giovedì 20 febbraio 2025

LA LUCE VINCE OGNI OSCURITÀ

LA LUCE VINCE OGNI OSCURITÀ.

La storia di Michelle Knight è un potente racconto di sopravvivenza e resilienza. Rapita all'età di 21 anni e tenuta prigioniera per 11 anni da Ariel Castro a Cleveland, Ohio, Michelle ha vissuto un'esperienza terribile fatta di abusi e isolamento. La sua infanzia stessa era stata difficile, segnata da abusi emotivi e povertà, al punto da portarla a vivere per strada. Nonostante le avversità, ha mostrato un'incredibile forza interiore e una fede incrollabile in Dio, che l'ha aiutata a superare il suo calvario.

Durante la prigionia, Castro le inflisse terribili sofferenze, inclusi abusi sessuali ripetuti e la brutale interruzione di gravidanze. Michelle rimase dimenticata dalla sua famiglia e dalla comunità, poiché si presumeva che fosse scappata volontariamente. Solo nel 2013, grazie al coraggio di Amanda Berry che riuscì a fuggire, la polizia liberò anche Michelle e Gina DeJesus, le altre due vittime.

Michelle ringraziò Dio per la sua liberazione, riconoscendo il suo ruolo nella sua sopravvivenza: "Potrei aver vissuto l'inferno, ma sono abbastanza forte da superarlo". Dopo il processo che condannò Castro all'ergastolo, Michelle scelse di perdonare il suo aguzzino per non lasciare che l'odio la consumasse: "Dio ha il controllo", dichiarò, riaffermando la sua fiducia nel potere della fede e della guarigione.

Dopo la liberazione, Michelle ha trovato supporto attraverso l'ippoterapia e ha costruito una nuova vita, cambiando il suo nome in Lily Rose Lee per simboleggiare un nuovo inizio. Ha incontrato l'amore e si è sposata con Miguel Rodriguez, scoprendo finalmente cosa significa essere amata e accettata.

Oggi, Michelle è una donna libera e appagata, fondatrice della no-profit Lily’s Ray of Hope, che sostiene le vittime di abusi e violenza domestica. Attraverso la sua organizzazione e i suoi libri, trasmette speranza e ispirazione, aiutando altri a superare il trauma e a credere in un futuro migliore. La sua vita è un messaggio potente che, anche dopo le prove più dure, è possibile riscoprire la bellezza della vita e rinascere più forti.

In mezzo alle ombre più profonde della sofferenza, la sua speranza in Dio non è mai venuta meno. Come ella stessa ha affermato: "Dio ha il controllo". Questa convinzione le ha permesso di non cedere all'odio e di trovare la forza per perdonare, mostrando come la fede possa essere una luce guida anche nei momenti più bui.

Nel suo percorso, Michelle ha ricevuto una grazia grande: quella di aver trovato la redenzione e la rinascita. Lei ricorda a tutti che, come insegna il Vangelo, "la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta" (Giovanni 1:5). La sua vita oggi è un esempio del potere dell'amore divino, capace di trasformare la sofferenza in una missione di speranza e guarigione per gli altri. Questa storia ci invita a credere nonostante tutto, con la certezza che, con Dio al nostro fianco, anche dopo il periodo più buio, è sempre possibile riscoprire la luce e trovare nuova vita.

 

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mercoledì 19 febbraio 2025

19.02.2025 - Gen 8,6-13.20-22 - Mc 8,22-26 - Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.

Dal libro della Gènesi - Gen 8,6-13.20-22

Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell’arca e fece uscire un corvo. Esso uscì andando e tornando, finché si prosciugarono le acque sulla terra.
Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.
Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.
L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco, la superficie del suolo era asciutta. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e di uccelli puri e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò il profumo gradito e disse in cuor suo:
«Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
Finché durerà la terra,
seme e mèsse,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno».
1. NOÈ SA ATTENDERE ALTRI SETTE GIORNI. ANCHE QUESTA È SAGGEZZA. Non fa le cose in fretta.  Perché la terra si liberi delle acque occorre il tempo. Niente avviene in un istante, come per miracolo o per incanto. Anche questo Noè ci insegna: DARE AD OGNI COSA IL SUO GIUSTO TEMPO.

2. Allora Noè EDIFICÒ UN ALTARE AL SIGNORE. È la prima volta che si parla della costruzione di un altare, o edificazione di un altare al Signore. E OFFRÌ OLOCAUSTI SULL’ALTARE: è il modo perfetto per RICONOSCERLO COME IL SIGNORE DELLA NOSTRA VITA.  

3. Il Signore gradisce il sacrificio, l’olocausto che Noè gli ha offerto. E come decisione Dio si asterrà da maledizione del suolo a causa dell’uomo, né colpirà più ogni essere vivente. DIO PER SALVARE L’UOMO, DOVRÀ PENSARE ALTRE VIE.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,22-26
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

 

Nel racconto del cieco di Betsàida (Mc 8,22-26), la guarigione avviene in due fasi: inizialmente l’uomo vede confusamente, poi chiaramente. Questo processo graduale simboleggia il cammino della fede, che spesso richiede tempo e pazienza per raggiungere una piena comprensione. Il “secondo tocco” di Gesù rappresenta l'approfondimento necessario per vedere con chiarezza. Infine, Gesù chiede all'uomo di non tornare al villaggio, suggerendo che la fede è un’esperienza personale, non da ostentare, ma da custodire con discrezione e intimità.

 

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martedì 18 febbraio 2025

18.02.2025 - Gen 6,5-8; 7,1-5.10 - Mc 8,14-21 Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

Dal libro della Gènesi - Gen 6,5-8; 7,1-5.10

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
Il Signore disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. Di ogni animale puro prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono puri un paio, il maschio e la sua femmina. Anche degli uccelli del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; cancellerò dalla terra ogni essere che ho fatto». Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra.

1. Protagonista è l’umanità come collettività: la violenza generalizzata, la corruzione totale. E Dio interviene: si pente di aver creato l’uomo. L’UOMO DOVREBBE PENTIRSI DEL MALE, bisognerebbe che il suo cuore sentisse come quello di Dio, MA INVECE, C’È SOLO MALVAGITÀ; PERCIÒ, DISTRUZIONE. L’uomo ha reso cattiva la creazione che era buona.

2. Quasi una sconfitta di Dio: il suo progetto era bello, e ora, rovinato, va distrutto, non è più quello che Dio aveva voluto; LA CREAZIONE NON È PIÙ QUELLA DI DIO, E ALLORA, PERISCE.

3. Anche davanti al dilagare del male, Dio non torna indietro, la sua Parola è per sempre. ATTRAVERSO IL GIUSTO, IL MONDO E LA VITA POSSONO CONTINUARE: Noè trova grazia e Dio gli comanda di fare l’arca. ATTRAVERSO IL GIUSTO LA VITA CONTINUA.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,14-21
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

 

Oggi contempliamo Gesù ancora dispiaciuto per l’incidente con quelli che, in malafede e per tentarlo, gli avevano chiesto un segno. Avverte i suoi discepoli per non correre il grave pericolo di lasciarsi prendere il cuore dallo stesso atteggiamento. Parla del "lievito dei farisei e di Erode", cioè il desiderio religioso di possedere Dio e il desiderio umano di avere il potere.
I discepoli invece, sono preoccupati dal fatto che non hanno sufficienti provviste per affrontare la traversata del mare di Galilea. Sono come accecati, al punto di non rendersi conto che Gesù è con loro. 
E Gesù li sollecita a ricordare quello che Dio ha fatto per loro. “Non vi ricordate?”, Li rimprovera per fargli capire che, con Gesù al loro fianco, non hanno nulla da temere. Se Gesù è nella loro vita, non ci sono preoccupazioni che tengano.

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L'organo della vista è il cuore, quel cuore che spesso si indurisce e impedisce di vedere. Gesù vuole sciogliere questo cuore e ci mette in crisi con le sue domande. Chiediamoci: cosa indurisce il cuore?

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IL MONDO È BELLO PERCHÉ È VARIO, MA L'AMORE RESTA LA COSTANTE UNIVERSALE…

IL MONDO È BELLO PERCHÉ È VARIO, MA L'AMORE RESTA LA COSTANTE UNIVERSALE…

La crescita e l'educazione dei bambini variano significativamente in tutto il mondo, modellate da tradizioni culturali, economiche e sociali. In Europa, gli approcci oscillano tra l'autonomia infantile e il forte legame familiare: i genitori inglesi spesso si affidano a tate, mentre gli italiani e i polacchi favoriscono famiglie multigenerazionali. I francesi educano i figli con libertà ma incoraggiano indipendenza precoce. In Russia prevale una figura paterna autoritaria, mentre la madre gestisce l’educazione con protezione e severità. In Cina, il rispetto per gli anziani e l'autorità paterna definiscono la crescita, con libertà nei primi anni e regole più rigide man mano che i figli crescono.

In Asia, l'educazione è considerata fondamentale, specie in Cina, Giappone e Corea, dove la pressione per eccellere è forte. Tuttavia, in regioni più povere come Nepal e India, il lavoro minorile è prevalente e l'istruzione, seppur importante, spesso rimane un privilegio. In Giappone, le attività extracurricolari sono parte integrante della crescita, mentre in Vietnam e altre zone asiatiche, i nonni sono spesso i principali caregiver.

Le usanze africane e sudamericane mettono in risalto il gioco semplice con oggetti di fortuna e il supporto dei fratelli maggiori. In molti paesi, i bambini apprendono responsabilità attraverso l'aiuto nelle faccende familiari. L'intimità fisica è centrale in India, dove le madri tengono i neonati vicini al corpo per sicurezza e calore.

In Israele, regole severe proteggono i bambini, mentre nei paesi scandinavi prevale un approccio pedagogico delicato e rispettoso. Queste differenze rispecchiano valori culturali distinti: indipendenza, protezione, disciplina e coinvolgimento familiare. In ogni contesto, le tradizioni educative contribuiscono a formare l'identità e i valori dei futuri adulti.

In conclusione possiamo dire che non esiste un unico modello di educazione e stile di appartenenza familiare. Solo una cosa è importante: se un bambino si sente amato e rispettato, sarà sicuramente una persona gioiosa (sia adesso che in futuro). Migliaia di storie di vita lo dimostrano.

Lo ripeto: Le modalità con cui si crescono i bambini possono variare immensamente da una cultura all'altra, ma l'elemento universale che attraversa ogni confine è l'amore e la cura genuina. Come insegna il cristianesimo, l'importanza di accogliere e proteggere i più piccoli è un riflesso del nostro dovere verso il prossimo: "Chi accoglie un bambino in nome mio, accoglie me" (Marco 9:37). Se un bambino cresce con amore, rispetto e valori positivi, crescerà forte e capace di affrontare il mondo con fiducia, portando luce e speranza nella comunità e oltre.

 

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lunedì 17 febbraio 2025

17.02.2025 - Gen 4,1-15.25 - Mc 8,11-13 - Perché questa generazione chiede un segno?

Dal libro della Gènesi – Gen 4,1-15.25

Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.
Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai».
Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».
Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà». Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.
Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso».

1. La vita continua ancora: nasce Abele, ma segnato dalla tragedia. IL PROBLEMA DELLA DIVERSITÀ: il testo ci invita ad entrare nel mistero, quello della LIBERA SCELTA DA PARTE DI DIO, il mistero dell’elezione divina. Il minore sembra preferito al maggiore ma L’ELEZIONE, LA SCELTA PREFERENZIALE DI UNO NON VUOL DIRE IL RIFIUTO DELL’ALTRO. 
2. CAINO RIFIUTA QUESTA LOGICA, e il rifiuto dell’amore di Dio si concretizza nel rifiuto del fratello, fino all’omicidio. Ma È UN OMICIDIO AUTODISTRUTTIVO: “Caino si alzò e uccise se stesso”…

3. La risposta di Dio nel segno, che SEGNALA LA COLPA E INSIEME SALVA IL COLPEVOLE dalla morte. Dio interviene spezzando la spirale di morte e proteggendo Caino.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 8,11-13
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

 

Ancora oggi diciamo che abbiamo bisogno di segni per vedere e per credere, e mentre domandiamo segni, non sappiamo riconoscere i segni che ci sono messi sotto gli occhi, come i farisei che non seppero riconoscere Gesù attraverso le sue parole e le sue opere.
Gesù avverte l’incomprensione e la chiusura dei farisei, che vanno da lui per metterlo alla prova. Egli non risponde alla loro provocazione, ma sta loro davanti nella verità e immediatezza della sua persona, in parole e azioni. Poi sguscia via e li lascia soli. Non potremo vedere e capire nulla del mistero di Dio se il cuore non si apre a lasciare spazio alla novità di una presenza che sorprende e convince anche solo con un sospiro.

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Le domande che fanno a Gesù sono trappole "per metterlo alla prova". Gesù risponde con altre domande, vere, in profondità, che "svelano i pensieri dei cuori": noi che tipo di domande facciamo?

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domenica 16 febbraio 2025

Ger 17,5-8 - 1Cor 15,12.16-20 - Lc 6,17.20-26 - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 16 Febbraio 2025
Dal libro del profeta Geremìa - Ger 17,5-8

Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti».
1. Il profeta Geremia è TESTIMONE DRAMMATICO DEL CROLLO DEL REGNO DI GIUDA E DELLA ROVINA DI GERUSALEMME. La fedeltà a Dio e alla sua legge è principio di vita, di fecondità, di freschezza interiore. GEREMIA CI INVITA A CONFIDARE SEMPRE NEL SIGNORE

2. “MALEDETTO L’UOMO CHE CONFIDA NELL’UOMO”. Sempre viene definita «maledetta la persona» che CONFIDA SOLO NELLE PROPRIE FORZE, «perché porta dentro di sé una maledizione». Quell’uomo finirà per essere «chiuso in sé stesso» e «non avrà salvezza», perché «non può salvare sé stesso».

3. «BENEDETTO L’UOMO CHE CONFIDA NEL SIGNORE», perché «è come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; NON TEME quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti». È FELICE L’UOMO CHE EDIFICA LA SUA CASA SULLA ROCCIA, SUL SICURO.

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 15,12.16-20

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.
Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
1. Cristo è risorto: come possono dire alcuni di voi che non c'è risurrezione dai morti? Guardate che se non c'è risurrezione dei morti neanche Cristo è risorto, ma SE CRISTO NON È RISORTO È TUTTO INUTILE, tutta la nostra predicazione Cristiana è vuota, insignificante, inconsistente, E VOI SIETE ANCORA NEI VOSTRI PECCATI.
2. Paolo dopo avere fatto un ragionamento per assurdo termina affermando con forza che CRISTO È RISORTO DAI MORTI ED È LA PRIMIZIA DI COLORO CHE SONO MORTI, è su di Lui che si fonda la nostra vita. Cristo ha vinto il peccato e la morte, Cristo è la nostra speranza e questa speranza è fondata sulla sua risurrezione.
3.Dentro il Santo sepolcro a Gerusalemme, sulla lastra dove fu posto il corpo di Gesù c'è una scritta in greco che dice: LA SORGENTE DELLA NOSTRA RISURREZIONE. La tomba vuota è la sorgente della nostra risurrezione. LA RISURREZIONE DI CRISTO È LA FORZA CHE DÀ VITA ALLA NOSTRA ESISTENZA. Beati voi poveri che confidate nella risurrezione di Cristo.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,17.20-26
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

1. GESÙ SA CHE COSA RENDE FELICE L’UOMO E CHE COSA LO PORTA A ROVINA: non solo rispetto alla sorte futura, ma anche per la vita di ogni giorno. Ricorda: LA TUA AUTOSUFFICIENZA NON BASTA A NULLA...

2. SOLO la DOMANDA del povero, la FIDUCIA dell’affamato, L’AFFIDAMENTO di chi piange, la FEDE di chi è disposto a dare la vita per Lui, APRE IL CUORE ALLA FELICITÀ e ci consegna nelle mani del Padre che ama e guarda i suoi figli... SEGUI LA VIA…

3. GESÙ SI DISPIACE (è il senso più proprio di “GUAI…”) se noi seguiamo la logica contraria alla sua vita e CI INVITA A SCEGLIERE E SEGUIRE LUI, il Beato per eccellenza... OGGI FAI LA TUA SCELTA…

BUONA DOMENICA

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FELICITÀ

La felicità non si trova nella ricchezza o nelle sicurezze umane, ma nella fiducia in Dio. Gesù insegna che la vera gioia nasce dalla povertà di spirito, dall'accettazione delle difficoltà con fede. La felicità è amare Dio e sapere di essere amati da Lui. Solo così si ottiene una gioia piena e duratura. Chi si affida a Dio trova una pace che il mondo non può dare. Per te, cosa significa essere davvero felice?

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LECTIO DIVINA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

OMELIA - VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


Lc 17,11-19 - RITO AMBROSIANO - VI domenica dopo l'Epifania

RITO AMBROSIANO
VI domenica dopo l'Epifania
DOMENICA 16 FEBBRAIO 2025

✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 17,11-19

In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
1. La fiducia è la prima tappa per un cammino di guarigione "ANDATE A PRESENTARVI AI SACERDOTI". impariamo a fidarci e a metterci in cammino...

2. La guarigione diventa piena solo se trasformiamo la vita in una celebrazione di lode, come IL DECIMO LEBBROSO CHE TORNA A RINGRAZIARE. Colui che ringrazia si apre a un dono più grande, si apre alla fede, che realizza il compimento della salvezza. MOLTO DI PIÙ DEL MIRACOLUCCIO…

3. Nove guariti, uno salvato, uno solo che è veramente guarito. LA FIDUCIA E LA GRATITUDINE SONO I DUE ATTEGGIAMENTI DI CHI VUOLE SMETTERE DI FARE IL MALATO A VITA. Vale anche per Te…

BUONA DOMENICA...

 

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