IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 10,1-10
Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù usa un’immagine concreta: non tutte le guide sono affidabili. C’è chi entra “da un’altra parte”, chi usa le persone, chi promette e poi svuota. E poi c’è Lui: il pastore che chiama per nome e cammina davanti.Il punto decisivo è questo: le pecore riconoscono la sua voce. Non perché siano più intelligenti, ma perché hanno imparato a fidarsi.
Una storia vera che illumina questo Vangelo è quella di Francesco Acerbi. Nel pieno della carriera, dopo il successo, cade in un periodo buio fatto di eccessi e smarrimento. Poi arriva la malattia: un tumore che lo costringe a fermarsi.
In mezzo a mille “voci” – successo, pressione, fuga, paura – Acerbi ha raccontato di aver dovuto fare i conti con sé stesso. Di distinguere ciò che lo stava distruggendo da ciò che poteva salvarlo. Non è stato immediato. Ma quel passaggio lo ha portato a cambiare vita, a ritrovare equilibrio, senso, direzione.
Come nel Vangelo: non tutte le voci portano vita. Alcune promettono tanto e poi “rubano, uccidono, distruggono”. Altre, più silenziose, chiedono fiducia ma conducono alla vita vera.
Gesù non si presenta come uno tra tanti: dice “Io sono la porta”. Non una scorciatoia, ma un passaggio necessario. Non impone, ma invita. Non trascina, ma chiama per nome.
E la domanda resta: quale voce stai seguendo?
Per noi oggi
1. Non tutto ciò che ti attrae ti fa vivere: alcune voci ti stanno consumando lentamente.
2. Se non riconosci più la voce giusta, forse è perché ascolti troppo rumore.
3. La libertà non è scegliere tutto, ma scegliere chi seguire.
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