mercoledì 31 dicembre 2025

31.12.2025 - 1Gv 2,18-21 - Gv 1,1-18 - Il Verbo si fece carne.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,18-21

Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.
Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri.
Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

1. È GIUNTA L’ULTIMA ORA. I cristiani leggono la storia in rapporto a ciò che è già avvenuto: «Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi». «Questa è l’ultima ora». Ultima perché? Perché CON CRISTO È INIZIATA L'ERA NUOVA DELLA STORIA UMANA… Da accogliere!

2. Ci sono «ANTICRISTI», usciti da noi ma che non sono dei nostri. «Anticristo» è definito da Giovanni «COLUI CHE NEGA CHE GESÙ È IL CRISTO». Giovanni stesso ci rivela Chi è il Cristo: «Il Verbo... che era Dio... si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi» …

3. VOI, che avete ricevuto l'unzione dello Spirito Santo, AVETE IL DONO DELLA SCIENZA che vi conduce verso la verità intera. NOI POSSIAMO RESISTERE AL MALE PER “L’UNZIONE DELLO SPIRITO SANTO”, la parola di Cristo fecondata dallo Spirito Santo, ci fa conoscere e rimanere nella verità...

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

TE DEUM: Oggi è il giorno del "Te Deum laudamus". Il motivo per cui io credo ciascuno di noi non possa mancare di recitare il Te Deum ci è annunciato dal Vangelo: il Verbo di Dio si è fatto carne e non smette di vivere con noi. Dio non ci ha abbandonato al nostro destino e lo possiamo incontrare. Qualsiasi cosa brutta ti sia accaduta quest'anno, ricordati che la sua decisione di rimanere con noi nasce proprio da questa certezza: il male può anche vincere qualche battaglia. Ma Dio ha già vinto la vittoria finale. "TE DEUM LAUDAMUS"

 

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31.12 SAN SILVESTRO I

SAN SILVESTRO I

San Silvestro primo, papa dal 314 al 31 dicembre 335, guidò la Chiesa nel momento storico decisivo della fine delle persecuzioni e dell’inizio della libertà religiosa sancita dall’editto di Milano. Il suo pontificato, durato ventun anni, coincise con il consolidamento della fede cristiana nell’Impero romano sotto l’influenza dell’imperatore Costantino, che vide nell’unità ecclesiale un fattore essenziale anche per la stabilità politica.

 Uno dei primi eventi significativi del suo ministero fu il Concilio di Arles (314), convocato dallo stesso Costantino per risolvere la crisi donatista. I vescovi, riconoscendo l’autorità del papa, gli inviarono un’epistola ufficiale perché fosse lui a diffondere le decisioni in tutta la cristianità. Ciò mostra la crescente consapevolezza del ruolo della Sede di Pietro come riferimento dottrinale per tutta la Chiesa.

 L’evento centrale del pontificato di Silvestro fu però il Concilio di Nicea del 325, il primo concilio ecumenico della storia. Indetto dall’imperatore per risolvere la crisi provocata dall’arianesimo, esso vide la partecipazione dei principali vescovi dell’epoca, inviati anche come legati papali. Il concilio proclamò la divinità del Figlio, “consustanziale al Padre”, e formulò il Simbolo niceno, nucleo del nostro Credo. Malgrado la condanna, Ario ed Eusebio di Nicomedia continuarono a diffondere l’errore e riuscirono persino a influenzare lo stesso Costantino. Nel 335, proprio mentre l’imperatore convocava il Concilio di Tiro (dove gli ariani ebbero la maggioranza e condannarono sant’Atanasio), Silvestro morì, non potendo assistere alla successiva riabilitazione dell’ortodossia.

 Il papa ebbe anche un’influenza determinante sul volto fisico della Roma cristiana. Fu sotto il suo pontificato che vennero costruite, promosse o completate alcune delle più importanti basiliche: il Laterano, che dedicò al Santissimo Salvatore; la Basilica di San Pietro sul Vaticano; e la Basilica di San Paolo fuori le Mura, edificata sulla tomba dell’Apostolo. Silvestro favorì anche la costruzione di chiese cimiteriali sui sepolcri dei martiri e promosse iniziative liturgiche e musicali tra cui la fondazione della prima schola cantorum. Secondo la tradizione, fu sepolto nelle Catacombe di Priscilla.

 Il suo ministero coincide con la nascita della Chiesa “pubblica”: una Chiesa che può finalmente costruire, insegnare, celebrare, riflettere e affrontare le eresie in modo ufficiale e universale. Silvestro, con discrezione ma con fermezza, guidò questo passaggio epocale, affermando la fede nicena e inaugurando quel volto della Chiesa che avrebbe plasmato l’Europa cristiana.

 

Per noi oggi

 La libertà religiosa non è scontata: Silvestro vide cosa può accadere quando la fede non è libera; oggi rischiamo di darla per ovvia e di non difenderla.

 La verità costa più della pace apparente: Nicea fu convocato per dire un “sì” e un “no” chiari. Forse oggi siamo troppo timidi nel chiamare errore ciò che allontana da Cristo.

 Le pietre parlano: le basiliche nate sotto Silvestro dicono che la fede deve incarnarsi nella storia. Oggi invece rischiamo una fede “solo interiore”, senza segni visibili e senza coraggio pubblico.


San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui l’imperatore Costantino costruì le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclamò Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla.


martedì 30 dicembre 2025

30.12.2025 - 1Gv 2,12-17 - Lc 2,36-40 - Anna parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,12-17

Scrivo a voi, figlioli,
perché vi sono stati perdonati i peccati in virtù del suo nome.
Scrivo a voi, padri,
perché avete conosciuto colui che è da principio.
Scrivo a voi, giovani,
perché avete vinto il Maligno.
Ho scritto a voi, figlioli,
perché avete conosciuto il Padre.
Ho scritto a voi, padri,
perché avete conosciuto colui che è da principio.
Ho scritto a voi, giovani,
perché siete forti
e la parola di Dio rimane in voi
e avete vinto il Maligno.
Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!
1. Il brano è un’esortazione affettuosa alla comunità cristiana ad ESSERE COERENTE NELLE SCELTE FATTE NEI RIGUARDI DI DIO E DEL MONDO. 

2. DAI PADRI si esige una fede matura; DAI GIOVANI, si richiede una fede che vinca le difficoltà della loro età e le facili attrattive del mondo; DA TUTTI, si deve superare il contrasto vissuto nel proprio cuore tra l’amore sbagliato del mondo, e l’amore del Padre che è derivato da lui e orientato verso di lui.

3. La “CONCUPISCENZA DELLA CARNE” in pratica le tendenze cattive che sono nell’uomo decaduto ed incline al peccato, la “CONCUPISCENZA DEGLI OCCHI” in altre parole le cupidigie che possono venire attraverso gli occhi, e la “SUPERBIA DELLA VITA” vale a dire l’atteggiamento di fiducia nei beni terreni, APPARTENGONO ALLA TRANSITORIETÀ. Il cristiano vive nel mondo, ma sa che il mondo passa…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,36-40
[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C'era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

La “profetessa” Anna aveva 84 anni. Non nascondeva l’età questa donna. Il Vangelo dice che aspettavano la venuta di Dio ogni giorno, con grande fedeltà, da lunghi anni. Volevano proprio vederlo quel giorno, coglierne i segni, intuirne l’inizio.
Forse erano anche un po’ rassegnati, ormai, a morire prima: quella lunga attesa continuava però a occupare tutta la loro vita, non avevano impegni più importanti di questo: aspettare il Signore e pregare. Ebbene, quando Maria e Giuseppe giunsero al tempio per adempiere le disposizioni della Legge, Simeone e Anna si mossero di slancio, animati dallo Spirito Santo.
Il peso dell’età e dell’attesa sparì in un momento. Essi riconobbero il Bambino, e scoprirono una nuova forza, per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo Segno di Dio. E Tu che vuoi vedere tutto e subito sia per Te una bella lezione.. Continua ad avere fede!

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Anna come Simeone: attesa e speranza. Sono le persone che vivono la promessa, grazie alla promessa, "servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere". Esiste qualcosa di più forte di una promessa?

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30.12 SAN FELICE I

SAN FELICE I

San Felice primo, papa dal 5 gennaio 269 al 30 dicembre 274, iniziò il suo pontificato mentre la Chiesa era impegnata nella difficile controversia riguardante Paolo di Samosata, vescovo di Antiochia e principale sostenitore dell’adozionismo, una dottrina che negava la divinità di Cristo riducendolo a una creatura “adottata” dal Padre. La sua posizione, unita al sostegno politico della regina Zenobia di Palmira, creò grande confusione nella Chiesa orientale.

 Nel 268 un sinodo ad Antiochia lo condannò e lo depose, nominando Domno come nuovo vescovo. I padri conciliari inviarono una lettera ai principali centri cristiani, tra cui Roma, per spiegare le motivazioni dottrinali e morali della loro decisione: Paolo era accusato non solo di eresia, ma anche di condotte immorali, arricchimento illecito, superbia e persino di aver proibito canti in onore di Cristo.

 La lettera giunse a Roma nel momento di transizione tra papa Dionisio, da poco defunto, e il nuovo pontefice Felice primo, che dovette quindi affrontare la questione. La posizione di Felice, in accordo con i vescovi italiani ed egiziani, sostenne la condanna di Paolo e la legittimità della deposizione. La vicenda ebbe anche risvolti politici: quattro anni dopo, quando l’imperatore Aureliano sconfisse Zenobia, ordinò che l’edificio episcopale di Antiochia fosse riconsegnato a chi manteneva comunione con il vescovo di Roma. Questo fatto mostra l’importanza crescente della Sede Apostolica, capace di influenzare decisioni anche in ambito civile nonostante l’imperatore fosse pagano e in seguito ostile ai cristiani.

 Il Liber Pontificalis attribuisce a Felice l’ordine di celebrare la Messa sulle tombe dei martiri, una testimonianza della pratica delle liturgie “ad corpus”, che si diffuse nei secoli successivi. Secondo la Depositio episcoporum del IV secolo, Felice fu sepolto nelle Catacombe di San Callisto.

Il suo breve ma significativo pontificato contribuì a consolidare l’autorità della Chiesa romana nella difesa dell’ortodossia e nella vita liturgica delle prime comunità cristiane.

 

Per noi oggi

 Difendere la verità costa sempre qualcosa: se la fede in Cristo era contestata già nei primi secoli, non stupisce che oggi richieda coraggio andare controcorrente.

 Non tutte le idee sono equivalenti: la Chiesa antica non aveva paura di chiamare “errore” ciò che metteva a rischio la fede; forse oggi abbiamo troppa paura di farlo.

 La comunione non è sentimentalismo: per i cristiani delle origini l’unità si giocava sulla verità, non sulle simpatie personali. Anche oggi la comunione richiede chiarezza, non ambiguità.


Sacerdote romano, Papa dal 269 al 274, fa celebrare le Messe sopra le tombe che custodivano le reliquie dei martiri cristiani. Difende con forza la dottrina sulla Trinità di Dio e sull'Incarnazione del Verbo.  

NON ASPETTARE TEMPI MIGLIORI: COSTRUISCILI.

NON ASPETTARE TEMPI MIGLIORI: COSTRUISCILI.

Jeff, un libanese di 37 anni emigrato in Australia dopo essere sopravvissuto alla devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020. Quel giorno, mentre lavorava ai silos del porto, si era momentaneamente allontanato per mangiare; al suo ritorno trovò i colleghi “a pezzi”. La tragedia, che causò 220 morti e migliaia di feriti, lo segnò profondamente. Incapace di ricostruirsi in patria, tre anni dopo decise di partire, cercando altrove stabilità, sicurezza e un futuro migliore.

 La visita in Libano di Papa Leone XIV diventa però per Jeff un momento di svolta. Appena saputo del viaggio apostolico, lascia il lavoro a Sydney e torna in Libano per tre mesi, spinto dal desiderio di ritrovare la famiglia, la fede e un senso di appartenenza. Durante l’incontro con quasi 15.000 giovani a Bkerké, Jeff ritrova una speranza che credeva perduta: “Essere qui mi riempie di pace”, confessa.

 Il discorso del Papa alle autorità libanesi lo tocca in modo speciale: Leone XIV richiama il coraggio di chi sceglie di restare e invita la diaspora a non abbandonare la propria terra. Jeff si sente interpellato direttamente: sa che il Libano è segnato da crisi economica, instabilità politica e dalla paura costante della guerra, ma sente anche che “questa è la mia terra, la Terra dei Cedri”. Intuisce che non esiste “il momento perfetto” per tornare, ma che il futuro del Paese dipende anche da scelte personali come la sua.

 Il viaggio diventa così un confronto interiore tra identità, speranza e responsabilità. Jeff sogna di rimettere radici: lavorare, sposarsi, vivere nel suo Paese. È una voce simbolica della diaspora cristiana libanese, combattuta tra fuga e fedeltà.

La sua storia mostra come, persino dopo il trauma, il legame con la propria terra possa riemergere con forza—specialmente quando alimentato da un messaggio di fede e da un richiamo spirituale che invita non solo a ricordare il passato, ma a contribuire attivamente alla rinascita del Libano.

 

PER NOI OGGI

 1. La diaspora non è solo una fuga individuale: è un’emorragia collettiva. Ogni giovane che parte – come Jeff – lascia un vuoto che indebolisce il futuro del Paese d’origine.

 2. Aspettare che la realtà migliori prima di impegnarsi è un alibi travestito da prudenza. Il Libano (come molti contesti in crisi) non si ricostruirà finché tutti aspettano “il momento giusto”.

 3. L’identità è più forte della sicurezza. Nonostante il trauma, Jeff è attratto dal Libano più di quanto l’Australia possa rassicurarlo: spesso fuggiamo, ma non smettiamo mai di appartenere.

 

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lunedì 29 dicembre 2025

29.12.2025 - 1Gv 2,3-11 - Lc 2,22-35 - Luce per rivelarti alle genti.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo - 1Gv 2,3-11

Figlioli miei, da questo sappiamo di avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.
1. Il primo comandamento da osservare è quello dell’AMORE DI DIO e quindi dell’AMORE DEL PROSSIMO. Possiamo facilmente illuderci di amare Dio come conviene: per toglierci da questa illusione GIOVANNI CI PROPONE UNA VERIFICA: QUELLA DELL’AMORE DEL PROSSIMO. 

2. “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre”. AMARE COME IL SIGNORE COMANDA, COME LUI ama non è cosa facile. Amare l’altro significa donarsi completamente a lui, significa MORIRE A NOI STESSI… E MORIRE È ASSOLUTAMENTE ARDUO. 

3. IL VERO AMORE VERSO IL PROSSIMO SI FONDA SU UN MOTIVO DI FEDE: riconoscere e amare nell’altro Gesù stesso. Solo se si vive con la tensione di voler seguire l’insegnamento di Gesù, allora si può affermare di conoscerlo e osservare i suoi comandamenti. «SOLO IL SERVIZIO AL PROSSIMO APRE I MIEI OCCHI SU QUELLO CHE DIO FA PER ME E COME EGLI MI AMA»…

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+ Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2,22-35

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Simeone e Anna erano anziani, soli, eppure non avevano perso la speranza. Questo è il segreto: vivere in modo giusto e pio, aspettando la consolazione d’Israele, nello Spirito Santo. Questo significa non allontanarsi dal Signore, fonte della speranza. E proprio mosso dallo Spirito, Simeone va al tempio e riconosce nel bimbo il Messia, la salvezza di Dio. “Simeone li benedisse”, cioè lodò Dio per loro. Poi disse a Maria, sua madre: Il bambino sarà "segno di contraddizione" e una "una spada trafiggerà la tua anima".
Di fronte a Gesù bisogna decidersi: accoglierlo o rifiutarlo, ma non è la stessa cosa. Si tratta di risurrezione o di perdizione. E per Maria seguire Gesù comporterà il partecipare alle sofferenze del Figlio e il vederLo morire sulla croce. Proprio in quel momento una spada le trafigge l'anima, non uccidendola ma rendendola partecipe della sofferenza redentrice del Figlio.

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L’arrivo di Gesù svela i pensieri di molti cuori. Quelli di Simeone sono di gioia, la forza che ti fa attendere nella speranza. Siamo pronti a farci svelare i nostri pensieri dall’incontro con Gesù?

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29.12 SAN TOMMASO BECKET

SAN TOMMASO BECKET

 San Tommaso Becket (1119-1170), arcivescovo di Canterbury e martire, fu un uomo che cambiò radicalmente vita quando comprese che Dio lo chiamava a difendere la libertà della Chiesa. Nato a Londra da famiglia normanna, ricevette una formazione brillante nelle discipline umanistiche e giuridiche. Entrato al servizio dell’arcivescovo Teobaldo di Bec, fu inviato più volte a Roma e studiò diritto canonico a Bologna e Auxerre. Le sue capacità lo resero una figura chiave nel regno: nel 1155 Enrico II lo nominò cancelliere, ruolo in cui Becket appoggiò con energia le riforme del sovrano, talvolta attirandosi critiche per la sua vita agiata e il suo impegno più politico che ecclesiale.

 Alla morte di Teobaldo, Enrico II lo propose come arcivescovo di Canterbury, convinto che un amico così fedele sarebbe stato un alleato ideale per controllare l’autorità ecclesiastica. Tommaso, però, intuì il pericolo: divenire arcivescovo avrebbe significato entrare in conflitto con le pretese del re. Accettò solo dopo l’intervento del nunzio papale e, una volta consacrato nel 1162, avvenne in lui una profonda conversione. Abbandonò gli agi, adottò uno stile austero, dedicandosi alla preghiera, alla misericordia verso i poveri e alla difesa dell’indipendenza della Chiesa.

 Lo scontro con Enrico II esplose quando il re pretese che i vescovi giurassero obbedienza a consuetudini che limitavano l’autonomia ecclesiastica. Le Costituzioni di Clarendon (1164) sancivano di fatto il controllo reale sulle nomine e sulla giustizia della Chiesa. Tommaso fu quasi l’unico vescovo inglese a resistere apertamente. Perseguitato e processato, si rifugiò in Francia, dove visse sei anni di esilio ricevendo il sostegno del papa Alessandro III. Le tensioni continuarono finché un fragile accordo non permise il suo rientro in patria.

 Becket era consapevole del rischio: «Sono tornato per morire in mezzo a voi», disse ai fedeli. I rapporti con il re si inasprirono di nuovo e, secondo la tradizione, alcune parole infuocate di Enrico II furono interpretate come un ordine di ucciderlo. Il 29 dicembre 1170, quattro cavalieri entrarono nella cattedrale di Canterbury e lo assassinarono brutalmente mentre si recava ai Vespri. Le sue ultime parole furono un atto di offerta: «Per il nome di Gesù e la protezione della Chiesa, sono pronto ad abbracciare la morte».

 Il suo martirio scosse l’Europa: la sua tomba divenne un celebre luogo di pellegrinaggio e lo stesso Enrico II, sconvolto, vi compì pubblica penitenza. I cavalieri assassini furono scomunicati e poi mandati in penitenza in Terrasanta. Tommaso Becket rimane simbolo di un pastore che preferì perdere tutto pur di non tradire la missione ricevuta da Dio e la libertà della Chiesa.

 

PER NOI OGGI

 Chi, oggi, è disposto a perdere prestigio, sicurezza o carriera pur di difendere la verità e la libertà della Chiesa?

 Quanto spesso i cristiani si accomodano al potere invece di denunciare ciò che nega la dignità dell’uomo e di Dio?

 Le nostre scelte quotidiane seguono la coscienza o la convenienza? E cosa siamo pronti a rischiare per Cristo?


San Tommaso Becket, vescovo e martire, che per avere difeso la giustizia e la Chiesa fu costretto all’esilio dalla sua sede di Canterbury e dal regno stesso d’Inghilterra e, tornato in patria dopo sei anni, patì ancora molto, finché passò a Cristo, trafitto con la spada dalle guardie del re Enrico II nella cattedrale.


 

NELLO STESSO GIORNO:
ROBERTO AMADEI, VESCOVO DI BERGAMO
Verdello, 13 febbraio 1933 – Bergamo, 29 dicembre 2009
Nasce a Verdello (Bergamo) il 13 febbraio 1933. Ordinato sacerdote il 16 marzo 1957, studia a Roma dal 1957 al 1960 presso la Pontificia Università Gregoriana. Dottore in storia ecclesiastica, insegna nel Seminario di Bergamo dal 1960 al 1990. Preside della Scuola di Teologia nel Seminario di Bergamo dal 1968 al 1981 e ivi Rettore dal 1981 al 1990, viene nominato vescovo di Savona-Noli il 21 aprile 1990. Come motto episcopale sceglie la frase «Plus amari quam timeri». Il 2 giugno 1990 riceve la consacrazione episcopale. Il 21 novembre 1991 viene trasferito alla sede di Bergamo dove fa ingresso solenne il 26 gennaio 1992. Il 22 gennaio 2009 termina il mandato di vescovo di Bergamo. Dal 15 marzo 2009 ne diventa Vescovo Emerito. Muore a Bergamo il 29 dicembre 2009.

domenica 28 dicembre 2025

Sir 3,3-7.14-17 - Col 3,12-21 - Mt 2,13-15.19-23 - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

Domenica 28 dicembre 2025

Dal libro del Siràcide - Sir 3,3-7.14-17

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.
1. È IL SIGNORE che ha glorificato il padre ponendolo al di sopra dei figli. È SEMPRE IL SIGNORE che ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Padre e madre sono stati costituiti da Dio PER INSEGNARE AI FIGLI LA VIA DELLA SAPIENZA.

2. Qual è il primo onore che un figlio deve dare al Padre? Quello DI ASCOLTARLO, RISPETTANDO IL RUOLO CHE IL SIGNORE GLI HA AFFIDATO. La madre è posta sullo stesso piano del padre. L’onore che va al padre deve andare anche alla madre.

3. Figlio, SOCCORRI TUO PADRE NELLA VECCHIAIA, non contristarlo durante la sua vita. Sii INDULGENTE, ANCHE SE PERDE IL SENNO. Mai il Signore dimenticherà una sola opera buona verso il padre, verso la madre. L’opera buona CI OTTERRÀ IL PERDONO DEI PECCATI, RINNOVERÀ LA NOSTRA CASA.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési - Col 3,12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
1. Il cristiano dice san Paolo deve rivestirsi di cinque “virtù”: MISERICORDIA, BONTÀ, UMILTÀ, MANSUETUDINE, PAZIENZA. Sono le virtù che rievocano l’agire di Dio nei confronti di Israele e che ora diventano aspetti dell’amore DA VIVERE ESEMPLARMENTE NELLE RELAZIONI FRATERNE nella comunità.
2. Tuttavia, la virtù che ASSOMMA tutte le altre, le UNISCE come in un fascio, le CONSOLIDA in un “vincolo” infrangibile, PORTANDOLE TUTTE ALLA PERFEZIONE, è la “CARITÀ”. L’Apostolo infatti raccomanda che “AL DI SOPRA DI TUTTO POI VI SIA LA CARITÀ, CHE È IL VINCOLO DI PERFEZIONE”…
3. La Parola deve “DIMORARE” tra i cristiani in tutta la sua ricchezza. E “TUTTO quello che fate in parole ed opere, TUTTO si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre”. La Parola fa della famiglia un luogo di amore, rispetto e cura.

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✠ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 2,13-15.19-23
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

1. Giuseppe ‘prende il bambino e sua madre’. Maria e Giuseppe si MUOVONO INSIEME IN ARMONIA sulle scelte da fare. Qual è il loro segreto? Hanno uno STESSO PUNTO DI RIFERIMENTO: realizzare i sogni d Dio. Ascoltano la voce del Signore e si lasciano guidare... VALE ANCHE PER LA TUA FAMIGLIA...

2. «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». NUOVO ESODO DALLA SCHIAVITÙ ALLA LIBERTÀ. Gesù ci fa uscire dalla terra dei potenti, degli idoli per farci entrare nel suo Regno di amore infinito. GESÙ CHIAMA ANCHE TE...

3. GIUSEPPE VERO PADRE anche se non gli ha dato la vita biologica: HA FATTO CRESCERE E DIVENTARE UOMO GESÙ COMUNICANDOGLI I VALORI. Nel messaggio di Gesù leggiamo i valori che ha appreso osservando la vita di Giuseppe e Maria. NON ABDICHIAMO IL RUOLO DEL PADRE...

BUONA SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE...

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LECTIO DIVINA - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

OMELIA - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)


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Mt 2,13b-18 - RITO AMBROSIANO - IV GIORNO DELL’OTTAVA DI NATALE - Festa dei Santi Innocenti Martiri

 RITO AMBROSIANO

IV GIORNO DELL’OTTAVA DI NATALE - Festa dei Santi Innocenti Martiri
Domenica 28 Dicembre 2025

✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo - Mt 2, 13b-18

In quel tempo. Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

 

1. Il grido di Rachele è il GRIDO DI TUTTE LE MADRI E DI TUTTI GLI INNOCENTI DI OGNI TEMPO. Non è solo un ricordo lontano: è la voce che attraversa la storia e chiede giustizia, pace e conversione. La senti?

2. Erode è l’immagine di un POTERE FRAGILE E CRUDELE, che teme la vita e per paura la distrugge. Ogni volta che la sete di dominio prende il sopravvento, la storia si riempie di vittime innocenti. Il potere uccide, l’amore custodisce.

3. Erode non sa “stare al gioco”: prende tutto come una minaccia. IL VANGELO CI PROVOCA A SCEGLIERE UN ALTRO STILE, FATTO DI ONESTÀ, CORAGGIO E FIDUCIA: saper sorridere, accogliere la vita e non lasciarsi dominare dalla paura. Chi ama non distrugge, costruisce.

28.12 SANTI INNOCENTI

SANTI INNOCENTI

 La memoria liturgica dei Santi Innocenti, celebrata il 28 dicembre fin dai primi secoli della Chiesa, commemora i bambini di Betlemme uccisi da Erode nel tentativo di eliminare Gesù. Il Vangelo di Matteo narra la furia del re, provocata dall’arrivo dei Magi che cercavano il “re dei Giudei” appena nato. Davanti alla minaccia al proprio potere, Erode scatenò una violenza cieca contro i più indifesi, realizzando la profezia di Geremia: «Un grido è stato udito in Rama… Rachele piange i suoi figli». Solo la fuga in Egitto, ordinata in sogno a Giuseppe, salvò il Bambino Gesù.

 Questi piccoli, che non potevano né parlare né difendersi, sono riconosciuti come flores martyrum, i “fiori dei martiri”, primizia di tutti coloro che nei secoli avrebbero versato il sangue per Cristo. La Chiesa li venera come comites Christi, i compagni più vicini al Salvatore, che testimoniano la verità non con parole ma con il sacrificio innocente della vita. Il loro martirio, privo di volontà e di coscienza, è un mistero di grazia, come ricordava san Quodvultdeus: «Non parlano e già confessano Cristo!».

 La loro festa, presente sia nelle tradizioni orientali che in quelle occidentali, sottolinea la dignità inviolabile dei bambini e il valore infinito di ogni vita nascente. La Chiesa vede negli Innocenti un ricordo permanente della lotta tra il bene e il male, che si manifesta spesso nella violenza contro i più piccoli e vulnerabili. Questo tema rimane drammaticamente attuale: l’infanzia continua ad essere calpestata da guerre, abusi, sfruttamento, manipolazioni ideologiche e, in modo particolare, dalla legittimazione dell’aborto e di altre forme di soppressione dei piccoli.

 Significativa, in questo senso, la scelta profetica del beato Ildefonso Schuster che nel 1936 dedicò ai Santi Innocenti l’altare della chiesa presso la clinica Mangiagalli, dove decenni più tardi sarebbero avvenuti i primi aborti legali in Italia. Questo gesto ricorda come l’ingiustizia contro i bambini sia una ferita che interpella la coscienza dei popoli e muove, in modo speciale, la Giustizia divina.

 I Santi Innocenti, che già godono della visione beatifica, sono invocati come patroni dei bambini. A loro la Chiesa affida la preghiera per la protezione, la guarigione e il rispetto di ogni vita nascente, perché l’umanità riconosca la gravità dei peccati contro i piccoli e ritrovi la via della misericordia e della verità.

 

PER NOI OGGI

 Quante volte, come Erode, difendiamo i nostri piccoli poteri sacrificando l’innocenza degli altri?

 La nostra società protegge davvero i bambini o li espone a nuove forme di violenza “legalizzata” e culturale?

 Siamo capaci di indignarci per l’ingiustizia contro i più piccoli o ci siamo ormai abituati al grido soffocato di Rachele?


Festa dei santi Innocenti martiri, i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello.

 

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