venerdì 9 ottobre 2026

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,1-14

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 22,1-14

La parabola ci presenta un re che prepara una festa di nozze per suo figlio e desidera condividere la sua gioia con tutti. È l’immagine di Dio che non si stanca mai di invitarci alla sua festa, alla comunione con Lui, a una vita piena e vera. Ma gli invitati cominciano a trovare scuse: uno deve andare al campo, un altro deve occuparsi dei propri affari. Non rifiutano necessariamente Dio con parole cattive; semplicemente hanno altro da fare. Ed è forse proprio questo il pericolo più grande anche per noi: non dire “no” a Dio, ma continuare a rimandarlo. Una storia vera che lo mostra bene è quella di Sant’Agostino. Per anni aveva conosciuto il cristianesimo, aveva ascoltato la parola di Dio e aveva avuto accanto persone che pregavano per lui, ma continuava a rimandare la sua conversione. Nel suo cuore desiderava Dio, ma allo stesso tempo non voleva rinunciare alle sue abitudini e ai suoi progetti. Nelle Confessioni racconta questa lotta interiore con una frase diventata famosa: «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova». Agostino aveva ricevuto l’invito, ma per molto tempo non aveva avuto il coraggio di entrare davvero alla festa. Finché un giorno comprese che non poteva continuare a vivere diviso e si lasciò conquistare dalla grazia. La sua storia ci ricorda che Dio continua a chiamare, anche quando noi rimandiamo. Ma il Vangelo aggiunge un particolare importante: per rimanere alla festa occorre l’abito nuziale. Non basta essere invitati, né basta dichiararsi cristiani: occorre lasciarsi cambiare il cuore. L’abito nuziale è la carità, l’amore concreto che trasforma la fede in vita. Possiamo frequentare la Chiesa, pregare e parlare di Dio, ma se manca l’amore, qualcosa di essenziale non c’è. La domanda allora è semplice e scomoda: ho davvero indossato l’abito del Vangelo? Forse Dio ci sta invitando ancora oggi, ma noi continuiamo a rispondere: “Adesso non posso, ho altro da fare”. La festa è pronta: non rimandiamo ancora l’incontro con Lui.
per noi oggi 1. Qual è la mia scusa? Cosa metto continuamente davanti a Dio: il lavoro, gli impegni, le preoccupazioni, il denaro, il divertimento? 2. Sono davvero entrato alla festa? Essere cristiano non significa soltanto essere stato invitato: significa lasciare che Cristo cambi il mio modo di vivere.
3. Che abito indosso? La mia fede si vede nell’amore concreto, nel perdono, nella misericordia e nel servizio, oppure è soltanto un abito esteriore?

 

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