martedì 7 aprile 2026

DON ROBERTO FISCER

DON ROBERTO FISCER

Don Roberto Fiscer, parroco della Santissima Annunziata a Genova, considera i social un mezzo per portare agli altri ciò che ha ricevuto in dono: la fede. Per lui, la presenza online non sostituisce la comunità reale, ma la integra, permettendo di raggiungere anche chi è lontano o “assetato” di Dio senza saperlo. Seguendo l’invito di san Paolo a diventare “tutto a tutti” per conquistare anime, don Roberto vede i social come uno spazio per incontrare la pecora smarrita, quella persona che, magari durante uno scroll sullo smartphone, si imbatte in un video, una riflessione o una testimonianza di fede.

Il sacerdote sottolinea che la Chiesa reale è fatta di esperienze concrete: campi estivi, oratori, catechesi, radio e visite in ospedale, cure per persone fragili. La vita della comunità è condivisa e vissuta: la Chiesa non è matrigna ma madre. Don Roberto descrive il suo ministero come una “staffetta spirituale”: riceve un dono, lo passa agli altri, e loro lo condividono ulteriormente, creando un circuito di fede e domande che non si esaurisce sul web, ma si riversa nella vita concreta delle persone.

In questo senso, i social non sono l’obiettivo finale, ma un altro spazio dove la Chiesa può abitare, dialogare, mostrare il vero volto di Dio e suscitare curiosità, domande e desiderio di appartenenza. Per don Roberto, stare sui social significa anche educare chi li segue a riportare la fede nella comunità reale, promuovendo una pastorale “social” fatta di relazioni e presenza concreta. Il suo impegno è testimonianza che la tecnologia, se ben utilizzata, può essere strumento di evangelizzazione e di vicinanza, non sostituto della Chiesa concreta.

 

PER NOI OGGI:

1.     La Chiesa non è sui social: è viva tra le persone. Il digitale è solo uno strumento, non il cuore della comunità.

2.     Stare online non significa predicare da soli: il vero ministero è una staffetta. Ogni dono ricevuto deve essere condiviso e passato agli altri nella vita reale.

3.     La fede non si riduce a like o visualizzazioni. Il senso del digitale è educare a incontrarsi, amare e vivere la Chiesa in carne e ossa.

 

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