venerdì 30 gennaio 2026

30.01 SANTA GIACINTA MARESCOTTI

SANTA GIACINTA MARESCOTTI

Santa Giacinta Marescotti nacque nel 1585 con il nome di Clarice, in una nobile famiglia: era figlia del conte Marcantonio Marescotti e di Ottavia Orsini. Fin da giovane mostrò scarso interesse per la vita religiosa. A nove anni fu mandata a Viterbo nel convento di San Bernardino, dove era entrata anche la sorella Ginevra, ma Clarice ne rimase infastidita e dopo due anni tornò a casa. Cresciuta negli ambienti aristocratici, si innamorò di un marchese e sognava il matrimonio; tuttavia il padre preferì concedere la mano della sorella minore Ortensia, lasciando Clarice profondamente ferita e umiliata.

Ancora segnata da questa delusione, nel 1604 entrò nel convento di San Bernardino come terziaria francescana, assumendo il nome di Giacinta. Confessò apertamente al padre di non avere alcuna vocazione: lo faceva solo per nascondere il proprio dolore. Nei primi dieci anni visse in modo del tutto mondano: si fece portare mobili preziosi, cibo raffinato, vestì una tonaca di seta e ammise di dedicarsi a “vanità e sciocchezze”. La sua era una vita religiosa solo di facciata.

Una grave malattia e il deciso ammonimento del confessore segnarono la svolta. Profondamente scossa, chiese pubblicamente perdono alle consorelle per lo scandalo dato e rivolse a Dio una preghiera accorata: «Dammi un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza». Da quel momento, cambiò radicalmente: prese il nome di Giacinta di Maria Vergine e iniziò una vita di penitenza, preghiera intensa, veglie notturne, digiuni e profonda meditazione sulla Passione di Cristo, che chiamava “il mio amore crocifisso”.

Divenne maestra delle novizie e introdusse a Viterbo le Quarantore di adorazione eucaristica dopo il carnevale. La sua vita interiore fu accompagnata da doni mistici come estasi, profezie e discernimento dei cuori. Tuttavia, non rimase chiusa nel convento: si dedicò ai poveri, ai malati, ai prigionieri attraverso la confraternita dei Sacconi e agli anziani con quella degli Oblati di Maria. Morì nel 1640 in fama di santità; il popolo, consapevole della sua totale donazione a Dio, fece a gara per conservare frammenti della sua tonaca come reliquie.

 

PER NOI OGGI

1.     Non è mai troppo tardi per ricominciare
Dieci anni di vita sbagliata non impedirono a Giacinta di diventare santa: cosa ci fa pensare che per noi sia “troppo tardi”?

2.     La conversione nasce dalla verità su se stessi
Solo quando smise di fingere e chiese perdono pubblicamente, la sua vita cambiò davvero.

3.     L’amore per Dio si misura nell’amore per i poveri
Penitenza e adorazione non la chiusero in sé: la spinsero fuori, verso gli ultimi. Una fede che non diventa carità è incompleta.

A Viterbo, santa Giacinta Marescotti, vergine del Terz’Ordine regolare di San Francesco, che, dopo quindici anni passati tra vani piaceri, abbracciò una vita durissima e istituì confraternite per l’assistenza degli anziani e per l’adorazione della santa Eucaristia.

NELLO STESSO GIORNO:
SANT' ARMENTARIO di Pavia Vescovo
m. 731
Si hanno pochissime notizie sulla sua vita. Succedette al vescovo di Pavia Gregorio e resse quella Chiesa tra il 710 ed il 722 circa. Lottò per difendere dalle pretese della Metropolia di Milano la diretta dipendenza di Pavia dalla Sede Apostolica. È ricordato per aver accolto le spoglie di S. Agostino giunte dalla Sardegna per volontà del re Liutprando, e per aver consacrato al grande santo un altare della basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro. Morì nel 731.

 

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