lunedì 31 agosto 2026

31.08.2026 - 1Cor 2,1-5 - Lc 4,16-30 - Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
    1. San Paolo ricorda alla comunità di Corinto come si è comportato fra di loro quando è arrivato: VI HO ANNUNCIATO IL MISTERO DI DIO nella semplicità, mi sono presentato nella mia debolezza, nella mia umanità della mia persona guidata dallo Spirito. UN ESEMPIO PER TUTTI!
    2. HO DETTO DI SAPERE UNA COSA SOLA: GESÙ CRISTO CROCIFISSO. Paolo si è presentato come un uomo pieno di Cristo avvolto dallo spirito di Gesù, una persona luminosa sebbene debole, povero, senza mezzi e senza abilità di parola. CRISTO TUTTO!
    3. Parlava di un uomo morto sulla croce, più debole di così! Eppure Paolo attirò, molte persone rimasero colpite dalla sua luce, GUSTARONO LA BELLEZZA DELLA VITA ATTRAVERSO LA SAPIENZA DI PAOLO. Paolo illuminato da Cristo è diventato luce per gli altri. IL GIUSTO RISPLENDE COME LUCE.

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    + Dal vangelo secondo Luca - Lc 4,16-30
    In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
    «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
    per questo mi ha consacrato con l’unzione
    e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
    a proclamare ai prigionieri la liberazione
    e ai ciechi la vista;
    a rimettere in libertà gli oppressi
    e proclamare l’anno di grazia del Signore
    ».
    Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
    Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. 

     

    Dio ha voluto che la missione di Gesù iniziasse con l'annuncio della liberazione, dalle schiavitù del peccato e della morte e dalla nostra tendenza a vivere senza Dio. Ogni istante della nostra vita dovrebbe essere un tempo di Grazia, di liberazione e di accoglienza della Parola. Evangelizzare i poveri è la missione di Gesù e la nostra: essere cristiano è essere missionario. Annunciare il Vangelo con la vita e la parola è il compito principale della comunità cristiana. Non è solo assistenza sociale o attività politica, ma offrire la forza del Vangelo che converte i cuori, risana le ferite e trasforma i rapporti secondo l’amore. I poveri sono al centro del Vangelo. Ci stai?

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    In casa nessuno è profeta. Se il Vangelo suona troppo familiare non funziona, è “spuntato”, smette di essere profezia. Come si trova l’equilibrio tra il familiare e l’inquietante?

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    31.08 - SAN GIUSEPPE D'ARIMATEA

    SAN GIUSEPPE D'ARIMATEA
    San Giuseppe d’Arimatea, ricordato dai quattro Evangelisti, fu un uomo ricco e membro del Sinedrio, ma anche un vero discepolo di Gesù, sebbene inizialmente avesse vissuto la fede con prudenza per timore dei Giudei. Durante il processo a Gesù ebbe il coraggio di opporsi alle decisioni ingiuste dell’assemblea, mostrando il suo senso della giustizia e la sua attesa del Regno di Dio.
    Dopo la morte del Maestro compì il gesto più audace: si presentò davanti a Ponzio Pilato per chiedere il corpo di Cristo e impedirne la sepoltura anonima. Con l’aiuto di Nicodemo e delle donne pie, avvolse il corpo di Gesù in una sindone profumata e lo depose nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, preparato vicino al Calvario. Da quel momento la sua storia entrò anche nella tradizione cristiana attraverso diversi scritti apocrifi.
    Alcuni racconti narrano della sua prigionia miracolosa e della sua liberazione, altri lo collegano alla diffusione del Vangelo in diverse terre. Nel Medioevo la figura di Giuseppe d’Arimatea si intrecciò con il mito del Santo Graal, il prezioso vaso che avrebbe custodito il sangue di Cristo. Secondo queste tradizioni leggendarie egli avrebbe viaggiato per evangelizzare la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Inghilterra. La Chiesa però conserva soprattutto il ricordo evangelico di un uomo che trasformò la paura in coraggio. Giuseppe d’Arimatea rappresenta il discepolo che non rimane nascosto quando arriva l’ora della prova.
    La sua scelta dimostra che la fede autentica si rivela nelle opere concrete di amore, compassione e fedeltà. Il suo culto antico fu presente soprattutto in Oriente e successivamente si diffuse anche in Occidente. Il Martirologio Romano lo ricorda il 17 marzo. La sua testimonianza invita ogni cristiano a non vergognarsi di Cristo nei momenti difficili. Come Giuseppe, anche noi siamo chiamati a custodire e servire il Signore con gesti semplici ma coraggiosi.
    La sua figura rimane un esempio di conversione, perché colui che prima taceva divenne colui che difese pubblicamente Gesù. La memoria di Giuseppe d’Arimatea richiama il valore della fedeltà silenziosa che, nel momento decisivo, diventa testimonianza luminosa. per noi oggi 1. Quante volte diciamo di credere in Cristo, ma restiamo nascosti per paura del giudizio degli altri? La fede vera emerge quando siamo chiamati a scegliere, anche se costa sacrificio e solitudine. 2. Giuseppe d’Arimatea non fece grandi discorsi: fece un gesto concreto nel momento più buio. Anche oggi il mondo ha bisogno meno di parole e più di persone capaci di prendersi cura. 3. Il sepolcro vuoto iniziò con il coraggio di un uomo che offrì ciò che aveva a Gesù. Cosa siamo disposti a mettere nelle mani di Dio perché possa trasformarlo in vita nuova?
    sec. I
       A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che raccolsero il corpo di Gesù sotto la croce, lo avvolsero nella sindone e lo deposero nel sepolcro. Giuseppe, nobile decurione e discepolo del Signore, aspettava il regno di Dio; Nicodemo, fariseo e principe dei Giudei, era andato di notte da Gesù per interrogarlo sulla sua missione e, davanti ai sommi sacerdoti e ai Farisei che volevano arrestare il Signore, difese la sua causa. 

    NELLO STESSO GIORNO:

    SANT'ABBONDIO di Como 

    Tessalonica, ... – + Como, 468

    Secondo la tradizione, Abbondio era inizialmente coadiutore di Amanzio, terzo vescovo della diocesi di Como, che aveva consolidato la presenza cristiana in città e nella vastissima diocesi. Amanzio aveva ordinato Abbondio sacerdote e già prima della morte lo aveva designato alla propria successione, consacrandolo vescovo il 17 novembre 440. Alla morte di Amanzio, nel 450 circa, Abbondio divenne così il quarto vescovo di Como, dopo Felice, Probino e, appunto, Amanzio.

    SAN FELICE di Como

    metà IV secolo – Como, 8 ottobre 391

    San Felice (†391) fu il primo vescovo di Como, consacrato da sant’Ambrogio che lo inviò a evangelizzare il municipium lariano, a testimonianza della grande spinta missionaria della Chiesa di Milano in quella particolare fase storica. Dopo le persecuzioni dei primi tre secoli e la libertà di culto ottenuta con gli editti del 311 e 313, il cristianesimo era stato dichiarato religione ufficiale dell’Impero dall’editto di Tessalonica del 380. È possibile che quando Felice iniziò la sua missione fosse già presente una comunità di cristiani, visto che san Fedele era stato inviato a Como alla fine del secolo precedente, subendo il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano.

     

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    domenica 30 agosto 2026

    Ger 20,7-9 - Rm 12,1-2 - Mt 16,21-27 - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    Domenica 30 Agosto 2026

     

    Dal libro del profeta Geremìa - Ger 20,7-9

    Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
    mi hai fatto violenza e hai prevalso.
    Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
    ognuno si beffa di me.
    Quando parlo, devo gridare,
    devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
    Così la parola del Signore è diventata per me
    causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
    Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
    non parlerò più nel suo nome!».
    Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
    trattenuto nelle mie ossa;
    mi sforzavo di contenerlo,
    ma non potevo.
    1. Geremia si rivolge al Signore quasi accusandolo: “MI HAI SEDOTTO” è come dire mi ha ingannato, mi hai fatto violenza, IO MI SONO LASCIATO SEDURRE E TU HAI PREVALSO. Mi sono innamorato ma adesso la situazione si è deteriorata: SONO STANCO di dover ripetere violenza, oppressione, di essere deriso ogni giorno ognuno si fa beffe di me. È UN DIO D’AMORE CHE SEDUCE, LASCIATI SEDURRE…

    2. Il profeta e non ne può più! Dice: “mi sono riproposto, non penserò più a lui non parlerò più nel suo nome” come dire do le dimissioni, basta, me ne vado. Il profeta CONFESSA A SÉ STESSO il proprio stato d'animo e RICONOSCE CHE NON PUÒ SMETTERE che non può interrompere la sua missione perché C'È UN FUOCO DENTRO DI LUI. È la presenza di Dio…

    3. QUESTO FUOCO FA INNAMORARE, arde, riscalda illuminata e non si consuma. Che fare?  Geremia DEVE IMPARARE AD ACCETTARE quella missione che gli è stata data anche se non gli piace, anche se non corrisponde al suo stile. Lui è uomo dolce, poeta, avrebbe voluto parlare di cose belle invece deve parlare di violenza e di oppressione PER SEGUIRE QUEL FUOCO DEVE DIRE DI NO A SÉ STESSO... E Tu sei disposto?

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    Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 12,1-2

    Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
    Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
    1. Vi esorto dunque, TENENDO CONTO DI TUTTO QUELLO CHE HO DETTO sulla salvezza operata da Dio, sulla giustizia che viene in base alla Fede, sia per i cristiani sia per gli ebrei, VI ESORTO, per la misericordia di Dio, A OFFRIRE I VOSTRI CORPI come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. FATE DI VOI STESSI IL LUOGO E IL TEMPO DOVE LA GRAZIA DEL SIGNORE VIENE CELEBRATA.

    2. Per l’Antico il sacrificio a Dio è un animale ucciso, ora VOI SIETE QUEL SACRIFICIO che continua a vivere, è un sacrificio Santo e gradito a Dio. Il vostro culto spirituale è il CULTO RAZIONALE cioè degno di un uomo, non fatto da animali ma FATTO DALLA VOSTRA PERSONALITÀ DALLA VOSTRA LOGICA. Il vostro culto è l'offerta di voi stessi.

    3. “Non conformatevi alla mentalità del mondo ma trasformatevi per poter capire qual è la volontà di Dio”. ECCO COSA SIGNIFICA RINNEGARE SÉ STESSI: trasformarsi per discernere ciò che è buono ciò che è gradito a Dio, quindi ciò che è perfetto. IL NOSTRO CAMMINO È PROPRIO IN QUESTO DISCERNIMENTO di ciò che è il volere di Dio.

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    + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,21-27
    In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
    Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
    Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
    Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
    Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

    1. Gesù annuncia ai suoi discepoli che È NECESSARIO andare a Gerusalemme, soffrire, essere ucciso e poi risorgere. La nascita del MONDO NUOVO, deve passare attraverso il dono della vita di Gesù. Noi godiamo di questo dono e vogliamo AMARE COME GESÙ…
    2. Questo discorso risulta troppo duro per i discepoli, in particolare per Pietro. Perché Gesù deve morire così?? Lo tira in disparte e gli dà un suggerimento “non ti accadrà mai”. Gesù lo chiama ‘SATANA’. Pietro ha ancora TANTA strada da fare, e la farà FINO A DONARE TUTTO IL SUO AMORE E TUTTA LA VITA AL MAESTRO, morendo ‘quasi’ come Lui in croce, ma con la testa all’ingiù. BUON CAMMINO…
    3. Gesù fa seguire al rimprovero alcuni insegnamenti per i discepoli, PER NOI. PER SEGUIRLO È NECESSARIO: rinnegare sé stessi - prendere la croce, ossia perdere la propria vita a causa Sua. SEI DISPOSTO? LA TUA VITA SARÀ SALVA…
    BUONA DOMENICA...

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    LA BELLEZZA

    "... rinnega te stesso, prendi la tua croce, seguimi... chi vorrà salvare la propria vita la perderà...". È questa la testimonianza che noi cristiani siamo chiamati a dare. Non adeguiamoci alla mentalità del mondo, non tradiamo i nostri ideali e non scendiamo a patti con tutti. Dobbiamo essere una spina nel fianco della società testimoniando la bellezza della vita secondo Dio.

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    LECTIO DIVINA – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

    OMELIA – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

     

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    Lc 9,7-11 - RITO AMBROSIANO - I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

    RITO AMBROSIANO
    I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
    Domenica 30 Agosto 2026
    + Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 9,7-11

    In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

    Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 

    1. Gesù è un mistero insondabile. Non solo per Erode ma anche per ogni discepolo GESÙ È ‘DI PIÙ’, è l’infinito che si trasfonde nel finito, è Dio che ‘si restringe’ nell’umano. 
    2. Gli uomini finché cercheranno in Gesù qualcosa che appartiene al passato, NON RIUSCIRANNO A VEDERE LA RADICALE NOVITÀ CHE PORTA CON SÉ. Anche noi a volte continuiamo a cercare un passato che non può tornare e così PERDIAMO LA BELLEZZA CHE SI RIVELA DAVANTI A NOI solo perché non la guardiamo. Viviamo l’OGGI DI DIO
    3. I discepoli raccontano a Gesù le cose accadute. HANNO SPERIMENTATO LA POTENZA DELLA PAROLA E LA FATICA. Gesù li prende con sé e li conduce in un luogo appartato. C'è l'alternarsi dei momenti quello della FATICA e del RIPOSO. Abbiamo bisogno di stare insieme e vivere un momento di fraternità e di riposo. È LA DOMENICA…
    BUONA DOMENICA…

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    30.08 - BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER

    BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER
    Il beato Alfredo Ildefonso Schuster nacque a Roma il 18 gennaio 1880 in una famiglia semplice e profondamente cristiana. Rimasto orfano di padre a soli undici anni, fu accolto nello studentato benedettino di San Paolo fuori le Mura, dove maturò una profonda vocazione monastica. Formato da grandi maestri spirituali, imparò ad amare la preghiera, lo studio e la vita secondo la Regola di san Benedetto.
    Ordinato sacerdote nel 1904, si distinse subito per la sua sapienza, l'umiltà e la capacità di governo. Fu maestro dei novizi, procuratore generale della Congregazione Cassinese, priore e infine abate di San Paolo fuori le Mura, senza mai abbandonare la passione per la liturgia, la storia della Chiesa e l'archeologia cristiana.
    Nel 1929 Pio XI lo nominò arcivescovo di Milano e poco dopo cardinale. Guidò la Chiesa Ambrosiana ispirandosi a san Carlo Borromeo, dedicandosi con instancabile zelo alla difesa della fede, alla formazione del clero e alla santificazione del popolo. Visitò instancabilmente le parrocchie, celebrò sinodi, promosse congressi eucaristici e curò con particolare attenzione il decoro della liturgia, convinto che la bellezza del culto conducesse le anime a Dio.
    La sua presenza tra la gente fu continua, soprattutto nei momenti più difficili della storia, diventando per tutti un padre e un punto di riferimento. Amava profondamente il seminario di Venegono, da lui voluto come una vera cittadella di preghiera e formazione sacerdotale. Proprio lì concluse la sua vita il 30 agosto 1954, lasciando ai seminaristi un testamento spirituale rimasto celebre: "La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione... ma davanti alla santità ancora crede." E aggiunse parole ancora oggi attualissime: "Il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi; ha paura della nostra santità." Il grande corteo che accompagnò il suo funerale confermò quanto fosse amato e riconosciuto come autentico uomo di Dio.
    Beatificato da san Giovanni Paolo II il 12 maggio 1996, continua a essere un luminoso esempio di pastore, monaco e vescovo che ha fatto della santità il centro della propria missione. per noi oggi 1. Oggi investiamo energie in mille attività pastorali, ma Schuster ricorda che senza santità ogni opera rischia di perdere la sua forza. 2. Il mondo non ha bisogno di cristiani che si adeguano, ma di uomini e donne che vivono il Vangelo fino in fondo. 3. Se il demonio teme davvero la santità più di qualsiasi iniziativa, allora la domanda è semplice: stiamo cercando il successo o la santità?
    Roma, 18 gennaio 1880 – Venegono Inferiore, Varese, 30 agosto 1954
       A Venegono vicino a Varese, transito del beato Alfredo Ildefonso Schuster, vescovo, che, da abate di San Paolo di Roma elevato alla sede di Milano, uomo di mirabile sapienza e dottrina, svolse con grande sollecitudine l’ufficio di pastore per il bene del suo popolo. 


    sabato 29 agosto 2026

    29.08.2026 - Ger 1,17-19 - Mc 6,17-29 - Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

     

    Dal libro del profeta Geremìa - Ger 1,17-19

    In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore:
    «Tu, stringi la veste ai fianchi,
    àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
    non spaventarti di fronte a loro,
    altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
    Ed ecco, oggi io faccio di te
    come una città fortificata,
    una colonna di ferro
    e un muro di bronzo
    contro tutto il paese,
    contro i re di Giuda e i suoi capi,
    contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
    Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
    perché io sono con te per salvarti».
    1. Geremia è inviato per annunciare CON PARRESIA (franchezza) la parola che il Signore. È evidente, sia nella storia di Geremia, come in quella di tanti profeti, compreso Giovanni Battista di cui oggi noi celebriamo il martirio, che Dio non ha protetto la vita di questi profeti; ESSI SONO STATI VITTIME INNOCENTI DI UNA VIOLENZA TERRIBILE E BANALE sgorgata dal rifiuto della parola del Signore che loro annunciavano.
    2. Come interpretare il fatto che sono stati uccisi proprio perché mandati ad annunciare la parola del Signore? LA PROMESSA DEL SIGNORE SI COLLOCA più che sulla custodia della vita fisica, SULLA GARANZIA DELLA PRESENZA ACCANTO AL PROFETA. 
    3. Il profeta è vincitore non perché il Signore interviene miracolosamente per scamparlo dalla morte e dai nemici, ma perché SPERIMENTA ANCHE LÌ, DOVE SEMBRA UNO SCONFITTO, CHE L’AMORE DI DIO RIMANE FEDELE e lui rimane accanto a noi anche oltre la morte.

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    + Dal vangelo secondo Marco - Mc 6,17-29
    In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
    Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
    E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. 
    Si può uccidere per capriccio, per tirannia, per superbia. Si può uccidere per invidia. E così Giovanni finisce la sua vita sotto l’autorità di un re mediocre, ubriaco e corrotto, per il capriccio di una ballerina e per l’odio vendicativo di un’adultera. Così finisce il Grande, l’uomo più grande nato da donna”.
    Il santo, l’eroe, l’uomo intero provocano una gelosia rabbiosa che suscita rabbia fino alla violenza. E’ accaduto a Giovanni Battista, prototipo di ogni martire. Sta ancora accadendo a tanti cristiani e ad altri uomini, presi di mira solo per la loro diversità e forse per l’intensità e bellezza della loro umanità.
    Satana non sopporta il bello, il bene, la convivenza pacifica dei diversi, la collaborazione di quanti dovrebbero essere nemici e invece vivono da fratelli. Che cosa domandare se non che il bene rinasca, almeno come accade nel gesto pietoso dei discepoli del Battista che seppelliscono il maestro?

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    Per non perdere la faccia, il triste Erode fa tagliare la testa a Giovanni. Il più grande tra i nati di donna muore così, per il capriccio di una ragazzina viziata e di un sovrano vizioso. Far vivere gli altri ci costa, cosa siamo disposti a perdere?

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    29.08 - MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

    MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA
    Il martirio di San Giovanni Battista celebra la nascita al Cielo del Precursore di Cristo, l'ultimo e il più grande dei profeti, che preparò con la sua vita e con la sua morte la venuta del Messia.

    La memoria del 29 agosto ricorda il sacrificio di colui che Gesù definì "la lampada che arde e risplende", modello di fedeltà assoluta alla volontà di Dio. Giovanni fu arrestato per ordine di Erode Antipa perché aveva denunciato con coraggio la sua unione adulterina con Erodiade, moglie del fratello Filippo. Non cercò il consenso dei potenti, ma annunciò senza paura la verità, proclamando: "Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello." Durante il banchetto di compleanno del re, la danza di Salomè, istigata dalla madre, portò alla richiesta della testa del Battista su un vassoio. Per non perdere la faccia davanti agli invitati, Erode ordinò la sua decapitazione nella fortezza di Macheronte.

    I discepoli raccolsero il corpo del santo e andarono subito a riferire ogni cosa a Gesù, riconoscendo in Lui il compimento della missione del Precursore. Con il suo sangue Giovanni confermò tutto ciò che aveva annunciato con la voce, diventando il primo martire della verità evangelica. La sua morte anticipò la Passione di Cristo, mostrando che chi appartiene a Dio può essere rifiutato dal mondo, ma non sarà mai abbandonato dal Signore.

    Come insegna san Beda il Venerabile, Giovanni morì per Cristo, perché morì per la Verità, e Cristo stesso ha detto: "Io sono la Via, la Verità e la Vita." La sua testimonianza continua a parlare anche oggi, ricordandoci che il peccato non può essere giustificato né nascosto per convenienza. La fedeltà al Vangelo richiede coraggio, coerenza e disponibilità a pagare di persona. Giovanni Battista ci invita a preparare ogni giorno la strada al Signore con una vita santa, una coscienza retta e una fede incrollabile. Il suo esempio ci ricorda che la vera grandezza non consiste nel potere o nel successo, ma nella fedeltà a Dio fino all'ultimo respiro.

    per noi oggi

    1. Viviamo in un tempo in cui si preferisce tacere per non disturbare. Giovanni Battista ci insegna che il silenzio davanti alla verità può diventare complicità.

    2. Oggi si teme più il giudizio degli uomini che quello di Dio. Il Battista ha perso la testa, ma non ha mai perso la coscienza.

    3. Non basta dirsi cristiani quando tutto è facile. La vera fede si riconosce quando scegliere Cristo costa qualcosa.

    sec. I
       Memoria della passione di san Giovanni Battista, che il re Erode Antipa tenne in carcere nella fortezza di Macheronte nell’odierna Giordania e nel giorno del suo compleanno, su richiesta della figlia di Erodiade, ordinò di decapitare. Per questo, Precursore del Signore, come lampada che arde e risplende, rese sia in vita sia in morte testimonianza alla verità


    venerdì 28 agosto 2026

    28.08.2026 - 1Cor 1,17-25 - Mt 25,1-13 - Ecco lo sposo! Andategli incontro!

    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1,17-25

    Fratelli, Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
    La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:
    «Distruggerò la sapienza dei sapienti
    e annullerò l’intelligenza degli intelligenti».
    Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.
    Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
    1. La sapienza di Dio appare agli uomini come una stoltezza: la sapienza di Dio si rivela nella Croce, segno che appare agli uomini come una sconfitta e un obbrobrio. LA SAPIENZA DI DIO È L’AMORE, È CIÒ CHE SANA, CHE DONA LA VITA.
    2. LA SAPIENZA SECONDO GLI UOMINI È QUELLA CHE TI CONSENTE DI ESSERE RICONOSCIUTO COME UN VINCENTE. Ma Dio ha dimostrato che la sapienza del mondo è stolta se non è espressione dell’amore.
    3. IL SALVATORE CROCIFISSO SFIDA LA NOSTRA LOGICA E CI INVITA A GUARDARE IL MONDO DA UNA PROSPETTIVA DEL TUTTO NUOVA. Ci invita a riconoscere la vera sapienza e a vincere quelle forze interiori che rifiutano la croce per diventare testimoni credibili agli occhi del mondo.

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    + Dal vangelo secondo Matteo. - Mt 25,1-13
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
    «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
    A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
    Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
    Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

     

    La parabola delle dieci vergini risponde alla domanda sul ritardo della venuta del Signore, esortando a non vivere una vita insensata e a mantenere la pazienza nell'attesa. Non è importante quando il Signore tornerà, ma come vivere il tempo presente, ricco di opportunità di salvezza. Le vergini sagge hanno previsto il possibile ritardo dello sposo, dimostrando saggezza e preparazione. L'invito è a vegliare, poiché non conosciamo né il giorno né l'ora del suo ritorno. Dobbiamo procurarci l'olio per sostenere il cammino nei giorni più bui, così da incontrare lo Sposo e condividere la sua gioia. Buon cammino!

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     Il Cielo come un matrimonio, come festa nuziale. Niente di più gioioso e giocoso, niente di più serio. Tutto sta a prepararsi: siamo pronti a giocare (senza scherzare)?

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    28.08 - SANT' AGOSTINO

    SANT' AGOSTINO
    Sant'Agostino ( 354 - 430 ) è uno dei più grandi pensatori della storia della Chiesa, Dottore della Chiesa e autore delle celebri Confessioni. La sua vita dimostra che nessuna intelligenza basta senza la Grazia di Dio.
    Nato a Tagaste, ricevette dalla madre santa Monica una profonda educazione cristiana, mentre il padre Patrizio, pagano, si convertì solo poco prima di morire. Da giovane si lasciò sedurre dal successo, dai piaceri e dagli errori del manicheismo, vivendo per molti anni lontano da Cristo. Pur cercando sinceramente la verità, non trovava pace e il suo cuore rimaneva inquieto.
    Trasferitosi a Milano, rimase affascinato dalla predicazione di sant'Ambrogio, che gli fece scoprire la profondità delle Sacre Scritture. Determinanti furono anche le incessanti lacrime e preghiere di Monica, che non cessò mai di sperare nella conversione del figlio. Nel momento decisivo udì una voce che ripeteva: "Prendi e leggi"; aprì le lettere di san Paolo e comprese che Dio lo chiamava a cambiare vita.
    Nella Veglia pasquale del 387 ricevette il Battesimo dalle mani di sant'Ambrogio. Tornato in Africa, divenne sacerdote e poi vescovo di Ippona, dedicando tutta la sua vita alla difesa della fede e alla lotta contro le eresie. Nelle sue opere spiegò il rapporto tra fede e ragione, insegnando che entrambe conducono alla verità quando sono illuminate da Dio. Confutò con grande sapienza il manicheismo, il donatismo, il pelagianesimo e l'arianesimo, offrendo alla Chiesa un patrimonio teologico che ancora oggi illumina credenti e studiosi.
    Scrisse opere fondamentali come le Confessioni e La Città di Dio, nelle quali mostrò che la storia dell'uomo trova il suo significato soltanto in Cristo. Per Agostino il male non è una realtà creata da Dio, ma la privazione del bene causata dal peccato e dall'allontanamento dal Signore. Insegnò che il cuore umano è fatto per l'infinito e che nessun bene terreno può colmare il desiderio di felicità che abita ogni persona.
    Tra le sue espressioni più celebri restano "Credi per comprendere e comprendi per credere" e la preghiera: "Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova." La sua testimonianza continua ancora oggi a guidare milioni di persone nella ricerca della verità e nell'incontro con Cristo, ricordandoci che il cuore dell'uomo trova pace solo quando riposa in Dio.
    La sua vita dimostra che nessun peccato è più grande della misericordia divina e che chi si lascia trasformare dalla Grazia può diventare strumento di luce per il mondo intero. per noi oggi 1. Cerchiamo risposte ovunque, ma forse il vuoto che sentiamo è semplicemente un cuore che aspetta Dio. 2. La conversione di Agostino ci ricorda che nessuno è troppo lontano per essere raggiunto dalla misericordia di Cristo. 3. Le lacrime e la preghiera di una madre possono cambiare la storia di una famiglia e aprire la strada alla santità.
    Tagaste (Numidia), 13 novembre 354 – Ippona (Africa), 28 agosto 430
       Memoria di sant’Agostino, vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant’Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell’odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede. 


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    IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 16,21-27

    IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA Mt 16,21-27


    Dopo aver riconosciuto Gesù come il Cristo, Pietro si sente finalmente rassicurato. Ma Gesù comincia a parlare di sofferenza, rifiuto, croce e morte. Pietro non accetta questo discorso. Ancora oggi noi viviamo in una cultura che insegna a evitare ogni fatica, a cercare sempre la strada più facile, a fuggire ciò che costa. Eppure le cose più belle nascono quasi sempre da una rinuncia, da una perseveranza, da un sacrificio. Lo dimostra la storia vera di Ernest Shackleton. Nel 1914 partì per una spedizione in Antartide. La sua nave, l'Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci e fu distrutta. Lui e i suoi uomini si ritrovarono bloccati in uno degli ambienti più ostili del pianeta. Per mesi affrontarono fame, freddo, paura e incertezze. Shackleton avrebbe potuto pensare soltanto a salvare sé stesso. Invece si caricò sulle spalle la responsabilità dei suoi compagni. Rinunciò al proprio comfort, condivise ogni rischio e combatté fino all'ultimo per riportarli a casa. Alla fine riuscì a salvare tutti i membri della spedizione. La sua grandezza non nacque dal successo facile, ma dalla capacità di portare il peso della situazione per amore degli altri. Gesù porta questa logica all'estremo. Non ci chiede di cercare la sofferenza. Ci chiede di non fuggire l'amore quando l'amore costa. La croce non è il dolore in sé; la croce è il prezzo dell'amore fedele. Una madre che veglia un figlio malato porta una croce. Un coniuge che resta fedele nelle difficoltà porta una croce. Un giovane che sceglie l'onestà invece del compromesso porta una croce. Un cristiano che difende il Vangelo quando è impopolare porta una croce. E Gesù ci assicura che proprio lì si trova la vita vera: «Chi perderà la propria vita per causa mia la troverà». Alla fine non saremo giudicati da quanto abbiamo accumulato, ma da quanto abbiamo amato. Non da quanto abbiamo posseduto, ma da quanto abbiamo donato. PER NOI OGGI 1. Passiamo gran parte della vita a evitare sacrifici. E se invece fosse proprio il sacrificio per amore a renderci veramente felici? 2. Gesù dice di prendere la croce. Noi invece passiamo molto tempo a lamentarci delle nostre croci. Le stiamo portando o le stiamo soltanto trascinando?
    3. Se oggi dovessimo perdere tutto ciò che possediamo, resterebbe qualcosa per cui vale ancora la pena vivere e morire?

     

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    giovedì 27 agosto 2026

    27.08.2026 - 1Cor 1,1-9 - Mt 24,42-51 - Tenetevi pronti.

    Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 1,1-9

    Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
    Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
    Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!
    1. Questo testo rappresenta il saluto e il ringraziamento che Paolo fa alla comunità di Corinto, che ha fondato ed è risorta dopo la distruzione del 146 a.C. operata dai Romani. Alla Chiesa di Dio che è in Corinto Paolo AUGURA GRAZIA E PACE. La grazia è risanamento della nostra natura immersa nel peccato e la pace è il frutto della grazia. LA GRAZIA E LA PACE HA LA SUA ORIGINE IN DIO PADRE E NEL SIGNORE GESÙ CRISTO.
    2. Paolo ribadisce che i Corinzi hanno tutto, non manca loro nessun dono di grazia. Dio tutto ha donato per loro in Cristo Gesù e nello Spirito Santo. Ora si tratta, attraverso l’uso saggio e sapiente di ogni dono di grazia, di FAR SÌ CHE IL CRISTIANO SALGA LUI NEL CIELO, PER DIMORARE CON CRISTO per tutta l’eternità.
    3. FEDELE È DIO, fedele al suo amore eterno verso l’uomo, fedele al suo disegno eterno di salvezza in Cristo Gesù.  LA SUA FEDELTÀ VI RENDERÀ SALDI SINO ALLA FINE, irreprensibili. Chiamati alla comunione con Gesù VIVIAMO NELLA VIGILANZA E NELLA RESPONSABILITÀ, che significa vivere ciò che facciamo ALLA PRESENZA DI CHI ha avuto fiducia di noi affidandoci ciò che non è nostro.

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    + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 24,42-51

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
    Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
    Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
    Il Signore può apparire da un momento all’altro, senza preavviso. Per questo dobbiamo essere come servi che lavorano con coscienza e impegno in attesa del padrone. Da questa attesa il premio che il padrone darà. Agire diversamente è da imprudenti e fa correre il rischio di buttar via la vita. 
    Vegliare significa questo: non permettere che il cuore si impigrisca e che la vita spirituale si ammorbidisca nella mediocrità. È la preghiera che tiene accesa la lampada del cuore. Specialmente quando sentiamo che l’entusiasmo si raffredda, la preghiera lo riaccende, perché ci riporta a Dio, al centro delle cose. La preghiera risveglia l’anima dal sonno e la focalizza su quello che conta, sul fine dell’esistenza.
    "Il Figlio del­l’uomo verrà". Egli è già accanto a noi. Ricerchiamo la stella che guida e orienta il nostro cammino verso di Lui.
    E Tu, stai vivendo nell'attesa della Sua venuta oppure vivi alla giornata arrangiandoti come capita?

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    Un ladro nella notte. Niente di più inquietante, eppure forse è l’unico che ci può svegliare. La veglia, la vigilanza infatti ci potrà salvare, nient’altro. Siamo pronti ad essere sorpresi?

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    27.08 - SANTA MONICA

    SANTA MONICA
    Santa Monica (331-387) è uno dei più luminosi esempi di sposa e madre cristiana, ricordata soprattutto per il ruolo decisivo nella conversione del marito Patrizio e del figlio sant'Agostino.
    Nata in una famiglia cristiana, affrontò con fede e pazienza le difficoltà della vita matrimoniale, sopportando il carattere difficile e le infedeltà del marito senza perdere la fiducia in Dio. Con la preghiera, la dolcezza e la perseveranza ottenne la sua conversione e il suo Battesimo poco prima della morte.
    Rimasta vedova, dedicò tutte le sue energie spirituali alla salvezza dei figli, soffrendo profondamente per la vita lontana da Cristo di Agostino. Per anni pregò, pianse e sperò contro ogni speranza, senza mai arrendersi. Un santo vescovo le disse parole rimaste celebri: "È impossibile che il figlio di tante lacrime vada perduto." Questa certezza alimentò la sua fiducia anche nei momenti più difficili. Raggiunse il figlio a Milano, dove egli, grazie anche alla predicazione di sant'Ambrogio, iniziò il cammino che lo avrebbe portato alla conversione.
    Nella Veglia pasquale del 387, Agostino ricevette il Battesimo, realizzando il desiderio più grande della madre. Poco dopo, mentre si trovavano a Ostia, Monica confidò al figlio che ormai non desiderava più nulla su questa terra, perché aveva visto compiersi il progetto di Dio sulla sua vita. Le sue ultime parole rivelano un cuore completamente abbandonato alla volontà del Signore, senza più alcun attaccamento ai beni terreni.
    Morì il 27 agosto 387, dopo aver consumato la sua esistenza nell'amore, nella preghiera e nel servizio alla famiglia. La sua testimonianza continua a essere una fonte di speranza per tutti i genitori che pregano per i propri figli e per chi attende con pazienza la conversione di una persona cara.
    Ancora oggi Santa Monica è patrona delle madri, delle spose e delle vedove, modello di fiducia incrollabile nella misericordia di Dio. Santa Monica ci ricorda che la fede autentica non si stanca di amare, di attendere e di affidare tutto nelle mani di Dio. per noi oggi 1. Monica non ha smesso di pregare nemmeno quando tutto sembrava perduto. Noi ci arrendiamo troppo facilmente davanti alle difficoltà? 2. Ha cambiato la sua famiglia non con i rimproveri, ma con la santità della sua vita. Le nostre parole sono accompagnate dalla testimonianza? 3. Santa Monica ha creduto che Dio potesse cambiare il cuore di Agostino. Noi crediamo davvero che il Signore possa ancora trasformare le persone che amiamo?
    Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, 331 - Ostia, Roma, 27 agosto 387
       Memoria di santa Monica, che, data ancora giovinetta in matrimonio a Patrizio, generò dei figli, tra i quali Agostino, per la cui conversione molte lacrime versò e molte preghiere rivolse a Dio, e, anelando profondamente al cielo, lasciò questa vita a Ostia nel Lazio, mentre era sulla via del ritorno in Africa. 


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    MATHIAS DANTIN: "Chi non ha mai sofferto non conosce la felicità"

    MATHIAS DANTIN: "Chi non ha mai sofferto non conosce la felicità"

    Mathias Dantin viveva per il rugby e sognava di entrare nelle forze speciali francesi. Nato in Colombia e adottato da una famiglia cattolica dei Pirenei, aveva trovato nello sport la sua passione e il suo progetto di vita. Il 14 dicembre 2022, durante una partita scolastica, un placcaggio irregolare lo sollevò e lo scaraventò a terra provocandogli una gravissima lesione cervicale. Da quel momento diventò tetraplegico.
    Dopo lunghi interventi chirurgici e un doloroso percorso di riabilitazione, Mathias dovette affrontare una realtà completamente nuova. Accanto a lui rimasero la famiglia, gli amici più veri e il mondo del rugby, che non lo abbandonò. Ma la sfida più grande fu quella interiore. Di fronte alla sofferenza si domandò: “Perché proprio a me?”.
    La tentazione di ribellarsi a Dio e di perdere la fede fu forte. Eppure scelse un'altra strada. Comprese che lo scoraggiamento e la disperazione non potevano avere l'ultima parola. Ringraziò Dio non per la malattia, ma per il dono della vita che gli era stata conservata. Oggi frequenta spesso Lourdes, dove svolge servizio come volontario e testimonia la sua esperienza ai giovani. Attraverso l'associazione Courage Mathias promuove il rispetto delle regole sportive e una maggiore attenzione verso la disabilità.
    Non nasconde i momenti di rabbia e di fatica, ma rifiuta di vivere nel rancore. Anche verso chi ha causato il suo incidente cerca una strada di libertà interiore. La sua testimonianza culmina in una frase sorprendente: “Chi non ha mai sofferto non conosce la felicità.” Non perché il dolore sia un bene, ma perché attraversandolo ha scoperto il valore autentico delle persone, della fede, della speranza e della vita stessa.
    La sua storia mostra che una ferita può diventare una sorgente di luce per molti altri.
    per noi oggi: 1. La provocazione della sofferenza Viviamo cercando di eliminare ogni dolore, ma spesso è proprio nelle ferite che emergono le domande più vere e le risposte più profonde della vita. 2. La provocazione del perdono Molti custodiscono rancori per molto meno. Mathias, pur segnato per sempre, cerca di non vivere da vittima e di non lasciare che l'amarezza governi il suo futuro. 3. La provocazione della fede
    Quando tutto crolla, spesso ci allontaniamo da Dio. Mathias invece ha scelto di restare, scoprendo che la fede non elimina la sofferenza, ma può darle un significato.

     

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