giovedì 8 ottobre 2026

08.10.2026 - Gal 3,1-5 - Lc 11,5-13 - Chiedete e vi sarà dato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 3,1-5

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!
Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano!
Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

1. Paolo aggredisce i Galati. Lo fa con un intento retorico PER SVEGLIARE L’ATTENZIONE, per catturare l’interesse degli ascoltatori, mostrando così una passione per loro. “O stolti Gàlati”. “Stolto” significa esattamente “lontano da Dio, lontano dalla verità”, ma anche “immerso nella menzogna, nella falsità”. LO STOLTO È COLUI CHE PERCORRE VIE UMANE DI SALVEZZA. Sveglia!
2. Paolo pone ai Galati la QUESTIONE FONDAMENTALE: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? La Legge traccia un cammino da seguire, lo Spirito invece è dato da Cristo Gesù sulla croce e non dalle opere della Legge. LO SPIRITO SI PONE SOPRA OGNI UOMO, LO GIUSTIFICA, LO RIGENERA, LO SANTIFICA.
3. AVETE FATTO TANTE ESPERIENZE PER OPERA DELLO SPIRITO, LE AVETE FATTE INVANO? Colui che concede lo Spirito è il Padre dei cieli, chi opera portenti è sempre il Padre dei cieli e LI OPERA PER MEZZO DELLO SPIRITO SANTO che compie ogni genere di segni, miracoli e prodigi in seno alla comunità cristiana.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,5-13
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». 

 

Un amico, se è veramente tale, come può rifiutarti un favore?  Forse dovrai bussare cento volte, forse il pane che chiedi non è fatto secondo la tua misura. Ma sai quante ‘cose buone’ il Signore riserva a coloro che gliele chiedono? Non solo ‘cose buone’, ma il suo stesso Spirito Santo, Creatore degli esseri, ospite dolce dell’anima.
Dio ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Non dobbiamo e non possiamo dubitarne. E di cosa abbiamo bisogno? Il primo dono da chiedere è lo Spirito Santo, che ci sarà dato all'unica condizione che glielo chiediamo con fiducia. Impariamo a chiedere ogni giorno, con fiducia, lo Spirito Santo affinché ci sia donato. Se poi con la preghiera lasciamo agire in noi lo Spirito Santo tenderemo sempre più al bene e sempre meno al male..

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Insomma noi uomini siamo cattivi, ce lo dice Gesù. Però riusciamo a dare cose buone ai nostri figli. Cosa ci darà allora Dio, che è buono? Gesù ce lo rivela: lo Spirito. Allora perché non lo chiediamo?

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08.10 SANT' UGO CANEFRI DA GENOVA

SANT' UGO CANEFRI DA GENOVA

Sant’Ugo nacque probabilmente ad Alessandria intorno al 1168, proprio negli anni della fondazione della città, in una nobile famiglia, i Canefri, profondamente legata alla vita civile ed ecclesiale. Cresciuto in un ambiente di grande fede e rigore, da giovane partecipò probabilmente alla Terza Crociata e in seguito entrò tra i Cavalieri di San Giovanni, scegliendo di mettere la propria vita al servizio di Dio e dei più poveri. Destinato a Genova, presso la Commenda e l’Ospedale di San Giovanni di Prè, si distinse non per il prestigio del suo incarico, ma per la sua straordinaria carità verso gli ammalati e i poveri. Vestiva con grande austerità, portava il cilicio, digiunava e trascorreva molto tempo nella preghiera; soprattutto, serviva personalmente gli infermi, arrivando a lavare loro i piedi e a seppellire i morti. In lui la Croce di Cristo, che portava sul petto, era soprattutto scolpita nel cuore. La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli, tra cui la salvezza di una nave durante una terribile tempesta e la sorgente fatta scaturire dalla roccia con il segno della croce per venire incontro alle necessità della popolazione. Ma il vero miracolo della sua vita fu una santità concreta, fatta di preghiera, sacrificio, umiltà e servizio. Sant’Ugo ci mostra così che la grandezza cristiana non consiste nel potere o nella posizione occupata, ma nella capacità di diventare servo dei fratelli, soprattutto dei più fragili. Morì a Genova l’8 ottobre 1233 e fu subito venerato come santo. La sua figura rimane legata alla storia di Alessandria e di Genova, ma soprattutto alla testimonianza di un uomo che seppe trasformare la fede ricevuta dalla propria famiglia in una vita interamente donata a Dio e agli ultimi. La sua vita ci ricorda che la vera autorità cristiana nasce dal servizio, non dal prestigio o dal riconoscimento degli uomini. Ancora oggi Sant’Ugo ci invita a custodire un cuore capace di pregare nel silenzio e amare concretamente, facendo della nostra vita un dono per chi ci è affidato. Per noi oggi: 1. Quanto vale per noi una fede che non diventa servizio? Sant’Ugo non si limitò a pregare: si sporcò le mani con i poveri e gli ammalati. La nostra fede si vede davvero da quanto siamo capaci di servire? 2. Cerchiamo il prestigio o la santità? Ugo apparteneva a una famiglia nobile, ma scelse l’umiltà e il servizio. Anche noi sappiamo rinunciare ai nostri privilegi per metterci a disposizione degli altri? 3. Dove troviamo il tempo per pregare? Sant’Ugo univa una profonda vita di preghiera a un instancabile servizio. Forse non ci manca il tempo: ci manca una vera priorità data a Dio.
“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. (1Cor 2,9)
 A Genova, sant’Ugo, religioso, che, dopo aver prestato a lungo servizio come soldato in Terra Santa, rifulse per bontà e carità verso gli indigenti come maestro della Commenda dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme in questa città.

NELLO STESSO GIORNO: 
SANT' ANSELMO II DI LUCCA (O DA BAGGIO) VESCOVO
Baggio, Milano, c. 1040 - Mantova, 18 marzo 1086
A Mantova, transito di sant’Anselmo, vescovo di Lucca: fedelissimo alla Sede Romana, durante la lotta per le investiture ripose nelle mani del papa san Gregorio VII l’anello e il pastorale, che a malincuore aveva ricevuto dall’imperatore Enrico IV; scacciato dalla sua sede da parte dei canonici che rifiutavano la vita comune con lui, fu mandato come legato in Lombardia dal papa, al quale fu di grande aiuto. Nella diocesi di Milano la sua memoria si celebra l'8 ottobre.

SAN GIOVANNI CALABRIA SACERDOTE
Verona, 8 ottobre 1873 - Verona, 4 dicembre 1954
A Verona, san Giovanni Calabria, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza. La sua memoria è celebrata a Verona, sua diocesi di origine e dove visse gran parte della vita, l'8 ottobre.

SAN FELICE DI COMO VESCOVO
IV sec.
A Como, san Felice, vescovo, che, ordinato da sant’Ambrogio da Milano, resse per primo la Chiesa di questa città.

 

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VINCERE IL MALE CON IL BENE

  

VINCERE IL MALE CON IL BENE

Quando qualcuno ci tratta male, la prima tentazione è restituire la stessa moneta. Una parola cattiva genera un’altra parola cattiva, un’offesa provoca un’altra offesa. Ma il Vangelo ci propone una strada diversa: non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene. Gesù non ci chiede di essere deboli o di subire tutto passivamente. Ci chiede di essere abbastanza forti da non permettere al male degli altri di entrare nel nostro cuore. Spesso chi ferisce porta dentro di sé ferite, paure, solitudini e insicurezze. Comprendere questo non significa giustificare il male, ma impedire che la rabbia diventi la nostra risposta. La vera forza cristiana è la mitezza: saper fermarsi, tacere quando serve, parlare con rispetto e perdonare. Non sono gli altri a decidere chi siamo: lo decidiamo noi davanti a Dio. Se qualcuno è aggressivo, io posso scegliere di non diventarlo. Se qualcuno giudica, io posso scegliere di non giudicare. Se qualcuno ferisce, io posso scegliere di non ferire a mia volta. Questa è libertà interiore. Questa è una vittoria silenziosa del Vangelo. Gesù ci invita ad amare anche i nemici e a pregare per chi ci fa del male. Non perché il male non conti, ma perché il nostro cuore vale troppo per essere consegnato alla vendetta. Ogni giorno abbiamo davanti una scelta: reagire oppure rispondere, restituire il male oppure interromperne la catena. La domanda decisiva non è: «Come mi hanno trattato?», ma: «Come vuole Gesù che io risponda?». A volte la risposta più cristiana non è una parola, ma un silenzio abitato dalla preghiera. Non dobbiamo vincere ogni discussione, ma custodire la pace del cuore. Possiamo mettere confini senza odio e dire la verità senza umiliare. Il perdono non cancella ciò che è accaduto, ma libera il cuore dal peso del rancore. Quando scegliamo il bene davanti a chi ci fa del male, diventiamo una piccola luce nel buio. E forse proprio attraverso la nostra pazienza qualcuno potrà incontrare il volto misericordioso di Cristo. La nostra risposta al male può diventare una testimonianza di Vangelo. per noi oggi: 1. Se il male degli altri mi rende cattivo, allora ha già vinto. 2. Perdonare non significa approvare il male: significa rifiutare di diventare come chi mi ha ferito. 3. La vera forza non è mettere l’altro al suo posto, ma restare al proprio posto: quello di un figlio di Dio.

 

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mercoledì 7 ottobre 2026

07.10.2026 - Gal 2,1-2.7-14 - Lc 11,1-4 - Signore, insegnaci a pregare.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 2,1-2.7-14

Fratelli, quattordici anni dopo [la mia prima visita], andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.
Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti –, e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.
Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia.
Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».

1. PRIMA GRANDE CONTROVERSIA NELLA CHIESA tra coloro che credono che la salvezza viene dalla grazia, da Gesù Cristo morto e risorto e tra coloro che credono che la salvezza è un premio da meritare e nutrono un atteggiamento religioso ossequioso di regole e prescrizioni. UNA DIFFERENZA NON DI POCO CONTO…
2. Rispetto a questa situazione PAOLO E PIETRO SI TROVARONO IN POSIZIONI OPPOSTE, Paolo si opponeva all’idea della circoncisione per i pagani, Pietro al contrario era favorevole. Paolo dice: “Cristo e basta”; gli altri dicono: “Cristo e la legge”. PAOLO SI OPPONE A PIETRO A VISO APERTO, affronta Pietro direttamente, senza mezzi termini, senza intermediari, senza sotterfugi, senza alcuna ambiguità. Si oppone a lui perché aveva torto e questo torto era evidente. Atteggiamento GIUSTO!
3. Paolo fa notare a Pietro che compiere gesti, azioni che sono in evidente contrasto con la fede in Cristo è ipocrisia, è inganno, è falsità. NEL CUORE DI PIETRO C’È LA VERITÀ, NELLE SUE AZIONI C’È LA FALSITÀ. Nel cuore di Pietro c’è la luce, nelle sue azioni c’è la tradizione degli uomini che non ha mai salvato alcuno. A VOLTE UN SOLO COMPORTAMENTO IPOCRITA COMPROMETTE UN’INTERA VITA DI PREDICAZIONE, un’intera esistenza di evangelizzazione.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 11,1-4
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione». 

La novità nella preghiera cristiana è rivolgersi a Dio come Padre, piuttosto che come Onnipotente o Creatore. Gesù ci insegna a vedere Dio come il Padre che soccorre, perdona e sostiene. Nel "Padre nostro", chiediamo il pane quotidiano, simbolo del Pane eucaristico, e la remissione dei nostri debiti, impegnandoci a perdonare gli altri. Perdonare non è facile e richiede la grazia di Dio: “Signore, insegnami a perdonare come tu hai perdonato me”. Questa preghiera merita di essere recitata ogni giorno, con fiducia e attesa da figli.

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Gesù insegna a pregare, ma prima ancora prega. Insegna ciò che già ha vissuto prima. Tutto è connesso con la vita; come potremmo perdonare se non siamo stati prima perdonati?

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07.10 BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO

BEATA VERGINE MARIA DEL ROSARIO
La festa della Beata Vergine Maria del Rosario è legata alla storica battaglia di Lepanto, combattuta il 7 ottobre 1571 tra la flotta cristiana della Lega Santa e quella dell’Impero Ottomano. Prima dello scontro i cristiani affidarono la battaglia alla preghiera del Rosario e all’intercessione di Maria. La vittoria fu interpretata come un segno della particolare protezione della Vergine, tanto che san Pio V, proprio nel giorno della battaglia, avrebbe avuto la percezione della vittoria e ordinato di suonare le campane. Nacque così la festa di Santa Maria della Vittoria, poi collegata sempre più esplicitamente al Rosario. Leone XIII dedicò in seguito il mese di ottobre alla Madonna del Rosario, invitando i fedeli alla recita quotidiana di questa preghiera. Il Rosario aveva ricevuto un forte impulso già nel XIII secolo, soprattutto attraverso i domenicani e le confraternite nate per diffonderlo. Secondo la tradizione, la Vergine avrebbe consegnato la coroncina a san Domenico, indicandola come strumento di preghiera nella lotta contro l’eresia. Un nuovo impulso arrivò dalle apparizioni di Fatima del 1917, quando Maria raccomandò ai pastorelli di recitare ogni giorno il Rosario per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra. Il Rosario non è una semplice ripetizione di formule, ma una preghiera che conduce a contemplare Cristo con gli occhi di Maria, ripercorrendo i misteri della sua vita. Attraverso questa preghiera impariamo a consegnare a Dio le nostre paure, le nostre famiglie, le nostre comunità e le situazioni che sembrano impossibili. La tradizione della Chiesa vede nel Rosario una potente arma spirituale contro il male, perché ci riporta continuamente al Vangelo e alla fiducia nella grazia di Dio. La Madonna ci insegna così che la vera forza del cristiano non nasce dalle proprie capacità, ma dalla preghiera, dalla fede e dall’abbandono nelle mani di Dio. Anche oggi, davanti alle guerre, alle divisioni e alle inquietudini del mondo, il Rosario rimane un invito concreto a pregare per la pace, a partire dalla conversione del nostro cuore. per noi oggi 1. Preghiamo davvero il Rosario o diciamo di non avere tempo? Forse non ci manca il tempo, ma la convinzione che la preghiera possa davvero cambiare il nostro cuore e la nostra storia. 2. A chi affidiamo le nostre battaglie? Davanti alle difficoltà cerchiamo subito soluzioni umane, ma Maria ci invita a riscoprire la forza dell’intercessione e dell’affidamento a Dio. 3. Il Rosario ci porta davvero a Cristo? Se lo recitiamo solo con le labbra rischia di diventare un’abitudine; se lo preghiamo con il cuore, diventa un cammino di conversione e di contemplazione del Vangelo.
La devozione alla Vergine è necessaria solo per trovare perfettamente Gesù Cristo,
amarlo di tutto cuore e servirlo con fedeltà. (S. Luigi M. Grignion de Montfort)
 Memoria della beata Maria Vergine del Rosario: in questo giorno con la preghiera del Rosario o corona mariana si invoca la protezione della santa Madre di Dio per meditare sui misteri di Cristo, sotto la guida di lei, che fu associata in modo tutto speciale all’incarnazione, passione e risurrezione del Figlio di Dio.

martedì 6 ottobre 2026

06.10.2026 - Gal 1,13-24 - Lc 10,38-42 - Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 1,13-24

Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco.
Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.

 

1. Paolo descrive il suo passato di persecutore della Chiesa e la sua trasformazione attraverso un intervento divino. Dio lo aveva scelto fin dal seno materno e gli rivelò il Figlio per annunciare il Vangelo ai Gentili. QUESTO SOTTOLINEA COME LA GRAZIA DIVINA TRASFORMA UN PERSECUTORE IN APOSTOLO.
2. Paolo è indipendente dagli altri apostoli. Dopo la sua chiamata, NON CERCÒ L'APPROVAZIONE DI NESSUNO, NEMMENO DEGLI APOSTOLI A GERUSALEMME. La sua missione è presentata come diretta e autonoma.
3. Nonostante la sua iniziale opposizione alla Chiesa, le comunità cristiane, conoscendo la sua trasformazione e il suo zelo nel predicare la fede, glorificavano Dio. LA GRAZIA DI DIO OPERARA POTENTI CAMBIAMENTI NELLE PERSONE.
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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 10,38-42
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». 

 

MARTA E MARIA: La persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l'Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Ogni giorno scegliamo la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande...

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Maria guarda Gesù. Marta guarda Maria. Maria morirà, Gesù risorgerà...«Non ci sarà mai tolto». Sembra brutale Gesù, nelle risposte, e ingiusto. Ma non è forse il nostro sguardo a non esserlo, giusto?

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06.10 SAN BRUNO DI CALABRIA, SACERDOTE, FONDATORE DEI CERTOSINI

SAN BRUNO DI CALABRIA, SACERDOTE, FONDATORE DEI CERTOSINI
San Bruno di Colonia (circa 1030 - 1101), fondatore dell’Ordine certosino, scelse la vita eremitica come luogo privilegiato per incontrare Dio e gustare una pace che il mondo non conosce. Dotto in teologia e filosofia, per vent’anni diresse la scuola di Reims, formando numerosi discepoli, tra cui il futuro papa Urbano II. Dopo un periodo difficile, segnato dallo scontro con un vescovo accusato di simonia, maturò la vocazione alla vita monastica e contemplativa. Dopo aver vissuto a Molesme, cercò un luogo ancora più solitario e, con sei compagni, si stabilì nella valle della Chartreuse, dove nel 1084 nacque la Gran Certosa, primo monastero dell’Ordine certosino. La loro vita era caratterizzata da grande austerità, lavoro manuale, silenzio e preghiera, anche durante la notte. Chiamato a Roma da Urbano II come consigliere, Bruno non desiderava incarichi ecclesiastici e rifiutò anche la proposta di diventare arcivescovo, perché sentiva più forte la chiamata alla contemplazione. In Calabria, grazie alla generosità di Ruggero d’Altavilla, fondò una nuova certosa e un eremo, oggi ricordato con il nome di Serra San Bruno. L’eremo divenne il suo luogo prediletto per la meditazione e l’incontro con Dio, dove sperimentava una crescente fiamma d’amore per i misteri celesti. San Bruno ci insegna che il silenzio non è fuga dal mondo, ma uno spazio nel quale imparare ad ascoltare Dio. La sua testimonianza mostra che, in mezzo al rumore e alla dispersione, abbiamo bisogno di silenzio, preghiera e contemplazione per ritrovare l’essenziale e lasciare che l’amore di Dio divampi nel cuore. La sua scelta ci ricorda inoltre che non sempre ciò che appare importante agli occhi degli uomini coincide con ciò che Dio considera veramente prezioso. Cercare Dio con tutto il cuore significa avere il coraggio di rinunciare a ciò che ci distrae dall’essenziale e lasciare che Lui dia senso a ogni nostra giornata. per noi oggi 1. Sappiamo ancora stare in silenzio davanti a Dio? Viviamo immersi nel rumore e nelle parole: forse abbiamo bisogno di riscoprire il silenzio che permette a Dio di parlarci. 2. Che cosa cerchiamo davvero nella vita? San Bruno rinunciò a prestigio e incarichi per cercare Dio: noi siamo ancora capaci di scegliere l’essenziale al posto del successo? 3. La preghiera è davvero il centro della nostra vita? Bruno ci ricorda che senza contemplazione e incontro con Dio anche il nostro servizio rischia di diventare attività senza anima.
Dimostrate con le opere ciò che amate e ciò che conoscete.
 San Bruno, sacerdote, che, originario di Colonia in Lotaringia, nel territorio dell’odierna Germania, dopo avere insegnato la teologia in Francia, desideroso di condurre vita solitaria, fondò con pochi discepoli nella deserta valle di Chartroux un Ordine, in cui la solitudine eremitica si combinasse con una minima forma di vita comunitaria. Chiamato a Roma dal papa beato Urbano II, perché lo aiutasse nelle necessità della Chiesa, riuscì tuttavia a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in un eremo vicino al monastero di La Torre in Calabria.

«IL RUOLO PIÙ BELLO»

«IL RUOLO PIÙ BELLO»

Bruce Willis è conosciuto in tutto il mondo per i suoi film e per i tanti personaggi interpretati sul grande schermo, ma al matrimonio della figlia Tallulah ha vissuto forse il suo ruolo più bello: quello di padre. La sua presenza assume un significato ancora più profondo perché da anni la sua famiglia affronta la realtà della malattia. Nonostante la fragilità e le difficoltà, ha voluto esserci nel giorno in cui sua figlia iniziava una nuova tappa della sua vita. La fotografia che lo ritrae accanto a Tallulah e al genero è semplice, ma racconta una cosa grandissima: l’amore non ha bisogno di molte parole. Un braccio che stringe la figlia, una mano che cerca quella del genero, uno sguardo, una presenza: piccoli gesti che diventano una dichiarazione d’amore. Viviamo in una società che spesso misura il valore delle persone attraverso la forza, la bellezza, il successo e l’autonomia. La malattia invece ci ricorda che siamo fragili e che prima o poi tutti abbiamo bisogno degli altri. E proprio nella fragilità può manifestarsi un amore ancora più autentico, perché non si fonda su ciò che una persona riesce a fare, ma su ciò che è. Bruce Willis forse non può più essere l’uomo forte dei suoi film, ma può ancora essere padre, e la sua presenza accanto alla figlia dice che il suo amore non è stato cancellato dalla malattia. Anche la famiglia di Tallulah mostra che nei momenti difficili non bisogna fuggire, ma restare accanto, sostenersi e condividere insieme la gioia e il dolore. C’è una lezione importante anche per noi: quante volte pensiamo che per essere utili dobbiamo fare grandi cose? In realtà, spesso la cosa più preziosa è semplicemente esserci. Visitare, ascoltare, tenere una mano, accompagnare, pregare. Nel Vangelo Gesù ci insegna che l’amore vero si manifesta nella presenza concreta accanto a chi vive un momento difficile. Non dobbiamo aspettare di avere grandi capacità o grandi possibilità: possiamo donare ciò che siamo. La presenza è una forma altissima di amore. E forse, alla fine della nostra vita, non saranno ricordate le cose straordinarie che abbiamo fatto, ma le persone alle quali abbiamo fatto sentire che non erano sole.
  per noi oggi 1. IO CI SONO DAVVERO PER LE PERSONE CHE AMO? Quando qualcuno ha bisogno di me, sono capace di fermarmi, ascoltare e restare accanto, anche senza poter risolvere il problema? 2. SO AMARE ANCHE NELLA FRAGILITÀ? Accetto i miei limiti e quelli degli altri, oppure considero una persona importante solo quando è forte, autonoma e capace? 3. QUAL È IL MIO RUOLO PIÙ BELLO?
Non quello che mi fa apparire, ma quello che mi permette di donare amore, presenza e fedeltà alle persone che Dio mi ha affidato.

 

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lunedì 5 ottobre 2026

05.10.2026 - Gal 1,6-12 - Lc 10,25-37 - Chi è il mio prossimo?

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 1,6-12

Giobbe prese a dire al Signore:
«Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile.
Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.
Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!
Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

1. Di fronte ai Galati che sono SEDOTTI dalla prospettiva rassicurante della Legge di Mosè e da tutto quanto è legato all’antica tradizione giudaica, Paolo afferma chiaramente che IL VANGELO DI GESÙ ROMPE GLI SCHEMI UMANI e deve essere accolto così come ci è stato rivelato dal Signore stesso.
2. IL VANGELO È UNO E NON CE N’È UN ALTRO! Questa tentazione di addomesticare il Vangelo alle nostre ideologie è sempre attuale. Vorremmo essere noi a dire cosa sia conveniente e cosa invece non lo sia, ma a partire da noi.
3. Quello di Paolo e’ un vero e proprio grido di dolore e di orrore che nasce nel cuore tanto da arrivare a maledire chiunque (persino un angelo del cielo, persino se stesso) CHIUNQUE ANNUNCI UN VANGELO DIVERSO DA QUELLO DI CRISTO, l’unico Vangelo, perché IL SOLO a portare agli uomini un messaggio di salvezza.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,25-37
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
«VA' E ANCHE TU FA' COSÌ». Fai esattamente così, non c'è altro da aggiungere. Le azioni del samaritano sono il modello delle tue azioni. Sii pronto a intervenire là dove qualcuno ha bisogno. Sii tu il prossimo che vorresti incontrare. Dona un sorriso, un "come stai?”, un grazie: sono una cura miracolosa per chi è in un momento nero della sua vita, sono piccoli gesti che ti aiuteranno a vivere fino in fondo l'Amore, con tutto Te stesso.

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Gesù non risponde alle domande, ma racconta storie o pone lui le domande giuste. Non ha senso chiedersi chi è il nostro prossimo quanto piuttosto chiederci invece: «Di chi diventiamo noi prossimi?».

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05.10 SANTA FAUSTINA KOWALSKA

SANTA FAUSTINA KOWALSKA
Santa Faustina Kowalska (1905-1938) è stata chiamata da Gesù «segretaria della mia Misericordia». La sua vita fu segnata da visioni, stimmate nascoste e incontri spirituali, vissuti nel nascondimento e conosciuti soprattutto attraverso il suo Diario, scritto per obbedienza a Cristo affinché il mondo riscoprisse la Misericordia di Dio. Terza di dieci figli, crebbe in una famiglia profondamente cristiana, dove la preghiera e la lettura religiosa facevano parte della vita quotidiana. Fin da bambina sperimentò l’amore di Dio, soprattutto davanti all’Eucaristia. A diciannove anni entrò nelle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, comprendendo che quella era la strada preparata per lei da Dio. Nella vita religiosa svolse lavori umili con gioia e semplicità, mentre cresceva in lei un grande amore per il prossimo: «Tutti i dolori del prossimo si ripercuotono sul mio cuore». Offrì sofferenze e sacrifici per la salvezza delle anime, comprendendo l’importanza della preghiera e della lotta contro il male. Faustina comprese soprattutto che nessuna esperienza mistica rende perfetti quanto la profonda unione dell’anima con Dio. Al centro del suo messaggio c’è il sacramento della Confessione, luogo nel quale la miseria dell’uomo incontra il Dio della Misericordia. Attraverso il suo Diario Gesù le affidò il messaggio della Divina Misericordia, la festa istituita da san Giovanni Paolo II e la Coroncina della Divina Misericordia. Santa Faustina ci ricorda che la santità non consiste nel cercare esperienze straordinarie, ma nel vivere con fiducia, umiltà, obbedienza e amore, lasciando che la misericordia ricevuta da Dio diventi misericordia donata agli altri. La sua vita ci invita a non avere paura della nostra povertà, perché proprio lì può incontrarci il Dio della Misericordia. per noi oggi 1. Ci fidiamo davvero della Misericordia di Dio? Spesso conosciamo i nostri peccati, ma facciamo fatica a credere che Dio possa perdonarci e ricominciare con noi. 2. La Confessione è ancora un incontro con Cristo? Faustina ci ricorda che nel confessionale non incontriamo soltanto un sacerdote, ma Gesù che ci attende e ci offre la sua Misericordia. 3. La Misericordia che riceviamo diventa misericordia donata? Non basta pregare la Coroncina: siamo chiamati a trasformare la misericordia ricevuta da Dio in perdono, pazienza e carità verso gli altri.
La misericordia agisce in tutti i cuori che le aprono le porte.
 A Cracovia in Polonia, santa Maria Faustina (Elena) Kowalska, vergine delle Suore della Beata Maria Vergine della Misericordia, che si adoperò molto per manifestare il mistero della divina misericordia.

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO MATTEO CARRERI SACERDOTE DOMENICANO
Mantova, 1420 - Vigevano, 5 ottobre 1470
Gian Francesco Carreri nacque a Mantova tra il 1420 e il 1425. A vent’anni entrò nel convento domenicano di Santa Maria degli Angeli, presso la città natale, prendendo il nome di Matteo. Ordinato sacerdote, per molti anni fu maestro dei novizi. Successivamente fu inviato a Soncino, nel Cremonese, dove guidò sulla via della perfezione evangelica la beata Stefana Quinzani. Fu poi trasferito a Vigevano per una nuova missione evangelizzatrice, e là morì il 5 ottobre 1470.

 

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domenica 4 ottobre 2026

Is 5,1-7 - Fil 4,6-9 - Mt 21,33-43 - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 04 Ottobre 2026

 

Dal libro del profeta Isaìa - Is 5,1-7

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

1. Il profeta dedica una canzone al suo amico che aveva lavorato molto per una vigna aspettandosi dei buoni frutti, e invece, NON NE AVEVA OTTENUTO NIENTE SE NON UVA ACERBA E ACIDA. Perché?

2. Nel linguaggio dell'Antico Israele, piantare una vigna corrisponde a METTERE SU FAMIGLIA, e quindi lavorare per una vigna e corrisponde a corteggiare una persona, una donna. L'amico del profeta non ha avuto successo, non ha avuto nessun buon risultato con quella vigna che gli ha dato solo un risultato acido. È LA DELUSIONE! L’AMAREZZA!

3. Il Profeta scopre le carte e dice espressamente che LA VIGNA DEL SIGNORE È LA CASA DI ISRAELE. Il Signore SI ASPETTAVA GIUSTIZIA e invece è venuto spargimento di sangue, SI ASPETTAVA DIRITTO ed è venuto delitto. LA VIGNA DI ISRAELE NON HA PORTATO FRUTTI. Il profeta rimproverava il popolo per questi atteggiamenti. Oggi è cambiato qualcosa?

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 4,6-9

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
1. San Paolo indirizza ai cristiani di Filippi ALCUNE INDICAZIONI MORALI: non angustiatevi per nulla, non lasciatevi prendere dall'angoscia, fidatevi di Dio, mettete nelle sue mani la vostra esistenza E VEDRETE CHE LA PACE DI DIO in modo che non riuscite a capire CUSTODIRÀ IL VOSTRO CUORE. Indicazioni sagge!

2. Cercate tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, QUESTO SIA OGGETTO DEI VOSTRI PENSIERI. È un invito alla VALORIZZAZIONE DI TUTTO CIÒ CHE C'È DI BUONO E AD ADERIRE AL SIGNORE IN MODO COERENTE E PIENO. 

3. Se i Filippesi vogliono sapere come si vive il Vangelo, come si opera nel Vangelo, come si lavora per il Vangelo, che GUARDINO A PAOLO E LO IMITINO IN TUTTO. I Filippesi sono chiamati a diventare veri discepoli di Cristo Gesù. E lo si è QUANDO IL VANGELO PARLATO DIVENTA INCARNATO; vero Vangelo parlato, vero Vangelo incarnato.

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✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21,33-43
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

 

1. Il Padrone circondò la vigna con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. Noi siamo la vigna amata, LASCIAMOCI AMARE DA DIO, LASCIAMO CHE LUI TOCCHI LA NOSTRA VITA. Non sono altro che una vite piccolina, ma a me, proprio a me Dio non vuole rinunciare. RICORDALO!!

2. La parabola avanza in un clima di amarezza e di violenza. L’UOMO CREDE DI POTER FARE CIÒ CHE GLI PIACE. Ma quando l’uomo elimina Dio è veramente più felice? Diventa veramente più libero? Quando gli uomini si proclamano PADRONI del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace? PENSACI!!

3. Nelle parole di Gesù vi è una promessa: LA VIGNA NON SARÀ DISTRUTTA. Mentre abbandona al loro destino i vignaioli infedeli, il padrone non si distacca dalla sua vigna e L’AFFIDA AD ALTRI SUOI SERVI FEDELI. La vigna continuerà SEMPRE a produrre uva e sarà data in affitto dal padrone "ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo". LA BUONA NOTIZIA!!

BUONA DOMENICA...

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La vigna è la storia del popolo ebreo, e anche la nostra. Quale cura il Signore ha di noi! Ci è stata donata una vigna fruttuosa: la vita, la fede, la grazia e tanti beni. Che cosa ne abbiamo fatto? E ne facciamo? Ci siamo impadroniti della vigna uccidendo il Figlio. Questo sappiamo fare? Ma la pietra scartata è diventata testata d'angolo, fondamento per il nuovo popolo di salvati: la Chiesa. Ripartiamo da Gesù!

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LECTIO DIVINA - XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

OMELIA – XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 


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Lc 17,7-10 - RITO AMBROSIANO - VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

RITO AMBROSIANO
VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Domenica 04 Ottobre 2026

+ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 17,7-10

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sèrvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

1. Gesù domanda agli apostoli: chi di voi servirebbe il proprio servo? NESSUNO, è lui che deve servire. DIO INVECE SI PRESENTA COME COLUI CHE È DISPOSTO A SERVIRE IL SUO SERVITORE. Capovolge la loro mentalità. Ma è matto???? SII MATTO PER AMORE…

2. Guarda i girasoli: s'inchinano al sole, ma se vedi uno che è inchinato un po' troppo significa che è morto. TU STAI SERVENDO, PERÒ NON SEI UN SERVO. Servire è l'arte suprema. DIO È IL PRIMO SERVITORE; LUI SERVE GLI UOMINI, MA NON È SERVO DEGLI UOMINI. È LIBERO, PENSACI…

3.E quando NOI abbiamo fatto tutto quello che ci è stato ordinato possiamo dire: SIAMO SERVI INUTILI. No inutile ma SENZA PRETESE, che significa: Abbiamo agito per solo amore perché ci FIDIAMO del Signore e VOGLIAMO ESSERE COME LUI. La fede è la fiducia nel Signore SENZA pretese, sapendo che Lui mi serve. Siamo davvero FORTUNATI! …

BUONA DOMENICA...

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