giovedì 21 maggio 2026

21.05.2026 - At 22,30;23,6-11 - Gv 17,20-26 - Siano perfetti nell’unità.

Dagli Atti degli Apostoli - At 22,30;23,6-11

In quei giorni, [il comandante della coorte,] volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.
Paolo, sapendo che una parte era di sadducèi e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducèi e l’assemblea si divise. I sadducèi infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato».
La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza.
La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».

1. Paolo nel suo discorso afferma la sua FEDE NELLA RISURREZIONE. E subito si genera una disputa tra Sadducei e Farisei. L'assemblea si divide. E QUESTI, CHE SEMBRAVANO ESSERE ‘UNO’, SI SONO DIVISI, TUTTI.

2. L'intervento del Sinedrio non è servito a nulla. C'è stata una grande confusione, un rischio di un nuovo linciaggio, NESSUNA FORMULAZIONE CHIARA DI ACCUSA, nessuna decisione presa e Paolo ritorna in carcere.

3. Messo in carcere e condannato rischia seriamente la vita. IL SIGNORE IN UNA VISIONE NOTTURNA, IN UN SOGNO, GLI INFONDE CORAGGIO E GLI ANNUNCIA un futuro di testimonianza a Roma, un futuro di martirio romano. CORAGGIO PAOLO NON SEI SOLO!

---------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,20-26
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

Dobbiamo essere uno, una sola cosa, come Gesù e il Padre sono una sola cosa. Questa è proprio la sfida di tutti noi cristiani: non lasciare posto alla divisione fra noi, non lasciare che lo spirito di divisione, il padre della menzogna entri in noi. Cercare sempre l’unità. […] Gesù prega perché noi siamo uno, una sola cosa.
La preghiera di Gesù è di grande aiuto e consolazione. I fedeli di Gesù saranno nel mondo segno di fede se si sapranno voler bene e perdonare. Nei discepoli infatti vive lo stesso amore di Dio verso di noi. Come Gesù prega per te, anche tu prega per coloro che ritieni ne abbiano più bisogno.

--------------------------------

Nella sua preghiera per noi Gesù dice che il mondo crederà a Lui se noi saremo uniti tra noi. In questi 20 secoli ci siamo divisi e ancora lo siamo: come possiamo pretendere che il mondo creda?

--------------------------------

 

📲 I MIEI SOCIAL:

21.05 SANTI MARTIRI MESSICANI (CRISTOFORO MAGALLANES JARA E 24 COMPAGNI)

SANTI MARTIRI MESSICANI (CRISTOFORO MAGALLANES JARA E 24 COMPAGNI)

Nel Messico del primo Novecento, dopo la rivoluzione e la Costituzione del 1917, lo Stato avviò una politica fortemente anticlericale che limitava gravemente la libertà religiosa. Chiese chiuse, ordini religiosi sciolti, sacerdoti perseguitati e restrizioni pubbliche al culto crearono un clima di crescente tensione tra governo e popolazione cattolica.

Con l’ascesa del presidente Plutarco Elías Calles, la repressione si fece ancora più dura: molti sacerdoti furono arrestati o uccisi, e i fedeli costretti a vivere la fede nella clandestinità. In risposta, nacque una resistenza popolare composta da contadini, studenti e lavoratori, che presero il nome di Cristeros, perché combattevano al grido di “Viva Cristo Re” e portavano come simbolo la Vergine di Guadalupe.

La rivolta non fu solo militare, ma soprattutto una testimonianza religiosa estrema: molti preferirono perdere il lavoro o la vita piuttosto che rinnegare la fede. In questo contesto si inserisce il sacrificio dei 25 martiri canonizzati dalla Chiesa nel 2000, tra cui spiccano figure come Cristóbal Magallanes Jara, che continuò a formare sacerdoti anche durante la persecuzione, e molti altri sacerdoti e laici che affrontarono il martirio con grande serenità. Arrestati e giustiziati senza processo equo, dichiararono spesso il loro perdono ai carnefici e la loro fedeltà a Cristo fino all’ultimo istante.

La loro memoria ricorda un periodo in cui la libertà religiosa fu gravemente violata, ma anche una straordinaria capacità di resistenza spirituale da parte del popolo credente.

Per noi oggi:

1. Quando la fede diventa scomoda, il potere tende sempre a ridurla al silenzio.
I martiri messicani mostrano che non sempre il silenzio funziona.

2. Oggi la libertà religiosa è spesso data per scontata.
Ma basta poco perché diventi nuovamente un privilegio da difendere a caro prezzo.

3. Molti pensano che la fede sia una questione privata senza conseguenze pubbliche.
La storia dei Cristeros dimostra che, in certi momenti, credere può diventare una scelta radicalmente pubblica e pericolosa.

Totatiche, Messico, 30 luglio 1869 - Catatlán, Messico, 25 maggio 1927

Santi Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri, che in varie regioni del Messico, perseguitati in odio alla fede cristiana e alla Chiesa cattolica, per aver professato Cristo Re ottennero la corona del martirio.

"I martiri messicani non sono solo gloria della Chiesa messicana, ma soprattutto della Chiesa universale, perché hanno seguito le orme di Gesù morto in croce.".

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ARCANGELO TADINI Sacerdote e fondatore - BRESCIA
Verolanuova, Brescia, 12 ottobre 1846 - Botticino Sera, Brescia, 20 maggio 1912
Nel villaggio di Botticino Sera vicino a Brescia, beato Arcangelo Tadini, sacerdote, che si adoperò per i diritti e la dignità dei lavoratori e fondò la Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth, dedita in particolar modo alla giustizia sociale.

 

SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

La solennità di Pentecoste celebra il dono dello Spirito Santo e il vero inizio della missione della Chiesa. Questo evento rappresenta il battesimo della comunità cristiana, la sua forma originaria e la forza che ancora oggi la sostiene nel mondo.

Pentecoste è la festa dell’unità, della comunione e della comprensione tra gli uomini, in un tempo in cui, nonostante i mezzi di comunicazione sempre più avanzati, le persone spesso faticano a incontrarsi davvero. Crescono diffidenze, conflitti, individualismi e paure reciproche.

La Sacra Scrittura mette in parallelo due realtà opposte: Babele e Pentecoste. A Babele gli uomini, illudendosi di poter prendere il posto di Dio, finiscono per non comprendersi più e costruire divisione. Quando l’uomo si chiude nel proprio egoismo perde la capacità di dialogare e di vivere relazioni autentiche. Anche oggi il progresso tecnico e scientifico rischia di far credere all’uomo di essere autosufficiente, ma senza Dio cresce la solitudine e diminuisce la vera comunione. La risposta a questa crisi è il dono dello Spirito Santo, che rinnova il cuore e dona una lingua nuova capace di parlare all’altro con amore e verità.

A Pentecoste il vento dello Spirito scende sugli apostoli, trasforma la paura in coraggio e rende possibile un annuncio comprensibile a tutti. Dove prima c’erano divisione ed estraneità nascono unità e fraternità.

Gesù nel Vangelo promette lo Spirito della verità, che guida la Chiesa a vivere nella comunione autentica. Essere cristiani significa uscire dal proprio io e imparare a vivere nel “noi” della Chiesa, lasciandosi guidare dalla verità di Cristo. Solo lo Spirito ci rende capaci di ascolto, di condivisione e di umiltà.

San Paolo ricorda che dentro ogni persona esiste una lotta tra egoismo e Spirito, tra desiderio di dominio e capacità di amare gratuitamente. Le opere della carne portano divisione, gelosia e violenza; il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace. Pentecoste allora non è soltanto un ricordo, ma una realtà viva che continua ogni volta che lasciamo spazio allo Spirito di Dio nelle nostre relazioni, nelle comunità e nella vita quotidiana.

Con Maria nel Cenacolo anche noi invochiamo: “Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”.

Per noi oggi:

  1. Viviamo nell’epoca della connessione continua, ma spesso non sappiamo più ascoltare davvero chi ci sta accanto.
    Abbiamo tanti contatti, ma quanta vera comunione c’è nelle nostre famiglie e comunità?

  2. A Babele l’uomo voleva sostituire Dio e ha finito per distruggere l’unità.
    Anche oggi rischiamo di sentirci autosufficienti, dimenticando che senza Dio cresce il vuoto interiore.

  3. Lo Spirito Santo porta pace, dialogo e verità, ma molte volte scegliamo rabbia, orgoglio e chiusura.
    Siamo strumenti di comunione oppure alimentiamo divisioni con parole, giudizi e indifferenza?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

mercoledì 20 maggio 2026

20.05.2026 - At 20,28-38 - Gv 17,11-19 - Siano una cosa sola, come noi.

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,28-38

In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”».
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

1. Paolo ricorda agli anziani di Efeso che DEVONO PRIMA VEGLIARE SU SÉ STESSI POI SUL GREGGE. Devono vivere loro l'adesione al Cristo prima di aiutare gli altri. Il loro compito, donato dallo Spirito, è quello di ESSERE PASTORI E DI PASCERE IL GREGGE.

2. Raccomanda loro DI ESSERE FORTI, DI DIFENDERE IL GREGGE DAI LUPI RAPACI. AFFIDA I SUOI CRISTIANI AL SIGNORE E ALLA PAROLA DELLA SUA GRAZIA, li affida alla Parola, una PAROLA CHE HA IL POTERE DI COSTRUIRE, una PAROLA CHE PERMETTE AI CRISTIANI DI DIVENTARE EREDI insieme a tutti coloro che vengono santificati, che vengono resi Santi.

3. Paolo conclude presentando IL PROPRIO COMPORTAMENTO COME UN MODELLO DA SEGUIRE. NON ha desiderato le cose MA si è DONATO TOTALMENTE A TUTTI GRATUITAMENTE. “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”…

-------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità.
Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».

 

Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi, è una minaccia sempre attuale.
Gesù ‘consacra’ – cioè offre –se stesso, affinché i discepoli non si pervertano. Anche noi, per non rendere inutile il sacrificio di Gesù sulla croce, dobbiamo sforzarci a fare la volontà di Dio quotidianamente Sappiamo che la preghiera di Gesù ci accompagna nel cammino verso la verità dell’incontro con il Padre. Siamo nell'amore di Dio, grazie Gesù, Signore e Amico.

----------------------------------

La preghiera di Gesù per noi, “perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”. Gesù prega per la nostra gioia, noi siamo in grado di riceverla e di pregare per la gioia degli altri?

----------------------------------

 

📲 I MIEI SOCIAL:

20.05 SAN BERNARDINO DA SIENA - SACERDOTE

SAN BERNARDINO DA SIENA 

Nato nel 1380 a Massa Marittima, San Bernardino da Siena rimase presto orfano di entrambi i genitori e venne cresciuto da parenti che lo educarono alla fede cristiana. In giovane età studiò diritto a Siena, ma la sua vita cambiò radicalmente quando, durante una grave epidemia di peste, si dedicò all’assistenza degli ammalati rischiando la propria vita.

Guarito miracolosamente da una malattia, maturò la decisione di entrare nei francescani, scegliendo la riforma dell’Osservanza, che mirava a riportare la vita religiosa alla povertà e autenticità originarie di San Francesco. Dotato di grande intelligenza e straordinaria capacità comunicativa, divenne un predicatore instancabile, viaggiando per tutta l’Italia e attirando folle immense. Le sue prediche affrontavano temi di fede, morale e giustizia sociale, condannando con forza l’usura e l’avidità. Subì anche processi per eresia, da cui fu pienamente assolto, tanto che il papa lo volle predicare a Roma.

Il cuore della sua missione fu la diffusione della devozione al Santissimo Nome di Gesù, che considerava la sintesi del Vangelo e della salvezza. Per renderla visibile disegnò il celebre simbolo con le lettere IHS inscritte in un sole dorato a dodici raggi, che spiegava come rappresentazione dei benefici spirituali di Cristo. Questo segno si diffuse rapidamente nelle città italiane e divenne uno dei simboli più riconoscibili della cristianità.

Bernardino lo faceva venerare ai fedeli al termine delle prediche, ottenendo numerose conversioni. Morì nel 1444 a L’Aquila, consumato dalle fatiche apostoliche, dopo aver tentato di riconciliare le fazioni cittadine. Fu canonizzato pochi anni dopo e la sua figura rimane legata alla forza della parola, alla riforma spirituale e alla centralità del Nome di Gesù nella vita cristiana.

Per noi oggi:

1. Oggi la comunicazione è ovunque, ma spesso svuotata di significato.
San Bernardino ricorda che la parola può davvero cambiare le persone solo se nasce da una verità creduta fino in fondo.

2. Viviamo in un tempo di simboli pubblicitari potenti ma senza contenuto spirituale.
Il suo “logo” del Nome di Gesù mostra che un segno può diventare rivoluzionario solo se rimanda a qualcosa di più grande dell’uomo.

3. Molti parlano di valori, ma pochi li difendono fino alle conseguenze concrete.
Bernardino non si limitò a predicare: trasformò la sua vita in un messaggio visibile, anche a costo della fatica e della malattia.

Massa Marittima, Grosseto, 8 settembre 1380 - L'Aquila, 20 maggio 1444

San Bernardino da Siena, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che per i paesi e le città d’Italia evangelizzò le folle con la parola e con l’esempio e diffuse la devozione al santissimo nome di Gesù, esercitando instancabilmente il ministero della predicazione con grande frutto per le anime fino alla morte avvenuta all’Aquila in Abruzzo. 

"Tutte le azioni che noi facciamo sònno davanti a Dio. L'uomo si può nascondere quando vuole, che Iddio vede ogni cosa che egli fa. E perciò se tu fai peccati, guàrdati, che il giudicio di Dio è vicino!"

PATRONO: PUBBLICITARI, PREGHIERE

NELLO STESSO GIORNO:
SAN TEODORO DI PAVIA Vescovo e confessore - PAVIA
m. 769 circa
S. Teodoro fin dall’infanzia fece parte del clero pavese: prima arciprete, poi arcidiacono e infine vescovo di Pavia nel 740. I primi anni del suo episcopato furono turbati dalla guerra tra i Franchi e i Longobardi, culminata con l’assedio di Pavia del 754, che durò dieci mesi. Per motivi non ancora chiari fu esiliato, ma ritornò alla propria sede dopo la vittoria definitiva di Carlomagno. Morì attorno al 769. 


📲 I MIEI SOCIAL:

martedì 19 maggio 2026

19.05.2026 - At 20,17-27 - Gv 17,1-11 - Padre, glorifica il Figlio tuo.

Dagli Atti degli Apostoli - At 20,17-27

In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.
Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.
Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.
E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».

1. Paolo pronuncia il TERZO DISCORSO ECCLESIALE rivolto ai presbiteri di Efeso. È un DISCORSO FATTO DI RICORDI CON DELLE PROSPETTIVE FUTURE E DI ESORTAZIONI per coloro che hanno il compito di guidare le comunità cristiane.

2. Paolo insiste nel ricordo del proprio comportamento, vuole PRESENTARE LA PROPRIA ESPERIENZA COME UN MODELLO DA IMITARE. Ci dice: “PRENDETE ESEMPIO DA ME” quello che avete visto fare da me è quello che dovete fare…

3. Paolo ha insistito NELL'ANNUNCIO E NELLA FORMAZIONE, scongiurando non imponendo ma proponendo con dolcezza. PREGA CHIUNQUE PERCHÉ POSSA CAMBIARE LA SUA VITA. E annuncia che va a Gerusalemme e che si aspetta catene e tribolazioni. È LO SPIRITO SANTO, LA VOCE DI DIO CHE MI FA SENTIRE QUESTO. La sua vita non la ritiene meritevole di nulla, LA SUA VITA È LA SUA MISSIONE. PAOLO VUOLE ARRIVARE IN FONDO PER COMPIERE LA MISSIONE CHE GLI È STATA AFFIDATA…

-------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

Questo passo del Vangelo di Giovanni ci mostra l’intima preghiera di Gesù al Padre prima della Passione. Egli sa che il momento della prova è arrivato, ma affronta tutto con la certezza della gloria divina. Anche noi, come cristiani, siamo chiamati a sopportare le difficoltà, non solo con pazienza, ma portandone il peso con fede. Gesù ci invita ad avere coraggio: nella sofferenza, possiamo affidarci a Lui, che ha già vinto il mondo. Sapere che siamo nelle mani di Dio ci dona forza per superare ogni tribolazione, confidando nella promessa della vita eterna. Se crediamo che Gesù ha già vinto il mondo, e lo crediamo, perché spesso fatichiamo ad affidargli veramente le nostre sofferenze, cercando invece soluzioni solo umane?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

19.05 SAN CELESTINO V (PIETRO DI MORRONE) EREMITA E PAPA

SAN CELESTINO V 

Nato intorno al 1209 con il nome di Pietro Angelerio, da una povera famiglia contadina, San Celestino V mostrò fin da giovane una forte attrazione per la vita ascetica e contemplativa. Dopo un periodo presso i benedettini, lasciò tutto per vivere da eremita tra le montagne dell’Abruzzo, specialmente sul Monte Morrone e sulla Majella.

Qui trascorreva lunghi periodi nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza, cercando soltanto la comunione con Dio. La sua santità attirò numerosi discepoli, spingendolo a fondare una congregazione religiosa poi conosciuta come ordine dei Celestini. Nonostante la fama crescente, Pietro rimase sempre uomo semplice, amante del silenzio e lontano dal potere.

Papa Gregorio X approvò la sua congregazione e ne riconobbe pubblicamente la santità. Intorno ai settant’anni lasciò la guida dell’ordine per tornare alla vita eremitica, convinto di trascorrere così il resto dei suoi giorni. Ma dopo la morte di Niccolò IV, il conclave rimase bloccato per oltre due anni tra divisioni e interessi politici. In quel clima drammatico Pietro scrisse ai cardinali ammonendoli sui castighi divini se non avessero eletto presto un nuovo papa. Alla fine i cardinali, stremati, scelsero proprio lui come pontefice.

Quando i messaggeri lo raggiunsero sul Morrone, trovarono un anziano eremita vestito poveramente e sconvolto dalla notizia. Dopo molte esitazioni accettò per obbedienza e nel 1294 divenne papa con il nome di Celestino V. Il suo pontificato durò soltanto pochi mesi ed ebbe enormi difficoltà a causa delle pressioni politiche e delle manovre della curia. Uomo di preghiera ma inesperto di governo, comprese rapidamente il caos e le ambizioni che dominavano molti ambienti ecclesiastici. Celebre rimase la sua frase: «Mentre regno sulle anime, ecco che perdo la mia».

Convinto di non essere adatto a guidare la Chiesa, rinunciò liberamente al pontificato il 13 dicembre 1294. Molti interpretarono il gesto come debolezza, ma in realtà fu un atto di profonda umiltà e sincerità davanti a Dio. Gli ultimi mesi della sua vita li trascorse nella sofferenza e nella prigionia, temendo il nuovo papa possibili divisioni nella Chiesa.

Morì nel 1296 pregando i Salmi. Fu canonizzato nel 1313 e ancora oggi rimane simbolo di distacco dal potere e di radicale ricerca di Dio.

Per noi oggi:

1. Oggi il potere viene difeso a ogni costo, anche sacrificando coscienza e verità.
San Celestino V ebbe invece il coraggio di rinunciare al potere per salvare la propria anima.

2. Viviamo in una società che confonde il successo con la realizzazione personale.
Un eremita diventato papa insegnò che senza Dio anche i massimi incarichi restano vuoti.

3. Molti credono che umiltà significhi debolezza o fallimento.
Celestino V dimostrò che riconoscere i propri limiti può essere un grande atto di santità e verità.

Isernia, 1215 - Rovva di Fumone, Frosinone, 19 maggio 1296

(Papa dal 29/08/1294 al 13/12/1294)
A Fumone vicino ad Alatri nel Lazio, anniversario della morte di san Pietro Celestino, che, dopo aver praticato vita eremitica in Abruzzo, celebre per fama di santità e di miracoli, ottuagenario fu eletto Romano Pontefice, assumendo il nome di Celestino V, ma nello stesso anno abdicò dal suo incarico preferendo ritirarsi in solitudine. 

"L’uomo nuovo" è caratterizzato dalla volontà di regalare la vita partendo dal perdono, da chiedere e da dare. Prima di tutto a se stessi.