sabato 17 ottobre 2026

17.10.2026 - Ef 1,15-23 - Lc 12,8-12 - Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,15-23

Fratelli, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

1. Paolo invoca per gli Efesini uno SPIRITO DI RIVELAZIONE PERCHÉ ABBIAMO UNA CONOSCENZA PROFONDA della speranza e del tesoro di grazia che Dio ha preparato per loro. È UNA CONOSCENZA CHE INVESTE IL VISSUTO DELLA PERSONA che consente di scoprire il senso autentico delle cose così come sono state stabilite da Dio in Cristo.

2. In ciò che Cristo ha sperimentato NELLA SUA PASQUA, noi possiamo CONTEMPLARE QUALE SIA IL DESTINO A CUI NOI SIAMO CHIAMATI vivendo nella sequela di Gesù. CIÒ CHE DIO HA OPERATO IN LUI, in virtù del suo completo abbandono alla volontà del Padre, LO REALIZZA ANCHE IN NOI.

3. Avere una profonda conoscenza del mistero della risurrezione TRASFORMA TOTALMENTE LA NOSTRA VITA perché ci libera dal dominio della morte che corrompe ogni cosa. QUESTA CONOSCENZA PROFONDA, CHE SI FONDA SULL’ESPERIENZA DELLA COMUNIONE CON IL SIGNORE, ci consente di dare la nostra testimonianza senza rinnegare il Signore.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,8-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». 

 

Gesù ci conosce e noi e noi Lo riconosciamo, cioè lo accogliamo e lo manifestiamo come Dio e Salvatore. Questo rende liete e forti le nostre giornate e tutta la vita, anche davanti a difficoltà e persecuzioni. 
Dio ci ha donato un un potere enorme che posso esercitare in ogni istante: il potere dell’amore. Ci ha donato il suo stesso Spirito. Chi bestemmia lo Spirito bestemmia l’Amore che ama.
Lo Spirito di Dio passa attraverso di me, umanizza me. Nel lasciarmi attraversare, divento capace di amare, capace di trascendere le mie ferite, i miei traumi, le vicende dolorose che ho vissuto e mi insegna in qualsiasi momento ciò che è conforme all'amore, ciò che devo dire e fare. Invece ogni volta che mi chiudo al bene che posso fare all’altro, impedisco allo Spirito di scegliere proprio me per vivificare l’universo e perdo l’occasione di essere sanato. E Gesù esclama: che peccato!

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Spesso ci preoccupiamo per cosa dobbiamo dire e come discolparci, ma è fatica inutile. Gesù ci dice di affidarci allo Spirito. Prima va però svuotato il nostro ego ... io non ce la posso fare, io. Giusto?

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17.10 SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA

SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA
Sant’Ignazio di Antiochia, vissuto tra il 35 e il 107 circa, fu secondo successore di san Pietro alla guida della Chiesa di Antiochia. La sua conversione fece maturare in lui un amore ardente per Cristo, fino ad accogliere con gioia il martirio come imitazione della sua Passione. Durante il viaggio verso Roma, dove sarebbe stato dato in pasto alle belve, scrisse sette lettere alle comunità cristiane e a san Policarpo. In esse troviamo per la prima volta i termini «cristianesimo» e «Chiesa cattolica», insieme a una forte consapevolezza ecclesiale. Ignazio invita i cristiani a vivere una fede concreta, fatta di carità, attenzione ai poveri, alle vedove, agli orfani e agli oppressi. Difende con forza la verità dell’Incarnazione di Cristo: Gesù è veramente uomo, ha sofferto sulla Croce ed è realmente risorto. Per questo Ignazio si definiva «teoforo», cioè portatore di Dio. Di fronte al martirio non cerca di salvarsi, ma chiede di essere fedele fino alla fine. Ai cristiani di Roma domanda di non impedirgli di raggiungere Cristo, perché desidera non soltanto chiamarsi cristiano, ma esserlo veramente. Le sue lettere testimoniano anche la struttura della Chiesa delle origini, con il ministero dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi. Ignazio insegna che la comunione con il vescovo è segno di unità ecclesiale. «Dove compare il vescovo, là sia la comunità», afferma con convinzione. E aggiunge: «Dove è Gesù Cristo, là è la Chiesa cattolica». La sua testimonianza ci ricorda che la fede non è soltanto parole, ma amore per Cristo, comunione nella Chiesa e fedeltà fino al dono della vita. La sua vita ci provoca a chiederci se Cristo sia davvero il centro della nostra esistenza e se la nostra fede sappia diventare testimonianza concreta. Anche oggi siamo chiamati a vivere un cristianesimo non solo proclamato con le labbra, ma testimoniato con la vita, nella carità e nella comunione. per noi oggi 1. Cristiani a parole o nella vita? Ignazio chiede di non limitarsi a «dirsi cristiani», ma di esserlo realmente. La nostra fede si vede nelle scelte concrete? 2. Una fede che costa qualcosa Ignazio non fugge davanti alla difficoltà e al martirio. Noi siamo disposti a pagare un prezzo per il Vangelo, oppure viviamo una fede comoda e senza conseguenze? 3. Cristo senza Chiesa? Per Ignazio, dove c’è Cristo c’è la Chiesa. Possiamo oggi dirci credenti senza vivere la comunione, senza partecipare e senza sentirci responsabili della comunità?
Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è.
 Memoria di sant’Ignazio, vescovo e martire, che, discepolo di san Giovanni Apostolo, resse per secondo dopo san Pietro la Chiesa di Antiochia. Condannato alle fiere sotto l’imperatore Traiano, fu portato a Roma e qui coronato da un glorioso martirio: durante il viaggio, mentre sperimentava la ferocia delle guardie, simile a quella dei leopardi, scrisse sette lettere a Chiese diverse, nelle quali esortava i fratelli a servire Dio in comunione con i vescovi e a non impedire che egli fosse immolato come vittima per Cristo.

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO PIETRO CASANI (PIETRO DELLA NATIVITÀ DI MARIA) SCOLOPIO
Lucca, 8 settembre 1572 – Roma, 17 ottobre 1647
Di origini lucchesi, Pietro entra nella Congregazione della Madre di Dio come fratello laico nel 1610. Dopo varie peripezie seguirà San Giuseppe Calasanzio negli scolopi, dei quali condivideva l’idea di salvezza dei giovani attraverso la scuola. Muore nel 1647, con fama di insigne teologo.

 

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venerdì 16 ottobre 2026

16.10.2026 - Ef 1,11-14 - Lc 12,1-7 - Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,11-14

Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

1. IN CRISTO, NOI SIAMO DIVENTATI EREDI. L’eredità è il paradiso, la vita eterna, la partecipazione della divina natura. QUESTA EREDITÀ È SOLO DI CRISTO GESÙ, POICHÉ L’EREDITÀ È IL DONO DEL PADRE AL FIGLIO. Essendo noi divenuti con Cristo una cosa sola, essendo stati fatti figli di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo, L’EREDITÀ VIENE CONFERITA ANCHE A NOI.

2. NOI SIAMO PREDESTINATI AD ESSERE LODE DELLA SUA GLORIA. È la gioia di Dio e la sua piena glorificazione nel RENDERCI SUOI FIGLI ED EREDI DEI BENI che spetterebbero solamente a Lui. È UN DIO CHE GIOISCE NEL RENDERCI PARTECIPI ED EREDI DEI SUOI BENI.

3. Dopo aver ASCOLTATO LA PAROLA DELLA VERITÀ, l’ascolto è necessario, indispensabile per accedere a Cristo Gesù, e CREDUTO NELLA VERITÀ DEL VANGELO, LO SPIRITO DEL SIGNORE SCENDE nel cuore di chi ascolta. Guidato dallo Spirito, egli cammina verso il cielo. Lo Spirito Santo, caparra della nostra eredità, è in vista della risurrezione finale. LO SPIRITO È QUELLA GIUSTIZIA DI DIO RIVERSATA NEI NOSTRI CUORI, che ci rende giusti e che realizza pienamente il progetto divino…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,1-7

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Gesù ci mette in guardia dai cattivi maestri, i farisei, che mostrano una buona faccia, ma corrompono l'anima come un lievito cattivo nella pasta. Svelandone la falsità, Gesù ci protegge dalla minaccia che potrebbe uccidere l’anima. L’unica difesa che salva viene dal seguire il vero Maestro e dall’affidarsi al Padre che sta nei cieli.
Se seguiamo Gesù e ci affidiamo al Padre, sentiamo vera le parole: "Non abbiate paura!". Sappiamo che le tribolazioni non mancano e proprio per questo è necessario non dimenticare la parola di Gesù “Non abbiate paura! Non avere paura, vai avanti! Io sono con te!”. Non abbiate paura di chi vi deride e vi maltratta, e non abbiate paura di chi vi ignora o “davanti” vi onora ma “dietro” combatte il Vangelo (…) Gesù non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui.
Non farti spaventare dalle prese in giro e dalle cattiverie che potresti subire, ma continua ad annunciare il Vangelo con gioia...

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Gesù ci scuote e ci mette in guardia dall’ipocrisia, rivelandoci per l’ennesima volta che il Padre ci ama, uno per uno, contando i nostri capelli. Può mai esistere e resistere un amore falso?

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16.10 SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE

SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE
Santa Margherita Maria Alacoque nacque nel 1647 e morì nel 1690; fu la grande propagatrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Quinta di sette figli, rimase orfana del padre ancora bambina e fin da piccola sentì nascere in lei un forte desiderio di consacrarsi a Dio. A cinque anni pronunciò, quasi senza comprenderne pienamente il significato, il voto di castità perpetua. A quattordici anni ricevette una particolare grazia dalla Madonna, che l'aveva già aiutata durante una grave malattia, e in seguito entrò nell'Ordine della Visitazione. Il 27 dicembre 1673, durante l'adorazione davanti al Santissimo Sacramento, ebbe la prima delle grandi rivelazioni di Gesù sul suo Sacro Cuore, chiamandola a far conoscere agli uomini il suo amore misericordioso. Gesù le mostrò il suo Cuore ardente d'amore, chiedendole di promuovere una festa in suo onore e di riparare alle ingratitudini e alle offese ricevute. Margherita incontrò incomprensioni e opposizioni anche all'interno del monastero, ma trovò sostegno nel gesuita san Claudio de La Colombière, che riconobbe la profondità della sua esperienza spirituale. Gesù le affidò la missione di diffondere la devozione al Sacro Cuore, dalla quale nacque anche la pratica dei primi nove venerdì del mese. Secondo la tradizione delle rivelazioni ricevute da Margherita, Gesù promise particolari grazie a coloro che avessero coltivato questa devozione, tra cui la cosiddetta «Grande Promessa» legata alla Comunione nei primi venerdì. Margherita visse inoltre profondamente la Passione di Cristo, offrendo sofferenze e preghiere per la salvezza delle anime. La sua vita ci ricorda che il Cuore di Gesù è soprattutto un Cuore che ama, perdona e attende, invitandoci a rispondere all'amore con una vita di fede, riparazione e carità. per noi oggi 1. Gesù ha mostrato a Margherita un Cuore che arde d’amore per ogni persona. E noi: quanto è ancora freddo il nostro cuore davanti all’amore di Dio? 2. I primi venerdì non sono una semplice pratica da rispettare, ma un invito a entrare nel Cuore di Cristo. La nostra fede è davvero relazione con Gesù oppure è diventata soltanto abitudine religiosa? 3. Margherita ha offerto sofferenze, preghiere e incomprensioni per la salvezza delle anime. Noi sappiamo ancora sacrificare qualcosa per gli altri, oppure cerchiamo una fede che non ci costi nulla?
"Un Cuore che ama è un Cuore Provvidente. Gesù stesso lo evidenzia nel Santo Vangelo: "Venite a me voi tutti....ed io vi darò ristoro". ( Mt 11,28)
 Santa Margherita Maria Alacoque, vergine, che, entrata tra le monache dell’Ordine della Visitazione della beata Maria, corse in modo mirabile lungo la via della perfezione; dotata di mistici doni e particolarmente devota al Sacratissimo Cuore di Gesù, fece molto per promuoverne il culto nella Chiesa. A Paray-le-Monial nei pressi di Autun in Francia, il 17 ottobre, si addormentò nel Signore.
(17 ottobre: A Paray-le-Monial nel territorio di Autun in Francia, transito di santa Margherita Maria Alacoque, vergine, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' EDVIGE RELIGIOSA E DUCHESSA DI SLESIA E DI POLONIA
16 ottobre - Memoria Facoltativa
Andescj, Baviera, 1174 - Trzebnica, Polonia, 15 ottobre 1243
Santa Edvige, religiosa, che, di origine bavarese e duchessa di Polonia, si dedicò assiduamente nell’assistenza ai poveri, fondando per loro degli ospizi, e, dopo la morte del marito, il duca Enrico, trascorse operosamente i restanti anni della sua vita nel monastero delle monache Cistercensi da lei stessa fondato e di cui era badessa sua figlia Gertrude. Morì a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre.


BEATO CONTARDO FERRINI TERZIARIO FRANCESCANO

Milano, 5 aprile 1859 – Suna, Novara, 17 ottobre 1902

A Suna presso il lago Maggiore, beato Contardo Ferrini, che, nell’educare i giovani, con il suo esempio di fede e di vita cristiana andò ben oltre la scienza umana.


BEATO GIOVANNI BONO RELIGIOSO

Mantova, 1168 - Mantova, 16 ottobre 1249

A Mantova, beato Giovanni Bono, eremita, che, da giovane, lasciata la madre, errò per varie regioni d’Italia esercitando il mestiere di giocoliere e di attore comico, ma all’età di quarant’anni, dopo essersi gravemente ammalato, fece voto a Dio di abbandonare il mondo per donarsi interamente in penitenza e amore a Cristo e alla Chiesa e fondò una Congregazione sotto la regola di sant’Agostino. 


BEATO BALDASSARRE RAVASCHIERI DA CHIAVARI SACERDOTE FRANCESCANO

Chiavari, Genova, 1419 - Binasco, Milano, 17 ottobre 1492

Nacque a Chiavari da nobile famiglia genovese, entrò nell'ordine francescano dei Minori Osservanti, in seguito divenne sacerdote e teologo. Nel convento di Chiavari assunse il compito di guardiano, in seguito responsabile di tutta la provincia di Genova. Molto attivo nella predicazione venne colpito da gotta, che lo debilitò a tal punto da non potersi più muovere. Si ritirò allora nel convento del suo ordine a Binasco, piccolo centro tra Milano e Pavia. Fu molto stimato ai suoi tempi per la sua fama di sant'uomo e di confessore, consigliere e d'esempio della beata Veronica Negroni da Binasco. Fu amico di Bernardino da Feltre e di Giovanni Antonio Amadeo. Morì il 17 ottobre 1492.Nella diocesi di Pavia la sua memoria si celebra il 16 ottobre.

 

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IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,15-21

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22, 15-21

A chi appartengo?
I farisei cercano di mettere Gesù in difficoltà con una domanda apparentemente semplice: è lecito pagare il tributo a Cesare? Gesù non cade nella loro trappola, ma porta la questione molto più in profondità: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Cesare può avere la moneta con la sua immagine, ma nel cuore dell’uomo è impressa un’altra immagine: quella di Dio. Questa parola ci provoca perché anche noi possiamo vivere divisi tra ciò che appartiene a Dio e ciò che appartiene al mondo. Il problema non è avere denaro, lavorare, occuparci delle responsabilità quotidiane; il problema nasce quando queste realtà diventano il nostro assoluto. Pensiamo di essere liberi, ma lentamente possiamo diventare schiavi del successo, del denaro, dell’apparire, del giudizio degli altri. Una storia vera ci viene da San Tommaso Moro, uomo politico inglese e cancelliere del re Enrico VIII. Aveva una posizione importante, ricchezza e prestigio, ma quando il re gli chiese di approvare una decisione contraria alla sua coscienza, Tommaso Moro scelse di non tradire ciò che riteneva vero davanti a Dio. Perse il suo incarico, i suoi beni e infine la vita, ma non volle vendere la propria coscienza per conservare i privilegi. La sua testimonianza ci ricorda che possiamo dare a Cesare ciò che gli spetta, ma a Dio dobbiamo dare noi stessi. La moneta porta l’immagine di Cesare; noi portiamo l’immagine di Dio. Per questo la domanda più importante non è soltanto quanto possediamo, ma chi possiede il nostro cuore. Gesù ci chiede di vivere nel mondo con responsabilità, ma senza permettere al mondo di diventare il nostro padrone. Essere cristiani significa allora rendere visibile, attraverso le nostre scelte, l’immagine di Dio che portiamo dentro di noi. Non basta dire di appartenere a Cristo: bisogna dimostrarlo con una coscienza limpida, con la verità e con la vita.

per noi oggi 1. Chi è il mio “Cesare”? Che cosa rischia di prendere nella mia vita il posto che appartiene soltanto a Dio: il denaro, il lavoro, il successo, una persona, il potere? 2. Che cosa sto restituendo a Dio? Se Dio ha impresso la sua immagine nel mio cuore, la mia vita rende riconoscibile quella presenza?
3. Quanto vale la mia coscienza? Sono disposto a difendere ciò che è giusto anche quando mi costa qualcosa, oppure cambio idea quando la verità diventa scomoda?

 

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giovedì 15 ottobre 2026

15.10.2026 - Ef 1,1-10 - Lc 11,47-54 - Sarà chiesto conto del sangue di tutti i profeti: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 1,1-10

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Èfeso credenti in Cristo Gesù: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.

1. BELLISSIMO CANTO ALLA BENEVOLENZA DI DIO che ci ha BENEDETTI, SCELTI E AMATI prima della creazione del mondo. Siamo posti davanti al disegno d’amore della sua volontà, quello che È CULMINATO NELLA PASQUA DI CRISTO, nella quale noi, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia.

2. Tutto questo disegno d’amore della volontà di Dio, questa rivelazione della benevolenza di Dio nei nostri confronti, ha un PUNTO DI CONVERGENZA STORICO ED ETERNO: Gesù Cristo.

3. IN CRISTO siamo stati benedetti, scelti, amati, redenti, gratificati, perdonati; MEDIANTE CRISTO noi siamo stati resi figli adottivi; IN CRISTO tutte le cose saranno ricondotte ad unità e sotto il governo della pienezza dei tempi. Noi possiamo solo dire: Benedetto sia Dio…

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,47-54
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Gesù contraddice il sistema dei farisei e dei dottori della legge che hanno "portato via la chiave della conoscenza", deformando la verità e corrompendo la capacità di discernere il bene dal male. Questo rimprovero è attuale, poiché viviamo in un mondo confuso. L'insegnamento di Gesù ci invita a riscoprire la realtà delle cose e l'amore gratuito come chiave della salvezza. Senza questa chiave, non possiamo accogliere la gratuità della salvezza ricevuta. È tempo di cambiare e ritrovare l'autentico insegnamento di Gesù.

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Gesù scuote i dottori della Legge diventati “doganieri” che non entrano e non lasciano entrare gli altri, ritenendosi giusti. Non è vero che anche noi ci raccontiamo storie a cui vogliamo credere?

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15.10 SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

Santa Teresa d’Avila fu una grande maestra di vita spirituale e una donna capace di unire contemplazione e concretezza. Nata nel 1515, dedicò la sua vita alla riforma del Carmelo e alla ricerca di una più profonda comunione con Dio. San Paolo VI la definì maestra di vita spirituale e contemplativa incomparabile e nel 1970 la proclamò Dottore della Chiesa. Teresa comprese che la riforma della Chiesa doveva partire dalla conversione del cuore. A 39 anni visse quella che chiamò la sua “seconda conversione”, dopo aver contemplato un’immagine di Cristo sofferente. Quell’incontro la riportò a una preghiera più intensa e trasformò profondamente la sua vita. Da allora divenne instancabile nel fondare monasteri e nel trasmettere la sua esperienza spirituale. Nel Castello interiore descrisse l’anima come un grande castello formato da sette stanze. Il cammino verso il centro del castello rappresenta il percorso dell’uomo verso l’unione con Dio. Ma per Teresa non esiste vera vita spirituale senza una relazione personale e quotidiana con il Signore. Per questo affermava che “la porta per entrare in questo castello è l’orazione”. Pregare, per lei, non significava semplicemente recitare formule o chiedere qualcosa. Significava stare con Colui che sappiamo che ci ama. La preghiera diventa così un’amicizia che trasforma lentamente pensieri, desideri e scelte. Teresa ci insegna anche che la santità non elimina le difficoltà, ma dona la forza per attraversarle. La sua vita fu segnata da incomprensioni, fatiche, opposizioni e grandi responsabilità. Eppure continuò il suo cammino con fiducia, coraggio e umiltà. La sua esperienza ci ricorda che Dio non chiede persone perfette, ma cuori disponibili a lasciarsi trasformare. Forse anche noi abbiamo bisogno di entrare nel nostro “castello interiore” e riscoprire ciò che abita veramente il nostro cuore. Nel rumore delle nostre giornate, Teresa ci invita a ritrovare il silenzio necessario per ascoltare Dio. La sua domanda rimane attuale: quanto spazio lasciamo davvero a Dio nella nostra vita? per noi oggi 1. Abbiamo tante connessioni, ma sappiamo ancora stare in silenzio davanti a Dio? 2. Cerchiamo continuamente risposte fuori di noi: abbiamo mai il coraggio di entrare nel nostro cuore? 3. La nostra preghiera è un’abitudine oppure una vera amicizia con Dio?

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. 
 Memoria di santa Teresa di Gesù, vergine e dottore della Chiesa: entrata ad Ávila in Spagna nell’Ordine Carmelitano e divenuta madre e maestra di una assai stretta osservanza, dispose nel suo cuore un percorso di perfezionamento spirituale sotto l’aspetto di una ascesa per gradi dell’anima a Dio; per la riforma del suo Ordine sostenne molte tribolazioni, che superò sempre con invitto animo; scrisse anche libri pervasi di alta dottrina e carichi della sua profonda esperienza.