sabato 30 dicembre 2023

OGNI FINE È UN NUOVO INIZIO...

OGNI FINE È UN NUOVO INIZIO...

 

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». E mi disse: «Ecco, sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine. (Ap 21, 5-6)
3,2,1…Buon anno! Anche questa volta il countdown ci regalerà un nuovo inizio, un altro anno da vivere. In quell’ istante che segna un confine convenzionale tra il “vecchio” e il “nuovo”, tra la “fine” e “l’inizio” si condensano tanti dei nostri pensieri passati e futuri, un misto di memoria e desiderio.
Come sempre ci si chiederà: “quali sono i tuoi propositi per il nuovo anno?” E da lì una lunga serie di obiettivi più o meno seri con cui fare i conti nell’immediato futuro. In realtà, se ci pensiamo bene, tra le 23:59 e le 00:00 cambiano solo pochi secondi, gli stessi che scandiscono altri minuti a cui attribuiamo forse meno importanza, ma che hanno esattamente lo stesso valore degli altri.
Tuttavia è innegabile che quel limite messo per scandire il tempo in fondo ci faccia bene, perché ci aiuta a mettere ordine nella nostra vita, a fare memoria delle cose belle per cui ringraziare e a quelle che ci hanno fatto soffrire e che vorremmo non ritrovare più, ma che forse sono proprio quelle che ci hanno chiesto un passo di fatica che si è trasformato in un nuovo spunto di crescita personale.
E poi quello sguardo sul futuro, verso quei 365 giorni nuovi da vivere ci rimette in contatto con i nostri desideri, da quelli più superficiali a quelli più profondi. È la possibilità di coltivarli, di compierli ed esaudirli che ci motiva a scendere ogni mattina dal letto con la “lucina interiore” accesa.
Se ci fermiamo a pensare al tempo sotto lo sguardo di Colui dal quale ogni secondo che dispongo appartiene avverto una protezione speciale e una responsabilità. Ogni istante, sotto il Suo sguardo è sempre kairos e non più solo kronos, cioè non semplicemente minuti che passano, ma tempo opportuno affinché i nostri desideri di bene prendano vita, accadano.
Chiaramente non ha senso illudersi che ogni secondo sia sempre e solo kairos, ma la possibilità che lo diventino ci aiuta a guardare ai giorni che abbiamo davanti con fiducia, perché possiamo togliere la polvere dai desideri che per un motivo o per l’altro nascondiamo, e con fede, perché il Dio che custodisce il tempo si è incarnato in esso e l’ha reso momento opportuno per ciascuno di noi! 
BUON ANNO! 

 

📲 I MIEI SOCIAL:

giovedì 28 dicembre 2023

PER NON OSSIDARSI…

PER NON OSSIDARSI…

Oggi si sta facendo largo un nuovo tipo di noia: ci si annoia non quando non si ha niente da fare, bensì quando si sta col telefono in mano, a scuola o in università, in famiglia, a lavoro, al mare, in viaggio. Come se si fosse costantemente insoddisfatti, distratti, abituati. Cambia lo spazio, cambia il tempo, cambia l’essere. Perché?

Innanzitutto, la noia sembra essere legata alla mancanza di desiderio. Siamo abituati ad avere tutto e ad averlo subito. In base alle logiche di mercato siamo stati educati a investire in modo ossessivo sulla corporeità e sull’apparenza, a consumare e buttare gli oggetti. Così, persino la possibilità di costruire e coltivare relazioni capaci di durare nel tempo è sempre più remota.

Di conseguenza, tutto è piatto perché già conosciuto, tutto è normale perché già vissuto, tutto è scontato perché dovuto in base ai diritti che tanto si reclamano. Non ci si stupisce più di nulla. E ci si annoia proprio a causa della mancanza di meraviglia, cioè dell’incapacità di meravigliarsi e della difficoltà del lasciarsi meravigliare dai propri interlocutori.

L’impossibilità di saper distinguere lo scorrere del tempo schiaccia l’individuo nel presente e nel presentismo, ossia nell’idea di vivere in un eterno oggi. Ci si ritrova al centro di abitudini e impegni improrogabili, dove gli imprevisti comandano, il tempo è in disordine e non si ha alcuna percezione del futuro. È innegabile che una certa assenza di visione sembra riguardare anche gli adulti, ma quante volte noi giovani ci sentiamo dire che il mondo di oggi gira sempre più veloce, che dobbiamo farci trovare pronti e perdere un solo minuto può essere fatale?

Produrre, governare, agire: per la noia “classica”, quella che richiede silenzio e astrazione e poi magari fa venire grandi intuizioni, non c’è spazio. Essa è stata sostituita da una noia onnipresente che risponde al bisogno di sentirsi e mostrarsi sempre attivi: la notifica dello smartphone, poi il social network con gli ultimi aggiornamenti, un reel su Instagram e una videochiamata con «gli altri». «Esco» perché «a casa non so che fare». Non sappiamo non fare niente. Anzi, abbiamo paura di non fare niente, di pensare e di stare fermi.

Eppure, non è proprio in quei momenti che s’inizia a riflettere, immaginare, progettare? Perché fuggiamo dalla noia ma diciamo di avere sempre più bisogno di tempo libero per stare bene — come dimostra il fenomeno della great resignation? Gli antichi greci parlavano del tempo libero usando la parola scholé, cioè lo studio avente come unico fine la conoscenza. Non ammazzare né avere in odium il tempo — la radice etimologica della parola noia sembra essere proprio questa — bensì impiegarlo, amarlo.

Leggerezza, spiritualità, fragilità, sopravvivenza, progetti, tramonti, annoiarsi in compagnia e annoiarsi da soli, quindi amicizia, famiglia, microuniversi, sentimenti: ecco come si può pensare alla noia in termini positivi e come trasformare l’avere in odium in scuola. Tanti ragazzi già lo fanno.

E allora, cari adulti, non aprite quella porta. Non pensate che, se un ragazzo si annoia, non è perennemente attivo o non esce sempre di casa per affacciarsi a questo «mondo reale» di cui tanto si parla, stia solo poltrendo e non stia piuttosto progettando il futuro o riflettendo sulla propria persona.

Di fronte alla crisi della famiglia, alle troppe delusioni del mondo scolastico, all’eccessiva precarietà, all’avanzare della logica consumistica e al presentismo, tantissimi giovani non desiderano vivere la collettività né riescono più a meravigliarsi. Gli spazi fatti di collettività e condivisione non sembrano esistere più. È necessario ricostruirli. Per riflettere, fermarsi, anche annoiarsi. Per desiderare il confronto e meravigliarsi nello scoprire quanto l’altro ci assomiglia. A una condizione: farlo insieme. Altrimenti, come dice Papa Francesco, «un giovane si ossida».

 

📲 I MIEI SOCIAL:


martedì 26 dicembre 2023

SENZA UMILTÀ SIAMO “TAGLIATI FUORI”.

SENZA UMILTÀ SIAMO “TAGLIATI FUORI”.

Una grotta, un buco nel terreno, è qui che Gesù, il Figlio di Dio, sta per nascere. Dio s’incarna e viene ad abitare in mezzo a noi “piantandosi” nella terra, nell’humus. Da questa parola, humus, provengono diverse altre parole come umano, umanità ma anche umile, umiltà e forse anche umorismo. Umanità e umiltà senza dubbio camminano insieme perché, lo ricordava san Paolo VI, umiltà vuol dire verità, significa guardarsi senza ipocrisie e riconoscersi per quello che siamo, esseri fatti di humus, di fango, fragili e limitati. I problemi nascono quando le due cose non camminano insieme, quando l’umanità si discosta dalla saggezza dell’umiltà e recita una parte che non è la sua, quella del potente o, peggio, dell’onnipotente. È appunto una recita, una vera “ipocrisia” (ipocrites in greco è l’attore).

La saggezza dell’umiltà che è «la via che ci conduce a Dio e, allo stesso tempo, proprio perché ci conduce a Lui, ci porta anche all’essenziale della vita, al suo significato più vero, al motivo più affidabile per cui la vita vale la pena di essere vissuta». Una saggezza quella dell’umiltà che «ci spalanca all’esperienza della verità, della gioia autentica, della conoscenza che conta. Senza umiltà siamo “tagliati fuori”, siamo tagliati fuori dalla comprensione di Dio, dalla comprensione di noi stessi. Occorre essere umile per capire noi stessi, tanto più per capire Dio. I Magi potevano anche essere dei grandi secondo la logica del mondo, ma si fanno piccoli, umili, e proprio per questo riescono a trovare Gesù e a riconoscerlo. Essi accettano l’umiltà di cercare, di mettersi in viaggio, di chiedere, di rischiare, di sbagliare...».

Pensando ai Magi prende consistenza il legame tra umiltà e umorismo: essi, i sapienti, si fanno piccoli, cioè non si prendono troppo sul serio, ma si abbassano, rovesciano lo schema mentale a cui naturalmente potrebbero fare riferimento. La loro autoironia e autocritica li salva, permette quel cammino di conversione che li scuote e li mette in movimento. 

È una scena paradossale quella di Betlemme, perché da una parte c’è il movimento della terra, i Magi, come i pastori, che sentono l’urgenza dell’andare e adorare, dall’altra la pace del cielo: “stille nacht” diciamo in una delle più famose canzoni natalizie, cantiamo la notte calma, ferma, serena. In questa serenità il mondo cambia, si stravolge: il sussulto dei cuori, del cuore di Maria, di Giuseppe, dei pastori e dei Magi (molto diverso dal sussulto nel cuore di Erode), è il preludio al sussulto dell’universo che vive in questo momento una nuova creazione, una ripartenza che è l’alba della redenzione. 

Così questa scena ci invita a meditare sul paradosso della necessità di fermarsi un momento nella pace, spezzando la frenesia dei ritmi quotidiani, fermarsi ma per ripartire, spegnere i motori ma per riaccendere i motivi, ritornare a quell’essenziale della vita, quello per cui la vita è degna di essere vissuta.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


domenica 24 dicembre 2023

Mt 1, 1-16- RITO AMBROSIANO - MESSA DOMENICALE PRENATALIZIA

 RITO AMBROSIANO

MESSA DOMENICALE PRENATALIZIA
DOMENICA 24 DICEMBRE 2023
Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 1, 1-16
1. La genealogia è una SPLENDIDA SINTESI DELLA STORIA DELLA SALVEZZA in quanto richiama le tappe fondamentali: Abramo, la svolta davidica, il tempo dell'esilio, la nascita di Gesù. Matteo vuole sottolineare che LA VICENDA UMANA DI GESÙ SI È INSERITA PIENAMENTE NELLA STORIA DEL POPOLO ELETTO. Noi tutti siamo inseriti in una storia di salvezza! 

2. “Gesù è il germoglio che “spunterà dal tronco di Iesse”; il “virgulto” cresciuto “come una radice in terra arida”. LA STORIA SALVIFICA DI DIO ENTRA NELLA STORIA UMANA E SEMBRA QUASI NASCONDERSI IN ESSA. Nelle pieghe della storia Dio COSTRUISCE il suo progetto e ORIENTA ogni cosa verso la pienezza del tempo in cui il Verbo si fa carne. Ancora oggi Dio costruisce e orienta ogni cosa.

3. La nascita di Gesù costituisce il COMPIMENTO DI UNA STORIA DI SALVEZZA, il punto di arrivo di un lungo e tortuoso cammino. “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. COMPIMENTO DELLA STORIA È L’AMORE PROVVIDENTE DI DIO CHE GUIDA OGNI UOMO ALLA SALVEZZA. In Lui poniamo la nostra speranza e fiducia!

BUONA DOMENICA…

 

✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 1, 1-16
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naasòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria. Salomone generò Roboano, Roboano generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm. Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

📲 I MIEI SOCIAL:

sabato 23 dicembre 2023

NOTTE DI NATALE, NOTTE DALLE MOLTE RISONANZE…

NOTTE DI NATALE, NOTTE DALLE MOLTE RISONANZE…

Proviamo a riflettere sul significato della celebrazione della messa natalizia e sulla profonda significatività del Natale. Il Natale esprime un'atmosfera di gioia contenuta e mite, in un clima di familiarità e di tenerezza. Contemplando il bambino Gesù, il cuore si riempie di gioia. Fermati davanti al presepe e contempla il grande mistero di Dio che si è fatto uomo, per Te per la salvezza di tutti.
Nonostante il frastuono di voci e il luccichio di mille luci in un contesto di mondo moderno tendenzialmente scettico, il Natale riesce ancora a suscitare momenti di attenzione e riflessione sulla semplicità di una nascita senza splendore, ma capace di illuminare la scena sordida di una stalla. L’evento unico e irripetibile della storia è per noi la "buona notizia", momento di riconciliazione tra l'umanità e il suo Creatore. Dio è fedele al suo disegno d'amore nonostante le ribellioni umane.
Il mondo lo sappiamo vive “la terza guerra mondiale”, terrore e sgomento sono all’ordine del giorno, tuttavia, il Natale ci offre un messaggio di speranza più forte di ogni paura, portando un'invincibile allegrezza anche nelle situazioni di tristezza. Dio è con noi: questa è dunque la "buona notizia.
Più di quindici secoli fa, a una cristianità sconvolta dalle minacce e dalle atrocità dei barbari, il papa san Leone Magno parlava così del Natale: "Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita: una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa di questa gioia è comune a tutti perché il Signore nostro, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano (cioè l'infedele e il miscredente), perché anche lui è chiamato alla vita" (Discorso di Natale).
Come si vede, Dio si offre a tutti, non esclude nessuno, accetta anche il rischio di essere rifiutato: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11), osserva malinconicamente l'evangelista Giovanni; un rifiuto che proseguirà e condurrà colui che è nato a Betlemme fino alla condanna, da parte dei capi e dei dotti del suo popolo, e alla morte di croce. Ma questo, per la verità, non è un rischio suo: è un rischio nostro. È il rischio che, dicendogli di no e non lasciandoci salvare da lui, noi arriviamo a vanificare l'incredibile amore del nostro Creatore e per ciò stesso a vanificare e a isterilire la nostra unica vita.
Allora la grazia più "vera" e più bella - che nella notte di Natale possiamo e vogliamo chiedere per noi, per quanti ci sono cari, per tutti - è di saperci arrendere alla misericordia che è venuta a investirci dall'alto e di accogliere, senza riserve e senza i calcoli insipienti delle nostre prospettive puramente terrene, colui che nel suo Natale si è fatto a noi così amabile e così vicino. E sarà per noi una stupefacente fortuna: "A quanti l'hanno accolto - ci rivela esultando san Giovanni - ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Gv 1,12).
Non mi resta infine che augurare a tutti di vivere appieno il Natale, «notte dalle molte risonanze» che non addormenta ma risveglia i cuori riportandoli dritti là, nella grotta di Betlemme dove tutto è cominciato.
BUON NATALE….

 

📲 I MIEI SOCIAL:

giovedì 21 dicembre 2023

LEADER SCOUT: LA SFIDA DI DARE L'ESEMPIO

LEADER SCOUT: LA SFIDA DI DARE L'ESEMPIO

Hanno circa vent'anni e sono responsabili delle Guide e degli Scout d'Europa. Sono capi di branchi, di truppe o di clan, capi di raduni, di compagnie o di fuochi, dimostrano un incredibile senso di impegno e dimostrano la loro profonda gioia nel mettersi al servizio degli altri, soprattutto della maggior parte della gioventù.

“In ogni ragazzo c’è almeno il 5% di buono. Sta a voi scoprirlo e svilupparlo al 90 o al 95%», ha affermato Baden Powell rivolgendosi ai capi. In una frase, il fondatore dello scautismo ha riassunto la missione degli anziani: vedere il buono in ogni giovane a lui affidato e, attraverso i metodi dello scautismo che sono il gioco e la vita all'aria aperta, contribuire alla sua crescita umana e spirituale. Una forte intuizione educativa che anima ancora oggi gli scout. 

La base del loro impegno sta nella Promessa Scout, “per servire al meglio Dio, la Chiesa, la Patria e l'Europa, per aiutare il prossimo in ogni circostanza e per osservare la legge scout”. Un impegno generalmente assunto nel primo anno, destinato a durare ben oltre gli anni di scout, e che trova un vero eco nella missione affidata ai responsabili. Nel suo ultimo messaggio, Baden Powell insisteva: “Sii sempre fedele alla tua promessa di scout anche quando non sarai più un bambino – e Dio ti aiuti a realizzarla!”»

L’impegno Scout ha un carattere esemplare. I leader sono testimoni dell'ideale scout che hanno scelto di vivere. Aderiscono al progetto educativo che si impegnano a rispettare con l'esempio della loro vita. Ciò che Baden Powell ha detto ai capipattuglia vale anche per gli anziani: “Non ha senso avere uno o due bravi ragazzi e gli altri essere individui senza valore. Bisogna lavorare sodo per garantire che siano tutti all'altezza. La cosa più importante per questo è l'esempio che dai a te stesso: quello che fai tu, lo faranno anche i tuoi osservatori.»

Trasmettere, formare, condividere, sono tutte motivazioni che hanno spinto questi giovani chef a dire sì. Inoltre molto spesso nasce il desiderio di restituire quanto ricevuto. Hanno fatto due, tre o otto anni di scouting prima di diventare leader, e sono unanimemente grati per questi anni in cui hanno imparato così tanto. Per molti, è con questo spirito di gratitudine che hanno abbracciato la missione di leadership. 

Servire gli altri e il bene comune porta alla vera gioia. I leader lo sperimentano regolarmente: la gioia di vedere i giovani crescere, fiorire, andare verso il Signore. Gioia di costruire amicizie profonde e solide.

Gli Scout d'Europa sono un terreno favorevole alla missione, vivono un cammino spirituale che porta frutto. Arianna, che ha iniziato lo scoutismo solo all'età di 26 anni, testimonia che i suoi anni di scoutismo l'hanno aiutata “a pregare, a esercitare il discernimento e a mantenere la sua fede quotidianamente”. Quanto a Tiziano, confida che lo scoutismo “lo ha sostenuto nella fede in un momento in cui ne aveva tanto bisogno”. Come implora il canto della promessa, il Signore protegga la promessa di tutti questi leader impegnati al servizio degli altri e del bene comune.

 

📲 I MIEI SOCIAL:


martedì 19 dicembre 2023

ORIENTATI VERSO IL FUTUTO…

ORIENTATI VERSO IL FUTUTO…

Il Vangelo ci insegna che Gesù non è moralista. «Il vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione» (Giovanni Vannucci). Siamo noi che abbiamo moralizzato il Vangelo! Siamo noi che, molte volte, facciamo come i farisei del Vangelo: ci piace accusare, puntiamo il dito, sottolineiamo i difetti degli altri, ci sentiamo grandi perché cerchiamo di far apparire piccoli gli altri…

Gesù, invece, condanna il peccato, non il peccatore! Condanna l’ipocrisia dei benpensanti, e la durezza di cuore: «chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra…». Perché, anche se sbaglia, la persona rimane sacra, sempre e comunque inviolabile. E, così, il giudizio contro la donna adultera diventa un boomerang contro l’ipocrisia dei suoi accusatori. Il vangelo sottolinea che «se ne andarono tutti, cominciando dai più anziani».

Ha scritto qualcuno: «I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi» (Francois de La Rochefoucauld). Se ne vanno: burocrati delle regole e analfabeti del cuore di Dio. Funzionari esperti nelle leggi e ignoranti del cuore umano!

Dice Simone Weil: «Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia». Rimangono soli: Gesù e la donna. «La misera e la Misericordia» (Sant’Agostino). «Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno!». La prima legge di Dio è che ogni creatura viva! Gesù non le chiede se è pentita: a lui non interessa il rimorso, il passato. Già l’Antico Testamento diceva: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!». Faccio una cosa nuova! Ed è così anche l’esperienza di San Paolo: «Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù».

Gesù perdona senza condizioni, senza clausole, senza contropartita. E la donna ascolta le parole che bastano a cambiare una vita: «Va’ e d’ora in poi non peccare più!».

Il bene possibile domani conta più del male di ieri! Il bene pesa più del male! E un nuovo futuro si spalanca…

 

📲 I MIEI SOCIAL: