sabato 10 gennaio 2026

10.01 SAN GREGORIO DI NISSA

 

SAN GREGORIO DI NISSA

 San Gregorio di Nissa (circa. 335-395) è uno dei grandi Padri della Chiesa del quarto secolo e appartiene, insieme al fratello Basilio Magno e all’amico Gregorio Nazianzeno, al gruppo dei cosiddetti Padri cappadoci, celebri per la profondità teologica e filosofica con cui difesero e svilupparono la fede cristiana. Il più giovane dei tre, Gregorio crebbe in una famiglia profondamente cristiana: la madre Emmelia e la sorella Macrina la Giovane, entrambe sante, ebbero un ruolo decisivo nella sua formazione spirituale.

 La sua vocazione non fu immediata. In gioventù Gregorio fu attratto dalla letteratura classica e dalla retorica, cercando un dialogo tra cultura pagana e cristianesimo. Questo atteggiamento gli valse anche un rimprovero affettuoso da parte di Gregorio Nazianzeno, che lo accusava di preferire i libri profani a quelli sacri. Dopo una fase di crisi interiore e di attrazione per il mondo, intorno al 360 Gregorio si ritirò nel monastero del Ponto fondato dal fratello Basilio. Qui trascorse circa dieci anni di intensa vita contemplativa, riconoscendo in Basilio il suo “padre e maestro”.

 In questo periodo scrisse il De Virginitate, opera in cui presentò la verginità consacrata come cammino privilegiato di unione con Dio. Successivamente fu eletto vescovo di Nissa. Il suo episcopato fu segnato da difficoltà e persecuzioni: per la sua opposizione all’arianesimo venne accusato ingiustamente di cattiva gestione dei beni ecclesiastici e deposto nel 376. Solo dopo la morte dell’imperatore ariano Valente poté rientrare nella sua sede, accolto con entusiasmo dal popolo.

 Con l’ascesa dell’imperatore Teodosio, Gregorio divenne una figura di primo piano nella Chiesa. Teodosio lo proclamò “difensore della fede” e nel 380 emanò l’editto di Tessalonica, che rese il cristianesimo niceno religione ufficiale dell’impero. Al Concilio di Costantinopoli del 381, convocato per contrastare anche l’eresia macedoniana, Gregorio diede un contributo decisivo alla formulazione della dottrina trinitaria, parlando della Trinità come “una sola sostanza in tre persone”. Per questo fu chiamato “colonna dell’ortodossia”.

 Teologo fecondissimo, Gregorio scrisse opere dogmatiche, esegetiche, morali, omelie e lettere. Fu anche uno dei primi autori cristiani a condannare in modo sistematico la schiavitù. Nei suoi scritti emerge una visione altissima della dignità dell’uomo, creato a immagine di Dio, e una profonda spiritualità centrata sulla preghiera come via privilegiata per restare uniti a Dio e vincere il peccato.

 

Per noi oggi:

 1. La santità non nasce sempre da una vocazione immediata: Gregorio ha conosciuto dubbi, crisi e attrazioni mondane: la fede matura spesso attraverso percorsi lenti e combattuti, non per fulmini improvvisi.

 2. La vera cultura non è nemica della fede, ma va purificata: Gregorio non rifiuta la cultura classica, ma la mette al servizio del Vangelo: anche oggi il cristiano è chiamato a discernere, non a fuggire il pensiero del suo tempo.

 3. Difendere la verità può costare l’emarginazione: Accusato ingiustamente e deposto, Gregorio mostra che l’ortodossia non garantisce successo umano, ma fedeltà a Dio.

È uno dei più importanti Padri della Chiesa d'Oriente. A lui si deve il primo trattato sulla perfezione cristiana, il «De virginitate». Nato intorno al 335, a differenza del fratello Basilio, futuro vescovo di Cesarea, inizialmente non scelse la vita monastica ma gli studi di filosofia e retorica. Fu solo dopo aver insegnato per anni che raggiune Basilio ad Annesi, sulle rive dell'Iris, dove si era ritirato insieme a Gregorio di Nazianzo. E quando Basilio fu eletto alla sede arcivescovile di Cesarea, volle i suoi due compagni come vescovi a Nissa e a Sasima. Nella sua sede episcopale Gregorio dovette affrontare non poche difficoltà: accuse mossegli dagli ariani lo portarono nel 376 all'esilio, ma quando si scoprì che erano false venne reintegrato nella sede. Nel 381 i padri che con lui parteciparono al Concilio Costantinopolitano I lo definirono la «colonna dell'ortodossia». Morì intorno al 395.

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