sabato 7 febbraio 2026

07.02 SAN RICCARDO

SAN RICCARDO

San Riccardo, commemorato il 7 febbraio dal Martyrologium Romanum, è una figura storica difficile da definire con precisione. Le fonti antiche sono scarse e incerte, e molte informazioni su di lui derivano da tradizioni tardive e leggendarie. In passato veniva indicato come “re d’Inghilterra”, ma le edizioni più recenti del martirologio lo presentano più sobriamente come pellegrino a Roma e padre di tre santi: Villibaldo, vescovo di Eichstätt, Vunibaldo, abate di Heidenheim, e Valburga, vergine.

Il nome stesso “Riccardo” non è storicamente attestato e sembra frutto di una costruzione agiografica nata a Eichstätt nel X secolo e diffusasi poi a Lucca due secoli più tardi. La famiglia proveniva probabilmente dal Wessex, in Inghilterra, ed era di nobile origine. Secondo il racconto della monaca Hugebure di Heidenheim, attorno all’anno 720 Riccardo partì in pellegrinaggio verso Roma insieme ai due figli maschi, allora giovanissimi. Attraversata la Manica e risalita la Senna, i pellegrini visitarono numerosi santuari in Francia prima di giungere in Italia.

Il pellegrinaggio si interruppe tragicamente a Lucca, dove Riccardo morì nel 722 senza riuscire a raggiungere Roma. Fu sepolto nella basilica di San Frediano, dove ancora oggi riposano le sue reliquie, divenute presto oggetto di venerazione popolare e di racconti miracolosi. I figli proseguirono invece il loro cammino: Villibaldo si unì a san Bonifacio nell’evangelizzazione della Germania, divenne vescovo di Eichstätt e fondò, insieme al fratello Vunibaldo e alla sorella Valburga, il monastero di Heidenheim.

Dopo la morte di Villibaldo si tentò di trasferire anche le reliquie del padre a Eichstätt, ma l’opposizione dei fedeli lucchesi impedì la traslazione: dalla tomba di Riccardo giunse in Germania solo un po’ di polvere. Le poche notizie su di lui provengono soprattutto dall’Hodoeporicon, scritto monastico centrato sulla vita di Villibaldo. Proprio la santità dei figli e il culto sorto attorno alla tomba di Lucca portarono, nei secoli successivi, all’invenzione di una vita regale di “San Riccardo re d’Inghilterra”, titolo poi eliminato ufficialmente nel 1956.

Per noi oggi

1.     San Riccardo ci ricorda che non serve essere protagonisti per essere santi: a volte la vera fecondità si misura da ciò che lasciamo negli altri, non da ciò che scriviamo di noi stessi nella storia.

2.     La Chiesa ha santificato per secoli una figura più leggendaria che documentata, segno che la santità non coincide sempre con la precisione storica, ma con la forza del segno che una vita lascia.

3.     In un mondo ossessionato dal successo personale, Riccardo ci provoca con una santità nascosta: non re, non eroe, ma pellegrino, padre e uomo in cammino verso Dio.

Nobile inglese, vissuto nell’VIII secolo, è padre di tre santi: Villibaldo, Vunibaldo e Valburga, evangelizzatori in Germania. Uomo di preghiera, aveva grande venerazione per la Sacra Famiglia. Pellegrino a Roma, muore sulla via del ritorno a Lucca, dove è sepolto nella Basilica di S. Frediano.  


NELLO STESSO GIORNO:

BEATO ALFREDO CREMONESI Sacerdote del PIME, martire
Ripalta Guerina, Cremona, 16 maggio 1902 – Donoku, Myanmar, 7 febbraio 1953

Alfredo Cremonesi nacque a Ripalta Guerina, in provincia di Cremona e diocesi di Crema, il 16 maggio 1902. Entrò nel Seminario diocesano, ma negli anni del liceo si ammalò gravemente di linfatismo, una malattia del sangue. Una volta guarito, certo che a intercedere per lui fosse stata santa Teresa di Gesù Bambino, passò al Seminario per le missioni estere di Milano nel 1922. Fu ordinato sacerdote il 12 ottobre 1924; un anno dopo partì per la Birmania, l’odierno Myanmar. Ancora dopo un anno gli fu assegnato il distretto missionario che comprendeva anche il villaggio montano di Donoku. Seguì le vicende politiche birmane restando accanto alla popolazione, sia durante l’occupazione giapponese, sia quando il Paese si rese indipendente. In quell’ultima fase, però, cominciò a essere visto con sospetto. Il 7 febbraio 1953 le truppe governative arrivarono a Donoku: il missionario, in un estremo tentativo di difesa della sua gente, venne colpito mortalmente, con raffiche di mitra. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero della missione di Donoku. 

 

📲 I MIEI SOCIAL:

Nessun commento:

Posta un commento