martedì 10 giugno 2025

10.06.2025 - 2Cor 1,18-22 - Mt 5,13-16 - Voi siete la luce del mondo

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 1,18-22

Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì».
Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria.
È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
1. "NON POSSO ESSERE DOPPIO O FALSO CON VOI" - sembra affermare Paolo - "PERCHÉ IL FIGLIO DI DIO, GESÙ CRISTO, NON È STATO DOPPIO CON NOI, NON HA DETTO SÌ E POI NO". In Lui, Dio non ci ha prima promesso di renderci felici e poi si è sottratto a questa parola.

2. IN GESÙ C'È STATO SOLTANTO IL "SÌ", L'AMEN. E per questo, conclude l'Apostolo, ANCHE NOI PROCLAMIAMO CON GIOIA I NOSTRI "AMEN": essi sono il RIFLESSO GIOIOSO dell'Amen di Cristo, con il quale ha fatto risplendere di gloria il Padre suo.

3. La capacità di dire “SI” viene agli apostoli DALLA FORZA DI DIO che, soccorrendo sempre, rende conferma del suo amore. IN GESÙ, COL SIGILLO DELLA POTENZA DEL PADRE, l'unzione e la caparra dell'eredità da parte dello Spirito Santo, POSSIAMO DIRE IL NOSTRO "SÌ" SENZA RETICENZE A TUTTO IL FLUIRE DELL'AMORE DI DIO NEI NOSTRI RIGUARDI...

--------------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,13-16

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

 

Il discepolo è costituito da Gesù sale della terra, cioè sapienza, verità per i suoi fratelli che sono nel mondo. Il discepolo è posto da Gesù tra gli uomini per dare loro il sapore, il gusto di Dio.
Il discepolo di Gesù è luce del mondo. Questa la sua nuova essenza. Da tenebra è stato fatto luce nel Signore. La luce del cristiano è la sua nuova vita che vive tra gli uomini. Vita veramente diversa fatta di verità e di carità, di compassione e di misericordia, di perdono e di pietà verso tutti.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

DONAL WALSH

DONAL WALSH

Aveva 16 anni, stava morendo di cancro per la terza volta. Eppure non chiedeva pietà, né miracoli. Chiedeva che gli adolescenti della sua terra smettessero di uccidersi. È bastata una lettera, una voce, e un volto segnato dal dolore ma attraversato dalla luce, per scuotere l’Irlanda e perfino un futuro Papa. Questa è la storia vera – e tremenda – di Donal Walsh, il ragazzo che dal letto di un ospedale ha combattuto la sua battaglia finale non per sé, ma per gli altri.
 
Donal non ha avuto una vita normale. Diagnosi di osteosarcoma a 12 anni. Chemioterapia, chirurgia, remissione, poi recidiva. A 16 anni la sentenza: terminale. Mentre il suo corpo lo tradiva per l’ultima volta, Donal veniva sconvolto da un altro dramma: i suicidi tra i ragazzi della Contea di Kerry. Ragazzi sani, pieni di vita, che decidevano di farla finita. Lui, che stava lottando con tutte le sue forze per vivere, non riusciva a comprenderlo.
 
Scrisse una lettera, pensando che l’avrebbero letta dopo la sua morte. Ma quella lettera – brutale, commovente, lucida – divenne virale. “Io sto lottando per la mia vita per la terza volta in quattro anni e non ho più speranze...” scriveva. E ancora: “Non riesco a capire perché, con tutta questa vita a disposizione, qualcuno possa volerla buttare via”.
 
Il giornale Kerry’s Eye la pubblicò. L’Irlanda si fermò.
 
Il giorno in cui Donal salì sul palco del Saturday Night Show, in diretta nazionale, fu un terremoto. Parlò per 19 minuti. Di dolore, di fede, di speranza. Disse, guardando in camera, che Dio non lo aveva abbandonato, ma stava usando la sua vita come strumento. Parole da profeta. Dopo quella sera, il tasso di suicidi giovanili nella sua contea scese. Sì, davvero.
 
E mentre tutto il Paese lo ascoltava, un uomo lontano, a Roma, lo stava leggendo. Si chiamava Robert Prevost. Era allora il Priore Generale degli Agostiniani, oggi è Papa Leone XIV. Donal aveva uno zio sacerdote, padre Michael Walsh, che consegnò la famosa lettera a Prevost. Il futuro Papa ne fu sconvolto. Scrisse personalmente a Donal, offrendogli un’onorificenza speciale: essere nominato Agostiniano onorario.
 
Donal accettò. Due giorni prima di morire, giurò come membro dell’Ordine di Sant’Agostino.
 
Mentre molti si aggrappano alla vita con le unghie e con i denti, lui la offrì. In cambio di un messaggio: amate di più. Siate grati. Vivete.
 
Ha raccolto 50.000 euro per i bambini malati, ha denunciato le carenze dell’ospedale di Dublino, ha sognato viaggi mai fatti e il matrimonio di una sorella che non avrebbe accompagnato. Eppure, non ha mai chiesto nulla per sé.
 
Ogni anno, nel Santuario di Knock, migliaia di giovani si riuniscono per il Donal Walsh Day: un raduno che urla al cielo che la vita vale. Quest’anno, ironia del destino, quel giorno coincideva con l’elezione del Papa. Non uno qualunque. Proprio quello che aveva creduto in Donal. “Don Prevost? In lizza per il papato?”, disse il padre di Donal. “Improbabile, è americano.” Ma lo Spirito Santo aveva altri piani.
 
Se oggi Papa Leone XIV siede sul soglio di Pietro, una parte di quel cammino passa per la stanza d’ospedale di un ragazzo irlandese che, morendo, ha insegnato a tutti a vivere.
 
 
Donal Walsh (23 maggio 1997 – 12 maggio 2013) è stato un adolescente irlandese noto per il suo straordinario coraggio e per il potente messaggio sulla vita, trasmesso durante la sua battaglia contro un cancro terminale.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

domenica 8 giugno 2025

At 2,1-11 - Rm 8,8-17 - Gv 14,15-16.23-26 - DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO C)

DOMENICA DI PENTECOSTE - MESSA DEL GIORNO (ANNO C)

Domenica 8 Giugno 2025
Dagli Atti degli Apostoli - At 2,1-11
 
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

1. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo ed è la Persona divina che diffonde nel mondo LA POSSIBILITÀ DI IMITARE CRISTO, DANDO CRISTO AL MONDO E FACENDOLO VIVERE IN NOI.

2. I discepoli erano tutti insieme nello stesso luogo, giunto il giorno di Pentecoste, avvennero dei fenomeni teofanici (vento, fuoco, come al Sinai) cioè manifestatori di Dio. TUTTI FURONO COLMATI DI SPIRITO SANTO. Adesso LO SPIRITO COMPIE LA LEGGE che era stata data, li rende CAPACI DI VIVERLA NELLA REALTÀ.

3. GLI APOSTOLI DIVENTANO CORAGGIOSI, CAPACI DI TESTIMONIARE quello che è successo a Gesù. Sono capiti in tutte le lingue, è l'inizio di una apertura universale. Gli ascoltatori sentono e capiscono quello che Pietro intende dire ED È LO SPIRITO, L'AMORE DI DIO CHE RENDE POSSIBILE LA COMUNICAZIONE, è iniziata l'evangelizzazione…

----------------------------------------------------

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani - Rm 8,8-17

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

1. San Paolo contrappone la carne allo spirito. La carne è l'inclinazione cattiva del nostro carattere, è quell’atteggiamento di chiusura in noi stessi.  IO NON POSSO PIACERE A DIO SE MI LASCIO DOMINARE DALLA CARNE, non posso piacere a Dio se mi lascio dominare dal mio istinto, dalle mie voglie, dai miei gusti, sono prigioniero della carne.

2. Cristo ci ha liberati da questo dominio della carne. Non siamo più sotto il potere della carne ma SIAMO SOTTO L'AZIONE DELLO SPIRITO. Lo spirito di Gesù che entrato in me e fa parte della mia vita, VINCE quel lato oscuro del mio carattere e MI DÀ LA FORZA DI VIVERE in modo nuovo, DI VIVERE COME CRISTO.

3. Grazie allo Spirito di Dio SIAMO DIVENTATI FIGLI e possiamo rivolgersi a Dio chiamandolo “ABBA”. Possiamo dare del tu a Dio. Dal di dentro lo spirito PREGA IN NOI e ci insegna a pregare, ci rende EREDI, COEREDI DI CRISTO, partecipiamo alle sue sofferenze e parteciperemo alla sua gloria. Così si realizza la nuova ed eterna Alleanza quella in cui noi SIAMO UNITI STRETTAMENTE A DIO COME FIGLI AL PADRE.

 ----------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,15-16.23b-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». 

1. PARACLITO: consolatore, avvocato... Lo Spirito Santo è CON noi, PER noi, ci sostiene, ci difende, in modo progressivo e continuo. È IL DONO DALL’ALTO. VIENI SPIRITO SANTO!
2. Gesù ci DONA dal Padre lo Spirito Santo, che 1) INVADE L’ANIMA, 2) SPIANA LE VIE DELLA MEMORIA e 3) AMPLIA LA CONOSCENZA DEL MISTERO DI DIO E DEL MISTERO DELL’UOMO. - ASCOLTIAMO la voce dello Spirito in noi NEL SILENZIO... NON ASCOLTIAMO LE ALTRE VOCI...
3. Gesù promette lo Spirito Santo ai suoi nell’ultima cena, mentre sta per uscire da questo mondo. Lo Spirito Santo È IL DIO DI OGNI GIORNO, che raggiunge e rinnova il cuore di ogni uomo. OCCORRE DOMANDARLO, INVOCARLO, ATTENDERLO. E INFINE RICONOSCERLO E ACCOGLIERLO. Fai la tua parte…
BUONA DOMENICA DI PENTECOSTE...

-------------------------------------------------------

SENZA LO SPIRITO SANTO

Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, - Cristo rimane nel passato, - il Vangelo è lettera morta, - la Chiesa è una semplice organizzazione, - l'autorità è una dominazione, - la missione una propaganda, - il culto una evocazione, - e l'agire dell'essere umano una morale da schiavi. Ma nello Spirito Santo c'è la vita... Invochiamolo ogni giorno: “Vieni, Santo Spirito, a rinnovare la faccia della terra", rinnova la mia e la nostra vita ... BUONA PENTECOSTE!

 -------------------------------------------------------

LECTIO DIVINA - DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO C)

OMELIA - DOMENICA DI PENTECOSTE (ANNO C)



giovedì 5 giugno 2025

PENTECOSTE: SPIRITO SANTO O SPIRITO SPENTO?

PENTECOSTE: SPIRITO SANTO O SPIRITO SPENTO?

La Pentecoste ha origini antiche, radicate nella tradizione ebraica. In Israele era conosciuta come la festa della mietitura e dei primi frutti, celebrata cinquanta giorni dopo la Pasqua. Nella lingua ebraica veniva chiamata Shavuot, cioè “festa delle settimane”, perché cadeva sette settimane dopo la liberazione dall’Egitto. Si trattava inizialmente di una festa agricola, legata al ringraziamento per i doni della terra, alla quale si aggiunse in seguito la memoria della promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai. Nei testi biblici, questa ricorrenza è legata a sacrifici, preghiere e pellegrinaggi: tutti i maschi ebrei erano infatti tenuti a recarsi a Gerusalemme per celebrarla, assieme alla Pasqua e alla festa delle Capanne. Il termine greco “Pentecoste” significa “cinquantesimo giorno”, e in alcuni testi dell’Antico Testamento, come in Tobia e nei Maccabei, viene già utilizzato per riferirsi a questa solennità.

 Nel cristianesimo, la Pentecoste assume un significato radicalmente nuovo e decisivo. Secondo quanto raccontano gli Atti degli Apostoli (capitolo 2), cinquanta giorni dopo la Pasqua, mentre i discepoli erano riuniti nel Cenacolo con Maria, madre di Gesù, si udì un fragore dal cielo, come di vento impetuoso, che riempì tutta la casa. Apparvero allora lingue di fuoco che si posarono su ciascuno dei presenti: tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito suggeriva loro. Attirati da quel fenomeno, molti giudei accorsi a Gerusalemme per la festa rimasero stupiti: ciascuno udiva i discepoli parlare nella propria lingua nativa. Quel giorno segna il vero inizio della missione della Chiesa, che da quel momento smette di essere un piccolo gruppo chiuso per diventare un corpo vivo, dinamico, universale, pronto a testimoniare il Vangelo fino ai confini della terra.

 La Pentecoste cristiana è dunque molto più di una semplice commemorazione. È considerata, insieme alla Pasqua, la festa più solenne dell’anno liturgico. È il momento in cui lo Spirito Santo — terza persona della Santissima Trinità — irrompe nella storia per trasformare radicalmente la vita dei credenti. Lo Spirito non è una forza vaga o impersonale: è il Consolatore promesso da Gesù, Colui che guida alla verità, che illumina la coscienza, che dà coraggio ai timidi, che unisce i diversi in un solo corpo, la Chiesa. Nell’Antico Testamento, lo Spirito di Dio appare come forza vitale, creatrice, che suscita profeti e ispira l’obbedienza ai comandamenti. Nel Nuovo Testamento, invece, la sua identità si rivela pienamente come persona divina, particolarmente nel Vangelo di Giovanni e negli scritti di san Paolo, dove lo Spirito è legato strettamente all’opera della redenzione.

 

Lo Spirito Santo nella Vita della Chiesa e dei Fedeli

 

Lo Spirito Santo viene donato a ogni battezzato come principio di vita nuova. Attraverso i sacramenti del Battesimo e della Confermazione (Cresima), i credenti ricevono i suoi sette doni, elencati dal profeta Isaia: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Questi doni non sono semplici qualità morali, ma grazie divine che trasformano interiormente la persona, orientandola verso il bene e rendendola capace di testimonianza, discernimento e santità. Lo Spirito agisce continuamente nella Chiesa, distribuendo carismi e ministeri diversi, tutti finalizzati all’edificazione dell’unico corpo ecclesiale.

 I simboli con cui lo Spirito Santo è rappresentato sono molteplici: la colomba, che appare al momento del Battesimo di Gesù; il fuoco, che scende nel Cenacolo il giorno di Pentecoste; il vento, immagine del soffio vitale di Dio; la nube luminosa, che nella Trasfigurazione avvolge Gesù e i discepoli. In ogni celebrazione liturgica, soprattutto nei sacramenti, lo Spirito viene invocato solennemente. In modo particolare, il suo intervento è fondamentale nell’Ordine Sacro, nella consacrazione eucaristica, nella riconciliazione e in tutte le scelte decisive per la vita della Chiesa. È anche lo Spirito ad assistere il Conclave per l’elezione del Papa e a ispirare le decisioni dei Concili.

 L’invocazione più celebre allo Spirito Santo è l’inno “Veni Creator Spiritus”, attribuito a Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza nel IX secolo. In queste parole si esprime tutta la potenza e la delicatezza dell’azione dello Spirito: creatore e consolatore, fuoco e luce, fonte di pace e forza nelle prove. I cristiani hanno sempre guardato alla Pentecoste non solo come a un evento del passato, ma come a una realtà viva e sempre attuale. Lo Spirito Santo non ha mai smesso di soffiare nella Chiesa e nei cuori dei credenti. Egli accende il fuoco della fede, spazza via l’indifferenza, rinnova la speranza e risveglia le passioni profonde, quelle che spingono l’uomo a vivere non nella mediocrità, ma nell’ardore di chi ha scoperto un senso più grande per cui spendersi.

 Oggi più che mai, la Pentecoste ci interroga. In un tempo segnato da indifferenza religiosa e da stanchezza spirituale, lo Spirito ci invita a riscoprire l'entusiasmo della fede, la forza della testimonianza, il coraggio dei sogni. Perché come ha detto Hegel, “nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione”, e lo Spirito è proprio colui che accende nel cuore la passione per Dio e per l’uomo. Aprirsi allo Spirito significa lasciarsi rinnovare, diventare fuoco vivo, linguaggio nuovo, Chiesa in uscita. Significa lasciarsi spingere dove non avremmo mai pensato di andare, con parole che non avremmo mai pensato di dire, per costruire una storia che non avremmo mai potuto immaginare senza di Lui.


📲 I MIEI SOCIAL:

martedì 3 giugno 2025

SAMUEL LE BIHAN

SAMUEL LE BIHAN

Dimenticate “I 7 pilastri del successo”, lasciate perdere “Come diventare una persona migliore in 10 passi”. Per Samuel Le Bihan, attore francese noto per il ruolo del burbero e umano Alex Hugo, lo sviluppo personale non passa da un bestseller acchiappa-like, ma da un libro millenario che quasi nessuno considera quando si parla di “self-help”: il Vangelo.

 Ospite del podcast Les Lueurs, domenica 11 maggio, l’attore non ha usato mezze parole: “Il Vangelo è il miglior libro di sviluppo personale al mondo”. Detto da uno che ha vissuto la strada in salita, fatto i conti con la rabbia e un feroce bisogno di libertà, non suona come una frase di circostanza, ma come una rivelazione. “Non riesco a credere che dopo due pagine non hai trovato la risposta al tuo problema”, ha insistito. Boom.

 Nessun tono da predicatore, nessuna morale imposta. Le Bihan descrive la Parola di Dio con una semplicità disarmante: “Non giudica mai, non impone mai. È l’esperienza di un uomo che ha vissuto, che ha amato, che ha sofferto. E che, per essere diverso, è stato sacrificato.” Il riferimento, ovviamente, è a Gesù. Ma non in chiave mistica o lontana: Gesù, per lui, è un uomo che si cala nelle vite altrui, che tende la mano senza distinguere tra santi e criminali. Un modello, sì. Ma anche una guida pratica.

 Tra bestseller da aeroporto e influencer del cambiamento, ecco la proposta choc: tornare al Vangelo.

Nel tempo del coaching motivazionale a pagamento, dei corsi su “come essere sé stessi” e dei guru da Instagram, Samuel Le Bihan arriva e butta un sasso nello stagno. Altro che frasi motivazionali e podcast “empowerment oriented”: la sua bussola spirituale è antica, silenziosa, eppure devastantemente attuale. “Leggi il Vangelo. È tutto lì.

 E non si tratta di religione, precisa. Non sta invitando nessuno a convertirsi. La sua è un’esperienza esistenziale. “È una storia che mi ha risposto. Che ha curato le mie ferite. Che mi ha insegnato a guardare gli altri senza giudicarli.” Nient’altro. Ma è tantissimo.

 Certo, ci vuole coraggio a dirlo nel mondo di oggi. Dove chi parla di spiritualità viene subito etichettato. Dove chi pronuncia la parola “Dio” rischia di essere considerato fuori moda o fuori luogo. Ma Le Bihan lo fa con una serenità che spiazza. E lancia, così, un invito potente: riscoprire la bellezza semplice e rivoluzionaria del Vangelo.

 Perché forse la risposta che cerchiamo nel prossimo libro motivazionale è già scritta, da secoli. Sta solo aspettando che qualcuno la legga. Anche solo due pagine.

 

 

Samuel Le Bihan è un attore, sceneggiatore e regista francese, nato il 2 novembre 1965 a Avranches, in Normandia. Dopo aver studiato recitazione al Conservatoire national supérieur d’art dramatique, ha iniziato la sua carriera teatrale alla Comédie-Française, prima di affermarsi nel cinema e in televisione.

È noto per i suoi ruoli in film come "Il patto dei lupi" (Le Pacte des Loups, 2001), "Capitaine Conan" (1996) e per la serie televisiva di successo "Alex Hugo", dove interpreta un ex poliziotto parigino rifugiatosi tra le montagne.

Oltre alla sua carriera artistica, Le Bihan è impegnato nel sociale, in particolare nelle cause legate all’autismo, tema che lo tocca da vicino come padre. Negli ultimi anni ha parlato apertamente anche della sua ricerca spirituale e del significato profondo che ha trovato nella lettura del Vangelo.

 

📲 I MIEI SOCIAL:

domenica 1 giugno 2025

At 1,1-11 - Eb 9,24-28;10,19-23 - Lc 24,46-53 - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

Domenica 01 giugno 2025
Dagli Atti degli Apostoli - At 1,1-11
 
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

1. GLI APOSTOLI MANGIARONO CON IL CRISTO RISORTO IN QUEI QUARANTA GIORNI. Durante uno di questi appuntamenti Gesù Risorto diede loro delle indicazioni. Ciò avviene nella nostra messa: NOI MANGIAMO COL RISORTO DURANTE IL QUALE, IL RISORTO, PARLA E COMUNICA IL SUO MESSAGGIO.

2. Gesù chiede di rimanere in Gerusalemme e di ATTENDERE LA PROMESSA DEL PADRE: “l'immersione nello Spirito Santo”. Gli apostoli non capiscono. Non sta a voi dice Gesù ai discepoli conoscere i tempi e i momenti, RICEVERETE UN DONO CHE DIVENTERÀ UN IMPEGNO DI RENDERE TESTIMONIANZA fino agli estremi confini della terra: LO SPIRITO SANTO.

3. E mentre i discepoli guardavano, Gesù FU ELEVATO IN ALTO e una nube lo sottrasse ai loro occhi. I discepoli restano a bocca aperta. Due uomini in bianche vesti ammoniscono i discepoli: non perdete tempo in elucubrazioni strane, in interpretazioni varie MA IMPEGNATEVI NELL’OGGI PER QUELLO CHE È IL COMPITO DELLA CHIESA: LA TESTIMONIANZA…

------------------------------------------------------

Dalla lettera agli Ebrei - Eb 9,24-28;10,19-23
 
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

1. Gesù ha OFFERTO sé stesso e con il proprio sangue, non con quello di un animale, È ENTRATO NEL SANTUARIO CHE È IL SIMBOLO DEL CIELO, CIOÈ È ARRIVATO NEL MONDO DI DIO. Infatti con la morte di Gesù il velo del tempio si squarciò dall'alto in basso.

2. Il velo è la carne di Gesù. LUI È PASSATO OLTRE ATTRAVERSO la sua umanità, la sua sofferenza reale, concreta. Col suo corpo HA ATTRAVERSATO LA MORTE E NON SI È FERMATO NEL MONDO DEI MORTI ma ha raggiunto il santuario, è entrato nel mondo di Dio e ha ottenuto una piena redenzione per tutti. 

3. Gesù ha offerto l'unico autentico sacrificio che OTTIENE VERAMENTE IL PERDONO DEI PECCATI PER TUTTI PER SEMPRE. Nell’evento dell'ascensione, il Cristo entra nel santuario di Dio OTTENENDOCI UNA REDENZIONE ETERNA. Anche noi possiamo con grande gioia entrare nel santuario di Dio: GESÙ CRISTO È IL NOSTRO TEMPIO, non più quello di Gerusalemme, EGLI CI METTE IN PIENA COMUNICAZIONE CON DIO E CI RIEMPIE DI GRANDE GIOIA.

 ------------------------------------------------------

+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

1. Il Messia DOVEVA morire, ma il terzo giorno DOVEVA risuscitare dai morti. E' risorto! Lui aveva ragione, ha vinto con L'Amore!- TU SEI TESTIMONE DELLA BUONA NOVELLA CON LA FORZA DELLO SPIRITO SANTO! CORAGGIO...

2. “Mentre li (gli apostoli) benediceva veniva portato verso il cielo”. MENTRE SI ELEVA, LA BENEDIZIONE SI ESTENDE A TUTTA LA TERRA, a tutti i popoli, nel PER SEMPRE della gloria del Risorto. NON siamo soli, SIAMO BENEDETTI DA DIO! PORTA LA BENEDIZIONE DI DIO OVUNQUE ANNUNCIANDO IL VANGELO…

3. L’Ascensione NON indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che EGLI È VIVO IN MEZZO A NOI IN MODO NUOVO; non è più in un preciso posto del mondo; ora è nella signoria di Dio, PRESENTE IN OGNI SPAZIO E TEMPO, VICINO AD OGNUNO DI NOI. GESÙ È "VIVO" QUESTA È LA NOSTRA GIOIA!

BUONA DOMENICA...

-----------------------------------------------------

VOLERAI?

L’Ascensione è nostalgia di cielo, ma non di un passato perduto: è speranza viva nel futuro, perché Cristo ci precede e ci accompagna. Non siamo soli: il suo Spirito ci sostiene e ci spinge a cercare nuovi traguardi, con coraggio e gioia. È il cielo la nostra direzione! «Se si guardasse sempre il cielo, finiremmo per avere le ali!» (Flaubert). Ma tu, dove stai andando davvero?

-----------------------------------------------------

LECTIO DIVINA - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

OMELIA - ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)


Gv 17,20-26 RITO AMBROSIANO - VII DOMENICA DI PASQUA (Domenica dopo l'Ascensione) - anno C

RITO AMBROSIANO
VII DOMENICA DI PASQUA (Domenica dopo l'Ascensione) - anno C
Domenica 01 giugno 2025
+ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1b.20-26
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
1. Gesù prega per i discepoli e per noi: “CHE TUTTI SIANO UNA COSA SOLA”. I discepoli sono UNITI perché condividono tutti il MEDESIMO SPIRITO SANTO, la MEDESIMA GLORIA DI DIO, la PRESENZA DI DIO IN LORO. RICERCHIAMO SEMPRE L’UNITÀ IN DIO...

2. L’UNICA CONDIZIONE PERCHÉ IL MONDO CREDA È CHE VOI SAPPIATE AMARVI: essere una cosa sola al di là dei sentimenti... Perché “amare quelli che ci amano” è facile, non c’è bisogno della fede... "SE VUOI CHE IL MONDO CREDA IMPEGNATI NELLA TESTIMONIANZA"…

3. Il Padre CI AMA con lo stesso amore con cui ha amato il Figlio e HA MESSO TALE AMORE DENTRO DI NOI. Infatti per amare OLTRE il sentimento c’è bisogno di una GRAZIA: è la Grazia di chi sa che il Signore è CON TE e prega PER TE per aiutarTi ad essere una cosa sola, al di là della fatica. UNIAMOCI NELLA PREGHIERA DI GESÙ...

BUONA DOMENICA…

 

📲 I MIEI SOCIAL: