Nel vasto mare delle comunità cristiane, alcuni fedeli si trovano a vagare, alla ricerca di una parrocchia che risuoni con la loro fede e la loro sensibilità. È la figura del "cattolico errante", un individuo che, stanco delle liturgie superficiali e delle esperienze frammentate, si avventura di chiesa in chiesa, cercando un'oasi spirituale autentica.
Tuttavia, la questione sorge spontanea: è moralmente accettabile essere un cattolico errante? La risposta, secondo gli insegnamenti della Chiesa, è no. La partecipazione attiva a una comunità di fede è essenziale per la crescita spirituale e l'adesione alla Chiesa. Come illustrato nel Nuovo Testamento, gli apostoli non solo predicavano il Vangelo, ma formavano comunità e stabilivano una struttura gerarchica per garantire la comunione nella fede.
Dunque, sorge il dilemma se i fedeli debbano frequentare la parrocchia del territorio di residenza o se possano scegliere liberamente. Non vi è alcun obbligo di frequentare la parrocchia del proprio territorio di residenza. Ogni individuo è libero di cercare la comunità che meglio risponde alle proprie esigenze spirituali e di fede.
Tuttavia, ci sono alcune eccezioni: per esempio, per ricevere i sacramenti come il battesimo o il matrimonio, è necessario rivolgersi alla parrocchia corrispondente. Ma per la partecipazione alla Messa, alla formazione religiosa, ai ritiri spirituali e ad altre attività della comunità, i fedeli sono liberi di scegliere.
È comprensibile che alcuni si trovino più a loro agio in determinate parrocchie rispetto ad altre. L'importante è trovare un ambiente che favorisca la crescita spirituale e la comunione nella fede. Se questo significa fare qualche chilometro in più per raggiungere una comunità più adatta, allora è uno sforzo che vale la pena compiere.
Particolarmente significativa è la questione dell'educazione religiosa dei figli. Se i genitori ritengono che una parrocchia offra una formazione più solida e autentica, è importante che l'intera famiglia si integri in quella comunità e partecipi attivamente alla vita parrocchiale.
In definitiva, trovare una parrocchia guidata da un pastore spirituale che mantenga la tradizione della Chiesa e celebri i sacramenti in comunione con l'autorità ecclesiastica è fondamentale per la propria vita spirituale. Anche se richiede uno sforzo aggiuntivo, la ricerca di un'oasi spirituale autentica è un investimento prezioso per la propria fede e crescita personale.
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò».
1. Ezechiele, durante l'esilio in Babilonia, VUOLE DARE SPERANZA AL POPOLO DEPORTATO. Parla di DIO che prenderà un ramoscello dalla cima del Cedro e lo pianterà su un monte di Israele. Attecchirà? Metterà radici questo ramoscello? SI PROMETTE IL PROFETA A NOME DEL SIGNORE, METTERÀ RAMI, FARÀ FRUTTI, DIVENTERÀ UN CEDRO MAGNIFICO… Dio prenderà, Dio pianterà. IL SIGNORE RIDONA SPERANZA AL POPOLO...
2. Sotto il cedro tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all'ombra dei suoi rami riposerà. GLI UCCELLI DEL CIELO SONO IMMAGINE DEGLI ALTRI POPOLI. ISRAELE OFFRIRÀ DIMORA A TUTTI GLI UCCELLI DEL CIELO, A TUTTI I POPOLI. Tutte le nazioni parteciperanno alla salvezza PORTATA dal Messia.
3. ED ECCO IL GIUDIZIO DI DIO: Il Signore è colui che UMILIA L'ALBERO ALTO E INNALZA L’ALBERO BASSO. Il popolo potente di Babilonia, che si credeva un grande cedro, viene abbattuto ed eliminato. Israele, che era un piccolo virgulto, diventerà nella pienezza dei tempi un grande albero, tale da riempire tutta la terra. È IL SIGNORE CHE ENTRA NELLA STORIA E CAPOVOLGE LA SORTE… Il Signore è protagonista della storia del popolo…
------------------------------------------------
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 5,6-10
Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.
Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.
Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
1. Paolo parla della tensione verso la pienezza escatologica (=compimento) verso la vita eterna. Adesso, finché abitiamo nel corpo, non siamo nella visione. NOI SIAMO NELLA FEDE E TUTTAVIA SIAMO PIENI DI FIDUCIA e preferiamo andare in esilio dal corpo per abitare in patria presso il Signore… FEDE e FIDUCIA…
2. Comunque sia, dice l’apostolo, NON HO INTENZIONE DI SCAPPARE, non fuggo nei sogni di un paradiso che mi aspetta con impellente desiderio. SIA ABITANDO NEL CORPO, SIA ANDANDO IN ESILIO, CI IMPEGNIAMO A ESSERE GRADITI A DIO…
3. Siamo CHIAMATI DUNQUE A CRESCERE SEMPRE in vista del compimento. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo. LA NOSTRA, deve essere una STORIA DI CRESCITA, UNA STORIA DI AMORE FINO ALLA PIENA MATURITÀ DI CRISTO… Buon cammino…
-------------------------------------------
+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
1. Il Regno ACCADE perché DIO È L’INSTANCABILE SEMINATORE, che non è stanco di noi, che OGNI GIORNO esce a immettere nell'universo le sue energie in forme seminali, germinali, e RAGGIUNGE OGNI LUOGO, OGNI PERSONA. - A NOI IL COMPITO DI CUSTODIRE E COLTIVARE QUEL SEME...
2. IL SEME CRESCE, ED È UN MIRACOLO, NON PER MERITO NOSTRO. In esso VIVE LA VITA, vita che ha i suoi ritmi e le sue tappe da attraversare. É PICCOLO MA fatto per sfamare MOLTI, permette alla terra e alla natura di trasformarlo. COSÌ DIVENTA BUON CIBO. - PER DARE "FRUTTO" CI VUOLE PAZIENZA...
3. Questo REGNO non si impone con la logica della forza, ma con la LOGICA DELLA DEBOLEZZA: UN PICCOLO SEME. Il granello di senape diventa IL PIÙ GRANDE ALBERO dell'orto. E gli UCCELLI VERRANNO E VI FARANNO IL NIDO. All'ombra del tuo albero grande accorreranno in molti. - SE TU HAI AIUTATO ANCHE UNO SOLO A STARE UN PO' MEGLIO, LA TUA VITA SI È REALIZZATA…
La fede non deve fermarsi alle apparenze o diventare stanca e ripetitiva, ma deve crescere come un piccolo seme che germoglia e dà frutti buoni. Anche se sembra insignificante, Dio opera attraverso le cose più piccole per realizzare grandi disegni. Non lasciamo che la nostra fede diventi irrilevante; manteniamola pura, speranzosa e piena di energia e fiducia, capace di parlare agli uomini di oggi.
IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE DOMENICA 16 Giugno 2024
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 22,1-14
In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
1. Dio è generoso verso di noi, ci OFFRE la sua amicizia, i suoi doni, la sua gioia, ma spesso noi NON accogliamo le sue parole, mostriamo più interesse per altre cose, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi. L’invito del re incontra addirittura reazioni ostili, aggressive. MA CIÒ NON FRENA LA SUA GENEROSITÀ. FAI LO STESSO…
2. Il rifiuto dei primi invitati ha come effetto l’estensione dell’invito a tutti, anche ai più poveri, abbandonati e diseredati e la sala si riempie: la bontà del re non ha confini e a TUTTI è data la possibilità di rispondere alla sua chiamata. TUTTI SIAMO CHIAMATI. ANDIAMO...
3. Ma c’è una CONDIZIONE per restare a questo banchetto di nozze: indossare l’abito nuziale... San Gregorio Magno...spiega che quel commensale ha risposto all’invito di Dio a partecipare al suo banchetto, ha, in un certo modo, la fede che gli ha aperto la porta della sala, ma gli MANCA qualcosa di essenziale: la veste nuziale, che è la CARITA', l’AMORE... "È L'ANIMO CHE DEVI CAMBIARE, NON IL CIELO SOTTO CUI VIVI" (LUCIO ANNEO SENECA)
In quei giorni, Elìa, [disceso dal monte di Dio, l’Oreb] trovò Elisèo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo.
Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Elisèo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.
1. La chiamata di Eliseo è l’immagine di UNA RISPOSTA SEMPLICE AD UNA “PAROLA” ASCOLTATA. Elìa getta su Eliseo il suo mantello. Il mantello simboleggia la personalità e i diritti di chi lo possiede. È una specie di investitura e di iniziazione. Elisèo è SUBITO pronto a seguire Elìa e a cambiare vita SENZA “SE” E SENZA “MA”.
2. ELISEO COMPIE DEI GESTI RADICALI: accoglie la chiamata, saluta la famiglia, uccide i buoi e brucia gli attrezzi del suo lavoro, per testimoniare la radicalità della sua adesione… E SEGUE ELIA…
3. Se ascoltiamo il Signore, LUI CI FA CAPIRE QUAL È LA NOSTRA STRADA, la nostra vocazione in molti modi, ma inequivocabilmente, a quel punto SIAMO NOI CHE NELLA LIBERTÀ SIAMO CHIAMATI A SCEGLIERE se lasciare tutto oppure no.
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Quante parole consumiamo per confermare o magari smentire quello che abbiamo detto o fatto? Gesù sconsiglia il giuramento per affari di poco conto. Ci invita a restare fedeli alla parola che abbiamo dato. La verità nasce nel cuore e brilla negli occhi. Non ha bisogno di giuramenti o di attestazioni supplementari. La verità coincide con la persona stessa, che nelle parole e negli atti è la stessa che è nella mente e nelle intenzioni. Gesù oggi ci chiede di parlare in modo chiaro e semplice, ma soprattutto vero. Vigila sulle tue parole e ricorda che le molte parole complicano la vita!
------------------------------------
Di nuovo un invito a purificare il linguaggio. Non giurare, cioè non montare in superbia, ricorda la tua fragilità e non rendere Dio tuo complice. Un invito alla libertà, non è quello che desideriamo?
In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore: « Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
1. Questo brano ci aiuta a comprendere dove Dio non è. DIO NON MANIFESTA SÉ STESSO NEI FENOMENI VIOLENTI E DISTRUTTIVI DELLA NATURA, tutta quella energia e quella forza distruttiva non ci parla di Dio.
2. ELIA È REDUCE DA UNA GRANDE ESPERIENZA DI VIOLENZA: nello scontro con i profeti di Baal, egli ha assistito – e PROBABILMENTE SI È COMPIACIUTO – al massacro di quattrocento profeti, uccisi dal popolo che gridava “Il Signore è Dio!”. ORA DA SOLO E IN FUGA DALL’IRA DI GEZABELE, che si vuole vendicare di quella strage per la quale considera responsabile il profeta.
3. Elia si trova solo con Dio, sul monte Oreb, e si trova a fare un’esperienza nuova del Signore che gli rivela chi lui sia: EGLI È BREZZA LEGGERA CHE PARLA NEL SILENZIO, che richiede un cuore che ascolta, che non si impone con la violenza e la distruzione. L’invito per Elia è di conversione: ritorna sui tuoi passi … ascolta ciò che Dio ti dice.
«Avete inteso che fu detto: "Non commetterai adulterio". Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».
"Quando l’innamoramento è passato o quando si è un po' spento, [gli esseri umani] pensano di aver fatto un errore e di dover ancora trovare la vera anima gemella. (...) Ma la vera anima gemella è quella che hai sposato". Gesù ci ricorda quanto sia sacro e indissolubile il sacramento del Matrimonio: chi lascia il proprio coniuge per un'altra persona, vede in lei la sua felicità, ma essa non potrà mai rappresentare la realizzazione della propria vocazione. Oggi veniamo richiamati a uno sguardo vero sulle persone. Non si guarda una donna per rubarla con gli occhi, ma per considerarla nella sua verità e dignità, nella sua bellezza intera. Domandiamo la grazia di guardare cose e persone così come le guarda Dio.
--------------------------------------
Ancora il rovesciamento in positivo: invece di non commettere adulterio, purifica il tuo cuore, il desiderio. La relazione con gli altri sia libera, non possessiva. Non è forse la strada per la felicità?
In quei giorni, Elìa disse [al re] Acab: «Va’ a mangiare e a bere, perché c’è già il rumore della pioggia torrenziale». Acab andò a mangiare e a bere.
Elìa salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. Quindi disse al suo servo: «Sali, presto, guarda in direzione del mare». Quegli salì, guardò e disse: «Non c’è nulla!». Elìa disse: «Tornaci ancora per sette volte». La settima volta riferì: «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare». Elìa gli disse: «Va’ a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”».
D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. La mano del Signore fu sopra Elìa, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl.
1. Tutto il popolo d’Israele e il re FANNO UN DIGIUNO per chiedere a Dio la fine della siccità. ELIA È CERTO CHE IL SIGNORE ESAUDIRÀ LA PREGHIERA e invita il re a mangiare e a bere, cioè a tornare alla vita di sempre, perché la siccità sta per finire. Chissà se la nostra preghiera è sempre piena di questa certezza e di questa fede!
2. Elia prega molto intensamente in una posizione insolita e aspetta la pioggia chiedendo al servo di scrutare il cielo. IL SIGNORE ASCOLTA LE NOSTRE PREGHIERE E LE ESAUDISCE SECONDO I SUOI TEMPI E I SUOI MODI. Infatti per sette volte il servo scruta il cielo e solo alla fine vede una nuvola.
3. Il nostro atteggiamento deve essere quello di GUARDARE CON OCCHI ATTENTI GLI ACCADIMENTI, SAPENDO COGLIERE LA PRESENZA DEL SIGNORE anche in una nuvola piccolina. E poi NON DOBBIAMO AVERE TIMORE NELL’ANNUNCIARE CIÒ CHE IL SIGNORE FA PER NOI, infatti Elia corre e arriva a Izreèl prima di Acab per annunciare la fine della siccità.
«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
"Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli". Con queste parole Gesù invita i suoi discepoli ad entrare nella pienezza della Legge e dei Profeti. È un imperativo che ognuno deve accogliere e fare suo. Gesù non si limita ad enunciare il principio del superamento, lasciando alla mente nostra, sempre fragile ed incerta, tracciare le linee maestre per operare quanto il Signore ci chiede. È Gesù stesso che ci mostra qual è la giustizia degli scribi e dei farisei e qual è il superamento che bisogna compiere. Ascoltiamolo!
---------------------------------------
Non uccidere è rovesciato in positivo: sii gentile. Purifica il tuo linguaggio verso l’altro, cioè purifica il tuo cuore. Non è vero che ci accontentiamo del negativo, di non aver fatto “nulla di male”?
In un’interessante riflessione pubblicata su Infocatolica Mons. Erik Varden propone un concetto di libertà molto diverso da quello a cui siamo abituati. Una «perfetta libertà» si raggiunge quando lasciamo che sia Dio ad agire in noi. Tutto il contrario di quello che ci insegna la nostra società secolarizzata che ci propone una vita improntata al libertinaggio, un approccio che Varden definisce «falso e noioso».
«Ricorda –il prelato – che Dio non ci chiede mai l’impossibile. Se ci invita a cercare la libertà perfetta, quella libertà ci è accessibile. Non dipende dalle condizioni esterne. Nasce da dentro di noi». La vita monastica è per Varden, scuola di libertà per eccellenza e non è rivolta solo ai religiosi. Si tratta, infatti di una “pedagogia” che possono vivere tutti, in qualunque stato di vita e che si compone di varie fasi.
Innanzitutto la presa di coscienza del reale. Bisogna accettare la propria vita e la propria storia così com’è: “Ciò che limita la mia libertà non è il reale, ma i miei sogni febbrili su come avrebbe dovuto essere il reale. Queste illusioni mi chiudono in me stesso (una tenebrosa prigione), mentre l’abbraccio del reale mi apre all’azione di Dio, Creatore del cielo e della terra, e quindi Signore sovrano di tutto ciò che è”.
La seconda fase mi porta a confidare che Dio può fare qualcosa di meraviglioso con questa realtà concreta. La sua provvidenza è infallibile. Può fare miracoli con qualsiasi cosa, anche la sofferenza e la malattia, anche il peccato, se diamo a Dio la libertà di agire. Dio può compiere miracoli in modo diretto e intervenire in maniera straordinaria nella nostra vita. «Ma questo non è il suo metodo preferito», «normalmente si comporta come il giardiniere o il contadino delle parabole evangeliche. Seminare, innaffiare e diserbare. Applicare un buon fertilizzante in quantità abbondanti. Un metodo che richiede da parte nostra la volontà di aspettare. Questo atteggiamento non è spontaneo per la maggior parte di noi, ammettiamolo. Il nostro desiderio di cambiamento immediato può essere prepotente.
Per questo, la terza fase del metodo è proprio la pazienza, «quella splendida virtù che, secondo san Benedetto, ci permetterà di scoprire dal di dentro il mistero pasquale e di verificare l’efficacia dei rimedi pasquali». Sottomettendoci a questa pedagogia, «conosceremo sempre più intimamente Gesù Cristo, la Verità che ci rende liberi».
Ecco il cuore del concetto di “libertà” per il cristiano: io sono libero se consento a Dio di agire nella mia vita e in me, prendo coscienza della realtà, confido in Dio e nella sua Provvidenza e soprattutto pratico la virtù della pazienza.