martedì 9 luglio 2024

“GLI ANGELI DELL'ANNUNCIAZIONE”…

“GLI ANGELI DELL'ANNUNCIAZIONE”…

Il 18 maggio in Duomo l'Arcivescovo Mario Delpini ha incontrato 1500 insegnanti di religione cattolica (IRC), e ha riflettuto sull'identità e sulla loro missione. Il discorso dell'Arcivescovo ha toccato temi fondamentali come la cura pastorale, l'appartenenza ecclesiale e la formazione professionale.

L'Arcivescovo ha paragonato gli insegnanti di religione agli "angeli dell'annunciazione", sottolineando il loro ruolo cruciale nel risvegliare la consapevolezza del valore, della vocazione e della missione dei giovani. Citando la figura biblica di Gedeone (Giudici 6), ha incoraggiato gli insegnanti a vedere il loro mandato non solo come un atto giuridico, ma come una vocazione a cambiare positivamente il contesto in cui operano. Questo mandato diventa un'opportunità per seminare speranza e liberare le potenzialità dei ragazzi, anche in un'epoca caratterizzata da sfide burocratiche e sociali. «L’insegnante di religione è un professionista serio che deve esercitare l’insegnamento non solo comunicando contenuti, ma esercitando una libertà. Voi avete ricevuto un’annunciazione, siate un angelo del Signore per offrirla ai giovani che siete chiamati a educare».

Di fondamentale importanza per gli insegnanti di religione è l'appartenenza alla Chiesa. L'incarico a insegnare religione cattolica è un atto di fiducia del Vescovo, che richiede coerenza di vita e impegno nella relazione ecclesiale. Questo senso di appartenenza è essenziale non solo per la qualificazione professionale degli insegnanti, ma anche per la loro missione educativa, che va oltre il semplice trasmettere contenuti, mirando a formare integralmente gli studenti.

L'Arcivescovo ha sottolineato la necessità per gli insegnanti di coinvolgersi nelle proposte formative della Diocesi, che mirano a incrementare la competenza e a rafforzare il loro senso di appartenenza ecclesiale. 

Un momento di particolare rilievo è stato dedicato all'atteso concorso per gli insegnanti di religione, il cui Decreto è stato finalmente pubblicato il 5 marzo. L'Arcivescovo ha espresso speranza che il concorso possa migliorare la posizione contrattuale degli insegnanti e ha invitato alla collaborazione tra l'Ufficio di Curia, i docenti e i sindacati per una preparazione efficace.

Sono poi susseguiti gli interventi di Ernesto Diaco e Nicola Incampo che hanno ulteriormente arricchito l'incontro, con riflessioni sull'appartenenza ecclesiale e sulla giurisdizione che norma l'insegnamento della religione in Italia. È stato ribadito che gli insegnanti di religione sono mandati dalla Chiesa e devono testimoniare la loro fede attraverso il loro insegnamento. La recita corale del Credo Niceno-Costantinopolitano ha chiuso l'incontro, rafforzando il senso di appartenenza a una tradizione viva e ricca di fede.

L'incontro in Duomo con l'Arcivescovo Delpini ha rappresentato un momento di forte unità e riflessione per gli insegnanti di religione cattolica, ribadendo la loro importanza nella missione educativa della Chiesa. Il richiamo all'appartenenza ecclesiale, alla formazione continua e alla testimonianza di fede ha offerto nuovi spunti e incoraggiamenti per il loro impegno quotidiano, confermando la loro vocazione come "angeli dell'annunciazione" nel contesto scolastico.

 

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domenica 7 luglio 2024

Ez 2,2-5 - 2Cor 12,7-10 - Mc 6,1-6 - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Domenica 07 Luglio 2024
Dal libro del profeta Ezechièle - Ez 2,2-5
 
In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

1. Il sacerdote esule viene CHIAMATO DA DIO PER DIVENTARE PROFETA. Uno SPIRITO ENTRA IN LUI lo fa alzare in piedi e LA PAROLA DEL SIGNORE GLI VIENE RIVOLTA costituendolo profeta, suo rappresentante suo portavoce. 
 
2. Sarà una MISSIONE DIFFICILE: Ti mando ad una popolazione di figli testardi che hanno il cuore duro, sono una genia di ribelli.  Ti ascoltino o non ti ascoltino, Tu parla a loro DEVONO SAPERE CHE UN PROFETA SI TROVA IN MEZZO A LORO. Dio in mezzo a loro…

3. Il profeta non viene riconosciuto non viene accolto ma è IMPORTANTE CHE DIA LA SUA TESTIMONIANZA, che comunichi quella parola per cui è stato mandato. NOI OGGI, VOGLIAMO RICONOSCERE I PROFETI, ASCOLTARE I PORTAVOCI DI DIO...

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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi - 2Cor 12,7-10
 
Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

1. Paolo sta parlando di sé, sta facendo un’autodifesa e in qualche modo un elogio personale in cui vuole mettere davanti ai cristiani di Corinto la sua DIGNITÀ DI PORTAVOCE DI DIO. Dice di avere avuto delle GRANDI RIVELAZIONI con il RISCHIO DI DIVENTARE SUPERBO per cui ammette di avere una spina nella carne… LA SUPERBIA, il peccato narcisistico per eccellenza...

2. Dice Paolo: Dio mi ha messo una spina nella carne per non lasciarmi andare in superbia. Ho chiesto al Signore di toglierla dalla mia strada e mi ha risposto di No. Gliel'ho chiesto tre volte e mi ha detto: TI BASTA LA MIA GRAZIA, LA MIA POTENZA SI MANIFESTA PIENAMENTE NELLA DEBOLEZZA...

3. Allora IO SARÒ FIERO NON SOLTANTO DEI DONI CHE HO RICEVUTO, DELLE CAPACITÀ CHE HO, MA SOPRATTUTTO DELLE MIE DEBOLEZZE e non dei miei peccati ma delle situazioni in cui si rivela che sono debole, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo, perché QUANDO IO SONO DEBOLE È ALLORA CHE SI MANIFESTA LA POTENZA DI DIO. La potenza di Dio negli insuccessi umani...

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+ Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
1. Il PRINCIPIO DI REALTÀ «lo conosco, conosco la sua famiglia, so come lavora» impedisce di cogliere la vera realtà di Gesù. L’uomo NON è il suo lavoro, NESSUNO coincide con i problemi della sua famiglia: IL NOSTRO SEGRETO È OLTRE NOI, ABBIAMO RADICI IN CIELO. NO AL GIUDIZIO DELLA REALTÀ!...

2. Ed era PER LORO MOTIVO DI SCANDALO. Scandalizza L'UMANITÀ di Gesù, la prossimità di Dio. Eppure è proprio questa la buona notizia del Vangelo: DIO HA UN VOLTO D'UOMO, il Logos la forma di un corpo. VENNE TRA I SUOI MA I SUOI NON L'HANNO ACCOLTO. E TU?..

3. IL DIO RIFIUTATO SI FA ANCORA GUARIGIONE, anche di pochi, ANCHE DI UNO SOLO. L'amante respinto continua ad amare anche pochi, anche uno solo. L'AMORE NON È STANCO: è solo meravigliato. Così è il nostro Dio: non nutre MAI RANCORI, lui profuma di vita. NON STANCARTI MA CONTINUA AD AMARE...
BUONA DOMENICA…

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PREGIUDIZIO: I paesani di Gesù lo rifiutavano per pregiudizio, non riconoscendo il suo mistero. I pregiudizi chiudono la mente e impediscono la verità. «I pregiudizi sono i ragionamenti degli stupidi», «Non si giudica mai, né per sentimento, né per risentimento!». È importante confrontare le nostre idee con quelle degli altri per evitare giudizi cattivi e scoraggianti. Impariamo a giudicare con carità, evitando di soffocare le speranze altrui…

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LECTIO - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

OMELIA - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Gv 16, 33–17, 3 - RITO AMBROSIANO - VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

RITO AMBROSIANO

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE
DOMENICA 07 luglio 2024

 ✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni - Gv 16, 33–17, 3

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo! ». Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».

1. “Io ho vinto il mondo!” IL VINCITORE DEFINITIVO DEL MALE E DELLA MORTE È IL CRISTO. METTETEVI CON LUI E ANCHE VOI VINCERETE. Lui ci offre la pace del cuore che è la sua luce, la sua presenza in un mare di tribolazioni e di tenebre.

2. “Padre, è giunta l’ora!” È l’ora lungamente attesa. È IL MOMENTO DELLA GLORIFICAZIONE CHE SI FARÀ MEDIANTE LA PASSIONE, MORTE E RISURREZIONE. Nel giungere al termine della sua missione, Gesù guarda indietro e esprime il sentimento più intimo del suo cuore e la scoperta profonda della sua anima: LA PRESENZA DEL PADRE NELLA SUA VITA.

3. “Questa è la VITA ETERNA: che CONOSCANO TE, L’UNICO VERO DIO, E COLUI CHE HAI MANDATO” Conoscere il Padre significa TROVARE IN LUI LA FONTE DEL NOSTRO ESSERE E DELLA NOSTRA UNITÀ, in quanto membri dell’unica famiglia. Conoscere è conoscenza d’amore, solo chi ama conosce….

BUONA DOMENICA...


venerdì 5 luglio 2024

05.07.2024 - Am 8,4-6.9-12 - Mt 9,9-13 - Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici.

Dal libro del profeta Amos - Am 8,4-6.9-12

«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: "Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l'efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano"».
«In quel giorno
- oracolo del Signore Dio -
farò tramontare il sole a mezzogiorno
e oscurerò la terra in pieno giorno!
Cambierò le vostre feste in lutto
e tutti i vostri canti in lamento:
farò vestire ad ogni fianco il sacco,
farò radere tutte le teste:
ne farò come un lutto per un figlio unico
e la sua fine sarà come un giorno d'amarezza.
Ecco, verranno giorni,
- dice il Signore Dio -
in cui manderò la fame nel paese;
non fame di pane né sete di acqua,
ma di ascoltare le parole del Signore».
Allora andranno errando da un mare all'altro
e vagheranno da settentrione a oriente,
per cercare la parola del Signore,
ma non la troveranno.
1. IL SIGNORE NON È INDIFFERENTE AL MALE E NON È NEUTRO. Nella Bibbia Dio si schiera sempre dalla parte del povero e del debole, mai con i prepotenti e con gli arroganti. Amos accusa colui che si approfitta del debole e dell’ignorante e pronuncia la sentenza: NEL GIORNO STABILITO DA DIO SI SCATENERÀ, per costoro, il castigo che si manifesterà con terremoto, maremoto e l’eclissi.

2. Lo sdegno di Dio, provocato dall’uomo, si ripercuoterà quindi nel creato, “farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno!”. Ma per coloro che hanno calpestato il povero avranno UNA GRANDE FAME E UNA GRANDE SETE PER L’ASSENZA DELLA PAROLA DI DIO. Dio non parlerà più al suo popolo, il profeta è stato allontanato! 

3. A questo punto TUTTI SENTIRANNO UN DESIDERIO SPASMODICO DELLA SUA PAROLA, senza tuttavia poterlo più soddisfare, e nonostante la gente provi a vagare alla ricerca di Dio, egli non si farà trovare. È il castigo peggiore che (ci) possa capitare, IL SILENZIO DI DIO.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,9-13
In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Gesù mangia con i peccatori e con gente che non gode di buona fama; questo significa che anche loro possono diventare suoi discepoli. Chiamando Matteo, Gesù mostra a tutti che Lui non guarda al loro passato, alla condizione sociale, alle convenzioni esteriori, ma piuttosto apre loro un futuro nuovo. 
Cosa ha visto Gesù in Matteo? Ha visto il desiderio di una vita diversa e più umana. E Matteo che cosa ha visto in Gesù? Ha visto uno sguardo diverso, un volto pieno di misericordia.
È Gesù stesso che rispondendo ai farisei spiega il suo agire: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Uno smacco per quei farisei che non mettevano al primo posto la misericordia ma la fedeltà alla Legge, dimostrando di non conoscere il cuore di Dio! Ma Tu ti lasci guardare da Gesù? o scappi dal suo sguardo?

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Cosa spinge Matteo a seguire questo “sconosciuto” chiamato Gesù? Forse qualcosa che è legato alla consapevolezza del proprio peccato e del bisogno di perdono. Di smettere di fare i sacrifici e di aprirsi alla misericordia. E noi cosa aspettiamo?

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giovedì 4 luglio 2024

IL BUIO DELLA MALATTIA…

IL BUIO DELLA MALATTIA…

Ormai sono diversi anni, scrive una signora di Milano, che mi fanno compagnia diverse malattie, croniche e degenerative, che mi comportano tempi di immobilità, tanti interventi, dolore fisico e disagi. Ho chiesto al mio Parroco: Come posso avere un po’ di luce nel buio della malattia? 

E lui mi ha risposto così: La sofferenza fisica è un male che ferisce l'integrità della persona, nel corpo e nelle sue relazioni sociali. Siamo tenuti a cercare di eliminarla, doverosamente per il bene della nostra umanità. Sappiamo bene, tuttavia, che questo non è sempre possibile. A volte la vita sembra accanirsi contro di noi, mettendo in questione il senso della nostra esistenza. Eppure, siamo chiamati a continuare a vivere con dignità e coraggio, nonostante le domande che attraversano la mente senza trovare risposte che possano acquietare il cuore o illuminare la strada. Anche l'uomo biblico si trova immerso in questa realtà. Scorrendo le pagine della Scrittura, troviamo domande e tentativi di risposta: sempre più acute le prime, sempre più inadeguate le seconde. Fino a quando, con Giobbe, non possiamo fare altro che metterci la mano sulla bocca, ammettendo di conoscere Dio solo per sentito dire (Gb 40,4; 42,5).

Credo inoltre che accanto alla sofferenza fisica personale non possiamo omettere di considerare la sofferenza spirituale, che spesso nasce dall'amore che nutriamo verso le persone care. Amare, nella realtà storica di questo mondo, implica sempre aprire una finestra alla sofferenza. La vita dell'altra persona ci coinvolge nell'intimo e la sua sofferenza, qualunque essa sia, diventa per noi un appello ad agire, a prendercene cura, e in ogni caso a condividere. Per questo, quando la vita conduce a un vicolo cieco e il cuore grida verso Dio domande senza risposte sensate, possiamo immaginare una sola parola attraverso Gesù crocifisso: "anch'io". Nulla di più e nulla di meno. Anch'io sono nelle condizioni del Crocifisso, anch'io sono chiamato a vivere le mie ferite, ad accoglierle per amore, a farle diventare capaci di comunicare amore nella forza dello Spirito.

Ma perché dovremmo offrire a Dio la nostra sofferenza, ripetuta e inevitabile? Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo è il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei viventi. Suo Figlio Gesù è venuto con una promessa di vita in abbondanza (Gv 10,10). Eppure, anche lui, il Figlio, si è lasciato coinvolgere in una sofferenza dalla quale, con forti grida e lacrime, ha chiesto di essere liberato (Eb 5,7), abbandonandosi con atteggiamento filiale alla vita che gli veniva incontro. Non ha offerto la sua sofferenza, ma ha consegnato sé stesso, là dove lo conduceva l’amore senza limiti verso i fratelli.

Con questa prospettiva, queste mie ultime parole, non so quanta luce o consolazione possano darle, ma spero solo che non feriscano Lei che sta vivendo la sofferenza. Nella sofferenza siamo chiamati a continuare ad affrontare la vita con fortezza, ricordando quella parola che, di fronte a tante domande, ci giunge dall’alto della croce, dove nella carne del Figlio Gesù il Dio della vita sperimenta nell’amore una sofferenza sino alla fine. Da quella croce ci viene consegnata la possibilità di condividere la sua stessa obbedienza alla vita, rivestendoci dell’umanità di Cristo, per usare le parole di Paolo (Gal 3,27). La nostra vita in comunione con Cristo, vissuta in obbedienza di fede, è ciò che siamo chiamati a mettere davanti a Dio come offerta a lui gradita.

 

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martedì 2 luglio 2024

IL BUSINESS DELLA GUERRA…

IL BUSINESS DELLA GUERRA…

La corsa agli armamenti è un fenomeno inarrestabile che distoglie risorse essenziali dai settori della sanità, della lotta alla fame e della tutela dell'ambiente, alimentando i conflitti globali. Il settore degli armamenti è attualmente l'economia più redditizia al mondo, con una crescita superiore a quella delle bigtech, dell'energia e dell'alta finanza. Secondo il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), le spese militari globali hanno raggiunto i 2.240 miliardi di dollari nel 2022, di cui 380 miliardi spesi dai Paesi dell'Unione Europea.

Queste enormi spese contrastano con i finanziamenti necessari per risolvere crisi come la fame nel mondo e i cambiamenti climatici. L'industria bellica è spinta dalla domanda creata dai conflitti, che svuotano gli arsenali e richiedono una continua produzione di armamenti. Negli ultimi venti anni, i costi bellici nei Paesi NATO sono aumentati del 50%, spinti dall'insicurezza post 11 settembre, dal terrorismo islamico, dall'emergere di autocrazie e nazionalismi, e dalle crisi economiche.

L'Italia è un attore significativo in questo scenario, con un incremento del 26% nelle spese per gli armamenti negli ultimi dieci anni. È il terzo fornitore di armi a Israele, contribuendo alla dotazione di elicotteri e artiglieria navale, e ha anche esportato armi nello Yemen, in violazione della Costituzione italiana che vieta la risoluzione delle controversie internazionali attraverso i conflitti. Nonostante l'apparente beneficio economico per pochi mercanti d'armi, l'industria della guerra è considerata un cattivo affare per il paese nel suo complesso. Se i fondi destinati agli armamenti fossero investiti in sanità, istruzione e ambiente, l'incremento della produzione sarebbe più del doppio.

Le previsioni di bilancio del ministero della Difesa per il 2024 indicano una spesa di 29 miliardi di euro, con una crescita di quasi un miliardo e mezzo rispetto al 2023. Lo Stato italiano controlla i due principali colossi della produzione militare: Fincantieri e Leonardo, quest'ultimo con utili di 15,3 miliardi di euro nel 2023. Questa situazione evidenzia l'interesse dei governi a sostenere e incentivare le esportazioni militari. Tuttavia, la Rete italiana per la pace e il disarmo avverte che le scelte politiche sui bilanci della difesa determineranno la traiettoria delle crisi globali, aumentando il rischio di una guerra globale.

Papa Francesco ci ricorda che: “L’economia che uccide, che esclude, che inquina, che produce guerra, non è economia: altri la chiamano economia, ma è solo un vuoto, un’assenza, è una malattia, una perversione dell’economia stessa e della sua vocazione”. “Le armi prodotte e vendute per le guerre, i profitti fatti sulla pelle dei più vulnerabili e indifesi, come chi lascia la propria terra in cerca di un migliore avvenire, lo sfruttamento delle risorse e dei popoli che rubano terre e salute: tutto questo non è economia. È solo prepotenza, violenza, è solo un assetto predatorio da cui liberare l’umanità”.

In conclusione, la logica della guerra oggi prevale, ignorando l'avvertimento di Erasmo da Rotterdam che è sempre meglio una pace ingiusta che una guerra giusta.

 

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lunedì 1 luglio 2024

01.07.2024 - Am 2,6-10.13-16 - Mt 8,18-22 - Seguimi

Dal libro del profeta Amos - Am 2,6-10.13-16

Così dice il Signore:
«Per tre misfatti d’Israele
e per quattro non revocherò il mio decreto di condanna,
perché hanno venduto il giusto per denaro
e il povero per un paio di sandali,
essi che calpestano come la polvere della terra
la testa dei poveri
e fanno deviare il cammino dei miseri,
e padre e figlio vanno dalla stessa ragazza,
profanando così il mio santo nome.
Su vesti prese come pegno si stendono
presso ogni altare
e bevono il vino confiscato come ammenda
nella casa del loro Dio.
Eppure io ho sterminato davanti a loro l’Amorreo,
la cui statura era come quella dei cedri
e la forza come quella della quercia;
ho strappato i suoi frutti in alto
e le sue radici di sotto.
Io vi ho fatto salire dalla terra d’Egitto
e vi ho condotto per quarant’anni nel deserto,
per darvi in possesso la terra dell’Amorreo.
Ecco, vi farò affondare nella terra,
come affonda un carro
quando è tutto carico di covoni.
Allora nemmeno l’uomo agile potrà più fuggire
né l’uomo forte usare la sua forza,
il prode non salverà la sua vita
né l’arciere resisterà,
non si salverà il corridore
né il cavaliere salverà la sua vita.
Il più coraggioso fra i prodi
fuggirà nudo in quel giorno!».
Oracolo del Signore.
1. IL PROFETA AMOS EVIDENZIA LE MANCANZE DEL POPOLO DI DIO: Dio mette Israele di fronte alle proprie colpe (ai propri tradimenti); Dio ricorda al popolo quanto ha fatto per loro e annuncia la punizione imminente. È NECESSARIA UNA PRESA DI COSCIENZA, E UN CUORE PRONTO AD ESSERE MODELLATO DA DIO PER PORTARE UN REALE CAMBIAMENTO.

2. Ma il TRADIMENTO DI ISRAELE, che si manifesta nel chiudere la bocca ai profeti che Dio aveva inviato, delinea la tenace volontà, liberamente espressa, di RIFIUTARE DIO, di rinnegare la sua azione salvatrice, di silenziarne la sua parola. Questo però porta DELLE CONSEGUENZE…

3. LE CONSEGUENZE dovranno essere sofferte da Israele sia come RISTABILIMENTO DELLA GIUSTIZIA, come compensazione per i propri peccati, e COME PURIFICAZIONE in vista di un nuovo cammino nella divina volontà.

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+ Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 8,18-22
In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

 

“MAESTRO, IO TI SEGUIRÒ DOVUNQUE ANDRAI”. E Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare capo”. Cosa vuol dire Gesù? Tu sei scriba e hai casa, onori, prestigio, influenza, ambizione, posizione: IO NO.
SEI DISPOSTO A PERDERE TUTTO QUESTO PER ME, PER VIVERE IL MIO MESSAGGIO? La tua risposta dovrà essere semplice: Si o No… 

 

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