sabato 6 giugno 2026

06.06.2026 - 2Tm 4,1-8 - Mc 12,38-44 - Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 4,1-8

Figlio mio, ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

1. “ANNUNCIA LA PAROLA, A TEMPO E FUORI TEMPO”. Viviamo in un’epoca in cui chi parla di fede è visto come fanatico, ma chi vende illusioni è chiamato “influencer”. Paolo sfida Timoteo — e noi — a NON MISURARE IL VANGELO SULLA CONVENIENZA, MA SULLA VERITÀ, anche quando non piace.

2. “SI CIRCONDERANNO DI MAESTRI SECONDO I PROPRI CAPRICCI”. Siamo pieni di voci spirituali su misura, che dicono solo ciò che consola. La “sana dottrina” oggi non è rifiutata perché antica, ma perché ESIGE CONVERSIONE. E LA CONVERSIONE NON È MAI DI MODA.

3. “HO COMBATTUTO LA BUONA BATTAGLIA”: Paolo parla come un guerriero disarmato. La fede non è fuga né tranquillità: è resistenza lucida, anche quando tutto sembra perduto. LA “CORONA” NON È PREMIO PER I PERFETTI, MA PER CHI NON HA SMESSO DI CREDERE, anche ferito, anche stanco — ma ancora in piedi.

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 + Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,38-44
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Gli scribi sfilano in vesti lunghe, la vedova passa inosservata: eppure Dio si ferma su di lei. La religione dell’apparenza si nutre di applausi, quella del cuore di fiducia.
I ricchi offrono rumore, la vedova silenzio — ma il suo silenzio pesa più dell’oro. Gesù non esalta la povertà, denuncia l’indifferenza. Dare tutto non è follia, è libertà da ciò che possiede noi. Chi dà del superfluo mantiene il controllo; chi dà tutto, lo perde — e si affida.
Il vero sacrificio non si misura in monete, ma in fiducia. Forse oggi la vedova sarebbe quella che, senza like né platee, continua a credere.

 

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