domenica 8 febbraio 2026

08.02 SANTA GIUSEPPINA BAKHITA

SANTA GIUSEPPINA BAKHITA

Santa Giuseppina Bakhita nacque intorno al 1869 in un villaggio del Darfur, in Sudan, e visse un’infanzia serena fino a quando, a circa nove anni, fu rapita da mercanti di schiavi. Seguì un lungo periodo di sofferenze indicibili: passò di padrone in padrone, subendo umiliazioni, violenze e torture, fino a essere acquistata da un generale turco, il più crudele di tutti. Tra le esperienze più traumatiche vi fu il rito del tatuaggio degli schiavi, durante il quale il suo corpo venne inciso con numerosi tagli cosparsi di sale.

La svolta avvenne quando fu comprata dall’agente consolare italiano Callisto Legnani, che la trattò con umanità. Con lo scoppio della guerra mahdista, Legnani rientrò in Italia e Bakhita lo implorò di portarla con sé. In Italia fu affidata a Maria Turina Michieli come bambinaia, ma nel 1888, durante l’assenza della signora, venne accolta dalle Suore Canossiane a Venezia. Qui iniziò il catecumenato e conobbe finalmente quel Dio che aveva sempre intuito nel cuore senza conoscerlo per nome.

Quando la signora Michieli tornò per riportarla in Africa, Bakhita rifiutò con decisione: sentiva che Dio la chiamava a restare. Il 9 gennaio 1890 ricevette il Battesimo, la Cresima e la Prima Comunione, assumendo il nome di Giuseppina Maria Margherita. Tre anni dopo entrò nel noviziato canossiano e nel 1896 pronunciò i voti religiosi, incoraggiata da san Pio X.

Dal 1902 visse principalmente nel convento di Schio, dove trascorse oltre quarant’anni in umili servizi: cuciniera, portinaia, sagrestana, ricamatrice e infermiera durante la Prima guerra mondiale. Con il suo sorriso e la sua mitezza testimoniava una fede semplice e profonda, chiamando Dio con affettuosa confidenza “el me Parón”. Non serbò mai rancore verso chi l’aveva fatta soffrire, riconoscendo che proprio attraverso quelle ferite era giunta alla conoscenza di Cristo. Morì l’8 febbraio 1947, pronunciando parole di gioia alla vista della Madonna, segno di una speranza vissuta fino all’ultimo.

 

Per noi oggi

1.     Bakhita ci mette davanti a una domanda scomoda: se chi ha conosciuto la schiavitù può perdonare, cosa giustifica i nostri rancori quotidiani?

2.     In un mondo che identifica la libertà con l’autonomia, lei ci provoca affermando che la vera libertà è appartenere a Dio.

3.     Noi cerchiamo dignità nel successo, Bakhita l’ha trovata nell’umiltà e nel servizio, ricordandoci che la speranza cristiana nasce spesso proprio dalle ferite.

Santa Giuseppina Bakhita, vergine, che, nata nella regione del Darfur in Sudan, fu rapita bambina e, venduta più volte nei mercati africani di schiavi, patì una crudele schiavitù; resa, infine, libera, a Venezia divenne cristiana e religiosa presso le Figlie della Carità e passò il resto della sua vita in Cristo nella città di Schio nel territorio di Vicenza prodigandosi per tutti.

NELLO STESSO GIORNO:
SAN GIROLAMO EMILIANI, Fondatore

Venezia, 1486 – Somasca di Vercurago, Lecco, 8 febbraio 1537
San Girolamo Emiliani, che, dopo una giovinezza violenta e lussuriosa, gettato in carcere dai nemici, si convertì a Dio; si dedicò, quindi, appieno, insieme ai compagni radunati con lui, a tutti i miserabili, specialmente agli orfani e agli infermi; fu questo l’inizio della Congregazione dei Chierici Regolari, detti Somaschi; colpito in seguito dalla peste mentre curava i malati, morì a Somasca vicino a Bergamo.

SANT' INVENZIO (Evenzio) Vescovo di Pavia
Pavia, † febbraio 397
A Pavia, sant’Invenzio, vescovo, che si adoperò strenuamente per il Vangelo.

 

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