venerdì 26 giugno 2026

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 10,37-42

IL RACCONTO DEL VANGELO DELLA DOMENICA - Mt 10,37-42

Il Vangelo di oggi è uno dei più esigenti di Gesù. Gesù ci chiede di metterlo al primo posto non per togliere valore agli affetti, ma per renderli più veri, liberi e profondi. Seguirlo significa prendere la propria croce ogni giorno: amare, servire, perdonare e restare fedeli anche quando costa fatica e sacrificio.

C’è una storia vera che illumina il Vangelo di questa domenica. È quella di madre Teresa di Calcutta. Un giorno raccolse dalla strada un uomo consumato dai vermi, abbandonato da tutti. Lo prese tra le braccia, lo lavò, lo curò con infinita dolcezza. Un giornalista che osservava la scena le disse: “Io non lo farei nemmeno per un milione di dollari”. E lei rispose: “Nemmeno io. Lo faccio per amore di Cristo”.

Ecco la croce cristiana: amare quando non conviene. Servire senza calcolare. Dare senza aspettarsi nulla. Madre Teresa non vedeva solo un malato: vedeva Gesù.

Il Vangelo continua con parole bellissime: anche un semplice bicchiere d’acqua dato con amore non andrà perduto. Questo significa che agli occhi di Dio nulla è piccolo quando nasce dall’amore. Noi spesso pensiamo che contino solo i grandi gesti. Invece il Regno di Dio cresce nelle cose semplici: una visita, una telefonata, un ascolto sincero, una mano tesa, un perdono dato quando sarebbe più facile chiudere il cuore.

Gesù non cerca cristiani a metà. Non cerca persone che lo seguano finché tutto va bene. Cerca uomini e donne capaci di fidarsi fino in fondo.

Perdere la vita per Cristo non significa rovinarla. Significa smettere di trattenerla egoisticamente. Perché chi vive solo per sé stesso, alla fine si svuota. Chi invece dona la vita, la ritrova piena, vera, luminosa.

La croce fa paura solo da lontano. Quando la si abbraccia con amore, diventa la strada che conduce alla gioia vera.

Buona domenica.

 

Per noi oggi

1.     Molti vogliono un Gesù che consoli, ma non un Gesù che chieda tutto. Però Cristo non salva a metà: o entra davvero nella vita, oppure resta un’aggiunta superficiale.

2.     Abbiamo trasformato l’amore in possesso. Quando una persona diventa “mia”, smetto di amarla davvero e inizio a trattenerla per paura.

3.     La croce più difficile oggi non è soffrire, ma servire senza essere applauditi. Eppure è proprio lì che il Vangelo diventa credibile.

 

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