venerdì 10 gennaio 2025

BATTESIMO DEL SIGNORE

BATTESIMO DEL SIGNORE

Il vangelo di oggi ci presenta il Battesimo di Gesù. Gesù certamente è stato battezzato dal Battista. Per i primi cristiani questo era un episodio imbarazzante e scomodo ma innegabile. Se avessero potuto toglierlo lo avrebbero fatto volentieri; è che era così (la realtà)! Tanto è vero che i vangeli, ognuno a modo suo, cercano di addolcire l’episodio (Giovanni neppure lo riporta).

Le domande problematiche erano molte: 

  1. “Ma Gesù è inferiore al Battista (visto che si è fatto battezzare)? 
  2. Gesù ha peccato (visto che è andato come tutti i peccatori a farsi battezzare)?”.

Gesù si è fatto battezzare ma non ha mai battezzato. E lo stesso Giovanni lo sottolinea. Quando Gesù sente che i farisei dicono che lui battezza e fa più discepoli del Battista, l’evangelista dice testualmente: “Sebbene non fosse Gesù in persona che battezzasse ma i suoi discepoli”. Questo vuol dire che il battesimo, come battesimo, perderà poi di rilevanza in Gesù. Per Gesù non sarà importante battezzare ma il perdono, la guarigione e la Buona Novella. Non è tanto importante, quindi, il gesto ma il senso del gesto.

Se guardiamo i vangeli, infatti troviamo che prima di questo gesto non sappiamo niente di Gesù e che dopo il battesimo Gesù inizia la sua attività pubblica e nessuno lo ferma più. Il Battesimo è il punto di svolta della vita di Gesù: dopo non sarà più come prima.

Gesù aveva aderito al progetto del Battista: “Dio viene, fatevi battezzare come segno del vostro cambio di vita”. E anche lui va a farsi battezzare. Gesù appoggia e sostiene il suo maestro, il Battista. Ma poi Gesù sperimenta (la voce) qualcosa di unico: Dio non è come dice il Battista. Dio è amore.    Dio non vuole “qualcosa” per darti amore (sia esso sacrifici, battesimo, penitenza, ricambio, purità, eccettera). Dio ti ama… e basta. Anzi, Dio ti rincorre per amarti.

È questa esperienza che lo distacca dal Battista: di Dio non c’è motivo di aver paura. E Gesù andrà per la sua strada. Sarà un Dio totalmente diverso da quello del maestro. A questo punto Gesù lascia il progetto del Battista perché adesso ha chiaramente il suo: portare a tutti quest’amore che Lui stesso ha “toccato, vissuto, sentito” e sperimentato. E non farà nient’altro che questo.

Dio è un’esperienza, un incontro: questo si chiama il battesimo di fuoco. È qualcosa che ti entra dentro, che ti penetra nella pelle, nelle viscere, nell’anima e da cui non puoi più liberarti. Perché quando lo hai incontrato non puoi davvero più vivere senza di Lui.

Come Gesù, dobbiamo tornare a far fare alle persone “esperienza” di Dio: ti deve entrare dentro, sconvolgerti, farti innamorare, inebriare, far “perdere la testa”. Allora saprai chi è. 

Un uomo parla ad un matto della sua fede e di Dio. Ad un certo punto gli chiede: “Che cos’è, per te, Dio?”. E il matto: “Quella cosa che mi ha fatto diventare così!”. Il "matto" vede in Dio la causa o il motivo della sua unicità, inclusa la sua follia o il suo modo di essere diverso. Per il "matto", Dio non è separato dalla sua vita o dal suo stato mentale; è qualcosa che agisce direttamente su di lui, che lo definisce.

Buona meditazione…

 

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giovedì 9 gennaio 2025

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, CONCEDICI LA TUA PACE: parte 1 - In ascolto del grido dell’umanità minacciata.

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, CONCEDICI LA TUA PACE

Riascoltiamo il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 2025 e lasciamoci interrogare.


Parte 1 - In ascolto del grido dell’umanità minacciata.


All’alba di questo nuovo anno donatoci dal Padre celeste, tempo Giubilare dedicato alla speranza, rivolgo il mio più sincero augurio di pace ad ogni donna e uomo, in particolare a chi si sente prostrato dalla propria condizione esistenziale, condannato dai propri errori, schiacciato dal giudizio altrui e non riesce a scorgere più alcuna prospettiva per la propria vita. A tutti voi speranza e pace, perché questo è un Anno di Grazia, che proviene dal Cuore del Redentore!


Nel 2025 la Chiesa Cattolica celebra il Giubileo, evento che riempie i cuori di speranza. Il “giubileo” risale a un’antica tradizione giudaica, quando il suono di un corno di ariete (in ebraico yobel) ogni quarantanove anni ne annunciava uno di clemenza e liberazione per tutto il popolo. Questo solenne appello doveva idealmente riecheggiare per tutto il mondo, per ristabilire la giustizia di Dio in diversi ambiti della vita: nell’uso della terra, nel possesso dei beni, nella relazione con il prossimo, soprattutto nei confronti dei più poveri e di chi era caduto in disgrazia. Il suono del corno ricordava a tutto il popolo, a chi era ricco e a chi si era impoverito, che nessuna persona viene al mondo per essere oppressa: siamo fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre, nati per essere liberi secondo la volontà del Signore.


Anche oggi, il Giubileo è un evento che ci spinge a ricercare la giustizia liberante di Dio su tutta la terra. Al posto del corno, all’inizio di quest’Anno di Grazia, noi vorremmo metterci in ascolto del «grido disperato di aiuto» che, come la voce del sangue di Abele il giusto, si leva da più parti della terra e che Dio non smette mai di ascoltare. A nostra volta ci sentiamo chiamati a farci voce di tante situazioni di sfruttamento della terra e di oppressione del prossimo. Tali ingiustizie assumono a volte l’aspetto di quelle che S. Giovanni Paolo II definì «strutture di peccato», poiché non sono dovute soltanto all’iniquità di alcuni, ma si sono per così dire consolidate e si reggono su una complicità estesa.


Ciascuno di noi deve sentirsi in qualche modo responsabile della devastazione a cui è sottoposta la nostra casa comune, a partire da quelle azioni che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità. Si fomentano e si intrecciano, così, sfide sistemiche, distinte ma interconnesse, che affliggono il nostro pianeta. Mi riferisco, in particolare, alle disparità di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare. Sono tutti fattori di una concreta minaccia per l’esistenza dell’intera umanità. All’inizio di quest’anno, pertanto, vogliamo metterci in ascolto di questo grido dell’umanità per sentirci chiamati, tutti, insieme e personalmente, a rompere le catene dell’ingiustizia per proclamare la giustizia di Dio. Non potrà bastare qualche episodico atto di filantropia. Occorrono, invece, cambiamenti culturali e strutturali, perché avvenga anche un cambiamento duraturo.


DOMANDIAMOCI:


Come possiamo concretamente tradurre l'ascolto del “grido disperato” dell'umanità in azioni quotidiane che promuovano giustizia e speranza?

Quali strutture di peccato riconosciamo nella società in cui viviamo, e come possiamo contribuire a scardinarle?

In che modo possiamo promuovere i “cambiamenti culturali e strutturali” richiesti per una conversione duratura e non limitata alla filantropia occasionale?

 

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martedì 7 gennaio 2025

"L'AMORE INCONDIZIONATO: ASCOLTIAMO I SOGNI DEI NOSTRI FIGLI."

"L'AMORE INCONDIZIONATO: ASCOLTIAMO I SOGNI DEI NOSTRI FIGLI."

Sono Paola, mamma di due figli. Il più piccolo di 14 anni mi ha manifestato il desiderio di proseguire gli studi in Seminario. L’ho accennato a mio marito che però lo ha sgridato dicendogli che oggi non augurerebbe a nessuno la vita del prete, tantomeno a suo figlio. Mi domando come posso supportare mio figlio in un momento così delicato della sua vita?

Il teologo risponde:

La questione della vocazione, in particolare quella sacerdotale, può sollevare molte emozioni e opinioni contrastanti all'interno della famiglia. È fondamentale affrontare questa situazione con attenzione e rispetto per i sentimenti di tutti.

Iniziare un dialogo aperto e sincero con tuo marito potrebbe essere un passo importante. Parlate dei vostri punti di vista riguardo alla vocazione di vostro figlio, condividendo paure, dubbi e speranze. È essenziale che entrambi vi sentiate ascoltati e compresi, evitando di lasciare il tema in sospeso, poiché ciò può portare a malintesi e a un senso di isolamento. Gli argomenti scottanti, se non affrontati, possono generare tensioni e rancori che potrebbero essere più dannosi di un confronto diretto.

Anche il coinvolgimento di vostro figlio in questa discussione è cruciale. Fagli sapere che sei aperta a parlare delle sue aspirazioni, anche se non sono quelle che inizialmente avevi in mente per lui. Il coraggio e la delicatezza sono fondamentali: è importante che lui si senta in grado di esprimere le proprie emozioni e i propri sogni, sostenendo le sue scelte anche di fronte a possibili incomprensioni. Ricordati che il desiderio di diventare sacerdote può portare con sé un mix di emozioni e aspettative, e tuo figlio ha bisogno di sentire che la sua famiglia lo sostiene, anche in modo critico.

È naturale che, come genitori, desideriate il meglio per i vostri figli e che le vostre visioni future possano differire da quelle dei vostri figli. La vocazione può spaventare, specialmente se non la si conosce o se si hanno preconcetti. È importante concedere tempo per riflettere e comprendere, magari cercando anche il supporto di altre famiglie che hanno vissuto esperienze simili. La condivisione di storie e vissuti altrui può essere illuminante e favorire una maggiore apertura.

Infine, ricorda che l'amore e la comprensione reciproca sono le chiavi per affrontare anche le conversazioni più difficili. Rispettando le scelte di tuo figlio, gli stai dimostrando che l'amore familiare è incondizionato, il che è fondamentale per il suo benessere emotivo e per la crescita della sua personalità. Spero che tu e la tua famiglia possiate trovare un modo per affrontare questo tema in modo costruttivo, promuovendo il dialogo e la comprensione reciproca.

Ti auguro il meglio in questo percorso e la forza necessaria per affrontare insieme questa importante questione familiare.

 

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lunedì 6 gennaio 2025

Mt 2,1-12 - RITO AMBROSIANO - EPIFANIA DEL SIGNORE

RITO AMBROSIANO
EPIFANIA DEL SIGNORE
Lunedì 06 Gennaio 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 2,1-12
In quel tempo. Nato il Signore Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
1. UOMINI CERCATORI: i Magi che vengono dall’Oriente sono uomini ATTENTI AL DESIDERIO CHE MUOVE IL CUORE, pronti a osservare i segni e disposti a percorrere tutto il cammino fino alla scoperta definitiva. TU CHI CERCHI? DA CHI SEI GUIDATO?

2. UOMINI INTELLIGENTI, SCALTRI, GENEROSI: INTELLIGENTI nell’interpretare i segni, in cammino verso la verità, SCALTRI nel superare gli inganni, SEMPLICI E GENEROSI nel deporre l’anima ai piedi della Verità incontrata. Hanno incontrato la gioia della vita. NON TI ARRENDERE ALLE DIFFICOLTÀ…

3. UOMINI CHE ADORANO GESÙ E OFFRONO DONI PROFETICI: oro, incenso e mirra. L'ORO riconosce nel Bambino un re, L'INCENSO fa intravedere in Gesù la Sua divinità, LA MIRRA riconosce in Gesù l'uomo mortale e profetizza il suo sacrificio sulla croce. OGGI FERMIAMOCI AD ADORARE IL BAMBINO GESÙ...

BUONA EPIFANIA
 
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I MAGI: UN VIAGGIO DI RIVELAZIONE E TRASFORMAZIONE

I MAGI: UN VIAGGIO DI RIVELAZIONE E TRASFORMAZIONE
Nel contesto dell’antico mondo, il termine "Magi" (magoi) indicava figure decisamente negative: ingannatori, seduttori, esperti in pratiche condannate dalla Bibbia e viste con severità dalla prima comunità cristiana. Questo termine evocava immagini di magia e occulto, espressioni di paganesimo estremo, così come attestato in numerosi testi dell'Antico Testamento come Esodo, Levitico e Deuteronomio, dove pratiche come la divinazione, la magia e l’interrogare i morti erano rigettate e condannate.

Eppure, il Vangelo di Matteo, sorprendentemente, presenta i Magi come i primi ad adorare Gesù, il Figlio di Dio, segnalando una svolta radicale nella comprensione del piano di salvezza. La loro visita non era solo imbarazzante per la comunità cristiana primitiva, ma addirittura scandalosa. Perché proprio dei maghi, considerati esponenti del male, dei pagani, giungono a riconoscere in Gesù la luce del mondo? Questo episodio mostra la portata universale dell’amore di Dio, che non esclude nessuno, neppure i più lontani e i meno religiosi. Il fatto che siano i Magi e non i sacerdoti e gli scribi ebrei a rendere omaggio a Gesù riflette la grande sorpresa del Vangelo: la salvezza è per tutti, anche per chi è considerato “lontano” da Dio.

Ma cosa implica il viaggio dei Magi? Esso diventa un simbolo potente del cammino spirituale che ciascuno deve intraprendere. Lontano da Gerusalemme, a seguito di una stella, questi saggi uomini abbandonano la loro comfort zone, la loro sicurezza, la loro conoscenza acquisita, per cercare l’inconosciuto. Questo viaggio rappresenta una metafora dell’auto-riflessione e del risveglio spirituale. Così come i Magi consultavano le stelle per trovare un senso alla loro esistenza, anche noi siamo chiamati a scrutare dentro di noi per scoprire il nostro vero scopo e significato. È un viaggio che richiede coraggio, apertura e una continua ricerca della verità. Non possiamo rimanere fermi e aspettare che Dio si manifesti; dobbiamo partire, cercare, cercare ancora e rischiare di perderci.

Erode, contrapposto ai Magi, simboleggia la paura e la passività. Egli rappresenta chi non cerca, chi non vuole intraprendere un viaggio di trasformazione. Rimanendo a Gerusalemme, Erode non trova nulla. Non si mette in discussione e rimane immutato nel suo potere e nella sua paura. I Magi, al contrario, partono in cerca di una rivelazione e, con il loro esempio, ci invitano a lasciare le nostre certezze, le nostre sicurezze, per aprirci a nuove possibilità. Questo è l’essenza del discepolato cristiano: uscire da sé stessi, dalla propria “Gerusalemme”, per seguire la stella, per scoprire il Bambino Divino, il Dio che si è fatto carne e che ci chiama ad una vita piena.

Il viaggio dei Magi ci insegna che il trovare Dio implica la capacità di lasciarsi perdere, di abbandonare le nostre aspettative e certezze per trovare qualcosa di più profondo e autentico. Come i Magi, anche noi dobbiamo essere pronti a seguire ciò che ci interroga, ciò che ci sfida e ci sorprende. Il Bambino che incontriamo in Gesù ci invita a metterci in discussione, a guardare dentro di noi, ad affrontare le nostre paure e le nostre false sicurezze. E solo quando siamo disposti a lasciare andare tutto ciò che ci trattiene, solo allora possiamo incontrare il Dio di amore e verità.

Questo viaggio, simile a quello dei Magi, non è privo di rischi e difficoltà. Richiede il coraggio di cambiare, di perdere certezze, di perdersi per poi ritrovarsi. E, proprio come i Magi persero la stella ma trovarono il Bambino, anche noi possiamo trovare la nostra strada solo quando siamo disposti a perdere le false sicurezze per accogliere la luce vera. È un viaggio che, alla fine, ci trasforma e ci rende figli di Dio.
Allora, sei pronto a fare il viaggio dei Magi?

 

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sabato 4 gennaio 2025

04.01.2025 - 1Gv 3,7-10 - Gv 1,35-42 - Abbiamo trovato il Messia.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 3,7-10

Figlioli, nessuno v’inganni. Chi pratica la giustizia è giusto com’egli [Gesù] è giusto. Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore. Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.
Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio. In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello.

1. La lotta tra bene e male, tra Cristo e satana, coinvolge anche il cristiano. Ogni giorno siamo chiamati a FARE LA NOSTRA SCELTA DI APPARTENENZA a Dio o di partecipazione al male. È assurdo, oltreché pericoloso, tentare di conciliare l’inconciliabile.

2. CHIUNQUE È NATO DA DIO NON COMMETTE PECCATO perché lo Spirito di Dio, la sua Parola, germe divino, si trova in lui e lo riempie. Abbiamo la possibilità di resistere all’antico tentatore e di vincere il male.

3. Questa impeccabilità non è una realtà già acquisita, ma una conquista personale, da realizzare giorno dopo giorno. È NECESSARIO ESSERE DISPONIBILI AD ACCOGLIERE LA VOLONTÀ DI DIO E APERTI ALL’AMORE FRATERNO. Il nostro impegno consiste nel dire sì a Dio, nel lasciarsi plasmare da lui, per operare nella giustizia che è impegno di amore fraterno…

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,35-42
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì  che, tradotto, significa maestro, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia», che si traduce Cristo,  e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.
Giovanni il Battista è testimone. Per questo può orientare i discepoli verso Gesù, che li coinvolge in una nuova esperienza dicendo: «Venite e vedrete» E la testimonianza è del tutto sintetica: “Ecco (letteralmente: guardate/vedete!) l’agnello di Dio”. Ma anche la risposta è sintetica: “I due discepoli avendo ascoltato seguirono Gesù”. Avviene sempre così: si riceve una Testimonianza, si ascoltano le Parole di verità, si parte nella sequela. Seguire Gesù è certamente “andare dietro” o tenere a Lui come orizzonte/riferimento. Ma è anche qualcosa di più, è: “vedere” dove Gesù dimora; di più ancora, è “rimanere con lui”. Si rimane con Gesù, quando le sue parole rimangono in noi, quando noi e le sue parole andiamo a convivere!
Soltanto l'incontro personale con Gesù genera un cammino di fede e di discepolato. Potremmo fare tante esperienze, realizzare molte cose, stabilire rapporti con tante persone, ma solo l’appuntamento con Gesù, in quell’ora che Dio conosce, può dare senso pieno alla nostra vita e rendere fecondi i nostri progetti e le nostre iniziative.

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Gesù dice di venire con lui perchè se andiamo vediamo, se resistiamo rimaniamo cechi. Vedere è il punto fondamentale, non a caso Gesù fissa le persone con cui parla. Ci piace essere fissati?

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mercoledì 1 gennaio 2025

Lc 2,18-21 - RITO AMBROSIANO - OTTAVA DEL NATALE DEL SIGNORE - Circoncisione del Signore

RITO AMBROSIANO
OTTAVA DEL NATALE DEL SIGNORE - Circoncisione del Signore
Mercoledì 01 Gennaio 2025
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca - Lc 2,18-21
In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
1. Il cuore umile dei pastori vede che questo bimbo indifeso, povero di tutto, REALIZZA le profezie. GESÙ, ANCORA IN FASCE, SI OFFRE A TUTTI COME DONO DI SALVEZZA. Accoglilo nella tua vita, VIENI GESÙ...

2. Maria «CUSTODIVA tutte queste cose, MEDITANDOLE nel suo cuore». Maria TRATTENEVA tutte queste cose e le METTEVA INSIEME nel suo cuore. In Maria c'è innanzitutto ASCOLTO, ACCOGLIENZA della Parola di Dio. NOI COME MARIA...

3. E Maria sussurra sotto voce il NOME DEL BIMBO, il nome scelto dal Padre e che l'angelo ha rivelato prima a lei e poi a Giuseppe, GESÙ, "DIO SALVA". CHIAMARE PER NOME GESÙ È IL MODO MIGLIORE DI PREGARE OGGI. INVOCHIAMOLO...

AUGURI BUON ANNO...
 
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