BEATO GIORDANO DI SASSONIA
Il beato Giordano di Sassonia nacque tra il 1175 e il 1185 a Burgherg, in Westfalia, probabilmente da una famiglia contadina. Dotato di grande intelligenza, si recò giovane a Parigi, dove divenne magister artium e poi baccelliere in teologia. Nell’estate del 1219 incontrò san Domenico, che ne intuì subito il valore spirituale e umano: quell’incontro segnò una svolta decisiva. Il 12 febbraio 1220 Giordano vestì l’abito domenicano, insieme all’amico Enrico di Colonia.
Fin dagli inizi emerse come figura di primo piano. Partecipò al primo Capitolo generale dell’Ordine (Bologna, 1220) e nel 1221 fu nominato provinciale della Lombardia, la provincia più fiorente dei Domenicani. Dopo la morte di san Domenico, Giordano divenne il principale artefice dello sviluppo dell’Ordine. Nel 1222 fu eletto secondo Maestro generale, incarico che esercitò con straordinaria energia fino alla morte.
Sotto la sua guida l’Ordine conobbe una crescita impressionante: i conventi passarono da circa 30 a 300, i frati da poche centinaia a circa 4.000. Giordano seppe attrarre in particolare il mondo universitario, vestendo decine di studenti a Parigi, Bologna, Padova, Vercelli e altrove: tra essi figure destinate a diventare giganti della teologia, come Alberto Magno. Fu organizzatore sapiente, legislatore equilibrato e instancabile viaggiatore: presiedette capitoli generali, visitò province in tutta Europa, promosse la predicazione e le missioni.
Ebbero grande rilievo anche i suoi rapporti spirituali: con la beata Diana d’Andalò e le prime monache domenicane, con san Ludgarda, con vescovi, papi e sovrani. Fu autore di opere teologiche, sermoni, lettere di alto profilo spirituale e soprattutto del Libellus de principiis Ordinis Praedicatorum, prima grande fonte sulla vita di san Domenico e sulle origini dell’Ordine. La sua spiritualità è segnata da una fede salda nella vita eterna, dalla conformità a Cristo e da una prudente ascesi.
Morì tragicamente il 13 febbraio 1237, durante un naufragio al largo della Pamfilia, mentre tornava dalla Terra Santa. Fu sepolto ad Acri, dove la sua tomba divenne luogo di venerazione, persino da parte musulmana. Il suo culto fu confermato ufficialmente nel 1826. Dopo san Domenico, nessuno plasmò quanto lui lo spirito, la struttura e la missione dei Predicatori.
Per noi oggi
1. Il carisma senza organizzazione muore, l’organizzazione senza carisma soffoca: Giordano insegna che la santità deve anche saper governare.
2. La Chiesa cresce dove osa investire sull’intelligenza: università, studio e fede non sono nemici, ma alleati decisivi.
3. Morire in viaggio è un programma di vita: Giordano non ha mai smesso di muoversi per il Vangelo – e noi, quanto siamo disposti a uscire dalle nostre sicurezze?
Vicino a Tolemaide, oggi Akko in Palestina, transito del beato Giordano di Sassonia, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, successore di san Domenico e suo imitatore, propagò con grandissimo impegno l’Ordine e morì in un naufragio.
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