mercoledì 31 gennaio 2024

31.01.2024 - 2Sam 24,2.9-17 - Mc 6,1-6 - Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 24,2.9-17

In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».
1. IL PECCATO DEL RE DAVIDE È LA SUPERBIA, L’ORGOGLIO, LA VANITÀ. Davide vuole conoscere quanto grande è il suo regno.  Vuole sapere in caso di guerra su quanti soldati lui può contare. Davide si dimentica che SOLO SUL SIGNORE LUI DEVE CONTARE. È il Signore il Dio della vittoria, non i suoi soldati.

2. Dopo aver contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso per non aver avuto fiducia in Dio. Prega il Signore; “Ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, perché io ho commesso una grande stoltezza”. IL PECCATO È SEMPRE STOLTEZZA, PERCHÉ È FALSITÀ E MENZOGNA, FALSITÀ E MENZOGNA CONTRO DIO E CONTRO L’UOMO.

3. Il Signore presenta a Davide LA VIA PER LA RIPARAZIONE del suo peccato. DAVIDE SCEGLIE DI CADERE NELLE MANI DEL SIGNORE, perché sa che la misericordia di Dio è grande. E IL SIGNORE MANIFESTA A DAVIDE LA SUA MISERICORDIA fermando l’angelo devastatore: “Ora basta! Ritira la mano!” Il suo peccato ha coinvolto il suo popolo. È questo il mistero del peccato: ESSO MAI SI FERMA SULLA PERSONA CHE LO COMMETTE. Rifletti prima di peccare!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,1-6
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

La sconcertata sorpresa dei concittadini offre un magnifico ritratto di Gesù. Il  ragazzo e il giovane che essi credevano di conoscere, si rivela diverso. Le categorie con le quali pensavano di definirlo, non bastano: la gente di Nazaret si scontra con una novità inaspettata. Per molti è uno scandalo. L’incontro con Gesù pone davanti a un bivio: accettare di camminare con lui per verificare nell’esperienza la novità della sua persona, oppure scivolare via per un’altra strada.
Non si può conoscere Gesù senza coinvolgersi con Lui, senza scommettere la vita per Lui. E Dio ti lascia libero di scegliere, Lui si ferma davanti alla tua incredulità mostrando la sua reale impotenza nell'onnipotenza.
Ma Tu sei disposto a seguire Gesù?

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A Nazareth nessun miracolo. Troppa vicinanza diventa complicità soffocante. L'amicizia, che è il vero miracolo, ha bisogno di quella giusta distanza chiamata libertà. Siamo capaci di questa libertà?

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martedì 30 gennaio 2024

30.01.2024 - 2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4 - Mc 5,21-43 - Fanciulla, io ti dico: Alzati!.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4

In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto».
Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia».
Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!».
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».
1. Il brano di oggi ci racconta la morte di Assalonne STAVA MARCIANDO CONTRO DAVIDE, PRONTO AD UCCIDERLO. Mentre sta cavalcando un mulo, rimane impigliato con la testa in una grande quercia e mentre è lì appeso penzoloni, viene finito brutalmente dal generale Ioab contro l’ordine di Davide. IOAB NON CONOSCE IL PERDONO!

2. Il dolore di Davide, alla notizia della morte di Assalonne, è drammatico, straziante; la sofferenza è profonda. DAVIDE NON RIESCE A RALLEGRARSI DELLA SUA SCONFITTA E LO PIANGE. La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».

3. Evidentemente Davide aveva perdonato Assalonne, non serbava rancore. IL PERDONO RENDE IL CUORE DI DAVIDE LIBERO E LEGGERO. Questo brano ci dice cosa sia il perdono, che trova nel cuore di un genitore la manifestazione più autentica e più vicina al perdono di Dio. Chiediamo al Signore che ci aiuti a SCIOGLIERE IL RANCORE CHE TENIAMO IN CUORE contro qualcuno.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 5,21-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

Questi due racconti di guarigione sono per noi un invito a superare una visione puramente orizzontale e materialista della vita. A Dio noi chiediamo tante guarigioni da problemi, da necessità concrete, ed è giusto, ma quello che dobbiamo chiedere con insistenza è una fede sempre più salda, perché il Signore rinnovi la nostra vita, e una ferma fiducia nel suo amore, nella sua provvidenza che non ci abbandona.
Gesù chiede di avere fede. In che cosa? In lui che può svegliare (dare vita) a chi dorme (è morto). E’ questo il vangelo!
E Tu che ascolti senti il bisognoso di guarigione? Di qualche cosa, di qualche peccato, di qualche problema? E, se senti questo, hai fede in Gesù? E quali sono i tuoi atteggiamenti che esprimono la tua fede? La donna del Vangelo si gettò ai piedi di Gesù pregandolo con insistenza, con umiltà.

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Due incontri, due guarigioni: la donna “ruba” a Gesù il contatto e poi Gesù “ruba” la giovinetta alla morte. Amore e (è) furto. Come riuscire a strappare la nostra vita dalle mani della morte?

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MATERNITÀ MIGRANTE

MATERNITÀ MIGRANTE

Quando parliamo di “maternità migrante” parliamo di madri che della emigrazione sono vittime. Che affrontano mare e deserto, persecuzioni e campi di detenzione, fame e sete, pericoli che vengono dagli uomini e dalla natura, spinte dalla volontà di dare ai propri figli una vita migliore. Molte madri migranti probabilmente sarebbero rimaste legate al proprio destino se non ci fosse stata una spinta di testa e cuore. Se l’avvenire dei figli non le avesse convinte a lasciare le loro povere sicurezze. È una condizione diffusa: le statistiche ci dicono che le donne emigrate, contrariamente al passato, sono di più degli uomini. È “maternità migrante” anche quella delle madri che non seguono i figli, da questi abbandonate per inseguire un futuro migliore. Madri che rimangono nella loro casa, ma private dell’amore e della protezione di chi hanno messo al mondo. Assediate dal dolore di non sapere e di immaginare il peggio: i loro figli sconfitti dalla sabbia del deserto o inghiottiti dalle onde di un mare nemico, mai arrivati a destinazione.

Molte sono le tragedie nel deserto e nel mare, come la storia di Fati e Marie, madre e figlia morte di sete e di stenti nel deserto fra Tunisia e Libia. Un deserto che una giornalista marocchina Karima ha definito «un fronte di guerra senza bombe, una fossa comune uguale al mare Mediterraneo». 

C’è il dolore di madri che non ricevono notizie dai figli e cercano la verità. È il caso di Leyla, madre di Youseff, che cercava di raggiungere l’Italia. Leyla non ha notizie del figlio da oltre tre anni. «Lui non c’è – dice – ecco perché la mia lotta per conoscere la verità è cresciuta e ora mi sento madre di tutti i giovani che scompaiono». 

Esemplari sono quelle madri che si prendono cura dei figli altrui: nel loro paese d'origine, si prendono cura dei figli di coloro che sono partiti, diventando madri sostitutive.

Un dramma è il caso delle “madri interrotte” come Fassiuta costretta ad abbandonare sei figli in Costa d'Avorio. È partita per garantire ai suoi figli un futuro migliore, consapevole dei rischi enormi a cui andrà incontro. La madre che lascia i figli per amore nei loro confronti è la contraddizione più dolorosa. Per questo in tante preferiscono portarseli con loro. Anche piccoli, anche ancora nella loro pancia.

E così abbiamo le donne migranti incinte. Donne fragili, eppure consapevoli che senza un atto di coraggio la loro creatura non ha avvenire. A volte queste madri-coraggio muoiono nel dare alla luce i figli. Come Sephora, morta a Brindisi sola, dopo aver dato alla luce una bambina. Due giorni prima era stata salvata in mare. Non aveva documenti con sé, oltre al suo nome aveva detto di avere 24 anni e di venire dal Burkina Faso.

Un dolore straziante è quello delle mamme che perdono i loro figli drammaticamente perché gli scivolano dalle braccia cadendo in mare. A Lampedusa c’è chi ricorda ancora oggi il pianto, lungo e muto, della madre, neppure 18 anni, accanto alla sua bambina di 5 mesi che non c'era più. 

E che cosa avviene delle madri quando con i figli o senza di essi arrivano in un paese straniero? Riescono a realizzare qualcuna delle aspirazioni per cui hanno affrontato pericoli e dolori? Senza il vantaggio della lingua, alcune rimangono più sole e isolate, sperimentano la freddezza di una società che non le aspetta.

E noi che chiediamo a queste donne la cura dei nostri figli e dei nostri anziani spesso ci dimentichiamo che anche loro hanno una famiglia. A volte divisa anche qui, perché mogli e mariti sono divisi, lavorano in famiglie diverse.

«Le donne migranti portano nella loro carne esperienze drammatiche»: sono le parole di Papa Francesco.

 

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lunedì 29 gennaio 2024

29.01.202 - 2Sam 15,13-14.30; 16,5-13 - Mc 5,1-20 - Esci, spirito impuro, da quest’uomo.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 15,13-14.30; 16,5-13

In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli Israeliti è con Assalonne». Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada».
Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario».
Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!». Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”».
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».
Davide e la sua gente continuarono il cammino.
1. Assalonne, uno dei figli di Davide, COVA RANCORE PRESSO IL PADRE che ha “coperto” la violenza che un altro dei suoi figli, Amnon, ha usato nei confronti di Tamar, sorella di Assalonne.  DAVIDE È BEN CONSAPEVOLE CHE DEVE SCONTARE, e lo troviamo oggi in un atteggiamento penitente: piange, sale con il capo coperto e i piedi scalzi, accetta pure gli insulti da un uomo della casa di Saul.

2. DAVIDE ACCETTA LE CONSEGUENZE DEL PROPRIO ERRORE.  Davide ci insegna che È POSSIBILE CAMBIARE POSIZIONE, smettere di essere arroganti, riconoscere gli errori fatti. Sapere ammettere pubblicamente uno sbaglio è una delle cose che ci rende umani. CHI È CAPACE DI DIRE DI AVER SBAGLIATO, CHI SA CHIEDERE SCUSA, SA COSTRUIRE PACE E SA GENERARE CAMBIAMENTO. 

3. DAVIDE presenta al Signore la sua afflizione e crede in un capovolgimento della situazione. “Forse il Signore guarderà la mia afflizione e MI RENDERÀ IL BENE IN CAMBIO DELLA MALEDIZIONE DI OGGI”. Davide fa continuamente riferimento a Dio, SI SENTE NELLE SUE MANI e questo lo porta ad accettare la fatica in cui si trova come uno strumento per migliorarsi.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 5,1-20
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

 

Gesù ha rivelato che Dio ama la vita e vuole liberarla da ogni negazione, fino a quella radicale che è il male spirituale, il peccato, radice velenosa che inquina tutto. 
Ma il suo agire non è accolto dagli abitanti di Gerasa e vanno da Gesù per invitarlo ad andare "via dalla loro terra”. Gesù con la sua presenza sconvolge e cambia la loro vita: meglio di no, meglio restare come siamo, meglio che Gesù se ne vada!
L’indemoniato invece vuole restare con Gesù, ma “non glielo permise”. E lui si fa voce della “misericordia del Signore verso di lui” in mezzo ai pagani. La misericordia del Signore suscita in tutti meraviglia, e la meraviglia è la porta che ci apre alla salvezza!
Nella tua vita che parte prendi: quella degli abitanti di Gerasa, o quella di colui che ha riconosciuto il dono di Dio e si è fatto testimone?

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L'indemoniato riconosce la divinità di Gesù. E gli chiede di andarsene perchè per lui è un tormento. Anche gli abitanti “sani” gli chiedono la stessa cosa: Gesù è solo un tormento per ogni uomo?

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domenica 28 gennaio 2024

Dt 18,15-20 - 1Cor 7,32-35 - Mc 1,21-28 - IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 28 Gennaio 2024
Dal libro del Deuterònomio - Dt 18,15-20
 
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto.
Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

1. Mosè annuncia che in futuro il Signore avrebbe suscitato un profeta come Mosè in mezzo ai suoi fratelli, e chiede al suo popolo: “ASCOLTATE” QUELLO CHE VI DIRÀ IL PROFETA CHE DIO SUSCITERÀ IN MEZZO A VOI…
2. GESÙ È IL PROFETA ANNUNCIATO DA MOSÈ, è il portatore della parola di Dio, molto di più: È LA PAROLA DI DIO IN PERSONA è lui che bisogna ascoltare, è l’autentico maestro autorevole…
3. Dio ci invita inoltre a NON SEGUIRE I FALSI PROFETI, cioè coloro che DICONO COSE APPETIBILI FACENDO CREDERE CHE SIANO VERITÀ; se seguiremo queste facili strade non sentiremo mai la presenza di Dio nella nostra anima…

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 1Cor 7,32-35
 
Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.

1. Il capitolo 7 è incentrato su tematiche matrimoniali. Chi non è sposato è più libero di preoccuparsi di come possa piacere al Signore. CHI È SPOSATO NON PUÒ TRASCURARE DI PIACERE AL PROPRIO CONIUGE. Questo però NON GLI VIETA DI VIVERE ANCHE NELLA COMUNIONE CON DIO. L’apostolo raccomanda un impegno più grande…

2. Paolo insegna che IL MATRIMONIO È COSA BUONA e tuttavia lascia capire che egli preferisce una condizione celibataria di consacrazione per il Signore per rimanere totalmente UNITO AL SIGNORE E IMPEGNATO AD ASCOLTARE LA SUA VOCE E A COMPIERE LA SUA PAROLA…

3. Di questi versetti ricordiamo che LA COSA PIÙ IMPORTANTE È ADERIRE AL SIGNORE con cuore sincero E TESTIMONIARE RETTAMENTE LA PROPRIA FEDE. È un impegno che si può e si deve realizzare in qualsiasi stato di vita…

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✠ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

1. Che cosa significa: Gesù parlava “CON AUTORITÀ”? Vuol dire che nelle parole umane di Gesù c'è tutta la forza di Dio, c'è l’autorevolezza stessa di Dio. LA PAROLA DI DIO E' PAROLA DA ASCOLTARE, E' PAROLA DA ACCOGLIERE, E' PAROLA DA ANNUNCIARE. Lo fai?

2. L'autorità di Gesù LIBERA un uomo, presente nella sinagoga, che era posseduto dal demonio. “Taci! Esci da lui!”». Con la sola forza della sua Parola, Gesù libera la persona dal maligno. GESÙ C'INSEGNA A NON DISCUTERE COL MALE, a non scendere a compromessi di nessun genere, a tagliare netto subito: «Taci! Esci!». E SARAI LIBERO DI AMARE!

3. Il Vangelo è PAROLA DI VITA: non opprime le persone, al contrario, LIBERA quanti sono schiavi di tanti spiriti malvagi di questo mondo: lo spirito della vanità, l’attaccamento al denaro, l’orgoglio, la sensualità… Il Vangelo CAMBIA il cuore, CAMBIA la vita, TRASFORMA le inclinazioni al male in propositi di bene. IL VANGELO È CAPACE DI CAMBIARE LE PERSONE! FIDATI! 
BUONA DOMENICA...

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PAROLE 

Gesù non parlava a vanvera; sapeva quel che diceva. Anzi, “era” quello che diceva: la verità. Stiamo attenti alle nostre parole: corriamo il rischio di proporre il vuoto, l’aria fritta, la banalità! Se vogliamo essere autorevoli, credibili e convincenti, impariamo la meditazione, la riflessione. Ricordati che «Dio ti ha dato due occhi e due orecchi, ma una lingua soltanto. Si dovrebbe parlare solo metà di quanto si vede e di quanto si sente».

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OMELIA -  IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Lc 2,41-52 - RITO AMBROSIANO - S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

RITO AMBROSIANO
S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

DOMENICA 28 GENNAIO 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 2,41-52
In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
1. I genitori trovano Gesù nel tempio tra i saggi, dialoga con loro e MOSTRA UNA SAGGEZZA STUPEFACENTE. Quante volte sentiamo i bambini esprimere intuizioni che ci lasciano sbalorditi. OGNI GENERAZIONE HA SEMPRE QUALCOSA DI NUOVO DA OFFRIRE che va oltre ciò che ci si aspetta. IMPARIAMO AD ASCOLTARLI...

2. «Non sapevate che IO DEVO ESSERE NELLE COSE DEL PADRE MIO?». Il nostro essere diviene del tutto autentico SOLO IN RELAZIONE CON DIO. Siamo veramente noi stessi quando coltiviamo questa relazione con il Signore. E LA VITA DIVENTA MENO ANGOSCIANTE...

3. LA RELAZIONE CON DIO PERMETTE A GESÙ DI TORNARE A NAZARET restando sottomesso ai genitori, riconoscendone la loro autorità. Non ha alcun bisogno di fare il ribelle! SE SO CHI SONO IO IN DIO, POSSO ACCOGLIERE CHI SEI TU...

BUONA DOMENICA...

 

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sabato 27 gennaio 2024

27.01.2024 - 2Sam 12,1-7.10-17 - Mc 4,35-41 - Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 12,1-7.10-17

In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».
Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.
Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.
1. Vediamo il profeta Natan che va dal re Davide e gli racconta una storia. Gli presenta un caso giuridico e gli chiede di PRENDERE POSIZIONE COME RE-GIUDICE. La storia parla alla pancia di Davide, il re non si rende conto che la storia della pecora uccisa è una metafora del suo comportamento. Davide prende posizione in modo netto e inequivocabile. Dichiara che il ricco ha sbagliato ed è degno di morte. QUESTO È IL GIUDIZIO, QUESTO QUELLO CHE MERITA DAVIDE. 

2. Ecco la risposta di Davide a Natan: Ho peccato contro il Signore! FINALMENTE DAVIDE COMPRENDE IL MALE DA LUI FATTO contro il suo Signore.  E Natan dice a Davide: «IL SIGNORE HA RIMOSSO IL TUO PECCATO E TU NON MORIRAI». La pena di morte che gravava sulla tua persona è stata rimossa. Tu non morirai. DIO NON VUOLE LA MORTE! Rimane però la sentenza del profeta sulla sua casa che dovrà realizzarsi tutta.

3. IL FIGLIO CONCEPITO DA ADULTERIO E CHE ERA GIÀ NATO SARÀ PRESO DALLA MORTE. Davide allora fa suppliche a Dio per il bambino, prega, digiuna, mortifica il suo corpo. Vuole muovere il Signore a pietà. La sua speranza è vana perché LA PROFEZIA NON È CONDIZIONATA. È ASSOLUTA. Il figlio di Betsabea morirà, è lui l’anello più debole E SUI PIÙ FRAGILI SI RIVERSA IL MALE DI TUTTI.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,35-41
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

 

La barca nella tempesta è una immagine efficace della Chiesa: una barca che deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta. Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà. La fede ci dà la sicurezza della presenza di Gesù sempre accanto, della sua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo.
E anche se Gesù “dorme” non dobbiamo avere paura.  Ai discepoli, a noi Gesù dice: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai“.
Il testo ci lascia con questa domanda: “Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”. Domanda che non dobbiamo farci in modo retorico o devoto soltanto, ma in verità: Gesù va sempre “riconosciuto” … ogni giorno.

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Fede vs. paura, questa è l'alternativa, ci dice Gesù. Infatti la domanda dei discepoli è la domanda di ogni uomo: della mia vita e della mia morte, importa a Qualcuno?

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venerdì 26 gennaio 2024

26.01.2024 - 2Tm 1,1-8 - Lc 10,1-9 - La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo - 2Tm 1,1-8

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

1. I DONI CHE TIMOTEO HA RICEVUTO per poter efficacemente espletare il suo servizio al Vangelo non gli consentono di arrossire o di vergognarsi del vangelo. TIMIDEZZA E INERZIA ROVINEREBBERO LA GIÀ BEN AVVIATA EVANGELIZZAZIONE.

2. Per vivere sempre meglio la fede, TIMOTEO "RAVVIVI IL DONO DI DIO" ricevuto mediante l'imposizione delle stesse mani di Paolo. CONNESSE COL DONO DELLO SPIRITO SONO LE TRE QUALITÀ: "forza, amore, saggezza". FORZA per un lavoro chiaro e ordinato e per il generoso adempimento del ministero. AMORE costante nel servizio dei fratelli. AUTODISCIPLINA E PRUDENTE SAGGEZZA nel guidare la comunità.

3. SOSTENUTO DA QUESTE TRE ENERGIE SPIRITUALI, TIMOTEO TROVERÀ IL CORAGGIO DI "NON VERGOGNARSI DELLA TESTIMONIANZA DA RENDERE AL SIGNORE" e di superare lo scandalo della croce. E non si vergognerà neanche dell'Apostolo "in carcere per Lui" e sarà capace, lui stesso, di "soffrire per il vangelo". IL VANGELO È PER UOMINI CORAGGIOSI, ARDITI, PRONTI FINO AL MARTIRIO… I PICCOLI….

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 

“La messe è molta … pregate dunque”. Il “mandare operai nella messe” è il segno ed è ricordo del “ritorno” di Gesù alla fine del mondo. Quindi, significa pregare perché il Signore Gesù venga presto.
“Andate come “agnelli in mezzo a lupi”. Nessun equipaggiamento vostro, nessun equipaggiamento umano vi potrà veramente difendere. Non pensate a difendervi, piuttosto siate portatori di pace. Questi uomini mandati come “agnelli in mezzo a lupi” sono la presenza umile e forte di Dio e del suo regno in mezzo agli uomini.
La missione si basa sulla preghiera; che è itinerante: non è ferma, è itinerante; che richiede distacco e povertà; che porta pace e guarigione, segni della vicinanza del Regno di Dio; che non è proselitismo ma annuncio e testimonianza; e che richiede anche la franchezza e la libertà evangelica di andarsene evidenziando la responsabilità di aver respinto il messaggio della salvezza, ma senza condanne e maledizioni“. Siamo agnelli e non lupi!

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Gesù invia i 72 discepoli, a due a due. È un numero che non ci piace, preferiamo il numero 1 (che siamo noi). Invece Gesù chiede: mai senza l’altro. Come vediamo i nostri colleghi, amici o nemici?

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giovedì 25 gennaio 2024

QUANDO SI SCAPPA DALLA REALTÀ…

QUANDO SI SCAPPA DALLA REALTÀ…

La storia della 36enne americana Rosanna Ramos, che ha creato un amico immaginario con cui chattare e poi se ne è innamorata fino a "sposarlo" convincendosi di essere incinta di lui. Ciò fu possibile tramite una app di intelligenza artificiale. Questo caso ci aiuta a riflette sui paradossi della nostra società moderna. Utilizzando l'app Replika AI, Ramos ha costruito un personaggio virtuale di nome Eren Kartal, inizialmente ispirato a un personaggio di “anime giapponese”. La chatbox, alimentata dall' intelligenza artificiale, ha permesso a Eren di evolversi in base alle preferenze di Ramos, trasformandosi in un marito ideale e virtuale. 

L'aspetto innovativo risiede nel fatto che l’intelligenza artificiale apprende continuamente dalle interazioni dell'utente, rendendo le risposte sempre più realistiche. Ramos si è illusa a tal punto da innamorarsi di Eren, sposarlo virtualmente e persino convincersi di essere incinta di lui. La linea tra realtà e fantasia si è sfumata, portando la protagonista a percepire la presenza di Eren durante la notte. 

Questa storia, sebbene estrema, simboleggia la crescente tendenza della società a sfuggire dalla realtà attraverso mondi virtuali, spesso caratterizzati da desideri irrealistici.

La narrazione riflette la fuga contemporanea dalla realtà, evidenziando come la tecnologia, in questo caso, possa fornire una via di fuga illusoria. La storia sottolinea anche la tendenza a creare realtà alternative, alimentate dalla volontà piuttosto che dalla percezione oggettiva. Il caso di Ramos si collega a fenomeni più ampi, come la concezione distorta della realtà e la ricerca di perfezione attraverso tecnologie avanzate.

In definitiva, la storia di Rosanna Ramos rappresenta una manifestazione estrema di desideri disconnessi dalla realtà, sottolineando l'uso problematico della tecnologia per creare mondi paralleli che possono allontanare le persone dalla vita reale.

Viviamo oggi nell'epoca dei desideri senza fine, sganciati da qualsiasi vincolo con la realtà. Sono quindi desideri irrealizzabili, utopici. Vecchie patologie di altrettanto vecchie ideologie: si vuole alla fine realizzare il paradiso in terra. Ecco allora il marito perfetto, ma che è immaginario e che alla fine ti aliena dalla vita reale; ecco le decine di sessi diversi, immaginari che portano a confusione sull’identità; ecco il figlio perfetto realizzato in provetta e poi fatto crescere nell'utero di qualcuna: ma che perfetto non è perché i figli nati da provetta hanno problemi di salute come gli altri.

L'intelligenza artificiale dilaga sempre di più e con essa anche la stupidità umana. Fai attenzione!

 

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mercoledì 24 gennaio 2024

24.01.2024 - 2Sam 7,4-17 - Mc 4,1-20 Il seminatore uscì a seminare.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 7,4-17

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».
Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.
1. Interviene il Signore e dona la sua parola attuale, che è anche profezia per il futuro. È GIUNTO IL MOMENTO DI FERMARSI, di fissare un luogo e DI FARE UNA CASA, perché da Davide nascerà un discendente che RENDERÀ IL REGNO STABILE PER SEMPRE. Il Signore farà una casa stabile a lui.

2. E promette ancora il Signore. IO SARÒ PER LUI PADRE ED EGLI SARÀ PER ME FIGLIO. Questo significa che MAI IL PADRE RIPUDIERÀ IL FIGLIO anche se sbaglia. Lo correggerà come si correggono i figli degli uomini.  Lo correggerà sempre, non lo ripudierà mai.  

3. Lo correggerà, ma NON RITIRERÀ MAI IL SUO AMORE DA LUI. Lo amerà per sempre.  Dio promette amore eterno al discendente di Davide. DA QUESTO ISTANTE ISRAELE POSSIEDE UNA CERTEZZA: cambia il mondo, cambiano gli uomini, evolvono le nazioni, nasceranno le democrazie, UNA COSA NON CAMBIERÀ MAI: la casa di Davide e il suo regno. Comprenderemo questa profezia solo con la nascita di Gesù.

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,1-20
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
Gesù annuncia ‘il mistero del regno di Dio’ in parabole, cioè in racconti per immagini. La semente della parola viene gettata nel terreno della persona che ascolta; germoglia e cresce in base alla qualità del terreno.
Gesù ci invita oggi a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni. Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi.
Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi. Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la Parola”. Impegniamoci a tenere libero il terreno per renderlo fertile. Come? Attraverso l’amicizia con Gesù e con quanti gli sono amici.

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La prima parabola è quella del seminatore, la meta-parabola: se non capiamo questa non capiremo le altre. Ogni parabola è anche una domanda, quindi: noi che tipo di terreno siamo? Fertile o arido?

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martedì 23 gennaio 2024

23.01.2024 - 2Sam 6,12-15.17-19 - Mc 3,31-35 Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 6,12-15.17-19

In quei giorni, Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con grida e al suono del corno.
Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua..
1. Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell’arca di Dio. L’ARCA È STRUMENTO DI VITA, DI BENEDIZIONE. Allora Davide va e fa salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. È una grandissima festa con una immensa gioia PERCHÉ IL SIGNORE È IN MEZZO AL SUO POPOLO. Il Signore è con il suo popolo.

2. Introducono l’arca del Signore e la collocano al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa. Davide offre olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. È oggi un giorno di grande festa. È ANCHE LA FESTA DELL’UNITÀ DEL POPOLO. Un solo Dio, una sola arca, un solo sommo sacerdote, un solo re, un solo popolo del Signore, una sola grande nazione. IN DIO C’È SOLO L’UNITÀ!

3. Davide infine BENEDICE IL POPOLO NEL NOME DEL SIGNORE degli eserciti e DISTRIBUISCE A TUTTO IL POPOLO UNA FOCACCIA DI PANE per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. LA CONDIVISIONE NEI GIORNI DELLA FESTA ERA VERA LEGGE PER TUTTO ISRAELE. Vale anche per noi oggi!

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 3,31-35
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

 

Anche nella famiglia di Gesù, anche nella madre sua, cresce il sospetto: Ma Gesù è diventato matto, ha perso la testa?
Lo cercano, non per ascoltarlo come sta facendo la folla attorno a lui, ma per parlargli e, se mai, per convincerlo a cambiare strada e ritornare così ad essere soggetto, sottomesso, integrato nel clan che lo ha generato ed educato. La famiglia di Gesù, anche la madre, sono dunque dentro alla più grande prova: quella di accogliere la volontà di Dio come è impersonata e vissuta dal figlio Gesù. E' la nostra prova!
Chi è “la madre di Gesù” e chi sono “i miei fratelli”? E’ “la folla che gli sta attorno”, cioè che lo ascolta come maestro. Questa è la volontà di Dio o perlomeno il principio e il suo fondamento: ascoltare e seguire Gesù, e non altro o altri! Con la sua forza, con la sua guida noi possiamo fare la volontà di Dio e così far parte vera della sua vera famiglia.

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Essere figlio, figlia, fratello, sorella.. è bello ed è più grande del dato biologico. Non è il nostro sangue che ci fa fratelli, ma il sangue di Cristo. Siamo pronti ad abbandonare le vecchie logiche?

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