SAN PAOLO MIKI E COMPAGNI
San Paolo Miki e compagni sono i protomartiri del Giappone. La Chiesa ne celebra la memoria il 6 febbraio, ricordando il martirio avvenuto il 5 febbraio 1597 su una collina presso Nagasaki, dove ventisei cristiani furono crocifissi per la loro fede in Cristo.
A meno di cinquant’anni dalla prima evangelizzazione compiuta da san Francesco Saverio, il cristianesimo aveva conosciuto una sorprendente diffusione in Giappone, arrivando a contare oltre duecentomila battezzati. Inizialmente tollerata, la presenza cristiana divenne però sospetta agli occhi del potere politico. Il daimyo Toyotomi Hideyoshi, temendo un’infiltrazione straniera e turbato dalla fermezza morale dei cristiani, nel 1587 emanò un primo editto contro i missionari, rimasto in larga parte inapplicato. Nel 1596, tuttavia, la persecuzione divenne realtà.
Ventisei cristiani furono arrestati: sei francescani, tre gesuiti e diciassette laici francescani giapponesi, tra cui tre adolescenti. Capofila del gruppo era Paolo Miki, gesuita giapponese, predicatore eloquente e stimato, proveniente da una famiglia nobile. Per umiliarli e intimidire la popolazione, ai prigionieri venne amputata una parte dell’orecchio sinistro e furono costretti a una marcia estenuante da Kyoto a Nagasaki, lunga circa seicento miglia, durata trenta giorni.
Lontano dall’ottenere l’effetto desiderato, quel cammino divenne una solenne professione di fede: i martiri avanzavano cantando inni sacri, suscitando commozione e conversioni. Giunti sul luogo dell’esecuzione, davanti a migliaia di cristiani accorsi, baciarono le croci recanti i loro nomi e chiesero di potersi confessare. Furono legati e innalzati sulle croci, sorvegliati da samurai armati di lance di bambù.
Nel silenzio carico di tensione si levarono canti di lode: il Benedictus, i salmi intonati dai fanciulli, le litanie. Paolo Miki, dalla croce, proclamò il perdono per i carnefici e invitò alla conversione, testimoniando la speranza nella risurrezione. Alla fine, uno dopo l’altro, furono trafitti dalle lance. I corpi rimasero per settimane esposti, mentre si moltiplicavano segni prodigiosi venerati dai fedeli.
Beatificati nel 1627 e canonizzati nel 1862, san Paolo Miki e compagni sono patroni del Giappone e segno luminoso di una Chiesa giovane, capace di offrire la vita fino all’ultima goccia di sangue.
PER NOI OGGI
1. La fede ci rende visibili o invisibili?
I martiri di Nagasaki non si nascondono: cantano, proclamano, testimoniano. La nostra fede oggi disturba qualcuno o passa inosservata?2. Siamo disposti a perdere tutto per Cristo?
Potere, sicurezza, vita: nulla fu risparmiato. Che cosa siamo pronti a sacrificare noi per non rinnegare il Vangelo?3. Che cosa annunciamo davanti alla croce?
Paolo Miki predica perdono e speranza mentre muore. Le nostre parole, nelle prove, parlano davvero di Cristo?
Memoria dei santi Paolo Miki e compagni, martiri, a Nagasaki in Giappone. Con l’aggravarsi della persecuzione contro i cristiani, otto tra sacerdoti e religiosi della Compagnia di Gesù e dell’Ordine dei Frati Minori, missionari europei o nati in Giappone, e diciassette laici, arrestati, subirono gravi ingiurie e furono condannati a morte. Tutti insieme, anche i ragazzi, furono messi in croce in quanto cristiani, lieti che fosse stato loro concesso di morire allo stesso modo di Cristo.
NELLO STESSO GIORNO:
SAN FRANCESCO SPINELLI, Sacerdote e fondatore
A Rivolta d’Adda nel territorio di Cremona, San Francesco Spinelli, sacerdote, che, pur tra sofferenze e continue difficoltà pazientemente sopportate, fondò e guidò la Congregazione delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento.
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