martedì 8 settembre 2026

“TU SEI IMPORTANTE”

“TU SEI IMPORTANTE”

Domenico Zuccarella, 59 anni, malato di sclerosi multipla, è morto il 25 agosto attraverso il suicidio assistito. La sua storia racconta però molto più di una scelta individuale: racconta una società davanti alla sofferenza.
Deborah Giovanati lo aveva conosciuto negli ultimi mesi, incontrandolo ogni settimana e condividendo con lui momenti di amicizia. Domenico scherzava e parlava della vita, ma soprattutto diceva di sentirsi inutile. Non sembrava semplicemente voler morire: desiderava poter vivere meglio la propria condizione.
La malattia era progressiva, ma Domenico aveva ancora desideri, relazioni e domande. Viveva però una situazione di solitudine, abbandono e mancanza di sostegno: trascorreva molto tempo a letto e mancavano strumenti per una maggiore autonomia.
Poi arrivò la richiesta di suicidio assistito. Quando la data si avvicinò, però, ebbe paura, pianse e apparve triste e rassegnato. La domanda è drammatica: era davvero una scelta completamente libera, oppure maturata dentro una situazione di abbandono?
L’autodeterminazione assoluta è un’illusione: nella vita dipendiamo sempre dalle relazioni e dall’amore ricevuto. Domenico aveva trovato negli amici qualcuno che lo ascoltava e gli faceva riscoprire il gusto della compagnia.
Aveva persino parlato di Gesù e posto domande sulla fede, mostrando che dentro di lui c’erano ancora ricerca e desiderio di relazione. La sua morte lascia una domanda terribile: abbiamo accompagnato davvero Domenico a vivere, oppure ci siamo limitati ad accompagnarlo a morire?
Forse la vera libertà non consiste soltanto nel poter scegliere la morte, ma nel sapere di essere ancora importanti per qualcuno. La sfida di oggi è costruire una società capace di dire a chi soffre: “Tu sei importante, noi abbiamo bisogno di te”.
  Per noi oggi:   1. Se una persona chiede di morire perché si sente inutile, siamo sicuri che la risposta più libera sia aiutarla a morire? O dovremmo prima domandarci perché si sente inutile e che cosa abbiamo smesso di offrirle?   2. Una società è davvero progredita quando rende più facile morire, ma lascia una persona per mesi senza gli strumenti necessari per vivere dignitosamente? Forse la vera civiltà non si misura dalla possibilità di morire, ma dalla capacità di non lasciare solo chi soffre.  
3. E se dietro certe richieste di morte non ci fosse soltanto il desiderio di morire, ma il grido: “Qualcuno si accorga che esisto”? La domanda per noi oggi è semplice e scomoda: chi, nella nostra comunità, rischia di sentirsi inutile e noi non ce ne siamo ancora accorti?

 

📲 I MIEI SOCIAL:

Nessun commento:

Posta un commento