mercoledì 1 luglio 2026

01.07.2026 - Am 5,14-15.21-24 - Mt 8,28-34 - Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.

Dal libro del profeta Amos - Am 5,14-15.21-24

Cercate il bene e non il male,
se volete vivere,
e solo così il Signore, Dio degli eserciti,
sarà con voi, come voi dite.
Odiate il male e amate il bene
e ristabilite nei tribunali il diritto;
forse il Signore, Dio degli eserciti,
avrà pietà del resto di Giuseppe.
«Io detesto, respingo le vostre feste solenni
e non gradisco le vostre riunioni sacre;
anche se voi mi offrite olocausti,
io non gradisco le vostre offerte,
e le vittime grasse come pacificazione
io non le guardo.
Lontano da me il frastuono dei vostri canti:
il suono delle vostre arpe non posso sentirlo!
Piuttosto come le acque scorra il diritto
e la giustizia come un torrente perenne».

1. Il profeta Amos smaschera l’ipocrisia di chi pensa di piacere a Dio con riti, sacrifici e canti, ma poi ignora i poveri e calpesta il diritto. È un colpo diretto anche a noi! Amos dice: “Lontano da me il frastuono dei vostri canti”. DIO NON VUOLE LITURGIE BEN CURATE, MA VITE GIUSTE. È scandaloso, ma per Amos la fede senza giustizia è bestemmia.
2. “RISTABILITE NEI TRIBUNALI IL DIRITTO”: per il profeta, il luogo dove Dio si manifesta non è l’altare, ma il tribunale, la piazza, il mercato. DOVE SI RISTABILISCE LA DIGNITÀ DEI POVERI, LÌ SCORRE IL “TORRENTE DELLA GIUSTIZIA”. È un ribaltamento radicale: LA VERA LITURGIA È LA GIUSTIZIA SOCIALE. Se le nostre comunità non difendono chi è schiacciato, ogni Messa diventa una recita.
3. “COME LE ACQUE SCORRA IL DIRITTO E LA GIUSTIZIA COME UN TORRENTE PERENNE.” L’immagine è fortissima: non una goccia di bontà occasionale, MA UN FIUME IMPETUOSO E CONTINUO. Dio non vuole la carità a intermittenza, ma una vita che trabocchi di giustizia. NON BASTA ESSERE “BUONI”: BISOGNA ESSERE FIUMI DI BENE. La religione autentica non costruisce argini, ma rompe dighe.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,28-34
In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.
I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio.

 

Due uomini posseduti da satana. Oggi si tende a pensare che tutti questi indemoniati siano malati psichici’. No! La presenza del demonio è nella prima pagina della Bibbia e la Bibbia finisce anche con la presenza del demonio, con la vittoria di Dio sul demonio. I due indemoniati vanno incontro a Gesù per impedirgli di passare/agire; e gli abitanti della città gli vanno incontro per dirgli di passare oltre, allontanarsi da loro. Ma Gesù entra nel suo territorio, sgomina il potente 'padrone del mondo,  e lo confina negli animali impuri. La gente prende le distanze dal Signore e non si rende conto dell’occasione perduta. Forse perché Gesù ha scombinato i loro interessi, la loro vita. E se accadesse a Te?

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Può succedere che Gesù diventi il nostro tormento? Al punto che «lo preghiamo di allontanarsi dal nostro territorio»? Questi indemoniati usciti dai sepolcri non sono alieni, sono umani, e forse ci assomigliano (e anche a loro/noi, Gesù ci viene incontro e fa quello che gli chiediamo).

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01.07 - BEATO ANTONIO ROSMINI

BEATO ANTONIO ROSMINI
Beato Antonio Rosmini fu un grande filosofo, sacerdote e fondatore dell’Istituto della Carità, nato a Rovereto nel 1797. Fin da giovane mostrò una profonda inclinazione alla ricerca della verità, comprendendo che solo in Dio si trova la vera sapienza. Ordinato sacerdote nel 1821, maturò il celebre principio della “passività”, cioè l’abbandono totale alla volontà divina, scegliendo di seguire solo ciò che Dio gli avrebbe indicato. Uomo di intensa preghiera e straordinaria cultura, cercò di conciliare fede e ragione, difendendo la dignità della persona e il valore della coscienza illuminata dalla verità. Fondò l’Istituto della Carità e le Suore della Provvidenza, chiamando religiosi e laici a vivere una carità universale verso il prossimo. Fu amico di Alessandro Manzoni e stimato da molti intellettuali del suo tempo. Le sue opere filosofiche suscitarono però forti opposizioni e incomprensioni, fino alla condanna di alcune proposizioni dopo la sua morte. Rosmini accettò tutto con umiltà, affidandosi completamente alla Provvidenza. Negli ultimi anni visse a Stresa tra sofferenze fisiche e intensa serenità spirituale. Celebre il suo invito finale: “Adorare, tacere, godere”. Dopo lunghi studi, la Chiesa riconobbe l’ortodossia del suo pensiero e Benedetto XVI lo proclamò Beato nel 2007. La sua vita resta testimonianza luminosa di fede, intelligenza e amore alla Chiesa. Fu anche un grande educatore, convinto che la formazione cristiana dovesse coinvolgere mente e cuore insieme. Nei suoi scritti denunciò i pericoli di una Chiesa troppo legata al potere politico e lontana dal popolo. Difese sempre la libertà della fede e il valore della coscienza illuminata dalla verità. Ancora oggi il pensiero rosminiano continua a essere studiato per la sua profondità filosofica e spirituale. La sua eredità invita ogni cristiano a vivere con responsabilità, carità e fiducia totale nella Provvidenza. per noi oggi 1. Viviamo in un tempo che pretende di controllare tutto, ma Rosmini insegna che la vera libertà nasce dal lasciare spazio alla volontà di Dio. 2. Molti cercano successo e visibilità, mentre Rosmini accettò perfino incomprensioni e condanne pur di restare fedele alla verità. 3. In una società rumorosa e superficiale, il suo “Adorare, tacere, godere” sembra quasi una rivoluzione spirituale contro l’ansia moderna.
Rovereto, Trento, 24 marzo 1797 - Stresa, Verbano-Cusio-Ossola, 1 luglio 1855
   Di nobile famiglia, nacque a Rovereto (Trento) nel 1797. Scelse la vocazione ecclesiastica e studiò diritto e teologia all'Università di Padova. Ordinato sacerdote, ritornò a Rovereto dove trascorse alcuni anni dedito agli studi. Nel 1828 fondò a Domodossola l'Istituto della carità mentre a Milano conobbe e strinse amicizia con Alessandro Manzoni.

   Nel 1849 venne incaricato dal governo piemontese di una missione a Roma presso Pio IX . Il Papa lo accolse benevolmente con la promessa di una sua imminente nomina a cardinale. In Italia, però, si moltiplicavano gli attacchi contro di lui. I cattolici intransigenti gli rimproveravano le aperture del pensiero e la disponibilità al dialogo con i fautori dell'unità d'Italia; i laici gli rinfacciavano la sua ortodossia cattolica. Rosmini si ritirò allora a Stresa dove trascorse gli ultimi suoi anni e dove morì nel 1855.

 

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LUGLIO: PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESÙ CRISTO

LUGLIO: PREZIOSISSIMO SANGUE DI GESÙ CRISTO

Il Sangue che salva.

La spiritualità del Preziosissimo Sangue affonda le sue radici nella Sacra Scrittura e nella tradizione della Chiesa. Già santi come Caterina da Siena, Tommaso d'Aquino e Maddalena de' Pazzi ne avevano esaltato il valore. Il tema del Sangue attraversa tutta la Bibbia, dal sangue di Abele fino al sangue dell'Agnello nell'Apocalisse. Esso rappresenta la Nuova Alleanza, la riconciliazione tra Dio e l'uomo, la purificazione dal peccato e il dono della vita divina. Nell'Ottocento questa devozione rifiorì grazie a don Francesco Albertini, che fondò una confraternita dedicata al Preziosissimo Sangue. Tra i suoi collaboratori vi fu San Gaspare del Bufalo, che ne divenne il più grande apostolo. Egli vide nel Sangue di Cristo lo strumento privilegiato per la conversione, il rinnovamento della Chiesa e l'annuncio del Vangelo. Per San Gaspare questa devozione era la sintesi di tutta la fede cristiana, la manifestazione più alta dell'amore di Dio per l'umanità. Meditare sul Sangue di Cristo significa contemplare un amore che si dona fino all'estremo, accettando sofferenza e umiliazione per la nostra salvezza. Non è tanto il dolore di Gesù a commuovere, quanto l'amore che quel dolore rivela. Questa spiritualità aiuta a superare formalismi e superficialità, riportando il credente al cuore della Redenzione. Il Sangue di Cristo diventa così sorgente di gioia, speranza e certezza della vittoria della vita sul male. Nell'Eucaristia, i fedeli partecipano realmente a questo mistero e si nutrono di questa spiritualità. Da qui nasce lo slancio apostolico, la passione per il Vangelo e il desiderio di portare a tutti l'annuncio della misericordia divina. La spiritualità del Preziosissimo Sangue continua ancora oggi a ricordarci che siamo stati amati senza misura e redenti a caro prezzo. PER NOI OGGI 1. Diciamo di credere nell'amore di Dio, ma viviamo davvero come persone che sanno di essere costate il Sangue di Cristo? Oppure continuiamo a misurare il nostro valore con il giudizio degli altri? 2. Celebriamo l'Eucaristia ogni domenica, ma lasciamo che quel Sangue cambi il nostro modo di perdonare, amare e servire? Senza conversione concreta, il rito rischia di diventare abitudine.
3. Se il Sangue di Cristo è stato versato per tutti, come possiamo restare indifferenti davanti alle ferite, alle divisioni e alle sofferenze del nostro tempo? La devozione autentica genera sempre missione.

 

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