IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Matteo 18, 21-35
Il Vangelo di oggi nasce da una domanda che tutti, prima o poi, ci siamo fatti: «Quante volte devo perdonare?». Per spiegare questa verità Gesù racconta la parabola del servo spietato. Anche noi oggi rischiamo di essere spietati. Quando guardiamo a Dio, chiediamo comprensione. Quando guardiamo gli altri, pretendiamo perfezione. Chiediamo misericordia per noi e giustizia per gli altri. Una storia vera può aiutarci. Nel 2006 un uomo armato entrò in una scuola della comunità Amish in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Sparò contro alcune bambine innocenti, causando una tragedia che sconvolse il Paese. La reazione della comunità lasciò tutti senza parole. Mentre il mondo chiedeva vendetta, molte famiglie Amish decisero di visitare la moglie e i parenti dell'attentatore per offrire conforto. Alcuni parteciparono persino ai funerali dell'uomo che aveva provocato tanto dolore. I giornalisti non riuscivano a capire. Come era possibile? La risposta era semplice e profonda: non volevano lasciare che l'odio avesse l'ultima parola. Sapevano che il rancore avrebbe continuato a distruggere altre vite. Scelsero la strada più difficile: il perdono. Questo non significa che non abbiano sofferto. Non significa dimenticare. Significa decidere che il male ricevuto non diventerà altro male. È esattamente ciò che insegna Gesù. Il perdono non nasce perché l'altro merita di essere perdonato. Nasce perché noi siamo stati perdonati da Dio infinite volte. Ogni volta che recitiamo il Padre Nostro diciamo: «Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». È una preghiera impegnativa. Stiamo chiedendo a Dio di usare con noi la stessa misura che noi usiamo con gli altri. Per questo il perdono è uno dei segni più grandi della fede. Quando perdoniamo, interrompiamo la catena del male. Quando perdoniamo, permettiamo a Dio di agire nel nostro cuore. Quando perdoniamo, diventiamo un riflesso della sua misericordia. PER NOI OGGI 1. C'è qualcuno che continuiamo a tenere in prigione nel nostro cuore, mentre Dio continua a concedergli una possibilità? 2. Pretendiamo che gli altri paghino ogni loro errore. Ma siamo davvero disposti a pagare fino in fondo tutti i nostri?3. Se Dio ci perdonasse con la stessa misura con cui noi perdoniamo gli altri, avremmo motivo di stare tranquilli?
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