venerdì 3 aprile 2026

Is 52,13-53,12 - Eb 4,14-16; 5,7-9 - Gv 18,1-19,42 - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Venerdì 03 Aprile 2026
Dal libro del profeta Isaìa - Is 52,13-53,12
 
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

1. La MISSIONE DEL SERVO DI JHWH conoscerà un FALLIMENTO BRUCIANTE AGLI OCCHI UMANI: una umiliante condanna a morte, in cui entra senza aprir bocca, "come agnello condotto al macello". Si tratta di una NOTIZIA INAUDITA.

2. SOLAMENTE a distanza, COLORO CHE ERANO STUPITI DI LUI – «tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo» – APRIRANNO GLI OCCHI E «COMPRENDERANNO ciò che mai avevano udito». Verrà alla luce una RIVELAZIONE INCREDIBILE: il Servo «castigato, percosso da Dio e umiliato», questo «uomo dei dolori» è, in realtà, il SOGGETTO NASCOSTO DEL PIÙ ALTO COMPIACIMENTO DEL SIGNORE E DELLA SUA VOLONTÀ DI SALVEZZA. 

3. LUI "si è caricato delle nostre sofferenze", "è stato trafitto per i nostri delitti… per le sue piaghe noi siamo stati guariti". È IL SIGNORE CHE DICE L’ULTIMA PAROLA sulla sorte e sulla "buona riuscita" e il "successo" che avrà il Servo. LA SUA MORTE SI RIVELERÀ UN’ESPLOSIONE DI VITA E IL SIGNORE GLI DARÀ IN PREMIO LE MOLTITUDINI.

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 4,14-16; 5,7-9
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

1. DUNQUE, POICHÉ ABBIAMO UN SOMMO SACERDOTE GRANDE CHE È PASSATO ATTRAVERSO I CIELI, GESÙ IL FIGLIO DI DIO”. Cristo è passato nel tempio celeste della gloria e NON attraverso il velo del tempio, come il sommo sacerdote della passata e provvisoria alleanza, MA attraverso i cieli, e non si è posto davanti all'arca, ma alla destra del Padre. LA FEDE DEI CRISTIANI È FONDATA SU QUESTA CERTEZZA.

2. Pur essendo Figlio di Dio però È PASSATO ATTRAVERSO LA SOFFERENZA E LA MORTE. La sua vicenda ci aiuta a vivere in modo diverso le sofferenze che attraversano la nostra vita. Lui ha un cuore misericordioso, ci verrà incontro e ci darà aiuto al momento opportuno. NOI VOGLIAMO FIDARCI DI LUI!

3. Cristo sommo sacerdote PERSEGUITATO E MESSO A MORTE HA OFFERTO SÉ STESSO E VENNE ESAUDITO. Il suo è UN SACRIFICIO PERFETTO A DIO PADRE, PURO ATTO D’AMORE, in espiazione dei peccati del mondo. Cristo è VITTIMA e SACERDOTE, MEDIANTE L'ACCETTAZIONE E L'OBBEDIENZA AL PADRE. È capace di aiutare gli uomini!...

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+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni - Gv 18, 1–19,42

 C - In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro:

 ✠ - «Chi cercate?».

 C - Gli risposero:

 A - «Gesù, il Nazareno».

 C - Disse loro Gesù:

 ✠ - «Sono io!».

 C - Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo:

 ✠ - «Chi cercate?».

 C - Risposero:

 A - «Gesù, il Nazareno».

 C - Gesù replicò:

 ✠ - «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano»,

 C - Perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro:

 ✠ - «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

C - Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro:

 A - «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?».

 C - Egli rispose:

A - «Non lo sono».

 C - Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose:

 ✠ - «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».

 C - Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo:

 A - «Così rispondi al sommo sacerdote?».

 C - Gli rispose Gesù:

 ✠ - «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

 C - Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero:

 A - «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?».

 C - Egli lo negò e disse:

 A - «Non lo sono».

 C - Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse:

 A - «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».

 C - Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò:

 A - «Che accusa portate contro quest’uomo?».

 C - Gli risposero:

 A - «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».

 C - Allora Pilato disse loro:

 A - «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!».

 C - Gli risposero i Giudei:

 A - «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».

 C - Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse:

 A - «Sei tu il re dei Giudei?».

 C - Gesù rispose:

 ✠ - «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».

 C - Pilato disse:

 A - «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

 C - Rispose Gesù:

 ✠ - «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

 C - Allora Pilato gli disse:

 A - «Dunque tu sei re?».

 C - Rispose Gesù:

 ✠ - «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

 C - Gli dice Pilato:

 A - «Che cos’è la verità?».

C - E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:

 A - «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».

 C - Allora essi gridarono di nuovo:

 A - «Non costui, ma Barabba!».

 C - Barabba era un brigante.

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano:

 A - «Salve, re dei Giudei!».

 C - E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro:

 A - «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna».

 C - Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro:

 A - «Ecco l’uomo!».

C - Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono:

 A - «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».

 C - Disse loro Pilato:

 A - «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa».

 C - Gli risposero i Giudei:

 A - «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

C - All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù:

 A - «Di dove sei tu?».

 C - Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato:

 A - «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».

 C - Gli rispose Gesù:

 ✠ - «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

C - Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono:

 A - «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare».

 C - Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei:

 A - «Ecco il vostro re!».

 C - Ma quelli gridarono:

 A - «Via! Via! Crocifiggilo!».

 C - Disse loro Pilato:

 A - «Metterò in croce il vostro re?».

 C - Risposero i capi dei sacerdoti:

 A - «Non abbiamo altro re che Cesare».

 C - Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato:

 A - «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”».

 C - Rispose Pilato:

 A - «Quel che ho scritto, ho scritto».

 C - I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro:

 A - «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca».

 C - Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:

 ✠ - «Donna, ecco tuo figlio!».

 C - Poi disse al discepolo:

 ✠ - «Ecco tua madre!».

 C - E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse:

 ✠ - «Ho sete».

 C - Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse:

 ✠ - «È compiuto!».

 C - E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

C - Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore

1. Gesù è stato tradito, arrestato, maltrattato, rinnegato, condannato, caricato della croce... MA È LUI CHE "SI CONSEGNA" ALL'UOMO. E NOI a chi ci consegnamo? Leggiamo e meditiamo con CALMA LA PASSIONE...
2. Con le braccia inchiodate alla croce Gesù grida: «È COMPIUTO!». GESÙ È ARRIVATO AL CULMINE SUPREMO, OLTRE IL QUALE NON AVREBBE POTUTO ANDARE. Sulla croce Dio SI È DONATO TUTTO, senza riserve e senza condizioni, quasi si è arreso alla malvagità umana per superarla e sconfiggerla col suo AMORE.. HA VINTO L'AMORE!
3. FISSIAMO LO SGUARDO SU GESÙ CRISTO: in lui TROVA COMPIMENTO TUTTO: l'amore, il dolore, la vita, la morte, TUTTO TROVA COMPIMENTO. Allora: AMIAMO come Lui, SOFFRIAMO come Lui, VIVIAMO come Lui MUOIAMO come Lui, PER AMORE... GUARDIAMO A LUI SEMPRE..
BUONA PREPARAZIONE ALLA FESTA DI PASQUA...

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VENERDÌ

«Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente». Oggi porteremo nella mente e nel cuore le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo; porteremo, nella preghiera, i tanti, troppi crocifissi di oggi. Quando Gesù ha preso su di sé le piaghe dell’umanità e la stessa morte, l’amore di Dio ha irrigato i nostri deserti, ha illuminato le nostre tenebre.

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Cerchiamo di capire l'amore rendendolo un'idea, un concetto fisso, stabile. Ma l'amore è sempre dinamico, in movimento. C'è una volta in cui è stato fisso l'amore, quando è stato crocifisso. Siamo pronti per questo amore?

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LECTIO DIVINA - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

OMELIA - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)


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Mt 27,1-56 - RITO AMBROSIANO VENERDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA

RITO AMBROSIANO
VENERDÌ DELLA SETTIMANA AUTENTICA
"Celebrazione della Passione del Signore"
Venerdì 3 Aprile 2026
Lettura del Vangelo secondo Mt 27,1-56
+ Passione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Matteo  - Mt 27,1-56

C - Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo:

A - «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente».

C - Ma quelli dissero:

A - «A noi che importa? Pensaci tu!».

C - Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero:

A - «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue».

C - Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo:

A - «Sei tu il re dei Giudei?».

C - Gesù rispose:

✠ - «Tu lo dici».

C - E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse:

A - «Non senti quante testimonianze portano contro di te?».

C - Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse:

A - «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?».

C - Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire:

A - «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».

C - Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro:

A - «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?».

C - Quelli risposero:

A - «Barabba!».

C - Chiese loro Pilato:

A - «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?».

C - Tutti risposero:

A - «Sia crocifisso!».

C - Ed egli disse:

A - «Ma che male ha fatto?».

C - Essi allora gridavano più forte:

✠ - «Sia crocifisso!».

C - Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo:

A - «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!».

C - E tutto il popolo rispose:

A - «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».

C - Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano:

A - «Salve, re dei Giudei!».

C - Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, «si divisero le sue vesti, tirandole a sorte». Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo:

A - «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».

C - Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano:

A - «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».

C - Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:

✠ - «Elì, Elì, lemà sabactàni?»,

C - che significa:

✠ - «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

C - Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:

A - «Costui chiama Elia».

C - E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano:

A - «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».

C - Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

 

C - Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano:

A - «Davvero costui era Figlio di Dio!».

C - Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

 

1. UOMO DEI DOLORI CHE BEN CONOSCE IL PATIRE: Quanto ha patito Gesù?  Lui nella potenza dello Spirito, LO HA ACCETTATO, CONSAPEVOLMENTE E LIBERAMENTE, PER AMORE. Fermiamoci a riflettere in silenzio...

2. Non c’è sofferenza umana (fisica, psichica o spirituale) che non sia abbracciata dall’Innocente Crocifisso. GUARDANDO IL CROCIFISSO SI TROVA LA SORGENTE DELL’INESAURIBILE CARITÀ CHE SI FA CARICO DELLA SOFFERENZA DEGLI UOMINI LORO FRATELLI. Guardiamo a Lui...

3. Come stare allora di fronte al Crocifisso? Anzitutto con la coscienza della nostra responsabilità di essere peccatori senza annichilirsi nella disperazione e affidandoci come farà il buon ladrone. LA SOLA MODALITÀ ADEGUATA CON CUI STARE DAVANTI AL CROCIFISSO, L’UNICA ALLA NOSTRA PORTATA È LA GRATITUDINE. INIZIAMO A VIVERLA ADORANDO LA CROCE...

BUON VENERDÌ SANTO...

03.04 SAN LUIGI SCROSOPPI

SAN LUIGI SCROSOPPI

San Luigi Scrosoppi nacque il 4 agosto 1804 a Udine in una famiglia profondamente cristiana. Fin da giovane fu educato nello spirito dell’San Filippo Neri e dell’Oratorio di San Filippo Neri, anche se la comunità locale era stata soppressa dalle vicende politiche dell’epoca. Ordinato sacerdote il 1° aprile 1827, iniziò il suo ministero dedicandosi alla pastorale e soprattutto ai più poveri.

Il suo cammino fu segnato dall’opera del fratello Carlo Filaferro, impegnato nell’assistenza alle bambine abbandonate. Luigi si lasciò coinvolgere in questa missione e maturò una forte vocazione alla carità verso le giovani più bisognose. Da questa esperienza nacque nel 1845 l’Istituto delle **Suore della Divina Provvidenza**, fondato per educare e accogliere ragazze orfane e in difficoltà.

La sua vita spirituale era intensa e profondamente radicata nella preghiera: meditazione quotidiana, adorazione eucaristica, rosario, via crucis e lunghi momenti di orazione. Da questa relazione con Dio nasceva la sua instancabile attività caritativa e pastorale.

Scrosoppi riassumeva il suo stile di vita nel motto **“fare, patire, tacere”**, cioè compiere il bene con umiltà, accettare le sofferenze e vivere con discrezione. La sua carità non era semplice assistenza, ma un autentico amore evangelico che riconosceva il valore di ogni persona.

In un periodo storico segnato dalla soppressione di molte istituzioni religiose, si impegnò anche per ricostruire l’Oratorio di Udine, rimanendo sempre profondamente legato allo spirito filippino.

Morì a Udine il 3 aprile 1881 dopo una vita dedicata a Dio e ai poveri. Fu beatificato nel 1981 e canonizzato nel 2001 da Giovanni Paolo II. Le **Suore della Divina Provvidenza** continuano ancora oggi la sua missione educativa e caritativa nel mondo.

 

Per noi oggi

1. La carità non è assistenza ma relazione.
Scrosoppi non aiutava “i poveri” in modo generico: incontrava persone concrete e le faceva sentire amate. Oggi rischiamo di aiutare senza incontrare davvero chi soffre.

2. Senza preghiera la carità diventa solo filantropia.
La forza della sua azione nasceva da ore di preghiera. Oggi vogliamo cambiare il mondo… ma senza inginocchiarci.

3. La santità passa attraverso le piccole fedeltà.
Il suo motto “fare, patire, tacere” contrasta con la cultura della visibilità e del protagonismo. La vera grandezza spesso cresce nel silenzio.

Udine, 4 agosto 1804 - 3 aprile 1884

NELLO STESSO GIORNO:
BEATO GANDOLFO DA BINASCO SACCHI SACERDOTE FRANCESCANO
Binasco, Milano, 1200 circa - Polizzi Generosa, Palermo, 3 aprile 1260
A Polizzi in Sicilia, beato Gandolfo da Binasco Sacchi, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che condusse un’austera vita di solitudine e percorse le regioni limitrofe per predicarvi la parola di Dio.

 

VENERDÌ SANTO – PASSIONE DEL SIGNORE

VENERDÌ SANTO – PASSIONE DEL SIGNORE

 

Il Venerdì Santo la Chiesa non celebra l’Eucaristia in senso festivo, ma si concentra sulla Passione e morte di Cristo, meditata nel silenzio e nella contemplazione.

 Aspetti principali della celebrazione: 

Cristo, vero Agnello pasquale: la sua morte libera l’umanità dal peccato e dalla schiavitù del demonio, compiendo il progetto di salvezza iniziato nell’Esodo.

Morte per la vita: la croce è centro del mondo; il sacrificio di Gesù trasforma sconfitta in vittoria e porta la riconciliazione tra Dio e l’umanità.

Adorazione della croce: gesto di fede e amore che riconosce la regalità salvifica di Cristo e invita a vivere nella verità e nella carità.

Comunione eucaristica: unisce i fedeli alla morte gloriosa di Cristo, partecipando alla nuova vita nello Spirito e alle nozze dell’Agnello. 

Riflessione teologica: 

  • Il sangue e l’acqua usciti dal costato di Cristo sono simboli di Battesimo e Eucaristia, da cui nasce e si alimenta la Chiesa.
  • Cristo, come Adamo, “dona la sua sposa” (la Chiesa) attraverso il sangue e l’acqua, nutrendo continuamente i fedeli rigenerati. 

In sintesi:

Il Venerdì Santo ci invita a contemplare la croce come gesto supremo d’amore e sacrificio, fonte di vita nuova e comunione per tutta l’umanità. 

  1. Guardare la croce significa riconoscere che il vero potere si manifesta nel servizio e nel sacrificio, non nella forza o nel dominio.
  2. Il sangue e l’acqua di Cristo ci ricordano che ogni cristiano è chiamato a rinascere e nutrire la comunità: siamo co-creatori della Chiesa viva.
  3. La Passione ci sfida a trasformare le nostre sofferenze in amore concreto per gli altri, facendo della vita quotidiana un altare di dedizione e carità.

 

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giovedì 2 aprile 2026

Es 12,1-8.11-14 - 1Cor 11,23-26 - Gv 13,1-15 - GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)

GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)

Giovedì 02 Aprile 2026
Dal libro dell’Èsodo - Es 12,1-8.11-14
 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:
«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

1. «Questo giorno sarà per voi UN MEMORIALE; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un RITO PERENNE» La celebrazione di un RITO CICLICO, proprio dei pastori, diventa IL RITO «MEMORIALE» DELL’INTERVENTO DI DIO NELLA STORIA, celebrato la sera della liberazione dall’Egitto. DIO CI VUOLE LIBERI!
2. In quella notte IO PASSERÒ per la terra d’Egitto... farò giustizia. Il Sangue dell’agnello sarà a vostra salvezza. Ma L'EFFICACIA STA NELL'ESSERE INSIEME. Insieme si cresce nella libertà, nella bontà, nel servizio alla giustizia: MAI DA SOLI, MAI SENZA GLI ALTRI, MAI CONTRO GLI ALTRI.
3. Mangeranno carne arrostita, azzimi e erbe amare. Con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; in fretta. Comprenderanno “CHI SONO, DA DOVE VENGONO E A CHI APPARTENGONO”. Hanno vissuto un fatto che TORNERÀ AD ACCADERE nella vita: la liberazione che apre al futuro.

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 11,23-26
 
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

1. Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue… Mangiando e bevendo SI PARTECIPA ALLA SUA MORTE (dono della vita) E ALLA SALVEZZA CHE ESSA COMUNICA.  Il Signore si mette volontariamente NELLE TUE MANI, SI AFFIDA A TE. Senza condizioni. SI FA DONO, SI ABBANDONA, SI OFFRE. Tu fai lo stesso!
2. In quelle poche parole «QUESTO È IL MIO CORPO, CHE È PER VOI» mette a disposizione ciò che ha di più caro, la sua vita, PER DIVENTARE SOSTEGNO E LUCE per il mondo.
3. Dio ha instaurato così la “NUOVA ALLEANZA” nel suo sangue. DIO INSTAURA A BENEFICIO DELL'UMANITÀ IL DEFINITIVO ORDINE DI SALVEZZA NEL SUO SANGUE. Celebrare il rito eucaristico significa dunque per la comunità cristiana ENTRARE A FARVI PARTE.

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

1. Giovanni ci COINVOLGE facendoci seguire quei gesti misurati, solenni e incomprensibili in cui GESÙ STA DICENDO TUTTO SE STESSO. Un episodio ben noto, la lavanda dei piedi, che si rischia di ascoltarlo superficialmente, senza lasciarsi stupire e, perché no, anche scandalizzare. FACCIAMO MOLTA ATTENZIONE...
2. Gesù si mette a lavare i piedi dei discepoli e li invita a fare altrettanto, NON ESCLUDE NESSUNO (nemmeno Giuda, prossimo al tradimento). Egli ci insegna che AMARE GLI ALTRI È "SERVIRLI", è volere bene "sino alla fine", sempre in ogni circostanza, perché NULLA DEVE FERMARE IL NOSTRO AMORE...
3. Ecco la CHIESA DEL GREMBIULE. Secondo voi: è un'immagine troppo da serva? troppo banale? una fotografia da non presentare ai parenti quando vengono a prendere il tè in casa? Ma LA CHIESA DEL GREMBIULE È LA CHIESA CHE GESÙ PREDILIGE PERCHÉ LUI HA FATTO COSÌ. Diventare servi del mondo soprattutto degli ultimi, dei poveri, ecc...
BUONA PREPARAZIONE ALLA FESTA DI PASQUA...

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GIOVEDÌ

Gesù e ci insegna questo, semplicemente: fra voi, dovete lavare i piedi. È il simbolo: tra voi, dovete servirvi; uno serve l’altro, senza interessi. Che bello sarebbe se questo fosse possibile farlo tutti i giorni e a tutta la gente: ma sempre c’è l’interesse, che è come una serpe che entra. Non cerchiamo l’interesse: uno serve l’altro, uno è fratello dell’altro, uno fa crescere l’altro, uno corregge l’altro. Come Gesù!

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L'ultimo dono di Gesù è questo gesto scandaloso, la lavanda dei piedi. Il gesto dei servi. Questo vuol dire amare? Senz'altro Gesù ci ha amati “sino alla fine”, non è l'unico modo possibile di amare?

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LECTIO DIVINA - GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)

OMELIA - GIOVEDI SANTO (MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE)
  
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