SAN GIUSEPPE D'ARIMATEASan Giuseppe d’Arimatea, ricordato dai quattro Evangelisti, fu un uomo ricco e membro del Sinedrio, ma anche un vero discepolo di Gesù, sebbene inizialmente avesse vissuto la fede con prudenza per timore dei Giudei. Durante il processo a Gesù ebbe il coraggio di opporsi alle decisioni ingiuste dell’assemblea, mostrando il suo senso della giustizia e la sua attesa del Regno di Dio.
Dopo la morte del Maestro compì il gesto più audace: si presentò davanti a Ponzio Pilato per chiedere il corpo di Cristo e impedirne la sepoltura anonima. Con l’aiuto di Nicodemo e delle donne pie, avvolse il corpo di Gesù in una sindone profumata e lo depose nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, preparato vicino al Calvario. Da quel momento la sua storia entrò anche nella tradizione cristiana attraverso diversi scritti apocrifi.
Alcuni racconti narrano della sua prigionia miracolosa e della sua liberazione, altri lo collegano alla diffusione del Vangelo in diverse terre. Nel Medioevo la figura di Giuseppe d’Arimatea si intrecciò con il mito del Santo Graal, il prezioso vaso che avrebbe custodito il sangue di Cristo. Secondo queste tradizioni leggendarie egli avrebbe viaggiato per evangelizzare la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Inghilterra. La Chiesa però conserva soprattutto il ricordo evangelico di un uomo che trasformò la paura in coraggio. Giuseppe d’Arimatea rappresenta il discepolo che non rimane nascosto quando arriva l’ora della prova.
La sua scelta dimostra che la fede autentica si rivela nelle opere concrete di amore, compassione e fedeltà. Il suo culto antico fu presente soprattutto in Oriente e successivamente si diffuse anche in Occidente. Il Martirologio Romano lo ricorda il 17 marzo. La sua testimonianza invita ogni cristiano a non vergognarsi di Cristo nei momenti difficili. Come Giuseppe, anche noi siamo chiamati a custodire e servire il Signore con gesti semplici ma coraggiosi.
La sua figura rimane un esempio di conversione, perché colui che prima taceva divenne colui che difese pubblicamente Gesù. La memoria di Giuseppe d’Arimatea richiama il valore della fedeltà silenziosa che, nel momento decisivo, diventa testimonianza luminosa. per noi oggi 1. Quante volte diciamo di credere in Cristo, ma restiamo nascosti per paura del giudizio degli altri? La fede vera emerge quando siamo chiamati a scegliere, anche se costa sacrificio e solitudine. 2. Giuseppe d’Arimatea non fece grandi discorsi: fece un gesto concreto nel momento più buio. Anche oggi il mondo ha bisogno meno di parole e più di persone capaci di prendersi cura. 3. Il sepolcro vuoto iniziò con il coraggio di un uomo che offrì ciò che aveva a Gesù. Cosa siamo disposti a mettere nelle mani di Dio perché possa trasformarlo in vita nuova?
sec. I
A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che raccolsero il corpo di Gesù sotto la croce, lo avvolsero nella sindone e lo deposero nel sepolcro. Giuseppe, nobile decurione e discepolo del Signore, aspettava il regno di Dio; Nicodemo, fariseo e principe dei Giudei, era andato di notte da Gesù per interrogarlo sulla sua missione e, davanti ai sommi sacerdoti e ai Farisei che volevano arrestare il Signore, difese la sua causa.
NELLO STESSO GIORNO:SANT'ABBONDIO di ComoTessalonica, ... – + Como, 468Secondo la tradizione, Abbondio era inizialmente coadiutore di Amanzio, terzo vescovo della diocesi di Como, che aveva consolidato la presenza cristiana in città e nella vastissima diocesi. Amanzio aveva ordinato Abbondio sacerdote e già prima della morte lo aveva designato alla propria successione, consacrandolo vescovo il 17 novembre 440. Alla morte di Amanzio, nel 450 circa, Abbondio divenne così il quarto vescovo di Como, dopo Felice, Probino e, appunto, Amanzio.SAN FELICE di Comometà IV secolo – Como, 8 ottobre 391San Felice (†391) fu il primo vescovo di Como, consacrato da sant’Ambrogio che lo inviò a evangelizzare il municipium lariano, a testimonianza della grande spinta missionaria della Chiesa di Milano in quella particolare fase storica. Dopo le persecuzioni dei primi tre secoli e la libertà di culto ottenuta con gli editti del 311 e 313, il cristianesimo era stato dichiarato religione ufficiale dell’Impero dall’editto di Tessalonica del 380. È possibile che quando Felice iniziò la sua missione fosse già presente una comunità di cristiani, visto che san Fedele era stato inviato a Como alla fine del secolo precedente, subendo il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano.
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