domenica 31 dicembre 2023

Gen 15,1-6; 21,1-3 - Eb 11,8.11-12.17-19 - Lc 2,22-40 - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)
Domenica 31 Dicembre 2023

 

Dal libro della Gènesi - Gen 15,1-6; 21,1-3

In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

1. Abramo non riesce ad avere figli, è ormai VECCHIO, STANCO E DEMORALIZZATO. Il SIGNORE GLI SI PRESENTA COME SUO AIUTO, COME SUO SCUDO, e Abramo gli dice: «Signore Dio, che cosa mi darai?...” Ma Dio continua a dirgli: "NON TEMERE...". ABRAMO CONTINUA A CONFIDARE IN DIO NONOSTANTE TUTTO.
2. Il Signore gli promette una DISCENDENZA. Esci dalla tua tenda, ESCI FUORI, guarda le stelle il cielo stellato e conta il numero delle stelle se ci riesci, tale sarà la tua discendenza. È IMPOSSIBILE CONTARE TANTA LUCE NELLA SUA NOTTE. Tale sarà la sua discendenza. USCIAMO FUORI DAI NOSTRI SCHEMI…
3. Al di là di quello che Abramo si aspetta, al di là di quello che Abramo può, IL FUTURO PER LUI SARÀ INFINITAMENTE PIÙ GRANDE, PIÙ BELLO, PIÙ LUMINOSO DI QUELLO CHE LUI SI ASPETTA. E il figlio gli riporterà il sorriso. Nascerà proprio Isacco e verrà chiamato “Sorriso”. È IL SORRISO DI DIO CHE APRE LA BOCCA DI ABRAMO ALLA GIOIA. Dalla demoralizzazione alla GIOIA….

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Dalla lettera agli Ebrei - Eb 11,8.11-12.17-19
 
Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

1. Il brano di oggi passa in rassegna i principali personaggi dell'Antico Testamento e ricorda le DIFFICOLTÀ CHE HANNO SAPUTO SUPERARE GRAZIE ALLA LORO FEDE. In particolare sono ricordati qui gli esempi di Abramo, Sara e Isacco. RINVIGORIAMO LA NOSTRA FEDE...

2. Dio chiede ad Abramo di sacrificare suo figlio Isacco, il figlio della promessa. SEMBRA CHE DIO VOGLIA DISTRUGGERE IL PEGNO DEL FUTURO che egli stesso aveva donato ad Abramo ed annullare così tutte le sue promesse. MA NON TUTTO CIÒ CHE APPARE, È COME SEMBRA…

3. ABRAMO SCEGLIE DI FIDARSI DEL SIGNORE, si mostra pronto a offrirgli il figlio, perché pensava: “DIO È CAPACE ANCHE DI FAR RISORGERE DAI MORTI”. Per questo lo riebbe vivo, e FU COME UN SIMBOLO. È il simbolo del figlio unigenito “GESÙ” offerto e vivo, risorto, Re in eterno per noi. IL SIGNORE MANTIENE LA PROMESSA MA CHIEDE A NOI DI FIDARCI DI LUI...

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✠  Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.


1. Il SEGNO DELLA CIRCONCISIONE diceva l'appartenenza al popolo che si era impegnato con Dio in un patto di alleanza e di fedeltà. A questo patto Israele NON è mai stato fedele, è sempre venuto meno. Dio no. Anzi, in Gesù trova COMPIMENTO. GESÙ È, ALLO STESSO TEMPO, IL SÌ DI DIO ALL'UOMO E IL SÌ DELL'UOMO A DIO. E' L'UOMO REALIZZATO... IMITIAMOLO...
2. SIMEONE riconosce IN QUEL BAMBINO IL SIGNORE, IL MESSIA DI ISRAELE, L'ATTESO DELLE GENTI. Finalmente l'ha visto! Ora può morire in pace. La paura della morte è vinta, perché finalmente È POSSIBILE TROVARE DIO NEL PROPRIO LIMITE, nella condizione della carne umana. Anche ANNA, ormai vecchia e vedova da tanti anni, TROVA FINALMENTE LO SPOSO DI ISRAELE. Le grandi paure dell'uomo, la morte e la solitudine, si dissolvono: DIO SI FA COMPAGNO DANDO SENSO ALLA VITA E SPERANZA DINANZI ALLA MORTE. CRESCIAMO NELL'AMICIZIA COL SIGNORE..
3. Giovanni Paolo II: "l'avvenire dell'umanità passa attraverso la famiglia". QUAND'È CHE UNA FAMIGLIA È VINCENTE? Il modello di Nazareth spinge a cercare il criterio del successo della vita familiare NELL'ESERCIZIO DELL'AMORE, nel continuo superamento del proprio egoismo. Un amore che ben conosce il sacrificio personale, la spada che ti trapassa l'anima. CAPITO!!
BUONA DOMENICA…

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SANTA FAMIGLIA

Chiediamo l’intercessione della Santa Famiglia, perché le nostre famiglie sappiamo riscoprire ogni giorno la grazia del Sacramento del matrimonio, la bellezza dell’amore vicendevole, per non cadere nel deserto dell’amore. È triste quando la famiglia si riduce a una falsa convivenza sotto lo stesso tetto. Ricordiamo sempre: «L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia» (Giovanni Paolo II).

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OMELIA - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B)


 

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sabato 30 dicembre 2023

OGNI FINE È UN NUOVO INIZIO...

OGNI FINE È UN NUOVO INIZIO...

 

E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». E soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e vere». E mi disse: «Ecco, sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Principio e la Fine. (Ap 21, 5-6)
3,2,1…Buon anno! Anche questa volta il countdown ci regalerà un nuovo inizio, un altro anno da vivere. In quell’ istante che segna un confine convenzionale tra il “vecchio” e il “nuovo”, tra la “fine” e “l’inizio” si condensano tanti dei nostri pensieri passati e futuri, un misto di memoria e desiderio.
Come sempre ci si chiederà: “quali sono i tuoi propositi per il nuovo anno?” E da lì una lunga serie di obiettivi più o meno seri con cui fare i conti nell’immediato futuro. In realtà, se ci pensiamo bene, tra le 23:59 e le 00:00 cambiano solo pochi secondi, gli stessi che scandiscono altri minuti a cui attribuiamo forse meno importanza, ma che hanno esattamente lo stesso valore degli altri.
Tuttavia è innegabile che quel limite messo per scandire il tempo in fondo ci faccia bene, perché ci aiuta a mettere ordine nella nostra vita, a fare memoria delle cose belle per cui ringraziare e a quelle che ci hanno fatto soffrire e che vorremmo non ritrovare più, ma che forse sono proprio quelle che ci hanno chiesto un passo di fatica che si è trasformato in un nuovo spunto di crescita personale.
E poi quello sguardo sul futuro, verso quei 365 giorni nuovi da vivere ci rimette in contatto con i nostri desideri, da quelli più superficiali a quelli più profondi. È la possibilità di coltivarli, di compierli ed esaudirli che ci motiva a scendere ogni mattina dal letto con la “lucina interiore” accesa.
Se ci fermiamo a pensare al tempo sotto lo sguardo di Colui dal quale ogni secondo che dispongo appartiene avverto una protezione speciale e una responsabilità. Ogni istante, sotto il Suo sguardo è sempre kairos e non più solo kronos, cioè non semplicemente minuti che passano, ma tempo opportuno affinché i nostri desideri di bene prendano vita, accadano.
Chiaramente non ha senso illudersi che ogni secondo sia sempre e solo kairos, ma la possibilità che lo diventino ci aiuta a guardare ai giorni che abbiamo davanti con fiducia, perché possiamo togliere la polvere dai desideri che per un motivo o per l’altro nascondiamo, e con fede, perché il Dio che custodisce il tempo si è incarnato in esso e l’ha reso momento opportuno per ciascuno di noi! 
BUON ANNO! 

 

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venerdì 29 dicembre 2023

29.12.2023 - 1Gv 2,3-11 - Lc 2,22-35 - Luce per rivelarti alle genti.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,3-11

Figlioli miei, da questo sappiamo di avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.
1. Il primo comandamento da osservare è quello dell’AMORE DI DIO e quindi dell’AMORE DEL PROSSIMO. Possiamo facilmente illuderci di amare Dio come conviene: per toglierci da questa illusione GIOVANNI CI PROPONE UNA VERIFICA: QUELLA DELL’AMORE DEL PROSSIMO. 

2. “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre”. AMARE COME IL SIGNORE COMANDA, COME LUI ama non è cosa facile. Amare l’altro significa donarsi completamente a lui, significa MORIRE A NOI STESSI… E MORIRE È ASSOLUTAMENTE ARDUO. 

3. IL VERO AMORE VERSO IL PROSSIMO SI FONDA SU UN MOTIVO DI FEDE: riconoscere e amare nell’altro Gesù stesso. Solo se si vive con la tensione di voler seguire l’insegnamento di Gesù, allora si può affermare di conoscerlo e osservare i suoi comandamenti. «SOLO IL SERVIZIO AL PROSSIMO APRE I MIEI OCCHI SU QUELLO CHE DIO FA PER ME E COME EGLI MI AMA»…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,22-35

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Simeone e Anna erano anziani, soli, eppure non avevano perso la speranza. Questo è il segreto: vivere in modo giusto e pio, aspettando la consolazione d’Israele, nello Spirito Santo. Questo significa non allontanarsi dal Signore, fonte della speranza. E proprio mosso dallo Spirito, Simeone va al tempio e riconosce nel bimbo il Messia, la salvezza di Dio. “Simeone li benedisse”, cioè lodò Dio per loro. Poi disse a Maria, sua madre: Il bambino sarà "segno di contraddizione" e una "una spada trafiggerà la tua anima".
Di fronte a Gesù bisogna decidersi: accoglierlo o rifiutarlo, ma non è la stessa cosa. Si tratta di risurrezione o di perdizione. E per Maria seguire Gesù comporterà il partecipare alle sofferenze del Figlio e il vederLo morire sulla croce. Proprio in quel momento una spada le trafigge l'anima, non uccidendola ma rendendola partecipe della sofferenza redentrice del Figlio.

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L’arrivo di Gesù svela i pensieri di molti cuori. Quelli di Simeone sono di gioia, la forza che ti fa attendere nella speranza. Siamo pronti a farci svelare i nostri pensieri dall’incontro con Gesù?

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giovedì 28 dicembre 2023

PER NON OSSIDARSI…

PER NON OSSIDARSI…

Oggi si sta facendo largo un nuovo tipo di noia: ci si annoia non quando non si ha niente da fare, bensì quando si sta col telefono in mano, a scuola o in università, in famiglia, a lavoro, al mare, in viaggio. Come se si fosse costantemente insoddisfatti, distratti, abituati. Cambia lo spazio, cambia il tempo, cambia l’essere. Perché?

Innanzitutto, la noia sembra essere legata alla mancanza di desiderio. Siamo abituati ad avere tutto e ad averlo subito. In base alle logiche di mercato siamo stati educati a investire in modo ossessivo sulla corporeità e sull’apparenza, a consumare e buttare gli oggetti. Così, persino la possibilità di costruire e coltivare relazioni capaci di durare nel tempo è sempre più remota.

Di conseguenza, tutto è piatto perché già conosciuto, tutto è normale perché già vissuto, tutto è scontato perché dovuto in base ai diritti che tanto si reclamano. Non ci si stupisce più di nulla. E ci si annoia proprio a causa della mancanza di meraviglia, cioè dell’incapacità di meravigliarsi e della difficoltà del lasciarsi meravigliare dai propri interlocutori.

L’impossibilità di saper distinguere lo scorrere del tempo schiaccia l’individuo nel presente e nel presentismo, ossia nell’idea di vivere in un eterno oggi. Ci si ritrova al centro di abitudini e impegni improrogabili, dove gli imprevisti comandano, il tempo è in disordine e non si ha alcuna percezione del futuro. È innegabile che una certa assenza di visione sembra riguardare anche gli adulti, ma quante volte noi giovani ci sentiamo dire che il mondo di oggi gira sempre più veloce, che dobbiamo farci trovare pronti e perdere un solo minuto può essere fatale?

Produrre, governare, agire: per la noia “classica”, quella che richiede silenzio e astrazione e poi magari fa venire grandi intuizioni, non c’è spazio. Essa è stata sostituita da una noia onnipresente che risponde al bisogno di sentirsi e mostrarsi sempre attivi: la notifica dello smartphone, poi il social network con gli ultimi aggiornamenti, un reel su Instagram e una videochiamata con «gli altri». «Esco» perché «a casa non so che fare». Non sappiamo non fare niente. Anzi, abbiamo paura di non fare niente, di pensare e di stare fermi.

Eppure, non è proprio in quei momenti che s’inizia a riflettere, immaginare, progettare? Perché fuggiamo dalla noia ma diciamo di avere sempre più bisogno di tempo libero per stare bene — come dimostra il fenomeno della great resignation? Gli antichi greci parlavano del tempo libero usando la parola scholé, cioè lo studio avente come unico fine la conoscenza. Non ammazzare né avere in odium il tempo — la radice etimologica della parola noia sembra essere proprio questa — bensì impiegarlo, amarlo.

Leggerezza, spiritualità, fragilità, sopravvivenza, progetti, tramonti, annoiarsi in compagnia e annoiarsi da soli, quindi amicizia, famiglia, microuniversi, sentimenti: ecco come si può pensare alla noia in termini positivi e come trasformare l’avere in odium in scuola. Tanti ragazzi già lo fanno.

E allora, cari adulti, non aprite quella porta. Non pensate che, se un ragazzo si annoia, non è perennemente attivo o non esce sempre di casa per affacciarsi a questo «mondo reale» di cui tanto si parla, stia solo poltrendo e non stia piuttosto progettando il futuro o riflettendo sulla propria persona.

Di fronte alla crisi della famiglia, alle troppe delusioni del mondo scolastico, all’eccessiva precarietà, all’avanzare della logica consumistica e al presentismo, tantissimi giovani non desiderano vivere la collettività né riescono più a meravigliarsi. Gli spazi fatti di collettività e condivisione non sembrano esistere più. È necessario ricostruirli. Per riflettere, fermarsi, anche annoiarsi. Per desiderare il confronto e meravigliarsi nello scoprire quanto l’altro ci assomiglia. A una condizione: farlo insieme. Altrimenti, come dice Papa Francesco, «un giovane si ossida».

 

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martedì 26 dicembre 2023

SENZA UMILTÀ SIAMO “TAGLIATI FUORI”.

SENZA UMILTÀ SIAMO “TAGLIATI FUORI”.

Una grotta, un buco nel terreno, è qui che Gesù, il Figlio di Dio, sta per nascere. Dio s’incarna e viene ad abitare in mezzo a noi “piantandosi” nella terra, nell’humus. Da questa parola, humus, provengono diverse altre parole come umano, umanità ma anche umile, umiltà e forse anche umorismo. Umanità e umiltà senza dubbio camminano insieme perché, lo ricordava san Paolo VI, umiltà vuol dire verità, significa guardarsi senza ipocrisie e riconoscersi per quello che siamo, esseri fatti di humus, di fango, fragili e limitati. I problemi nascono quando le due cose non camminano insieme, quando l’umanità si discosta dalla saggezza dell’umiltà e recita una parte che non è la sua, quella del potente o, peggio, dell’onnipotente. È appunto una recita, una vera “ipocrisia” (ipocrites in greco è l’attore).

La saggezza dell’umiltà che è «la via che ci conduce a Dio e, allo stesso tempo, proprio perché ci conduce a Lui, ci porta anche all’essenziale della vita, al suo significato più vero, al motivo più affidabile per cui la vita vale la pena di essere vissuta». Una saggezza quella dell’umiltà che «ci spalanca all’esperienza della verità, della gioia autentica, della conoscenza che conta. Senza umiltà siamo “tagliati fuori”, siamo tagliati fuori dalla comprensione di Dio, dalla comprensione di noi stessi. Occorre essere umile per capire noi stessi, tanto più per capire Dio. I Magi potevano anche essere dei grandi secondo la logica del mondo, ma si fanno piccoli, umili, e proprio per questo riescono a trovare Gesù e a riconoscerlo. Essi accettano l’umiltà di cercare, di mettersi in viaggio, di chiedere, di rischiare, di sbagliare...».

Pensando ai Magi prende consistenza il legame tra umiltà e umorismo: essi, i sapienti, si fanno piccoli, cioè non si prendono troppo sul serio, ma si abbassano, rovesciano lo schema mentale a cui naturalmente potrebbero fare riferimento. La loro autoironia e autocritica li salva, permette quel cammino di conversione che li scuote e li mette in movimento. 

È una scena paradossale quella di Betlemme, perché da una parte c’è il movimento della terra, i Magi, come i pastori, che sentono l’urgenza dell’andare e adorare, dall’altra la pace del cielo: “stille nacht” diciamo in una delle più famose canzoni natalizie, cantiamo la notte calma, ferma, serena. In questa serenità il mondo cambia, si stravolge: il sussulto dei cuori, del cuore di Maria, di Giuseppe, dei pastori e dei Magi (molto diverso dal sussulto nel cuore di Erode), è il preludio al sussulto dell’universo che vive in questo momento una nuova creazione, una ripartenza che è l’alba della redenzione. 

Così questa scena ci invita a meditare sul paradosso della necessità di fermarsi un momento nella pace, spezzando la frenesia dei ritmi quotidiani, fermarsi ma per ripartire, spegnere i motori ma per riaccendere i motivi, ritornare a quell’essenziale della vita, quello per cui la vita è degna di essere vissuta.

 

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domenica 24 dicembre 2023

2Sam 7,1-5.8-12.14.16 - Rm 16,25-27 - Lc 1,26-38 - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

Domenica 24 Dicembre 2023

Dal secondo libro di Samuèle - 2Sam 7,1-5.8-12.14.16
 
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».
1. Il regno di Davide si costituì a prezzo di tanto sangue e il dramma di Davide si sviluppò soprattutto all' interno della sua famiglia, per la rivalità tra i figli che si combatterono. In questo contesto, Davide pensò di COSTRUIRE UN TEMPIO A DIO PER PROPIZIARLO PER LA SUA DISCENDENZA, in balia delle stragi e della storia. VOGLIO FARE QUALCOSA ANCHE PER IL SIGNORE…

2. Il sacerdote e profeta Natan, che inizialmente aveva approvato, poi ripensò e aiutato da Dio, lo portò a sconsigliare la costruzione. NON SARÀ DAVIDE A COSTRUIRE UNA CASA MA SARÀ IL SIGNORE A COSTRUIRE UNA CASA PER LUI. Abbiamo il termine “casa” che indica costruzione in muratura e “casa” che indica famiglia, casato. DAVIDE NON HA NULLA DA DARE A DIO, È DIO CHE CONTINUA A DARE A DAVIDE E GLI DÀ LA PROMESSA: farò nascere da Te una casa, un casato, una dinastia… SIGNORE COSTRUISCI LA NOSTRA CASA….

3. IL FIGLIO CHE NASCERÀ DA TE DIVENTERÀ TUO EREDE, A LUI CONSEGNERÒ IL REGNO, E DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE RESTERÀ SEMPRE SALDO IL REGNO NELLE SUE MANI. Questa è la promessa. Ma, con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi (587 a.C.), FINÌ IL TEMPO DELLA DINASTIA dei re di Giuda e non risorse più neanche dopo l'esilio. TUTTAVIA NEL POPOLO D'ISRAELE NON FINÌ MAI LA SPERANZA. Si iniziò ad attendere il nuovo re come il re Messia, discendente dalla stirpe di Davide. Così cominciò l'attesa messianica. DIO MANTIENE LE PROMESSE!

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 16,25-27

Fratelli,
a colui che ha il potere di confermarvi
nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede,
a Dio, che solo è sapiente,
per mezzo di Gesù Cristo,
la gloria nei secoli. Amen.
1. San Paolo, a conclusione della lettera ai Romani, dopo gli ultimi saluti, eleva a Dio un inno di lode e di gloria. IL MISTERO DI CUI PARLA È L'OPERA DELLA SALVEZZA, cioè un disegno che Dio ha DA SEMPRE AVUTO NELLA MENTE E CHE REALIZZA AL TEMPO GIUSTO. Questo vero e unico progetto di Dio, tenuto nascosto per secoli, è stato rivelato ora in Cristo. Ringraziamo Dio…

2. IL MISTERO È GESÙ, IL PROGETTO DELLA SALVEZZA RIGUARDA LA SUA PERSONA. È Lui il figlio di Davide che è nato per noi e regna in eterno. È nato, morto, risorto, È VIVO ADESSO e noi lo celebriamo presente, regnante, potente, e operante nella nostra vita. ADORIAMO IL SIGNORE GESÙ, RE E SIGNORE DELLA NOSTRA ESISTENZA…

3. Il progetto di Dio è stato rivelato ORA in Cristo a tutte le genti "PERCHÉ GIUNGANO ALL'OBBEDIENZA DELLA FEDE". Attraverso la Fede in Gesù Cristo san Paolo ci fa anche capire L'IMPORTANZA DELLA PAROLA DI DIO e come questa si manifesti e si realizzi nell'uomo.

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✠  Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,26-38

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

 

1. DIO IN PERIFERIA... DIO CON I POVERI...
La salvezza è giunta a noi attraverso il “sì” di una umile ragazza di un piccolo paese sperduto nella periferia di un grande impero. DIO ENTRA NEL MONDO ATTRAVERSO UNA POVERA FAMIGLIA. “Per questo desidero una CHIESA POVERA PER I POVERI. Essi hanno molto da insegnarci”.

2. CONCEPIRAI UN FIGLIO, LO DARAI ALLA LUCE… – IL DIO DELLA VITA... Maria ASCOLTA la Parola, l’ACCOGLIE e GENERA il Figlio di Dio. “GENERARE” Cristo in noi e negli altri: sarà questa la missione della Chiesa. APRIAMOCI ALL’AZIONE DELLO SPIRITO...

3. L'ANGELO SI ALLONTANÒ DA LEI – DIO CI CHIEDE FEDELTÀ
Maria resta sola col suo “SÌ” DA RIPETERE OGNI GIORNO. “Spesso è facile dire “sì”, ma poi non si riesce a ripetere questo “sì” ogni giorno. E mi domando: sono un cristiano “a singhiozzo”, o sono un cristiano sempre? LA FEDE È FEDELTÀ DEFINITIVA, COME QUELLA DI MARIA.

BUONA DOMENICA DI AVVENTO…

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IL DONO

A Natale si usa fare dei doni. Come cristiani abbiamo il dovere non di fare doni, ma di trasformarci in dono. Facciamo in modo che la nostra vita sia un dono per tutti. Perché tutti gli uomini sono nostri creditori. Perché ciascuno di noi è debitore verso tutti gli altri. Riscopriamo il Natale autentico! In queste feste vi auguro di avere i due doni più belli: qualcuno da amare, e qualcuno che ti ama!

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OMELIA - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)


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Mt 1, 1-16- RITO AMBROSIANO - MESSA DOMENICALE PRENATALIZIA

 RITO AMBROSIANO

MESSA DOMENICALE PRENATALIZIA
DOMENICA 24 DICEMBRE 2023
Lettura del Vangelo secondo Matteo Mt 1, 1-16
1. La genealogia è una SPLENDIDA SINTESI DELLA STORIA DELLA SALVEZZA in quanto richiama le tappe fondamentali: Abramo, la svolta davidica, il tempo dell'esilio, la nascita di Gesù. Matteo vuole sottolineare che LA VICENDA UMANA DI GESÙ SI È INSERITA PIENAMENTE NELLA STORIA DEL POPOLO ELETTO. Noi tutti siamo inseriti in una storia di salvezza! 

2. “Gesù è il germoglio che “spunterà dal tronco di Iesse”; il “virgulto” cresciuto “come una radice in terra arida”. LA STORIA SALVIFICA DI DIO ENTRA NELLA STORIA UMANA E SEMBRA QUASI NASCONDERSI IN ESSA. Nelle pieghe della storia Dio COSTRUISCE il suo progetto e ORIENTA ogni cosa verso la pienezza del tempo in cui il Verbo si fa carne. Ancora oggi Dio costruisce e orienta ogni cosa.

3. La nascita di Gesù costituisce il COMPIMENTO DI UNA STORIA DI SALVEZZA, il punto di arrivo di un lungo e tortuoso cammino. “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. COMPIMENTO DELLA STORIA È L’AMORE PROVVIDENTE DI DIO CHE GUIDA OGNI UOMO ALLA SALVEZZA. In Lui poniamo la nostra speranza e fiducia!

BUONA DOMENICA…

 

✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 1, 1-16
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naasòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria. Salomone generò Roboano, Roboano generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm. Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

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sabato 23 dicembre 2023

NOTTE DI NATALE, NOTTE DALLE MOLTE RISONANZE…

NOTTE DI NATALE, NOTTE DALLE MOLTE RISONANZE…

Proviamo a riflettere sul significato della celebrazione della messa natalizia e sulla profonda significatività del Natale. Il Natale esprime un'atmosfera di gioia contenuta e mite, in un clima di familiarità e di tenerezza. Contemplando il bambino Gesù, il cuore si riempie di gioia. Fermati davanti al presepe e contempla il grande mistero di Dio che si è fatto uomo, per Te per la salvezza di tutti.
Nonostante il frastuono di voci e il luccichio di mille luci in un contesto di mondo moderno tendenzialmente scettico, il Natale riesce ancora a suscitare momenti di attenzione e riflessione sulla semplicità di una nascita senza splendore, ma capace di illuminare la scena sordida di una stalla. L’evento unico e irripetibile della storia è per noi la "buona notizia", momento di riconciliazione tra l'umanità e il suo Creatore. Dio è fedele al suo disegno d'amore nonostante le ribellioni umane.
Il mondo lo sappiamo vive “la terza guerra mondiale”, terrore e sgomento sono all’ordine del giorno, tuttavia, il Natale ci offre un messaggio di speranza più forte di ogni paura, portando un'invincibile allegrezza anche nelle situazioni di tristezza. Dio è con noi: questa è dunque la "buona notizia.
Più di quindici secoli fa, a una cristianità sconvolta dalle minacce e dalle atrocità dei barbari, il papa san Leone Magno parlava così del Natale: "Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita: una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa di questa gioia è comune a tutti perché il Signore nostro, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano (cioè l'infedele e il miscredente), perché anche lui è chiamato alla vita" (Discorso di Natale).
Come si vede, Dio si offre a tutti, non esclude nessuno, accetta anche il rischio di essere rifiutato: "Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11), osserva malinconicamente l'evangelista Giovanni; un rifiuto che proseguirà e condurrà colui che è nato a Betlemme fino alla condanna, da parte dei capi e dei dotti del suo popolo, e alla morte di croce. Ma questo, per la verità, non è un rischio suo: è un rischio nostro. È il rischio che, dicendogli di no e non lasciandoci salvare da lui, noi arriviamo a vanificare l'incredibile amore del nostro Creatore e per ciò stesso a vanificare e a isterilire la nostra unica vita.
Allora la grazia più "vera" e più bella - che nella notte di Natale possiamo e vogliamo chiedere per noi, per quanti ci sono cari, per tutti - è di saperci arrendere alla misericordia che è venuta a investirci dall'alto e di accogliere, senza riserve e senza i calcoli insipienti delle nostre prospettive puramente terrene, colui che nel suo Natale si è fatto a noi così amabile e così vicino. E sarà per noi una stupefacente fortuna: "A quanti l'hanno accolto - ci rivela esultando san Giovanni - ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome" (Gv 1,12).
Non mi resta infine che augurare a tutti di vivere appieno il Natale, «notte dalle molte risonanze» che non addormenta ma risveglia i cuori riportandoli dritti là, nella grotta di Betlemme dove tutto è cominciato.
BUON NATALE….

 

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venerdì 22 dicembre 2023

22.12.2023 - 1Sam 1,24-28 - Lc 1,46-55 - Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente.

 

Dal primo libro di Samuèle - 1Sam 1,24-28

In quei giorni, Anna portò con sé Samuèle, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo.
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore».
E si prostrarono là davanti al Signore.


1. ANNA HA CHIESTO UN FIGLIO, non per tenerlo egoisticamente con sé, ma affinché diventi un servitore di Dio «per tutti i giorni della sua vita». Quando finalmente nacque Samuele, venne portato dal sacerdote Eli per adempiere al voto. TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO CHIESTO AL SIGNORE E ABBIAMO DA LUI RICEVUTO È VERAMENTE SUO, E NON NOSTRO.

2. Anna ha esposto la sua richiesta a Dio «con preghiere e suppliche», rispondendo con dolcezza a Eli che l’aveva ingiustamente accusata di essere ebbra. Anche la sua maternità è frutto della preghiera assidua di lei e di suo marito. «IDDIO HA ESAUDITO» sarà il significato del nome del piccolo Samuele.

3. Oggi Anna ci insegna come fare veramente “tesoro” di quello che il Signore ci ha donato e ci dona: tutto viene restituito a Lui. Questo è il significato del termine reso nel nostro brano con “RICHIEDERE”: IL SIGNORE LO RICHIEDE E ANNA ACCETTA CHE IL SUO BAMBINO SIA “RICHIESTO” PER IL SIGNORE.

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,46-55

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
L’anima mia magnifica il Signore! Magnificare letteralmente significa fare grande, ingrandire. Maria ingrandisce il Signore: non i problemi, che pure non le mancavano in quel momento. Da qui scaturisce il Magnificat, da qui nasce la gioia. La gioia nasce dalla presenza di Dio che ci aiuta, che è vicino a noi. Perché Dio è grande. E soprattutto, Dio guarda ai piccoli. Noi siamo la sua debolezza di amore: Dio guarda e ama i piccoli.
Oggi ripetiamo con Maria questo canto di lode e di liberazione, perché le ‘grandi cose’ che il Signore ha fatto per Maria hanno toccato la sponda della nostra vita. Come "piccoli" vogliamo gustare la presenza del Signore nelle piccole cose, in attesa e nella speranza certa di “vedere il suo volto”, quando “saremo sempre con lui e lo vedremo così come egli è”.

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Dio si ricorda della sua misericordia, se siamo noi a ricordargliela. Ma dobbiamo scendere e optare per la “gloria in profundis”. Se scendiamo saremo innalzati, ma noi che tipo di gloria desideriamo?

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giovedì 21 dicembre 2023

LEADER SCOUT: LA SFIDA DI DARE L'ESEMPIO

LEADER SCOUT: LA SFIDA DI DARE L'ESEMPIO

Hanno circa vent'anni e sono responsabili delle Guide e degli Scout d'Europa. Sono capi di branchi, di truppe o di clan, capi di raduni, di compagnie o di fuochi, dimostrano un incredibile senso di impegno e dimostrano la loro profonda gioia nel mettersi al servizio degli altri, soprattutto della maggior parte della gioventù.

“In ogni ragazzo c’è almeno il 5% di buono. Sta a voi scoprirlo e svilupparlo al 90 o al 95%», ha affermato Baden Powell rivolgendosi ai capi. In una frase, il fondatore dello scautismo ha riassunto la missione degli anziani: vedere il buono in ogni giovane a lui affidato e, attraverso i metodi dello scautismo che sono il gioco e la vita all'aria aperta, contribuire alla sua crescita umana e spirituale. Una forte intuizione educativa che anima ancora oggi gli scout. 

La base del loro impegno sta nella Promessa Scout, “per servire al meglio Dio, la Chiesa, la Patria e l'Europa, per aiutare il prossimo in ogni circostanza e per osservare la legge scout”. Un impegno generalmente assunto nel primo anno, destinato a durare ben oltre gli anni di scout, e che trova un vero eco nella missione affidata ai responsabili. Nel suo ultimo messaggio, Baden Powell insisteva: “Sii sempre fedele alla tua promessa di scout anche quando non sarai più un bambino – e Dio ti aiuti a realizzarla!”»

L’impegno Scout ha un carattere esemplare. I leader sono testimoni dell'ideale scout che hanno scelto di vivere. Aderiscono al progetto educativo che si impegnano a rispettare con l'esempio della loro vita. Ciò che Baden Powell ha detto ai capipattuglia vale anche per gli anziani: “Non ha senso avere uno o due bravi ragazzi e gli altri essere individui senza valore. Bisogna lavorare sodo per garantire che siano tutti all'altezza. La cosa più importante per questo è l'esempio che dai a te stesso: quello che fai tu, lo faranno anche i tuoi osservatori.»

Trasmettere, formare, condividere, sono tutte motivazioni che hanno spinto questi giovani chef a dire sì. Inoltre molto spesso nasce il desiderio di restituire quanto ricevuto. Hanno fatto due, tre o otto anni di scouting prima di diventare leader, e sono unanimemente grati per questi anni in cui hanno imparato così tanto. Per molti, è con questo spirito di gratitudine che hanno abbracciato la missione di leadership. 

Servire gli altri e il bene comune porta alla vera gioia. I leader lo sperimentano regolarmente: la gioia di vedere i giovani crescere, fiorire, andare verso il Signore. Gioia di costruire amicizie profonde e solide.

Gli Scout d'Europa sono un terreno favorevole alla missione, vivono un cammino spirituale che porta frutto. Arianna, che ha iniziato lo scoutismo solo all'età di 26 anni, testimonia che i suoi anni di scoutismo l'hanno aiutata “a pregare, a esercitare il discernimento e a mantenere la sua fede quotidianamente”. Quanto a Tiziano, confida che lo scoutismo “lo ha sostenuto nella fede in un momento in cui ne aveva tanto bisogno”. Come implora il canto della promessa, il Signore protegga la promessa di tutti questi leader impegnati al servizio degli altri e del bene comune.

 

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martedì 19 dicembre 2023

ORIENTATI VERSO IL FUTUTO…

ORIENTATI VERSO IL FUTUTO…

Il Vangelo ci insegna che Gesù non è moralista. «Il vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione» (Giovanni Vannucci). Siamo noi che abbiamo moralizzato il Vangelo! Siamo noi che, molte volte, facciamo come i farisei del Vangelo: ci piace accusare, puntiamo il dito, sottolineiamo i difetti degli altri, ci sentiamo grandi perché cerchiamo di far apparire piccoli gli altri…

Gesù, invece, condanna il peccato, non il peccatore! Condanna l’ipocrisia dei benpensanti, e la durezza di cuore: «chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra…». Perché, anche se sbaglia, la persona rimane sacra, sempre e comunque inviolabile. E, così, il giudizio contro la donna adultera diventa un boomerang contro l’ipocrisia dei suoi accusatori. Il vangelo sottolinea che «se ne andarono tutti, cominciando dai più anziani».

Ha scritto qualcuno: «I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi» (Francois de La Rochefoucauld). Se ne vanno: burocrati delle regole e analfabeti del cuore di Dio. Funzionari esperti nelle leggi e ignoranti del cuore umano!

Dice Simone Weil: «Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia». Rimangono soli: Gesù e la donna. «La misera e la Misericordia» (Sant’Agostino). «Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno!». La prima legge di Dio è che ogni creatura viva! Gesù non le chiede se è pentita: a lui non interessa il rimorso, il passato. Già l’Antico Testamento diceva: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!». Faccio una cosa nuova! Ed è così anche l’esperienza di San Paolo: «Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù».

Gesù perdona senza condizioni, senza clausole, senza contropartita. E la donna ascolta le parole che bastano a cambiare una vita: «Va’ e d’ora in poi non peccare più!».

Il bene possibile domani conta più del male di ieri! Il bene pesa più del male! E un nuovo futuro si spalanca…

 

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domenica 17 dicembre 2023

Is 61,1-2.10-11 - 1Ts 5,16-24 - Gv 1,6-8.19-28 - III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B) - GAUDETE

III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B) - GAUDETE

 

Domenica 17 Dicembre 2023
Dal libro del profeta Isaìa - Is 61,1-2.10-11
Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.

1. LO SPIRITO DEL SIGNORE È SOPRA DI ME. Il profeta RICONOSCE di essere stato consacrato dallo Spirito, è stato unto con l'unzione sacerdotale Si tratta di un profeta sacerdote probabilmente è il primo sommo sacerdote del tempio ricostruito dopo l'esilio di Babilonia. IL PROFETA RICONOSCE LA PRESENZA DELLO SPIRITO NELLA SUA VITA. E tu la riconosci?

2. LO SPIRITO MI HA MANDATO A PORTARE IL LIETO ANNUNZIO AI POVERI. Lo spirito mi ha dato una missione e quel profeta del post esilio PENSA AL GIUBILEO, all'anno in cui vengono CONDONATI I DEBITI e viene RESTITUITA LA TERRA ai poveri. Il profeta si sente mandato da Dio per RIDARE SPERANZA per FAR RIPARTIRE il nuovo popolo. SIAMO PORTATORI DI SPERANZA!

3. Il profeta dice “IO GIOISCO PIENAMENTE NEL SIGNORE” sono proprio contento,. La mia anima esulta perché mi ha rivestito con vesti di salvezza, il mantello della giustizia, il diadema dello sposo. IL PROFETA SI SENTE RIVESTITO DELLA SAPIENZA, DELLA SALVEZZA, DELLA POTENZA BUONA DI DIO. DICE DI ESSERE CONTENTO VERAMENTE CONTENTO. Anche noi rallegriamoci nel Signore!

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési - 1Ts 5,16-24
 
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

1. Finale della prima lettera ai Tessalonicesi: l'Apostolo rivolge ALCUNI CONSIGLI BELLISSIMI. “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male”. È il principio dell'umanesimo Cristiano. VERIFICATE TUTTO MA TENETE SOLO QUELLO CHE È BUONO E SARAI CONTENTO.

2. La lettera termina con la richiesta al DIO DELLA PACE. Dio dona ai credenti la salvezza. PAOLO INTERCEDE perché il Padre intervenga con la sua grazia a completare e perfezionare nei destinatari la sua opera santificatrice. ANCHE TU PUOI INTERCEDERE…

3. LA PREGHIERA DI PAOLO POGGIA SULLA FEDELTÀ DI DIO. Dio non può smentirsi: è coerente nella sua azione. Porterà a COMPIMENTO l'opera iniziata. La fiducia dei credenti fa perno sulla coerenza del Padre. POSSIAMO ESSERNE CERTI…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,6-8.19-28
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
1. GIOVANNI, TESTIMONE DELLA LUCE... “Per tanti nostri contemporanei la fede NON è luce ma salto nel buio, sentimento cieco... Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa camminare senza direzione. APRIAMOCI ALLA GRANDE LUCE E DIFFONDIAMOLA...

2. GIOVANNI TESTIMONE: CONFESSA E NON NEGA… LUI E' IL TESTIMONE DELLA GIOIA perché sta per entrare in scena Gesù. Recuperiamo e accresciamo il fervore, la dolce e confortante GIOIA DI PORTARE IL VANGELO, anche quando occorre seminare nelle lacrime. ABBI FEDE... CORAGGIO...

3. GESU' STA' IN MEZZO A VOI.. UNO CHE VOI NON CONOSCETE… Conoscere Gesù vuol dire STARE con lui, ASCOLTARLO, diventare suoi amici, IMPARARE la sua mentalità, SCOPRIRE il suo volto. I contemporanei di Giovanni NON conoscono ancora Gesù. Ma NOI LO “CONOSCIAMO”? Non rischiamo di conoscerlo solo per sentito dire, di “INVENTARCELO” secondo i nostri bisogni? PENSACI...

Buon AVVENTO!!

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LA GIOIA

«Per il cristiano la gioia è un dovere». Eppure, vediamo intorno a noi tanta gente incupita, triste, pessimista. Bisogna fare con gioia e serenamente quanto facciamo, e far trasparire gioia attorno a noi. «La nostra gioia è il modo migliore di predicare il cristianesimo». Oggi chiediamo a Dio di farci godere le gioie della vita, e di donarci la gioia della sua grazia, perché «chi è colmo di gioia, predica senza predicare».

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OMELIA - III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B) - GAUDETE