martedì 20 ottobre 2026

CHI È FERITO PUÒ SCEGLIERE DI NON FERIRE.

 

 CHI È FERITO PUÒ SCEGLIERE DI NON FERIRE.

Kirk Bloodsworth fu condannato a morte per un delitto terribile che non aveva commesso.
In carcere conobbe l’odio, la solitudine e la disperazione. Eppure proprio lì la fede divenne per lui una presenza concreta. Lesse due volte tutta la Bibbia e iniziò un cammino di conversione.
Nel 1989 ricevette la Cresima attraverso le sbarre, sotto la camera a gas. «Mi sentii pulito, accolto»: parole semplici, ma piene di speranza.
Un cappellano cattolico credette alla sua innocenza quando quasi nessuno lo faceva. Bloodsworth scoprì poi in biblioteca la possibilità del test del Dna. Grazie a quella intuizione, nel 1993 venne finalmente liberato e scagionato. Ma la libertà non cancellò le ferite né i pregiudizi. Invece di vivere nel rancore, trasformò la propria sofferenza in una missione. Si impegnò contro la pena di morte e a favore degli innocenti condannati.
Poi comprese che anche chi esegue le condanne porta dentro ferite profonde. Nacque così un gruppo per sostenere il personale coinvolto nelle esecuzioni. Uomini e donne che avevano dato la morte trovarono finalmente qualcuno disposto ad ascoltarli.
Alcuni soffrivano di insonnia, disturbi post-traumatici, dipendenze e sensi di colpa. Nessuno di loro, racconta Bloodsworth, era favorevole alla pena capitale. «Le vittime di una morte di Stato sono più d’una». La misericordia di Kirk raggiunge così anche chi era dall’altra parte delle sbarre.
La sua storia mostra che il dolore può diventare luogo di una nuova chiamata. La fede non cancella l’orrore, ma può trasformarlo in compassione. Chi è stato ferito può scegliere di non ferire a sua volta. E tendere la mano al proprio “nemico” può diventare una delle forme più radicali del Vangelo.

Per noi oggi 1. Crediamo davvero nella possibilità di rinascere? O continuiamo a definire una persona attraverso il suo errore, il suo passato o la sua colpa? 2. Sappiamo riconoscere le vittime che non vediamo? Anche chi sbaglia, chi è responsabile del male o chi vive una situazione difficile può portare ferite che chiedono ascolto. 3. Che cosa facciamo del male che abbiamo ricevuto?
Possiamo trasformarlo in rancore e vendetta, oppure, come Bloodsworth, lasciarci convertire dalla misericordia fino a tendere la mano a chi ci ha ferito.

 

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