venerdì 2 gennaio 2026

02.01.2026 - 1Gv 2,22-28 - Gv 1,19-28 - Dopo di me verrà uno che è prima di me.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,22-28

Figlioli, chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.
Quanto a voi, quello che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quello che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre. E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna.
Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi. E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca. Ma, come la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce, così voi rimanete in lui come essa vi ha istruito.
E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo avere fiducia quando egli si manifesterà e non veniamo da lui svergognati alla sua venuta.


1. GLI ANTICRISTI: NEGANO CHE GESÙ SIA IL MESSIA, IL FIGLIO DI DIO E DI CONSEGUENZA LA PROFESSIONE DI FEDE DELLA CHIESA IN CRISTO. Non è possibile rimanere in comunione vivente con il Padre se uno nega Gesù; non è possibile avere la vita che è nel Padre e nel Figlio e la loro presenza se uno nega Gesù.

2. SE RIMANE IN VOI QUEL CHE AVETE UDITO DA PRINCIPIO, ANCHE VOI RIMARRETE NEL FIGLIO E NEL PADRE. Il cristiano, consacrato “dall’unzione ricevuta dal Santo”, nel battesimo e nella cresima, SI LASCIA GUIDARE DOLCEMENTE DALLO “SPIRITO SANTO DI VERITÀ” che vive e opera in lui per mezzo di Gesù Cristo…

3. Ora, vivere in comunione con Dio significa essere in possesso della promessa che Cristo ci ha fatto: LA VITA ETERNA. Possiamo resistere all’anticristo, possiamo vivere le esigenze del Vangelo, viviamo nella parola di Cristo, nell’attesa della sua venuta... Buon cammino…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,19-28
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Giovanni è una voce che grida nel deserto? Grida nello smarrimento dovuto alla crisi di fede. Noi non possiamo negare che il mondo di oggi è in crisi di fede. Poi diciamo: “Io credo in Dio, sono cristiano” – “Io sono di quella religione…”. Ma la tua vita è ben lontana dall’essere cristiano; è ben lontana da Dio! 
Oggi cogli l'occasione di tornare a Dio, di convertire il tuo cuore a Dio. Segui la via del Vangelo per trovare e incontrare Gesù. Lui ti aspetta. 
Come fare? Giovanni propone un reale gesto di conversione che è il battezzare in acqua. E tu quale gesto vuoi porre in atto? Poi, fai attenzione a chi annuncia Gesù, a chi ti aiuta a cogliere il vero volto di Cristo: È Lui che ti sta preparando la strada!. Solo così potrai camminare verso di Lui! Mettici il tuo desiderio, la tua volontà e la tua l'azione, coinvolgi tutta la tua vita. 
Questa è la predicazione di Giovanni Battista: "preparare". Preparare l’incontro con questo Bambino che ti ridonerà il sorriso”.

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Io sono una voce, dice Giovanni. Non ha parole sue da rivolgere agli uomini, ma presta la sua voce. E noi siamo in grado di farci così vuoti, cavi, dentro di noi, per dare spazio alla Parola di Dio?

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02.01 SANTI BASILIO MAGNO E GREGORIO NAZIANZENO

SANTI BASILIO MAGNO E GREGORIO NAZIANZENO

 Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, celebrati insieme dalla Chiesa, sono due figure centrali del IV secolo, appartenenti al gruppo dei Padri cappadoci, tra i massimi difensori dell’ortodossia cristiana e dell’unità della fede. La loro amicizia, nata negli anni di studio ad Atene, divenne una vera comunione spirituale: due santi nel cielo, due amici sulla terra, entrambi proclamati Dottori della Chiesa.

 San Basilio Magno (329-379), proveniente da una famiglia ricchissima di santità, si formò nelle più prestigiose scuole del tempo e, dopo un periodo di vita ascetica e di visita agli anacoreti d’Oriente, fondò un monastero e redasse due Regole monastiche che influenzarono profondamente il monachesimo orientale e occidentale.

Divenuto vescovo di Cesarea, si distinse per il suo impegno nella carità, creando la “Basiliade”, un grande complesso per poveri e malati, e per la sua competenza teologica contro ariani e macedoniani. Scrisse opere fondamentali, tra cui il trattato sullo Spirito Santo, difendendo la consustanzialità del Padre, del Figlio e dello Spirito. Anche la liturgia orientale conserva ancora oggi la Divina Liturgia di San Basilio.

 San Gregorio Nazianzeno (329-390), anch’egli di famiglia profondamente cristiana, fu un uomo di preghiera, studio e finezza intellettuale. Educato in diversi centri culturali del mondo greco, condivise con Basilio l’amore per la vita monastica, ma fu poi chiamato a guidare la Chiesa in tempi di grandi tensioni.

A Costantinopoli pronunciò i celebri Discorsi teologici sulla Trinità, che gli valsero il titolo di “Teologo”, fin lì attribuito solo a san Giovanni Evangelista. Partecipò al Concilio di Costantinopoli del 381, contribuendo alla definizione del Credo niceno-costantinopolitano. Nei suoi scritti, nelle sue lettere e nei suoi elogi funebri emerge la sua profondità spirituale e la grande amicizia con Basilio, da lui definita una comunione di vita orientata alla virtù e alla speranza futura.

 I due santi, uniti da un ideale comune, hanno mostrato che fede, cultura, amicizia e impegno ecclesiale possono convivere in una sintesi luminosa. Sono patroni di teologi, monaci, ospedalieri, poeti cristiani e di intere regioni.

 

Per noi oggi

 La fede deve pensare: se Basilio e Gregorio hanno dialogato con la cultura del loro tempo, oggi noi siamo forse troppo abituati a una fede superficiale che non sa confrontarsi con la complessità del mondo. La loro vita ci chiede di tornare a pensare cristianamente.

 L’amicizia spirituale è possibile — e necessaria: la loro relazione non fu un sentimento vago, ma un cammino comune verso la santità. Oggi, nell’epoca delle relazioni rapide e fragili, abbiamo forse perso il gusto di amicizie profonde che aiutano davvero a crescere.

 La verità su Dio non è negoziabile: mentre molti preferiscono un cristianesimo senza dottrina e senza identità, Basilio e Gregorio ricordano che la fede non è un’opinione ma un incontro con il Dio Trinità. Senza questa verità, il cristianesimo perde la sua anima.


Memoria dei santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa. Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura pastorale dei poveri e dei malati; morì il primo di gennaio. Gregorio, suo amico, vescovo di Sásima, quindi di Costantinopoli e infine di Nazianzo, difese con grande ardore la divinità del Verbo e per questo motivo fu chiamato anche il Teologo. Si rallegra la Chiesa nella comune memoria di così grandi dottori.

 

NELLO STESSO GIORNO:
STEFANA QUINZANI,  Beata
Orzinuovi, 5 febbraio 1457 – Soncino, 2 gennaio 1530
Nata ad Orzinuovi (BS) da una famiglia di agricoltori, visse aiutandoli nel lavoro dei campi. Entrata nel 1489 a far parte del Terz'Ordine Domenicano, fu assidua nella contemplazione della Passione di Cristo, della quale portava sul corpo le stimmate. Si dedicò con generosità al servizio dei poveri e della pace. Morì il 2 gennaio 1530 a Soncino (CR) nel monastero da lei edificato e guidato con prudenza per anni.


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giovedì 1 gennaio 2026

Nm 6, 22-27 - Gal 4,4-7 - Lc 2,16-21 - MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Giovedì 01 Gennaio 2026

 

Dal libro dei Numeri - Nm 6, 22-27
 
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

1. IL SIGNORE TI BENEDICA. Ti doni salute, lavoro, ecc. E TI PROTEGGA, ti tenga d’occhio. FACCIA BRILLARE PER TE IL SUO VOLTO, il suo volto sorridente mentre ti osserva, E TI FACCIA GRAZIA, ti faccia vivere nella gratuità. RIVOLGA A TE IL SUO VOLTO, volga il suo volto verso di te. E TI CONCEDA PACE, lo “Shalom” il frutto della misericordia di Dio... IL SIGNORE CI DONA TUTTO QUELLO DI CUI ABBIAMO BISOGNO. 

2. La benedizione del Signore ha il significato di INCOMINCIARE un’azione in nome di Dio, CONTINUARE l’azione nel nome di Dio, FINIRLA nel nome di Dio e soprattutto CON IL SUO AIUTO E CON LA SUA BENEVOLENZA anche quando le cose vanno male…

3. OGGI IO CHIEDO PER TE CHE IL SIGNORE TI GUIDI E TI ACCOMPAGNI, e veramente Lui ti guida e ti accompagna. Con la benedizione del Signore sei sicuro di camminare in mani sicure…. Buon cammino…

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 4,4-7
 
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

1. Il Figlio di Dio è nato da donna, cioè da Maria. Egli ha percorso il normale iter di nascita e di crescita umana, È NATO DA UNA DONNA COME TUTTI NOI. Egli si è sottomesso alla legge del popolo in cui è nato, Israele.

2. Con la sua vicenda umana però, ATTRAVERSO LA SUA MORTE E RISURREZIONE CI HA RISCATTATI liberandoci dal regime oppressivo della legge, ci ha resi figli di Dio, CI HA DONATO LA VERA LIBERTÀ. La libertà dei Figli di Dio…

3. La schiavitù è finita. E un bimbo, nato da donna, CI INDICA LA STRADA DELLA LIBERTÀ, quella libertà alla quale siamo chiamati come figli di Dio. SIAMO FIGLI ABBIAMO LO SPIRITO DI GESÙ CHE GRIDA "ABBA! PADRE!". NON siamo più schiavi ma figli e quindi eredi per grazia di Dio. VIVIAMO DA FIGLI!

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✠ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,16-21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

1. Il cuore umile dei pastori vede che questo bimbo indifeso, povero di tutto, REALIZZA le profezie. GESÙ, ANCORA IN FASCE, SI OFFRE A TUTTI COME DONO DI SALVEZZA. Accoglilo nella tua vita, VIENI GESÙ...

2. Maria «CUSTODIVA tutte queste cose, MEDITANDOLE nel suo cuore». Maria TRATTENEVA tutte queste cose e le METTEVA INSIEME nel suo cuore. In Maria c'è innanzitutto ASCOLTO, ACCOGLIENZA della Parola di Dio. NOI COME MARIA...

3. E Maria sussurra sotto voce il NOME DEL BIMBO, il nome scelto dal Padre e che l'angelo ha rivelato prima a lei e poi a Giuseppe, GESÙ, "DIO SALVA". CHIAMARE PER NOME GESÙ È IL MODO MIGLIORE DI PREGARE OGGI. INVOCHIAMOLO...

AUGURI BUON ANNO...

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VIVERE

"Il segreto dell'esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma in ciò per cui si vive!". Vivere bene è meglio che vivere! Oggi ascolteremo la bellissima benedizione di Dio, che è rivolta anche a noi: "Ti benedica il Signore e ti protegga... Il Signore ti conceda pace...". Chiediamo l'intercessione della Madonna, perché la benedizione di Dio accompagni ogni giorno di quest'anno. Unendo da parte nostra l'impegno serio, perché "la vita non consiste nel vivere lungo, ma nel vivere bene!". BUON ANNO...

LA MADONNA

Un famoso studioso scriveva: «Noi non siamo esseri umani che vivono una esperienza spirituale. Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana». Ci ottenga la grazia la Madonna, che con la festa della sua Maternità dà inizio al nuovo anno, di riscoprire la spiritualità, cioè i valori della fede, della compassione, della gratitudine, della tolleranza e della gentilezza, che guidano le azioni quotidiane in modo significativo. BUON ANNO...

BENEDIZIONE

Dio creò il mondo con la lettera B, simbolo di benedizione, un segno puro e positivo. All'inizio del nuovo anno, chiediamo al Signore di avvolgerci con la sua luce e di renderci benedizione per gli altri. Viviamo ogni giorno come un dono prezioso, facendo il bene e lodando Dio per la sua bontà. Che la sua benedizione vi accompagna sempre! BUON ANNO NUOVO 2025!

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LECTIO DIVINA - MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

OMELIA - MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

 

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01.01 MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

 La solennità di Maria Santissima Madre di Dio, celebrata il primo gennaio e definita dogma al Concilio di Efeso nel 431, è il punto di incontro decisivo tra cristologia e mariologia. La Chiesa confessa che Maria è autenticamente Theotókos – “Colei che genera Dio” – non come titolo sentimentale, ma come verità necessaria per custodire la divinità di Cristo. Don Divo Barsotti sottolineava che lo stupore del cristianesimo non sta solo nel fatto che Maria possa chiamare Dio “Figlio”, ma che Dio stesso chiami una creatura “Madre”: qui si manifesta l’abisso dell’Incarnazione.

 La proclamazione del dogma risponde all’eresia nestoriana, sorta nel V secolo, che separava le nature di Cristo in due persone distinte, sostenendo che Maria fosse madre solo dell’uomo Gesù. San Cirillo d’Alessandria confutò tale dottrina affermando l’unione ipostatica: il Verbo eterno assume realmente la natura umana, senza confusione ma senza divisione. Di conseguenza, colui che Maria genera nella carne è la stessa Persona divina del Figlio. Per questo la Vergine può essere chiamata “Madre di Dio”, non come origine della divinità, ma perché il Verbo nasce da lei secondo l’umanità.

 Il Concilio di Efeso accolse la dottrina di Cirillo, condannò Nestorio e proclamò una formula di fede che difende insieme la piena divinità e la piena umanità di Cristo: uno solo è il Figlio, perfetto Dio e perfetto uomo, consostanziale al Padre e a noi. In questo modo la maternità divina diventa un baluardo contro tutte le eresie cristologiche, dall’arianesimo all’adozionismo.

 La festa del primo gennaio, collocata nell’Ottava del Natale, manifesta il legame profondo tra la Madre e il Figlio: mentre la liturgia ricorda la circoncisione di Gesù e l’imposizione del nome “Dio salva”, la Chiesa contempla Maria come colei che, con la sua obbedienza, entra in modo unico nel mistero della Redenzione, cooperando all’opera del Figlio “sotto di Lui e con Lui” (Lumen Gentium, 56).

 Dalla Maternità divina nasce anche la maternità spirituale di Maria verso tutti i redenti. Questo ruolo è radicato nel suo sì all’Annunciazione e sigillato da Cristo sulla croce: «Ecco il tuo figlio… Ecco la tua madre». Così, secondo san Pio X, tutti i battezzati, uniti a Cristo capo, sono come generati spiritualmente dal grembo di Maria. La Madre di Dio diventa così Madre della Chiesa e della vita cristiana quotidiana, segno di consolazione e protezione, ma soprattutto garanzia della verità sull’Incarnazione.

 

Per noi oggi

 Senza Maria Madre di Dio, il Natale diventa un mito dolce ma innocuo: se non difendiamo la verità dell’Incarnazione, rischiamo di ridurre Gesù a un “uomo speciale” e il cristianesimo a morale o poesia.

 La fede non vive senza carne: come il Verbo si è fatto uomo nel grembo di Maria, così anche la nostra fede deve diventare concreta, visibile, incarnata – non solo emozione spirituale.

 Abbiamo una Madre, ma viviamo come orfani: la maternità spirituale di Maria è un dono reale; trascurarlo significa perdere una guida sicura in un mondo frammentato e rumoroso.


Nell’ottava del Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos, perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome.

 

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