venerdì 3 luglio 2026

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 11,25-30

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 11,25-30

Il Vangelo di oggi ci porta nel cuore stesso di Gesù. Gesù, anche nel rifiuto e nella difficoltà, non si scoraggia ma prega e si affida al Padre, insegnandoci che senza preghiera rischiamo di vivere nella delusione e nel giudizio. Dio si rivela ai “piccoli”, cioè a chi ha un cuore umile, semplice e aperto, capace di fidarsi e lasciarsi guidare da Lui.
C’è una storia vera che illumina questo Vangelo. È quella di san Giovanni XXIII, il “Papa buono”. Nonostante fosse il capo della Chiesa, conservò sempre un cuore semplice. Una sera, dopo una giornata piena di problemi e preoccupazioni, disse sorridendo: “Giovanni, prenditi meno sul serio… la Chiesa è di Dio, non tua. Adesso vai a dormire”. Era la semplicità dei piccoli: fidarsi di Dio più che delle proprie ansie. Noi invece viviamo spesso oppressi: dal bisogno di controllare tutto, dall’ansia di dimostrare, dalla paura di non essere abbastanza. E il cuore si stanca. Gesù allora ci invita: “Venite a me”. Non dice: “Arrangiatevi”. Non dice: “Diventate perfetti”. Dice: “Venite”. Il suo “giogo” è l’amore. Un amore mite, umile, senza violenza, senza orgoglio. Quando si vive solo per sé stessi, tutto pesa. Quando invece si ama come Cristo, anche la fatica acquista senso. Il mondo ammira chi appare forte, vincente, superiore. Dio invece guarda chi resta piccolo nel cuore. Perché solo un cuore semplice riesce ancora a fidarsi, a meravigliarsi, a lasciarsi amare. La vera grandezza non è sentirsi superiori. La vera grandezza è avere un cuore umile abbastanza da lasciare entrare Dio. Buona domenica.   Per noi oggi 1.     Sappiamo tantissime cose, ma abbiamo dimenticato come si ascolta Dio. Il rischio dei “sapienti” di oggi è avere la testa piena e il cuore vuoto. 2.     Molti cercano pace cambiando vita, lavoro o persone… ma senza cambiare il cuore. E senza Cristo, anche il successo più grande lascia stanchezza dentro. 3.     La semplicità oggi viene scambiata per debolezza.
In realtà ci vuole molta più forza per restare umili che per sentirsi superiori.

 

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