giovedì 15 maggio 2025

LAMINE YAMAL: SIMBOLO DI UN’IDENTITÀ CHE UNISCE O CHE DIVIDE?

LAMINE YAMAL: SIMBOLO DI UN’IDENTITÀ CHE UNISCE O CHE DIVIDE?

Cosa significa oggi appartenere a una cultura? E, ancor di più: è possibile appartenere a più culture senza dover scegliere tra l’una o l’altra? La storia del giovane calciatore Lamine Yamal, stella emergente del Barcellona, sembra rispondere a queste domande con una forza che va ben oltre lo sport.

 Il vescovo Xabier Gómez García, pastore della diocesi di Sant Feliu de Llobregat — città dove Yamal è nato — non ha dubbi: il giovane atleta rappresenta una nuova generazione che rifiuta le etichette semplicistiche. Ma davvero la società è pronta ad accettare questa complessità? Siamo capaci di vedere la ricchezza dietro a un'identità che non si lascia chiudere in confini rigidi?

 Nella sua lettera pastorale dell’11 maggio 2025, il vescovo parla di transculturalità, non come semplice coesistenza tra culture, ma come interazione creativa e dinamica tra di esse. Yamal, figlio di padre marocchino e madre della Guinea Equatoriale, cresciuto in un quartiere operaio della Catalogna, non rappresenta un’eccezione esotica, ma una realtà sempre più comune. E allora: perché ci ostiniamo a considerare “altro” ciò che ormai è parte del nostro tessuto quotidiano?

 

Identità come ponte o come muro?

 

“Yamal rappresenta una generazione che non concepisce i confini culturali come muri, ma come ponti.” La frase del vescovo non è solo poetica: è una provocazione. Perché mentre una parte della società si rinchiude in nostalgie identitarie e discorsi esclusivi, c’è un volto giovane che dimostra che identità multipla non significa frammentazione, ma sintesi viva. E tu, che idea hai dell’identità? È qualcosa da difendere come un castello o da costruire ogni giorno in dialogo con l’altro?

 Il calcio, spesso riflesso delle nostre tensioni sociali, diventa in questo caso un pulpito imprevisto. È possibile che un atleta, acclamato per le sue abilità, possa diventare anche un messaggio vivente contro la discriminazione e la chiusura? Yamal lo fa con naturalezza: non rinnega le sue origini, le integra. Porta con orgoglio il “304” del suo quartiere sulla pelle, senza mai dimenticare né il Marocco né la Guinea Equatoriale. Ma c’è spazio, oggi, per una cittadinanza che non chiede di cancellare le radici per essere accolta?

 

Dalla periferia alla collettività

 

“Il loro successo dentro e fuori dal campo dimostra come la diversità possa essere fonte di ricchezza collettiva.” Il vescovo non parla solo a nome della Chiesa, ma a nome di una visione sociale e politica. Perché in tempi in cui l’immigrazione viene spesso trattata come emergenza o minaccia, che cosa ci dice la vita di un ragazzo nato nella periferia barcellonese e diventato simbolo di orgoglio nazionale?

 C’è forse un messaggio anche per le politiche pubbliche e per le comunità cristiane: possiamo ancora permetterci di pensare l’integrazione come adattamento passivo a un modello unico? Oppure è giunto il momento di parlare di costruzione condivisa, di convivenza fondata sul rispetto e sullo scambio?

 Il progetto Atlantic Hospitality, promosso dal vescovo Gómez García, cerca di rispondere a queste domande con azioni concrete. Informare chi vuole emigrare per rendere la scelta consapevole e libera: è forse questa la nuova forma di carità politica e pastorale di cui abbiamo bisogno?

 

Una lezione per la Chiesa e per la società

 

Infine, il vescovo lancia una sfida: “La transculturalità è una risposta amorevole a tanta violenza e disintegrazione.” Ma siamo disposti ad ascoltarla? La Chiesa, le scuole, le famiglie, i mezzi di comunicazione: sono pronte a educare i più giovani a vivere questa ricchezza invece che temerla?

 Lamine Yamal non è solo una promessa del calcio: è il volto di una cittadinanza nuova, fluida ma non confusa, radicata ma aperta. La sua figura ci interroga: vogliamo costruire muri per proteggerci, o ponti per crescere insieme?

 

E tu, da che parte vuoi stare?

 

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lunedì 12 maggio 2025

12.05.2025 - At 11,1-18 - Gv 10,1-10 - Io sono la porta delle pecore.

Dagli Atti degli Apostoli - At 11,1-18

In quei giorni, gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: «Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. Sentii anche una voce che mi diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. Io dissi: “Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca”. Nuovamente la voce dal cielo riprese: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. Ed ecco, in quell’istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell’uomo. Egli ci raccontò come avesse visto l’angelo presentarsi in casa sua e dirgli: “Manda qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia”. Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: “Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo”. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
All’udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
1. Pietro riconosce che NON ERA SUA INTENZIONE CONVERTIRE I PAGANI, TANTOMENO DI BATTEZZARLI. È stato costretto, HA VISTO una visione con delle tovaglie, con dei cibi impuri, e gli è stato detto di mangiare tutto, di NON CONSIDERARE PROFANO, PERCHÉ TUTTO È PURO.

2. Il Pagani mi HANNO ASCOLTATO CON TUTTO IL CUORE E HANNO RICEVUTO LO SPIRITO SANTO come noi. CHI ERO IO PER PORRE IMPEDIMENTO A DIO?

3. MI OPPONGO A DIO, NO, NON POSSO. Dio ha dato lo stesso dono che a noi. Il dono dello Spirito Santo è anche per loro. Dunque NOI NON POSSIAMO IMPEDIRE A DIO LA SUA OPERA, ma dobbiamo seguirlo. All’udir questo si calmarono, PIETRO È CAMBIATO E ANCHE GLI ALTRI ACCETTANO DI CAMBIARE…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,1-10
In quel tempo, disse Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita a l'abbiano in abbondanza».

 

"LA PORTA"
"La porta", come ci dice l'evangelista Giovanni, è Gesù. Porta sempre aperta, disponibile, accogliente, pronto ad incontrarci. Gesù è l'unico ingresso per entrare nella Vita vera, Egli è la porta della salvezza eterna. Chi entra attraverso Gesù, con l'aiuto di Gesù, seguendo gli insegnamenti di Gesù, non morirà mai. La sua sarà una Vita "per sempre". E allora entriamo da questa porta, l'unica vera porta!

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«Io sono venuto perché abbiano la vita a l'abbiano in abbondanza». Con Dio si è felici, non ci si accontenta. “Felice” significa “fecondo”, siamo pronti a tutta questa generosità, o ci basta accontentarci?

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domenica 11 maggio 2025

At 13,14.43-52 - Ap 7,9.14-17 - Gv 10,27-30 - IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Domenica 11 Maggio 2025
Dagli Atti degli Apostoli - At 13,14.43-52
In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
1. NEL PRIMO VIAGGIO MISSIONARIO, ad Antiochia di Pisidia, Paolo e Barnaba in una sinagoga COMINCIANO A PREDICARE, commentando le letture bibliche di quel sabato. ANNUNCIANO IL COMPIMENTO DELLE SCRITTURE CON L'OPERA DEL MESSIA GESÙ. Gli ebrei presenti in sinagoga restano molto colpiti da quella predicazione.

2. Il sabato seguente vanno in sinagoga molte più persone di quelle abituali, ma i capi della sinagoga PER GELOSIA CONTESTANO Paolo e Barnaba, SI OPPONGONO alla loro predicazione, NE NASCE UNA CONTRAPPOSIZIONE. Brutta bestia la gelosia! 

3. Paolo e Barnaba vengono ALLONTANATI dalla sinagoga, MA MOLTI LI SEGUONO. Non solo: in quella occasione Paolo e Barnaba ANNUNCIANO LA PAROLA A TUTTI gli altri, i non giudei, che con entusiasmo accolgono la predicazione e diventano cristiani. NE NASCE UNA NUOVA COMUNITÀ. Il disegno di Dio non si ferma per l’opposizione degli uomini…

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Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo - Ap 7,9.14-17
Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».
1. I santi nel testo dell’Apocalisse vengono presentati come coloro che hanno lavato le loro vesti rendendole bianche nel sangue dell'agnello. Chi sono i Santi? SONO I BATTEZZATI CHE HANNO FATTO LA COMUNIONE CON IL SANGUE DI CRISTO: quel sangue rende bianca la veste. Un vero PARADOSSO CROMATICO: IL SANGUE DI CRISTO, cioè il suo amore che ha dato la vita, TRASFORMA LA VESTE, cioè rende la nostra persona candida, ci fa partecipare della vita stessa di Dio. Questa è la situazione nuova di coloro che sono stati redenti. LA NOSTRA SITUAZIONE….

2. E l'Agnello è il pastore, l'agnello che sta in mezzo al trono. Cosa vuol dire? sul trono è seduto Dio padre, come fa l'agnello a stare in mezzo al trono? È UN’ALLUSIONE ALLA STRETTA UNIONE FRA IL PADRE E IL FIGLIO. Ma se il trono è il simbolo del potere, del governo, dire che l'agnello sta in mezzo al trono significa riconoscerlo come il cuore del governo di Dio. IL CRITERIO FONDAMENTALE CON CUI DIO GOVERNA IL MONDO È L'AGNELLO, lo stile dell'Agnello sacrificato sgozzato ma in piedi è colui che guida il gregge.

3. Il pastore è l'Agnello, il piccolo, il debole, la vittima, ma è Lui il pastore. Le pecore, i discepoli fedeli SEGUONO LO STILE DELL'AGNELLO CHE LI GUIDA alle fonti delle acque della vita.  SE ASCOLTIAMO la voce del pastore, che è l'agnello, E LO SEGUIAMO, DIO ASCIUGA OGNI LACRIMA DAI NOSTRI OCCHI…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

1. NOI CHE AMIAMO GESÙ, COME FACCIAMO A NON ASCOLTARLO? Con lui abbiamo la vita, la speranza, la ripresa. Chi crede, sa ASCOLTARE e RICONOSCE nella voce del Maestro la sua benevolenza, propria per ogni PERSONA CHIAMATA A SEGUIRLO dovunque egli vada. ASCOLTARE...

2. Chi ci strapperà dalla sua mano? CHI CI SEPARERÀ DALL'AMORE DI CRISTO? Forse la tribolazione, il pericolo, la spada? CHI RIMANE ACCANTO A LUI NON SI PERDERÀ anche fra 1000 voci e proposte, NON POTRÀ ESSERE STRAPPATO dall'amore di Dio. RIMANIAMO ACCANTO A LUI...

3. Il pastore non solo ci segue, ma ci mette in una compagnia che cammina DIETRO di Lui e CON Lui. Come Gesù è una sola cosa con il Padre, così Egli ci fa essere UNA SOLA COSA CON LUI, INSIEME CON TUTTI COLORO CHE EGLI CHIAMA A SEGUIRLO E AD AMARLO... CAMMINIAMO INSIEME, AIUTIAMOCI E SOSTENIAMOCI: IL CRISTIANO NON È UN SOLITARIO...

BUONA DOMENICA...

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CHIAMATA

La Chiesa non ha bisogno solo di preti numerosi, ma di testimoni autentici, credibili, innamorati di Cristo. In un mondo confuso da mille voci, servono vite che parlino più forte delle parole. Le vocazioni nascono dove c’è passione vera e fede viva. Preghiamo… ma viviamo anche da chiamati! Forse le vocazioni scarseggiano perché noi non siamo più disposti a rispondere davvero. E tu, se Dio ti chiama… ci sei?

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LECTIO DIVINA -  IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

OMELIA -  IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)


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Gv 15,9-17 RITO AMBROSIANO - IV DOMENICA DI PASQUA

RITO AMBROSIANO
IV DOMENICA DI PASQUA
Domenica 11 Maggio 2025
+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 15, 9-17
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
1. DIO È AMORE. LA PRESENZA DI DIO IN NOI CI PERMETTE DI AMARE. Domandiamoci: GESÙ RISORTO VIVE (dimora) NEL MIO CUORE? COLTIVO LA SUA PRESENZA? LO ASCOLTO? MI NUTRO DI LUI? ...

2. Siamo invitati a RIMANERE (dimorare) nell'amore di Dio. L’AMORE PER LUI E L’UBBIDIENZA ALLA SUA PAROLA SONO INDISSOLUBILMENTE LEGATI. Chi dimora nel suo amore è uno che OSSERVA i suoi comandamenti, è uno che UBBIDISCE alla sua Parola. Questo lo possiamo fare in ogni minimo gesto quotidiano, FACCIAMOLO...

3. Questo è il mio comandamento: CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI COME IO HO AMATO VOI. Questo 'COME' è fondamentale. Qui c'è un AMORE CHE NON ESCLUDE NESSUNO, un AMORE PIÙ GRANDE, un AMORE PRONTO A SACRIFICARSI per l’altro... OGNI GIORNO RIPARTIAMO DAL "COME" CORAGGIO...

BUONA DOMENICA...

sabato 10 maggio 2025

10.05.2025 - At 9,31-42 - Gv 6,60-69 - Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

Dagli Atti degli Apostoli - At 9,31-42

In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.
A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro.
Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva.
La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.
1. Il paralitico Enèa simboleggia L'UMANITÀ BLOCCATA INCAPACE DI CAMMINARE che incontrando l'apostolo di Gesù Cristo si alza e cammina…

2. Pietro prima di compiere il miracolo di Risurrezione SI INGINOCCHIA PER PREGARE. L'azione di Pietro è in realtà l'azione di Gesù Cristo che avviene per mezzo di Pietro…

3. L'imperativo ALZATI è la comunicazione della forza della Risurrezione. Pietro in questo suo MINISTERO DI ESTENSIONE DELLA FORZA DEL CRISTO RISORTO si ferma a Giaffa per alcuni giorni…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

 

È un momento decisivo per quanti seguono Gesù. Egli ha fatto una promessa inaudita: la sua carne è cibo e il suo sangue bevanda. Potrà sperimentarlo solo chi si fida di Lui. Si tratta di fare una scelta decisiva: rimanere sulle nostre posizioni oppure accogliere Gesù. 
«Volete andarvene anche voi?». «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Abbiamo bisogno di Gesù, di stare con Lui, di nutrirci alla sua mensa, alle sue parole di vita eterna! Credere in Gesù significa fare di Lui il centro, il senso della nostra vita. Cristo non è un elemento accessorio: è il “pane vivo”, il nutrimento indispensabile.

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Le parole di Gesù non sono dolci, sono dure. Dure da comprendere, dure da ricevere. Destano scandalo. Ma sono “parole di vita eterna”. Forse per questo sono dure? Come siamo riusciti a edulcorarle?

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giovedì 8 maggio 2025

MORIRE PER RINASCERE

MORIRE PER RINASCERE

Se vogliamo davvero cambiare il nostro stile di vita e seguire Gesù più da vicino, dobbiamo mettere a morte le nostre abitudini per poter iniziare una nuova vita in Cristo.

Spesso desideriamo apportare un "cambiamento" nella nostra vita, riconsacrandoci a Gesù Cristo e vivendo lo stile di vita del Vangelo. Sebbene si tratti di un obiettivo buono e nobile, dobbiamo comprenderne le implicazioni. Per "rinascere" nella vita cristiana è necessaria la "morte" (o molte "morti") alle nostre vecchie abitudini peccaminose. Questo può essere difficile, perché ci piace avere entrambe le cose e cercare di vivere una vita cristiana, ma ci aggrappiamo ai nostri peccati preferiti.

 La morte, lo sappiamo, porta a una nuova vita. San Basilio commenta questa realtà spirituale nel suo Libro sullo Spirito Santo, incluso nell'Ufficio delle Letture della Settimana Santa:

Imitiamo la morte di Cristo venendo sepolti con lui nel battesimo. Se ci chiediamo cosa significhi questo tipo di sepoltura e quale beneficio possiamo aspettarci di trarne, significa, prima di tutto, una rottura completa con il nostro precedente modo di vivere, e il nostro Signore stesso ha detto che ciò non può essere realizzato se l'uomo non rinasce. In altre parole, dobbiamo iniziare una nuova vita e non possiamo farlo finché la nostra vita precedente non sarà giunta al termine.

Questo non vale solo per coloro che stanno per essere battezzati, ma per ogni cristiano che voglia ricominciare e dedicare pienamente la propria vita a Cristo.

 Se vogliamo davvero cambiare, abbiamo bisogno proprio di questo: del cambiamento. Dobbiamo abbandonare le nostre abitudini peccaminose e non ricadere in esse. Ci saranno sicuramente momenti in cui cadremo, ma nel complesso dobbiamo essere liberi da ogni schiavitù del peccato.

 San Basilio continua il suo commento usando l'esempio di qualcuno che corre una gara: Quando i corridori raggiungono il punto di svolta di una gara, devono fare una breve pausa prima di poter tornare nella direzione opposta. Allo stesso modo, quando vogliamo invertire il corso della nostra vita, deve esserci una pausa, o una morte, che segna la fine di una vita e l'inizio di un'altra.

A volte questo tipo di morte nella nostra vita è drastico e significa abbandonare un intero stile di vita per perseguire una vita in Cristo. Altre volte significherà “piccole morti” per vari peccati minori che ci tengono legati.

Qualunque cosa facciamo, dobbiamo “morire” a ciò che ci impedisce di vivere nella grazia di Dio.

 Per concludere: tieni in considerazione che non basta desiderare il cambiamento: bisogna morire per rinascere. Finché coccoli le tue vecchie abitudini, non stai seguendo Cristo: stai solo illudendo te stesso. Vuoi la vita nuova, ma non vuoi lasciare quella vecchia. Così resti a metà: né vivo, né morto.

Il Vangelo non è un'aggiunta alla tua vita — è la tua nuova vita.
E se non sei disposto a perdere tutto per Cristo, non l’hai ancora trovato davvero.
La croce non è simbolica: è reale, quotidiana, concreta. Solo chi accetta di morire ogni giorno può davvero iniziare a vivere. Buon cammino….


martedì 6 maggio 2025

CREDI NEL MIRACOLO, O RESTA NELLA PAURA: LA SCELTA È TUA.

CREDI NEL MIRACOLO, O RESTA NELLA PAURA: LA SCELTA È TUA.

Dopo aver pregato per la guarigione dalla depressione, nel gennaio 2025 Fra Joao Paulo Freire Dias, francescano brasiliano di Arcaju, nello stato di Sergipe (nord-est del Brasile), ha intrapreso un pellegrinaggio di 700 km in 23 giorni, visitando tre santuari brasiliani. Un modo per Joao di mostrare la sua profonda gratitudine a Dio.

700 chilometri con 10 chili sulle spalle, questa è la sfida che il frate brasiliano Joao Paulo Freire Dias ha promesso a Dio. Originario della città di Arcaju, nel nord-est del Brasile, Joao è guarito da una grave depressione, di cui soffriva dal 2020 e per la quale era in cura. Per ringraziare Cristo e perché glielo aveva promesso nella sua preghiera, intraprese un sacro pellegrinaggio. Nel gennaio 2025 ha iniziato un pellegrinaggio di 700 chilometri attorno a tre importanti santuari del Paese per ringraziare per la sua guarigione. "Il medico e il terapeuta mi hanno consigliato terapia e farmaci. Sono stato curato correttamente per quattro anni. Pregando una novena al Beato Padre Donizete (sacerdote brasiliano di Tambaú del XX secolo, dedicato durante la sua vita ai più poveri e ai lavoratori, 1882-1961), ho chiesto la grazia di completare la mia cura e di essere guarito", ha raccontato a Vatican News. La data della sua guarigione, il 1° ottobre 2024, festa di santa Teresa di Lisieux, non è insignificante per il fratello che non può fare a meno di vedervi un cenno a Dio.

 È ora di partire

Fratel Joao è partito dalla città di Tambaú, nello stato di San Paolo. Il pellegrino poi attraversò tre santuari del Paese. Cominciò dalla casa del Beato Padre Donizetti. Joao ha poi attraversato la Serra de Mantiqueira (una catena montuosa situata nel sud-est del Brasile, ndr) per raggiungere il famoso santuario di Nostra Signora di Aparecida , caro ai brasiliani. Infine, Joao ha proseguito il suo viaggio verso il santuario di Nostra Signora della Concezione a Baependi, nello stato di Minas Gerais (nel sud-est del Paese), dove è venerata la beata Nhá Chica (chiamata “madre dei poveri”, questa donna, proveniente da una famiglia di schiavi, ha dedicato loro tutta la sua vita, ndr).

 Sotto lo sguardo della Provvidenza

"Un altro miracolo è stata la camminata stessa. Durante il pellegrinaggio, ho dovuto camminare almeno 30 chilometri al giorno. Non pensavo di riuscirci, ma Dio mi ha sostenuto ogni giorno", ha confidato il fratello. Lungo il sentiero che attraversa il massiccio della Serra de Mantiqueira, Joao percepisce anche la presenza di Dio tra le persone che incontra. "Sono rimasto molto colpito dall'incontro con un uomo di 80 anni che compiva il pellegrinaggio per la prima volta; sono rimasto colpito anche da una giovane donna che aveva terminato la chemioterapia il venerdì e che il lunedì ha iniziato il suo pellegrinaggio ad Aparecida, una testimonianza incredibile di forza e fiducia", continua.

Durante il suo cammino, Joao continua a vedere la bontà di Dio e le grazie che egli elargisce. "Dio mi ha anche guarito dalla paura. Non ero sicuro di questa strada, non sapevo se avrebbe funzionato. Ma Dio si prende cura di tutto, e la mia fiducia in lui è stata rinnovata", gioisce il fratello. In quest'anno giubilare, Joao ebbe l'opportunità di ricevere indulgenze nei luoghi santi che visitò. "Ora si apre per me una grande strada", conclude. Un bell'esempio di abbandono alla Provvidenza.

La testimonianza di Fra Joao Paulo Freire Dias ci invita a riflettere sulla potenza della preghiera e sulla forza della fede. Il suo pellegrinaggio di 700 chilometri, intrapreso per ringraziare Dio della sua guarigione dalla depressione, è un esempio tangibile di come la fiducia in Cristo possa trasformare la sofferenza in speranza e gratitudine. Ogni passo del suo cammino è stato sostenuto dalla provvidenza divina, e la sua esperienza ci ricorda che, anche nei momenti di difficoltà, Dio non ci abbandona mai.

La sua testimonianza è anche un richiamo a vivere con una fede attiva, che si traduce in gesti concreti di ringraziamento e di abbandono alla volontà di Dio. Come il frate ha sperimentato, la fede non è solo una riflessione interiore, ma una forza che ci spinge a intraprendere azioni coraggiose, a camminare anche quando il percorso sembra arduo e incerto.

Il cammino di Fra Joao ci invita a vedere la nostra vita come un pellegrinaggio continuo, in cui siamo chiamati a fidarci di Dio, a cercare la Sua presenza anche nelle difficoltà e a testimoniare, con le nostre azioni, l'amore che ci ha donato. Che il suo esempio di fede viva e di abbandono alla provvidenza possa ispirare ognuno di noi a vivere con maggiore fiducia e gratitudine nei confronti di Dio.

 

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