RINASCERE, e ora, per grazia di Dio può dire: "Sono quello che sono". 

3. Paolo riconosce che Grazia di Dio in lui non è stata vana. Gesù gli ha dato un amore grande e lui l'ha usato bene. Ha fatto tantissimo: “non io però ma la grazia di Dio che è con me” SE IO SONO CON LA GRAZIA DI DIO POSSO FARE TANTO, NON sprechiamo quella Grazia che ci è stata donata, quell'amicizia che ci è offerta per fare molto.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 7,36-50
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Una donna, colpita dalle parole e dai gesti di Gesù, lava con le lacrime i suoi piedi e li asciuga con i capelli, riconoscendo i suoi errori e provando grande dolore. Il fariseo Simone, invece, giudica Gesù per aver permesso questo gesto, dimostrando di non comprendere il progetto di Dio. La donna, umiliandosi profondamente, riconosce in Gesù colui che può liberarla dal peccato e, per il suo grande amore e pentimento, le vengono perdonati i grandi peccati. In che modo il gesto di umiliazione e pentimento della donna ti ispira la tua vita?

 

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17.09 SAN ROBERTO BELLARMINO

SAN ROBERTO BELLARMINO

San Roberto Bellarmino, dottore della Chiesa, fu uno degli uomini più eruditi del suo tempo. Gesuita, teologo e pastore, mise la sua grande intelligenza al servizio della fede e della Chiesa. Visse in un periodo segnato dalle divisioni della Riforma protestante e dalle grandi controversie religiose.
Gli fu affidata la cattedra di Controversie, dove formò numerosi giovani, tra cui san Luigi Gonzaga. Le sue lezioni confluirono nell’opera Le controversie, diventata un importante punto di riferimento teologico in tutta Europa. Bellarmino difese la dottrina cattolica con fermezza, ma cercò di unire la verità alla carità. Anche nelle discussioni più difficili non dimenticò mai la dignità della persona che aveva davanti.
Fu coinvolto nel processo a Giordano Bruno, cercando di convincerlo a rinunciare alle sue tesi. Ebbe un ruolo anche nella vicenda di Galileo, in un momento storico complesso per il rapporto tra fede e scienza. La sua opera non rimase però confinata alla teologia e alle controversie dottrinali. Scrisse il Piccolo e il Grande Catechismo, strumenti semplici e profondi per trasmettere la fede al popolo cristiano. Attraverso queste opere intere generazioni impararono le verità fondamentali del Vangelo e della dottrina cristiana.
Bellarmino fu anche un uomo attento ai poveri, ai quali arrivò a donare tutto ciò che possedeva. La sua grande cultura non lo rese distante dalla gente, ma lo spinse a vivere una carità concreta. Profondamente umile, seppe riconoscere che ogni dono ricevuto da Dio doveva essere messo a servizio degli altri. Per questo la Chiesa lo riconosce non soltanto come grande teologo, ma come autentico pastore. La sua vita mostra che conoscere la verità non basta se essa non diventa amore vissuto. La fede cristiana chiede infatti mente aperta, cuore generoso e disponibilità al servizio.
San Roberto Bellarmino ci insegna che studio, verità, carità e umiltà possono camminare insieme. Il vero sapiente non è colui che sa soltanto molte cose, ma colui che sa trasformare ciò che conosce in bene per gli altri.

per noi oggi

1. Quanto tempo dedichiamo a conoscere davvero la nostra fede, invece di accontentarci di ciò che abbiamo sempre sentito dire? La fede che non cresce nella conoscenza rischia di diventare fragile davanti alle domande del mondo.

2. Usiamo ciò che sappiamo per avere ragione sugli altri o per servire e illuminare? Bellarmino ci ricorda che la verità senza carità può diventare arroganza.

3. La nostra cultura, esperienza e intelligenza sono diventate davvero un dono per gli altri? Non conta soltanto quanto sappiamo, ma quanto di ciò che sappiamo siamo capaci di donare.
Montepulciano, Siena, 1542 - Roma, 17 settembre 1621
San Roberto Bellarmino, vescovo e dottore della Chiesa, della Compagnia di Gesù, che seppe brillantemente disputare nelle controversie teologiche del suo tempo con perizia e acume. Nominato cardinale, si dedicò con premura al ministero pastorale nella Chiesa di Capua e, infine, a Roma si adoperò molto in difesa della Sede Apostolica e della dottrina della fede. 

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ILDEGARDA DI BINGEN VERGINE, DOTTORE DELLA CHIESA
Kreuznach, castello di Böckenheim, Germania, 1098 - Bingen, Germania, 17 settembre 1179

Nasce a Bermesheim nel 1098, ultima di dieci figli. Il suo nome di battesimo, tradotto letteralmente, significa «colei che è audace in battaglia». Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l'età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini. Figura, intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte, le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, la rendono celebre. È interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprende numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia. Muore il 17 settembre 1179. 


SAN SATIRO Fratello dei Ss. Ambrogio e Marcellina
Treveri, 334 - Milano, 378

A Milano, deposizione di san Satiro, i cui meriti sono ricordati da sant’Ambrogio, suo fratello: non ancora iniziato ai misteri di Cristo, avendo fatto naufragio, non temette la morte, ma, per non lasciare la vita senza aver ricevuto i sacramenti, salvato dalle onde aderì alla Chiesa di Dio; un’intimo e reciproco affetto lo unì al fratello Ambrogio, che lo seppellì accanto al santo martire Vittore.

 

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APPARTENERE A CRISTO, RESTANDO NEL MONDO.

APPARTENERE A CRISTO, RESTANDO NEL MONDO.

Sabato 5 settembre, nella basilica di San Simpliciano a Milano, quattro donne – Vienna, Francesca, Nunzia e Marlena – hanno ricevuto dall’arcivescovo Mario Delpini la consacrazione solenne nell’Ordo Virginum.
Provengono da esperienze personali, professionali e spirituali molto diverse, ma sono accomunate da un lungo cammino di discernimento e da una scelta di donazione totale a Cristo. Vivono normalmente nel mondo, lavorando e partecipando alla vita sociale e pastorale, senza separarsi dalla quotidianità delle persone. Per loro Gesù è il criterio fondamentale delle scelte e la Parola di Dio la luce che orienta il cammino, soprattutto nei momenti di fatica e di prova.
Francesca vede la sua consacrazione come una chiamata a vivere l’amore per Cristo nei luoghi ordinari della vita, «ai crocicchi delle strade», accanto alle persone. Nunzia ha scoperto nella sofferenza familiare un tempo di grazia, nel quale la Parola è diventata lampada verso il Signore. Marlena sente invece la chiamata a essere come il chicco di grano e il lievito del Vangelo: una presenza semplice, discreta e capace di portare frutto.
L’Ordo Virginum appare così come una vocazione profondamente inserita nel mondo: donarsi interamente a Cristo senza uscire dalla vita quotidiana, diventando presenza evangelica là dove si vive e si lavora.
La loro testimonianza ci ricorda che la santità può fiorire anche nelle realtà più semplici e quotidiane. La consacrazione diventa così un dono silenzioso, capace di illuminare le persone e gli ambienti incontrati ogni giorno. Non si tratta di allontanarsi dal mondo, ma di abitarlo con il cuore rivolto a Cristo e con attenzione ai fratelli. Una vita totalmente donata a Gesù può diventare, anche nel silenzio, un segno concreto della presenza e dell’amore di Dio.
 
Per noi oggi
 
1. Si può appartenere totalmente a Cristo senza uscire dal mondo? Queste quattro donne mostrano che la consacrazione non significa fuggire dalla quotidianità, ma viverla con uno sguardo nuovo.
 
2. Dove siamo chiamati a essere lievito? Il Vangelo non chiede necessariamente grandi opere: può trasformare il lavoro, la famiglia, le relazioni e gli ambienti ordinari attraverso una presenza semplice e discreta.
 
3. Che cosa occupa davvero il centro della nostra vita? La loro scelta pone una domanda a tutti: nelle nostre decisioni quotidiane, Gesù è davvero il criterio, oppure lo è qualcos’altro?

 

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mercoledì 16 settembre 2026

16.09.2026 - 1Cor 12,31-13,13 - Lc 7,31-35 - Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 12,31-13,13

Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
1. Splendido elogio di Agape. L'AMORE, LA CARITÀ È IL CARISMA PIÙ IMPORTANTE CHE CI SIA. Aspirate ai Carismi più grandi!

2. L'agape NON È SEMPLICEMENTE UNA SERIE DI AZIONI da compiere, anzi, dice l’Apostolo io potrei fare delle azioni addirittura generose, dal dare tutto ai poveri senza avere la carità, perché QUESTO AMORE DIVINO È UN MODO DI ESSERE DI RAPPORTARSI ALL'ALTRO con un atteggiamento profondo di misericordia, di magnanimità, di umiltà, di rispetto, di mitezza, di gioia…

3. LA CARITÀ TUTTO COPRE, PROPRIO COME UN’ASSICURAZIONE. L’amore copre tutto con una potenza di Grazia e garantisce tutto, PERMETTE DI CREDERE, DI SPERARE, DI SOPPORTARE. La carità non avrà mai fine. Quando vedremo Dio, la fede non ci sarà più, non lo spereremo più ma ci sarà solo l'agape a riempire l'eternità. Dunque: “ASPIRATE AL CARISMA GRANDE, MASSIMO E OTTIMO CHE È L'AGAPE, L'AMORE DI DIO RIVERSATO NEI NOSTRI CUORI, ASPIRATE AD AVERLO E VIVETELO”.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

 

Anche alla nostra generazione sembra che niente vada bene. E Gesù ci direbbe ‘Ma, io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?’; ‘Vogliamo la nostra: vogliamo fare la salvezza a modo nostro!’. E’ sempre questa chiusura al modo di Dio”.
Quando badiamo solo alla nostra misura, non ci può entrare nel cuore niente di nuovo e di grande. Dio invece si muove continuamente per venirci incontro attraverso fatti e persone. Al pensare che ‘quella generazione’ aveva lì Gesù e non ha colto la grande occasione della storia, vengono i brividi. Qualcosa di analogo può accadere anche oggi, quando blocchiamo la strada al Signore che viene, perché la durezza del cuore e la caparbietà del nostro progetto sulla vita ci impediscono di riconoscerlo e accoglierlo. In quante occasioni della giornata il Signore ci suonerà oggi la sua musica?

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La domanda questa volta Gesù la pone a se stesso, non trovando le parole per rispondere. Aiutiamolo: come possiamo definirci? Incontentabili? Ipocriti? Refrattari alla grazia?

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16.09 SANTI CORNELIO, PAPA E CIPRIANO, VESCOVO

SANTI CORNELIO, PAPA E CIPRIANO, VESCOVO

La memoria dei santi Cornelio e Cipriano ci porta nel cuore di una Chiesa provata dalle persecuzioni. Erano tempi difficili, nei quali seguire Cristo poteva significare affrontare il carcere e il martirio. Durante la persecuzione di Decio nacque anche il problema dei lapsi, coloro che avevano rinnegato la fede. Alcuni avevano ceduto per paura, altri avevano cercato compromessi con il potere pagano.
La grande domanda era: la Chiesa può perdonare chi ha rinnegato Cristo? Cornelio e Cipriano risposero indicando la strada della verità unita alla misericordia. Cipriano, vescovo di Cartagine, sosteneva che il peccatore pentito potesse essere riammesso alla comunione, dopo un autentico cammino di conversione e penitenza. La misericordia cristiana non cancella la gravità del peccato, ma apre una strada alla riconciliazione.
Cornelio, eletto papa, dovette affrontare anche l’opposizione di Novaziano, che sosteneva l’impossibilità di perdonare l’apostasia. Cornelio, invece, difese una Chiesa capace di accogliere chi tornava sinceramente a Cristo. Con Cipriano sostenne così l’unità della Chiesa e la possibilità del perdono. Ma la loro testimonianza non rimase soltanto nelle parole e nelle decisioni pastorali: entrambi arrivarono fino al martirio, pagando con la vita la fedeltà al Vangelo. Cornelio morì nel 253, dopo essere stato arrestato durante la persecuzione, e cinque anni dopo anche Cipriano affrontò il martirio senza rinnegare la propria fede.
La loro vita mostra che la Chiesa non è una comunità di persone perfette, ma una comunità di peccatori chiamati continuamente alla conversione e alla santità. La misericordia ricevuta diventa forza per ricominciare e fedeltà da vivere. Cornelio e Cipriano ci insegnano che la verità senza misericordia può diventare durezza, mentre una misericordia senza verità rischia di diventare superficialità. La santità nasce dall’incontro tra fedeltà a Cristo, misericordia e coraggio.

per noi oggi

1. Siamo capaci di credere che una persona possa davvero cambiare, oppure continuiamo a definirla per il suo passato? La Chiesa ci ricorda che nessun peccatore pentito deve essere considerato senza speranza.

2. Sappiamo praticare la misericordia senza annacquare la verità del Vangelo? Perdonare non significa dire che il male non esiste, ma credere che l’amore di Dio è più grande del peccato.

3. Siamo davvero disposti a pagare un prezzo per la nostra fedeltà a Cristo? Forse il nostro martirio non sarà il sangue versato, ma la scelta quotidiana di rimanere cristiani quando costa.
† 253 e 258
Memoria dei santi martiri Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni di amore per quella verità che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di Dio e al mondo. 

 

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martedì 15 settembre 2026

15.09.2026 - Eb 5,7-9 - Gv 19,25-27 - Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

 

Dalla lettera agli Ebrei - Eb 5,7-9

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
1. CRISTO È IL MEDIATORE DELLA NUOVA ALLEANZA, Egli HA OFFERTO SÉ STESSO. Partecipe della nostra sofferenza, HA OFFERTO PREGHIERE, SUPPLICHE, fino al forte grido sulla croce, E FU ESAUDITO. Le sue preghiere (ricordiamo l'agonia del Getsemani) vennero esaudite per il suo pieno abbandono, cioè per la sua obbedienza totale alla volontà del Padre... 
2. È stato esaudito NON nell'essere sottratto alla morte fisica, MA per essere STATO SOTTRATTO AL SUO POTERE (=fu liberato dalla morte) proprio in forza del suo pieno abbandono a Dio. Dio ha TRASFORMATO quella morte in un'esaltazione di gloria. 
3. Lui, che è il Figlio, IMPARÒ L'OBBEDIENZA CONCRETAMENTE DA QUELLO CHE PATÌ, e divenuto perfetto, cioè ordinato sacerdote, È CAPACE DI PORTARE L'UMANITÀ A DIO. Lui è entrato nel santuario Celeste e DIVENTA CAUSA DI SALVEZZA ETERNA PER TUTTI… 

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,25-27
 
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».
E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Oggi ci farà bene fermarci un po’ e pensare al dolore e ai dolori della Madonna. È la nostra Madre. E come li ha portati, come li ha portati bene, con forza, con pianto: non era un pianto finto, era proprio il cuore distrutto di dolore. Maria la troviamo accanto alla croce di Gesù con alcune donne. Non poteva essere diversamente. Ma quanto dolore! 
E Gesù consegnando a Maria il discepolo prediletto, in rappresentanza di tutti i discepoli di Cristo, la madre di Dio diviene anche madre della Chiesa, cioè di tutti i credenti, cioè tutti noi. Ricordiamoci sempre di tenere Maria come modello della nostra vita e di chiedere sempre anche a lei l’aiuto nelle difficoltà.
Partecipare come Maria alla croce del Figlio, rende possibile vivere e morire, soffrire e donare. Il dolore umano non è più un rigagnolo che si perde nel terreno o un fiume che dilaga nella città. Diventa una corrente di amore offerta al Padre e condivisa con i fratelli.

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Maria madre di Gesù e madre della Chiesa. Sta lì, sotto la croce. Tace. Siamo in grado noi uomini, animali loquaci, eloquenti, affabulatori a stare, semplicemente stare vicino, senza parlare?

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15.09 BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA

BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA

La memoria della Beata Vergine Maria Addolorata ci pone davanti al mistero del dolore vissuto nella fede.
La devozione ai Sette Dolori di Maria si sviluppò particolarmente grazie ai Servi di Maria.
Essi ricordano alcuni momenti decisivi della vita della Vergine narrati nei Vangeli.
La profezia di Simeone annuncia una spada che trafiggerà l’anima di Maria.
Poi vengono la fuga in Egitto, l’angoscia per Gesù smarrito e il suo ritrovamento nel Tempio.
Maria incontra il Figlio sulla via del Calvario, condividendone la sofferenza.
Rimane ai piedi della Croce, presente quando molti altri sono fuggiti.
Assiste alla deposizione del Figlio e ne accompagna il corpo verso la sepoltura.
Ma il dolore di Maria non è disperazione: è un dolore attraversato dalla fede.
Ella non comprende tutto, ma continua a fidarsi di Dio e del suo disegno.
Il suo dolore diventa così una forma altissima di amore fedele.
Maria non può sostituirsi a Cristo, unico Redentore, ma partecipa pienamente al mistero della sua offerta.
Come insegna il Concilio Vaticano II, ella servì al mistero della Redenzione «in dipendenza da Lui e con Lui».
La sua grandezza sta anche nel suo rimanere, quando tutto sembra perduto.
Ai piedi della Croce Maria ci insegna che amare significa talvolta non fuggire davanti al dolore.
Significa stare accanto a chi soffre, anche quando non abbiamo parole per spiegare ciò che accade.
Maria Addolorata diventa così madre di tutti coloro che attraversano prove, lutti e sofferenze.
Il suo cuore trafitto ci ricorda che anche il dolore può essere abitato dalla speranza.
Nel buio del Calvario, Maria continua a credere alla promessa di Dio.
La sua fede ci insegna ad attendere anche quando non vediamo ancora la Pasqua.
Per questo l’Addolorata non è soltanto la Madre del dolore, ma la Madre della speranza.
Guardandola, impariamo a trasformare le nostre ferite in preghiera e la nostra sofferenza in offerta d’amore.
Con Maria ai piedi della Croce, impariamo che la fedeltà a Cristo può diventare il cammino verso la Risurrezione.

per noi oggi

1. Davanti al dolore degli altri, sappiamo davvero rimanere, oppure preferiamo scappare perché ci mette a disagio?
Maria ci insegna che qualche volta la presenza silenziosa vale più di mille parole.

2. Quando arriva la sofferenza, chiediamo soltanto: «Perché, Signore?», oppure riusciamo ancora a dire: «Mi fido di Te»?
La fede di Maria non elimina il dolore, ma impedisce al dolore di avere l’ultima parola.

3. Abbiamo trasformato il dolore in una ragione per chiuderci, oppure sappiamo ancora amare nonostante le ferite?
Maria Addolorata ci provoca a credere che un cuore ferito può diventare, nelle mani di Dio, un cuore capace di amare ancora di più.
Memoria della beata Maria Vergine Addolorata, che, ai piedi della croce di Gesù, fu associata intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio e si presentò come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita. 

 

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