martedì 31 marzo 2026

NON SEI UN ERRORE

NON SEI UN ERRORE

La vita di Debora Vezzani comincia con un distacco: nasce a Bologna e viene subito data in adozione. Cresce in una famiglia che la accoglie, ma dentro di sé porta sempre la domanda sull’abbandono. Sa di essere stata lasciata e quella consapevolezza diventa una ferita silenziosa. A venticinque anni decide di cercare le sue origini e scopre che anche sua madre era stata abbandonata da bambina. Scopre soprattutto che, nonostante il consiglio dei medici di abortire, scelse di darle la vita. Un gesto d’amore che Debora comprenderà fino in fondo solo molto tempo dopo.

Nel frattempo la sua esistenza conosce altre fratture: la separazione dei genitori adottivi e, più avanti, il fallimento del suo matrimonio dopo appena due anni. Tre ferite che alimentano in lei un senso profondo di non appartenenza. Si convince di essere il problema, di non essere voluta da nessuno. Si chiude in casa, piange, desidera morire. Arriva persino a tentare il suicidio.

Eppure, nel buio, rimane accesa una piccola luce: la musica. Diplomata in flauto traverso, costruisce una carriera promettente; il palco diventa il luogo in cui cercare riconoscimento e riscatto. Ma la vera svolta arriva quando un’amica le chiede di mettere in musica il Salmo 139. Leggendo quelle parole – “Tu mi hai tessuto nel grembo di mia madre” – qualcosa si spezza dentro di lei: non è un errore, non è di nessuno, è di Dio. Nasce così “Come un prodigio”, la canzone che segna la sua rinascita.

Da quel momento la musica diventa missione. Nel 2016 sposa Juri, conosciuto in un gruppo di preghiera, e insieme costruiscono una famiglia con quattro figli. Aprono la loro casa all’accoglienza e danno vita al progetto “Piccolo Regno Come un Prodigio”. La storia che sembrava un vicolo cieco diventa testimonianza: dalle ferite può nascere una vocazione, e dall’abbandono può fiorire una chiamata alla vita.

 

PER NOI OGGI

1.     La ferita non è la fine: è il luogo della chiamata. Quello che consideri il tuo fallimento può diventare la tua missione. La domanda non è “perché mi è successo?”, ma “cosa può nascere da qui?”.

2.     Le bugie interiori fanno più male dei fatti. “Non valgo”, “non sono amato”, “sono un errore”: sono menzogne che uccidono. La verità è più forte della storia personale.

3.     La fede non è fuga emotiva, è scelta concreta. Casa aperta, figli, tour, evangelizzazione: la spiritualità autentica genera responsabilità, non isolamento.

 

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