Visualizzazione post con etichetta SANTO DEL GIORNO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SANTO DEL GIORNO. Mostra tutti i post

lunedì 19 ottobre 2026

19.10 SAN PAOLO DELLA CROCE

SAN PAOLO DELLA CROCE

San Paolo della Croce nacque nel 1694 e morì nel 1775. Fin da giovane maturò un profondo amore per Gesù Crocifisso. Per lui meditare la Passione di Cristo era una via privilegiata verso Dio. La Croce gli ricordava l’amore con cui Gesù ha donato la vita per tutti. Da una particolare esperienza mistica ricevette l’ispirazione di fondare una Congregazione dedicata alla Passione di Cristo. Nacquero così i Passionisti, chiamati a mantenere viva nel mondo la memoria della Passione, dalla quale «deriva ogni bene». Paolo della Croce fu un grande predicatore e direttore spirituale. Insieme alla predicazione diede grande importanza alla carità fraterna. Insisteva soprattutto sulla fedeltà alla preghiera quotidiana. Insegnava a non scoraggiarsi davanti alle distrazioni e alle aridità interiori. Anche nei momenti di fatica, diceva: «Soprattutto non lasciate mai l’orazione». Invitava a contemplare interiormente Gesù sul Calvario, lasciandosi raggiungere dal suo amore e dalla sua misericordia. Considerava anche le tentazioni come occasioni di crescita nella fede. Esse, se vissute con umiltà, possono purificare il cuore e renderlo più forte. Paolo della Croce nutrì una particolare devozione verso la Vergine Maria, che amava invocare come «Regina dei martiri», unita al dolore del Figlio. La sua spiritualità ci ricorda che la Croce non è la fine, ma conduce alla vita. Contemplare Cristo Crocifisso significa scoprire quanto siamo amati da Dio. Oggi san Paolo della Croce ci invita a vivere con fede, umiltà e perseveranza, trasformando le nostre sofferenze in un’offerta d’amore unita a quella di Cristo. per noi oggi 1. Fuggiamo la Croce o la contempliamo? Davanti alle difficoltà cerchiamo subito una via di fuga. Sappiamo invece fermarci davanti a Gesù Crocifisso e riconoscere anche lì il suo amore? 2. Preghiamo solo quando “sentiamo” Dio? Paolo della Croce invita a non abbandonare l’orazione nelle aridità e nelle distrazioni. La nostra preghiera è fedele anche quando non ci dà emozioni? 3. Le ferite ci chiudono o ci trasformano? Le prove possono renderci amareggiati oppure più umili e capaci di affidarci a Dio. Che cosa stanno producendo in noi le nostre croci?
Fate risplendere in voi le virtù di Gesù Cristo.
 San Paolo della Croce, sacerdote, che fin dalla giovinezza rifulse per spirito di penitenza e zelo e, mosso da singolare carità verso Cristo crocifisso contemplato nel volto dei poveri e dei malati, istituì la Congregazione dei Chierici regolari della Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo anniversario di morte, avvenuta a Roma, ricorre il giorno precedente a questo.

NELLO STESSO GIORNO:
SANTI MARTIRI CANADESI (GIOVANNI DE BRÉBEUF, ISACCO JOGUES E COMPAGNI)
19 ottobre - Memoria Facoltativa
sec. XVII
Il 19 ottobre la Chiesa ricorda san Giovanni de Brebeuf, San Isacco Jogues e altri sei missionari gesuiti francesi, uccisi fra il 1642 e il 1649, mentre evangelizzavano le tribù pellerossa del Canada, costituendo il primo nucleo della Chiesa Cattolica nord americana.
SAN GIOVANNI DE BRÉBEUF sacerdote - Nato da una famiglia normanna nel 1593, Giovanni de Brebeuf fu sacerdote e missionari gesuita in Canada presso i pellerossa Uroni e Irochesi. Giovanni fu prima mutilato e poi ucciso il 16 marzo 1649 per mano degli Irochesi.
SAN ISACCO JOGUES sacerdote - Nato in Francia nel 1607, Isacco Jogues, divenne sacerdote e missionario gesuita presso le tribù pellerosse degli Uroni e degli Irochesi in Canada. Nel 1642 fu imprigionato e torturato dagli Irochesi, ciò nonostante continuò la sua opera di evangelizzazione fino alla morte violenta nel 1646 per mano degli stessi Irochesi. Con lui morì il missionario laico Giovanni de La Lande.

 

SANT’EUSEBIO, SACERDOTE - CREMONA

Nato dopo la metà del secolo IV, morì nei primi decenni del V.

Eusebio è il primo cristiano cremonese di cui la storia ci abbia conservato il nome. Le poche notizie che abbiamo della sua vita le troviamo negli scritti del suo maestro san Girolamo. Egli ci attesta che, abbandonata la carriera di avvocato, si fece monaco e fu anche ordinato sacerdote. Nel 395 Eusebio era a Betlemme e partecipò con il suo maestro alle grandi dispute teologiche dell’epoca. Rufino, avversario di Girolamo, lo descrive come un uomo molto impulsivo, ma di vita integra e austera. Fu legato da amicizia con il santo vescovo e poeta Paolino di Nola. Girolamo gli dedicò i commentari al libro di Geremia e al vangelo di Matteo. Nulla sappiamo degli ultimi avvenimenti della sua vita.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


domenica 18 ottobre 2026

18.10 SAN LUCA EVANGELISTA

SAN LUCA EVANGELISTA
San Luca Evangelista, medico originario di Antiochia, fu discepolo e fedele collaboratore di san Paolo, che in alcune delle sue lettere lo ricorda con affetto e gratitudine. A Luca la tradizione attribuisce il terzo Vangelo e gli Atti degli Apostoli. Nel prologo del suo Vangelo racconta di aver compiuto ricerche accurate, raccogliendo le testimonianze di coloro che avevano visto Gesù. Il suo desiderio è offrire un racconto ordinato e affidabile della fede. Luca mostra così che la fede cristiana non nasce da fantasie, ma da un evento realmente accaduto nella storia degli uomini. Il suo Vangelo è particolarmente attento ai poveri, ai piccoli e ai peccatori, e presenta Gesù come il Salvatore misericordioso venuto per tutti. Grande spazio è riservato anche alla preghiera e all’azione dello Spirito Santo. Luca accompagnò Paolo in diversi viaggi missionari, condividendo con lui fatiche, pericoli e gioie dell’annuncio del Vangelo. Conobbe probabilmente alcuni degli apostoli e le prime comunità cristiane. La tradizione ritiene inoltre che abbia conosciuto personalmente la Vergine Maria. Dal suo Vangelo riceviamo infatti i racconti dell’Annunciazione e della Visitazione, della nascita di Gesù e della sua presentazione al tempio. È plausibile che abbia raccolto dalla stessa Maria molti di questi ricordi. Luca ci consegna così anche il Magnificat, il grande canto di lode della Vergine. La sua opera ci invita a conoscere Cristo, ascoltare la Parola e testimoniarla. Come medico, è patrono di coloro che si prendono cura della vita e della sofferenza. È inoltre venerato come patrono degli artisti e, in particolare, dei pittori. Luca ci insegna che la misericordia di Dio non esclude nessuno e che ogni persona può diventare destinataria della salvezza. Anche noi siamo chiamati a raccontare, con la nostra vita, ciò che abbiamo incontrato in Cristo, perché il Vangelo diventi una buona notizia concreta per chi ci sta accanto. per noi oggi 1. Cerchiamo davvero la verità? Luca fa «ricerche accurate» prima di scrivere. La nostra fede è fondata sulla Parola e sulla conoscenza di Cristo, oppure su abitudini e sentito dire? 2. Sappiamo custodire ciò che viviamo? Maria «serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Sappiamo fermarci, ascoltare e rileggere alla luce di Dio ciò che accade nella nostra vita? 3. La fede diventa annuncio? Luca non tiene per sé ciò che ha scoperto: scrive perché altri possano riconoscere la solidità della fede. La nostra vita fa venire voglia agli altri di conoscere Gesù?
Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.
 Festa di san Luca, Evangelista, che, secondo la tradizione, nato ad Antiochia da famiglia pagana e medico di professione, si convertì alla fede in Cristo. Divenuto compagno carissimo di san Paolo Apostolo, sistemò con cura nel Vangelo tutte le opere e gli insegnamenti di Gesù, divenendo scriba della mansuetudine di Cristo, e narrò negli Atti degli Apostoli gli inizi della vita della Chiesa fino al primo soggiorno di Paolo a Roma.




sabato 17 ottobre 2026

17.10 SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA

SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA
Sant’Ignazio di Antiochia, vissuto tra il 35 e il 107 circa, fu secondo successore di san Pietro alla guida della Chiesa di Antiochia. La sua conversione fece maturare in lui un amore ardente per Cristo, fino ad accogliere con gioia il martirio come imitazione della sua Passione. Durante il viaggio verso Roma, dove sarebbe stato dato in pasto alle belve, scrisse sette lettere alle comunità cristiane e a san Policarpo. In esse troviamo per la prima volta i termini «cristianesimo» e «Chiesa cattolica», insieme a una forte consapevolezza ecclesiale. Ignazio invita i cristiani a vivere una fede concreta, fatta di carità, attenzione ai poveri, alle vedove, agli orfani e agli oppressi. Difende con forza la verità dell’Incarnazione di Cristo: Gesù è veramente uomo, ha sofferto sulla Croce ed è realmente risorto. Per questo Ignazio si definiva «teoforo», cioè portatore di Dio. Di fronte al martirio non cerca di salvarsi, ma chiede di essere fedele fino alla fine. Ai cristiani di Roma domanda di non impedirgli di raggiungere Cristo, perché desidera non soltanto chiamarsi cristiano, ma esserlo veramente. Le sue lettere testimoniano anche la struttura della Chiesa delle origini, con il ministero dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi. Ignazio insegna che la comunione con il vescovo è segno di unità ecclesiale. «Dove compare il vescovo, là sia la comunità», afferma con convinzione. E aggiunge: «Dove è Gesù Cristo, là è la Chiesa cattolica». La sua testimonianza ci ricorda che la fede non è soltanto parole, ma amore per Cristo, comunione nella Chiesa e fedeltà fino al dono della vita. La sua vita ci provoca a chiederci se Cristo sia davvero il centro della nostra esistenza e se la nostra fede sappia diventare testimonianza concreta. Anche oggi siamo chiamati a vivere un cristianesimo non solo proclamato con le labbra, ma testimoniato con la vita, nella carità e nella comunione. per noi oggi 1. Cristiani a parole o nella vita? Ignazio chiede di non limitarsi a «dirsi cristiani», ma di esserlo realmente. La nostra fede si vede nelle scelte concrete? 2. Una fede che costa qualcosa Ignazio non fugge davanti alla difficoltà e al martirio. Noi siamo disposti a pagare un prezzo per il Vangelo, oppure viviamo una fede comoda e senza conseguenze? 3. Cristo senza Chiesa? Per Ignazio, dove c’è Cristo c’è la Chiesa. Possiamo oggi dirci credenti senza vivere la comunione, senza partecipare e senza sentirci responsabili della comunità?
Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è.
 Memoria di sant’Ignazio, vescovo e martire, che, discepolo di san Giovanni Apostolo, resse per secondo dopo san Pietro la Chiesa di Antiochia. Condannato alle fiere sotto l’imperatore Traiano, fu portato a Roma e qui coronato da un glorioso martirio: durante il viaggio, mentre sperimentava la ferocia delle guardie, simile a quella dei leopardi, scrisse sette lettere a Chiese diverse, nelle quali esortava i fratelli a servire Dio in comunione con i vescovi e a non impedire che egli fosse immolato come vittima per Cristo.

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO PIETRO CASANI (PIETRO DELLA NATIVITÀ DI MARIA) SCOLOPIO
Lucca, 8 settembre 1572 – Roma, 17 ottobre 1647
Di origini lucchesi, Pietro entra nella Congregazione della Madre di Dio come fratello laico nel 1610. Dopo varie peripezie seguirà San Giuseppe Calasanzio negli scolopi, dei quali condivideva l’idea di salvezza dei giovani attraverso la scuola. Muore nel 1647, con fama di insigne teologo.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

venerdì 16 ottobre 2026

16.10 SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE

SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE
Santa Margherita Maria Alacoque nacque nel 1647 e morì nel 1690; fu la grande propagatrice della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Quinta di sette figli, rimase orfana del padre ancora bambina e fin da piccola sentì nascere in lei un forte desiderio di consacrarsi a Dio. A cinque anni pronunciò, quasi senza comprenderne pienamente il significato, il voto di castità perpetua. A quattordici anni ricevette una particolare grazia dalla Madonna, che l'aveva già aiutata durante una grave malattia, e in seguito entrò nell'Ordine della Visitazione. Il 27 dicembre 1673, durante l'adorazione davanti al Santissimo Sacramento, ebbe la prima delle grandi rivelazioni di Gesù sul suo Sacro Cuore, chiamandola a far conoscere agli uomini il suo amore misericordioso. Gesù le mostrò il suo Cuore ardente d'amore, chiedendole di promuovere una festa in suo onore e di riparare alle ingratitudini e alle offese ricevute. Margherita incontrò incomprensioni e opposizioni anche all'interno del monastero, ma trovò sostegno nel gesuita san Claudio de La Colombière, che riconobbe la profondità della sua esperienza spirituale. Gesù le affidò la missione di diffondere la devozione al Sacro Cuore, dalla quale nacque anche la pratica dei primi nove venerdì del mese. Secondo la tradizione delle rivelazioni ricevute da Margherita, Gesù promise particolari grazie a coloro che avessero coltivato questa devozione, tra cui la cosiddetta «Grande Promessa» legata alla Comunione nei primi venerdì. Margherita visse inoltre profondamente la Passione di Cristo, offrendo sofferenze e preghiere per la salvezza delle anime. La sua vita ci ricorda che il Cuore di Gesù è soprattutto un Cuore che ama, perdona e attende, invitandoci a rispondere all'amore con una vita di fede, riparazione e carità. per noi oggi 1. Gesù ha mostrato a Margherita un Cuore che arde d’amore per ogni persona. E noi: quanto è ancora freddo il nostro cuore davanti all’amore di Dio? 2. I primi venerdì non sono una semplice pratica da rispettare, ma un invito a entrare nel Cuore di Cristo. La nostra fede è davvero relazione con Gesù oppure è diventata soltanto abitudine religiosa? 3. Margherita ha offerto sofferenze, preghiere e incomprensioni per la salvezza delle anime. Noi sappiamo ancora sacrificare qualcosa per gli altri, oppure cerchiamo una fede che non ci costi nulla?
"Un Cuore che ama è un Cuore Provvidente. Gesù stesso lo evidenzia nel Santo Vangelo: "Venite a me voi tutti....ed io vi darò ristoro". ( Mt 11,28)
 Santa Margherita Maria Alacoque, vergine, che, entrata tra le monache dell’Ordine della Visitazione della beata Maria, corse in modo mirabile lungo la via della perfezione; dotata di mistici doni e particolarmente devota al Sacratissimo Cuore di Gesù, fece molto per promuoverne il culto nella Chiesa. A Paray-le-Monial nei pressi di Autun in Francia, il 17 ottobre, si addormentò nel Signore.
(17 ottobre: A Paray-le-Monial nel territorio di Autun in Francia, transito di santa Margherita Maria Alacoque, vergine, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' EDVIGE RELIGIOSA E DUCHESSA DI SLESIA E DI POLONIA
16 ottobre - Memoria Facoltativa
Andescj, Baviera, 1174 - Trzebnica, Polonia, 15 ottobre 1243
Santa Edvige, religiosa, che, di origine bavarese e duchessa di Polonia, si dedicò assiduamente nell’assistenza ai poveri, fondando per loro degli ospizi, e, dopo la morte del marito, il duca Enrico, trascorse operosamente i restanti anni della sua vita nel monastero delle monache Cistercensi da lei stessa fondato e di cui era badessa sua figlia Gertrude. Morì a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre.


BEATO CONTARDO FERRINI TERZIARIO FRANCESCANO

Milano, 5 aprile 1859 – Suna, Novara, 17 ottobre 1902

A Suna presso il lago Maggiore, beato Contardo Ferrini, che, nell’educare i giovani, con il suo esempio di fede e di vita cristiana andò ben oltre la scienza umana.


BEATO GIOVANNI BONO RELIGIOSO

Mantova, 1168 - Mantova, 16 ottobre 1249

A Mantova, beato Giovanni Bono, eremita, che, da giovane, lasciata la madre, errò per varie regioni d’Italia esercitando il mestiere di giocoliere e di attore comico, ma all’età di quarant’anni, dopo essersi gravemente ammalato, fece voto a Dio di abbandonare il mondo per donarsi interamente in penitenza e amore a Cristo e alla Chiesa e fondò una Congregazione sotto la regola di sant’Agostino. 


BEATO BALDASSARRE RAVASCHIERI DA CHIAVARI SACERDOTE FRANCESCANO

Chiavari, Genova, 1419 - Binasco, Milano, 17 ottobre 1492

Nacque a Chiavari da nobile famiglia genovese, entrò nell'ordine francescano dei Minori Osservanti, in seguito divenne sacerdote e teologo. Nel convento di Chiavari assunse il compito di guardiano, in seguito responsabile di tutta la provincia di Genova. Molto attivo nella predicazione venne colpito da gotta, che lo debilitò a tal punto da non potersi più muovere. Si ritirò allora nel convento del suo ordine a Binasco, piccolo centro tra Milano e Pavia. Fu molto stimato ai suoi tempi per la sua fama di sant'uomo e di confessore, consigliere e d'esempio della beata Veronica Negroni da Binasco. Fu amico di Bernardino da Feltre e di Giovanni Antonio Amadeo. Morì il 17 ottobre 1492.Nella diocesi di Pavia la sua memoria si celebra il 16 ottobre.

 

📲 I MIEI SOCIAL:




giovedì 15 ottobre 2026

15.10 SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

Santa Teresa d’Avila fu una grande maestra di vita spirituale e una donna capace di unire contemplazione e concretezza. Nata nel 1515, dedicò la sua vita alla riforma del Carmelo e alla ricerca di una più profonda comunione con Dio. San Paolo VI la definì maestra di vita spirituale e contemplativa incomparabile e nel 1970 la proclamò Dottore della Chiesa. Teresa comprese che la riforma della Chiesa doveva partire dalla conversione del cuore. A 39 anni visse quella che chiamò la sua “seconda conversione”, dopo aver contemplato un’immagine di Cristo sofferente. Quell’incontro la riportò a una preghiera più intensa e trasformò profondamente la sua vita. Da allora divenne instancabile nel fondare monasteri e nel trasmettere la sua esperienza spirituale. Nel Castello interiore descrisse l’anima come un grande castello formato da sette stanze. Il cammino verso il centro del castello rappresenta il percorso dell’uomo verso l’unione con Dio. Ma per Teresa non esiste vera vita spirituale senza una relazione personale e quotidiana con il Signore. Per questo affermava che “la porta per entrare in questo castello è l’orazione”. Pregare, per lei, non significava semplicemente recitare formule o chiedere qualcosa. Significava stare con Colui che sappiamo che ci ama. La preghiera diventa così un’amicizia che trasforma lentamente pensieri, desideri e scelte. Teresa ci insegna anche che la santità non elimina le difficoltà, ma dona la forza per attraversarle. La sua vita fu segnata da incomprensioni, fatiche, opposizioni e grandi responsabilità. Eppure continuò il suo cammino con fiducia, coraggio e umiltà. La sua esperienza ci ricorda che Dio non chiede persone perfette, ma cuori disponibili a lasciarsi trasformare. Forse anche noi abbiamo bisogno di entrare nel nostro “castello interiore” e riscoprire ciò che abita veramente il nostro cuore. Nel rumore delle nostre giornate, Teresa ci invita a ritrovare il silenzio necessario per ascoltare Dio. La sua domanda rimane attuale: quanto spazio lasciamo davvero a Dio nella nostra vita? per noi oggi 1. Abbiamo tante connessioni, ma sappiamo ancora stare in silenzio davanti a Dio? 2. Cerchiamo continuamente risposte fuori di noi: abbiamo mai il coraggio di entrare nel nostro cuore? 3. La nostra preghiera è un’abitudine oppure una vera amicizia con Dio?

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. 
 Memoria di santa Teresa di Gesù, vergine e dottore della Chiesa: entrata ad Ávila in Spagna nell’Ordine Carmelitano e divenuta madre e maestra di una assai stretta osservanza, dispose nel suo cuore un percorso di perfezionamento spirituale sotto l’aspetto di una ascesa per gradi dell’anima a Dio; per la riforma del suo Ordine sostenne molte tribolazioni, che superò sempre con invitto animo; scrisse anche libri pervasi di alta dottrina e carichi della sua profonda esperienza.



mercoledì 14 ottobre 2026

14.10 SAN CALLISTO I, PAPA E MARTIRE

SAN CALLISTO I, PAPA E MARTIRE
San Callisto I fu papa dal 217 al 222 e visse una storia segnata da persecuzioni, eresie, divisioni e riconciliazioni. Dopo alcune vicissitudini divenne diacono e collaboratore di san Zefirino, che gli affidò anche la cura del cimitero sulla Via Appia, oggi noto come Catacombe di San Callisto. Eletto papa nel 217, dovette affrontare le controversie sul monarchianismo, che negava la Trinità e la divinità di Cristo. Il suo principale oppositore fu Ippolito, che rifiutò di riconoscere la sua elezione e divenne il primo antipapa della storia. Callisto sostenne una linea pastorale caratterizzata dalla misericordia, ammettendo nuovamente alla comunione, dopo una sincera penitenza, anche peccatori che avevano commesso gravi colpe. La sua posizione provocò forti contrasti, ma mostrava una Chiesa capace di unire verità, conversione e perdono. La tradizione attribuisce a Callisto anche la fondazione della Basilica di Santa Maria in Trastevere e l’istituzione del digiuno delle Quattro Tempora. Durante la persecuzione dell’imperatore Massimino il Trace, Callisto fu arrestato e subì il martirio nel 222. La sua memoria rimane legata soprattutto alla testimonianza di una Chiesa che, pur attraversata da divisioni, continua a cercare l’unità e la riconciliazione. La vicenda di Callisto e Ippolito mostra inoltre che persino una grave opposizione può essere superata dal pentimento e dal perdono. Anche Ippolito, infatti, dopo essere stato antipapa, si riconciliò con il legittimo pontefice san Ponziano e morì martire insieme a lui. San Callisto ci ricorda che la santità non consiste nell’assenza di conflitti, ma nella capacità di cercare Cristo, la verità e la comunione anche dentro le difficoltà. per noi oggi 1. San Callisto ci provoca: siamo davvero capaci di perdonare chi sbaglia, oppure preferiamo ricordargli per sempre il suo errore? La misericordia cristiana comincia quando smettiamo di condannare e impariamo a rialzare. 2. Una Chiesa senza misericordia rischia di diventare un tribunale invece che una casa. Noi accogliamo il peccatore che vuole ricominciare o gli chiudiamo la porta in faccia? 3. Callisto ci ricorda che nessuno è definito per sempre dal proprio passato. Se Dio concede una seconda possibilità, con quale diritto noi la neghiamo agli altri?
Noi veneriamo degnamente i Martiri in quanto discepoli e imitatori
del Signore e per la loro suprema fedeltà verso il proprio Re e Maestro,
e sia dato a noi pure di divenire loro compagni e discepoli!
 San Callisto I, papa, martire: da diacono, dopo un lungo esilio in Sardegna, si prese cura del cimitero sulla via Appia noto sotto il suo nome, dove raccolse le vestigia dei martiri a futura venerazione dei posteri; eletto poi papa promosse la retta dottrina e riconciliò con benevolenza i lapsi, coronando infine il suo operoso episcopato con un luminoso martirio. In questo giorno si commemaora la deposizione del suo corpo nel cimitero di Calepodio a Roma sulla via Aurelia.



martedì 13 ottobre 2026

13.10 BEATA ALESSANDRINA MARIA DA COSTA

BEATA ALESSANDRINA MARIA DA COSTA
Alessandrina Maria da Costa nacque nel 1904 a Balasar, in Portogallo, e fu educata dalla madre alla fede cristiana. A quattordici anni, per difendere la propria dignità e purezza, si gettò da una finestra, riportando lesioni che progressivamente la portarono alla paralisi completa. Dal 1925 rimase a letto per trent’anni, trasformando la sofferenza in un’offerta a Gesù e per la salvezza dei peccatori. Dopo aver chiesto a lungo la guarigione, comprese che la sua vocazione era quella di amare, soffrire e riparare. Visse una profonda unione con Gesù Eucaristia, sentendosi come una lampada davanti al Tabernacolo. Dal 1938 al 1942 visse ogni venerdì le sofferenze della Passione di Cristo. Nel 1936 chiese la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, richiesta accolta da Pio XII nel 1942. Dal 1942 dichiarò di vivere senza alimentarsi, sostenuta secondo le testimonianze dalla sola Eucaristia, esperienza sottoposta anche a controlli medici. Nonostante l’immobilità, pregava e offriva le sue sofferenze per la conversione delle anime, interessandosi anche dei poveri e delle persone che cercavano da lei consiglio e conforto. Nel 1955 affrontò serenamente la morte e il 13 ottobre esclamò: «Sono felice, perché vado in cielo». Morì il 13 ottobre 1955, dopo trent’anni vissuti nell’immobilità e nell’offerta. Sulla sua tomba volle lasciare un messaggio ai peccatori, chiedendo loro di non offendere più Gesù. La sua vita può essere riassunta nelle parole: amare, soffrire, riparare. Fu beatificata nel 2004 da San Giovanni Paolo II. Alessandrina ci ricorda che anche una persona apparentemente impotente e nascosta può diventare strumento di speranza e di amore per molti. per noi oggi 1. Alessandrina trasformò un letto di dolore in un altare di preghiera e di offerta. Noi, davanti alle nostre piccole sofferenze, sappiamo ancora offrire oppure pensiamo solo a lamentarci? 2. Non poteva muoversi, ma raggiungeva i cuori di tante persone con la preghiera e l’amore. Noi abbiamo mille possibilità di fare il bene: perché spesso rimaniamo immobili? 3. La sua vita aveva un programma semplice e radicale: «Amare, soffrire, riparare». La nostra vita cristiana è davvero un dono agli altri o è ancora troppo centrata su noi stessi?
In te abita sempre la Santissima Trinità, credi nella Mia Presenza Sacramentale in te, perché mai, mai ti abbandono.
 Nel villaggio di Balasar vicino a Braga in Portogallo, beata Alessandrina Maria da Costa: rimasta paralizzata in tutto il corpo per sfuggire alle cattive intenzioni di un tale contro di lei, offrì tutti i suoi dolori al Signore per amore di Dio e dei fratelli bisognosi nella contemplazione dell’Eucaristia.

NELLO STESSO GIORNO:
SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE VERGINE
Verosvres, Autun, Francia, 1647 - Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690
Santa Margherita Maria Alacoque, vergine, che, entrata tra le monache dell’Ordine della Visitazione della beata Maria, corse in modo mirabile lungo la via della perfezione; dotata di mistici doni e particolarmente devota al Sacratissimo Cuore di Gesù, fece molto per promuoverne il culto nella Chiesa. A Paray-le-Monial nei pressi di Autun in Francia, il 17 ottobre, si addormentò nel Signore. Nel Rito Ambrosiano la memoria si celebra il 13 ottobre.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

lunedì 12 ottobre 2026

12.10 SAN SERAFINO DA MONTEGRANARO

SAN SERAFINO DA MONTEGRANARO
San Serafino nacque nel 1540 a Montegranaro, nelle Marche, in una famiglia povera ma profondamente cristiana. Da ragazzo lavorò come garzone e pastore, imparando nella semplicità il valore della fatica e della pazienza. A diciotto anni entrò tra i Frati Minori Cappuccini, scegliendo il nome di Serafino e rimanendo per tutta la vita un semplice fratello laico. Non sapeva leggere né scrivere e non fu mai ordinato sacerdote, ma conobbe profondamente il Vangelo vissuto. Passò da diversi conventi svolgendo i servizi più umili: cuoco, ortolano, portinaio e questuante. Spesso riceveva rimproveri per la sua goffaggine, ma rispondeva sempre con umiltà, dolcezza e pazienza. Nel 1590 arrivò ad Ascoli Piceno, dove divenne amico di tutti, dai poveri ai potenti. Portava con sé soltanto due libri: il Crocifisso e il Rosario. La sua vita era fatta di preghiera, penitenza, lavoro, carità e pazienza. Visitava malati e carcerati, aiutava i poveri e, con la sua parola, riusciva a riconciliare le persone, spegnere antichi rancori e riportare pace nelle famiglie. Attraverso di lui, Dio operò anche con guarigioni e prodigi, mentre la gente di Ascoli lo amava tanto da opporsi a un suo trasferimento. Viveva secondo il suo motto: «La via per andare su è quella di scendere in giù», convinto che la vera grandezza nasca dalla piccolezza e dal servizio. Chiese personalmente il Viatico e morì ad Ascoli Piceno il 12 ottobre 1604, a sessantaquattro anni. La fama della sua santità si diffuse rapidamente e raggiunse anche il Papa. Fu canonizzato da Clemente XIII il 16 luglio 1767. San Serafino ci insegna che Dio può trasformare una vita umile e nascosta in una straordinaria testimonianza d'amore. per noi oggi 1. Cerchiamo continuamente di essere importanti, mentre San Serafino scelse di essere piccolo e utile. Forse il problema non è ciò che non riusciamo a fare, ma il nostro bisogno di essere riconosciuti. 2. Abbiamo mille libri, informazioni e parole, ma rischiamo di dimenticare il Crocifisso e il Rosario. San Serafino ci provoca: quanto tempo dedichiamo a parlare di Dio e quanto a stare con Dio? 3. Viviamo in un mondo che risponde all'offesa con altra offesa e al torto con la vendetta. San Serafino dimostra che la vera forza è la pazienza che disarma, il perdono che riconcilia e l'umiltà che costruisce la pace.
Non sono importanti luci e lampade, né luna e sole. Ciò che è necessario
è avere occhi puri e aperti, capaci di vedere la gloria di Dio.
 Serafino nacque nel 1540 a Montegranaro nelle Marche. Era povero: per un periodo fece il custode di gregge. A 18 anni entrò in convento a Tolentino. Fu accolto come religioso fratello nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e fece noviziato a Jesi. Peregrinò per tutti i conventi delle Marche, perché, nonostante la buona volontà e la massima diligenza che poneva nel fare le cose, non riusciva ad accontentare né superiori, né confratelli, che non gli risparmiarono rimproveri. Ma egli dimostrò sempre tanta bontà, povertà, umiltà, purezza e mortificazione. Nel 1590 Serafino si stabiliva definitivamente ad Ascoli Piceno. Due i «libri» fondamentali per lui: il crocefisso e la corona del rosario con cui si faceva messaggero di pace e di bene. Aveva 64 anni e la fama della sua santità si diffondeva per Ascoli, quando egli stesso chiese con insistenza il viatico. La morte lo colse il 12 ottobre 1604.

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' EDVIGE RELIGIOSA E DUCHESSA DI SLESIA E DI POLONIA
Andescj, Baviera, 1174 - Trzebnica, Polonia, 15 ottobre 1243
Santa Edvige, religiosa, che, di origine bavarese e duchessa di Polonia, si dedicò assiduamente nell’assistenza ai poveri, fondando per loro degli ospizi, e, dopo la morte del marito, il duca Enrico, trascorse operosamente i restanti anni della sua vita nel monastero delle monache Cistercensi da lei stessa fondato e di cui era badessa sua figlia Gertrude. Morì a Trebnitz in Polonia il 15 ottobre. Nel Rito Ambrosiano la memoria si celebra il 12 ottobre.

SAN RODOBALDO II (CIPOLLA) DI PAVIA VESCOVO
† 12 ottobre 1254
A Pavia, san Rodobaldo, vescovo, uomo di esemplare spirito di penitenza, che si impegnò molto per il culto divino e nella ricerca di reliquie dei santi.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

domenica 11 ottobre 2026

11.10 SAN GIOVANNI XXIII, PAPA

SAN GIOVANNI XXIII, PAPA
San Giovanni XXIII, al secolo Giuseppe Angelo Roncalli, nacque nel 1881 a Sotto il Monte, in una famiglia contadina e profondamente cristiana. Fin da giovane maturò una grande devozione alla Madonna e la vocazione al sacerdozio. Durante la Prima Guerra Mondiale fu cappellano militare e in seguito svolse importanti missioni diplomatiche in Bulgaria, Turchia e Francia. In quegli anni si adoperò per aiutare e salvare numerosi ebrei dalle deportazioni. Come patriarca di Venezia si distinse per la semplicità dei rapporti con la gente e per l’attenzione al sacramento della Confessione. Nel 1958, con sorpresa generale, fu eletto papa e divenne il popolare «Papa buono». Il suo pontificato fu ricco di gesti di vicinanza ai malati, ai carcerati e alle persone più semplici. Seppe incontrare persone di diverse confessioni e religioni e durante la crisi dei missili di Cuba contribuì alla ricerca della pace. La sua grande intuizione fu la convocazione del Concilio Vaticano II, annunciata pochi mesi dopo la sua elezione. Giovanni XXIII desiderava una Chiesa capace di custodire fedelmente la verità cristiana e di annunciarla con un linguaggio comprensibile all’uomo contemporaneo. Il Concilio doveva favorire un rinnovamento autentico, senza perdere il patrimonio della fede ricevuto dalla tradizione. La sua spiritualità rimase sempre profondamente centrata su Cristo e sul Crocifisso. Pochi giorni prima di morire rivelò il segreto del suo sacerdozio: «Egli mi guarda e io gli parlo». In queste parole emerge una fede semplice, personale e radicata nella preghiera. Morì il 3 giugno 1963, mentre il Concilio Vaticano II era ancora in corso. Lasciò alla Chiesa la testimonianza di un pastore capace di unire fede, umanità e attenzione verso ogni persona. La sua vita mostra che la bontà cristiana non è debolezza, ma capacità di incontrare l’altro senza paura. San Giovanni XXIII ci ricorda che il rinnovamento della Chiesa nasce da un cuore fedele a Cristo. La sua santità ci provoca oggi a essere uomini di preghiera e misericordia. Per noi oggi 1. Abbiamo ancora il Crocifisso davanti agli occhi? «Egli mi guarda e io gli parlo»: la nostra preghiera è davvero un incontro vivo con Cristo? 2. Sappiamo custodire la verità senza chiuderci al mondo? Giovanni XXIII ci provoca a rinnovare il linguaggio senza perdere il cuore del Vangelo. 3. La nostra fede sa uscire dalle mura della Chiesa? Come Roncalli, siamo chiamati a incontrare tutti, soprattutto chi soffre, senza paura e senza pregiudizi.
Star allegri sempre con tutti, é già  un bell'apostolato su questo mondo così triste e disgraziato.
 A Roma, beato Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l’abbondanza della carità cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all’efficacia della missione della Chiesa di Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II. 


NELLO STESSO GIORNO:

SANT' ALESSANDRO SAULI VESCOVO

Milano, 15 febbraio 1534 - Calosso d’Asti, 11 ottobre 1592

A Calosso d’Asti in Piemonte, transito di sant’Alessandro Sauli, vescovo dapprima di Aleria in Corsica e poi di Pavia, che, membro della Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo, diede sollievo ai poveri con mirabile carità.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


sabato 10 ottobre 2026

10.10 SAN DANIELE COMBONI

SAN DANIELE COMBONI
San Daniele Comboni nacque nel 1831 da una famiglia contadina e fu educato alla fede e alla vocazione missionaria. Alla scuola di don Nicola Mazza scoprì l’amore per l’Africa e maturò il sogno di evangelizzarla valorizzando le capacità dei suoi popoli. Nel 1857 partì per la sua prima missione in Africa, affrontando malattie e grandi difficoltà. La malaria lo costrinse a rientrare in Italia, ma non spense la sua passione missionaria. «O Nigrizia o morte» divenne il motto della sua radicale vocazione. Comboni era convinto che il Vangelo dovesse entrare nella vita dei popoli africani attraverso la loro partecipazione. Da qui nacque il suo progetto: «Salvare l’Africa con l’Africa». Per questo promosse scuole per formare sacerdoti, religiose, medici e insegnanti africani. Nel 1867 fondò il suo primo istituto missionario e nel 1872 quello femminile. Fu anche un grande animatore missionario in Europa, cercando aiuti e suscitando nuove vocazioni. Al Concilio Vaticano I coinvolse numerosi vescovi nel progetto di evangelizzazione dell’Africa Centrale. La conversione della «Nigrizia» divenne la passione che orientò tutta la sua esistenza. Si impegnò concretamente contro la tratta degli schiavi e per la dignità delle popolazioni africane. La sua missione univa evangelizzazione, promozione umana e liberazione. Comboni affrontò incomprensioni, malattie, povertà e ostacoli senza abbandonare il suo progetto. Era sostenuto dalla certezza che la missione fosse opera di Dio. La sua fiducia nelle capacità degli africani fondò una visione missionaria basata sulla corresponsabilità. Morì nel 1881, consumato dalle fatiche e dalle prove della sua vocazione. La sua eredità continua nei Missionari Comboniani e nelle Suore Missionarie Comboniane. La sua vita ci ricorda che la missione nasce da una passione capace di attraversare ogni sacrificio. San Daniele Comboni ci provoca oggi a chiederci per quale Vangelo siamo disposti davvero a spendere la nostra vita. Per noi oggi 1. Abbiamo ancora una passione che ci brucia dentro? Comboni non viveva la missione come un compito, ma come la ragione della sua vita: e noi, per che cosa arde il nostro cuore? 2. Crediamo davvero nelle persone? «Salvare l’Africa con l’Africa» significa non sostituirsi all’altro, ma riconoscerne i talenti: quanto spazio lasciamo agli altri per diventare protagonisti? 3. Quanto siamo disposti a pagare per il Vangelo? Fatica, malattia e fallimenti non fermarono Comboni: la nostra fede resiste quando seguirla diventa scomodo e costoso?
Le opere di Dio nascono e crescono ai piedi della Croce.
 Nella città di Khartum in Sudan, san Daniele Comboni, vescovo, che fondò l’Istituto per le Missioni Africane e, nominato vescovo in Africa, si prodigò senza mai lesinare energie nel predicare il Vangelo in quelle regioni e nel prendersi in tutti i modi cura della dignità degli esseri umani.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN CASIMIRO PRINCIPE POLACCO
Cracovia, Polonia, 3 ottobre 1458 – Grodno, Lituania, 4 marzo 1484
San Casimiro, figlio del re di Polonia, che, principe, rifulse per lo zelo nella fede, la castità, la penitenza, la generosità verso i poveri e la devozione verso l’Eucaristia e la beata Vergine Maria e ancora giovane, consunto dalla tisi, nella città di Grodno presso Vilnius in Lituania si addormentò nella grazia del Signore. Nel Rito Ambrosiano si celebra il 10 ottobre.

MADONNA DELLA MISERICORDIA, GALLIVAGGIO, SONDRIO
mercoledì 10 ottobre 1492
Due ragazze di Lirone e Vhò, mentre raccoglievano castagne, apparve la Madonna, il mercoledì 10 ottobre 1492. La Vergine si mostrò in una luce straordinaria e affidò alle due ragazze il suo messaggio di avvertimento, di speranza e di richiamo a una vita cristiana rinnovata e autentica, invitando alla preghiera e alla penitenza per ottenere da Dio misericordia. 

 

📲 I MIEI SOCIAL:

venerdì 9 ottobre 2026

09.10 BEATA VERGINE DEL MIRACOLO - MADONNA DELLA GAMBA

BEATA VERGINE DEL MIRACOLO - MADONNA DELLA GAMBA
La storia Venturina Bonelli, una piccola contadina di 12 anni, soffriva da tempo alla gamba sinistra a causa di una cancrena. L'unico rimedio, ormai, era l'amputazione dell'arto, ma la madre si rifiutò e portò la giovane davanti all'Altare della Madonna, nella Chiesa della Ripa, dove pregarono e piansero. Dopo alcune ore, Venturina ebbe l'apparizione della Madre di Dio, che le curò miracolosamente la gamba inferma, guarendola completamente. Era il 9 ottobre 1440. Per ringraziare la Vergine, la famiglia Bonelli e la popolazione del piccolo paese ingrandirono e decorarono la Chiesa della Ripa, invocando al Miracolo della Madonna. Nel 1579 la casa dove avvenne l'apparizione fu trasformata in chiesetta, divenendo in seguito il futuro Santuario.Il Santuario Nel 1468 venne costruito il Santuario della Ripa, mentre il secondo Santuario fu realizzato in 7 anni (dal 1592 al 1599). L'attuale Santuario, rifatto dalle fondamenta, vide la luce solo intorno al 1740. La parte esterna dell'edificio sacro è arricchita da nicchie, statue e bassorilievi. Da ammirare soprattutto il bassorilievo del portale, che raffigura la Vergine mentre opera il miracolo sulla ragazza. L'interno, in stile tardo barocco, è decorato da cornicioni, lesene, sculture e tele. L'altare maggiore è in marmo, e dietro di esso si possono osservare tre preziose tele che illustrano l'Annunciazione, la Fuga in Egitto e Guarigione di Venturina. Sotto l'altare maggiore, invece, troviamo la cripta, ossia la stanza della piccola Venturina dove avvenne l'Apparizione. Vicino all'altare della cripta notiamo il gruppo di sculture della Madonna e della Veggente del 1702 e altre importanti tele del Seicento e Settecento come la Natività, un Compianto sul Cristo Morto, il Transito di Giuseppe e la Madonna Addolorata. Il campanile, sempre in stile barocco, è del 1797. Per noi oggi 1. Davanti all’impossibile, ci arrendiamo troppo presto? Venturina e sua madre ci provocano a non considerare chiusa una storia quando tutto sembra ormai perduto. 2. La nostra fede è ancora capace di sperare? Preghiamo soltanto quando non abbiamo più soluzioni, o crediamo davvero che Dio possa entrare nelle nostre ferite? 3. Sappiamo riconoscere i “miracoli” di oggi? Forse Dio continua ad agire, ma ci manca lo sguardo per riconoscere la speranza che rinasce nelle nostre comunità e nelle nostre vite.
La storia Venturina Bonelli, una piccola contadina di 12 anni, soffriva da tempo alla gamba sinistra a causa di una cancrena. L'unico rimedio, ormai, era l'amputazione dell'arto, ma la madre si rifiutò e portò la giovane davanti all'Altare della Madonna, nella Chiesa della Ripa, dove pregarono e piansero. Dopo alcune ore, Venturina ebbe l'apparizione della Madre di Dio, che le curò miracolosamente la gamba inferma, guarendola completamente. Era il 9 ottobre 1440. Per ringraziare la Vergine, la famiglia Bonelli e la popolazione del piccolo paese ingrandirono e decorarono la Chiesa della Ripa, invocando al Miracolo della Madonna. Nel 1579 la casa dove avvenne l'apparizione fu trasformata in chiesetta, divenendo in seguito il futuro Santuario.

 NELLO STESSO GIORNO:

SAN DIONIGI E COMPAGNI VESCOVO E MARTIRI

sec. III

Secondo la tradizione, fu il primo vescovo di Parigi, inviato in Gallia dal Papa Fabiano nel 250. Subì il martirio insieme a Rustico ed Eleuterio. Le sue reliquie sono custodite nella Basilica che Santa Genoveffa fece erigere nel 495. Accanto ad essa nel secolo VII sorse la celebre abbazia che da lui prese il nome.


SAN GIOVANNI LEONARDI SACERDOTE

Diecimo, Lucca, 1541 - Roma, 9 ottobre 1609

San Giovanni Leonardi, sacerdote, che a Lucca abbandonò la professione di farmacista da lui esercitata, per diventare sacerdote. Fondò, quindi, l’Ordine dei Chierici regolari, poi detto della Madre di Dio, per l’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli, il rinnovamento della vita apostolica del clero e la diffusione della fede cristiana in tutto il mondo, e per esso dovette affrontare molte tribolazioni. Pose a Roma le fondamenta del Collegio di Propaganda Fide e morì in pace in questa città, sfinito dal peso delle sue fatiche.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


giovedì 8 ottobre 2026

08.10 SANT' UGO CANEFRI DA GENOVA

SANT' UGO CANEFRI DA GENOVA

Sant’Ugo nacque probabilmente ad Alessandria intorno al 1168, proprio negli anni della fondazione della città, in una nobile famiglia, i Canefri, profondamente legata alla vita civile ed ecclesiale. Cresciuto in un ambiente di grande fede e rigore, da giovane partecipò probabilmente alla Terza Crociata e in seguito entrò tra i Cavalieri di San Giovanni, scegliendo di mettere la propria vita al servizio di Dio e dei più poveri. Destinato a Genova, presso la Commenda e l’Ospedale di San Giovanni di Prè, si distinse non per il prestigio del suo incarico, ma per la sua straordinaria carità verso gli ammalati e i poveri. Vestiva con grande austerità, portava il cilicio, digiunava e trascorreva molto tempo nella preghiera; soprattutto, serviva personalmente gli infermi, arrivando a lavare loro i piedi e a seppellire i morti. In lui la Croce di Cristo, che portava sul petto, era soprattutto scolpita nel cuore. La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli, tra cui la salvezza di una nave durante una terribile tempesta e la sorgente fatta scaturire dalla roccia con il segno della croce per venire incontro alle necessità della popolazione. Ma il vero miracolo della sua vita fu una santità concreta, fatta di preghiera, sacrificio, umiltà e servizio. Sant’Ugo ci mostra così che la grandezza cristiana non consiste nel potere o nella posizione occupata, ma nella capacità di diventare servo dei fratelli, soprattutto dei più fragili. Morì a Genova l’8 ottobre 1233 e fu subito venerato come santo. La sua figura rimane legata alla storia di Alessandria e di Genova, ma soprattutto alla testimonianza di un uomo che seppe trasformare la fede ricevuta dalla propria famiglia in una vita interamente donata a Dio e agli ultimi. La sua vita ci ricorda che la vera autorità cristiana nasce dal servizio, non dal prestigio o dal riconoscimento degli uomini. Ancora oggi Sant’Ugo ci invita a custodire un cuore capace di pregare nel silenzio e amare concretamente, facendo della nostra vita un dono per chi ci è affidato. Per noi oggi: 1. Quanto vale per noi una fede che non diventa servizio? Sant’Ugo non si limitò a pregare: si sporcò le mani con i poveri e gli ammalati. La nostra fede si vede davvero da quanto siamo capaci di servire? 2. Cerchiamo il prestigio o la santità? Ugo apparteneva a una famiglia nobile, ma scelse l’umiltà e il servizio. Anche noi sappiamo rinunciare ai nostri privilegi per metterci a disposizione degli altri? 3. Dove troviamo il tempo per pregare? Sant’Ugo univa una profonda vita di preghiera a un instancabile servizio. Forse non ci manca il tempo: ci manca una vera priorità data a Dio.
“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano”. (1Cor 2,9)
 A Genova, sant’Ugo, religioso, che, dopo aver prestato a lungo servizio come soldato in Terra Santa, rifulse per bontà e carità verso gli indigenti come maestro della Commenda dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme in questa città.

NELLO STESSO GIORNO: 
SANT' ANSELMO II DI LUCCA (O DA BAGGIO) VESCOVO
Baggio, Milano, c. 1040 - Mantova, 18 marzo 1086
A Mantova, transito di sant’Anselmo, vescovo di Lucca: fedelissimo alla Sede Romana, durante la lotta per le investiture ripose nelle mani del papa san Gregorio VII l’anello e il pastorale, che a malincuore aveva ricevuto dall’imperatore Enrico IV; scacciato dalla sua sede da parte dei canonici che rifiutavano la vita comune con lui, fu mandato come legato in Lombardia dal papa, al quale fu di grande aiuto. Nella diocesi di Milano la sua memoria si celebra l'8 ottobre.

SAN GIOVANNI CALABRIA SACERDOTE
Verona, 8 ottobre 1873 - Verona, 4 dicembre 1954
A Verona, san Giovanni Calabria, sacerdote, che fondò la Congregazione dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Divina Provvidenza. La sua memoria è celebrata a Verona, sua diocesi di origine e dove visse gran parte della vita, l'8 ottobre.

SAN FELICE DI COMO VESCOVO
IV sec.
A Como, san Felice, vescovo, che, ordinato da sant’Ambrogio da Milano, resse per primo la Chiesa di questa città.

 

📲 I MIEI SOCIAL: