venerdì 30 giugno 2023

30.06.2023 - Gen 17,1.9-10.15-22 - Sia circonciso ogni maschio in segno di alleanza. Sara ti partorirà un figlio.

          Dal libro della Gènesi - Gen 17,1.9-10.15-22

Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
«Io sono Dio l’Onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro».
Disse [di nuovo] Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio».
Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei».
Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novant’anni potrà partorire?». Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici prìncipi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo».
Dio terminò così di parlare con lui e lasciò Abramo, levandosi in alto.
1. Quando Abram ha 99 anni, Dio gli appare per la 5° volta e di nuovo gli ripete che farà alleanza con lui. Dio chiede ad Abramo una contropartita:” Questa è la mia alleanza tra me e voi: SIA CIRCONCISO OGNI MASCHIO”. La circoncisione diventa un SEGNO FORTE DI IDENTIFICAZIONE, UN SEGNO DISTINTIVO.

2. Nei versetti seguenti ABRAMO MOSTRA DI NON CREDERE AFFATTO ALLA PROMESSA, ne ride in cuor suo e invoca semmai Dio per il figlio che ha già. È LA CRISI DI FEDE. Il sorriso di Abramo, fanno percepire quanto LE VIE DI DIO SIANO SPESSO COSÌ “STRAMPALATE” da sembrare agli occhi degli uomini assurde e prive di senso, quando non addirittura buffe.

3. Segue la risposta di Dio: A DIO NON SFUGGONO NÉ IL RISO NÉ LO SCETTICISMO del suo eletto e la sua replica muove proprio da questo. RASSICURA ABRAMO che proprio da Sara avrà un figlio. Dio reagisce alle perplessità di Abramo e ci permette di osservare quanto LA STABILITÀ DELLA SUA ALLEANZA E LA FORZA DELLA SUA FEDELTÀ NON SIANO AFFATTO FONDATE SULLA RISPOSTA DEL PARTNER.

giovedì 29 giugno 2023

BUONA CONFESSIONE...


PREPARAZIONE PER UNA BUONA E VALIDA CONFESSIONE.
Verifica come ti comporti con Dio, il prossimo e te stesso. Prendi coscienza di quelli che sono i tuoi peccati.
Prega lo Spirito Santo che illumini la tua mente e la tua coscienza. Riconosci di essere peccatore bisognoso di perdono. Rispondi con un sincero e concreto proposito di non peccare più.
Medita l'amore di Gesù che muore al tuo posto perché tu viva.
Pentiti di essere ingrato e abbandonati alla sua misericordia.
CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO: È IL SACERDOTE CHE TI ACCOGLIE, MA È CRISTO CHE TI ASCOLTA E TI PERDONA.
Inizia invocando la Trinità con il Segno della Croce.
Ringrazia il Signore per i doni che ti elargisce ogni giorno. Confessa i tuoi peccati (tutti quelli gravi - alcuni veniali). Chiedi, se lo desideri, consiglio, esponi i tuoi dubbi... Manifesta il proposito con il quale intendi combattere il peccato.
Ascolta l'esortazione del Sacerdote per accogliere il perdono. Esprimi il dolore d'aver peccato e domanda umilmente perdono. Ricevi da Cristo, attraverso il Sacerdote, l'assoluzione.
RINGRAZIAMENTO: FA PARTE DEL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE.
Esegui la penitenza suggerita dal Confessore.
Ringrazia il Signore del perdono che ti ha dato. Manifesta al Signore come intendi riparare il male commesso.

 

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martedì 27 giugno 2023

27.06.2023 - Gn 13,2.5-18 - Non vi sia discordia tra me e te, perché noi siamo fratelli.

          Dal libro della Gènesi - Gn 13,2.5-18

Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. Ma anche Lot, che accompagnava Abram, aveva greggi e armenti e tende, e il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot. I Cananei e i Perizziti abitavano allora nella terra. Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Non sta forse davanti a te tutto il territorio? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra».
Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra – come il giardino del Signore, come la terra d’Egitto fino a Soar. Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro: Abram si stabilì nella terra di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma. Ora gli uomini di Sòdoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore.
Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi, e dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente. Tutta la terra che tu vedi, io la darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. Àlzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché io la darò a te». Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
1. Abramo è il chiamato e Lot è l’altro che con lui cammina e si arricchisce. Lot era il piccolo orfano, un nipote che Abramo aveva adottato, portato su con amore, curato, fatto crescere. ABRAMO E LOT SI SONO ENORMEMENTE ARRICCHITI, E CON LA RICCHEZZA, COME SUCCEDE SEMPRE, COMINCIANO I PROBLEMI: i pascoli non bastano più per entrambe le greggi, occorre dividersi gli spazi.

2. Abramo poteva aspettarsi da Lot soggezione, umiltà, accettazione, sottomissione. LOT SCEGLIE INVECE, PER IL PROPRIO INTERESSE, IL POSTO PIÙ BELLO E PIÙ FACILE DA ABITARE. Abramo glielo permette TRATTANDOLO DA FRATELLO, glielo lascia anche se sa che la terra di Canaan è quella che Dio ha promesso a Lui. ABRAMO È UN MITE CHE SI FIDA DI DIO…

3. Abramo e la sua famiglia abbandonano Lot e vanno verso il deserto. ABRAMO HA DENTRO QUALCOSA DI PIÙ, HA UN TESORO NEL CUORE: HA LA PROMESSA. Questa promessa gli è più ricca di qualunque altra cosa e LO RENDE LIBERO, tranquillo, disponibile, disposto a cedere il meglio all’altro.

SCACCIATE I DEMÒNI

 

SCACCIATE I DEMÒNI

Scacciare i demoni vuol dire liberare le persone dai modelli di vita che fanno ammalare, dagli schemi negativi, dai comportamenti distruttivi.

Facciamo alcuni esempi:

- Una donna "si sente morire" quando la figlia le chiede di uscire di casa la sera con gli amici. Non la lascerebbe mai andare. Guarire è poterla lasciare andare senza dover vivere l'inferno, senza aspettare con angoscia l'orario di ritorno della figlia.

- Un uomo quando gli dici qualcosa si chiude, tira su un muro e se ne sta in silenzio assoluto, non dicendo più niente. Scacciare i demoni è vincere questo schema di paura e di fuga e poter provare a parlare, ad esprimersi senza sentirsi attaccato o accusato sempre.

- Una donna quando parla urla sempre. Scacciare i demoni è poter ascoltarsi, poter sentire la propria voce e poter avere un tono più affettivo, più calmo, più dolce.

- Una donna è così timida che non riesce neppure a parlare in pubblico. Scacciare i demoni è poterci provare e poter trovare la forza per farlo così che possa anche lei prendere fiducia in sé e dire la sua.

Perché Dio è Vita e vuole che la vita viva, nasca, cresca, fiorisca, si espanda. Dio vuole che tutto sia ciò che dev'essere.

Scacciare i demoni vuol dire liberare le persone dai modelli di vita che fanno ammalare, dagli schemi negativi, dai comportamenti distruttivi.

 

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domenica 25 giugno 2023

Mt 10,26-33 - Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo. - COMMENTO AUDIO.

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 25 Giugno 2023
Mt 10,26-33 - Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.
+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,26-33
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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PRIMA LETTURA

https://renzozambotti.blogspot.com/2023/06/ger-2010-13-xii-domenica-del-tempo.html

SECONDA LETTURA

https://renzozambotti.blogspot.com/2023/06/rm-512-15-xii-domenica-del-tempo.html

VANGELO

https://renzozambotti.blogspot.com/2020/06/mt-1026-33-xii-domenica-del-tempo.html

sabato 24 giugno 2023

GESÙ: IL VISIONARIO

 

GESÙ: IL VISIONARIO

Visionario è chi sfida l'uomo. Sfidare vuol dire proporre mete alte in modo che l'altro tiri fuori tutte le sue risorse, le sue forze e le sue ricchezze.

Se tu mi chiedi poco io crederò di avere poco. Se tu non mi chiedi niente io crederò di essere niente. Ma se tu mi chiedi molto allora io sarò costretto a scavare dentro di me e a tirare fuori anche quello che non pensavo di avere.

Ai nostri giovani noi proponiamo mete che fan da ridere. Proponiamo solo mete esteriori: "Vai bene a scuola... trovati un bel lavoro... fatti una bella famiglia...". Allora passiamo il messaggio che vivere è raggiungere qualcosa, fare qualcosa, costruire qualcosa.

Quanti ragazzi identificano l'essere adulti con il fare qualcosa. Ma non si è adulti perché si fa qualcosa. Si è adulti perché si è qualcosa.

Visionario è chi ti dice: "No, tu puoi essere di più. Perché vuoi vivere come un verme quando sei fatto per il cielo?".

Peccato è essere aquile e vivere da galline: e dovremmo rendere conto di ciò che non siamo stati per paura, per vigliaccheria o per codardia.

I nostri ragazzi dobbiamo sfidarli nel costruire sé stessi, nel tirare fuori il meglio che hanno dentro. Sfidarli perché diventino animatori in parrocchia, spingerli perché aiutino gli altri, premere perché lavorino sul loro carattere. Far in modo che tirino fuori i valori che possiedono: l'amore per gli altri, la capacità di soffrire per ciò che vale, l'impegno per una causa, il senso di onestà, il rispetto di tutti, uno sguardo non raggomitolato su di sé ma aperto al mondo. Altrimenti avremo costruito degli operai, dei lavoratori ma non degli uomini. Altrimenti avremo degli uomini che vivono per produrre ma che non si possono sentire pieni, e quindi felici, di ciò che sono, che non si sanno appassionare, che vivranno sempre nella diffidenza e nel ritiro.

Visionario è chi ti dice: "No, tu puoi essere di più. Perché vuoi vivere come un verme quando sei fatto per il cielo?".

 

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giovedì 22 giugno 2023

IMPARA A FARE I CONTI

 

IMPARA A FARE I CONTI

Di fronte alle sofferenze dei bambini; di fronte all'ingiustizia del mondo, di fronte alla sofferenza fisica e spirituale di tante persone il nostro slancio interno direbbe: "Vado io". Ma devo fare i conti con i miei limiti; devo fare i conti con il fatto che io non posso fare tutto; devo fare i conti con il fatto che non mi posso esaurire, sfinire, perché altrimenti poi passo io dall'altra parte. Allora devo fare i conti con la mia impotenza: "Posso arrivare fino a qui e non oltre. Ce la metterò tutta ma non posso arrivare a tutti e dovrò dire dei no. Dovrò porre dei limiti a me". "So che ti deluderò ma non sono onnipotente e poiché mi conosco e mi amo ti dico di no".

Non devo permettere agli altri di esaurirmi solo perché io non so dire di no. "Si è dato così tanto agli altri che si è esaurito": sembra una vita santa e invece non lo è! Ho conosciuto un prete che si è dato tutto a tutti, poi si è esaurito e nessuno adesso si dà a lui.

Quando diventa troppo, come Gesù devo chiedere aiuto altrimenti devo dire di no.

Conoscere sé stessi è faticoso e, in alcuni casi, un po’ doloroso, ma solamente così possiamo prendere in mano le redini della nostra vita.

 

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lunedì 19 giugno 2023

LA SANTA E L’ASSASSINO IL TRIPLICE OMICIDA ENRICO PRANZINI E SANTA TERESA DI LISIEUX

 

 SANTA TERESA

Santa Teresa viene a conoscenza di un criminale condannato a morte per crimini orribili, si chiamava Enrico Pranzini. Pranzini è ritenuto colpevole del brutale omicidio di tre persone, è destinato alla ghigliottina, ma non vuole ricevere i conforti della fede. Teresa lo prende a cuore e fa tutto ciò che può: prega in ogni modo per la sua conversione, perché lui che, con compassione fraterna, chiama «povero disgraziato Pranzini», abbia un piccolo segno di pentimento e faccia spazio alla misericordia di Dio, in cui Teresa confida ciecamente. Avviene l’esecuzione. Il giorno dopo Teresa legge sul giornale che Pranzini, appena prima di poggiare la testa nel patibolo, «a un tratto, colto da un’ispirazione improvvisa, si volta, afferra un Crocifisso che il sacerdote gli presentava e bacia per tre volte le piaghe sacre» di Gesù. La santa commenta: «Poi la sua anima andò a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dichiarò che in Cielo ci sarà più gioia per un solo peccatore che fa penitenza che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza!»

Ecco la forza dell’intercessione mossa dalla carità, ecco il motore della missione. I missionari, infatti, di cui Teresa è patrona, non sono solo quelli che fanno tanta strada, imparano lingue nuove, fanno opere di bene e sono bravi ad annunciare; no, missionario è anche chiunque vive, dove si trova, come strumento dell’amore di Dio; è chi fa di tutto perché, attraverso la sua testimonianza, la sua preghiera, la sua intercessione, Gesù passi.


domenica 18 giugno 2023

Mt 9,36-10,8 - Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò. - COMMENTO AUDIO.

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 18 Giugno 2023
Mt 9,36-10,8 - Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.
+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,36-10,8
In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

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PRIMA LETTURA

https://renzozambotti.blogspot.com/2023/06/es-192-6-xi-domenica-del-tempo.html

SECONDA LETTURA

https://renzozambotti.blogspot.com/2023/06/rm-56-11-xi-domenica-del-tempo.html

VANGELO

https://renzozambotti.blogspot.com/2023/06/mt-936-108-xi-domenica-del-tempo.html

mercoledì 14 giugno 2023

14.06.2023 - 2Cor 3,4-11 - Ci ha resi capaci di essere ministri di una Nuova Alleanza, non della lettera, ma dello Spirito.

           Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 3,4-11

Fratelli, proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita.
Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu avvolto di gloria al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore effimero del suo volto, quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito?
Se già il ministero che porta alla condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero che porta alla giustizia. Anzi, ciò che fu glorioso sotto quell’aspetto, non lo è più, a causa di questa gloria incomparabile.
Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo.
1. È IN DIO, presente e operante in Paolo mediante Cristo, CHE EGLI NUTRE FIDUCIA E FIEREZZA APOSTOLICA. La sua stessa idoneità di apostolo non deve essere scambiata per una personale capacità o bravura. È SOLO DONO GRATUITO, PURA GRAZIA. 

2. Il Signore non si è limitato a sceglierlo e a chiamarlo all’apostolato. LO HA TRASFORMATO PERCHÉ DIVENTASSE SERVITORE IDONEO E CAPACE della “nuova alleanza”, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, LO SPIRITO DÀ VITA”.

3. A questo punto Paolo traccia un confronto tra le due alleanze (l’antica e la nuova). L’incapacità della legge antica di realizzare ciò che comanda, viene superata dalla nuova alleanza, dal ministero dello spirito e della giustizia: IL DONO INTERIORE DELLO SPIRITO SANTO RENDE POSSIBILE L’ATTUAZIONE DELLA VOLONTÀ DIVINA.

lunedì 12 giugno 2023

12.06.2023 - 2Cor 1,1-7 - Dio ci consola, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione.

         Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 1,1-7

Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di Dio che è a Corinto e a tutti i santi dell’intera Acàia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio. Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.
Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale vi dà forza nel sopportare le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è salda: sappiamo che, come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione.

1. Paolo vive in grande tribolazione, sono molte le difficoltà e le afflizioni che ha dovuto attraversare, ma NON HA MAI CEDUTO ALLO SCORAGGIAMENTO, SORRETTO DALLA GRAZIA E DALLA VICINANZA DEL SIGNORE GESÙ CRISTO, per il quale era diventato apostolo e testimone CONSEGNANDO NELLE SUE MANI TUTTA LA PROPRIA ESISTENZA.

2. Proprio per questo, Paolo inizia la lettera con una PREGHIERA DI BENEDIZIONE E DI RINGRAZIAMENTO verso Dio, perché NON C’È STATO ALCUN MOMENTO DELLA SUA VITA di apostolo di Cristo in cui abbia sentito venir meno il sostegno del Padre misericordioso, del Dio di ogni consolazione.

3. NEL SUO SOFFRIRE PER CRISTO, EGLI SPERIMENTA LA CONSOLAZIONE DI DIO. Scrive: «come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così per mezzo di Cristo, abbonda la nostra consolazione» PAOLO CI INVITA A VIVERE OGNI SITUAZIONE UNITI A CRISTO, per portare la consolazione. E così GESÙ CI RENDE CAPACI DI CONSOLARE A NOSTRA VOLTA QUELLI CHE SI TROVANO IN OGNI GENERE DI AFFLIZIONE.

domenica 11 giugno 2023

Gv 6,51-58 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. - COMMENTO AUDIO.

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

Domenica 11 Giugno 2023
Gv 6,51-58 - La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,51-58
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

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PRIMA LETTURA

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SECONDA LETTURA

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VANGELO

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sabato 10 giugno 2023

10.06.2021 - Tb 12,1.5-15.20 - Ora benedite il Signore; ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato.

          Dal libro di Tobìa - Tb 12,1.5-15.20

In quei giorni, terminate le feste nuziali, Tobi chiamò suo figlio Tobìa e gli disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcos’altro alla somma pattuita». Fece dunque venire l’angelo e gli disse: «Prendi come tuo compenso la metà di tutti i beni che hai riportato e va’ in pace».
Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non esitate a ringraziarlo. È bene tenere nascosto il segreto del re, ma è motivo di onore manifestare e lodare le opere di Dio.
Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. È meglio la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia, che la ricchezza con l’ingiustizia. Meglio praticare l’elemosina che accumulare oro. L’elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita. Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici di se stessi.
Voglio dirvi tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene nascondere il segreto del re, mentre è motivo d’onore manifestare le opere di Dio. Ebbene, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a seppellire quel morto, allora io sono stato inviato per metterti alla prova. Ma, al tempo stesso, Dio mi ha inviato per guarire te e Sara, tua nuora.
Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti a entrare alla presenza della gloria del Signore. Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Ecco, io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute». E salì in alto.

1. Nel capitolo finale abbiamo un risvolto imprevisto: IL COMPAGNO DI VIAGGIO rivela la sua identità: È RAFFAELE, UN ANGELO INVIATO DA DIO STESSO A VEGLIARE SU DI LORO. Dio non abbandona mai!

2. L’angelo Raffaele: Si dimostra un COMPAGNO DI VIAGGIO meraviglioso; È un CONSIGLIERE, un maestro di vita; È un SERVITORE disinteressato; È un MEDIATORE attento tra l’uomo e Dio. Percepiamo la presenza dell’angelo negli eventi della nostra storia?

3. L’angelo Raffaele RIBALTA COMPLETAMENTE LA PROSPETTIVA e dice: “Non siete voi a ricompensare Dio; non potete dare una ricompensa adatta. BENEDITE DIO! Questa è l’unica ricompensa che potrete offrire da parte vostra: LA BENEDIZIONE.”

venerdì 9 giugno 2023

09.06.2023 - Tb 11,5-17 - Dio mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio.

          Dal libro di Tobìa - Tb 11,5-17

In quei giorni, Anna sedeva scrutando la strada per la quale era partito il figlio. Quando si accorse che stava arrivando, disse al padre di lui: «Ecco, sta tornando tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava».
Raffaele disse a Tobìa, prima che si avvicinasse al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo di suo figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E si mise a piangere.
Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobìa gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi.
Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobìa».
Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con tutta la voce che aveva. Poi Tobìa informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara, figlia di Raguèle, che aveva preso in moglie e che stava venendo e si trovava ormai vicina alla porta di Nìnive.
Allora Tobi uscì verso la porta di Nìnive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. La gente di Nìnive, vedendolo passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia. Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi.
Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobìa, e la benedisse dicendole: «Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, che ti ha condotto da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobìa e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa, che è tua, sana e salva, nella benedizione e nella gioia; entra, o figlia!».

1. Il brano narra la seconda guarigione promessa da Dio, dopo quella della moglie Sara: LA GUARIGIONE DEL PADRE TOBI, RIMASTO CIECO DALL’INIZIO DELLA STORIA.

2. Abbiamo quattro azioni. 1. I genitori, che dopo la lunga attesa, finalmente accolgono l’arrivo del figlio con immensa gioia; 2. La guarigione dalla cecità del padre
Tobi; 3. LA GIOIA PER L’AVVENUTA GUARIGIONE; 4. L’ingresso festoso di Sara, accolta con tutti gli onori nella nuova famiglia.

3. “TOBIA ENTRÒ IN CASA LIETO, BENEDICENDO…” In questo capitolo TUTTI benedicono: DIO È LA FONTE E L’ORIGINE DI OGNI NOSTRO BENE e ci sta accanto non certo per farci soffrire. Ogni giorno anche noi vogliamo rendere grazie e benedire il nostro Dio e Signore Gesù.

giovedì 8 giugno 2023

08.06.2023 - Tb 6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9 - Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.

         Dal libro di Tobìa - Tb 6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9

In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguèle, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara»
Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto dal nostro fratello Raguèle». Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara». Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».
Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguèle: «Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.
Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte.
1. Appena vede la sfortunata giovane, il giovane TOBIA SI INNAMORA DI LEI E DOMANDA CHE SIANO CELEBRATE LE NOZZE, essendo suo parente. Raguele, padre di Sara, non tace la verità che accompagna la vita della figlia. L'ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. EGLI ACCONSENTE.

2. La madre disse: “Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!” L’OSSERVANZA DELLA LEGGE VALE IL MARTIRIO DI TOBIA E IL DOLORE DI SARA. Solo il Signore può fare qualcosa. A LORO È CHIESTO SOLO DI OBBEDIRE ALLA LEGGE perenne che il Signore ha dato per mezzo di Mosè.

3. Durante la prima notte di nozze Tobia e Sara pronunciano una preghiera fiduciosa, di benedizione e di lode. LA LODE GUARISCE E LIBERA. Ricorda il fatto della creazione, l’origine del disegno di Dio sull’amore. L’INCONTRO TRA PARTNER È MEZZO DI SANTIFICAZIONE, LUOGO DI CRESCITA, NON DI MORTE O DI DOMINIO. Desiderio della loro preghiera è di STARE INSIEME TUTTO IL TEMPO di questa vita, fino alla vecchiaia.  I due reagiscono con AMEN, AMEN. Come fa il popolo di Dio nelle grandi occasioni, nelle assemblee liturgiche. Poi dormirono per tutta la notte.