domenica 28 aprile 2024

At 9,26-31 - 1Gv 3,18-24 - Gv 15,1-8 - V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

Domenica 28 Aprile 2024
Dagli Atti degli Apostoli - At 9,26-31
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

1. Paolo a Gerusalemme si è trovato in una situazione difficile: le autorità giudaiche lo odiavano come un traditore, la comunità cristiana non si fidava di lui. SAULO SI TROVÒ EMARGINATO DA TUTTI. L'unico fu BARNABA che EBBE FIDUCIA IN LUI e lo presentò agli apostoli e lo raccomandò, e, Paolo incoraggiato da questa accoglienza da testimonianza del proprio cambiamento sulla via di Damasco…

2. La predicazione di Paolo ha creato un’ostilità fortissima da parte delle autorità giudaiche, organizzano di eliminarlo. I cristiani gli consigliano di andarsene e Paolo viene condotto fino a Cesarea Marittima imbarcato e rispedito a casa. TORNERÀ A CASA SUA COME UN FALLITO. Aver conosciuto Cristo e avergli creduto gli ha rovinato la vita apparentemente, GLIEL'HA CAMBIATA…

3. Quel che capitò a Paolo non è poi tanto dissimile da quel che può succedere anche a noi. “Fai del bene e ti lanciano le pietre”. L’UNIONE A GESÙ CI AIUTI A CONTINUARE A FARE IL BENE, impariamo a lasciar cadere le critiche, le chiacchiere. UNITI A CRISTO DIAMO LA NOSTRA TESTIMONIANZA nella grande assemblea e COMUNICHIAMO AGLI ALTRI QUELLO CHE A NOSTRA VOLTA ABBIAMO RICEVUTO.

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Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 3,18-24
 
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

1. L'apostolo Giovanni ci parla del cuore, del nostro cuore inquieto, certe volte un po' ribelle. A volte ci rimprovera qualcosa, ma noi AL DI LÀ DELLA VOCE DEL CUORE VOGLIAMO ASCOLTARE LA VOCE DEL SIGNORE… LA PAROLA DI DIO…

2. Qualunque cosa ci rimproveri il nostro cuore, DIO È PIÙ GRANDE DEL NOSTRO CUORE. VOGLIAMO ADERIRE A GESÙ COME IL TRALCIO ALLA VITE, vogliamo pensare come Lui, agire come Lui, parlare come Lui, vogliamo avere lo stile di Gesù Cristo…

3. SE CREDIAMO NEL NOME DEL FIGLIO SUO GESÙ CRISTO DI CONSEGUENZA CI AMIAMO GLI UNI GLI ALTRI. Si, L'ESSENZIALE È SPALANCARE IL CUORE A CREDERE nel Figlio di Dio Gesù-Cristo che ci ha amati, ci ama e ci rende fecondi…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
1. La parola di Gesù è chiara: SE NON RESTO IN/CON LUI, LA MIA ESISTENZA INARIDISCE, FALLISCE. Come un tralcio, staccato dalla vite, è destinato alla sterilità e alla distruzione. COSA SIGNIFICA PER ME STARE IN/CON LUI OGGI?

2. "RIMANERE IN GESÙ" esprime un ATTEGGIAMENTO DI FEDE NELLA SUA PERSONA, L'ACCETTAZIONE di quanto dice e la REALIZZAZIONE pratica delle sue parole nella mia esistenza. È a queste condizioni che la mia vita "PORTA MOLTO FRUTTO". RINNOVIAMO LA NOSTRA FEDE...

3. IN QUESTO È GLORIFICATO IL PADRE MIO: CHE PORTIATE MOLTO FRUTTO E DIVENTIATE MIEI DISCEPOLI. Il Padre AFFIDA A NOI il compito di ESPRIMERE LA SUA CURA PATERNA PER GLI UOMINI e ci dona la gioia e la pace di stare con Gesù Cristo sempre... COME MANIFESTO LA CURA VERSO IL PROSSIMO?...
BUONA DOMENICA…

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RIMANERE

«Rimanete in me e io in voi. Se non rimanete in me non potete portare frutto». Cristo si serve di questa immagine della vite e dei tralci, per farci capire che quando siamo uniti a lui c’è la circolazione di linfa vitale, di vita divina. Lui in noi e noi in lui! Da qui si capisce che il cristianesimo non è una regola di vita o formule di dottrina. Ma è un incontro d’amore!

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OMELIA - V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

 

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LECTIO DIVINA - Gv 15,1-8 - V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

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Gv 17,1-11 - RITO AMBROSIANO - V DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO

DOMENICA DI PASQUA
Domenica 28 Aprile 2024
Gv 17,1-11 - Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te.
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1b-11
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».  
1. “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te”. “GLORIA”, in ebraico, SI COLLEGA AL “PESO”, ALL’IMPORTANZA, ALLA CONSISTENZA DI QUALCOSA O QUALCUNO. Quando diciamo che Dio è glorificato in noi, significa allora CHE RENDIAMO CONCRETO E VISIBILE DIO NELLA E CON LA NOSTRA VITA: in altre parole, che stiamo imparando ad amare veramente.

2. “Perché siano una sola cosa, come noi” l’UNITÀ È LA CONSAPEVOLEZZA PROFONDA E AUTENTICA DI ESSERE UNA SOLA FAMIGLIA. Non è omogeneità, che rende ogni cosa piatta e noiosa, ma diversità in ascolto, capacità di movimentare, cambiare, crescere insieme.

3. Non c’è da stupirsi se ESSERE UNITI SIGNIFICA GLORIFICARE DIO e, dall’altra parte, se GLORIFICARCI L’UN L’ALTRO SIGNIFICA ESSERE UNITI A DIO. È il nostro vivere come fratelli e sorelle che fa nascere, ancora oggi, il Dio-con-noi…
BUONA DOMENICA...



giovedì 25 aprile 2024

25.04.2024 - 1Pt 5,5-14 - Mc 16,15-20 - Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 5,5-14

Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!
Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio. Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!
1. “RIVESTITEVI TUTTI DI UMILTÀ” rivestitevi, mettetevi addosso, indossate una MENTALITÀ DI PICCOLEZZA, non di esibizione, di falsa modestia, ma di autentica MENTALITÀ DI PERSONA CHE SI CONSIDERA POCO... perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili [ai piccoli].

2. Le esortazioni finali all’umiltà e alla vigilanza sono l’INVITO A RESISTERE NELLA PROVA NELLA SPERANZA CERTA DELLA SALVEZZA. Umiliamoci sotto la potente mano di Dio, cioè consegnando interamente la nostra vita a Lui, perché AVVENGA DI NOI SECONDO LA SUA VOLONTÀ. 
3. GETTIAMO IN LUI OGNI NOSTRA PREOCCUPAZIONE, perdiamo ogni autosufficienza e affidiamoci totalmente alla cura di Dio. E anche se il diavolo-l’intralciatore è all’opera, POSSIAMO RESISTERGLI CON LA FEDE IN GESÙ. Dio CI CHIAMA alla gloria eterna, contrariamente alle sofferenze che sono solo temporanee. A Lui la potenza nei secoli. Amen!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,15-20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

La missione affidata da Gesù agli Apostoli è proseguita attraverso i secoli, e prosegue ancora oggi: essa richiede la collaborazione di tutti noi. Ciascuno, infatti, in forza del Battesimo che ha ricevuto, è abilitato per parte sua ad annunciare il Vangelo. E la missione è chiara: fare del mondo un battesimo, un laboratorio di immersione in Dio, in quel Dio che Gesù ha raccontato come amore e libertà, come tenerezza e giustizia. Ognuno di noi riceve oggi la stessa missione degli apostoli: annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, fate grandi opere caritative, ma semplicemente: annunciate.

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«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». - Siamo annunciatori. Non di una notizia «nostra», ma di Gesù. È il nostro compito, semplice. O preferiamo proclamare noi stessi?

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mercoledì 24 aprile 2024

24.04.2024 - At 12,24-13,5 - Gv 12,44-50 - Io sono venuto nel mondo come luce.

Dagli Atti degli Apostoli - At 12,24-13,5

In quei giorni, la parola di Dio cresceva e si diffondeva. Bàrnaba e Sàulo poi, compiuto il loro servizio a Gerusalemme, tornarono prendendo con sé Giovanni, detto Marco.
C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetràrca, e Sàulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Sàulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.
1. LA COMUNITÀ DI ANTIOCHIA HA MATURATO DURANTE LA PREGHIERA L’ESIGENZA DI UN IMPEGNO AL DI FUORI DI SÉ, E QUESTO IMPEGNO È FRUTTO DELLO SPIRITO. Hanno capito che, se è successo a loro questo prodigio dell’accoglienza della parola di Gesù perché non può succedere un'altra volta? PERCHÉ NON POSSIAMO CONTRIBUIRE A FAR NASCERE UN ALTRO GRUPPO COME IL NOSTRO?

2. E alla domanda, dopo preghiere e digiuno SI RISPONDONO SÌ, DIO VUOLE QUESTO, e allora coraggio, INIZIANO UNA NUOVA ATTIVITÀ. Capiscono che Barnaba e Saulo sono riservati dallo Spirito per una missione per cui lo Spirito li ha chiamati.

3. E, dopo aver digiunato è pregato, gli VENGONO IMPOSTE LE MANI, gli viene trasmesso l’impegno di andare ad evangelizzare. NON vengono “ordinati” vengono inviati. È lo Spirito Santo che li hai inviati, la comunità ha detto di sì, la fonte della missione e Dio stesso. NON ERA UN PALLINO DELLA COMUNITÀ MA IL PROGETTO DI DIO...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,44-50
In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

 

Uniti a Gesù siamo uniti al Padre, origine da cui tutto sgorga e vive. Gesù è l’immagine, l’amore e l’opera del Padre comunicati a noi. Vedendo Gesù, vediamo il Padre; seguendo Gesù, arriviamo al Padre. Gesù è la via certa e concreta per camminare nella luce e nella verità e giungere alla vita. Nessuno ci può strappare dalla comunione del Figlio con il Padre.
La sua venuta nel mondo provoca una scelta: chi sceglie le tenebre va incontro a un giudizio di condanna, chi sceglie la luce avrà un giudizio di salvezza. Il giudizio sempre è la conseguenza della scelta libera di ciascuno.

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Gesù è la luce, chi crede in Lui non rimane nelle tenebre. Ma gli uomini preferiscono le tenebre. Eppure Gesù non condanna, ma viene a salvare il mondo. E noi come reagiamo a chi ci rifiuta?

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martedì 23 aprile 2024

LA FORZA DELLA PREGHIERA...

LA FORZA DELLA PREGHIERA...

La testimonianza dell'Ucraina offre un potente esempio della forza della preghiera in situazioni estreme. Il leader religioso, il patriarca Sviatoslav, condivide la sua esperienza in un contesto di guerra, sofferenza e paura prolungata. Il tempo pasquale, periodo di riflessione e preghiera, diventa una sfida ancora più significativa per coloro che vivono in condizioni estreme come i cittadini ucraini.

Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, la preghiera non è solo una recitazione di parole o un rituale, ma una potenza che deriva dalla comunione con Dio. E Dio ti dona la forza di vivere in mezzo alle avversità della guerra, ti dona la forza della Pasqua, la forza di continuare nell’impegno pastorale e nel servizio al prossimo, offrendo un supporto morale e spirituale a coloro che soffrono. La preghiera è vita, è elemento chiave in questo contesto, non solo come simbolo o cerimonia, ma come una forza trasformatrice che tocca il cuore e la realtà circostante.

Spesso coloro che si prendono cura di una persona in lutto, come una giovane moglie che ha appena appreso della morte del marito al fronte, scoprono di non avere parole significative da offrire. Dice il patriarca: “Puoi solo essere presente, piangere con quelle persone e condividere il loro dolore”. Ma il condividere il dolore di una persona è farsi carico di quel dolore nel proprio cuore. La preghiera ci aiuta a far si che quel dolore opprimente non schiacci il tuo cuore”. E l’unica risposta, che abbiamo dice il Patriarca, è la risposta della fede alimentata dalla preghiera.

Il patriarca ribadisce con forza l'importanza della preghiera durante le situazioni di pericolo imminente, come gli attacchi russi su Kiev nel febbraio 2022. Mentre la popolazione cercava rifugio nei bunker, Sua Beatitudine afferma che la risposta spirituale basata sulla preghiera può donare una forza interiore che aiuta a superare la paura. Inoltre, la preghiera non è solo un atto di protezione contro le minacce esterne, ma anche un modo per trasformare la propria interiorità e affrontare le sfide con coraggio. Facile sarebbe lasciarsi andare al risentimento, facile trovare parole di odio e di maledizione, ecco che la preghiera rivolta a Dio ci apre ad uno spiraglio di pace, ci dona la forza della vita, la forza di colui che si abbandona nelle braccia del Padre.

La consapevolezza della situazione che stiamo vivendo, situazione estrema, è invito ad alzare gli occhi al cielo e trovare in Dio la motivazione, il senso del vivere e del morire, per rinvigorire la propria vita. La Pasqua e il dono dello Spirito Santo ci aiuti ad affrontare le paure personali, portandone il peso e ci aiuti nella ricerca della comunione con Dio. 

La testimonianza dell'Ucraina sia per noi un richiamo alla profondità e alla potenza della preghiera in tempi di sofferenza e guerra. La preghiera è uno strumento essenziale per il fedele. Per poterla esercitare è importante sapersi ritagliare del tempo da dedicare alla meditazione della Parola. Per rendere più semplice e immediato il contatto con Dio è possibile recitare il rosario. Maria Santissima ci aiuti ad accogliere il mistero di Dio.

 

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domenica 21 aprile 2024

At 4,8-12 - 1Gv 3,1-2 - Gv 10,11-18 - IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

Domenica 21 Aprile 2024

 Dagli Atti degli Apostoli - At 4,8-12

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

1. Voi vedete lo storpio guarito, sappiate che LA CAUSA È LA RISURREZIONE DI GESÙ CRISTO. Abbiamo agito NEL NOME DI GESÙ perché noi siamo uniti a Gesù Cristo. Voi lo avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato dai morti. DIO HA CAPOVOLTO LA SITUAZIONE, Voi datori di morte, Dio datore di vita. 
2. Gesù è quella pietra che voi costruttori avete scartato, ma che DIO HA SCELTO COME PIETRA ANGOLARE. Dio è intervenuto e lo ha recuperato alla grande, lo ha messo nel posto d'onore: alla destra di Dio. GESÙ È COLUI CHE DÀ LA VITA, E DÀ LA VITA PERCHÉ NOI POSSIAMO VIVERE… 
3. L'UNICO NOME CHE PORTA ALLA SALVEZZA È GESÙ CRISTO. Il nome di Gesù indica la persona, la sua opera soprattutto il mistero Pasquale di Morte e Resurrezione. IN NESSUN ALTRO NOME L'UOMO PUÒ TROVARE SALVEZZA, Gesù è la pietra fondamentale…

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Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 3,1-2
 
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

1. Giovanni ricorda come distinguere gli avversari del Signore: negano che Gesù è il Cristo, negano che sia Figlio di Dio. I cristiani devono dunque RIMANERE FEDELI A LUI E ATTENDERE CON FIDUCIA LA SUA PARUSIA, cioè il suo ritorno nella gloria…
2. In Gesù, che è figlio, l'unico figlio, l’unigenito, l’unico generato dal Padre, ANCHE NOI che non eravamo niente SIAMO DIVENTATI FIGLI GRAZIE A LUI, siamo diventati figli GIÀ DA ADESSO…
3. Siamo figli di Dio ma QUELLO CHE SAREMO NON È ANCORA STATO RIVELATO perché saremo simili a Lui, ricolmi di gloria e di felicità perché lo vedremo faccia a faccia. ORA SIAMO IN VIA DI TRASFORMAZIONE, STIAMO DIVENTANDO VERI FIGLI, stiamo assomigliando sempre di più al Cristo, pietra di fondamento, bel pastore che realizza la nostra vita. BUON CAMMINO…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
1. HO BISOGNO DI UN PASTORE? NOI SIAMO CONDIZIONABILI (mass media, tv, internet, social), tutto ciò che riesce a condizionarmi corrisponde ai miei "pastori", che io lo voglia o no. Tutto è proporzionato al tempo che do ai vari pastori che ascolto. Riconoscerli è già tanto. DIO QUANTO CONDIZIONA LE MIE SCELTE?...

2. Mi domando: "DOV'È LA MIA LIBERTÀ?" Forse la mia libertà STA NEL POTER SCEGLIERE IL PASTORE e quindi il condizionamento che preferisco e che mi lascia più libero. FAI LA TUA SCELTA LIBERA...

3.Gesù dice: "IO SONO IL BUON PASTORE", e la prova sta nella sua libertà e disponibilità a dare la sua vita per me, CI GUIDA PER IL CAMMINO DELLA VITA, il cammino SICURO che porta al Padre e che lui ha percorso lui per primo fino a diventare per noi “via - verità - vita”. FIDIAMOCI DEL BUON PASTORE...

BUONA DOMENICA…

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DARE VITA

Gesù “buon pastore” dona la vita per le pecore. «Dare la vita è il mestiere di Dio».  Signore Gesù tu ci conosci uno per uno e ci chiami per nome. Fra le tante voci che risuonano intorno a noi, aiutaci a riconoscere la tua e a lasciarci guidare da Te verso quell'abbondanza di vita che tu vuoi donarci. Gesù ha bisogno di Te per far risuonare la sua voce e per portare la sua vita. In che modo? Prendendoti cura dei fratelli.

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OMELIA - IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)

  

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Gv 10,27-30 - RITO AMBROSIANO - IV DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO

IV DOMENICA DI PASQUA
Domenica 21 Aprile 2024
Gv 10,27-30 - Alle mie pecore io do la vita eterna.
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,27-30
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
1. NOI CHE AMIAMO GESÙ, COME FACCIAMO A NON ASCOLTARLO? Con lui abbiamo la vita, la speranza, la ripresa. Chi crede, sa ASCOLTARE e RICONOSCE nella voce del Maestro la sua benevolenza, propria per ogni PERSONA CHIAMATA A SEGUIRLO dovunque egli vada. ASCOLTARE...

2. Chi ci strapperà dalla sua mano? CHI CI SEPARERÀ DALL'AMORE DI CRISTO? Forse la tribolazione, il pericolo, la spada? CHI RIMANE ACCANTO A LUI NON SI PERDERÀ anche fra 1000 voci e proposte, NON POTRÀ ESSERE STRAPPATO dall'amore di Dio. RIMANIAMO ACCANTO A LUI...

3. Il pastore non solo ci segue, ma ci mette in una compagnia che cammina DIETRO di Lui e CON Lui. Come Gesù è una sola cosa con il Padre, così Egli ci fa essere UNA SOLA COSA CON LUI, INSIEME CON TUTTI COLORO CHE EGLI CHIAMA A SEGUIRLO E AD AMARLO... CAMMINIAMO INSIEME, AIUTIAMOCI E SOSTENIAMOCI: IL CRISTIANO NON È UN SOLITARIO...

BUONA DOMENICA...



venerdì 19 aprile 2024

Mc 16,1-7 - VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA (ANNO B)

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

Sabato 19 Aprile 2025
In questa Veglia, vengono proposte nove letture, cioè sette dall’Antico e due (Epistola e Vangelo) dal Nuovo Testamento.
PRIMA LETTURA - Dal libro della Gènesi - Gn 1,1–2,2 - Dio vide tutto quello che aveva fatto: era cosa molto buona.

Nella prima lettura JHWH SI MANIFESTÒ AL MONDO ATTRAVERSO LA CREAZIONE. Dio crea il mondo in 7 giorni e 10 parole, che corrispondono a 10 opere distribuite nella settimana. "Se fu grande all'inizio la creazione del mondo, BEN PIÙ GRANDE NELLA PIENEZZA DEI TEMPI FU L'OPERA DELLA NOSTRA REDENZIONE". Il battesimo restaura nell'uomo peccatore l'immagine e la somiglianza di Dio che era stata deformata dalla disobbedienza.
In principio Dio creò il cielo e la terra. la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «la terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: «le acque brùlichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltìplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «la terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse e Dio disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra e soggiogatela,
dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.

SECONDA LETTURA - Dal libro della Gènesi - Gn 22,1-18 - Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.

La seconda lettura CONDANNA I SACRIFICI UMANI ed esalta L’OBBEDIENZA DI ABRAMO, maturata nei tre giorni di cammino silenzioso verso il monte, dove Dio “vede” e provvederà. Dio non ruba ma dona! È LA NOTTE DELLA FEDE E DELL’OBBEDIENZA, nella quale il Signore ci trasforma con la sua benedizione. 
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.
Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». l'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».
L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

 

TERZA LETTURA - Dal libro dell’Esodo - Es 14,15–15,1 - Gli Israeliti camminarono sull’asciutto in mezzo al mare.

Nella terza lettura abbiamo l’episodio chiave della storia di Israele, in cui DIO MANIFESTA IL SUO VOLTO come liberatore e sovrano sulle forze oppressive della natura e dei popoli. LA SALVEZZA È OPERATA DA LUI, NON DA EROI. Mosè è il suo servitore. Israele nasce da Dio, non da potenze umane. 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».
L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull'asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.
In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

QUARTA LETTURA - Dal libro del profeta Isaia - Is 54,5-14 - Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te.

La quarta lettura presenta LA NUOVA GERUSALEMME RICOSTRUITA COME LA SPOSA DI DIO; è il tema dell'alleanza rivelato in chiave di amore coniugale. Il ripudio è stato momentaneo, PREVALE L’AMORE. Dio promette l’Alleanza unilaterale, fondata nella sua fedeltà e misericordia. I monti possono tremare, e persino cambiare di posto, L’AMORE DI DIO NON VACILLERÀ.  
Tuo sposo è il tuo creatore,
Signore degli eserciti è il suo nome;
tuo redentore è il Santo d'Israele,
è chiamato Dio di tutta la terra.
Come una donna abbandonata
e con l'animo afflitto, ti ha richiamata il Signore.
Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù?
- dice il tuo Dio.
Per un breve istante ti ho abbandonata,
ma ti raccoglierò con immenso amore.
In un impeto di collera
ti ho nascosto per un poco il mio volto;
ma con affetto perenne
ho avuto pietà di te,
dice il tuo redentore, il Signore.
Ora è per me come ai giorni di Noè,
quando giurai che non avrei più riversato
le acque di Noè sulla terra;
così ora giuro di non più adirarmi con te
e di non più minacciarti.
Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,
non si allontanerebbe da te il mio affetto,
né vacillerebbe la mia alleanza di pace,
dice il Signore che ti usa misericordia.
Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata,
ecco io pongo sullo stibio le tue pietre
e sugli zaffìri pongo le tue fondamenta.
Farò di rubini la tua merlatura,
le tue porte saranno di berilli,
tutta la tua cinta sarà di pietre preziose.
Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore,
grande sarà la prosperità dei tuoi figli;
sarai fondata sulla giustizia.
Tieniti lontana dall'oppressione, perché non dovrai temere,
dallo spavento, perché non ti si accosterà. 

QUINTA LETTURA - Dal libro del profeta Isaia - Is 55,1-11 - Venite a me, e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna.

La quinta lettura presenta IL BANCHETTO A CUI DIO INVITA, ove il nutrimento offerto è la sua PAROLA sotto le immagini dell'acqua e del pane. La Parola di Dio è PANE di VITA che ci SOSTIENE e ci IRROBUSTISCE. La veglia pasquale unisce il cibo della parola di Dio e il cibo dell'eucaristia; il tema dell'acqua richiama il sacramento del battesimo.
 Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all'acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l'orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un'alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide.
Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli,
principe e sovrano sulle nazioni.
Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;
accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano
a causa del Signore, tuo Dio,
del Santo d'Israele, che ti onora.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocàtelo, mentre è vicino.
l'empio abbandoni la sua via
e l'uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».

SESTA LETTURA - Dal libro del profeta Baruc - Bar 3,9-15.32–4,4 - Cammina allo splendore della luce del Signore. 

La sesta lettura insiste ancora sulle parole di Dio, contempla infatti LA SAPIENZA CONTENUTA NELLA RIVELAZIONE. L'autore si rivolge al popolo di Israele in esilio e lo esorta a cercare la sapienza che si trova nella rivelazione di Dio racchiusa nella legge. Abbandonare la Parola di Dio equivale ad abbandonare la fonte della Sapienza. CAMMINA ISRAELE, ALLO SPLENDORE DELLA SUA LUCE!
 Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,
porgi l'orecchio per conoscere la prudenza.
Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica
e sei diventato vecchio in terra straniera?
Perché ti sei contaminato con i morti
e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?
Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
Se tu avessi camminato nella via di Dio,
avresti abitato per sempre nella pace.
Impara dov'è la prudenza,
dov'è la forza, dov'è l'intelligenza,
per comprendere anche dov'è la longevità e la vita,
dov'è la luce degli occhi e la pace.
Ma chi ha scoperto la sua dimora,
chi è penetrato nei suoi tesori?
Ma colui che sa tutto, la conosce
e l'ha scrutata con la sua intelligenza,
colui che ha formato la terra per sempre
e l'ha riempita di quadrupedi,
colui che manda la luce ed essa corre,
l'ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore.
le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia
e hanno gioito;
egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!»,
e hanno brillato di gioia per colui che le ha create.
Egli è il nostro Dio,
e nessun altro può essere confrontato con lui.
Egli ha scoperto ogni via della sapienza
e l'ha data a Giacobbe, suo servo,
a Israele, suo amato.
Per questo è apparsa sulla terra
e ha vissuto fra gli uomini.
Essa è il libro dei decreti di Dio
e la legge che sussiste in eterno;
tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita,
quanti l'abbandonano moriranno.
Ritorna, Giacobbe, e accoglila,
cammina allo splendore della sua luce.
Non dare a un altro la tua gloria
né i tuoi privilegi a una nazione straniera.
Beati siamo noi, o Israele,
perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto.
 
SETTIMA LETTURA - Dal libro del profeta Ezechiele - Ez 36,16-17a.18-28 - Vi aspergerò con acqua pura, e vi darò un cuore nuovo. 

La settima lettura parla dell'aspersione di acqua che purifica, del dono dello Spirito. Il profeta consola il suo popolo e gli promette e preannuncia un avvenire migliore; È LA PROMESSA DELLA NUOVA ALLEANZA. L'effetto di questa purificazione con acqua e del dono dello Spirito è l’interiorizzazione della legge di Dio. LE FORZE DELLA NOSTRA TRASFORMAZIONE PROVENGONO DAL “VENTO INTERIORE” DI DIO. Esso trasforma l’intimo della nostra persona.
 Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell'uomo, la casa d'Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l'avevano contaminato. li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.
Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: "Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese". Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d'Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta.
Perciò annuncia alla casa d'Israele: "Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d'Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore - oracolo del Signore Dio -, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».

EPISTOLA - Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 6,3-11 - Cristo risuscitato dai morti non muore più. 

Nell’epistola Paolo ci ricorda il DONO GRANDE CHE ABBIAMO RICEVUTO NEL BATTESIMO: “siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché, COME CRISTO fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, COSÌ ANCHE NOI possiamo camminare in una vita nuova”. Noi infatti partecipiamo alla sua vita di Risorto, che si attua gradualmente lungo il cammino. Così DIO PADRE CI INDIRIZZA A DIVENTARE CONFORMI ALL’IMMAGINE DEL FIGLIO SUO.
 Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo sappiamo: l'uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,1-7

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.
Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall'ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.
Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: "Egli vi precede in Galilea. là lo vedrete, come vi ha detto"».
1. “ENTRATE NEL SEPOLCRO” (le donne). “Entrare nel mistero” SIGNIFICA capacità di stupore, di contemplazione; entrare nel mistero CI CHIEDE di non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo. Entrare nel mistero SIGNIFICA andare oltre le proprie comode sicurezze, E METTERSI ALLA RICERCA DELLA VERITÀ, DELLA BELLEZZA E DELL’AMORE. CORAGGIO...
2. PER ENTRARE NEL MISTERO CI VUOLE UMILTÀ, l’umiltà di abbassarsi, di scendere dal piedestallo del nostro io tanto orgoglioso, della nostra presunzione; L’UMILTÀ DI RIDIMENSIONARSI, riconoscendo quello che effettivamente siamo: delle creature, con pregi e difetti, dei peccatori bisognosi di perdono. UMILTA'..
3. Tutto questo ci insegnano le donne discepole di Gesù. Esse VEGLIARONO, quella notte, insieme con la Madre. Così non rimasero prigioniere della paura e del dolore, ma alle prime luci dell’alba uscirono, portando in mano i loro unguenti. Uscirono e trovarono il sepolcro aperto. Ed entrarono. VEGLIARONO, uscirono ed entrarono nel Mistero che ci fa passare dalla morte alla vita.. VEGLIA...
BUONA VEGLIA PASQUALE...

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VEGLIA

Molti scrittori hanno evocato la bellezza delle notti illuminate dalle stelle. Invece le notti di guerra sono solcate da scie luminose di morte. In questa notte lasciamoci prendere per mano dalle donne del Vangelo, per scoprire con loro il sorgere della luce di Dio che brilla nelle tenebre del mondo. [Esse] vedono, ascoltano, annunciano: con queste tre azioni entriamo anche noi nella Pasqua del Signore.

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