domenica 8 febbraio 2026

8 FEBBRAIO GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA E DI RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI PERSONE

 

8 FEBBRAIO GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA E DI RIFLESSIONE CONTRO LA TRATTA DI PERSONE

Porre fine alla tratta di esseri umani richiede una preparazione multidisciplinare e una cooperazione internazionale capace di andare oltre la sola repressione penale. È questo il cuore dell’impegno di Talitha Kum, rete internazionale coordinata da suor Abby Avelino, presente in oltre 100 Paesi con più di 6.000 membri tra religiose, religiosi, laici e sopravvissuti. La forza della rete sta nella presenza capillare sul territorio: persone che vivono accanto alle comunità, riconoscono i pericoli e accompagnano a lungo le vittime nel cammino di guarigione.

Il fenomeno della tratta si è aggravato a causa di guerre, migrazioni forzate, disuguaglianze economiche e crisi climatiche, che rendono milioni di persone vulnerabili. I trafficanti sfruttano il caos con false promesse di lavoro e sicurezza, e sempre più spesso reclutano online, dove fiducia e identità possono essere facilmente manipolate. Oggi si stima che circa 50 milioni di persone vivano in condizioni di schiavitù moderna. Donne e ragazze rappresentano la maggioranza delle vittime, mentre i bambini costituiscono circa un terzo dei casi. Dietro questi numeri ci sono storie concrete di dignità violata.

Tra queste, quella di Pauline, sfruttata sessualmente a 16 anni. Grazie all’accompagnamento paziente delle suore di Talitha Kum, ha ritrovato forza e voce, fino a fondare l’organizzazione Rebirth of the Queen, che aiuta altre sopravvissute a ricostruirsi. Oppure Rahil, giovane del Darfur separata dalla madre durante la fuga dalla guerra: attraverso la rete di protezione è stata accolta, curata e infine ricongiunta con la famiglia. Storie che incarnano il significato evangelico di Talitha Kum — “Fanciulla, alzati” — dove la guarigione nasce da una comunità che crede nella persona ferita.

La prevenzione è centrale: informare sulle migrazioni sicure, promuovere l’autonomia economica, specialmente di donne e giovani, e coinvolgere i giovani ambasciatori, capaci di intercettare i rischi digitali e parlare il linguaggio delle nuove generazioni. Essi non sono semplici destinatari, ma protagonisti di campagne, strumenti digitali e collaborazioni internazionali.

Le sfide restano enormi: lo sfruttamento online è difficile da controllare, e le vittime necessitano di sostegno a lungo termine per non ricadere nella rete. Alla radice della tratta ci sono sistemi ingiusti: povertà, violenza di genere, domanda di lavoro a basso costo e mercificazione dei corpi. Per suor Abby, la risposta non è solo sociale o politica: è spirituale. Pregare significa lasciarsi coinvolgere, difendere la dignità umana e scegliere di non restare indifferenti.

 

Per noi oggi

1.     L’indifferenza è complicità spirituale. Non sfruttiamo direttamente nessuno? Forse. Ma se beneficiamo di sistemi che producono schiavitù e non ci facciamo domande, stiamo chiudendo gli occhi davanti a persone concrete. La neutralità, qui, non esiste.

2.     La carità senza giustizia è solo consolazione. Aiutare le vittime è essenziale, ma non basta. Se non mettiamo in discussione i meccanismi economici e culturali che alimentano lo sfruttamento (consumo, pornografia, lavoro a basso costo), curiamo le ferite lasciando aperta la fonte.

3.     La fede che non protegge i corpi è disincarnata. Dire che ogni persona è sacra significa difendere concretamente chi viene venduto, abusato, scartato. Se la preghiera non ci rende più attenti, più scomodi e più attivi, forse è solo un’abitudine religiosa, non un impegno evangelico.

 

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