lunedì 2 marzo 2026

02.03.2026 - Dn 9,4-10 - Lc 6,36-38 - Perdonate e sarete perdonati.

Dal libro del profeta Daniele - Dn 9,4-10

Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all’alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.
A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te.
Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti.
1. DANIELE IL PROFETA, NELLA PROVA, PREGA. Confessa la fedeltà-bontà di Dio e la infedeltà-malvagità del popolo di Dio. “SIGNORE, ABBIAMO PECCATO!”. il profeta attende fiducioso la risposta, nella SICURA E SERENA CERTEZZA CHE DIO È FEDELE, buono, lento all’ira, grande nell’amore. 

2. Non basta dire che siamo peccatori ed esternare segni di pentimento. BISOGNA VERGOGNARSI. La vergogna è un sentimento onesto, UN RICONOSCIMENTO DOLOROSO, che ci permettere di PRENDERE LA DISTANZA da quello che ci aveva allontanato da Dio.

3. Nella preghiera, sul volto dell'uomo rimane SEMPRE la vergogna, invece DIO È RICONOSCIUTO come grande, come giusto, poi misericordioso e capace di perdono. ANCORA A CONFERMARE CHE LA GIUSTIZIA DI DIO È MISERICORDIA E PERDONO.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,36-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

 

“Non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati”. Questa è la strada che Gesù mostra a quanti vogliono essere suoi discepoli: non giudicate… non condannate… perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato… Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. In queste parole troviamo indicazioni assai concrete per il nostro quotidiano comportamento di credenti”. Ma che cos'è la misericordia? La misericordia è la capacità di saper amare l’altro nella sua miseria. E per poter fare questo bisogna rinunciare a giudicarlo, a condannarlo. In questo senso il perdono è accogliere l’altro a partire da ciò che è e non da ciò che dovrebbe essere.
E misericordiosi di diventa impegnandoci ogni giorno e soprattutto accogliendo la misericordia di Dio nei miei confronti. E' Lui il misericordioso, noi il riflesso della sua misericordia...

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Dalle parole di Gesù sembra che questo sia la misericordia: non giudicare. Ma come è possibile? Non è quello che facciamo tutti i giorni dell'anno, tutte le ore del giorno?

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02.03 SANT'ANGELA DELLA CROCE, VERGINE

ANGELA DE LA CRUZ (1846 – 1932)

Nata a Siviglia il 30 gennaio 1846 come María de los Ángeles Guerrero González, Angela proveniva da una famiglia semplice e dovette lasciare presto la scuola per lavorare in un laboratorio di calzature. In un contesto di povertà materiale maturò una profonda sensibilità spirituale: nel 1871 promise privatamente al Signore di vivere secondo i consigli evangelici, scegliendo una via di totale consacrazione.

Un’esperienza mistica segnò in modo decisivo la sua vita: contemplando una croce vuota accanto a quella di Cristo crocifisso, comprese di essere chiamata a “riempire” quella croce con l’offerta di sé per la salvezza delle anime. Da quel momento la sua esistenza fu orientata all’immolazione silenziosa e alla carità concreta. Su consiglio del direttore spirituale iniziò a scrivere un diario, nel quale delineava con precisione lo stile di vita che avrebbe voluto per le sue future figlie spirituali: umiltà radicale, nascondimento, povertà reale e servizio agli ultimi.

Nel 1875 fondò a Siviglia l’Istituto delle Sorelle della Compagnia della Croce, nato per servire Dio nei fratelli più poveri, specialmente malati e abbandonati. Il motto che riassume la sua spiritualità – “Farsi povero con il povero per portarlo a Cristo” – non era uno slogan, ma un programma esigente: non solo aiutare i poveri, ma condividere la loro condizione, rinunciando a ogni sicurezza e prestigio. Le sue suore vivevano in estrema semplicità, immerse nei quartieri più disagiati, trasformando le case in luoghi di cura, preghiera e dignità.

Chiamata dal popolo “madre dei poveri”, Angela rifuggì sempre ogni forma di gloria umana, ricercando piuttosto l’umiliazione e l’anonimato. Morì a Siviglia il 2 marzo 1932, a 86 anni, circondata dall’affetto della sua città. Fu beatificata il 5 novembre 1982 da Giovanni Paolo II, proprio a Siviglia, a conferma dell’impronta profonda lasciata nella Chiesa e nel popolo.

La sua eredità non è fatta di opere spettacolari, ma di una rivoluzione silenziosa: rendere la povertà un luogo d’incontro con Cristo e i poveri un sacramento vivente della sua presenza.

 

Per noi oggi

1.     La carità a distanza non basta.
Angela non “assisteva” i poveri dall’alto: sceglieva di condividere la loro vita. Siamo disposti a uscire davvero dalle nostre comodità o preferiamo una solidarietà che non ci cambia?

2.     La grandezza passa dall’umiliazione.
In una cultura dell’immagine e dell’autoaffermazione, lei cercava il nascondimento. Quanto del nostro bene è fatto per essere visto?

3.     La povertà può diventare missione.
Non solo mancanza da colmare, ma spazio teologico dove Cristo si rende presente. Riusciamo a vedere nei poveri un problema sociale… o un incontro che ci salva?

Siviglia, 30 gennaio 1846 - Siviglia, 2 marzo 1932

 

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domenica 1 marzo 2026

Gen 12,1-4 - 2Tm 1,8-10 - Mt 17,1-9 - II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 01 Marzo 2026

Dal libro della Gènesi - Gen 12,1-4

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.
    1. Il Signore propone ad Abramo di mettersi in cammino e di uscire dalla propria terra. ABRAMO OBBEDISCE, SI FIDA E SI MUOVE. Inizia così una storia di fedeltà e di fiducia e per questo ABRAMO DIVENTA UNA BENEDIZIONE. Tre verbi importanti per la nostra vita: obbedire, fidare e camminare.
    2. La benedizione, grazie ad Abramo, raggiungerà tutti gli uomini, tutte le famiglie della terra. QUESTO È UN IMPEGNO CHE DIO SI È PRESO, È L'IMPEGNO CHE CARATTERIZZA LA SUA ALLEANZA. Benedire significa DARE pienezza di vita, armonia, felicità.
    3. ABRAMO È FIGURA DI COLUI CHE DOVEVA VENIRE, è la grande profezia del Figlio, Gesù Cristo Salvatore nostro. La benedizione promessa ad Abramo IN GESÙ SI REALIZZA. In Gesù abbiamo la pienezza di vita, e in base a questa consapevolezza NOI POSSIAMO AFFRONTARE LE DIFFICOLTÀ DEL TEMPO PRESENTE. 

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    Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 1,8-10

    Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
      1. SIAMO NELL'IMMINENZA DEL MARTIRIO DI PAOLO. Paolo ci parla di una SOFFERENZA PER IL VANGELO. È la testimonianza di un uomo che ha impegnato tutte le proprie forze nell’aderire al vangelo e nell'annunciare la bella notizia. Paolo invita Timoteo a unirsi alla sua sofferenza. INSIEME SI PORTANO I PESI.
      2. MA QUAL È LA BELLA NOTIZIA? Gesù Cristo CI HA SALVATO, CI HA CHIAMATO con una vocazione Santa, HA VINTO LA MORTE, HA FATTO RISPLENDERE LA VITA e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo. Proprio perché salvati POSSIAMO rispondere alla sua chiamata!
      3. LA SALVEZZA AVVIENE PER LA SUA GRAZIA. Con la salvezza Dio CI CUSTODISCE, CI TOGLIE DALLE TENAGLIE DEL PECCATO, CI LIBERA ATTRAVERSO GESÙ, CI INSEGNA LA RICERCA DEL BENE nella nostra vita, in modo autentico attraverso l’amore, e con le nostre opere possiamo e dobbiamo esserne testimoni. Sii testimone… 

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      + Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-9
      In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
      Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
      All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
      Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

       

      1. Sei giorni prima Gesù aveva scandalizzato i discepoli annunciando la sua passione. Sei giorni dopo Gesù prende l’iniziativa ed offre a tre discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la gloria sfolgorante della sua Persona e lo sbocco del suo cammino. Anche noi SIAMO CHIAMATI A SALIRE SUL MONTE, A DISTACCARCI DALLA PIANURA…
      2. I SEGNI che accompagnano questa Pasqua anticipata (LA LUCE, LA NUBE, LA VOCE) sono caratteristici della manifestazione di Dio. Il Padre indica in GESÙ IL FIGLIO “PREDILETTO”, il Servo destinato alla gloria; A noi è rivolto l’invito: «ASCOLTATELO». ASCOLTARE SIGNIFICA ACCOGLIERE LA PERSONA DI CRISTO, OBBEDIRE ALLA SUA PAROLA, DUNQUE, SEGUIRLO… CAPITO?
      3. «ALZATEVI NON TEMETE» QUESTA È LA VITA, bisogna scendere dal monte, si ritorna in pianura. La luce della Trasfigurazione è la nostra forza che consolida la voglia di andare avanti nel nome di Dio. E allora “ANDIAMO AVANTI... INSIEME” 
      BUONA DOMENICA...

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      TI CHIEDO

      01 - Vuoi la luce del monte, ma accetti anche la croce della pianura o cerchi solo emozioni che non costano nulla? - Dio ti dice: «Ascoltatelo», ma tu ascolti davvero Cristo o solo ciò che non disturba la tua vita? - Vorresti restare nella gloria, ma sei disposto a scendere e amare, servire, soffrire con Lui? - «Alzati, non temere»: la fede non è rifugio per deboli, è fuoco che ti cambia — sei pronto a bruciare?

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      LECTIO DIVINA - II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

      OMELIA - II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

       

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      Gv 4,5-42 RITO AMBROSIANO - DOMENICA DELLA SAMARITANA - II di Quaresima

      RITO AMBROSIANO

      DOMENICA DELLA SAMARITANA - II di Quaresima A
      DOMENICA 01 MARZO 2026

      + Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,5-42

      In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia. Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

       

      1. La samaritana, la donna con cinque-sei mariti, arriva a parlare di Dio e del tempio: HA UN BISOGNO ANCORA PIÙ GRANDE DELL’ACQUA E DELL’AMORE VERO. Finalmente la sete della donna samaritana incontra colui che è la risposta. LA RISPOSTA È GESÙ...

      2. E’ CRISTO COLUI CHE DONA L’ACQUA PER SAZIARE OGNI SETE UMANA. La donna gli CONSEGNA le proprie attese e domande, lo RICONOSCE come messia e DIVENTA MISSIONARIA con il suo popolo... CONSEGNA - RICONOSCE - DIVENTA - ANCHE TU...

      3. I SAMARITANI, PRIMA CREDONO SULLA TESTIMONIANZA DELLA DONNA E POI PRENDONO CONFERMA DALLA LORO STESSA ESPERIENZA. «...noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». HANNO FATTO "ESPERIENZA" ORA CREDONO...

      BUONA DOMENICA DI QUARESIMA...

       

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      01.03 SANT'ALBINO, VESCOVO DI ANGERS

      SANT’ALBINO DI ANGERS (c. 468–550)

      Nato da famiglia nobile nei pressi di Vannes, in Bretagna, Albino scelse presto la vita monastica, entrando in un monastero bretone di cui divenne abate nel 504. Per venticinque anni guidò la comunità con equilibrio e rigore evangelico, guadagnandosi una tale stima che nel 529, nonostante le sue resistenze, fu eletto per acclamazione popolare vescovo di Angers.

      Da pastore si distinse per l’attenzione concreta alle persone e per il coraggio morale. Denunciò con forza i matrimoni incestuosi e altri abusi diffusi anche tra i potenti, partecipando ai concili di Orléans del 538 e 541, nel contesto della Francia ormai quasi interamente sotto la dinastia merovingia inaugurata da Clodoveo I. I suoi richiami evangelici gli attirarono l’opposizione di alcuni nobili e perfino di vescovi, ma trovò sostegno in San Cesario di Arles, che lo incoraggiò a non cedere.

      La tradizione lo ricorda come uomo di carità instancabile: visitava regolarmente i carcerati, si adoperava per liberare ostaggi catturati dai pirati e interveniva in situazioni di ingiustizia. Celebre l’episodio della donna imprigionata per debiti e maltrattata: davanti al rifiuto di un soldato di farlo entrare, questi – secondo il racconto agiografico – cadde morto ai suoi piedi; Albino poi aiutò la donna a pagare quanto dovuto, ottenendone la liberazione. Morì nel 550 in fama di santità. Il suo culto si diffuse rapidamente in Francia e poi in Germania, Inghilterra e Polonia; tra i primi a narrarne la vita vi fu Venanzio Fortunato, e ne parlò anche Gregorio di Tours.

       

      Per noi oggi

      1. La fede senza coraggio morale è irrilevante. Albino non temette di richiamare pubblicamente i potenti. Oggi, quanto siamo disposti a rischiare reputazione e consenso per difendere la verità e la dignità delle persone?

      2. La carità è concreta o non è. Non si limitava a predicare: visitava carceri, pagava debiti, si esponeva in prima persona. La nostra solidarietà resta spesso emotiva o virtuale: chi sono oggi i “prigionieri” che evitiamo di incontrare? 

      3. L’autorità cristiana nasce dal servizio, non dal potere. Eletto controvoglia e sostenuto dal popolo, Albino mostra che la credibilità spirituale non viene dai titoli ma dalla coerenza. Le nostre comunità scelgono leader per carriera o per santità?

      Vannes, Francia, verso il 496 - 10 marzo 550

       
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