sabato 7 marzo 2026

07.03 SANTE PERPETUA E FELICITA, MARTIRI

SANTE PERPETUA E FELICITA

Tra le più celebri martiri dei primi secoli, Perpetua e Felicita subirono il martirio il 7 marzo 203 a Cartagine, sotto l’imperatore Settimio Severo, insieme a Revocato, Saturnino, Secondino e Saturo. La loro vicenda è narrata nella straordinaria Passio Perpetuae et Felicitatis, uno dei documenti più antichi e toccanti della letteratura cristiana, che contiene anche pagine scritte dalla stessa Perpetua.

Perpetua era una giovane matrona di circa ventidue anni, madre di un bambino ancora lattante. Arrestata come catecumena, ricevette il Battesimo in carcere. Il padre, pagano, la supplicò più volte di rinnegare la fede per salvare la vita e non abbandonare il figlio. Ma lei rispose con parole rimaste celebri: «Non posso chiamarmi in altro modo da quello che sono: cristiana». Nel diario racconta le sue visioni: una scala stretta e irta di armi che conduceva al cielo, con un drago ai piedi – simbolo del male – che lei calpestava per salire verso un giardino luminoso; e la liberazione del fratellino Dinocrate dalle pene dopo le sue preghiere.

Felicita era una giovane schiava, all’ottavo mese di gravidanza. Temeva che la legge romana, che vietava di giustiziare donne incinte, le impedisse di condividere il martirio con i compagni. Dopo intense preghiere, partorì tre giorni prima dell’esecuzione. A chi la scherniva per i dolori del parto rispose: «Ora soffro io; allora sarà un Altro che soffrirà in me e per me».

Il 7 marzo furono condotte nell’anfiteatro di Cartagine ed esposte alle belve. Colpite e ferite, si rialzarono con dignità. Alla fine furono uccise di spada. La loro fortezza impressionò persino i carcerieri, suscitando conversioni. Il loro culto si diffuse immediatamente in tutta la cristianità; i loro nomi sono inseriti nel Canone Romano della Messa. Sono patrone delle madri e delle donne in gravidanza.

Due donne, una nobile e una schiava, unite dalla stessa fede: nel sangue del martirio caddero le barriere sociali e brillò la libertà dei figli di Dio.

 

Per noi oggi

1.     L’identità cristiana non è negoziabile.
«Sono cristiana»: Perpetua non cercò compromessi. Oggi la nostra fede è un’etichetta culturale o un’appartenenza per cui saremmo disposti a perdere qualcosa?

2.     La maternità non è un ostacolo alla santità, ma una via.
Madri e martiri, non opposero l’amore per i figli all’amore per Cristo. Come viviamo le nostre responsabilità familiari: come limite o come vocazione?

3.     In Cristo cadono le differenze sociali.
Una patrizia e una schiava morirono fianco a fianco. Le nostre comunità riflettono davvero questa uguaglianza radicale?

† Cartagine, 7 marzo 203

 

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