venerdì 31 ottobre 2025

31.10.2025 - Rm 9,1-5 - Lc 14,1-6 Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 9,1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
1. C’è in Paolo una grande tristezza, una continua sofferenza che lo coinvolge direttamente come ebreo: PERCHÉ GLI EBREI NON HANNO ACCETTATO GESÙ CRISTO E IL SUO VANGELO?

2. Paolo afferma che vorrebbe essere lui stesso “ANATEMA” a vantaggio dei suoi fratelli. IL SUO DOLORE, testimoniato dallo Spirito Santo, È PROPRIO UN’OFFERTA DELLA SUA VITA per la salvezza dei suoi fratelli.

3. Il loro rifiuto nei confronti del Figlio di Dio NON CANCELLA NULLA DELLA LORO ELEZIONE e quindi della loro posizione e missione nei confronti di tutti i popoli del mondo. Da loro proviene Cristo secondo la carne. “Egli è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli”. GESÙ È DIO…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Gesù non cambia la legge del sabato, ma ne denuncia la formalità e l’improprio appesantimento. Per questo, non solo Egli custodisce il precetto, ma anche lo illumina, collegandolo al principio fondamentale dell’etica cristiana, che è la carità.
È su questa strada "dall’amore alla giustizia", che dobbiamo camminare perché porta a Dio. Invece, l’altra strada, quella di essere attaccati alla legge, alle regole, dà sicurezza ma porta alla chiusura, porta all’egoismo.
Entriamo nella logica di Dio, liberiamoci dalla religiosità e dal formalismo. Facciamoci vicini a chi ha bisogno proprio come Gesù col malato di idropisia. Ricordiamoci sempre che il bene va fatto: il bene è la legge suprema che supera l’osservanza formale del sabato, anzi ne dà  il senso vero.

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Gesù fa domande, prende lui l’iniziativa, pone questioni, inquieta. E spesso ci lascia senza parole, incapaci di rispondere. Forse perché amiamo le discussioni dialettiche che rimangono in superficie?

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giovedì 30 ottobre 2025

30.10.2025 - Rm 8,31b-39 - Lc 13,31-35 - Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,31b-39

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto:
«Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo considerati come pecore da macello».
 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
1. DIO CHE HA DATO SUO FIGLIO PER NOI È LO STESSO CHE CI SOSTIENE OGNI GIORNO. La vera domanda non è “chi è contro di me?”, ma “PERCHÉ DUBITO ANCORA DELL’AMORE CHE MI SOSTIENE?”.

2. NULLA CI SEPARA DA CRISTO… O SIAMO NOI A SEPARARCI DA LUI? Quante volte siamo noi a costruire muri interiori, a lasciarci travolgere dalla paura o dalla colpa? DIO NON SI ALLONTANA MAI, ma siamo noi a fuggire nel momento della prova. Ma dove vogliamo andare?

3. “NOI SIAMO PIÙ CHE VINCITORI” – ma lo crediamo davvero? Questa non è una frase motivazionale: è un'identità. Vivere da “più che vincitori” significa affrontare anche il dolore e la sconfitta con la certezza che l’Amore ha già vinto. LA FEDE CRISTIANA NON È SOPRAVVIVENZA: È VITTORIA NELLA DEBOLEZZA.

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 Dal vangelo secondo Luca - Lc 13,31-35
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”». 

Gesù dimostra una straordinaria determinazione di fronte alla minaccia di Erode, continuando la sua missione di guarigione e liberazione senza paura. Egli risponde ai farisei chiamando Erode "volpe", sottolineando la sua astuzia e malevolenza, ma afferma chiaramente che deve proseguire il suo cammino, consapevole del suo destino a Gerusalemme. Gesù lamenta la storica resistenza di Gerusalemme ai profeti, esprimendo il suo desiderio di proteggere i suoi abitanti come una chioccia raccoglie i suoi pulcini, ma riconoscendo il loro rifiuto costante. Questo rifiuto porta alla profezia che Gerusalemme sarà abbandonata fino a quando non riconoscerà il Messia. Conclude annunciando che la città non lo vedrà più fino a quando non dirà: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore", evidenziando sia il giudizio imminente che la speranza di una futura riconciliazione. Gesù è la nostra speranza!

 

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SANTI? NON PERFETTI, MA VERI.

SANTI? NON PERFETTI, MA VERI.

C’è qualcosa di scandaloso nel celebrare Ognissanti nel 2025? Una festa che parla di santità in un tempo in cui la parola “santo” suona fuori moda, se non ridicola. Viviamo immersi nella cultura dell’apparenza, della performance e del “tutto subito”. Eppure, oggi più che mai, il mondo ha fame di santi. Non di statue o icone da calendario, ma di uomini e donne vivi, veri, che hanno il coraggio di credere nella luce mentre tutti parlano solo del buio.

 Ognissanti non è la festa dei perfetti, ma dei guariti: di chi ha lasciato che Dio entrasse nelle proprie ferite e le trasformasse in sorgenti di bene. I santi non sono alieni, ma uomini e donne che hanno preso sul serio il Vangelo nel loro tempo, nonostante le contraddizioni. E allora, se questa festa ha ancora un senso, è perché ci sbatte in faccia una domanda scomoda: “Tu, oggi, vuoi essere santo?” Rispondi!

 La santità non è un lusso spirituale, ma una rivoluzione del quotidiano. È dire “no” all’indifferenza quando conviene non vedere. È scegliere la verità quando tutti barattano la coscienza con il consenso. È restare umani in un mondo che si vanta di essere “intelligente”, ma dimentica il cuore.

 Celebrando Ognissanti, la Chiesa non ci invita a guardare in alto, ma dentro: a scoprire che la santità non è lontana, ma possibile. Forse il santo che Dio sogna oggi non vive in un monastero, ma lavora in un call center, in un ospedale, in un’aula scolastica o tra i senzatetto delle nostre città. Forse il santo di oggi è chi resta fedele in un matrimonio difficile, chi perdona un torto che non meritava, chi non smette di credere nel bene anche quando il mondo gli ride in faccia.

 E poi c’è il legame invisibile, quello che la festa di Ognissanti ricorda con forza: la comunione dei santi. Noi non siamo soli. C’è una rete misteriosa che unisce vivi e defunti, santi conosciuti e sconosciuti, credenti e cercatori di senso. In un mondo che celebra l’individualismo, Ognissanti ci ricorda che siamo corpo, non isole. Che la nostra vita ha peso nel destino di altri. Che pregare per chi non c’è più significa credere che nulla e nessuno vada perduto.

 Ecco la provocazione: se i morti non contano, se i santi non servono, allora anche noi non contiamo. Perché la santità, come la memoria, è l’antidoto all’insignificanza. È dire che ogni vita, anche quella che sembra fallita, può brillare di una luce che non si spegne.

 Forse il vero miracolo di Ognissanti è questo: ricordarci che la santità non è una fuga dal mondo, ma un tuffo dentro la realtà, con gli occhi fissi al Cielo e i piedi ben piantati nella terra degli uomini.

 E tu, nel tuo piccolo, nel tuo oggi, vuoi davvero credere che la santità è ancora possibile?

 

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mercoledì 29 ottobre 2025

29.10.2025 - Rm 8,26-30 - Lc 13,22-30 - Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,26-30

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.
1. Noi non sappiamo cosa sia bene domandare. CI ILLUDIAMO DI CONOSCERE IL NOSTRO VERO BENE. Se ci affidiamo a Dio se lasciamo fare a lui, LO SPIRITO VIENE IN AIUTO ALLA NOSTRA DEBOLEZZA, e noi possiamo vivere secondo la sua volontà nelle situazioni che la vita ci conduce a vivere.

2. Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano. È un INVITO ALLA FIDUCIA IN DIO che SA TRARRE IL BENE ANCHE DAL MALE e che sta conducendo la storia verso la salvezza. 

3. Il DONO DELLO SPIRITO, LA SUA AZIONE NEL CUORE DELLE PERSONE SONO LA GARANZIA che, nonostante le fragilità delle persone e le resistenze della natura umana segnata dal male, IL PROGETTO DI DIO SI REALIZZERÀ e la storia raggiungerà il traguardo fissato.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 13,22-30
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».  

 

PORTA STRETTA: Il Vangelo di oggi ci ricorda che per raggiungere la vetta della vita eterna c'è solo una porta stretta, che significa sforzo, lotta, fatica. Per entrare nel Regno di Dio, non basta una appartenenza esteriore alla Chiesa. L'unico criterio decisivo è quello delle opere. Solo le opere buone ci faranno riconoscere da Cristo, che ci aprirà volentieri la porta. L'unità di misura della salvezza è l'amore ai poveri, agli ultimi, agli altri. Con disinteresse. È ora di riempire il nostro tempo con opere di bene!

 

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martedì 28 ottobre 2025

NEW AGE VENDE, CRISTO DONA.

NEW AGE VENDE, CRISTO DONA.

I giovani di oggi inseguono mille luci: astrologia, tarocchi, cristalli, rituali New Age, “energia positiva”. Sembrano strumenti moderni per sentirsi in pace. Ma sono davvero la risposta?

La storia di Josée-Anne Sarazin-Côté, ex star del New Age e insegnante di astrologia, ci mette davanti a una provocazione radicale: tutto ciò che promette potere e controllo sulla vita è illusione. Solo Cristo dà la vera libertà.

 

Quando il New Age non basta più

 Per anni, Josée-Anne ha costruito il suo mondo con oroscopi, pianeti, corsi online e workshop pieni di cristalli. Una comunità di migliaia la seguiva, convinta che lì ci fosse la verità. Poi la diagnosi: sclerosi multipla primariamente progressiva.

Tremori, perdita della vista, prospettiva della sedia a rotelle. Di fronte alla realtà dura e cruda, l’oroscopo non consola. Mercurio retrogrado non salva. I cristalli non curano. Le frasi zuccherose del tipo “non guarisci perché non ti ami abbastanza” diventano pugnalate.

Nella tua vira quando la vita crolla, il tuo “credo” regge o si frantuma come vetro?

 

La vera meditazione

 Josée-Anne provò anche con la meditazione: tre, quattro ore al giorno. Momenti di calma, certo. Ma il resto delle ore? Vuoto. Rabbia. Paura. Poi, inaspettato, l’urto della grazia: una voce interiore, chiara, semplice: “Prega Gesù.”

All’inizio un balbettio goffo: “Ciao Gesù, sono Josée-Anne.” Eppure, lì, la pace. Non quella costruita con sforzi titanici, ma quella che scende dall’Alto.

È proprio vero e non è ridicolo parlare con Gesù: è ridicolo cercare tutto ovunque tranne che da Lui.

 

La fede che non scappa davanti al dolore

 La malattia non è sparita. Il dolore è rimasto. Ma qualcosa è cambiato: non era più sola. Gesù non le ha tolto la croce, ma l’ha portata con lei. “La nostra fede è forgiata nel fuoco della sofferenza”, dice oggi. È qui che il messaggio per i giovani diventa esplosivo: la vita non sarà mai tutta “peace & love” come su Instagram. Ma se impari ad abbracciare la tua croce, non sarai mai schiavo. Sarai libero.

E Tu preferisci un’illusione zuccherata che crolla al primo colpo, o una forza che ti sostiene anche nell’inferno del dolore?

 

Cristianesimo gratuito contro spiritualità a pagamento

 C’è un altro punto che spiazza: nel New Age, tutto si compra. Corsi, cristalli, libri, abbonamenti. Nel cristianesimo, invece, è tutto gratis. Nessuna formula segreta. Nessun “pacco energetico” da acquistare. Solo un cuore che si apre a Gesù. “Non ho niente da vendere”, dice Josée-Anne. “Voglio solo che tu apra il tuo cuore al Signore.”

E Tu vuoi davvero continuare a pagare per risposte che non ti salvano? O accettare gratis Colui che ti salva davvero?

 

La vera rivoluzione del cuore

 Oggi Josée-Anne vive sulla sedia a rotelle, ma non è sconfitta. Sorride, ringrazia, educa la figlia alla fede. La sua gioia è contagiosa. Non perché la vita sia diventata facile, ma perché ha scoperto che “niente di speciale” è già un miracolo quando lo vivi con Gesù. E allora, ragazzi, ecco la sfida: Volete restare schiavi delle mode spirituali usa e getta? O rischiare la libertà di chi sa che anche nel dolore c’è speranza?

La vera rivoluzione non è leggere il futuro nelle stelle, ma fidarsi di Colui che ha fatto le stelle.

 

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lunedì 27 ottobre 2025

27.10.2025 - Rm 8,12-17 - Lc 13,10-17 - Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata...

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,12-17

Fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
1. L'apostolo ci ricorda che ABBIAMO RICEVUTO LO SPIRITO DI DIO donato da suo Figlio che CI HA RESI FIGLI ADOTTIVI, ma Figli nel Figlio. Dunque non siamo più servi ma Figli. Sei consapevole?

2. Grazie allo Spirito possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo “Abba” termine aramaico semplicissimo per indicare il papà. POSSIAMO DARE DEL TU A DIO E CHIAMARLO PAPÀ. Un Padre speciale!

3. Siamo Figli grazie allo Spirito, dunque CI SIAMO ANCHE NOI NELLA MERAVIGLIA DELLA TRINITÀ. Siamo chiamati ad essere un cuor solo e un'anima sola come le Tre divine persone… QUESTO È IL FINE DI OGNI UOMO…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 13,10-17

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Ipocriti! Ma cos'è l’ipocrisia? Si può dire che è paura per la verità. L’ipocrita ha paura per la verità. Si preferisce fingere piuttosto che essere sé stessi. È come truccarsi l’anima, come truccarsi negli atteggiamenti, come truccarsi nel modo di procedere: non è la verità.
Gesù è un uomo vero che non si nasconde dietro a degli alibi per non fare il bene.  Il bene si può farlo sette giorni su sette, soprattutto se riconosciamo che il vero bene consiste nell’obbedienza a Dio dentro le circostanze che accadono anche in quelle impreviste.
Il comandamento dell'amore, il fare il bene passa avanti a qualsiasi precetto.  Non consideriamoci a posto o, peggio, migliori degli altri per il solo fatto di osservare delle regole. L’osservanza letterale dei precetti è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti.

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Ennesima polemica sul formalismo dell’applicazione della legge. Il nodo però è a monte: quando non vogliamo vedere non vediamo. Non è forse vero che se siamo mal disposti ogni scusa è buona?

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domenica 26 ottobre 2025

Sir 35,15-17.20-22 - 2Tm 4,6-8.16-18 - Lc 18,9-14 - XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 26 Ottobre 2025

Dal libro del Siràcide - Sir 35,15-17.20-22

Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità. 
 

1. DIO È UN GIUDICE IMPARZIALE ED HA UNA PARTICOLARE ATTENZIONE NEI CONFRONTI DEI POVERI, di coloro che non hanno altro aiuto che Lui. IL SIGNORE ASCOLTA LA PREGHIERA DELL’OPPRESSO NON TRASCURA LA SUPPLICA DEI DEBOLI e le figure tipiche di deboli sono gli orfani e le vedove.

2. LA PREGHIERA DEL POVERO ATTRAVERSA LE NUVOLE E ARRIVA FINO A DIO. La preghiera del debole, del povero, e la preghiera di coloro che stanno dalla parte dei poveri (=i poveri in Spirito quelli cioè che hanno lo spirito povero) ARRIVA A DIO E L’ASCOLTA.

3. La preghiera del povero che desidera la giustizia, che chiede misericordia con cuore contrito e umiliato OTTIENE IL RISULTATO. IL RISULTATO È LA GIUSTIFICAZIONE. Noi chiediamo la giustizia otteniamo la giustificazione, CIOÈ DIVENTIAMO GIUSTI.

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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 4,6-8.16-18

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 

1. L’Apostolo fa un RESOCONTO DRAMMATICO MA FIDUCIOSO degli ultimi momenti della sua vita. Nella sua prima difesa in tribunale nessuno gli è stato vicino, tutti lo hanno abbandonato, tutti, ma “non sono solo”: IL SIGNORE È STATO CON ME MI HA LIBERATO E SONO CONVINTO CHE MI LIBERERÀ DA OGNI MALE. Pochi giorni dopo aver scritto queste cose gli taglieranno la testa.

2. IL SIGNORE LO LIBERA DA OGNI MALE MA NON DALLA DECAPITAZIONE. Morirà poco dopo in modo violento. Il Signore lo ha veramente liberato da ogni male? SI PAOLO NE È CONSAPEVOLE: “Fui liberato dalla bocca del leone”. E ormai la sua vita sta per essere versata in offerta.

3. È giunto il momento finale. Paolo può dire: “HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA, HO TERMINATO LA MIA CORSA, HO CONSERVATO LA FEDE”. La buona battaglia o la corsa è la fede, è l’impegno a desiderare la giustizia, e noi siamo GIUSTIFICATI SE COME POVERI E UMILI CI METTIAMO NELLE MANI DEL SIGNORE, l'unico in grado di fare giustizia.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".
Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

 

1. Abbiamo due esempi contrapposti: FARISEO (religioso, praticante) PREGA LODANDOSI, il PUBBLICANO (collaboratore con i Romani, riscuote le tasse per gli odiati invasori), PREGA COME CHI RICONOSCE DI ESSERE SENZA VIA DI SCAMPO "SE NON HAI PIETÀ DI ME PECCATORE SONO ROVINATO. Chi ha pregato il vero Dio?

2. Gesù commenta: Il PUBBLICANO torna a casa GIUSTIFICATO a differenza dell'altro. Giustificato PER FEDE che significa: “IO MI FIDO, MI AFFIDO AL SIGNORE, MI APRO ALLA SUA GRAZIA, MI ABBANDONO ALLA SUA MISERICORDIA E VENGO RESO GIUSTO”. Vengo giustificato NON in forza delle mie opere, dei miei meriti, dei miei pregi (vedi il fariseo). E IO MI FIDO, MI AFFIDO AL SIGNORE O FACCIO DI TESTA MIA?

3. A CHI È RIVOLTA QUESTA PARABOLA? NON ai peccatori MA A NOI SUOI DISCEPOLI che ci sentiamo “GIUSTI” perché facciamo del bene. Questo atteggiamento NON ci fa incontrare Dio E NEPPURE i fratelli perché DIVENTA SOLO UNA RICERCA DELLA PERFEZIONE. PREGARE È VEDERE IL VOLTO DI DIO È INCONTRARE IL SIGNORE. E Tu come preghi?

BUONA DOMENICA…

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IL "TU"

Il fariseo "era salito per pregare; ma non volle pregare Dio, bensì lodare sé stesso". E abbiamo sentito la conclusione di Gesù. Qual è la lezione? Se metti al centro l'"io", nessuna relazione funziona. Non nella coppia, non con i figli o con gli amici, tantomeno con Dio. Il "tu" viene prima dell'"io". Si prega non per ricevere, ma per essere trasformati. Nella religione, nella preghiera, i titoli di benemerenza, non servono. Quando non abbiamo nessun merito, allora possiamo presentarci davanti a Dio!

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LECTIO DIVINA - XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

OMELIA -  XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


Mt 28,16-20 - RITO AMBROSIANO - I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

RITO AMBROSIANO
I Domenica dopo la Dedicazione
DOMENICA 26 Ottobre 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20
In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 
1. GLI APOSTOLI DI GESÙ DUBITAVANO… forse perché spesso le paure, le incertezze e le situazioni poco piacevoli della vita sembrano prendere il sopravvento. I discepoli si chiedono: abbiamo fatto bene a seguire il Maestro oppure sarà una delusione? E TU CHE DICI? IO DICO: "FATTO BENE!"…

2. Ma GESÙ, con una delicatezza sopraffine, LI RASSICURA E LI RAFFORZA, E LI INVIA A FARE DISCEPOLI, PROMETTENDO DI STARE SEMPRE CON LORO. Ogni nostra incredulità, paura, ansia viene dissolta da questa certezza: Lui è con noi SEMPRE, e non ci molla. C'È DA FIDARSI...

3. Dio è con noi e NOI POSSIAMO STARE SEMPRE CON LUI. Pur nelle difficoltà che ci inducono a non credere. Gesù CI IMMERGE nella vita del Padre e nella grazia dello Spirito. COSTRUIAMO su questa roccia sicura, sulla Trinità, la nostra esistenza. LEGGIAMO OGNI GIORNO UN BRANO DEL VANGELO…

BUONA DOMENICA...

 

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sabato 25 ottobre 2025

25.10.2025 - Rm 8,1-11 - Lc 13,1-9 - Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,1-11

Fratelli, ora non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.
Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.
Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
1. CARNE E SPIRITO: due modi di vivere, di pensare e di agire dell’uomo. Sono due concezioni contrapposte di vita. EGOISMO O DONO? LA LEGGE DELLO SPIRITO TI HA LIBERATO DALLA LEGGE DEL PECCATO E DELLA MORTE. La redenzione è un dato che appartiene a tutti i battezzati. Quel dono non è cancellabile: DIO CI HA RESI PARTECIPI DI UNA VITA DA RISORTI; CI HA RESI CAPACI DI VIVERE SECONDO LO SPIRITO.

2. Il battesimo, però, NON CANCELLA LA NOSTRA LIBERTÀ. Noi abbiamo la POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE se vivere secondo lo Spirito che ci è stato concesso o “secondo la carne”. QUESTA SCELTA DETERMINERÀ L’ESITO DEL NOSTRO CAMMINO, IL FRUTTO DELLA NOSTRA VITA. Seguire l’egoismo conduce alla morte, seguire lo Spirito conduce alla vita e alla pace.

3. SE QUALCUNO NON HA LO SPIRITO DI CRISTO, NON GLI APPARTIENE. Vivere secondo lo spirito vuol dire vivere un rapporto da figli e non da servi. SE NON SEI GUIDATO DALLO SPIRITO DI CRISTO NON SEI VERO CRISTIANI anche se preghi, fai delle elemosine e lavori tutto il giorno.

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 13,1-9
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». 

Gesù, riferendosi a fatti di cronaca in cui degli innocenti erano morti, afferma che non è il castigo di Dio, ma un invito alla conversione, ricordando la precarietà della vita. Oggi è il tempo favorevole per convertirsi. Oggi e non domani! Gesù racconta la parabola del fico sterile, illustrando come il Padre e il Figlio si prendano cura dell'uomo, aspettandosi che risponda al loro amore. Dio è paziente e attende che l'albero maturi e che ci convertiamo, iniziando il cammino con il primo passo. Nulla dovrebbe impedire la nostra conversione. E Tu cosa aspetti?

 

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venerdì 24 ottobre 2025

24.10.2025 - Rm 7,18-25 - Lc 12,54-59 - Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 7,18-25

Fratelli, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra.
Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!
1. Paolo trova in sé stesso (non fuori di lui) questa tensione terribile (=combattimento spirituale): VUOLE IL BENE, MA SI TROVA AD AGIRE IL MALE. È razionalmente convinto del bene che desidera, ma non riesce a concretizzarlo perché in lui prevale un’altra forza, quella scritta nelle sue membra, che ostacola la realizzazione del suo desiderio. 

2. A QUESTO LIVELLO SORGE IL DUBBIO CHE È UNA TENTAZIONE: se il bene che desidero non è per me realizzabile, allora tanto vale rinunciare! La tentazione interviene proprio perché noi DESIDERIAMO RISOLVERE LA TENSIONE E LA SOFFERENZA CHE QUESTA INCOERENZA PROVOCA DENTRO DI NOI, e la risoluzione va nella direzione della rassegnazione: SAREBBE BELLO, MA NON È PER ME. Che fare?

3. OCCORRE COMBATTERE E FARE INTERVENIRE TUTTE VIRTÙ DELLA FEDE, DELLA SPERANZA, …perché CIÒ CHE DIO PROMETTE LO REALIZZA. Occorre riconoscere che noi da soli non riusciremmo mai a realizzare quel bene che intuiamo come desiderabile, non con le nostre sole forze, MA CON LA GRAZIA DI DIO SÌ!

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,54-59
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

 

Stiamo lì a guardare cento volte le previsioni del tempo, per programmare una gita o una festa. Ma siamo capaci di 'guardare dentro' il tempo? La gente di cui parla il Vangelo non sa vedere realmente la circostanza di tempo unica e formidabile che ha sotto gli occhi: Gesù presente. Eppure Dio ci ha donato la capacità di riconoscere ciò che è giusto, perché il nostro Dio ha voluto assumere la carne e lo sguardo dell’uomo.
Per capire Gesù e i segni dei tempi, prima di tutto è necessario il silenzio: fare silenzio e osservare. E dopo riflettere dentro di noi. E pregare: chiedere al Signore la luce che ci faccia andare oltre all'apparenza,. Chiedere l'intelligenza per capire ciò che si nasconde nelle pieghe più profonde del nostro essere. Silenzio, riflessione e preghiera. Soltanto così potremo capire i segni dei tempi, cosa Gesù vuol dirci.

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Gesù ci chiede di giudicare noi stessi «ciò che è giusto». Dovremmo essere in grado, visto che il mondo è ricco di segni indicatori. O abbiamo perso la grammatica elementare della vita?

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giovedì 23 ottobre 2025

23.10.2025 - Rm 6,19-23 - Lc 12,49-53 - Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 6,19-23

Fratelli, parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione.
Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte.
Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.
1. IL CRISTIANO CHE HA CONDIVISO LA MORTE E LA RISURREZIONE DI CRISTO HA FATTO UNA SCELTA DEFINITIVA di abbandonare la mentalità del mondo, il modo di vivere e di ragionare di tutti, per INIZIARE UNA VITA DIVERSA, A SERVIZIO DEL BENE, SECONDO LA PAROLA E L’ESEMPIO DI CRISTO. 

2. LA PROMESSA CHE ACCOMPAGNA QUESTA SCELTA è quella di condividere non solo la vita di Cristo qui in terra, ma anche la sua nuova vita nel regno dei cieli, nella casa del Padre. 

3. Siamo chiamati a VIVERE E MORIRE CON CRISTO PER RINASCERE CON LUI A NUOVA VITA. Questo è il progetto di vita che scaturisce dal battesimo! Il risultato è una vita che piace a Dio e il traguardo è la vita eterna…

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+ Dal vangelo secondo Luca - Lc 12,49-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 

Gesù non teme di perdere seguaci proponendo un cristianesimo esigente, impegnato, coerente, che porta divisione: <<Non sono venuto a portare pace...». E, allora, noi cerchiamo di renderlo innocuo, meno disturbante. Molte volte cerchiamo di rendere Cristo e il suo Vangelo un tranquillante spirituale. Ma, così, Cristo è un prodotto della nostra fantasia, non quello vero del Vangelo! Il Vangelo è tutt'altro che comodo quando lo si prende sul serio! Fai attenzione...

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Gesù è, come si dice oggi, divisivo. La sua parola «penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito» (Eb 4), la ferita genera vita e accende il fuoco, ma viene il dubbio: si può evitare?

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