La sensibilità e l’attenzione di Papa Bergoglio per le terribili conseguenze personali e naturali delle armi di distruzione di massa, sia nucleari che chimiche, non sono nuove. Durante il viaggio apostolico in Giappone, nel suo discorso presso il Memoriale della pace a Hiroshima (24 novembre 2019), il Santo Padre ha detto: «In un’unica supplica, aperta a Dio e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, a nome di tutte le vittime dei bombardamenti, degli esperimenti atomici e di tutti i conflitti, dal cuore eleviamo insieme un grido: Mai più la guerra, mai più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza!».
A Buenos Aires nel 2009, in una fredda e piovosa giornata di primavera, si svolse un commovente incontro tra l’allora cardinale arcivescovo Jorge Mario Bergoglio e Kim Phúc, la bambina della foto, tristemente famosa, che correva nuda per strada, con il corpo bruciato dal napalm lanciato durante un bombardamento in Vietnam nel 1972. L’incontro avvenne nell’ambito di un raduno della Creces, nel mitico stadio Luna Park, di fronte a settemila persone. Il cardinale Bergoglio pronunciò dopo aver ascoltato la testimonianza di conversione e di perdono di Kim Phúc: «Che cosa ha permesso a Kim di compiere tutto quel cammino di purificazione?È stato scoprire il Gesù che è vivo. Purifichiamo la nostra memoria. Torniamo alla Galilea del primo incontro. Lui è vivo e se è vivo è capace di cambiare la vita».
La bambina di 9 anni di quella foto vincitrice del premio Pulitzer ne aveva 46 quando ha narrato ai commossi partecipanti a quell’incontro la sua storia e il suo pellegrinaggio di dolore e di perdono dal villaggio di Trang Bàng, a mezz’ora da Saigon, fino a quel momento. Nello scenario silenzioso dello stadio Luna Park, Kim Phúc ha raccontato la sua esperienza quando nel 1988 incontrò il pilota nordamericano che aveva ordinato il bombardamento: «Ho imparato a perdonare i miei nemici. Conoscevo il perdono, ma quel giorno ho sperimentato la riconciliazione».
Nel suo breve discorso ha poi aggiunto: «A volte nella nostra vita può accadere qualcosa di terribile che può aiutarci a essere più forti, anche se fa soffrire tanto. Il napalm è un dolore inimmaginabile. Ho trascorso sedici mesi in ospedale e ho subito diciassette interventi. Sono stata molte volte sul punto di morire. Ero sola e isolata. In qualche modo ho trovato la forza e sono sopravvissuta. Un giorno, guardando il cielo, ho chiesto: “Dio, sei vero?”. Per favore, aiutami. E Dio ha ascoltato la mia preghiera.
Oggi ho tante cicatrici e dolori, ma il mio cuore è pulito. Così ho capito il valore del dolore, della mia sofferenza: potevo aiutare gli altri. Ho cominciato ad aiutare i bambini vittime nel mondo della guerra, con la sua violenza e la sua mancanza di amore. La bambina che sono stata è pronta a dare nuove speranze. Avendo conosciuto la guerra, ho potuto capire il valore della pace. Avendo vissuto il dolore, ora conosco l’amore. Avendo vissuto la povertà e il non avere nulla, ora capisco il valore di avere tutto. Avendo vissuto nella paura, ora capisco il valore della fede e del perdono. Mi sono resa conto che non potevo scappare dalla foto, ma potevo adoperarla per la pace. La bambina non corre più, vola».
Sono trascorsi undici anni da quell’incontro. Gli organizzatori dell'incontro chiesero al cardinale Bergoglio di pregare per lei. Prima di farlo, rivolgendosi a tutti, l’arcivescovo di Buenos Aires disse: «È un esempio vivo di come un cristiano sa perdonare e sa riconciliarsi».
Un giorno, un ragazzo povero, Atwood Howard Kelly, che vendeva merci di porta in porta per pagarsi gli studi universitari, si ritrovò con soli dieci centesimi in tasca... e aveva molta fame! Decise quindi che alla prossima famiglia visitata, avrebbe chiesto del cibo. Ma gli aprì la porta una affascinante signora che lo turbò a tal punto che, confuso, non seppe chiedere altro che un bicchiere di acqua, anziché del cibo.
La donna si accorse che il ragazzo era affamato, ed invece di acqua, gli portò un grosso bicchiere di latte. Il ragazzo lo bevve lentamente, e poi chiese alla signora: “Quanto le devo?”. “Non mi devi niente - rispose - mia madre mi ha insegnato a non pretendere nulla per quello che si dona per amore, ai fratelli”. “Allora, la ringrazio di cuore...!”. Quando Howard Kelly uscì da quella casa, non solo si sentì più forte fisicamente, ma sentì anche che era cresciuta in lui la fiducia negli uomini e la fede in Dio.
Molti anni dopo, quella donna si ammalò gravemente. I dottori locali erano confusi sul suo caso e non sapevano trovare rimedio alla sua malattia. Decisero di inviarla nell'ospedale della capitale e chiamarono il famoso Dottor Howard Atwood Kelly per un consulto urgente. Quando questi sentì il nome del paese da cui proveniva la paziente, una strana luce riempì i suoi occhi. Salì immediatamente nella stanza della paziente, e riconobbe l'anziana signora. Il suo cuore sussultò di commozione. Era deciso a fare qualsiasi cosa pur di salvarle la vita.
Da quel momento tutte le sue premure erano per l'ammalata, e le sue giornate erano tutte per trovare rimedio a quella terribile malattia che stava per uccidere la signora. Dopo una lunga lotta, la paziente, vinse la battaglia! Era completamente guarita!
Quando la paziente fu definitivamente fuori pericolo e guarita completamente, il Dottor Kelly chiese all'ufficio amministrativo dell'ospedale che inviasse la fattura totale delle spese a lui, per il visto. Quando l’ebbe in mano, la firmò approvandola, e scrisse, in calce alla stessa, una annotazione. La fece così recapitare nella stanza della paziente: “Pagata completamente molti anni fa... con un bicchiere di latte”! Dottor Howard Kelly.
La carità fa sempre grandi cose nella semplicità. La "via" della perfezione consiste nella carità - agape - cioè nell'amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo". L'Apostolo delle Genti ci ricorda che "la carità è il dono 'più grande', che dà valore a tutti gli altri, eppure 'non si vanta, non si gonfia d'orgoglio', anzi, 'si rallegra della verità' e del bene altrui".
"Chi ama veramente 'non cerca il proprio interesse', 'non tiene conto del male ricevuto', 'tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta'. Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l'unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui".
L'amore è, per così dire, lo 'stile' di Dio e dell'uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all'amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo".
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
1. GLI APOSTOLI MANGIARONO CON IL CRISTO RISORTO IN QUEI QUARANTA GIORNI. Durante uno di questi appuntamenti Gesù Risorto diede loro delle indicazioni. Ciò avviene nella nostra messa: NOI MANGIAMO COL RISORTO DURANTE IL QUALE, IL RISORTO, PARLA E COMUNICA IL SUO MESSAGGIO.
2. Gesù chiede di rimanere in Gerusalemme e di ATTENDERE LA PROMESSA DEL PADRE: “l'immersione nello Spirito Santo”. Gli apostoli non capiscono. Non sta a voi dice Gesù ai discepoli conoscere i tempi e i momenti, RICEVERETE UN DONO CHE DIVENTERÀ UN IMPEGNO DI RENDERE TESTIMONIANZA fino agli estremi confini della terra: LO SPIRITO SANTO.
3. E mentre i discepoli guardavano, Gesù FU ELEVATO IN ALTO e una nube lo sottrasse ai loro occhi. I discepoli restano a bocca aperta. Due uomini in bianche vesti ammoniscono i discepoli: non perdete tempo in elucubrazioni strane, in interpretazioni varie MA IMPEGNATEVI NELL’OGGI PER QUELLO CHE È IL COMPITO DELLA CHIESA: LA TESTIMONIANZA…
---------------------------------------
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - Ef 4,1-13
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
1. Paolo esorta i fratelli a COMPORTARSI IN MANIERA DEGNA DELLA CHIAMATA CHE HANNO RICEVUTO, con umiltà, dolcezza, magnanimità, sopportatevi a vicenda, viva in voi la pace. CRISTO ASCESO AL CIELO FA DI NOI UN SOLO CORPO, esiste un solo Padre nei cieli, una sola fede, un solo Spirito, un solo battesimo attraverso cui diventiamo credenti.
2. Citando il salmo 67 in cui ritorna il verbo ascendere si dice che il Signore asceso in alto ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Cristo è salito al cielo ha portato con sé i prigionieri, cioè HA LIBERATO L'UMANITÀ E HA DISTRIBUITO DALL'ALTO DONI AGLI UOMINI: i Carismi che sono i doni dello Spirito.
3. COLUI CHE È SALITO NON SI È ALLONTANATO, HA PRESO IL POTERE, ED È ENTRATO NELLA VITA DEI SUOI DISCEPOLI COLMANDOLI DI DONI affinché possiamo giungere TUTTI alla conoscenza del Figlio di Dio, Gesù Cristo.
----------------------------------------------
+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,15-20
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
1. “L’Ascensione NON indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che EGLI È VIVO IN MEZZO A NOI IN MODO NUOVO; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione; ORA È NELLA SIGNORIA DI DIO, PRESENTE IN OGNI SPAZIO E TEMPO, VICINO AD OGNUNO DI NOI” LUI È CON NOI TUTTI I GIORNI, SEMPRE E DOVUNQUE, FINO ALLA FINE DEL MONDO... NON SIAMO SOLI...
2. Anche noi POSSIAMO SALIRE IN ALTO, MA SOLO SE RIMANIAMO LEGATI A GESÙ. Se AFFIDIAMO a Lui la nostra vita, se ci LASCIAMO GUIDARE da Lui, siamo CERTI di essere in mani sicure, in mano del nostro Salvatore. RINNOVIAMO LA NOSTRA FEDE…
3. Lui ci dice: "ANDATE IN TUTTO IL MONDO E PROCLAMATE IL VANGELO A OGNI CREATURA", essi partirono e predicarono dappertutto, mentre IL SIGNORE AGIVA INSIEME CON LORO E CONFERMAVA LA PAROLA CON I SEGNI che la accompagnavano" in parole povere ci dice: TU ANNUNCIA LA PAROLA E VEDI COSA ACCADE: IL PRODIGIO (il mondo nuovo). QUESTO È IL NOSTRO IMPEGNO IN UFFICIO, IN CASA, A SCUOLA...
BUONA DOMENICA…
------------------------------------------------
TESTIMONI
«Andate in tutto il mondo a proclamare il Vangelo ad ogni creatura». Questo non lo si può fare con una vita cristiana spenta e abitudinaria. Preghiamo il Signore che ci doni la grazia di essere testimoni vivi e attraenti, capaci di attirare anche quelli che non credono, con la bellezza e la freschezza della nostra fede. Diventiamo «commenti viventi del Vangelo» non con le parole, ma con una testimonianza esaltante!
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11-19
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».
1. È DI GRANDE CONFORTO SAPERE CHE GESÙ HA PREGATO E PREGA PER NOI. Egli presenta al Padre la situazione in cui i discepoli verranno a trovarsi, PORTATORI DELLA BUONA NOTIZIA in un mondo incredulo e ostile. LA NOSTRA REALTÀ…
2. GESÙ DOMANDA PER I DISCEPOLI E PER NOI LA CUSTODIA DEL PADRE, perché ci tenga nella sua comunione per essere una cosa sola, come nella Trinità. L’UNITÀ DEVE ESSERE COSTITUITA ATTORNO AL NOME DI DIO, QUESTA È LA NOSTRA FORZA…
3. I DISCEPOLI SONO E SARANNO CONSACRATI ALLA MISSIONE EVANGELIZZATRICE, CONSACRATI NELLA VERITÀ, dedicati secondo l’esempio di Gesù nell’accogliere la Parola seminata e realizzarla nel dono di sé, nell’Amore. La loro, LA NOSTRA missione è la missione stessa di Gesù. Vieni SPIRITO SANTO…
Céline Lachaume è una Instagrammer, imprenditrice e madre di quattro figli, con oltre 32.000 follower. Condivide la sua vita quotidiana attraverso la piattaforma, mostrando non solo la sua facciata "girl" e "fashion", ma anche un messaggio autentico e potente sulla vita sotto lo sguardo di Dio.
Céline vive a Marsiglia con suo marito e con quattro figli. È ultra sportiva, e gestisce un lavoro da remoto come responsabile marketing per una casa editrice. Nonostante le regolari assenze del marito a causa del lavoro, cercano di trovare momenti di qualità insieme. Il dialogo è fondamentale per loro, e trovano il tempo per uscire e stare insieme quando è possibile. Céline ama la vita e ama vivere con gioia condividendo apertamente le sfide e le gioie della vita con una famiglia numerosa.
Una sfida che ha voluto condividere è stata quella di correre la maratona di Parigi in onore a un'amica di 34 anni deceduta col cancro. Racconta che il sacerdote Padre Martial arrivò appena in tempo per darle gli oli santi, e Camille morì nella consolazione dello Spirito. "Mi rallegrò sapere che Dio era lì in quel momento".
Nel suo racconto su Instagram, oltre a mostrare la sua vita quotidiana, Céline testimonia la sua fede cattolica. Cresciuta in una famiglia cattolica, ha coltivato la sua fede durante gli anni di scuola elementare presso le suore domenicane. Come tutti, anche lei ha vissuto le prove nell'infanzia e nell'adolescenza, ma oggi può davvero dire che la Fede l’ha salvata, nel senso che dal giorno in cui ha capito che Dio esiste, non si è mai più sentita sola. Oggi la fede fa davvero parte integrante della sua vita quotidiana, anche se il tempo per la preghiera è limitato a causa delle responsabilità di madre. La fede mi riempie di gioia! La gioia del Vangelo riempie il mio cuore e la mia vita. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.
La sua autenticità e il suo messaggio di speranza hanno attirato un pubblico sempre più vasto su Instagram, dove condivide non solo la sua vita, ma anche risposte a domande sulla sua fede e consigli su argomenti vari. Céline trova il senso profondo del vivere nella sua fede cattolica e cerca di trasmettere la bellezza della vita familiare attraverso i suoi post e le sue interazioni online.
Céline ci insegna che la vocazione parte dal sapersi conosciuti e riconosciuti come figlie e figli amati da Dio. Riconoscere la propria vocazione è conoscere la propria preziosità e acquisire la giusta misura di sé, quella sana umiltà che restituisce la certezza di poter compiere il bene possibile, oggi, in quel fazzoletto di terra nel quale abitiamo, unico luogo concreto nel quale seminare le proprie energie, la propria vita, per il bene, nella vita di Dio.
Fare la storia oggi è sentire la responsabilità del tempo, del mondo, di ogni persona, è vivere nella solidarietà autentica che permette di pensare e agire non in termini di singoli ma di persone, in comunione.
Caro lettore, sono un docente che lavora in carcere. Nel corso della mia vita, ho sviluppato uno sguardo profondo, una capacità di scrutare la realtà con occhi critici e senza pregiudizi. Ho imparato a attraversare spazi, persone, conflitti e idee con umiltà, cercando di comprendere le forme e le radici che li compongono.
Il mio cammino dello sguardo è diventato più adulto, più connaturato alla mia capacità critica, al mio senso di appartenenza a misure disossate dal pregiudizio, ad una curiosità non pettegola, ma da ricercatore del vero, con pazienza, con umiltà, con il gusto dell’esserci e del considerare i mei limiti e le mie impurità.
Negli ultimi anni, ho trascorso del tempo significativo in un luogo che ha avuto un impatto profondo su di me: il carcere. Lì, ho svolto un ruolo simile a quello che avevo nelle aule universitarie, aiutando gli studenti detenuti a preparare gli esami. Questa esperienza è diventata per me un compito che ho abbracciato con tutto il cuore, poiché ho iniziato a percepire la profonda umanità di coloro che si trovano dietro le sbarre.
Il carcere è un luogo complesso, abitato da persone accomunate dalla privazione della libertà e da una mancanza diffusa di speranza e felicità. Tuttavia, è proprio in questa complessità umana che risiede la sua sacralità. La sofferenza quotidiana vissuta dai detenuti, spesso senza un modo chiaro per affrontarla, mi fa considerare il carcere come un luogo sacro, un luogo dove l'essere umano può sperimentare una dimensione del dolore simile a quella vissuta da Cristo stesso.
Anche se non sto paragonando direttamente la sofferenza dei detenuti alla passione di Cristo, vedo nel carcere una sorta di eco di quella stessa sofferenza. Come Cristo, i detenuti possono sentirsi oppressi, ingiustamente giudicati e privati dei loro diritti più fondamentali. La loro sofferenza è tangibile e, come un sacrificio sull'altare, sembra urlare al cielo per una misericordia che sembra difficile da trovare.
Ogni volta che entro in un carcere, sento l'urgenza di pregare per coloro che vi sono imprigionati, che siano colpevoli o meno. Il carcere è un luogo dove il dolore umano è palpabile, e ogni volto che incontro mi ricorda la necessità di compassione e di preghiera.
In definitiva, il carcere è un luogo dove la sofferenza e la speranza si intrecciano in un'esperienza umana profonda e complessa. E mentre mi immergo in questa realtà, cerco di portare un po' di luce e di compassione, consapevole che anche nei luoghi più oscuri, la presenza di Dio può essere sentita.
Dagli Atti degli Apostoli - At 10,25-27.34-35.44-48
Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».
Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.
Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.
1. Cornelio ha mandato a chiamare Pietro perché si aspetta qualcosa da lui. Pietro, in realtà, si aspettava che Cornelio spiegasse il motivo della chiamata. Sembra una serie di equivoci. IL SIGNORE HA GUIDATO TUTTI QUESTI MOVIMENTI PER COSTRINGERE PIETRO AD APRIRSI perché il rischio era la chiusura della comunità Cristiana delle origini. L'INCONTRO CON CORNELIO GLI CAMBIA LA MENTALITÀ…
2. Pietro pensava che Dio facesse differenze di persone. ADESSO trovandosi davanti un romano, uno straniero, un nemico, un soldato, ma una brava persona interessata e disponibile a conoscere quello che Pietro ha da dirgli. PIETRO SI RENDE CONTO CHE DIO NON FA PREFERENZE DI PERSONE MA ACCOGLIE CHI LO TEME E PRATICA LA GIUSTIZIA e mentre sta annunciando il Vangelo scende lo Spirito Santo…
3. SCENDE LO SPIRITO E POI RICEVONO I SACRAMENTI. Pietro battezza tutti quelli della famiglia di Cornelio dopo che hanno ricevuto lo Spirito. IL BATTESIMO DIVENTA UNA CONFERMA UFFICIALE ECCLESIALE DEL DONO DI GRAZIA CHE HA PRECEDUTO. Dio non ha fatto tutto senza Pietro. ERA NECESSARIO PIETRO CHE ANNUNCIASSE quella parola e CHE BATTEZZASSE quell'uomo, MA LO SPIRITO SANTO AVEVA PRECEDUTO. Così è per la Chiesa…
-------------------------------------------------
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 4,7-10
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
1. AMIAMOCI GLI UNI GLI ALTRI PERCHÉ L'AMORE È DA DIO. Dio è amore. Dio si rivela come affetto, come legame, come amore che UNISCE CHE PRENDE L’INIZIATIVA. Prendi l’iniziativa…
2. Non siamo stati noi ad amare Dio è LUI che CI HA AMATO PER PRIMI e ha mandato il Figlio suo come vittima di espiazione per i nostri peccati. DIO HA MANDATO IL FIGLIO NEL MONDO PERCHÉ NOI AVESSIMO LA VITA PER MEZZO DI LUI. - Vita eterna…
3. QUESTO È L'AMORE: Dio ha preso l'iniziativa e ha dato sé stesso, ci è stato dato l'amore. Noi vogliamo rimanere in questo amore e lasciare che porti molto frutto. NOI POSSIAMO AMARCI COME GESÙ CI HA AMATO. - Questa è la bella notizia di Pasqua…
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
1. DIO È AMORE. LA PRESENZA DI DIO IN NOI CI PERMETTE DI AMARE. Domandiamoci: GESÙ RISORTO VIVE (dimora) NEL MIO CUORE? COLTIVO LA SUA PRESENZA? LO ASCOLTO? MI NUTRO DI LUI? ...
2. Siamo invitati a RIMANERE (dimorare) nell'amore di Dio. L’AMORE PER LUI E L’UBBIDIENZA ALLA SUA PAROLA SONO INDISSOLUBILMENTE LEGATI. Chi dimora nel suo amore è uno che OSSERVA i suoi comandamenti, è uno che UBBIDISCE alla sua Parola. Questo lo possiamo fare in ogni minimo gesto quotidiano, FACCIAMOLO...
3. Questo è il mio comandamento: CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI COME IO HO AMATO VOI. Questo 'COME' è fondamentale. Qui c'è un AMORE CHE NON ESCLUDE NESSUNO, un AMORE PIÙ GRANDE, un AMORE PRONTO A SACRIFICARSI per l’altro... OGNI GIORNO RIPARTIAMO DAL "COME" CORAGGIO...
Quando due persone si innamorano, cercano la loro intimità, il “cuore a cuore”. Lo stesso deve avvenire nella fede. «Il tuo posto nel mio cuore è il mio cuore tutto intero, dice un mistico orientale: non c’è posto per nessun altro al di fuori di te. Il tuo spirito è mescolato con il mio spirito, come il vino con l’acqua pura, e quindi in tutto tu sei in me. Sono diventato colui che amo, e colui che amo è diventato me!».