giovedì 30 aprile 2026

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 14,1-12

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Gv 14,1-12 

Qualche anno fa, un uomo entrava in chiesa ogni sera senza dire una parola; si sedeva in fondo, in silenzio, guardava il crocifisso e poi usciva, senza gesti particolari, senza formule, senza nemmeno inginocchiarsi.

 Questo comportamento, ripetuto giorno dopo giorno, finì per attirare l’attenzione del parroco, che, incuriosito da quella presenza così discreta ma costante, decise di fermarlo e di chiedergli il motivo di quella visita così essenziale, quasi spoglia di ogni forma tradizionale di preghiera.

 L’uomo, con semplicità disarmante, rispose che non sapeva pregare, ma che sapeva guardarlo, e che, in quel silenzio, sentiva che anche Lui lo guardava. In quelle poche parole, povere ma autentiche, si rivelava qualcosa di profondo: non si trattava di una tecnica né di una devozione appresa, ma di una relazione viva, di un incontro che non aveva bisogno di molte spiegazioni.

 Col tempo, infatti, quell’uomo iniziò a cambiare, non in modo spettacolare o immediato, ma lentamente e concretamente; ricominciò a parlare con la propria famiglia, trovò il coraggio di affrontare ferite aperte, di chiedere perdono e di perdonare, di rimettere insieme pezzi di vita che sembravano ormai perduti.

Pur non risolvendo tutti i suoi problemi, scoprì dentro di sé una direzione nuova, una via che non era fatta di idee ma di presenza, non di concetti ma di relazione.

 Ed è proprio questo il cuore del Vangelo di oggi: non ci offre una mappa dettagliata né una serie di istruzioni da seguire, ma ci invita a riconoscere che la strada è una persona. Gesù non dice “vi mostro la via”, ma “Io sono la via”, e questa affermazione cambia radicalmente il modo di intendere la fede, che non è più un insieme di risposte da possedere, ma un cammino da vivere insieme a Lui.

 Non è il sapere esattamente dove andare, ma il fidarsi di chi cammina con noi, anche quando il percorso resta incerto, anche quando il cuore è turbato, anche quando non abbiamo tutte le risposte, perché ciò che davvero trasforma la vita non è avere tutto chiaro, ma non essere più soli nel cammino.

 

Per noi oggi:

1. Forse il nostro cuore è turbato perché vogliamo certezze invece di fiducia. Ma Dio non si dimostra: si incontra, oppure resta “nessuno”.

2. Diciamo di cercare Dio, ma spesso evitiamo le sue vie concrete: perdono, servizio, dono. Vogliamo il Padre… senza passare da Cristo.

3. Crediamo poco alle parole di Gesù perché non rischiamo abbastanza nella vita. Chi non osa amare, non vedrà mai “opere più grandi”.

 

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