venerdì 13 marzo 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA – 15 marzo 2026 - Storia di Luca, 17 anni: "Gli occhi che si aprono"

IV DOMENICA DI QUARESIMA – 15 marzo 2026

 

Storia di Luca, 17 anni: "Gli occhi che si aprono"

 

Luca ha sempre pensato di vedere tutto chiaro. Si considera una persona razionale, concreta, che non si fa abbindolare dalle illusioni. La religione? Roba per deboli che hanno bisogno di consolazioni. I suoi genitori credono, vanno in chiesa, ma lui no. Ha fatto la Cresima solo per far contenti i nonni, ma dentro non crede a niente. "Io credo solo in quello che vedo", dice spesso.

 Un giorno, al servizio civile che sta facendo, gli affidano un ragazzo con disabilità mentale. Si chiama Andrea, ha la sindrome di Down. All'inizio Luca è a disagio: non sa come comportarsi, cosa dire, come relazionarsi. Ma Andrea, con la sua semplicità disarmante, rompe tutte le barriere. Ride, abbraccia, vive con una gioia che Luca non ha mai visto.

 Un giorno Andrea gli dice: "Tu sei buono. Dio ti vuole bene". Luca risponde automaticamente: "Io non credo in Dio". Andrea lo guarda dritto negli occhi e sorride: "Lui crede in te". Quella frase gli entra dentro come una freccia. Per giorni non riesce a togliersi dalla testa quelle parole.

 Inizia a chiedersi: e se fossi io quello cieco? Se fossi io quello che pensa di vedere ma in realtà non vede? Se ci fosse una dimensione della realtà che ho sempre ignorato, convinto che non esistesse?

Gli occhi gli si aprono lentamente. Non è una conversione folgorante, ma un lento risveglio. Come un cieco che inizia a distinguere prima ombre, poi forme, poi colori. Sta imparando a vedere.

 

Per noi oggi:

 1.     A volte i veri ciechi sono quelli convinti di vederci benissimo. - Ci vantiamo di essere razionali, autonomi, “illuminati”, ma rischiamo di non accorgerci che esiste una parte della realtà che non entra nei nostri schemi. Forse la fede non è un rifugio per deboli, ma un modo più profondo di guardare il mondo.

 2.     Dio parla spesso con voci che non prenderemmo mai sul serio. - Luca pensava di dover ascoltare filosofi e scienziati, e invece la verità gli arriva attraverso un ragazzo semplice e disarmante. E se le lezioni più importanti della vita non venissero dai più forti o dai più intelligenti, ma dai più piccoli?

 3.     Non credere non è sempre segno di intelligenza: a volte è solo mancanza di incontri veri. - Molti dicono “non credo” perché non hanno mai fatto esperienza di qualcosa che li mettesse in crisi. Bastano un volto, una parola, un gesto gratuito per far crollare anni di certezze. La domanda scomoda è questa: siamo davvero increduli per convinzione, o solo perché non abbiamo mai avuto il coraggio di aprire gli occhi?

 

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