martedì 14 aprile 2026

SE VUOI, PUOI GUARIRMI: IO CONFIDO IN TE.

SE VUOI, PUOI GUARIRMI: IO CONFIDO IN TE.

Marita Reaidi ha sei anni e una fede che sorprende gli adulti. Nata prematura di sei mesi, resta a lungo in incubatrice e riceve il Battesimo a pochi mesi di vita. Dopo un’infanzia serena, a due anni e tre mesi arriva la diagnosi: tumore al fegato. Subisce un intervento importante che sembra risolvere tutto, ma il cancro ritorna.

Inizia così un percorso fatto di chemioterapia dolorosa, vomito, perdita del gusto e dei capelli. Eppure, nelle sue parole non c’è rabbia contro Dio. C’è fiducia. Prima di iniziare una nuova terapia chiede di poter fare la Prima Comunione in anticipo: «Voglio ricevere questa benedizione prima di cominciare, perché amo Gesù con tutto il cuore».

Marita racconta la malattia con semplicità disarmante. Dice di voler guarire “se Dio vuole”. Parla del suo medico con gratitudine, perché le infonde fiducia. Racconta anche il dolore per le prese in giro dei compagni quando perde i capelli. La madre decide di rasarsi per assomigliarle e darle forza. Marita soffre, a volte si lamenta, ma poi chiede perdono a Gesù.

Non ha mai chiesto “perché a me?”. Dopo l’operazione ha detto a Gesù: «Sono con Te nel tuo dolore». Stringe la croce quando soffre e ripete: «Gesù, confido in Te». La sua fede è concreta, nutrita dalle guarigioni raccontate nella Bibbia e dall’Eucaristia, che sente come unione reale con il corpo e il sangue di Cristo.

Ama Santa Rita e avrebbe voluto indossare una corona di spine come lei, ma quando la madre le spiega che farebbe troppo male, decide di offrire il dolore della terapia. Racconta di aver sognato Antonio il Grande che le toccava lo stomaco promettendole la guarigione. Il sogno diventa per lei segno di speranza.

Il suo atteggiamento non è rassegnazione ma fiducia: «Non do la colpa a Gesù, ma gli dico: confido in Te. Se vuoi, puoi guarirmi». Nel cuore di una bambina convivono sofferenza reale, desiderio di vivere, amore per l’Italia come paese dei sogni e una serenità che nasce dall’abbandono a Dio.

La sua testimonianza non elimina il dolore, ma lo trasfigura. Non nega la paura, ma la attraversa con fede. In lei la fragilità diventa forza e la malattia diventa luogo di incontro con Cristo.

 

PER NOI OGGI

1.     Una bambina non accusa Dio, noi sì. Perché? Davanti alle prove spesso pretendiamo spiegazioni. Marita invece sceglie la fiducia. Forse la fede non è capire tutto, ma affidarsi.

2.     Il dolore può chiuderci o aprirci. Lei lo offre, lo unisce a quello di Cristo. Noi lo sprechiamo nella lamentela o lo trasformiamo in amore?

3.     La vera forza non è negare la fragilità. È stringere la croce e dire: “Confido in Te”. La fede non toglie la terapia, ma cambia il cuore con cui la si vive.

 

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