giovedì 10 luglio 2025

10.07.2025 - Gen 44,18-21.23-29; 45,1-5 - Mt 10,7-15 - Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dal libro della Gènesi - Gen 44,18-21.23-29; 45,1-5

In quei giorni, Giuda si fece innanzi e disse a Giuseppe: «Perdona, mio signore, sia permesso al tuo servo di far sentire una parola agli orecchi del mio signore; non si accenda la tua ira contro il tuo servo, perché uno come te è pari al faraone!
Il mio signore aveva interrogato i suoi servi: “Avete ancora un padre o un fratello?”. E noi avevamo risposto al mio signore: “Abbiamo un padre vecchio e un figlio ancora giovane natogli in vecchiaia, il fratello che aveva è morto ed egli è rimasto l’unico figlio di quella madre e suo padre lo ama”. Tu avevi detto ai tuoi servi: “Conducetelo qui da me, perché possa vederlo con i miei occhi. Se il vostro fratello minore non verrà qui con voi, non potrete più venire alla mia presenza”.
Fatto ritorno dal tuo servo, mio padre, gli riferimmo le parole del mio signore. E nostro padre disse: “Tornate ad acquistare per noi un po’ di viveri”. E noi rispondemmo: “Non possiamo ritornare laggiù: solo se verrà con noi il nostro fratello minore, andremo; non saremmo ammessi alla presenza di quell’uomo senza avere con noi il nostro fratello minore”. Allora il tuo servo, mio padre, ci disse: “Voi sapete che due figli mi aveva procreato mia moglie. Uno partì da me e dissi: certo è stato sbranato! Da allora non l’ho più visto. Se ora mi porterete via anche questo e gli capitasse una disgrazia, voi fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi”».
Allora Giuseppe non poté più trattenersi dinanzi a tutti i circostanti e gridò: «Fate uscire tutti dalla mia presenza!». Così non restò nessun altro presso di lui, mentre Giuseppe si faceva conoscere dai suoi fratelli. E proruppe in un grido di pianto. Gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone.
Giuseppe disse ai fratelli: «Io sono Giuseppe! È ancora vivo mio padre?». Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché sconvolti dalla sua presenza. Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me!». Si avvicinarono e disse loro: «Io sono Giuseppe, il vostro fratello, quello che voi avete venduto sulla via verso l’Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita».
1. Giuda parla del dolore di Giacobbe per la perdita di Giuseppe, e della sua convinzione che il padre non avrebbe sopportato di perdere anche il fratello di Giuseppe. Ora ognuno si fa carico del proprio fratello. C’è un prendersi cura…
2. VEDENDO QUANTO FOSSERO CAMBIATI I FRATELLI, GIUSEPPE mandò via tutti i suoi servi e SCOPPIÒ IN LACRIME, piangendo così forte da essere udito dalla casa del Faraone. Poi RIVELÒ LA SUA IDENTITÀ ai suoi fratelli. Giuseppe li rassicurò immediatamente, dicendo loro di non sentirsi in colpa per quello che gli avevano fatto, e dicendo che DIO LO AVEVA MANDATO IN EGITTO PER SALVARLI…
3. LA GENEROSITÀ DIVINA SI SERVE ANCHE DEL MALE PER IL BENE, ma non è facile riconoscerlo quando il male si è accanito contro di noi. E ancor meno facile è aiutare chi ci ha fatto del male, CAPIRE CHE DIO VUOL ASSOCIARCI ALLA SUA INFINITA BONTÀ DANDOCI LA POSSIBILITÀ DI PERDONARE E DI COMPIERE IL BENE A FAVORE DI CHI CI HA OFFESO. È veramente rivelazione divina. 

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Il Signore, per evidenziare che tutto è Grazia di Dio, consiglia agli apostoli di non confidare solo sulle sicurezze materiali. Inoltre non vanno valutati con parametri umani i risultati della missione.  Tutto è grazia (gratis).
Questo episodio evangelico riguarda anche noi, e non solo gli apostoli.
Un cristiano che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano. Il suo compito è di annunciare il Vangelo, poi per la conversione sarà Dio a toccare il cuore degli uomini con la sua Grazia.
E lo stile del cristiano è lo stile del missionario: uno stile povero di mezzi. Il Maestro ci vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che ci invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare. 

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Gesù spiega la missione dei Dodici, che siamo noi. E innanzitutto chiede che «Entrando nella casa, rivolgetele il saluto». Tutta la spiegazione è così, leggera e libera, invita alla dimenticanza di sé. Perché «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Chi può portare un giogo così leggero?

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CHI SEI DAVVERO, QUANDO TUTTO CROLLA?

CHI SEI DAVVERO, QUANDO TUTTO CROLLA?

Wojciech Modest Amaro, il più grande chef di Polonia, il primo a ricevere una stella Michelin, celebrato nei migliori programmi TV, amato dalle folle… eppure solo, vuoto, prigioniero di un successo che non gli dava la pace. Sì, aveva tutto: fama, denaro, prestigio. Ma la verità? Quella verità che nessuno vuole sentire? Gli mancava Dio. Gli mancava la pace vera. Lo disse chiaramente: «Appoggiavo la testa sul cuscino e provavo una sorta di mancanza di appagamento, di gioia, di felicità». E allora, che senso ha tutto questo correre? Che senso ha cucinare i piatti più costosi, avere il ristorante più quotato, se dentro sei morto?

 La verità è questa: puoi essere lo chef più famoso, l’artista più acclamato, l’imprenditore di successo… eppure fallire come essere umano. La fama non ti salva, il denaro non ti salva, il talento non ti salva. Solo Dio ti salva. E Amaro lo ha capito quando la vita lo ha schiacciato: quando sua moglie stava per morire, quando suo figlio era in pericolo, quando il successo non bastava più a tappare il vuoto. È lì che ha gridato: «Dio, mostrami cosa sia questa vita!». E Dio ha risposto. Gli ha parlato nella Messa, lo ha toccato nell’Eucaristia. Amaro è rinato, ma non come chef: come uomo, come sposo, come padre, come cristiano.

 E allora, tu, che leggi queste righe: quanti soldi ancora ti servono per capire che non bastano? Quante serate vuote in discoteca? Quanti like sotto le tue foto? Quante vittorie ancora devi collezionare prima di accorgerti che la tua anima è secca come una pianta non annaffiata da venticinque anni? È ora di svegliarsi! È ora di smettere di vivere per il successo e cominciare a vivere per l’eternità.

 Amaro ha avuto il coraggio di mollare tutto: ha venduto i suoi ristoranti, ha lasciato la carriera stellata, e si è trasferito in un villaggio sperduto, in una fattoria circondata dagli alberi. Una scelta folle per il mondo, ma logica per chi ha incontrato Dio. Ha costruito una cappella. Ha fondato una comunità. Ha aperto le porte a chi è in difficoltà. Oggi, il sabato, non cucina per i ricchi, ma prega con i poveri. Non serve menù stellati, ma offre pace e speranza. La sua azienda agricola non è solo biologica: è un rifugio per chi è perso, per chi cerca, per chi ha bisogno di riscoprire il senso della vita.

 Amaro oggi non ha bisogno di clamore: ha Dio, e Dio gli basta. Non ha bisogno di sventolare rosari in autostrada per farsi vedere, perché il suo cuore brucia già di fuoco vivo. Questo è il punto: la fede non è una religiosità da esibire, è una trasformazione interiore. È rinunciare al proprio ego, al perfezionismo malato, per lasciarsi amare e guidare da Dio. E sì, i miracoli accadono davvero: sua moglie guarita, le porte che si aprono, le vite che si trasformano. Ma tutto comincia da un atto di fede: «Tienimi per mano, Signore, anche se non capisco. Mi fido di Te».

 E tu? Continuerai a correre dietro a una carriera che ti svuota, o avrai il coraggio di fermarti e chiedere: «Signore, cosa vuoi che io faccia?». Wojciech Amaro ti sfida: vuoi vivere davvero, o solo sopravvivere? Vuoi cucinare piatti prelibati o gustare il Pane della Vita? Non è mai troppo tardi per cambiare: anche tu puoi passare da chef di successo a uomo salvato, da spettatore passivo a testimone di Dio.

Sta a te.

 

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mercoledì 9 luglio 2025

09.07.2025 - Gen 41,55-57; 42,5-7.17-24 - Mt 10,1-7 - Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele.

Dal libro della Gènesi - Gen 41,55-57;42,5-7.17-24

In quei giorni, tutta la terra d’Egitto cominciò a sentire la fame e il popolo gridò al faraone per avere il pane. Il faraone disse a tutti gli Egiziani: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». La carestia imperversava su tutta la terra. Allora Giuseppe aprì tutti i depositi in cui vi era grano e lo vendette agli Egiziani. La carestia si aggravava in Egitto, ma da ogni paese venivano in Egitto per acquistare grano da Giuseppe, perché la carestia infieriva su tutta la terra. Arrivarono i figli d’Israele per acquistare il grano, in mezzo ad altri che pure erano venuti, perché nella terra di Canaan c’era la carestia.
Giuseppe aveva autorità su quella terra e vendeva il grano a tutta la sua popolazione. Perciò i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra. Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece l’estraneo verso di loro e li tenne in carcere per tre giorni.
Il terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio! Se voi siete sinceri, uno di voi fratelli resti prigioniero nel vostro carcere e voi andate a portare il grano per la fame delle vostre case. Poi mi condurrete qui il vostro fratello più giovane. Così le vostre parole si dimostreranno vere e non morirete». Essi annuirono.
Si dissero allora l’un l’altro: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto con quale angoscia ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpiti quest’angoscia».
Ruben prese a dir loro: «Non vi avevo detto io: “Non peccate contro il ragazzo”? Ma non mi avete dato ascolto. Ecco, ora ci viene domandato conto del suo sangue». Non si accorgevano che Giuseppe li capiva, dato che tra lui e loro vi era l’interprete.
Allora egli andò in disparte e pianse.
1. Giuseppe venduto dai fratelli è chiamato dal faraone d’Egitto a guidare gli egiziani. Il tempo della CARESTIA AVEVA RAVVICINATO I FRATELLI CHE LA GELOSIA AVEVA DIVISO. Giuseppe ora è in una casa di abbondanza. Egli ha il pane, mentre la carestia umilia e distrugge.

2. Giuseppe vendeva il grano non solo agli egiziani, ma a tutti coloro che erano colpiti dalla fame. Questo SPIRITO DI SOLIDARIETÀ PERMETTE A GIUSEPPE non solo di sollevare dalla fame tanti affamati, ma anche DI RITROVARE I FRATELLI. Ed è la premessa anche per lui per ricostruire i legami spezzati. L’AMORE PER IL PROSSIMO AIUTA SEMPRE A SCOPRIRE DI NUOVO LA FRATERNITÀ.

3. Giuseppe non si rivela immediatamente ai fratelli. LA RICONCILIAZIONE NON È UN SEMPLICE SENTIMENTO DEL CUORE, RICHIEDE UN ITINERARIO DI CAMBIAMENTO DEL CUORE. Ed ecco allora Giuseppe che mette alla prova i fratelli. E li aiuta in questo modo a RIVIVERE la stessa situazione che aveva provocato la sofferenza, per LIBERARE IL LORO CUORE dalla pesantezza del peccato in modo che il loro CUORE SIA RIEMPITO DAL SUO AMORE.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

 

Gesù chiamò a sé dodici discepoli a cui dette il potere sui demoni per scacciarli e li inviò in primo luogo agli israeliti per annunciare loro che il regno dei cieli è vicino. 
I dodici Apostoli  hanno avuto la grazia di incontrare Gesù, hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi. L’incontro personale con il Signore, tempo di grazia e di salvezza, comporta la missione: «Strada facendo – li esorta Gesù – predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino». Incontro e missione non vanno separati.
Questo incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, che siamo suoi discepoli. Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli esclusi che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli Apostoli: annunciare il Regno di Dio, un Dio vicino...

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Ecco i magnifici dodici, con la missione di predicare «che il regno dei cieli è vicino». È il Vangelo, la bella notizia, affidata a chi lo tradirà (già viene detto), e gli altri lo hanno abbandonato e rinnegato. A chi assomigliano tanto tanto questi dodici?

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martedì 8 luglio 2025

08.07.2025 - Gen 32,23-33 - Mt 9,32-38 - La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.

Dal libro della Gènesi - Gen 32,23-33

In quei giorni, di notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi.
Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse.
Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuèl e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.
1. Tutta la nostra vita è come la lunga notte di Giacobbe. GIACOBBE LOTTA E PREGA NEL DESIDERIO E NELLA RICHIESTA DI UNA BENEDIZIONE DI DIO che non può essere strappata o vinta contando sulle nostre forze, ma deve essere RICEVUTA CON UMILTÀ da Lui, come DONO GRATUITO che permette, infine, di riconoscere il volto del Signore. E quando questo avviene, tutta la nostra realtà cambia, riceviamo un nome nuovo e la benedizione di Dio. 

2. Giacobbe, che RICEVE UN NOME NUOVO, DIVENTA ISRAELE, dà un NOME NUOVO ANCHE AL LUOGO in cui ha lottato con Dio, lo ha pregato; lo rinomina Penuel, che significa “Volto di Dio”. CON QUESTO NOME RICONOSCE QUEL LUOGO COLMO DELLA PRESENZA DEL SIGNORE, rende sacra quella terra imprimendovi quasi la memoria di quel misterioso incontro con Dio. 

3. COLUI CHE SI LASCIA BENEDIRE DA DIO, SI ABBANDONA A LUI, SI LASCIA TRASFORMARE DA LUI, rende benedetto il mondo. Che il Signore ci aiuti a combattere la buona battaglia della fede e a CHIEDERE, nella nostra preghiera, LA SUA BENEDIZIONE, PERCHÉ CI RINNOVI NELL’ATTESA DI VEDERE IL SUO VOLTO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,32-38
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

 

Gesù guarisce, ma non guarisce semplicemente la paralisi, guarisce tutto, perdona i peccati. Fa nascere di nuovo, diciamo così. Una guarigione fisica e spirituale, tutto insieme, frutto di un incontro personale e sociale.
E allora ci chiediamo: in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, oggi? Come discepoli del Signore Gesù, che è medico delle anime e dei corpi, siamo chiamati a continuare «la sua opera di guarigione e di salvezza» in senso fisico, sociale e spirituale.

 

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SIAMO DAVVERO PIÙ CONNESSI O SEMPRE PIÙ SOLI?

SIAMO DAVVERO PIÙ CONNESSI O SEMPRE PIÙ SOLI?

Viviamo un tempo curioso, un paradosso che ci lascia spiazzati. Siamo “sempre” connessi, “sempre” online, “sempre” aggiornati… eppure, soli. Sì, incredibilmente soli. Basta guardarsi intorno: giovani che scivolano tra una storia su Instagram e un TikTok, anziani che passano le giornate davanti alla televisione o fissando il telefono, adulti che rispondono a email e messaggi fino a notte fonda, ma che non hanno nessuno con cui fare una vera chiacchierata davanti a un caffè. La solitudine dilaga, invisibile e subdola, come un veleno lento. E non è solo un’impressione: i dati parlano chiaro. Secondo uno studio di Meta-Gallup, una persona su quattro nel mondo si sente sola, e non stiamo parlando di un fastidio passeggero: stiamo parlando di oltre un miliardo di esseri umani intrappolati nella loro solitudine, pur vivendo in un’epoca di iperconnessione.

 E allora, a cosa serve tutto questo? A cosa servono le migliaia di "amici" sui social, i like, le reazioni, i cuoricini, se poi ci sentiamo vuoti dentro? Le piattaforme ci promettono di avvicinarci, ma in realtà ci vendono solo una parvenza di connessione. Scrolliamo, leggiamo, commentiamo, ma alla fine rimaniamo soli, in stanze silenziose, con il cuore spento e il cervello bombardato da stimoli inutili. Non siamo più in grado di sostenere una conversazione vera, profonda, quella in cui si guarda negli occhi e si sente la voce tremare. Preferiamo il messaggio veloce, l’audio rapido, il commento superficiale. Ma questa non è relazione, questa è anestesia. È come ingoiare zucchero per placare la fame: momentaneamente ti senti meglio, ma alla lunga ti svuota. I social sono finestre sul mondo, sì, ma spesso sono anche muri invisibili che ci separano dalla vita vera, dalle emozioni autentiche. Guardiamo le vite perfette degli altri e ci sentiamo piccoli, inadeguati, fuori posto. Invece di avvicinarci, ci confrontiamo, ci giudichiamo, ci isoliamo. Siamo come navi ancorate al porto: sicure, ma ferme, spente, immobili.

 E il rapporto con Dio? Anche lì, il paradosso è evidente. Ci lamentiamo di non avere tempo per pregare, per fermarci, per ascoltare. Ma quanto tempo perdiamo scrollando su TikTok o leggendo gossip su Instagram? La solitudine non è solo sociale, è anche spirituale. Abbiamo dimenticato il gusto di dire un "grazie" semplice a Dio, di raccontargli la nostra giornata, di lasciargli spazio nel nostro cuore. La verità è che ci stiamo spegnendo dentro, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, fino a diventare vuoti. Abbiamo bisogno di tornare a Lui, di tornare a quella preghiera che non è una formula magica, ma un respiro di vita. Abbiamo bisogno di riscoprire che la fede non è un’aggiunta opzionale, è linfa per l’anima, è ossigeno per il cuore.

 E l’intelligenza artificiale? Certo, può essere un aiuto, può offrirci strumenti utili, può persino “ascoltarci” quando non c’è nessuno. Ma non facciamoci illusioni: non potrà mai sostituire una vera relazione, non potrà mai amarci davvero, non potrà mai guardarci negli occhi e capire cosa stiamo provando. L’intelligenza artificiale non ti abbraccia quando piangi, non ti sorride quando sbagli, non ti perdona quando ferisci. È solo una simulazione, e chi si rifugia lì rischia di rimanere intrappolato in un’illusione che diventa una prigione.

 Allora, cosa fare? Spegni lo schermo. Alza lo sguardo. Prendi un caffè con un amico, fai una passeggiata con tua madre, scrivi una lettera a qualcuno che ami. E quando ti senti solo, davvero solo, non cercare di riempire il vuoto con uno scroll infinito: vai davanti al Tabernacolo, anche solo per dire “Eccomi”. Parla a Dio come a un amico: Lui ti ascolta sempre. Ricorda: non è la tecnologia il nemico, ma l’uso che ne facciamo. Non lasciarti rubare il cuore. Non permettere che il mondo ti spenga. Resta vivo. Rimani umano. E torna a vivere davvero.

 

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lunedì 7 luglio 2025

07.07.2025 - Gen 28,10-22 - Mt 9,18-26 - Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.

Dal libro della Gènesi - Gen 28,10-22

In quei giorni, Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato. La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra. Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto».
Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo».
La mattina Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio».
1. L’INCONTRO TRA GIACOBBE E DIO avviene in un luogo sconosciuto a Giacobbe, in un momento di abbandono, di vulnerabilità, mentre dorme. DIO DETIENE L’INIZIATIVA. La sua condizione è quella del fuggiasco, di colui che prova il terrore dell’essere bandito, senza garanzie…
2. Giacobbe ha preso una pietra, se l'è posta come appoggio sotto la testa: è una pietra. Ma IN QUESTA PIETRA C'È LA PRESENZA DI DIO e Giacobbe al suo risveglio lo riconosce: "Certo il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo". C'ERA LA POSSIBILITÀ DI UNA RELAZIONE FRA IL CIELO E LA TERRA (vedi la scala e gli angeli). Quella non era una comune pietra, ma il LUOGO DELLA PRESENZA DI DIO. Quante volte noi vediamo soltanto "pietre"…
3. L’elemento straordinario sta nel fatto che DIO SI LEGA A QUESTO FUGGIASCO SLEALE E BUGIARDO. La trasformazione di Giacobbe ha infatti luogo durante il sonno. E DA QUESTO INCONTRO GIACOBBE, questa non-persona (perché esule, emarginata e atterrita) SARÀ TRASFORMATA IN UNA PERSONA CRUCIALE PER LA PROMESSA.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,18-26
In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

 

Gesù mentre risponde a una richiesta di guarigione, viene intercettato da una donna che gli tocca il lembo del mantello. La donna è salvata per la sua fede dalla forza divina. Ed è la stessa forza divina che richiama alla vita la fanciulla defunta. Si tratta di segni che annunciano un bene più grande e intero: la guarigione e la salvezza totale dell'uomo.
Possiamo fidarci di Dio, Lui è la fonte della nostra salvezza! E se anche siamo caduti così in basso, c'è sempre la speranza di sentire quella voce tenera e forte di Gesù che ci raggiunge: «Io ti dico: alzati!». E’ bello sentire quella parola di Gesù rivolta a ognuno di noi: “Io ti dico: alzati! Vai. Alzati, coraggio, alzati!“.

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«Vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà» gli dice quello; e Gesù si alza ed esegue. Nel Vangelo spesso funziona così: Gesù chiede di seguirlo ma è anche il primo a farlo. E noi?

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domenica 6 luglio 2025

Is 66,10-14 - Gal 6,14-18 - Lc 10,1-12.17-20 - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 6 Luglio 2025
Dal libro del profeta Isaia - Is 66,10-14

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete
al petto della sua gloria.
Perché così dice il Signore:
«Ecco, io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la pace;
come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio,
e sulle ginocchia sarete accarezzati.
Come una madre consola un figlio,
così io vi consolerò;
a Gerusalemme sarete consolati.
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

1. L’invito alla gioia CELEBRA L’INTERVENTO DEL SIGNORE per la città di Gerusalemme CHE PORTA LA PACE. La gioia che il Signore genera è la gioia di un bambino che si ABBANDONA all’abbraccio materno e RICEVE SUBITO quanto è necessario per il suo bisogno.

2. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò promette il Signore.  VOI LO VEDRETE E GIOIRÀ IL VOSTRO CUORE. Voi sarete CONSOLATI DALLA PRESENZA DEL SIGNORE. Il Signore vi consola e voi POTETE TROVARE LA FORZA DI VIVERE perché siete accolti benevolmente. 

3. Questo invito alla gioia sollecita anche l’esperienza che abbiamo vissuto nell’abbraccio materno della Chiesa, quando abbiamo ricevuto consolazione e perdono, la grazia di Dio nei sacramenti. Occorre SCEGLIERE DI APPARTENERE A GERUSALEMME PER CONDIVIDERE LA SUA GIOIA.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati - Gal 6,14-18

Fratelli, quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

1. Paolo viene a sapere che i Gàlati (dietro suggerimento di anonimi predicatori) vogliono FARSI CIRCONCIDERE E ADERIRE ALLE USANZE DELLA LEGGE MOSAICA. Questo significa non solo fare un passo indietro, ma TRADIRE IL VANGELO, la sua forza di Legge nuova, LEGGE CHE COINVOLGE LA LIBERTÀ E L'INTELLIGENZA DELL'UOMO.
2. IL VANTO DI PAOLO È LA CROCE DEL SIGNORE e non certo le glorie del mondo. Davanti al mistero della croce e risurrezione di Cristo, la circoncisione perde di importanza. Il VANGELO OFFRE A TUTTI LA POSSIBILITÀ DI UNA VITA NUOVA. È una nuova creazione.
3. Lui stesso HA GIÀ LA SUA PARTE DI SOFFERENZE DA PORTARE PER AMORE DI CRISTO. II segno fisico che porta sono le stigmate, cioè LA PARTECIPAZIONE ALLE SOFFERENZE DI CRISTO. È un "SEGNO DISTINTIVO" di ogni cristiano…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,1-12.17-20
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
1. GESÙ non si trattiene addosso il drappello dei discepoli ma LI MANDA ‘NELLE PERIFERIE’ A GIOCARSI IL PRIMO ANNUNCIO. La messe è ABBONDANTE, ma sono POCHI gli operai! PREGATE... MANDA TE OGGI CHE STAI LEGGENDO...

2. PREGATE!: LA PREGHIERA FA VINCERE LA PIGRIZIA E SOSTIENE LA MISSIONE. I discepoli, liberi da ogni bene e ricchi soltanto dell’annuncio di Cristo, operano GRANDI PRODIGI: non se l’aspettavano proprio. ANCHE TU PREGA E LAVORA PER PORTARE LA PACE (GESÙ)...

3. Quando ritornano dalla missione e raccontano le COSE GRANDI che hanno potuto compiere NEL SUO NOME, Gesù ribalta la questione. NON sono i risultati che contano MA IL BENE FATTO A NOI STESSI: da oggi i nostri nomi sono scritti nel cuore di Dio... SIAMO NEL CUORE DI DIO...

BUONA DOMENICA...

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 NUOVA CREATURA

Per essere nuova creatura bisogna ACCOGLIERE il Signore Gesù e lasciarsi trasformare, lasciarsi abbracciare da lui, lasciarci consolare, lasciarci guidare, lasciarsi invadere dalla sua pace... Allora siamo nuova creatura allora c'è pace, misericordia su di noi. Abbiamo ricevuto misericordia, siamo stati amati in un modo straordinario e la croce lo dimostra. Questa è la forza del cristiano, questa è la nostra consolazione, questa è la gioia della nostra vita, e noi vogliamo annunciare ad altri che il regno di Dio è vicino.

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LECTIO DIVINA - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

OMELIA - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


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