domenica 30 novembre 2025

Is 2,1-5 - Rm 13,11-14 - Mt 24,37-44 - I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

Domenica 30 Novembre 2025

Dal libro del profeta Isaìa - Is 2,1-5

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore. 

1. Isaia annuncia LA FINE DEI GIORNI quando il MONTE SION, quello su cui è costruito il tempio di Gerusalemme, diventerà il MONTE PIÙ ALTO DELLA TERRA, il vertice a cui tutti tendono. TUTTI I POPOLI SI RADUNERANNO E TENDERANNO A GERUSALEMME in un movimento concentrico e centripeto, tutti vanno verso il Signore. IN DIO C’È LA SALVEZZA.

2. Ci sarà una RICONVERSIONE INDUSTRIALE: cambieranno gli strumenti di guerra in attrezzi da lavoro, spezzeranno le spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. ELIMINERANNO LA POLEMICA - polemica deriva da Polemos che in greco vuol dire guerra – SI PASSERÀ DALLA POLEMICA ALLA COLLABORAZIONE, al lavoro costruttivo. Questo è l'obiettivo a cui tendere. 

3. “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli”. GIUDICE E ARBITRO È IL SIGNORE. I frutti che la fede nel Signore generano sono UN RAPPORTO NUOVO tra i popoli, tra le stesse genti. QUANDO LA FEDE NON PRODUCE QUESTI FRUTTI, È SEGNO CHE ESSA ANCORA NON È VERA. NON È VERA FEDE NEL SIGNORE. Camminiamo nella luce del Signore!

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 13,11-14

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo. 

1. Si avvicina sempre di più il GIORNO DEL NOSTRO INCONTRO CON LO SPOSO. È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, la salvezza è più vicina ora di quando siamo diventati credenti. IL GIORNO È VICINO QUINDI NON DORMIAMO e di conseguenza GETTIAMO via le opere delle tenebre e INDOSSIAMO le armi della luce. Capito?

2. Anche se la luce appena si intravede, CAMMINIAMO come in pieno giorno. ABBANDONIAMO le opere delle tenebre e RIVESTIAMOCI con l’armatura dei soldati di Cristo. COMPORTIAMOCI ONESTAMENTE COME IN PIENO GIORNO. Sii trasparente nel tuo agire!

3. “ESSERE SVEGLI” significa essere rivestiti del Signore Gesù Cristo, essere armati di luce, ESSERE LUCE comportandosi onestamente. Come dice Paolo NON LASCIAMOCI ANDARE in orge e ubriachezze, lussurie e impurità, litigi e gelosie, ma RIPRENDIAMO IL CAMMINO. Iniziamo un nuovo anno da persone “sveglie”.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

1. Gesù dice che LA VENUTA DEL FIGLIO DELL’UOMO SARÀ “COME FURONO I GIORNI DI NOÈ”. Anche noi NON riduciamo la nostra vita al puro soddisfacimento dei bisogni e ad appagare gli istinti sociali, il cui nome è interesse, guadagno, vantaggio. ACCOGLIAMO IL FIGLIO DELL’UOMO, OGGI…

2. Per questo ci dice:” VEGLIATE… E STATE PRONTI”. Vegliare è l’esatto contrario di quel” non si accorsero di nulla” … E FURONO TRAVOLTI. Se si veglia, invece, ci si accorge di TUTTO. COLTIVIAMO IL SILENZIO, LA MEDITAZIONE, L’INCONTRO COL SIGNORE, OGGI… Quante volte Gesù passa nella nostra vita e non ce ne accorgiamo!

3. Allora È NECESSARIO CHE CI ACCORGIAMO DI CHI, ACCANTO A NOI, SOFFRE, È EMARGINATO, MALATO, IMMIGRATO; DELLA FAMIGLIA che passa un momento di difficoltà. L’Avvento è il momento in cui IL SIGNORE CI INVITA A COGLIERE IL SUO DELICATO BUSSARE ALLA PORTA DEL NOSTRO CUORE per aprirci ad una vita che ci farà sempre di più uscire da noi stessi…

BUON AVVENTO...

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 VEGLIATE

"Solo chi attende, cioè tende-a, "vive la vita”: siamo vivi perché sempre attendiamo qualcosa, ma proprio quando la raggiungiamo, inizia un'attesa nuova. Ci chiediamo, allora: "che cosa deve dunque accadere?". E ha mai fine questa attesa?". Noi cristiani abbiamo il compito di tenere sveglio il mondo, che rischia di perdere la propria anima. Ma per tenere sveglio il mondo, dobbiamo vivere nella vigilanza, per non mancare l'appuntamento con Dio. BUON INIZIO AVVENTO....

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Inizia l’avvento. L’Avvento ci educa all’attesa: non tutto si può avere subito. L’attesa ci insegna la misura, l’impegno, il limite e l’autocontrollo. Solo attendendo scopriamo il valore delle cose e la speranza di ciò che verrà. Così impariamo che il tempo non è nemico, ma via per incontrare Dio. BUON AVVENTO!

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LECTIO DIVINA -  I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

OMELIA -  I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

 
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Mt 11,2-15 - RITO AMBROSIANO - III Domenica di Avvento - Le profezie adempiute

RITO AMBROSIANO
III Domenica di Avvento - Le profezie adempiute
DOMENICA 30 novembre 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 11,2-15
In quel tempo. Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!». 
1. Il Battista si chiede con inquietudine se non si è ingannato su Gesù. FORSE PER LUI È UN MOMENTO DI VERA CRISI O DUBBIO PROFONDO, infatti decide di interpellare Gesù stesso attraverso i suoi discepoli chiedendo: ”Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. E TU COME RISPONDI AI DUBBI SULLA FEDE?

2. Gesù non risponde direttamente alla domanda di Giovanni, ma RIMANDA ALLE SUE OPERE. Impariamo a leggere OGGI le opere di Dio. Le opere che Gesù ci propone per riconoscerlo come Messia SONO SEMPLICEMENTE GESTI DI AMORE. Tu sei un segno per gli altri… AMA…

3. Dunque: il Precursore non si è sbagliato nell'attribuire al Messia il compito di attuare il giudizio di Dio. GESÙ LO FARÀ, MA NON ORA. ORA È IL TEMPO DELLA MISERICORDIA di Dio verso gli uomini. VIVI QUESTO TEMPO CON INTENSITÀ…

BUONA DOMENICA…

 

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TEMPO DI AVVENTO (ANNO A) - 2025 - DAVANTI ALLA MADONNA DELLA PACE, LASCIA CHE IL CUORE DIVENTI CULLA.


TEMPO DI AVVENTO (ANNO A) - 2025

DAVANTI ALLA MADONNA DELLA PACE, LASCIA CHE IL CUORE DIVENTI CULLA.

 

L’Avvento è il periodo di quattro settimane che apre l’anno liturgico della Chiesa. È un tempo di preparazione e di attesa per la nascita di Gesù, il Messia promesso. Come l’anno civile inizia il 1° gennaio, così l’anno liturgico comincia con la Prima Domenica di Avvento.

 

Il colore liturgico è il viola, simbolo di penitenza e speranza; la terza domenica, detta Gaudete, è invece segnata dal rosa, colore della gioia perché il Natale si avvicina.


Il Vangelo di Matteo, guida dell’anno A, sottolinea la dimensione comunitaria del cammino di fede: è nella comunità, pur imperfetta, che si sperimenta la presenza di Emmanuele, Dio con noi. L’attesa non è individuale, ma vissuta come popolo di Dio che ascolta, si converte e si lascia guidare.


Le domeniche di Avvento ci invitano a un percorso spirituale concreto:

 

·        Vegliare (prima domenica): essere pronti, come Noè, all’arrivo del Signore.

·       Convertirsi (seconda domenica): ascoltare la voce di Giovanni Battista che chiama alla rinascita.

·        Rallegrarsi (Immacolata): accogliere con gioia l’annuncio dell’angelo a Maria.

·        Farsi piccoli (terza domenica): riconoscere in Gesù il Maestro che parla ai semplici.

·        Fidarsi (quarta domenica): imitare Giuseppe nella sua fede silenziosa e obbediente.

 

Nel Santuario della Madonna della Pace, il Tempo di Avvento assume un significato ancora più profondo. Maria, Madre della Pace, ci accompagna in questo cammino di attesa, insegnandoci a custodire nel cuore la Parola e a vivere nella fiducia.

 

Davanti alla sua immagine, i fedeli sono invitati a pregare per la pace nelle famiglie, nella Chiesa e nel mondo intero. Ogni candela accesa della corona d’Avvento diventa un segno di speranza che illumina le nostre giornate.

 

Il Santuario si fa luogo di silenzio, ascolto e comunione: qui ciascuno può affidare le proprie attese e le proprie fatiche alla Vergine che ha saputo dire “sì” con umiltà. Maria ci guida a riconoscere Gesù come il vero dono che porta pace ai cuori inquieti.

 

L’Avvento, vissuto ai piedi della Madonna della Pace, diventa così un tempo di riconciliazione, di preghiera e di rinascita spirituale, in cui impariamo a vegliare, gioire e fidarci come Lei.

 

 

Per noi oggi

 

1.     Siamo davvero in attesa o solo spettatori distratti del Natale? Forse abbiamo riempito il cuore di luci e rumori, ma non di silenzio e ascolto. L’attesa vera è fatta di desiderio, di spazio lasciato a Dio che viene, non solo di preparativi esteriori.

 

2.     Abbiamo il coraggio di convertirci concretamente, cambiando atteggiamenti e priorità? La conversione non è un’idea, ma una scelta quotidiana: perdonare, accogliere, rinunciare all’indifferenza. È lasciare che il Vangelo trasformi la nostra routine e il nostro modo di guardare gli altri.

3.     Sappiamo fidarci come Giuseppe, anche quando Dio non parla come ci aspetteremmo? Fidarsi significa camminare anche nel buio, credendo che la volontà di Dio, pur misteriosa, è sempre amore. Come Giuseppe, siamo chiamati a credere più alla voce interiore dello Spirito che alle paure del mondo.

 

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sabato 29 novembre 2025

29.11.2025 - Dn 7,15-27 - Lc 21,34-36 Vegliate, perché abbiate la forza di sfuggire...

 

Dal libro del profeta Daniele - Dn 7,15-27

Io, Daniele, mi sentii agitato nell’animo, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato; mi accostai a uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione: «Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra; ma i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per sempre, in eterno».
Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto spaventosa, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo, che divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava, e anche intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell’ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che proferiva parole arroganti e appariva maggiore delle altre corna.
Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell’Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno.
Egli dunque mi disse: «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la schiaccerà e la stritolerà.
Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re e proferirà parole contro l’Altissimo e insulterà i santi dell’Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge. I santi gli saranno dati in mano per un tempo, tempi e metà di un tempo.
Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e gli obbediranno».
1. Daniele non comprende la visione. Può un uomo ricevere la stessa gloria ed eternità di Dio? Daniele si accosta ad uno dei vicini a Dio e domanda a lui spiegazione: Le quattro bestie sono QUATTRO RE che sorgeranno dalla terra. SONO RE, MA SONO ANCHE BESTIE. Ma il Signore guarderà con benevolenza i suoi santi. A LORO DARÀ IL SUO REGNO PER SEMPRE, IN ETERNO.

2. Daniele nel mentre attende la risposta, vede che un corno della bestia muove guerra ai santi e li vince. Ma sopra la bestia, ogni bestia della terra, regna il Signore. IL SIGNORE VIENE IN SOCCORSO dei figli del suo popolo E RENDE LORO GIUSTIZIA, LI LIBERA DALLA BESTIA.

3. Passato il tempo concesso alla bestia, SUBITO VI SARÀ IL GIUDIZIO e ogni potere sarà tolto alla bestia e la bestia stessa sarà sterminata. Fino all’avvento dei cieli nuovi e della terra nuova MALE E BENE CONVIVERANNO SEMPRE, SENZA ALCUNA SEPARAZIONE. Con l’avvento dei cieli nuovi male e bene saranno separati. LA SEPARAZIONE SARÀ DEFINITIVA E IRREVERSIBILE. È un invito a rimanere fedeli, anche nel martirio…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 21,34-36
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Stare svegli e pregare. Il sonno interiore nasce dal girare sempre attorno a noi stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita coi suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori, ma sempre girare intorno a noi stessi. E questo stanca, questo annoia, questo chiude alla speranza.
Vegliare e pregare – cioè riconoscere la presenza di Dio mentre viviamo e operiamo -  è il non lasciarsi spazzare via dall’irruenza del giorno finale. Allora, quel giorno sarà bellissimo e grandioso, comparire davanti a Gesù, il Figlio dell’uomo che viene a prenderci. Lo pregustiamo oggi già nella sorpresa degli avvenimenti provvidenziali, piccoli o grandi, che accadono ogni giorno.

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Cuori appesantiti, è il rischio che evidenzia Gesù. Gli affanni e i vizi ci rendono pesanti, incapaci di sfuggire al “laccio”. Stiamo attenti agli altri e li giudichiamo o riusciamo a vigilare su noi stessi?

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venerdì 28 novembre 2025

28.11.2025 - Dn 7,2-14 - Lc 21,29-33 - Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

 

Dal libro del profeta Daniele - Dn 7,2-14

Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mare Grande e quattro grandi bestie, differenti l’una dall’altra, salivano dal mare. La prima era simile a un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono strappate le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d’uomo.
Poi ecco una seconda bestia, simile a un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne».
Dopo di questa, mentre stavo guardando, eccone un’altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d’uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il potere.
Dopo di questa, stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d’una forza straordinaria, con grandi denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna.
Stavo osservando queste corna, quand’ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che proferiva parole arroganti.
Io continuavo a guardare,
quand’ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
Continuai a guardare a causa delle parole arroganti che quel corno proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare nel fuoco. Alle altre bestie fu tolto il potere e la durata della loro vita fu fissata fino a un termine stabilito.
Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.
1. Visione di Daniele: quattro venti si abbattano impetuosamente sul Mare Grande (=Mediterraneo). QUATTRO VENTI IMPETUOSI, IN UNA SOLA VOLTA, SONO SEGNO DI GRANDI DISASTRI. È uno sconvolgimento generale. Nella storia sta per accadere qualcosa il cui governo non è in mano agli uomini. 

2. QUESTA TEMPESTA NON CONTROLLABILE DALL’UOMO PRODUCE QUATTRO BESTIE. Sono differenti l’una dall’altra e tutte e quattro salgono dal mare. LE QUATTRO BESTIE DOMINERANNO SU TUTTO IL MONDO. Il loro insegnamento, e le loro guerre saranno in tutto il mondo. Esse SI OPPORRANNO ALLA VENUTA DEL SIGNORE, ma la vittoria del Signore sarà schiacciante e definitiva.

3. Daniele vede venire con le nubi del cielo UNO SIMILE A UN FIGLIO D’UOMO. Le nubi lo portano fino al Vegliardo e fu presentato a lui. A Colui che era simile ad un figlio d’uomo, VIENE DATO LO STESSO POTERE DEL VEGLIARDO E LA STESSA SUA GLORIA. Quanto è del Vegliardo è anche suo. UNO CHE È SIMILE AD UN FIGLIO D’UOMO È IL FIGLIO ETERNO DEL PADRE. È il suo Unigenito eterno e immortale che si fa carne.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 21,29-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Il mondo subirà le sue trasformazioni cosmiche nel corso dei secoli, i cieli e la terra passeranno, ma, Gesù ci dice: "Le mie parole non passeranno". Le parole del Vangelo non conducono verso la distruzione del mondo, ma all’annuncio della vita nuova. Non dobbiamo lasciarci sommergere dall’onda delle tragedie che incombono sulle rive della storia, e dei piccoli o grandi drammi che taglieggiano la nostra giornata. Gesù ci dice: “il regno di Dio è vicino". Questo non è un riferimento alla fine del mondo. Gesù ci vuole far capire che la realtà che viviamo è preziosa, che la nostra vita quotidiana è un tempo propizio per la salvezza, ogni momento che Dio ci da è un occasione favorevole per vivere corrispondendo al suo amore, ogni occasione che abbiamo per fare il bene è un dono prezioso che va sfruttata e che non è detto che torni.

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In teoria cerchiamo cose che non passino, in pratica seguiamo le mode, che non fanno altro che passare. «Il cielo e la terra», cioè tutto, passerà. Tranne le sue parole. Scegliamo: le mode o le parole?

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giovedì 27 novembre 2025

27.11.2025 - Dn 6,12-28 - Lc 21,20-28 - Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

Dal libro del profeta Daniele - Dn 6,12-28

In quei giorni, alcuni uomini accorsero e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio. Subito si recarono dal re e gli dissero riguardo al suo decreto: «Non hai approvato un decreto che chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica a qualsiasi dio o uomo all’infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni?». Il re rispose: «Sì. Il decreto è irrevocabile come lo sono le leggi dei Medi e dei Persiani». «Ebbene – replicarono al re –, Daniele, quel deportato dalla Giudea, non ha alcun rispetto né di te, o re, né del tuo decreto: tre volte al giorno fa le sue preghiere».
Il re, all’udire queste parole, ne fu molto addolorato e si mise in animo di salvare Daniele e fino al tramonto del sole fece ogni sforzo per liberarlo. Ma quegli uomini si riunirono di nuovo presso il re e gli dissero: «Sappi, o re, che i Medi e i Persiani hanno per legge che qualunque decreto emanato dal re non può essere mutato».
Allora il re ordinò che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni. Il re, rivolto a Daniele, gli disse: «Quel Dio, che tu servi con perseveranza, ti possa salvare!». Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l’anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato riguardo a Daniele. Quindi il re ritornò al suo palazzo, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta nessuna concubina e anche il sonno lo abbandonò.
La mattina dopo il re si alzò di buon’ora e allo spuntare del giorno andò in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino, il re chiamò Daniele con voce mesta: «Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?». Daniele rispose: «O re, vivi in eterno! Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male».
Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancora giunti al fondo della fossa, che i leoni si avventarono contro di loro e ne stritolarono tutte le ossa.
Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: «Abbondi la vostra pace. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l’impero a me soggetto si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele,
perché egli è il Dio vivente,
che rimane in eterno;
il suo regno non sarà mai distrutto
e il suo potere non avrà mai fine.
Egli salva e libera,
fa prodigi e miracoli in cielo e in terra:
egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni».
1. Daniele viene trovato a pregare il suo Dio. GLI INVIDIOSI SPIONI DI SEMPRE SEMBRANO QUESTA VOLTA AVERE LA MEGLIO; neppure il re può cambiare il decreto. Il Re deve ordinare che si prenda Daniele e lo si getti nella fossa dei leoni. Il re addolorato, augura a Daniele che il DIO DA LUI SERVITO E CHE SERVE CON FEDELTÀ E PERSEVERANZA LO VENGA A SALVARE.

2. Il re è fermamente convinto che IL DIO VIVENTE PUÒ LIBERARE DANIELE. Digiuna tutta la notte, si astiene dalla compagnia delle suo molte donne e si alza molto presto per andare di persona a vedere se la sua speranza è vera. Trova Daniele vivo. Non è stato divorato dai leoni. DANIELE GLI ANNUNZIA IL GRANDE PRODIGIO COMPIUTO DAL DIO VIVENTE VERSO DI LUI. 

3. LA GIOIA DEL RE È PIENA. DANIELE È SALVO. Ora può ordinare che venga tirato dalla fossa, senza infrangere alcun decreto. Ora è suo dovere farlo uscire. IL MALE FATTO A DANIELE RICADE SUGLI INVIDIOSI E SUGLI SPIONI e questa volta i leoni non risparmiano le loro vite. Il re di Babilonia RICONOSCE LA VERITÀ DEL DIO DI DANIELE e ordina a tutti i suoi sudditi che rispetti sia il Dio di Daniele che i suoi adoratori.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 21,20-28
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».  

 

Gesù profetizza la distruzione di Gerusalemme e gli eventi apocalittici che seguiranno. Egli avverte i suoi discepoli di fuggire quando vedranno la città circondata da eserciti, poiché saranno giorni di grande calamità. La devastazione colpirà duramente, con segni celesti che terrorizzeranno l'umanità. Tuttavia, Gesù invita i suoi seguaci a non perdere la speranza, poiché questi eventi preannunciano la sua venuta con potenza e gloria. La liberazione dei fedeli sarà imminente, un motivo di consolazione in mezzo al caos. Dobbiamo risollevare e alzare il capo perché proprio nei momenti in cui tutto sembra finito il Signore viene a salvarci; lo attendiamo con gioia anche nel cuore delle tribolazioni, nelle crisi della vita e nei drammi della storia. Impariamo ad attendere il Signore!


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“KOSTKA SIGNIFICA DI PIÙ”: IL CORAGGIO DI VIVERE SENZA CALCOLI.

“KOSTKA SIGNIFICA DI PIÙ”: IL CORAGGIO DI VIVERE SENZA CALCOLI

“Kostka significa di più”. Così l’Episcopato polacco ha invitato a riflettere su San Stanislao Kostka nell’Anno a lui dedicato nel 2018. Ma cosa significa davvero vivere “di più”? Non è un esercizio astratto: è un invito a guardare oltre la comodità, a sfidare il conformismo e a vivere con impegno, coraggio e fede.

 Padre Paweł Brożyniak, gesuita, spiega che il concetto si ispira allo spirito ignaziano del “magis”, “di più”: non solo pensare, ma agire, crescere, osare. In una cultura che premia ciò che è facile e immediato, Stanislao mostra la bellezza di rischiare, di ascoltare Dio, di non contare ogni passo secondo un calcolo personale di vantaggi. Lui partì per Roma, lasciando tutto ciò che per molti oggi è il “punto d’arrivo”: famiglia, comfort, sicurezza. Non chiedeva “ne vale la pena?”, si fidava.

 Essere “magis” significa resistere alla superficialità, dedicare tempo alla preghiera, al discernimento, all’ascolto del cuore. Significa rischiare per i propri sogni e per il rapporto con Dio, senza lasciare che la paura del fallimento limiti le nostre scelte. Stanislao non temeva la rinuncia: accettava il silenzio, la fatica, l’incertezza, e questo lo rese libero.

 Oggi viviamo in un mondo ossessionato dai calcoli: quanto ci conviene? Quanto otteniamo? Quanto siamo visibili o ricchi? Stanislao insegna l’opposto: fiducia, abbandono, generosità. Il suo esempio non riguarda solo la vita spirituale, ma anche la gestione e la leadership: fidarsi degli altri, moltiplicare il bene comune senza paura, aspirare al meglio senza essere schiavi del risultato immediato.

 Il santo polacco era dolce, intelligente, coraggioso. Amava pregare, lavorare, imparare. Sapeva che Dio agisce nella vita di chi sa ascoltare. Ecco perché i giovani di oggi dovrebbero vederlo come modello: non un santo lontano, ma qualcuno che ha vissuto passioni autentiche, rischi reali e fiducia concreta.

 Il messaggio per genitori, educatori e pastori è chiaro: creare spazi di dialogo, incoraggiare la riflessione, guidare senza imporre, mostrare che la vita spirituale non è un optional ma una strada di crescita totale. Fermarsi, ascoltare, pregare: piccoli gesti quotidiani che aprono al “di più” di Dio.

 San Stanislao ci ricorda che vivere veramente significa uscire dalla comodità, abbracciare l’incertezza, osare e fidarsi. Non calcolare, ma donare, crescere, sperimentare. Perché la vita che conta non si misura in cose possedute, ma in cuore aperto, coraggio e relazione con Dio.

 Ecco un altro insegnamento cruciale: Stanislao ci mostra che la santità non è un percorso riservato a pochi eletti. È accessibile a chiunque scelga di rischiare per i propri valori, di dedicare tempo alla preghiera e al discernimento, di affrontare la fatica senza scoraggiarsi.

 Vivere “di più” significa anche resistere alle mode effimere, alla ricerca costante di gratificazioni immediate, e coltivare la pazienza e la perseveranza. Significa impegnarsi con cuore generoso, condividere le proprie capacità, imparare a guardare gli altri con empatia e apertura, e non con calcoli egoistici.

 Stanislao ci sfida a diventare persone che non temono l’ignoto, che scelgono la fiducia su ogni timore, la generosità sulla convenienza. È un richiamo potente: il “magis” non è un concetto astratto, ma una chiamata urgente per oggi, per vivere una vita autentica, coraggiosa e profondamente libera.

 

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mercoledì 26 novembre 2025

26.11.2025 - Dn 5,1-6.13-14.16-17.23-28 - Lc 21,12-19 Sarete odiati da tutti a causa del mio nome...

 

Dal libro del profeta Daniele - Dn 5,1-6.13-14.16-17.23-28

In quei giorni, il re Baldassàr imbandì un grande banchetto a mille dei suoi dignitari e insieme con loro si diede a bere vino. Quando Baldassàr ebbe molto bevuto, comandò che fossero portati i vasi d’oro e d’argento che Nabucodònosor, suo padre, aveva asportato dal tempio di Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine. Furono quindi portati i vasi d’oro, che erano stati asportati dal tempio di Dio a Gerusalemme, e il re, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine li usarono per bere; mentre bevevano il vino, lodavano gli dèi d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.
In quel momento apparvero le dita di una mano d’uomo, che si misero a scrivere sull’intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide il palmo di quella mano che scriveva. Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l’uno contro l’altro.
Fu allora introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: «Sei tu Daniele, un deportato dei Giudei, che il re, mio padre, ha portato qui dalla Giudea? Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dèi santi e che si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria. Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e risolvere questioni difficili. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al collo una collana d’oro e sarai terzo nel governo del regno».
Daniele rispose al re: «Tieni pure i tuoi doni per te e da’ ad altri i tuoi regali: tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione. Ti sei innalzato contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dèi d’argento, d’oro, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. Da lui fu allora mandato il palmo di quella mano che ha tracciato quello scritto. E questo è lo scritto tracciato: Mene, Tekel, Peres, e questa ne è l’interpretazione: Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine; Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato insufficiente; Peres: il tuo regno è stato diviso e dato ai Medi e ai Persiani».
1. Il re Baldassàr, dominato e schiavo del vino, compie un ATTO SACRILEGO: beve lui, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine dai vasi sacri asportati dal tempio di Gerusalemme, e mentre bevevano lodavano gli dèi. È IL DISPREZZO DEL DIO ALTISSIMO. 

2. Mentre bevevano VEDE LE DITA DI UNA MANO SCRIVERE sull’intonaco della parete del palazzo reale. Il re viene preso da un vero e proprio attacco di panico, cerca di capire il significato della visione. Chiama Daniele. DANIELE ELENCA AL RE BALTASSÀR I SUOI PECCATI CONTRO IL DIO ALTISSIMO: Ti sei innalzato CONTRO il Signore del cielo profanando le sue cose sacre. 

3. LO SCRITTO SULLA PARETE È IL GIUDIZIO DEL SIGNORE: La misura è colma. È giunto il momento di passare ad un altro re, un altro regno. - Pesando tutte le sue azioni, il Signore nota che esse non corrispondono a ciò che lui avrebbe dovuto produrre. Il male è molto, il bene è poco, il Signore deve intervenire. - Dio ha deciso di dividere il suo regno e di darlo ai Medi e ai Persiani. ANCORA OGGI E IN OGNI ISTANTE IL SIGNORE PUÒ VENIRE PER MISURARE, PESARE, VALUTARE, DIVIDERE.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 21,12-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Un Vangelo di stretta attualità per migliaia di cristiani ancora perseguitati. Per Gesù, ogni forma di persecuzione è un’occasione. “Avrete occasione di dare testimonianza”: potrete affermare l’amore di Cristo, l’attaccamento a Lui, l’unità con i fratelli, la misericordia e il perdono. 
La fede ci fa camminare con Gesù sulle strade tante volte tortuose di questo mondo, nella certezza che la forza del suo Spirito piegherà le forze del male, sottoponendole al potere dell’amore di Dio. L’amore è superiore, l’amore è più potente, perché è Dio: Dio è amore. Coraggio!

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A noi piace controbattere, vincere dialetticamente. Ma Gesù ci dice che la difesa non va preparata, che le risposte arriveranno, da Lui. Ma perché vogliamo sempre programmare e controllare tutto?

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martedì 25 novembre 2025

25.11.2025 - Dn 2,31-45 - Lc 21,5-11 - Non sarà lasciata pietra su pietra.

 

Dal libro del profeta Daniele - Dn 2,31-45

In quei giorni, Daniele disse a Nabucodònosor:
«Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla.
Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma senza intervento di mano d’uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e d’argilla, e li frantumò. Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciare traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta la terra.
Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. Tu, o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza, la forza e la gloria. Dovunque si trovino figli dell’uomo, animali selvatici e uccelli del cielo, egli li ha dati nelle tue mani; tu li dòmini tutti: tu sei la testa d’oro. Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra.
Ci sarà poi un quarto regno, duro come il ferro: come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma ci sarà in esso la durezza del ferro, poiché hai veduto il ferro unito all’argilla fangosa. Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, ciò significa che una parte del regno sarà forte e l’altra fragile. Il fatto d’aver visto il ferro mescolato all’argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l’argilla fangosa.
Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per intervento di una mano, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro.
Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione».
1. LA STATUA HA LA TESTA D’ORO, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di Bronzo le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla. I metalli non sono amalgamati gli uni negli altri. Non vengono da una sola fusione. OGNUNO È FUSO PER SÉ STESSO E COMPONE UNA PARTE DELLA STATUA. NON C’È ARMONIA…

2. Una pietra si stacca dal monte. Si stacca da sé stessa. È UNA FORZA CHE AGISCE DA SÉ STESSA. La pietra colpisce la statua nella sua PARTE DEBOLE: nei piedi. La statua cade e si frantuma. LA PIETRA STESSA CREBBE FINO A DIVENIRE UNA MONTAGNA e prende il posto della statua e riempie tutta la terra.

3. Ora Daniele rivela al re la sua verità. Il re è fatto da Dio. Dopo di Lui sorgeranno altri regni inferiori (argento, bronzo…). Il quarto regno non avrà consistenza, è diviso. La pietra che si stacca dal monte non per mano d’uomo è il Messia che viene per instaurare il regno di Dio sulla nostra terra. E SARÀ UN REGNO PARTICOLARE. SARÀ ETERNO. Questo regno PORTERÀ PERÒ UNA NUOVA VITA IN OGNI REGNO UMANO. Porterà la vita della verità, della giustizia, dell’amore, dell’obbedienza alla Parola.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 21,5-11
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.  

 

Questo discorso di Gesù è sempre attuale. E’ un invito al discernimento, questa virtù cristiana di capire dove è lo spirito del Signore e dove è il cattivo spirito. Anche oggi, infatti, ci sono falsi “salvatori”, che tentano di sostituirsi a Gesù. Gesù ci mette in guardia: «Non andate dietro a loro!». “Non andate dietro a loro!”
E il Signore ci aiuta anche a non avere paura: di fronte alle guerre, alle rivoluzioni, ma anche alle calamità naturali, Gesù ci libera dal fatalismo e da false visioni apocalittiche. Il Signore, padrone della storia, conduce tutto al suo compimento. Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il mondo, il disegno di bontà e di misericordia di Dio si compirà!

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Non ci piace essere sorpresi. Siamo noiosi. Chiediamo segnali chiari, netti. E non vediamo che già tutto è segno. Ci manca il decoder della storia e non ci chiediamo: qual è l’alfabeto della realtà?

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