GIUSEPPE
BENEDETTO COTTOLENGO
Giuseppe Benedetto Cottolengo è una di quelle figure che dimostrano come la santità non nasca da grandi progetti umani, ma da un cuore che si lascia guidare da Dio. La sua vita cambia davanti alla sofferenza concreta di una famiglia povera e abbandonata, e lì comprende che non basta pregare: bisogna fare qualcosa. Da quel momento non si tira più indietro e diventa strumento della Divina Provvidenza.
Non era un uomo potente, non era un grande politico o un ricco benefattore. Era un sacerdote che si definiva “un buono a nulla”, ma proprio per questo Dio ha potuto fare grandi cose attraverso di lui. Il Cottolengo non ha fondato semplicemente un ospedale, ma una città della carità. Un luogo dove ognuno aveva un compito: chi pregava, chi lavorava, chi serviva, chi curava. Aveva capito che la carità non è assistenzialismo, ma famiglia.
Nella Piccola Casa della Divina Provvidenza nessuno era inutile, nemmeno il malato. Questa è una rivoluzione enorme anche per oggi. La sua opera non si basava sui soldi, ma sulla fiducia totale nella Provvidenza. Eppure i conti tornavano sempre.
Non perché i miracoli cadano dal cielo, ma perché quando un’opera è di Dio, Dio la sostiene. Il Cottolengo non chiedeva a Dio spiegazioni, ma chiedeva cosa doveva fare. Questa è la vera fede: non capire tutto, ma fidarsi. La sua forza non era l’organizzazione, ma la preghiera. Per questo volle monasteri contemplativi: il cuore dell’opera doveva essere la preghiera, non l’efficienza. Oggi invece pensiamo che tutto dipenda da strategie e capacità.
Il Cottolengo ci direbbe che senza Dio le opere nascono e muoiono, con Dio
invece continuano. Si definiva “manovale della Divina Provvidenza”, cioè uno che porta mattoni,
non uno che firma progetti. E forse è proprio questo il segreto della sua santità: non sentirsi
protagonista, ma strumento.
Morì invocando misericordia, come un povero davanti a Dio.
E la sua vita fu davvero, come scrissero, “un’intensa giornata d’amore”.
Per noi oggi:
1.
Oggi
ci fidiamo delle nostre capacità, ma ci fidiamo ancora della Provvidenza o
vogliamo controllare tutto noi?
2.
Nella
nostra vita siamo protagonisti o strumenti? Perché Dio usa gli strumenti, non i
protagonisti.
3.
Davanti
alla sofferenza del mondo ci limitiamo a commentare e discutere, o come il
Cottolengo diciamo: “Bisogna fare qualcosa”?
Bra, Cuneo, 3 maggio 1786 – Chieri, Torino, 30 aprile 1842
NELLO STESSO GIORNO:
SAN PIO V (ANTONIO GHISLIERI) PAPA
Bosco Marengo, Alessandria, 27 gennaio 1504 - Roma, 1 maggio 1572
San Pio V, papa dal 17/01/1566 al 01/05/1572, che, elevato dall’Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesistica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore.
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