SAN BIAGIO
San Biagio, vescovo di Sebaste nell’antica Armenia Minore, visse tra il III e il IV secolo e subì il martirio nel 316 sotto l’imperatore Licinio, che dopo aver garantito la libertà di culto con l’Editto di Milano tornò a perseguitare i cristiani. La sua figura emerge in un tempo segnato da ambiguità politiche, violenze e tradimenti, ma anche da una fede vissuta senza compromessi.
Biagio era vescovo e medico. Le fonti lo ricordano come uomo di preghiera e di profonda carità, capace di guarire non tanto con rimedi materiali quanto «nel nome di Cristo». Durante la persecuzione si rifugiò su un monte, dove viveva in armonia con gli animali e continuava a curare gli ammalati che lo cercavano. Questo ritiro non fu una fuga dalla responsabilità, ma una forma diversa di testimonianza.
Il miracolo più noto avvenne durante il suo arresto: salvò un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce, gesto che lo rese nel tempo il santo invocato contro le malattie della gola. Catturato per ordine del governatore Agricola, Biagio fu imprigionato, torturato con violenza — bastonato e straziato con pettini di ferro — e infine decapitato. La sua morte sigilla una vita interamente consegnata a Cristo.
San Biagio è annoverato tra i 14 Santi Ausiliatori, figure particolarmente invocate nel Medioevo per bisogni concreti della vita quotidiana. Ancora oggi, nel giorno della sua memoria liturgica, è diffusa la benedizione della gola con due candele incrociate, segno di protezione e di affidamento a Dio per intercessione del santo. Le parole della benedizione ricordano che la guarigione, per il cristiano, non è solo assenza di malattia ma libertà dal male in tutte le sue forme.
Patrono di agricoltori, cardatori, laringoiatri, pastori e altri mestieri legati alla cura e alla voce, san Biagio continua a parlare a una Chiesa chiamata a custodire la vita concreta delle persone, senza separare fede, corpo e testimonianza.
PER NOI OGGI
1. Cerchiamo la benedizione o la conversione?
La gola benedetta non serve a proteggerci da ogni fastidio, ma a ricordarci che anche la nostra voce e le nostre parole devono passare per il Vangelo.2. Crediamo ancora a una fede che guarisce?
Biagio cura “nel nome di Cristo”. Noi confidiamo prima di tutto nella tecnica — legittima — o siamo capaci di affidarci davvero?
3. Quanto ci costa essere coerenti? - Licinio promette libertà e poi perseguita. Biagio, invece, resta fedele fino alla morte. Da che parte stiamo quando la fede diventa scomoda?
Il martire Biagio è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della “pax” costantiniana. Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l’occidentale Costantino e l’orientale Licinio. Nell’VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio. Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali di quella parte del corpo. A quell’atto risale il rito della “benedizione della gola”, compiuto con due candele incrociate.
NELLO STESSO GIORNO:
SANT' OSCAR (ANSGARIO) Vescovo
Corbie (Francia), ca. 800 - Brema (Germania), 2 febbraio 865
Sant’Oscar, vescovo di Amburgo e poi insieme di Brema in Sassonia: dapprima monaco di Corbie, fu nominato da papa Gregorio IV suo legato in tutto il Settentrione; in Danimarca e Svezia annunciò il Vangelo a una moltitudine di popoli e vi fondò la Chiesa di Cristo, superando con forza d’animo molte difficoltà, finché, sfinito dalle fatiche, a Brema trovò riposo.
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