giovedì 11 giugno 2026

IL RACCONTO DEL VANGELO DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Mt 11,25-30

IL RACCONTO DEL VANGELO DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU' - Mt 11,25-30

Chiara Corbella Petrillo era una giovane donna romana. Sposata, due figli morti poco dopo la nascita a causa di gravi malformazioni, poi una gravidanza durante la quale le fu diagnosticato un tumore aggressivo. I medici le proposero cure immediate che avrebbero compromesso il bambino. Scelse di aspettare, per permettere al figlio di nascere. Soffrì moltissimo, e morì a 28 anni. Chi la incontrava negli ultimi mesi raccontava un fatto quasi inspiegabile: il suo volto conservava una pace disarmante. Non negava il dolore, non recitava ottimismo. Diceva: “Dio non toglie mai nulla, se non per dare di più”.

Questo è il Vangelo vissuto. Chiara non era “forte” secondo il mondo. Era una donna segnata dalla prova. Ma aveva preso sul serio quell’invito di Gesù: venire a Lui. E in quella compagnia il peso non scompariva, ma diventava portabile. Il giogo era dolce non perché la croce fosse meno dura, ma perché era portata insieme.

Gesù dice anche: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. È una frase scandalosa per la mentalità attuale. Ci insegnano a imporsi, a vincere, a prevalere. Gesù propone il contrario: la mitezza. Non debolezza, ma forza che non ha bisogno di schiacciare. Umiltà non come svalutarsi, ma vivere nella verità. Il mite è chi sa di essere amato e quindi non deve dimostrare continuamente il proprio valore.

Il Vangelo aggiunge un dettaglio decisivo: queste cose sono rivelate ai piccoli. Non ai sapienti che pensano di sapere già, ma a chi si lascia sorprendere. I piccoli sono quelli che hanno ancora fame, quelli che non si bastano. Il rischio oggi è credersi autosufficienti: pieni di informazioni, ma incapaci di fiducia. Possiamo sapere tutto di Dio e non lasciarci mai toccare dal suo cuore.

Il Sacratissimo Cuore di Gesù ci ricorda una verità semplice e radicale: Dio ha un cuore. Non è un’idea, non è un principio astratto. Si commuove, cerca, consola, chiama. E chiede una cosa sola: entrare nella sua amicizia. Chi vi entra scopre che il riposo non è assenza di problemi, ma presenza di Cristo dentro i problemi. Come per Chiara, il dolore resta reale, ma non è più l’ultima parola. L’ultima parola è l’amore che sostiene.

Per noi oggi

  1. Molti cercano pace eliminando il peso; Gesù propone di portarlo con Lui.
    Forse siamo stanchi non per il peso, ma perché vogliamo portarlo da soli.

  2. Ammiriamo il Cuore di Gesù, ma evitiamo di vivere come Lui.
    La devozione senza imitazione rischia di restare solo emozione religiosa.

  3. Ci sentiamo adulti perché controlliamo tutto.
    Per Dio, forse maturità è tornare piccoli abbastanza da fidarsi davvero.

 

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